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L'Italonia dell'Ebetino di Firenze: Vecchia,zeppa di Pensionati e con Emigrazione come nel

 

 secondo dopoguerra....con le elementari infrastrutture che crollano ammazzando la

 

 gente!!(28-10-16)

 

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Il ponte è crollato mentre un trasporto eccezionale lo stava attraversando. Il mezzo pesante precipitando ha schiacciato due auto. Una persona è
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Un cavalcavia è crollato sulla statale 36 Milano-Lecco mentre stava transitando un tir con un trasporto eccezionale, che ha schiacciato alcune auto. Sul
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Il dato consolidato Istat segnala un ribaltamento del trend. Il ritratto multietnico del paese nel Dossier statistico del centro studi Idos. Il contributo
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In Italia è in atto una lotta di classe generazionale. E i vecchi stanno vincendo. Visto che la tv e i giornali…
 
ILFATTOQUOTIDIANO.IT|DI STEFANO FELTRI
 

 

La Manovra sale a 27 miliardi. Chiude Equitalia, 7 miliardi alle pensioni e 2 in più alla Sanità

La Manovra sale a 27 miliardi. Chiude Equitalia, 7 miliardi alle pensioni e 2 in più alla Sanità
(lapresse)

Via libera dal Cdm, insieme al decreto che chiude Equitalia: "Porterà 4 miliardi, non si pagheranno interessi e more smisurati". Nasce l'Iri per gli artigiani, aliquota piatta al 24%. Il canone Rai scenderà a 90 euro. Contratti Pa, i sindacati sul piede di guerra: "Poche risorse". Confermata la stima di crescita al +1% per il 2017, il deficit/Pil al 2,3%

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Mentre a Palazzo Chigi continuano le riunioni per mettere a punto il testo definitivo della legge di Bilancio, il cui approdo in Parlamento rischia di slittare, la…
ILFATTOQUOTIDIANO.IT
 
 
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 Crescita dei fondi per la Sanità a quota 113 miliardi, sette miliardi per il pacchetto pensionistico, chiusura di Equitalia, canone Rai giù a 90 euro e risorse "avanzate" e girate al Fondo di garanzia per le Pmi. E' durato un'ora il Consiglio dei Ministri che ha licenziato la legge di Bilancio per il 2017, salita di un paio di miliardi di valore rispetto alla vigilia a quota 27. Uno snodo decisivo per definire le misure economiche del prossimo anno e determinare i parametri dei conti pubblici, che dovranno passare sotto la lente di Bruxelles per l'approvazione dell'Unione europea.

Il premier Matteo Renzi ha specificato in conferenza stampa che il governo ha dato il via libera anche al decreto legge che riguarda l'abolizione di Equitalia e coniato #passodopopasso per ripercorrere le tappe che hanno portato alla "quarta Manovra che presentiamo" (contando tre finanziarie e il provvedimento per gli 80 euro).

Tornando all'uso delle slide, il premier ha fatto riferimento per primo al pacchetto "competitività" che riguarda "20 miliardi di fondi nei prossimi anni" e "va di pari passo con l'equità". I cardini sono il piano Industria 4.0 e il superammortamento per chi investe in macchinari e beni strumentali (140%), che sale al 200% per chi investe in tecnologie. "Diciamo agli imprenditori: noi vi diamo gli incentivi, ora tocca a voi mettere i soldi nel Paese", ha incalzato Renzi.Novità di giornata è il testo sulla chiusura di Equitalia ("che è arrivata ad essere vessatoria per i cittadini"), più volte accarezzata in passato: "Chi deve pagare, pagherà", ha spiegato Renzi, "ma non ci saranno più gli interessi e le more spropositate che caratterizzavano il vecchio modello". Nello stesso decreto legge il governo ha poi ripartito i Fondi a disposizione della Presidenza del consiglio a favore delle "Pmi che non riescono ad avere accesso al credito": a disposizione c'è dunque 1 miliardo sul Fondo di garanzia dedicato alle Piccole e medie imprese.

E' stato per primo il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ad annunciare che il Fondo per la Sanità avrà 2 miliardi in più e, come ha confermato la collega Lorenzin, verrà portato a 113 miliardi (112 miliardi più 1 per assunzioni e vaccini), scongiurando tagli paventati alla vigilia. 

Per quanto riguarda le tasse, di nuovo il premier ha ricordato che l'Ires scende al 24% (dal 27,5% precedente), mentre per i contribuenti quali piccoli negozianti e artigiani c'è la possibilità di accedere ad una tassazione (Iri) al 24%, in sostituzione della tradizionale Irpef con le aliquote che arrivano fino al 43%. Confrmato poi l'azzeramento dell'Irpef agricola, con un taglio di 1,3 miliardi in due anni considerando anche la cancellazione di Irap e Imu sui terreni.

Sul versante pensionistico, lo stanziamento annunciato è di 7 miliardi sul triennio (1,9 miliardi per il 2017, erano attesi 6 miliardi in tutto) e portano a confermare l'intervento sulla quattordicesima per le pensioni basse e all'ormai celebre Ape, l'anticipo pensionistico: "Andare in pensione un anno prima significa rinunciare a poco meno del 5% del proprio stipendio", ha sintetizzato il premier. Come spiegato nei giorni scorsi ai sindacati, l'Ape prevede infatti - nella versione volontaria - una rata di rimborso del 4,5-5% per ogni anno di anticipo dell'uscita dal lavoro e sarà possibile a partire da 63 anni d'età. Per accedere all'Ape agevolata bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se si è lavoratori attivi.

In campo sociale, per il contrasto alla povertà sono attesi 500 milioni in più dai risparmi istituzionali, cui si affianca un pacchetto da 600 milioni per la famiglia. Per Casa Italia e la messa in sicurezza post-sismica si confermano 4,5 miliardi di stanziamenti nei prossimi anni. Confermate le proroghe delle detrazioni per i lavori di ristrutturazione (estese ai condomini e agli alberghi) e degli ecobonus; con 3 miliardi di interventi, per gli investimenti pubblici le slide del governo indicano una crescita di 12 miliardi in tre anni (2, 4 e 6 miliardi tra 2017 e 2019).

Nel pubblico impiego, si prevedono 1,9 miliardi per rinnovo dei contratti e il comparto di Polizia e Forze armate. 
I sindacati sono già sul piede di guerra e annunciano la mobilitazione: "Basta prendere in giro i lavoratori Pubblici. Nella legge di Stabilità le risorse per i rinnovi sono del tutto insufficienti. Daremo battaglia per un contratto vero e innovativo".Per i sindaci che accolgono verrà "riconosciuto un contributo specifico per migrante che permetterà di dimostrare che lo Stato è riconoscente a quelle comunità: 500 euro a migrante, una tantum". Dopo aver annunciato 3 miliardi per gli enti territoriali, il premier ha aggiunto che "l'anno prossimo il Canone Rai scenderà da 100 a 90 euro".

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Renzi è poi passato ad elencare le voci di copertura, rilevanti se non altro perché servono oltre 15 miliardi solo per disinnescare le clausole di salvaguardia ereditate dal passato. Ha spiegato che la spending review vale 3,3 miliardi di euro e "si tratta di tagli su beni e servizi". Previsti 1,2 miliardi di risparmi nella Sanità grazie agli acquisti della centrale unica (la Consip). Citati poi i 2 miliardi attesi dalla nuova voluntary disclosure e 4 miliardi dalla chiusura di Equitalia, in particolare dalla proposta di nuove forme di adesione a nuove "rottamazioni", piani di rientro del debito per i cittadini esposti.

Sulla Manovra pende la spada di Damocle della trattativa con la Commissione europea per ricevere un ulteriore spazio di deficit/Pil: nella recente nota d'aggiornamento del Documento di economia e finanza, il governo ha scritto un obiettivo del 2% per il 2017, ma ha chiesto e ottenuto dal Parlamento il mandato per spingersi fino al 2,4%. Alla fine, nella legge di Bilancio ha messo nero su bianco il 2,3%. "Invieremo il Progetto di bilancio alla Commissione la prossima settimana, ma abbiamo cercato di vedere i problemi prima piuttosto che dopo", ha spiegato Padoan.

A scaldare le giornate di vigilia c'è poi stata la contrapposizione con l'Upb, l'Autorità sui conti pubblici, che ha criticato la stima di una crescita dell'1% per il prossimo anno, che il governo invece ritiene di poter raggiungere alla luce dei provvedimenti che introdurrà con la stessa Finanziaria. La posizione del governo è stata confermata nella Manovra, ma Renzi 
ha rimarcato: "Siamo convinti che sarà superiore".
 

Le stime del governo sui conti pubblici, Nadef 2016
VOCI
2015 2016 2017 2018 2019
INDEBITAMENTO NETTO 2,6 2,4 2 1,2 0,2
AVANZO PRIMARIO 1,5 1,5 1,7 2,4 3,2
SPESA PER INTERESSI 4,2 4 3,7 3,6 3,4
CRESCITA DEL PIL 0,7 0,8 1 1,3 1,2
DEBITO 132,3 132,8 132,5 130,1 126,6
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Forte scossa di terremoto in centro Italia   mappa   epicentro tra Marche e Umbria, magnitudo 5.4
Forte scossa di terremoto in centro Italia mappa
epicentro tra Marche e Umbria, magnitudo 5.4

Crolli cornicioni, linee elettriche saltate in provincia Macerata
Ingv: "Evento collegato al sisma di agosto ad Amatrice"
,26 ottobre 2016

Avvertita chiaramente a Roma, L'Aquila, Perugia e anche in Campania

 

 

 

Verso il risveglio il vulcano alle porte di Roma: "Ma ci vorranno mille anni"

Verso il risveglio il vulcano alle porte di Roma: "Ma ci vorranno mille anni"

Sotto i "Castelli" camere sotterranee che si stanno riempiendo di magma. Il terreno si solleva di 2-3 millimetri l'anno. Uno studio conferma la ripresa di attività sismica, però esclude rischi imminenti

ROMA - Nelle ore in cui il sottosuolo di Roma ha tremato per il terremoto di Norcia, ci si chiede se anche la capitale rischi un "big one". La risposta dei geologi è no: l'unico pericolo per la Città eterna è rapprensentato da un vulcano che potrebbe risvegliarsi. E anche se geologicamente si tratta di un batter d'occhio, almeno per i tempi umani è un lento destarsi: la prossima eruzione, secondo i ricercatori, è attesa tra un migliaio di anni.

Le camere sotterranee, poste a diversi chilometri di profondità sotto i centri abitati di Ariccia, Castel Gandolfo, Albano e gli altri “Castelli romani”, si stanno di nuovo riempiendo di magma e il terreno si sta gonfiando. Nessuna preoccupazione a breve termine, dunque, ma gli effetti della sua riattivazione sono già visibili agli occhi dei satelliti e all'ago dei sismografi.
 
In uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters, un team internazionale di scienziati dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, università La Sapienza, Cnr e Università di Madison, ha ricostruito la storia dell'area vulcanica dei colli albani degli ultimi 600mila anni: “Si tratta di un distretto nel quale troviamo vulcani diversi – spiega Fabrizio Marra dell'Ingv, primo autore dello studio – scientificamente lo possiamo definire attivo ma quiescente, perché non c'è evidenza che sia estinto ma non ci sono nemmeno indizi di una prossima eruzione. I crateri sono i laghi di Albano e Nemi o quello prosciugato di Ariccia. Ad eccezione del cono stromboliano di Monte Due Torri, sono anelli di tufo non sviluppati verso l'alto. Non si trovano esempi analoghi attuali in Europa”.La telemetria satellitare ha osservato come il terreno si sia sollevato, negli ultimi 20 anni, di circa 2-3 millimetri all'anno. L'altro elemento emerso dallo studio riguarda la ciclicità. Le eruzioni in passato sono avvenute a intervalli piuttosto regolari, ogni 40mila anni, un tempo che si è andato però riducendosi verso i 30mila. La più recente ha interessato il cratere di Albano, iniziata 40mila e terminata attorno a 36mila anni fa. In realtà, due studiosi italiani, Dario Andretta e Mario Voltaggio, hanno raccolto in passato elementi che, confermando le parole di Tito Livio, testimonierebbero una attività vulcanica nei Colli Albani tra il V e il IV secolo avanti Cristo. Andretta e Voltaggio avevano addirittura fotografato dei manufatti coperti da materiali vulcanici apparentemente depostisi sopra e non frutto di rimaneggiamento umano, ma la cosa è stata messa in dubbio da altri ricercatori.
 
Siamo alle porte della capitale, a poco più di dieci chilometri dalla cintura del Grande raccordo anulare. Immaginare Roma come Pompei però è solo un gioco di fantasia. Non esiste alcun tipo di allarme. Le camere nelle quali si sta accumulando il magma sono situate tra i cinque e i dieci chilometri di profondità. Abbastanza da non destare preoccupazioni.
 
Quello che semmai può preoccupare è proprio la conseguenza di questo sonno prolungato. A differenza di altri distretti, le fratture e le faglie della zona sono ben sigillate. Con l'effetto di bloccare il magma che rimane in profondità fino a quando la pressione non è tale da farlo risalire. A quel punto inizia un nuovo ciclo eruttivo, preceduto da scosse sismiche già avvertite in passato: “La bocca non si apre a causa delle pressioni orizzontali che sigillano le fratture. Quando l'eruzione avviene ha un effetto esplosivo, come stappare una bottiglia di champagne dopo averla agitata – sottolinea Marra – questo processo ha causato per esempio lo sciame sismico nell'area all'inizio degli anni '90, con scosse minori e solo in pochi casi di magnitudo attorno al 4”.
 
Secondo Marra non esistono comunque rischi imminenti per gli abitanti di Ariccia, Albano, Marino o Castel Gandolfo: “In situazioni come quella del Vesuvio, dove le eruzioni sono molto più frequenti, l'ultima durante la Seconda guerra mondiale, ha senso un piano di intervento. Qui parliamo di qualcosa che si verificherà forse tra un migliaio di anni. Per quanto riguarda le scosse invece l'attenzione più che della scienza deve essere politica: conosciamo il tipo di sismicità, in un paese normale l'area dovrebbe già essere messa in sicurezza. Nei Castelli è opportuna, come in tutta Italia, la verifica di vulnerabilità di quello che è costruito. La buona notizia è che durante lo sciame sismico di 20 anni fa non è crollato nulla”.
 
La città di Roma ha 2769 anni, tra un migliaio i suoi abitanti potrebbero dunque essere testimoni di questo risveglio. “Con tutta probabilità si aprirà una nuova bocca eruttiva – spiega Marra – forse sovrapposta a una di quelle già presenti. Lo scenario sarebbe meno disastroso di un'eruzione come quella che ha distrutto Pompei, ma comunque sarebbe interessata un'area di 5-10 chilometri di diametro. I depositi che abbiamo analizzato delle precedenti eruzioni arrivano fino all'interno del Grande raccordo anulare. Su Roma pioverebbero lapilli, la nube oscurerebbe il cielo, forse più verso Latina”. Studi come questo saranno utili, si spera, per prevenire le conseguenze più drammatiche.
 
Venendo ai giorni nostri, le scosse che hanno devastato il centro Italia e stanno continuando a scuotere le aree appenniniche non dovrebbero influire sull'attività vulcanica dei Colli Albani: “È escluso che possa avere un effetto significativo – conclude il  Marra – almeno non ora, tra mille anni forse. È ormai assodato che un sisma possa innescare un'eruzione vulcanica, com'è accaduto per il St. Helen negli Stati Uniti. Ma può accadere solo per un vulcano in procinto di eruttare, a questi livelli non c'è nessun tipo di perturbazione sensibile che arrivi alle camere magmatiche”.

Protezione civile, i piani di emergenza Comune per Comune - La mappa

Tutti i comuni italiani devono avere un proprio piano di Protezione civile, un documento indispensabile per la prevenzione dei rischi e per le operazioni di emergenza. Lo prescrive la legge 100 del 12 luglio 2012 che ne richiedeva l'approvazione dopo 90 giorni dall'entrata in vigore della norma. Uno strumento utile ai cittadini per sapere come comportarsi e alle istituzioni per organizzare i soccorsi in caso di calamità come terremoti, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche o maremoti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Scrive il gip: "In alcune strutture il cemento sembra colla". Le ordinanze colpiscono dirigenti Cociv - tra cui il presidente Longo e il vice 
REPUBBLICA.IT
 
 
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I pm avevano chiesto il processo anche per l'avvocato Giuliante e la senatrice Rossi
MILANO.REPUBBLICA.IT
 
 

 

Compravendita senatori, pg Napoli: “Berlusconi responsabile, ma è intervenuta prescrizione”(20-09-16)

La richiesta è stata formulata dal pg al termine di una requisitoria durata circa tre ore. In primo grado Berlusconi e Lavitola furono condannati a tre anni per corruzione. Nelle motivazioni i giudici motivarono il verdetto scrivendo che l'ex premier "pagò con disprezzo" De Gregorio.

Nel giorno un cui il ddl per la riforma penale arriva nell’aula del Senato – il testo prevede tra l’altro lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado – da Napoli arriva la richiesta del sostituto procuratore generale di Napoli, Simona Di Monte, che ai giudici della corte d’Appello di Napoli sia confermata la responsabilità di Silvio Berlusconi ma contestualmente dichiarata la prescrizione anche nei confronti del coimputato Valter Lavitola, ex diretto de L’Avanti.

Cuore del processo per la presunta compravendita di senatori che avrebbe determinato la caduta del governo Prodi. La richiesta è stata formulata dal pg al termine di una requisitoria durata circa tre ore. In primo grado Berlusconi e Lavitola furono condannati a tre anni per corruzione. I fatti contestati si riferiscono ad un arco di tempo che va dal 2006 al 2008. Il processo, davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Napoli, riprenderà il 18 ottobre.

 

Poco meno di un anno fa i giudici di primo grado depositarono le motivazioni di primo grado in cui motivarono la condanna scrivendo che il “ricchissimo Berlusconi pagò con disprezzo”. Nelle 157 pagine i magistrati scrissero che “la compravendita dei senatori, ideata e realizzata allo scopo di far cadere il governo Prodi, rappresenta un tipico esempio di corruzione. Non intesa in senso generico come categoria morale, bensì una precisa infrazione al codice penale che nulla ha a che fare con la libertà di scelta riconosciuta a ogni parlamentare. E non vi è dubbio che i tre milioni di euro versati all’ex senatoreSergio De Gregorio, eletto nell’Idv (che ha patteggiato la pena, ndr), per indurlo tra il 2007 e il 2008, a trasmigrare nelle fila del centrodestra, provenissero da Silvio Berlusconi”.

La presunta compravendita dei senatori “in qualche modo – si leggeva nella sentenza – dimostra lo sprezzo con cui il ricchissimo Berlusconi poté affrontare quei pagamenti corruttivi senza doverne avvertire minimamente il peso“. Lavitola – condannato in altri processi è detenuto ai domiciliari dallo scorso marzo – veniva descritto come la mente e “ispiratore” della Operazione liberà. I giudici sottolineano che nel processo non si è indagato sulla provenienza della provvista “ma non vi sono dubbi che essa provenisse dalle risorse personali di
Berlusconi”. I magistrati avevano sottolineato l’enorme possibilità dell’ex premier di gestire somme ingenti, ma “questo naturalmente non sminuisce la gravità della vicenda. Per il Tribunale, riguardo de Gregorio, il reato non consisteva nell’aver ricevuto soldi per cambiare schieramento politico ma nell’aver “abdicato in cambio di denaro, precisamente di tre milioni di euro, alla libera e incoercibile facoltà di scegliere se fare eventualmente anche tutto ciò, laddove egli lo avesse ritenuto meglio rispondente agli interessi della Nazione, o di non farlo nei casi in cui non ne ricorressero le condizioni”.

I giudici avevano affrontato anche il nodo cruciale della qualificazione giuridica del comportamento del parlamentare che agisce in cambio di soldi o altri vantaggi. La vicenda non sarebbe accostabile ai frequenti “cambi di casacca” e salti della quaglia” che caratterizzano le cronache politiche. “Solo una lettura superficiale e impropria – scrivevano – potrebbe condurre a una semplicistica equazione secondo cui le utilità promesse o corrisposte in tutti questi casi e in numerosi altri analoghi possano essere intese come ‘pactum sceleris‘, come corrispettivo di un accordo corruttivo. “Quel che connota la corruzione, insomma – evidenziava il Tribunale – non è il corrispondere il denaro o altra utilità e vantaggi economici e politici, né che proprio questo influisca e determini le scelte e le alleanze dei politici, ma solo e
unicamente l’aver il parlamentare rinunciato alla propria libera determinazione e scelta in cambio e in stretta e inscindibile correlazione con queste promesse e queste dazioni”.

 

 

 

Matacena: servizi segreti, massoneria e il monsignore con l’oro vaticano. Nuova inchiesta su latitanza dell’ex deputato Fi

 

 


 

Cassazione: "Per gli Statali vale l'articolo 18, niente legge Fornero"

Milano, Corona torna in carcere: caccia a un altro tesoro milionario in Austria

Milano, Corona torna in carcere: caccia a un altro tesoro milionario in Austria

Gli investigatori cercano un conto in Austria sul quale sarebbe stata depositata una cifra che va dal milione al milione e mezzo che si aggiungerebbe a quello da 1,7 milioni sequestrato nei giorni scorsi. In manette anche Federica Persi: avrebbe gestito gli introiti in nero delle serate in discoteca. Il tribunale revoca l'affidamento in prova ai servizi sociali

Femminicidi, uccide la moglie a Seveso davanti ai figli: intervento dei carabinieri poche ore prima del delitto

Femminicidi, uccide la moglie a Seveso davanti ai figli: intervento dei carabinieri poche ore prima del delitto
L'abitazione della coppia dove è avvenuto l'omicidio 

Il personale del comando di Seveso aveva disposto l'allontamento dell'uomo che è farmacista in paese. La moglie lo aveva richiamato a casa convinta dalle lacrime dei figli. L'omicidio alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne. 23 novembre 2016

Le liti continue, la separazione che risale a più di un anno fa. Poi un nuovo tentativo di riconciliazione, lei che torna a casa. Le discussioni, però, erano quotidiane, tanto che la donna lo aveva già denunciato per minacce e ingiurie. Allora lei aveva deciso di andarsene, questa volta per sempre. Lui non le ha lasciato il tempo. Prima dell’ultimo diverbio che poi si è trasformato in omicidio, c'era stata un'altra discussione, talmente violenta da richiedere l’intervento dei carabinieri di Seveso che avevano allontanato l’uomo da casa.

Ma poi uno dei due bambini della coppia, il maschio di tre anni, si era messo a piangere vendendo il papà andarsene di casa. Allora la donna aveva richiamato l’uomo per riportare la calma. Invece, pochi minuti prima della mezzanotte, l'ultimo diverbio. Più violento del solito. Le mani dell'uomo che si stringono intorno al collo della donna, la soffocano fino a ucciderla. Tutto è successo davanti agli occhi dei due bambini della coppia, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Proprio nel giorno in cui la figlia più piccola compiva un anno, sul tavolo della cucina c'era ancora la torta di compleanno. 

Sono 116 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2016 in tutta Italia, più di una ogni tre giorni. Con la Lombardia che detiene il primato di regione con il maggior numero di donne uccise: 20 nei primi 10 mesi del 2016, una ogni due settimane.

È morta così, nel corridoio della loro casa di via Mazzini, a Seveso, in Brianza, Elisabeth Huayta Quispe, 29 anni, peruviana. Le violenze e la paura in cui viveva la donna non avevano mai oltrepassato i muri del loro appartamento al secondo piano del condominio affacciato sulla piazza della stazione. Fino a ieri notte, quando i vicini terrorizzati dalle richieste di aiuto hanno chiamato i carabinieri. Quella dei vicini non è stata l'unica telefonata arrivata al 112.

Anche il nipote dell'uomo aveva composto quello stesso numero per raccontare quanto era accaduto. È a lui che l'omicida si era rivolto chiamandolo sul cellulare pochi minuti dopo l'assassinio. “Ho combinato un disastro”, ha raccontato il 56enne al telefono. Quando gli uomini del capitano Danilo Vinciguerra hanno bussato alla porta della coppia, l'omicida, proprietario della farmacia sotto casa, Vittorio Fernando Vincenzi, 56 anni, italiano, aveva appena nascosto il cadavere della moglie dietro a un mobile della cucina.

Aveva anche sprangato l’ingresso della cucina: non voleva che i figli vedessero la moglie morta. Poi, lasciati i figli in casa era corso fino al pianerottolo dell’ultimo piano del palazzo dove abita. È qui che lo hanno trovato i carabinieri. Davanti a loro l’uomo ha subito ammesso di aver ucciso la moglie, una confessione piena, mentre continuava a ripetere all’infinto “ho combinato un disastro”. Tutto mentre i due figli, tre anni il più grande, un anno la più piccola, venivano portati via dai parenti della donna.

Il 56enne è stato arrestato per omicidio in flagranza di reato. Ora si trova nel carcere di Sanquirico, a Monza, dove è stato ascoltato dal sostituto procuratore Giulia Rizzo. Frastornato, Vincenzi non è stato in grado di spiegare cosa ci facesse

 

 una pentola piena d'acqua in mezzo al corridoio. Per gli investigatori prima di strangolarla l'omicida avrebbe anche tentato di affogare la vittima. In cucina, i carabinieri hanno anche trovato un biglietto. Poche righe in cui il 56enne chiedeva scusa alla donna e anche agli stessi carabinieri. Ma ancora non è chiaro se fosse stato scritto prima per la lite precedente all’omicidio oppure se sia stato scritto solo dopo, quando Elisabeth Huayta Quispe era già morta.

 


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                                                     ECONOMIA E POLITICA

 

Banche, via libera del Parlamento ad aumentare il debito pubblico di 20 miliardi. Anche Ala vota si

Anche se non aveva votato la fiducia, il gruppo di Denis Verdini ha sostenuto l'esecutivo "ma solo per responsabilità". Confermato l'ok di Forza Italia e il no del M5S. Padoan contro le stime: "La cifra è sufficiente a dare un impatto segnaletico, ma non esagerata, perché indurrebbe a pensare che la situazione è più grave di quello che è".

Il governo Gentiloni incassa il via libera di Camera e Senato al Salvarisparmio. Con 389 voto favorevoli inclusi quelli di Ala e 134 contrari, Montecitorio ha dato l’ok alla risoluzione di maggioranza sulla relazione, presentata dall’esecutivo, che ha chiesto l’autorizzazione a nuovo indebitamento fino a 20 miliardi per interventi sul sistema bancario. A stretto giro è arrivato anche il placet di Palazzo Madama  con 221 voti favorevoli, 60 contrari e 3 astenuti.

Il voto alla Camera era stato preceduto dalle repliche del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in merito alla relazione di martedì, che sono state rivolte a un’aula semideserta, vista la presenza di solo una quarantina di deputati. A seguire le dichiarazioni di voto dei gruppi parlamentari. Qui è arrivato l’annuncio del voto favorevole alla relazione del gruppo di Ala-Scelta Civica, che non aveva votato la fiducia al nuovo esecutivo. “Chiedete un impegno a scatola chiusa – ha detto il deputato Francesco Saverio Romano – se c’è una ragione, una sola, per cui noi con senso di responsabilità nei confronti dei cittadini italiani siamo chiamati a rispondere lo faremo anche in questa sede, dando il nostro voto favorevole con gli aspetti critici che al ministro Padoan non sfuggiranno”. Sì confermato anche da Forza Italia dopo che, alla vigilia,Silvio Berlusconi aveva anticipato la sua posizione. “Se il ministro Padoan darà un impegno di forte discontinuità rispetto al passato – ha detto il capogruppo di Fi alla Camera Renato Brunetta – quando il Parlamento non è mai stato ascoltato, allora noi esprimeremo un voto favorevole altrimenti ne trarremo le conseguenze. Vorrei da lei chiarezza adesso, nell’intervento in sede di replica”. Atteso anche il no del Movimento cinque stelle confermato al Senato dalla capogruppo Michela Montevecchi,che ha denunciato la richiesta “di una fiducia in bianco sull’ennesima toppa priva di un piano a medio e a lungo termine”.

 

 

 

1000 giorni d'inferno: i veri numeri del governo Renzi

 

La Repubblica sprofondata sul lavoro

 

L’INPS sbugiarda il JobsAct di Renzi che si sta mostrando per quello che è: un disastro di riforma del lavoro che sta riducendo gli italiani in miseria. È odioso dire "ve lo avevamo detto" eppure ci risiamo: l’ennesima grande balla gonfiata ad arte da questo Governo.
L’INPS rivela dati aggiornati ed inquietanti. Nei primi dieci mesi del 2016, al netto delle trasformazioni, i contratti a tempo indeterminato sono stati 1 milione e 370 mila, ne sono cessati ben 1 milione e 308 mila, cioè un saldo positivo di appena 61 mila unità. L’Osservatorio dell’INPS conferma che questo dato è peggiore dell’89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi del 2015. Perché questo crollo? Semplice, riduzione degli incentivi: diminuito il doping, sgonfiato il muscolo. 
A proposito di doping: aumentano i voucher del 32%, utili a gonfiare i dati sull’occupazione. Ben 121,5 milioni i voucher per remunerare con un valore nominale di 10 euro il lavoro occasionale. A diminuire in questo caso, solo i diritti e le speranze degli italiani che ormai vivono una situazione di caporalato legalizzato.
Sempre l’Osservatorio dell’INPS conferma il triste trend dei licenziamenti: ben +3,4%,passando dai 490.039 agli attuali 506.938. Gran parte di questi per motivi disciplinari, passati da 47.728 a 60.817; e poi qualcuno si chiede ancora perché difendevamo ARTICOLO 18 e contestavamo le (inesistenti) tutele crescenti. Soldi pubblici, ben diciassette miliardi di euro gettati in decontribuzioni e bonus, senza i quali torna tutto come prima e anche peggio. Alla faccia delle riforme strutturali, anche queste precarie, almeno in questo il governo Renzi è stato coerente. Eppure doveva essere la “volta buona”, e lo è stato, ma solo per erodere i diritti dei lavoratori che oggi tra JobsAct e Riforma Fornero si trovano imprigionati in un mercato del lavoro infernale. 
Mentre si continua a spostare l’attenzione da una parte all’altra, l’Italia affonda. L’Italia di Renzi e Gentiloni è quella fondata sui voucher, con cui puoi permetterti al massimo un pasto in un fast food.
Infatti aumentano i poveri relativi e quelli assoluti: +141% negli ultimi dieci anni. Oggi infatti l’8% degli italiani, cioè ben 4,6 milioni di persone, vivono in uno stato di indigenza assoluta. Un dato vergognoso che raffrontato con il dato Istat-Eurostat del 2005, dove la popolazione in povertà assoluta era meno di 2 milioni, evidenzia l’unica crescita che gli ultimi governi hanno saputo realizzare: la povertà degli italiani. 
L’undici gennaio la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità del referendum sul JobsAct.

 

 

Se andiamo oltre le slide e le balle di propaganda questi sono i pessimi risultati che può vantare il Governo Renzi:

- 66 MILIARDI DI EURO IN PIU' DI DEBITO PUBBLICO, dai 2.146 dell’aprile 2014 ai 2.212 del settembre 2016. Vuol dire che ogni giorno di Renzi al governo ci è costato 66 milioni di euro debito pubblico
- 55 MILIARDI DI EURO IN PIU' DI TASSE, dai 438 miliardi di entrate tributarie del bilancio 2014 ai 493 programmati per il 2017
- I POVERI AI MASSIMI STORICI, con il 28,7% degli italiani a rischio di povertà o esclusione sociale (17 milioni e 469 mila persone) e 8,3 milioni di poveri effettivi (il 13,7% della popolazione, in continua crescita)
- I FALLIMENTI A TAPPETO DELLE IMPRESE, 15 mila nel 2014, 14 mila e 700 nel 2015 e 3,6 mila nel solo primo quarto del 2016. I numeri salgono vertiginosamente se ai fallimenti si aggiungono le liquidazioni volontarie ed altre procedure concorsuali, con 104 mila imprese all’aria nel 2014 e 96 mila nel 2015. Un tessuto produttivo distrutto 
- I DISOCCUPATI, I PRECARI E GLI INATTIVI A LIVELLI STRATOSFERICI, se infatti il tasso di disoccupazione ufficiale sembra sceso, rimanendo comunque altissimo all’11,6%, va detto che sono esplosi i voucher venduti dalle imprese (dai 69 milioni del 2014 ai 114,9 milioni del 2015) e che gli inattivi sono ancora più di 3 milioni, per un tasso di disoccupazione reale sopra al 20% e vicino ai livelli della Spagna e della Grecia
- LA SANITÀ AL COLLASSO, con 4,3 miliardi di euro di tagli nel solo biennio 2015-2016 e altri 13 miliardi di tagli programmati per gli anni successivi

A questo disastro economico vanno aggiunte le riforme di Renzi, regressive e fallimentari:

- IL JOBS ACT ha trasformato il contratto a tempo indeterminato in contratto a tutele crescenti, che per i primi 3 anni di impiego è un contratto precario in piena regola; inoltre appena sono diminuiti i costosissimi incentivi alle assunzioni col nuovo contratto i licenziamenti sono aumentati (+7,4% nel secondo semestre 2016 rispetto ad un anno prima) e il ritmo delle assunzioni a tutele crescenti è crollato (-32.9% nei primi 8 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015)
- LA “BUONA SCUOLA ha iniziato la privatizzazione dell’istruzione, col Preside-Manager che per attrarre i fondi necessari all’attività didattica deve aprirsi agli investimenti interessati delle grandi imprese e può decidere il destino dei professori
- L’ABOLIZIONE DELL’ART.18 che unita al Jobs Act spoglia i lavoratori di ogni diritto
- LO “SBLOCCA-ITALIA che permette al Governo di trivellare, inquinare e distruggere il territorio con sempre più facilità
- I DECRETI SALVA BANCHE, che hanno messo sul lastrico migliaia di risparmiatori per salvare istituti decotti, compreso quello del papà della Ministra Boschi
- LA FINTA LOTTA ALL’EVASIONE E ALLA CORRUZIONE, che ha lasciato il posto a nuovi condoni e sanatorie (come la voluntary disclosure) e all’aumento delle soglie di non punibilità per i reati fiscali.

 

Ecco come Mediobanca e il fondo Atlante potrebbero salvare le banche italiane

La torre Unicredit in Piazza Gae Aulenti Filippo Monteforte/AFP/Getty Images

Uscire dalla palude dei crediti deteriorati per le banche italiane si sta rivelando un compito molto arduo, ma non impossibile. Dall’estero tra analisti, gestori di fondi, economisti c’è molto scetticismo sulle probabilità di riuscita di un’impresa del genere, ma dietro questo catastrofismo ci possono essere anche interessi di bottega. A molti in Europa potrebbe far piacere vedere il sistema bancario italiano al collasso e il ricco risparmio degli italiani confluire verso grandi gruppi europei smaniosi di commissioni. In realtà c’è chi in Italia sta lavorando per una soluzione definitiva ai problemi anche se su fronti diversi: si tratta da una parte di Mediobanca e dall’altra del fondo Atlante. Due entità che forse non parlano sempre la stessa lingua ma che dividendosi i compiti, come in effetti stanno facendo, potrebbero contribuire in maniera decisiva al salvataggio del sistema bancario italiano. Vediamo come.

 

 

La Mediobanca guidata da Alberto Nagel si è messa al fianco del colosso americano JP Morgan nella complessa operazione di messa in sicurezza del Monte dei Paschi di Siena. Il primo passo, la conversione volontaria dei bond subordinati, ha ottenuto adesioni appena sopra il miliardo di euro con 420 milioni arrivati dalle Generali (controllate al 13% da Mediobanca), che custodivano nel loro portafoglio molti di quei titoli. In realtà ci si aspettava di arrivare a 1,5 miliardi, una cifra che avrebbe consentito di attirare altri 1,5 miliardi da grandi investitori, come i fondi sovrani. Ciò è ancora possibile ma tutto dipende dall’esito del referendum. Una vittoria del Sì, o una vittoria del No ma con un margine non superiore al 5%, secondo gli analisti internazionali, dovrebbe consentire a Matteo Renzi di continuare con l’attuale o con un nuovo governo sul cammino delle riforme e permettere per questa via il buon esito dell’aumento di capitale di Mps sul mercato. Lo scenario con una netta vittoria del No prevede invece che il governo in carica, qualunque esso sia, entro il week end dell’11-12 dicembre, dia un segnale forte per un intervento che in linea di massima dovrebbe prevedere la conversione forzata dei bond subordinati (con contestuale garanzia di copertura delle perdite per i risparmiatori ai quali quei bond non sono stati venduti correttamente) e, se non bastasse, un’iniezione di capitale da parte dello Stato.

 

Dopo aver ricapitalizzato il Monte all’orizzonte comparirà lo scoglio Unicredit, non facile da superare. Da quest’estate Jean Pierre Mustier sta lavorando per un piano di rafforzamento del patrimonio della banca da oltre 10 miliardi di euro e che presenterà al mercato il 13 dicembre. La logica in base alla quale il manager francese si sta muovendo è quella di abbassare la rischiosità della banca anche sacrificando la redditività futura. Ecco perché sta trattando la vendita della polacca Pekao, istituto che ha una buona redditività, e anche di Pioneer, la società del risparmio gestito contesa dai francesi di Amundi e dalla cordata italiana formata da Poste-Cdp-Anima. Oltre ad aver già collocato sul mercato una quota di Fineco. L’ammontare dell’aumento di capitale verrà fuori per differenza a seconda dell’esito delle dismissioni e comunque non dovrebbe essere inferiore a 7-8 miliardi, conseguenza della svalutazione e vendita di una bella fetta di crediti deteriorati. I potenziali investitori dovrebbero essere attirati dall’entrare a prezzi molto bassi in una banca che però ha abbassato notevolmente la sua rischiosità e presenta una redditività più bassa ma più sicura. Mediobanca e altre banche d’affari internazionali, potrebbero a quel punto predisporre un consorzio di garanzia per favorire il buon esito dell’operazione.

 

Il fondo Atlante, gestito dalla Quaestio Sgr di Alessandro Penati, è entrato nel capitale sia della Banca popolare di Vicenza sia di Veneto Banca sottoscrivendo i rispettivi aumenti di capitale che altrimenti sarebbero andati quasi deserti. I problemi, per i due istituti veneti, non sono però finiti lì. Il rilancio è molto difficile poiché la fiducia dei correntisti nei due brand è seriamente compromessa e dunque si sta procedendo verso una fusione tra le due banche che dovrebbe rappresentare una sorta di rinascita per un polo bancario che serva il territorio del nord est, uno dei più produttivi d’Italia. Ma i crediti deteriorati ancora presenti nei bilanci dei due istituti sono ingenti, quindi occorrerà una nuova pulizia con svalutazione dei crediti e conseguente aumento di capitale per altri 2-2,5 miliardi a cui potrà far fronte soltanto Atlante il quale peraltro non ha risorse infinite ma è stato rimpolpato già due volte attraverso contributi da parte dei principali gruppi bancari, finanziari e assicurativi del paese. E non è escluso debba ricaricare ancora le munizioni.

La strada è irta e piena di ostacoli, ma non impossibile da percorrere. In particolar modo l’esito referendario sarà determinante poiché potrebbe allontanare molti investitori dall’Italia e rendere impraticabili le operazioni di aumento di capitale. Già lunedì si potrà avere un’indicazione più precisa al riguardo ma una lucina in fondo al tunnel si intravede.

 

 

Se crolla Deutsche Bank sarà impossibile salvare le banche italiane

 

L'INCONTRO OBAMA RENZI HA CAMBIATO LA POLITICA ESTERA ITALIANA?
Certamente sì. Se analizziamo il comportamento di Renzi negli ultimi tempi vediamo che da un lato cercava di ritagliarsi uno spazio politico in Europa, dall'altro tendeva la mano alla Russia. Ecco spiegata la sua partecipazione al vertice di San Pietroburgo con Putin. Renzi veniva, però, essenzialmente snobbato dai partner europei. Ha un significato politico molto profondo il fatto che oggi Obama lo abbia ufficialmente investito di un ruolo più importante di quello che era lecito aspettarsi fino a qualche mese fa. Renzi diventa il primo alleato americano in Europa. E questo avviene anche per una ragione logica. In passato questa posizione era occupata dalla Gran Bretagna, ma uscendo dall'UE questo alleato americano non parteciperà più ai vertici europei. Un altro Paese di riferimento era la Germania, ma adesso c'è un forte attrito perché ha bloccato il TTIP e su scelte di politica estera mostra un tentativo di autonomia e indipendenza che Washington non gradisce. La Francia è in campagna elettorale e Hollande dovrà giocarsela con Marine Le Pen e un altro candidato della destra, ma comunque in una situazione molto fragile. In Spagna la situazione politica è bloccata. Quindi chi resta? L'Italia che improvvisamente viene rivalutata. Tutto questo ha delle implicazioni molto forti perché, se l'Italia vuole adempiere a questo nuovo ruolo, starà molto attenta, anzi sarà molto zelante, a rispettare le direttive e gli interessi americani. 


COSA SI NASCONDE DIETRO I CONTINUI ATTRITI FRA EUROPA E STATI UNITI?
Ci sono due letture. La prima è quella di chi pensa siano normali attriti di business fra grandi aziende e grandi Paesi. La seconda è quella complottista di che dice: è tutto coordinato, è un gioco di finzioni e ripicche. Il caso Apple è emblematico. Non si è mai visto un governo che protesta in modo così veemente contro l'Unione europea, rea di aver preteso il pagamento di una tassa meno scontata di quella che paga in Irlanda. Il che è paradossale perché anche gli Stati Uniti dovrebbero avere tutti gli interessi nel far pagare le tasse alla Apple. Se il governo americano prende le difese della Apple significa che i rapporti fra il grande business americano e il potere politico sono molto più stretti di quello che noi siamo abituati a pensare. Questo è il punto: i confini tra quello che è lo Stato e quelli che sono i grandi interessi delle multinazionali a Washington è caduto e il governo americano fa prioritariamente gli interessi di queste grandi aziende. Altro braccio di ferro importante è quello sulla Deutsche Bank che, se crolla, è molto peggio della Lehman Brothers. 


COSA SUCCEDE ALLE BANCHE ITALIANE SE CADE DEUTSCHE BANK?
Uno tsunami. Si interrompono i pagamenti tra le banche e si ripete l'incubo del 2008. Le banche italiane, a parte Banca Intesa, sono tutte malmesse e questo significa che le difficoltà si acuiranno. Se crolla Deutsche Bank le regole che l'Europa ha approvato dovranno essere applicate e probabilmente non basteranno. Ricadremo nei casi, come quello too big to fail. È uno scenario da incubo perché le concatenazioni sono a valanga e tengono ad ampliarsi molto. 

 

 

Shadow banking: cos’è, come funziona e perché è un rischio per il

 sistema finanziario

 

Deutsche Bank: dopo rischio derivati multa Usa da 14 miliardi di dollari, allo studio cartolarizzazione da 5,5 mld

L'istituto è infatti considerato fra i piu' sottocapitalizzati in Europa.

 Deutsche Bank nell’occhio del ciclone dopo che  il Dipartimento di Giustizia americano ha chiesto 14 miliardi di dollari di risarcimento per il suo ruolo nella crisi dei subprime. Per questo motivo ha messo in programma una nuova cartolarizzazione di prestiti aziendali. Nelle cifre, si parla di un’operazione da 5,5 miliardi di dollari,  in modo da ridurre il rischio di credito.Del resto, che il gruppo sieda su una vera bomba atomica è cosa nota da tempo: nel suo portafoglio ci sonoderivati finanziari per un valore nozionale di circa 55 mila miliardi di euro, circa 20 volte il Pil tedesco e quasi 6 volte quello dell’intera zona euro.L’istituto è infatti considerato fra i piu’ sottocapitalizzati in Europa a causa dei rischi per la sua esposizione ai derivati, e penserebbe di emettere cdo sintetici, obbligazioni collateralizzate in grado di liberare dal bilancio i rischi dei prestiti, migliorando così i proprio coefficienti patrimoniali.  Secondo un report di Societe’ Generale, qualsiasi accordo transattivo al di sopra dei 5,4 miliardi comporterebbe un aumento di capitale dedicato esclusivamente a pagare la multa.Sui 14 miliardi di dollari chiesti dal Dipartimento di Giustizia americano, Deutsche Bank ha fatto sapere di non essere intenzionata a pagare quella cifra. Sulla questione  è intervenuto anche il ministro tedesco delle Finanze, che ha affermato di aspettarsi una transazione su importi di gran lunga più contenuti. La banca tedesca è stata fra gli istituti di credito uscita peggio dagli stress test europei prima che le autorità americane chiedessero 14 miliardi di dollari sui mutui subprime, i prodotti al centro del crollo dei mercati finanziari mondiali nel 2008.

Petrolio, Paesi non Opec accettano di ridurre produzione per sostenere i prezzi. “Prima intesa con l’Opec dal 2001”

Accordo a Vienna su un taglio di 562mila barili al giorno, dopo che il 30 novembre il cartello dei produttori aveva concordato di estrarre 1,2 milioni di barili al giorno in meno. L'esperto: "E' il più grande contributo che abbiamo mai visto. Ma il rispetto del patto tenderà a diminuire nel tempo".

L’Opec, per la prima volta dal 2001, ha raggiunto un accordo con gli altri Paesi produttori di petrolio che non aderiscono al cartello, tra cui la Russia, per ridurre la produzione di greggio. L’intesa è stata raggiunta al vertice che si è svolto sabato a Vienna dopo quasi un anno di discussioni all’interno a fuori dall’Opec. La storica intesa, secondo Reuters, prevede che producano 562mila barili al giorno in meno. E arriva dopo che la scorsa settimana l‘organizzazione dei maggiori produttori ha raggiunto un accordo per la riduzione di circa 1,2 milioni di barili al giorno di output, a quota 32,5 milioni di barili. La Russia e l’Arabia Saudita hanno lavorato per arrivare a una quadra, mentre l’Iran si è opposto ed è riuscito a ottenere di poter incrementare il proprio export per rifarsi degli anni di sanzioni internazionali. Dall’annuncio del taglio, il 30 novembre, il prezzo di riferimento del Brent è salito di circa il 15 per cento a quasi 55 dollari al barile.

“Dai Paesi non-Opec arriva il più grande contributo che abbiamo mai visto”, ha commentato con ReutersGary Ross, fondatore di una società di consulenza specializzata Pira Energy, secondo cui la Russia dovrebbe limitare l’output in linea con il suo impegno di 300.000 barili al giorno e l’accordo potrebbe portare il prezzo del petrolio fino a 60 dollari al barile. L’esperto, però, non è ottimista sul rispettodell’intesa: “Tende ad essere elevato nelle fasi iniziali, quando tutti beneficiano dei prezzi più alti, ma poi la compliance diminuirà”, è la sua previsione. I paesi produttori sono infatti stati fortemente danneggiati dal calo dei ricavi, mentre l’industria petrolifera ha dovuto tagliare gli investimenti a causa dei prezzi bassi. Dal giugno del 2014 il prezzo del greggio si è  dimezzato, arrivando a toccare punte minime al di sotto dei 30 dollari.

Il ministro dell’energia russo Alexander Novak prima dell’intesa aveva sottolineato che un accordo simile era già fallito ad aprile. “Ma sono sicuro che oggi saremo in grado di superare le difficoltà e raggiungere un accordo storico”, aveva aggiunto. La decisione è “importante per i nostri paesi, per l’industria petrolifera e per l’economia globale nel suo complesso”, ha commentato il ministro dell’Energia del Qatar, Mohammed al-Sada, che attualmente è presidente dell’Opec.

 

Output gap: il Bomba non ne azzecca più una

 

Dopo la serie infinita di dati economici negativi (lavoro, Pil, fiducia delle imprese, vendite al dettaglio), per il Bomba arriva un’altra terribile mazzata: la Commissione Europea ha respinto la richiesta di 8 Paesi, Italia in testa, di modificare il calcolo del cosiddetto “output gap”.

Di cosa si tratta? L’output gap è la differenza tra il Pil prodotto da un Paese nell’anno in questione e il Pil che lo stesso Paese potrebbe raggiungere utilizzando tutti i fattori produttivi disponibili (lavoro, capitale, terra). Se l’output gap è negativo, quindi, significa che c’è forza lavoro disoccupata e capitale inutilizzato o non investito. In breve, l’economia cresce meno di quanto potrebbe e dovrebbe.

Il Governo italiano chiede da tempo di modificare il calcolo dell’output gap, in modo che il Pil potenziale risulti più alto di quanto sostiene oggi la Commissione Europea. Dato il Pil effettivo, infatti, se cresce il Pil potenziale significa che il Paese sta producendo molto meno di quanto potrebbe ed è quindi necessaria una ulteriore spinta all’economia. In questo modo il Bomba cerca di guadagnare anche per il prossimo anno la flessibilità di bilancio che è riuscito a strappare quest’anno, portando il rapporto deficit/Pil dall’1,4% previsto al 2,4%. Più deficit disponibile significa meno tagli e meno tasse aggiuntive. Il Governo vorrebbe attestarsi nel 2017 al 2,3% di deficit rispetto al Pil, praticamente sugli stessi livelli di quest’anno. Il referendum si avvicina, e il Bomba non può permettersi un’altra dose di tagli lineari e maggiori tasse.

La battaglia per rivedere al rialzo il Pil potenziale in sé è corretta. Il problema è che il Bomba ha sempre usato tutta la flessibilità ottenuta per finanziare costosi e inutili mancette elettorali, quando servirebbero come l’ossigeno investimenti produttivi e misure decise di sostegno al reddito. Ciò che interessa al premier è solo comprare un po’ di consenso anche nella prossima legge di Stabilità, in modo da frenare l’emorragia di voti e tentare il tutto per tutto al referendum natalizio.

Dalle istituzioni europee, però, è arrivato un no secco, che ha provocato la sceneggiata del Bomba di ieri al vertice di Bratislava. Per gli italiani, anche nella legge di Stabilità di quest’anno ci saranno inutili sacrifici: oltre all’attacco alla sanità pubblica, che è ormai una costante, si parla di altri 5 miliardi di tagli a tutti i ministeri, senza contare le maggiori entrate che dovranno compensare la magrissima crescita prevista. Non si tratta certo di tagli agli sprechi, ma di sforbiciate lineari, e quindi recessive.

Il M5S non concepisce una politica così cinica e di corto respiro. L’austerità non è sbagliata solo a ridosso del referendum o di un appuntamento elettorale, è sbagliata sempre! L’euro è una gabbia soffocante per l’economia italiana; i trattati europei, Fiscal Compact su tutti, impediscono al Paese di produrre lavoro e ricchezza quanto potrebbe. Sull’altare dell’austerità stiamo sacrificando un’intera generazione, ormai abituata al precariato, alla disoccupazione e all’emigrazione.

