INTERNOTIZIE 2020

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Nazionale e internazionale

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La maggior parte delle pandemie risponde al nome di zoonosi, ovvero originata dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento; due esempi tipici sono l'influenza e la tubercolosi. Fra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare:

  • Febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso430 a.C. La febbre tifoide uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni. Questa malattia fiaccò la resistenza di Atene, ma la grande virulenza della malattia ha impedito un'ulteriore espansione, in quanto uccideva i suoi ospiti così velocemente da impedire la dispersione del bacillo. La causa esatta di questa epidemia non fu mai conosciuta. Nel gennaio 2006 alcuni ricercatori della Università di Atene hanno ritrovato, nei denti provenienti da una fossa comune sotto la città, presenza di tracce del batterio.
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  • Peste antonina165-180. Un'epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente, uccise cinque milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus; pare che a Roma in quel periodo morissero 5.000 persone al giorno.
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  • Morbo di Giustiniano, a partire dal 541; fu la prima pandemia nota di peste bubbonica. Partendo dall'Egitto giunse fino a Costantinopoli; secondo lo storico bizantino Procopio, morì quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10.000 vittime al giorno. La pandemia si estese nei territori circostanti, uccidendo complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale.
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  • La Peste nera, a partire dal 1300; ottocento anni dopo la strage di Costantinopoli, la peste bubbonica fece il suo ritorno dall'Asia in Europa. Raggiunse l'Europa occidentale nel 1348, fu causata dall'assedio tartaro alla colonia genovese di Caffa (l'odierna Feodosia) nel 1346 e, successivamente, portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea, diffondendosi in tutta Europa e uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente).
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  • Il tifo, chiamato anche "febbre da accampamento" o "febbre navale" perché tendeva a diffondersi con maggiore rapidità in situazioni di guerra o in ambienti come navi e prigioni. Emerso già ai tempi delle Crociate, colpì per la prima volta l'Europa nel 1489, in Spagna. Durante i combattimenti a Granada, gli eserciti cristiani persero 3.000 uomini in battaglia e 20.000 per l'epidemia. Sempre per via del tifo, nel 1528 i francesi persero 18.000 uomini in Italia; altre 30.000 persone caddero nel 1542 durante i combattimenti nei Balcani. La grande armée di Napoleone fu decimata dal tifo in Russia nel 1811. Il tifo fu anche la causa di morte per moltissimi reclusi dei campi di concentramento nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
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  • Pandemie di colera:
  • L'influenza spagnola1918-1919. Iniziò nell'agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in FranciaBoston, nel Massachusetts; e Freetown in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più)[altri numeri nella voce relativa] in 6 mesi (circa 17 milioni in India, 500.000 negli Stati Uniti e 200.000 nel Regno Unito). Sparì dopo 18 mesi. Il ceppo esatto non fu mai determinato con precisione.[senza fonte]
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  • L'influenza asiatica1957-1958. Rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70.000 morti. Il ceppo era lo H2N2.
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  • L'influenza di Hong Kong1968-1969. Il ceppo H3N2, emerso a Hong Kong nel 1968, raggiunse nello stesso anno gli Stati Uniti e fece 34000 vittime. Un virus H3N2 è ancora oggi in circolazione.
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  • L'epidemia di HIV/AIDS, dal 1981. Si propagò in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo circa tre milioni di persone (stime UNAIDS). Dal 1996 una terapia farmacologica blocca il decorso della sindrome immunodepressiva (per lo meno in quei paesi in cui i malati possono accedere ai farmaci), ma non elimina il virus dai corpi degli individui; sebbene la malattia sia oggi cronicizzabile e raramente letale (nel mondo sviluppato), ne continua il contagio, legato a fattori comportamentali.
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  • La SARSepidemia tra il 2002 e il 2004. Non una vera e propria pandemia anche se il virus, proveniente dalla Cina, si diffuse a Hong Kong e di lì fino a TaipeiSingaporeToronto e molte altre nazioni.
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  • L'influenza A H1N1pandemia tra il 2009 e agosto 2010, denominata originariamente "influenza suina" perché trasmessa da questo animale all'uomo. Il suo focolaio iniziale ha avuto origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. In Europa e paesi limitrofi, al 31-08-2009 i casi accertati erano 46.016 e le morti accertate 104. Nel resto del mondo i casi di morte accertati furono 2.910[13]. Nel mese di agosto 2010 l'OMS ha dichiarato chiusa la fase pandemica. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali (cosiddetta fase post-pandemica)[14]
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  • La pandemia di COVID-19 del 2019-2020, è una pandemia della malattia respiratoria COVID-19 causata dal coronavirus SARS-CoV-2[15], proveniente da Wuhan (Cina) e diffusasi rapidamente in tutto il resto del mondo nel 2020. L'11 marzo 2020, è diventata la prima epidemia ad essere dichiarata pandemia dall'OMS dopo la pubblicazione delle linee guida del 2009.

 

https://scienze.fanpage.it/coronavirus-mappa-in-tempo-quasi-reale-mostra-la-diffusione-dellinfezione-nel-mondo/

Coronavirus, l’Oktoberfest non si terrà nel 2020. Il presidente della Baviera: “Dispiace e fa male. Ma sarebbe irresponsabile”

L’Oktoberfest 2020 è stato cancellato. La popolare festa della birra che si tiene in Baviera tornerà nel 2021, hanno stabilito le autorità tedesche. “Abbiamo deciso che l’Oktoberfest quest’anno non si terrà”, è stato l’annuncio del presidente della Baviera Markus Soeder.

“Fa male, dispiace molto, ma quest’anno non è un anno normale”, ha spiegato. Ma a pochi mesi dalla pandemia di coronavirus “sarebbe irresponsabile” tenere una manifestazione del genere, ha sottolineato Soeder.

Quest’anno l’Oktoberfest avrebbe dovuto tenersi dal 19 settembre al 4 ottobre, come di consueto, a Monaco di Baviera. Niente sfilata tradizionale di mastri birrai e carrozze all’apertura, nessuna apertura del primo fusto, in diretta tv, a colpi di martello da parte del sindaco della città né fiume di birra serviti nei capannoni per due settimane.

Giù i nuovi contagi: 416, la metà in Lombardia. Altri 111 decessi, ma zero vittime in 11 regioni. Dal 3 giugno arrivi senza quarantena da Ue---30-05-20

“Nell’estate del 1993 i Graviano in vacanza in Sardegna a un tiro di schioppo dalla villa di Silvio Berlusconi”.In un’informativa inviata alla procura di Reggio Calabria, gli investigatori della Dia raccontano i dettagli della latitanza in Nord Italia dei boss di Brancaccio. E citano un documento investigativo del ’97 definito di “portata eccezionale” che “col senno del dopo, conferisce attendibilità e alle dichiarazioni di Baiardo”

Fca, Provenzano parla della “concentrazione dei mezzi d’informazione” (Repubblica e La Stampa): “Conflitto di interessi epidemico. Per troppo tempo anche a sinistra abbiamo visto solo quello di Berlusconi”

Fca e Repubblica, il ministro Provenzano: “Per troppo tempo a sinistra abbiamo pensato che il conflitto di interessi fosse solo Berlusconi. In Italia è conflitto epidemico”

Nel caso del prestito garantito dallo Stato a Fca non ci sono solo le implicazioni politiche ed economiche, ma pure quelle mediatiche. Se sabato si è esposto il vicesegretario Pd Andrea Orlando, immaginando “attacchi al governo da centri economici e dei media”, oggi ha parlato il ministro per il Sud Beppe Provenzano: “In questa discussione pubblica, democratica” che riguarda non solo Fca ma “il rapporto tra lo Stato e le imprese in Italia”, ha scritto in un lungo post Facebook, “non si possono ignorare i rapporti di forza“. E, in particolare, ha detto, “per troppo tempo, nell’ampio campo democratico e anche a sinistra, abbiamo considerato l’espressione ‘conflitto di interessi‘ solo in riferimento a una persona: Silvio Berlusconi. Eppure uomini come Guido Rossi ci avvertivano già vent’anni fa dell’esistenza in Italia di un ‘conflitto epidemico‘”. Una riflessione che arriva in un momento molto delicato e direttamente da un esponente Pd che fa parte del governo Conte.Il fronte appunto non è solo quello politico, ma riguarda direttamente l’indipendenza dei mezzi di informazione. E mentre sull’opportunità o meno dello stanziamento dei fondi per una multinazionale che non ha sedi in Italia si scontrano i politici della maggioranza, direttamente coinvolti ci sono anche i due quotidiani posseduti dalla holding Exor: la Repubblica e la Stampa. Sul primo, domenica 17 maggio, il neodirettore Maurizio Molinari ha pubblicato una serie di interventi in difesa del prestito garantito dallo Stato alla multinazionale (rifiutandosi poi di dare spazio al comunicato sindacale della redazione che protestava). Su quel giornale, scrive Provenzano, “ora di proprietà del gruppo di cui fa parte FCA, si giustifica la scelta, compiuta anche da molte altre multinazionali, ‘non solo per vantaggi fiscali offerti da altre legislazioni, ma anche per una linearità del diritto societario che in Italia è difficile trovare’”. Mentre sul secondo, la Stampa, il neodirettore Massimo Giannini critica direttamente Andrea Orlando per quelle che il giornalista definisce “calunnie” al pari di quelle degli “odiatori di professione di Silvia Romano e Liliana Segre”.Conflitto di interessi: “Tema sempre più attuale per la concentrazione dei mezzi di informazione” – Secondo il ministro Provenzano, fondamentale è partire nell’analisi dai “rapporti di forza”: “Anche in una fase in cui, con un certo ritorno di normalità, torna la discussione sul cambio di maggioranza e di governo. È un tema posto con forza all’opinione pubblica, basta leggere i giornali. Ogni critica è legittima, persino benvenuta. Ma la democrazia non si nutre solo di opinione pubblica, vive nei rapporti di forza”. E a questo, dice Provenzano, si riferiva il discorso di Andrea Orlando. Quindi ammette che per troppo tempo a sinistra si è esaurito il discorso sul conflitto di interessi con le accuse a Silvio Berlusconi. “Oggi il tema è ancora più attuale, per la concentrazione proprietaria dei mezzi di informazione“. E per questo “è inaccettabile” chi, come il direttore Giannini e tanti dei critici di queste ore, “liquida questo tipo di riflessioni accostandole al vergognoso gorgo degli attacchi sguaiati rivolti a Silvia Romano o alla senatrice Segre, oppure tenta di ridicolizzarle parlando di Unione Sovietica o “populismo economico””. E chiude: “Non possiamo permetterci di cambiare argomento, tutte le questioni poste richiamano grandi principi liberali. Ma troppi liberali italiani se lo dimenticano”.

“Non sarebbe atto di senso civico per Fca condividere il report degli investimenti per Paese?” – Il cuore della questione secondo Provenzano, così come sollevato dallo stesso Orlando, il fatto che se “lo Stato partecipa al funzionamento di un’impresa, allora è giusto che questa – in piena autonomia – fornisca delle garanzie occupazionali, sociali e, più generalmente, democratiche oltre che sul mero rimborso dei prestiti”. Nei vari decreti sono previste “alcune condizionalità”, “la questione è come attuarle, prevedendo condizioni specifiche, per grandi prestiti a grandi multinazionali”. Perché “FCA infatti oggi non è (più) un campione industriale italiano ma una multinazionale con investimenti in tutto il mondo, sede fiscale a Londra e legale in Olanda”. E soprattutto, “nessuno, al di fuori di alcuni alti dirigenti dell’Agenzia delle Entrate e del management internazionale di FCA, conosce con esattezza come sono distribuiti i profitti delle varie filiali e come ripartisce il carico fiscale nei vari paesi in cui opera”. E non solo a livello italiano. “A livello europeo è bloccata (per l’opposizione di alcuni paesi, tra cui quelli in cui FCA ha trasferito le sue sedi) ormai da qualche anno una direttiva che renderebbe obbligatoria la pubblicazione dei ‘country by country report'”. Ma in attesa che sia obbligatorio, dice ancora Provenzano, non sarebbe il caso che Fca la rendesse pubblica autonomamente: “Noi dobbiamo accelerare l’adozione della direttiva ma, intanto, non sarebbe un atto di buona volontà e senso civico, per FCA valutare spontaneamente di condividere con il governo italiano i suoi “country by country report”, anche per rendere meno discrezionale, nel caso di una grande azienda, la scelta di offrire grandi garanzie pubbliche? Sappiamo tutti benissimo quali e quanti siano gli investimenti dell’azienda nel nostro paese e quanto contribuisca (pure sul fronte fiscale) al funzionamento della nostra economia. Ma dall’annuncio di ‘Fabbrica Italia’ è mancato un dibattito su quanto sia stata attuata e quanto si dovrà attuare alla luce dei mutamenti societari e di mercato”.

“Non possiamo permetterci nuovi errori, lo dobbiamo agli imprenditori che investono in questo Paese senza volare a Londra o Amsterdam” – Quindi Provenzano ha ribadito quanto già detto solo ieri da Romano Prodi, sul fatto che “FCA non è più una impresa italiana” e che “è assolutamente legittimo finanziarla ma occorrono garanzie”. “È infatti in corso”, ha detto, “una complessa operazione di fusione con la francese Psa, ed è essenziale capire il ruolo dell’Italia all’interno del perimetro del gruppo. Anche questo richiede adeguate garanzie. La Fiat è un pezzo di storia di questo Paese e il suo allontanamento dall’Italia è una ferita e ha segnato una sconfitta industriale di cui solo ora iniziamo a intravedere le conseguenze”. E, per questo, ha concluso: “Non possiamo permetterci nuovi errori. Lo dobbiamo agli italiani – che con le loro tasse finanzieranno questi prestiti – e ai tanti imprenditori, non solo piccoli e medi, che ogni giorno lavorano e investono per rafforzare questo Paese. Senza volare ogni settimana a Londra o Amsterdam”.

 

Oggi 98 vittime, poco più di 500 nuovi casi e il 70% sono in Lombardia tutti i dati
 

Nessun positivo in 5 regioni e nessuna vittima in 8. Meno di 50mila i malati

Fase 2, i dati per le riaperture: Rt sotto controllo, in Italia nessuna situazione critica

Il ministro Speranza: "I sacrifici importanti del lockdown hanno prodotto risultati"

Morte Floyd, arrestato il poliziotto del video
RepTv L'uomo a terra: "Aiuto, non respiro"
Dilaga la protesta negli Usa foto video

Floyd, l’autopsia: “Non è morto per asfissia”. Proteste in Usa, 2 morti. Casa Bianca assediata Trump: “Cani feroci contro i manifestanti”

 

Sotto inchiesta gli altri tre agenti. Proclamato lo stato di emergenza, attivati 500 uomini della Guardia Nazionale. La protesta si estende ad altre città. Trump: "Quando iniziano i saccheggi, iniziano gli spari". E Twitter lo segnala: "Incitamento alla violenza"---- 29-05-20

Inps: “Dati sulla mortalità della protezione civile poco attendibili

 

Coronavirus, l'accusa alla Lombardia: "Dati aggiustati per evitare nuove chiusure"

È notizia di oggi che mentre 18 regioni sono già prossime alla soglia di zero contagi, altre, come Piemonte, Lombardia, e Liguria non lo sono affatto, e in taluni casi i contagi stanno ricominciando, specie in Liguria, che sta prendendo una brutta strada con risultati altalenanti. E Mentre lo scontro tra alcune regioni relativo alla FASE 2 delle Riaperture sta determinando divisioni tra la politica periferica (appunto quella regionale) e il Governo centrale con tensioni sempre più crescenti, nel Governo prevale la prudenza dopo che di recente il Comitato scientifico avrebbe inviato un documento Segreto al Premier Conte che recita: «Analizzando i dati sull’andamento del contagio appare evidente che lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto». Così il comitato tecnico scientifico ha letteralmente frenato il governo sulla possibilità di far ripartire numerose attività e concedere un allentamento ai divieti di spostamento per i cittadini.

