INTERNOTIZIE SPORT 3  -
 
 

CLAMOROSISSIMO: ALL'INTERNO DEI MONDIALI BRASILIANI IL
GRANDE CAPO MAFIOSO BLATTER APRE ALLA MOVIOLA IN CAMPO!!!!


COSì CI SI CHIEDE COSA SAREBBE SUCCESSO IN ITALIA NEGLI ULTIMI TRENTA

Champions 2015-2016, Platini cambia tutto per riproporre la Coppa dei Campioni

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Fair-play finanziario, Inter e Roma nel mirino della Uefa. L'Inter rischia fortemente l'esclusione dalle coppe.

Fair play finanziario, l'Inter convince l'Uefa. Thohir: "Diventeremo auto-sostenibili"

Psg, Ibra attacca ancora Guardiola: "Al Barcellona ho perso la Champions per errori di altri"

Ranking UEFA dopo SEDICESIMI ED OTTAVI 2015

  Paese 10/11 12/12 12/13 13/14 14/15 Ranking Squadra
1 Spagna 18.214 20.857 17.714 23.000 14.642 94.427 5/7
2 Inghilterra 18.357 15.250 16.428 16.785 12.857 79.677 4/7
3 Germania 15.666 15.250 17.928 14.714 13.571 77.129 5/7
4 Italia 11.571 11.357 14.416 14.166 13.833 65.343 6/6
5 Portogallo 18.800 11.833 11.750 9.916 8.250 60.549 1/6
6 Francia 10.750 10.500 11.750 8.500 10.250 51.750 2/6
7 Russia 10.916 9.750 9.750 10.416 8.833 49.665 2/6
8 Ucraina 10.083 7.750 9.500 7.833 7.500 42.666 3/6
9 Olanda 11.166 13.600 4.214 5.916 5.750 40.646 1/6

Il Bayern resta all'asciutto

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SHAKHTAR DONETSK-BAYERN MONACO 0-0
A Leopoli la squadra di Guardiola non va oltre lo 0-0 contro lo Shakhtar. Espulso al 65' Xabi Alonso

I bavaresi dominano nel primo tempo ma non vanno oltre tre conclusioni fuori misura di Schweinsteiger, Muller e Ribery. Nella ripresa le difficoltà della squadra di Guardiola si amplificano e Pyatov non rischia più nulla. Come se non bastasse, a complicare le cose si aggiunge anche Xabi Alonso che al 65’ si fa espellere per somma di ammonizioni. Lo Shakhtar non prende coraggio e finisce per accontentarsi di un risultato che, comunque, lascia i giochi ancora aperti in vista del ritorno, in programma l’11 marzo a Monaco.

Bayern Monaco-Roma 2-0, giallorossi ancora ko ma stavolta limitano i danni

Bayern Monaco-Roma 2-0, giallorossi ancora ko ma stavolta limitano i danni
Shaqiri contrastato da Manolas (lapresse)

La squadra di Garcia evita un'altra caporetto subendo solo un gol per tempo. Decidono la sfida Ribery e Gotze. Gara dominata dai bavaresi che hanno mantenuto costantemente l'iniziativa. Le chance di qualificazione, malgrado il ko, restano comunque intatte

MONACO DI BAVIERA – L’onore è salvo. Dopo l’umiliazione dell’andata, la Roma evita un altro cappotto a Monaco, perdendo “solo” per 2-0 con il Bayern. Nella serata di una sconfitta annunciata, i giallorossi trovano comunque un motivo per sorridere: la clamorosa vittoria del CSKA Mosca a Manchester con il City li lascia ancora al 2° posto, con la possibilità di giocarsi la qualificazione agli ottavi di Champions nelle prossime due decisive partite.

UNA SCONFITTA NETTA MA NON TRAUMATICA – Rimaneggiata per i tanti infortuni, e non al massimo della forma, la Roma ha fatto quel che ha potuto all’Allianz Arena. Ha cercato di resistere più a lungo possibile agli assalti degli avversari e, una volta andata sotto, è stata brava, al contrario di quanto accaduto due settimane fa, a non perdere equilibri e trebisonda. Il 2-0 non tragga in inganno. Non c’è stata mai partita. Basti pensare che il primo (doppio) intervento Neuer lo ha dovuto effettuare all’84’. Ma la Roma, paradossalmente, torna a casa rinfrancata. Il divario con i migliori d’Europa, dopotutto, non è così abissale. Col tempo si può lavorare per provare a ridurlo.

UNA ROMA PIU’ EQUILIBRATA – Dopo la dura lezione dell’andata e il pesante ko di Napoli, Garcia ha deciso di ridare corsa ed equilibrio alla squadra sacrificando contemporaneamente Pjanic, Totti e Gervinho. Ha così composto un centrocampo muscolare con Keita, De Rossi e Nainggolan, supportandolo con un tornante di rientro, Florenzi, schierato in attacco assieme a Destro e Iturbe. Dietro, recuperato in extremis Torosidis, ha di nuovo preferito Holebas a Cole. In porta, infine, ha messo Skorupski al posto di De Sanctis con l’obiettivo di rilanciare velocemente l’azione senza fraseggi pericolosi (l’ex portiere del Napoli non può calciare forte poiché ha un piccolo risentimento muscolare al gluteo destro). Guardiola, perso all’ultimo minuto Robben per una gastroenterite, ha deciso di risparmiare, a sorpresa, anche Muller inserendo al suo posto Rafinha. In attacco, invece, ha rilanciato dal 1’ Ribery.
  ROMA SOLIDA PER MEZZ’ORA – La Roma, finché le energie l’hanno sorretta, ha contenuto con ordine gli attacchi di un Bayern meno arrembante di quello ammirato all’Olimpico. Ha tenuto strette le linee e ha raddoppiato con puntualità gli attaccanti rivali. Ai bavaresi, così, per mezz’ora non è rimasto che tentare di impensierire Skorupski con conclusioni da fuori (di Gotze, Lahm e Alaba) che, però, hanno trovato pronto il portiere polacco.

RIBERY SPEGNE LE SPERANZE – Alla prima disattenzione, però, la formazione giallorossa è stata immediatamente punita: al 38’ Ribery ha lanciato nello spazio Alaba ed è andato a riprendersi in mezzo all’area il pallone di ritorno mandandolo a baciare il palo alla sinistra di Skorupski. La Roma non si è disunita ma è anche vero che non è riuscita più a ripartire.

Roma, tifosi incrociano Rocchi all'aeroporto: cori e insulti contro l'arbitro

L'arbitro del contestatissimo 3-2 con la Juventus era a Fiumicino per andare a Bruxelles. I sostenitori giallorossi puntavano su Monaco di Baviera

Psg, Barca e Porto agli ottavi. Colpo Cska a Manchester, solo pari per Mou

La squadre di Blanc e Luis Enrique chiudono il discorso qualificazione, alla stregua dei portoghesi e del Bayern. Nel girone della Roma i russi battono il City, in piena crisi in Europa. Pari del Chelsea a Maribor, netti successi per Sporting Lisbona e Shakhtar ai danni di Schalke e Bate

ROMA – Sorridono Psg, Barcellona e Porto che, assieme al Bayern, si guadagnano il passaggio agli ottavi di finale con due turni di anticipo. La quarta giornata di Champions è caratterizzata, però, anche dal clamoroso tonfo interno del City contro il Cska e dal pari del Chelsea di Mourinho, che stenta a spiccare il volo in Europa, nell’insidiosa trasferta di Maribor. Bene lo Shakhtar, che travolge il Bate Borisov, e lo Sporting Lisbona, rilanciatosi con il successo ai danni dello Schalke. Messi, intanto, firma una doppietta che lo proietta in vetta alla classifica dei marcatori della storia della Champions, al fianco dello spagnolo Raul.
 
GIRONE E: COLPO CSKA A MANCHESTER, CITY ULTIMO – Prosegue la crisi in campo europeo del Manchester City, battuto 2-1 in casa dal Cska. L’inizio per la squadra di Pellegrini è da incubo e ai russi bastano meno di due minuti per passare con il gol di Doumbia, che di testa insacca sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Il pari dei Citizens arriva all’8’grazie ad una magistrale punizione di Yaya Touré. Gli inglesi sprecano anche qualche buona opportunità per passare in vantaggio, ma in difesa sbandano pericolosamente e al 34’ vanno di nuovo sotto. Segna ancora Doumbia, che approfitta di un evidente errore in disimpegno di Clichy per insaccare. Nella ripresa il Manchester prova a pareggiare, ma gli uomini di Pellegrini rimangono addirittura in nove. Al 70’ viene espulso Fernandinho per somma di ammonizioni, mentre all’82’ il rosso a Touré complica ulteriormente i piani  del City, che si vede negare nel finale un rigore piuttosto netto per l’atterramento in area di Aguero e scivola all’ultimo posto in classifica. Il Cska, invece, raggiunge la Roma a quota a 4 punti.

GIRONE F: PSG E BARCA AGLI OTTAVI – E’ già tempo di verdetti nel gruppo F, dove Psg e Barcellona sono sicuri della qualificazione agli ottavi con due giornate di anticipo. I francesi battono di misura l’Apoel, grazie alla rete messa a segno dopo appena 55 secondi da Cavani, con la complicità del portiere avversario Pardo. Il dominio della squadra di Blanc è evidente, ma il Psg –privo di Ibrahimovic e Verratti – fallisce tante occasioni e non riesce ad incrementare il vantaggio. Il Barcellona riscatta le ultime sconfitte in Liga, con il successo per 2-0 all’Amsterdam Arena. Decide la doppietta di Messi, che aggancia a quota 71 Raul in vetta alla classifica dei migliori marcatori della storia della Champions. Nel girone F resta aperta la lotta per il primo posto e per la terza piazza, che darà accesso alla fase ad eliminazione diretta di Europa League.
GIRONE G: PARI IN RIMONTA PER MOU, SALE LO SPORTING – Fallisce una ghiotta occasione il Chelsea che non riesce a staccare le inseguitrici. I Blues vengono fermati sull’1-1 in casa del Maribor. Gli sloveni disputano un ottimo primo tempo e nella ripresa passano al 50’ con un sinistro a giro dell’ex Cagliari Ibraimi. Il pari del Chelsea porta la firma di Matic al 73’, mentre al 86’ Hazard si lascia ipnotizzare da Handanovic che intercetta un rigore, per la verità, calciato debole e centrale dal talento belga. A rimescolare le carte, e soprattutto la lotta per il secondo posto, ci pensa lo Sporting Lisbona che batte lo Schalke 04. I tedeschi passano in vantaggio grazie ad un autogol di Slimani al 17’, ma i portoghesi ribaltano il risultato con le reti di Sarr (26’) e  Jefferson (52’). Nani al 72’ firma il tris dello Sporting, prima che Aogo riapra l’incontro all’88’. Nel recupero Slimani fissa il punteggio sul definitivo 4-2.
 
GIRONE H: PORTO AGLI OTTAVI, SHAKHTAR QUASI – Giochi fatti o quasi nel gruppo H. Il Porto stacca il biglietto per gli ottavi dominando a Bilbao, dove i portoghesi passano 2-0 con le reti, entrambe nella ripresa, di Martinez, che nel primo tempo aveva fallito anche un rigore, e Brahimi. Non c’è storia nella gara di Leopoli tra Shakhtar e Bate. Dopo lo 0-7 di Borisov, gli ucraini ne rifilano altri 5 ai bielorussi. Il vantaggio viene firmato al 19’ dal capitano Srna, ma l’episodio chiave del match è l’espulsione sul finire del primo tempo di Khagush che lascia in dieci il Bate. Il crollo nella ripresa è inevitabile e Teixeira al 48’ e Luiz Adriano, autore di una tripletta, lanciano lo Shakhtar verso la qualificazione, non ancora matematica ma davvero ad un passo.

 

Olympiacos-Juventus 1-0, per i bianconeri il cammino ora è in salita

Olympiacos-Juventus 1-0, per i bianconeri il cammino ora è in salita

Segna l'ex Palermo Kasami nel primo tempo giocato meglio dai greci. Nella ripresa la squadra di Allegri si sveglia, ma il portiere Roberto, soprattutto su conclusioni di Morata, compie alcune parate determinanti. Qualificazione agli ottavi che diventa complicata:il Malmoe infatti ha tre punti e due partite in casa come i bianconeri.

ATENE - Come a Copenaghen un anno fa, la Juventus si complica la stagione europea, nel girone di qualificazione di Champions. Allora arrivò almeno un pareggio, stavolta i torinesi fanno peggio: cedono punti preziosi, in un girone equilibratissimo, all'Olympiacos. Inspiegabile l'atteggiamento remissivo della prima mezz'ora se paragonato al furioso assalto al forte ateniese nella seconda parte di gara, quando solo le prodezze di uno straordinario portiere salvano l'Olympiacos da un'ira funesta.

In avvio, subito balza agli occhi la fludità di gioco della squadra greca, molto manovriera soprattutto sulla sinistra dove Masuaku è vivacissimo e viene spesso sostenuto da Kasami. Milivojevic agisce davanti alla difesa, da frangiflutti e Dominguez costruisce centralmente con agilità e tecnica. Tutto il bel vedere biancorosso non sarebbe possibile se la Juve facesse... la Juve. L'approccio invece è poco convinto, insicuro. Dominguez, oltre a tessere il gioco, cancella Pirlo - in serata no - mentre Mitroglu non è che faccia molto in avanti, ma praticamente toglie alla Juve il secondo costruttore di gioco abituale, Bonucci, marcandolo a uomo. Vidal si distingue per taluni energici tackle e per un paio di incursioni centrali rese possibili dal moto perpetuo di Morata, il più brillante tra gli juventini. Anche Tevez ha troppa smania di fare, e perde spesso la maniglia. Asamoah non si vede quasi mai, di Pogba si ricordano al riposo solo le eccessive confidenze che ne limitano il talentone.Nonostante questo, la Juventus ha un paio di nitide occasioni su palle inattive, l'Olympiacos in area di rigore infatti si fa prendere da un certo affanno. E così Tevez devia sotto misura un'incornata di Morata, supera Roberto, salvato sulla linea da Elabdellaoui; poi Chiellini si ritrova un pallone sul dischetto del rigore, ma davanti al bersaglio non dà alla deviazione la necessaria efficacia.  Di contro i greci, partiti bene (Dominguez mette all'incrocio una punizione e costringe Buffon a una deviazione decisiva) ma poi divenuti prevedibili, trovano il gol del vantaggio sull'ennesima indecisione di Pirlo che fa sfilare Dominguez in mezzo al campo, l'argentino arriva al limite e allarga a sinistra per Mitroglu, delizioso l'assist dell'attaccante (toh, un bomber non egoista...) per l'accorrente Kasami che piazza un piattone secco e preciso nell'angolino basso. Uno a zero. Reazione pallida... e reazione è un parolone.

Allegri si fa sentire nel riposo. E la Juventus nella seconda parte di gara si trasforma. Non prima però di concedere all'avversario la palla del raddoppio, minuto 59', il solito Dominguez ad approcciare l'area e a servire a Kasami, pun tualmente inseritosi, la palla del raddoppio, il piatto diagonale dell'ex palermitano esce di pochissimo a Buffon battuto. Ma la Juventus si scuote e produce il massimo sforzo, nella parte centrale del tempo, mettendo seriamente alle corde un Olympiacos piuttposto deboluccio se costretto a difendersi. Ci vuole un supereroe per Michel. E lo spagnolo sfodera l'Uomo Ragno, Roberto Gago, 28 anni, ex Atletico Madrid, che si esalta nel duello a distanza su Morata, incontenibile, su Tevez, su Pogba, ancora su Tevez. Tiri ravvicinati, a colpo sicuro, gli ultimi - ancora di Morata - respinto d'istinto sulla traversa; e di Tevez - diagonale rasoterra - deviato in piena estensione laterale, con una mano. Alla fine si contano otto parate dell'estremo degli ateniesi, la maggior parte delle quali davvero decisive. Arriva così la prima vittoria dell'Olympiacos sulla Juventus, nella sua storia. E un passo falso su cui riflettere - soprattutto nell'atteggiamento un po' troppo remissivo nel primo tempo - per Allegri.

Champions, il Real umilia il Liverpool. Atletico travolgente

Champions, il Real umilia il Liverpool. Atletico travolgente

Le merengues passano per 0-3 ad Anfield grazie a una doppietta di Benzema e al 70° gol nella competizione di Ronaldo (arrivato a -1 da Raul). L'Arsenal passa in rimonta nel finale a Bruxelles con l'Anderlecht, il Dortmund ne fa 4 al Galatasaray di Prandelli. Cholchoneros scatenati: 5-0 al Malmoe, segna anche Cerci

  • Champions, goleade per Chelsea(6-0) e Shakhtar(7-0). ManCity fermato fortunatamente a Mosca

    Il 2-2 tra Cska e Citizens rende meno amara la notte della Roma, mentre fioccano i gol sui campi d’Europa: 6-0 dei Blues al Maribor mentre gli ucraini ne fanno sette in casa dei bielorussi del Bate che decidono di scansarsi così come ha fatto la nazionale contro l'Ucraina(cinque per Luiz Adriano). Vincono Barça, Psg (rete di Cavani) e Porto, buona la prima in coppa per Di Matteo: il suo Schalke soffre ma doma lo Sporting(4-3)

    MOSCA – Pioggia di gol non solo all'Olimpico, nella serata che apre il terzo turno della fase a gironi di Champions League, con la Roma che può consolarsi con il pareggio del Manchester City, bloccato sul 2-2 a Mosca dal Cska. Vince con 6 gol di scarto anche il Chelsea, che strapazza il Maribor e si avvicina ulteriormente alla seconda fase, mentre fa ancora meglio lo Shakthar Donetsk, 7-0 a Borisov nella notte magica di Luiz Adriano, autore di cinque reti. Vince in scioltezza il Barcellona (3-1 all'Ajax) mentre il PSG soffre a Nicosia, dove serve un lampo di Cavani a tre minuti dal termine per regalare il successo a Blanc. Girandola di gol e di emozioni anche a Gelsenkirchen, dove lo Schalke ha bisogno di un rigore nel finale per superare uno Sporting in inferiorità numerica, battuto per 4-3. Finisce 2-1, infine, il match del Do Dragao tra Porto e Athletic Bilbao.

    CSKA MOSCA-MANCHESTER CITY 2-2
    Nonostante la batosta interna con il Bayern Monaco, nulla è perduto per la Roma. Il Manchester City, infatti, conserva lo zero nella casella delle vittorie e resta a due lunghezze dai giallorossi, facendosi fermare sul 2-2 alla Khimki Arena, tana del Cska Mosca. Gli inglesi si portano in vantaggio già prima della mezz'ora: la firma è di quel Sergio Aguero che, reduce dai 4 gol segnati in campionato contro il Tottenham, timbra il cartellino anche in Russia, appoggiando nella porta sguarnita il delizioso pallone offertogli da Dzeko. Sembra fatta per il City già al 38', quando il Kun indossa le vesti di rifinitore per servire a Milner il pallone del raddoppio. Proprio Milner, un minuto dopo, potrebbe chiudere il conto ma si fa fermare dal palo, lasciando aperta la porta al Cska. La rimonta moscovita si materializza nella ripresa: al 19′, è Doumbia a dimezzare le distanze e sarà ancora lui, al 40', a propiziare il gol che fisserà il risultato. È lui, infatti, a tuffarsi in area dopo essere stato sfiorato da Kolarov, che manda in confusione l'arbitro. Vad concede il penalty, Natcho lo trasforma per il 2-2 finale. Festeggia il Cska, che porta a casa il primo punto di questa sua stagione europea, mentre per Pellegrini è un'occasione persa, che concede un vantaggio tattico non da poco alla Roma in vista dei prossimi impegni.