 

 

L'anello debole dell'euro è a Lisbona: Portogallo rischia un secondo salvataggio

L'anello debole dell'euro è a Lisbona: Portogallo rischia un secondo salvataggio
(ansa)

I conti pubblici destano ancora preoccupazione, soprattutto a Bruxelles dove si teme che il governo lusitano ceda alle pressioni dell'estrema sinistra e inverta la rotta dell'austerità imboccata nella precedente legislatura da Passos Coelho. In arrivo domani il giudizio di S&P ( da ridurre)

 

 

Gli Agnelli lasciano l'Italia, l'assemblea di Exor approva il trasferimento in Olanda

Gli Agnelli lasciano l'Italia, l'assemblea di Exor approva il trasferimento in Olanda
John Elkann, presidente di Exor (ansa)

o.

 

 

Helicopter money /2 – La strategia monetaria che può far ripartire l’Europa

Leggi la prima parte dell’articolo qui

 

 

Le politiche keynesiane sono possibili?

 

All'indomani degli Stress Test

 

 

Aiuti di Stato in caso di crisi


Fmi: “Istituti tedeschi sono vulnerabili”

 

Stato azionista, stop al bail in con l’alibi Brexit


Borse Ue ancora in rosso, Milano a -4%

 

Banche, il piano del governo: Stato azionista


A Piazza Affari crollano Mps, Intesa e Unicredit dopo la carneficina di

Venerdi' 24 giugno.

 

 

 

 

 

 

Il governo ha un piano pronto per reagire alle conseguenze finanziarie della Brexit: un clamoroso ingresso nel capitale delle banche italiane, finanziato dall’emissione di nuovo debito pubblico per una cifra nell’ordine di 40 miliardi di euro. Secondo quanto riferiscono fonti governative e finanziarie al Fatto, il provvedimento era atteso già nel weekend, da approvare con un consiglio dei ministri che però non è stato convocato. Sia perché i negoziati con la Commissione europea sono già in corso, sia perché per misurare la gravità della situazione bisognava aspettare l’esito delle elezioni spagnole e la riapertura dei mercati.

 

Perché serve un bazooka per le banche

 

Stress test, le due prime banche tedesche tra le 10 peggiori d'Europa. Mps maglia nera, soffre anche UniCredit

Il sistema bancario italiano ha in casa il malato cronico di tutta l’Europa, la mina vagante Mps, che proprio oggi ha provato ad autodisinnescarsi con un piano di salvataggio, ma in Germania, considerata fino a poco tempo fa la patria delle banche dure e pure, hanno molto da preoccuparsi perché a tremare sono i colossi Deutsche Bank e Commerzbank. I problemi degli istituti tedeschi, dalla mole dei crediti deteriorati alle maxi-perdite legate alle cause legali, sono esplosi come bubboni già da qualche mese, ma che i giganti tedeschi tremano lo certifica ora un soggetto di peso, l’Autorità bancaria europea, nei risultati degli stress test. Le prove sotto sforzo, condotte su 51 banche del Vecchio continente per valutare la loro resistenza in caso di turbolenze e di una forte recessione, parlano chiaro: Mps guida la lista delle peggiori, Commerzbank e Deutsche occupano la settima e la nona posizione. Sorridono, invece le altre italiane: le navi di Intesa, Ubi e Banco Popolare, non si trasformeranno in Titanic in caso di tempesta. Fuori pericolo è anche UniCredit, ma per la banca guidata da Jean-Pierre Mustier, le acque sono molto agitate tanto che il risultato conseguito ha già messo l’istituto nella condizione di valutare modifiche al piano relativo al capitale. I numeri del Cet1, l’indicatore che misura la solidità di una banca, in caso di scenario avverso, sono la cartina di tornasole di questo quadro.

Le banche italiane. Mps è l’unico caso in Europa di Cet1 negativo, a -2,2 per cento. In caso di scenario avverso, UniCredit si ritroverebbe con un coefficiente al 7,1%, Intesa Sanpaolo al 10,2%, Banco Popolare al 9%, Ubi Banca all'8,8 per cento. La Banca d’Italia sottolinea che “nonostante la severità dell'esercizio e le forti tensioni degli ultimi anni, quattro delle cinque principali banche italiane comprese nel campione Eba mostrano una buona tenuta”.

Le banche tedesche. Se si prendono le banche nel loro insieme, il Cet1 aggregato è pari al 9,5%, mentre quelle italiane raggiungono la soglia del 7,7 per cento, affondate però da Mps. Disaggregando i dati, risaltano, in negativo, Deutsche Bank e Commerzbank, le prime due banche tedesche. Secondo il ceo di Deutsche, John Cyran, “la banca è nei tempi per raggiungere l'obiettivo di un cet1 del 12,5% almeno per la fine del 2018”.

 

Bollorè rastrella il 20Mediaset sotto assedio, Agcom: ‘Possibile veto su operazioni che portino Vivendi a controllare sia Telecom sia Cologno’(22-12-16)

L'authority ricorda che in base alla legge Gasparri le imprese delle comunicazioni che detengono una quota superiore al 40% del mercato non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato costituito da tv, radio ed editoria. E l'ex monopolista telefonico, di cui Vincent Bolloré ha la maggioranza, detiene già il 44,7% del mercato.

Nella partita VivendiTelecom entra a gamba tesa – e in via preventiva – l’Agcom. L’authority per le garanzie nelle comunicazioni ha ricordato che potrebbero essere vietate operazioni volte a concentrare il controllo di Telecom Italia, di cui il gruppo di Vincent Bolloré è primo azionista, e Mediaset, di cui il finanziere bretone ha acquisito il 20% con un’operazione definita “ostile” dalla famiglia Berlusconi. Il nodo riguarda i tetti anti-concentrazione previsti dalla legge Gasparri del 2004: le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sic (Tv, radio, editoria). E Telecom, segnala l’Agcom, detiene il 44,7% della quota del mercato prevalente delle tlc e Mediaset una quota del 13,3% del Sistema Integrato delle Comunicazioni.

Di conseguenza l’autorità, “in qualità di soggetto di controllo delle norme anticoncentrazione nei mercati delle comunicazioni, intende richiamare – alla luce di operazioni in corso sui mercati azionari – che il Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici stabilisce un divieto al superamento dei tetti di controllo“.

Alla luce di una preliminare analisi su dati 2015, Telecom Italia – di cui Vivendi ha il 24,68% – risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, detenendo il 44,7% della quota nel mercato prevalente delle telecomunicazioni, sottolinea l’Agcom. Mediaset, società operante nel settore dei media e dell’editoria, il cui azionista di maggioranza è Fininvest con il 34,7% del capitale, raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic. Questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate, sottolinea l’Autorità.

Banda larga, la Telecom di Bolloré lancia la sfida alla governativa Enel: alleanza con Fastweb nella fibra( da ridurre)

La notizia dell'intesa da 1,2 miliardi a poche ore dallo strappo dei francesi con Mediaset. Ben Ammar: “Non hanno voluto fare l’accordo con Metroweb. Abbiamo fatto un’altra operazione. Vincono i più bravi”.

Doppio colpo per Vincent Bolloré. A una manciata di ore dall’annuncio che Vivendi non rispetterà i patti con Mediaset,Telecom Italia svela un accordo con Fastweb da 1,2 miliardi per lo sviluppo della rete in fibra in 29 città italiane. “Non hanno voluto fare l’accordo con Metroweb – ha commentato il consigliere Telecom Tarak Ben Ammar, uomo di fiducia di Bolloré – Abbiamo fatto un’intesa con Fastweb. Vincono i più bravi”. Il messaggio al governo Renzi è insomma chiaro: se Telecom non può avere il 100% di Metroweb, allora sarà guerra aperta fra l’ex monopolista, controllato dalla Vivendi di Bolloré, e Enel Open Fiber, la società dell’Enel che ha stretto un asse di ferro con Wind e Vodafone per portare la fibra nelle case degli italiani.

Ma in che cosa consiste esattamente l’accordo fra Telecom e Fastweb? “La partnership prevede la costituzione di una società congiunta con l’80% del capitale detenuto da Tim e il 20% da Fastweb”, spiega una nota diffusa dall’ex monopolista delle telecomunicazioni. “Il piano industriale della nuova società prevede di collegare entro il 2020 circa tre milioni di abitazioni in Ftth che permetterà velocità di collegamento fino a 1 Gigabit al secondo”, prosegue la nota di Telecom.

L’intesa non si ferma a questo: nei prossimi 18 mesi Tim acquisterà da Fastweb le infrastrutture con tecnologia Ftth che consentiranno di collegare alla rete Tim circa 650mila unità immobiliari in sei città “con un anno di anticipo rispetto al piano industriale”. L’alleanza ha insomma tutta la volontà di “realizzare in tempi più rapidi l’infrastruttura ad altissima generazione ad altissima velocità, consentendo al tempo stesso sinergie di investimenti” con Fastweb che è rimasta fuori dall’alleanza con l’Enel e perderà ben presto anche Metroweb su cui finora ha avuto una notevole influenza.

L’alleanza fra Telecom e Fastweb era del resto nell’aria: la società controllata da Swisscom ha infatti di recente perso la gara per gli asset che Wind e 3 non potranno conservare dopo le nozze. Le antenne sono infatti andate all’imprenditore Xavier Niel, proprietario della società di telecomunicazioni Iliad. Con la benedizione della Commissione europea che auspica la creazione di un quarto operatore della telefonia in Italia. Non solo: finora Fastweb ha giocato un ruolo importante nella partita per il controllo per Metroweb per via di un diritto di veto (fino a marzo 2017) per eventuali modifiche dell’azionariato. Tuttavia quando il governo Renzi ha spinto il progetto Enel Open Fiber, Fastweb ha deciso di non bloccare l’operazione. Probabilmente anche per evitare di creare un contesto politico ostile allo sviluppo dei nuovi progetti del gruppo che, alla fine, ha trovato in Bolloré e Telecom i suoi alleati naturali.

A questo punto, bisognerà vedere chi riuscirà davvero a sviluppare la rete e catturare il maggior numero di clienti sfruttando anche ifondi pubblici per le aree a fallimento di mercato già stanziati attraverso il Cipe. Dal canto suo, l’Enel ha il sostegno del governo che spinge per una rete pubblica a servizio di tutti gli operatori per creare una maggiore concorrenza a vantaggio dei cittadini. Telecom invece conta su una forte competenza tecnologica ma dovrà fare i conti con una pesante ristrutturazione che passa anche per il taglio dei costi immaginati dall’ad Flavio Cattaneo. La sfida è senza dubbio non banale. Ma per ora, Telecom parte appesantita da un debito enorme con ricavi che continuano a scendere (- 9,9% nel primo semestre 2016) sia pure con margini in miglioramento (+2,4%). Di certo l’azienda ha ancora le sue carte da giocare. Tanto più che il suo azionista più importante, Bolloré, gioca su più tavoli tenendo con il fiato sospeso anche Mediaset e la famigliaBerlusconi che fino a ieri pensava di aver trovato nel finanziere bretone un prezioso alleato per lo sviluppo del Biscione in Europa.

 

 

 

Pechino acquista pezzi del Belpaese: l’Italia di oggi piace a investitori non particolarmente trasparenti, portatori di priorità influenzate dai loro governi. Il nostro capitalismo è ormai in ritirata. Si chiude una parentesi durata sessant'anni, e si apre un'era in cui il nostro Paese sarà sempre più periferia del mondo

Non solo Pirelli. Negli ultimi anni la presenza della Cina nell’economia italiana è cresciuta a livelli impressionanti, tanto che il paese nel 2014 è salito al primo posto negli investimenti del paese della Grande Muraglia in Europa. E la presenza cinese si sente soprattutto a Piazza Affari: People’s Bank of China possiede quote intorno al 2% di Fiat, Mediobanca, Generali, Prysmian, Saipem, Enel, Telecom ed Eni. Per questo il colpo grosso della Pirelli non è totalmente a sorpresa, così come non è una sorpresa la ritirata di Marco Tronchetti Provera a favore di Chemchina. Così come non è un caso che “tra il 2007 e il 2013, come si può leggere nel rapporto «La Cina nel 2014» edito dalla Fondazione Italia – Cina e Cesif, le aziende italiane partecipate da cinesi sono cresciute da 7 a 272, di cui 187 cinesi e 85 partecipate da multinazionali con sede a Hong Kong, con un’occupazione complessiva pari a quasi 12milia addetti. Secondo Rotschild, dal 2009 a oggi, il 10% delle operazioni commerciali di imprese cinesi in Europa è avvenuto in Italia”. Al di là della Borsa, la Cina ha rilevato con State Grid of China il 35% di Cdp Reti, la scatola in cui sono detenute le partecipazioni di controllo di Terna e Snam, e con Shanghai Electric il 40% di Ansaldo Energia.

LA CINA ALLA CONQUISTA DI PIRELLI

Ma il colpo Pirelli è il più grosso di tutti. Un po’ per l’OPA da lanciare, che dovrebbe ammontare intorno ai 7, 15 miliardi di euro, un po’ perché Pirelli da oltre 140 anni è uno dei simboli dell’industria italiana nel mondo. D’altro canto Chemchina è un colosso da 244 miliardi di yuan di fatturato (circa 36 miliardi di euro), al diciannovesimo posto tra le big mondiali della Cina e al 355esimo nella classifica di Fortune. “Chimica tradizionale, materiali avanzati” è il motto della società a controllo statale nata nel 2004 e amministrata dalla Sasac, il braccio del governo di Pechino cui fanno capo buona parte delle industrie di Stato cinesi. ChemChina opera in sei diversi settori, che vanno dalla chimica dei nuovi materiali alla gomma, ed è presente in 140 Paesi con 118 controllate, tra cui nove quotate, 6 divisioni e 24 centri di ricerca; impiega 140 mila persone. Dalla Francia all’Australia, ChemChina ha puntato sin dalla fondazione sulla crescita internazionale secondo la strategia del going global. Tra le operazioni più importanti, l’acquisizione della francese Adisseo e dell’australiana Qenos nel 2005 e, nel 2011, l’acquisto della norvegese Elkem e di una quota di controllo nell’israeliana Makhteshim Agan, sesto produttore mondiale di pesticidi. Difficile dire di no a chi si presenta con questi numeri. E di certo non si spaventa se arriva l’arrabbiatura del sindacato: “La vendita di un pezzo pregiato del nostro sistema industriale, quale è Pirelli, a capitali stranieri non sarebbe in sé un dramma se il capitalismo italiano fosse in grado di reggere le sfide della competizione internazionale e il governo avesse una politica industriale capace di indirizzare e tutelare le energie produttive che pure esistono in Italia. La verità  è che sia Confindustria che il governo preferiscono una competizione sui costi colpendo i diritti e i salari dei lavoratori, piuttosto che sfidare il mondo in termini di know how, innovazione, buona occupazione, ha detto ieri Susanna Camusso della CGIL. «La Cinaè il più grosso investitore alla Borsa di Milano, e questo va bene. Però portare via interi settori industriali è pericoloso per il nostro paese», ha detto ieri all’Adnkronos Cesare Romiti. «Capisco che gli azionisti fanno i loro interessi ma un conto sono gli investimenti, un altro è perdere settori industriali». D’altro canto, l’euro debole non può che favorire le acquisizioni, e i cinesi hanno bisogno di know how per migliorare le loro produzioni in loco: cosa c’è di meglio che prendersi aziende all’avanguardia e cercarne di sfruttare il patrimonio di conoscenze accumulato nei decenni? Ed è difficile non vedere nella scelta della Cina un cambio di strategia necessario rispetto alla Russia per ovvii motivi geopolitici, anche se, come sottolineava ieri Federico Fubini su Repubblica, qualche invariante di fondo c’è, e non particolarmente rassicurante: «La sostanza è comunque che oggi gli equilibri sono già mutati. Igor Sechin siede nel consiglio di Pirelli e nel suo comitato strategie (quello che gestisce le partecipazioni), ma è sottoposto a sanzioni da parte degli Stati Uniti, mentre Rosneft lo è anche dall’Unione europea e dunque dall’Italia. Il gruppo russo non può più finanziarsi all’estero, eppure è oberato da debiti per 60 miliardi di dollari. Vedremo se davvero resterà in Pirelli anche dopo l’eventuale presa di controllo cinese, come sembra in queste ore. Resta il dubbio di fondo: l’Italia di oggi piace a investitori non particolarmente trasparenti, portatori di priorità influenzate dai loro governi, ma interessa molto meno a quei Paesi ai quali il nostro vuole somigliare. Forse è solo che il capitale nel ventunesimo secolo funziona davvero così. O, forse, sta solo all’Italia farlo funzionare in modo più intelligente anche per sé».

LO STRANIERO CHE PASSA, COMPRA E VA

Rimane il dato di fondo. Negli ultimi anni sono state molte le imprese finite sotto il controllo estero: da Parmalat a Edison, da Bulgari a Valentino, da Alitalia ad Ansaldo Sts, dalla Rinascente a Coin. Anche nel mattone l’Italia è stata preda, come dimostra da ultimo l’acquisto dei grattacieli di Porta Nuova da parte del Qatar. Prima della Cina era stata la Russia ad essere molto attiva: oltre che in Pirelli, Rosneft era entrata in Saras mentre Lukoil aveva rilevato la raffineria di Erg e Vimpelcom la Wind. In uscita ci sono ora Saipem, messa in vendita dall’Eni, e Telecom, che nel giro di qualche mese avrà come primo socio la francese Vivendi. Mentre l’integrazione con Chrysler e Igt ha portato Fiat e Lottomatica a spostare all’estero la sede legale e fiscale. La parabola di Pirelli corrisponde a quella del suo dominus, Marco Tronchetti Provera, genero di Leopoldo Pirelli e a lui succeduto dopo la fallita scalata a Continental: la diversificazione nei cavi e quella in Telecom alla fine lo ha portato a tanti di quei debiti e di quelle perdite che oggi ne ha dovuto cogliere gli amari frutti. Ma è tutto il capitalismo italiano a marciare in ritirata negli anni della Grande Crisi, incapace prima di riformarsi e dopo di resistere. Tra arrocchi sempre più difficoltosi e giochini finanziari, la borghesia italiana storica si è ridotta oggi al ritiro da quasi tutti i mercati e le industrie nazionali. E una politica incapace di partorire una qualsiasi politica industriale non l’ha aiutata. «Fu dalla Pirelli – ha detto il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano Graziano Gorla – che nacque una parte dell’insurrezione di Milano nei confronti dell’occupazione nazista e della dittatura fascista: da quel luogo è nato gran parte del lavoro per Milano e altri luoghi in Italia e nel mondo ed oggi non sappiamo che fine farà». Oggi si chiude una parentesi durata sessant’anni, e si apre un’era in cui il nostro Paese sarà periferia del mondo. E stavolta nemmeno un’insurrezione ci salverà.

 

Un pezzo alla volta. La Cina investe in Italia e mette nel mirino una serie di acquisizioni in settori strategici come la difesa, la tecnologia e le reti. Un rapporto sugli investimenti della Cina in Italia è oggi sul tavolo del presidente del Consiglio (e rivelato da Fabio Tomaselli sul Corriere della Sera) e mette all’indice le prossime mosse proprio mentre il ministero dell’Economia e Finmeccanica devono scegliere cosa fare su Ansaldo Breda e Ansaldo STS, che i cinesi vorrebbero acquistare.

CHINA CHR CORPORATION SI PRENDE ANSALDO e CHEM CHINA SI PRENDE PIRELLI

La parola chiave è China Chr Corporation. Insieme alla Insigma Groups il leader mondiale della costruzione di locomotive si è mossa per acquistare Ansaldo: è un colosso che lavora però soprattutto in Cina, e soltanto grazie agli italiani potrebbe dare il via a un’internazionalizzazione che ritiene essere l’unico modo per sviluppare ulteriormente il business. Insomma, l’acquisizione sarebbe un vantaggio sia per Finmeccanica, che cederebbe al miglior prezzo, sia per la salvaguardia dell’occupazione nelle aziende in vendita. Ma i cinesi sono interessati anche ad altri settori: dall’ambiente all’alimentare, dalle tlc alle reti, dal fashion alla difesa.

Questo perché l’Italia è un trampolino ideale per la crescita in Europa e la Cina ha scelto di ridurre l’esposizione sui titoli pubblici americani spostando risorse verso l’area euro.Il risultato è che negli ultimi mesi il ritmo degli investimenti di Pechino in Italia si è intensificato, superando i 5 miliardi di euro. E, secondofonti bene informate, altri investimentiimportanti sono in arrivooltre all’offerta per le due Ansaldo.La visita in Italia del primo ministro cinese, Li Kequiang, prevista per metà ottobre, servirà anche per preparare il terreno.

Il computo totale degli investimenti cinesi in Italia in questa infografica del Corriere:

cina italia

Gli investimenti della Cina in Italia (infografica: Corriere della Sera)

I servizi segreti, scrive il Corriere, nel documento moltiplicano gli inviti alla cautela.Per quanto riguarda le reti il consiglio è di seguire il modello inglese che ha permesso alla Huawei, colosso delle tlc, di crescere nel Regno Unito ma senza sedere in cabina di regia. Pieno via libera, invece, per gli investimenti che finanziano la nascita di nuove aziende. Sempre secondo il principio che le opportunità vanno colte, ma senza esagerare.


Inter, la maggioranza ai cinesi del Suning. Ecco perché l’operazione è un affare per tutti, soprattutto per Thohir( da ridurre)

Inter, la maggioranza ai cinesi del Suning. Ecco perché l’operazione è un affare per tutti, soprattutto per Thohir

Serie A

Il colosso dell’elettronica da 17 miliardi di dollari di fatturato annuo metterà sul piatto 400 milioni di euro per il 70% del club: interamente le quote di Moratti (il 29,5%), più una fetta consistente, forse la metà, di quelle del vecchio socio, che dopo tre anni è pronto a rivendere con una plusvalenza importante, senza rimetterci un euro e mantenendo anche una quota azionaria di rilievo

La Cina si prende Milano. Sponda nerazzurra, però. Dopo che le trattative di cessione del Milan vanno avanti tra alti e bassi da oltre un anno, prima dovrebbe concretizzarsi quella dell’Inter. Erick Thohir è pronto a passare la mano al Suning Commerce Group, colosso dell’elettronica da 17 miliardi di dollari di fatturato annuo che ha già investito nel calcio in Cina ed ora vuole sbarcare in Europa. La novità dell’ultima ora è che i cinesi non tratterebbero più per una quota di minoranza, ma per diventare subito soci maggioritari al 70% dell’Inter. Che così troverebbe finalmente un nuovo uomo forte dopo l’addio di Massimo Moratti: quello che in fondo non è mai stato Thohir, e che sarà Zhang Jindong, magnate dal patrimonio di 3,9 miliardi.

LA FORMULA: 400 MILIONI (TOTALI) PER IL 70% – Secondo le ultime indiscrezioni, Suning metterà sul piatto circa400 milioni di euro per il 70% del club: i cinesi rileverebbero interamente le quote di Moratti (il 29,5%), più una fetta consistente (la metà?) di quelle di Thohir. La definitiva liquidazione del vecchio socio sarebbe la mossa per superare l’impasse nella trattativa: fin qui si era sempre parlato della cessione di un 20% della società, ipotesi che però allettava poco i cinesi interessati a pesare subito di più, mentre Thohir non voleva saperne di uscire di scena. In serata lo stesso Moratti si è pronunciato sulla questione, con parole prudenti ma anche di apertura: “Eravamo rimasti ai discorsi inerenti la cessione del 20%, ma se ci saranno sviluppi si può arrivare a qualsiasi situazione”. Suning si accollerebbe il debito di circa 220 milioni nei confronti di Goldman Sachs, e verserebbe cash il resto della somma nelle tasche di Moratti e Thohir per rilevare le loro azioni (senza dimenticare i circa 100 milioni che l’indonesiano ha prestato al club: anche quelli potrebbero essergli restituiti). Complessivamente, la società verrebbe così valutata tra i 500 e i 600 milioni di euro; ben più dei 300 del 2013 al momento della cessione a Thohir, e anche dei 399 milioni della valutazione fatta di recente dall’istituto Kpmg. Rapidi anche i tempi del closing: entro fine giugno, per dare un assetto definito già in tempo per la prossima stagione.

IL COLOSSO DELL’ELETTRONICA– Un investimento importante, che non può spaventare il Suning Commerce Group: colosso dell’elettronica e degli elettrodomestici nato nel 1996, che in vent’anni è riuscito a toccare i 17 miliardi di dollari di fatturato e a prendersi da solo circa il 20% di tutto il mercato cinese di settore. La multinazionale, che è partita dalla vendita di condizionatori e ora possiede anche un centro di ricerca nella Silicon Valley, dà lavoro ad oltre 13mila dipendenti, conta 1.600 negozi tra Cina e Hong-Kong ed è in continua espansione. Così il suo proprietario, Zhang Jindong, può vantare un patrimonio personale di quasi 4 miliardi di dollari, e viene considerato dalla rivista Forbes il 403° uomo più ricco al mondo. La nuova frontiera è proprio il pallone: nel 2015 ha acquistato loJiangsu, squadra della Premier cinese che sta provando a rilanciare a colpi di acquisti faraonici (come Alex Teixeira eRamires); di recente ha investito 350 milioni nella web-tv PPTV con cui trasmetterà le partite della Liga spagnola. Il futuro è in Italia, con l’Inter.

UN AFFARE PER TUTTI (SPECIE PER THOHIR) – Se la trattativa andrà effettivamente a buon fine, la cessione dell’Inter potrebbe rivelarsi un affare per tutti. Per Suning, che troverà la piazza giusta per sbarcare sul mercato europeo ed espandere i propri confini. Per i tifosi nerazzurri: dopo anni di incertezza, l’Inter potrebbe avere finalmente una proprietà solida e forte. Questo non cancellerà tutto d’un tratto la difficile situazione economica e i vincoli del fair-play finanziario (che potrebbero comunque essere ridiscussi), ma certo i cinesi porterebbero nuova linfa e risorse fresche nelle casse del club, con cui progettare un futuro da grande. Soprattutto, sarà un affare per Erick Thohir: nel 2013 aveva investito 75 milioni di euro per prendersi il 70% delle quote di Moratti (più il carico del debito), per una valutazione complessiva intorno ai 300 milioni. Dopo tre anni è pronto a rivendere con unaplusvalenza importante, senza rimetterci un euro (i 100 milioni che ha investito nell’Inter sono stati prestati al club, e gli dovranno essere restituiti), e mantenendo anche una quota azionaria di rilievo. Non era lui, evidentemente, il grande presidente che l’Inter aspettava. Ma ha aiutato i nerazzurri ha trovare l’uomo giusto. E per questo sarà ricompensato.

 

 La Cina alla conquista dei club europei: non solo

 

 l’Inter. L’acquisto di Infront e

 la sponsorizzazione della Fifa

Calcio, la Cina alla conquista dei club europei: non solo l’Inter. L’acquisto di Infront e la sponsorizzazione della Fifa

Calcio

I proclami del presidente Xi Jinping di circa un anno fa sulla necessità di diventare "una superpotenza calcistica" hanno immediatamente creato un flusso di capitali verso il mondo del football. Il messaggio è stato chiaro: investire nel pallone è virtuoso. E l'interesse delle aziende cinesi per rilevare il Milan, squadra più tifata nel Paese asiatico, resta molto elevato.

Fa niente se confondono l’Inter con il Milan, quanto meno per loro. Il passaggio a Suning di una quota del 68,5 per centodell’ex club di Moratti (che esce di scena) si inserisce in un vero e proprio trend di acquisizioni in terra europea. Precedentemente,Dalian Wanda, il gruppo del magnate Wang Jianlin, aveva già rilevato il 20 per cento dell’Atletico Madrid. Lo scorso dicembre,CMC (China Media Capital) Holdings ha invece acquistato una quota del 13 per cento del Manchester City, per 265 milioni di sterline. Da buon ultimo, Tony Xia Jiantong – boss di un conglomerato che spazia in vari settori – si è portato via per 60 milioni di sterline – bruscolini – l’Aston Villa, squadra di Birmingham appena retrocessa dalla Premier League inglese.

 

Suning è una specie di ‘Trony cinese‘ – giusto per restare aMilano – ma infinitamente più grande. Fondatore e guida del colosso dell’elettronica al dettaglio è Zhang Jindong 30esimo tra gli uomini più ricchi della Cina con un patrimonio di 4,3 miliardi di dollari, self-made man che, come in parecchie analoghe storie di successo cinese, ha cominciato la carriera da operaio per poi mettersi con il fratello a vendere condizionatori. L’ascesa nell’Olimpo dei ricchi-ricchi è cominciata però con gliinvestimenti immobiliari, secondo uno schema, anche qui, tipicamente cinese. Nel calcio aveva già fatto il suo ingresso alla fine dell’anno scorso, con l’acquisizione della squadra del Jiangsuche, come già successo per il Guangzhou Evergrande, ha aggiunto al proprio nome quello del padrone. Ed ecco il Jiangsu Suning, in attesa, forse, del ‘Suning Inter‘.

Ma lo shopping cinese nel mondo pallonaro europeo non si ferma ai club. Di recente, MP&Silva è stata acquisita dal gruppoEverbright e da Beijing Baofeng. La maggioranza della società titolare dei diritti televisivi (per l’estero) della Serie A, della Premier League, dell’Nfl, della Formula 1 e di molte altre manifestazioni sportive passa ai cinesi per circa 1,4 miliardi di dollari. China Everbright è una società di servizi finanziari, un grande conglomerato di Stato che, come molte altre imprese cinesi, sta cercando di diversificare i propri investimenti all’estero, dato che le sue attività domestiche devono fare i conti con il rallentamentodella crescita economica. Beijing Baofeng Technology è invece un gruppo di video online quotato in borsa, uno dei titoli più caldi della Cina prima che i mercati del Paese cominciassero a contrarsi giusto un anno fa. Nei tre mesi precedenti al giugno 2015, il suovalore azionario era cresciuto del 3.300 per cento.

Insomma, grandi manovre sulla rotta Cina-Europa. Perché? In Cina, è buona regola per gli investitori di ogni tipo – dai granditycoon ai piccoli ‘gnomi’ delle borse di Shanghai e Shenzhen – quella di prestare occhi e orecchie ai segnali politici che vengono dall’alto. I proclami del presidente Xi Jinping di circa un anno fa sulla necessità di diventare “una superpotenza calcistica” hanno immediatamente creato un flusso di capitali verso il mondo delfootball. Il messaggio è stato chiaro: investire nel pallone è virtuoso. Ma il successo sportivo è considerato fondamentale ormai da anni, cioè da quando la leadership cinese ha cercato di colmare con l’orgoglio nazionale il vuoto morale lasciato dalla fine del maoismo e acuito dall’irrompere devastante del mercato.

Mao Zedong era sportivissimo: sono famose la sue nuotate nelloYangtze come atto politico/simbolico, così come celebre è il suo racconto di una giovinezza improntata sull’attività fisica come corollario della crescita morale e intellettuale (lo si può leggere inStella Rossa sulla Cina di Edgar Snow). Il Grande Timonierefaceva però dei distinguo: c’erano sport politicamente corretti e altri no. Irriducibile fu la sua condanna della boxe – protrattasi fino al 1987 – sport troppo violento e troppo occidentale. Le Olimpiadipechinesi del 2008 possono essere viste invece come la data simbolica da cui “tutto fa brodo”, purché elevi lo status globale delPaese. Ai tempi, fu magnificato e rilanciato senza sosta il fatto che per la prima volta la Cina avesse superato gli Usa nel computo finale delle medaglie d’oro.

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Se, nella visione di Xi, il percorso verso la nobiltà sportiva è coerente con il suo Zhongguo Meng – “grande sogno cinese” – cioè il desiderio di restituire centralità planetaria alla Cina in tutti gli ambiti, per i grandi imprenditori cinesi gli interessi sono variegati e sinergici. Primo. Se investi nello sport e contribuisci a elevare lo status internazionale del Paese, dimostri di avere colto il messaggio e di allinearti alla linea politica. Il che a sua volta restituisce vantaggi. Secondo. Investire all’estero nello sport è un buon business. Non tanto per il core business in sé, che si traduce nel gettare soldi a palate in quei pozzi senza fondo che sono i club sportivi, bensì per gli affari collaterali, in particolare la promozionedel proprio brand all’estero e il buon vecchio settore immobiliare(stadi, quartieri residenziali attorno agli impianti, etc).

Terzo. I grandi conglomerati cinesi competono sul mercato domestico e cercano di fare sistema. Dalian Wanda è un chiaro esempio: con il 20 per cento dell’Atletico Madrid (acquisito nel marzo 2015 per 45 milioni di euro), l’acquisizione di Infront – cioè la compagnia che distribuisce i diritti televisivi per i mondiali di calcio – e l’entrata tra gli sponsor di primo livello della Fifa per i mondiali fino al 2030, si garantisce anche una posizione privilegiata negli spazi pubblicitari sulla televisione cinese per i prossimi quindici anni. Un circolo virtuoso. Quarto. L’investimento sportivo è un modo legittimo, anzi apprezzato, di esportare capitali all’estero. In una fase di incertezza politico-economica e di debolezza del Renminbi, è strategico crearsi una via di fuga in Paesi che consentono diversificazione del portafoglio e dove c’è certezza del diritto. Infine, c’è sempre il tormentone Milan. IlDiavolo, attualmente malmesso, resta però il club italiano più tifato in Cina e quindi un asset prezioso per qualsiasi conglomerato fosse intenzionato a ricreare il circolo virtuoso di cui sopra. Ma in questo caso, c’è un’incognita impazzita che rischia di far saltare ogni tentativo di accordo: Silvio Berlusconi. Per questo motivo, le sorti del Milan sono appese a un filo, dato che nessun cinese è intenzionato a investire nell’imprevedibilità: finanziaria, politica, caratteriale o psicofisica.

Millenni di calo del costo del denaro. I Qe della storia: dai Conquistadores a Draghi & C.

Millenni di calo del costo del denaro. I Qe della storia: dai Conquistadores a Draghi & C.

Il costo del denaro nei secoli è crollato: dal 20 per cento nella Babilonia e nella Grecia del VII secolo avanti Cristo, al 10-12 nella Roma dell'Impero fino al 5 per cento di pochi anni fa. Adesso il valore è sotto zero

Affogheremo in un mare di liquidità e non potremo neanche sorreggerci con il salvagente dei tassi d'interesse ormai inesorabilmente negativi? Il sorprendente grafico di Bank of America e Merrill Lynch, pubblicato dalFinancial Times, dà la misura paradossale della caduta del costo del denaro nei secoli: intorno al 20 per cento nella Babilonia e nella Grecia del VII secolo avanti Cristo, al 10-12 nella Roma dell'Impero. Tornarono al top durante lo sviluppo dell'Ottocento e negli Anni Settanta dello scorso secolo con i due shock petroliferi e lo scoppio dell'inflazione. Ma il vero quantitative easing dell'antichità avvenne nel 1554 quando i Conquistadores scoprirono in Perù l'immenso giacimento di argento sulla montagna del Potosì: in un secolo arrivarono in Europa 16 mila tonnellate di argento, placarono la fame di contante ed, effettivamente, accesero lo sviluppo economico del Seicento. L'espansione monetaria ebbe effetto sui tassi d'interesse: tanto per fare un esempio, i rendimenti delle obbligazioni olandesi che all'inizio del Cinquecento stavano al 20 per cento, circa un secolo dopo di collocavano stabilmente intorno al 5 per cento.

Millenni di calo del costo del denaro. I Qe della storia: dai Conquistadores a Draghi & C.

Il calo del costo del denaro in cinquemila anni: mai così in basso

 

Difficile fare paragoni con l'oggi, come in fin dei conti suggerisce il Financial Times, ma certo le operazioni non convenzionali di moneta a buon mercato e di acquisto di assets da parte delle banche centrali hanno inondato il pianeta di liquidità: dal 2007-2008, quando cominciò la crisi, le banche centrali hanno cominciato a stampare moneta utilizzando le operazioni di quantitative easing. Cominciò la Fed che è arrivata a detenere attivi (cioè a comprare titoli vari contro moneta sonante) pari al 25 per cento del Pil, seguirono la Bank of England, la Bank of Japan (attivi di oltre il 70 per cento) e la Bce di Mario Draghi: più o meno nel sistema sono stati immessi, in un modo o nell'altro, circa 10 mila miliardi di dollari.

Così dal 20 per cento che garantivano le solide obbligazioni olandesi del Cinquecento e, per venire a noi, ai Bot degli Anni Settanta siamo scesi ai tassi negativi: in Europa, Germania compresa, la metà dei titoli di Stato rende sotto zero, circa 2.800 miliardi di euro su 5.600 emessi dai maggiori dodici paesi. L'obiettivo è quello di far tornare a crescere i prezzi e l'economia ma intanto si vive in un mondo diverso: secondo la stessa Bce il risparmiatore italiano è il più colpito con una perdita del 5 per cento sugli interessi percepiti (contro il 3,2 dell'Eurozona), perché nel nostro paese c'è maggiore ricchezza finanziaria e meno indebitamento. Ma c'è un rischio maggiore: che i tassi d'interesse sottozero siano, non solo l'effetto dell'abbondanza, ma anche lo specchio di un sistema dove il denaro non trova più occasioni di investimento remunerativo. Non resta che raccomandarci agli investimenti, alle tecnologie, agli spiriti animali degli imprenditori e ad una sana rotta di riforme da parte dei governi.

 

                                                                                              

                                                                                                   ZONA EURO e mondo

 

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Burkina Faso, cotone da record dopo il no a Monsanto

 

Il Burkina Faso dopo aver abbandonato il cotone OGM di Monsanto festeggia il suo raccolto record. Record non solo per quantità, ma anche per qualità del prodotto. Una bruttissima notizia per il colosso dell'agrochimica Monsanto/Bayer che guardava all’Africa come la terra promessa degli Ogm. Una bellissima notizia per il pianeta e per questi popoli!

L'incredibile marcia indietro del Burkina Faso e gli ottimi risultati ottenuti subito dopo hanno avuto un successo così grande che già oggi molti altri Paesi (come il Mali) stanno intraprendendo battaglie per cacciare la Monsanto dai loro campi e tornare al cotone non OGM.

 

Bielorussia sconosciuta, viaggio nel Paese del socialismo reale

Circa 25 anni fa arrivai a Minsk in compagnia di Marcello Villari. Facemmo oltre 600 chilometri a bordo di una Volvo un po’ scassata. In otto ore. Con le strade sovietiche del 1991 fu una specie di record. Credo che prendemmo una decina di multe per eccesso di velocità. Dovevamo arrivare a vedere con i nostri occhi le prime manifestazioni per l’indipendenza dall’Unione Sovietica e raccontarle ai nostri attoniti lettori. Lui dell’Unità, io della Stampa.

Avevo nella mia memoria un’altra città, completamente diversa. La capitale è teatralmente sontuosa. Minsk è oggi l’unica città dell’ex Unione Sovietica dove sventola ancora, in pieno centro, la bandiera dell’Unione Sovietica. Una sola, è vero. Ma grande e ben visibile. Il Presidente Lukashenko lo ha voluto, personalmente. E ora quella bandiera di uno Stato che non esiste più garrisce al vento, su un altissimo pennone che sovrasta il monumento dedicato alla vittoria della Grande Guerra Patriottica: così, in quello spazio che era l’Unione Sovietica, quasi tutti chiamano quella che noi ricordiamo come la seconda guerra mondiale.

A pensar bene, mi pare una giusta decisione. Lukashenko — che fu l’unico deputato del Soviet Supremo della Russia che votò contro il colpo di stato dei tre capi di Russia (Eltsin), Bielorussia (Shushkevic) e Ucraina (Kravciuk), deciso nel bosco della Belovezhskaja Pushcha nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1991— ha voluto ricordare al mondo che fu l’Unione Sovietia a vincere quella guerra. Un riconoscimento postumo e pieno di significati. Per lui personalmente e per la maggioranza dei suoi cittadini.

Per il resto questo unico Paese europeo che ancora si muove sulla linea del mercato con orientamento sociale, ha tutta l’aria di stare bene. Sembra la Svizzera. Lindo e pulito, dove tutto funziona bene. Il parco auto che si vede nelle amplissime strade bene asfaltate è più moderno di quello italiano. I negozi sono belli e pieni di roba. In gran parte di produzione bielorussa. Le esportazioni di prodotti industriali tirano. Ma meno di quelle della produzione agricola, che vola. Lo stacco tra la campagna di Belarus e quella delle confinanti Lituania e Polonia (europee) è netto e a tutto vantaggio della prima.

La campagna è uno splendore di campi pettinati come prati inglesi. Eppure c’è ancora la Prospettiva Lenin. E, del resto, Minsk non ha commesso l’errore di ribattezzare vie e piazze, come per qualche anno aMosca dettò l’euforia pro-occidentale. I monumenti della storia sovietica, così come la politica sociale, sono tutti al loro posto. Salvo quello di Stalin. Ma il centro della capitale è una esaustiva e impressionante esposizione dell’architettura staliniana, ben restaurata.

A quanto pare nulla di quello che era buono del socialismo reale è stato buttato via insieme all’acqua sporca. Lo Stato è decisivo in quasi tutti i settori chiave dell’economia. Le banche occidentali non si vedono. Ci sono — ma tutt’altro che dominanti — le banche russe o russo-bielorusse. E Lukashenko ha appena fatto sapere al Fondo Monetario Internazionale che non intende sostituire le regole —con cui la sua Belarus è diventata fiorente — con quelle della finanza occidentale, che invece stanno facendo acqua da tutte le parti.

L’occidente, complice l’Europa e la sua aggressiva politica verso l’est, ha cercato, senza successo, di organizzare una qualche “rivoluzione colorata” anche a Minsk. Ma qui tutti sono orgogliosi del ruolo di Lukashenko nel tentativo di scongurare il disastro ucraino con la “trattativa di Minsk”. Un euro vale qui 2,3 rubli. A Mosca ci vogliono 70 rubli per comprare un euro. Da qui, e da qualche dispetto reciproco in materia di gas e petrolio, nascono un po’ di ruggini con Mosca. Ma per andare da Mosca a Minsk e viceversanon c’è bisogno di alcun visto. È un volo interno. Restano paesi fratelli. E, tra i due presidenti, anche se talvolta scoppiano scintille, c’è il feeling che lega due capi veri dei loro popoli. Non è questione di amicizia ma di interessi comuni.

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Incredibilmente, nell’aprile dell’anno in cui tutto stava crollando e ogni cosa diventava possibile — il 1989 — Fidel si alzò davanti al mondo per proporre il modello cubano come l’unica esperienza ortodossa del socialismo di fine…
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Addio a Peres, il falco divenuto colomba foto

Premio Nobel per la pace con Rabin e Arafat video foto (28-09-16)

 

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Il leader cubano, ex presidente, scomparso all'età di 90 anni. Dalla presa del potere insieme al Che alla deriva autoritaria
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Dovrà presentarsi in aula il primo novembre per rispondere, in diretta tv, delle accuse di aver sospeso la Costituzione. "E' stato un golpe
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Perché i colombiani hanno detto clamorosamente  no alla pace 03-10-16

(161003) -- BOGOTA, Oct. 3, 2016 (Xinhua) -- A resident reacts during the ballot count for the peace agreement signed by the Colombian government and the Armed Revolutionary Forces of Colombia (FARC), in Bogota, capital of Colombia, on Oct. 2, 2016. Colombian President Juan Manuel Santos on Sunday acknowledged that voters had rejected a peace agreement between the government and the Revolutionary Armed Forces of Colombia (FARC), insisting that the ceasefire still exists.  (Xinhua/COLPRENSA) ***MANDATORY CREDIT*** ***NO ARCHIVE-NO SALES*** ***EDITORIAL USE ONLY*** ***COLOMBIA OUT***

“La nostra lunga notte di dolore e di violenza è finita” aveva annunciato il presidente…

 

 

 

Colombia, firmato l’accordo di pace tra le Farc e il

 governo: “La guerra è finita”

Colombia, firmato l’accordo di pace tra le Farc e il governo: “La guerra è finita”

Mondo

Le trattative, con i colloqui avvenuti a Cuba, sono durate quasi quattro anni. Il 2 ottobre l'intesa sarà sottoposta a un referendum nazionale. "Abbiamo vinto la più bella di tutte le battaglie" ha commentato il negoziatore delle forze armate rivoluzionarie. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos: "Ho realizzato il mandato politico che mi avete assegnato".Il governo colombiano e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno firmato uno storico accordo di pace per porre fine all’ultima grande guerra civile dell’America Latina. Lo hanno annunciato su Twitter i negoziatori delle due parti, riuniti per concludere le trattative di “fine guerra” nella capitale cubana de L’Avana. Per la Colombia si aprirebbe così un nuovo capitolo, dopo oltre mezzo secolo di un sanguinoso scontro militare e politico. Secondo le intese firmate dai rappresentanti delle due parti, raggiunte dopo quasi quattro anni di colloqui in territorio cubano, le Farc rinunceranno alle armi e reintegreranno migliaia di suoi guerriglieri nella vita civile del Paese sudamericano. A Bogotà, la popolazione ha festeggiato nei parchi e nelle strade. Il 2 ottobre l’accordo sarà sottoposto a referendum nazionale. Nei recenti sondaggi, il 67,6% dei colombiani si è detto a favore, il 32,5% contrario. Se sarà approvato, l’accordo dovrà essere ratificato dal Congresso e avrà poi definitivamente via libera.

“Con l’intesa raggiunta la guerra è finita” – “Oggi posso dire, dal profondo del mio cuore, che ho realizzato il mandato che mi avete assegnato”, ha dichiarato il presidente Juan Manuel Santos, rieletto nel 2014 con la promessa dell’accordo di pace. “Colombiani, la decisione è nelle vostre mani. Mai prima d’ora i cittadini del nostro Paese hanno avuto a portata di mano la chiave per il loro futuro”, ha aggiunto in un discorso trasmesso in tv. “Abbiamo vinto la più bella di tutte le battaglie”, ha commentato il negoziatore delle Farc, Ivan Marquez, dopo l’annuncio all’Avana. “La guerra con le armi è finita, ora inizia il dibattito delle idee”, ha aggiunto. Secondo quanto stabilito, le Farc avranno una rappresentanza senza diritto di voto al Congresso sino al 2018 e potranno partecipare alle elezioni. Poi, i 7mila ex ribelli dovranno conquistare i loro seggi come ogni altro partito politico, ha spiegato Santos. Il testo finale dell’accordo sarà inviato al Congresso di Bogotà oggi e diffuso su internet, ha precisato il presidente.

Obama si congratula con il presidente colombiano – “Gli Stati Uniti sono orgogliosi di appoggiare la Colombia nella sua ricerca di pace”. Così il presidente statunitense si è rivolto in una conversazione telefonica con l’omologo Juan Manuel Santos per la firma dell’accordo finale di pace tra governo di Bogotà e Farc. Lo ha fatto sapere la Casa Bianca. Obama ha “definito questo giorno come un momento decisivo in quello che sarà un vasto processo per applicare appieno un accordo di pace giusto e duraturo, che possa promuovere la sicurezza e la prosperità per il popolo colombiano”. Si è anche impegnato con Santos a mantenere “la tradizione statunitense di appoggio al rafforzamento delle istituzioni della Colombia”, attraverso il piano Peace Colombia, che prevede 450 milioni di dollari a sostegno di Bogotà.

“L’Ue continuerà a sostenere questo processo storico” - “Abbiamo sostenuto la costruzione della pace fin dall’inizio delle trattative e continueremo ad appoggiarla durante la fase successiva al conflitto. Voglio esprimere personalmente tutto il nostro supporto al coraggio politico che è necessario per costruire la pace e garantisco alla Colombia che l’Unione europea continuerà ad essere al suo fianco”. Così l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri Federica Mogherini ha commentato la firma dell’accordo di pace, avvenuta all’Avana.

 

Budget esploso e ricaduta zero sul Paese in crisi


Al via le Olimpiadi in un Brasile che cade a pezzi

 

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Olimpiadi Rio 2016

La kermesse doveva confermare il ruolo primario a livello internazionale cui l’esecutivo di sinistra dell’ex presidente Luiz Ignacio ‘Lula’ da Silva ambiva. Invece l’allegria per la manifestazione è stata spazzata via in pochi mesi da una lunghissima crisi politica che ha travolto imprese, partiti, lobbisti e portato all’impeachment della presidente Dilma Rousseff. E alla nascita del governo Temer: 15 ministri indagati su 24, con privatizzazioni selvagge e politiche ultraliberiste in vista. E Alla fine la manifestazione costerà 4.6 miliardi di dollari, il 51 per cento in più di quanto il Brasile aveva preventivato   di Luigi Spera e Andrea Tundo

 

 

 

 


 

Panico da Brexit: vanno a picco le borse mondiali


Milano chiude a -12,5%. Peggior calo di sempre
(24-06-16)

 

Regno Unito sceglie la Brexit. Cameron si dimette


Ue: “Rispettiamo il voto, ora uscita sia veloce”

 

 

Il 51,9% dei britannici vota per il ‘Leave’. Farage, leader Ukip, canta vittoria: “Independence day”
Le Pen: “Ora tocca a noi”. Leader europei: “Situazione senza precedenti, cessano accordi febbraio”
 

 risveglio nel panico, una chiusura tra le peggiori della storia. La peggiore in assoluto, in particolare, per Piazza Affari: nel giorno della Brexit la borsa di Milano ha chiuso in caduta del 12,48%, il maggior calo mai registrato, superiore anche a quello del 7,57% dell’11 settembre 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Le banche italiane, bersaglio facile vista la mole di crediti in sofferenza che le zavorra, hanno perso oltre il 20 per cento. Più giù di Milano solo Atene, a -15,7%. A picco anche le altre piazze europee. Subito è scattata la corsa ai beni rifugio, in particolare oro e bund tedeschi, mentre la sterlina affonda ai minimi da 30 anni

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Zonaeuro

CRONACA ORA PER ORA - Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea: nel referendum sulla Brexit i britannici hanno votato con il 52% per l’uscita dall’Ue. Il leader storico degli euroscettici dell’Ukip, Farage, canta vittoria: “E’ l’alba di un Regno Unito indipendente, oggi è il nostro Independence Day, è arrivato il momento di liberarci da Bruxelles”. Alla domanda se Cameron, che ha indetto il referendum nel 2013 e una campagna per rimanere nella Ue, dovrebbe dimettersi Farage ha detto: “Immediatamente”  di Alessandro Madron

Le stronzate di Boris Johnson

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Un colpo è stato esploso durante un corteo contro l'elezione del tycoon. Continuano le manifestazioni in molte città degli Stati Uniti
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Donald Trump presidente degli Stati Uniti, la profezia di Michael Moore a luglio: “Ecco perché questo sociopatico vincerà”

Mentre media, banche d'affari, cancellerie di mezzo mondo e lo star system tifava Hillary Clinton c'era chi aveva già capito tutto. In un post datato

 

 24 luglio il regista e premio Oscar aveva annunciato i cinque motivi per cui il miliardario sarebbe diventato il nuovo inquilino della Casa Bianca. Mentre media, banche d’affari, cancellerie di mezzo mondo (tranne quella russa) e lo star system – Hollywood in testa – tifava Hillary Clinton c’era chi negli Usa aveva già capito tutto. In un post datato 24 luglio Michael Moore, regista e premio Oscar, aveva profetizzato l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump. Il regista, che ha girato in Ohio (dove il tycoon ha strappato con il 52,1% lo stato ai democratici) il documentario TrumpLand, in un lungo post sull’Huffington Post Usa aveva avvertito gli statunitensi e anche il mondo che il miliardario, ostacolo dai suoi stessi compagni di partito, avrebbe schiacciato l’ex First Lady per cinque motivi: “Donald J. Trump vincerà a Novembre. Questo miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente. Presidente Trump. Forza, pronunciate queste parole perché le ripeterete per i prossimi quattro anni: “PRESIDENTE TRUMP”. In vita mia non ho mai desiderato così tanto essere smentito” aveva esordito il regista di Columbine e Fahrenheit 9/11 nel suo intervento in cui aveva definito “idiota” il candidato repubblicano. 

Citando i casi delle Torri Gemelle e Nizza, quando nessuno credeva che potesse davvero accadere quello che stava succedendo Moore come primo punto ha fissato “La matematica del Midwest” sostenendo che il repubblicano negletto si sarebbe concentrato “sui quattro stati blu della cosiddetta “Rust Belt” a nord dei Grandi Laghi: Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin”. Dopo aver analizzato i dati delle primarie Moore aveva sentenziato meglio di qualsiasi analista: “Trump è avanti ad Hillary negli ultimi sondaggi in Pennsylvania mentre ha pareggiato in Ohio. Pareggiato? Come può la corsa essere così ravvicinata dopo tutto quello che Trump ha detto e fatto? Be’ forse perché ha detto (correttamente) che il sostegno dei Clinton al NAFTA ha contribuito a distruggere gli stati industriali dell’Upper Midwest”. Il regista ricordava quanto fosse arrabbiata la Middle class e quanto lo fossero gli operai. Una rabbia che sarebbe stata riversata nelle urne e scrivendo il nome di Trump sulla scheda elettorale.

Il secondo punto e l’ultimo baluardo del furioso uomo bianco. Moore ricordava come l’era patriarcale non fosse pronta per una donna presidente. Con un eloquio debordante l’artista aveva elaborato il probabile sillogismo di maschilisti e razzisti: “Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone? Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! Poi toccherà ai transgender! Vedete che piega abbiamo preso. Finiremo col riconoscere i diritti umani anche agli animali ed un fottuto criceto guiderà il paese. Tutto questo deve finire”.

Il problema Hillary. Moore, che a un soffio dalle urne si è espresso decisamente a favore dell’ex Segretario di stato ma che avrebbe voluto Bernie Sanders al Campidoglio di Washington, aveva però disegnato un ritratto piuttosto impietoso della candidata democratica pur criticando ferocemente il tycoon: “Purtroppo, credo che la Clinton troverà il modo di coinvolgerci in una qualche azione militare. È un falco, alla destra di Obama. Ma il dito da psicopatico di Trump è pronto a premere Il Bottone. Questo è quanto”. Moore sottolineava l’impopolarità della Clinton anche fra le giovani donne, l’immagine di rappresentante della vecchia politica e poi “non passa giorno senza che un millennial non mi dica che non voterà per lei”.

Il voto depresso degli elettori di Sanders. Moore aveva già capito che i fan di Bernie Sanders  il socialista che era diventato un spina del fianco dei democratici – avrebbero votato per Clinton senza alcun entusiasmo: “Quando il sostenitore medio di Bernie si recherà alle urne quel giorno per votare, seppur con riluttanza, per Hillary, esprimerà il cosiddetto ‘voto depresso’: significa che l’elettore non porta con sé a votare altre 5 persone”. Ma non solo, Moore aveva criticato la scelta del suo vice: “Scegliere un ragazzo bianco, moderato, insipido e centrista come candidato alla vicepresidenza non è proprio la mossa vincente per dire ai millennial che il loro voto è importate”.

L’effetto Jesse Ventura. Infine il premio Oscar aveva vestito i panni dello psicologo dei suoi concittadini e aveva chiesto di non “sottovalutare il fatto che milioni di elettori si considerano ‘ribelli segreti’ una volta chiusa la tenda e rimasti soli nella cabina elettorale. È uno dei pochi luoghi della società dove non ci sono telecamere di sicurezza, nessun registratore, non ci sono coniugi, bambini, capi, poliziotti, non c’è neanche un limite di tempo”. Ricordando l’elezioni negli anni ’90 in Minnesota alla poltrona di governatore di wrestler professionista aveva considerato: “Non l’hanno fatto perché sono stupidi, né perché pensavano che Jesse Ventura fosse un grande statista o un fine intellettuale politico. Lo hanno fatto solo perché potevano”. Proprio come hanno con Donald J. Trump.

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Dopo le farse europee umoristicamente definite referendum – da quello di Tsipras sull’austerità in…
 
ILFATTOQUOTIDIANO.IT|DI FABIO SCACCIAVILLANI
 
 
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Siamo abituati ad abituarci a tutto. Perciò le pagine…
 
ILFATTOQUOTIDIANO.IT|DI PIERGIORGIO GAWRONSKI
 
 

 

Usa, spari sulla polizia durante i cortei dei neri
4 agenti uccisi, 7 feriti: “Sparatoria in corso”

 

manifestazione usa neri pp

Mondo

Le manifestazioni dei neri contro le uccisioni di afroamericani negli Stati Uniti d’America finiscono nel sangue. A Dallas quattro agenti di polizia sono stati uccisi, almeno altri 7 sono rimasti feriti. Secondo le forze dell’ordine, durante i cortei, quattro cecchini hanno sparato sui poliziotti. E’ ancora in corso uno scontro a fuoco con una persona asserragliata in un garage. Nelle ultime 48 ore due persone di colore erano state uccise da agenti di polizia. Durante le manifestazioni aveva parlato anche Obama, durante un viaggio in Polonia: “I cambiamenti nelle forze di polizia sono stati troppo lenti” aveva detto

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Spagna, Pp primo ma senza maggioranza tengono i socialisti, delusione Podemos 

Spagna, Pp primo ma senza maggioranza
tengono i socialisti, delusione Podemos 

Rajoy: "Ho diritto a governare". Rebus alleanze (27-06-16)

 

LA CRISI DEL MAGHREB-MEDIO/ORIENTE

 

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Il bene di prima necessità scompare dai negozi del paese. Scarseggiano anche farina e olio per friggere. La crisi valutaria non permette di acquistare
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LA GUERRA CONTRO IL QUARTO CALIFFATO

 
 

 

Berlino, camion su mercatino di Natale: 9 morti
Un killer morto, l’altro arrestato. “E’ terrorismo”
(19 dicembre 2016)

 

VIDEO – Il Tir sulla folla nella Breitscheidplatz, sulla Kurfuerstendamm. I feriti sarebbero almeno 50
“Targa polacca, proveniva dall’Italia, rubato nel tragitto”. Complice ucciso nello schianto (ora per ora)
Un camion contro la folla, come a Nizza. Questa volta gli attentatori hanno colpito un mercatino di Natale. Sono almeno nove i morti e decine i feriti dell’attacco avvenuto vicino alla Chiesa del Ricordo di Berlino. Il mezzo ha invaso un marciapiede e falciato le persone. La chiesa si trova nel mezzo del Mercato natalizio situato in pieno centro della parte ovest della città nel quartiere di Charlottenburg dove ci sono le vie dello shopping. Secondo alcuni testimoni sul camion c’erano due persone. Uno dei due sarebbe stato arrestato, mentre l’altro sarebbe stato ucciso. Media parlano di rivendicazione dell’Isis.

Ankara, ucciso ambasciatore russo in Turchia
L’urlo: “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui”

 

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Ha urlato: “Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui”. Subito dopo ha ucciso a colpi di pistola Andrey Karlov, ambasciatore russo in Turchia, durante il suo intervento alla mostra fotografica intitolata La Russia attraverso gli occhi dei turchi, nel Centro d’arte contemporanea di Cankaya, ad Ankara. L’attentatore, un uomo fra i 20 e i 25 anni, ha quindi urlato, brandendo in mano la pistola: “Non dimenticatevi di Aleppo e della Siria, Dio è grande”. Il killer è stato identificato come Mert Altintas. Ventidue anni, si era diplomato nel 2014 all’accademia di polizia

 

 

 

Siria, Mosca: evacuati da Aleppo 13mila civili in 24 ore. Ribelli si ritirano da tutti i quartieri(12-12-16)A Mosul avanzata della coalizione BLOCCATA.

l'Isis rientra a Palmira, ma continua la battaglia con l'esercito e i russi.Blocco del fronte di Mosul:l'eterogenea coalizione ha subito eccessive perdite e non riesce più ad avanzare. L'Isis quindi ha distaccato una brigata che è andata a riprendersi indisturbata Palmira.

Ministero della Difesa russo: "13.346 civili, di cui 4.831 bambini, sono stati portati via dalle zone della città". Bombardamenti nella notte. Osservatorio: "La battaglia è alla fine". Palmira, Isis mobilita oltre 4000 milizani per riconquistare la città.La città è un campo di battaglia, gli scontri si sono protratti tutta la notte e l'esercito siriano insieme ai suoi alleati, ha ripreso il controllo di ogni quartiere. I ribelli hanno lasciato l'intero territorio di Aleppo. "C'è un crollo totale dei ribelli... La battaglia di Aleppo è alla fine" dice il direttore dell'Osservatorio Abdel Rahmane.
Prima è stato ripreso il quartiere di Sheikh Saeed e i ribelli si erano ritirati in un piccolo lembo di terra. Sheikh Saeed si trova nel sud dell'enclave ribelle di Aleppo est, che si è ridotta di oltre tre quarti in due settimane di offensiva da parte del governo. L'agenzia Sana scrive che nella zona è stata "ripristinata la sicurezza e la stabilità".Nelle ultime ore i jihadisti sono avanzati nelle zone alla periferia della città monumentale e hanno conquistato ulteriori posizioni. Secondo l'Osservatorio siriano per i Diritti Umani, i jihadisti sono avanzati attraverso aree desertiche ad ovest e a sud-ovest della città. Intanto caccia da guerra hanno bombardato le zone in mano agli estremisti. Lo Stato islamico "ha ripreso il controllo totale di Tadmor", ossia l'antica città di Palmira, dopo che il 27 marzo scorso era stata 'liberata' dalle forze governative e dalle sue milizie da una prima occupazione dei jihadisti, iniziata a maggio del 2015. Secondo la testimonianza dell'attivista locale Ahmad Daas, "tutti i cittadini sono stati chiamati a fornire le proprie generalità" ai miliziani dell'Isis.Ma questi, se vogliamo, sono piccoli particolari. Il problema vero è il rifiuto di confrontarsi con una realtà che possiamo sintetizzare così: quanto è accaduto ad Aleppo in queste settimane non è per nulla eccezionale. Al contrario, è la norma della guerra contemporanea. Non ci credete? Allora cominciamo a guardarci intorno. Prendiamo Mosul, la grande città irachena che da due anni e mezzo è occupata dall’Isis.
A metà ottobre è partita (finalmente) l’offensiva per liberarla dai jihadisti. Grandi fanfare, toni trionfalistici, esultanza per i civili che “venivano liberati” dai quartieri prima sotto il controllo dei miliziani (mentre i civili di Aleppo, che escono dai quartieri dominati da al-Nusra, non sono liberati ma “fuggono”). Adesso, due mesi dopo, tutto è fermo e di liberare Mosul non si parla più. Non solo: l’offensiva di americani, curdi e iracheni è così ferma che l’Isis ha distaccato 4-5 mila combattenti dal fronte iracheno e li ha mandati a riprendere Palmira in Siria. Perché?
La risposta è molto semplice. I due anni e mezzo di estenuante campagna di bombardamenti hanno dato all’Isis tutto il tempo per organizzare le difese in città. Le strade sono state minate o sbarrate o sostituite da gallerie note solo ai miliziani. Certi palazzi sono stati abbattuti per liberare le linee di tiro, in altri punti sono stati costruiti muri per chiudere la vista e il passaggio agli attaccanti. Migliaia di civili, infine, sono stati bloccati per essere usati come scudi umani.
Per essere “liberata” Mosul dovrà diventare un’altra Aleppo: con i bombardamenti, le vittime civili, i bambini straziati dai colpi e così via. L’alternativa c’è: la conquista casa per casa con centinaia e centinaia di morti tra gli iracheni e i curdi. Cosa che peraltro già succede, anche se le operazioni militari sono quasi ferme. 
La missione delle Nazioni Unite per l’assistenza all’Iraq (Unami), diretta da Jan Kubis, ex ministro degli Esteri della Slovacchia (dal 2006 al 2009), ha reso noti i dati, allucinanti, sul numero dei morti iracheni, civili e non, degli ultimi mesi. In settembre, cioè prima dell’offensiva su Mosul, i civili iracheni uccisi erano stati 609 (con 951 feriti); in ottobre sono diventati 1.120 (con 1.005 feriti) e in novembre 926 (930 feriti).
Per quanto riguarda militari e combattenti vari, le cifre sono: in settembre, 394 uccisi (208 feriti), in ottobre 672 uccisi (353 feriti), in novembre 1.959 uccisi (e 450 feriti). Risultato? Tutto bloccato, quindi altre sofferenze per i civili prigionieri a Mosul e altro tempo regalato all’Isis per continuare a fortificarsi.
Certo, nouveaux philosophes e altri clown possono pigiare sul pedale delle atrocità e delle violazioni dei diritti umani ad Aleppo. Ma sono solo degli ipocriti. Nel 2004, l’esercito americano combattè due battaglie per “liberare” la città irachena di Fallujah, di fatto occupata dai miliziani di al-Qaeda, gli zii dei miliziani di al-Nusra, che tanta parte hanno avuto nella battaglia di Aleppo.
Secondo l’Ong indipendente Iraq Body Count, nella prima battaglia (aprile 2004) morirono tra 572 e 616 civili; nella seconda (novembre 2004) ne morirono tra 581 e 670. Gli americani usarono armi al fosforo e, pare, all’uranio impoverito. Avete mai sentito un nuovo filosofo stracciarsi le vesti in proposito? Ricordate che il Corriere della Sera abbia usato, nei titoli, per Fallujah, il termine “mattatoio” come ha fatto per Aleppo?
E che dire di Gaza? Secondo i dati più prudenti, che sono quelli pubblicati dal Jerusalem Center for Public Affairs, solo il 45 per cento dei 2.100 palestinesi uccisi nella Striscia durante la guerra del 2014 erano veri civili e non combattenti. Il che fa pur sempre 945 persone inermi ammazzate in due mesi di scontri.
Allora furono proprio i paesi che oggi gridano allo scandalo per le operazioni di Aleppo a bloccare, all’Onu, le proposte di censura contro Israele. E Gaza, d’altra parte, non è una perfetta copia dei quartieri est di Aleppo, quelli attaccati con le bombe dai russi e dai siriani di Assad? 
Ancora. L’Unicef ci ha fatto sapere che nei primi sei mesi del 2016 in Afghanistan si è avuto il numero record di vittime civili: 1.601 morti e 3.565 feriti. Il semestre peggiore dall’invasione anti talebani del 2001. Secondo le stime dell’Onu, il 60 per cento dei civili afghani cade sotto i colpi dei talebani e degli altri gruppi ribelli e criminali.
Ma il 40 per cento di 1.601 morti fa pur sempre 640 morti, ossia 640 afghani innocenti ammazzati in sei mesi (più di 3 al giorno) dalle truppe arrivate dai nostri paesi, cioè da coloro che dovrebbero proteggerli e “liberarli”. Ma tutto tace, quei morti non meritano lo sdegno riservato ai morti di Aleppo est. 
La guerra dei nostri tempi, insomma, è questa roba schifosa. Chi fa finta di credere che in Cecenia e ad Aleppo si siano fatte cose diverse da quelle accadute altrove, per esempio a Fallujah o a Gaza, molto semplicemente mente. Tutte le guerre di oggi si combattono sulla pelle dei civili. Tutte.
E in tutte le guerre gli uomini armati, portino o meno un’uniforme, sono al più le vittime collaterali. 

 
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L'avanzata dei governativi sostenuti dall'aviazione di Mosca nella zona Est: avrebbero respinto le ipotesi di un cessate il fuoco nella città
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Combattenti dello Stato islamico sono entrati in un quartiere periferico della città, liberata lo scorso marzo dopo dieci mesi di occupazione. Hanno
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Mosul, l'orrore dei jihadisti in fuga: civili uccisi e appesi ai lampioni

Indosso ai corpi indumenti arancione con la scritta "traditori e agenti delle forze di sicurezza dell'Iraq". I combattenti rimasti sembrano tutti votati al martirio, e si teme si stiano preparando ad usare armi chimiche

ERBIL (KURDISTAN IRACHENO) - Come animali circondati e con le spalle al muro, gli uomini del Califfato si scoprono ancora più feroci, e dipingono di sangue la strada della ritirata da Mosul. Sono state le Nazioni Unite a denunciare l'ultimo orrore: pressati dall'avanzata delle truppe irachene, martedì scorso i jihadisti hanno ucciso quaranta civili e li hanno appesi ai pali della luce in città. Le persone uccise, secondo la ricostruzione dell'Alto commissariato per i diritti umani, erano accusate di aver collaborato con l'esercito di Bagdad impegnate nella riconquista del capoluogo di Ninive. I corpi indossavano indumenti arancione, con la scritta "traditori e agenti delle forze di sicurezza dell'Iraq".

Ma durante le ultime settimane ai funzionari del sedicente Stato islamico è bastato ben poco per condannare a morte: pretesti sufficienti erano il possesso di un telefono cellulare o un tentativo di fuga. Anche un'altra persona, un 27enne, sarebbe stato ucciso nel quartiere di Bab al-Jideed proprio perché colto a usare un telefonino, in violazione del divieto imposto dagli integralisti. Ma nonostante la paura, la gente di Mosul festeggia la liberazione, anche lenta: i soldati di Bagdad, entrati nel quartiere di Al Intisar, si sono visti accogliere con canti e balli.

L'Onu segnala che la furia dell'Isis potrebbe presto tornare a far uso di armi chimiche. Non sarebbe la prima volta che gli uomini del Califfato adoperano ordigni all'iprite o bombe al cloro. Ma è preoccupante la notizia che adesso stanno accumulando riserve di ammoniaca e zolfo a Mosul, in aree ad alta densità di popolazione. Ovviamente l'uso di armi chimiche in ambiente urbano moltiplica la minaccia. Il precedente dell'incendio appiccato il 23 ottobre all'impianto di produzione di acido solforico a Shura, con una nube tossica che è arrivata fino a Qayyara, 30 chilometri più in là, uccidendo complessivamente cinque persone, conferma che i miliziani sono davvero pronti a tutto.

I combattenti rimasti nel capoluogo di Ninive sembrano tutti votati al martirio. Molti di essi sono foreign fighters, decisi a morire con le armi in pugno. Oggi fra le vittime degli scontri c'era un miliziano del Tagikistan, ma gli sfollati parlano di ceceni, sauditi, cinesi, persino qualche tedesco e un cittadino americano.

Le prove di spietatezza, ad ogni modo, servono anche ad indicare che con lo Stato Islamico non c'è nessuno spazio di trattativa o di ragionevolezza: e questo spinge gli Stati maggiori iracheni a premere ancora sull'offensiva, per farla finita con l'organizzazione o chiudere almeno il capitolo del suo radicamento territoriale nel nord Iraq. L'avanzata delle truppe di Bagdad e dei curdi, sostenuta dalla coalizione a guida Usa e dalle milizie paramilitari sciite, ha già costretto a ridisegnare la mappa del sedicente Stato Islamico: secondo i calcoli più recenti, il regno di Al Baghdadi in Iraq si è ristretto del 56 per cento, insomma è meno della metà, rispetto a prima che l'offensiva cominciasse.

Mosul, esercito iracheno libera Nimrud, storica città assira devastata dall’Isis

Mosul, esercito iracheno libera Nimrud, storica città assira devastata dall’Isis

 
Mondo

Il patrimonio archeologico risalente al XIII secolo avanti Cristo era stato distrutto con i bulldozer dagli jihadisti perché considerato un'eredità pagana. E l’Unesco aveva condannato l'accaduto come crimine di guerra. Intanto a Mosul continua la battaglia

L’esercito iracheno annuncia di aver riconquistato Nimrud, storica città assira devastata dai jihadisti. Sotto il controllo dell’Isis il patrimonio archeologico era stato distrutto con i bulldozer perché considerato un’eredità pagana. Ora le forze di Baghdad sono riuscite a prendere il controllo del centro cittadino, che si trova a un chilometro di distanza dalle rovine risalenti a 3mila anni fa. L’operazione, come riferisce la Bbc, fa parte dell’offensiva ancora in corso per strappare Mosul all’Isis. “Le forze della nona divisione hanno liberato completamente la città di Nimrud e innalzato la bandiera dell’Iraq sugli edifici pubblici dopo aver inflitto pesanti perdite in vite umane ed equipaggiamento allo Stato Islamico”, si legge in una nota dell’esercito. I soldati hanno anche ripreso il villaggio di Numaniya, alla periferia della città.

Nimrud, distante circa 30 chilometri da Mosul, era in mano all’Isis da circa due anni e nel marzo 2015studiosi iracheni avevano denunciato la distruzione del celebre sito archeologico assiro locale, risalente al XIII secolo avanti Cristo. Erano state diffuse immagini di statue e templi presi di mira dai jihadisti perché considerati ‘falsi idoli’. E l’Unesco aveva condannato l’accaduto come un crimine di guerracontro un tesoro storico-culturale considerato patrimonio dell’umanità.

Intanto nella zona di Mosul continua il conflitto per il controllo della città. Una serie di autobombepiazzate dall’Isis sta rallentando l’avanzata dell’esercito iracheno. “Ogni auto civile potrebbe essere una bomba”, spiega il capo delle forze speciali, il generale Sami al-Aridi. Dopo aver riconquistato i distretti di Qadisiya e Zahra, l’esercito iracheno sta cercando di avanzare a Mosul costruendo barriere lungo la strada, proprio per proteggersi dalle autobombe con cui i jihadisti cercano di difendersi.

Una battaglia che continua a mietere vittime tra i civili. Oltre alle brutalità dell’Isis, con cadaveri appesi ai lampioni della città, e le denunce di Amnesty International, che ha accusato l’esercito iracheno di omicidi e torture a sangue freddo, arriva anche l’ultimo rapporto di Human Rights Watch. Le forze curde sono accusate di aver distrutto le case di arabi e persino alcuni villaggi nelle zone dell’Iraq strappate allo Stato Islamico, lasciando invece intatte quelle dei curdi. Secondo l’organizzazione per la difesa dei diritti umani, gli abusi compiuti tra il 2014 e il 2016 dai peshmerga nelle province di Kirkuk e Ninive non avevano nessuna giustificazione militare.  Il personale dell’Hrw ha intervistato più di 120 testimoni e funzionari locali, oltre ad analizzare le immagini satellitari. Le forze curde, insieme a quelle irachene e con il supporto della coalizione guidata dagli Stati Uniti, stanno contribuendo alla liberazione dei territori controllati dall’Isis, come la città di Mosul.

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Mani in alto e maglietta alzata per mostrare che non nasconde cinture esplosive. E' la resa -  secondo quanto riferito dalle forze curde - di un...
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Mosul, le forze irachene entrano in città. Battaglia strada per strada contro l'Isis

Mosul, le forze irachene entrano in città. Battaglia strada per strada contro l'Isis
Soldati della coalizione anti-Isis alla periferia est di Mosul (afp)

Gli jihadisti minacciano di usare civili come scudi umani. Le truppe irachene vanno avanti: nella capitale del Califfato hanno conquistato il palazzo della tv, e si sono attestate sulla riva sinistra del Tigri, 1 novembre 2016

BAZWAYA (NORD IRAQ) - I soldati del capitano Ahmed lanciano un grido di gioia quando qualcuno conferma la notizia. No, non quella dell’arrivo a Mosul, ma quella della possibilità di tornare a casa per una breve licenza. Che i commilitoni della Golden Division siano già nella periferia di Mosul, lo sanno già tutti. E infatti l’entusiasmo è alle stelle: è arrivato il giorno della riscossa per l’umiliazione di due anni fa, quando l’esercito, a prevalenza sciita, si accontentò di lasciare Mosul e non difendere la città, in gran parte sunnita. Persino i feriti stringono i denti e ricacciano dentro i lamenti: l’orgoglio di vedere le bandiere verdi sciite sventolare sul nord Iraq scaccia persino la sofferenza.
 

Iraq: l'esercito entra a Mosul: la battaglia per la liberazione dall'Isis

Si combatte a Mosul. La battaglia attorno alla capitale irachena dell’Isis continua a infuriare: si combatte ancora a Gogjali, ultimo villaggio prima di Mosul, anche se la tempesta di sabbia rende difficili persino le azioni militari. Le truppe irachene vanno avanti: già nell’abitato di Mosul hanno conquistato il palazzo della tv, nel quartiere di Kukyeli, e si sono attestate sulla riva sinistra del Tigri. I soldati della Golden Division sono entrati anche a Judaidat Al-Mufti, nella zona sud-est di Mosul. "Premiamo su tutte le parti della città aprire la strada verso il centro», ha precisato Abdul Wahab al-Saidi, generale delle forze speciali.
 

Mosul, Cadalanu: "Soldati feriti, ma non rinunciano a entrare a Mosul"

L'ultima roccaforte dell'Isis. Ma lo scontro più duro sarà dall’altra parte del fiume, nel cuore della città: nella zona di Karama gli uomini del sedicente Stato Islamico hanno costruito sbarramenti di cemento, proprio in attesa della resa dei conti finale. Non potranno vincere la battaglia, ma contano di rendere ai governativi la vittoria molto costosa in termini di perdite umane, sia come soldati che come civili.

MAPPA DELLA CITTA' / SCHEDA L'esercito iracheno

Civili scudi umani. Prendendo fiato a Bazwaya, iI reduci dal combattimento a Gogjali raccontano che le famiglie locali sono costrette a restare nelle case, e a volte forzate a mettersi davanti ai jihadisti a fronteggiare l’avanzata delle truppe di Bagdad, le quali hanno ordine di salvare i civili e sono costrette ad andare avanti lentamente, combattendo casa per casa senza nemmeno poter contare sul sostegno dell’aviazione.
 

Iraq: infuriano i combattimenti ad Est di Mosul, liberata Bazwaia

 

 

La Russia si muove con tutto il peso della sua Flotta del Nord contro Aleppo, la Turchia invade l'Iraq per la battaglia di Mosul

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Continua la battaglia delle forze irachene contro l’Is per la riconquista di Mosul, la città del nord dell’Iraq da dove due anni fa Abu Bakr al-Baghdadi si è…
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Mosca si prepara a un massiccio attacco per spazzare via le resistenze dei ribelli ad Aleppo Est, in queste settimane decisive in cui la politica americana
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L'arcivescovo: "Ostaggi in una moschea. Attacco sferrato da circa 50 persone, 40 sono già stati uccisi". I militanti jihadisti hanno agito
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Forze irachene issano bandiera a Qaraqosh e Bartella. Corpi dei civili in fosse comuni.. Le esecuzioni con un colpo d'arma da fuoco. Jihadisti usano i
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Secondo il rapporto di Save The Children altri 387 sono stati feriti. Bilancio che potrebbe anche essere più grave, dato che non tutte le strutture
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Iraq,

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In Europa e negli Stati Uniti pochi sanno che le milizie sciite Hashid Shaabi, conosciute anche come Forze di mobilitazione popolare, hanno partecipato alla cattura di Ramadi e Tikrit e che hannocommesso crimini di guerra contro la popolazione una volta cacciati gli jihadisti dell’Isis. Chi pensa che solo il Califfato sia composto da fanatici religiosi, che si esaltano al pensiero di ripetere le grandi battaglie del passato, sbaglia di grosso. Anche gli ‘alleati’ del presidente Obama fuori Mosul sono altrettanto fanatici. Il leader della milizia pro-iraniana Ahl al-Haq, Qais al-Khazali, ha dichiarato che la battaglia di Mosul sarà la vendetta sciita per l’uccisione di Hussein, non Saddam Hussein, si badi bene, ma Hussein ibn Ali, uno dei ‘martiri’ islamici ucciso nella battaglia di Karbala nell’anno 680, battaglia che fu la pietra miliare della lotta fratricida tra Sunni e Scia.

Anche se combattuta con le armi più moderne e con l’ausilio dei droni, la battaglia di Mosul, come quelle che l’hanno preceduta all’interno del territorio definito dall’Isis “Califfato”, nell’immaginario collettivo di chi vi partecipa appartiene al passato, agli albori del primo Califfato. Ecco perché è l’ennesima prova che l’Iraq democratico non esiste, che questa nazione è in mano a forze settarie che alla prima occasione fanno scorrere sangue iracheno. Ed ecco perché la popolazione sunnita di Mosul scapperà, come ha fatto quella di Ramadi, di Tikrit, di Falluja. Ma facciamo attenzione, non scappano dalle atrocità commesse dallo Stato islamico, scappano da quelle che commetteranno le milizie ed i signori della guerra sciiti.

Un destino atroce quello di questi profughi, che la fuga non cambierà. Il viaggio verso l’Europa – poiché è lì che tutti i moderni sfollati vogliono andare – è costoso, lungo e pericolosissimo. I poveri non se lo possono permettere e finiscono nei campi profughi in Iraq. Al momento circa 4 milioni di iracheni vivono in questi campi in condizioni tremende, la maggior parte sono sunniti che con la distruzione delle proprie città hanno perso tutto, quel poco che avevano.

I benestanti vendono oro e gioielli e pagano i contrabbandieri per portarli fuori. Ma la rotta più breve, quella turca è chiusa. Erdogan ha esteso all’Iraq – con il quale la Turchia divide un confine di 350 chilometri – la cosidetta “zona di sicurezza”, circa 900 chilometri quadrati. Creato quest’estate con l’operazione militare “scudo dell’Eufrate“, questo corridoio dovrebbe arrivare a 5.000 chilometri quadrati e correre lungo tutto il confine iracheno. Naturalmente la zona di sicurezza è controllata dalle milizie turche ed ha lo scopo di bloccare il flusso dei rifugiati ed impedire ai curdi di conquistare la lunga striscia di territorio che separa la Siria e l’Iraq dalla Turchia e che va dal Mediterraneo fino al Kurdistan iracheno. In Siria, questa strategia ha già funzionato, le milizie curde sono state costrette a spostarsi a sud ed a est del confine ed il flusso dei rifugiati si è spostato verso sud.

La rotta principale di chi scappa da Aleppo oggi è verso sud, attraverso la Giordania, l’Egitto fino alla Libia da dove ci si imbarca per l’isola di Lampedusa. E’ questa la rotta che gli abitanti di Mosul dovranno scegliere per arrivare in Europa. Il costo è alto perché la strada è lunga ed i rischi sono elevati. I profughi di Mosul arriveranno a pagare anche 10mila dollari, a seconda di come viaggeranno, se in aereo fino ad una delle città costiere della Libia o via terra, nascosti nei camion. Soldi che i contrabbandieri e trafficanti intascheranno.

Ma neppure i fortunati che riusciranno ad approdare vivi a Lampedusa, avranno vita facile. Finiti nel grande calderone dei migranti, verranno trattati come numeri, o peggio, come mercanzia che i governi europei danno in gestione a organizzazioni private, a scopo di lucro. Nel 2015, ad esempio, la Norvegia, un paese di 5 milioni di abitanti, ha accolto 31.500 rifugiati, più del doppio di quelli arrivati l’anno precedente. I migranti provenivano prevalentemente dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dall’Eritrea. Le strutture statali per l’immigrazione non riuscivano a gestire un simile afflusso e quindi il governo si è rivolto ad aziende private. Circa il 90 per cento dei profughi della Norvegia è gestito da società private. Per i proprietari di queste organizzazioni l’arrivo dei rifugiati è l’equivalente della Corsa all’Oro, infatti per alloggiarli e nutrirli il governo paga tra i 31 e i 75 dollari al giorno.

La conquista di Mosul sarà una vittoria di breve durata: aprirà un nuovo capitolo di lotte intestine e fratricide in Iraq, alle quali parteciperanno gli sponsor internazionali, tra cui Iran e Turchia; costringerà più di un milione di persone a fuggire, creando un altro disastro umanitario che l’Europa dovrà gestire; arricchirà i contrabbandieri di uomini e l’industria europea dell’accoglienza dei profughi, questi ultimi guadagni verranno realizzati a spese del contribuente europeo.

Ancora una volta i mercanti di uomini capitalizzeranno sugli errori di un’Occidente che ha perso completamente la bussola.

prosegue l'avanzata irachena verso Mosul. Ma l'Isis apre nuovo fronte di guerra e attacca Rutba - Il Fatto Quotidiano

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Guerra in Iraq: Mosul sarà ripresa, ma più di un milione di civili cercheranno rifugio

In Europa e negli Stati Uniti pochi sanno che le milizie sciite Hashid Shaabi, conosciute anche come Forze di mobilitazione popolare, hanno partecipato alla cattura di Ramadi e Tikrit e che hannocommesso crimini di guerra contro la popolazione una volta cacciati gli jihadisti dell’Isis. Chi pensa che solo il Califfato sia composto da fanatici religiosi, che si esaltano al pensiero di ripetere le grandi battaglie del passato, sbaglia di grosso. Anche gli ‘alleati’ del presidente Obama fuori Mosul sono altrettanto fanatici. Il leader della milizia pro-iraniana Ahl al-Haq, Qais al-Khazali, ha dichiarato che la battaglia di Mosul sarà la vendetta sciita per l’uccisione di Hussein, non Saddam Hussein, si badi bene, ma Hussein ibn Ali, uno dei ‘martiri’ islamici ucciso nella battaglia di Karbala nell’anno 680, battaglia che fu la pietra miliare della lotta fratricida tra Sunni e Scia.

Anche se combattuta con le armi più moderne e con l’ausilio dei droni, la battaglia di Mosul, come quelle che l’hanno preceduta all’interno del territorio definito dall’Isis “Califfato”, nell’immaginario collettivo di chi vi partecipa appartiene al passato, agli albori del primo Califfato. Ecco perché è l’ennesima prova che l’Iraq democratico non esiste, che questa nazione è in mano a forze settarie che alla prima occasione fanno scorrere sangue iracheno. Ed ecco perché la popolazione sunnita di Mosul scapperà, come ha fatto quella di Ramadi, di Tikrit, di Falluja. Ma facciamo attenzione, non scappano dalle atrocità commesse dallo Stato islamico, scappano da quelle che commetteranno le milizie ed i signori della guerra sciiti.

Un destino atroce quello di questi profughi, che la fuga non cambierà. Il viaggio verso l’Europa – poiché è lì che tutti i moderni sfollati vogliono andare – è costoso, lungo e pericolosissimo. I poveri non se lo possono permettere e finiscono nei campi profughi in Iraq. Al momento circa 4 milioni di iracheni vivono in questi campi in condizioni tremende, la maggior parte sono sunniti che con la distruzione delle proprie città hanno perso tutto, quel poco che avevano.

I benestanti vendono oro e gioielli e pagano i contrabbandieri per portarli fuori. Ma la rotta più breve, quella turca è chiusa. Erdogan ha esteso all’Iraq – con il quale la Turchia divide un confine di 350 chilometri – la cosidetta “zona di sicurezza”, circa 900 chilometri quadrati. Creato quest’estate con l’operazione militare “scudo dell’Eufrate“, questo corridoio dovrebbe arrivare a 5.000 chilometri quadrati e correre lungo tutto il confine iracheno. Naturalmente la zona di sicurezza è controllata dalle milizie turche ed ha lo scopo di bloccare il flusso dei rifugiati ed impedire ai curdi di conquistare la lunga striscia di territorio che separa la Siria e l’Iraq dalla Turchia e che va dal Mediterraneo fino al Kurdistan iracheno. In Siria, questa strategia ha già funzionato, le milizie curde sono state costrette a spostarsi a sud ed a est del confine ed il flusso dei rifugiati si è spostato verso sud.

La rotta principale di chi scappa da Aleppo oggi è verso sud, attraverso la Giordania, l’Egitto fino alla Libia da dove ci si imbarca per l’isola di Lampedusa. E’ questa la rotta che gli abitanti di Mosul dovranno scegliere per arrivare in Europa. Il costo è alto perché la strada è lunga ed i rischi sono elevati. I profughi di Mosul arriveranno a pagare anche 10mila dollari, a seconda di come viaggeranno, se in aereo fino ad una delle città costiere della Libia o via terra, nascosti nei camion. Soldi che i contrabbandieri e trafficanti intascheranno.

Ma neppure i fortunati che riusciranno ad approdare vivi a Lampedusa, avranno vita facile. Finiti nel grande calderone dei migranti, verranno trattati come numeri, o peggio, come mercanzia che i governi europei danno in gestione a organizzazioni private, a scopo di lucro. Nel 2015, ad esempio, la Norvegia, un paese di 5 milioni di abitanti, ha accolto 31.500 rifugiati, più del doppio di quelli arrivati l’anno precedente. I migranti provenivano prevalentemente dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Iraq e dall’Eritrea. Le strutture statali per l’immigrazione non riuscivano a gestire un simile afflusso e quindi il governo si è rivolto ad aziende private. Circa il 90 per cento dei profughi della Norvegia è gestito da società private. Per i proprietari di queste organizzazioni l’arrivo dei rifugiati è l’equivalente della Corsa all’Oro, infatti per alloggiarli e nutrirli il governo paga tra i 31 e i 75 dollari al giorno.

La conquista di Mosul sarà una vittoria di breve durata: aprirà un nuovo capitolo di lotte intestine e fratricide in Iraq, alle quali parteciperanno gli sponsor internazionali, tra cui Iran e Turchia; costringerà più di un milione di persone a fuggire, creando un altro disastro umanitario che l’Europa dovrà gestire; arricchirà i contrabbandieri di uomini e l’industria europea dell’accoglienza dei profughi, questi ultimi guadagni verranno realizzati a spese del contribuente europeo.

Ancora una volta i mercanti di uomini capitalizzeranno sugli errori di un’Occidente che ha perso completamente la bussola.

Da settimane si prepara l’attacco per riconquistare Mosul e da settimane le Nazioni Unite mettono in guardia contro il disastro umanitario che questo produrrà. Più di un milione di civili fuggiranno in cerca di un rifugio. Secondo le Nazioni Unite circa 700mila persone avranno bisogno di aiuti e assistenza immediati: abitazioni, cibo, acqua, per sopravvivere una volta lasciata la città. Questi esseri umani non hanno scelta: rimanere significa rischiare di morire sotto i bombardamenti e, per la popolazione sunnita, rischiare di essere “punita” dalle milizie sciite. E’ successo a Ramadi, a Falluja, a Tikrit, in tutte le città riconquistate dalla coalizione, la quale non è un esercito regolare, ma un’accozzaglia di gruppi armati e milizie settarie, che certamente non conosce né rispetta la convenzione di Ginevra.

 

 

 

 

 

Siria, raid russi da basi iraniane. E anche la Cina si schiera con Assad

Siria, raid russi da basi iraniane. E anche la Cina si schiera con Assad
Un'immagine di distruzione ad Aleppo (reuters)

Bombardate postazioni del Califfato nelle regioni di Aleppo, Serakab, Al-Bab, Deir ez-Zor e cinque depositi di armi. Consiglieri militari iraniani in aiuto al "Fronte della resistenza" legato al presidente. Mosca: "Su Aleppo intesa vicina con Usa" ma Washington frena. La ong Human rights watch denuncia: "Ordigni incendiari su civili". E Site segnala un nuovo appello ai "lupi solitari" in Paesi europei e in Usa

Entra in campo anche la Cina nello scenario di guerra siriano. La seconda potenza economica mondiale, e ormai militare, muove i primi passi per unirsi alla collaudata alleanza russo-iraniana a sostegno del regime di Damasco, di cui potrebbe diventare il terzo significativo partner. Un passo sulla scia di Mosca che è intervenuta militarmente dallo scorso settembre per sostenere il presidenteBashar al Assad e che sta cambiando il corso della guerra in Siria. Una scelta di campo, quella cinese, dalle conseguenze ancora insondate. Pechino finora si era concentrata militarmente solo sulle dispute nel Mar Cinese Meridionale e Orientale e si era limitata ad allargare e rafforzare sempre più la sfera di influenza in Africa solo con investimenti multimiliardari. Si era sempre tenuta lontana - salvo auspicare generiche soluzioni diplomatiche a qualsiasi fronte aperto - dal caos mediorientale. Ora per la prima volta ha reso noto che intende fornire "aiuti umanitari" ma anche "addestramento alle forze armate" del governo siriano.

L'annuncio è stato dato dall'ammiraglio cinese Guan Youfeu, direttore della cooperazione internazionale della Commissione Centrale Militare (il vertice delle forze armate al cui apice siede il presidente Xi Jinping) a Damasco dove ha incontrato il vicepremier e ministro della Difesa, Fahd Jassem al Freij. E tutto è stato riferito dall'agenzia ufficiale Xinhua. Guan ha anche incontrato - non casualmente - a Damasco il generale di corpo d'armata russo Serghei Charkov, il cui incarico ufficiale in Siria è quello di responsabile del centro russo per la riconciliazioni tra le parti belligeranti. La Cina aveva mosso a marzo un primo passo di avvicinamento al regime siriano nominando significativamente Xie Xiaoyan, ambasciatore a Teheran - l'Iran è il secondo grande alleato di Assad insieme alla Russia e alle milizie sciite libanesi Hezbollah - inviato speciale in Siria.

Siria: nuovi raid aerei russi sulle postazioni dei ribelli anti-Assad

 

E anche Teheran non si limita a un appoggio formale ad Assad. Per la prima volta, Mosca annuncia di aver colpito obiettivi all'interno della Siria partendo dall'Iran. Il ministero della Difesa russo ha confermato di aver schierato in Iran i bombardieri a lungo raggio Tupolev Tu-22M3 e i cacciabombardieri Sukhoi Su-34 e che questi hanno gia' effettuato vari raid aerei "contro i terroristi siriani".  L'ammiraglio russo Vladimir Komoedov, capo della Commissione Duma per la Difesa, ha spiegato che "volare dalle basi della parte europea della Russia è costoso e richiede tempo. La questione delle spese per le azioni belliche e militari è adesso di grande importanza. Non dobbiamo sforare il budget attuale del ministero della Difesa. I voli dei Tupolev Tu-22 dall'Iran significano meno carburante e maggiore carico di bombe". Secondo il presidente della Commissione Difesa della Duma, inoltre, decollare dagli aerodromi in Siria per i raid comporta dei rischi perchè bisogna sorvolare zone di conflitto.

La conferma del coinvolgimento iraniano arriva anche dal capo del Consiglio di sicurezza nazionale della Repubblica Islamica: Ali Shamkhani ha ribadito che l'Iran è pronto a condividere con la Russia le proprie strutture e le proprie capacità nella lotta contro il terrorismo in Siria. "La collaborazione tra Teheran e Mosca per la lotta contro il terrorismo è strategica - ha sottolineato Shamkhani - al riguardo, stiamo coordinando capacità e strutture". 

I consiglieri militari iraniani aiutano il fronte della Resistenza. Shamkhani, in una dichiarazione ufficiale e senza precedenti, ha spiegato che l'Iran "aiuta" con consiglieri militari i Paesi del "fronte della resistenza" senza nessun tornaconto e solo per contrastare la minaccia crescente del terrorismo Is. L'alto funzionario iraniano ha anche messo in guardia "i Paesi vicini dell'Iran" nella regione del Golfo Persico che sostengono e finanziano i terroristi: "Sia chiaro che il sostegno al terrorismo avrà un costo molto pesante per queste Nazioni".

Il 16 agosto - riferisce il ministero russo in una nota - i velivoli Tu-22M3 e Su-34 hanno condotto raid aerei dalla base di Hamadan "contro obiettivi appartenenti allo Stato Islamico e a Jabhat al-Nusra nelle provincie di Aleppo, Deir ez-Zor e Idlib". Secondo il ministero, i raid hanno distrutto tre postazioni di comando e campi di addestramento dei militanti Daesh nelle regioni di Serakab, Al-Bab, Aleppo, Deir ez-Zor e un totale di cinque importanti depositi di armi. Nelle operazioni - precisano dal ministero - e' rimasto ucciso "un numero significativo di terroristi". Gli aerei russi avevano già condotto altri raid contro i terroristi dell'Is in Siria. Finora, erano decollati dalla base di Mozdok, in Russia, coprendo una distanza di circa 2000 chilometri, distanza che si è ridotta a 700 chilometri con le partenze dall'Iran.

Siria, bombardamenti su Aleppo: almeno 20 morti tra cui 3 bambini

Al momento non si conosce il numero di aerei russi schierato nella base iraniana di Hamadan. L'aerodromo di Hmeimim, in Siria, usato dalle forze armate russe per i raid iniziati nel settembre del 2015, non è adatto ai bombardieri pesanti Tu-22M3, ma - secondo Russia Today - le cose cambieranno perchè Damasco ha dato a Mosca il permesso di avere una base militare permanente a Hmeimim e l'aerodromo sarà quindi modernizzato dai russi nel prossimo futuro.

E a proposito di Aleppo, il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu ha detto che Mosca e Washington si stanno avvicinando ad un'intesa che in Siria dovrebbe allentare la morsa sulla città assediata Aleppo. Parlando alla tv Rossiya 24, Shoigu ha dichiarato che "passo dopo passo ci stiamo avvicinando a un accordo". "Sto parlando esclusivamente di Aleppo - ha precisato - Ciò ci darebbe un terreno comune da cui partire per portare la pace in quel territorio". Il Dipartimento di Stato Usa non ha commentato. "Nulla da annunciare in questo momento", ha replicato la portavoce Elizabeth Trudeau.

Ahmed Moaz Khatib, l'ex leader della Coalizione Nazionale per la rivoluzione siriana e le forze di opposizione, ha riferito a Sputnik che avrebbero discusso i modi per risolvere la crisi in Siria. Lo ha riferito il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Bodganov. "La discussione sulla risoluzione politica della crisi siriana per porre fine alle morti di civili è una priorità ora", ha detto Khatib.

Bombe incendiarie su civili.  La ong che si occupa della difesa dei diritti umaniHuman rights watch ha intanto documentato l'uso di ordigni incendiari negli attacchi contro i civili in Siria in almeno 18 episodi da giugno scorso. La ong annuncia l'esistenza di "prove lampanti" che la Russia abbia sostenuto gli aerei del governo siriano in questi attacchi. "Il governo siriano e la Russia dovrebbero smettere immediatamente di attaccare aree civili con armi incendiarie", ha affermato Steve Goose, direttore di hrw. "Gli ignobili attacchi con armi incendiarie in Siria dimostrano la miserabile violazione della legge internazionale che vieta l'uso di questi strumenti di guerra". Anche l'osservatorio siriano per i diritti umani ha documentato l'uso di termite, sostanza incendiaria, da parte di aerei russi sulle province di Idlib, Aleppo, Deir Ezzor e Raqqa.

Aleppo, 20 civili uccisi. Almeno 20 civili, tra cui tre bambini, sono stati uccisi oggi negli "intensi" raid aerei su due quartieri controllati dai ribelli dell'opposizione ad Aleppo, nel nord della Siria. Lo ha riferito l'Osservatorio siriano dei diritti dell'uomo (osdh), una ong vicina all'opposizione che conta su una estesa rete di attivisti in tutto il Paese. "Gli attacchi, che hanno preso di mira i quartieri di Sakhour e Tariq al-Bab, hanno causato anche decine di feriti, alcuni sono in gravi condizioni", ha detto a France Presse il direttore dell'ong Rami Abdel Rahman, che però non è stato in grado di specificare se si sia trattato di azioni di aerei russi o dell'aviazione del regime del presidente Bashar al Assad.

Is in crisi, nuovo appello ai "lupi solitari": "Attaccate i miscredenti in Europa e in Usa". Lo Stato islamico in difficoltà  ha lanciato un appello ai musulmani della jihad negli Stati Uniti e in vari Paesi europei, tra cui l'Italia, chiedendo loro di agire come lupi solitari per commettere attacchi contro "i miscredenti". Lo ha riferito Site, sito di monitoraggio delle attività jihadiste sul web, spiegando che l'appello è stato lanciato attraverso al-Thabaat Media Foundation, media legato al gruppo estremista. Tra i Paesi europei che il messaggio cita ci sono Belgio, Danimarca, Francia, Spagna e Italia.

Guerra all’Isis, a chi presenteranno il conto i curdi a partita chiusa?

La guerra contro l’Isis in Medio Oriente ha dei costi altissimi. ( da ridurre)

Tra le risorse umane maggiormente impiegate, con grande copertura mediatica da parte di tutto il mondo occidentale, c’è la milizia di difesa curda: i Peshmerga. Da ormai due anni loro sono i primi scarponi sul terreno che tengono testa all’Isis.

 

Un tema che tuttavia non ho avuto modo di approfondire grazie ai media occidentali è il costo del supporto (supporto quasi obbligatorio considerando che l’Isis li stava per schiacciare) Peshmerga alla Seconda guerra al terrorismo (la prima la combattè Bush contro Al Qaeda). Prima o poi l’Isis, sarà ridimensionato, e rimarrà (un po’ come al Qaeda)un’organizzazione terroristica in franchising (del tipo chiunque voglia fare un atto terroristico può chiedere il “brand book” a Isis, cosa che in vero questo gruppo terroristico sta implementando con grande efficacia, vedi lupi solitari).

In attesa che un evento del genere abbia luogo chi ci lascia le penne sul fronte orientale sono i Peshmerga. Grazie alle armi occidentali hanno anche ripreso le aree che erano state conquistate dall’Isis. Grazie all’intervento turco contro l’Isis (all’inizio, per sbaglio, bombardavano anche i Curdi) han un pocorallentato la loro attività (c’è da dire che se mentre combatti un nemico un “alleato indiretto” ti prende a cannonate, la cosa non aiuta molto). Grazie all’ulteriore supporto russo e i loro bombardamenti mirati sulla linea nord (bombardamenti molto efficaci tanto che la Turchia ha deciso, volontariamente si intende, di valutare un veloce avvicinamento a Putin) l’esercito di Assad ha dato un ulteriore stretta all’Isis, allentando di fatto la morsa che il califfato stava stringendo al collo dei Peshmerga. Ci vorrà ancora un bel po’ prima che l’Isis sia ridotto, soprattutto in termini di territorio sotto il suo controllo.

Tuttavia sarebbe opportuno capire quanto vogliono esser pagati, i curdi, per la loro gentile attività sul terreno.

La risposta è piuttosto semplice. Vogliono il Kurdistan, uno stato libero, indipendente, riconosciuto dalla comunità internazionale. Questo Stato dovrebbe, uso il condizionale, essere costituito da elementi territoriali presi da Turchia, Iran, Iraq e Siria.

 

A causa del disordine in Iraq, la regione nord della nazione, con capitale regionale Kirkuk, è quasi de facto indipendente. In vero ilgoverno regionale curdo provò a testare il terreno dichiarando unilateralmente la sua indipendenza dall’Iraq. Il problema maggiore sono tuttavia i “supporter” di questo stato curdo.

Gli iraniani, i Turchi non ci pensano nemmeno a lasciar territorio a questo stato. I turchi in più, con le problematiche che hanno con il PKK, non solo non darebbero mai il loro territorio, ma non vedono di buon occhio la formazione di uno stato curdo come vicino di casa. Non sono idioti, sanno che diventerebbe un precedente e un supporto perfetto per il movimento del PKK.

Siria e Iraq: in Siria succede qualcosa di strano in questi giorni, pare che una città, Hasakan, sia oggetto di interessi americani. La situazione è piuttosto confusa, ma a quanto riportato da differenti siti, unità aeree americane hanno creato una No-fly zone. Intanto le milizie curde stanno prendendo la città. Ma cosa piuttosto strana, non si registrano truppe Isis sul campo. Al netto di questa situazione tutta in sviluppo, Assad non sembra molto convinto di lasciare un pezzo di Siria al popolo curdo. Anzi in vero con il nuovo cambiamento di umore di Erdogan (ora amicone di Russia e per estensione Iran e Cina) pare che la Siria debba rimanere integra e con Assad a capo, secondo il premier turco.

Sull’Iraq già si è detto, è probabile che questo stato rischi una cessione per la creazione di un nuovo stato a nord (tra l’altro una zona ricca di petrolio e gas).

Agli Usa di avere un potenziale alleato in zona andrebbe sicuramente bene. Specie considerando che la situazione con i Sauditi (è di pochi giorni fa un riposizionamento dei consiglieri militari americani che erano di stanza a Ryhad che consigliavano il regno sui bombardamenti diretti in Yemen) sta cambiando rapidamente, e i rapporti con l’Iran ( a cui gli Usa han deciso di pagare un po’ didollari per avere gli ostaggi indietro) è ancora tutta definire. I russi han già detto la loro. Iran e Siria non si toccano. La Cina ha fatto sapere, giusto per non mancare la presenza, che supporta lo status quo (ergo posizione alla Putin).

A questo punto la domanda sorge spontanea. I Curdi a chi presenteranno il conto a partita chiusa?

Siria, Erdogan annuncia l’inizio delle operazioni contro Isis e milizie curde. Pyd: “Turchia sarà sconfitta come Daesh”( da ridurre)

Siria, Erdogan annuncia l’inizio delle operazioni contro Isis e milizie curde. Pyd: “Turchia sarà sconfitta come Daesh”

Mondo

L'obiettivo di Ankara è cacciare lo Stato Islamico dalla cittadina di confine di Jarablus e frenare l'avanzata dei curdi siriani, le stesse forze che con il sostegno degli Stati Uniti hanno conseguito negli ultimi anni alcuni dei maggiori successi militari contro il Califfato.

Si chiama “Scudo dell’Eufrate“ed è l’operazione militare lanciata oggi dalla Turchia nel nord della Siria: l’obiettivo è cacciare l’Isisdalla cittadina di confine di Jarablus e frenare l’avanzata dei curdi siriani del Ypg.

 

A dare notizia dell’operazione in terra siriana è stato lo stesso presidente Recep Tayyip Erdogan in un discorso trasmesso in diretta dalla tv panaraba Al Jazeera. “Gli attacchi dalla Siria devono finire – ha detto Erdogan – A chi afferma che la Turchia avrà ripercussioni in questo o quel modo per questa operazione, dico di pensare piuttosto al proprio futuro. Il troppo è troppo – ha continuato il presidente – ogni popolo ha diritto a difendersi, e non ci importa quello che dicono della Turchia”.

Immediata la replica di Saleh Moslem, il leader dei curdi siriani del Pyd, che su twitter scrive: “La Turchia è nel pantano siriano. Sarà sconfitta come Daesh”. Dello stesso tenore le parole di  Redur Xelil, portavoce delle milizie curde Forze di difesa popolari (Ypg), che definisce l’intervento militare turco in Siria come “una palese aggressione negli affari interni siriani”. Xelil ha spiegato che la richiesta turca di ritiro a est dell’Eufrate delle milizie deve essere esaminata dalle Forze democratiche siriane, coalizione a guida statunitense contro l’Isis in cui il gruppo curdo è una parte importante. Per Ankara, però, sia il Pyd che le milizie del Ypg sono alleate del Pkk, considerate “gruppo terroristico“.

 

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Isis, la guerra segreta dell’Italia: forze speciali in Libia e Iraq. Ma il Parlamento è all’oscuro di tutto

Decine di membri dei reparti speciali in Iraq (e nell’ex colonia nordafricana) in prima linea. Ma il Parlamento è all’oscuro

 

Isis, la guerra segreta dell’Italia: forze speciali in Libia e Iraq. Ma il Parlamento è all’oscuro di tutto

Decine di membri dei reparti speciali in Iraq (e nell’ex colonia nordafricana) in prima linea. Ma il Parlamento è all’oscuro

La guerra all’Isis l’Italia la fa ma non lo dice. Operazioni militari segrete condotte dalle forze speciali e decise dal governo all’insaputa delparlamento, missioni che ufficialmente non esistono e che quindi vanno categoricamente smentite fino alla loro conclusione, fino a quando non arriva il conferimento ufficiale di medaglie e onorificenze. È accaduto dieci anni fa per l’operazione “Sarissa” della Task Force 45 in Afghanistan, decisa e sempre negata dal governo Prodi. Sta accadendo oggi in Iraq e in Libia, dove truppe d’élite italiane partecipano da tempo ai combattimenti contro l’Isis.

Partiamo dall’Iraq. Il coinvolgimento di truppe italiane nella guerra alCaliffato nella provincia sunnita di Al-Anbar, oltre ad essere trapelato sulla stampa un anno fa a inizio missione (con inevitabile smentita dalla Difesa), è stato riportato lo scorso febbraio anche sul sito web ufficiale dei marines. Rispondendo a un’interrogazione parlamentare in proposito, la Difesa – non potendo smentire anche gli americani – disse a marzo che la presenza nell’area aveva riguardato solo cinque uomini ed era terminata. Ad aprile però il sito dei marines confermava la presenza italiana. Ora il Fatto Quotidiano apprende da autorevoli fonti militari che in Al-Anbar è in corso ancora oggi un’azione delle forze speciali italiane. Si chiama operazione “Centuria” ed è condotta dalla Task Force 44, inizialmente basata su un’aliquota del 9° Reggimento d’assalto “Col Moschin”, poi affiancati, o avvicendati, dalle altre unità dipendenti dal Cofs (il Comando interforze per le operazioni delle forze speciali del generale Nicola Zanelli) quindi gli incursori di Marina del Comsubin, quelli del 17° Stormo dell’Aeronautica e i Gis dei Carabinieri, solitamente supportati dai ricognitori del 185° Folgore e dai Ranger del 4° Alpini.

La partecipazione del Goi (Gruppo operativo incursori, alias Comsubin) è certa, altre fonti riferiscono la presenza di uomini di tutte le 4 unità del Cofs. Difficile dire con esattezza quale sia la consistenza numerica della TF-44: certamente non i 200 uomini della TF-45 afghana, ma si dovrebbe essere non di molto sotto ai cento che suggerisce il richiamo alla centuria romana. La base operativa della Task Force 44 è l’aeroporto militare di Taqaddum, traRamadi e Fallujah, teatro delle principali offensive anti-Isis degli ultimi mesi. Ed è qui che le forze speciali italiane, insieme a quelle australiane e ai marines, sono state impegnate al fianco dell’8ª Divisione dell’esercito iracheno con compiti di pianificazione, coordinamento e appoggio ai combattimenti. Una funzione che le forze regolari della Coalizione svolgonoinside the wire, cioè all’interno della base, ma che per le unità speciali comporta anche attività outside the wire, cioè sul campo al fianco dei corpi d’élite iracheni.

L’operazione “Centuria”, inquadrata nell’operazione multinazionale a guida Usa Inherent Resolve, è cosa ben diversa sia dall’operazione italiana “Prima Parthica” per l’addestramento dell’esercito iracheno e deipeshmerga curdi, sia dalla missione della Brigata Friuli a protezione della diga di Mosul. È invece probabile che gli elicotteri italiani da attaccoMangusta e da trasporto Nh-90, schierati a Erbil in primavera per missioniCombat search and rescue, possano fornire supporto alle nostre forze speciali. Soprattutto se, conclusa anche la riconquista di Fallujah dopo quella di Ramadi, la TF-44 venisse ridislocata più a nord, nella base aera diQayara, dove in vista dell’offensiva autunnale su Mosul stanno per arrivare560 marines e forze speciali americane.

Veniamo all’altro fronte della guerra segreta all’Isis: la Libia. Dell’operazione italiana nell’ex colonia, autorizzata da Renzi lo scorso 10 febbraio con un decreto subito secretato, non si conosce ancora il nome in codice né i corpi speciali che vi partecipano. Si sa solo, in via del tutto ufficiosa, che si tratta di un piccolo distaccamento basato all’aeroporto militare di Misurata, che partecipa insieme alle forze speciali britanniche all’operazione “Banyoun Al Marsoos” (Struttura Solida) lanciata a maggio delle brigate misuratine e dalle guardie petrolifere di Ibrahim Jadhran per riconquistare la roccaforte Isis di Sirte. I combattimenti hanno provocato pesanti perdite tra le forze filo-governative libiche, ufficialmente supportate dall’Italia solo con un ponte-aereo di soccorso medico. A fine aprile, quandofonti israeliane hanno riportato la notizia di soldati inglesi e italiani caduti in un’imboscata dell’Isis, la smentita del governo italiano è stata immediata: “Non ci sono soldati italiani che combattono in Libia”. Come non ci sono in Iraq. Come non c’erano in Afghanistan.


 

 

Libia, nel caos della guerra con gli inglesi: "Guidano loro l'assalto finale all'Is"

Libia, nel caos della guerra con gli inglesi: "Guidano loro l'assalto finale all'Is"

Le forze britanniche hanno un ruolo decisivo a Sirte: di fatto sono loro a condurre le operazioni insieme ai comandanti libici. Agli italiani compiti di intelligence e di addestramento

 Dalla nebbia del mattino, sulla strada che arriva da Misurata, emergono due fuoristrada fantasma color sabbia. "Ecco, sono gli inglesi che ritornano, loro non dormono a Sirte, la notte rientrano a Misurata e poi il giorno dopo si ripresentano qui al fronte", dice un autista libico. Eravamo in marcia verso Wadi Jaref, dove dicono fosse nato Gheddafi e dove ci sono ancora membri della sua tribù.

Incrociamo le auto due volte, mentre si spostano verso una operation room. Sono le famose "truppe speciali", un aiuto forte, importante, per i soldati del governo di Tripoli. Anche se è chiaro che proprio qui a Sirte, nella città che fu la culla e poi la tomba di Muhammar Gheddafi, il governo Serraj non si gioca soltanto l'eventuale vittoria sull'Is ma costruisce con le armi il futuro della propria legittimità. Conquista con i soldati il diritto di governare a Tripoli: devono essere i suoi soldati, non truppe straniere a combattere, morire e vincere.

Nel caos, nel fumo nero di questa terza guerra di Libia, nessuno è in grado di confermare in carta bollata notizie come quelle sulla presenza di truppe speciali americane, inglesi o italiane. Gli americani ci sono di sicuro, lo suggerisce un ragionamento semplice: gli Stati Uniti hanno necessariamente bisogno di gente a terra che sappia dove e come guidare gli attacchi aerei, per non rischiare di colpire i soldati di Tripoli e Misurata. Gli inglesi invece hanno un ruolo davvero molto più pesante, decisivo. Di fatto guidano la guerra insieme ai comandanti libici. E qui, oltre al ragionamento e all'incontro casuale, abbiamo la nostra testimonianza diretta: l'altra notte, mentre ci preparavamo a dormire in un distributore di benzina trasformato in centro comando, all'improvviso i capi hanno iniziato a urlare ordini. "Il responsabile dell'intelligence inglese ci ha detto che lo Stato islamico sa che questo è un centro-comando, potrebbero provare a fare un assalto stanotte, dobbiamo spegnere tutto e prepararci all'assalto. Tu, giornalista italiano e il tuo accompagnatore andate via".

L'assalto nella notte poi non c'è stato, ma le operazioni continuano furiose anche oggi. E i libici dicono di seguire con grande scrupolo i suggerimenti delle forze speciali britanniche, che avrebbero un ruolo concreto nei combattimenti più delicati. Ma arriviamo agli italiani. Soldati delle truppe speciali italiane sono sicuramente a Tripoli e a Misurata, e sono passati anche da Sirte. "A voi italiani neppure abbiamo chiesto di combattere, tanto sapevamo che avreste impiegato settimane e mesi per non risponderci nulla", ci ha detto quasi sprezzante la settimana scorsa un politico libico di alto livello. Sono state chieste tre cose: schierare una nave ospedale, ma anche su questo l'Italia da due mesi non ha dato risposta. Schierare allora un ospedale da campo oppure traferire dei chirurghi in sicurezza all'ospedale di Misurata. E ancora niente. Oppure addestrare gli sminatori. La collaborazione sullo sminamento ci viene confermata in persona dal capo dell'unità di sminatori di Tripoli schierata a Sirte.

Lungo la grande strada che porta al fronte sono schierati i servizi logistici dell'offensiva. Le salmerie. Le ambulanze con gli infermieri a bordo, una cisterna che rifornisce di benzina le auto direttamente dal rimorchio. Un punto mobile di gommista, con generatore elettrico e compressore per riparare le ruote di "tecniche" e blindati.

E poi gli sminatori, di cui incontriamo il comandante. Chiedono di non essere fotografati e di non scrivere il nome, perché sanno che l'Is ha cellule dormienti pronte a colpire in ogni città della Libia. "Con bombe e mine qui a Sirte è stato un inferno: ecco perché abbiamo chiesto ai nostri capi l'aiuto degli italiani. Sappiamo che hanno portato del materiale, abbiamo bisogno di altro addestramento, e di farlo anche da voi".

Si avvicina uno sminatore, ci mostra sullo smartphone tutti i nuovi tipi di bombe-trappola che i terroristi hanno inventato. Proiettili di mortaio innescati con un detonatore che scatta tirando un filo di lenza: i soldati non lo vedono, inciampano e la bomba fa morti e amputati nel giro di 100 metri. Televisori-esplosivi, estintori-trappola, porte-bomba. Le apri e salti in aria. L'ordigno più pericoloso è una specie di cassetta di metallo piena di esplosivo, chiodi, frammenti di ferro, collegata a un detonatore con dei fili elettrici ma anche con una normale siringa medica, svuotata e riempita con liquido e una sfera di metallo. Non abbiamo capito come funziona, ma se si tagliano i fili la siringa si attiva comunque e la bomba esplode. I soldati o gli artificieri saltano per aria.

Adesso cosa deciderà di fare l'Italia con le sue truppe speciali in Libia ormai è quasi affare di politica domestica. E diventa sempre meno importante per i libici, visto che il Daesh nei fatti lo stanno sconfiggendo da soli, con la loro fanteria e l'appoggio degli americani dall'aria e degli inglesi nell' intelligence . Chi ha aiutato, verrà aiutato, dicono in Libia e non solo.

Ieri per tutta la giornata gli assalti si sono ripetuti, le truppe vanno avanti casella dopo casella, come in un gigantesco domino mortale. La notte in cui ci hanno trasferito l'esercito ha preparato l'attacco all'università, che è stata ripulita ieri. Poi sono passati all'ospedale di Ibn Sina e al quartiere di Al Giza. Rimane il centro congressi Ouagadougou, per mesi il centro-comando dell'Is, il massiccio palazzone in calcestruzzo costruito da una ditta italiana per il congresso della Unità Africana che Gheddafi volle celebrare nel 1999, qui nella sua città natale. E ieri, prima di sera, è arrivato l'annuncio del comando militare di Misurata: "Abbiamo conquistato il quartier generale dell'Is a Sirte. La vittoria è vicina".

E potremmo esserci vicini. Ieri le tv libiche hanno rilanciato quella che sembra una ammissione di sconfitta dei jihadisti: un terrorista dice di parlare a nome del "Vilayat Tarabuls", la provincia di Tripoli, perché Sirte farebbe parte di questa provincia

 

del califfato, "Quello che è successo a Sirte è un arretramento, non una sconfitta: torneremo dopo che le forze del male in tutto il mondo si sono coalizzate per combatterci". Il Daesh a Sirte ancora non è stato ancora sconfitto, e già prepara vendetta.

 

Libia: "Ci sono soldati italiani  al nostro fianco contro l'Is"

Libia: "Ci sono soldati italiani
al nostro fianco contro l'Isis"
Dal 4 agosto 2016 l'Italia partecipa attivamente alla campagna di bombardamenti sulla Libia varata ed ordinata da Washington. Come nel maggio 2011, l'Italietta mignoica che non conta assolutamente un cazzo a livello internazionale, si piega servilmente al potentissimo alleato che, a 25 anni dalla liquidazione dell'Urss, detiene sul nostro territorio più di 100 basi militari.

Reportage da Sirte I comandanti libici:
forze speciali ci addestrano allo sminamento

Washington Post rivela: "Soldati Usa sul campo"10 agosto 2016.

In queste ore siamo stati informati che gli Usa hanno, per l’ennesima volta, attaccato un Paese distante migliaia di chilometri. Il mainstream mediatico, ovviamente, ci ha tranquillizzato precisando che sarebbe stato il primo ministro libico Fayez al-Serraj a chiedere agli Stati Uniti di bombardare Sirte. La pletora di giornalisti e intellettuali nostrani però dimentica di dire che Serraj è soltanto l’ultima creatura dell’occidente avido di petrolio.

Non viene detto che Gheddafi fu presumibilmente eliminato dallaNato (per maggiore approfondimento sulla Nato invito a seguirequesto video) perché, sempre con maggiore insistenza, stava lavorando per creare in Africa una moneta (il Dinar) che non sarebbe stata legata al dollaro ma all’oro. Gli Usa non avrebbero mai permesso che venisse usata altra valuta rispetto al dollaro per la vendita di petrolio. Anche Gheddafi subì la medesima sorte di Saddam che, qualche anno prima, aveva deciso di vendere petrolio non più in dollari ma in euro.

Nessuno ci dirà mai quanti morti civili, quante vittime innocentici sono state in queste ore. Del resto non sono morti occidentali. Questi non ascoltavano musica, non avevano sentimenti, non avevano progetti, non avevano sogni. Agli italiani (ma non solo) viene raccontato che l’ultima guerra del premio Nobel per la paceObama è indispensabile per sconfiggere i diavoli dell’Isis. Cioè quei radicali musulmani e contractors (mercenari) finanziati, armati e addestrati a partire dagli anni ’80 in Afghanistan e poi dal 2013 inSiria dalla Cia.

Ma era stato celato un altro episodio raccapricciante che Enrico Piovesana su Il Fatto Quotidiano di oggi ci svela. Il primo agosto dalla base di Sigonella è decollato un drone Usa che ha bombardato Sirte. Eppure, il giorno dopo il ministro Gentiloni aveva dichiarato: “Se ci saranno richieste per l’uso di Sigonella le valuteremo e se prenderemo delle decisioni ne informeremo il Parlamento”. Ora sarebbe da capire se Gentiloni mente o non ne sapeva davvero nulla. In entrambi i casi credo ci siano le condizioni per chiederne le immediate dimissioni per malafede o per totale mancanza di controllo della situazione.

Questa nuova escalation libica potrebbe davvero mettere inpericolo il nostro Paese. Finora siamo stati immuni da attacchi di terroristi o di squilibrati che usano come pretesto la jihad per salire sul palcoscenico mediatico. Non credo che la nostra immunità sia stata merito di Angelino Alfano. In quest’ultimo assalto alla Libial’Italia non era stata coinvolta militarmente nei raid, neppure logisticamente vi era stato un nostro contributo.

 

Ora, il nostro apporto è diretto e sempre più caccia potrebbero partire da Aviano o da Sigonella. Alla colonia Italia, per non perdere la sua fettina di torta libica, è stato imposto un diretto intervento. Lo potremmo pagare caro. In questo momento storico di totale anomia, la bellicosità da parte del governo italiano (in violazione dell’articolo 11 della Costituzione) potrebbe rendere il nostro Paese vittima di attentati. A pagarne le spese sarebbero i cittadini, non di certo i componenti di questo governo senza alcuna legittimità diretta da parte del popolo.

I terroristi, o gli squilibrati che ne vogliono seguire le gesta, non hanno l’intelligenza per distinguere tra popolo ed élite. Forse nelle menti dei jihadisti, c’è l’errata consapevolezza che le nostre siano davvero delle democrazie, cioè che a decidere siano i popoli. La realtà è che le nostre tanto autoproclamate democrazie occidentali in realtà sono delle oligarchie. Non è permesso ai cittadini mutare strutturalmente la nostra società devota al dogma mercantile.

I popoli non sono direttamente responsabili, ma ora è indispensabile un virgulto di dignità e consapevolezza. I troppi italiani che in maniera patetica trascorrono ore a cacciare Pokémon sappiano che siamo in guerra e che decisioni importanti, anche in maniera occulta, sono state prese e potrebbero far sprofondare il nostro Paese nel terrore. Occorre vigilare, essere cittadini sovrani e non sagome spostate a piacimento. Il tempo del lamento dopo il sopraggiungere di eventi nefasti, deve terminare. Dopo 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale il nostro territorio non deve essere più una portaerei dell’impero Usa.

Va rispettata la nostra Costituzione e la nostra dignità di Paese sovrano. Quest’estate serve uno sforzo di consapevolezza ricordando sempre la frase di Tiziano Terzani: “Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi ma eliminando le ragioni che li rendono tali”.

 

Isis, in difficoltà sul campo con la perdita di Raqqa, Plamira, Ramadi e Falluja, colpisce a Bagdad, oltre 200 vittime
Strage di bambini in un mall
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Is rivendica / Video Un inferno di fuoco. L'Isis arretra e fa terra bruciata, dando il là alle operazioni terroristiche

 su scala planetaria: in una settimana colpita Ankara (Turchia) e Dacca (Bangladesh). Centinaia di morti, la

 difficoltà delle Intelligence di prevenire le operazioni.

Blitz nel bar di Dacca attaccato dall'Is: morti 20 ostaggi video 
In gran parte sono italiani e giapponesi. Colpiti col machete 
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Uccisi 6 terroristi, uno preso. La premier: "Siamo riusciti a salvare solo 13 persone" video 
I sopravvissuti: "Chi non conosceva il Corano veniva torturato". Vittime tutte straniere
Video Schierati anche i blindati / Lo chef fuggito: "Un massacro" / Video I feriti

Mattarella: "Barbarie" / Mappa Il quartiere diplomatico - RepTv Bultrini: escalation del terrorismo

Attentato ISIS all'aeroporto di Istanbul, sale a 41 il numero delle vittime:41. Scalo torna operativo,28-06-16

Attacco allo scalo Ataturk, il giorno dopo aumenta il numero dei morti, di cui almeno tredici stranieri, e 239 feriti. L'imperativo è riportare tutto alla normalità in tempo record per dimostrare che il Paese non ha paura. Un arresto nella notte: si tratterebbe di una donna, settimo componente del commando. E si parla di complici dei kamikaze ancora in fuga. Sarebbero arrivati con i taxi, come a Bruxelles. Dodici ore dopo l'attentato kamikaze che ha riportato il terrore a Istanbul, si torna a volare all'aeroporto di Ataturk. Il sangue è stato lavato a tempo di record, nella zona del terminal dei voli internazionali, dove uomini armati di pistole e kalashnikov, martedì sera alla 22,10, hanno sparato sulla polizia e sulla folla e poi si sono fatti esplodere. L'imperativo categorico è riportare tutto alla normalità in tempo record, per dimostrare che il Paese non ha paura. Almeno 41 i morti e 239 feriti, tra poliziotti, personale in servizio nello scalo e viaggiatori. Ventitrè vittime sarebbero di nazionalità turca e tredici stranieri, tra i quali due di nazionalità iraniana e ucraina, cinque sauditi, due iracheni, un cinese, un giordano, un tunisino, un cittadino uzbeco e una donna palestinese. Il governo turco riferisce che finora sono state 37 le vittime identificate, tra cui 10 cittadini stranieri e tre vittime con doppia cittadinanza. Il bilancio delle vittime non includerebbe i tre kamikaze che si sono fatti esplodere e che sarebbero stati identificati: uno sarebbe cittadino turco, gli altri due di diversa nazionalità.

di ALESSANDRA DEL ZOTTO e PAOLO GALLORI

Blitz nel bar di Dacca attaccato dall'Is: morti 20 ostaggi   video    In gran parte sono italiani  e giapponesi. Colpiti col machete   foto
I carri armati delle forze speciali nel giardino del locale di Dacca assaltato

 

Iraq, le forze irachene entrano a Falluja: battaglia finale contro l'Is

Iraq, le forze irachene entrano a Falluja: battaglia finale contro l'Is
L'artiglieria irachena in azione a Falluja (reuters)

Scoperti decine di tunnel scavati dai miliziani jihadisti per fuggire dalla linea del fronte. Secondo l'Onu, circa 50mila persone sono intrappolate nella città. A Mosul offensiva dei peshmerga curdi dell'Iraq. Falluja era già stata teatro di ferocissimi combattimenti nel 2004: solo dopo sei mesi veniva occupata dalle forze statunitensi che la liberarono dalla morsa delle milizie di Al-Zarqawi, il comandante in capo della falange irakena di Al-Queida.

 Falluja è iniziata la battaglia finale per strappare la città dal controllo dello stato islamico. Un portavoce del servizio anti terrorismo ha detto che le truppe irachene sono entrate da tre direzioni e stanno incontrando resistenza. Il comandante a capo dell'operazione, Abdelwahab al-Saadi, ha spiegato che la coalizione internazionale e l'aviazione militare irachena hanno fornito ai soldati protezione aerea. Secondo fonti locali, le forze di sicurezza irachene hanno scoperto decine di tunnel scavati dai miliziani jihadisti per fuggire dalla linea del fronte. Sinora l'offensiva lanciata il 23 maggio dalle forze irachene si era concentrata nei villaggi intorno a Falluja, nelle mani dell'Is dal gennaio del 2014.

'offensiva. "Le forze irachene sono entrate a Falluja sotto copertura aerea da parte della coalizione internazionale, della forza aerea irachena, dell'aviazione dell'esercito e appoggiate da artiglieria e carri armati", ha detto al-Saadi, spiegando che sono sul terreno le forze anti-terrorismo (Cts), agenti della polizia di Anbar e soldati dell'esercito iracheno. "Il Daesh oppone resistenza", ha aggiunto.
 

Iraq, Falluja: l'esercito stringe il cerchio attorno all'Is

Attacco all'alba. "Gran parte" del centro di Falluja è circondato dalle forze governative ha confermato Raji Barakat, membro del Consiglio provinciale dell'Anbar, parlando all'agenzia turca Anadolu. La campagna, spiega Barakat, "ha avuto uno slancio all'alba, con le forze irachene che hanno circondato gran parte della città". I militanti dell'Is, come ha spiegato la fonte, tentano di ostacolare l'avanzata dei governativi con mine, autobomba, razzi Katyusha e obici.

Alcune fonti hanno riferito all'agenzia Sputnik che l'esercito iracheno ha bloccato alcuni militanti dello Stato islamico che stavano tentando di fuggire dalla città su barche lungo il fiume Eufrate.

Lo scorso 23 maggio, in un discorso trasmesso alla televisione, il primo ministro iracheno Haider al Abadi aveva annunciato l'inizio delle operazioni militari e aveva precisato che nell'offensiva sarebbero stati impegnati esercito, polizia, forze dell'antiterrorismo, combattenti delle tribù locali e milizie in maggioranza sciite. Secondo il sito filocurdo di Bagdad Shafaq, in previsione dell'attacco nei sobborghi di Falluja sono stati schierati quasi 20.000 uomini.

Emergenza umanitaria. Solo poche centinaia di famiglie sono riuscite ad uscire dalla città prima dell'attacco: a Falluja secondo alcune stime si trovano ancora 50.000 civili e si teme che l'Isis li possa usare come scudi umani. Falluja é stata la prima città irachena a cadere nelle mani dell'Isis, nel gennaio 2014, sei mesi prima della dichiarazione del Califfato sul territorio conquistato in Iraq e in Siria. Insieme a Mosul, Falluja è la città irachena più importante ancora sotto il controllo degli jihadisti, dopo i recenti successi ottenuti dalle forze armate irachene.

Offensiva dei peshmerga curdi a Mosul. In contemporanea a circa 400 chilometri di distanza, i peshmerga curdi dell'Iraq hanno lanciato nuove operazioni contro postazioni degli jihadisti nella zona di Khazir, a sudest della città di Mosul, roccaforte del gruppo nel Paese. Lo riferisce il portale di notizie Rudaw. L'obiettivo dei peshmerga è liberare i villaggi curdi dalla presenza dell'Is e avanzare verso Mosul. Secondo fonti curde sono circa 5.000 i peshmerga e gli agenti delle forze della polizia militare del Kurdistan (Zeravani) impegnati nell'offensiva lanciata ieri con il supporto aereo della coalizione internazionale a guida Usa.

Il rischio di vendette confessionali. E c'è un altro motivo di preoccupazione per le forze impegnate nella riconquista di Falluja: le possibili vendette di miliziani sciiti, sostenuti dall'Iran, contro la maggioranza della popolazione sunnita, accusata in parte di essersi schierata con l'Is. Il sindaco della città, Sadun Al Shalaan ha detto che i leader tribali hanno raggiunto un accordo per impedire episodi di giustizia sommaria una volta che gli jihadisti saranno stati scacciati. Secondo Shalaan, l'accordo prevede che "non ci saranno vendette (come denunciato in altri casi ndr) e ogni sospettato (di collaborazionismo) verrà deferito alle Corti di giustizia". Da parte sua, Hadi al Amery, uno dei leader delle milizie di volontari sciiti filo-iraniani che hanno collaborato all'accerchiamento di Falluja, ha detto che queste forze hanno accettato di non entrare in città, lasciando il compito all'esercito e alle formazioni tribali sunnite.

 

 

 

In soli sette mesi 500 vittime in più che nel 2015′Migranti, la rotta Libia-Italia fa sempre più morti

 

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Mondo

Il 2 settembre 2015 Aylan Kurdi, 3 anni, veniva trovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum. I leader richiamavano l’Ue a “ritrovare i suoi valori”, ma un anno dopo il numero dei morti in mare è cresciuto nonostante sia aumentato anche il numero delle navi di salvataggio in mare. L’accordo Bruxelles-Ankara ha ridotto i decessi tra la Turchia e la Grecia, ma tra la Libia e l’Italia non è cambiato nulla: solo tra gennaio e luglio lungo la rotta del Mediterraneo Centrale sono morte 2.726 persone, 500 in più rispetto allo scorso anno. Aumentate anche le partenze dall’Egitto: nel 2015 gli arrivi erano stati 200, saliti a 2mila da gennaio a oggi

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Sono 339 i profughi arrivati, tra cui un cadavere, in prevalenza subsahariani. Un altro naufragio nella notte nei pressi delle coste africane
PALERMO.REPUBBLICA.IT
 
 
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Dodici profughe e i loro figli respinti dai paesi del Delta del Po. La rivolta ha prevalso. E infuria la polemica.  La diocesi: "Notte
BOLOGNA.REPUBBLICA.IT
 
 

Sudanesi rimpatriati, Alfano: “Intesa tra polizie”


Amnesty: “Non rispettato diritto internazionale”

 

Alfano migranti combo 3 990

Cronaca

Il 24 agosto 48 cittadini sudanesi sono stati prelevati a Ventimiglia e trasferiti a Khartoum (di Pietro Barabino). E’ il primo frutto del memorandum firmato il 4 agosto con il Paese africano che prevede la collaborazione nella gestione delle migrazioni e delle frontiere, con articoli dedicati proprio al rimpatrio dei cittadini “irregolari”. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International: “In base a questo principio l’Italia potrebbe stringere un’intesa con il governo di Assad e rimandare indietro i siriani”

 

 

Augusta, prime immagini video

 
relitto del naufragio 2015 dopo il recupero 
 

All'interno del barcone ci sarebberocentinaia di corpi


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 
 
 
 

 

 

 

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Riforma Champions, l'Italia sorride: dal 2018 tornano 4 squadre

Approvata a Nyon la nuova formula: dalla stagione 2018/2019 ci saranno 4 club provenienti dalla Serie A, qualificate direttamente alla fase ai gironi senza il pericoloso preliminare. Sarà però fondamentale difendere il quarto posto nel ranking Uefa

NYON -  La Champions League si rifà il look e l'Italia sorride. E' stata approvata a Nyon la riforma della più importante competizione europea per il triennio 2018-2021. Tra le novità più importanti quella che saranno garantiti quattro posti per club alle prime quattro nazioni del ranking Uefa. Ottima notizia per le società italiane che si trovano proprio al 4° posto in classifica con 16 punti in più della Francia.

ADDIO PRELIMINARI - Altra bella notizia è che i quattro club italiani saranno ammessi direttamente alla fase a gironi, evitando così il pericoloso preliminare che negli ultimi anni è stato fatale a Roma, Napoli, Lazio e Udinese. La formula sarà così articolata: 8 gruppi da 4 squadre (32 in totale), con 26 squadre direttamente ai gironi (quattro a testa per Inghilterra, Spagna, Germania e Italia; due a testa per Francia e Russia; una per Portogallo, Ucraina, Belgio e Turchia più le vincitrici di Europa League e Champions) alle quali aggiungere 6 squadre dai playoff. Dunque le prime 4 classificate della prossima Serie A 2017/2018 potranno ritenersi già in Champions League. Sarà quindi necessario difendere con i denti il quarto posto nel ranking Uefa.

La Conmebol ha deciso: alla Chapecoense la Coppa Sudamerica

A sei giorni dalla tragedia aerea del 28 novembre costata la vita alla maggioranza dei giocatori della squadra brasiliana, l'assegnazione del trodeo. Lo avevano chiesto i rivali dell'Atletico nacional per onorare le vittime

ROMA - L'intento era noto da qualche ora. Alla fine la confederazione degli stati sudamericani, ha deciso di renderla ufficiale: la Coppa Sudamericana andrà alla Chapecoense. A sei giorni dalla tragedia aerea del 28 novembre costata la vita alla maggioranza dei giocatori della squadra brasiliana proprio alla vigilia della finale di andata, quel trofeo le è stato assegnato di diritto. Curioso che l'idea sia venuta non dalla stessa Conmebol (la confederazione sudamericana) ma dall'Atletico Nacional, che avrebbe dovuto contendere proprio la Chapecoense la finale della Coppa, e che ha scelto invece di proporre l'assegnazione ai suoi stessi avversari colpiti dalla sciagura per onorare le vittime del disastro.

Mentre non arrivano buone notizie sulla salute del portiere della "Chape" Neto (un'infezione polmonare ha complicato il quadro clinico), uno dei sopravvissuti alla catastrofe, da tutto il mondo continuano ad arrivare richieste di giocatori che si offrono per giocare per la Chapecoense. Il primo era stato Ronaldinho, il guoriclasse brasiliano che s'era fatto avanti nell'immediatezza dei fatti. SUbito dopo si era parlato anche di Riquelme. Ora è il turno dell'islandese ex Barça Gudjonsen: "Con tutto il rispetto vorrei giocare per la Chapecoense se hanno un posto per me! Se non altro per giocare di nuovo con Ronaldinho", ha scritto Gudjohnsen su Twitter.

Chapecoense, dal rischio fallimento al sogno finito in tragedia. Atletico Nacional: "Diamogli la coppa"

Non ha avuto un lieto fine la favola del piccolo club brasiliano che a sorpresa aveva conquistato la finale di Copa Sudamericana. Sull'orlo del precipizio economico nel 2003, i biancoverdi avevano scalato tutte le categorie sino alla prima promozione nel massimo campionato nel 2014 conquistando in questa stagione la storica finale internazionale

MEDELLIN - Domani sera lo Chapecoensesarebbe dovuto scendere in campo a Medellin, in Colombia, contro l'Atletico Nacional per quello che per la piccola squadra brasiliana era il sogno di una vita, l'andata della finale di Copa Sudamericana, l'equivalente della nostra Europa League. E, invece, il nome della rosa biancoverde è passata alla storia e vi resterà per sempre per ben altri motivi che nelle menti di tutti rievocano la tragedia del Grande Torino del 1949 o quella, più recente, che nel 2011 cancellò la squadra di hockey del Lokomotiv Yarslavl.SULL'ORLO DEL FALLIMENTO - Una favola senza lieto fine. La tragedia aerea che ha coinvolto la squadra dello Chapecoense è lo scherzo peggiore che il destino potesse giocare. Chapecò è una città dello Stato brasiliano di Santa Catarina da poco più di 200 mila abitanti, a oltre mille chilometri dalla capitale, che vive di calcio e lavoro. Lo Chapecoense non ha una grande tradizione alle spalle, anzi, nulla a che vedere con gli altri club brasiliani più blasonati Nata nel 1973 dalla fusione di Atletico Chapecó e Independiente, a sessant'anni di distanza dalla fondazione della città, la piccola squadra brasiliana ha navigato nelle serie inferiori fino a rischiare di sparire dal mappamondo calcistico per problemi economici nel 2003. In soccorso del club due aziende, la Mastervet, che opera in ambito veterinario, e la Kindermann, impresa specializzata in tecnologia. Intanto l'Atletico Nacional di Medellin ha chiesto formalmente alla Conmebol di assegnare la Copa Sudamericana al Chapecoense.UNA STORICA FINALE - E dai momenti difficili si è arrivati al sogno. In quarta divisione nel 2009, lo Chapecoense, forte anche di un impianto come l'"Arena Condà", fra i più importanti e moderni della regione, è arrivato nel massimo campionato brasiliano per la prima volta nel 2014 e lo scorso anno si era spinto fino ai quarti di finale della Copa Sudamericana, arrendendosi solo al River Plate pur battendolo in casa 2-1. Quest'anno la formazione santacatarinense si era spinta oltre, eliminando corazzate come Independiente e San Lorenzo fino a conquistare la finale contro ogni previsione.  Ma il destino si è messo di traverso.

Football leaks, L’Espresso rivela gli affari offshore del mondo del calcio. Ronaldo e Mourinho in testa

Decine di campioni del calcio mondiale sono stati inchiodati da un’inchiesta del network European Investigative Collaborations, di cui fa parte il settimanale del gruppo De Benedetti che domenica 4 dicembre inizierà ad alzare il velo sui contratti milionari tra club e giocatori che fanno svanire in un intreccio di società e banche i loro guadagni milionari.

Dall’offside all’offshore è un attimo, uno scatto. Quello che hanno compiuto decine di campioni del calcio mondiale verso diversi paradisi. Sono ora stati inchiodati da un’inchiesta del network European Investigative Collaborations, di cui fa parte L’Espresso. Il settimanale in edicola domenica 4 dicembre inizierà ad alzare il velo sui contratti milionari tra club e giocatori che fanno svanire in un intreccio di società e banche svizzere i loro guadagni milionari. Diversi i club italiani coinvolti: Juventus, Inter, Milan, Roma, Napoli, Torino e Palermo. I loro nomi figurano nel gigantesco archivio (1,8 terabyte) fornito al Der Spiegel da una fonte anonima assieme a quello di diverse star mondiali, tra cui anche alcuni pezzi da novanta della Serie A. In ottima compagnia, visto che il primo focus de L’Espresso sui Football Leaksparte da Cristiano Ronaldo, Josè Mourinho e Jorge Mendes, chiacchierato procuratore di decine di calciatori di primo livello, ora messo spalle al muro dall’inchiesta alla quale hanno lavorato per otto mesi circa 60 giornalisti associati all’EIC.

Ronaldo, 150 milioni verso Svizzera e Isole Vergini – Il campione del Real Madrid, secondo quanto emerso dai Football Leaks, ha trasferito nel 2009 i suoi diritti d’immagine alla società Tollin Associates, con sede nelle Isole Vergini Britanniche, un paradiso fiscale dei Caraibi. Un modo per aggirare il Fisco che ha permesso a Ronaldo di incassare, quasi esentasse, circa 70 milioni di euro di proventi delle sponsorizzazioni. Tra la Spagna e i Caraibi, i soldi sono transitati attraverso due società irlandesi, la Mim e la Polaris, quest’ultima riconducibile al suo procuratore Jorge Mendes, alle quali erano di fatto intestati i contratti pubblicitari. Una cifra ancora maggiore, 74 milioni di euro, sono stati intascati dal portoghese attraverso un contro svizzero alla fine del 2014, dopo aver ceduto i diritti sulla propria immagine relativamente al quinquennio 2015-2020 a Peter Lim, uomo d’affari figlio di un pescivendolo di Singapore, molto vicino a Mendes e più volte interessato all’acquisto di club europei. Il suo nome venne anche accostato al Milan nell’aprile 2014.

Mou, tra Caraibi e Nuova Zelanda – Come Ronaldo, anche Josè Mourinho si è attivato per trasferire i suoi guadagni in un paradiso fiscale nel 2004. Dopo l’ingaggio da parte del Chelsea, lo Special One ha ceduto i diritti sulla propria immagine alla società Koper Services, con sede nelle British Virgin Island, altro paradiso fiscale dei Caraibi. Dopo gli oltre 2 milioni di euro finiti in questa società tra il 2004 e il 2009, nei sei anni a seguire ne sono piovuti altri 8,1 che Mourinho ha ricevuto dal Real Madrid pagando appena il 6 per cento di tasse. La Koper Services, ha ricostruito L’Espresso, fa riferimento alla fondazione Kaitaia Trust, con sede in Nuova Zelanda, costituita dall’attuale allenatore del Manchester United nel 2008 e della quale sono beneficiari la moglie e i figli. E dove è registrata la Koper Services? A Road Town, sull’isola di Tortola, in un palazzo di due piani a Vanterpool Plaza. Lo stesso indirizzo della Tollin Associates di Cristiano Ronaldo. Neanche a Madrid, dove il loro rapporto non è mai stato idilliaco, sono stati così vicini. Potere degli affari e miracoli di Jorge Mendes, che si è affrettato a dichiarare tramite la sua Gestifute che entrambi sono in regola con il Fisco in Spagna e in Inghilterra.

 

Cina, nazionale battuta dalla Siria e quasi fuori dai mondiali. Proteste di piazza come per Tiananmen

Cina, nazionale battuta dalla Siria e quasi fuori dai mondiali. Proteste di piazza come per Tiananmen
(reuters)

Al gol decisivo di Mahmoud Al-Mawas nella partita giocata nella città settentrionale di Xi'an segue la rabbia riversata dai tifosi nelle strade con cori e slogan, mentre i media di regime evidenziano solo il "gran possesso palla" dei calciatori cinesi. Ma il video del corteo filtra attraverso la censura del web per poi essere rilanciato da Hong Kong. E adesso in federcalcio il clima è da "si salvi chi può"

PECHINO - L'uomo più odiato della Cina sta già passando alla storia per un ruolo che mai avrebbe immaginato nella sua pur lunga carriera di allenatore: quello di istigatore alla protesta nel Paese che dopo Tiananmem non s'era mai più sognato di scendere in piazza. Mai mischiare il sacro con il profano. Ma non era stato proprio il presidente Xi Jinping a decretare che l'ultimo grande salto in avanti di Pechino sarebbe stato nel mondo del calcio?

Adesso mister Gao Hongbo deve tentare il tutto per tutto e possibilmente anche di più se vuole salvare la testa. La sconfitta contro quei poveracci della Siria martoriata dalla guerra brucia qui più dello schiaffo subito da Pechino all'Onu per la vicenda delle isole contese. Il gol di Mahmoud Al-Mawas ha ridotto al lumicino le speranze di qualificarsi per quella coppa del mondo che pure nel 2022 il potere vorrebbe vedere giocata qui. E ha fatto perdere la pazienza ai tifosi, che nella loro vita quotidiana sono pronti a sopportare di tutto ma l'altra sera sono scesi per le strade di Xi'an chiedendo a gran voce che sia fatta giustizia.

Qualificazioni Mondiali 2018, Cina battuta: la rabbia dei tifosi nelle strade

Cori, canti, urla, slogan: all'indirizzo dell'allenatore ma anche del capo della federcalcio di qui, Cai Zhenhua, che aveva chiamato mister Gao proprio quest'anno a risollevare le sorti della nazionale al modico compenso di 1 milione di yuan. No, 150.000 dollari a conti fatti non sarebbero poi una cifra così scandalosa se confrontata con i milioni che gli sponsor delle squadre della Super League stanno versando a fior di campioni: compreso il nostro Graziano Pellé (13 milioni di sterline) di cui oggi il giornale di qui raccontandone la cacciata dagli Azzurri evitava con nonchalance di ricordare l'appartenenza allo Shandong Luneng. Ma il mister guadagna 41 volte di più del suo omologo siriano - come si è premurato di quantificare un internauta.Intendiamoci: la protesta dei tifosi sarebbe rimasta probabilmente confinata nel gelo della città del nord della Cina dove s'è giocata la sfida. Ma malgrado la censura web, nell'era dei social qualcosa ancora attraversa la rete: anche se non il pallone agognato dai tifosi. Così è toccato a un fan nascosto dietro all'eloquente username di @maoradona mettere on-line il video della protesta. Una giornalista di Quartz l'ha rilanciato ovviamente non dalla terraferma ma da Hong Kong: smascherando così la copertura data alla nazionale da un giornale vicino al partito comeGlobal Times, che ha invece sottolineato "il gran possesso di palla".

E adesso? Più di qualcuno s'è spinto a reclamare nientemeno che l'arrivo sulla panchina di Lang Ping: che di mestiere fa però l'allenatore dell'amatissima squadra di volley femminile. Ma l'ira degli oltre 40.000 tifosi accorsi a Xi'an è più che giustificata. È vero che la Cina staziona solo al 78º posto nella classifica della Fifa: ma i siriani erano al 114º posto davanti al Turkmenistan. A proposito: martedì prossimo c'è l'Uzbekistan. Riusciranno a riscattarsi i nostri eroi? Feng Xiaoting ha la risposta decisa che ti aspetteresti da un vero capitano: "Dovremmo imparare dai nostri errori e concentrarci sulla prossima sfida". Ma il vice della federcalcio, Yu Hongchen, che evidentemente sta già pregustando la poltrona che verrà lasciata libera dal boss nella bufera, in una dichiarazione ufficiale ripresa dal Guardian va giù duro: "Questo risultato è inaccettabile". E quando i capoccia, qui, commentano così, vuol dire soprattutto una cosa: si salvi chi può. E mica solo dall'ultimo posto in classifica.

Barcellona, Messi condannato a 21 mesi per frode fiscale, luglio 2016

Dopo il ko con l'Argentina in finale, il fuoriclasse del Barça è sanzionato insieme al padre Jorge dal tribunale di Barcellona per frode al fisco spagnolo per un totale di 4,1 milioni. Eviterà il carcere: se la sentenza fosse stata di 3 mesi più pesante, sarebbe finito dietro le sbarre. Il Barça: "Non ha responsabilità legali".

Un'estate maledetta, quella di Lionel Messi. Il Tribunale di Barcellona ha condannato in primo grado il Pallone d'oro e il padre Jorge a 21 mesi di carcere. L'accusa nei confronti del fuoriclasse del Barcellona è quella di frode fiscale aggravata. Quantomeno, Leo eviterà il carcere: la pena infatti è di appena 3 mesi inferiore ai 24 mesi, che avrebbero reso necessaria la misura cautelare. L'ennesima pagina nera di un mese in cui il mondo intero ha assistito al suo crollo emotivo dopo il ko nella finale di Coppa America contro il Cile ai rigori. Il secondo consecutivo dopo quello del 2015, il terzo compresa la finale mondiale del 2014: abbastanza per convincere il calciatore più forte del mondo a dire addio alla nazionale, dopo quel rigore sparato nel cielo del New Jersey come Roby Baggio a Pasadena 22 anni prima. Le sue lacrime sul campo del MetLife stadium mentre i cileni festeggiavano il trofeo avevano commosso il mondo, convinto Maradona a spendersi per lui, perché non lasciasse: maestre elementari e tifosi accaniti erano scesi in campo supplicandolo di non ritirarsi. Ora il culmine della sua estate buia è una macchia di fango sul curriculum del più forte: il giudizio che lo rende a tutti gli effetti un evasore.Messi e il padre erano comparsi davanti alla corte a inizio giugno, per discutere l'accusa di frode all'Agenzia delle entrate spagnola, per un totale di 4,1 milioni di euro: l'indice della corte puntava dritto sulla gestione dei diritti di immagine negli anni 2007, 2008 e 2009, su cui il calciatore - su indicazione del genitore - non avrebbe pagato le tasse.Durissima, lo scorso 2 giugno, l'avvocatura di stato a proposito di Leo: "È come il perno di una struttura criminale. Sopra c'è il capo - spiegava Mario Maza, rappresentante della Hacienda, l'agenzia delle entrate spagnola - il boss, che non è a conoscenza degli affari. Leo Messi non si occupava di incontrare gli avvocati, ma solo di giocare a calcio e di rendere nelle partite ( ... ) A Messi interessava solo il risultato finale e questo era la mancata tassazione dei diritti d'immagine". E la versione del calciatore che s'era discolpato dicendo "non sapevo cosa firmavo, mi fidavo di mio padre e dei miei legali", s'è scontrata con lo scudiscio dell'avvocatura: "Credibilità zero".
Più tenera era stata la Procura, che credendo alla sua versione aveva addirittura proposto l'assoluzione. Proponendo anche per il genitore una opena inferiore: 18 mesi contro i 22 della condanna effettiva.Ora si attende la reazione del fuoriclasse, che potrebbe fare ricorso al "Tribunale supremo". Restano le parole durissime dell'accusa nei confronti di quel Leo Messi evidentemente più a suo agio con pantaloncini e scarpe chiodate piuttosto che dietro la sbarra di un tribunale: "Lui e il padre sono profani in materia tributaria ma sono capaci di capire cosa significa pagare le tasse. Lo capisce anche un bambino di dieci anni e questo Messi dovrebbe capirlo senza alcun problema".
Eppure in suo favore prende posizione il Barcellona: "Il club - si legge in una nota - esprime il suo pieno sostegno a Leo Messi e suo padre, in relazione alla condanna per frode fiscale. La società, in conformità con i criteri espressi dal pubblico ministero, ritiene che il giocatore, che ha già regolarizzato la sua situazione all'Agenzia delle Entrate spagnola non è in alcun modo penalmente responsabile in relazione ai fatti rimarcati in questa vicenda". Aggiungendo poi che il Barça "resta a disposizione di Leo Messi e della sua famiglia per sostenerli in tutte le iniziative che si possono intraprendere in difesa della loro onestà e dei loro interessi legali".

Nazionale, azzurri senza sconfitte da 10 anni: non perdono da 54 partite: ma col Liechtenstein è solo 4-0. La strada per la qualificazione diretta è sempre più in salita.

In gare valide per la corsa ai Mondiali o gli Europei azzurri infallibili da lunghissimo tempo: l'ultimo ko il 6 settembre 2006 contro la Francia. Dopo 54 gare senza sconfitte: 40 vittorie e 14 pareggi

ROMA -   Nove settembre 2006, a Parigi si gioca Francia-Italia, parte la corsa ad Euro 2008. Gli azzurri con la testa sono ancora alla finale mondiale di Berlino di due mesi prima, vinta ai rigori proprio contro i transalpini: Donadoni ha rilevato Lippi nel ruolo di ct ed ha il compito, storicamente difficile in casa azzurra, di gestire i postumi del trionfo. I francesi inoltre hanno una voglia matta di rivincita, il pubblico li spinge, finisce 3-1 una partita con poca storia. La solita Italia che si rilassa, senatori appagati ecc. Se ne sentono tante dopo quella sconfitta, eppure... Da quel ko, l'Italia ha giocato ben 54 partite senza mai uscire sconfitta nelle qualificazioni: 40 vittorie e 14 pareggi. Spagna, Germania, Inghilterra, Francia, Olanda: le altre big del calcio europeo hanno numeri lontanissimi.

UEFA: "OBAMA ERA UN SENATORE..." - Un record che non è passato inosservato. Tant'è che sono arrivati i complimenti direttamente dalla Uefa, che ci ha anche scherzato su: "Barack Obama - si legge sul sito della Federcalcio europea - era ancora soltanto un senatore l'ultima volta che gli Azzurri sono stati battuti in una gara ufficiale al di fuori di un torneo finale. E' successo più di 10 anni fa, il 6 settembre 2006, quando la Francia si è presa la rivincita della finale persa pochi mesi prima nella Coppa del Mondo".

INGHILTERRA SEGUE A 33 GARE - E' vero che dopo il trionfo di Germania 2006, per l'Italia non sono arrivate grosse soddisfazioni nelle fasi finali di Mondiali ed Europei: unica eccezione la cavalcata continentale in Ucraina e Polonia chiusa con la sconfitta in finale con la Spagna. Però da Donadoni al ritorno di Lippi, da Prandelli a Conte fino al fresco ciclo di Ventura, il denominatore comune di tutti i ct è stata l'imbattibilità nelle partite di qualificazione. Si tratta di un record ancora più corposo considerando che solo altre due nazionali sono in doppia cifra a riguardo: la Spagna, per anni punto di riferimento, è imbattuta da 12 gare, ma ancora più vicino all'Italia c'è l'Inghilterra, che non perde da 33 partite e oltre sette anni. L'ultima sconfitta degli inglesi risale infatti al 2009, quando persero 1-0 contro l'Ucraina.

I PROSSIMI IMPEGNI - Per gli azzurri ora, dopo il doppio impegno casalingo contro Albania e Liechtenstein (rispettivamente il 24 marzo e 11 giugno) ci sarà il banco di prova chiave il 2 settembre 2017, quando ci sarà la durissima trasferta in Spagna nel match probabilmente decisivo per l'accesso diretto a Russia 2018.

 

Il cuore Toro tiene in piedi l'Italia, ma ora Ventura non può più sbagliare

Il cuore Toro tiene in piedi l'Italia, ma ora Ventura non può più sbagliare
Immobile abbracciato da Belotti dopo il gol decisivo alla Macedonia (lapresse)

La doppietta di Immobile ha evitato agli azzurri una figuraccia epocale con la Macedonia, la strada per la Russia resta in salita ma almeno il ct può preparare meglio le prossime sfide

L'Italia ha un cuore Toro, e questo è il segnale più confortante, forse l'unico, pervenuto dalla notte macedone, in cui gli azzurri hanno rischiato una figuraccia epocale e la prima sconfitta nelle qualificazioni, dopo dieci anni di imbattibilità, contro una squadra inchiodata al numero 164 della classifica Fifa. Le reti di Belotti e Immobile, che Ventura aveva in granata insieme un anno fa, spazzano via le polemiche per il caso Pellè, liquidato dopo l'insubordinazione contro la Spagna, e lasciano sperare il nuovo ct che la strada intrapresa, con l'apertura alla nuova generazione di azzurri, sia quella giusta, per quanto tortuosa. Non si può ignorare che, dopo aver preso due gol in meno di tre minuti, l'Italia sia stata salvata anche da un riflesso di Buffon su Mojnov. Ancora una volta, decisivi i cambi: bocciata la scelta di Ventura di giocare con due interni offensivi come Bonaventura e Bernardeschi insieme a Verratti (isolato e in palese sofferenza) il ct ha ridisegnato la squadra con un 4-2-4 finale che è valso l'arrembaggio decisivo. Metà del bottino offensivo l'Italia lo ha segnato allo sprint: Immobile aveva già firmato il gol della sicurezza in Israele, in inferiorità numerica, prima della doppietta di Skopje, mentre con la Spagna De Rossi aveva realizzato il rigore dell'1-1 a 8' dal termine. Segno di una squadra che non muore mai, certo. Però non è quest'Italia che può pensare di competere per il primo posto nel girone. 

COME RIPARTIRE - Le note positive, oltre ai gol degli attaccanti, risiedono nella prova di Candreva, autore di due assist decisivi e imprescindibile in questa Nazionale (un crimine lasciarlo fuori contro la Spagna), nella conferma di Parolo, nei guizzi di Sansone. Le negative arrivano dal centrocampo, che deve ancora trovare una sua identità, vista la ritrosia del ct a far coesistere De Rossi e Verratti. La difesa ha ballato tanto, troppo, pagando anche l'assenza di un'adeguata protezione. Ventura non ha avuto finora il miglior Chiellini (male a settembre, out adesso fra squalifica e acciacchi), può sperare nella rapida maturazione di Romagnoli e nel ritorno di Rugani per dare fiato alla BBC su cui Conte ha costruito le sue fortune europee. IL GIRONE - La strada per la Russia è tutta in salita, ma questo l'Italia lo sapeva già dal sorteggio di San Pietroburgo. La Spagna di Lopetegui è passata in Albania, dopo essere uscita indenne - e aver sfiorato la vittoria - a Torino. Dunque ha già superato le due trasferte più rischiose. E sulla base di questa premessa, riesce difficile immaginare possa perdere altri punti: le restano le partite in Macedonia e Israele, ma avrà in casa Italia e Albania. Tutto fra un anno, all'inizio della nuova stagione. Conti alla mano, in questo momento gli azzurri hanno una sola via per chiudere il girone in testa e andare al Mondiale: vincerle tutte, vincere sempre, anche e soprattutto il ritorno in Spagna il 3 settembre 2017. In caso di arrivo a pari punti, conta la differenza reti nel girone e, successivamente, il maggior numero di gol segnati in totale. Solo in caso di ulteriore parità entrano in gioco gli scontri diretti. In questo momento il computo dei gol è nettamente favorevole alla Roja, e un pari al ritorno nello scontro diretto non sposterebbe gli equilibri. Ecco perché l'Italia, a condizione di non perdere terreno, per scavalcare la Spagna dovrà batterla a domicilio o sperare in un suo improbabile passo falso nelle altre partite. Ma c'è anche la necessità di non sottovalutare l'Albania, che punta ancora al secondo posto. Ai play-off vanno 8 delle 9 seconde (la peggiore è out), gli accoppiamenti li determina anche il ranking Fifa. L'ultima volta che l'Italia fu costretta a parteciparvi fu nel '97 contro la Russia, per andare a Francia '98. Fu allora che Buffon debuttò in Nazionale. 

IL FUTURO - Il calendario offre ora un po' di respiro agli azzurri, che, prima dell'amichevole con la Germania a Milano (15 novembre) sono attesi dalla trasferta a Vaduz, contro il Liechtenstein (12 novembre) che ne ha presi 8 dalla Spagna e non può, non deve impensierire l'Italia. Poi, Ventura avrà due finestre di stage (a seguire a novembre e a febbraio, la terza è a maggio) per valutare forze fresche da inserire gradatamente. A marzo c'è la sfida all'Albania, determinante nell'economia del gruppo. Per fortuna, c'è tempo di meditare. 

Italia-Spagna 1-1: gli azzurri soffrono, De Rossi li tiene a galla

Italia-Spagna 1-1: gli azzurri soffrono, De Rossi li tiene a galla
Esultanza De Rossi dopo il gol del pari (lapresse)

Un rigore nel finale del centrocampista della Roma consente alla squadra di Ventura di raddrizzare una gara nata male, dopo il gol di Vitolo regalato da Buffon. Decisivi gli ingressi nella ripresa di Immobile e Belotti. Ottimo esordio di Romagnoli.

 L'Italia evita nel finale una pericolosissima sconfitta interna con la Spagna e tiene vive le speranze di qualificazione diretta ai Mondiali. Un pari che non può che essere accolto con soddisfazione, visto l'andamento della gara, ma che evidenzia le difficoltà che incontreranno gli azzurri a vincere il girone. Oltre a non sbagliare nulla nei prossimi incontri, a partire dalla trasferta di domenica in Macedonia, la nazionale dovrà inevitabilmente sperare in qualche passo falso della squadra di Lopetegui. Al momento inimmaginabile vista la qualità espressa anche stasera.

IMMOBILE E BELOTTI SVEGLIANO L'ITALIA - Rispetto alla gara in Israele, l'Italia ha compiuto un passo indietro sul piano del gioco ma ha decisamente mostrato di possedere carattere. Non era facile recuperare il risultato dopo aver subìto per un'ora ed aver incassato gol per colpa di un infortunio di Buffon. Gli azzurri ci sono riusciti e il merito va soprattutto a due ragazzi di Ventura, Immobile e Belotti, che, gettati disperatamente nella mischia, hanno trasferito di colpo agli azzurri un po' di quel vecchio cuore Toro assimilato in tante gare giocate assieme in maglia granata.

ROMAGNOLI, UN DEBUTTO PROMETTENTE - Al di là della garanzia fornita dalla vecchia guardia (Barzagli-Bonucci-De Rossi), la nota più lieta della serata è rappresentata soprattutto da Romagnoli che, nel giorno dell'esordio, ha mostrato freddezza e determinazione, non sfigurando al cospetto di due clienti difficilissimi come Diego Costa e Vitolo. Non sappiamo se questa sarà la prima di una lunghissima serie di presenze. Di certo il ragazzo ha i mezzi per ripercorrere la carriera di quel Nesta che, guarda caso, esordì in nazionale esattamente 20 anni fa.

VENTURA RIVEDE LA MEDIANA - Senza Chiellini, squalificato, ed Antonelli, infortunato, Ventura ha deciso di rischiare Romagnoli, all'esordio assoluto in azzurro, e rilanciare a sinistra De Sciglio. Poi ha sostanzialmente rivisitato il centrocampo visto all'opera contro Israele preferendo Florenzi, De Rossi e Montolivo a Candreva, Verratti e Bonaventura. Sul fronte opposto Lopetegui alla fine ha deciso di schierare Vitolo e Diego Costa nel tridente d'attacco accanto a Silva, lasciando in panchina Nolito e, soprattutto, Morata.ITALIA, 45' DI PURA SOFFERENZA - Attenta a non concedere spazi agli avversari, l'Italia ha ben presto finito per cadere nella ragnatela tessuta dagli iberici che, con un possesso palla del 70%, hanno dominato in lungo e in largo nel primo tempo. Incapaci di ripartire, e costretti a rinunciare alla mezz'ora a Montolivo (sospetta distorsione al ginocchio dopo un contrasto con Ramos), gli azzurri hanno finito per essere schiacciati nella propria trequarti e hanno retto solo grazie a un ottima prestazioni dei tre centrali.

SPAGNA BELLA MA POCO CONCRETA - La Spagna, trascinata dagli ispirati Iniesta e Silva, ha fatto tutto benissimo fino al limite dell'area poi però ha peccato di incisività. Non a caso, alla fine, le occasioni migliori per sbloccare il risultato le ha create sugli sviluppi di due palle inattive con altrettanti traversoni da destra per la testa di Piqué: il centrale del Barça prima non ha trovato lo specchio da favorevole posizione e poi ha mandato un pallone da pochi passi tra le braccia di Buffon.

BUFFON, CLAMOROSO ERRORE - L'Italia nella ripresa ha provato a uscire dal guscio alzando la linea del pressing ma al 56' si è vista beffare proprio di rimessa: su un innocuo lancio dalle retrovie, Buffon ha clamororosmente lisciato il pallone consentendo a Vitolo di segnare a porta vuota. Perso per perso, gli azzurri si sono scrollati di dosso ogni paura e al 57' hanno finalmente sfiorato per la prima volta il bersaglio con un colpo di testa di Pellè. Malgrado ciò Ventura ha deciso di togliere proprio l'attaccante dello Shandong Luneng (che non gli ha dato polemicamente la mano quando è uscito...) inserendo Immobile.

ENTRA BELOTTI, DE ROSSI PAREGGIA SU RIGORE - Mossa azzeccata perché il centravanti della Lazio ha saputo prendersi spazio, andando ad agire tra Carvajal e Piqué. L'Italia ha rischiato di incassare il raddoppio da Vitolo (diagonale a lato a tu per tu con Buffon) ma poi ha acquisito coraggio e ha approfittato dell'ingresso anche di Belotti per raddrizzare il risultato. Il granata ha servito in area Eder, bravo a rubare il tempo a Ramos e a procurarsi il rigore (82'). Sul dischetto è andato De Rossi che ha spiazzato De Gea, trovando il modo migliore per festeggiare il premio consegnatogli dalla Uefa per le 100 presenze in azzurro. Così l'Italia tira un sospiro di sollievo. Ma ora non si potrà più permettere di sbagliare.

ITALIA-SPAGNA 1-1 (0-0)
Italia (3-5-2): Buffon 4.5, Barzagli 7, Bonucci 7, Romagnoli 7, Florenzi 5, Montolivo 5 (30′ pt Bonaventura 5,5), De Rossi 6.5, Parolo 5 (31′ stBelotti 7), De Sciglio 6, Eder 6, Pellè 5.5 (14′ st Immobile 7). (12 Donnarumma, 14 Perin, 4 Darmian, 5 Ogbonna, 6 Candreva, 10 Verratti, 13 Astori, 20 Bernardeschi, 22 Gabbiadini). All.: Ventura.
Spagna (4-3-3): De Gea 6, Alba sv (22′ pt Nacho 6), Ramos 5, Piquè 6.5, Carvajal 6.5, Iniesta 7, Busquets 6.5, Koke 6.5, Silva 7, Diego Costa 5.5 (21′ st Morata 5), Vitolo 6.5 (38′ st Alcantara sv). (13 Rico, 23 Reina, 4 Nacho, 9 Callejon, 12 Herrera, 14 Roberto, 16 Martinez, 17 Vazquez, 20 Nolito, 23 Isco). All.: Lopetegui.
Arbitro: Felix Brych (Germania) 5.
Reti: nel st 10′ Vitolo, 37′ De Rossi (rig.)
Angoli: 13-2 per la Spagna.
Recupero: 2′ e 3′.
Ammoniti: Busquets, Vitolo, Costa, Parolo, Bonaventura, Ramos, Piquè, Bonucci per gioco scorretto.
Spettatori: 38.470. Incasso: 997.760 euro.

 

Israele-Italia 1-3: azzurri di carattere, soffrono ma vincono in dieci

Israele-Italia 1-3: azzurri di carattere, soffrono ma vincono in dieci
Gli azzurri festeggiano la rete di Immobile (lapresse)

Il neo ct Ventura riscatta il ko all'esordio con la Francia iniziando col piede giusto l'avventura nelle qualificazioni mondiali. Decidono le reti di Pellè, Candreva su rigore e Immobile. Per i padroni di casa inutile gol di Ben Haim. Espulso al 55' Chiellini

HAIFA - Con un colpo di spugna, Ventura cancella la macchia della sconfitta all'esordio con la Francia e vince brillantemente (1-3) la prima gara che conta, quella valevole per le qualificazioni mondiali con Israele. L'Italia ha dovuto soffrire più del previsto per colpa di Chiellini che ha confermato di non vivere un momento brillante lasciando la squadra in 10 al 55' dopo aver già messo lo zampino in occasione del gol di Ben Haim. Ma ha vinto con merito, con un prova di squadra, dimostrando di potersi giocare le proprie carte in un girone difficile.

VENTURA, MOSSE GIUSTE - Il ct merita i complimenti per aver indovinato tutte le mosse: ha scelto a sinistra un mancino naturale come Antonelli, che ha dato il "la" al successo azzurro fornendo l'assist per l'1-0 di Pellè, ha affidato le chiavi del centrocampo a un Verratti che ha davvero brillato per sagacia tattica, soprattutto quando gli azzurri sono rimasti in inferiorità numerica, ha messo dentro Immobile al momento giusto, sfruttando la sua velocità per chiudere la partita. Rispetto all'esordio, poi, è piaciuto molto di più Bonaventura, capace di interpretare con maggior sacrificio il ruolo di interno.

IL CT LANCIA VERRATTI E ANTONELLI - Ventura ha cambiato solo due pedine nella squadra vista all'opera con la Francia: ha rimpiazzato l'infortunato De Rossi con Verratti e ha lanciato a sinistra Antonelli, preferendolo a De Sciglio e a Florenzi. Sul fronte opposto il neo-ct Levy ha replicato con un aggressivo 4-3-3 con Hemed punta centrale e Zahavi e Ben Haim ai suoi fianchi.IMMOBILE CHIUDE I CONTI - Ventura ha tolto Candreva ed Eder e la freschezza di Florenzi ed Immobile gli ha consentito prima di chiudere a doppia mandata la difesa e poi di mettere al sicuro il risultato. Il romanista ha fermato le discese a sinistra di Davidzada, il laziale ha fatto impazzire Tzedek andando a segnare in contropiede (83′) l'1-3 su sponda aerea di Pellè. E così l'Italia ritrova il sorriso. Il modo migliore per preparare la sfida del 6 ottobre con la Spagna che rischia di essere già decisiva ai fini della qualificazione.

ISRAELE-ITALIA 1-3 (1-2)
Israele (4-3-3): Goresh 6, Tzadek 5, Bitton 5.5, Davidzada 6.5, Tibi 5.5 (5′ st Gershon 6), Yeini 6, Biton 6 (13′ st Atzily 5), Kayal 5.5, Ben Haim 6.5 (16′ st Kahat 6), Hemed 5.5, Zahavi 6 (14 Magharbeh, 6 Saief, 9 Dabbur, 23 Kleyman, 20 Golasa, 1 Harush, 6 Natcho, 11 Einbinder, 2 Dasa). All.: Levy.
Italia (3-5-2): Buffon 6.5, Barzagli 6.5, Bonucci 6.5, Chiellini 4, Candreva 6.5 (22′ st Florenzi 6.5), Bonaventura 6.5 (17′ st Ogbonna 6), Verratti 7, Parolo 6, Antonelli 6.5, Eder 6 (25′ st Immobile 7), Pellè 7. (12 Donnarumma, 13 Marchetti, 2 De Sciglio, 4 Astori, 18 Montolivo; 25 Rugani, 21 Bernardeschi, 20 Belotti, 22 Gabbiadini, 11 Immobile, 23 Pavoletti). All.: Ventura.
Arbitro: Sergei Korasev (Russia) 6.
Reti: nel pt 14′ Pellè, 31′ Candreva (rig); 35′ Ben Haim. Nel secondo tempo, 38′ Immobile.
Angoli: 4 a 3 per Israele.
Recupero: 1′ e 3′.
Espulsi: 10′ st Chiellini per doppia ammonizione.
Spettatori: 30mila circa.

Italia-Francia 1-3, Ventura stecca la prima

Amaro debutto del ct azzurro, tradito da una serata di scarsa vena della difesa. I transalpini passano a Bari grazie ai gol di Martial, Giroud e Kurzawa. Nel mezzo, illusorio momentaneo pari di Pellè. Esordio per Donnarumma, Rugani e Belotti. Lunedì con Israele senza Bonucci e con De Rossi in dubbio.

BARI - Il ritorno nella città dove si è sposato e dove fino a 5 anni fa ha allenato non porta bene a Ventura che esordisce sulla panchina della nazionale incassando un pesante 3-1 dalla Francia. Diciamo subito che è un risultato eccessivamente severo. Il neo ct ha pagato soprattutto una serata di scarsa vena dell'intero reparto difensivo (in primis Chiellini). Ma non tutto va buttato. La squadra complessivamente è apparsa a proprio agio all'interno di un 3-5-2 che sente suo, è piaciuta la costante ricerca dei cambi di gioco per cercare di mettere in difficoltà gli avversari. Da rivedere, invece, pressing e sincronismi. Ma va anche evidenziato che in questo momento la condizione fisica approssimativa non aiuta

 
L'Italonia sprofonda anche con l'Under 19: cronaca di un fallimento nazionale. Non si scommette sui giovani ed il campionato maggiore è totalmente sfaltato da un unico club, nelle serie minori si sprecano i fallimenti e le penalizzazioni a pioggia.

Under 19, finale per caso. La A non è un campionato per i giovani italiani

Under 19, finale per caso. La A non è un campionato per i giovani italiani
Giocatori italiani delusi dopo la finale europea Under 19 persa dall'Italia con la Francia (afp)

La nostra massima divisione è l'unica dove i "locali" sotto i 22 anni giocano meno minuti dei pari età stranieri. Ma siamo in fondo alla classifica (assieme all'Inghilterra) anche per l'utilizzo dei ragazzi che arrivano dalle squadre Primavera sul totale dei tesserati.

Non ci si faccia ingannare da una finale raggiunta: l'Italia del calcio rimane un paese che volta le spalle ai suoi giovani. Nonostante l'Under 19 sia tornata in cima ai vertici continentali, questo non significa automaticamente che il mondo del pallone professionistico sia tornato a valorizzare i suoi "potenziali" talenti. Anzi, la realtà dei numeri sembrerebbero dimostrare il contrario. Perché i giovani calciatori, anche quelli che militano nelle formazioni Primavera, fanno molta fatica a imporsi a livello di prima squadra. E la scarsa esperienza si paga, come si è visto nella finale contro i pari età transalpini, i quali sono sembrati veramente di un altro pianeta.

Ma non è solo una questione di sensazioni. Secondo il centro studi svizzero Cies, specializzato nell'incrociare dati tecnici ed economici del calcio, l'Italia è l'unico paese in Europa in cui i giovani under 22 stranieri sono più utilizzati dei pari età italiani. Così, nonostante i ragazzini del nostro paese vogliano giocare tutti a pallone, quando arrivano ai massimi livelli subiscono la concorrenza "vincente" di giovani che arrivano ad altri paesi. Questo vale in termini di minutaggio giocato: gli under 22 italiani hanno coperto il 3,3% dei minuti complessivi delle partite contro il 4,2% degli stranieri. Dato che, come detto, ci mette in coda alla classifica continentale.

Non è che gli altri campionati di prima fascia in Europa siano così aperti all'uso dei giovani. Prendendo in considerazione tutti i tessarati under 22 utilizzati l'anno scorso dalle squadre di massima divisione, sia "locali" che stranieri, l'Italia con una quota del 7,5 per cento complessivo si pone al livello dell'Inghilterra e non è così distante dalla Spagna (9,6 per cento). Ma molto distante, invece, dalla Francia e dalla Germania che possono vantare medie rispettivamente del 13,7 e del 14,5 per cento. Per la cronaca, l'Italia si trova al quart'ultimo posto in Europa, con alle spalle soltanto Russia, Turchia e Cipro. Il paese dove i giovani calciatori sono più utilizzati sono invece Croazia (28,7% sul totale dei tesserati), Slovenia (27,8%) e Olanda (24,1%).

La maglia nera, come riferito, riguarda i minuti giocati. Anche in questo caso, la Premier League ci fa buona compagnia ma riesce comunque a non fare peggio della Seria A (solo il 4 per cento dei minuti giocati), mentre in Spagna gli under 22 hanno giocato per il 6,9 per cento del tempo, in Francia e Germania per il 10,7 per cento e in Olanda per il 17,6%. Il campionato più giovane in assoluto si rivela ancora una volta la Croazia, nella cui massima serie un giocatore su quattro tra quelli utilizzati ha meno di 22 anni.

Non giocando, i giovani italiani fanno fatica a farsi notare e, conseguentemente, ad avere una valutazione economica di buon livello. Non è un caso, allora, che secondo un altro studio appena pubblicato sui 25 migliori talenti under

21 di tutto il mondo, soltanto uno è italiano. E non per nulla, risponde al nome di Gigi Donnarumma, il baby portiere del Milan che dall'anno scorso gioca titolare nel club rossonero. Lo rivela la società di consulenza Soccerex, così come riportato dal sito Clacioefinanza: dei 25 talenti presi in considerazione, ben 9 giocano nella Bundesliga, di cui 5 sono tedeschi. Subito dopo abbiamo la Francia con 3 giovani, e due ciascuno per Inghilterra, Brasile e Portogallo.

 

 

 

Calcio&Politica italiana

LA FINE DELLA SERIE A ITALIOTA:COL CROLLO SPAVENTOSO DELLE PRESENZE NEGLI STADI il futuro è un campionato transfrontaliero come quello dell'Hockey e del Rugby.

Hockey, abolita la serie A: le italiane varcano le Alpi

La Federghiaccio ha deciso di sospendere il massimo torneo al fine di far crescere i giovani in un ambito più competitivo: la Alps Hockey League vanterà 8 squadre nostrane, sette dell'Austria e una slovena.

ROMA - Escluso dalle Olimpiadi coreane (il torneo che qualificava ai Giochi del 2018 a Pyeongchang è finito domenica con l'eliminazione dell'Italia), l'hockey ghiaccio italiano abolisce il campionato nazionale e si tuffa oltre Alpi e Dolomiti: da quest'anno e almeno fino al 2019 la Serie A sarà sostituita dalla Alps Hockey League, campionato con 8 italiane, una slovena e 7 austriache, ma di serie B. Interamente in Italia resteranno solo B e C. Una decisione presa nei mesi scorsi dalla Federghiaccio per permettere ai giovani di crescere in un torneo competitivo con garanzie di giocare: tra i cambiamenti c'è anche il limite a quattro stranieri e un oriundo. E che qualcosa andasse fatto per scuotere il movimento nostrano lo mostra l'eliminazione della Nazionale dalle qualificazioni olimpiche dopo le sconfitte con Francia, Norvegia e Kazakistan. Tutte sconfitte onorevoli e con un gioco più che dignitoso, ma il risultato non cambia. "E comunque - spiega Tommaso Teofoli, responsabile del settore hockey della Federghiaccio - l'Ahl era stata fondata ben prima del torneo pre-olimpico. In realtà la situazione sta iniziando a cambiare in meglio, e contiamo che il confronto dia un'ulteriore mano".

Una squadra italiana gioca già in Austria, ma nella Ebel, cioè la massima serie: è Bolzano, che nel 2013-2014 l'ha pure vinta. Ora invece la serie A italiana si fonde con la B austriaca, e la cosa ha fatto storcere il naso a molti, "ma è il massimo che può esprimere oggi il nostro movimento che, rispetto ad altri paesi, può vantare un numero di tesserati ben inferiore - dice il presidente federale Andrea Gios - Sarà un campionato competitivo e di alto livello, pari almeno alla serie A dello scorso anno: nulla di riduttivo, ma il miglior compromesso per garantire un adeguato livello di hockey per i nostri ragazzi e per le società che ancora hanno voglia di investire, costruire e programmare". L'alternativa, viste anche le difficoltà economiche, era una A allargata alla B, ma le società cadette si sono mostrate scettiche per motivi economici.
In Federazione speravano però almeno che dalla B accettassero di entrare nella Ahl, con wild card, Milano e Torino, metropoli con pubblico (Milano) e strutture (Torino). Così invece tutte le squadre sono concentrate tra Trentino Alto Adige e Veneto (Asiago, Fassa, Gherdeina, Val Pusteria, Rittner, Cortina, Vipiteno e Egna) e anche per questo l'effetto è quello di un'appendice del torneo austriaco con in più giusto la slovena Jesenice. "Ma sono squadre del medesimo livello tecnico - giura Teofoli - e il nuovo campionato si inquadra nel sistema hockey italiano, nelle sue regole e nelle sue scelte, a partire dall'abbassamento del numero degli stranieri. E uno scudetto verrà comunque assegnato: i punti conquistati nel torneo varranno anche per il campionato di serie A, e le prime quattro italiane al termine della Ahl disputeranno tra di loro una final four". Sarà, ma pensando allo sci, fa una certa impressione la sfida tra Valgardena e Kitzbühel, come dire la pista Saslong contro la Streif. Ma prossimamente ci si allargherà: "Abbiamo ricevuto segnali di interesse dalla Germania e dalla Cechia, la stagione del 2017 sarà probabilmente ancor più internazionale".

Certo, c'è un precedente che non incoraggia, quello del rugby. La Celtic League, che ora si chiama Pro 12, supercampionato con squadre di Galles, Irlanda, Scozia e Italia, non è stata certo un successo né tecnico né di immagine per il movimento nostrano. "Ma è un precedente che abbiamo studiato con attenzione - spiega Teofoli - lì c'è una nazionale fortissima mediaticamente, che riempie stadi di calcio quando gioca, anche se poi in campo prende sberle quasi sempre. E poi ci sono squadre che invece sono seguite da pochi appassionati. Da noi invece la situazione è quasi l'opposto: i nostri team sono seguiti da un buon pubblico, ma dobbiamo lavorare molto sui mass media, la Ahl serve anche a questo, oltre che a fare crescere i giovani".

 

Serie A e Champions, ecco la rivoluzione

Tempo 3-4 anni e il calcio cambierà volto. In Europa come in serie A. Dal 2018 in Champions ci saranno quattro squadre italiane "fisse" mentre adesso sono due e... mezzo (da anni ormai nessuna squadra supera i playoff, ultima vittima illustre la Roma). La Champions adesso rende soldoni: 76 milioni lo scorso anno per la Juve, che pure si era fermata agli ottavi. Dal 2018 chi la vince porterà a casa più di cento milioni. A battersi per avere quattro italiane sicure (purché siano ovviamente entro le prime quattro del ranking) sono stati Andrea Agnelli e Umberto Gandini con l'Eca (European Cub Association) che ha peso sempre maggiore a livello europeo e mondiale. I club italiani dovrebbero essere riconoscenti ad Agnelli e Gandini (che ora avrà un ruolo all'Uefa, oltre essere a.d. della Roma).
Le Leghe europee, tranne quella di Italia e Romania, hanno bocciato la riforma (e il nuovo presidente dell'Uefa, Ceferin, se l'è trovata). Ma le Leghe non contano nulla. Contano i club. Dalla nuova Champions arriverà una pioggia di soldi, se ora il montepremi è di 1.345 miliardi, dal 2018 sarà molto maggiore. Tutto questo per scongiurare, almeno sino al 2021, l'ipotesi-Superlega, con partite nei weekend e negli Stati che pagano di più (Emirati, Qatar, eccetera), e coi campionati nazionali sempre più in secondo piano. Già il fatto che fra due stagioni ci saranno quattro italiane in Champions, avrà ripercussioni sulla serie A: nelle settimane che c'è la Coppa più importante, le migliori quattro italiane anticiperanno infatti al venerdì e al sabato. Un danno per le trasmissioni cult della Rai (Novantesimo e Domenica Sportiva) ma un vantaggio per le pay tv (a proposito, che farà il prossimo anno Sky? Possibile che concorra anche per i diritti della Champions). A dare un assetto più stabile a tutto il pianeta calcio in Italia intanto ci sta pensando la Figc che cerca un accordo, peraltro non semplice, con le Leghe. E' tramontata l'idea di "tagliare" i club professionistici, alla riforma si vuole arrivare attraverso il rating. Come? Lo spiega Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro: "Nel giro di 3-4 anni tutto il calcio deve essere più sostenibile. Il problema non è il numero dei club, ma le regole, le risorse, il management, le prospettive. Bisognerà stabilire, per tutte le serie, parametri più stringenti: quello che si può fare e quello che non si può fare". La Lega Pro, che spera di andare al voto il 15 novembre (a meno di ulteriori ricorsi...), presenterà presto un piano da sottoporre alle altre Leghe e componenti. Solo così si arriverà ad una maggiore credibilità del nostro calcio. Un esempio: alcuni club non potranno partecipare al campionato di A se non daranno determinate garanzie. Basta con il calcio delle deroghe. In futuro, non dovrebbe più succedere che un Crotone giochi a Pescara, a seicento chilometri. Chi non ha lo stadio, in A non può andare. Sul rating è d'accordo anche Carlo Tavecchio. Ora bisognerà lavorare con le altre Leghe. Per ora quella di serie A è impegnata soprattutto nella spartizione dei soldi dei diritti tv, poi all'inizio del 2017 dovrebbe presentare le linee guida per il nuovo bando d'asta. Aumenteranno gli slots (le finestre): ci saranno dieci orari (su giorni diversi), come in Spagna. Bocciata l'ipotesi di trasmettere una gara in chiaro, tentativo fallito pure nella Liga. A parte gli slots potrebbe non cambiare nulla in Serie A, con tutte le partite in diretta in pay tv come adesso. Ma di questo si parlerà più avanti, prima i presidenti devono decidere come dividersi i soldi dei diritti tv, argomento che sta molto a cuore a tutti. I club medio-piccoli vogliono criteri diversi, stile Premier League, togliendo soldi della grandi (a cominciare dalla Juve...): chi la spunterà? In futuro, in Lega dovranno anche parlare, anzi riparlare, delle seconde squadre. Nel suo programma elettorale Tavecchio era sembrato abbastanza scettico: "Se le seconde squadre-scriveva-sono un concetto che deve ancora essere verificato anche in una prospettiva di comparazione con altre realtà europee, le "seconde proprietà" possono offrire nuove risorse in termine di formazione dei giovani e spesso possono salrvaguardare anche importanti realtà calcistiche territoriali altrimenti desinate a scomparire". Ora Tavecchio si è detto disponibile a discuterne, e ha invitato Agnelli, col quale ha ritrovato feeling, a presentare il suo progetto. La Juve ha sempre spinto molto sulle seconde squadre, ma, almeno alub (Napoli, Roma, Fiorentina e Milan) che condividono questa battaglia. "Noi come Lega Pro-ricorda Gravina-abbiamo presentato un piano sulle seconde squadre già in aprile e saremmo ben disponibili ad accogliere le formazioni dei club di serie A". Se ne riparlerà: forse già prima delle elezioni della Figc, previste intorno a febbraio. Ma stavolta pare proprio ci sia la volontà di mettere mano a tutto il sistema-calcio perché così non regge più, e non lo dicono solo le cifre.

NEL BASKET ITALIANO REVOCANO GLI SCUDETTI RETROATTIVAMENTE E NESSUNO HA DA DIRE NIENTE:::

Basket, chiesta la revoca di due scudetti vinti dalla Montepaschi Siena

La società toscana, accusata di ricettazione, associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta, rischia di vedere annullati i titoli raggiunti nel 2012 e 2013, così come le Coppe Italia, vinte negli stessi anni, e la Supercoppa del 2013. Chiesta la radiazione per il gm Minucci, la vicepresidente Serpi e la ds Finetti

ROMA - La Procura Federale ha chiesto la revoca degli scudetti e delle Coppe Italia vinte dalla Montepaschi Siena nel 2012 e nel 2013, e della Supercoppa 2013. Questa la richiesta che segue la seconda udienza del processo sportivo a carico della dirigenza della Mens Sana Basket: le accuse sono di ricettazione, associazione a delinquere finalizzata alla frodefiscale e bancarotta fraudolenta. Per l'ex general manager dei toscani, Ferdinando Minucci è stata chiesta la radiazione, così come per Paola Serpi (vicepresidente) e Olga Finetti (ds). Per gli altri dirigenti Jacopo Menghetti, Luca Anselmi e Cesare Lazzaroni è stata chiesta l'inibizione rispettivamente di 5,4 e 3 anni.
La sentenza è attesa nella giornata di venerdì. Qualora i titoli dovessero essere revocati, i titoli non sarebbe riassegnati.

Un superpoliziotto per gli scandali del calcio,il procuratore Palazzi cacciato dalla Procura dopo 13 anni ed i fallimenti Calciopoli e Scommessopoli.

Una rivoluzione votata all'unanimità: cambiano quasi tutti i vertici della giustizia sportiva nel mondo del calcio e resteranno in carica quattro anni. Carlo Tavecchio si sta portando avanti col lavoro, ci tiene tanto a restare in Figc e nel frattempo incassa larghi consensi anche a livello internazionale (ottimi rapporti con Infantino, che sarà a Bari, e con Ceferin, prossimo n.1 Uefa). Tavecchio, ultimamente, si sta muovendo molto: qualche passo falso, è vero (come quello di Lippi dt) ma anche cose concrete. Il consiglio federale oggi ha approvato le nomine della giustizia sportiva: è chiaro che per certi nomi c'è stato il gradimento di Palazzo Chigi e anche di Palazzo H (in mattinata, alle 9, Tavecchio e Uva hanno incontrato Malagò e Soro, non solo capo di gabinetto del Coni ma anche interlocutore privilegiato di Luca Lotti). Limati gli ultimi nomi, ecco le nomine: addio a Stefano Palazzi, storico e discusso procuratore federale, l'uomo di Calciopoli e di tanti processi. Resta comunque nel mondo del calcio, come presidente della seconda sezione della corte sportiva d'appello (la prima è stata riservata a Piero Sandulli, che da Palazzi fu deferito). Al posto del magistrato militare napoletano ecco Giuseppe Pecoraro, superpoliziotto, classe '50, ex prefetto di Roma. Pecoraro è molto stimato dal ministro Alfano, da Gianni Letta ed è amico di Lotito (chi non è amico di Lotito? ). Una svolta, più un uomo di indagini com voleva il Coni che un pm (come Palazzi). Di sicuro non gli mancherà il lavoro (gli scandali si succedono nel calcio dei professionisti) e di sicuro andrà d'accordo con il generale Cataldi, superprocuratore Coni. Cambia anche il giudice sportivo della serie A: dopo 10 anni addio a Gianpaolo Tosel, magistrato-gentiluomo: al suo posto Gerardo Mastrandrea magistrato dalla lunga esperienza anche sportiva. Tosel ci è rimasto male: “In Lega non mi hanno detto nulla, Beretta se l'avesse saputo mi avrebbe telefonato...”. Forse ha pagato certe sentenze, tipo le 4 giornate a Sarri? “Non credo”. Non resterà nel mondo del pallone, non avrà altri incarichi. Anche Artico non ci è rimasto benissimo: dopo tanti anni lascia il Tribunale federale nazionale, al suo posto Cesare Mastrocola, presidente di sezione del Tar. Sergio Santoro (che lavora con Cantone) sarà il primo presidente della corte federale di appello, mentre l'avvocato romano Mauro Balata avrà il compito di fare nascere la nuova procura interregionale che si occuopa dello sterminato mondo dei dilettanti . Una vera rivoluzione, insomma. Ma di sicuro personaggi di spessore.

Calciopoli, il Tar boccia il ricorso: niente risarcimento alla Juve (6 settembre 2016)

Il tribunale amministrativo del Lazio respinge la richiesta bianconera per ottenere i 443 milioni a seguito del danno subito dalla revoca dello scudetto 2006 e conseguente retrocessione: "Nessuna pronuncia se lo ha già fatto il collegio arbitrale". Figc: "Siamo soddisfatti". Da Torino si valuta un ricorso al Consiglio di Stato

Il Tar del Lazio ha detto no al ricorso della Juventus che chiedeva un maxi risarcimento (443 milioni di euro) del danno subito a seguito della revoca dello scudetto 2006 e conseguente retrocessione. Secondo quanto scritto nella sentenza, pubblicata oggi, "il Tar non può pronunciarsi se lo ha già fatto il collegio arbitrale".

Il Tar del Lazio, sez. I ter, ha depositato le motivazioni della decisione assunta nell'udienza del 18 luglio scorso, "respingendo il ricorso proposto dall'A.S. Juventus contro il Coni per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito della revoca dello scudetto e conseguente retrocessione". La questione risale alle note vicende di "calciopoli" che portò all'applicazione da parte del Coni di sanzioni nei confronti della Juventus ed all'attribuzione dello scudetto all'Inter. In particolare, il Tar ha respinto la domanda di risarcimento "ritenendo che l'intera vicenda fosse già stata trattata in un precedente ricorso, presentato sempre dalla Juventus nel 2006, e poi abbandonato dalla società, che preferì ricorrere al lodo arbitrale da cui tuttavia uscì sconfitta".

FIGC: "SODDISFATTI". LA JUVE PENSA A UN ULTERIORE RICORSO - "E' chiaro che siamo soddisfatti". In Federcalcio la notizia del rifiuto del Tar del Lazio alla richiesta di maxirisarcimento presentata dalla Juventus alla Figc per la vicenda della revoca dello scudetto 2006 viene accolta ovviamente con piacere: "Tra l'altro - fanno notare fonti interne - se la motivazione è questa il giudice ha accolto in pieno la tesi della nostra memoria". Di contro, gli ambienti juventini hanno appreso freddamente la novità: resta la possibilità del ricorso al Consiglio di Stato. Ambienti legali vicini alla Juventus spiegano che verranno analizzate le motivazioni della decisione del Tar e valutata la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato per tutelare le ragioni del club.

La Juve rinuncia al ricorso Tar, 31 agosto 2006

Delibera unanime del Cda. Si spera in un forte sconto all'arbitrato. Cobolli: "E' per il bene della Juve, e non solo". Rossi: "Nessuna trattativa sottobanco". Ma si parla di telefonata Petrucci-Ifil


Il presidente della Juventus Cobolli Gigli. Ansa

TORINO, 31 agosto 2006 - Il CdA della Juventus ha deliberato all'unanimità di ritirare il ricorso presentato nei giorni scorsi al Tar del Lazio.

Il consiglio, si legge in una nota diffusa dal club bianconero per gli obblighi di borsa che specifica le ragioni della decisione, "ha preso atto dei significativi segnali di disponibilità che le istituzioni sportive hanno palesato nelle ultime ore per risolvere con equità la vertenza in corso ed ha constatato che tale apertura costituisce un netto cambiamento rispetto a quanto registrato al termine della fase di conciliazione". Secondo il cda "con questa decisione in linea con i principi di lealtà e con i valori sportivi che sono alla base della sua attività e della sua tradizione", la Juventus ancora una volta "afferma la propria volontà di apertura nei confronti delle istituzioni sportive". La società, inoltre, "ribadisce la fiducia nella giustizia sportiva e la volontà di collaborare per il miglioramento del calcio italiano così come ha fatto rinnovando il proprio consiglio di amministrazione e dotandosi di un sistema di controllo interno più severo". Considerate le gravi penalizzazioni comminate, il club riferendosi anche alla revoca di scudetti e coppe, "confida che nell'ambito del successivo grado di giustizia sportiva sarà definito un trattamento significativamente migliorativo rispetto all'attuale". Da domani quindi la Juventus "concentrerà ogni suo sforzo nella gestione sportiva per conseguire ambiziosi traguardi nello spirito dei valori fondamentali dello sport".

LA CONTESTAZIONE - Davanti alla sede di Corso Galileo Ferraris contestazione di una decina di tifosi bianconeri, inferociti con la dirigenza.

LE DICHIARAZIONI - Il presidente Cobolli Gigli: "Il CdA è durato 4 ore. Quindi è stata una decisione meditata, presa all'unanimità. Sono stati valutati tutti gli elementi. E' una decisione che fa bene alla Juve, ma non soltanto alla Juve. Adesso possiamo concentrarci solo sulla gestione sportiva. Gran parte dei tifosi forse non capirà, ma quelli che sono qua fuori non sono la totalità dei tifosi della Juventus".

"Mi indigna che si possa pensare che il rispetto delle regole sia frutto di combinazioni sottobanco". Il commissario della Federcalcio, Guido Rossi, sottolinea così che dietro il ritiro del ricorso alla giustizia amministrativa da parte della Juventus non c'è stato alcun accordo di garanzia con la federazione. Rossi a quanti dicono che il club bianconero per prendere questa decisione ha avuto garanzie precise risponde: "Io non posso fare alcuna concessione, quelle le fanno i giudici. Confondere i ruoli è uno dei mali di questo Paese. Saranno i giudici dell'arbitrato a prendere la decisione".

A quanto risulta, però, l'episodio decisivo è stata una telefonata tra il presidente del Coni Gianni Petrucci e la Ifil, la finanziaria proprietaria della Juve, che da Petrucci ha ottenuto le garanzie che hanno sbloccato la situazione.

 

Milan, closing con i cinesi ancora rinviato. E intanto nelle casse di Berlusconi entrano altri 100 milioni

Posticipata da dicembre al 3 marzo la data che dovrebbe vedere il club rossonero passare nelle mani dei nuovi proprietari. Intanto Fininvest, dopo la caparra già intascata alla firma del pre-contratto, riceverà entro il 12 dicembre un'altra somma dello stesso valore. La giustificazione ai ritardi del closing sarebbe la difficoltà di far uscire i capitali dalla Cina, ma non si spiega come i soldi della caparra arrivino senza difficoltà alcuna. Sempre segreti i nomi degli investitori: se improvvisamente la trattativa dovesse saltare nessuno saprebbe realmente chi ha versato 200 milioni nelle casse della società. Un altro rinvio, questa volta di tre mesi (da dicembre al 3 marzo), per arrivare al closing che dovrebbe portare il Milan in mani cinesi. La notizia, nell’aria da giorni, è diventata ufficiale nel corso della mattinata grazie a una nota diffusa da Fininvest e Sino-Europe Sports, il veicolo attraverso il quale diversi investitori cinesi dovrebbero diventare proprietari del club rossonero. Già, ma chi sono? Perché nell’allontanare la chiusura della trattativa, non vengono ancora una volta svelati ufficialmente i nomi degli imprenditori impegnati nell’acquisizione. Nel frattempo, però, entro il 12 dicembre Sino-Europe Sports accrediterà “a Fininvest un’ulteriore caparra di 100 milioni di euro – si legge nella nota congiunta –  dopo i 100 milioni di euro già versati alla firma del contratto di compravendita”. Fino a questo momento, quindi, la holding della famiglia Berlusconi ha intascato 200 milioni di euro, che resteranno in pancia se la cessione non dovesse concretizzarsi per volere di Sino-Europe Sports. Altri 100 milioni  a garanzia – Alla base del nuovo rinvio voluto dai cinesi, secondo le ricostruzioni di stampa, ci sarebbe la difficoltà di far uscire i capitali dalla Cina. Il che pone subito una domanda: perché i soldi per l’acquisto definitivo del 99,93% del Milan non ottengono l’ok di Pechino, mentre per ben due volte una caparra da 100 milioni ha avuto il lasciapassare delle autorità? Una roba da spy story. Così come quella legata a chi effettivamente partecipi al fondo di private equity, i cui nomi sono più volte cambiati nel corso dei mesi, sempre secondo ipotesi di stampa. È certo che nel contratto preliminarefissato lo scorso 5 agosto a Villa Certosa  che impegnava al versamento di 430 milioni entro dicembre – c’erano condizioni sospensive legate alle autorizzazioni della Cina e dell’Italia. Fininvest e Sino Europe si sono sempre dette tranquille, ma arrivati al dunque i soldi non ci sono. Almeno non tutti. Perché nei prossimi giorni altri 100 milioni entreranno nelle casse della holding berlusconiana come garanzia per ottenere il rinvio alla cessione definitiva. Un ritardo che pone due interrogativi, sempre che non si tratti di problemi burocratici del governo cinese (ma, ripetiamo, perché le caparre non hanno problemi ad arrivare sui conti di Fininvest?).

La consistenza degli investitori – Il primo, dunque, è legato alla effettiva consistenza degli investitori. Hanno difficoltà nel reperire i capitali necessari? Se così fosse, non sarebbe un buon abbrivio per la nuova avventura nel Milan. Un anno fa, Berlusconi decise di tenersi la società perché non convinto da Bee Taechaubol, un’altra telenovela andata avanti per diversi mesi e chiusasi più o meno in contemporanea con l’esplodere dell’inchiesta della Procura di Milano sui diritti tv, nata durante un’indagine sul fiscalista Baroni, advisor dello stesso Mr Bee. Gli asiatici si sono impegnati a investire 100 milioni nel calciomercato per rilanciare il club in campo europeo: non riuscire a mettere insieme quanto necessario all’acquisto, in oltre sei mesi di tempo, potrebbe essere un segnale per Berlusconi. Nel frattempo, il rinvio provoca – almeno di passi indietro, che sarebbero auspicabili e tranquillizzanti – anche un ritardo nel disvelamento degli investitori. I nomi finora circolati sono sempre arrivati quasi esclusivamente tramite la ricostruzione dei mass media.

Chi sta comprando il Milan? – L’unico messo nero su bianco da Fininvest è quello del manager Yonghong Li, di cui internet fornisce scarne informazioni alcune delle quali riportano ai Panama Papers, sempre che non si tratti di un caso di omonimia. Ci sarebbero poi, ma il condizionale è d’obbligo, il colosso assicurativo Ping An e Haixia Capital, che sarebbe il ‘braccio’ del governo – lo stesso che però non concede le autorizzazioni – nella compravendita. Un controsenso in termini. In tutto questo, Marco Fassone, ex manager dell’Inter e ‘uomo dei cinesi’, è recentemente volato in Cina per riportare in Italia garanzia sul versamento dei 430 milioni, che avrebbero dovuto essere inviati in Europa il 21 novembre. Chi c’è dunque dietro il Milan? Al momento non lo sa nessuno, vince la riservatezza chiesta dai cinesi. Oltre a un’inchiesta sul campo de La Gazzetta dello Sport, la domanda se l’è posta anche il consigliere comunale David Gentili, presidente della commissione Antimafia del comune di Milano, che prima del derby ha suonato il campanello d’allarme a margine di un convegno sul tema del riciclaggio di denaro: “Abbiamo una situazione particolare ed emblematica per il contrasto al riciclaggio e la possibilità che strutture opache agiscano a Milano”, era stato il suo monito. In realtà, se la trattativa andrà a buon fine, i nomi dovranno conoscersi per forza e saranno vagliati anche dalla Figc. Il vero problema si pone se i continui rinvii dovessero portare a una rottura della trattativa. In quel caso, almeno 200 milioni saranno arrivati in Italia. Il rischio concreto è di non sapere mai chi li ha realmente versati.

Repubblica – Mistero closing Milan: non si conosceranno nomi acquirenti nemmeno dopo…”(22-09-16) Nonostante ciò, senza uno straccio di merdosa società alle spalle se non la MERDA di Arcore, clamorosamente secondi in classifica costretti a tifare per l'ennesima volta la Juventus per evitare che volino via riempiendo di merda quella MERDA DELL'INTER


 
 

Milan, lettera d'addio di un Berlusconi Sfinito. Usciranno di scena anche i due a.d. di sua nomina: Barbarella ed il suo Elettrotecnico di fiducia.

 

 

..articolo del 12 ottobre 2016 ..
..articoli del 12 giugno 2016
Sono scesi in strada con le armi. Sono andati casa per casa. Chi doveva essere preso è stato preso. Hanno parlato. Ordinato. Si sono dileguati. E’ stato l’ultimo…
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Lo studio Deloitte sui principali campionati europei accende un faro sul torneo della Penisola: è l'unico a perdere soldi, ma non vince una coppa
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© Ansa

 

 

Calcio ITALIA

 

Serie A: stadi vuoti, mai così male negli ultimi 10 anni

Spettatori in calo nelle prime due giornate del massimo campionato italiano che vede il 49% di biglietti invenduti e una contrazione dell'8% rispetto all'affluenza dell'ultimo decennio. Strutture vecchie e poche stelle in campo non favoriscono questi numeri

ROMA - Strutture fatiscenti e pochi campioni in campo. Anno dopo anno è sempre peggio e i numeri di queste prime due giornate sono impietosi. La serie A non attira più nessuno, non solo le stelle del pallone che non si mettono più in fila per giocare nel massimo campionato nostrano, ma anche e soprattutto i tifosi, il cuore pulsante di questo sport. Sempre meno gente segue, infatti, i propri beniamini allo stadio: da 10 anni mai così vuoti.

8% IN MENO DI AFFLUENZA - È forte il calo di spettatori allo stadio nelle prime due giornate della serie A 2016-2017, con una contrazione dell'8% rispetto all'affluenza media dei primi due turni nelle ultime dieci stagioni. Mai un esordio così dal campionato 2007-2008. Record negativo anche per la percentuale di riempimento degli impianti, al 51% della loro capacità totale, livello raggiunto soltanto nella stagione 2013-2014. È quanto emerge da un'elaborazione del Centro Studi di DynamiTick sulla base dei dati comunicati dai club di Serie A relativi all'andamento delle prime due giornate della massima divisione italiana nelle ultime dieci stagioni. Più nel dettaglio, gli spettatori che in questo esordio di campionato hanno seguito la propria squadra allo stadio sono stati 426.388, l'affluenza più bassa mai registrata nei primi due turni degli ultimi dieci anni, in flessione del 5% rispetto alla scorsa stagione, quando i tifosi sugli spalti erano 446.782, e del 9% rispetto al campionato 2014-2015 (con 466.640 spettatori). Percentuale, quest'ultima, analoga a quella della stagione 2007-2008.

49% DI BIGLIETTI INVENDUTI - Il divario si fa ancora più pronunciato guardando alle annate 2008-2009 (-12%), 2009-2010 (-17%) e 2010-2011 (-11%). Anche la percentuale di riempimento degli stadi nei primi due turni della serie A 2016-2017 ha toccato il livello più basso raggiunto nelle prime due giornate degli ultimi dieci anni (51%: una soglia eguagliata solo in un'altra occasione, nel campionato 2013-2014). Il calo registrato è del 2% rispetto alla scorsa stagione, quando i tifosi occupavano il 53% degli impianti, e del 4% rispetto al 2014-2015, quando le strutture toccarono il 55% della loro capacità. Non va meglio il confronto con le annate precedenti: -1% rispetto al 2012-2013; - 3% rispetto alle stagioni 2010-2011 e 2011-2012; -8% sul 2009-2010; -6% sul 2008-2009; -7% sul 2007-2008. Il calo delle presenze incide anche sulla vendita dei biglietti. I primi due turni della nuova stagione hanno totalizzato 405.549 biglietti invenduti, pari al 49% dei ticket disponibili. Anche in questo caso si tratta della percentuale più alta degli ultimi 10 anni, record negativo eguagliato soltanto nella stagione 2013-2014.

Serie A, date e orari

18ª GIORNATA ANDATA (°)

19ª GIORNATA ANDATA 
Sabato 7 gennaio 2017 ore 18.00 EMPOLI - PALERMO
Sabato 7 gennaio 2017 ore 20.45 NAPOLI - SAMPDORIA
Domenica 8 gennaio 2017 ore 12.30 UDINESE - INTER
Domenica 8 gennaio 2017 ore 18.00 MILAN - CAGLIARI
Domenica 8 gennaio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - BOLOGNA
1ª GIORNATA RITORNO
Sabato 14 gennaio 2017 ore 18.00 CROTONE - BOLOGNA
Sabato 14 gennaio 2017 ore 20.45 INTER - CHIEVO
Domenica 15 gennaio 2017 ore 12.30 CAGLIARI - GENOA
Domenica 15 gennaio 2017 ore 20.45 FIORENTINA - JUVENTUS
Lunedì 16 gennaio 2017 ore 20.45 TORINO - MILAN
2ª GIORNATA RITORNO 
Sabato 21 gennaio 2017 ore 18.00 VERONA - FIORENTINA
Sabato 21 gennaio 2017 ore 20.45 MILAN - NAPOLI
Domenica 22 gennaio 2017 ore 12.30 JUVENTUS - LAZIO
Domenica 22 gennaio 2017 ore 18.00 ATALANTA - SAMPDORIA
Domenica 22 gennaio 2017 ore 20.45 ROMA - CAGLIARI
3ª GIORNATA RITORNO
Sabato 28 gennaio 2017 ore 15.00 CAGLIARI - BOLOGNA (°)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 15.00 FIORENTINA - GENOA (°)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 18.00 LAZIO - CHIEVO (#)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 20.45 INTER - PESCARA
Domenica 29 gennaio 2017 ore 12.30 TORINO - ATALANTA
Domenica 29 gennaio 2017 ore 20.45 NAPOLI - PALERMO
4ª GIORNATA RITORNO
Sabato 4 febbraio 2017 ore 20.45 BOLOGNA - NAPOLI
Domenica 5 febbraio 2017 ore 12.30 MILAN - SAMPDORIA
Domenica 5 febbraio 2017 ore 18.00 PALERMO - CROTONE
Domenica 5 febbraio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - INTER
Martedì 7 febbraio 2017 ore 20.45 ROMA - FIORENTINA (#)
Recuperi 18ª GIORNATA ANDATA
Mercoledì 8 febbraio 2017 ore 18.00 CROTONE - JUVENTUS
Mercoledì 8 febbraio 2017 ore 20.45 BOLOGNA - MILAN
5ª GIORNATA RITORNO
Venerdì 10 febbraio 2017 ore 20.45 NAPOLI - GENOA (*)
Sabato 11 febbraio 2017 ore 20.45 FIORENTINA - UDINESE
Domenica 12 febbraio 2017 ore 12.30 CROTONE - ROMA
Domenica 12 febbraio 2017 ore 18.00 SAMPDORIA - BOLOGNA
Domenica 12 febbraio 2017 ore 20.45 CAGLIARI - JUVENTUS
Lunedì 13 febbraio 2017 ore 20.45 LAZIO - MILAN (#)
6ª GIORNATA RITORNO
Venerdì 17 febbraio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - PALERMO (*)
Sabato 18 febbraio 2017 ore 18.00 ATALANTA - CROTONE
Sabato 18 febbraio 2017 ore 20.45 EMPOLI - LAZIO
Domenica 19 febbraio 2017 ore 12.30 BOLOGNA - INTER
Domenica 19 febbraio 2017 ore 18.00 ROMA - TORINO (õ)
Domenica 19 febbraio 2017 ore 20.45 MILAN - FIORENTINA (õ)
NOTE: (*) anticipo disposto per impegni in UEFA Champions League (õ) posticipo disposto per impegni in UEFA Europa League (#) anticipo/posticipo disposto su indicazione dell'Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive del Ministero dell'Interno (°) anticipo disposto solo in caso di qualificazione di Bologna e/o Genoa ai quarti di Finale di TIM Cup.
COPPA ITALIA/TIM CUP
OTTAVI DI FINALE

Martedì 10 gennaio 2017 ore 21.00 NAPOLI - SPEZIA
Mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17.30 FIORENTINA - CHIEVO
Mercoledì 11 gennaio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - ATALANTA
Giovedì 12 gennaio 2017 ore 21.00 MILAN-TORINO
Martedì 17 gennaio 2017 ore 21.00 INTER-BOLOGNA
Mercoledì 18 gennaio 2017 ore 17.30 SASSUOLO-CESENA
Mercoledì 18 gennaio 2017 ore 21.00 LAZIO-GENOA
Giovedì 19 gennaio 2017 ore 21.00 ROMA-SAMPDORIA
QUARTI DI FINALE
Martedì 24 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. NAPOLI-SPEZIA - vinc. FIORENTINA-CHIEVO
Mercoledì 25 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. JUVENTUS-ATALANTA - vinc. MILAN-TORINO
Martedì 31 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. INTER-BOLOGNA - vinc. LAZIO-GENOA
Mercoledì 1 febbraio 2017 ore 20.45 vinc. ROMA-SAMPDORIA - vinc. SASSUOLO-CESENA

 

Inter-Lazio 3-0: Banega e super Icardi, travolti i biancocelesti

Inter-Lazio 3-0: Banega e super Icardi, travolti i biancocelesti
Icardi di testa sigla la rete del raddoppio (ap)

Magia del "Tanguito" in avvio di ripresa, il centravanti bissa nel giro di due minuti e poi firma la doppietta che permette a Pioli di ottenere il successo dell'ex. Per il tecnico è la quarta vittoria in sei partite, capitolini ancora ko a causa di un terribile secondo tempo

MILANO - Fuori, più o meno, in centoventi secondi. L'Inter rifila due schiaffi alla Lazio con Banega e Icardi nel giro di due minuti e spezza l'equilibrio di una gara che nel primo tempo aveva visto i capitolini spesso pericolosi. Ma le ormai croniche fatiche biancocelesti nei secondi tempi - sono 18, sulle 21 complessive, le reti subite da de Vrij e compagni nelle riprese - e la fame di gol di Mauro Icardi (doppietta per il definitivo 3-0) permettono a Stefano Pioli di mettersi in tasca la vittoria dell'ex, nonché la quarta in sei partite di campionato. Per il tecnico nerazzurro doveva essere la serata delle risposte da parte dei vari Murillo, Banega e Kondogbia, questi ultimi rispolverati per l'emergenza a centrocampo: esiti decisamente positivi, mentre Simone Inzaghi incassa la seconda sconfitta stagionale a San Siro dopo quella contro il Milan e registra il bottino magro ottenuto contro le rivali d'alta classifica (ko con Juventus, Roma e le due milanesi, pareggio con il Napoli).

PRIMO TEMPO BIANCOCELESTE - Inzaghi non si fida degli avversari e tiene in panchina Keita, varando un assetto più difensivo con Lulic esterno sinistro nel tridente. Radu alza bandiera bianca nei minuti che precedono il match, tocca a Patric fronteggiare Candreva, grande ex di giornata e padrone della fascia destra d'attacco nel 4-2-3-1 messo in piedi da Pioli. La Lazio rischia di passare dopo neanche 90 secondi: Felipe Anderson per Immobile, destro respinto da Handanovic, D'Ambrosio è decisivo nel murare con il corpo il tap-in mancino di Lulic. La risposta interista è affidata un buonissimo lavoro di Icardi sulla destra, il cross del centravanti non viene premiato dal colpo di testa di Perisic. Azione fotocopia rispetto a quella di inizio gara sull'asse Anderson-Immobile, ottima la parata in tuffo di Handanovic sul rasoterra dell'ex Toro. Felipe Anderson è in serata di grazia, al 26′ salta in serie tutta la difesa nerazzurra tagliando da destra verso sinistra, l'ultimo ad arrendersi è ancora D'Ambrosio, che salva sul diagonale mancino del brasiliano. Dalla bandierina Milinkovic-Savic svetta a centro area, pallone alto di un soffio. La spinta laziale si esaurisce qui, a centrocampo cresce in maniera esponenziale Brozovic ma l'Inter sbatte contro il muro laziale, scalfito in maniera impercettibile dalle conclusioni da fuori del croato e di Banega. Chi viene scalfito seriamente è invece Lulic, che al 42′ riceve una gomitata violentissima da parte di D'Ambrosio: il guardalinee è girato, Mazzoleni non interviene. I prodromi del secondo tempo nerazzurro sono già qui, nella pressione feroce su Biglia e Parolo, divorati dai diretti rivali.

I DUE MINUTI CHE CAMBIANO IL MATCH - La Lazio, come di consueto, rientra male in campo. Icardi prova subito a punirla su un tiro-cross di Candreva, per il gol è questione di pochi secondi. Milinkovic-Savic, dopo un ottimo primo tempo, si fa soffiare il pallone da Banega. "El Tanguito" non ci pensa più di tanto, sassata dal limite dell'area che Marchetti può solamente deviare: sfera sotto l'incrocio e boato di San Siro. E' un urlo sospeso solamente per un minuto, con D'Ambrosio che è solissimo sulla destra e va al cross. Icardi taglia sul primo palo, prende il tempo a de Vrij e dipinge di testa sul palo lontano. La partita, intesa come lotta per i tre punti, finisce qui. Inzaghi gioca la carta Keita e l'esterno si rende subito pericoloso costringendo Handanovic alla parata a terra, poi viene chiesto un rigore per parte: Icardi protesta per un contatto con Biglia, Parolo per un colpo subito da D'Ambrosio. Potevano starci entrambi, ma il bomber interista trova comunque il modo di calare il tris. Banega batte una punizione da destra, gioco di blocchi a liberare il centravanti all'altezza del dischetto, il tiro di prima intenzione non è dei migliori ma Marchetti non riesce a reagire vedendolo passare tra una decina di gambe amiche. L'argentino è rovente, impegna nuovamente il portiere avversario con un destro potentissimo prima di colpire l'incrocio dei pali con una pregevolissima giocata in area di rigore. C'è tempo per la standing ovation ricevuta da Banega e quella concessa dal pubblico di San Siro a Gabigol, in campo per soli 7 minuti. C'è tempo, soprattutto, per un'Inter che prova a riaffacciarsi alle soglie della zona Europa. Un auspicio pre-natalizio che Stefano Pioli prova a consegnare al 2017.

INTER-LAZIO 3-0 (0-0)
Inter (4-2-3-1): Handanovic; D'Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi (18′ st Nagatomo); Brozovic, Kondogbia; Candreva (41′ st Gabigol), Banega (29′ st Palacio), Perisic; Icardi. (Carrizo, Andreolli, Ranocchia, Santon, Yao, Biabiany, Gnoukouri, Eder). All.: Pioli
Lazio (4-3-3): Marchetti; Basta, de Vrij, Wallace, Patric (14′ st Keita); Parolo, Biglia (38′ st Cataldi), Milinkovic-Savic; Felipe Anderson, Immobile, Lulic (27′ st Lombardi). (Strakosha, Vargic, Bastos, Hoedt, Murgia, Djordjevic, Kishna, Luis Alberto). All.: Inzaghi
Arbitro: Mazzoleni
Reti: 9′ st Banega, 11′ e 20′ st Icardi
Ammoniti: Anderson, Lulic, Miranda, Ansaldi
Recupero: 0 e 3′

17a giornata:Fiorentina battuta 3-1, Ilicic sbaglia dal dischetto, Milan scivola dal secondo al quinto posto, Lazio e Napoli terze a -1 dalla Roma. J campione d'inverno con due giornate d'anticipo, campionato asfaltato nonostante una buona ed arcigna Roma. Permane il vuoto dietro all'Exxsor.  Inter, nonostante una miriade di risultati favorevoli, continua ad arrancare nelle retrovie.(19 dicembre 2016)

 

Mertens, un grande show   I gol   travolto il Torino 5-3   foto

Genoa-Juventus 3-1 (3-0) Roma e Milan -4, Atalanta e Lazio -5

Il Cholito segna i primi due gol ed entra nell'azione del terzo, il tutto nella prima mezz'ora. Nella ripresa inutile il gol di Pjanic. Infortunio a Bonucci e soprattutto a Dani Alves (frattura del perone)

Il Genoa ha insegnato che un modo per mettere nei guai la Juventus esiste, ed è esattamente il modo che temeva Allegri, preoccupato dalla squadra che aggrediscono senza reverenza, che conoscono il coraggio e non disdegnano il rischio. Alla vigilia aveva avvisato del pericolo, che evidentemente aveva fiutato. E infatti è andata come immaginava, come aveva paura che andasse: il Genoa ha preso la Juve per il collo, non le ha dato né spazio né respiro. L'ha sballottata come un albero e i gol sono piovuti come frutti maturi, già tre nella prima mezzora e senza neanche infierire.

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27th November, 2016 - Serie A, goals: Giovanni Simeone, Alex Sandro, Miralem Pjanic
FOOTYROOM.COM
 
 
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Milan-Inter 2-2: Perisic al 92' rovina la festa rossonera

Una rete del croato in pieno recupero permette alla squadra di Pioli di uscire indenne dal derby numero 165. Rossoneri avanti due volte con Suso, di Candreva la rete del momentaneo 1-1. Berlusconi: "Il mio ultimo derby? Non credo"

MILANO - Un derby della Madonnina così non lo si vedeva da molto tempo. Agonismo, gol, spettacolo e tanta tanta tensione sugli spalti. La stracittadina numero 165 va in archivio con un 2-2 che scontenta probabilmente gli uomini di Montella che a lungo avevano cullato il sogno della vittoria e del secondo posto solitario alle spalle della Juventus. Invece, un gol di Perisic, al 92′, rovina la festa al diavolo e dà qualche certezza in più alla nuova Inter di Stefano Pioli che, va detto, ha giocato un ottimo primo tempo. Sarà, comunque, una stracittadina che entrerà nella storia: l'ultimo dell'era Berlusconi (forse). Il closing è previsto per il 13 dicembre anche se il numero uno milanista si è lasciato sfuggire un "non credo sarà il mio ultimo derby" al suo arrivo allo stadio.

MILAN TATTICAMENTE PERFETTO - Nel giorno in cui la curva sud omaggia il suo presidente con una coreografia che immortala l'ex Premier con tutti i trofei vinti negli ultimi trent'anni, è Suso a prendersi la scena con una doppietta che però non basta per portare a casa la gara dell'anno. Lo spagnolo è impressionante e, ora come ora, è la vera anima dell'attacco rossonero. Da applausi anche la partita di Jack Bonaventura che, neanche a dirlo, ha preso per mano la squadra nei momenti di maggior difficoltà con la grinta e la caparbietà che lo contraddistinguono. Tatticamente, però, tutto il Milan è stato impeccabile. Montella ha costruito una partita attenta, ben curata in fase difensiva, e dallo stile "provinciale" che a lungo andare ha pagato contro un'Inter ben messa in campo, ma che vede ancora le solite lacune difensive.
L'IMPRONTA DI PIOLI NELLA NUOVA INTER - Il tocco di Pioli, però, si è visto. E se questo pareggio vuole significare qualcosa, è solo una: mai dare per morta l'Inter. La squadra del neo-allenatore nerazzurro ha giocato un primo tempo sontuoso, almeno fino al 40′. Corsa, pressing, convinzione nei proprio mezzi e tanta, ma davvero tanta spinta sulle fasce. D'Ambrosio e Perisic sembravano indemoniati nella prima frazione. Poi, però, al primo vero affondo rossonero difesa e centrocampo si sono fatti trovare troppo lontani e i velocissimi attaccanti rossoneri hanno sfondato senza problemi. Sarà stato un caso, ma il gol del Milan è nato dopo l'uscita in campo di Medel, che Pioli aveva voluto in difesa (insuperabile fino al cambio) al posto di Murillo, con Kondogbia a fare legna a centrocampo. Resta la maledizione rossonera, invece, per Icardi che al Milan non ha mai segnato. Davvero una contraddizione per l'uomo gol nerazzurro che anche questa sera si è trovato per ben due volte solo davanti a Donnarumma, ma in entrambe le occasioni ha lisciato la palla.

LE PAGELLE

SUSO PUNISCE UNA BELLA INTER - Dopo un avvio contratto da parte di entrambe le formazioni, è la squadra di Pioli a iniziare a prendere in mano le redini del match col Milan che si difende con le unghie e con i denti al limite e dentro la propria aria di rigore e che in più di un'occasione va in affanno sulle fasce dove Abate e De Sciglio soffrono le offensive di Perisic da una parte e D'Ambrosio dall'altra. I nerazzurri sfiorano il vantaggio per ben due volte con Perisic, poi ci provano di testa con Kondogbia, quindi con Icardi che manca l'aggancio della palla solo davanti a Donnarumma. Ma nel finale di tempo il diavolo inizia a farsi vedere dalle parti di Handanovic. Il primo campanello d'allarme per l'Inter è un destro dalla distanza di De Sciglio, poi un contropiede concluso da Bacca con un altro tiro da fuori che il numero uno interista blocca in due tempi. Al 42′ Bonaventura, nella trequarti, apre al limite di destro per Suso che entra in area, si accentra e col sinistro calcia a giro facendo passare il pallone tra il guantone di Handanovic e il palo più lontano: 1-0.

PERISIC RIPRENDE IL MILAN - Il Milan comincia la ripresa così come aveva finito il primo tempo, ma all'8′ l'Inter trova il pari con un gran destro da fuori di Candreva che si infila sotto il sette per l'1-1. La gioia nerazzurra dura però appena 5′, perché al 13′ Suso innesca il contropiede milanista e, dopo aver ricevuto palla da Bacca, entra in area, salta Miranda e con un diagonale di destro punisce Handanovic per la seconda volta realizzando il 2-1. L'Inter non ci sta, risponde col suo uomo più pimpante, Perisic, ma il sinistro al volo del croato esce di un soffio alla sinistra di Donnarumma. Il tempo scorre lentamente per i tifosi del diavolo, velocemente per quelli del biscione. Il Milan si abbassa sempre di più per difendere il risultato e negli ultimi minuti diventano 11 i giocatori rossoneri nella propria trequarti, così per l'Inter è più semplice innescare l'assedio al limite dell'area avversaria. Serve, però, un calcio d'angolo al 92′ per pareggiare: Kondogbia la schiaccia sul secondo palo, la palla diventa buona per Perisic che di prima la insacca sotto la curva dei propri tifosi. Il triplice fischio di Tagliavento sancisce il 2-2 che, per quello che si è visto, è forse il risultato più giusto.

MILAN-INTER 2-2 (1-0)
MILAN (4-3-3): Donnarumma; Abate, Gomez, Paletta, De Sciglio; Kucka, Locatelli, Bonaventura (43'st Pasalic); Suso, Bacca (26'st Mati Fernandez), Niang (34'st Lapadula) In panchina: Gabriel, Plizzari, Ely, Zapata, Antonelli, Honda, Poli, Sosa, Luiz Adriano Allenatore: Montella
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D'Ambrosio, Miranda, Medel (37'pt Murillo), Ansaldi (20'st Nagatomo); Brozovic, Kondogbia; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi. In panchina: Carrizo, Felipe Melo, Biabiany, Ranocchia, Banega, Santon, Eder, Gnoukouri, Gabriel Barbosa Allenatore: Pioli
ARBITRO: Tagliavento di Terni
RETI: 43'pt Suso; 8'st Candreva, 13'st Suso, 47'st Perisic
NOTE: serata fredda, terreno in buone condizioni, spettatori 77mila circa. Ammoniti: Kondogbia, Kucka, De Sciglio, Ansaldi, Jovetic. Angoli: 8-1 per l'INTER. Recupero: 1′; 3′.

 

Atalanta-Roma, petardi e fumogeni contro la polizia da tifosi giallorossi: 5 feriti

Atalanta-Roma, petardi e fumogeni contro la polizia da tifosi giallorossi: 5 feriti

Cronaca

Gli incidenti al termine della partita vinta 2 a 1 dai padroni di casa. Quattro steward dello stadio e un poliziotto sono rimasti feriti in modo lieve e le forze dell'ordine hanno identificato circa 500 tifosi della Roma

Petardi, fumogeni e bottiglie contro le forze dell’ordine da parte dei tifosi romanisti rimasti nel settore ospiti e che hanno cercato di sfondare i cancelli. Gli incidenti sono scoppiati a Bergamo al termine di Atalanta-Roma, terminata 2 a 1. Quattro steward dello stadio e un poliziotto sono rimasti feriti in modo lieve e le forze dell’ordine hanno identificato circa 500 tifosi della Roma.

La polizia ha risposto al tentativo di sfondamento dei tifosi lanciando fumogeni. Contemporaneamente circa 200 sostenitori nerazzurri si sono avvicinati alla Curva Sud, lungo viale Giulio Cesare, vicino al settore occupato dagli ultras romanisti, ma sono stati tenuti a distanza.

Nelle immagini di CorriereTv si vedono un gruppo di tifosi incappucciati, rimasti all’interno dello stadio, che provano a rompere il cordone delle forze dell’ordine impegnate in cariche di alleggerimento. Erano più di un migliaio i tifosi della Roma presenti allo stadio per una partita considerata ad alto rischio, vista la storia rivalità con gli ultras atalantini.

Inter, è ufficiale: Pioli nuovo allenatore

Il tecnico sarà presentato giovedì, prende il posto di De Boer. E' il decimo allenatore dell'era post Mourinho, 8 novembre 2016. Definito il "normalizzatore", termine quanto mai senza senso se consideriamo che normalizzare significherebbe per Suning ritrovarsi all'undicesimo posto senza Europa, nemmeno quella lurida di scorta, già ampiamente buttata nel cesso nella stagione in corso.....

MILANO - Il dado è tratto, e il dato ormai è ufficiale: Stefano Pioli allenerà l'Inter. Mancava un dettaglio non di poco conto, ossia l'incontro tra l'allenatore e la Lazio, il club con cui era sotto contratto fino al giugno 2017: la risoluzione dell'accordo è arrivata in tarda mattinata, anche se pare che Pioli abbia dovuto rinunciare a quattro mensilità, perché si sa che Lotito è un'iradiddio in certe trattative, e soprattutto chi ha fretta di liberarsi di lui, come Pioli in questo caso, esce sconfitto dal tavolo delle trattative e rinuncia agli arretrati: vecchia storia. Ma ormai il più era fatto, cioè l'accordo con l'Inter, che era stato siglato nella serata di lunedì, con un ingaggio che avrà scadenza nel giugno 2018 ma con una clausola di rescissione fissata a un milione. E alla fine è arrivato l'annuncio anche del club nerazzurro. Come previsto il nuovo allenatore nerazzurro porterà con sé i suoi collaboratori: il vice Giacomo Murelli, il collaboratore tecnico Davide Lucarelli, i preparatori atletici Matteo Osti e Francesco Perondi. Allo staff si affiancherà anche Walter Samuel, che farà da tramite tra il nuovo gruppo di lavoro e il mondo interista. La presentazione del tecnico alla stampa avverrà giovedì 10 novembre. Pioli è il decimo allenatore dell'Inter nell'era post-Mourinho, ma anche già il quinto designato nell'era post-Moratti, insomma quella che ha avuto inizio con la presidenza di Erick Thohir ed è proseguita con il gruppo Suning, azionista di maggioranza dallo scorso maggio. A Pioli si chiede di risollevare le sorti della squadra, precipitata in una grave crisi tecnica con Frank De Boer, quasi fuori dall'Europa League e assai attardata in campionato: l'obiettivo minimo della stagione è l'ingresso in Champions League. Giova ricordare, in ogni caso, che l'Inter secondo radiomercato avrebbe un accordo di massima con Diego Simeone a partire dal giugno 2017, anche se si tratta di voci non confermate. Nell'attesa e nel dubbio, in bocca al lupo a Stefano Pioli: lo attende una sfida durissima, senz'altro la più importante della sua carriera.

 

Juventus, Buffon e gli avversari che "si scansano": scoppia il caso, la Juve smentisce

La frase attribuita al capitano bianconero dalla Gazzetta dello Sport. Il club interviene: "E' falso e ha l'unico obiettivo di alimentare un pregiudizio denigratorio nei confronti della società"

http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/juventus/2016/11/04/news/juventus_caso_buffon_smentita-151293270/?ref=HRERO-1

TORINO - "Scansarsi davanti alla Juve". Dalle leggende e dalle chiacchiere malevole dei tifosi alla realtà. Dal virtuale addirittura ai giocatori dello spogliatoio. E che spogliatoio, quello della Juve. E che giocatori: addirittura Gigi Buffon, capitano della squadra dei 5 scudetti consecutivi in Italia, e soprattutto capitano della Nazionale. Praticamente il giocatore più rappresentativo che c'è oggi in Italia. Il verbo "scansarsi" scorazza liberamente da due o tre anni nel lessico tifoso, partendo da un presupposto mai provato, un sospetto: e cioè che qualche squadra quando affronta la Juve non faccia fino in fondo il suo dovere, lasci perdere, si arrenda subito per manifesta inferiorità, non gli renda la vita difficile. Per evitare guai peggiori, per non fare battaglie inutili, per concentrarsi su avversari più abbordabili. Non con intenti particolarmente malevoli dunque ma sicuramente antisportivi e assai poco dignitosi sicuramente. Nella sostanza: in Italia la Juventus ha vita facile, mentre in Champions League assolutamente no. E basta un Lione qualunque, la cui resistenza e cattiveria sportiva sia a Torino che in Francia, ha seriamente messo in difficoltà la squadra di Allegri, a dimostrarlo. E addirittura seminato la zizzania nella più forte e rispettata - troppo rispettata? - squadra italiana. Che in Italia si concede delle passeggiate e all'estero invece non si vede portare rispetto nemmeno per niente. Così come nello sport appunto si dovrebbe.
  Arrendersi? Mai! Come un soldato giapponese della seconda guerra mondiale ancora nascosto nella giungla e sempre pronto all'imboscata.
Ma cosa è successo particolarmente? E' successo che il verbo "scansarsi" è ufficialmente apparso sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport. E soprattutto messo in bocca a Gigi Buffon, che avrebbe pronunciato queste parole subito dopo aver vinto la partita col Napoli. Dunque un po' a scoppio ritardato. "In A si scansano, in Europa no", questo il titolo. E il virgolettato - riportato da voci di spogliatoio s'immagina (parola più parola meno, è scritto ndr) - dice: "Ragazzi, così non si va da nessuna parte, in Italia vinciamo perché gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. In Italia le uniche due squadre che non si sono scansate ci hanno battuto (Inter e Milan ndr). Serve più personalità, più grinta, più voglia di aiutarsi, altrimenti ci complicheremo la vita in campionato e soffriremo in Champions League". Gigi Buffon - uno che di solito in queste questioni si infila molto volentieri - dixit.

Apriti cielo. Lo sdoganamento dello "scansamento" antjuventino - tipico assunto mai veramente dimostrato del mondo tifoso - ha scatenato la rissa virtuale. E sostanzialmente dato vita e concretezza a un'accusa finora puramente teorica. Allora pure gli stessi giocatori juventini lo sanno, allora pure loro ne parlano. Anche la Juve dunque si rende conto che il confronto non solo è impari ma pure manifestamente irregolare, visto che alcune squadre non fanno il loro dovere fino in fondo. Insomma una roba del genere.
La teoria dello "scansamento" era tornata di moda in realtà subito dopo la partita persa malamente dalla Sampdoria allo Juventus Stadium di Torino. Giampaolo aveva fatto un turn over esasperato, sostanzialmente stravolgendo la Samp. E più di uno lo aveva rimproverato per questo, constatando che il tecnico aveva riservato forze più fresche per affrontare al meglio il match contro l'Inter in crisi, appena tre giorni dopo. Dunque Samp mai in partita contro la Juventus, ma concentratissima a mandare definitivamente al tappeto al povera Inter di De Boer, affrontata certo con assai meno riverenza.

La Juventus ovviamente non l'ha presa benissimo e smentisce la ricostruzione, per altro molto dettagliata, della Gazzetta. E lo fa addirittura con un comunicato: "Dopo verifiche interne si comunica che quanto scrive oggi la Gazzetta dello Sport nell'articolo dal titolo "E Buffon alza di nuovo la voce..." è falso, e ha l'unico obbiettivo di alimentare un pregiudizio denigratorio nei confronti della Juve, dei suoi tesserati e dei suoi tifosi".
La Gazzetta ovviamente conferma "in toto la veridicità dell'articolo pubblicato a proposito del discorso di Buffon nello spogliatoio della Juve". Poi però fa una precisazione sul verbo "scansarsi", che in fin dei conti è quello che ha scatenato tutto, essendo appunto un vocabolo chiave nella chiacchiera sportiva da web. "In quanto al verbo "scansarsi" che ha generato molte reazioni, era usato esclusivamente per fare riferimento alla scarsa convinzione di vittoria da parte di altre squadre quando queste affrontano la Juve, a causa di una superiorità dei bianconeri che spesso viene inconsciamente riconosciuta dagli avversari". Probabilmente se non si fosse usato quel verbo, forse ora tutto questo putiferio non si sarebbe scatenato.

Insomma c'è differenza tra "perdere" e "scansarsi". Scansarsi significa non opporre alcuna resistenza, infischiarsene, lasciar vincere. Come se Buffon, Bonucci, Marchisio e Higuain vincessero solamente perché li lasciano vincere. Bella forza.  Per la Juventus questo è un "pregiudizio denigratorio". Teme che questa storia leda il suo prestigio e sostanzialmente svaluti i cinque scudetti conquistati in patria, proprio mentre in Europa fatica a sfondare, non riesce a tornare a vincere la Champions League dopo ormai quasi vent'annianni, e soprattutto si becca delle critiche che stanno togliendo la pelle al povero Allegri. Uno che si preoccupa di dire oggi che "l'unica cosa che conta è il risultato". Manco fossimo rimasti alla Juve di Trapattoni 30 anni fa. Pure allora si scansavano?
Insomma perdere si può, scansarsi no. E la Juve non vuol sentirsi dire che quei cinque scudetti non se li sia sudati tutti, dalla prima all'ultima partita. Scansiamoci e partite, sia mai
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Il direttore di Milan TV ha parlato anche del club nerazzurro nel suo editoriale per TMW
FCINTER1908.IT
 
 
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Il gioco al massacro andava avanti ormai da diverse settimane. Si era deciso, senza tra l'altro che dalla società arrivasse alcuna conferma a meno che non valesse la regola del silenzio-ass...
FCINTERNEWS.IT
 
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De Boer ha esagerato non convocando Gabigol per Sampdoria-Inter di domani. Parecchi tifosi sono stizziti, ma è il male minore: i dettagli.
INTER-NEWS.IT|DI ANDREA TURANO
 
 

Inter-Torino 2-1: meraviglioso Icardi, De Boer tuttavia NON salva la panchina

Inter-Torino 2-1: meraviglioso Icardi, De Boer salva la panchina
Icardi esulta dopo il gol del 2 a 1 (afp)

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La seconda rete rifilata ai granata è davvero bella: Mauro non segnava da sei giornate e si è rifatto contro Hart
FCINTER1908.IT
 
 
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Il croato sbaglia un gol fatto da un centimetro
FCINTER1908.IT
 
 
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Genoa-Milan 3-0: il Grifone riporta sulla terra i rossoneri

Sfuma il sogno del sorpasso sulla Juventus per i lombardi. Nel primo tempo va in gol Ninkovic. Nella ripresa Paletta si fa espellere e i padroni di casa chiudono il match nel finale grazie a un'autorete di Kucka e a una segnatura di Pavoletti

GENOVA – Dopo un filotto di sei risultati utili consecutivi culminato con la vittoria sulla Juventus che ha regalato il secondo posto in classifica, il Milan cade a Marassi sotto i colpi di un Genoa voglioso di rivalsa dopo il k.o. nel derby contro la Sampdoria. 3-0 per il Grifone grazie al vantaggio nel primo tempo realizzato da Ninkovic; nel secondo tempo Paletta si fa cacciare per un brutto fallo, il Milan comunque reagisce ma poi crolla quando Kucka fa autogol nel tentativo di anticipare Pavoletti; ciliegina finale dello stesso Pavoletti per un Genoa ora in zona Europa.

NINKOVIC NON PERDONA – Juric schiera il suo 3-4-3 con Ninkovic che affianca in attacco Rigoni e Simeone, ancora panchina per Pavoletti. In difesa torna dal 1′ Munoz che rimpiazza Orban, mentre Edenilson arretra a esterno di centrocampo. Montella risponde col 4-3-3 e in attacco si rivede Honda; con lui Bacca e Niang. Centrocampo a tre con Locatelli, Kucka e Bonaventura. Poli fa il terzino destro. La partita vive una lunga fase di studio, poi al primo affondo il Genoa passa in vantaggio. Minuto 11: cross dal limite di Rincon in area e lì arriva il colpo di testa vincente di Ninkovic, tenuto in gioco da Honda. Primo gol in A del serbo.

MILAN SOLO DA LONTANO – Il Genoa corre e tanto, mentre il Milan sembra la brutta copia della bella squadra vista contro la Juventus. Le uniche conclusioni lombarde arrivano con due tiri da fuori: sinistro potente di Romagnoli (sul fondo) e rasoterra di destro di Bonaventura, controllato da Perin. Al 27’ il 2-0 potrebbe essere cosa fatta se Simeone, dopo un contropiede, non sbagliasse il passaggio decisivo per Ninkovic. La gara si fa cattiva perché Banti decide di far giocare troppo mentre punisce una “sbracciata” di Izzo verso Niang addirittura col giallo. E Marassi non la prende bene. Meglio il Milan nel finale del tempo anche perché Niang viene spostato a destra in una sorta di 4-4-2 e lo stesso attaccante rossonero chiude il tempo con una girata dal limite dopo una sponda di Bacca: pallone alto.

ESPULSO PALETTA – E’ Bonaventura a prendere per mano i suoi e provare a pareggiare la partita nel secondo tempo. Al 7’ forse la più grande occasione per i rossoneri: Perin salva i suoi uscendo su Bacca che aveva provato ad agganciare, in posizione regolare e da solo nell’area piccola. Anticipato anche Kucka che era pronto al tap-in vincente. Juric cambia Ninkovic con Lazovic. All’11’ Paletta va per anticipare in fallo laterale Rigoni, è in vantaggio rispetto all’avversario ma opta per un entrataccia inutile a piedi uniti che travolge tutto e tutti. Banti gli mostra il cartellino rosso e il Milan resta in dieci. Fuori allora subito Bacca e dentro un difensore, Gomez. Il Milan in inferiorità numerica gioca bene, colpa però dell’atteggiamento del Grifone che pare accontentarsi dell’1-0.

PAVOLETTI CHIUDE IL MATCH – La storia cambia quando Juric fa entrare Pavoletti al posto di Simeone. Al 23’ break di Rincon che serve Rigoni al limite, palla di ritorno ancora per il centrale di centrocampo che conclude di poco sul fondo. Il Milan ha un’ultima chance alla mezz’ora: gran palla di Bonaventura in area per Poli che però conclude malamente out. Buono anche l’impatto sul match di Suso (fuori Niang) ma Perin nega all’ex compagno il gol al 32’. Al 35’ arriva invece il 2-0 che manda ko i rossoneri: grandissima apertura a destra di Pavoletti che pesca Lazovic, l’esterno attende e poi crossa in area dove Pavoletti in spaccata viene anticipato da una deviazione di Kucka che fa autogol. Al 41’ altra rete contro un Milan che non c’è più: Laxalt in verticale per Pavoletti che si beve Romagnoli e solo davanti a Donnarumma segna col piattone destro.

Genoa-Milan 3-0 (1-0)
Genoa (3-4-3): Perin; Izzo, Burdisso, Munoz, Edenilson  (32′ st Fiamozzi sv), Rincon, Veloso, Laxalt , Ninkovic  (8′ st Lazovic), Simeone  (21′ st Pavoletti), Rigoni. (23 Lamanna, 38 Zima, 21 Orban, 3 Gentiletti,14 Biraschi, 28 Brivio, 4 Cofie ,10 Ntcham, 11 Ocampos, 27 Pandev). All. Juric
Milan (4-3-3): Donnarumma, Poli, Romagnoli , Paletta, De Sciglio, Kucka , Locatelli, Bonaventura, Niang  (25′ st Suso), Bacca ( 12′ st Gomez), Honda (17′ st Luiz Adriano) (1 Gabriel, 35 Plizzari, 4 Ely, 9 Lapadula, 17 Zapata, 20 Abate, 23 Sosa, 80 Pasalic) All. Montella
Arbitro: Banti
Reti: nel pt 11′ Ninkovic. Nel st 35′ Kucka (aut), 40′ Pavoletti
Espulsi: Fabrizio Preziosi (Dir. Acc. Genoa), Paletta per gioco scorretto
Ammoniti: Izzo, Pavoletti, Veloso per gioco scorretto
Angoli: 5 a 3 per il Genoa
Recupero: 1′ e 3′
Spettatori 21200

 

 

Nel frattempo potrebbe esplodere una CALCIOPOLI FINANZIARIA??Tutto nasce dalla richiesta di risarcimento da parte di Victoria 2000 srl (all'epoca dei fatti proprietaria del Bologna con Giuseppe Gazzoni Frascara presidente), che ha depositato a luglio una denuncia pesante contro i dirigenti viola per il mancato accantonamento nel bilancio chiuso il 31 dicembre 2015 della somma che la Fiorentina potrebbe dover corrispondere a titolo di risarcimento danni alle 'vittime' di Calciopoli....

 

Serie A dal 21 agosto al 4 novembre 2016

Scudetto 1915 alla Lazio? Gli scandali e i

 privilegi di quel Genoa campione (a tavolino)

Scudetto 1915 alla Lazio? Gli scandali e i privilegi di quel Genoa campione (a tavolino)
 

 

La Uefa ci regala 4 posti in Champions. Ma in

 

 campionato nulla dietro la Juve

Il turno successivo alla storica riforma dell’Uefa dimostra che potranno cambiare le coppe, non la Serie A: la Roma pareggia fuori casa contro il Cagliari dopo essere stata avanti 2-0, l’Inter non va oltre l’1-1 a San Siro con un Palermo ridotto ai minimi termini, il Milan perde contro un Napoli arruffone.

Forse qualcuno si era illuso che, restituendo quattro posti inChampions League all’Italia, anche la Serie A sarebbe tornata magicamente indietro di qualche anno, quando era il campionato più bello del mondo e le sue rappresentanti il meglio del calcio continentale. Così non è stato. Il turno successivo alla storica riforma dell’Uefa dimostra che potranno cambiare le coppe, non la Serie A: la Roma pareggia fuori casa contro il Cagliari dopo essere stata avanti 2-0, l’Inter non va oltre l’1-1 a San Siro con unPalermo ridotto ai minimi termini, il Milan perde contro unNapoli arruffone. Vince sempre e solo la Juventus, anche con incontri teoricamente insidiosi con Fiorentina e Lazio. Dietro i bianconeri il nulla. O meglio: Sassuolo, Genoa e Sampdoria, le uniche che tengono il passo a punteggio pieno nelle prime due giornate. Realtà provinciali più o meno casuali, ma comunque il nulla in chiave scudetto o Europa.È l’amara riflessione che nasce dalla svolta della Uefa, che ha deciso di cambiare sulla scia delle pressioni dei club dei grandi campionati (e della minaccia della “Superlega”): dal 2018 si torna al passato, con quattro posti garantiti in Champions League ai quattro tornei più importanti (Spagna, Germania, Inghilterra, Italia), ed uno in particolare assegnato in base alla “tradizione”; le altre nazioni minori (valorizzate dall’ormai archiviata gestione di Michel Platini) a spartirsi le briciole. Una riforma di cui beneficerà soprattutto la Serie A: se infatti per Premier, Liga e Bundesliganon cambierà poi molto (loro non hanno mai fatto troppa fatica a qualificare le proprie rappresentanti), lo stesso non può dirsi per il nostro campionato, che a conti fatti con il declassamento nelranking non ha perso uno, ma due posti. Negli ultimi cinque anni, infatti, soltanto il Milan è riuscito a superare il turno preliminare, e l’Italia ha avuto sistematicamente solo due squadre in Champions.

Presto tornerà ad averne quattro. Come ai bei tempi. Ma il nostro calcio sembra sempre lo stesso. Anzi, forse anche peggiore nella nuova stagione appena cominciata. Altro che quattro posti: in questo momento la Serie A non ne merita nemmeno due. Chi altro ci dovremmo mandare in Champions oltre la Juventus, controBarcellona e Real Madrid, il City di Guardiola e il Bayern di Ancelotti? La Roma, che appena si è affacciata all’Europa che conta è riuscita a trasformare un comodo ritorno casalingo contro il Portonell’ennesimo psicodramma, e pure in campionato continua a farsi rimontare partite apparentemente già vinte? O forse il Napoli, più o meno la stessa squadra della scorsa stagione, con gli stessi identici limiti e amnesie, solo con un Higuain in meno? O magari l’Inter, che ha speso quasi 100 milioni di euro per tornare grande,ma per ora gioca come o peggio di un anno fa?

E che dire del Milan, che più di altre beneficerà dei nuovi “meriti storici”, ma una sua storia ha bisogno di trovarla al più presto, visto che la vecchia (Berlusconi) ormai è passata e la nuova (i cinesi) deve ancora cominciare? Per fortuna la riforma della Champions non entrerà in vigore domani: la Serie A ha due anni per ritrovarsi, produrre qualcosa, tornare un campionato vero. Magari cominciando da subito, anche se i segnali di queste prime due giornate non sono certo incoraggianti. Altrimenti la Uefa non ci avrà fatto un favore restituendoci quattro posti in Champions al di là dei nostri meriti: ci avrà solo condannato a qualche figuraccia internazionale in più.

Sabatini lascia Roma e una squadra che ha fatto tornare grande, ma non è riuscito a far vincere. Fallito ‘er progetto’. Nel giorno in cui la Roma perde il suo Direttore Sportivo, sbanca Napoli, si porta a -5 dai Ladroni e si candida come Competitor.

Napoli-Roma 1-3, i giallorossi volano con Dzeko e Salah

Il bosniaco è il protagonista principale del big match del San Paolo: sua la doppietta che permette agli ospiti di allungare a cavallo tra primo e secondo tempo. Koulibaly (tra i peggiori in campo) accorcia, Salah archivia la pratica nel finale: sorpasso in classifica, romani a +2.

NAPOLI – Lo snodo del San Paolo aveva il sapore dell’esame da anti-Juve. E il pomeriggio partenopeo rilancia le ambizioni di una Roma capace di reinventarsi anche se in emergenza, di soffrire nei momenti delicati del match e di pungere con la sua coppia gol. Il Napoli scopre com’è dura la vita senza Higuain e senza il suo erede Milik, uomini capaci di trovare i gol nel marasma dell’area piccola, mentre le giocate in punta di fioretto di Gabbiadini non possono avere cittadinanza a livelli così alti senza quel pizzico di rabbia che anima i grandi centravanti. Quella stessa rabbia che Luciano Spalletti ha chiesto spesso a Edin Dzeko, oggi all’apice della sua esperienza giallorossa. La Roma sognava una prestazione del genere del suo numero 9, già in evidenza contro l’Inter, e l’ha ottenuta: doppietta da rapace degli ultimi sedici metri, reti numero 6 e 7 in campionato, cifre che non possono scorrere via in silenzio. Ma nella vittoria per 1-3 a Fuorigrotta che lancia i giallorossi al secondo posto solitario, con sorpasso sui rivali di giornata, c’è anche lo zampino degli altri: da un Florenzi a tutto campo a un Perotti capace di difendere meglio di un terzino e di attaccare come da tradizione, a un Salah finalmente lucido sotto porta.

Sabatini lascia Roma e una squadra che ha fatto tornare grande, ma non è riuscito a far vincere. Fallito ‘er progetto’

Serie A
 

Le plusvalenze milionarie e gli acquisti sbagliati, i giallorossi sempre tra i primi in classifica ma mai primi alla fine, il rapporto con Totti (ieri "luce di Roma" oggi "tappo") e quello con gli allenatori, difesi anche quando non lo meritavano: con la rescissione del contratto termina la storia del ds filosofo nella capitale e, al contempo, la narrazione di un disegno dirigenziale creato per portare a casa trofei. Sabatini non ci è riuscito: manca il salto di qualità, nonostante conti in ordine e introiti da big d'Europa.

Er progetto” è fallito. Walter Sabatini ha lasciato la sua Roma, di cui negli ultimi cinque anni era stato molto più che un semplice direttore sportivo: volto e anima, mente e braccio di una società con una proprietà straniera e spesso lontana, che lui ha rappresentato e diretto nel bene e nel male, in ogni suo passo. Senza riuscire però nell’obiettivo di “trasformare il concetto di vittoria da una possibilità a una necessità”: una “rivoluzione culturale” forse impossibile nella Capitale, sicuramente mancata. “È questo il mio fallimento”.

Sabatini continuerà a fumare, a leggere, a fare filosofia di vita e di calcio. Solo non a Roma, che “non è stata per me una frazione di vita, ma la vita stessa”, ha detto nella conferenza stampa di addio. Sperava di far diventare vincente una città che invece è riuscito solo a far tornare grande. Il suo principale merito è questo: aver riportato i giallorossi nell’élite del calcio italiano, per struttura societaria, nomea, risultati. Stabilmente nelle prime tre del campionato (e quindi con i piedi ben piantati in Europa): è stato lui a traghettare gli americani nel difficile sbarco in Serie A. I suoi successi si chiamano Lamela, Benatia, Marquinhos, Pjanic, Nainggolan, Strootman: talenti cristallini comprati a basso costo e nella maggior parte dei casi rivenduti a cifre astronomiche. Quando è arrivato la rosa aveva un valore patrimoniale di 37 milioni di euro, ora la lascia a quota 190 milioni, con il bilancio 2016 chiuso con “solo” 14 milioni di passivo e i ricavi più alti di sempre (superato per la prima volta il tetto dei 200 milioni). Così la Roma, che con la nuova proprietà ha speso tanto, economicamente ha perso pochissimo. Ma neanche ha vinto nulla, ePallotta non è venuto in Italia solo per fare plusvalenze (complessivamente quasi 100 milioni, grazie agli affari del ds). Lo scudetto che non è mai arrivato è il suo “grande rammarico: non mi procura rabbia, ma una tristezza cupa probabilmente irreversibile”.

Perché lo scudetto “non era un sogno, ma una speranza che si è accesa saltuariamente” nel suo animo di sognatore che ama i sognatori: Luis Enrique, con cui condivideva quella concezione visionaria che inSerie A non poteva attecchire; Zdenek Zeman, con cui condivideva il vizio del fumo e l’integralismo di valori; Rudi Garcia con cui condivideva praticamente tutto, al punto da essere il suo uomo, da difenderlo fino all’indifendibile. Lì, con la cacciata del francese e l’arrivo di Spalletti in panchina, probabilmente è finita la sua era. Un profondo conoscitore dell’indole umana come Sabatini lo aveva capito subito, già a febbraio scorso, quando infatti aveva presentato le dimissioni. Respinte, ma solo per rimandare l’addio ad un momento meno traumatico. Comunque inevitabile, perché sulle spalle del ds ricadono anche tante colpe: allenatori sbagliati, acquisti sbagliati. Doumbia, Ibarbo, Iturbe, Bojan, lo stesso Dzeko che solo ora si sta riscattando, più recentemente Juan Jesus, Gerson. La lista è lunga nelle oltre 200 operazioni compiute dal re del mercato (o dalla “piovra”, come lo hanno soprannominato i suoi detrattori) nelle ultime stagioni. Macigni sul bilancio ma soprattutto sulle ambizioni della Roma, per quel salto di qualità definitivo ancora in sospeso.

Curiosamente Sabatini, uomo di contenuti pesanti e citazioni dotte, quando era arrivato aveva fatto riferimento a un “programma quinquennale di memoria staliniana, in un calcio che necessita di tempi diversi: voi fate un consuntivo annuale, noi siamo in divenire”. L’addio cade un lustro dopo, e anche se lui conclude che “il nostro ciclo è positivo”, il bilancio non può che essere negativo. Lascia una Roma da primi posti ma non da primo posto come avrebbe voluto. I conti relativamente in ordine e giocatori importanti, una base solida da cui ripartire (infatti aggiunge: “Questa sarà ancora la mia squadra, anche se non ci sarò fisicamente”). E il delicato addio di Totti da gestire, che in passato aveva definito “luce di Roma” e ora chiama “tappo per chi gli sta dietro”; anche così si è deteriorato il rapporto con l’ambiente. Ma questoproblema c’era ieri, c’è oggi e probabilmente ci sarà anche domani. Avanti il prossimo: per il momento toccherà a Frederic Massara, torinese madrelingua francese, suo vice dal 2008. In futuro forse arriverà qualcun altro a prendere il posto di Walter Sabatini, re del mercato, filosofo, uomo vorace di emozioni ed eternamente insoddisfatto. “Non posso giudicare la mia opera mentre la faccio: è necessario che mi comporti come i pittori, e che me ne allontani”, diceva. Adesso che se ne va tra mille rimpianti ed altrettantimozziconi di sigaretta, chissà quale sarà il suo giudizio su se stesso.

 

Inter-Juventus 2-1: orgoglio nerazzurro, i bianconeri perdono la vetta per 5 minuti.

Inter-Juventus 2-1: orgoglio nerazzurro, i bianconeri perdono la vetta
Esultanza Inter dopo il gol di Icardi (ansa)

La squadra di De Boer risorge dopo la figuraccia in Europa League. Tutti i gol nella ripresa: Lichtsteiner illude i bianconeri, il centravanti argentino e l'esterno croato (appena subentrato a Eder) fanno impazzire San Siro. Nel finale espulso Banega

MILANO -  Dalla sconfitta contro i semisconosciuti dell'Hapoel Beer Sheva alla vittoria contro la corazzata Juventus: tutto in 72 ore, è più che mai una pazza Inter. I nerazzurri battono 2-1 i campioni d'Italia con una grande rimonta: al vantaggio di Lichtsteiner, rispondono il solito Icardi e Perisic, appena entrato al posto di Eder. La pioggia di fischi di giovedì sono un lontano ricordo: San Siro fa festa con tanti protagonisti (da Milito a Materazzi) dello storico Triplete.

PRE-GARA AMARCORD - Emozioni forti prima del calcio d'inizio. Probabilmente per dimenticare il momento difficile, allo stadio sono presenti tante leggende dell'Inter: da Milito a Materazzi, fino a Chivu, Toldo, Samuel e Stankovic. Ci sono anche Thohir, Moratti, Zhang e il tecnico della nazionale, Giampiero Ventura. Dopo il minuto di silenzio per ricordare Carlo Azeglio Ciampi si inizia: De Boer preferisce Eder a Perisic, recuperato all'ultimo, e schiera nuovamente Candreva, Banega e Icardi, tenuti a riposo in Europa League. Allegri lascia a sorpresa in panchina Higuain: con Dybala c'è Mandzukic, confermato anche Lichsteiner anche perché Dani Alves è acciaccato. La partita di Benatia dura appena 24′: il marocchino alza bandiera bianca per un sospetto stiramento all'adduttore, al suo posto Barzagli. La gara si accende alla mezzora: Khedira, tutto solo in area, schiaccia debolmente un cross perfetto di Alex Sandro, dall'altra parte Icardi scheggia il palo con un potente tiro di destro. Si va negli spogliatoi dopo un primo divertente.GOL BEFFA DI LICHSTEINER - Nel secondo tempo domina l'Inter con Banega e Joao Mario padroni del centrocampo, eppure al 19′ la partita la sblocca la Juventus: dalla sinistra Alex Sandro, il migliore dei suoi, crossa per Lichtsteiner che brucia Santon e insacca a porta vuota. E' una beffa per i nerazzurri che, negli ultimi giorni di mercato, sono stati vicinissimi allo svizzero.

LA REAZIONE NERAZZURRA - Ma la gioia dura poco. Il gol di Lichsteiner non scoraggia l'Inter che al 23′ trova il pareggio: angolo di Banega, grande stacco di Icardi e Buffon è battuto. L'argentino si conferma bestia nera della Juventus. La partita si accende e De Boer indovina il cambio: fuori un buonissimo Eder e dentro Perisic. Arriva un po' di nervosismo con Tagliavento che non sventola il secondo giallo a Lichtsteiner per un fallo di mano e lascia proseguire su un contatto dubbio in area tra Chiellini e Icardi. Pubblico inferocito ma che al 33′ impazzisce: Icardi scodella un cross perfetto per la testa di Perisic, che batte all'angolino Buffon. Rimonta compiuta.

UN'ALTRA INTER  - Poco prima era entrato Higuain per Mandzukic (cambio tardivo) e Allegri si gioca anche la carta Pjaca, ma nel finale gli assalti sono vani. Da registrare solo l'espulsione di Banega per doppio giallo, che però non macchia un'ottima prestazione, e il record d'incassi in assoluto in Serie A. Dopo quasi 6 minuti di recupero, l'arbitro fischia la fine per la gioia dei tifosi nerazzurri, che nel giro di 3 giorni hanno visto la propria squadra trasformarsi. Forse è presto per dire che De Boer abbia trovato la sua Inter, ma sicuramente i numeri in campionato ora sorridono (seconda vittoria consecutiva): adesso serve continuità. Primo campanellino d'allarme per Allegri, la cui scelta di lasciare in panchina Higuain in una partita così importante ha lasciato perplessi tutti.

INTER-JUVENTUS 2-1 (0-0)
INTER (4-2-3-1): Handanovic 6; D'Ambrosio 6, Miranda 6.5, Murillo 6.5, Santon 5.5 (34′ st Miangue sv); Medel 6,5 (30′ st Felipe Melo 6), Joao Mario 7; Candreva 6,5, Banega 7, Eder 6.5 (24′ st Perisic 7.5); Icardi 7.5. In panchina: Carrizo, Ranocchia, Yao, Nagatomo, Gnoukouri, Kondogbia, Biabiany, Jovetic, Palacio. Allenatore: De Boer.
JUVENTUS (3-5-2): Buffon 6; Benatia 6 (25′ pt Barzagli 5,5), Bonucci 5.5, Chiellini 5.5 (35′ st Pjaca sv); Lichtsteiner 6.5, Khedira 5, Pjanic 5,5, Asamoah 6, Alex Sandro 7; Dybala 5.5, Mandzukic 5.5 (29′ st Higuain 5,5). In panchina: Neto, Audero, Rugani, Dani Alves, Evra, Lemina, Hernanes, Cuadrado. Allenatore: Allegri.
ARBITRO: Tagliavento di Terni
RETI: Lichtsteiner al 64′, Icardi al 68′ e Perisic al 78′
AMMONITI: Lichtsteiner, Barzagli, Asamoah, Medel e Handanovic.
ESPULSO: Banega per doppia ammonizione
ANGOLI: 5-4 per l'Inter
RECUPERO: 1'e 5′

 

 

Qui la classifica completa

Manchester City vince lo scudetto del club più spendaccione

I Citizens hanno investito oltre un miliardo di euro in sei anni senza riuscire a coronare il sogno Champions. Seguono Chelsea e United. Le italiane si piazzano tra l'ottavo e il decimo posto con Juventus, Roma e Inter. Solo al ventesimo posto il Milan


MILANO -
 La crisi di risultati del Milan, da cinque anni senza vittorie e da tre fuori dalle Coppe Europee, ha una banale spiegazione finanziaria. Negli ultimi sei anni ha speso "soltanto" 337 milioni per rafforzare la squadra. Lontano anni luce da quanto hanno investito i club che vanno per la maggiore e che - a differenza dei rossoneri - ogni anno si contendono la vittoria in Champions Legue e sono sempre tra i favoriti per lo scudetto nei campionati nazionali.

Lo rivela l'ultimo studio dell'Osservatorio calcistico svizzero Cies, specializzato nell'analizzare i dati economici del pallone. Il quale, se ce ne fosse ancora bisogno, sottolinea la distanza che ormai esiste tra la forza finanziaria dei club inglesi, soprattutto, e spagnoli rispetto alla disponibilità dei club italiani. Secondo il Cies, negli ultimi sei anni il club europeo più spendaccione è stato il Manchester City: grazie alle risorse degli sceicchi di Abu Dhabi (e recentemente anche del gruppo cinese Wanda che ne ha rilvato il 10%), i Citizens hanno speso oltre un miliardo di euro, per la precisione 1,024 milioni. Soltanto altri due club - non a casa inglesi - possono competere con il City: si tratta del Chelsea del magnate russo Roman Abramovich che ha speso 871 milioni, mentre la proprietà americana del Manchester United si è fermato a quota 841 milioni.

Gli sforzi economici non sono direttamente proporzionali alle vittorie sul campo. Il City, nonostante la girandola di acquisti e allenatori, non è riuscito a vincere la Champions e ha portato a casa uno scudetto. Meglio il Chelsea che almeno la Coppa l'ha vinta.

E gli italiani? Del Milan si è detto: con i suoi 337 milioni è soltanto al 20,o posto nella classifica a partire dal 2010, ben lontano dalle stagioni d'oro del ciclo berlusconiano e nonostante gli oltre 90 milioni spesi nella stagione scorsa per rafforzare la squadra. Dall'ottava alla decima posizione troviamo Juventus (618 milioni), Roma (535) e Inter (517). Anche in questo caso, le spese non sempre corrispondono alle vittorie: vale per la Juventus che non riesce a corononare il sogno Champions e per la Roma il cui ultimo scudetto risale alla stagione 2000-2001. Infine, al 13.o posto trovamo il Napoli: De Laurentis ha investito 437 milioni.

Il Barcellona, fra i club spagnoli, è quello che ha speso di più dal 2010, con un totale di 680 milioni. Ma in Catalogna sono mancate le soddisfazioni con due Coppe dei Campioni vinte nel 2011 e nel 2015. Lo stesso per il Real Madrid con 644 milioni di spesa e due Coppe dei Campioni (2014 e 2016) in bacheca, fra le quali la 'decima'.

I club inglesi si rivelano ancora una volta gli incontrasti dominatori della Champions "finanziaria", grazie ai ricchi contratti per la cesione dei diritti Tv della Premier: nelle prime tredici posizioni delle società che hanno speso di più per rafforzarsi dal 2010, sei sono britannici: oltre al terzetto di testa, si aggiungono anche Liverpool , Arsenal e Tottenham.

Lo studio Cies dimostra la superiorità britannica anche sotto altri due aspetti. Il primo riguarda la spesa complessiva nei 6 anni dei primi 20 club un Europa, che per quasi il 40% è coperta da investimenti dei club inglesi (4,32 miliardi). Al secondo posto la Spagna: con quattro squadre (oltra a Barca e Real anche Atletico Madrid e Valencia) con 2,18 miliardi. Gli iberici sopravanzano anche l'Italia che pure può contare su cinque club e che si ferma a 1,67 miliardi. Da segnalare che la differenza tra gli investimenti del Real Madrid e della Juventus è esigua, ma negli ultimi sei anni i "blancos" hanno vinto due Champions.

Il secondo aspetto, per certi versi ancora più eclatante, riguarda le spese per i trasferimenti dei giocatori che si riferiscono soltanto alla stagione in corso: in questo caso, tra i primi 20 club ben 11 sono inglesi. Una classifica dominata dai due club di Manchester che si impongono così come i due maggiori favoriti per la vittoria nella finale che si disputerà al Millenium Stadium di Cardiff. Con un terzo incomodo, la Juventus. Il club della famiglia Agnelli ha investito 176 milioni, contro i 185 dello United e i 231 del City.

ma era tutto uno scherzo....

La Serie B

Serie B, il Pisa resta senza stadio: revocato l'utilizzo del Castellani di Empoli

Rescisso il nullaosta in seguito agli scontri tra tifosi toscani e bresciani nell'ultima gara casalinga della squadra di Gattuso: "Fatti gravissimi che hanno offuscato un gesto di solidarietà". Contro l'Ascoli si va verso le porte chiuse all'Arena Garibaldi

PISA - Il Pisa resta senza stadio. Non ha pace la squadra allenata da Rino Gattuso: è giunta, infatti, l'annunciata notizia della revoca del permesso per giocare allo stadio Castellani di Empoli - nel quale i nerazzurri avevano disputato le prime due gare stagionali - a seguito degli scontri tra ultras pisani e quelli bresciani nella partita del quarto turno di Serie B. A stabilirlo è stato il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con decisione unanime: "Il gesto di solidarietà sportiva della città ha fatto onore al nostro calcio - ha dichiarato il prefetto Giuffrida, a margine dell'incontro in cui era presente anche il presidente della Lega Serie B Abodi - ma è stato macchiato da fatti gravissimi, che non hanno giustificazioni". Il Pisa Calcio, nel pieno caos nonostante i buoni risultati sportivi conseguiti in questo inizio di campionato, non sa, dunque, dove giocherà la gara casalinga contro l'Ascoli, in programma il 24 settembre. L'ipotesi più concreta è che l'incontro si disputi a porte chiuse all'Arena Garibaldi, l'impianto societario considerato non a norma per la Serie B. La decisione dovrebbe essere ratificata nella riunione dell'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. Questo il comunicato diffuso della Lega: "Si stanno predisponendo gli atti propedeutici allo svolgimento di Pisa-Ascoli, valida per la sesta giornata di campionato della Serie B ConTe.it e programmata per sabato 24 settembre, presso lo stadio Arena Garibaldi-Romeo Anconetani di Pisa con le limitazioni che verranno stabilite dalle Autorità competenti sul medesimo impianto".

Per quanto riguarda i lavori di adeguamento, il sindaco di Pisa Filippeschi si è dichiarato pronto a far si che tutto proceda, ma sussiste un problema; le operazioni, infatti, non partiranno senza la stipula di una convenzione con il Comune per l'uso dello stadio. La società però non ha ancora inviato all'amministrazione alcun atto formale.
La prima a mobilitarsi dopo gli scontri tra ultras pisani e bresciani nel terzo turno di Serie B era stata la sindaca di Empoli, Brenda Barnini: "Non li ospiteremo più" aveva scritto in una nota emessa dopo la partita.

Calcio, violazioni Covisoc: -1 a Benevento, Catania e Melfi

Il Tribunale federale nazionale, in merito alle segnalazioni del procuratore della Federazione, ha deciso di penalizzare il club campano in Serie B e le altre due società impegnate nella Lega Pro Penalizzate anche Rimini, Pavia e Lanciano

ROMA - Classifiche di serie B e Lega Pro che cambiano. Non a causa dei risultati sul campo, ma per le sentenze del Tribunale federale nazionale. Il Tfn, infatti, presieduto da Cesare Mastrocola, ha inflitto un punto di penalizzazione al Benevento (Serie B) e a Catania e Melfi (Lega Pro) per alcune violazioni Covisoc. Penalizzazioni anche per Rimini (4 punti), Virtus Lanciano (2) e Pavia (2). Il Latina (Serie B), invece, avrà tempo fino al 19 settembre per il deposito di un documento utile per la memoria difensiva, con il Tribunale federale che si riserva di depositare la decisione relativa alla società laziale all'esito dell'ulteriore Camera di Consiglio.

CLASSIFICA SERIE B DOPO PENALIZZAZIONI - Cittadella 9 punti; Benevento, Frosinone 6; Brescia 5; Verona, Spal, Carpi, Cesena, Novara, Bari, Ternana, Entella, Pisa 4; Trapani, Spezia 3; Ascoli, Salernitana, Perugia, Avellino, Pro Vercelli 2; Latina, Vicenza 1. Cesena e Ascoli una gara in meno Benevento 1 punto di penalizzazione.

CLASSIFICA LEGA PRO/C DOPO PENALIZZAZIONI - Lecce 12 punti; Matera 10; Foggia, Juve Stabia 9; Casertana, Cosenza 6; Taranto, Fondi, Reggina 5; Fidelis Andria, Messina, Vibonese, Virtus Francavilla, Monopoli 4; Catanzaro 3; Akragas, Siracusa, Melfi 2; Paganese 0; Catania -2. Paganese, Virtus Francavilla, Catania e Fondi una gara in meno Catania 7 punti di penalizzazione Fondi e Melfi 1 punto di penalizzazione.

parte nel caos. Rinviata Ternana-Pisa

Non si sblocca la vicenda societaria del club toscano, dopo la minaccia dei giocatori di non presentarsi in campo per la sfida con gli umbri il presidente Abodi differisce la partita a data da destinarsi: ''Una decisione difficile, ma opportuna''. Manifestazione dei tifosi


PISA -
 Parte nel caos il campionato di serie B. I problemi societari del Pisa hanno spinto la Lega a rinviare a data da destinarsi la sfida di sabato sera contro la Ternana, gara valida per la prima giornata di campionato. "Una decisione difficile, ma opportuna'' ha spiegato Andrea Abodi, numero uno della Lega.
Il caos che sta investendo la squadra toscana - oggi ufficialmente esonerato il tecnico Colonnello, che da giorni non si presentava agli allenamenti - ha convinto la Lega a differire una partita che rischiava di non giocarsi. I giocatori, infatti, dopo il terzo allenamento di fila svolto senza lo staff tecnico, hanno inviato una lettera ad Abodi - assistiti dal legale dell'Associazione calciatori - dichiarando l'intenzione di scioperare e non partire per la trasferta in Umbria. "Una decisione difficile, ma opportuna" ha spiegato il presidente Abodi -. Abbiamo atteso fino all'ultimo la definizione di un quadro che permettesse di risolvere la situazione, che da alcuni giorni non sta permettendo alla squadra di allenarsi e preparare l'esordio in campionato. Portando addirittura i giocatori l'altro ieri a produrre una diffida alla società, incentrata sulla violazione dei basilari doveri contrattuali inseriti nell'Accordo Collettivo. Purtroppo le notizie negative giunte in mattinata ci hanno convinto, nostro malgrado, ad assumere una decisione difficile, che riteniamo però opportuna e motivata in relazione al contesto creatosi". "L'assenza di un riferimento societario da un lato e soprattutto tecnico/sportivo ed organizzativo dall'altro - sottolinea la Lega -, rende da giorni la situazione totalmente fuori controllo, mettendo a serio rischio la partecipazione della squadra alla partita di domani a Terni". Per questo si ritiene che "non sussistano le condizioni atte a garantire il corretto svolgimento della gara dal punto di vista sportivo, organizzativo ed ambientale".

LA CAUSA SCATENANTE - L'ultimo capitolo di una sciagurata estate è rappresentato dal rifiuto di Petroni, presidente del club, all'offerta del fondo di Dubai con a capo l'imprenditore Pablo Dana. Nell'ultima settimana Equitativa aveva alzato la sua offerta di circa 800 mila euro, arrivando a 130mila dalla richieste del proprietario di Britaly Post, società che controlla i nerazzurri. Tra i 6,25 milioni e i 6,38 chiesti dal patron, non si è arrivati a una via di mezzo, a causa della chiusura dei vertici della squadra toscana, cosa che ha spinto Dana ad abbandonare la trattativa: "C'è qualcosa sotto, abbiamo pure accorciato i tempi per la due diligence, come richiesto da Britaly. Ci stanno prendendo in giro" aveva dichiarato a una rete locale dopo l'ennesimo no incassato.

TOMMASI: "HA PREVALSO IL BUON SENSO" - 'E' stata una decisione di buon senso rinviare Ternana-Pisa perché non c'erano le condizioni per giocare, era doveroso". Lo ha detto all'Ansa il presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi dopo che la trattativa per la cessione della società toscana è definitivamente saltata. "Mi viene da pensare che ci vorrebbe una sorta di esproprio forzato delle società di calcio quando la situazione è ingovernabile - aggiunge Tommasi - essendo una iniziativa privata siamo in balia delle decisioni che non arrivano e non si sa se arriveranno".
Non la pensa così la Ternana. La squadra umbra si era detta contraria al possibile rinvio, non riuscendo tuttavia a imporre la sua volontà ad Abodi: "La Ternana si oppone fermamente a tale ipotesi, perché illegittima e in violazione dei superiori principi sulla regolarità del campionato, che non permettono provvedimenti a salvaguardia di singole posizioni ma solo a tutela dell'interesse generale. Una trattativa per la cessione delle quote di una società non può e non deve rappresentare un fatto che metta in discussione la disputa di una gara secondo calendario". Questo il contenuto di un comunicato diffuso dal club.

I TIFOSI IN PROTESTA - Circa 500 tifosi pisani hanno manifestato nella zona dell'aeroporto per convincere la proprietà del club, a cedere la società al fondo d'investimento di Dubai che riporterebbe uno staff tecnico in società, quello diGennaro Gattuso, tecnico della promozione in Serie B. I tifosi hanno percorso in corteo la principale via d'accesso allo scalo rallentando il traffico intorno alla zona.

SPUNTA UN'ALTRA GRANA - Dal caso Gattuso, dimessosi per l'impossibilità di lavorare con una società assente, all'addio di alcuni giocatori, passando per l'amichevole annullata con il Celta

 

Vigo: è evidente che l'attuale società non riesca ad amministrare regolarmente il club. L'ultima stoccata è arriva dal Prefetto Visconti che senza mezzi termini ha parlato della possibile inagibilità dell'Arena, lo stadio dove si disputano le partite casalinghe dei nerazzurri: "Se non partono i lavori, la squadra dovrà giocare in un altro impianto". Un altro problema, che non fa che aggravare la situazione, oramai largamente compromessa.


 

INTER FC

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.. Stagione 2016-2017
calcio.com  Le campagne trasferimenti

 

 

Inter, Pioli contro la "sua" Lazio: "Bel gioco? Conta solo il risultato" {}SUNING E SUNING.COM, SOLDI PER L'INTER - La vigilia della partita contro la Lazio corrisponde, in casa Inter, anche all'ufficializzazione della sponsorizzazione di Suning e Suning.com per il kit di allenamento dei nerazzurri, la Pinetina e il centro Giacinto Facchetti. "Ci saranno grandi vantaggi economici per Suning sport", sottolinea Michael Gandler, Chief revenue officer. Grazie alla sponsorizzazione entreranno nelle casse - come già noto - circa 15 milioni. E, i due nomi dei centri sportivi saranno rinominati "Centro sportivo Suning in memoria di Angelo Moratti", e "centro formazione giovanile Suning in memoria di Giacinto Facchetti". Sulla possibilità di un cambio sponsor sulle maglie al posto di Pirelli, Gandler sottolinea: "Abbiamo un accordo pluriennale con Pirelli e ne siamo felici, con loro abbiamo un contratto per diversi anni e per ora non guardiamo oltre".Le nubi color grigio, che fin qui hanno avvolto l'Inter, iniziano a diradarsi grazie al vento, che nell'ultimo mese soffia nella direzione giusta, quella delle vittorie. In 30 giorni i nerazzurri hanno ribaltato una situazione critica coincisa con l'inizio del campionato e proseguita fino a metà novembre. Ma, da ieri, complice la convincente vittoria sulla Lazio per 3-0, Stefano Pioli e i suoi ragazzi possono guardare con ottimismo il futuro. L'Inter spaesata e malaticcia, che non vinceva e che incassava valanghe di gol, sembra aver lasciato spazio ad una nuova squadra. A giocatori che rispetto al passato, adesso sanno uscire dalle difficoltà, sanno come muoversi, hanno personalità, "hanno un'anima", come sottolineato dal tecnico ieri a fine match con i laziali. Alla luce dei fatti, sognare un posto in Champions League non è più utopia. Soprattutto dopo la prova contro la formazione di Simone Inzaghi. Con la vittoria di ieri gli interisti salgono a tre vittorie consecutive con sei gol fatti e zero subiti. L'equilibrio cercato per settimane dal tecnico interista c'è, per ora naturalmente.

Inter alle prese con il fair play Uefa: serve la Champions o uno sponsor 'pesante'

La squadra di Pioli non può perdere il treno che porta all'Europa che conta. Per mantenere i parametri concordati con la federazione continentale i nerazzurri hanno bisogno di incassi sostanziosi, oppure di un taglio drastico del monte ingaggi.. Un posto nell'Europa che conta permetterebbe, infatti, al club nerazzurro di aver minor affanno nel mantenere fede all'accordo con l'Uefa firmato due anni fa. In alternativa servirebbe una sponsorizzazione 'pesantè - economicamente parlando - oppure, all'abbisogna, esiste l'intramontabile via che porta al taglio della rosa per diminuire il monte ingaggi. In tal senso, durante il mercato di gennaio toccherà il diesse Piero Ausilio cedere i vari giocatori in esubero come Biabiany, Jovetic etc.... Finanziariamente parlando, pertanto, sarebbe stato meglio in estate prendere uno solo tra Joao Mario e Gabriel Barbosa, ma si sa, la proprietà cinese vuole per l'Inter solo grandi campioni. E, di fatti, in questo senso si sta muovendo la dirigenza nerazzurra per il mercato estivo.

EUROPA LEAGUE

L'Inter ritrova la vittoria  battuto lo Sparta Praga

EUROPA LEAGUE

L'Inter ritrova la vittoria
battuto lo Sparta Praga
 

Foto tifosi disertano la curva: "Vergogna"

 

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Ieri la squadra nerazzurra è stata eliminata dagli israeliani, ma in passato ci sono altre sconfitte che hanno lasciato il segno
FCINTER1908.IT
 
 
 
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Inter, ennesima brutta figura
Ko con l'Hapoel, è fuori
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Inter, ennesima brutta figura Ko con l'Hapoel, è fuori   foto

E' la peggior stagione dal 1993-1994, in quell'annata l'Inter si salvava per un punto dalla serie B. Un disastro assoluto: per vedere cosi peggio in Europa bisogna risalire alla stagione 2000-2001 con la disastrosa eliminazione ad opera dei dilettanti dell'Helsingborg. Attualmente 11i in campionato, accusiamo 15 punti di ritardo dalla prima, che si aggiungono ai 175 punti ammassati nell'ultimo lustro. Per trovare piazzamenti cosi scadenti in serie bisogna risalire ai campionati federali dal 1922 al 1930. Aiuto......inguarbabili è dire poco. In vantaggio per 2 a 0 ne prendono tre da una squadra dilettantistica. Una delle peggiori partecipazioni alle coppe europee di tutti i tempi, si devono solo vergognare. Tre anni fa l'Arsenal perdeva 8 a 2 a Manchester contro lo United, la società rimborsò il biglietto a tutti i tifosi che andarono a vedere quello schifo. Dovrebbe fare altrettanto la società Inter.

Inter in rosso per 59 milioni (140 milioni il rosso del 2015) e a caccia di prestiti per 300 milioni di euro. Suning "presta" all'Inter 180 milioni di euro con un interesse del 7,7%. Viene confermato l'allenatore fino a Natale (??). Non viene nominato un vicerè con pieni poteri in luogo di Suning, viene confermato Thohir assente per motivi familiari.

La società nerazzurra non soffre solo sul campo, ma anche nei conti: chiuso il bilancio ancora in rosso, nonostante la crescita dei ricavi

L'Assemblea degli azionisti del 28 ottobre 2016: Fc Internazionale con un rosso di 59 milioni di euro. Per il FFP il rosso è di 30 milioni di euro, in linea con gli accordi sottoscritti nel 2015.

L'Inter ha chiuso l'esercizio 2015-2016 con una perdita netta di 59,6 milioni in miglioramento dal rossi di 140 milioni dell'anno prima. Il margine operativo lordo è sostanzialmente stabile a 10,1 milioni, mentre i ricavi sono cresciuti del 21% a 241,4 milioni. Secondo l'amministratore delegato Michael Bolingbroke il mol nel prossimo esercizio raddoppierà almeno mentre la perdita sarà ridotta a 24 milioni. L'Inter è "in trattative avanzate" con un istituto di credito per la stipula di un contratto di finanziamento per 300 milioni. E' quanto si legge nel bilancio 2015-2016 del club nerazzurro. I proventi dell'operazione saranno usati "in parte per rifinanziare il debito esistente con Goldman Sachs (220 milioni, ndr), e in parte per finanziare la gestione operativa e corrente".Una novità arriva direttamente dalla lettura del bilancio dell’Inter, in possesso di Fcinter1908.it. Secondo quanto ufficializzato dalla stessa società, l’Inter è “in trattative avanzate con un istituto di credito per la stipula di un nuovo contratto di finanziamento per 300 milioni, i cui corrispettivi saranno utilizzati in parte per rifinanziare il debito esistente con Goldman Sachs (220 milioni, ndr), e in parte per finanziare la gestione operativa e il circolante”.L’AD Michael Bolingbroke si è mostrato molto positivo in conferenza sull’andamento dei conti: “Nel 2013/14 avevamo ricavi per 168, poi 171 nel 2015, poi 186 nella stagione scorso. Questo esclude i 55 milioni dei ricavi dalle cessioni. E senza contare le gare europee. Quest’anno siamo sicuri di arrivare a 200 mln. L’Ebitda è positiva da un po’ di tempo, era uno degli obiettivi del nostro piano quinquennale. Nel 2014 era negativo per 14 mln, già nel 2015 siamo arrivati al pareggio e in questo esercizio eravamo positivi per 10 mln. In questa stagione ci aspettiamo di superare 20 mln e speriamo di arrivare ben al di sopra di questo dato. Ma il risultato importante è il risultato netto d’esercizio. E’ questo l’ambito su cui dobbiamo lavorare. L’anno scorso avevamo una perdita di 140 mln, ridotto a 59 mln. Quest’anno dovremmo ridurre questo dato a poco meno di 24 mln. Abbiamo un piano quinquennale e vogliamo utili di segno positivo al termine di questo piano. Siamo già in anticipo sulle previsioni”, ha spiegato Bolingbroke.L'ad interista Bolingbroke dà altro tempo al tecnico: "Durante la sosta invernale avrà 10 giorni per lavorare con i giocatori. Siamo al 100 percento al suo fianco. Non ci sono stati contatti con altri allenatori. Puntiamo a tornare in Champions e non abbiamo abbandonato l'idea dello scudetto".  Il mercato, il futuro di De Boer e le vittorie, che mancano. Di questo più che di numeri si è parlato durante l'assemblea annuale dei soci dell'Inter per l'approvazione del bilancio dell'esercizio 2015-16, che ha chiuso con una perdita netta di 59,6 milioni in miglioramento dal rossi di 140 milioni dell'anno prima. Il margine operativo lordo è sostanzialmente stabile a 10,1 milioni, mentre i ricavi sono cresciuti del 21% a 241,4 milioni. Secondo l'amministratore delegato Michael Bolingbroke il mol nel prossimo esercizio raddoppierà, mentre la perdita sarà ridotta a 24 milioni "In linea con i parametri del Financial Fair Play", ha sottolineato l'ad spiegando che nel prossimo esercizio "la Uefa chiede il pareggio, sarà difficile ma dovremo farcela". Tra i presenti all'incontro annuale anche Ignazio La Russia, che ha richiesto l'ingresso di una figura forte nel club. Marco Materazzi, Beppe Bergomi e Walter Zenga i nomi suggeriti dal politico. Proposta - secondo indiscrezioni - caduta nel nulla. DE BOER RESTA FINO ALLA SOSTA DI NATALE, THOHIR A TEMPO INDETERMINATO - Mentre, non sono finite accantonate le domande post assemblea sull'allenatore e sulla possibilità dell'uscita di Erick Thohir dal club. Le risposte sono state piuttosto eloquenti: De Boer - a meno di clamorose sconfitte consecutive - resta almeno fino alla pausa invernale "dove avrà 10 giorni per lavorare con i giocatori. Siamo al 100 percento al suo fianco. Non ci sono stati contatti con altri allenatori. Puntiamo a tornare in Champions e non abbiamo abbandonato l'idea dello scudetto", ha chiarito l'ad interista. "Siamo a sostegno del tecnico, sappiamo che ci possono essere degli alti e bassi. Dobbiamo essere ben orientati alla vittoria", ha detto Yang Yang direttore generale del gruppo Suning, che sul tycoon, oggi assente per motivi personali - ha sottolineato: "Erick è nostro partner, lo conosciamo bene. È un personaggio molto conosciuto, molto famoso, l'idea è di espandere il nostro business in quest'area geografica di riferimento. Abbiamo tante cose in comune con il gruppo di Erick, dagli investimenti nei media a quelli nel calcio. La partnership con lui ci dà molta fiducia, lui si dedica interamente alla squadra, comunichiamo in maniera regolare con la dirigenza, con lui, lavoriamo a stretto contatto nonostante le distanze per raggiungere tutti gli obiettivi prefissati. Proprio Thohir ci ha detto che avrebbe sostenuto l'Inter per riportarla ai vertici in serie A e in Europa e vogliamo perseguire questo obiettivo che non è cambiato. Resterà presidente? Le joint venture sono molto comuni nel mondo, abbiamo fiducia nella partnership con Thohir". MERCATO INVERNALE, L'OBIETTIVO E' UN'INTER FORTE - Yang Yang oltre a parlare del socio di minoranza e di De Boer ha spiegato che la società sta lavorando per trovare nuovi sponsor, che l'Inter nei prossimi 5 anni farà tournée in Asia e che per il mercato: "E' bene avere due club, uno in Italia e uno in Cina. Ci potrebbero essere sinergie, ma sempre in ottima di miglioramento della squadra. Nel club in Cina ci sono giocatori con potenziale per l'Inter. L'obiettivo resta avere una squadra forte, ma dovremo fare attenzione al Fair Play Finanziario".

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Suning ha versato 322 mln: 142 di aumento di capitale e 180 mln di finanziamento soci
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Il colosso del retail gestito da Zhang Jindong ha dato vita ad una joint venture insieme al socio Jack Ma, proprietario di Alibaba
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Il direttore di TL ha analizzato la gestione del presidente dell'Inter Erick Thohir negli ultimi due anni
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Nel bilancio presentato dall'Inter alla voce plusvalenza troviamo le cessioni che hanno portato guadagno nella scorsa stagione
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INTER_CHIAVO 0-2, 21 agosto 2016:

 

 Benvenuto, Frank de Boer. Benvenuto all’Inter. Ci saranno mesi e anni (Simeone permettendo) per commentare e analizzare il suo operato sulla panchina nerazzurra, ma questa volta, per l’ultima, non si può non parlare di chi quella panchina gliel’ha lasciata a pochi giorni dall’inizio del campionato e di come il predecessore dell'olandese se ne sia andato lasciando dietro di sé un flop. "Vedremo la mia Inter tra quattro mesi”. Sì, ma nel frattempo? Questa la domanda lecita che tutti i tifosi interisti sparsi in ogni angolo del globo si sono posti non appena Frank de Boer, da poco investito della carica di nuovo tecnico nerazzurro,ha pronunciato ai microfoni della Gazzetta dello Sporta soli 4 giorni dal primo impegno stagionale con il Chievo.  E allora, verso chi bisogna puntare il dito dopo la prima disfatta di un'annata che è partita sotto i peggiori auspici ancora prima di cominciare?  JindongZhang,  per ora è l'unica personalità societaria che non si è espressa in termini temporali, non lasciando minimamente intendere quando la squadra avrà l'obbligo di centrare i massimi obiettivi.
A questo punto si apre un dilemma: meglio avere una prospettiva prudenziale alla Thohir-De Boer o è preferibile pensare di andare alla caccia del tempo perduto senza vincoli di pensiero e di azione? Un salto all'indietro nella Storia di questi ultimi anni che si cristallizza in maniera compiuta nella frase "A gennaio sapremo veramente chi siamo (firmata sempre De Boer)". Un proroga del tutto inconcepibile visti i presupposti che si erano venuti a creare nella passata stagione e all'inizio dell'estate. E intanto le lancette dell'orologio continuano a girare inesorabili, a scandire la già ben nota mancanza di identità. Il predecessore invece

 considerava questa sua esperienza all’Inter alla stregua di una partita a Football Manager e quando gli è stata bloccata l’opzione “fai il mercato” si è stufato, salutando baracca e burattini. Forse, e dico forse, questa opzione non gli è stata più concessa perché quando ha avuto la possibilità di agire sul mercato ha collezionato figurine che però non è stato in grado di schierare in campo, cosa che dovrebbe essere prioritaria per un allenatore normale.

Avete mai provato a schierare la formazione migliore con gli undici acquisti voluti ed effettuati da Mancini? Se non lo avete fatto, proviamo insieme. Unico uomo impossibile da cambiare in questo undici è Handanovic, ma solo perché non si può comprare un portiere diverso ogni sei mesi. Per il resto i nerazzurri potrebbero scendere in campo così: Santon, Murillo, Miranda, Telles; Kondogbia, Brozovic; Shaqiri, Banega, Perisic; Jovetic. E in panchina i cambi sarebbero, sempre e solo rimanendo nel novero degli acquisti del giocatore di Football Manager, Felipe Melo, Montoya, Erkin, Ansaldi, Candreva, Podolski, Eder e Biabiany. Non una squadra da buttare. Sarebbe bellissimo vedere cosa avrebbero fatto a rose invertite Mancini e Sarri, ad esempio, ma purtroppo non lo sapremo mai, anche se personalmente il dubbio che nulla sarebbe cambiato lo nutro e lo coltivo da molto tempo.

Vero, non tutti i sopra citati erano prime scelte del tecnico jesino, però se sono stati portati a Milano il suo avallo c'è stato necessariamente e dunque se al posto di Salah è arrivato Jovetic è perché comunque anche Mancio pensava che avere il montenegrino sarebbe stato comunque utile alla causa. Un esempio che calza anche con altre situazioni di mercato verificatesi nell'ultimo anno e mezzo in casa nerazzurra.

Poi però è arrivato quel cattivone di Kia Joorabchian e il Mancio non ha più potuto fare ciò che preferiva: il manager all'inglese.

Nessuna chiamata era più concessa, nessun desiderata in lista. Ecco dunque che si inizia con la campagna negativa nei confronti di uno dei migliori agenti al mondo. Va però sottolineato come il suddetto Joorabchian con l’Inter sta trattando Joao Mario, ancora non ufficiale il suo trasferimento, e Gabigol nelle vesti di intermediario. Gli altri acquisti della sessione sono tutti completamente scissi dalla figura dell’agente, fra gli altri, di Tevez: Candreva è di Federico Pastorello, ottimo agente, ma che con Joorabchian non ha nulla a che fare; Banega è di Marcelo Simonian, Caner Erkin è di Batur Altiparmak e Cristian Ansaldi è della coppia Culasso-Aldave. Gente che Joorabchian lo conosce come collega, non come uomo di mercato dell’Inter. E gli autori delle sopra citate trattative sono stati 'interni' alla dirigenza, Piero Ausilio e Javier Zanetti. Chi più, chi meno, caso per caso.

E poi, sia chiaro, avere un intermediario non è un crimine: molti grandi club se ne servono, la stessa Inter lo fa, solo che, evidentemente, questo intermediario nel caso specifico non era gradito al tecnico (si vocifera di antiche ruggini legate alle problematiche con Tevez ai tempi del City) ed è stato indicato tra le ragioni del divorzio voluto da Mancini. Joorabchian, incaricato da Suning, avrebbe dovuto fare l’intermediario, Mancini l’allenatore. Sacrilegio! Come si può chiedere ad un allenatore di allenare una squadra sul campo e basta? Risposta: perché quando ha agito sul mercato, di quei 18 acquisti sopracitati, solo due/tre hanno reso per quanto valgono, e non necessariamente perché siano dei bidoni, ma perché non messi nelle condizioni tattiche migliori per le loro caratteristiche. Tutti lo avevano capito, anche chi è arrivato per ultimo.

Proprio Ansaldi nella conferenza stampa non è andato per il sottile dicendo che era giusto cambiare allenatore, come a dire che lo spogliatoio si era accorto dell’insofferenza di Mancini e l’empatia era terminata. Inutile protrarre qualcosa che era finito già a giugno. 

Serviva serietà, invece della serenità.

Che poi, serenità… Continue frecciate al presidente sul mercato, continui no comment e continue spallucce per far capire che ci fosse qualcosa che non andava sebbene a parole si dicesse il contrario. Bastava semplicemente chiudere tutto alla fine della stagione, al massimo prima degli Stati Uniti. Invece no, si è dovuto protrarre troppo, estenuare la pazienza dei tifosi e della dirigenza, in primis del presidente. Thohir non è come gli sceicchi del Manchester City che aprono il portafoglio senza chiedere perché o per come, qui c’è un bilancio da seguire e sentirsi sempre bersaglio di attacchi verbali, nemmeno troppo celati del proprio allenatore, dà fastidio.

L’ex tecnico nerazzurro ha tirato troppo la corda e questa si è spezzata. Non ci sono tifosi che lo possano supportare a sufficienza, nemmeno i risultati lo hanno potuto aiutare. Questo è stato l’epilogo inevitabile di chi, in una stagione e mezza, ha proclamato tanto, richiesto e ottenuto altrettanto, ma ha conseguito molto meno di quanto aspettato. Questo è un flop, da qualsiasi lato la guardi

De Boer è il nuovo allenatore dell’Inter: 3 anni di contratto,9 agosto 2016. Praticamente una scommessa al buio

Mancini?? 1256 acquisti per fallire!!!

Mancini via? Assurdo che a licenziarlo sia stato un presidente uscente...

 

La scelta peggiore, indipendentemente da Frank de Boer 

 

 Il solito precampionato VERAMENTE DI MERDA

 

Inter, che figuraccia: con il Tottenham ko per 1 a 6 !!

Primo tempo equilibrato, con Perisic a pareggiare il vantaggio lampo di Kane, prima del nuovo vantaggio di Lamela. Nella ripresa la debacle: segnano Alli, ancora Kane, Jansen e Harrison. (05-08-16)


 

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Inter, la maggioranza ai cinesi del Suning. Ecco perché l’operazione è un affare per tutti, soprattutto per Thohir

Inter, la maggioranza ai cinesi del Suning. Ecco perché l’operazione è un affare per tutti, soprattutto per Thohir

Serie A

Il colosso dell’elettronica da 17 miliardi di dollari di fatturato annuo metterà sul piatto 400 milioni di euro per il 70% del club: interamente le quote di Moratti (il 29,5%), più una fetta consistente, forse la metà, di quelle del vecchio socio, che dopo tre anni è pronto a rivendere con una plusvalenza importante, senza rimetterci un euro e mantenendo anche una quota azionaria di rilievo

La Cina si prende Milano. Sponda nerazzurra, però. Dopo che le trattative di cessione del Milan vanno avanti tra alti e bassi da oltre un anno, prima dovrebbe concretizzarsi quella dell’Inter. Erick Thohir è pronto a passare la mano al Suning Commerce Group, colosso dell’elettronica da 17 miliardi di dollari di fatturato annuo che ha già investito nel calcio in Cina ed ora vuole sbarcare in Europa. La novità dell’ultima ora è che i cinesi non tratterebbero più per una quota di minoranza, ma per diventare subito soci maggioritari al 70% dell’Inter. Che così troverebbe finalmente un nuovo uomo forte dopo l’addio di Massimo Moratti: quello che in fondo non è mai stato Thohir, e che sarà Zhang Jindong, magnate dal patrimonio di 3,9 miliardi.

LA FORMULA: 400 MILIONI (TOTALI) PER IL 70% – Secondo le ultime indiscrezioni, Suning metterà sul piatto circa400 milioni di euro per il 70% del club: i cinesi rileverebbero interamente le quote di Moratti (il 29,5%), più una fetta consistente (la metà?) di quelle di Thohir. La definitiva liquidazione del vecchio socio sarebbe la mossa per superare l’impasse nella trattativa: fin qui si era sempre parlato della cessione di un 20% della società, ipotesi che però allettava poco i cinesi interessati a pesare subito di più, mentre Thohir non voleva saperne di uscire di scena. In serata lo stesso Moratti si è pronunciato sulla questione, con parole prudenti ma anche di apertura: “Eravamo rimasti ai discorsi inerenti la cessione del 20%, ma se ci saranno sviluppi si può arrivare a qualsiasi situazione”. Suning si accollerebbe il debito di circa 220 milioni nei confronti di Goldman Sachs, e verserebbe cash il resto della somma nelle tasche di Moratti e Thohir per rilevare le loro azioni (senza dimenticare i circa 100 milioni che l’indonesiano ha prestato al club: anche quelli potrebbero essergli restituiti). Complessivamente, la società verrebbe così valutata tra i 500 e i 600 milioni di euro; ben più dei 300 del 2013 al momento della cessione a Thohir, e anche dei 399 milioni della valutazione fatta di recente dall’istituto Kpmg. Rapidi anche i tempi del closing: entro fine giugno, per dare un assetto definito già in tempo per la prossima stagione.

IL COLOSSO DELL’ELETTRONICA– Un investimento importante, che non può spaventare il Suning Commerce Group: colosso dell’elettronica e degli elettrodomestici nato nel 1996, che in vent’anni è riuscito a toccare i 17 miliardi di dollari di fatturato e a prendersi da solo circa il 20% di tutto il mercato cinese di settore. La multinazionale, che è partita dalla vendita di condizionatori e ora possiede anche un centro di ricerca nella Silicon Valley, dà lavoro ad oltre 13mila dipendenti, conta 1.600 negozi tra Cina e Hong-Kong ed è in continua espansione. Così il suo proprietario, Zhang Jindong, può vantare un patrimonio personale di quasi 4 miliardi di dollari, e viene considerato dalla rivista Forbes il 403° uomo più ricco al mondo. La nuova frontiera è proprio il pallone: nel 2015 ha acquistato loJiangsu, squadra della Premier cinese che sta provando a rilanciare a colpi di acquisti faraonici (come Alex Teixeira eRamires); di recente ha investito 350 milioni nella web-tv PPTV con cui trasmetterà le partite della Liga spagnola. Il futuro è in Italia, con l’Inter.

UN AFFARE PER TUTTI (SPECIE PER THOHIR) – Se la trattativa andrà effettivamente a buon fine, la cessione dell’Inter potrebbe rivelarsi un affare per tutti. Per Suning, che troverà la piazza giusta per sbarcare sul mercato europeo ed espandere i propri confini. Per i tifosi nerazzurri: dopo anni di incertezza, l’Inter potrebbe avere finalmente una proprietà solida e forte. Questo non cancellerà tutto d’un tratto la difficile situazione economica e i vincoli del fair-play finanziario (che potrebbero comunque essere ridiscussi), ma certo i cinesi porterebbero nuova linfa e risorse fresche nelle casse del club, con cui progettare un futuro da grande. Soprattutto, sarà un affare per Erick Thohir: nel 2013 aveva investito 75 milioni di euro per prendersi il 70% delle quote di Moratti (più il carico del debito), per una valutazione complessiva intorno ai 300 milioni. Dopo tre anni è pronto a rivendere con unaplusvalenza importante, senza rimetterci un euro (i 100 milioni che ha investito nell’Inter sono stati prestati al club, e gli dovranno essere restituiti), e mantenendo anche una quota azionaria di rilievo. Non era lui, evidentemente, il grande presidente che l’Inter aspettava. Ma ha aiutato i nerazzurri ha trovare l’uomo giusto. E per questo sarà ricompensato.

Inter, maggioranza a Suning. ''Torneremo in alto''

L'assemblea straordinaria dei soci ha sancito il passaggio della maggioranza del club al colosso asiatico.

Versati 142 milioni, Thohir resta presidente. ''Rinforzeremo la squadra, seguiamo Berardi e Candreva''

Una filiera di controllo articolata su sei livelli che ha i suoi cardini in Lussemburgo, Hong Kong e Cina. Il Sole 24 Ore propone nella sua edizione online la ricostruzione dell'architettura societaria con cui il colosso cinese Suning detiene il 68,5% dell'Inter. Un'articolazione non  semplice per il semplice fatto che il patron Zhang Jindongesercita il proprio controllo sul club attraverso una lunghissima serie di società, sulla falsariga di quanto faceva anche l'indonesiano Erick Thohir. Suning, si legge, "ha effettuato l'intera operazione ricorrendo alla lussemburghese Great Horizon Sarl, costituita soltanto sette giorni prima e il cui unico amministratore è Yang Yang, poi nominato nel Cda dell'Inter. Great Horizon è solo il primo anello di una lunga catena: è infatti controllata al 100% da un veicolo di Hong Kong, la Suning Sports International Limited, che a sua volta vede come unico socio un’altra società con sede nell’isola asiatica, la Suning Culture International Limited". Holding che comunque hanno un semplice ruolo di elemento di raccordo con le società al vertice della catena. L'ultima società citata, come riportato da Radiocor Plus, è infatti detenuta dalla quasi omonima Suning Culture Investment Management Limited, che tuttavia ha sede in Cina. Per ricostruire l’assetto azionario di questa società bisogna consultare i documenti proposti dall’Autorità statale cinese di controllo sull’industria e il commercio. Ed è qui che compare per la prima volta il nome di Suning Holdings Group, che detiene il 90% mentre il restante 10% fa capo a Chen Yan. Che "non si capisce se si tratti di una persona fisica, per esempio un manager della galassia Suning oppure di una società in accomandita comunque riconducibile al patron. In ogni caso, questo 10% - stando ai documenti di Pechino - sarebbe stato sottoscritto ma non versato". La società nerazzurra, pertanto, al momento è direttamente riconducibile alla holding personale di Zhang Jindong e non alla parte “industriale” del suo impero: la ridefinizione dell'assetto societaria potrebbe essere definita nei prossimi mesi, magari al momento della liquidazione da parte di Thohir di ulteriori quote dell'Inter nelle sua mani a Suning. Che tra i suoi obiettivi, come noto, ha inserito anche "un accesso crescente alla liquidità che contribuirà a rafforzare la situazione patrimoniale della società".

 

Thohir-Zhang, l’accordo è biennale: ET in società almeno fino al 2018? A Milano…

Secondo le ultime indiscrezioni, l’accordo tra Erick Thohir e mr. Zhang avrebbe durata biennale. Ciò autorizza a pensare che l’attuale presidente non uscirà di scena almeno fino al 2018. Suning, nel frattempo, ragiona su chi sarà destinato a restare più o meno stabilmente a Milano

Infine, per quanto riguarda i membri del Board in quota Suning, non è stato stabilito chi sarà destinato a restare più o meno stabilmente a Milano. Il candidato forte continua ad essere Steven Zhang, figlio del patron Jindong, ma i piani potrebbero cambiare.

Sul rapporto tra Erick Thohir e mr. Zhang, il Corriere dello Sport in edicola oggi ha riportato novità importanti. Secondo il quotidiano romano, l’accordo tra i due neo-soci avrebbe durata biennale, fattore che autorizza a credere che Thohir non uscirà dalla società nerazzurra almeno per lo stesso lasso di tempo. L’uomo di Giacarta – come annunciato – manterrà la carica di presidente e, nell’immediato, non sono previste nemmeno novità all’interno del management. Non sono cambiati (e nemmeno allargati) i poteri di firma, sempre in mano al CeoBolingbroke.

 

Da annotare il fatto che il tipo di finanziamento adottato da Suning è il medesimo utilizzato da Thohir in questi due anni e mezzo di proprietà. Perciò, spiega il Corriere, “in tal maniera viene preservata la quota di società in possesso del socio di minoranza. Il magnate indonesiano, infatti, potrà scegliere di non aderire agli aumenti di capitale senza che sia erosa la propria fetta di azioni. Aveva la stessa facoltà anche Moratti, per un triennio complessivo che sarebbe scaduto giusto il prossimo ottobre”.

MILANO - Poco dopo le 9.30 a Palazzo Parigi a Milano è nata la nuova Inter targata Suning Commerce Group di mister Zhang, al secolo Zhang Jindong. L'assemblea straordinaria dei soci del club nerazzurro, iniziata alle 9 e durata circa un'ora, ha sancito l'ingresso del colosso asiatico nel club nerazzurroattraverso il versamento di 142 milioni. Erick Thohir è stato liquidato e contemporaneamente ha versato il denaro a Massimo Moratti per l'acquisto delle azioni in mano al petroliere.

L'Inter 'cinese'  è composta da Suning che detiene il 68,55 percento delle quote, dal presidente sceso al 31,05 e dai piccoli azionisti con lo 0,4. Durante l'assemblea è stato nominato anche il nuovo CdA, che resterà in carica per i prossimi tre anni. E' composto dal tycoon indonesiano, da Soetedjo e Volpi, il CEO dell'Inter Bolingbroke. Per la cordata cinese, invece, ci saranno: Ren Jun, Zhang Steven e Yang Yang, Liu Jun e Mi Xin. Al termine dell'assemblea Moratti uscendo dall'hotel ha dichiarato: "I cambi di gestione prevedono sempre un periodo migliore, nuovi progetti e nuove idee. E' quello che ci aspettiamo tutti da questo nuovo gruppo. Le sensazioni mie sono molto buone". Il petroliere poi ha aggiunto: "Avrò un rapporto di amicizia con la proprietà, in qualsiasi momento aiuterò chiunque mi chieda. Ma niente di più". E sul mercato: "Cosa serve? Le sparo due-tre nomi... (dice ridendo Moratti). Mancano 2-3 giocatori poi sarà competitiva. Mi piacerebbe Payet per l'Inter, i grandi campioni sono imprendibili. Prenderei giocatori solidi dalla forte personalità".
Poco prima nel corso dell'assemblea Yang Yang, in rappresentanza della cordata di Nanchino, ha sottolineato: "Moratti è il modello a cui ispirarsi, grazie della fiducia, emozionati e orgogliosi di rappresentare Suning dentro l'Inter. Con Thohir lavoreremo per riportare in alto l'Inter".

Nella conferenza stampa organizzata per presentare l'accordo, Thohir ha detto: "E' un giorno importante per l'Inter. Oggi sono lieto di annunciarvi che gli azionisti hanno approvato questa acquisizione e quindi da oggi Suning detiene il 68,55% del club. Come mi ha chiesto mister Zhang rimarrò presidente dell'Inter. E' l'inizio di una grande relazione di successo tra Suning e Inter. Suning ha piani molto seri e Inter è una delle squadre migliori del mondo. Siamo orgogliosi che Suning abbia deciso di far crescere la nostra squadra. Questo primo investimento di una società cinese in una grande squadra europea è un grande evento. Il mondo sta diventando sempre più globale e se vogliamo competere ai massimi livelli bisogna investire. E l'arrivo di Suning ci darà questa forza. La nostra squadra è unita e riporteremo l'Inter alle glorie del passato. Rafforzeremo la squadra e dall'anno prossimo creeremo una scuola calcio in Cina come quella che c'è in Italia. Il management ha già firmato un accordo per promuovere il brand Inter in Asia. Per essere in grado di competere, sia in campo che fuori, per cominciare a vincere coppe come la Champions dall'anno prossimo, una squadra come l'Inter ha bisogno di un player globale come Suning" ha detto Thohir che ha inoltre ringraziato la famiglia Moratti per tutto quanto ha fatto negli anni in cui ha guidato l'Inter: "Ha avuto un grande ruolo nella storia dell'Inter.

 

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"Da Nyon potrebbe arrivare una buona notizia sul rispetto dell’obbligo di chiudere il bilancio al 30 giugno 2016 con un rosso di 30 milioni. La dirigenza…
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Un bel caos. Tutto ci si poteva aspettare tranne che l’Inter si trovasse in mano 25 milioni di euro di provenienza cinese da spendere per un giocatore…
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"Chi non è da Inter è meglio vada via"

Video La sintesi della gara con l'Empoli

Il presidente nerazzurro è chiaro sulle intenzione del futuro, e sul mercato: "Dobbiamo aggiungere un paio di giocatori per rafforzare la squadra, dobbiamo essere oculati, ma non significa che non compreremo"

 

"Branca a tempo indeterminato??? Solito colpo di genio

 di chi in braghe di tela ci ha lasciato". 

Mazzarri felice: "Una ripresa da grande squadra,ma il primo tempo...." 
Foto Maxi Lopez non dà la mano a Icardi,poi è il caos con botte,ammonizioni,stadio bollente,azioni vibranti, una partita decisamente strana per gli anni dieci del duemila, più da anni ottanta. 
Sakic bacchetta l'attaccante: "Non si esulta così"

I nerazzurri dilagano in casa della Sampdoria (0-4) e fanno un passo avanti verso l'Europa. Il tanto atteso ex - che prima del fischio d'inizio non riceve il saluto da Maxi Lopez - segna una doppietta, a segno anche Samuel e Palacio. Grande protagonista il portiere che sullo 0-1 para un rigore all'argentino. Nel primo tempo rosso a Eder

Sampdoria-Inter 0-4, Maxi Lopez-Icardi 0-2. E’ un trionfo nerazzurro a Marassi, anche nella sfida interna tra i due bomber. C’è infatti la doppietta del numero 9 nerazzurro nel poker della squadra di Mazzarri (le altre reti di Samuel e Palacio), che adesso vede aumentare le possibilità di qualificazione in Europa League. Generosi i blucerchiati nel primo tempo, ma pesano gli errori di Maxi Lopez, rigore sbagliato, e di Eder, che si fa espellere per proteste dopo 20′. Nella ripresa i ragazzi di Sakic (Mihajlovic squalificato) accusano la stanchezza e i lombardi dilagano, ma devono dire grazie alla saracinesca Handanovich, autore nel primo tempo di tre parate prodigiose oltre al penalty parato.

Sampdoria-Inter 0-4: Icardi segna, Handanovic para. Un poker per l'Europa

Il secondo gol di Icardi


LA CRONACA - C’è tensione già prima del fischio d’inizio, quando Maxi Lopez nega la stretta di mano a Icardi (fischiatissimo dai suoi ex tifosi). La gara si accende al 13′ quando Kovacic serve in profondità Palacio, assist perfetto al centro dell’area per Icardi, che sblocca il risultato. Esultanza polemica per l’attaccante nerazzurro (mano vicino all’orecchio), che gli costa l’ammonizione, oltre a quella del sampdoriano Costa dalla panchina. Pochi minuti dopo, Maxi Lopez fallisce un rigore, guadagnato da Sansone per un fallo ingenuo di Ranocchia. Ma Handanovic è bravo a leggere la traiettoria del tiro. Sale la tensione e il nervosismo: azione personale di Eder, che cade al limite dell’area vicino a Rolando. L’arbitro Valeri lo ammonisce per simulazione e ne nasce quasi una rissa, con Samuel (ammonito) che non gradisce il gesto dell’attaccante brasiliano. Eder eccede nelle proteste e il direttore di gara lo caccia. Nonostante l’inferiorità numerica, la Samp è in piena partita, Palombo gestisce bene il centrocampo e la squadra continua ad attaccare. Qui sale sulle righe Handanovic, letteralmente strepitoso prima su una girata di Maxi Lopez, poi su un calcio di punizione di Sansone e, a fine gara, su una mezza rovesciata di Soriano, ben servito dopo un contropiede di De Silvestri. Si va all’intervallo, dunque, con l’Inter in vantaggio grazie a Icardi, ma soprattutto al suo portiere sloveno, completamente strepitoso.LA RIPRESA, CALA LA SAMP – Nella ripresa la Sampdoria, dopo un primo tempo super, cala e l’Inter ha piu’ campo, con Da Costa che salva su Palacio (59′) ma niente puo’ sullo stacco imperioso di Samuel su corner di Hernanes. Partita che finisce al 18′, quando Icardi, servito nuovamente da Palacio, mette dentro il tris prima di lasciare il campo, tra i fischi, ad Alvarez. E ancora Palacio, autore di due assist, decide di regalarsi il 15^ gol personale, dopo un bello scambio con Ricky Alvarez, fissando il risultato sul 4-0. Da segnalare per la Samp l’ingresso di Mattia Lombardo, figlio di Attilio, bandiera dei blucerchiati. L’Inter riprende la marcia verso l’Europa.
 

THohInter :senza Europa tutti rischiano LA VITA !!!

Il pari di Livorno non è stato digerito da Thohir. Se continua così la qualificazione alle coppe rischia di diventare problematica, ed a quel punto LE TRADOTTE PER LA CAMBOGIA DEL NORD SONO INEVITABILI PER TUTTI, NESSUNO ESCLUSO.

 

.Brutte notizie dall'Europa per l'Inter: i nerazzurri hanno infatti problemi con i parametri del Fair Play finanziario e rischiano sanzioni da parte della Uefa qualora dovessero qualificarsi per le coppe internazionali

A spiegare la critica situazione nerazzurra è stato Paolo Ciabattini, autore del libro "Vincere con il Fair Play Finanziario" e grande esperto di calcio business, in un intervista a Sportmediaset: nell'analisi dell'esperto, proprio il club nerazzurro sono emersi come quello nella fase più critica considerando i periodi di monitoraggio tra il2012 e il 2015

L'Inter avrebbe una perdita aggregata relativa al primo periodo di monitoraggio Uefa (fino a giugno 2013) di ben 157 milioni: grazie ad alcune clausole tale perdita può essere ridotta a circa 67, superiore ma in modo non eccessivo ai 45 consentiti. In questo caso ci sarebbero sanzioni lievi.

Il problema è nel secondo periodo di monitoraggio, quando verranno monitorate le perdite relative alla stagione 2013/2014, che potrebbero ammontare a 79 milioni, per una perdita aggregata di quasi 150 milioni, quasi il triplo dei 45 consentiti. In questi casi, se si qualificassse per una Coppa europea, l'Inter rischia una o un mix delle seguenti sanzioni: blocco o cancellazione dei premi provenienti da competizioni Uefa, blocco del mercato calciatori per le competizioni Uefa,limitazione del numero di giocatori che il club può registrare per la partecipazione a competizioni Uefa.

JUVENTUS: SITUAZIONE AL LIMITE - Situazione decisamente migliore in casa Juventus: nei periodi di monitoraggio della Uefa, il club bianconero ha sostanzialmente rispettato i parametri Uefa, ad esclusione dell'ultimo nel quale la perdita aggregata s'aggira sui 55 milioni rispetto ai 45 permessi. La società dovrebbe quindi limare qualcosa entro giugno 2015 per non subire sanzioni, comunque lievi

MILAN: BILANCIO IN ATTIVO - La lunga opera di tagli e cessioni (come quelle eccellenti di Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva) ha risanato il bilancio in casa Milan: se a queste si unisce la politica di mercato di puntare ai parametri zero, il risultato è un bilancio in utile senza problemi di Fair Play Finanziario.

NAPOLI: SESTO ANNO IN ATTIVO - All'ombra del Vesuvio tutto va bene: nel 2013 il Napoli ha infatti chiuso in utile il bilancio per il sesto anno consecutivo. Sopratutto le cessioni di Ezequiel Lavezzi e Edinson Cavani hanno permesso al Napoli di realizzare diversi acquisti sul mercato e aumentare quindi il monte ingaggi senza incorrere in sanzioni Uefa

ROMA: RISCHIO DI SANZIONE MINIMA - La Roma ha una perdita aggregata nel primo periodo di monitoraggio di 92 milioni ma sottraendo stipendi e costi (35 milioni), lo sforamento rispetto ai 45 milioni consenstiti torna gestibile. Quest'anno non partecipa alle Coppe e quindi non è nella lente d'ingrandimento Iefa mentre per il prossimo il bilancio dovebbe permetre una perdita aggregata complesiva di 60 milioni sui tre anni con trend in miglioramento, La sanzione che potrebbe arrivare da parte della Uefa sarebbe quindi in ogni caso leggera

LAZIO: TUTTO A POSTO - Non sarà simpatico ai tifosi ma Claudio Lotito ha gestito in modo eccellente il club sotto il profilo finanziario e addirittura il prossimo bilancio - grazie alla cessione di Hernanes - tornerà ad essere in utile. Ovviamente, gli stessi tifosi sperano che insieme all'aspetto economico torni a sorridergli anche quello sportivo: in sostanza, i parametri Uefa sono più che rispettati, ora c'è da qualificarsi per una competizione Uefa

BIG D'EUROPA: TUTTE IN REGOLA. O QUASI - Per quanto riguarda le Big d'Europa, dal Real Madrid al Barcellona, dal Manchester United all'Arsenal, nessun problema, con parametri Uefa rispettati e spesso bilancio addirittura in netto utile grazie agli enormi fatturati. "Particolare" la situazione di Manchester City e Paris Saint-Germain, che hanno "ammortizzato" le spese grazie ad enormi contratti di sponsorizzazione che gonfiano la voce "entrate" ma chei arrivano spesso da società legate alla proprietà dei due club, per una sorta di "ripianamento illecito". Dal canto suo, la Uefa indaga e non a caso rappresentanti del Psg sono stati convocati a fine novembre a Nyon per chiarire alcuni particolari del bilancio societario della società biancorossoblù. In ogni caso tali "entrate" saranno rivalutate verso il basso e dovrebbero così portare i club ad una situazione tale da subire sanzioni più - Paris Saint-Germain - e meno - Manchester City - pesanti (senza arrivare all'esclusione dalle Coppe) da parte della Uefa. Proprio il modo in cui punirà i francesi definirà in termini importanti la credibilità della Uefa per quanto riguarda il Fair Play Finanziario

Tre anni. Sono tre anni che la storia si ripete, senza soluzione di continuità. Buona prima parte di stagione, qualche piccola illusione e poi, puntuale come le tasse, arriva la frenata. Secca. Dopo Ranieri/Stramaccioni e Stramaccioni, con Mazzarri si proverà almeno a non andare alla deriva. Ma la china di questo inizio di 2014 ha fornito presagi nefasti: un solo gol fatto tra campionato e Tim Cup che ha fruttato appena due punticini al Meazza (pari con Chievo e Catania) e tre sconfitte esterne (Lazio, Udinese e Genoa).

Se errare è umano, perseverare è diabolico: questo deve evitare l'Inter negli ultimi giorni di mercato. Tutto nacque dalla cessione sconclusionata di Thiago Motta al Psg. Quell'Inter andava a mille: magari non avrebbe lottato per lo scudetto, ma certamente non avrebbe fatto la fine che ha poi fatto con il malcapitato Ranieri in panchina. L'anno dopo, idem: Strama balbetta all'alba della stagione, poi trova la quadratura e corre spedito fino a dicembre. Ma un mercato sgraziato, sottolineato impietosamente dalla lunga sequela di infortuni, manda i nerazzurri allo sbaraglio. Ora riecco il film già visto. Mazzarri fa quello che può con quello che ha. Senza Milito, senza Icardi e, in generale, senza un mercato estivo su misura (Campagnaro, Andreolli e compagnia erano tutti già sotto contratto prima del suo arrivo), il tecnico di San Vincenzo illude che il suo apporto possa portare al di là dei propri limiti una rosa che vale quello che la classifica dice oggi. Ci riesce fino a un certo punto, poi crolla sotto il peso di un lavoro immane.

E dalla dirigenza non arrivano aiuti, anzi. A un organico già non eccelso, in gennaio vengono sottratti anche rincalzi come Mudingayi, Wallace, Belfodil, Pereira e Olsen: tutta gente in lista partenze e che Mazzarri è costretto a non poter portare nemmeno in panchina. Al contempo, non arriva nessuno. Ma proprio zero. A ciò si aggiunge lo show del mancato scambio Guarin-Vucinic, che – al di là delle conseguenze ambientali – priva l'allenatore di due pedine in un colpo solo: il montenegrino non arriva e il colombiano diventa inutilizzabile per ovvi motivi. Risultato? Sconfitta a Genova (Guarin era già sicuro di partire, tant'è che al posto di Alvarez infortunato entra Kovacic nonostante il campo pesantissimo) e pareggio surreale contro un Catania che fino a domenica aveva fatto zero punti in trasferta.

Le colpe? Sono di tutti. Dei giocatori, spesso inadatti sia per congeniti difetti tecnici, sia per mancanza di personalità; del tecnico, a cui forse si chiedeva uno sforzo superiore per ovviare alle contingenze negative a livello economico e ambientale; deitifosi, che avrebbero potuto accompagnare con maggior sforzo una squadra in chiara difficoltà; della classe arbitrale, che sovente ha affossato con errori marchiani le velleità nerazzurre. Ma, soprattutto, le colpe sono della dirigenza. Eh già, perché se cambia tutto e non cambia niente, forse il problema è alla radice. Come detto, questo è il terzo anno in cui la storia si ripete e, al netto delle motivazioni peculiari, è evidente che più d'un errore è stato commesso.

Adesso niente alibi, solo lavoro. Va ricordato a Mazzarri, va ricordato a Thohir. Da lui, dal nuovo presidente, ci si aspetta sì calore da tifoso appassionato, ma soprattutto razionalità e chiarezza. Il bonus-Triplete è finito, ora serve ripartire. Da zero? Finanche da meno uno

Thohir :"LA CURVA NORD?? CHE COSA CAZZO E'?? ME NE FOTTO DI STE PUTTANATE E QUINDI LO PSEUDO AFFARONE SI FA, GLI DIAMO UN GIOVANE INTEGRO PER UN CESSO A FIORI GRATIS !!!"Ci bastano 8 punti per chiudere la stagione poi a giugno venderò tutto il baraccone dopo aver pagato il gettone di presenta come nei merdosi USA, solo che lì le retrocessioni non esistono (vedere DC United...)

FOTO La protesta dei tifosi nerazzurriLa Curva Nord contro Thohir: «Guarin alla Juve? Inaccettabile» . Il tycoon frena, poi l’ok

Comunicato durissimo degli ultrà dell’Inter contro la nuova dirigenza. Il patron stoppa tutto, ma poi opta per il prestito(gennaio 2014)

La Curva Nord (Ansa)

IL COMUNICATO DELLA NORD: NE ABBIAMO PIENI I COGLIONI!!!

Il passaggio che si sta concretizzando in queste ore di uno dei giocatori più importanti della rosa dell’FC Inter ad un’altra società italiana è la goccia che fa traboccare il vaso e ci fa rompere gli indugi su quel “…ora attendiamo curiosi…” che aveva accompagnato il nostro saluto al cambio di ruolo di Moratti:
-SOCIETA’
Avevamo posto delle domande al Presidente Moratti (alle quali peraltro stiamo ancora aspettando risposta visto che fa la fatica di salire ad Appiano Gentile in qualità del suo ancora ruolo…) per puntare i riflettori su una società gestita senza minimo buonsenso.
Cambiando la gestione perlomeno ci aspettavamo non si ripetessero gli stessi errori e soprattutto ci fossero cambi in tutte le “componenti di maggior decisione” della Società Inter.
Fosse preso in considerazione per ovvi motivi il principio di assunzione, in un’azienda come quella nerazzurra, di personale di indiscutibile fede calcistica.
Non si lasciasse il timone dell’Inter a un incompetente juventino come Fassone e al suo compare di merende Ricci.
Fosse cacciato seduta stante il Sig.Branca e tutta una serie di personaggi infimi che da anni attingevano soldi alla famiglia Moratti senza meritarsi un solo centesimo.
Non ne possiamo più delle tante, troppe, mele marce all’interno dell’Inter.
Quello che ci continuiamo a chiedere è: ma abbiamo un Presidente?
Ci pare di aver sentito che c’è e che non è Superman…
Ok…
Ma in tutti questi mesi di trattative cosa ha guardato??? Solo le palle degli occhi di Moratti o ha analizzato la società con le sue infinite problematiche e i suoi infiniti leccapiedi per capire chi vale e chi non vale?
Non ce ne voglia nessuno ma passare da Superman e Super-coglione è questione di attimi…
Abbiamo appena buttato via un’anno (se non di più…) grazie alle lungimiranti strategie societarie.
Questo dovrebbe essere il secondo. Ci aspetta anche il terzo, il quarto e il quinto???
L’Inter gioca in serie A e si merita una Società da serie A. 
Al Sig.Thohir consigliamo di dimenticarsi il baseball, il football americano, l’NBA o altre realtà lontane anni luce dalla nostra da cui dice di prendere esempio e copiare per applicare i modelli di business a Milano.
Non ci è chiaro di preciso cosa stia facendo, cosa abbia in testa, quali fini lo spingono.
Ma vorremo vedere meno sorrisi…Vorremmo sentire meno volte la parola “business”…Vorremmo atti concreti…
Qui siamo in Italia. Paese di tradizioni e abitudini non conformi ne all’Indonesia ne agli Stati Uniti (parliamo di vita reale…senza offesa per nessuno)
E se il Sig.Thohir non può trovare nessun “uomo forte” che gestisca a più livelli una società di calcio italiana…
O è più presente…Trova il modo di esserlo…Capisce…Carpisce…Osserva…Esamina…
E comprova che tutto quello che stiamo scrivendo non è aria fritta…
Oppure lo invitiamo caldamente a rimanere a casa sua…
Senza mezzi termini…
-ALLENATORE
Non entriamo in merito alle decisioni tecniche di Mazzari. 
L’importante è la serietà professionale e l’impegno.
Ci limitiamo a dire che come da buona STORICA abitudine societaria l’allenatore dell’Inter si trova in balia di tutto e tutti senza la minima difesa di nessuno.
-SQUADRA
Non siamo tecnici, allenatori, ex giocatori ne tantomeno vogliamo spostarci dal nostro UNICO ruolo che è quello di tifosi.
Però indebolire una rosa già limitata per rinforzare un’avversaria di quale politica societaria fa parte?
Guarin alla juve non è accettabile in questo momento storico.
Un giocatore giovane e tecnicamente valido per uno meno giovane? 
Tutto ciò lascia perlomeno perplessi…

Con tutti i discorsi ascoltati da Thohir sul ringiovanire la rosa etc. sapete quale sarebbe l’unica politica costruttiva che accetteremmo per finire la stagione:
Arrivati a 40 punti in campo 5-6 giocatori della primavera tutte le partite!!!
-TIFOSI
Adesso è ora di unirsi gente…
Basta differenze tra Curva e altri settori.
Agli Inter Club diciamo che ora di farsi sentire concretamente, di presentarsi, se ci tengono, con quante più persone nei luoghi e nelle sedi più opportune per protestare civilmente con chi da più o meno tempo sta rovinando l’FC Inter.
Siamo stati pazienti, comprensivi e vogliamo continuare ad essere vicino alla squadra…
Ma cosi è davvero troppo!!!
Nelle prossime ore seguiranno notizie su varie ed eventuali iniziative aperte a tutto il popolo nerazzurro!!!
FORZA INTERISTI!!!

Pazza Inter, le 8 migliori rimonte dell’ultimo decennio (leggi in sez. sport)

La rimonta sul Catania ci dà lo spunto per rivivere alcune delle rimonte più incredibili del recente passato dell’Inter. Qual è quella che vi ha emozionato di più? Tra le partite che vi proponiamo non abbiamo inserito volutamente quelle che riguardano rimonte sul doppio confronto.
 

SERIE A: LAZIO-INTER 3-3, 7 dicembre 2002

L’Inter tornava per la prima volta all’Olimpico dopo il ‘drammatico’ 5 maggio: l’avversario era lo stesso, la Lazio. I biancocelesti vanno a mille nella prima parte di gara, e grazie a una straordinaria tripletta di Claudio Lopez al 37esimo minuto di gioco sono già avanti 3-0. Un autogol di Couto, un giro di orologio dopo il terzo gol interista, tiene in vita però l’Inter. Che nella ripresa riacciuffa il pari (3-3) grazie a una incredibile doppietta di Emre, pazzesco il suo primo gol: pallonetto dai 25 metri alla Totti.

Il tabellino

Lazio: Peruzzi, Stam, Negro, Fernando Couto, Pancaro (82’ Liverani), Fiore (89’ Oddo), Simeone (66’ Giannichedda), Stankovic, Cesar, Corradi, C. Lopez. All. Mancini

Inter: Toldo, Zanetti, Cordoba, Cannavaro, Pasquale (85’ Gamarra), Okan (31’ Recoba), Almeyda, Emre, Sergio Conçeicao, Vieri, Crespo. All. Cuper.

Reti: 10’ pt rig. C. Lopez, 31’ C. Lopez, 37’ C. Lopez, 38’ aut. Fernando Couto, 67’ Emre, 76’ Emre

 

SERIE A: INTER-JUVENTUS 2-2, 28 novembre 2004

Nella 13esima giornata di campionato si affrontano la prima Juventus di Fabio Capello, quella che non perdeva praticamente mai (fin lì 10 vittorie, 1 pareggio e una sconfitta), contro l’Inter di Mancini affetta da ‘pareggite acuta’ (nelle prime 12 giornate, 2 vittorie e ben 10 pari). Succede tutto nel secondo tempo, quando la Juve sale 2-0 grazie ai gol di Zalayeta e Ibrahimovic (su rigore). Un minuto dopo il penalty realizzato dallo svedese, Mancini rivoluzione la sua squadra: dentro Vieri e Recoba per Van der Meyde e Davids e Inter che passa al 4-2-4. La Juve è schiacciata, ma inizialmente tiene. Fino al 79esimo, quando Vieri la buca di potenza con un sinistro chirurgico da posizione defilata, sei minuti prima che Adriano, sempre con il mancino, ristabilisca la parità all’85esimo.

Il tabellino

Inter: Toldo, Zanetti J., Cordoba, Mihajlovic, Favalli (Zè Maria 46), Van der Meyde (Recoba 67), Stankovic, Cambiasso, Davids (Vieri C. 67), Martins, Adriano. All. Mancini

Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Pessotto 84), Emerson, Blasi, Nedved, Ibrahimovic, Zalayeta. All. Capello

Reti: 8’ st Zalayeta, 21’ st rig. Ibrahimovic, 34’ st Vieri, 40’ st Adriano

SERIE A: INTER-SAMPDORIA 3-2, 9 gennaio 2005

Una partita non adatta ai deboli di cuore. Era la prima Inter di Roberto Mancini, quella che gettò le basi di un dominio durato cinque anni. Contro la Sampdoria, in quella incredibile giornata di inizio gennaio, i nerazzurri andarono sotto 2-0 per via delle reti di Tonetto, nel finale del primo tempo, e di Kutuzov all’83esimo. Partita finita? Niente affatto. Mancini passò al 4-3-3 con Martins, Recoba e Vieri di punta e ribaltò il risultato in 4 minuti, con due dei tre gol nerazzurri che arrivarono ben oltre il 90esimo.

 

Il tabellino

Inter: Toldo; J.Zanetti, Cordoba, Materazzi, Favalli; C.Zanetti (19'st Martins), Cambiasso, Stankovic; Emre (38'st Karagounis); Vieri, Adriano (32'st Recoba). All: Mancini
Sampdoria: Antonioli; C.Zenoni, Castellini, Falcone (13'st Pavan), Diana, Volpi, Palombo, Tonetto, Flachi, Rossini (28'st Kutuzov). All: Novellino.
Reti: 43'pt Tonetto, 38'st Kutuzov, 43'st Martins, 46'st Vieri, 47'st Recoba.

 

SUPERCOPPA ITALIA: INTER-ROMA 4-3, 26 agosto 2006

Uno dei tanti scontri di quegli anni tra nerazzurri e giallorossi. L’allora formazione di Spalletti andò avanti 3-0 già nella prima mezz’ora di gioco grazie alle reti di Mancini e a una doppietta di Aquilani. Vieri, poco prima dell’intervallo, diede speranza all’Inter, che nella ripresa raggiunse poi il 3-3 con Crespo e ancora con Vieri. I supplementari, dove la Roma arrivò stanca e con il morale sotto i piedi, furono decisi da una punizione di Figo.

Il tabellino

Inter: Toldo; Zanetti, Materazzi, Samuel, Grosso (9' st Maicon); Figo, Vieira, Cambiasso, Stankovic (1' 2°ts Dacourt); Ibrahimovic, Adriano (16' st Crespo). All. Mancini

Roma: Doni; Panucci, Mexes, Chivu, Cufrè; De Rossi, Aquilani (35' st Tonetto); A.Mancini, Perrotta, Taddei (21' st Cassetti); Totti (27' Mido). All. Spalletti.

Reti: 13' pt Mancini, 25' pt e 34' pt Aquilani, 44' pt e 29' st Vieira, 20' st Crespo, 4' 1°ts Figo

CHAMPIONS LEAGUE: DINAMO KIEV-INTER 1-2, 4 novembre 2009

E’ lo spartiacque della stagione dell’Inter che poi vincerà la Champions League, ma che – prima di quella sera di Kiev – non vinceva in Europa da oltre un anno, era il 22 ottobre del 2008. Quel giorno serviva una vittoria per alimentare le speranze di qualificazione, e una vittoria arrivò. Sofferta, ma meritata. La firma, oltre che di Milito e Sneijder, in gol rispettivamente al minuto 86 e 90 dopo che la bestia nera Shevchenko aveva portato avanti gli ucraini nel primo tempo, è di Mourinho. Che a inizio secondo tempo passa al 4-2-3-1 (con Balotelli) e che chiude con la difesa a tre (Zanetti-Lucio-Maicon) nel disperato assalto finale che produrrà il ribaltamento del risultato. E della storia europea di quella Inter.

Il tabellino

Dinamo Kiev: Bogush; Eremenko, Khacheridi, Almeida, Magrao; Vukojevic, Mikhalik; Shevchenko, Ninkovic, Yarmolenko; Milevskiy (dal 25’ s.t. Gusev). All. Gazzaev.

Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel (dal 34’ Muntari), Chivu (dal 1’ s.t. Balotelli; Zanetti, Cambiasso (dal 1’ s.t. Motta), Stankovic; Sneijder; Eto’o, Milito. All. Mourinho.

Reti: 22' pt Shevchenko, 41' st Milito, 45' st Snejider

 

SERIE A: INTER-SIENA 4-3, 9 gennaio 2010

E’ la seconda Inter di Mourinho, quella che da lì a pochi mesi avrebbe alzato la Champions League 45 anni dopo l’ultima volta. Il Siena dell’allora tecnico Malesani sfiora l’impresa a San Siro: il primo tempo finisce 2-2 in virtù delle reti di Maccarone, Ekdal, Milito e Sneijder (calcio piazzato). Nel secondo tempo ancora Maccarone spinge avanti il Siena, poi Sneijder, ancora su punizione, trova il gol del 3-3 all’87esimo. Mourinho a questo punto ordina dalla panchina a Samuel di andare a fare il centravanti: ed è proprio il difensore argentino a trovare, al 47esimo della ripresa, la rete per il definitivo 4-3 nerazzurro.

Il tabellino

Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, J. Zanetti; Stankovic (1′ st Arnautovic), Thiago Motta (21′ st Stevanovic); Quaresma (1′ st Samuel), Sneijder, Pandev; Milito. All.: Mourinho.

Siena: Curci (1′ st Pegolo); Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso; Vergassola, Codrea, Ekdal (36′ st Jarolim sv); Reginaldo (26′ st Fini), Maccarone, Jajalo. (Rossi, Terzi, Paolucci, Calaiò). All.: Malesani.

Reti: 18′ pt Maccarone, 24′ pt Milito, 36′ Sneijder, 37′ Ekdal; 20′ st Maccarone, 43′ st Sneijder, 47′ st Samuel.

CHAMPIONS LEAGUE: BAYERN MONACO-INTER 2-3, 15 marzo 2011

Non c’è più Mourinho, che ha lasciato San Siro per il Bernabeu: ora il comandante dell’Inter è Leonardo. Per uno strano scherzo del destino, Inter e Bayern Monaco si ritrovano una contro l’altra pochi mesi dopo la finale di Champions League dell’anno prima. E anche in questa occasione è l’Inter a spuntarla. Dopo lo 0-1 di San Siro firmato Gomez, l’Inter compie l’impresa all’Allianz Arena: dove passa in vantaggio con Eto’o, ma va sotto 2-1 in virtù delle reti di Gomez e Mueller. Di Sneijder il 2-2 a 63esimo, poi è Pandev, a due minuti dal 90esimo, a realizzare il gol che manda in estasi il tifo nerazzurro.

Il tabellino

Bayern Monaco: Kraft, Pranjic, Breno (89' Kroos), Van Buyten (70' Badstuber), Lahm, Schweinsteiger, Gustavo, Ribery, Muller, Robben (68' Altintop); Gomez. All. Van Gaal

Inter: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Ranocchia, Chivu (87' Nagatomo), Stankovic (51' Coutinho), Thiago Motta, Cambiasso, Sneijder, Pandev (89' Kharja), Eto'o. All. Leonardo

Reti: 4' pt Eto'o, 21' pt Gomez, 31' pt Muller, 63' st Sneijder, 88' st Pandev.

 

 

 

 

 

 

 

 

Calcio Inghilterra

Premier, il City batte in rimonta l'Arsenal: Guardiola secondo a -7 da Conte

I Gunners passano in vantaggio con Walcott, ma si fanno raggiungere e superare dalle reti di Sané e Sterling. I Citizens sono la seconda forza del campionato in attesa del derby di Liverpool. Successo per 2-1 anche del Tottenham sul Burnley

LONDRA – Il momento di crisi del Manchester City sembra ormai superato. Nello scontro diretto con l’Arsenal la squadra di Guardiola si impone in rimonta per 2-1 e scavalca in classifica i Gunners, conquistando il secondo posto solitario, a -7 dal Chelsea di Conte, in attesa del derby di lunedì tra Everton e Liverpool. I Citizens bissano così il successo di mercoledì contro il Watford, arrivato dopo le due sconfitte consecutive con Chelsea e Leicester che avevano fatto sprofondare gli uomini di Guardiola al quarto posto. Walcott illude l’Arsenal dopo cinque minuti, ma nella ripresa Sané pareggia al 47′ e Sterling firma il gol partita al 71′. I Gunners cadono ancora dopo il ko nel turno infrasettimanale con l’Everton e precipitano a -9 dalla vetta. Vittoria in rimonta anche per il Tottenham. Sotto con il Burnley (gol di Barnes), gli Spurs si impongono per 2-1 con le reti firmate da Alli e Rose. Continua il buon momento del Southampton, che vince 3-1 sul campo del Bournemouth: Ake mette sotto i Saints dopo sei minuti, pari di Bertrand al 14′ e doppietta di Jay Rodriguez nella ripresa, con la squadra di Puel che sale al settimo posto.

Premier League, l'Everton fa un regalo a Conte. Cade di nuovo il Leicester

Gli uomini di Koeman piegano in rimonta l'Arsenal e forniscono al Chelsea l'occasione di allungare domani sera. La squadra di Ranieri continua a racimolare brutte figure in trasferta: cade anche a Bournemouth e vede avvicinarsi la zona retrocessione

LONDRA – L’Everton fa un regalo a Conte. Supera in rimonta l’Arsenal, nel primo dei due anticipi della 16/a giornata di Premier League, e offre su un piatto d’argento ai Blues, impegnati mercoledì sera sul campo del Sunderland, l’occasione per allungare il passo in vetta alla classifica. I Gunners, reduci da 14 risultati utili consecutivi, si erano illusi dopo la rete di Alexis Sanchez al 20’. Invece si sono visti prima raggiungere (44’) da Coleman e poi beffare all’86’ da Ashley Williams. In 11 contro 10 per l’espulsione al 90’ di Jagielka, l’Arsenal ha tentato disperatamente di raddrizzare il risultato ma si è visto negare il 2-2 al 95’ da Baines che ha respinto sulla linea un tiro a colpo sicuro di Iwobi.

CADE IL LEICESTER DI RANIERI – Torna a farsi critica la situazione del Leicester di Ranieri che, nell’altro anticipo, ha perso (1-0) lo scontro diretto con il Bournemouth, cancellando quanto di buono fatto contro il Manchester City. A decidere l’incontro è stato Pugh, a segno dopo 34’. Il ko conferma le difficoltà esterne dei campioni in carica, che hanno racimolato appena un punto nelle ultime 8 uscite. E così la zona retrocessione, con Swansea e Hull (distanti 4 punti) che devono ancora giocare, rischia di farsi pericolosamente sempre più vicina.

Premier, il Leicester è tornato: 4-2 al Manchester City. Okaka stende l'Everton

La squadra di Ranieri liquida in 20' la pratica Guardiola. L'Arsenal batte in rimonta lo Stoke e si porta momentaneamente in vetta insieme al Chelsea, che domenica affronta il West Bromwich. L'attaccante italiano firma la doppietta che regala un successo prestigioso al Watford di Walter Mazzarri

LONDRA - In Premier League è tornato il Leicester di Ranieri. I campioni d’Inghilterra sfoderano una prestazione da 2015/2016 battendo per 4-2 il Manchester City di Guardiola. Il tecnico italiano fa un regalo ad Antonio Conte, obbligando i Citizens alla seconda battuta d’arresto consecutiva. Dopo 5 minuti è chiaro di avere di fronte il migliore Leicester possibile, quello dello scorso campionato o di questa Champions League per intenderci: le Foxes, infatti, sono già in vantaggio al 3’ grazie a Jamie Vardy, che interrompe un digiuno durato ben 17 partite. Neanche il tempo di realizzare il precoce svantaggio, che il Leicester raddoppia: rimessa laterale lunghissima che favorisce la sponda di testa di Huth, la palla finisce a Slimani che la difende bene servendola a King che con un tiro a giro punisce l’incolpevole Bravo.

La pioggia fa annegare il City, mentre revitalizza la squadra di Ranieri, che dopo venti minuti di partita fa il 3-0: lo confeziona la coppia d’oro della passata stagione; Mahrez serve Vardy con un dolce tocco di destro, il centravanti inglese scarta Bravo e realizza indisturbato la rete che riconsegna alla Premier le rinate Foxes. Nel secondo tempo ancora un'amnesia difensiva favorisce il Leicester: retropassaggio sciagurato di Stones, Vardy legge la traiettoria, salta Bravo e realizza da posizione defilata: tripletta per lui. I gol di Kolarov su punizione e Nolito con un tocco ravvicinato non salvano certo la serata dei Citizens. I 16 punti permettono a Ranieri di prendere una boccata d’aria, la zona retrocessione è ancora molto vicina. Brutto ko per il City, che dopo aver perso contro il Chelsea, si ferma collezionando una delle peggiori prestazioni dell’era Guardiola. Liverpool e Blues possono allungare.

Inghilterra, Conte batte Guardiola: il Chelsea va in fuga

Inghilterra, Conte batte Guardiola: il Chelsea va in fuga
Hazard esulta: il Chelsea vince sul campo del Manchester City (reuters)

I Blues espugnano il campo del Manchester City grazie a un sonoro 3-1. Rammarico per i Citizens, che hanno sprecato molte occasioni: apre un autogol di Cahill, ribaltando il risultato Diego Costa, William e Hazard. Dedica alle vittime della tragedia aerea che ha coinvolto la squadra della Chapecoense

E sono otto consecutive. Il Chelsea di Antonio Conte espugna l'Etihad Stadium, infliggendo un pesante 3-1 al Manchester City di Guardiola, per portarsi a +4 sui rivali di Premier League. Il risultato che vale la conferma al primo posto in classifica non rispecchia pienamente l'andamento della gara, perché fino al pareggio di Diego Costa - il City si era portato in vantaggio con un autogol di Cahill - i padroni di casa hanno avuto più occasioni per portarsi sul 2-0, la più clamorosa fallita da De Bruyne a porta vuota. Dopo l'errore del belga, i Blues sono stati cinici a trovare l'1-1: il capocannoniere della Premier (11 reti contro le 10 di Aguero) ha superato Otamendi per poi scagliare il pallone alle spalle di Bravo.Sulla scia dell'entusiasmo il Chelsea ha cominciato a prendere le misure agli avversari - che hanno comunque creato ulteriori palle gol per riportarsi in vantaggio, un salvataggio del sempre più decisivo Moses salva i Blues - soprattutto dopo l'ingresso del brasiliano Willian. E' proprio l'esterno a sfruttare perfettamente un contropiede dei londinesi, favorito da Costa dopo un anticipo fallito da Otamendi, e a realizzare il gol del 2-1 per la squadra di Conte: toccante la dedica per la Chapecoense, insieme all'altro brasiliano David Luiz. La gara, però, la chiude uno scatenato Hazard. Il Belga vince il confronto diretto con De Bruyne, sigillando il risultato con un'altra transizione che mette a nudo tutte le debolezze della difesa dei Citizens.

Debolezze non solo tecniche, ma anche mentali: nel finale Aguero perde la testa, commettendo una fallo da rosso diretto su David Luiz; dal parapiglia che ne segue l'altro penalizzato è Fernandinho, cacciato negli spogliatoi insieme al compagno argentino. Il City chiude in 9 una partita che avrebbe dovuto vincere grazie alle tante palle gol create. La spunta invece il Chelsea, che tramite David Luiz dedica il successo alle vittime della tragedia aerea: "Questa vittoria è per le persone morte in Colombia. E' stato difficile concentrarsi per questa gara, perché avevo degli amici che non ci sono più". Conte si gode il primo posto in solitaria - il Liverpool può arrivare al massimo a meno uno - e il suo 3-4-3, con il quale ha vinto otto partite su otto, realizzando 22 gol e concedendone solo 2.
 

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Gunners sempre quarti dopo la vittoria sul Bournemouth, solo pareggio per la squadra di Mourinho (espulso) contro il West Ham
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Dopo il titolo dello scorso anno in questa stagione le Foxes viaggiano a ritmi diversi, un pelo sopra la zona a rischio. 13 punti dopo 14 giornate record
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Inghilterra, si ferma il Liverpool: Conte, assalto alla vetta

Inghilterra, si ferma il Liverpool: Conte, assalto alla vetta
Il gol di Giroud (ansa)

La squadra di Klopp non va oltre lo 0-0 in casa del Southampton. Il Chelsea - posticipo contro il Middlesbrough - può superarla.Termina in parità l'attesa sfida tra Mourinho e Wenger. Che ritorno per Yaya Toure: salva Guardiola con una doppietta. Crollo Ranieri: Mazzarri lo batte per 2-1

LONDRA - Quante emozioni nel sabato della dodicesima giornata di Premier League. Dallo stop del Liverpool, che può favorire il balzo in vetta alla classifica del Chelsea di Conte, qualora vincesse in trasferta contro il Middlesbrough, alla doppietta del rientrante Yaya Toure, salvatore di Guardiola nel 2-1 del City al Crystal Palace. E non è finita, il derby italiano tra Watford e Leicester sancisce il tramonto delle ambizioni europee dei campioni d'Inghilterra: la squadra di Mazzarri ha superato per 2-1 le Foxes a Vicarage Road, lanciandosi verso le zone nobili della classifica. Ranieri, invece, si trova ora impelagato nella zona retrocessione.

LIVERPOOL E CITY - Stato d'animo differente per le due attuali capoliste della Premier. Il calcio spettacolo dei ragazzi di Klopp non si è visto nella pioggia di Southampton. Lo 0-0 contro i Saints impedisce ai Reds di consolidare il primato in classifica, ora seriamente a rischio. A Londra, invece, si rilancia il Manchester City, che aggancia proprio il Liverpool a quota 27. Si tratta del grande successo di Yaya Toure - e in un certo senso di Guardiola - che dopo le scuse ufficiale e il rientro nell'undici titolare, salva il tecnico catalano con una doppietta: a Selhurst Park, casa del Crystal Palace, finisce per 1-2. Il leader è tornato. Entrambe le squadre, però, dovranno attendere la gara di domenica del Chelsea (anche i Blues impegnati in una trasferta), che può toccare quota 28 in caso di vittoria contro il Middlesbrough di Negredo.

DERBY ITALIANO E' DI MAZZARRI - Sempre a Londra, ma a Vicarage Road, Mazzarri vince il derby contro Ranieri. Il suo Watford conquista i tre punti grazie a una partenza sprint, favorita dai gol di Capoue e dell'ex juventino Pereyra. Inutile il rigore di Mahrez, che accorcia le distanze nel primo tempo, senza riuscire a favorire una rimonta delle Foxes. Sono 18 i punti per il Watford (ottavo), solo 12 per il Leicester, che deve guardarsi alle spalle: Ranieri è staccato dalla zona retrocessione di sole due lunghezze.
Spettacolare la stracittadina tra Tottenham e West Ham: gli Spurs - padroni di casa - fanno e disfano, per poi recuperare in un finale ad alto tasso di spettacolarità. Il risultato finale è di 3-2. Apre le marcature il 'bomber' Antonio. L'esterno degli Hammers è il miglior marcatore stagionale del West Ham pur giocando spesso e volentieri da esterno a tutta fascia. Il pareggio di Winks, è frustrato dal rigore di Lanzini, che riporta la squadra di Bilic sull'1-2. Nel finale si scatena Kane: il centravanti inglese mette alle spalle l'inizio di stagione più complicato da due anni a questa parte con una doppietta che regala tre punti preziosissimi agli Spurs. La squadra di Pochettino è a quota 24 in classifica.

MOU VS WENGER - L'attesa sfida tra Mourinho e Wenger termina con un pari che serve poco a entrambi. Finisce 1-1 la gara dell'Old Trafford tra Manchester United e Arsenal, risultato che fa sorridere il Liverpool di Klopp ma anche Conte e Guardiola. I Red Devils passano in vantaggio al 23′ della ripresa, quando Pogba serve in profondità Herrera sulla destra e Mata è pronto a insaccare il traversone deviato dalla difesa dei Gunners. Lo United sembra ormai avere la vittoria in pugno, ma a gelare il pubblico di casa è Giroud che all'89' trova il gol del pareggio con un imperioso stacco di testa su assist di Oxlade-Chamberlain. A fine partita i due allenatori, dopo l'ennesimo attacco dello Special One nella conferenza stampa della vigilia, si sono salutati con una tiepida stretta di mano.

Inghilterra, Coppa di Lega: la 'vendetta' di Mourinho, fuori Guardiola e Conte

Inghilterra, Coppa di Lega: la 'vendetta' di Mourinho, fuori Guardiola e Conte
Mata festeggia il gol vittoria dello United sul City (lapresse)

Il Manchester United vince all'Old Trafford il derby con il City guidato dallo spagnolo (decide un gol di Mata) e passa ai quarti di finale della competizione. Eliminato anche il Chelsea dell'ex ct azzurro, sconfitto 2-1 sul campo del West Ham. Avanti anche il Southampton, che supera di misura il Sunderland

LONDRA - Pep Guardiola deve dire addio al primo trofeo della sua avventura inglese alla guida del Manchester City. Va infatti allo United di Josè Mourinho il derby valido per gli ottavi di finale della Coppa di Lega inglese, un successo di misura che evita la parola crisi per i red devils (una sola vittoria nelle ultime sei uscite in Premier League) reduci dai quattro schiaffi rimediati dal Chelsea domenica in campionato.

MATA DECIDE IL DERBY DI MANCHESTER, MOU RESPIRA - Aveva chiesto ai suoi di reagire "da uomini", lo Special One, per evitare una seconda sconfitta per mano dei cugini dopo quella del 10 settembre in campionato: il risultato gli ha dato ragione, anche se va riconosciuto come Guardiola abbia schierato una sorta di formazione B con solo due uomini (Kompany e Iheanacho) degli undici che avevano affrontato il Southampton in Premier nell'ultimo turno. A decidere la sfida all'Old Trafford, non eccelsa sul piano tecnico e dove ancora una volta in ombra è rimasto Zlatan Ibrahimovic, è stata una rete di Mata al 54′ a battere
Caballero.

FUORI IL CHELSEA DI CONTE, KO IN CASA HAMMERS - Saluta la competizione invece il Chelsea di Antonio Conte, che finisce al tappeto nel derby in casa del West Ham, che approda così ai quarti di finale: Hammers avanti con Kouyate e Fernandes all'11' e al 48′, inutile la rete della bandiera di Cahill al 95′. Prosegue il suo cammino anche il Southampton, che supera di misura il Sunderland con una rete nella ripresa di Boufal.

COPPA DI LEGA - OTTAVI DI FINALE
(in maiuscolo le squadre qualificate)
ARSENAL - Reading 2-0
LIVERPOOL - Tottenham 2-1
Bristol City - HULL CITY 1-2
LEEDS - Norwich City 6-4 dcr
NEWCASTLE - Preston North End 6-0
WEST HAM - