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Il ministro:

 

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Formattazione ed installazione Windows 7

Per poter formattare il PC, bisogna innanzitutto entrare nel BIOS/UEFI per impostare come prima periferica di avvio il masterizzatore/lettore o la periferica USB precedentemente creata dove si trova il sistema operativo della versione di Windows 7 a 32 o a 64 bit che hai deciso di installare. Prima di fare questo bisogna però andare a modificare anche un altro parametro, sempre nel BIOS/UEFI, che ti consentirà di sfruttare appieno le potenzialità del tuo hard disk e/o del tuo SSD.

Avvia quindi il tuo computer ed entra nel BIOS/UEFI premendo ripetutamente i tasti CancF1 o F2 durante la fase di POST (il tasto da premere cambia a seconda della scheda madre posseduta) e recati dunque nella prima scheda del BIOS/UEFI chiamata, solitamente, Main:

Muovendoti con le frecce direzionali della tua tastiera, vai ora sulla voce SATA Configuration, premi Invio, e dal menu che compare premendo Invio su Configure SATA as, seleziona dunque la voce AHCI, confermando poi la scelta premendo nuovamente il tasto Invio:

Se non trovi il menu SATA Configuration nella scheda Main significa che molto probabilmente si trova da qualche altra parte, ad esempio nella scheda chiamata Advanced. Tuttavia la procedura da seguire per impostare la modalità AHCI nel menu Configure SATA as rimane comunque, più o meno, sempre quella appena detta.

Affinché tu possa impostare la prima periferica di avvio, adesso, premendo Esc sulla tua tastiera, recati nella scheda chiamata Boot, dopodiché seleziona il menu Boot Device Priority e successivamente premi il tasto Invio:

A questo punto, muovendoti sempre con le frecce direzionali della tua tastiera e confermando poi la scelta premendo nuovamente Invio, dovrai selezionare come 1st Boot Device, cioè come prima periferica di avvio, proprio quella periferica del tuo computer, ovvero il tuo masterizzatore/lettore CD/DVD/Blu-ray oppure la tua periferica USB, contenente il sistema operativo che hai deciso di installare:

In questo caso, a seconda della scheda madre scelta o della versione del BIOS/UEFI che possiede il tuo PC, per cambiare valore nel menu Boot Device Priority, potrebbe essere sufficiente usare direttamente i tasti + e -, oppure PAG SU e PAG GIÙ, senza quindi bisogno di usare le frecce direzionali e/o premere Invio sulla tua tastiera, anche se io per comodità ti consiglio di farlo ugualmente utilizzando quest’ultima combinazione di tasti.

Dopo aver correttamente impostato pure la prima periferica di avvio, adesso non ti rimane altro che premere il tasto F10, oppure diverse volte il tasto Esc, in maniera tale da salvare le modifiche effettuate nel BIOS/UEFI ed uscire quindi dal BIOS/UEFI della tua scheda madre.
Prima di illustrare la procedura che ti consentirà di installare Windows 7, volevo comunque precisare che sui computer più recenti è possibile modificare l’ordine di avvio delle varie periferiche del PC senza la necessità di entrare per forza nel BIOS/UEFI ma semplicemente premendo, di solito, il tasto F12 durante la schermata di POST:

Pur essendo più veloce impostare la prima periferica di avvio in questo modo, rimane tuttavia la necessità di entrare ugualmente nel BIOS/UEFI per selezionare nel menu Configure SATA as la modalità AHCI, anche se in questo modo al prossimo avvio del computer avrai l’indubbio vantaggio di non dover più impostare come prima periferica di avvio quella che era già precedentemente impostata, che in ogni caso dovrebbe essere sempre l’hard disk o l’SSD dove è installato il sistema operativo. A prescindere comunque da come imposterai la prima periferica di avvio, giunti a questo punto sarai finalmente pronto per formattare il PC ed installare Windows 7.

Dopo aver correttamente predisposto i parametri nel BIOS/UEFI della tua scheda madre, se casomai non l’avessi già fatto, adesso non ti rimarrà altro che inserire nel tuo PC il CD/DVD o la periferica USB della versione di Windows 7 a 32 o a 64 bit che hai deciso di installare sul tuo computer. Successivamente non dovrai fare altro che attendere la comparsa della seguente schermata, durante la quale, per avviare il tuo PC dal CD/DVD o dalla periferica USB precedentemente inserita, dovrai soltanto premere un qualunque tasto sulla tua tastiera:

Dopo aver premuto un qualsiasi tasto sulla tua tastiera, ed esser così stati caricati tutti i file necessari del sistema operativo scelto, comparirà immediatamente questa ulteriore schermata:

Essendo le varie voci già correttamente impostate su Italiano, in questa prima fase dovrai perciò semplicemente premere su Avanti. Fatto ciò, comparirà subito la seguente schermata…

nella quale dovrai solamente premere sul pulsante Installa. A questo punto dovrai leggere con attenzione le condizioni di licenza del sistema operativo scelto, dopodiché dovrai accettarle mettendo una banale spunta a fianco la voce Accetto le condizioni di licenza:

Dopo aver fatto clic su Avanti, adesso comparirà una schermata nella quale dovrai scegliere il tipo di installazione da effettuare. Siccome stai facendo un’installazione pulita, e non un semplice aggiornamento, dovrai perciò semplicemente cliccare sulla voce Personalizzata (utenti esperti):

Adesso ti verrà chiesto il percorso in cui desideri installare Windows 7. Se sul tuo computer c’è un solo hard disk o un solo SSD, dovrai allora semplicemente selezionarlo e premere poi su Avanti. Se sul tuo computer ci sono invece due o più hard disk o SSD, dovrai allora selezionare quello che ritieni più opportuno e solo dopo potrai cliccare su Avanti. Da questa stessa schermata è inoltre possibile gestire eventuali partizioni presenti nel tuo hard disk o nel tuo SSD cliccando prima su Opzioni unità (avanzate), poi su Nuovo, e successivamente immettendo le dimensioni in MB desiderate; se l’hard disk o l’SSD è già formattato, basterà invece premere semplicemente prima su Elimina, poi su Nuovo e infine su Avanti:

Arrivati a questo punto partirà l’installazione vera e propria del sistema operativo scelto che, per essere portata a termine, a seconda delle prestazioni del tuo computer, potrà impiegare diverse decine di minuti. Durante questa fase, tieni comunque presente che il tuo computer verrà automaticamente riavviato diverse volte:

Se per caso nel BIOS/UEFI hai lasciato selezionato come prima periferica di avvio il CD/DVD o la periferica USB, durante i prossimi riavvii del tuo computer ricordati di non premere alcun tasto sulla tua tastiera, altrimenti la procedura di installazione del tuo sistema operativo ripartirà dall’inizio. Se dovesse capitare una cosa del genere, basterà semplicemente annullare la procedura per installare il sistema operativo e riprendere così dal punto in cui eri arrivato.