     

  • Manchester City – Roma 1-1: giallorossi grandi anche in Europa, Totti nella storia

    Champions, la Juventus si arrende all' Atletico Madrid

    Dopo il convincente esordio contro il Malmoe i bianconeri non ripetono in Spagna l'impresa. Decide un gol di Arda Turan. La squadra di Allegri non ha demeritato ma non è mai riuscita a rendersi pericolosa

    MADRID - La Juve non imita la Roma. Incassa a Madrid una sconfitta-beffa dall'Atletico e rimescola le carte nel proprio girone di Champions dove, dopo due giornate, tutte le squadre hanno 3 punti. L'unica buona notizia della serata, però, paradossalmente, arriva proprio da Malmoe dove gli svedesi hanno fermato a sorpresa l'Olympiacos, potenzialmente i veri rivali dei bianconeri nella corsa qualificazione. E' tutto da rifare ma le chance di passare restano comunque intatte.

    JUVE, E' MANCATO L'ATTACCO  -  Il ko del Calderon lascia l'amaro in bocca. Per oltre un'ora la Juve ha tenuto brillantemente testa ai vicecampioni d'Europa impedendogli di rendersi pericolosi. Purtroppo ha preso gol al secondo tiro in porta a un quarto d'ora dal termine. E a quel punto rimontare è diventato quasi impossibile. L'unico appunto che può essere fatto ai bianconeri è di non essere riusciti a servire a dovere le punte. Centralmente la squadra non ha mai sfondato, sulle fasce ha spinto con scarsa continuità. Si poteva fare di più. E ne è testimonianza l'unico brivido corso da Moyà, arrivato nel finale su una scivolata di Arda Turan che ha rischiato un autogol per cercare di intercettare un cross basso di Lichtsteiner.ARDA TURAN, FULMINE NEL BUIO  -  Nella ripresa la musica non è cambiata con le due squadre che hanno continuato ad attaccare a intermittenza ma senza convinzione. Simeone ha cercato di dare ai suoi maggior peso specifico in attacco inserendo Griezmann al posto di Saul ma la Juve ha continuato a chiudere bene tutti i varchi. Almeno fino al 74' quando, come un fulmine a ciel sereno, ha incassato il gol decisivo: su un cross dalla destra di Juanfran, Arda Turan ha anticipato Lichtsteiner e ha infilato il pallone a fil di palo.

    JUVE, TROPPI GIALLI INCASSATI  -  Nel caotico finale, chiuso prima col 4-4-2 (con Pereyra al posto di Caceres) e poi col 4-3-3 (con Morata per Vidal), la Juve si è innervosita e ha finito per incassare solo ammonizioni, altre quattro dopo quelle di Bonucci e Chiellini: a farne le spese sono stati prima Lichtsteiner poi Pogba, quindi i subentrati Morata e Giovinco. Cartellini comprensibili ma evitabili visto che ora alle porte c'è proprio il fondamentale doppio confronto con l'Olympiacos.

    ATLETICO MADRID-JUVENTUS 1-0 (0-0).
    Atletico Madrid (4-1-4-1): Moya 6, Juanfran 7, Miranda 7.5, Godin 7, Ansaldi 6, Tiago 6, Koke 6.5, Saul 5.5 (7′ st Griezmann 6), Raul Garcia 6, Arda Turan 7.5 (44′ st Siqueira sv), Mandzukic 6 (38′ st Suarez sv). (13 Oblak 24 Gime'nez 22 Cerci 11 Jime'nez). All.: Simeone.
    Juventus (3-5-2): Buffon 6, Caceres 6 (32′ st Pereyra sv), Bonucci 5.5, Chiellini 6.5, Lichtsteiner 5.5 (44′ st Giovinco sv), Pogba 6, Marchisio 6, Vidal 5.5 (38′ st Morata sv,), Evra 6, Llorente 5.5, Tevez 5.5. (30 Storari 5 Ogbonna 22 Asamoah 20 Padoin). All.: Allegri.
    Arbitro: Brych (Germania) 5.5.
    Reti: 30′ st Arda Turan.
    Angoli: 4-2 per l'Atletico.
    Recupero: 1′ e 4′.
    Ammoniti: Bonucci, Chiellini, Morata, Pogba, Ansaldi e Raul Garcia per gioco scorretto, Lichtsteiner per proteste, Giovinco per comportamento non regolamentare

    Roma-Cska 5-1, Gervinho e Iturbe stendono i russi

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    Champions, Bayern batte City all'ultimo respiro. Barcellona ok, Mourinho stecca

    All'Allienz Arena decide a tempo scaduto un gol di Boateng. Una rete di Piquè regala la vittoria ai blaugrana sull'Apoel. Solo 1-1 a Stamford Bridge per il Chelsea contro lo Schalke, stesso risultato per il Psg in Olanda con l'Ajax. Goleada del Porto: 6-0 al Bate Borisov


    Champions, Bayern batte City all'ultimo respiro. Barcellona ok, Mourinho stecca

    Champions: Barça ko a Parigi, segna anche Verratti. Bayern e Chelsea ok

    Spagnoli sconfitti 3-2 dal Psg, in gol anche l'azzurro. Nel gruppo della Roma i tedeschi a punteggio pieno grazie al successo di misura contro il Cska. Mourinho sbanca Lisbona, il Porto rimonta due gol negli ultimi minuti allo Shakhtar

     

    Champions: Immobile lancia il Borussia, Prandelli travolto a Londra. Soffre il Real

    Il Dortmund passa 3-0 a Bruxelles, con il gol dell'ex Torino che apre le marcature. Pesante ko per 4-1 del Galatasaray contro l'Arsenal. Equilibrio assoluto nel girone della Juventus. I campioni d'Europa vincono di misura in Bulgaria. Bene Leverkusen e Basilea, pari tra Zenit e Monaco

    Champions: Barça ko a Parigi, segna anche Verratti. Bayern e Chelsea ok

    Spagnoli sconfitti 3-2 dal Psg, in gol anche l'azzurro. Nel gruppo della Roma i tedeschi a punteggio pieno grazie al successo di misura contro il Cska. Mourinho sbanca Lisbona, il Porto rimonta due gol negli ultimi minuti allo Shakhtar

     

    Champions: Immobile lancia il Borussia, Prandelli travolto a Londra. Soffre il Real

    Il Dortmund passa 3-0 a Bruxelles, con il gol dell'ex Torino che apre le marcature. Pesante ko per 4-1 del Galatasaray contro l'Arsenal. Equilibrio assoluto nel girone della Juventus. I campioni d'Europa vincono di misura in Bulgaria. Bene Leverkusen e Basilea, pari tra Zenit e Monaco

     

     

    Gol e vittorie, così l'Italia torna a sorridere in Europa

    Due giornate, poco per fare bilanci ma quanto basta per capire che la tendenza è cambiata. I nostri club tornano a rispettare l'Europa League contribuendo, con i risultati di Juve e Roma in Champions, a riportare il nostro paese ai primi posti del ranking stagionale Uefa

     

    Champions, la festa di Immobile e Balotelli

    Champions League, play-off: per il Napoli c'è l'Athletic Bilbao.   Europa League, Stjarnan-Inter e Spalato-Torino
     

            

    Champions League, Celtic: il Legia schiera squalificato, gli scozzesi ai preliminari

       Polacchi esclusi per aver fatto giocare negli ultimi quattro minuti Bereszynsk. Assegnato lo 0-3 a tavolino

      

    ROMA - Il Celtic sarà tra le squadre che parteciperanno al sorteggio per il play-off di Champions League in programma tra poco più di mezz'ora a Nyon. Lo ha stabilito l'Uefa, escludendo dall'urna in extremis il Legia Varsavia che, sul campo, nel doppio confronto valido per il terzo turno preliminare, si era imposto sia all'andata (4-1) che al ritorno (2-0), giocato mercoledì sera. Il motivo risiede nel fatto che i polacchi hanno schierato negli ultimi quattro minuti del match di Glasgow, a qualificazione praticamente acquisita, Bartosz Bereszynski nonostante fosse squalificato. Il Celtic ha presentato ricorso e l'Uefa lo ha accolto, assegnando il 3-0 a tavolino: risultato che, visto l'1-4 dell'andata, qualifica gli scozzesi per la regola del gol in trasferta.

     

    Champions 2015-2016, Platini cambia tutto per riproporre la Coppa dei Campioni

    Champions League 2014 al via: la coppa ‘democratica’ di Platini vale 1,3 miliardi

     

     

    MERDOPA LEAGUE: SECONDA, TERZA E QUARTA GIORNATA 2014-2015


     

     

     

     

    SECONDA GIORNATA MERDOPA LEAGUE

     

    Marocco, niente Coppa d'Africa
    ma sì al Mondiale per club

    Mondiale per club: Real Madrid campione, il San Lorenzo si arrende 2-0

    Mondiale per club: Real Madrid campione, il San Lorenzo si arrende 2-0
    (ap)

    Sergio Ramos e Bale con un gol per tempo stendono gli argentini al termine di una gara dominata dai blancos per tutti i 90 minuti. Ennesimo trofeo per il club spagnolo, il 18esimo in campo internazionale come Milan e Boca. Auckland si conferma sorpresa, chiude terzo

    MARRAKECH - Real Madrid sul tetto del mondo. Nella finale del Mondiale per club giocata a Marrakech, in Marocco, i campioni d'Europa di Carlo Ancelotti hanno battuto per 2-0 gli argentini del San Lorenzo. Nulla da fare, quindi, per il club del quale è tifoso Papa Francesco: i blancos aggiungono nella loro prestigiossima bacheca anche il loro primo trofeo di campioni del mondo per club al termine di una partita dominata per tutti e 90 i minuti: è il 18esimo trionfo internazionale, come Milan e Boca Juniors.

    Il vantaggio arriva al 36' con Sergio Ramos: il difensore spagnolo ha la meglio su Yepes e colpisce di testa sul calcio d'angolo battuto da Toni Kroos mettendo il pallone alle spalle dell'incolpevole Torrico. Il primo tempo si chiude con l'undici di Ancelotti in avanti con merito per 1-0: Casillas inoperoso per tutti i 45'. Al rientro in campo il Real mette in cassaforte il risultato:  al 6', infatti, arriva il raddoppio ad opera di Gareth Bale. Assist perfetto di Isco ed il gallese si fa gioco di Kannemann, lasciando partire un sinistro che passa sotto il corpo di Torrico. Poi per Cristiano Ronaldo è compagni c'è solo da attendere il fischio finale per alzare questo altro ennesimo trofeo nella storia delle merengue.

    Per i blancos si tratta dunque del 18esimo trionfo internazionale, che vale l'aggancio al Boca Juniors e soprattutto al Milan, le due squadre fino a oggi più blasonate in assoluto. Proprio Ancelotti, con i successi conquistati nel 2007 (Champions, Supercoppa europea e Mondiale per club) aveva contribuito dalla panchina a elevare il club rossonero.

    Il Paese africano, stando alla Fifa, avrebbe confermato l'organizzazione del torneo dal 10 al 20 dicembre malgrado la paura della diffusione dell'ebola. Alla manifestazione prenderanno parte tra le altre Real Madrid e San Lorenzo

    COPPA D'AFRICA 2014

    Ebola, ufficiale rinuncia Marocco
    Ora nuova sede o cancellazione

    La notizia era certa dopo la mancata risposta all'ultimatum della federazione africana, ora è arrivato anche l'annuncio: la Caf deve decidere se assegnare l'organizzazione a un altro paese o cancellare il torneo, in calendario dal 17 gennaio 2015

    VARIE CALCIO SERIE A

    NEL MERAVIGLIOSO MONDO DELLA LEGA MERDOSA CALCIO ITAGLIOTA: DOMINIO ASSOLUTO DELLA MAFIA ULTRAS, INDICE DI RIEMPIMENTO STADI TRA I PIU' BASSI DEL MONDO, SPESSORE TECNICO TRA I PIU' MERDOSI DEGLI ULTIMI TRENT'ANNI (I RUBBENTINI SONO CONTENTISSIMI !!!) E LO HA CERTIFICATO IL RANKING:SPRONFONDO AL QUINTO POSTO COME NEL 1984 SCAVALCATI ANCHE DAL PICCOLO PORTOGALLO.

     

    DOVE PRENDONO I SOLDI??CI PENSA INFRONT !!!

     

     

     A Milano l'Inter arranca in mezzo a rossi da 103 milioni di euro e bond da 280 milioni di euro per sanare un mega prestito bancario da 230 milioni di euro. All'interno di una nazione allo sfascio tenuta in piedi artificialmente grazie a Draghi, Genova si distingue come isola felice: il Doria spende 30 milioni di euro nella campagna invernale....

    ferrero eto'o muriel 675

    Massimo Ferrero fa grande la Samp. Con
    quali soldi? L’ipotesi del miliardario Volpi

    Lui smentisce: “Balle, mi basta lo Spezia”

    Seminario al Coni sulla "nuova" (e controversa) giustizia sportiva


     

    Calcioscommesse, Lecce: condannato l'ex presidente Semeraro

    Imputato insieme all'imprenditore Carlo Quarta nel processo sulla  combine del derby tra il Bari e il club salentino

    BARI - Diciotto mesi di reclusione (pena sospesa) e diecimila euro di multa. E' la pena inflitta dal Tribunale di Bari all'ex presidente del Lecce calcio Pierandrea Semeraro e all'imprenditore Carlo Quarta, imputati nel processo sulla  combine del derby Bari-Lecce di serie A del 15 maggio 2011. Condannato a 9 mesi a Marcello Di Lorenzo.

    Secondo il pm Ciro Angelillis - che aveva chiesto per i tre imputati condanne a 2 anni di reclusione - la partita, persa dai biancorossi 2-0, fu comprata dal club salentino per 200mila euro. Per questi fatti le parti civili, Figc, Confconsumatori e oltre 200 tifosi di Bari e Lecce hanno ottenuto risarcimenti che dovranno essere quantificati in sede civile, con provvisionali pari a mille euro per Confconsumatori, 5mila per Figc e 400 euro per ciascun tifoso. L'imputato Marcello Di Lorenzo è amico dell'ex calciatore biancorosso Andrea Masiello (che ha patteggiato la pena assieme con i suoi amici ed ex coimputati Gianni Carella e Fabio Giacobbe).

    KRZ-Attack (The Councelor)
    ©

     IL CASO GENNY LA CAROGNA

    CODICE ETICO O SOLITA MERDA ITAGLIOTA?

     

    Calcio e violenza: stop tre mesi a trasferte tifosi Atalanta

    Per la prima volta dall'intrdoduzione del nuovo decreto, la misura è stata adottata nei confronti dei tifosi bergamaschi, per gli incidenti di sabato scorso al termine della partita con la Roma

    ROMA - Trasferte vietate per tre mesi ai tifosi dell'Atalanta. Per la prima volta dall'introduzione del decreto legge sulla violenza negli stadi dello scorso agosto, il ministro dell'Interno Alfano ha firmato il provvedimento che nei confronti dei tifosi nerazzurri: la misura è stata adottata dopo i gravi episodi di violenza verificatisi al termine con la Roma di sabato scorso, all'esterno dello stadio Azzurri d'Italia di Bergamo.

    il Viminale spiega che "in particolare, le frange violente dei tifosi bergamaschi si sono rese responsabili di gravi incidenti, attaccando le Forze dell'Ordine anche con bombe carta contenenti chiodi e bulloni e causando il ferimento di 6 operatori di Polizia, oltre al danneggiamento di tre automezzi.

    Questi fatti sono stati analizzati ieri dal Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, che ha fornito al prefetto di Bergamo "tutti gli elementi necessari per vietare, in occasione delle partite casalinghe dell'Atalanta, la vendita dei biglietti, per tutti i settori dello stadio, a chi non possiede la tessera del tifoso, nonché di disporre la sospensione, per il solo settore della Curva Nord, di carnet di biglietti e di abbonamenti precedentemente rilasciati ai non possessori della tessera".

    "Il provvedimento del Viminale è discutibile, colpisce la parte istituzionale del tifo atalantino: 100, massimo 300 persone circa in possesso della tessera del tifoso, che non hanno mai creato problemi. La parte di tifo oltranzista non viaggia più con noi da anni. Ci siamo schierati contro quegli sconsiderati protagonisti di atteggiamenti vili contro le forze dell'ordine, ma il provvedimento preso è discutibile", così il dg atalantino Pierpaolo Marino.

    Tessera tifoso e gabbie negli stadi
    i retroscena del summit al Viminale

    Summit al Viminale, ecco tutti i retroscena. Il presidente della Lega di serie B, Andrea Abodi, ha fatto l'intervento più duro e circonstanziato: ha chiesto chiarimenti al ministro Angelino Alfano su molte cose, "che ancora non vanno". Ha spiegato Abodi: "Se vogliamo fare tornare le famiglie negli stadi, bisogna isolate le mele marce. Ma farlo davvero. Questa non è la normalità: dobbiamo fare in modo che in un paio d'anni anche l'Italia torni ad essere un Paese normale". Non solo nel calcio... Abodi è entrato nei dettagli: "Che fine ha fatto la tessera del tifoso? Serve ancora, e come? A volte c'è confusione. Che fine ha fatto il progetto che prevedeva di togliere le gabbie dagli stadi? Non se ne parla più". E ancora: "Ai tifosi dell'Atalanta sono state proibite le trasferte per tre mesi ma perché ai tifosi dell'Avellino, all'ultimo momento, è stato vietato di andare a Bergamo per la partita di Coppa Italia? Molti di loro avevano già comprato il biglietto... Ci vuole chiarezza". Pare che al Viminale sia arrivata una lettera del sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che "suggeriva" di bloccare le trasferte nella sua città ad alcune tifoserie considerate nemiche. Ma non tocca a lui decidere. Tocca a prefetto, questore, Osservatorio. Si spera in piena sintonia fra loro. Abodi ha chiesto appunto un maggior coordinamento fra le parti. "Ma è positivo che ci siano contatti continui fra il Viminale e tutto il mondo del calcio", ha spiegato Abodi: a gennaio quindi riunione plenaria. Ma anche i club devono collaborare di più (e all'Osservatorio sarebbero ben felici se lo facessero...). Al summit di ieri, oltre a Malagò, Tavecchio e a tutti i presidenti delle Leghe c'erano anche molti rappresentanti delle società di serie A (De Laurentiis, Lotito, Baldissoni, Marotta, Gardini, eccetera). De Laurentiis e Baldissoni sono intervenuti nel dibattito. Lotito non ha parlato (e questa è una notizia). Uno dei problemi, evidenziati da Abodi, è che ci sono anche prefetti-questori che complicano le cose, forse spaventati dai rischi. Per Latina-Frosinone ad esempio volevano giocare a porte chiuse, all'Olimpico, a Rieti, eccetera. Poi, alla fine i tifosi ospiti (circa 600) sono andati a Latina e tutto è filato liscio. "Ma bisogna isolare le mele marce. Se non riusciamo farlo, negli stadi non ci metterà più piede nessuno".

    Calcio, un costo di 100 milioni l'anno per i cittadini tra servizi, sicurezza e danni

    I contributi diretti e indiretti per il mondo del pallone superano gli 80 milioni di euro: tra i costi anche i danni alle Fs, gli straordinari delle forze di Polizia, gli arresti, i processi e l'assistenza ai feriti. Alle società chiesto un contributo minimo

    MILANO - Unica vera religione di Stato il calcio passa indenne sotto la scure dei tagli alla spesa del governo. A tagliare i contributi - per il momento - è solo il Coni che ha deciso di ridurre da 64 a circa 45 milioni di euro i finanziamenti alla Figc. Per il resto non cambia nulla, o quasi. Anzi, nonostante intorno alla Serie A si muova un giro d'affari da oltre un miliardo di euro l'anno solo per i diritti tv, lo Stato continua a farsi carico di tutto quello che serve a far funzionare la macchina: dalla sicurezza ai trasporti, dalle cure ai feriti ai processi. Senza dimenticare che al Coni lo Stato versa già 405 milioni di euro l'anno.  

    A sollevare l'attenzione sul mondo del pallone è un'interrogazione parlamentare di Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, che al governo ha chiesto di far luce sul reale ammontare dell'impegno economico per lo Stato allo scopo di mantenere in piedi l'intero sistema. Per il momento di risposte non ne sono arrivate, ma Rampelli va avanti: "Ci sono voluti quasi 40 giorni per presentare l'interrogazione e in tanti mi hanno chiesto di lasciar perdere, addirittura un paio di volte è stata respinta perché inammissibile, ma in questo momento non si può".

    Al miliardo incassato da radio e televisioni - compresa la Rai e quindi lo Stato -, si aggiungono i contributi per Coni e, ancora, le spese vive per mantenere la macchina. Solo considerando le Serie maggiori, nel rapporto del ministero dell'Interno ci sono 25 milioni di euro a campionato per pagare gli straordinari alle forze di polizia chiamate a garantire la sicurezza durante le partite. Numeri che non tengono conto però delle serie minori e dei campionati dilettanti dove gli episodi di violenza sono spesso ripetuti.

    Per fronteggiare questo costo il Parlamento ha approvato, all'interno della legge sugli stadi, l'emendamente Fiano con il quale tra l'1 e il 3% degli incassi da botteghino verranno destinati a copertura della spese per gli straordinari della Polizia: si tratta di una cifra che per l'intera Serie A oscilla tra i 2 e i 6 milioni di euro l'anno. Tradotto: il Cagliari verserà tra i 15mila e i 45mila euro l'anno, la Juventus tra i 380mila euro e 1,1 milioni.

    Non basta. A costi per la Polizia si sommano i circa 8 milioni di euro annui di danni a carico della Ferrovie dello Stato per i viaggi dei tifosi. L'elenco delle spese per lo Stato, però, continua: ci sono da considerare i 105 arresti dell'ultimo campionato e gli oltre mille denunciati che vanna a pesare sul sistema giudiziario, peraltro, già ingolfato. In questo caso è quasi impossibile quantificare la spesa aggiuntiva per lo Stato: se in media un detenuto costa 116 euro al giorno calcolare l'impatto di una denuncia è impresa titanica.

    Passano sotto traccia, invece, le spese di Comuni e Regioni. Per i primi è necessario quantificare i costi per straordinari legati al potenziamento del trasporto locale e alla raccolta dei rifiuti dopo gli eventi; per gli altri c'è da pagare il prezzo per la presenza obbligatoria del 118 e soprattutto l'assistenza ai feriti: lo scorso anno sono stati più di 150.

    ULTRA, DELINQUENZA NEGLI STADI ITALIOTI,POTERE DELLE TV E NUOVE MODALITA' DI TIFO COME LA DOPPIA-TRIPLA MILITANZA...

    Cannavaro, frode fiscale

    Sequestrati beni per 900 mila euro

    L'ex capitano della nazionale coinvolto in un'inchiesta su una presunta frode fiscale con una società di noleggio di imbarcazioni

     

    In tv solo lo sport "ricco", per tutto il resto c'è internet

    Il modello lo ha ispirato la Lega Volley, ora la LegaPro ha aperto il fronte del calcio sul web sul canale Sportube: un milione di contatti a week end, 60 partite, e risultati straordinari come i 100mila per Reggina-Messina. E ora anche il basket ci sta pensando

     

    Abbonati, che crollo il Milan
    Sale la Roma, l'esempio della Juve che tuttavia è in rosso:come è possibile? L'Inter clamorosamente è la squadra che porta più gente allo stadio....

     

    'A volto scoperto': il docu su Scaroni
    L'ultras invalido dopo il pestaggio

     
    'A volto scoperto': il docu su Scaroni L'ultras invalido dopo il pestaggio

     

    In un documentario, il racconto del tifoso bresciano rimasto invalido al 100% dopo Verona-Brescia. Nessuno ha ancora pagato: otto gli agenti assolti

     

    L'EVOLUZIONE DEL TIFO

     

    Meno stadi, piu tv e web: così cambia l'Italia del tifo

    Indagine Demos-coop: malgrado un Mondiale da dimenticare i sostenitori non calano, anzi salgono dal 36 al 40%. Il calcio tira sempre, il ct Conte gode di grande consenso, gli arbitri ispirano fiducia. ma solo due su dieci stimano Tavecchio dopo le gaffe

     

     

     

    foto di Massimiliano Squillante.

    E ALLORA ...QUESTI DUE SCUDETTI INDIETRO PIU' IL RISARCIMENTO GLIELI VOGLIAMO RICONOSCERE ?
    ERA L'INTER LA VERA COLPEVOLE DI FARSOPOLI !!
    Protagonisti : Il Radiato e Mazzini vice presidente della Figc
    #CiFateSempreEsoloSchifo

     

    DEVO VENDERE IL MILAN PERCHE' SONO SOTTO DI MEZZO MILIARDO DI EURO....

    L’anno nuovo cominciato con le sconfitte casalinghe con Sassuolo e Atalanta, inframezzate dal brutto pareggio col Torino. 12 punti nelle ultime 12 partite, solo 6 vittorie nelle 19 partite del girone di andata per un mestissimo ottavo posto. Non bastano però i numeri a spiegare la profonda crisi in cui è sprofondato il Milan: l’ex club più titolato al mondo, ridotto a macchietta sui siti della stampa straniera per la decisione di vendere il pullman sociale per raggranellare qualche soldo. La crisi è tecnica, societaria, economica. E il male comune dei cugini interisti appaiati in classifica non porta ai tifosi rossoneri nemmeno quel mezzo gaudio: il futuro del Milan è rosso nei bilanci e nero nelle speranze.

    LA SQUADRA - Al di là dei numeri, appunto, il problema è che Inzaghi non è mai riuscito a dare un gioco alla squadra, fondata sugli equivoci tattici dell’insistenza parossistica su un 4-3-3 tutto catenaccio e contropiede, e di uomini, come Menez falso nueve, De Jong regista, Montolivo e Bonera leader senza personalità. Il Milan avrebbe bisogno di un regista, una mezzala e un centravanti, eppure nel mercato di riparazione arriva l’ennesimo esterno offensivo (CerciSuso) e si cerca un terzino sinistro ai saldi. Perché la proprietà da tempo ha imposto i parametri zero, vecchie glorie azzoppate cui devi riconoscere un ingaggio spropositato e che impediscono il necessario ricambio generazionale. Inzaghi poi è un allenatore dimezzato, imposto da Adriano Galliani e sofferto da Barbara Berlusconi che l’anno scorso, mentre era in vantaggio nella lotta per il controllo del club, impose il suo Seedorf defenestrato dopo soli sei mesi dai sodali del suo rivale. Perché il vero problema della squadra, per gli effetti deleteri delle sue ripercussioni, è il conflitto latente tra le due anime del club: esploso due anni fa e mai più ricucito.

    LOTTA DI CLASSE – BB entra nel Milan nell’estate del 2011, quando capisce che in Mondadori (Marina) e Mediaset (Piersilvio) per lei non c’è spazio, e subito tenta la scalata al club circondandosi di fidati collaboratori. Ma non è facile. Dall’altra parte c’è AG, ex sodale del padre dai tempi delle antenne installate per la Brianza, che da trent’anni siede saldamente in plancia di comando. Il conflitto emerge nell’estate 2012 per poi esplodere fragoroso nell’autunno 2013, con un durissimo comunicato all’Ansa. La sfida di BB è lanciata: AG è il passato, il Milan è mio. Terremoto. Si paventano le dimissioni del plenipotenziario, un licenziamento con una buonuscita di oltre 50 milioni. Poi in inverno arriva la decisione salomonica del padrone, società divisa in due: a BB il commerciale, ad AG la parte tecnica. Eppure Barbara sembra avere vinto, a gennaio esonera Allegri e impone Seedorf, il suo prescelto, contro Inzaghi, l’uomo del rivale. Ma dura poco, in estate tra dossier e spifferi alla stampa il tecnico olandese è licenziato (resta stipendiato per 5 milioni l’anno fino al 2016) e arriva il rovesciamento di fronte con la panchina a Super Pippo.

    LA PRESA DEL PALAZZO D’INVERNO – Sembra una decisione trovata di comune accordo, ma il conflitto continua sottotraccia, nelle segrete stanze della nuovissima Casa Milan: i fedelissimi di AG (dopo Braida anche Gozzi, Masi, Massaro) sono sostituiti da quelli di BB (Pavone, Kalma). Fino al nuovo comunicato, rilasciato all’Ansa domenica. “Inaccettabile perdere contro squadre i cui giocatori guadagnano cinque volte di meno”, firmato Silvio Berlusconi. Eppure il patron lunedì chiama Galliani e Inzaghi e smentisce, mai dette quelle cose. E allora nell’ambiente rossonero il dubbio si fa quasi certezza, il comunicato sarebbe stato diffuso da BB, è il secondo dopo quello dell’ottobre 2013. E’ l’assalto finale, la spaccatura tra i due eterni duellanti non è più ricucibile, BB ha preso il Palazzo d’Inverno. Silvio Berlusconi, impegnato a negoziare leggi elettorali con salvacondotti fiscali, abbozza: un Milan in crisi per l’immagine sua e di Forza Italia è più deleterio della fronda interna di Fitto.

    IL FUTURO – Ma quella di BB potrebbe essere una vittoria di Pirro. Come a ogni crisi rossonera tornano ciclicamente i rumors di una prossima e possibile cessione del club. Da tempo si fanno i nomi più disparati, improbabili sceicchi e ancor più improbabili oligarchi amici di Putin, ma nessuno si è mai fatto avanti davvero. Gli investitori stranieri scappano quando c’è da investire nel (calcio del) Belpaese, e non certo per il costo del lavoro o per l’articolo 18: basta guardare i bilanci delle aziende per darsela a gambe levate. I casi di Roma e Inter potrebbero preludere a un cambio di tendenza, o rimanere eccezioni che confermano la regola. Oggi Silvio Berlusconi smentisce di volere vendere il club, ma il marchio si sta deprezzando, Fininvest (che a giugno ha chiuso il bilancio 2013 con passivo di 428 milioni dopo i 285 del 2012) copre ogni anno perdite per 50-100 milioni, Marina e Piersivlio vogliono liberarsi di quello che da asset dell’immaginario fondamentale per la carriera politica del padre oggi si è tramutato in una pesante zavorra.

    I SALDI DI UN’EPOCA – Il prezzo? C’è chi dice 800 milioni, chi scende a 500, ma potrebbe essere molto più basso. Se nell’ultimo bilancio 2013 il passivo era di “soli” 15 milioni, questo non comprendeva però l’altissima esposizione debitoria di oltre 250 milioni. Quest’anno poi, oltre al deprezzamento della rosa (vedi l’acquisto dei parametri zero) la mancata qualificazione in Europa dovrebbe costare altri 50-60 milioni, cui va aggiunta la necessità di ridurre i costi per rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario. Ecco perché anche la cifra minima di vendita di 490 milioni (ovvero il corrispettivo del Lodo Mondadori) sembra irraggiungibile, e appaiono più prossimi i 250 milioni (nel caso del Milan con l’aggiunta dell’accollo dei debiti) pagati da Thohir per l’Inter. Certo che poi presentarsi al futuro compratore come squadra che fa catenaccio, senza un centravanti di nome e di fatto e con Suso e Cerci come unici nuovi acquisti, non è un grande spot pubblicitario.

    Milan-Atalanta 0-1: Denis certifica la crisi dei rossoneri

    Milan-Atalanta 0-1: Denis certifica la crisi dei rossoneri

     

    Milan-Sassuolo 1-2: debutto amaro per Cerci, la copertina è di Zaza

    Milan-Sassuolo 1-2: debutto amaro per Cerci, la copertina è di Zaza
    Zaza sigla la rete dellla vittoria del Sassuolo (ap)

    Foto: Quando si dice " Quotidiano nazionale oBiettivo ed al di sopra delle parti "  uno pensa a Tuttosport .
( Quelli che dopo lo scandalo Muntari titolavano " Juve aggredita" )


     

    Genoa sogna la Champions: giovani, schemi e Gasperini per l’Europa possibile, nel frattempo viene eliminato dalla Coppa Italia dal modesto Empoli....

    Genoa sogna la Champions: giovani, schemi e Gasperini per l’Europa possibile

    In serie positiva da 8 partite, il Grifone è secondo per rendimento solo alla Juve. Per il tecnico una rivincita dopo il flop all'Inter: tantissimi i ragazzi valorizzati e già in orbita nazionale

    Domenica hanno impiegato appena otto minuti a liquidare il Cesena. Affondo di Matri, poi bis di Antonelli. Burdisso ha aggiunto la panna montata, infilando il 3-0 con un tiro deviato dalla difesa bianconera. Blitz in trasferta e terza poltrona del campionato divisa con il Napoli. Una posizione che al Genoa inizia a stare pure stretta. La qualità del gioco espresso dalla squadra di Gasperini lascia pensare che la lotta per l’ultimo posto in Champions League non sia utopia. E i numeri danno conforto all’idea cullata dalle parti di Pegli.

    Il Genoa non perde da otto partite. Dopo la sconfitta nel derby – era il 28 settembre – ha messo insieme 5 vittorie e 3 pareggi (18 punti). Tra ottobre e novembre è così risalito dall’undicesima alla terza piazza. Hanno fatto peggio anche Roma e Napoli (16), mentre l’allora lanciatissima Udinese è crollata. Solo la Juventus ha saputo reggere il ritmo del Grifone, aggiungendo 19 punti al bottino stagionale grazie a 6 successi, un pareggio e una sconfitta. E lo scivolone bianconero è avvenuto proprio a Marassi: la buccia di banana si materializzò al 94esimo. Sembrava il classico exploit che dà senso a una stagione. Si sta dimostrando solo l’innesco di un Genoa pirotecnico.

    Anche perché solitamente la differenza tra un campionato buono e uno straordinario è tutta nel rendimento esterno. È lì che spesso naufragano i sogni della provincia. Invece finora i rossoblù sono stati secondi solo alla Juventus portandosi in Liguria 15 punti, frutto di 4 vittorie e 3 pareggi. Oltre a essere una miccia, quel gol all’ultimo istante di Luca Antonelli a Buffon, vale anche un primato: nessuno a parte Genoa (e Milan) è ancora imbattuto in trasferta. La continuità va quindi ricercata in casa, grazie anche alla spinta degli oltre 21mila spettatori di media che la squadra di Preziosi ha saputo richiamare a Marassi.

    Frutto di un gruppo che gioca un buon calcio, forse in questo momento il migliore in circolazione sui campi della A. E’ divertente e giovane, il Genoa. Anche capace di mutare pelle: ha alternato cinque moduli in 13 giornate, schierandosi anche a quattro in difesa. È la rivincita di Gian Piero Gasperini, cacciato troppo in fretta dall’Inter. Qui lavora con il materiale che più gli piace. Nessuna star, né di nome né nel portafoglio se il termine di paragone sono le squadre che puntano all’Europa. Il giocatore che guadagna di più è Alessandro Matri, un milione tondo d’ingaggio. È anche il puntero della stagione magica, che fa ritornare in mente le 24 reti di Diego Milito nel 2008/09. Arrivato con il pesante fardello dei mesi spesi tra Milan e Fiorentina, Matri ha già segnato sei volte. El Principe resta fuori dai paragoni di Gasperini: “Sono sempre stato convinto che Alessandro sia uno dei migliori attaccanti italiani – ha detto lunedì a Radio Anch’io Sport – In passato il Genoa ha sempre dato la possibilità a grandi punte nel passato come Borriello e Gilardino d’essere valorizzati”.

    A Pegli alcuni riemergono, altri si affermano. Mattia Perin non è più una novità, nonostante i 22 anni. Andrea Bertolacci ne ha uno in più, ma in questa stagione sta compiendo il definitivo salto di qualità. Gioca in A dal 2010 e il tempo della maturità sembra sia arrivato. Se n’è accorto anche Antonio Conte che ha convocato il centrocampista romano in Nazionale per l’impegno ufficiale contro la Croazia, facendolo esordire in amichevole con l’Albania dove c’erano anche Matri e Luca Antonelli. Ha fatto capolino in prima squadra Rolando Mandragora, anni 17: Gasperini l’ha gettato nella mischia contro la Juventus e la risposta del ragazzo è stata positiva. Tra gli under 25 impiegati oltre a loro, Iago Falque ed Edenilson ci sono anche il sanremese Stefano Sturaro, classe ’93 cresciuto in casa, e Armando Izzo, 22 anni e 130’ in campo.

    Abbassano l’età media e danno sostanza al gruppo degli italiani: la rosa del Genoa ha un’anzianità media inferiore alla Serie A (26,2 contro 26,6 anni) e accoglie 12 stranieri pari a meno del 50% del gruppo (52.81% in A). A Cesena nell’undici iniziale c’erano sei ‘azzurri’, difficilmente sono stati meno di cinque e contro Juventus e Verona si è arrivati a sette. Su 24 giocatori utilizzati finora la metà sono italiani. Domenica c’è il Milan e poi si va Roma. Due incroci che delineeranno le dimensioni del sogno.

    Nella ripresa, l'Avellino alza il baricentro e va vicino all'accorcio prima con poi con  Petricciuolo, poi con Soumarè. Nel finale i nerazzurri sembrano accontentarsi e gestiscono senza troppi problemi il risultato, mentre i biancoverdi aumentano la presenza dalle parti di Avramov anche grazie agli aggiustamenti operati da mister Rastelli, che inserisce Kone e Comi al posto di Arini e dell'opaco Castaldo.

    Genoa sogna la Champions: giovani, schemi e Gasperini per l’Europa possibile, nel frattempo viene eliminato dalla Coppa Italia dal modesto Empoli....

    Genoa sogna la Champions: giovani, schemi e Gasperini per l’Europa possibile

    In serie positiva da 8 partite, il Grifone è secondo per rendimento solo alla Juve. Per il tecnico una rivincita dopo il flop all'Inter: tantissimi i ragazzi valorizzati e già in orbita nazionale

    Domenica hanno impiegato appena otto minuti a liquidare il Cesena. Affondo di Matri, poi bis di Antonelli. Burdisso ha aggiunto la panna montata, infilando il 3-0 con un tiro deviato dalla difesa bianconera. Blitz in trasferta e terza poltrona del campionato divisa con il Napoli. Una posizione che al Genoa inizia a stare pure stretta. La qualità del gioco espresso dalla squadra di Gasperini lascia pensare che la lotta per l’ultimo posto in Champions League non sia utopia. E i numeri danno conforto all’idea cullata dalle parti di Pegli.

    Il Genoa non perde da otto partite. Dopo la sconfitta nel derby – era il 28 settembre – ha messo insieme 5 vittorie e 3 pareggi (18 punti). Tra ottobre e novembre è così risalito dall’undicesima alla terza piazza. Hanno fatto peggio anche Roma e Napoli (16), mentre l’allora lanciatissima Udinese è crollata. Solo la Juventus ha saputo reggere il ritmo del Grifone, aggiungendo 19 punti al bottino stagionale grazie a 6 successi, un pareggio e una sconfitta. E lo scivolone bianconero è avvenuto proprio a Marassi: la buccia di banana si materializzò al 94esimo. Sembrava il classico exploit che dà senso a una stagione. Si sta dimostrando solo l’innesco di un Genoa pirotecnico.

    Anche perché solitamente la differenza tra un campionato buono e uno straordinario è tutta nel rendimento esterno. È lì che spesso naufragano i sogni della provincia. Invece finora i rossoblù sono stati secondi solo alla Juventus portandosi in Liguria 15 punti, frutto di 4 vittorie e 3 pareggi. Oltre a essere una miccia, quel gol all’ultimo istante di Luca Antonelli a Buffon, vale anche un primato: nessuno a parte Genoa (e Milan) è ancora imbattuto in trasferta. La continuità va quindi ricercata in casa, grazie anche alla spinta degli oltre 21mila spettatori di media che la squadra di Preziosi ha saputo richiamare a Marassi.

    Frutto di un gruppo che gioca un buon calcio, forse in questo momento il migliore in circolazione sui campi della A. E’ divertente e giovane, il Genoa. Anche capace di mutare pelle: ha alternato cinque moduli in 13 giornate, schierandosi anche a quattro in difesa. È la rivincita di Gian Piero Gasperini, cacciato troppo in fretta dall’Inter. Qui lavora con il materiale che più gli piace. Nessuna star, né di nome né nel portafoglio se il termine di paragone sono le squadre che puntano all’Europa. Il giocatore che guadagna di più è Alessandro Matri, un milione tondo d’ingaggio. È anche il puntero della stagione magica, che fa ritornare in mente le 24 reti di Diego Milito nel 2008/09. Arrivato con il pesante fardello dei mesi spesi tra Milan e Fiorentina, Matri ha già segnato sei volte. El Principe resta fuori dai paragoni di Gasperini: “Sono sempre stato convinto che Alessandro sia uno dei migliori attaccanti italiani – ha detto lunedì a Radio Anch’io Sport – In passato il Genoa ha sempre dato la possibilità a grandi punte nel passato come Borriello e Gilardino d’essere valorizzati”.

    A Pegli alcuni riemergono, altri si affermano. Mattia Perin non è più una novità, nonostante i 22 anni. Andrea Bertolacci ne ha uno in più, ma in questa stagione sta compiendo il definitivo salto di qualità. Gioca in A dal 2010 e il tempo della maturità sembra sia arrivato. Se n’è accorto anche Antonio Conte che ha convocato il centrocampista romano in Nazionale per l’impegno ufficiale contro la Croazia, facendolo esordire in amichevole con l’Albania dove c’erano anche Matri e Luca Antonelli. Ha fatto capolino in prima squadra Rolando Mandragora, anni 17: Gasperini l’ha gettato nella mischia contro la Juventus e la risposta del ragazzo è stata positiva. Tra gli under 25 impiegati oltre a loro, Iago Falque ed Edenilson ci sono anche il sanremese Stefano Sturaro, classe ’93 cresciuto in casa, e Armando Izzo, 22 anni e 130’ in campo.

    Abbassano l’età media e danno sostanza al gruppo degli italiani: la rosa del Genoa ha un’anzianità media inferiore alla Serie A (26,2 contro 26,6 anni) e accoglie 12 stranieri pari a meno del 50% del gruppo (52.81% in A). A Cesena nell’undici iniziale c’erano sei ‘azzurri’, difficilmente sono stati meno di cinque e contro Juventus e Verona si è arrivati a sette. Su 24 giocatori utilizzati finora la metà sono italiani. Domenica c’è il Milan e poi si va Roma. Due incroci che delineeranno le dimensioni del sogno.

    Nella ripresa, l'Avellino alza il baricentro e va vicino all'accorcio prima con poi con  Petricciuolo, poi con Soumarè. Nel finale i nerazzurri sembrano accontentarsi e gestiscono senza troppi problemi il risultato, mentre i biancoverdi aumentano la presenza dalle parti di Avramov anche grazie agli aggiustamenti operati da mister Rastelli, che inserisce Kone e Comi al posto di Arini e dell'opaco Castaldo.

     


    COPPA ITALIA, OTTAVI DI FIN
    ALE

     

    La Samp si regala l'Inter in Coppa Italia (poi eliminata dai neroazzurri per 0-2.....)

    Solo ai rigori, dopo aver recuperato 4 reti in 120', gli uomini di Zeman riescono a venire a capo di un Modena mai dopo. I blucerchiati liquidano la pratica Brescia con un gol per tempo. A segno Gabbiadini, in procinto di passare al Napoli.

    SAMPDORIA-BRESCIA 2-0
    Mihajlovic spazza via il Brescia e si regala la sfida con Mancini agli ottavi di Coppa Italia. Malgrado i tanti rincalzi, i blucerchiati fanno valere la differenza di categoria e per due volte impegnano Arcari con Bergessio. La resistenza dei lombardi dura fino alla mezz'ora: Arcari atterra Sansone in area di rigore e e induce l'arbitro Baracani ad assegnare il rigore che Gabbiadini, in procinto di passare al Napoli, non sbaglia. La rete del vantaggio infonde tranquillità alla Samp, che in avvio di ripresa raddoppia sfruttando un errore di Antonio Caracciolo: il difensore del Brescia regala palla a Fedato, il quale serve Bergessio che da favorevolissima posizione segna la sua prima rete ufficiale in maglia blucerchiata. Il Brescia ha la palla per riaprire il discorso qualificazione dopo appena due minuti, ma il colpo di testa di Olivera esce di un soffio. Si aprono gli spazi ma Gabbiadini prima e Bergessio poi non ne approfittano, mancando l'occasione per raddoppiare. Il Brescia ci prova fino in fondo ma Valotti e Benali, che colpisce in pieno una traversa in pieno recupero, non riescono a riaprire il discorso qualificazione. E così a San Siro andrà la Samp. 

    CAGLIARI-MODENA 9-8 dcr (0-1, 2-1, 1-1, 1-1)
    Cagliari (4-3-3): Cragno 5; Balzano 6 (36'st Longo 7), Ceppitelli 5, Rossettini 5.5, Murru 5; Dessena 5.5 (29'st Crisetig 6), Conti 6, Joao Pedro 5.5; Caio Rangel 5 (36'pt Farias 6.5), Ibarbo 6, Cossu 5.5 In panchina: Carboni, Benedetti, Capuano, Pisano, Capello, Donsah, Barella, Ekdal. Allenatore: Zeman.
    Modena (4-4-2): Manfredini 5.5; Osuji 6, Cionek 6, Marzorati 5.5, Rubin 6.5; Nardini 7, Schiavone 6, Signori 6 (13'st Martinelli 6), Luppi 6.5 (32'st Gatto 5.5); Granoche 7.5, Beltrame 7 (24'st Nizzetto 6) In panchina: Pinsoglio, Gozzi, Guidala, Zoboli, Manfrin, Tonucci, Calapai. Allenatore: Novellino.
    Arbitro: Mariani di Aprilia 5.5.
    Reti: 6'pt autogol Cragno; 14'st Conti (rig), 23'st Luppi, 48'st Longo; 8'pts Granoche, 11'pts Longo; 5'sts Granoche (rig), 14'sts Farias.
    Sequenza rigori: Conti (palo); Schiavone (gol); Rossettini (gol); Nizzetto (gol); Farias (gol); Granoche (gol); Joao Pedro (gol); Gatto (alto); Crisetig (parato); Osuji (parato); Longo (gol); Marzorati (gol); Murru (gol); Cionek (parato).
    Note: serata fredda e piovosa, terreno in discrete condizioni.
    Ammoniti: Manfredini, Conti, Martinelli, Murru.
    Angoli: 11-10 per il Cagliari.
    Recupero: 1'; 3'; 0'; 0'.


    L'EMPOLI ELIMINA IL GENOA - Un gol per tempo (Laxalt e Mchedlidze) e l'Empoli centra la qualificazione agli ottavi battendo al Castellani il Genoa di Gasperini. Al prossimo turno la formazione di Sarri affronterà la Roma. Ritmi subito alti e toscani in vantaggio dopo 4': Antonini è incerto, ne approfitta Pucciarelli che serve Laxalt per l'1-0. Il Genoa prova a replicare con Greco, ma Bassi c'è, ma ancora più clamorosa l'opportunità del raddoppio empolese, con Zielinski che spreca l'assist di Hysaj. Nella ripresa riparte forte il Genoa, con Sturaro che centra il palo sul cross del solito Lestienne. Non ci sta Gasperini e allora dentro Pinilla e Matri mentre i rossoblù reclamano per un mani in area di Bianchetti giudicato involontario da Di Bello. Sempre Lestienne lo spauracchio di Sarri ma l'Empoli, dopo un paio di iniziative nelle praterie liguri, trova il raddoppio. Splendido. Sul cross di Valdifiori, Mchedlidze realizza un gol alla Ibrahimovic, con una girata di tacco al volo che inchioda ancora una volta Lamanna. L'Empoli continua ad attaccare, ma la traversa ferma Signorelli e Lamanna ferma lo scatenato Laxalt. Il cammino dell'Empoli continua, prossima fermata Olimpico di Roma.

    UDINESE SOLO AI SUPPLEMENTARI - Ci sono voluti due supplementari all'Udinese per battere (4-2) il Cesena al Friuli e approdare agli ottavi di Coppa Italia dove troverà il Napoli. La gara, molto equilibrata e combattuta, alla fine ha premiato i padroni di casa, che hanno sfruttato nel migliore dei modi la superiorità dal 61’ per l’espulsione comminata a Volta. Ospiti in vantaggio al 4' con un colpo di testa di Djuric. L’Udinese accusa il colpo ma a risvegliarla ci pensa Scuffet che nega il raddoppio al giovanissimo Valzania.

    I friulani si rimboccano le maniche e al 20' pareggiano con Allan, smarcato in area da Bruno Fernandes. La squadra di Straccioni insiste e, dopo un palo di Geijo e un altro legno di Pasquale, ribalta la situazione con un eurogol di Bruno Fernandes.

    Nella ripresa i romagnoli ristabiliscono la parità al 55’ grazie ad un colpo di testa di Succi sugli sviluppi di un calcio di punizione. A rimettere nei guai Bisoli però è un'entrata scomposta di Volta che gli costa il cartellino rosso al 61’. L'Udinese fatica ad approfittare dell'uomo in piu' e il match, inevitabilmente, si trascina fino ai supplementari. Col passare dei minuti il Cesena arretra progressivamente la sua posizione e alla fine capitola: il gol decisivo lo sigla al 99’ il brasiliano Lucas Evangelista, molto bravo a ribadire di testa in rete una respinta di Agliardi su cross di Pasquale. Al 114’, infine, ci pensa Thereau a mettere il timbro sulla qualificazione che regala all’Udinese il viaggio al San Paolo.

    ATALANTA-AVELLINO 2-0 (2-0)

    ATALANTA (4-4-2): Avramov 6; Scaloni 6.5, Benalouane 6, Biava 6 (35'st Dramè sv), Bellini 6; Molina 6, Migliaccio 6, Baselli 6.5 (1'st Grassi 6), Spinazzola 5.5 (20'st D'Alessandro 6); Boakye 7.5, Bianchi 6.5. In panchina: Frezzolini, Zappacosta, Cherubin, Forgacs, Pugliese, Carmona, Napol. Allenatore: Colantuono 6.
    AVELLINO (3-5-2): Frattali 5.5; Ely 5.5 (25'st Vergara 6), Fabbro 5, Pisacane 5.5; Petricciuolo 6, D'Angelo 6, Arini 6 (1'st Kone 6), Pozzebon 6, Angeli 6; Soumarè 6, Castaldo 5 (11'st Comi 6). In panchina: Gomis, Bavena, Chiosa, Filkor, D'Attilo, Comentale, Arrighini. Allenatore: Rastelli 6.
    RETI: 13'pt e 19'pt Boakye.
    ARBITRO: Minelli di Varese 6
    NOTE: terreno in discrete condizioni, spettatori 1.000 circa.
    Ammoniti: Pozzebon, Ely, Benalouane. Baselli, Bellini, Vergara.

    EMPOLI-GENOA 2-0 (1-0)
    EMPOLI (4-3-1-2): Bassi 6.5; Hysaj 6, Barba 6.5, Bianchetti 6.5, Mario Rui 6 (19'st Tonelli 6); Signorelli 5.5, Croce 6 (13'st Valdifiori 6.5), Laxalt 7.5; Zielinski 6; Pucciarelli 6.5, Mchedlidze 7 (30'st Aguirre sv) In panchina: Pugliesi, Sepe; Agrifogli, Rugani, Gemignani, Diousse, Verdi, Piu. Allenatore: Sarri 6.5
    GENOA (3-5-2): Lamanna 6; De Maio 5.5, Burdisso 6, Marchese 5.5;
    Rosi 5, Mussis 4.5, Greco 5.5 (35'st Rincon sv), Sturaro 6, Antonini 4.5 (19'st Matri 5); Fetfatzidis 5 (9'st Pinilla 5), Lestienne 6.5 In panchina: Perin, Edenilson, Izzo, Falque, Kucka, Sommariva.
    Allenatore: Gasperini 5
    ARBITRO: Di Bello di Brindisi 6
    RETI: 5'pt Laxalt; 28'st Mchedlidze
    NOTE: serata fredda e piovosa, terreno scivoloso.
    Ammoniti: Greco, Mchedlidze, Matri, Pinilla, Zielinski.
    Angoli: 9-7 per l'Empoli.
    Recupero: 0'; 3'.

    UDINESE-CESENA 4-2 dts (2-1, 0-1, 1-0, 1-0)
    UDINESE (4-5-1-1): Scuffet 5.5; Belmonte 7, Danilo 6, Bubnjic 5; Pasquale 7, Guilherme 5.5 (25' st Thereau 7), Allan 6, Pinzi 5.5, Piris 5.5 (39' st Lucas Evangelista 7); Fernandes 6.5 (12' pts Kone 5.5); Geijo 6. In panchina: Brkic, Meret, Wague, Widmer, Heurtaux, Hallberg, Jadson, Di Natale, Zapata. Allenatore: Stramaccioni 6.
    CESENA (4-3-1-2): Agliardi 6; Capelli 5, Volta 4.5, Krajnc 5, Mazzotta 6.5; Valzania 6 (2' st Cazzola 5.5), De Feudis 5.5, Coppola 6; Tabanelli 5 (1' st Defrel 5.5); Succi 6 (23' st Lucchini 6), Djuric 6. In panchina: Leali, Bressan, Nica, Magnusson, Renzetti, Cascione, Ze Eduardo, Rodriguez, Garritano. Allenatore: Bisoli 5.5.
    ARBITRO: Tommasi (Bassano del Grappa) 6.
    RETI: 4' pt Djuric, 20' pt Allan, 44' pt Fernandes, 9' st Succi, 9' pts Lucas Evangelista, 9' sts Thereau.
    Espulso: Volta al 14' st per grave fallo di gioco.
    Ammoniti: Danilo, Bubnjic, Allan, Fernandes, Krajnc, Djuric, Capelli, Cazzola.
    Angoli: 7-0 per l'Udinese.
    Recupero: 0', 3' (1', 0'). 

    La Samp si regala l'Inter in Coppa Italia

    Solo ai rigori, dopo aver recuperato 4 reti in 120', gli uomini di Zeman riescono a venire a capo di un Modena mai dopo. I blucerchiati liquidano la pratica Brescia con un gol per tempo. A segno Gabbiadini, in procinto di passare al Napoli.

    SAMPDORIA-BRESCIA 2-0
    Mihajlovic spazza via il Brescia e si regala la sfida con Mancini agli ottavi di Coppa Italia. Malgrado i tanti rincalzi, i blucerchiati fanno valere la differenza di categoria e per due volte impegnano Arcari con Bergessio. La resistenza dei lombardi dura fino alla mezz'ora: Arcari atterra Sansone in area di rigore e e induce l'arbitro Baracani ad assegnare il rigore che Gabbiadini, in procinto di passare al Napoli, non sbaglia. La rete del vantaggio infonde tranquillità alla Samp, che in avvio di ripresa raddoppia sfruttando un errore di Antonio Caracciolo: il difensore del Brescia regala palla a Fedato, il quale serve Bergessio che da favorevolissima posizione segna la sua prima rete ufficiale in maglia blucerchiata. Il Brescia ha la palla per riaprire il discorso qualificazione dopo appena due minuti, ma il colpo di testa di Olivera esce di un soffio. Si aprono gli spazi ma Gabbiadini prima e Bergessio poi non ne approfittano, mancando l'occasione per raddoppiare. Il Brescia ci prova fino in fondo ma Valotti e Benali, che colpisce in pieno una traversa in pieno recupero, non riescono a riaprire il discorso qualificazione. E così a San Siro andrà la Samp. 

    CAGLIARI-MODENA 9-8 dcr (0-1, 2-1, 1-1, 1-1)
    Cagliari (4-3-3): Cragno 5; Balzano 6 (36'st Longo 7), Ceppitelli 5, Rossettini 5.5, Murru 5; Dessena 5.5 (29'st Crisetig 6), Conti 6, Joao Pedro 5.5; Caio Rangel 5 (36'pt Farias 6.5), Ibarbo 6, Cossu 5.5 In panchina: Carboni, Benedetti, Capuano, Pisano, Capello, Donsah, Barella, Ekdal. Allenatore: Zeman.
    Modena (4-4-2): Manfredini 5.5; Osuji 6, Cionek 6, Marzorati 5.5, Rubin 6.5; Nardini 7, Schiavone 6, Signori 6 (13'st Martinelli 6), Luppi 6.5 (32'st Gatto 5.5); Granoche 7.5, Beltrame 7 (24'st Nizzetto 6) In panchina: Pinsoglio, Gozzi, Guidala, Zoboli, Manfrin, Tonucci, Calapai. Allenatore: Novellino.
    Arbitro: Mariani di Aprilia 5.5.
    Reti: 6'pt autogol Cragno; 14'st Conti (rig), 23'st Luppi, 48'st Longo; 8'pts Granoche, 11'pts Longo; 5'sts Granoche (rig), 14'sts Farias.
    Sequenza rigori: Conti (palo); Schiavone (gol); Rossettini (gol); Nizzetto (gol); Farias (gol); Granoche (gol); Joao Pedro (gol); Gatto (alto); Crisetig (parato); Osuji (parato); Longo (gol); Marzorati (gol); Murru (gol); Cionek (parato).
    Note: serata fredda e piovosa, terreno in discrete condizioni.
    Ammoniti: Manfredini, Conti, Martinelli, Murru.
    Angoli: 11-10 per il Cagliari.
    Recupero: 1'; 3'; 0'; 0'.

    Coppa Italia, Cagliari-Modena 4-4, poi Zeman fa festa ai rigori

    Successo dei rossoblù in una gara spettacolare: doppiette per Longo e Granoche oltre ai gol di Conti, Luppi, l'autorete di Cragno e il pari finale di Farias. Negli ottavi ci sarà il Parma

    I giocatori del Cagliari abbracciano Cragno dopo la parata nel rigore decisivo. LaPresse

    I giocatori del Cagliari abbracciano Cragno dopo la parata nel rigore decisivo. LaPresse

    Romanzesca qualificazione agli ottavi di Coppa Italia per il Cagliari, che dopo essere andato sotto quattro volte con il Modena è riuscito a rimediare e a spuntarla ai rigori, dopo avere corso anche lì il rischio di essere eliminato. Due a due nei tempi regolamentari, quattro a quattro dopo i supplementari, sette a sette dopo il primo turno dei rigori. Decisivo l’errore di Cionek, che si è fatto parare il rigore numero 14 e ha fatto esplodere di gioia il Sant’Elia come se fosse stata una finale.
    longo salva zeman — Se Zeman può tirare un sospiro di sollievo deve ringraziare Samuele Longo, buttato nella mischia e autore di due reti, le prime da quando è arrivato a Cagliari. Fondamentale la prima, giunta a una manciata di secondi dalla fine dei 3’ di recupero dopo il 90’: il Cagliari perdeva 2-1 ed è riuscito a portare la partita ai supplementari. Nei quali è salito in cattedra Granoche, capocannoniere della B, che ha segnato a sua volta una doppietta (un gol con raffinatissimo tocco sotto e uno su rigore, dopo esserselo guadagnato) vanificata però a 1’ dal 120’ dalla rete di Farias, che ha fatto arrabbiare il Modena.

    Tredicesima giornata, Inter 11a a 6 punti dalla terza piazza occupata dal Genoa (!?!?) che sfonda il Cesena (3-0) in Romagna. Il Sassuolo vittorioso col Verona scavalca i neroazzurri, mentre il neo promosso Palermo li aggancia battendo il Parma di merda. Malissimo l'Udimerda: totalmente rinunciatario col Merdan. Sprofonda in casa il Cagliari sfondato (0-4) dalla merdosa Fiorentina.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Juventus 34 13 11 1 1 30 5 6 6 0 0 19 3 7 5 1 1 11 2
    Roma 31 13 10 1 2 25 9 7 7 0 0 18 2 6 3 1 2 7 7
    Genoa 23 13 6 5 2 19 12 6 2 2 2 5 5 7 4 3 0 14 7
    Napoli 22 12 6 4 2 23 15 6 3 2 1 16 10 6 3 2 1 7 5
    Milan 21 13 5 6 2 23 17 7 3 2 2 9 6 6 2 4 0 14 11
    Sampdoria 21 12 5 6 1 15 9 6 4 2 0 10 4 6 1 4 1 5 5
    Lazio 20 13 6 2 5 21 16 6 4 0 2 12 9 7 2 2 3 9 7
    Fiorentina 19 13 5 4 4 16 11 6 2 2 2 6 3 7 3 2 2 10 8
    Sassuolo 18 13 4 6 3 13 16 7 2 4 1 7 5 6 2 2 2 6 11
    Udinese 18 13 5 3 5 15 17 7 4 2 1 13 8 6 1 1 4 2 9
    Inter 17 13 4 5 4 20 19 6 3 2 1 15 8 7 1 3 3 5 11
    Palermo 17 13 4 5 4 15 20 7 3 3 1 8 9 6 1 2 3 7 11

     

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    È il 12 marzo 1972, la lotta per lo scudetto è apertissima: la Juventus, che pure ha perso per una grave malattia il suo alfiere Bettega da qualche settimana, resiste in testa alla classifica, con due punti di vantaggio sulla coppia Milan-Torino. La giornata è cruciale: mentre la Juve gioca in casa col Bologna, sest’ultimo in classifica, i rossoneri sono impegnati sul campo del Cagliari, una grande dell’epoca, che li segue in classifica a un solo punto. I locali vanno in vantaggio con Gori in avvio del primo tempo, il Milan pareggia con Bigon a inizio ripresa. A tre minuti dalla fine, quando la partita sembra ormai avviata a chiudersi sul pareggio, Riva prende palla in area e cerca di liberarsi di Anquilletti con una mezza rovesciata, non riuscendovi perché la sfera colpisce l’avversario al braccio sinistro, stretto vicino al fianco. Il “mani” appare chiaramente involontario, ma l’arbitro Michelotti, un principe del fischietto, concede il rigore. Gigi Riva va sul dischetto e non perdona, il Milan perde e scivola a quattro punti dalla Juve, vittoriosa sul Bologna. Il guaio è che c’è un fresco precedente: due giornate prima, nel big match di Torino con la Juventus, il Milan ha lamentato un colossale rigore a favore, non concesso da Lo Bello, che poi ha candidamente ammesso alla Domenica Sportiva, di fronte alla moviola (che muoveva allora i primi passi), il proprio errore. Invece c’è anche un terzo caso, quello più scontato: il 14 aprile 1972, la Commissione disciplinare presieduta dall’avvocato Fuhrmann condanna Rivera, in seguito alla denuncia della Lega del 14 marzo 1972, per le dichiarazioni rilasciate a caldo dal giocatore, nonostante nei giorni seguenti lo stesso Rivera abbia cercato di attenuare le proprie dichiarazioni, spiegando che non aveva inteso accusare Campanati o altri di disonestà, ma di aver parlato soltanto di incapacità, di non aver mai avuto l’idea di assurgere a ruolo di giudice né tanto meno di accusatore e di aver riferito soltanto alcuni fatti come, secondo lui, veramente accaduti.

    Insomma, ha sostenuto di non aver mai mosso accuse agli arbitri di disonestà, corruzione o malafede, ma soltanto di aver accusato Campanati di incapacità a designare gli arbitri per le partite del Milan: che se la disonestà esiste lo deve provare la Federcalcio, non lui, perché non ne ha le prove. Nelle dichiarazioni rilasciate alla commissione, come si ricava dalla sentenza, Rivera ha ribadito di avere detto ai giornalisti che il Milan subisce da tempi errori arbitrali, frutto dell’incapacità degli arbitri stessi oppure di chi li ha designati, escludendo però di avere parlato di disonestà e precisando che le dichiarazioni successive sono state rese quando si è accorto che le prime erano state male interpretate o distorte. La squalifica al termine del giudizio è di quelle pesanti: Rivera viene appiedato a tutto il 30 giugno 1972, cioè fino al termine della stagione, perdendo così il finale di campionato e di Coppa Italia, del Milan e pure la Nazionale.

    Cosi nel dopo partita Gianni Rivera si presenta davanti ai microfoni e detta, con la sua aria cantilenante e la inconfondibile “erre” moscia, una serie di anatemi da far rabbrividire:

    «Fino a quando a capo degli arbitri ci sarà il signor Campanati, per noi del Milan le cose andranno sempre in questo modo: saremo costantemente presi in giro. Questo non è più calcio. A parte la nostra comprensibile e incontenibile amarezza, mi spiace per gli sportivi… credono che il calcio sia ancora una cosa seria. Quello che abbiamo subito oggi è una vera vergogna. Credevo che ci avessero fregato già a Torino contro la Juventus, invece ci presero in giro a metà con l’autocritica di Lo Bello in televisione. Purtroppo per il Milan avere certi arbitri è diventata ormai una tradizione. La logica è che dovevamo perdere il campionato. D’altronde, finche dura Campanati non c’è niente da fare: scudetti non ne vinciamo. Io sono disposto ad andare davanti alla magistratura ordinaria, perché ciò che dico è vero: sino alla Corte Costituzionale. Mi hanno rotto le palle. Ha cominciato anni fa un certo Sbardella; sono cose che tutti sanno: è dunque ora che si dicano. Per vincere lo scudetto dovremmo avere almeno nove punti di vantaggio nel girone di andata. In caso contrario davvero non ce lo lasciano vincere, e se lo avessimo saputo non avremmo giocato. È il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Sta scritto da qualche parte che il Milan non debba assolutamente raggiungere la Juventus. Fino a questo momento abbiamo trovato tre arbitri che hanno fatto tutto perché restasse sola in testa alla classifica. Se ho raccontato delle storie mi dovrebbero squalificare a vita, ma devono dimostrare che sono state storie. Così non si può più andare avanti; io ho parlato chiaro, non mi sono inventato nulla, ho detto solo cosa si verifica in campo… I casi sono due: o io mi sono inventato tutto e allora mi squalificano a vita, oppure riconoscono di avere sbagliato e bisogna cambiare, sostituire chi non è all’altezza del compito».

    oppure si può entrare nel merito della faccenda e dire che non c’è nessuna sudditanza, che gli arbitri semplicemente sbagliano in perfetta buona fede come sbagliano i calciatori, cosa che peraltro si diceva anche ai tempi di Moggi.

    Quello che si dovrebbe evitare è di fare affermazioni che si presentano come profonde e definitive a partire da premesse inesistenti, affidandosi alla pura retorica. Il giornalismo è un’altra cosa, anzi l’esatto opposto.


     

     

    Bologna: calcio e città ai piedi di Tacopina. E della sua strategia dell’immagine

    Il 'cugino d'America' ha presentato i progetti suoi e del finanziatore Joey Saputo allo stadio Dall'Ara, al centro del business plan. Ma prima ha fatto innamorare la città con alcune mosse studiate a tavolino

    Bologna: calcio e città ai piedi di Tacopina. E della sua strategia dell’immagine

    Indossa sciarpe, cravatte e spille rossoblù; passeggia per il centro di Bologna a stringere mani e farsi immortalare nei selfie. Dice perfino che lui e i tifosi sono “una cosa sola”. Anche se non ci avesse messo un euro per ricapitalizzare ed acquistare il Bologna Calcio, l’avvocato americano Joe Tacopina, sarebbe comunque il nuovo presidente rossoblù. Basta la fiducia. E Joe, in fatto ad immagine, ha compiuto il lavoro più attento e dettagliato quando ancora il suo portafoglio era pieno. L’andirivieni sotto ai portici della “rossa” del legale newyorchese, colui che ha difeso perfino Amanda Knox perorandone l’innocenza nel processo di Perugia, è stato uno dei capolavori mediatici che nemmeno Silvio Berlusconi quando con l’elicottero scese dal cielo per acquistare il Milan.

    Questione di rispetto e pudore, prima di tutto. E Joe, collo taurino, spalle enormi anche se è più largo che alto, abbronzatura fuori stagione come fosse naturale, non sembra essere uno che la spara più grossa di quello che può permettersi. Niente calata dall’alto, ma filosofia del primus inter pares. “Ci avete accettato come famiglia”, dice rivolgendosi alla stampa bolognese, prima tifosa poi molto dopo di professione giornalista, che lo accoglie ufficialmente alla terrazza Bernardini dello stadio Dall’Ara assieme a quel Joey Saputo, magnate canadese del settore caseario e proprietario dei Montreal Impact, altrettanto friendly in tinta rossoblù e con un bell’italiano da emigrato che ogni tanto scivola sulla cadenza dialettale.

    La strategia Tacopina è in fondo il principio dell’essenzialità nell’era della comunicazione 24 su 24: prima conquisto la piazza, poi il cda. Vederlo ad abbracciarsi con i tifosi in strada sotto la pioggia, bere un caffè al Canton de Fiori e scusarsi con il proprietario per il caos creato attorno a lui, addentare una fetta di margherita dal pizzaiolo nordafricano, poi addirittura correre ad abbracciare l’anziano ex presidente Gazzoni (quello che denunciò Calciopoli) in una clinica ortopedica, lo rende uomo di carne e sangue. “Joe uno di noi” urlano i tifosi che in lui vedono il compagnone da hot dog, o meglio caffè Borghetti, a sedere con loro sugli spalti della curva. E Joe non li tradisce mai.

    Non ha mai fretta, dispensa sorrisi e sguardi alla cowboy, anche se dalle fattezze sembra più un istruttore di palestra. “Il mio impegno durerà decenni – spiega ancora ai giornalisti – Nel 2008 (anno della trattativa saltata con l’allora presidente del Bologna Calcio, Alfredo Cazzola, ndr) dissi che sarei tornato ed eccomi qua. Con la Roma è chiusa. I vostri sogni ora sono i miei sogni. In un anno torniamo in A poi diventiamo come Fiorentina e Udinese”. Difficile dargli del “cioccapiatti”, come si appellano i gradassi da queste parti, perché Tacopina alla Roma ha fatto bene e qui a Bologna, sollecitato dalla rentreé del socio minoritario Zanetti che non più di quindici giorni fa era tornato in sella al Bologna Calcio, i denari li ha subito tirati fuori. Quanti non si sa, ma il “consigliere” Saputo vorrebbe spendere 60 milioni di dollari per ristrutturare stadio e area circostante: “A lungo termine confermo cifra e volontà di farlo”, spiega.

    “Sono aree del Comune di Bologna” aggiunge l’assessore comunale allo sport, il giovane, altrettanto rossoblù nell’anima, Rizzo Nervo. “Attendiamo il loro business plan, ma siamo pronti a far diventare lo stadio un impianto moderno”. Otto nove mesi al massimo, dice Saputo, e il miracolo deve prendere il via, più o meno con la stessa tempistica del F.i.co. di Farinetti che sta dalla parte opposta della città ma che dista nemmeno un chilometro da quel centro tecnico monumentale che l’ultimo, odiatissimo, presidente del Bologna, Albano Guaraldi, voleva costruire a Granarolo dell’Emilia.

    Difficile che Joe e Joey si facciano sfuggire uno spazio del genere oramai pronto per ospitare e far allenare giovani promesse del calcio internazionale. Nomi di star e mister ancora non se ne fanno. Si sa solo che se a gennaio la squadra ha bisogno si comprano rinforzi, poi si sale in A. Su questo l’avvocato Joe, dichiaratosi vegano ma che alla fine sembra mangiare un po’ di pollo e pesce, non transige. Come non transige in quei piccoli particolari che lo rendono già padrone del marchio di una città. Quando un disattento ospite della serata di presentazione pesta per sbaglio uno stemma del club rossoblù stampigliato sottovetro sul pavimento e isolato dal resto del corridoio da una corda rossa sorretta da piloncini di plastica, Joe lo redarguisce e corre a risistemare la risibile protezione. Questione di storia e di stile. Color american red and blue.

     

    Roma-Verona 2-0, capolavori di Florenzi e Destro

     

    Parma-Roma 1-2, una magia di Pjanic illumina il Tardini

    Parma-Roma 1-2, una magia di Pjanic illumina il Tardini


     

    Juve e Roma   sono già sole    goleada Inter Napoli harakiri

    Juve e Roma
    sono già sole
      goleada Inter: 7-0

     


    Napoli harakiri
    Ok Atalanta e Lazio
    La Samp convince

    Guarda tutti i gol

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    Pomeriggio perfetto per l’Inter a San Siro. Esattamente come accaduto lo scorso anno alla quarta giornata, i nerazzurri  umiliano il Sassuolo con un sonoro 7-0. Grande giornata per Icardi, autore di tre gol, e Osvaldo, doppietta per lui. In gol anche Kovacic (prima gioia in serie A) e Guarin, entrato nella ripresa proprio al posto del croato. Ospiti mai in partita: troppe lacune difensive, Zaza un fantasma e follia (non è la prima volta) di Berardi, che è stato espulso per una gomitata a centrocampo rifilata a Juan Jesus. In arrivo una lunga squalifica.

    LA CRONACA, OSVALDO PREFERITO A PALACIO - Mazzarri sceglie Andreolli al posto dello squalificato Vidic e l’ex difensore del Chievo viene schierato a destra, al centro c’è capitan Ranocchia. Il partner d’attacco di Icardi è Osvaldo, che vince il ballottaggio con Palacio. Di Francesco rilancia Terranova titolare, preferito ad Antei, e sceglie come terzino destro Vrsaljko, unico straniero nelle fila degli emiliani. Pronti via e i nerazzurri trovano subito il gol, azione personale di Kovacic, che trova un varco centrale, il tiro del croato è deviato da Ariaudo, Icardi è lesto ad arrivare per primo, Consigli prima para, ma poi nulla può sul tap-in decisivo dell’attaccante nerazzurro. Il Sassuolo risponde poco prima del quarto d’ora con un bell’uno-due tra Vrsaljko (poco dopo sostituito per infortunio da Gazzola) e Magnanelli, sul cross dell’ex terzino del Genoa arriva Sansone che sfiora la palla senza centrare la porta. Al 21′ il raddoppio nerazzurro con un’azione pregevole. Tacco di Icardi al limite dell’area per Osvaldo, sponda dell’ex juventino per l’inserimento di Kovacic, che batte Consigli. Prima della mezz’ora la squadra di Mazzarri chiude il match con un’altra rete di Icardi. Assist di Hernanes per l’attaccante di Rosario, lasciato colpevolmente solo al limite dell’area, tiro preciso verso l’angolino destro di Consigli che è battuto per la terza volta. L’Inter serve il poker prima dell’intervallo. Azione personale di Dodò, Consigli respinge due volte su conclusioni del terzino brasiliano, ma di deve arrendere a Osvaldo che firma il poker.RIPRESA, BERARDI CI RICASCA - Nella ripresa dopo sette minuti Icardi firma la sua tripletta, siglando il 5-0 Ancora Icardi. Perfetto assist in profondità di Kovacic per il numero 9 nerazzurro, che si gira e di prima intenzione batte Consigli. Pokerissimo dell’Inter. Al quarto d’ora finisce la partita di Berardi espulso dall’arbitro Calvarese per aver tirato una gomitata a centrocampo a Juan Jesus durante un’azione di gioco. Non è la prima volta che l’attaccante neroverde cade in questi gesti. Era successo infatti lo scorso campionato in Sassuolo-Parma.

    SUPER INGRESSO DI GUARIN - C’è ancora il tempo per altri due gol. Prima va a bersaglio Osvaldo al 27′, dopo una bella azione corale, Hernanes serve in area Guarin, entrato al posto di Kovacic, il colombiano serve Osvaldo, gol facile e doppietta personale per l’attaccante italo-argentino. Alla mezz’ora anche Guarin si iscrive al festival del gol, con un grande bolide dalla distanza che prende il palo e finisce in rete dopo un preciso assist di Osvaldo. Come l’anno scorso, l’Inter cala il settebello contro il Sassuolo.

    REPLAY DELL’ANNO SCORSO - Per una squadra come il Sassuolo non è certamente semplice affrontare un club come l’Inter. Ma per Di Francesco, i nerazzurri stanno diventando un vero e proprio incubo. Il parziale tra le due squadre, infatti, è impietoso: 15-0 per l’Inter. Esattamente come avvenuto nella 4/a giornata dello scorso campionato (partita però giocata al Mapei Stadium), i ragazzi di Mazzarri hanno ottenuto la stessa vittoria sugli emiliani. La consolazione è che per il Sassuolo, quella sconfitta non ha avuto strascichi, anzi arrivò a sorpresa un pareggio al San Paolo contro il Napoli. Ma, in vista della partita del ritorno in terra emiliana, Di Francesco probabilmente dovrà cambiare qualcosa.

    TORNA “PAZZA INTER” - E pensare che la festa per l’Inter era iniziata prima del fischio d’inizio. Durante il riscaldamento, infatti, è partito l’inno “Pazza Inter”, tanto amato dai tifosi e colonna sonora di tanti successi nel passato interista. Negli ultimi due anni, però, a causa di problemi con i diritti d’autore (il pezzo appartiene a Rosita Celentano), la canzone era stata messa da parte. Sugli spalti anche un sorridente, Massimo Moratti. Dunque Mazzarri può sorridere, la sua Inter c’è e convince. Semmai l’unica preoccupazione per il tecnico ex Napoli proviene dalla frattura alla mano rimediata sabato al termine dell’allenamento e che lo ha costretto a una vistosa fasciatura. Ma per tutto il resto,è stata un Inter da incorniciare.

    INTER-SASSUOLO 7-0 (4-0)
    INTER (3-5-2): Handanovic 6; Andreolli 6,5, Ranocchia 6,5, Juan Jesus 6.5; Nagatomo 6.5 (17′st Mbaye 6), Hernanes 6,5, Medel 7, Kovacic 7.5 (19′st Guarin 7), Dodo’ 7 (31′st Palacio 6); Osvaldo 7,5 , Icardi 8. In panchina: Carrizo, Berni, Campagnaro, D’Ambrosio, M’Vila, Obi, Kuzmanovic, Krhin. Allenatore: Mazzarri.
    SASSUOLO (4-3-3): Consigli 6; Vrsalijko 6 (17′pt Gazzola 5), Terranova 4,5, Ariaudo 4,5, Peluso 5,5; Biondini 5, Magnanelli 5,5, Missiroli 4,5 (1′st Taider 5,5); Berardi 3,5, Zaza 4 (19′st Pavoletti sv), N.Sansone 5. In panchina: Pomini, Polito, Acerbi, Antei, Longhi, Brighi, Floro Flores, Floccari. Allenatore: Di Francesco.
    Arbitro: Calvarese di Teramo
    Reti: Icardi al 3′, Kovacic al 21′, Icardi al 29′, Osvaldo al 43′, Icardi 52′, Osvaldo al 72′ e Guarin al 74′
    Ammonito: Ariaudo
    Espulso: Berardi per gioco violento
    Angoli: 6-2 per l’Inter
    Recupero: 1′ e 2′

     

     

    Samp-Torino 4-0:  Ferrero si prende Marassi. Il Torino? Non pervenuto

    Samp-Torino 2-0: Gabbiadini-Okaka, Ferrero si prende Marassi

    Il neo-presidente festeggia nel migliore dei modi la sua prima in campionato al Ferraris

    GENOVA – Alla sua prima di campionato al Ferraris, Massimo Ferrero assiste già ad un film a lieto fine: forse è eccessivo parlare di capolavoro ma la Samp di Sinisa Mihajlovic compie appieno il proprio dovere, contro un Torino al quale manca la proverbiale grinta. Finisce 4-0, con due gol per tempo e le firme di Gabbiadini (che, da calcio piazzato, insacca il vantaggio ma colpisce anche una traversa nella ripresa) ed Okaka, che conclude nel migliore dei modi una splendida azione personale. Quest’ultima, in particolare, è una rete che premia la testardaggine di Mihajlovic, che preferisce l’ex romanista a Bergessio nell’undici di partenza.

    SBLOCCA GABBIADINI – I presupposti per assistere ad una bella partita ci sono tutti, anche se l’attesa coppia Amauri-Quagliarella si vedrà solo per un quarto d’ora della ripresa: dal 1’, infatti, in campo c’è Larrondo e non l’italobrasiliano. La scelta non convince, perché Amauri sarà il migliore dei suoi nella ripresa mentre l’argentino non si rende mai pericoloso. In generale è il Torino a non girare: i granata si mostrano troppo attendisti di fronte a una Samp che, pur con pochi spazi a disposizione, cerca di pungere ad ogni occasione buona. La prima, vera, palla-gol arriva al 34’: l’inserimento centrale di Soriano, steso da Glik, regala a Gabbiadini un invitante calcio di punizione e l’ex atalantino batte Padelli sul suo palo con un colpo da biliardo.

    Empoli-Roma 0-1, a Garcia basta un autogol

    Empoli-Roma 0-1, a Garcia basta un autogol

    I giallorossi passano al Castellani con il minimo sforzo dopo una gara sofferta. Decide allo scadere del primo tempo un tiro di Nainggolan, deviato nella propria porta da Sepe. Nei primi 45' anche un palo di Maicon, nel finale espulso Sarri. Coraggiosa prova dei toscani

    EMPOLI – Con un pizzico di fortuna e tanta sofferenza, la Roma porta via da Empoli gli attesi tre punti che la lasciano a punteggio pieno in vetta alla classifica. Una vittoria più difficile del previsto, arrivata grazie ad un’autorete al termine di una partita in cui i giallorossi hanno costantemente patito l’esuberanza e la brillantezza della squadra di Sarri.
     
    ROMA, LA VITTORIA DELL’ESPERIENZA – La Roma ha vinto grazie all’esperienza, sopperendo con la concentrazione ad una prova sottotono di alcuni uomini chiave come Pjanic, Destro e Ljajic. Le note positive per Garcia arrivano da Maicon, che all’esordio stagionale si è fatto trovare già in buone condizioni, da Manolas, già padrone della difesa, e da Nainggolan, sempre più uomo cardine del centrocampo.
     
    EMPOLI, UNA GARA DI PERSONALITA’ – L’Empoli può recriminare anche se ha poco da rimproverarsi. Ha disputato una prova tatticamente perfetta a cui è mancato solo un acuto per centrare un risultato a sorpresa. Sarri, malgrado il secondo ko, può davvero complimentarsi con i ragazzi. Se non altro per la personalità con cui hanno affrontato un avversario di caratura superiore.

    Lutto nel calcio: é morto Sibilia presidente dell'Avellino di Juary

    AVELLINO - Antonio Sibilia si è spento questa mattina alle 10,30: avrebbe compiuto 94 anni tra una settimana. Il nome del "commendatore" è stato da sempre legato alle sorti dell'Avellino, di cui divenne dirigente da giovanissimo e poi presidente per molti anni, ricoprendo la massima carica dal 23 ottobre 1970 per cinque anni durante i quali la squadra irpina ottenne la storica promozione in serie B al termine di un avvincente duello a distanza con il Lecce, nella stagione 1972/73, con Tony Giammarinaro in panchina. Poi lasciò la carica al suo vice Iapicca che portò l'Avellino in A ma Sibilia tornò alla presidenza nel giugno 1981 ottenendo importanti risultati (nono posto in A) con Vinicio alla guida tecnica e i vari Juary, Tacconi, Vignola, Piga, Di Somma in campo, lasciando il posto di comando nel giugno 1983 a causa di vicende giudiziarie che lo tennero per lungo tempo lontano da Avellino e alla conclusione delle quali volle tornare al suo posto. Nuovamente presidente negli anni '90 trovo' un calcio cambiato, gestito da procuratori sportivi e diritti tv, ma riuscì comunque ad adeguarsi ai tempi riportando in B nella stagione 1994-95 un Avellino che era intanto scivolato in serie C con una disastrosa situazione finanziaria. Uscì definitivamente di scena alla soglia del nuovo secolo, nel luglio 2000.

    Cordoglio della Lega Serie B per la scomparsa dell'ex presidente dell'Avellino Antonio Sibilia. "La Lega Serie B, il suo presidente Andrea Abodi, il direttore generale Paolo Bedin, lo staff, venuti a conoscenza della scomparsa dell'ex presidente dell'As Avellino Antonio Sibilia, porgono le loro sentite condoglianze alla società irpina e alla famiglia dell'imprenditore campano.

    ‘O commendatore, che aveva le mani spesse di un manovale di provincia, un tipo ruvido che aveva patito la fame prima di conoscere la fama e il profitto col cemento, si faceva accompagnare fin sotto la tribuna centrale dello stadio Partenio di Avellino, non scendeva mai subito, aspettava un paio di minuti, aspettava che il solerte autista gli aprisse la portiera. A volte cambiava modello di Mercedes, non la tradizionale passerella: cappotto piuttosto lungo di lana, cappello Borsalino con le falde ampie. Allora la partita poteva cominciare. Quella di Antonio Sibilia, per oltre un quarto di secolo padrone del calcio irpino, è finita ieri mattina, a 94 anni non compiuti per pochi giorni, a Mercogliano, sotto il Santuario di Montevergine, luogo di obbligata devozione per i calciatori biancoverdi. Sibilia è il patron, non il presidente, di un Avellino che per 10 anni ha giocato in Serie A; la provincia che ballava intorno alla bandierina assieme al brasiliano Juary. Lo stesso furetto, bidone all’Inter di Fraizzoli e campione d’Europa al Porto, che Sibilia prelevò dal campo di allenamento per rendere omaggio in Tribunale al boss Raffaele Cutolo, capo della nuova camorra organizzata. Juary consegnò a don Raffaele una medaglia d’oro di 70 grammi con sovrimpresso un lupo.

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    Sibilia fu arrestato, processato e poi assolto. Fu il padre severo di Beniamino Vignola, che prese a schiaffi; Stefano Tacconi, odiato per il cospicuo ingaggio; Luciano Favero e Nando De Napoli, irpino di montagna. Quando l’Avellino dei gregari pareggiò 3-3 in rimonta a Torino contro la Juventus, ultima giornata del campionato ‘ 78/’79, sugli spalti c’erano Ciriaco De Mita, Nicola Mancino e Giuseppe Gargani. Il secondo tempo di una Prima Repubblica. Poi venne il terremoto, e lo stupore dei giocatori: al Partenio non c’era più l’erba a ciuffi, ma un groviglio di tende per gli sfollati. E faceva freddo, quel novembre 1980. Nei paesini sperduti, lì dove i soccorsi tardarono giorni, non c’era più nulla. I centri abitati furono trasferiti a valle. E pure il dolore degli irpini fu trasferito, sotterrato dal clientelismo, un po ’ alleviato da questa squadra di giovani gracili e sbarbati – e poi Sibilia non tollerava i capelloni – che li faceva vivere, anzi sopravvivere in Serie A. E pazienza se fosse soltanto calcio e non la propria esistenza. Sibilia costruiva palazzi, non frequentava angeli, riceveva i procuratori con la pistola sulla scrivania, perché gli dava fastidio il peso di una Magnum dentro la fondina. Ha più volte pronunciato il solenne addio al pallone. Poi ha dovuto smettere, anche per far spazio al figlio Cosimo, ex presidente della Provincia e oggi senatore di Forza Italia.

    ‘ O commendatore, pensionato, sparava fuochi d’artificio per il compleanno: “Così capiscono che non sono morto”. Si concedeva le amichevoli del giovedì. Guardava quei ragazzi che non erano più i suoi, che non pagava più con enorme fastidio, che non poteva accontentare come quando a Juary regalò, nel giro di pochi minuti, la stessa macchina che gli avevano rubato. E diceva: “Curriti, curriti, perché se nun curriti, iati a zappà la terra”.

     

    Seminario al Coni sulla "nuova" (e controversa) giustizia sportiva


    Una location perfetta quella dell'Aula Magna della Scuola dello Sport del Coni per ospitare il seminario organizzato dall'Unione Stampa Sportiva Italiana (Ussi) e dal Centro Studi di Diritto, Economia ed Etica dello Sport. Una occasione per spiegare ai giornalisti sportivi i contenuti della riforma della giustizia sportiva recentemente approvata dal Coni. Ha aperto i lavori il presidente dell'Ussi, Luigi Ferrajolo, che ha narrato la storia del passaggio dalla vecchia alla nuova giustizia sportiva evidenziando tutti gli aspetti che hanno reso necessario questo cambiamento. Cinque i relatori. Per primo ha preso la parola l'avvocato Antonio Conte che ha fatto parte della Commissione di riforma della giustizia sportiva del Coni. Conte ha illustrato in modo dettagliato tutti gli aspetti della riforma sottolineando tutte le novità e ricordando come il Coni si sia posto un termine al 30 giugno 2015 per verificare la necessità di eventuali correttivi. Subito dopo l'avvocato Sergio Artico, Presidente del Tribunale Federale Nazionale della Figc, ha affrontato il tema del "Nuovo processo sportivo". Ed è stato interessante conoscere fin nei particolari le modalità di svolgimento del processo che tanti conoscono solo genericamente. Grande interesse per la relazione dell'avvocato Gabriella Palmieri Sandulli, membro del Collegio di Garanzia del Coni. Dopo aver difeso con grande passione il comportamento del Tnas nel periodo in cui faceva parte di tale organismo ha spiegato la grande novità del nuovo organo (Collegio di garanzia) che non costituisce più un terzo grado di merito ma è un vero e proprio giudice di legittimità. Anche lo sport ha la sua Cassazione. L'avvocato Gianfranco Tobia, presidente del Centro Studi di Diritto, Economia ed Etica dello Sport, ha affrontato il tema, "Procura generale dello Sport e Procure federali". Con una accurata disamina sono stati chiariti i rapporti tra le due diverse Procure ma è stato soprattutto evidenziata la ragione della istituzione della Procura generale dello Sport, organo deputato a favorire il lavoro migliore delle Procure federali. Inutile dire che l'argomento ha appassionato i presenti tanto da provocare numerosi interventi e qualche polemica. Per ultimo l'ottimo intervento di Roberto Reali, presidente della I sezione della Corte d'Appello di Roma, sul tema" Clausola compromissoria e vincolo di giustizia". Un esame tecnico reso vivo dalla storia dell'evoluzione del problema di uno dei temi più affascinanti del diritto sportivo.

    Ogni club di A ha 57 giocatori ma adesso arriva il taglio,assieme alla riduzione delle squadre di serie A anche la riduzione dei giocatori

    I calciatori tesserati in serie A son 1.150, vale a dire 57,5 per club: l'obiettivo della nuova Figc è di tagliarne almeno 450, arrivando così, nel giro, di un paio d'anni, a rose da 25 per società, più un buon numero di under 21 cresciuti nel vivaio. Non sarà facile. Ma c'è l'appoggio dell'Aic: il sindacato calciatori di Damiano Tommasi dimostra buon senso, si rende conto che così è impossibile andare avanti, altrimenti il sistema scoppia. Con rose ristrette, come in Europa, c'è la speranza che non arrivi più questa ondata di stranieri, molti dei quali di modesto livello se non peggio, che finiscono poi in tribuna. Una cura dimagrante quantomai opportuna per alcuni club: sarà importante anche il financial fair play modello Uefa, inoltre dalla prossima stagione per iscriversi al campionato bisognerà aver saldato anche i debiti di mercato con i club stranieri. Ora è obbligatorio solo per i club che disputano le Coppe e alcune società italiane (almeno due di A e una di B) saldano a fatica i debiti di mercato. Un po' di ordine ci vuole, e Tavecchio vuole metterlo.

    Il n.1 della Figc ha chiesto anche l'aiuto del Coni, senza entrare però nei dettagli. Che significa? Significa che per la riforma statutaria c'è ancora il diritto di veto, o clausola di largo consenso come la chiamava Franco Carraro: il Coni potrebbe mandare quindi un commissario ad acta in Figc per fare quella riforma dello statuto che il mondo del calcio da solo non riesce a fare. Una curiosità: il diritto di veto è proibito in base ai "principi" del Coni ma quando la Figc ha mandato le sue carte per l'approvazione è arrivato il via libera dallo stesso Coni. Un errore (della precedente gestione) a Palazzo H. Capita. Basterebbe un ricorso al Tar del Lazio per cambiare le norme della Figc che è una società privata e in questo caso non rispetta il codice civile, ma un commissario ad acta potrebbe fare la stessa cosa in maniera indolore. Per la riforma dei campionati invece basta la maggioranza semplice e non qualificata, e Tavecchio ce l'ha in consiglio federale. Entro tre anni la A dovrebbe andare a 18, quindi a regime dal 2017-'18, proprio alla scadenza del mandato di Tavecchio. La B a 20 (per ora), la Lega Pro forse a 40 (ora è 60) ma Macalli i e suoi sembrano poco convinti. Spiega Andrea Abodi, presidente (ottimista e propositivo) della Lega B: "Non è una questione solo di numeri ma di sostenibilità complessiva del sistema-calcio. Quindi, rose, regole per le iscrizioni, ripescaggi, rivisitazione del professionismo e del dilettantismo, eccetera. Le quattro Leghe che hanno votato Tavecchio sono compatte, e questo fa ben sperare per il futuro". Da mettere a punto il meccanismo di retrocessioni e promozioni. "Per fortuna non c'è più la proposta oscena dell'1+1...", che era stata portata avanti dalla Lega maggiore. Ora si ragiona sul 3-3, ma Abodi preferirebbe il 4-4. Ovviamente, a regime. "Noi siamo il campionato di frontiera e siamo avanti ad esempio sul tetto salariale, sulle rose. Noi siamo arrivati primi. Anche se c'è chi sostiene che questo può portare a pagamenti in nero: non sono d'accordo, il nero è illegale e va combattuto". Abodi propone anche al massimo due multiproprietà. Ma su questo piano il suo amico-nemico Lotito pare non sia d'accordo. Niente, comunque, seconde squadre: bocciate da Tavecchio. L'importante che qualcosa (finalmente) si stia muovendo: cosa è stato è fatto negli ultimi anni?

    Domenica Sportiva, 1.344.000 spettatori
    Con la seconda giornata sono scattate tutte le trasmissioni di Rai Sport (su Rai2): Stadio Sprint di Enrico Varriale, impegnato stasera nel Processo del Lunedì, ha fatto l'8,45%, 893.000 spettatori. "Un punto e mezzo in più rispetto alla scorsa stagione, ottima partenza": spiega il conduttore. Ha giovato alla trasmissione anche la polemica Marotta-Lotito: Varriale è sempre bravo nel trovare il varco giusto. Debutto di Marco Mazzocchi (e Jacopo Volpi) a Novantesimo Minuto: 8,78%, 1.181.000. Meno della passata stagione, ma siamo ancora in fase di rodaggio. Infine, la Domenica Sportiva affidata dall'ex direttore Mauro Mazza a Sabrina Gandolfi: 9,89%, 1.344.000. Presto intanto si insedia il nuovo direttore Carlo Paris.
     
    Sky: 664.872 spettatori per il trionfo di Valentino
    Nel pomeriggio di ieri di Sky Sport, in evidenza il Motomondiale con il Gran Premio di San Marino e della Riviera di Rimini: la gara di MotoGP, in diretta esclusiva dalle 14 circa su Sky Sport MotoGP HD, su Sky Sport 1 HD e sui canali del mosaico interattivo in HD, ha raccolto davanti alla tv 664.872 spettatori medi complessivi, con una share del 4,11% e 1.042.467 spettatori unici. Grazie Valentino...

    Il Daspo di gruppo non piace, domani Tavecchio alla Camera
    Facilmente prevedibile: il Daspo di gruppo non piace, fa paura. Soprattutto a chi ne viene colpito. E' toccato a 52 tifosi del Bari, se ne è lamentato il presidente del club pugliese, l'ex arbitro Paparesta ("è da modificare, non si può colpire chi non ha colpe"). Domani 16 settembre, alle ore 19, le Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, presso l'Aula della Commissione Affari costituzionali, nell'ambito dell'esame del disegno di legge C. 2616 Governo, di conversione in legge del decreto-legge n. 119 del 2014, recante "Disposizioni urgenti in materia di contrasto a fenomeni di illegalità e violenza in occasione di manifestazioni sportive, di riconoscimento della protezione internazionale, nonché per assicurare la funzionalità del Ministero dell'interno", svolgeranno l'audizione informale di Carlo Tavecchio, presidente Figc, e Gianluca Paparesta, presidente del FC Bari 1908.

    Liga: il Barcellona vince in rimonta,  al Real ne bastano 5 per liquidare il Rayo. Crolla l'Atletico a San Sebastian(1-2),Siviglia e Valencia inchiodate sul pari,le Merengues ora conducono la classifica....

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    Liga: il Barcellona vince in rimonta, stasera tocca al Real
    Messi e Neymar (afp)

    I blaugrana ritrovano i tre punti dopo due ko di fila passando 2-1 sul campo dell'Almeria: al vantaggio nel primo tempo dei padroni di casa con Thievy rispondono nella ripresa Neymar e Jordi Alba. Stasera i blancos in casa contro il Rayo Vallecano per riprendersi il primato

    Liga: Real inarrestabile, torna al successo l'Atletico: dalla 1a all'11a giornata

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    Poker (4-0) dei blancos sul campo dell'Eibar: a segno i soliti Cristiano Ronaldo (doppietta), James e Benzema. I colchoneros superano 3-1 il Malaga

    MADRID - Tutto secondo pronostico nella Liga: il Real Madrid non conosce ostacoli e travolge 4-0 l'Eibar, restando saldamente in testa alla classifica. I blancos, in campo con una maglia dedicata a Modric ('Animo Luka'), passano in vantaggio al 23' con James Rodriguez mentre prima della fine del primo tempo arriva il raddoppio del solito Cristiano Ronaldo. Nella ripresa la squadra di Ancelotti completa l'opera andando a segno con Benzema e ancora con Ronaldo su rigore.

    Torna al successo l'Atletico Madrid. Sconfitti prima della sosta dalla Real Sociedad, i colchoneros superano 3-1 il Malaga con i gol di Tiago e Griezmann nel primo tempo e Godin nel finale mentre per gli andalusi va a segno Santa Cruz. Un espulso per parte (Samuel e Gabi), solo panchina per Cerci, che nei giorni scorsi si era lamentato dello scarso impiego. La squadra di Simeone, nel girone di Champions della Juventus, sale provvisoriamente al secondo posto in attesa del Barcellona, che al Camp Nou riceve il Siviglia.

    Il Barcellona cade in casa

    il  Barça, che al Camp Nou cede 0-1 al Celta, ex formazione di Luis Enrique

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    Il Real sale così a 24 punti e a +2 su Barcellona e Siviglia. Soltanto gli andalusi, impegnati domani a Bilbao, potrebbero riportarsi in testa: i blaugrana, dominati sette giorni fa nel Clasico, subiscono infatti la seconda sconfitta consecutiva, cedendo 0-1 al Camp Nou al Celta Vigo, ex squadra di Luis Enrique: a decidere la partita in favore del Celta, che non vinceva a Barcellona da 73 anni, l'ex attaccante del Cagliari Larrivey al 10' della ripresa.

    Liga: il Real non si ferma più, il poker al Granada vale il primato

    Liga: il Real non si ferma più, il poker al Granada vale il primato
    (reuters)

    La squadra di Ancelotti si impone 4-0 (settima vittoria consecutiva) e scavalca provvisoriamente Barcellona e Siviglia in testa alla classifica: doppietta di James, a segno anche Cristiano Ronaldo e Benzema

    MADRID - Il Real non si ferma più: la squadra di Ancelotti cala il poker sul campo del Granada e si porta provvisoriamente al comando da solo nella classifica della della Liga. I blancos si sono imposti 4-0 ottenendo così la settima vittoria consecutiva in campionato: in James Rodriguez, autore di una doppietta, a segno anche Cristiano Ronaldo (già a quota 17 reti quest'anno) e Karim Benzema. Il tecnico di Reggiolo festeggia anche il record personale di vittorie consecutive, toccando quota 11. Il Real sale così a 24 punti e a +2 su Barcellona e Siviglia. I blaugrana sono impegnati stasera sul campo del Celta Vigo, l'Atletico ospita il Cordoba mentre il Siviglia farà visita domani all'Athletic Bilbao.

    Il povero Espanyol viene frantumato dall'Atletico Madrid, temporaneamente terzo in attesa di La Coruna-Valencia.

    Spagna, pokerissimo del Real Madrid. Per Ronaldo c'è un altro record

    I Blancos passano 5-0 sul campo del Levante. Doppietta per CR7, che con 15 gol nelle prime 8 gare migliora il ruolino di marcia iniziale che resisteva dalla stagione 1943/44

    ROMA - Ancora una goleada per il Real Madrid, che piazza un eloquente 5-0 sul campo del Levante. L'uomo chiave della squadra di Ancelotti si conferma Cristiano Ronaldo, che sblocca il risultato al 13' su rigore e raddoppia al 16' della ripresa. Per il portoghese l'ennesimo record: con 15 gol nelle prime otto giornate ha migliorato il ruolino di marcia di Esteban Echevarria, attaccante del Real Oviedo che nella stagione 1943-44 si era fermato a 14 reti. A completare la festa dei blancos i gol di Hernandez, James Rodriguez e Isco.

    Spagna, Il Real Madrid ha preso il via: battuto anche il Villarreal,ma il Barcellona ne fa 6....

    Spagna, Il Real Madrid ha preso il via: battuto anche il Villarreal

     

    Il Real Madrid ha preso il via. Dopo la sconfitta nel derby contro l'Atletico Madrid, la squadra di Ancelotti ha infilato quattro vittorie consecutive tra Champions e Liga. Sul campo del Villarreal grazie alle reti di Modric e Cristiano Ronaldo al 32' e al 40' del primo tempo arrivano tre punti che permettono ai "blancos" di agganciare il Celta Vigo a 12 punti. Da segnalare, come annunciato, che un aereo ha sorvolato il Madrigal, noleggiato dai tifosi del Manchester United che sognano il ritorno di Cristiano Ronaldo all'Old Trafford. Un gruppo di sostenitori dei "red devils" ha affittato per 4mila euro un piccolo aereo con la scritta "Come home Ronaldo", ovvero "Torna a casa Ronaldo".

    Spagna, l'Atletico Madrid crolla a Valencia. Barcellona sempre leader,campionato concluso...

    I campioni di Spagna dopo 13' sono già sotto di 3 reti, inutile il gol di Mandzukic. Cerci entra nella ripresa e si fa espellere. La capolista grazie a Messi e Neymar passa sul campo del Rayo Vallecano

    Spagna, l'Atletico Madrid crolla a Valencia. Barcellona sempre leader

    Il Valencia si propone quale terza forza nella scontata corsa tra Real e Barcellona. La 'candidatura' dopo aver battuto i campioni di Spagna dell'Atletico Madrid. La squadra di Simeone, fresca del successo sulla Juventus, cade 3-1 al Mestalla 3-1, ma giù dopo già al 13' era sotto 3-0. Dopo l'autogol di Miranda al 6', arrivano le reti di Gomes e Otamendi al 7' e al 13'.

    Al 29' Mandzukic accorcia le distanze, ma al 46' le speranze di rimonta della squadra di Simeone si infrangono con il rigore sbagliato da Siqueira. Al 66' in campo anche Alessio Cerci, ma l'ex Torino si fa segnalare soltanto per le due ammonizioni che gli costano, al 92', l'espulsione. Il Valencia si porta a 17 punti, l'Atletico resta a 14, ma in testa resta il Barcellona. I blaugrana si riprendono subito la vetta ceduta per un paio d'ore proprio al Valencia vincendo 2-0 a Madrid sul campo del Rayo Vallecano. Un successo firmato dalla solita coppia di fenomeni: vantaggio catalano al 35' con Messi, un minuto dopo il raddoppio di Neymar. Nella ripresa, al 15', i padroni di casa restano in 10' per l'espulsione di Morcillo, al 46' arriva anche il secondo rosso, questa volta per Aquino. Il Rayo chiude in 9 ma il risultato non cambia. Finisce 2-0 e il Barcellona vola a 19 punti.

    Spagna, Real schiacciasassi: Elche strapazzato

    Nonostante la paura per l’iniziale vantaggio ospite (rigore provocato da Ronaldo e trasformato da Albacar), le Merengues vincono in goleada nell’anticipo della 5/a giornata. Bale firma il pari, poi ci pensa CR7: poker per lui, già in fuga in testa alla classifica cannonieri

    Spagna, Real schiacciasassi: Elche strapazzato

    MADRID – Ci mette un po' a ingranare il Real Madrid, di fronte ai suoi tifosi, ma alla fine fa un'altra scorpacciata di gol: sono cinque quelli rifilati all'Elche, tanti quanti le Merengues ne fecero una settimana fa al Basilea (in mezzo, gli otto gol di La Coruña, per un totale di 18 in tre partite tra Champions e Liga). Di questi diciotto gol, ben otto portano la firma di Cristiano Ronaldo.

    NUMERI IMPRESSIONANTI PER CR7 - Dopo sole cinque giornate, il fuoriclasse di Funchal ha già doppiato i primi inseguitori nella corsa al titolo di Pichichi (Bacca, Bueno e il compagno di squadra Bale, anche lui a segno oggi, tutti a quota quattro). Considerando che CR7 ha anche saltato un turno, il totale parla di una media gol superiore ai 2 a partita, spaventoso. Il poker messo a segno contro l'Elche vale l'aggancio (o il sorpasso, per la controversa assegnazione di una rete) nei confronti di Santillana, nella classifica dei cannonieri di sempre della Liga. Basterà un'altra marcatura, che arriverà quanto prima, a mettere tutti d'accordo e a piazzare definitivamente Ronaldo nella top 10 di sempre.

    ELCHE AVANTI, POI CI PENSANO BALE... E L'ARBITRO - Era cominciata male la serata, per Carlo Ancelotti e per il portoghese: è proprio un fallo di Ronaldo sull'ex Mosquera a regalare il rigore del vantaggio all'Elche, trasformato dal capitano Albacar. È il quarto d'ora ma, cinque minuti dopo, il rientrante portiere Manu Herrera favorisce il pareggio Merengue, con una papera che apre la strada a Bale. Al Real arriva anche l'aiutino dell'arbitro Clos Gomez, ingannato dal tuffo di Marcelo (già ammonito, tra l'altro): il rigore è inventato ma CR7 non perdona e porta avanti i Blancos.

    RONALDO COMPLETA IL POKER
    - Sarà ancora il portoghese, con un gran colpo di testa, a fissare il 3-1 che rimarrà fino all'intervallo. Lo show di Cristiano continua nella ripresa: all'80' va in gol ancora dagli undici metri (fallo del subentrato Pasalic proprio sul n.7 Merengue) prima di completare il poker in pieno recupero, con un bel tocco di punta ispirato dall'assist del Chicharito, entrato nel finale. Il Barça, impegnato mercoledì a Malaga, ha tre punti in più e una partita in meno, ma il Real c'è e si fa sentire.

    I COMPLIMENTI VANNO A SIMEONE. IL SUO ATLETICO, CHE COSTA UN CENTESIMO DEL REAL MERDRID VINCE IN CASA SUA(2-1) E LO MANDA AFFANCULO!!!

    Liga, il Barcellona vince ancora: Neymar stende l'Athletic. Madrid, derby all'Atletico

    L'esultanza dei giocatori dell'Atletico,per il secondo anno consecutivo violano il Bernabeu,bissando altresì il successo in SuperCoppa. Per Carlito Ancelotti già guai in vista??

    L'attenzione della terza giornata della Liga era tutta a Madrid dove al Bernabeu era di scena il derby. Per giorni ci si è chiesti chi comandasse nella capitale e la risposta sul campo è stata chiara: è ancora l'Atletico, che per il secondo anno di fila ha violato lo stadio del Real. I colchoneros di Simeone, campioni in carica, hanno fatto loro la sfida battendo 2-1 i bianchi di Carlo Ancelotti. Al 10' l'undici di Simeone (squalificato, ha visto la partita dalla tribuna) in vantaggio con Tiago: sugli sviluppi del corner che lo stesso giocatore aveva procurato, svetta su tutti i difensori del Real ed insacca senza che Casillas possa opporsi. Al 26' il pareggio del Real: fallo in area di Guilherme Siqueira e calcio di rigore. Del tiro dal dischetto si incarica Cristiano Ronaldo che manda il pallone da una parte e il portiere Moya dall'altra. Ma al 32' della ripresa i campioni di Spagna si riportano in vantaggio con Arda Turan che calcia al volo di prima intenzione mandando la palla ad insaccarsi sul palo di sinistra. Con i tre punti portati via dal Bernabeu l'Atletico si porta al secondo posto a quota 7 punti a due lunghezze dal Barça. Il Real Madrid, al secondo ko di fila, resta fermo a 3, già a -6 dai blaugrana.

    Casertana, Salernitana - N. Cosenza, Savoia - Melfi.

    All'indomani della giornata dell'indipendenza, il Barcellona,vestitosi con i colori della bandiera catalana, regola con un 2-0 l'Atletich Bilbao in una partita risolta solo nel secondo tempo dopo un primo tempo abbastanza deludente. Catalani a punteggio pieno.

    Liga, il Barcellona vince ancora: Neymar entra e stende l'Athletic

    Klopp allontana le dimissioni
    "Batterie ancora cariche"

    I gialloneri sfideranno al Juventus negli ottavi di Champions, ma in Bundesliga precipitano: ultimo posto in classifica e nell'ultimo ko casalingo con l'Augsburg hanno perso Grosskreutz, anche contro i bianconeri. Ma il tecnico non molla e si dice convinto: "Ci salveremo"

    I Blancos non sbagliano nel recupero contro gli andalusi nonostante l'assenza di Cristiano Ronaldo. Finisce 2-1, il vantaggio della capolista sui catalani aumenta a 4 punti. In Germania i gialloneri cedono in casa con l'Augsburg e ora la classifica si fa difficilissima

    BUNDESLIGA,gia' finite le sorprese....campionato chiuso,05-10-2014

    Germania: Dortmund ultimo, il Wolfsburg rincorre il Bayern

    Germania: Dortmund ultimo, il Wolfsburg rincorre il Bayern
    Eintracht-Dortmund (ansa)

    I gialloneri di Klopp perdono 2-0 con l'Eintracht e si ritrovano da soli in fondo alla classifica di Bundesliga. Volano i Lupi: 1-0 al Gladbach nello scontro diretto e secondo posto a sette punti dagli imprendibili bavaresi di Guardiola

    BERLINO - Protagonista in Champions, dove si è qualificato agevolmente per gli ottavi, ultimo in Germania: incredibile la metamorfosi in negativo del Borussia Dortmund, che con l'ennesimo ko (l'ottavo in 13 di giornate di Bundesliga) si ritrova clamorosamente ultimo da solo in campionato, una posizione che neanche il tifoso più pessimista avrebbe mai potuto immaginare. A Francoforte la squadra di Klopp rimedia un 2-0 che non ammette discussioni: l'Eintracht vince con pieno merito con le reti - una per tempo - di Meier dopo appena 5' e di Seferovic al 78'.

    Se a Dortmund piangono, solo sorrisi a Wolfsburg: un gol di Knoche al 12' basta ai Lupi per vincere lo scontro diretto col Moenchengladbach e rimanere da soli al secondo posto. La squadra di Hecking sale a quota 26, a sette lunghezze dal Bayern di Guardiola.


    Germania: Dortmund ultimo, il Wolfsburg rincorre il Bayern

    I giocatori del Wolfsburg festeggiano

    Bayern M. 33 13 10 3 0 32 3 7 7 0 0 24 2 6 3 3 0 8 1
    Wolfsburg 26 13 8 2 3 25 12 7 6 1 0 15 4 6 2 1 3 10 8
    Bayer L. 23 13 6 5 2 25 17 7 4 3 0 16 8 6 2 2 2 9 9
    Augsburg 21 13 7 0 6 18 13 6 5 0 1 15 6 7 2 0 5 3 7
    Hoffenheim 20 13 5 5 3 21 21 7 4 2 1 16 12 6 1 3 2 5 9
    Borussia M. 20 13 5 5 3 16 10 7 3 3 1 11 7 6 2 2 2 5 3
    Schalke 04 20 13 6 2 5 21 18 7 5 2 0 15 7 6 1 0 5 6 11
    Hannover 19 13 6 1 6 13 18 6 4 0 2 7 7 7 2 1 4 6 11
    Eintracht F. 18 13 5 3 5 22 24 7 3 1 3 12 14 6 2 2 2 10 10
    Mainz 05 16 13 3 7 3 16 18 6 2 3 1 7 5 7 1 4 2 9 13
    Paderborn 16 13 4 4 5 18 22 7 3 3 1 13 8 6 1 1 4 5 14
    Colonia 15 13 4 3 6 13 18 6 1 2 3 3 6 7 3 1 3 10 12
    Hertha Berlino 14 13 4 2 7 17 23 7 3 1 3 10 10 6 1 1 4 7 13
    Werder B. 13 13 3 4 6 18 26 6 2 2 2 8 6 7 1 2 4 10 20
    Amburgo 12 13 3 3 7 7 17 6 2 2 2 5 6 7 1 1 5 2 11
    Friburgo 12 13 2 6 5 14 20 6 1 3 2 6 8 7 1 3 3 8 12
    Stoccarda 12 13 3 3 7 18 27 6 1 1 4 4 12 7 2 2 3 14 15
    Borussia D. 11 13 3 2 8 14 21 6 2 1 3 6 7 7 1 1 5 8 14

     

    Crollano Wolfburg (1-3) e 'Gladbach (2-3), spingendo il Bayern di Merda a +7. Disastroso pareggio del Dortmund a Padernborn: in vantaggio per 2 a 0 si fa incredibilmente rimontare.

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    GERMANIA: Bundesliga - Round 12
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    Bayern, un altro record: debito Allianz Arena ripagato con 16 anni di anticipo

    Lo annuncia l'ad Rummenigge: "Abbiamo già saldato tutto dopo nove anni". Intanto è riuscito l'intervento chirurgico per Lahm che tornerà a disposizione di Guardiola tra tre mesi. Ribery non teme la concorrenza di Reus: "Resto qui e dovete stare attenti a me". Voci di mercato su Khedira

    MONACO DI BAVIERA – La forza di un club si misura anche da un maxidebito estinto con 16 anni d’anticipo. Karl-Heinz Rummenigge, amministratore delegato del Bayern Monaco, annuncia che la società ha infatti già ripagato il prestito ottenuto per la costruzione dell’Allianz Arena. Intanto è andato bene l’intervento chirurgico per Lahm che tornerà fra tre mesi. Sul fronte mercato sono in arrivo Reus e Khedira.
     
    “SALDATO TUTTO IN SOLI 9 ANNI” – “Nel 2005 avevamo contratto un debito da 346 milioni di euro da spalmare in 25 anni, fino al 2030 – ha detto Rummenigge -. Ma abbiamo già saldato tutto dopo nove anni, siamo orgogliosi di questo. Gli incassi futuri dello stadio potranno così servire a migliorare la qualità della rosa”.
     
    INTERVENTO OK PER LAHM – Intanto Philipp Lahm è stato operato oggi con successo per la frattura alla caviglia destra rimediata martedì scorso. Al 31enne capitano del Bayern Monaco è stata applicata una piccola placca per fissare temporaneamente l’articolazione e, fa sapere la società, rimarrà alcuni giorni in ospedale prima di osservare alcune settimane di riposo e cominciare poi la riabilitazione. Secondo le previsioni dello staff medico, Lahm potrà tornare a disposizione di Guardiola fra tre mesi. Il suo infortunio si somma a quelli dei vari Javi Martinez, David Alaba, Thiago Alcantara, Holger Badstuber, Claudio Pizarro, Tom Starke e Pepe Reina.
     

    RIBERY: “REUS? IO RESTO QUI” – Marco Reus, attaccante del Borussia Dortmund, viene visto come il possibile erede di Franck Ribery al Bayern, ma il francese non ha alcuna intenzione di abdicare. “E’ un grande giocatore ma io starò qui ancora per un po’, anche se mi avvio verso i 32 anni – ha spiegato Ribery al magazine ‘Kicker’ – Sono ancora un giocatore importante e dovete sempre stare attenti a me”. Ribery, dopo i tanti problemi fisici che lo hanno tormentato negli ultimi mesi, sembra essere finalmente tornato ai suoi livelli e ha rivelato come l’aver visitato in carcere l’ex presidente Hoeness gli sia stato d’aiuto. “E’ stato importante – ha confessato – Uli è una persona per la quale nutro ancora grande rispetto. Ha fatto molto per me ed è qualcosa che non si dimentica e ha significato molto andare a trovarlo, era il minimo che potessi fare. Mi ha fatto una buona impressione e spero torni presto libero”.
     
    IN ARRIVO ANCHE KHEDIRA – Oltre a Reus, nella prossima stagione dovrebbe approdare in Baviera anche Sami Khedira. Stando a “El Larguero”, programma di Cadena Ser, il centrocampista tedesco, in scadenza a giugno col Real Madrid, avrebbe già firmato un precontratto con il Bayern, dove Pep Guardiola vedrebbe bene un suo inserimento. Già la scorsa estate Khedira era stato corteggiato dai bavaresi, ma aveva detto no. Ora, pero’, la situazione sarebbe cambiata: il Real non intende rinnovargli il contratto dopo la proposta di prolungamento ignorata dal giocatore lo scorso anno, messa sul piatto nonostante il grave infortunio al ginocchio che lo ha tenuto ai box per cinque mesi. Dall’altro lato il Bayern sarebbe invece disposto a soddisfare le pretese economiche di Khedira, che dunque tornerebbe a giocare in patria.

    Bundesliga: un autogol di Kramer fa risorgere il Borussia Dortmund

    Il centrocampista che piaceva al Napoli regala al Dortmund la vittoria nel "derby" dei Borussia contro il Moenchengladbach ed evita alla squadra di Klopp la vergogna di occupare l'ultimo posto in Bundesliga prima della sosta per le nazionali

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    BERLINO - Un autogol del campione del mondo Kramer (centrocampista seguito a lungo dal Napoli in estate) regala al Dortmund la vittoria nel "derby" dei Borussia contro il Moenchengladbach ed evita alla squadra di Jurgen Klopp la vergogna di occupare l'ultimo posto in Bundesliga prima della sosta per le nazionali. Nell'altro posticipo dell'11/o turno di Bundesliga, il Wolfsburg batte l'Amburgo 2-0, staccando al secondo posto proprio Moenchengladbach e mantenendosi a sei lunghezze dalla capolista Bayern cne ieri ha strapazzato 4-0 l'Eintracht a Francoforte. Cinque giorni dopo aver conquistato l'accesso agli ottavi di Champions, il Dortmund ha dovuto lottare per non restare fanalino di coda e finalmente per i suoi tifosi ha disputato una buona prestazione, alla quale è mancato però il gol nonostante le numerose occasioni create. Immobile è entrato solo nel finale ed è stato anche ammonito.

    Bundesliga: Reus illude il Borussia Dortmund, il Bayern rimonta e vince: dalla 1a all'11a giornata

    Bundesliga: Reus illude il Borussia Dortmund, il Bayern rimonta e vince
    Il rigore decisivo di Robben (reuters)

    Non basta l'orgoglio e il vantaggio nel primo tempo alla squadra di Klopp per fare risultato all'Allianz Arena: i bavaresi di Guardiola si impongono 2-1 grazie alle reti nella ripresa dell'ex Lewandowski e di Robben su rigore. La Roma è avvertita

    BERLINO - Marco Reus, in gol dopo 31' di gioco su assist di Aubamayang, non basta al Borussia Dortmund per battere il Bayern Monaco, nel big-match della 10/a giornata della Bundesliga, disputato all'Allianz Arena. Un inedito testa-coda vista la difficile situazione di classifica della squadra di Klopp, penultima con 7 punti in 10 gare. I campioni in carica invece continuano la loro marcia e lanciano un nuovo segnale alla Roma, che mercoledì riceveranno in Champions dopo aver dilagato 7-1 all'Olimpico. Nella ripresa, al 27', l'ex Lewandowski firma il gol del pareggio poi, all'85', Robben segna su rigore la rete del definitvo 2-1 che lancia il Bayern a +4 sul Wolfsburg e condanna il Borussia all'ennesima sconfitta. Immobile in panchina per tutta la partita.

    In seconda posizione, a -4 dai bavaresi, si porta il Wolfsburg, che si scatena a Stoccarda: 4-0 grazie alla doppietta di Perisic e alle reti di Knoche e de Bruyne. Vince in trasferta anche il Werder, che passa 2-1 sul campo del Mainz, grazie alla doppietta di Di Santo. Un successo che permette alla squadra di Brema di lasciare, almeno momentaneamente, l'ultimo posto in classifica e portarsi a 7 punti, a -2 dall'Amburgo che ha battuto 1-0 in casa il Leverkusen (rigore di Van der Vaart). Vittoria interna anche per l'Hannover che supera 1-0 l'Eintracht Francoforte portandosi al sesto posto con 16 punti e in compagnia proprio del Bayer.

     

    Germania, il Bayern passeggia sul Werder. Crisi Dortmund, Di Matteo vince la prima

    Germania, il Bayern passeggia sul Werder. Crisi Dortmund, Di Matteo vince la prima

    I bavaresi ne fanno sei alla squadra del nord e restano leader con 4 punti di margine sul Moenchengladbach. Sempre peggio i gialloneri, sconfitti a Colonia nonostante una rete di Immobile. Esordio ok per l'italiano sulla panchina dello Schalke: 2-0 all'Hertha

    ROMA - Bayern Monaco scatenato in vista della sfida di martedì prossimo contro la Roma in Champions. I bavaresi all'Allianz Arena travolgono 6-0 un avversario tradizionale come Werder Brema, che però sta annaspando all'ultimo posto in classifica. Doppiette per Lahm e Gotze, a segno anche Xabi Alonso e Muller su rigore. Per l'ultimo terzo di gara si è visto in campo Ribery, assente da metà settembre e ora pienamente recuperato.

    L'unico vero antagonista dei bavaresi in Bundesliga sembra il Borussia Moenchengladbach, che con due gol di Kruse e uno di Xhaka va a vincere per 3-0 ad Hannover mentre prosegue la crisi del Borussia Dortmund, ko a Colonia: terza sconfitta di fila, la quinta in otto gare. Al vantaggio di Vogt aveva risposto Immobile, al secondo centro in campionato, ma Zoller condanna gli uomini di Klopp. Al terzo posto Wolfsburg e Mainz: i verdi espugnano Friburgo con una doppietta di Caligiuri, Hofmann e Samperio firmano il 2-1 dei biancorossi sull'Augsburg. Harakiri Bayer a Stoccarda: avanti 3-0 (doppietta di Son Heung-Min e gol di Bellarabi), le Aspirine si fanno rimontare fino al 3-3 finale.

    Infine, esordio positivo per Roberto Di Matteo alla guida dello Schalke: vittoria per 2-0 sull'Hertha Berlino nell'incontro valido per l'ottava giornata di Bundesliga. Vantaggio siglato al 19' da Huntelaar. Nella ripresa, al 20', il raddoppio di Draxler.

    Germania, Borussia in crisi; Klopp: "Abbiamo mostrato un gioco inutile"

    La quinta sconfitta in campionato (terza consecutiva) ha fatto precipitare i gialloneri in zona retrocessione, il tecnico prova a scuotere i suoi: "Dobbiamo cambiare musica. Segniamo quasi sempre ma solo se non concediamo gol allora la situazione potrebbe cambiare completamente"

    DORTMUND – Il peggior inizio di campionato da 27 anni a questa parte. E’ crisi per il Borussia Dortmund, come conferma senza tanti giri di parole il direttore generale Michael Zorc dicendo quello che un po’ tutti pensano. Dopo l’ennesimo ko stagionale, il quinto fin qui e terzo consecutivo (ieri 2-1 in casa del Colonia), che ha portato i gialloneri addirittura in zona retrocessione di Bundesliga, Zorc ha ammesso che “questa e’ una vera crisi, non si puo’ dire altrimenti: la peggiore situazione negli ultimi anni”.

    KLOPP: “MOSTRATO UN GIOCO ASSOLUTAMENTE INUTILE” - Neppure la pausa per gli impegni delle Nazionali ha permesso di invertire la rotta in casa giallonera, con 1 punto appena raccolto nelle ultime cinque gare. “Non c’e’ stato alcun cambiamento rispetto alla settimana precedente – l’analisi impietosa del manager – Ma abbiamo problemi sia in attacco che in difesa, e anche i migliori giocatori commettono peccati capitali”. Un rendimento negativo che manda su tutte le furie l’allenatore Jurgen Klopp, che ha definito “inutile” il gioco della sua squadra. “Abbiamo mostrato un tipo di gioco che è assolutamente inutile – il giudizio di Klopp, visibilmente deluso, nella conferenza stampa post partita – Abbiamo sbagliato così tanti passaggi nel primo tempo e commesso degli errori semplici che possono essere spiegati in vari modi, ma che non dovrebbero accadere. Dobbiamo solo cambiare musica”.

    “TROPPI ERRORI,  USCIRE DA QUESTA CRISI DIPENDE SOLO DA NOI”
    – Non sono bastati al Borussia il gol di Ciro Immobile e il ritorno in campo di due pedine importanti come Ilkay Gundogan e Marco Reus. Il centrocampista di origini turche è tornato a giocare una partita dopo un calvario di 14 mesi, mentre sia Reus che l’armeno Henrikh Mkhitaryan sono rientrati dagli ultimi infortuni. “Abbiamo reso troppo facile le cose ai nostri avversari. Dobbiamo evitare questi errori. Non domani, non il giorno dopo ma subito”, ha ammonito Klopp. Il problema secondo il tecnico non è in attacco. “Noi segniamo quasi sempre, ma solo se non ne concediamo allora la situazione potrebbe cambiare completamente. Dobbiamo risolvere questo problema da soli e nessuno può aiutarci, Dobbiamo uscire da questa crisi ma sappiamo che dipende solo da noi”, ha concluso l’allenatore.

    BORUSSIA MEGLIO IN CHAMPIONS: MERCOLEDI’ SFIDA AL GALATASARAY
    – L’unica parziale consolazione è il positivo cammino in Champions, dove la squadra tedesca ha finora conquistato due vittorie contro Arsenal (2-0) e Anderlecht (0-3): mercoledi’ e’ in programma la trasferta a Istanbul contro il Galatasaray di Cesare Prandelli (che ritrovera’ Ciro Immobile dopo il Mondiale), dal canto suo tornato a sorridere dopo la vittoria nel derby contro il Fenerbahce che lo porta momentaneamente in testa alla classifica (in attesa che giochi il Besiktas).

    Germania, il Bayern passa a Colonia. Allo Schalke il derby con il Dortmund

    Germania, il Bayern passa a Colonia. Allo Schalke il derby con il Dortmund

    I bavaresi si impongono 2-0 e restano soli al comando davanti al sorprendente M'Gladbach. La squadra di Immobile (in campo per 57') perde il sentito duello della Ruhr

    Nessun problema per il Bayern, che prosegue la sua marcia al comando della Bundesliga passando 0-2 a Colonia: per la squadra di Guardiola apre le marcature Goetze, poi un'autorete di Halfar. La gara clou del turno era però il derby della Ruhr, vinto dallo Schalke, 2-1 sul Borussia Dortmund di Ciro Immobile (il napoletano è stato sostituito al 57'): decidono Matip e Choupo-Moting, inutile la rete di Aubameyang. Vince in casa anche lo Stoccarda, 1-0 all'Hannover grazie a Schwaab, mentre il Moenchengladbach si impone sul campo della matricola Paderborn per 2-1 e sale al secondo posto. Pari senza reti tra Friburgo e Leverkusen. Alle 18.30 Wolfsburg-Werder Brema.

    Germania, il Bayern spezza il sogno del Paderborn

    I campioni in carica si impongono 4-0 contro la sorpresa del campionato e, complici i pareggi di Mainz e Hoffenheim, prendono la vetta solitaria

    Germania, il Bayern spezza il sogno del Paderborn

    La favola della matricola Paderborn si infrange contro il Bayern Monaco. La matricola, che aveva bene impressionato nella prime giornate, crolla all'Allianz Arena contro i campione di Germania. La squadra di Guardiola si impone con un secco 4-0: doppietta di Gotze e firme di Lewandowski e Muller. I bavaresi restano così soli in testa, perchè il Mainz non va oltre il pari a Francoforte mentre l'Hoffenheim fa 3-3 in casa col Friburgo.

    Rrecrimina soprattutto iil Mainz, avanti 2-0 sull'Eintracht (Hofmann e Okazaki) prima di subire la rimonta, frutto dei gol di Meier nel recupero del primo tempo e Seferovic a otto minuti dal 90'. L'Hoffenheim va pure sotto di due reti (doppietta di Frantz), pareggia con Elyounoussi e Rudy, poi va di nuovo sotto, punito dal rigore di Darida. Ma proprio quest'ultimo viene espulso all'81' e in dieci contro undici il Friburgo cede al terzo minuto di recupero, col 3-3 di Vestergaard. Bella prova per lo Schalke, che a Brema regola 3-0 il Werder: a bersaglio Meyer, Neusstadter e Barnetta.

    Sorpresa Paderborn: in testa alla Bundesliga
    ma non può giocare di notte

    La squadra  di una piccola città che è capolinea d'una linea di metrò di Hannover, grazie al gol magistrale del suo asso è diventata prima in classifica al fianco del Bayern

    Bundesliga: sorpresa Paderborn, primo con il Bayern. Borussia ko, Immobile sbaglia un rigore

    Germania, Brehme in disgrazia: da campione del mondo a inserviente

    L'ex terzino sinistro dell'Inter (suo il rigore decisivo per la vittoria Mondiale della Germania a Italia '90) ha circa 200mila euro di debiti. Il tedesco Oliver Straube tenta di aiutarlo: ''Nella nostra azienda potrà capire cosa significa davvero lavorare pulendo sanitari e lavabi''

    BERLINO - Da simbolo della Germania campione del Mondo a inserviente. Tutto per una montagna di debiti di circa 200mila euro. E’ la parabola di Andreas Brehme, storico terzino tedesco che ha calciato il rigore decisivo nella vittoria mondiale a Italia ’90 e con un glorioso passato in Serie A con la maglia dell’Inter.

    L’AIUTO DI STRAUBE - Una storia triste, quella di Brehme. Ma, come dice il motto, gli amici si vedono nel momento del bisogno. E così, dopo l’appello di Franz Beckenbauer, ct di quella Germania che trionfò 24 anni fa in Italia, affinchè venga data una mano a Brehme, ecco l”offerta di lavoro arrivata da un altro ex calciatore, Oliver Straub: ”Siamo disposti a dargli un impiego come inserviente nella nostra azienza – spiega-. Potrà rendersi conto di cosa significa davvero lavorare pulendo sanitari e lavabi. Gli servirà a capire come va la vita e a migliorare la sua immagine. Questo sì che sarebbe aiutare Andreas”.

    Germania, Bayern senza problemi in Coppa. A segno anche i ''mondiali''

     

       
       
       
       
       
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    CROLLA IL SOUTHAMPTON, 0-3

    Inghilterra: Chelsea stop, bene lo United

     

    Germania: Bayern senza avversari, vola a +10 vd
    Francia: Ibra-gol, il Psg bracca il Marsiglia
    vd

    Ennesima vittoria della squadra di Ancelotti, che prova ad allungare in vetta alla classifica: dopo le reti del francese e del gallese (entrambe su assist di Ronaldo) i blancos restano in 10 per l'espulsione di Isco e i padroni di casa accorciano al 92' con Santa Cruz