ATTENZIONE: Ma di cosa parlava questo Documento Segreto? Che accadrebbe se si decidesse di aprire tutto immediatamente? La risposta degli esperti del governo è terrificante: entro la fine dell’anno ricoveri pari a 430 mila di cui 151mila in TERAPIA INTENSIVA! In sostanza collasso totale del sistema ospedaliero, migliaia e migliaia di morti. E se restassero chiuse solo le scuole? Per il comitato scientifico il picco di terapie intensive sarebbe di 109 mila pazienti e il totale a fine anno di 397 mila ricoveri.

 

Dati terribili, spaventosi che hanno fatto fare a Conte un passo indietro!!! Talmente preoccupanti che hanno spinto il premier e l’esecutivo a varare un decreto sulla fase 2 assai più prudente da quello precedentemente ‘ventilato‘.

 

Tuttavia, sull’onda di numerose proteste, Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato il NUOVO decreto ministeriale con cui vengono definiti i criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario per l'evoluzione della situazione epidemiologica. Nel Decreto si legge in sostanza che Indice di contagio, posti nelle terapie intensive, capacità di monitorare l’andamento del coronavirus saranno I criteri che le Regioni potranno «vantare» con il governo per ottenere riaperture diversificate e più ampie. Ma sempre secondo il decreto, si dice anche che il governo potrà usare i medesimi parametri per imporre chiusure e «zone rosse». E a seguito delle ultime notti di follia con la movida che impazzava in tante piazze italiane, il ministro per gli Affari Regionali Boccia dichiara: “...se è comprensibile e umano, dopo due mesi, uscire di casa, non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid 19 e dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani".

Orbene nonostante tutto da Palazzo Chigi è arrivato ora il Verdetto: liberi tutti dal 3 Giugno.

Non dimentichiamoci però che Piemonte, Lombardia, in Liguria, in Valle D’Aosta, un pezzo di Emilia-Romagna hanno ancora decine di contagi e la Lombardia ne copre i due terzi: proprio queste regioni potrebbero di fatto ritrovarsi in una NUOVA ZONA ROSSA da un momento all’altro.

E' polemica sullo studio della Fondazione Gimbe che analizza l'andamento dei contagi e dice: "Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte alla riapertura". La replica del Pirellone: "Li quereliamo, il nostro lavoro validato dall'Istituto superiore di sanità". Lombardia, Liguria e Piemonte non sono pronte alla riapertura del 3 giugno, perché si rilevano la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all'esecuzione di tamponi diagnostici. Lo sostiene la Fondazione bolognese Gimbe nel suo report di monitoraggio sul dopo lockdown. Un lavoro che ha già scatenato polemiche con la Regione Lombardia la quale, a dire della fondazione, avrebbe sottostimato i dati. L'amministrazione lombarda ha così deciso di querelare la fondazione. L'analisi indipendente di Gimbe, relativa alla Fase 2 nelle varie regioni, utilizza due indicatori parametrati alla popolazione residente: l'incidenza di nuovi casi e il numero di tamponi "diagnostici", escludendo quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per necessità di ripetere il test. In particolare, la percentuale di tamponi diagnostici positivi risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%). Quanto ai tamponi diagnostici per 100.000 abitanti, rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d'Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all'esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto. Quanto all'incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti, rispetto alla media nazionale (32), è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell'Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343). La fondazione sottolinea che "i dati analizzati riflettono quasi interamente le riaperture del 4 maggio, ma non quelle molto più ampie del 18 maggio che potranno essere valutate nel periodo 1-14 giugno, tenendo conto di una media di 5 giorni di incubazione del virus e di 9-10 giorni per ottenere i risultati del tampone".
A 23 giorni dall'allentamento del lockdown, dunque, la Fondazione Gimbe "dimostra che la curva del contagio non è adeguatamente sotto controllo in Lombardia, Liguria e Piemonte: in queste Regioni si rileva la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi, il maggior incremento di nuovi casi, a fronte di una limitata attitudine all'esecuzione di tamponi diagnostici. In Emilia-Romagna, una propensione ancora minore potrebbe distorcere al ribasso il numero dei nuovi casi".

"Il governo - commenta Cartabellotta - a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale, accettando l'eventuale decisione delle Regioni del sud di attivare la quarantena per chi arriva da aree a maggior contagio; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle tre Regioni più a rischio, con l'opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore".Ma è scontro con la Regione Lombardia. "Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero". Così il Pirellone contrattacca dopo le dichiarazioni di Cartabellotta secondo il quale "i dati ufficiali sulla diffusione del virus in Lombardia, fondamentali per valutare la riapertura dei confini, sono verosimilmente sottostimati". Alcune Regioni, e in particolare la Lombardia, "aggiusterebbero" dunque i dati del contagio per non incorrere in nuove chiusure? "C'è il ragionevole sospetto che sia così - spiega Cartabellotta a Radio 24 - che le Regioni aggiustino i dati per non essere fermate. In Lombardia si sono verificate troppe stranezze sui dati, soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti, il ritardo nella trasmissione dei dati, e i riconteggi sono molto più frequenti nella fase 2. Come se ci fosse una necessità di mantenere sotto un certo livello i casi diagnosticati".La Regione Lombardia ha prima replicato con una nota attraverso la quale smentisce quanto sostenuto dalla fondazione, poi attraverso il proprio ufficio legale ha deciso di presentare querela contro Gimbe e il suo presidente Cartabellotta. "Un atto inevitabile, il nostro - si legge - dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l'altro, che 'si combinano anche dei magheggi sui numeri'. Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento per le quali il presidente di Gimbe dovrà risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all'Istituto superiore di sanità". E a questo proposito, la Regione in una nota precedente aveva sottolineato: "Nessuno, a partire dall'Iss ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro che, anzi, proprio l'Iss ha sempre validato ritenendolo idoneo per rappresentare la situazione della nostra regione".
 

 

 

 

Stabili nuovi casi, 156 vittime in 24 ore. Inps: “47mila morti oltre le previsioni. 19mila in più rispetto a quelli della Protezione civile”----21-05-20

 

 

All'Italia 100 mld del bazooka di Merkel-Macron. E non andranno mai ripagati

Intesa Francia-Germania da 500 miliardi Palazzo Chigi: "Buon punto di partenza"
Borse europee miste, ma il bazooka fa bene allo spread---19-05-20

 

 

Il 18 maggio 2020 cessa la serrata in Italia con la riapertura totale di tutte le attività economico-commerciale pur seguendo determinate ALEATORIE linee guida di distanziamento interpersonale.

La lettera degli economisti: "Servono fino a 180 miliardi per rispondere al coronavirus". L'idea di un Btp Salva-Italia

I senior fellow della Luiss indicano le priorità: aumentare le garanzie pubbliche sul credito alle Pmi è fondamentale per far arrivare alle imprese la liquidità immessa dalla Bce nel sistema. E per il futuro investire su sanità e innovazione. Per le risorse via libera al deficit. Possibile una emissione obbligazionaria ad hoc per mobilitare il risparmio degli italiani

Il bollettino di oggi: sotto i 70mila malati, 145 morti, nuovi positivi al minimo a cura di A.SGHERZA
Sempre in Lombardia 1 nuovo contagio su 2
Conte firma il Dpcm sulle riaperture---17-05-20---

Governo-Regioni, lo stop di De Luca: "Non ho firmato l'intesa"

"Serviva il parere del ministero della Salute, non si può scaricare sulle Regioni"

Il bollettino della Protezione civile: ancora 242 morti, ma i guariti sono quasi 5mila---15-05-20

In Lombardia, calano i contagi ma non i morti: 115 nuove vittime


Bollettino 14 maggio: 992 nuovi casi. Torna a salire numero di morti: sono 262Sardegna, il primo giorno senza contagi

Bollettino 14 maggio: 992 nuovi casi. Torna a salire numero di morti: sono 262

Lombardia, risale il numero dei morti: 111 in un giorno. Aumentano anche i contagi---14-05-20

Letalità, diffusione, contagio: mappe e grafici sulla pandemia

Letalità, diffusione, contagio: mappe e grafici sulla pandemia

Sono 522 i nuovi positivi, con più tamponi (14 mila). Ricoveri in terapia intensiva: meno 15

I dati del contagio, malati sotto gli 80mila. Ma ci sono altri 195 morti---13-05-20

Più di 31mila le vittime totali. Resta stabile e al minimo da inizio emergenza il rapporto nuovi casi e tamponi (1,6%, un positivo ogni 63 tamponi). Continuano a essere concentrati in Lombardia quasi la metà dei nuovi casi: il 44%

Milano. Serviranno fino a 180 miliardi di euro per affrontare l'emergenza coronavirus in Italia: nell'immediato per sostenere i redditi, potenziare la sanità, aumentare le garanzie statali in favore delle Pmi che dipendono dalla liquidità del sistema bancario, ampliare la sospensione degli appuntamenti col Fisco. Nel medio periodo per definire un piano di rilancio che identifichi alcuni cardini sui quali poggiare la ripresa: il rafforzamento dei presidi sanitari al Mezz...

La dottoressa: "La Russia manipola i dati: vietato morire per il virus"

Anastasija Vasilieva guida un sindacato. Contagiati anche il portavoce di Putin e sua moglie

In Lombardia tornano a salire i nuovi contagi, ma continuano a diminuire i decessi.

Coronavirus, il mistero della letalità che non scende. In Italia al 13%, a Wuhan era il 3% di ELENA DUSI
 

Il dato nazionale 172 morti, dati stabili. Ma rapporti contagi/tamponi al minimo---12-05-20

Mobilità tra regioni già dal 1° giugno? Boccia frena: "Solo tra zone a basso rischio"

Governatori in pressing sui viaggi. Il ministro: 'Tutto dipende dalle curve epidemiologiche'

 

Scendono ancora i contagi: 744. Meno di mille in terapia intensiva: prima volta dal 10 marzo, 179 morti .

Istat, a marzo la produzione industriale crolla del 28,4%

E' il calo più forte mai registrato

----11-05-20

 

Meno di 1000 nuovi contagi in 24 ore. In un giorno 165 morti, altri 2.155 guariti. Migliora anche la Lombardia: +282 positi

Allerta in Germania, risale indice di contagio. “Attenzione agli sviluppi dei prossimi giorni”. Proteste contro il lockdown: migliaia in piazza

vi---10-05-20

 

Mai così bassi i nuovi casi: 1.083 contagi in 24 ore. I morti sono 194. È boom di dimessi-guariti----09-05-20

 

Altre 243 vittime in 24 ore: i morti sono più di 30mila. La metà dei nuovi casi in Lombardia

Mes, trovato l'accordo all'Eurogruppo: prestiti al via dal 1° giugno al tasso 0,1%
Niente controlli rafforzati: Ue elimina rischio commissariamento per l'Italia
Il documento..

Mes, l’ok dell’Eurogruppo. “Non previste condizioni”. Pd: “Ora è una occasione”. No del M5s: “Inadeguato”. Conte: ‘Risposta Ue insufficiente senza Recovery fund

Stop licenziamenti per 5 mesi e cassa a 12 settimane. Bonus baby sitter di 1.200 euro..Nel frattempo su 1,5 milioni di domande di cassa Integrazione in deroga bonificati solo 100.000 assegni, la Cassa Integrazione Ordinaria viene anticipata dalle aziende con gli accantonamenti del TFR perchè dal centro nonostante il Decreto Salva italia è legge, non è arrivato un centesimo, a Roma iniziano lunghe code al Monte dei Pegni.....

Lavorare meno, la proposta Pd: "Trenta ore per tutti e 750mila nuovi posti di lavoro"..

Carceri –Anche un uomo della Trattativa chiede di uscire: è l’ex medico di Totò Riina. Scarcerato pure il genero dell’esattore Salvo.L’INCHIESTA – Dalle rivolte (in contemporanea) ai 370 boss usciti: l’altro virus (di G. Pipitone). LA LISTA – I 456 boss mafiosi che hanno chiesto di uscire: 225 sono detenuti definitivi. DE RAHO – “I boss ora escono a ondate: vogliono riprendere il potere” (di G. Barbacetto)

Usa – Ad aprile persi 20,5 milioni di posti di lavoro. Disoccupazione al 14,7%, tasso mai così alto dal 1929

---08-05-20

 

I dati del 7 maggio: meno di 90mila le persone attualmente positive. Sempre in Lombardia il 50% dei nuovi casi---07-05-20---

Coronavirus in Lombardia, resta alto il numero dei morti: 134 nelle ultime 24 ore

Ancora 274 morti, i guariti oltre tremila. Al minimo il rapporto tra nuovi casi e tamponi effettuali, uno su 50, il 2%. La Lombardia resta al centro dell'epidemia

 

I guariti superano il numero di malati. Crescono però le vittime giornaliere: sono 369----06-05-20

“Peggiore recessione della storia Ue. In Italia Pil -9,5%, debito al 159%”. Gentiloni: “Berlino recupererà entro il 2021, Roma no”I dati arrivati alla Commissione Ue mostrano ormai in maniera “abbastanza chiara” che con la crisi causata dal coronavirus “l’Europa sia entrata nella più profonda recessione economica della sua storia“. Tradotto in numeri, significa che per l’Eurozona il calo nel 2020 sarà del 7,7% e per l’intera Unione del 7,4% del Pil. Nel 2020 sarà la Grecia, tra i Paesi Ue, a registrare il maggiore crollo del Prodotto interno lordo con una flessione del 9,7%, seguita dall’Italia, con un calo del -9,5%. La stima del crollo per il nostro Paese contenuta nelle previsioni economiche di primavera della Commissione Ue è perfino peggiore di quanto aveva stimato il governo nel Def, dove si indicava un calo dell’8% del Pil per quest’anno. Il Documento di economia e finanza calcolava anche un debito in volo fino al 155% del prodotto interno lordo, mentre per Bruxelles “raggiungerà il 158,9% nel 2020″. La Commissione Ue avverte anche che “la pandemia avrà un grave impatto sul mercato del lavoro“, stimando un aumento del 9% della disoccupazione europea nel 2020. In Italia arriverà invece secondo le stime all’11,8%. Le notizie positive arrivano solo dalle previsioni sul 2021, quando è previsto un rimbalzo importante+6,3% del Pil nella zona euro e +6,1% nell’Unione.

 

Studio pubblicato da Corriere.it; fonte: Istituto Einaudi (Einaudi Institute for Economics and Finance -

 MES, emissione di debito solo dietro condizioni e restrizioni pesanti, patti e contropatti, lo stato nazionale, di fronte al fallimento totale dell'Europa Monetaria, deve tornare ad essere Garanzia Finale come è stato dal 1861 al 1986 (Nascita dell'ECU).

"Dopo aver criticato aspramente l’Unione europea e il Mesdefinito come un vero e proprio «raggiro», Tremonti si sofferma anche sul post-pandemia: «La prospettiva a cui si dovrebbe poter guardare – ha detto – non è solo quella delle macerie della globalizzazione ma quella della ricostruzione. Un mondo che dovrebbe tornare ad essere quello che è stato possibile ancora negli anni Ottanta e Novanta, diverso da quello che si è rivelato prima illusorio e poi impossibile con gli ultimi anni, gli anni della estrema globalizzazione. Dopo l’ideologia del divino mercato, il ritorno dello Stato». E il ritorno dello Stato significherebbe, ovviamente, anche il ritorno della politica, sacrificata dal globalismo sull’altare dell’economia e della governance impersonale e, appunto, impolitica. Significherebbe, in una parola, il ritorno della sovranità. "

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/tremonti-globalizzazione-mercato-hanno-fallito-deve-tornare-stato-151473/

E questo è il fiore 'Bella ciao' dai balconi, lo speciale di Repubblica sul 25 Aprile
RepTv Molinari: "I partigiani sono la parte migliore d'Italia. Grazie a loro abbiamo lo Stato di diritto"
con la conduzione di GAD LERNER
 

Roberto Saviano: "La Resistenza è la garanzia della nostra libertà"

In Lombardia, 95 morti in un giorno. Calano i ricoveri in terapia intensiva.