COMPLETAMENTO DELL'INSTALLAZIONE WINDOWS7

Una volta completata l’installazione di Windows 7, prima di poter iniziare ad usare il tuo computer, dovrai ancora necessariamente configurare qualche ulteriore impostazione iniziale. Ti verrà quindi chiesto di scegliere sia un nome utente per l’account amministratore del tuo PC, sia di assegnare un nome qualsiasi al tuo computer che servirà principalmente per identificare il tuo computer all’interno di un’eventuale rete LAN:

Sebbene non sia proprio obbligatorio inserirla, ma pur sempre consigliato, dopo aver fatto clic su Avanti, ti verrà anche chiesto di inserire una password, con tanto di suggerimento per ricordarla, per l’account utente appena creato:

Dopo aver fatto clic su Avanti, ti verrà poi chiesto di digitare il codice Product Key del tuo sistema operativo Windows. Spuntando la casella a fianco la voce Attiva automaticamente Windows non appena è disponibile una connessione a Internet, Windows 7 attiverà la copia di Windows in uso non appena sarà possibile collegarsi ad Internet. Volendo, potrai comunque saltare momentaneamente questo passaggio. Tuttavia ti ricordo che, trascorsi 30 giorni dalla data di installazione del sistema operativo, dovrai per forza attivare la tua copia di Windows 7, altrimenti non potrai più continuare ad utilizzare correttamente il tuo sistema operativo:

Dopo aver fatto clic su Avanti, a questo punto dovrai scegliere come proteggere il tuo computer nonché come contribuire al miglioramento di Windows. Per un corretto funzionamento del tuo PC io ti consiglio di selezionare la voce Usa impostazioni consigliate, tanto potrai cambiare questa scelta anche in un secondo momento:

A questo punto ti verrà chiesto di verificare la correttezza delle impostazioni relative alla data e all’ora del tuo PC, che nella maggior parte dei casi dovrebbero essere già entrambe corrette:

Dopo aver quindi fatto clic su Avanti, se il sistema operativo rileverà una connessione ad Internet via cavo, cioè via LAN, adesso ti verrà soltanto chiesto di selezionarne il tipo…

…altrimenti, se il sistema operativo rileverà una connessione ad Internet senza fili, cioè via wireless, ti verrà prima chiesto di inserirne la chiave di cifratura e dopo di selezionarne pure il tipo.
Infine, ti verrà mostrato il desktop di Windows 7 che sarà finalmente pronto per poter essere utilizzato. A questo punto, volendo, premendo il tasto destro del mouse su una parte vuota del desktop e scegliendo prima Personalizza e poi, in alto a sinistra, Cambia icone sul desktop, potrai pure aggiungere sul tuo desktop le sempre utili icone del Computer, dei File dell’utente, del Pannello di controllo ed anche quella relativa alla Rete:

Sebbene sia riferita ad un solo sistema operativo, la procedura appena illustrata per formattare il PC ed installare Windows 7 può tranquillamente essere applicata anche per installare altri sistemi operativi, come ad esempio Windows 8.1 o Windows 10. Tuttavia ti faccio notare che le schermate durante l’installazione di un altro sistema operativo non saranno proprio identiche a quelle illustrate qui, ma le scelte da fare, invece, saranno più o meno sempre le stesse. Inoltre, se hai deciso di installare Windows 7, Windows 8.1 o Windows 10 su un tuo vecchio computer, prima di poter formattare il PC ed installare uno di questi nuovi sistemi operativi, sappi che dovresti innanzitutto verificare se il tuo computer supporta uno di questi ultimi sistemi operativi.
Arrivati comunque a questo punto dovresti aver finalmente capito come formattare il PC ed installare Windows 7.

https://www.informaticapertutti.com/come-formattare-il-pc-ed-installare-windows-7/

 ECONOMIA

 

La grande distribuzione è in crisi: il sogno si sta trasformando poco a poco in un incubo

Correva l’anno 1998 quando il primo governo Prodi (notoriamente di sinistra) varò la riforma della disciplina relativa al commercio. Fu grazie a questa riforma che alle regioni fu dato il potere di favorire una rete distributiva per l’insediamento di attività commerciali. Notate bene: la legge si fondava solo ed esclusivamente sul principio della libertà di iniziativa economica privata, ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione. Dimenticando completamente altri due articoli fondamentali: l’art. 9 sulla tutela del paesaggio e magari anche l’art. 42 relativo alla funzione sociale della proprietà privata. Del resto, il governo Prodi era il trionfo del liberismo. E ad esso seguì un altrettanto liberista governo D’Alema con la privatizzazione dei servizi pubblici, ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla Gdo, ossia alla Grande distribuzione organizzata, che ebbe un deciso effetto propulsivo grazie a quel governo sedicente di sinistra e all’applicazione che dettero le regioni alla norma. Fu un proliferare di nuove autorizzazioni. Questo significò tra l’altro l’agonia della piccola distribuzione e la selezione e lo strozzamento dei produttori nei generi alimentari. Ma anche questo meriterebbe un discorso a parte.

Limitiamoci al dilagare della Gdo, perché adesso la Gdo è invece in crisi: eh sì, dopo la grande abbuffata, l’espandersi a macchia d’olio favorito da una legge mirante solo a togliere lacci e lacciuoli al commercio, ecco che il sogno si sta trasformando a poco a poco in incubo. I segnali ci sono da tempo. Per limitarci al Piemonteun’indagine, mai contestata, su scala regionale del 2014 con applicazione di un algoritmo già utilizzato in Francia per verificare la congruità del numero di strutture della Gdo rispetto alle esigenze reali del territorio, restituiva numeri abbastanza impressionanti: “su 106 ipermercati esistenti in Piemonte ce ne sono 43 di troppo. Poco meno della metà, insomma, sarebbero in sovrappiù rispetto alla potenzialità di spesa dei piemontesi.”

Del resto, non ci vuole un genio, ma basta un’intelligenza media per comprendere che non solo non si può andare avanti all’infinito con la Gdo – quando poi tra l’altro la popolazione neppure cresce di numero e in più avanza la povertà – ma che le strutture già esistenti sono del tutto sovrabbondanti rispetto alla richiesta. Eppure ecco che sempre nella mia regione, il Piemonte, aprirà i battenti il Caselle Open Mall: gli open mall, i più devastanti territorialmente perché si estendono in larghezza anziché in altezza, creando la sensazione di piccoli borghi che altro non sono se non enormi non-luoghi.

Caselle non sarà che un’ulteriore metastasi di quel male che ha già prodotto l’outlet di Serravalle Scrivia (che aprì giusto un anno dopo la bersanizzazione del mercato), Mondovicino a Mondovì, gli outlet di Vicolungo e Torino. Quanto dureranno, quanto dureranno i super, gli iper? Chissà. I segnali della crisi sono già palpabili, anche in grande: basti vedere cosa sta accadendo proprio ora con il colosso mondiale Auchan, acquisito da Conad, la quale “razionalizzerà” con la fusione: il che, tradotto, significherà un po’ di gente a casa a infoltire l’esercito dei nuovi poveri, e strutture chiuse.

E qui faccio un balzo indietro a quell’art. 9 della Costituzione che il sinistro governo Prodi non si filava nemmeno nelle premesse. Il dilagare di centri commerciali è andato a discapito quasi sempre di terreni agricoli, e quindi di paesaggio naturale. Anche perché la legge non conteneva nessun vincolo per la realizzazione di nuove strutture, del tipo aree industriali dismesse, che pure esistono ormai in abbondanza. Nessuno studio ci dirà mai quanta superficie di suolo è stata cementificata per costruire le strutture della Gdo.

E adesso quante aree industriali verranno abbandonate? Chi lo sa. Io ho pur sempre una magra consolazione. Anni fa scrissi con altri “Verde clandestino”, sul verde che occupa gli interstizi dei muri, le crepe sui marciapiedi e le fabbriche abbandonate. Dove c’erano gli scaffali, cresceranno i boschi. Lo si chiama “futuro distopico”? Non sono d’accordo.

 

Domeniche Bestiali

Un anno di sorveglianza speciale per leader della Curva Nord interista

Claudio Morra, uno dei leader dei Boys San, gruppo portante della curva Nord dell'Inter, è stato sottoposto a un anno di sorveglianza speciale per via della sua “pericolosità sociale in termini di concretezza e anche di attualità”. Lo ha deciso la sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia. Si legge nel provvedimento che Morra “può ben inquadrarsi (...) tra coloro che appaiono ‘dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica', in relazione alle plurime denunzie e alla condotta riportate per comportamenti violenti o comunque preliminari all’ uso della violenza (come il porto in pubblico di armi atti all’offesa)”.

Il Tribunale evidenzia che alla sua “incapacità di contenere le proprie reazioni aggressive si aggiunge, peraltro, l’assenza di autocritica e di accettazione delle proprie responsabilità, che rappresenta il primo passo per un cambiamento”.

 

Tifoso morto negli scontri prima di Inter-Napoli: arrestato l'investitore di Belardinelli

Tifoso morto negli scontri prima di Inter-Napoli: arrestato l'investitore di Belardinelli

 

Si tratta di un ultrà napoletano, Fabio Manduca, accusato di omicidio volontario. Ha 39 anni e diversi precedenti. Il suo avvocato: "Non trasferitelo in carcere a Milano, da tifoso napoletano rischia".

"Ma quello si è gettato sotto...". Una sola frase. Pronunciata in auto, parlando col proprio avvocato, e non davanti ai pubblici ministeri Rosaria Stagnaro e Michela Bordieri che lo avevano convocato a Milano nel marzo del 2019 per un interrogatorio. Fabio Manduca, l'ultrà napoletano alla guida del Renault Kadjar che travolse e uccise Daniele Belardinelli il 26 dicembre 2018, prima di Inter-Napoli, davanti ai magistrati non parlò. Ma quella frase, per gli investigatori è stata un riscontro decisivo. Una sorta di ammissione, unita alle immagini delle telecamere, alle testimonianze, ai risultati delle perizie: solo l'auto del 39enne Manduca, tra quelle analizzate, avrebbe segni di investimento e schiacciamento. Manduca ha precedenti per furto, ricettazione, commercio di prodotti falsi e truffa. E la sera degli incidenti aveva a bordo della Renault il fratello del capo dei "Mastiffs", gruppo ultras tra i più vicini ad ambienti di camorra. Il suv era tra i mezzi arrivati da Napoli in modo autonomo rispetto al resto del tifo organizzato. La Curva nord interista tese un agguato in via Novara.  Solo Luca Da Ros, ultrà nerazzurro che poi ha patteggiato per l'accusa di rissa aggravata, come aveva spiegato il gip Guido Salvini, ha svelato la "identità di numerose persone coinvolte" nella 'guerriglia' con una scelta non certamente facile per la "pressione che i gruppi di tifosi ultras sono in grado di esercitare". E aveva manifestato "un concreto distacco da quelle regole di un'omertà che caratterizza la realtà di tali gruppi". È accusato di aver accelerato, quando il gruppo di ultrà interisti invase la strada con un assalto programmato, con tanto di mazze, coltelli e bastoni. L'ultrà del Napoli, in particolare, dopo aver superato un'altra auto della carovana, un'Audi A3, avrebbe puntato dritto al gruppo di ultras 'rivali', investito - secondo l'accusa- volontariamente Belardinelli (39 anni, ultrà dei Blood Honour del Varese, tifoseria gemellata con quella interista), passando sopra il corpo e proseguendo, poi, la marcia. Lo scorso marzo, intanto, erano arrivate 5 condanne fino a 3 anni e 8 mesi e un patteggiamento (per Luca Da Ros, l'unico ad aver collaborato alle indagini) per i 6 ultras interisti arrestati per rissa aggravata e altri reati pochi giorni dopo l'assalto in stile "militare", tra cui i capi della curva interista Marco Piovella e Nino Ciccarelli.

 All’improvviso la follia: la bandierina dell’assistente arbitrale diventa “bastone per colpire e spada per trafiggere”

C’è un vincitore assoluto in questo appuntamento con Domeniche bestiali: qualcuno che col suo comportamento ha veramente interpretato alla lettera il nome di questa rubrica, fin troppo forse. Nessuna anticipazione: basteranno le parole del Giudice Sportivo per spiegare. Rimanderemo altre squalifiche, peripezie degli arbitri e racconti dei giudici sportivi alle prossime rubriche e il resto, dagli striscioni dei tifosi che si autodenunciano alle perle dei “Disoccupati di Lusso”, pur essendo molto divertente, passerà in secondo piano. Perché al primo posto c’è lui.

Non si poteva non ripartire da Keric Mirsad anche in questa puntata di Domeniche Bestiali: dopo la lunga squalifica per l’uomo che tirava in aria gli avversari e usava la bandierina come spada per trafiggere arrivano infatti le conseguenze, dolorose, delle sue gesta. Dal Trentino al Veneto: con la curiosa “costante B” per le squalifiche del Giudice Sportivo fino all’atmosfera da Hotel Raphael in Irpinia, passando per i riti di spogliatoio del calciatore dilettante.

Riecheggia ancora il rumore delle mazzate tra Isera e Baone di Romarzollo, prima categoria del Trentino: in particolare di quelle di Keric Mirsad, squalificato per cinque anni: botte che hanno portato a conseguenze anche abbastanza serie. L’Adige infatti racconta anche di mandibole rotte e calciatori finiti sotto i ferri: “Soprattutto la lagarina Isera ne è uscita con le “ossa rotte”. In totale sono stati comminati 10 anni e 2 mesi di inibizione, divisi sul fronte dell’Isera in 5 per l’assistente arbitrale (non ci sono guardalinee ufficiali in questa categoria), 2 per l’allenatore Voltolini, altri 2 per il giocatore Bressan e un anno e 2 mesi per il giocatore romarzollese Pellegrini. Quest’ultimo è finito sotto i ferri del chirurgo al reparto maxillo-facciale del S. Chiara per la frattura della mandibola”. Un bollettino di guerra.

Scorrendo i vari comunicati del giudice sportivo dei campionati dilettantistici veneti emerge una costante: la blasfemia. Non ce n’è uno senza squalifiche rimediate da calciatori, allenatori o dirigenti per aver bestemmiato. Molto più lontano dal Veneto, invece, le manifestazioni di dissenso ricordano molto i tempi del crollo della Prima Repubblica. Siamo in Irpinia, terra che peraltro alla Prima Repubblica ha regalato parlamentari, ministri e un presidente del Consiglio: qui un tifoso ha espresso il suo dissenso all’arbitro lanciandogli monetine. “Al termine della gara un tifoso chiaramente riconducibile alla società Mercogliano che si trovava indebitamente nello spazio antistante lo spogliatoio arbitrale, ingiuriava e minacciava il DDg (che sta per ‘direttore di gara’, ndr) arrivandogli a lanciare con forza tre monete colpendolo al petto e provocandogli intenso dolore; lo stesso, dopo il vile gesto seguiva il ddg fino all’ingresso dello spogliatoio continuando con le ingiurie e le minacce”. E chissà che non gli abbia mostrato anche le banconote intonando “Vuoi pure queste?”.

Tra i vari meme social che riguardano il calcio dilettantistico particolarmente apprezzato dagli addetti ai lavori è stato uno degli ultimi divulgato da “Cronache di Spogliatoio”, che descrive l’allenamento tipico del calciatore dilettante: dall’arrivo alla “guerra per il mitologico terzo appendino” alla “corsetta intorno al campo con aggiornamento di vita morte e miracoli dei compagni” fino alla “partitella con pettorine nella quale ci si gioca onore, pizza, birra, estathé, casa e parenti”.

KERIC MIRSAD (assistente arbitrale dell’Isera, Prima categoria Trentino Alto Adige, squalificato fino al 2024) – Questo quel che scrive il giudice sportivo: “In qualità di assistente arbitrale, per tutta la durata della rissa verificatasi al termine della gara, picchiava con inaudita violenza tanti giocatori avversari, alzandoli di peso, buttandoli a terra e colpendoli con forti pugni e calci alle costole, dando l’impressione di voler massacrare chiunque gli si parasse davanti. In possesso della bandierina, la usava a mo’ di bastone per colpire e a mo’ di spada per trafiggere. Quanto sopra avveniva fino a che, altri dirigenti, lo portavano via di peso”. Superfluo ogni commento.

MAI SOBRI – Tra le cose belle del calcio dilettantistico ci sono le coreografie, i cori e in generale l’anticonformismo di chi sceglie di seguire tra polvere, freddo, caldo e zero comodità piccole squadre di paese e non la Serie A comodamente seduto in poltrona. Tra questi c’è chi come gli ultras del Gladiator, squadra campana, sulla “pezza”, ovvero la sciarpa o lo striscione identificativo del gruppo, invece che nomi di battaglia bellicosi, dai drughi a guerrieri a commandi, denuncia le proprie condizioni, avvertendo di non essere “Mai sobri”.

IL SEGRETO DI PULCINELLA – Si dice che la popolare maschera partenopea, quando scriveva lettere, dopo aver buttato giù tutte le parole mettesse la punteggiatura, tutta insieme, a fine foglio, dicendo sostanzialmente al lettore “metti tu i punti dove ritieni più opportuno”. È più o meno quanto avviene nella rubrica – già dal nome assai promettente – “Tecnici disoccupati di Lusso” per “tuttocampo Sardegna”. Promesse mantenute nei contenuti. Da una domande lunghissima riportiamo testualmente: “Nel calcio di oggi si paga per giocare, a volte attraverso sponsorizzazioni e altre invece con vere e proprio prebende, ed è un segreto di pulcinella che coinvolge tutti i ruoli e tutte le categorie dalla LegaPro in giù (anche se pure qualche presenza in B desta sospetto, e anche a queste latitudini). Anche fra i grandi ma anche nelle giovanili, e anche nei dilettanti, insomma tutto il mondo e paese, l’importante ormai nelle società che sono delle vere e proprie aziende si pensa a fare quadrare i conti piu che alla crescita del ragazzo. 6 d accordo?”. E giù con i contorsionismi verbali: “Parliamo della prima e seconda categ. in generale, nn credi che il livello e l importanza data a queste categorie sia un po sottovalutata? , mi spiego (pure n.d.r): nn credi che ci sia un malcostume in queste categorie, si conceda ancora troppo il fatto che non si debba giocare a pallone, considerato solo un dopolavoro x tanti giovani, invece si trovano tante squadre che provano a esprimere un bel gioco, insomma anche in queste categorie si trovano parecchi giocatori che sanno dare del tu al pallone…….? nn credi?”. Parole, parole, parole: se avesse intervistato il Keric Mirsad non sarebbe riuscito a utilizzare più di due frasi.

1 Juventus, Italia Juventus 12 10 2 0 20:9 11 32
2 Inter, Italia Inter 12 10 1 1 26:12 14 31
3 Lazio, Italia Lazio 12 7 3 2 28:13 15 24
4 Cagliari, Italia Cagliari 12 7 3 2 23:12 11 24
5 Atalanta, Italia Atalanta 12 6 4 2 30:18 12 22
6 Roma, Italia Roma 12 6 4 2 20:14 6 22
7 Napoli, Italia Napoli 12 5 4 3 21:15 6 19
8 Parma, Italia Parma 12 5 2 5 18:15 3 17
9 Fiorentina, Italia Fiorentina 12 4 4 4 18:19 -1 16
10 Verona, Italia Verona 12 4 3 5 10:11 -1 15
11 Torino, Italia Torino 12 4 2 6 15:17 -2 14
12 Udinese, Italia Udinese 12 4 2 6 8:18 -10 14
13 Sassuolo, Italia Sassuolo 11 4 1 6 21:21 0 13
14 Milan, Italia Milan 12 4 1 7 11:16 -5 13
15 Bologna, Italia Bologna 12 3 3 6 16:20 -4 12
16 Lecce, Italia Lecce 12 2 4 6 15:25 -10 10
17 Genoa, Italia Genoa 12 2 3 7 14:26 -12 9
18 Sampdoria, Italia Sampdoria 12 2 3 7 7:19 -12 9
19 SPAL, Italia SPAL 12 2 2 8 7:18 -11 8
20 Brescia, Italia Brescia 11 2 1 8 10:20 -10 7

 

 

Inter-Verona 2-1, una magia di Barella abbatte il muro dei veneti

Inter-Verona 2-1, una magia di Barella abbatte il muro dei veneti
L'esultanza di Barella dopo il gol vittoria (agf)

 

Vittoria in rimonta dei nerazzurri: dopo il rigore di Verre, nella ripresa Vecino e l'ex cagliaritano ribaltano tutto. I nerazzurri si riprendono il primo posto in attesa di Juventus-Milan

Chi di rimonta perisce, di rimonta ferisce. Dopo il ko di Dortmund e tutte le polemiche per le dichiarazioni di Conte, l'Inter riprende la corsa in campionato battendo a fatica e in rimonta per 2-1 l'Hellas Verona. Ospiti avanti nel primo tempo con il rigore di Verre, nella ripresa Vecino e Barella ribaltano tutto. In attesa di Juventus-Milan, i ragazzi di Conte tornano al primo posto.

Verre illude l'Hellas

Conte lascia fuori Godin e Candreva, dentro Bastoni e Lazaro. Juric è senza Kumbulla e Veloso, al loro posto Empereur e Pessina. Come ci si poteva aspettare alla vigilia, sono i padroni di casa a partire con l'acceleratore ma la difesa scaligera tiene bene. A sorpresa a passare in vantaggio è proprio l'Hellas: è il 19′ quando Lazovic imbuca bene per Zaccagni in area, Handanovic frana in uscita sul numero 20 e l'arbitro Valeri indica giustamente il dischetto. Dagli 11 metri Verre sceglie la soluzione centrale portando in vantaggio i suoi. Da quel momento inizia un tiro al bersaglio verso l'area di Silvestri quasi senza precedenti. Ci provano nell'ordine Brozovic dalla distanza ma scheggia la traversa, Lukaku con una zampata sul primo palo, De Vrij sempre dal limite e Vecino con un tap-ìn che l'estremo difensore dei veneti salva sulla linea come confermato dalla goal-line-technology. La porta sembra stregata per i nerazzurri.

Magia di Barella incanta San Siro

Nella ripresa l'Inter attacca ancora più forte e il Verona è costretto a schiacciarsi nella propria metà campo, facendo più fatica rispetto al primo tempo a uscire. Paradossalmente i più pericolosi sono i difensori con un colpo di testa alto di Skriniar e una fucilata di Bastoni respinta da Silvestri. E' un vero e proprio assedio e l'Hellas alla fine cede: al 65′ cross dalla destra di Lazaro e stacco imperioso di Vecino che trova l'angolino. Marchio di fabbrica per il centrocampista uruguaiano che trova il pari. Il mood della partita non cambia e all'80' l'Hellas rischia la frittata: erroraccio di Amrabat che svirgola un pallone a centrocampo, lanciando di fatto Lukaku da solo verso la porta di Silvestri, l'attaccante belga però non aspetta che scenda la palla optando per un innocuo colpo di testa, bloccato dal portiere ospite. Passano però due minuti e Barella dalla distanza scaraventa un destro sotto all'incrocio che fa esplodere di gioia San Siro: una vera e propria perla dell'ex Cagliari. Nell'anniversario del crollo del muro di Berlino, calcisticamente cede anche quello del Verona. Juric si gioca subito la carta Stepinski ed è proprio l'attaccante polacco a sciupare un'ottima occasione ravvicinata su assist di Lazovic. Dopo 5 minuti di recupero Conte può comprensibilmente gioire e godersi il primato ritrovato in classifica in attesa di Juventus-Milan di domenica sera: i nerazzurri saranno costretti a tifare per i cugini rossoneri.

INTER-VERONA 2-1 (0-1)
Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Lazaro (40′ st D'Ambrosio), Barella, Brozovic, Vecino, Biraghi (18′ st Candreva); Lautaro (36′ st Esposito), Lukaku. A disp.: Padelli, Berni, Godin, Sensi, Ranocchia, Borja Valero, Dimarco, Vergani, Fonseca. All.: Conte.
 

 

Verona (3-4-2-1): Silvestri; Rrahmani, Gunter, Empereur; Faraoni, Amrabat, Pessina, Lazovic; Verre (18′ st Henderson), Zaccagni (5′ st Tutino); Salcedo (39′ st Stepinski). A disp.: Berardi, Radunovic, Vitale, Wesley, Adjapong, Danzi, Dawidowicz, Di Carmine, Pazzini. All.: Juric.
Arbitro: Valeri di Roma.
Reti: Verre al 19′ su rigore, Vecino al 65′ e Barella all'82'.
Ammoniti: Brozovic, Lautaro, Martinez e Barella.
Angoli: 9-3 per l'Inter.
Recupero: 1′ e 5′.

 

Cagliari show, 5-2 alla Fiorentina: ora è terzo in classifica

Cagliari show, 5-2 alla Fiorentina: ora è terzo in classifica

 

I sardi, guidati da un Nainggolan in gran spolvero (un gol e tre assist), travolgono in casa i viola: primo tempo spettacolare degli uomini di Maran, segna anche l'ex Simeone. Per la squadra di Montella l'unica nota positiva è la doppietta di Vlahovic

 Dieci. Come il numero del voto più alto. Dieci è il numero di partite senza macchia che il Cagliari di Rolando Maran raggiunge annichilendo la Fiorentina. Stavolta i sardi meritano anche la lode, poiché per tre quarti giocano la partita perfetta. Se di capolavoro si era parlato nell'andare a vincere in casa dell'Atalanta, dieci con lode è il voto nel compito in classe collettivo presentato dai Quattro Mori contro la Fiorentina. Maran è un "maestro" felice (che accetta pure il calo di tensione degli ultimi minuti). La Viola, infatti, finisce annichilita nella prova d'insieme, nessuno tra i rossoblù stecca fino a quando c'è incertezza. Così il Cagliari va in fuga per la vittoria.

A fine primo tempo, su un eloquente parziale di 3-0, Pisacane spiega il frutto di sacrificio, di umiltà, di idee chiare. Non si cerchi nelle manchevolezze della Viola il motivo di questa goleada. Il Cagliari va in crescendo, comincia con intensità, trova il gol con cinque giocatori diversi, frutto del coinvolgimento di tutti i giocatori, fanno ben sopra la sufficienza anche quelli che non finiscono nel referto del match.
Dal centrocampo, Maran ha tutto, la corsa di Rog - il migliore dopo Nainngolan - ha il contrasto e la qualità di Nandez, la fine architettura calcistica di Cigarini e la leadership di Nainngolan. Il Ninja entra in tutte le azioni decisive e poi, non contento, firma il quinto sigillo, un tiro dai 35 metri, uno dei suoi, potente, preciso, imprendibile. A sorreggere la costruzione c'è l'appoggio delle punte e l'attenzione della difesa.
 

Dominata in tutto e per tutto, la Fiorentina ha il merito di non mollare, e di salvare l'orgoglio. Lo fa con Vlahovic - Chiesa vive un pomeriggio appannato - che firma i suoi primi due gol in Serie A a partita praticamente finita.

La partita perfetta

La cronaca quindi è un vero monologo rossoblù, l'Orchestra Spettacolo Rolando Maran manda in visibilio la Sardegna Arena: ogni gol è illuminato, spaziature perfette, attenzione collettiva, organizzazione.
Il gol di Rog viene da undici passaggi di fila, tutti precisi e incisivi; gli ultimi tre, a un tocco, di rapidità da fibra ottica; il raddoppio, su angolo telecomandato di Cigarini sulla testa di Pisacane; il tris (minuto 34) in contropiede, volata di Rog, tiro di Nainngolan ribattuto e doppiato dal Ninja per il tacco vincente, sotto misura, di Simeone. La Fiorentina - attenti - non è spettatrice non pagante, Olsen al 38' si oppone a un tiro ravvicinato di Pezzella con una parata importante a terra. Prima del riposo, si registra il solo guizzo di Chiesa, un pallone che può giocare in area, sull'out mancino, tiro di destro a giro alto di poco.

Ovazione per Nainggolan

Cagliari perfetto? Tutto è migliorabile, persino un grande spettacolo. Lo si capisce sotto la pioggia e con il vento di bufera che accoglie in campo le squadre nella ripresa. Nove minuti di marca ospite, ma al 9' il contropiede perfetto, a tre, Nainngolan scippa palla a Badelj, aspetta che si allarghino alla sua sinistra Simeone e  alla sua destra Joao Pedro e sceglie il brasiliano con un tocco magistrale. Il numero 10 aspetta Dragowski in uscita e in scivolata gli toglie il tempo con un destro angolatissimo, potente, imparabile. Pare la ciliegia sulla torta. Invece no. Al 60' altra ripartenza indiavolata del Cagliari, ribattuto il tiro di Simeone, in angolo Dragowski sul siluro di Pellegrini dal fondo. E al 65', tutto lo stadio si alza in piedi quando Nainngolan chiude il suo pomeriggio perfetto con un destro dai 35 metri appena sfiorato da Dragowski che "muore" sotto l'incrocio. Un'ora di calcio paradisiaco per gli isolani. Solo a 15' dal traguardo, il Cagliari alza il piede dall'acceleratore, quando Maran opta per la passerella finale dei protagonisti: fuori Simeone, Nainngolan e Nandez.

Buon compleanno, Rombo di Tuono!

Finale colorato di viola, la doppietta di Vlahovic, il primo su cross di Dalbert, sinistro all'angolino, il secondo su ingenuità di Pellegrini con tiro a giro sul palo lontano. La vittoria issa il Cagliari al terzo posto. C'è un'isola che sogna, nei giorni in cui ha festeggiato i 75 anni della sua icona calcistica più nota e giustamente più celebrata: Gigi Riva. Leggenda per un giorno oscurata dal Collettivo Autonomo di Rolando Maran.
 
Cagliari (4-3-1-2): Olsen, Cacciatore, Pisacane, Klavan, Pellegrini; Nandez (38' st Ragatzu) Cigarini, Rog; Nainggolan (33' st Castro) Joao Pedro, Simeone (29' st Cerri). All.: Maran.
Fiorentina (3-5-2): Dragowski, Milenkovic, Pezzella, Caceres; Lirola (1' st Sottil), Pulgar, Badelij, Castrovilli (22' st Benassi), Dalbert; Vlahovic, Chiesa (28' st Ghezzal). All.: Montella.
Arbitro: La Penna di Roma
Reti: nel pt, 17' Rog, 26' Pisacane, 34' Simeone; nel st, 9' Joao Pedro, 20' Nainggolan, 30' e 42' Vlahovic.
Note: Recupero: 3 e 2. Angoli: 6 a 5 per la Fiorentina. Ammoniti: Castrovilli, Pulgar, Nandez.

 

Milan-Lazio 1-2: Immobile-Correa, i biancocelesti sfatano il tabù San Siro

Milan-Lazio 1-2: Immobile-Correa, i biancocelesti sfatano il tabù San Siro
Correa scaglia il tiro della vittoria della Lazio (ansa)

 

Con un gol per tempo la squadra di Inzaghi torna a vincere a San Siro contro i rossoneri 30 anni dopo l'ultima volta e aggancia il quarto posto. Un autogol di Bastos aveva permesso ai padroni di casa di pareggiare

Trenta anni dopo l'ultima volta, la Lazio batte il Milan a San Siro e aggancia il quarto posto in classifica. Al Meazza finisce 2-1 per i biancocelesti che passano grazie a un gol di Immobile nel primo tempo e a una rete di Correa nella ripresa. Un successo fondamentale per gli uomini di Inzaghi che approfittano del passo falso dell'Atalanta in casa col Cagliari per raggiungerla in piena zona Champions e restare in scia della Roma, terza. Per il Milan, invece, è notte fonda. Sesta sconfitta in 11 partite ed Europa sempre più lontana, ora a 8 lunghezze. E le prossime partite non saranno passeggiate: Juventus a Torino e Napoli a San Siro dopo il rientro dalla sosta.


Immenso Immobile da 100 con la Lazio, poi il Milan pareggia

Bel primo tempo a San Siro con entrambe le squadre che se la giocavano a viso aperto. La prima palla gol capita sul piedi di Immobile che, servito in area da Lulic, cerca di sorprendere Donnarumma sul secondo palo trovando l'ottima risposta del portiere di casa. 2′ più tardi è Piatek ad avere il pallone dell'1-0, ma Acerbi in scivolata devia in angolo il tiro del polacco. Poi in 10′ accade di tutto. Al 21′ Strakosha salva a tu per tu con Paquetà, sull'azione seguente Immobile, defilato sulla sinistra in area, supera Donnarumma, ma colpisce la traversa. Al 23′ Castillejo impegna da fuori Strakosha, 60" più tardi Immobile, servito da un cross di Lazzari, anticipa Duarte e di testa infila il portiere rossonero: per l'attaccante si tratta della centesima rete con la maglia della Lazio. Al 29′ il pareggio milanista: cross morbido dalla sinistra di Theo Hernandez, Piatek in acrobazia prolunga la sfera sul petto di Bastos che spiazza Strakosha. Al 40′ Calhanoglu prova a sorprendere il numero uno laziale dalla bandierina, ma Strakosha è bravissimo a salvare sulla linea di porta. Nel finale doppia occasione per Correa, prima è bravo Donnarumma, poi Romagnoli a chiuderlo in angolo.

Correa sfata il tabù San Siro

La ripresa è meno avvincente. Tanti gli errori in fase di impostazione da parte di entrambe le squadre, poi l'ingresso di Leao al posto di Paquetà provoca l'effetto opposto in casa Milan col francese impacciato, lento e a tratti svogliato. Con lui si spegne tutto il reparto offensivo con Piatek che scompare letteralmente dalla scena e Rebic che si perde sulla corsia di destra. L'unico sussulto rossonero nel secondo tempo è una punizione da fuori di Calhanoglu che Strakosha respinge con i pugni. Anche la Lazio cala fisicamente e si rende meno pericolosa dalle parti di Donnarumma che, però, nel finale nega la gioia del gol prima a Parolo, poi ad Acerbi su calcio d'angolo, infine a Luis Alberto. All'83', però, lo spagnolo raccoglie un palla respinta corta da Duarte e verticalizza per Correa che questa volta, a tu per tu con Donnarumma, non sbaglia. Il Milan non ha più la forza di reagire, la Lazio si chiude bene e sbanca San Siro dopo 30 anni esatti.

MILAN-LAZIO 1-2 (1-1)

 

Atalanta-Cagliari 0-2: autogol di Pasalic e Oliva, sardi al quarto posto

Atalanta-Cagliari 0-2: autogol di Pasalic e Oliva, sardi al quarto posto
L'esultanza dei giocatori del Cagliari dopo il gol di Oliva (lapresse)

 

La squadra di Maran allunga a nove la striscia positiva e aggancia la zona Champions. Nerazzurri in dieci dal 39' del primo tempo per l'espulsione di Ilicic.

 Il Cagliari di Maran, solido e bravo nel non sprecare occasioni, battendo l'Atalanta a Bergamo si è portato al pari dei bergamaschi al quarto posto, a 21 punti. Con la vittoria per 0-2 dei sardi - al terzo successo di fila a Bergamo - si interrompe il record della banda Gasperini, che nelle prime 10 giornate di campionato aveva segnato almeno 2 gol in ogni partita. Si allunga invece a nove partite l'imbattibilità del Cagliari (6 vittorie e 3 pareggi), che non perde dalla seconda giornata, alla Sardegna Arena contro l'Inter. Nella vittoria cagliaritana, sotto la pioggia battente, pesano anche l'espulsione di Ilicic - rosso diretto al 39' del primo tempo per una pedata a gioco fermo rifilata a Lykogiannis - e la poca lucidità dell'Atalanta in attacco, che non è riuscita a chiudere nessuna delle tante occasioni create.


Il primo tempo era cominciato con una situazione di equilibrio fra le due squadre, in costante lotta sulle fasce, impegnate a costruire il gioco a turni alterni. Dopo 25 minuti Maran ha arretrato i suoi, per fare giocare l'Atalanta con campo libero alle spalle e tentare di partire in contropiede. E ha rinfoltito il centrocampo, creando superiorità numerica. Ma più della strategia, nel vantaggio cagliaritano ha pesato la sfortuna atalantina: al 32' Lykogiannis ha calciato una punizione dalla fascia destra, Cacciatore ha deviato la palla, Pasalic la ha cacciata nella propria rete. L'Atalanta non si è data per vinta, ma non era giornata: 5 minuti dopo l'autogol, Gomez ha stampato sulla traversa un bel tiro da fuori, la palla è carambolata sulla schiena di Olsen ed è finita incredibilmente fuori. Anche in dieci, dopo l'espulsione di Ilicic sul finire del primo tempo, l'Atalanta ha provato invano a dare l'assalto alla porta di Olsen.Nella ripresa, senza più Ilicic, Gasperini ha tolto anche l'altro trequartista, Gomez. E ha cercato qualità inserendo Malinovskyi. Dentro anche Hateboer per Gosens. Ma il Cagliari, oeganizzato e roccioso, non ha smesso di pressare su ogni pallone ed è stato velocissimo a ripartire appena l'Atalanta inevitabilmente ha dovuto concedere spazio. E così al 13' è arrivato lo 0-2 cagliaritano, con Simeone sceso in fascia destra che ha passato indietro per il gol di Oliva. L'assedio ininterrotto dell'Atalanta non ha prodotto occasioni davvero pericolose, complice Muriel a cui è sempre mancata l'ultima zampata. E il Cagliari è potuto partire in contropiede con Nandez e Joao Pedro, offeso all'inizio della ripresa dai soliti buu razzisti. A ululare sono stati in pochi, ma si sono sentiti.

Atalanta-Cagliari 0-2 (0-1)
Atalanta (3-4-1-2): Gollini; Toloi, Djimsiti, Palomino; Castagne, Freuler, Pasalic, Gosens (1' st Hateboer); Gomez (1' st Malinovskyi); Ilicic, Muriel (33' st Barrow). (31 Rossi, 57 Sportiello, 4 Kjaer, 5 Masiello, 41 Ibañez, 13 Arana, 79 Traore). All.: Gasperini.
Cagliari (4-3-1-2): Olsen; Cacciatore, Pisacane, Klavan, Lykogiannis; Castro (43' st Ionita), Oliva, Rog (26' st Nandez); Nainggolan; João Pedro, Simeone (39' st Cerri). (1 Rafael, 20 Aresti, 40 Walukiewicz, 2 Pinna, 3 Mattiello, 24 Faragò, 8 Cigarini, 27 Deiola, 26 Ragatzu). All.: Maran.
Arbitro: Abisso di Palermo.
Reti: nel pt 32' Pasalic (autogol); nel st 13' Oliva.
Angoli: 13-2 per l'Atalanta.
Recupero: 1' e  3'.
Espulso: Ilicic al 39' pt per fallo di reazione.
Ammoniti: Rog, Lykogiannis, Oliva, Malinovskyi per gioco falloso, Toloi per comportamento non regolamentare.
Var: 3.
Spettatori: 18.617 di cui 2.069 paganti (incasso 58.090 euro) e 16.548 abbonati (quota partita 343.987,95 euro).

Bologna-Inter 1-2: doppio Lukaku la risolve al 92'

Bologna-Inter 1-2: doppio Lukaku la risolve al 92'
La prima rete di Lukaku (ansa)

 

Il belga prima impatta la rete di Soriano, poi in pieno recupero mette a segno la rete della preziosissima vittoria nerazzurra.

La decideranno gli episodi, dice Andrea Poli (tra i migliori finchè è stato in campo) alla fine del primo tempo. Un profeta. E' così che va a finire. Vince l'Inter in rimonta e si siede sul divano ad aspettare il derby di Torino. Vince, ma non convince la squadra di Conte, che soffre (meno che a Brescia), ma al tecnico sarà piaciuta la forza d'animo del gruppo dopo essere andata sotto.

Il Bologna invece. Gioca con grande applicazione, va in vantaggio e poi... rivede un film horror già visto altre volte: decide un rigore di Lukaku a tempo scaduto, un rigore che arriva da una sciocchezza di Orsolini che tocca in area Lautaro. Ingenuità incredibile, ma colpa pesante rivedere sempre lo stesso spezzone di scena: con la Roma, dimenticando Veretout, con la Lazio atterrando (Palacio) Correa, il Bologna si fa male da solo. 
 avvio Conte fa riposare Candreva, Godin mentre risparmia il recuperato Sensi. Mihajlovic non rischia in avvio Medel, preferendogli Svanberg. Lo svedesino fa bene. In avvio il Bologna prova a pressare, puntando sulla stanchezza di un Inter che nell'ultimo mese ha giocato molto e senza troppi ricambi. Ma col passare dei minuti l'Inter prende possesso del centrocampo, e costruisce almeno due grosse occasioni. Una con lautaro, girata immediata e corta su cui Skorupski si allunga a respingere. Il secondo con Lukaku che prova a replicare l'azione del gol di Brescia, ma stavolta tira seccamente sul primo palo, il portiere polacco che in quell'angolino si era fatto sorprendere da Ronaldo, a Torino, stavolta respinge a una mano e poi recupera prima dell'arrivo di Gagliardini (in off side). I gol annullati all'Inter vengono da un evidente off side di Lautaro, perché l'ordine di Mihajlovic è quello di non dare spazio ai totem nerazzurri, quindi di difendere "alto", e per un traversone di Lazaro quando la sfera è già uscita ampiamente, che Lukaku nel prosieguo butta dentro. Per il resto, la prima parte vive su un alto livello di contrasto e con un rispetto reciproco che comporta molti errori nel giro palla, segno che si pensa anche troppo, perché le linee ortodosse di passaggio sono ostruite.

La ripresa si ripete su temi tattici marcati. Qualcosa che dimostra come la guida del tecnico viene  rispettata. Il Bologna non ha la fisicità della difesa interista e infatti fatica molto ad avvicinarsi a Handanovic. Ma ha di bello che resta intenso, che cerca il fraseggio, che prova a logorare l'avversario, cercando così, come una goccia cinese, di aprire un varco. L'azione del gol di Soriano è magistrale. Il giro palla con enorme pazienza, finisce per liberare il tiro di Soriano che trova l'angolino basso. Uno a zero.
La pazienza è il leit motiv. Skorupski - impreciso nella costruzione del gioco - si oppone a ogni tentativo di reazione dell'ospite che perde in fiducia. Gliela restituisce Conte, cambiando i due esterni, per ritrovare energia. Candreva e Politano. Ma il Bologna subisce sempre gli stessi gol. Skriniar ha tempo in area, su azione d'angolo di stoppate palla e girarsi, come aveva fatto pochi giorni fa Joao Pedro. Skorupski ci mette una pezza, ma sul palo lontano spunta Lukaku, tenuto in gioco da Svanberg, che come un centravanti rapace firma l'1 a 1. 

Il match è bello, pieno di idee da tutte e due le parti. Cade in area Palacio, contatto con Vecino, per La Penna non c'è nulla, pochi istanti dopo Mbaye non allontana un pallone, lo perde e Lautaro in area trova quasi per caso il contatto di Orsolini. Rigore per La Penna, solite discussioni del caso (espulso Bigon), Lukaku non si fa ipnotizzare e a tempo scaduto, come aveva profetizzato Poli, l'episodio fa volare l'Inter. Tre punti preziosi per Conte, molti complimenti al Bologna. Ma non fanno classifica.

Bologna (4-2-3-1): Skorupski, Mbaye, Danilo, Bani, Krejcì, Svanberg, Poli (27' st Medel), Orsolini, Soriano (31' st Dzemaili), Sansone (39' st Santander), Palacio. All.: Mihajlovic.
Inter (3-5-2): Handanovic, Skriniar, De Vrij, 95 Bastoni, Lazaro (39' st Politano), Gagliardini (27' st Vecino), Brozovic, Barella, Biraghi (29' st Candreva), Lukaku, Martinez. All.: Conte.
Arbitro: La Penna di Roma.
Reti: nel st 14' Soriano, 30' Lukaku, 91' Lukaku (rig)
Note: Angoli: 6-1 per Inter. Recupero: 0' e 3'. Ammoniti: Brozovic, Danilo, Skriniar, Bani per gioco scorretto; Gagliardini, Medel per comportamento non regolamentare. Espulso: Bigon per proteste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brescia-Inter 1-2: cuore e sofferenza, Lautaro e Lukaku trascinano i nerazzurri

L’Inter di Antonio Conte esce vittoriosa per 2 a 1 dalla trasferta di Brescia

BRESCIA – Con i denti e con la rabbia l’Inter torna da Brescia con tre punti e il provvisorio sorpasso ai danni della Juventus. I nerazzurri partono bene trovando il vantaggio con Lautaro che apre le danze. Primi 45 minuti di gioco in totale appannaggio dei ragazzi di Antonio Conte che però nella ripresa devono fare i conti con la voglia dei padroni di casa di acciuffare il pareggio. Proprio nel momento migliore delle rondinelli esce fuori Lukaku che con una progressione personale e conclusione a giro sul secondo palo infila Alfonso con un eurogol. I padroni di casa gettano il cuore oltre l’ostacolo e accorciano con con Bisoli che costringe Skriniar all’autogol e per poco non trovano il pareggio. Sofferenza finale con i nerazzurri che reggono l’urto del Brescia.

L’Inter tona provvisoriamente in vetta alla classifica in attesa della sfida di domani tra Juventus e Genoa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Atalanta-Udinese 7-1: nerazzurri esagerati e sempre più terzi

 

Okaka illude gli ospiti, poi segnano Ilicic, Muriel su rigore e ancora lo sloveno nel primo tempo. Nella ripresa si ripete Muriel su azione, cinquina di Pasalic e tripletta del colombiano sempre dagli undici metri. Ciliegina finale di Amad Diallo Traorè, classe 2002

 

La sfida tra il miglior attacco della massima serie e la migliore difesa, la stravince la prima. L'Atalanta infatti rifila 7 reti all'Udinese che fino a oggi ne aveva incassate solo 6. I bergamaschi quindi riscattano subito il ko di Champions contro il City e consolidano il terzo posto rosicchiando 2 punti a Juventus, Inter e anche al Napoli che resta quarto. Nel primo tempo segnano Okaka, quindi Ilicic, Muriel su rigore e ancora Ilicic. Nella ripresa si ripete Muriel su azione, cinquina di Pasalic e ancora il colombiano (tripletta) sempre dagli undici metri. Ciliegina finale per i nerazzurri dell'esordiente in A, Amad Diallo Traorè, classe 2002. Nell'era dei tre punti nessuna squadra italiana aveva mai segnato 28 gol in 9 giornate. Un altro record per la banda di Gasperini.

Regalo di Kjaer, Okaka ringrazia

3-4-1-2 per Gasperini che in attacco si affida a Ilicic e Muriel con Gomez a supporto. De Roon e Pasalic a centrocampo con Hateboer e Castagne esterni. In difesa Djimsiti, Kjaer e Toloi che rimpiazza Palomino che ha accusato un problema nel pre-partita. 3-5-2 per Tudor con Lasagna e Okaka attaccanti. Opoku e Sema esterni, mentre Mandragora, Jajalo e De Paul formano il centrocampo.In difesa Becao, Ekong e Samir. Dopo 7′ Muriel non riesce a deviare sottoporta su un assist di Hateboer. La gara vive in equilibrio che però viene spezzato dopo 11′ da un incredibile errore di Kjaer che tenta un dribbling senza senso: Okaka gli soffia palla e, tutto solo davanti a Gollini, non sbaglia col destro.
 

Ilicic e Muriel la ribaltano

L'Atalanta reagisce e Gomez impegna Musso. Al minuto 21 perfetto assist di De Roon e gol di Ilicic, ma c'è offside secondo il guardalinee. Infinito check Var e alla fine Maresca convalida: siamo 1-1. Alla mezz'ora ci vuole il miglior Gollini per dire di no a Lasagna, mentre al 33′ i padroni di casa attaccano, Muriel di tacco serve in area Ilicic e Opoku, già ammonito, stende lo sloveno da dietro rimediando il secondo giallo e soprattutto facendo fallo da rigore. Sul dischetto ci va Muriel che è glaciale e spiazza Musso. Al 37′ Maresca concede un altro penalty ai bergamaschi quando Becao con una mano respinge un cross di Gomez. L'arbitro poi va al Var e annulla la sua decisione: Becao ha in effetti il braccio lungo il corpo. Ma il 3-1 è solo rimandato e arriva al 43′: Muriel in area per Castagne ma Musso si oppone, palla che rimbalza pericolosamente, la prende Gomez che sbaglia il tiro ma favorisce Ilicic che insacca facile facile col sinistro e firma la sua doppietta personale.

Muriel e Pasalic la chiudono

Tudor presenta in campo Pussetto al posto di Okaka, ma l'Atalanta decide di chiuderla in fretta. Al 47′ Ilicic serve in area Gomez, assist in mezzo e destro di prima intenzione di Muriel che firma il 4-1. Poco dopo Musso salva su Gomez, ma al 51′ in pratica la gara finisce: lancio a sinistra di Ilicic per Gomez, cross in mezzo e facile destro per Pasalic che realizza il 5-1. Gasperini fa entrare anche Malinovskyi al posto di Djimsiti e l'Atalanta spinge ancora con Ilicic che prende la traversa e poi si fa fermare da Musso.

Debutto e gol in A di Traorè a 17 anni

Ormai non c'è più partita, ma l'Atalanta non è una squadra che si ferma e al 72′ Castagne ruba palla e imbuca in area per Muriel: Musso salva ma il colombiano viene steso da Samir. Maresca va al Var e concede un altro calcio di rigore. Lo stesso Muriel non sbaglia dagli undici metri e si porta a casa il pallone. Gasperini, visto il 6-1, ne approfitta e fa esordire in A Amad Diallo Traorè, 17 anni, fratello di Junior, giocatore del Sassuolo: Ilicic gli cede il posto. E il ragazzino ci mette sei minuti per coronare l'esordio col gol: prende palla sulla destra, avanza e dal limite infila Musso con un sinistro sul primo palo. Atalanta da sogno in campionato.

Atalanta-Udinese 7-1 (3-1)

Atalanta (3-4-1-2): Gollini, Toloi, Kjaer, Djimsiti (7′ st Malinovskyi), Hateboer, Pasalic, De Roon, Castagne, Gomez (20′ st Barrow), Ilicic (32′ st A. Traore), Muriel. (31 Rossi, 57 Sportiello, 6 Palomino, 41 Ibañez, 8 Gosens, 13 Arana, 11 Freuler, 79 A. Traore, 17 Piccoli). All.: Gasperini
Udinese (3-5-2): Musso, Becão, Troost-Ekong, Opoku, Sema, Mandragora, Jajalo (39′ st Walace), de Paul (18′ st Fofana), Samir, Lasagna, Okaka (1′ st Pussetto). (27 Perisan, 88 Nicolas, 2 Serrialta, 17 Nuytinck, 87 De Maio, 18 Ter Avest, 72 Barak, 30 Nestorovski, 91 Teodorczyk). All.: Tudor
Arbitro: Maresca di Napoli
Reti: nel pt 11′ Okaka, 21′ e 43′ Ilicic, 35′ rig. Muriel; nel st 2′ e 38′ (rig.) Muriel, 7′ Pasalic, 38′ A. Traore
Angoli: 6-2 per l'Atalanta
Recupero: 5′ e 0′
Ammoniti: Opoku, Djimsiti, Samir per gioco falloso
Espulso: Opoku al 32′ pt per somma di ammonizioni
Spettatori: 18.677 di cui 2.139 paganti (incasso 62.820 euro) e 16.538 abbonati (quota partita 343.188 euro)

 

Inter-Parma 2-2, i nerazzurri falliscono il sorpasso sulla Juventus,26-10-19

I ragazzi di Conte non approfittano del passo passo dei bianconeri. Apre Candreva, rimonta ospite con Karamoh e Gervinho, pari di Lukaku dopo 3 minuti di Var. Inutili gli assalti finali con Esposito che sfiora il 3-2 in pieno recupero.

 

MILANO - Dopo la Juve, anche Inter incimapa. I nerazzurri non approfittano del pareggio della Vecchia Signora in casa del Lecce, frenando 2-2 a San Siro contro il Parma. Vantaggio iniziale di Candreva, poi Karamoh e Gervinho ribaltano tutto, nella ripresa pari di Lukaku (col Var) e inutili assalti finali dei ragazzi di Conte, che restano così a -1 dai bianconeri.

Applausi per l'ex Karamoh

Conte lascia a riposo l'acciaccato De Vrij e in attacco conferma il tandem Lukaku-Lautaro. D'Aversa ha gli uomini contati, in difesa sceglie ancora Dermaku e adatta Kulusevski nel ruolo di centravanti. Dopo la fase di studio la gara si sblocca al 23′ quando un tiro di Candreva verso la porta viene deviato prima da Kulusevski e poi da Dermaku: Sepe si deve arrendere. Sembra una gara in discesa per i nerazzurri, virtualmente primi, che però regalano letteralmente due gol al Parma per due ingenuità di Brozovic. Il centrocampista croato, sempre presente da inizio stagione, perde infatti due palloni: il primo viene intercettato dall'ex interista Karamoh che realizza calciando forte sul primo palo e poi non esulta, applaudito da tutto San Siro. Il secondo errore innesca invece un contropiede condotto ancora da Karamoh e concluso in rete da Gervinho, spietato.

Non basta Lukaku

Nella ripresa l'Inter spinge sull'acceleratore e al 6′ trova subito il pari con Lukaku: Brozovic si fa parzialmente perdonare scovando in area Candreva, assist al bacio per l'attaccante belga che da due passi e in due tempi batte Sepe. Inizialmente l'arbitro Chiffi annulla per fuorigioco ma, dopo una lunga revisione del Var e oltre 3 minuti d'attesa, assegna il gol. Passa un minuto e Lautaro avrebbe l'occasione del nuovo ribaltone ma Dermaku salva tutto in extremis. I ragazzi di Conte ci credono e intasano l'area ducale, ma sono decisivi gli aiuti difensivi di Kucka e soprattutto di Scozzarella. Aumenta anche il nervosismo (giallo sia a Conte che a D'Aversa) per due presunti rigori non concessi ai nerazzurri e per le ripetute perdite di tempo di Sepe. Come contro il Dortmund, Conte si gioca la carta Sebastiano Esposito, questa volta per Lautaro: è proprio la baby promessa nerazzurra, in pieno recupero, a sfiorare il gol con un tiro a volo su angolo di Brozovic, sarebbe crollato San Siro. Nell'ultima occasione prota