I morti sono 236---05-05-20

 

Trend stabile, malati ora sotto 100mila. A marzo il 49,4% di decessi in più. Italia divisa: a Bergamo +568% morti, al Sud saliti del 2%

Il bollettino del 4 maggio: meno di 100mila gli attuali positivi, decessi sotto quota 200(194)

---04-05-20

 

Il bilancio: calano ricoverati e le persone in isolamento domiciliare, 174 i morti
Mappa Prevalenza dei casi e incremento---03-05-20

“Il mostro non è ancora stato domato, se ci sfugge di mano è una strage”. A parlare a un giorno dall’inizio della cosiddetta Fase 2 è il direttore dell’Unità operativa di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Rimini, il dottor Giuseppe Nardi. In un video-appello, pubblicato dal sito del Comune romagnolo, il primario ricorda che “la situazione è migliorata rispetto a marzo”, ma che “siamo ancora lontani dall’aver superato il problema dell’epidemia”. Dopo un excursus sui numeri, nel quale sottolinea che “ancora è occupato un numero di posti letto in rianimazione superiore alla normale capienza”, Nardi lancia un monito ai cittadini. “Noi ci siamo battuti per voi, ora abbiamo bisogno del vostro sacrificio – dice alle telecamere – rimanete a casa, non fatemi trasportare da aperture che a volte hanno solo un significato pubblicistico. Dovete avere pazienza”.

Da Fca a Ferrero e Mediaset: ecco i gruppi italiani con sede in Olanda. E la Ue vieta di escluderli dagli aiuti pubblici per l’emergenza

 

 

Coronavirus, il documento dell’Iss che ha convinto il governo: “Se si riapre tutto l’8 giugno 151mila ricoverati in intensiva” 

Il documento proviene dall’Istituto superiore di sanità, da una settimana è nelle mani del governo e del Comitato tecnico scientifico (che lo ha adottato) e spiega la scelta dell’esecutivo di procedere alla “fase 2” con molta cautela e scadenzando le riaperture fino a settembre (le scuole) e oltre (il comparto degli spettacoli dal vivo).

Lo studio propone 92 possibili scenari e il più drammatico è alla lettera A. Se riaprissimo quasi tutto, il tasso di riproduzione del virus Rt (cioè la previsione del numero medio di contagi a partire da una persona che ha contratto il virus, ndr) tornerebbe sopra 2, tra il 2,06 e il 2,44 per una media di 2,25 e le terapie intensive, che pure sono state potenziate, sarebbero di nuovo al picco in meno di 40 giorni, l’8 giugno. A quella data, o intorno ad essa, gli ospedali italiani si troverebbero a fronteggiare 151mila ricoveri in terapia intensiva. Che diventerebbero complessivamente più di 430mila entro la fine dell’anno. Per dare un termine di paragone: il picco raggiunto il 3 aprile è stato di 4068 ricoverati in terapia intensiva. Questo accadrebbe facendo ripartire industria, edilizia e commercio collegato ma anche hotel e ristoranti senza limiti d’età per i lavoratori, senza telelavoro, con le scuole aperte e il ritorno alla normalità nel tempo libero e nell’uso dei mezzi pubblici. “Riaprire le scuole – si legge nel report – innescherebbe una nuova e rapida crescita dell’epidemia. La sola riapertura delle scuole potrebbe portare allo sforamento del numero di posti letto in terapia intensiva”.

Lo scenario 1 – con le scuole aperte ma senza far ripartire i settori produttivi, l’attuale quota di telelavoro e i movimenti nel tempo libero e l’impiego dei mezzi pubblici al 10% – porterebbero il tasso Rt a 1,33 di media (1,22-1,44): le terapie intensive raggiungerebbero il picco il 20 ottobre. Lo scenario C invece delinea l’ipotesi di far ripartire le attività industriali, l’edilizia, il commercio e anche ristoranti e hotel, fermi restando il telelavoro e le scuole chiuse ma senza limiti nel tempo libero e nei trasporti: Rt andrebbe a 1,69 (1,54-1,83) e il culmine per le terapie intensive avverrebbe il 31 agosto. Sarebbe però peggiore lo scenario B: tutto aperto senza telelavoro, ma con le scuole chiuse. Tasso Rt all’1,86 (1,66-1,97) e 110mila persone in terapia intensiva all’8 agosto.

Fin qui gli scenari senza limitazioni per fasce d’età. Ma anche con una scelta drastica come tenere lontani dal lavoro tutti gli over 50 ed evitare gli spostamenti extralavorativi degli over 60 (scenario 23), Rt salirebbe sopra 1: la stima è 1,01 (tra 0,92 e 1,09) in caso di riapertura generalizzata dei settori produttivi ma non dei ristoranti, senza riaprire le scuole né consentire piena libertà di movimento nel tempo libero. Tutte le combinazioni possibili sono considerate.

Nelle raccomandazioni finali il Comitato tecnico scientifico sottolinea che “persistono nuovi casi di infezione”, avverte che “le stime attuali di R0” sono “comprese tra 0,5 e 0,7” e che “se R0 fosse anche di poco superiore a 1 (ad esempio nel range 1,05-1.25) l’impatto sul sistema sanitario sarebbe notevole”. Di conseguenza “lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”. Pertanto il Cts suggerisce di riaprire solo “edilizia, manifattura e commercio correlato alle precedenti attività”, evitando “situazioni che generano forme di aggregazione (es. mercati e centri commerciali)” e “assumendo un’efficacia della protezione delle prime vie respiratorie”, cioè le mascherine.

Restano tuttavia “incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate”, si legge ancora nelle raccomandazioni. L’ultima condizione riguarda i “sistemi di monitoraggio della circolazione dell’infezione e sorveglianza attiva”. Vedremo se funzioneranno.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/04/28/se-si-riapre-tutto-le-terapie-intensive-in-crisi-l8-giugno/5784212/

I dati di oggi: 194 vittime, ma si aggiungono anche 280 morti di aprile: totale 474--02-05

Numeri stabili rispetto ai giorni scorsi, un nuovo caso ogni 29 tamponi fatti. In Piemonte +495 casi risptto ai +533 della Lombardia, ma con quasi la metà dei tamponi

L'incremento settimanale dei casi regione per regione
L'incremento settimanale dei casi regione per regione

I dati di oggi: 192 vittime, ma si aggiungono anche 282 morti di aprile: totale 474

 

Sono 1.900 i nuovi casi di coronavirus in Italia, per un totale di 209.328, mentre continua a scendere il numero di persone attualmente positive, anche se il dato di oggi è in rallentamento rispetto a ieri: sono scesi a 100.704, con un decremento di 239 persone (ieri erano stati -608 i malati rispetto al giorno precedente), secondo i dati forniti dalla Protezione Civile. Si registrano anche 1.665 guariti nelle ultime 24 ore, numero che nel complesso fa salire a 79.914 il numero di coloro che si sono ripresi dopo aver contratto il virus. Notizie negative arrivano invece dal numero di decessi giornalieri che torna a crescere: 474 in un giorno, per un totale di 28.710.L’aumento dei casi totali di coronavirus In Italia nelle ultime 24 ore si concentra in Lombardia (+533), in Piemonte (+495) e in Emilia-Romagna (+206). Ci sono regioni dove i casi aumentano pochissimo come Umbria (+1), Molise (+1) e Sardegna (+2). Nessun caso registrato in Calabria. Nel Lazio i nuovi positivi sono 84.Lombardia: guanti sui mezzi pubblici – Il presidente Attilio Fontana ha firmato due nuove ordinanze con indicazioni per la ‘fase 2’ e per il trasporto pubblico locale valide dal 4 maggio. È confermato l’obbligo dell’uso delle mascherine o di altri indumenti per coprire naso e bocca e vengono emanate disposizioni specifiche per i mercati all’aperto – possono aprire “a condizione che il Sindaco del comune di riferimento adotti e faccia osservare un piano per ogni specifico mercato” – e per il commercio al dettaglio. L’accesso “è consentito ad un solo componente per nucleo familiare, fatta eccezione per la necessità di recare con sé minori, disabili o anziani”, gli esercenti devono mettere a disposizione dei clienti guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per le mani, i gestori dei supermercati hanno la raccomandazione di rilevare la temperatura corporea dei clienti e del personale. A bordo dei mezzi di trasporto pubblico è obbligatorio l’utilizzo di guanti e mascherine. I sedili da non utilizzare sono contrassegnati da segnali ben visibili. Igienizzazione, sanificazione e disinfezione dei mezzi, infrastrutture e stazioni vengono effettuate almeno una volta al giorno.

 

I dati del contagio in Italia – Si riducono ancora malati e ricoverati, cala il numero dei morti: 289---01-05-2020

Boss scarcerati e rivolte nelle carceri, lascia il capo del Dap Francesco Basentini dopo le polemiche e le proteste 01-05-20

Le distanze, le ore di punta e i controlli: tutte le incognite del trasporto pubblico nella Fase 2. “Sistema regge se 40% resta in smartworking”01-05-20----

Zaia: "Veneto può riaprire tutto: a settembre 30mila tamponi al giorno"

Il governatore: "Noi non ritiriamo le nostre ordinanze, al governo dico che serve un piano per aiutare i genitori che tornano al lavoro e che non possono seguire i figli a casa"

Di Battista: “Disinnescare Renzi. Altri più potenti brigano per un governo tecnico”. Boccia: “Escludo governo del Pd senza M5s”---01-05-20

 

Usa: 60mila decessi, ma mezza America riapre. In Uk morto il 33% dei ricoverati per Covid-19. Germania, è record per la cassa integrazione---30-04-20

Nuovi casi scendono sotto quota 2mila, nuovo record di guariti e meno di 300 morti. Borrelli: “Oggi è l’ultima conferenza stampa”---30-04-20

Bce, Lagarde: “Spread? Continueremo a usare flessibilità, non tollereremo frammentazione Eurozona. Omt adatte nel 2012, ora c’è il Pepp”---30-04-20

 

Covid, quadro stabile: aumentano i guariti e diminuiscono ricoverati. Ma ancora 323 morti. Migliora la Lombardia, non il Piemonte---29-04-20

Sono salite a 27.682 le vittime, con un incremento di 323 in un giorno. Ieri l’aumento era stato di 382. I guariti, invece, sono 71.252, con un incremento di 2.311 rispetto a ieri, quando l'aumento era stato di 2.317 unità. Prosegue ancora il trend in calo dei ricoveri in terapia intensiva.

Resta stabile la situazione del contagio in Italia, pur confermandosi il calo dei malati per coronavirus. Sono complessivamente 104.657, 548 meno di ieri. La diminuzione ieri era stata di 608 mentre lunedì c’era stato un decremento di 290 malati. Sono salite a 27.682 le vittime, con un incremento di 323 in un giorno. Ieri l’aumento era stato di 382. I guariti, invece, sono 71.252, con un incremento di 2.311 rispetto a ieri, quando l’aumento era stato di 2.317 unità. Prosegue ancora il trend in calo dei ricoveri in terapia intensiva per coronavirus: ad oggi sono 1.795, 68 in meno rispetto a ieri. Di questi, 634 sono in Lombardia, 21 in meno rispetto a ieri. Dei 104.657 malati complessivi, 19.210 sono ricoverati con sintomi, 513 in meno rispetto a ieri, e 83.652 sono quelli in isolamento domiciliare. In Italia, infine, i contagiati totali (vale a dire gli attualmente positivi al coronavirus, le vittime e i guariti) sono 203.591, con un incremento rispetto a ieri di 2.086. L’aumento ieri era stato di 2.091. Il dato è stato reso noto dalla Protezione civile. Nel frattempo, migliora la situazione in Lombardia (+1,1%), che ora segue il trend nazionale del contagio (+1,03%). Continua a preoccupare, invece, il Piemonte: +1,6%.

 

Il coronavirus affonda il Pil Usa: -4,8% nel primo trimestre. Primo calo dal 2014---29-04-20

Borse positive in attesa delle mosse di Fed e Bce. Piazza Affari recupera, spread stabile

Fitch declassa l’Italia a BBB-, il debito a un gradino dal livello spazzatura. Gualtieri: "I nostri fondamentali sono solidi"
La scheda Le a genzie di rating e la pagella ai Paesi: ecco perché Fitch ha tagliato e cosa comporta per i Btp---29-04-20

Fase 2, Papa Francesco sconfessa la Conferenza episcopale italiana e sostiene la linea di Conte: “Prudenza e obbedienza alle disposizioni”

“In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”. Nel dibattito sulla partecipazione dei fedeli alle messe nella fase 2, quella della convivenza col coronavirus, Papa Francesco sconfessa la Conferenza episcopale italiana e si schiera a sostegno del premier Giuseppe Conte. A Bergoglio sono bastate poche parole, all’inizio della sua consueta messa mattutina nella cappella della sua residenza, Casa Santa Marta, per dissociarsi totalmente dal duro scontro tra la Cei e il governo.

Uno scontro che non si vedeva da decenni, innescato dall’assenza, nel decreto dell’esecutivo sulla fase 2, della possibilità dei fedeli di poter partecipare alle messe: “I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto“. Posizione sulla quale, dopo il duro comunicato della Conferenza episcopale italiana e le proteste di due partiti della maggioranza, Italia Viva e Pd, il premier sembra aver fatto dietrofront con al vaglio l’ipotesi di concedere inizialmente messe all’aperto. Anche prima del 25 maggio, tempo indicato dal Comitato tecnico scientifico. Ma il confronto con la Cei è ancora tutto in salita.

Di certo le parole di Francesco, che ha ricevuto Conte in pieno lockdown, il 30 marzo, segnano un punto a favore dell’inquilino di Palazzo Chigi. Anche L’Osservatore Romano, il quotidiano del Papa, non ha per nulla criticato il governo, pubblicando in prima pagina un articolo di cronaca che si limita a riportare il comunicato della Cei. Segnale eloquente che da Casa Santa Marta è arrivato un alt, fermo e chiaro, alle polemiche con Conte. Tutto ciò nonostante sia stata la Segreteria di Stato vaticana a dare il via libera alla Cei di innescare lo scontro con Palazzo Chigi. Così come non mancano reazioni abbastanza dure contro il governo da parte dell’episcopato italiano. Dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi europei e per dieci anni alla guida della Cei, che definisce una “disparità di trattamento inaccettabile” la decisione del governo di aprire i musei e di vietare le messe.

Parole ancora più forti arrivano dal vescovo di Ascoli Piceno, monsignor Giovanni D’Ercole, che afferma che “è una dittatura quella di impedire il culto perché è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Su questo non possiamo fare sconti. La Chiesa non è il luogo dei contagi. I funerali ce li avete fatti fare come dei cani. La gente ha sofferto”. Per Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, il quotidiano della Cei, “gli errori si possono fare e si possono riparare. Dimostrarlo, nel tempo lungo della corresponsabilità che ci sta davanti, darà più forza e più serenità a tutti”. E ha aggiunto: “Sarà molto difficile far capire perché, ovviamente in modo saggio e appropriato, poco a poco si potrà tornare in fabbriche e in uffici, entrare in negozi piccoli e grandi di ogni tipo, andare in parchi e giardini e invece non si potrà partecipare alla messa. Sarà difficile perché è una scelta miope e ingiusta. E i sacrifici si capiscono e si accettano, le ingiustizie no”.

Affermazioni abbastanza nette anche da Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000, l’emittente della Cei: “La cosiddetta fase due prevede già la riapertura di fabbriche, uffici, bar, parrucchieri, giardini ma non la celebrazione delle funzioni religiose al di là, ed era ora, dei funerali. L’esercizio del culto, che riguarda i fedeli di tutte le religioni, nel decreto del governo viene regolamentato nello stesso comma che disciplina le sale bingo. È bene ricordare l’importanza della libertà religiosa espressamente tutelata dall’articolo 19 della nostra Costituzione a vantaggio di tutti. Ma, al di là dei profili giuridici, rimane la sostanza della questione”.“La Cei – ricorda Morgante – ha destinato centinaia di milioni di euro per interventi di sostegno sul territorio, a partire dalle strutture sanitarie in seria difficoltà. Si tratta della stessa Chiesa che oggi, dopo aver rispettato da subito rigorosamente e con non pochi sacrifici le prescrizioni delle pubbliche autorità in materia di tutela sanitaria, chiede di poter tornare a celebrare messa con il popolo organizzando, in sicurezza, senza imprudenze o superficialità, la vita delle proprie comunità”. Parole sulle quali, però, pesa la ferma e chiara presa di posizione del Papa.


 

 

 

Raggiunti i 200mila casi, meno nuovi contagi, decessi 382Lombardia, tornano a crescere i positivi

Raggiunti i 200mila casi, meno nuovi contagi, decessi 382
Lombardia, tornano a crescere i positivi---28-04-20

"Epidemia lunga un anno, 70 mila vittime". Tutti i rischi della fase 2 senza tamponi. Lo studio italiano su Nature Medicine di ELENA DUSI

Il report che ha convinto il premier: "Con riapertura totale 151mila in terapia intensiva"
Conte: concreto rischio ritorno contagio

Le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico che hanno ispirato l'ultimo decreto
TUTTI I DATI La sola riapertura delle scuole porterebbe quasi 50 mila in rianimazione

 

 

Meno di 2 mila ricoverati in terapia intensiva per la prima volta dopo 42 giorni
 

I dati odierni confermano trend in calo dei

 contagi. Nelle ultime 24 ore ancora 333 decessi----27-04-20

"Epidemia di oltre un anno e 70 mila vittime". Tutti i rischi della fase due senza tamponi

"Epidemia di oltre un anno e 70 mila vittime". Tutti i rischi della fase due senza tamponi

Lo studio di un gruppo di atenei italiani su Nature Medicine. Giulia Giordano, dell'università di Trento: "Un allentamento senza regole porterà a un continuo aumento dei contagi. Con tamponi e tracciamento dei contatti, potremmo compensare la fine del lockdown. E il tasso di replicazione resterebbe simile all'attuale"

Epidemia ancora in pieno corso alla fine dell'anno, conto delle vittime che solo nel primo anno arriva a 70 mila. E’ quel che potrebbe accadere in Italia nella Fase 2. A disegnare le curve non è solo il Comitato Tecnico Scientifico, che orienta le scelte del governo e che prevede una possibile nuova crisi delle rianimazioni l’8 giugno, se l’attenzione non resterà alta.

Questa volta i dati arrivano da una ricerca universitaria, cui collaborano ingegneri delle università di Trento, di Udine e del Politecnico di Milano, insieme con i medici del San Matteo di Pavia, incluso Raffaele Brunol’infettivologo che ha curato il “paziente uno”, il 38enne Mattia. Lo studio, ricco di curve e di scenari, è pubblicato su Nature Medicine. Giulia Giordano, ingegnere dell'università di Trento, ne è la prima autrice.

"Abbiamo fatto almeno tre ipotesi diverse. Con il mantenimento di un lockdown ferreo l’epidemia si esaurirebbe in uno-due mesi. Passando alla fase due senza tamponi e senza controllo dei contatti potremmo arrivare a 70 mila vittime e i contagi resterebbero sostenuti: alla fine dell'anno l'epidemia sarebbe ancora in corso e la conta dei morti continuerebbe nel 2021. Allentando il lockdown, ma mantenendo l’attenzione estremamente alta sui nuovi focolai, con test fatti rapidamente ed estensivamente, l’epidemia resterebbe più o meno ai livelli di contrazione attuale, con un tasso di replicazione di 0,77, leggermente superiore a quello di oggi, e si concluderebbe entro l'anno con un numero totale di vittime fra 30 e 35 mila".Come disegnate questi scenari?
"Abbiamo messo insieme competenze diverse: mediche, matematiche e ingegneristiche. Io in particolare mi occupo di sistemi di controllo. La mia specialità è prendere dati e formalizzarli all'interno dei modelli. Ma trattandosi di un virus nuovo, i medici del San Matteo ci hanno aiutato a tracciarne le caratteristiche. Con i numeri dei contagi del primo mese, abbiamo creato un modello che è in grado di riprodurre i dati e anticipare anche l’andamento dell’epidemia nel futuro. Modificando alcuni parametri, come appunto la rigidità del distanziamento sociale, siamo in grado di vedere come reagiranno le curve"."Abbiamo tenuto conto anche degli asintomatici che non ricevono un test. Nessuno conosce il loro numero preciso, nella realtà, ma ci siamo basati sul censimento di tutta la popolazione fatto a Vo'. Calcoliamo che i non diagnosticati siano fra il 30 e il 40% dei contagiati. Il picco fra i pazienti diagnosticati sarebbe stato raggiunto in Italia tra il 15 e il 20 aprile, quello fra i positivi in totale, inclusi i non diagnosticati, circa una settimana prima. Ma nello scenario peggiore vediamo che la curva continuerebbe a salire. E quel che oggi chiamiamo picco verrebbe presto superato da un nuovo aumento dei contagi".


Nel vostro studio parlate di "tracciamento aggressivo". Quali sono esattamente le misure di controllo dell'epidemia che eviterebbero lo scenario peggiore?
"Tutte le misure che permettono di identificare precocemente i positivi e interrompere le catene di contagio, oltre a un rispetto ferreo delle regole d'igiene e della distanza fra le persone. Non distinguiamo fra app o altri metodi. Ma confidiamo che lo strumento principale resterà il tampone, da fare il prima possibile a tutti i sospetti contagiati e ai loro contatti".
 


 

 

 

Dal 4 maggio sì agli incontri con i parenti (con mascherina). Il 18 riaprono i negozi e dal primo giugno bar e ristoranti Il testo

Consentita attività motoria individuale e rientri a casa per chi è rimasto bloccato. Resterà l'autocertificazione. No alle messe, sì ai funerali ma solo per i parenti stretti

Il DPCM del 26 aprile 2020

Se hai difficoltà a visualizzare il contenuto nel box qui sotto, clicca su questo link per scaricare la versione pdf del documento completo

 

Il bilancio del 26 aprile: cala il numero di morti (260), ma tornano a crescere i malati. 26-04-20

Dopo giorni di flessione, aumentano gli attualmente positivi. Calano i ricoverati. I guariti sono circa 1800. Il Piemonte è la regione dove il rapporto nuovi casi su tamponi effettuati è più alto. Tutti i dati regione per regione a cura di ALESSIO SGHERZA

In Lombardia torna a salire il numero dei contagi. 56 vittime

Continua a diminuire il numero dei ricoverati in terapia intensiva e nei reparti Covid-19

 

Nel mondo oltre 200mila morti e 2,8 milioni di casi. L'Oms: niente prove che i guariti diventino immuni--25-04-20

Bollettino: un nuovo caso ogni 27 tamponi, livello mai così basso. Ancora 415 morti

Cala la percentuale di nuovi malati in Lombardia. Tutti i dati regione per regione: nessun morto in Calabria, una sola vittima in Molise, Basilicata, Val d'Aosta, Sardegna e Umbria  25-04-20

Altri 420 morti, ma calano ancora ricoverati e positivi. Milano in controtendenza: contagi due volte la media. 24-04-20---In tutta Italia altri 3200 casi, tasso all’1,56 in

 leggera crescita su giovedì. I morti sono quasi 26mila, ma continua a calare la pressione sugli ospedali. Dati negativi nel capoluogo lombardo: crescita torna al 3,4%---Disoccupazione in aumento all’11,6%, redditi giù del 5,7%. Se nella seconda parte dell’anno l’epidemia rialza la testa serviranno nuove chiusure e andrà ancora peggio: pil a -10,6%

 

'Recovery Fund urgente', ok Ue alla richiesta di Conte.
Merkel: "Tutti d'accordo sullo strumento, il disaccordo è su come finanziarlo"
24-04-20

Svolta Bce: accetterà obbligazioni "spazzatura" e anche i bond delle imprese

La scelta della Banca centrale europea mette al riparo il debito dei paesi membri più a rischio da eventuali bocciature delle agenzie di rating. La decisione coinvolge anche i bond delle imprese.  Alla vigilia del Consiglio europeo chiamato a decidere come e quanto l’Europa aiuterà i Paesi membri alle prese con il coronavirus, la Bce compie un altro passo per fronteggiare lo choc economico e finanziario che ne deriva. Il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde, riunito in videoconferenza, ha stabilito che la banca centrale accetterà anche i titoli di Stato e i bond societari con rating “junk” (anche detti “spazzatura”, perché senza le caratteristiche che li rendono adatti agli investitori istituzionali) a garanzia della liquidità che fornisce alle banche.

La decisione riguarda tutti i titoli che avevano un merito di credito “investment grade”, superiore a quello junk, al 7 aprile, e li mette al riparo da eventuali tagli del rating. La mossa, presa in passato per il debito della Grecia, arriva dopo una serie di misure espansive della politica monetaria di Francoforte, che ha lanciato acquisti per 750 miliardi di euro sui titoli sovrani europei a fine marzo. Si tratta di un’iniziativa che potrebbe interessare l'Italia, dove il debito pubblico aumenterà in modo rilevante per le misure di argine e di rilancio del Covid 19, e con un Pil 2020 stimato in calo attorno al 10%. Il rating del Btp nazionale si posiziona due gradini sopra il livello spazzatura secondo S&P, che giusto nelle prossime ore rivedrà il suo giudizio. Siamo invece solo un gradino sopra il junk per Moody's, chiamata a esprimersi a giugno.Il rifiuto dei titoli a garanzia della liquidità Bce, che relegherebbe le banche locali alla più costosa ricerca di liquidità d'emergenza 'Ela', scatta quando il junk è sancito da tutte le quattro principali agenzie di rating (ci sono anche Fitch e Dbrs). Una prospettiva lontana. Ma quando i mercati sono nervosi è meglio muoversi con prevedibilità e in anticipo. E il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco è proprio una spia tra le più osservate a Francoforte, dato che l’Eurotower in queste settimane è il principale (e tra gli unici) compratore di titoli di Stato italiani.

Alcuni ritengono che la nuove misura della Bce preluda a un altro ennesimo rilancio della Bce sugli acquisti di debito per fronteggiare la crisi innescata dal Covid-19. Lo si capirà solo dopo il consiglio dell’Eurotower del 30 aprile: anche se le ipotesi per cui, come già accade per centinaia di miliardi messi in campo negli Usa e scaricati sulla Fed, anche la banca centrale dell’Europa possa alzare la posta messa sul tavolo con le misure di acquisto del debito attuali, già pari a 1.100 miliardi, fin quasi a raddoppiarla, tenendo sul proprio bilancio quegli oneri sine die.

https://www.repubblica.it/economia/finanza/2020/04/22/news/svolta_della_bce_accettera_anche_le_obbligazioni_spazzatura_-254747934/?ref=RHPPTP-BH-I254819593-C12-P4-S5.3-T1

Coronavirus, Vincenzo De Luca: "Mi hanno chiesto se ripartirà la movida. Si sono bevuti il cervello"

L'Italia inizierà a breve a riaprirsi. E così il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, ha spiegato in una diretta Facebook cosa dovranno aspettarsi i cittadini della sua regione: una prima ripresa delle attività economiche e una riapertura delle città. "Chiarisco che il rigore nei comportamenti dovremo mantenerlo: sarà obbligatorio dopo il 1 maggio indossare le mascherine", ha specificato. "Non è che torniamo a tre mesi fa... Lo dico perché qualcuno mi ha mandato delle lettere: 'Ma con queste decisioni non è che noi possiamo riprendere la movida?'. La mia risposta è semplice: ma tu sei scemo? C'è gente che si è bevuta il cervello e che non ha ancora capito che noi riprendiamo con un contesto di prudenza", ha aggiunto il governatore.

 

Cura Italia: ok Camera a fiducia con 298 sì


 

 

 

 

Con il Cura Italia, a metà marzo, il Governo ha stanziato 25 miliardi per il contrasto al coronavirus, intervenendo sul potenziamento del Sistema sanitario, sostegno all'occupazione e ai lavoratori

 

Con 298 sì, 142 no e 2 astenuti la Camera ha concesso la fiducia al governo posta sul decreto legge Cura Italia. Dopo una breve sospensione la seduta proseguirà con l'esame degli ordini del giorno. Per domani è atteso il voto finale.

La seduta, quindi, riprenderà domani mattina alle 8,30 con l'illustrazione e il voto sugli ordini del giorno. A seguire si svolgeranno le dichiarazioni di voto e il voto finale. Con il via libera di domani da parte della Camera il decreto diventa legge. Non c'è una indicazione precisa sull'orario del voto definitivo in quanto in Conferenza dei capigruppo non si è raggiunto un accordo.
 

 

Sull'ammissibilità degli odg c'è stato poi un battibecco tra il presidente di turno, Ettore Rosato, e FdI. Dura la replica di Rosato: "Assicuro che mai nessuno della presidenza prende o prenderà mai in giro" i deputati e l'Aula, "e la presidenza mai utilizzerà in maniera strumentale una pausa dei lavori per favorire interessi di parte".

Con il Cura Italia, a metà marzo, il Governo ha stanziato 25 miliardi per il contrasto al coronavirus, intervenendo sul potenziamento del Sistema sanitario, sostegno all'occupazione e ai lavoratori, supporto al credito per famiglie e pmi, sospensione degli obblighi fiscali. Molte delle misure, adottate per coprire la falla provocata dall'emergenza sanitaria, sono state poi riprese e modificate nei successivi decreti.

Dopo averla posta al Senato in prima lettura, per velocizzare i tempi in mancanza di un accordo fra maggioranza e opposizione, con la fiducia alla Camera il Governo ha avviato, ora, il provvedimento al voto finale in Parlamento.

 

Recovery Fund, Mes, Sure e nuovo bazooka Bce: cosa c'è nell'arsenale europeo anti crisi da oltre 2000 miliardi Videoscheda

 

Il bilancio: un solo nuovo contagio ogni 25 tamponi, il dato più basso da inizio epidemia. 464 i morti, 2600 nuovi positivi. 23-04-20

Più di un milione di euro per la nave-ospedale di Toti. Un posto letto? A terra costa fino a dieci volte di meno. L’accordo con l’armatore Aponte prevede una spesa di 1,3 milioni per il primo mese e mezzo, a carico della Protezione civile. “Tetto massimo, si spenderà meno”, assicurano da Roma. Il governatore: “Può ospitare fino a 300 persone”. Ma in Liguria ci sono diverse strutture libere dove i posti letto sarebbero costati molto meno. Il Pd: “Operazione pubblicitaria”

Mafia e virus – Ora pure Raffaele Cutolo vuole tornare a casa: chiesti gli arresti domiciliari. Di Matteo: “Lo Stato sembra cedere al ricatto”

Le anticipazioni sul Def: scostamento deficit da 55 miliardi, la crescita a -8 per cento

Il ministero dell’Economia prevede un disavanzo al 10,3% del Pil. L'anno prossimo il rimbalzo dell’economia sarà del 4,7 per cento

Sono ore frenetiche per la stesura del Def. Non è ancora certo che il Consiglio dei ministri convocato per approvarlo si riunisca oggi, ed è possibile che slitti a domani o addirittura al week end. Ma nel frattempo trapelano le cifre del Documento, sulla portata dello scostamento di bilancio e sulla dimensione delle misure che saranno contenute nel nuovo decreto (il cosiddetto dl aprile) per affrontare l'emergenza.
 
Ecco le principali: il ministero dell'Economia prevede un calo del Pil nel 2020 dell'8%, mentre nel 2021 immagina un secco rimbalzo, con un +4,7%. Nel 2020, il deficit tocca le due cifre e si attesta, questa la previsione, al 10,3%. Lo scostamento di bilancio complessivo è di 55 miliardi, dunque diversi miliardi di più di quelli ipotizzati inizialmente da Roberto Gualtieri. Nel complesso, il saldo netto da finanziare è di 161 miliardi di risorse, tra cui 50 da Cassa depositi e prestiti e 30 di garanzie. Il Mef è al lavoro per gli interventi necessari per superare l'emergenza. Tra questi, 2,3 miliardi saranno dirottati per la Salute, soprattutto per il potenziamento delle terapie intensive. E 274 milioni saranno impiegato per azzerare l'Iva sui dispositivi medico sanitari. Un miliardo e mezzo andrà alla Protezione civile, 130 milioni alla sicurezza e 90 alla Difesa.

Per la Cig serviranno 13 miliardi. La disoccupazione per colf e badanti "congelate" impegnerà per 1,3 miliardi, mentre 500 milioni serviranno per i congedi parentali e bonus baby-sitter. In agenda anche il rinnovo del sostegno mensile per gli autonomi: è rifinanziato per i prossimi due mesi. Il primo mese costerà 4 miliardi, il secondo 3 miliardi: in tutto 7 miliardi di intervento in sessanta giorni. l decreto 2,5 miliardi saranno dedicati al Turismo, 270 milioni allo sport. E ancora: 4,1 miliardi ai Comuni, 2 alle Regioni. Altri 2,5 miliardi, invece, saranno distribuiti mediando tra le richieste dei dicasteri: 1 miliardo, ad esempio, sarebbe la richiesta per Ferrovie; 2 mld per l'agricoltura, 1,4 per l'adeguamento edilizio delle scuole; 380 milioni per la disabilità. 

Credito alle imprese, protezione degli asset italiani e rinvio delle scadenze fiscali: via libera al dl liquidità. Conte: ‘400 miliardi di garanzie, iniziativa poderosa’ 06-04-20

“Un’enorme potenza di fuoco”. Sono queste le parole che Giuseppe Conte utilizza per presentare l’ultimo decreto approvato dal consiglio dei ministri per combattere l’emergenza economica legata al coronavirus. ”Diamo liquidità immediata per 400 miliardi di euro alle nostre imprese”, ha esordito il premier in conferenza stampa

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/14/dl-liquidita-via-libera-dalla-commissione-ue-online-il-modulo-per-chiedere-la-garanzia-del-100-su-prestiti-fino-a-25mila-euro/5769144/

 

Confindustria: ‘Pil a -6% se si riapre a maggio’. Ma al Nord è boom di deroghe per le imprese. Dalla Banca d’Italia 8,9 miliardi allo Stato. 31-03-20

Coronavirus – Verso ok a spostamenti dal 4 maggio, non tra regioni. Dall’11 riapertura dei negozi al dettaglio, a seguire bar e ristoranti. 23-04-20

Un “allentamento” della stretta, ma non uno “stravolgimento” delle misure di contenimento del Covid-19. Il piano messo a punto dalla task force guidata da Vittorio Colao, alla base della Fase 2, “prevede una ripartenza sempre all’insegna della massima cautela” nella consapevolezza che si dovrà sempre tenere sotto controllo la curva epidemiologica e “non farsi trovare impreparati in caso di una possibile risalita”, spiegano fonti di Palazzo Chigi dopo una giornata di incontri. Prima con gli esperti coordinati dall’ex manager di Vodafone, poi le parti sociali, quindi la cabina di regia con RegioniAnci e rappresentan. Saracinese su per i negozi l’11, poi bar e ristoranti – Tradotto nella pratica: il 4 maggio sarà possibile uscire da casa e spostarsi solamente all’interno della regione di residenza, ma le aperture si conteranno con il contagocce. Per dire: è previsto che i negozi al dettaglio possano alzare la saracinesca da metà di maggio, solo dopo toccherà a bar e ristoranti. Insomma, l’ipotesi è che nel giorno più atteso dall’inizio del lockdown queste attività restino ancora ferme ma con la possibilità di eccezioni, come consentire la vendita da asporto per la ristorazione, che si aggiungerebbe alle consegne a domicilio, già permesse. Non sarebbero ancora definite date, ma un’ipotesi sarebbe far riaprire i negozi dall’11 maggio, la ristorazione una settimana dopo. L’ufficialità, come anticipato dal premier, arriverà entro la settimana e indicherà nel dettaglio il programma nazionale. Dovrebbe farlo tra venerdì e sabato. Con una specifica, anticipata dal ministro della Salute Roberto Speranza, che durante l’incontro con le Regioni avrebbe spiegato che bisognerà adattare alla evoluzione del livello R0 le scelte sia in termini di nuove aperture che di eventuali ritorni a chiudere.La posizione di sindacati ed enti locali – CgilCislUil hanno ribadito che il protocollo dello scorso 14 marzo “deve restare punto di riferimento imprescindibile per garantire la sicurezza dei lavoratori coinvolti, quale condizione necessaria a riprendere la produzione e a dare un futuro al Paese”. I dispositivi di sicurezza, gli strumenti di screening, le attività negli appalti, ad esempio, ad oggi – dicono – “non sono ancora sufficienti per garantire quella condizione. Così come si pone un problema di assicurare il distanziamento sociale sui mezzi di trasporto pubblico che saranno utilizzati dai lavoratori”. Stesse richiesta da parte dell’Anci: quattro le richieste avanzate dal presidente Antonio Decaro. La prima riguarda le mascherine, “su cui non ci possono essere speculazioni”. E per questo “è necessario fissare un prezzo calmierato”. Secondo punto: “fissare una capienza massima” sui mezzi pubblici usati dai lavoratori, ai quali andranno proposti anche “incentivi all’acquisto di bici e monopattini elettrici”. Un’ultima richiesta riguarda i figli di chi tornerà al lavoro: “Pensiamo – ha detto Decaro – che si debbano estendere il bonus baby sitter e autorizzare le attività del terzo settore ad accogliere i bambini”. Sul tema dei mezzi pubblici, durante la cabina di regia, è intervenuta anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi, avvisando che c’è “la necessita di un ristoro per la mancata bigliettazione”, altrimenti “le aziende collassano e gli italiani restano senza servizi”. Sugli stessi temi si sono concentrate le richieste della Regione Lombardia, che chiede anche certezze sul “come” e “quando” si potrà ripartire.Cosa c’è nel memorandum della task force di Colao – Al centro dei vari incontri c’è sempre il memorandum della task force guidata da Colao, che ne ha illustrato a Conte il contenuto. Il documento è stato ultimato martedì sera in una riunione plenaria della commissione e ha al centro le modalità di riavvio delle attività produttive e il sistema del trasporti pubblici, sui quali – secondo Colao – tornerà circa il 15% di coloro che li utilizzavano prima della crisi sanitaria. La Fase 2 coinvolgerebbe tra i 2,7 e i 2,8 milioni di lavoratori e tra i tanti punti discussi ci sono appunto l’utilizzo dei mezzi pubblici nel rispetto delle disposizioni di sicurezza, l’aggiornamento del protocollo di sicurezza con i sindacati del marzo scorso che verrà discusso giovedì mattina, la questione della disponibilità e del prezzo dei dispositivi di protezione, su tutto le mascherine. L’elenco di proposte, insieme ai suggerimenti della comunità scientifica, verrà utilizzato dall’esecutivo per elaborare la propria strategia che, come detto, Conte ha promesso di annunciare entro la fine della settimana.

.La Fase due partirà dal 4 maggio, ma sul tavolo del governo c’è anche l’ipotesi di rimettere in carreggiata anche le attività produttive che sono in grado di garantire la massima sicurezza ai propri dipendenti già a partire dal prossimo 27 aprile. Non si tratterebbe, dunque, solo di estendere la cosiddetta lista Ateco in capo al ministero dello Sviluppo economico, “ma consentire a chi è nelle condizioni di farlo” di riaprire i battenti. L’idea che sarebbe stata avanzata, riferiscono fonti di governo, da Vittorio Colao nel corso della conference call ‘allargata’ di questa mattina con la regia di Palazzo Chigi. “Ogni valutazione dovrà essere affrontata con le parti sociali, per il momento si tratta di una possibilità”, chiariscono diverse fonti. Nel governo – e come detto c’è il “no” dei sindacati – però c’è chi nutre diversi dubbi, riconoscendo le difficoltà nell’individuare chi sia realmente pronto a ripartire: “E’ un gran casino“, riconosce uno dei ministri presenti alla riunione, stando alla ricostruzione fornita dalla Adnkronos. Perché oltre a individuare i requisiti necessari – dagli spazi nei reparti, ad esempio, ai dispositivi di protezione individuale – c’è da considerare il braccio di ferro con i sindacati che una decisione di questo tipo potrebbe innescare. “Quelle sul tavolo sono solo ipotesi – ha spiegato la stessa fonte – al momento di certezze non ce ne sono”.

Coronavirus, analisi dell’Istituto Cattaneo: “Il numero dei morti doppio rispetto a quanto comunicato dalla Protezione Civile”

Coronavirus, analisi dell’Istituto Cattaneo: “Il numero dei morti doppio rispetto a quanto comunicato dalla Protezione Civile”

Dati sottostimati, pazienti invisibili e morti non classificate. Da giorni il dubbio che l'epidemia di sia più vasta e profonda di quanto apparisse era presenti sui media e nelle richieste di sindaci e

Dati sottostimati. Pazienti invisibili e morti non classificate. Da giorni il dubbio che l’epidemia di Covid 9 sia più vasta e profonda di quanto apparisse era presenti sui media e nelle richieste di sindaci e amministratori. Oggi oltre alla pubblicazione dei primi dati Istat – che indica che il numero dei decessi al Nord è raddoppiato con una stima del 337% per la sola Bergamo – c’è l’analisi più ampia ed estesa a 1080 degli 8000 comuni italiani dell’Istituto Cattaneo di Bologna. Alla domanda su quanti decessi in più ha provocato l’epidemia nel nostro paese, l’Istituto risponde che “il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile“. Il confronto dei dati riguarda il periodo 21 febbraio-21 marzo e la media dello ste......Infatti al 21 marzo 2020 i pazienti deceduti positivi al Covid-19 erano 4.825, ma la differenza, rilevata dalla nostra analisi, tra i decessi nel 2020 e la media dei decessi nel periodo 2015-2019, per il periodo che va dal 21 febbraio al 21 marzo, era già 8.740. E questo valore fa riferimento a un campione che include solo mille degli oltre 8mila comuni italiani, equivalenti a 12,3 milioni di abitanti su un totale di 60,4 milioni. Anche sotto un assunto di massima prudenza, in base al quale nei rimanenti 7mila comuni non dovessero rivelarsi scostamenti rispetto alla mortalità media degli anni precedenti, il numero di decessi riconducibili a Coronavirus in Italia risulta comunque il doppio di quello a cui si arriva sulla base dei numeri relativi ai pazienti deceduti positivi al test per Covid-19, comunicati dalla Protezione Civile. Nelle regioni del Nord fino al 75% di morti in più – Il semplice confronto di questi due valori, spiegano i ricercatori, rivela le dimensioni della crescita della mortalità e la variabilità territoriale di tale crescita. In Lombardia il numero di morti nel periodo considerato è stato più che doppio rispetto allo stesso periodo nei cinque anni precedenti. In Emilia-Romagna la crescita è stata superiore al 75%, mentre in Trentino-Alto Adige e in Piemonte è stata comunque superiore al 50%. Il Sud e le Isole non risultano immuni a queste percentuali. La variazione del numero di morti, secondo l’analisi dell’Istituto nel Sud e Isole è stata del 40,2%, un valore pari a quello del Veneto, e superiore al 35% registrato dalla Liguria. I ricercatori hanno osservato anche la variazione nella mortalità tra uomini e donne. La maggiore vulnerabilità degli uomini al coronaviru è ormai nota. Ma per gli studiosi anche l’osservazione delle differenze nella crescita dei decessi tra uomini e donne rivela, tuttavia, l’esistenza di differenze territoriali non trascurabili. Queste sono molto consistenti nelle regioni del Nord (sono più che doppie in Trentino-Alto Adige), più deboli dove la crescita è stata relativamente più contenuta, come nel Centro Italia, nulle al Sud. La crescita dei decessi si è innescata tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo. Il numero di morti prende a salire rapidamente ben oltre i valori precedenti.

A iniziare è la Lombardia alla fine di febbraio, seguita dall’Emilia-Romagna ai primi di marzo. La crescita appare più lenta in Piemonte, in Veneto e nel Centro. Il caso del Sud merita qualche considerazione a parte. I dati confermano che anche al Sud e Isole, pur con dimensioni più contenute, già a partire dagli inizi di marzo, si era verificato uno scostamento rispetto all’andamento pre-crisi, e che un altro è iniziato dopo la fine della seconda settimana, e sarebbe ancora in corso.

Le città con più decessi. Non solo Bergamo– Le cronache dei giorni scorsi hanno riportato come alcuni città siano state più colpite. Nessuno dimentica la sfilata di mezzi militari impegnati a trasportare dal territorio di Bergamo decine di bare. La città lombarda e con Piacenza, Parma o Brescia, sono da tempo al centro dell’interesse degli osservatori. Ma ci sono altri centri PesaroCremona, Biella, sono rimasti finora lontani dai riflettori. La crescita della mortalità è stata superiore anche in altre aree, lontane da quelle considerate focolai di contagio, e che probabilmente questi decessi sono avvenuti tra le pareti domestiche e senza che venisse condotto il test per rilevare la presenza del virus. Anche nel caso delle città, le serie temporali rivelano lo scostamento della mortalità dall’andamento precedente all’emergenza. Nei comuni capoluogo considerati, la crescita dei decessi si innesca tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, e nella seconda settimana di marzo raggiunge un picco.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/01/coronavirus-listituto-cattaneo-il-numero-dei-morti-in-italia-e-raddoppiato-in-emilia-romagna-registrato-il-75-di-decessi-in-piu/5757156/

 

“La Cina ha fornito intenzionalmente numeri falsi su morti e contagiati”

 

Sia all’interno, sia all’esterno della Cina, c’è scetticismo sui dati comunicati da Pechino, che ha ripetutamente rivisto la sua metodologia per il conteggio dei casi, escludendo del tutto per settimane gli asintomatici. Solo oggi ne ha aggiunti più di 1.500 al suo totale. E anche un servizio del quotidiano cinese Caixin nei giorni scorsi ha ipotizzato, osservando le lunghe file nelle pompe funebri di Wuhan e le migliaia di urne trasportate ogni giorno nei loro magazzini, che i numeri delle vittime potessero essere molto più alti. Bloomberg sottolinea che non solo della Cina si pensa a dati sottostimati, bensì anche di Iran, Russia, Indonesia, Corea del Nord, Arabia Saudita ed Egitto.

Record di guariti: 2.943 in un giorno. 437 nuove vittime, contagi in leggero aumento. 437 morti in 24 ore: in totale sono più di 25mila. 22-04-20

 

Conte: “Riaprire tutto subito sarebbe irresponsabile. Entro domenica il piano nazionale per la fase due”. Arcuri: “Alternativa alla app è allungare il lockdown”.21-04-20

Il bilancio di oggi: calano ancora gli attualmente positivi, 534 morti.

Lombardia, morti in aumento: 203. Calano ricoveri e terapie intensive. Ma a Milano contagi ancora alti

Meno 50 ricoverati in un giorno in terapia intensiva, ma a Milano e provincia 408 casi positivi in 24 ore su 960 in tutta la Regione

Il bilancio della Protezione civile. I morti sono 454, i guariti 1.822, i nuovi positivi 2.256 20-04-20

 

Lopalco: "Non c'è solo R0 da tenere d'occhio". Così l'epidemiologo spiega gli indicatori chiave per la fase 2

Bisogna avere tamponi a sufficienza per affrontare eventuali focolai di ritorno, mettere in piedi un sistema di sorveglianza sul territorio ed essere capaci di ricostruire le catene di trasmissione per bloccarle il più rapidamente possibile. "Per decidere quando avviare la fase 2" contro l'epidemia da coronavirus "non mi fiderei del valore di R0" che indica quante persone infetta un paziente positivo al nuovo coronavirus, "né tanto meno del numero di casi che tende a zero". Pierluigi Lopalco, docente di Igiene all'università di Pisa e coordinatore della task force per le emergenze epidemiologiche della Regione Puglia, in un intervento sul portale 'Medical Facts' del virologo Roberto Burioni suggerisce anche altri parametri da considerare e spiega: "Servirebbe che almeno 4 o 5 degli indicatori" suggeriti, "che rappresentano solo un piccolo esempio, avesse un valore soddisfacente rispetto a uno standard"."Prima di allentare il lockdown e tornare progressivamente a una ripresa delle attività produttive e sociali, il Governo dovrebbe analizzare alcuni indicatori". E li elenca lo stesso Lopalco: "Quanti tamponi per 1.000 abitanti si riesce a fare in una settimana? Quanti tamponi sul totale risultano positivi? Qual è la quota di casi di Covid-19 registrati dal sistema di sorveglianza di cui non si conosce l'origine? Quanti focolai di trasmissione (catene di contagio) sono ancora aperti? Qual è la quota di casi Covid-19 che giungono alla segnalazione per la prima volta come 'casi gravi'? Esiste un sistema di sorveglianza di 'tosse e febbre' diffusa sul territorio attraverso pediatri di famiglia e medici di medicina generale che segnali precocemente eventuali focolai epidemici? Esiste un sistema di allerta che in tutti gli ospedali del territorio sia in grado si segnalare un eccesso di ricoveri di malattia respiratoria acuta grave?".

Allarme ripartenze, centomila aziende riaprono con l'autocertificazione ai prefetti

Il ministro dello Sviluppo Patuanelli sulla fase 2: "Il governo sta valutando la possibilità di regionalizzare le decisioni". Oltre centomila aziende stanno riaprendo, sono già ripartite o non hanno mai smesso di produrre, malgrado il lockdown. E con sostanziali dubbi sul rispetto dei protocolli di sicurezza. L'allarme lo lancia ufficialmente il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi: "Decidere quando sbloccare le attività produttive spetta al governo, che dice che non è ora. Benissimo. Ma c'è una grande contraddizione con il fatto che con una semplice comunicazione ...

Coronavirus, l’Osservatorio sulla salute: “In Lombardia e Marche contagi azzerati a fine giugno”. Altri 5 medici morti: sono 136 in totale

Basilicata e Umbria potrebbero registrare “zero nuovi contagi” già domani, il 21 aprile, mentre il Sud Italia potrà forse cominciare a vedere la luce “tra fine aprile e inizio maggio“. Le regioni più colpite dalla pandemia di coronavirus invece, dove la diffusione di è iniziata prima, saranno “verosimilmente” le ultime ad uscirne, perciò i contagi si dovrebbero azzerare “non prima di fine giugno in Lombardia e nelle Marche“. Questo è lo scenario ipotizzato dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e ordinario di Igiene all’università Cattolica, e da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio.

In vista della cosiddetta ‘fase 2’ gli esperti stanno tracciando una mappa virtuale per “fornire una valutazione sulla gradualità e l’evoluzione dei contagi, al fine di dare il supporto necessario alle importanti scelte politiche dei prossimi giorni”. La fine dell’emergenza potrebbe avere tempistiche diverse – spiegano – nelle varie Regioni, in base alla loro esposizione all’epidemia. Precisano però che questa analisi non ha la pretesa di individuare la data esatta, “ma la data prima della quale è poco verosimile attendersi l’azzeramento dei nuovi contagi”. Un lavoro che “si basa sui dati messi a disposizione quotidianamente dalla Protezione Civile dal 24 febbraio al 17 aprile”.

In una tabella, l’Osservatorio dettaglia “la data minima di assenza di nuovi casi di contagio” in ogni Regione: Piemonte 21 maggio, Valle d’Aosta 13 maggio, Lombardia 28 giugno, Bolzano 26 maggio, Trento 16 maggio, Veneto 21 maggio, Friuli Venezia Giulia 19 maggio, Liguria 14 maggio, Emilia Romagna 29 maggio, Toscana 30 maggio, Umbria 21 aprile, Marche 27 giugno, Lazio 12 maggio, Abruzzo 7 maggio, Molise 26 aprile, Campania 9 maggio, Puglia 7 maggio, Basilicata 21 aprile, Calabria 1 maggio, Sicilia 30 aprile, Sardegna 29 aprile.

Seppur in calo, è ancora alto il numero dei decessi da coronavirus, anche tra i sanitari: ieri – sottolinea la Federazione nazionale degli ordini dei medici -altri 5 medici hanno perso la vita. Si tratta di Carmela Laino (pediatra), Nicola Cocucci (odontoiatra e medico legale ), Alessandro Preda (medico di famiglia), Italo D’Avossa (virologo e immunologo), Renato Pavero (medico 118). Il totale sale a 136.Anche per questo, l’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane invita alla prudenza: “Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown, con molta probabilità, potrebbe ‘riportare indietro le lancetta’ della pandemia e vanificare gli sforzi e i sacrifici sinora effettuati” nella battaglia contro il nuovo coronavirus. Le proiezioni effettuate dall’organismo per individuare “la data minima di assenza di nuovi casi di contagio” evidenziano che “l’epidemia si sta riducendo con estrema lentezza. Pertanto questi dati suggeriscono che il passaggio alla cosiddetta fase 2 dovrebbe avvenire in maniera graduale e con tempi diversi da regione a regione”.

Tassazione di favore alle multinazionali: così Irlanda, Lussemburgo e Olanda tolgono 6 miliardi all’Italia.

Sicilia – Viaggio tra i nuovi poveri per il Covid. Imprenditori, badanti, chi lavorava in nero: “Alla fame, ma si vergognano a chiedere aiuto”

 

 

433 morti, solo 486 nuovi casi attivi. TI ancora in calo

Sono 178.972 le persone che, in Italia, hanno contratto il

 coronavirus.  Si tratta di 3.047 persone in più rispetto a ieri per una

 crescita dell’1,7%.---19-04-20

QUINDI dal 17 aprile CESSANO LE CONFERENZE QUOTIDIANE. COME CONFERMATO DAL GOVERNATORE IMPERIALE DEL VENETO L'EMERGENZA È CONCLUSA. GIA' PARTITA LA FASE DUE. 18-04-20


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Resta basso il rapporto tra nuovi contagi e tamponi fatti. Morte altre 482 persone

Il primo bilancio diffuso dalla Protezione civile senza conferenza stampa. Continua il calo delle persone in terapia intensiva e quelle ricoverate. I nuovi positivi scoperti nelle ultime 24 ore sono 3.491, per un aumento netto di persone attualmente malate di 809 unità. 18-04-20

Coronavirus, Zaia: "Lockdown? Per il Veneto non esiste più" | De Luca: "Pronto a chiudere i confini della Campania"

Scontro tra le Regioni sulla fase 2 dellʼemergenza

Scontro tra le Regioni sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus. Per il governatore del Veneto, Luca Zaia, "in Veneto il lockdown non esiste più. Se dipendesse da me riaprirei tutto il 4 maggio con gradualità e senso di responsabilità". Ma Vincenzo De Luca ribatte: "Se dovessimo avere corse in avanti in regioni dove c'è il contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo una ordinanza per vietare l'ingresso dei cittadini provenienti da quelle regioni".

Coronavirus, Die Welt: “Merkel non ascolti l’Italia, la mafia aspetta i soldi da Bruxelles”. Di Maio: “Vergognoso, Berlino si dissoci”

 

Meno pressione su ospedali, record guariti in 24 ore. “Impedita la diffusione nel Centro-Sud, dato solido”. Ricciardi: “Cauti su riaperture, certa seconda ondata”

I dati della Protezione Civile: 172.434 i casi in totale, 3.493 nelle ultime 24 ore.

Ma in un giorno si contano altre 575 vittime. E’ stato l’ultimo punto stampa quotidiano: diventerà bisettimanale (leggi). Il consulente di Speranza alla Lombardia: “E’ la Regione con i maggiori problemi. Non saggio fare delle aperture a prescindere da valutazioni oggettive” 17-04-20

Protezione civile: 1.189 malati in più, 525 morti, 2.072 guariti. Record di tamponi fatti. 16-04-20

Milano, non c'è tregua: 277 nuovi casi (6160 in totale). In Lombardia 941 contagiati in più. 16-04-20

 

Coronavirus, l’epidemiologo Lopalco: “Così la Lombardia mette tutti a rischio, troppe le deroghe”

 

“Se le aziende riaperte provocassero l’insorgere di nuovi focolai sarebbe un disastro incommensurabile”. Pier Luigi Lopalco – epidemiologo ormai noto al grande pubblico, professore di Igiene dell’Università di Pisa, nominato dal governatore Michele Emiliano responsabile delle emergenze epidemiologiche in Puglia – teme che tutti gli sforzi degli italiani “possano essere vanificati da scelte dettate da […]

Furbetti e pochi controlli: 110mila aziende già riaperte

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/04/16/furbetti-e-pochi-controlli-110mila-aziende-gia-riaperte/5771548/

I pochi controlli, i tanti escamotage consentiti dalle norme e pure qualche furbizia: tutto è stato utile per riaprire imprese non ammesse dal decreto del governo del 22 marzo. É così che molte aziende hanno rialzato i battenti. Fino all’8 aprile erano 2.296 le attività sospese a seguito delle verifiche dei prefetti di tutta Italia. […]

Coronavirus, il Belgio è un caso: primo al mondo nel rapporto tra morti e contagi

 

BRUXELLES - Il caso Belgio: tra ritardi, polemiche e una disastrosa gestione della crisi nelle case di riposo per anziani, qui si registra il tasso di letalità più alto del pianeta tra le persone contagiate. Non solo, il Paese ha il secondo numero di morti per milione di abitanti in Europa. La notizia fa il giro del mondo, arriva anche sulla stampa internazionale, ad esempio il New York Times e Newsweek, mentre nei giorni scorsi, quando il paese stava scalando le classific...

Tre scosse in 24 ore. La terra trema nel Piacentino, aggiungendo paura al dramma del coronavirus che ha colpito molto duramente la zona. La scossa di terremoto più intensa, di magnitudo 4,2  - delle ore 11.42 e ad una profondità di tre km - è stata registrata dall'Ingv in provincia. Ha fatto tremare l’Alta Valnure e l’Alta Valtrebbia, ma è stata avvertita fino a Piacenza città allarmando molti cittadini.


Piacenza, tre scosse di terremoto in 24 ore, la più forte di magnitudo 4,2

 

Quella più intensa avvertita in mattinata nell



I comuni più vicini all'epicentro sono stati Cerignale, Ottone e Ferriere. Già ieri sera, nella stessa zona del piacentino, alle ore 22.02, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia aveva registrato una scossa di magnitudo 3,5. Un'altra è stata registrata a cinque chilometri da Cerignale alle 13.16. L'epicentro a 8 chilometri di profondità.
"Uno spavento enorme. Una sensazione bruttissima, e già lo stato d'animo non è dei migliori. Si somma sconforto a sconforto", le parole di Massimo Castelli, sindaco di Cerignale, uno dei territori più colpito dal coronavirus. La scossa, che non avrebbe fatto danni, ha trovato gran parte delle persone in casa "e ha fatto saltare per un qualche momento tutti i meccanismi. Io sono uscito con i pochi dipendenti, per forza di cose per un momento il virus è passato in secondo piano".

Le segnalazioni sono arrivate da tutta la provincia di Piacenza (compresa Val D’Arda e Val Tidone), ma anche da quelle di  Pavia e Parma e anche da diverse zone della Liguria. L'epicentro infatti dista dieci chilometri dal comune di Gorreto e 12 da Santo Stefano d'Aveto, nell'entroterra di levante. "Al momento non abbiamo segnalazioni di danni. Stiamo facendo tutte le verifiche" dice all'Ansa Rita Nicolini, direttrice dell'agenzia regionale di Protezione civile nell'Emilia-Romagna. Si tratta della seconda scossa in poche ore. "Breve, ma piuttosto intensa", dice Nicolini che è in contatto con i tecnici.

Nei giorni scorsi si sono registrate lievissime scosse (magnitudo 1,7 e 1,9), oltre alle due nelle ore scorse; ma non "c'è nessuna sequenza sismica in corso", precisa Salvatore Stramondo, direttore dell'Osservatorio nazionale Terremoti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Si tratta di un'area di media pericolosità sismica, in cui storicamente non sono mai registrati terremoti di forte intensità. "Non sappiamo se ci saranno altre scosse. Possiamo dire che in questa zona del piacentino non ci sono mai state scosse importanti, cioè almeno da 5.5 di magnitudo in su. La sismicità negli ultimi decenni si è sempre attestata su scosse di magnitudo 4.2-4.3", continua. L'evento più rilevante della storia sismica dell'area, in termini di impatto materiale, è probabilmente quello di magnitudo 4.6 del 23 dicembre 1980 (un mese dopo il terremoto dell'Irpinia), che produsse qualche danno lungo la fascia appenninica della parte orientale della provincia di Piacenza, in particolare l'alta Val d'Arda e l'alta Val Nure.

Coronavirus, nella quarantena i ladri di giornali online sono ormai un milione

Tra gli effetti più odiosi e meno conosciuti del Covid 19 ce n'è uno che riguarda la libertà di informazione e la salute di un intero comparto, quello dell'editoria. Da quando il Paese è in lockdown, un milione di italiani, secondo una stima della Fieg e della Guardia di Finanza, legge ogni giorno giornali "pezzottati", o piratati, quelli cioè rubati agli editori e portati ai lettori gratis attraverso le più comuni applicazioni di messaggistica. Un fenomeno illegale - simile a quello che avviene con il calcio, la musica e la cultura - che però anche grazie alla sfacciata complicità dei "giganti del web" - i primi a trarne vantaggio - in questi giorni è definitivamente sfuggito dal controllo dello Stato in un momento in cui la necessità dei cittadini di essere informati è alta come mai.La fotografia impietosa di questa situazione arriva da un report che la Fieg, la Federazione degli editori, ha inviato nelle scorse ore all'Agcom, l'Autorità garante per le comunicazioni chiedendo la chiusura, anche temporanea, di Telegram o quanto meno dei suoi canali dedicati. Un report finito anche sulla scrivania del sottosegretario all'Editoria, Andrea Martella. Che ha sollecitato un intervento immediato. Intervento che però, a detta della stessa Autorità, è difficile possa arrivare. "Fino a oggi - ha scritto il presidente dell'Autorità della garanzia nelle comunicazioni, Angelo Cardani - tutte le segnalazioni inviate alle società che gestiscono i servizi di messaggistica tramite App (TelegramWhatsAppViber) si sono rivelate fallimentari". Una resa totale e senza condizioni di fronte a un fenomeno che è dunque libero di crescere e continuare a erodere mercato e di libertà individuali.Come una lunga inchiesta di Repubblica aveva documentato nei mesi scorsi, in Italia non meno di 500mila persone da anni ricevono, attraverso canali Telegram o chat WhatsApp i giornali italiani in Pdf. Ogni mattina. Gratis. Su questo si era mossa anche la Guardia di Finanza che aveva provveduto a denunciare chi aveva inoltrato le copie pirata dei giornali. Tra questi anche professionisti e militari.Ma recentemente Repubblica ha avuto modo di vedere delle chat in cui a usufruire dei servizi illegali sono anche deputati e senatori della maggioranza di governo. In questi giorni di quarantena i numeri sono letteralmente esplosi. Quasi raddoppiati, secondo i dati della Fieg, sui soli canali Telegram, " siamo passati dai 395.829 iscritti dell'8 gennaio 2020 ai 574.104 del primo aprile 2020". I finanzieri dicono che almeno lo stesso numero li riceve su Whatsapp attraverso chat dedicate. "La stima delle perdite subite dalle imprese editoriali è allarmante - scrive la Fieg - In una ipotesi altamente conservativa, si parla di 670 mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro all'anno. Un dato che dovrebbe indurre l'Autorità di garanzia del settore ad intervenire, senza ulteriori indugi, con fermezza, con provvedimenti anche esemplari".

Mes, Conte: “Non ha senso discuterne ora. Mi batterò perché non abbia condizioni vessatorie, alla fine valuteremo. L’ultima parola spetterà al Parlamento”.

Addio a Luis Sepúlveda: la sua incredibile voce, sospesa tra l'America latina a cui apparteneva e l'Europa dove si era rifugiato, si è spenta in un ospedale di Oviedo. Covid-19 ha ucciso anche lui, l'ultimo dei combattenti. Aveva 70 anni.

Esule politico, guerrigliero, ecologista, viaggiatore dal passo ostinato e contrario, esordì con un racconto bollato come pornografia dal preside del suo liceo, a Santiago del Cile. "Era il '63. Ci innamorammo tutti della nuova professoressa di storia. La signora Camacho, una pioniera della minigonna". Un compagno di classe gli chiese di scrivere una storia su di lei. Quindici-diciotto pagine. Finirono nelle mani del preside: "Questa è pornografia", gli disse. Provò a replicare: "Letteratura erotica". "Pornografia - tagliò corto - ma scritta molto bene".
 Raccontava così Sepúlveda, pescando dal cilindro l'ennesimo saporito aneddoto quando di lui i lettori pensavano di conoscere già tutto: i lineamenti forti da guerriero stanco, gli occhi scuri che si accendevano di passioni, l'odore delle tante sigarette fumate. E lo faceva con quel talento da affabulatore che lo rendeva prima ancora che un abile scrittore, un inguaribile cantastorie. Scriveva favole Sepúlveda - e non ci riferiamo solo alla deliziosa Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare - ma ai tanti romanzi al cui centro c'era l'eterna lotta tra il bene e il male. Non amava la cronaca puntigliosa, credeva che la letteratura fosse finzione e intrecciava i fili della narrativa per dare vita a personaggi picareschi e trame avventurose inzuppate di passioni e ideali. I suoi ovviamente, quelli per cui aveva lottato, viaggiato e infine scritto.
 
Con il suo esordio - Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, dedicato a Chico Mendes - regalò ai lettori un primo pezzo della sua intensa vita: sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. Nel 1977, espulso dal Cile dopo due anni e mezzo di carcere, si era unito a una missione dell'Unesco per studiare l'impatto della civiltà sulle popolazioni native. Nacque così una storia sospesa tra due mondi, quello degli indios diffidenti nei confronti dei bianchi (cacciatori di frodo, cercatori d'oro, avanguardie dell'industria più feroce) e quei bianchi che al protagonista avevano insegnato a leggere dandogli così un rifugio per la perdita della giovane moglie.Con il secondo romanzo, Il mondo alla fine del mondo, descrisse invece ciò che gli era sembrato inevitabile dal ponte di una nave di Greenpeace, organizzazione a cui si era unito negli anni Ottanta: navi-fabbrica che trascinano a bordo balene esangui e si trasformano in mattatoi, inseguimenti tra le nebbie dell'Antartide, militanti ecologisti contro pescatori giapponesi.
 
Vita, attivismo e letteratura nelle stesse pagine. Alla militanza politica ci pensò La frontiera scomparsa: i racconti che compongono il libro seguono le tappe di un cileno che dalle prigioni di Pinochet ritrova la libertà attraversando l'Argentina, la Bolivia, il Perù, l'Ecuador, la Colombia, in treno o su veicoli di fortuna fino a Panama dove si imbarcherà per la Spagna. A chi gli chiedeva perché mai ci avesse messo tanto a trasformare quell'esperienza in letteratura lui rispondeva con un sorriso tagliente che per l'appunto, era letteratura quella che voleva fare, non psicoletteratura. Detestava il pathos, aveva bisogno di mettere tra lui e il Cile la giusta distanza. Dal dramma si risollevava con la lingua: semplice, netta, sintetica. Tutto il contrario di Marquez: molto realismo, nessuna magia. O forse la magia della realtà. Per dirla con Hemingway, parole da venti centesimi e nessuna costruzione barocca. Era già abbastanza fantasiosa la vita con i suoi fasti e le improvvise caduteSeguì il filo della sua biografia anche ne La lampada di Aladino: tra mercanti levantini e angeli vendicatori, due giovani condividono le lotte del movimento studentesco e si ritrovano dopo gli anni della dittatura cilena e l'espatrio. In altre parole: la sua storia d'amore con la poetessa Carmen Yáñez. La loro relazione affiorò anche nel noir Un nome da torero. Il protagonista, che si chiama Juan Belmonte come il celebre torero che si suicidò con un colpo di pistola, è un ex guerrigliero cileno di quarantaquattro anni, che accetta di dare la caccia a un tesoro nazista nella terra del fuoco solo per amore di Veronica, una donna torturata dai militari e ritrovata viva, ma in condizioni psicologiche disastrate, in una discarica di rifiuti a Santiago. Nella realtà le cose non andarono proprio in quel modo, ma per Sepulveda non poteva essere altrimenti: trasformava le sue esperienze in materia letteraria, regalava pezzetti di vita ai suoi personaggi, ma le biografie no, quelle le lasciava ad altri.Giocava coi generi: le favole per i sentimenti universali (oltre alla storia della Gabbianella, quella del gatto e del topo che diventò suo amico, della lumaca che scoprì la lentezza e del cane che insegnò a un bambino la fedeltà); la novela negra per denunciare l'arroganza dei potenti, la solitudine degli sconfitti o, come in Diario di un killer sentimentale, l'orgoglio di un uomo tradito; i racconti per mettere a nudo dopo un lento processo di maturazione le sue idee e passioni. Si legga ad esempio Incontro d'amore in un paese in guerra.Lo aveva anche raccontato nel poliziesco L'ombra di quel che eravamo, una storia di amicizia e speranza tra assalti alle banche, vecchi giradischi, un rocambolesco omicidio e un'ultima spregiudicata azione rivoluzionaria. In una notte piovosa a Santiago, quattro uomini che si erano persi di vista per più di trent'anni si ritrovano per un'ultima avventura. L'idea gli venne durante una grigliata a casa di un amico, dirigente del Fronte Patriottico Manuel Rodriguez, il movimento armato che non diede un giorno di tregua a Pinochet. Dopo cena iniziarono i racconti, storie di lotta e di resistenza. In quel momento lo scrittore si accorse che lui e il suo vecchio amico proiettavano ancora l'ombra di ciò che erano stati. L'ombra per esistere ha bisogno di luce. Quella di Sepúlveda non si è spenta e mai lo farà: nei suoi libri, nella nostra memoria, per sempre.


 https://www.repubblica.it/robinson/2020/04/16/news/e_morto_luis_sepulveda_lo_scrittore_cileno_ucciso_dal_coronavirus-254165677/


 

Guerra (Oms): “Massacro nelle residenze per anziani, chiedo al

governo cosa sia successo”. Caso Trivulzio, Finanza in Regione Lombardia.

 

Al minimo i nuovi malati rispetto al numero di tamponi fatti ma sono ancora troppi i morti (578). I guariti sono 962, in riduzione sia le persone ospedalizzate con sintomi (-368) che quelle in terapia intensiva (-107)---------------Lombardia, diminuiscono i contagiati e i nuovi ricoveri. Milano fa eccezione. Il numero dei decessi resta alto. Nelle ultime ventiquattr'ore sono morte 578 persone (ieri le vittime erano state 602), arrivando a un totale di decessi 21.645.
I guariti raggiungono quota 38.092, per un aumento in 24 ore di 962 unità (ieri erano state dichiarate guarite 1695 persone).L'aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 1.127 unità (ieri erano stati 675) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 2.667 (ieri 2.972). Come detto, questi due dati assumono molto valore considerando il fatto che sono strettamente collegati al numero di tamponi fatti. Che oggi sono stati molti più di ieri.Infatti il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 16,4 tamponi fatti, o appunto il 6,1%, il valore più basso dall'inizio dell'epidemia (negli ultimi giorni questo valore è stato in media del 9,2%). Il numero totale di persone che hanno contratto il virus dall'inizio del contagio è 165.155. 15-04-20

 

La Lombardia e la debolezza di credersi invincibili. Gli errori della regione a lungo feudo di Berlusconi e Formigoni

È accaduto in Italia che proprio la regione ritenuta più forte, la più efficiente, la più ricca fosse quella meno pronta a fronteggiare la pandemia portando avanti scelte di cui presto i suoi dirigenti  saranno chiamati a rispondere. Nel sistema italiano, le regioni hanno competenza esclusiva in materia sanitaria e la regione Lombardia è capofila, sia per la ricchezza del territorio, che per il connubio pubblico-privato creato dalle amministrazioni di centro-destra, che hanno occupato il potere ininterrottamente negli ultimi due decenni.

La Lombardia è il territorio di Silvio Berlusconi e la Regione era il feudo di Roberto Formigoni, definitivamente condannato a 5 anni e 10 mesi di carcere per gravi episodi di corruzione, innestatisi proprio sul rapporto tra potere regionale e sanità privata. Ma fino a un mese fa si credeva che quella corruzione fosse solo un incidente di percorso. Ma le cose non stavano così.Dal mio osservatorio di studioso delle dinamiche criminali, e in particolare del potere delle mafie, ho negli anni osservato come per un settentrionale sia più accettabile pensare che il marcio sia comunque proveniente "da fuori". Eppure, solo dieci anni fa, per aver raccontato nel corso di una trasmissione televisiva quello che era un'ovvietà per ogni investigatore - e cioè che la camorra napoletana e la 'ndrangheta calabrese, seguendo le orme della mafia siciliana, che lo aveva fatto, almeno dagli anni '70, avevano infiltrato l'economia legale del nord - fui attaccato al punto di dover ospitare, coattivamente, alla puntata successiva un monologo dell'allora Ministro degli Interni, Roberto Maroni (predecessore di Matteo Salvini alla guida della Lega Nord), ora fuori dalla politica per vicissitudini giudiziarie.

Dopo poco arrivarono anche le condanne e oggi è un dato assodato che in molte parti del Nord le mafie la facciano da padrone. Qui racconto ciò che so, ciò che accade. Ma con una premessa necessaria: non c'è un sistema sanitario al mondo che si è dimostrato in grado di fronteggiare con prontezza l'emergenza Coronavirus, ad eccezione, forse, per i dati che si conoscono oggi, della Corea del Sud. Per quanto possa apparire paradossale, il punto debole della Lombardia è rappresentato dalla sua dinamicità economica e dal volume di scambi e relazioni con l'estero e, in particolare, con la Cina.

Nelle valli bergamasche falcidiate dal virus (alcuni già adesso parlano di un'intera generazione cancellata) esiste una miriade (migliaia) di piccole aziende, spesso con meno di dieci dipendenti, che però rappresentano un'eccellenza tale da fare di quei distretti industriali una vera locomotiva, non solo per la Regione Lombardia. A un certo punto, però, mentre i media parlavano delle scelte drammatiche che erano rimesse ai medici delle terapie intensive, tra chi intubare e chi lasciar morire, altre scelte venivano fatte e il tema del contendere è stato: chiudere le produzioni, con il rischio di un collasso economico, o mantenere aperto tutto il possibile, sacrificando vite umane? Va da sé che non c'è stato un dibattito pubblico sulla questione, e ci mancherebbe.

La cosa grave è che la Regione Lombardia e il governo centrale si sono passati, nel corso di molte settimane, la patata bollente della decisione di chiudere tutto. Oggi sappiamo che, nel frattempo, per non confinare in casa operai che erano utili alla catena di montaggio e che, soprattutto nel caso di piccole imprese, dovevano e devono decidere tra la vita e il lavoro, si è favorita una massiccia diffusione del contagio, che al di là della parzialità dei dati, restituisce una mortalità, in termini assoluti, spaventosa.

Oggi questa realtà è venuta fuori in tutta la sua gravità, restituendo l'immagine di un territorio nel quale le classi dirigenti hanno deciso a tavolino di "non fermarsi", probabilmente mettendo in conto l'ecatombe, magari puntando sulla sorte.

Quanto sta emergendo sui ritardi nel disporre la zona rossa nei comuni di Alzano e Nembro, nella Bergamasca, e sui ricoveri nelle residenze sanitarie in cui si prestano cure agli anziani (RSA) sono questioni sconvolgenti, che non possono non essere messe in connessione con un tasso di letalità del virus che, in quelle zone, è altissima e miete centinaia di vittime ogni giorno.  Da molte parti si sta invocando, proprio a causa della crisi lombarda, un passaggio della gestione sanitaria dalle regioni al governo centrale.Per certi versi, è intuitivo pensare che quanto è accaduto, quindi le "indecisioni", il "rischiare" siano stati frutto di un'eccessiva dipendenza del potere politico regionale rispetto a quello economico-produttivo. Ora che le cose sono andate malissimo, il rischio concreto è che chi ha deciso queste "strategie" criminali possa avere interesse a occultare le proprie responsabilità. Il tasso di letalità del virus in Lombardia è frutto soprattutto delle scelte fallimentari compiute da una classe dirigente mediocre, che andrebbe esautorata immediatamente se non ci fosse un'emergenza drammatica in corso.  Ma mentre oggi le sirene delle ambulanze coprono ancora le voci dei familiari delle persone lasciate morire a causa di una sequela di errori che hanno aggravato l'effetto dirompente del contagio, tra poco sarà il tempo di processare chi è venuto meno ai suoi doveri.

Il caso lombardo assume peraltro una connotazione ancora più oscura se raffrontato a quello della regione confinante, il Veneto, che pure a fronte di una popolazione assai inferiore (circa la metà), ma caratterizzato da una simile vivacità sul piano economico, ha affrontato la crisi in maniera completamente differente e, ad oggi, più efficace.

Per quello che ora sappiamo, tra Lombardia e Veneto (entrambe governate dalla Lega) esiste una differenza di approccio all'epidemia che è quantificabile nel numero di persone che hanno perso la vita - 10mila in Lombardia vs meno di 1.000 in Veneto - a fronte di un numero di tamponi eseguiti pressappoco identico (quasi 170mila).

Il Veneto, a differenza della Lombardia, ha puntato molto sul tracciamento degli asintomatici per individuare ogni focolaio, per poi agire con prontezza sigillando i territori per impedire l'espansione del contagio. A differenza della Lombardia - dove il virus (come in molte altre parti del mondo, ma non con una tale intensità) ha visto crescere il contagio anche a causa della impreparazione al fenomeno dei piccoli ospedali sul territorio - il Veneto ha provato a ridurre l'ospedalizzazione dei malati (salve, ovviamente, le ipotesi gravi), privilegiando l'assistenza domiciliare.

La Lombardia, di fronte a una crisi senz'altro non prevedibile nella sua velocità di diffusione, ha pagato soprattutto per i deficit organizzativi che il sistema misto pubblico-privato - fino ad allora considerato, anche a ragione, dato che ogni anno migliaia di persone da altre regioni vi si recavano per cure, il meglio possibile - ha mostrato: a fronte di grandi eccellenze, un livello medio piuttosto basso sul piano organizzativo (fondamentale, a tal proposito, leggere la lettera che la FROMCeO Lombardia e cioè la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia ha inviato ai vertici della Regione stigmatizzando l'incertezza nella chiusura di alcune zone, la mancanza di mascherine e dispositivi di protezione e i pochi tamponi effettuati) e un dominio incontrastato della politica e dei gruppi di potere.

Un esempio per comprendere questa dinamica è quello di Comunione e Liberazione, un'associazione cattolica della quale, fino alla condanna definitiva, il corrotto Roberto Formigoni era uomo di punta. Comunione e Liberazione è potentissima in Lombardia e detta legge; basti pensare alla percentuale maggioritaria, nelle strutture pubbliche, di medici antiabortisti e della difficoltà che la maggior parte delle donne trova a farsi prescrivere la pillola abortiva, nonostante sia previsto dalla legge: la "tecnica" elusiva è semplice.

I medici obiettori di coscienza hanno molte più possibilità di fare carriera rispetto a quelli non obiettori. Come si potesse, anche ieri, ascrivere questa dinamica mafiosa al concetto di efficienza è stato per me sempre un mistero. E dispiace che i lombardi debbano rendersi conto oggi, sulla pelle loro e dei loro cari, dell'anomalia di certe dinamiche, che lungi dal rappresentare eccezione gettano una luce sinistra sulla regola seguita in generale.

Vedete, nascere e crescere al Sud Italia, uno dei territori viceversa più poveri d'Europa (con un pil in molte parti inferiore a quello della Grecia), ti dà gli strumenti per capire oggi cosa accadrà domani.

E quello che è accaduto in Lombardia e in Veneto, che sono state le prime zone in Europa colpite dal Covid-19, è di vitale importanza per il resto del continente perché mostra due approcci differenti e indica esattamente, nel caso della Lombardia, cosa non fare, come non agire, come non comunicare.

Ma le colpe non sono solo del centro-destra al potere, poiché viceversa le città di Bergamo e Milano sono amministrate dal centro-sinistra. Ma il virus è arrivato a scoprire l'assoluta inadeguatezza di un approccio economicista e manageriale della cosa pubblica che caratterizza un territorio ricchissimo, nel quale il lavoro è un imperativo e la dimensione individualistica è accentuata fino al parossismo.

Le biografie stesse dei sindaci di centro-sinistra di Milano e di Bergamo aiutano a comprendere le falle nella gestione delle prime fasi dell'emergenza. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è un uomo di estrazione di centro-destra assurto alle cronache per la gestione dell'evento EXPO 2015, mentre quello di Bergamo, Giorgio Gori, è stato per lunghissimo tempo un uomo di punta dell'azienda televisiva di proprietà di Silvio Berlusconi.

Entrambi hanno sottovalutato al principio l'emergenza sanitaria, preoccupandosi solo delle possibili ricadute economiche. Non solo hanno provato in tutti i modi a non "fermare le macchine", ma hanno addirittura invitato i cittadini, nonostante l'epidemia in corso, a prendere parte alla vita di comunità, assecondando in tutto i desiderata del comparto produttivo, che non riusciva a vedere nel lockdown una alternativa di vita praticabile e che, a questo punto, dobbiamo ritenere sia l'unico riferimento nella loro azione amministrativa.

Il paradosso di questa crisi sembra quasi delineare un insegnamento filosofico. Proprio i politici a capo della regione che si è sempre vantata di aver fatto tutto da sé e che negli ultimi trent'anni ha chiesto sempre maggiore autonomia - il partito più forte del Nord, la Lega, prima di essere sovranista era, fino a pochissimi anni fa, secessionista - lamentando il peso dell'improduttivo meridione (però formidabile serbatoio di "risorse umane", come direbbe un manager), che ha sempre deprecato ogni accentramento e ogni decisione presa dalla inconcludente e disorganizzata Roma, in questa emergenza hanno finto per dare la responsabilità delle proprie indecisioni, e delle conseguenti omissioni, al governo centrale. Che avrebbe dovuto decidere al posto loro, levandogli le castagne dal fuoco: davvero disonorevole, oltre che criminale.

L'Europa - e il resto del mondo - sta affrontando un momento estremamente delicato in cui si deciderà davvero del suo futuro. È stato detto molte volte, ma questa è quella definitiva, perché oggi in Europa non si decide solo il destino del continente e dei paesi che ne fanno parte, ma si decide soprattutto del destino di tutte le persone che ci vivono e ci vivranno, anche di chi non è ancora nato.

Perché è bene dirlo: oggi si sta decidendo di condannare le future generazioni di buona parte dell'Europa a pagare i debiti contratti dai propri genitori a causa di una forza maggiore. E anche questo è assai poco onorevole, soprattutto per quei piccoli paesi che sottraggono risorse ad altri attraverso il dumping fiscale. Un mondo che è risorto dalle macerie della seconda guerra mondiale, del nazismo e del fascismo, dei campi di sterminio, dei totalitarismi comunisti per giungere alla sublimazione del contabile al posto del politico. Che disonore: non oso immaginare quale trattamento riserverebbero i padri dell'Europa a questi mediocri che credono che gli Stati siano delle aziende e le persone dei numeri da inserire in un bilancio.

Penso a Helmut Kohl e al coraggio che ebbe a riunire la Germania per condurla in un'Europa libera e solidale e al sostegno che trovò nei partner europei. Ma Kohl è morto e con lui, probabilmente, l'ultima idea nobile di Europa.

Se penso alla Germania, non posso non pensare alla nostra Lombardia. Non posso non pensare che l'operosa Germania, in qualche modo, stia all'Europa come l'operosa Lombardia sta all'Italia. E mi torna in mente Scurati che ha descritto il milanese al tempo del Covid-19 come un animale spaventato, atterrito dalle sicurezze perse nel giro di poche, pochissime settimane: la debolezza insita nel credersi invincibili.  Che senso ha l'efficienza senza la solidarietà: forse è lì, ancora, la differenza tra l'uomo e la macchina.

 I vertici della Regione Lombardia hanno sbagliato ad aver assecondato Confindustria lombarda, il cui presidente, Marco Bonometti in un'intervista ha difeso la scelta di non aver chiuso fabbriche dicendo: "Però ora non farei il processo alle intenzioni, bisogna salvare il salvabile, altrimenti saremo morti prima e saremo morti dopo". Argomento da industriale, senz'altro; ma la Politica, quella con la P maiuscola, è altro e certo non possono farla gli industriali. Ma essere arrivati al dilemma: se morire prima, fisicamente, e morire poi, economicamente, fa capire bene la sfida posta dal virus alla politica europea, prima che italiana.

Forse, ma non ne sono certo, c'è ancora spazio per uscire dalla pandemia per seguire un'utopia: riscoprire che produttività e conti correnti valgono meno delle persone, riscoprire che allargare diritti, espanderli, significa salvarci tutti. Riscoprire ora che una politica che decide solo seguendo l'odore del denaro è una politica che genera morte e non ricchezza. E che dice a chiare lettere: "l'Europa non esiste più e oggi è un nuovo 1945". Io spero che gli uomini di buona volontà non lo permetteranno.

Dl liquidità, via libera dalla Commissione Ue. Online il modulo per chiedere la garanzia del 100% su prestiti fino a 25mila euro. 14-04-20

 

La misura del governo italiano è considerata in linea con la normativa europea sugli aiuti di Stato, appena modificata per consentire agii Stati di fornire garanzie che coprano fino al 100% del rischio. Troppi accessi al portale del ministero dello Sviluppo: la sezione Normativa e modulistica risulta inaccessibile

E’ arrivato il via libera della Commissione europea a fornire garanzie pubbliche per facilitare l’erogazione di credito alle imprese, come previsto dal decreto liquidità. E, ottenuto l’ok. il governo ha pubblicato sul sito fondidigaranzia.it il modulo (VEDI SOTTO) con cui autonomi e imprese fino a 499 dipendenti possono chiedere la garanzia del 100% su prestiti fino a 25mila euro. Ma, come avvenuto per il sito dell’Inps nel caso delle domande per l’indennità offerta agli autonomi, i tanti accessi al portale del ministero dello Sviluppo stanno causando qualche difficoltà: la sezione Normativa e modulistica risulta inaccessibile. L’Abi comunque fa sapere che le banche, dopo aver ricevuto il modulo anche via mail, potranno subito erogare i finanziamenti senza aspettare il via libera di Mediocredito centrale che gestisce il Fondo di garanzia.Palazzo Berlaymont, cui Roma aveva inviato la notifica ancora prima della pubblicazione del decreto in Gazzetta, si è mosso con rapidità e ha stabilito che il provvedimento à “nell’ambito del quadro normativo temporaneo adottato dalla Commissione il 19 marzo 2020 e modificato il 3 aprile 2020”. Cioè non è in contrasto con le norme europee sugli aiuti di Stato.All’inizio di aprile l’Ue aveva cambiato i regolamenti comunitari per permettere agli Stati di concedere prestiti alle imprese a interessi zero e garanzie che coprano fino al 100% del rischio. Fino a quel momento, le norme europee sugli aiuti di Stato fissavano il tetto al 90% del capitale, oltre a stabilire un limite massimo pari al 25% del fatturato dell’anno precedente. L’Italia ne ha approfittato solo in parte: la copertura totale è prevista solo per i prestiti fino a 25mila euro.Oggi la Commissione specifica che, dopo l’accordo trovato nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri sul tema, “il sistema di garanzia italiano con un budget fino a 200 miliardi di euro consentirà garanzie pubbliche su nuovi prestiti e sul rifinanziamento di prestiti esistenti per tutte le imprese, comprese le grandi società”. Questo, insieme agli interventi “per sostenere i lavoratori autonomi, le Pmi e le società a media capitalizzazione colpite nel contesto dell’epidemia di coronavirus”, aiuterà le aziende “a coprire il capitale circolante immediato e le esigenze di investimento in questi tempi difficili”.

Il primo via libera Ue, nello specifico, riguarda la garanzia pubblica che attraverso la Sace sarà offerta sui finanziamenti necessari alle aziende per fare fronte alle conseguenze dell’emergenza. L’altro ok arrivato da Bruxelles si riferisce allo schema messo in piedi per assistere, sempre dal punto di vista finanziario, tutte le imprese che abbiano fino a 499 dipendenti.

L’Abi ha fatto sapere che, “con lettera circolare già diffusa questa mattina a tutti gli associati, ha comunicato alle banche che la Commissione europea ha approvato questa notte l’indispensabile autorizzazione prevista nel Decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020 per rendere operative le importanti misure a sostegno della liquidità delle imprese danneggiate dall’emergenza del Covid-19“.

Esulta il ministro per gli Affari Europei, Enzo Amendola: “Una buona notizia. La Commissione europea ha autorizzato in tempi record gli aiuti di Stato di 200 miliardi previsti dal Decreto imprese. Misure del governo che permettono una forte iniezione di liquidità a favore del tessuto produttivo delle Pmi e dei lavoratori autonomi. Positiva la reazione immediata di Abi che ha subito diramato le conseguenti disposizioni per il sistema bancario italiano al fine di sostenere le aziende e i lavoratori in questa fase delicata per il Paese”.

 

Virus, cala ancora il numero dei pazienti in intensiva. Si appiattisce la curva dei contagi, anche a Milano. Ma nelle ultime 24 ore sono morte altre 602 persone. 14-04-20

Il numero ufficiale dei contagi dal coronavirus in Italia sale di 162.488, con un incremento rispetto a ieri di 2.972, in diminuzione rispetto ai 3.153 di Pasquetta. Il trend di crescita sotto al 2% Salgono invece a 21.067 le vittime ufficiali

Fmi – ‘Peggiore recessione mondiale dal 1930’. Pil Italia giù del 9%: ‘Ci sia sostegno europeo’. G7 – Sì a moratoria sul debito dei Paesi poveri

 

Superati i 20mila morti. Stabili i dati di crescita della malattia. Calano ancora ricoveri i terapia intensiva.13-04-20

Lombardia, tornano ad aumentare i morti: 280 da ieri.

Protezione civile: "Da ieri 566 morti, 1.363 nuovi positivi e 1.224 guariti"

 

Coronavirus mondo, seconda ondata in Cina: 108 nuovi casi. Parziale riapertura della Spagna 13-04-20

 1.850.527, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University. Ci sono stati 114.245 decessi a livello globale. I morti negli Usa hanno superato i 22 mila.

La Spagna allenta le misure e i morti calano

Il governo ha allentato alcune delle misure restrittive e molti lavoratori sono usciti di casa per andare al lavoro. Le strade poco trafficate e sui trasporti pubblici c'erano poche persone, a distanza di sicurezza. All'ingresso della metropolitana, poliziotti e operatori della Croce Rossa hanno consegnato mascherine gratuite. Mentre la Spagna entra nel suo secondo mese di fermo, con 17 mila vittime, alcune aziende che non possono operare in remoto, comprese le costruzioni e la produzione, sono state autorizzate a riaprire lunedì, suscitando critiche da parte di alcuni leader regionali che temono una ripresa dell'epidemia. La maggior parte della popolazione è ancora confinata nelle proprie case e negozi, bar e spazi pubblici rimarranno chiusi almeno fino al 26 aprile. Il primo ministro Pedro Sánchez ha dichiarato domenica che la decisione di riavviare alcuni settori dell'economia è stata presa dopo aver consultato un comitato di esperti scientifici.

In Germania i guariti superano i malati

Guarigioni 50% contro 37% della Spagna, il 22% dell'Italia e il 21% della Francia. Lo dicono fonti ufficiali tedesche citate da Bbc. Nelle ultime 24 ore i test positivi sono stati 2.537, che portano il totale a 127.854, appena oltre il 50% dei quali risulta ora guarito. La Germania, ricorda Bbc, ha un tasso di letalità più basso rispetto a Spagna, Italia, Francia e Regno Unito, perché effettua più tamponi, e quindi registra anche i casi meno gravi e leggeri.

Seconda ondata di contagi in Cina

La Cina ha registrato il massimo numero di nuovi casi quotidiani di coronavirus in quasi sei settimane, spinti da un aumento dei viaggiatori contagiati che arrivano da oltreoceano: ora Pechino deve affrontare una nuova sfida per prevenire una seconda ondata di Covid 19. Un totale di 108 nuovi casi sono stati segnalati domenica, in aumento rispetto ai 99 di un giorno prima e segnando il numero più alto da quando sono stati segnalati 143 casi il 6 marzo.

Il numero totale di casi confermati nella Cina continentale si attesta ora a 82.160, mentre il bilancio delle vittime è  di 3.341. In particolare la provincia nordorientale di Heilongjiang, che confina con la Russia, ha riportato 56 nuovi casi, di cui 49 dalla Russia. Le città cinesi vicino al confine hanno dichiarato di avere rafforzato i controlli alle frontiere e le misure di quarantena agli arrivi.

Emergenza Ecuador: centinaia di cadaveri rimossi dalle case

Più di 700 cadaveri sono stati rimossi dalle case a Guayaquil, la capitale economica dell'Ecuador, dove i servizi ospedalieri e funebri sono sopraffatti dalla pandemia di Covid 19. Queste centinaia di cadaveri sono stati rimossi dalle loro case da una forza speciale formata dalla polizia e dai militari e creata dal governo di fronte al caos scatenato dalla pandemia. 

Coronavirus, in Usa sistema al collasso e americani al bivio delle assicurazioni: non avercela può costare 73mila dollari

Non c’è ancora totale chiarezza su quanto successo al diciassettenne di LancasterCalifornia, morto la settimana scorsa dopo essere rifiutato da un ospedale perché sprovvisto di assicurazione sanitaria per quello che in un primo tempo sembrava un caso di Covid-19. Il ragazzo, in realtà, potrebbe essere morto per uno shock anafilattico non immediatamente connesso al virus. Anche le circostanze della morte – che avevano sollevato l’indignazione generale, migliaia di tweet, critiche feroci al sistema sanitario Usa – potrebbero non essere quelle raccontate nei primi resoconti. Non è per esempio vero che la famiglia non avesse un’assiscurazione sanitaria. Il padre del ragazzo, un autista Uber, aveva un’assistenza sanitaria. Di fronte al precipitare delle condizioni del diciassettenne, avrebbe chiamato una clinica di medicina d’urgenza, Kaiser Permanente, che avrebbe suggerito di portare il ragazzo in un ospedale più vicino – e non si sarebbe quindi rifiutata di ammettere il paziente. Vittima di un arresto cardiaco sull’ambulanza, il ragazzo è morto in ospedale, dopo sei ore di inutili tentativi per tenerlo in vita.La versione aggiornata dei fatti è stata data dal sindaco di Lancaster, Rex Parris, che è anche colui che in un primo tempo aveva dato notizia del rifiuto da parte del centro medico privato di ammettere il paziente. Uno dei simboli della malasanità americana potrebbe quindi non essersi svolto proprio come narrato. Il problema è che la storia di Lancaster, anche se non vera, è del tutto verosimile. Cioè, sarebbe potuta facilmente accadere. Negli Stati Uniti una clinica che si occupa di medicina d’urgenza può negare le cure a chi non dispone di un’assicurazione sanitaria. Esiste una norma, l’Emergency Medical Teatment and Labor Act (EMTALA), che obbliga alcune di queste cliniche a intervenire – soprattutto nei casi di donne che devono partorire. Ma si tratta, appunto, di eccezioni. Non esiste alcun vero obbligo affinché le cliniche private che offrono servizi di emergenza trattino i casi di pazienti in emergenza ma senza un’assicurazione.È solo uno dei tanti paradossi, e lacune, e disastri, di un sistema sanitario che sotto la pressione dell’emergenza Covid-19 mostra tutti i suoi limiti. In questo momento ci sono circa 27 milioni di americani senza alcuna forma di assicurazione sanitaria. Ammalarsi di coronavirus, per questi, oltre al rischio per la vita, rappresenta un notevole esborso economico. In Florida una donna ricoverata per un giorno in ospedale per Covid-19, trattata e quindi dimessa dopo una serie di analisi, si è vista recapitare un conto da 34.927 dollari. La donna non disponeva di un’assicurazione sanitaria e può dire di essersela comunque cavata non troppo male. Un gruppo che si occupa di monitorare la sanità Usa, “FairHealth”, ha calcolato che un ricovero per Covid-19 può costare ad una persona non assicurata fino a 73 mila dollari.Ci sono poi gli assicurati, che vista la frammentazione del sistema sanitario americano sono una galassia vasta e diversissima. Ci sono quelli che si sono dotati autonomamente di un’assicurazione sanitaria, quelli cui viene offerta con il contratto di lavoro, quelli che godono del Medicare (gli americani oltre i 65 anni), quelli che hanno accesso a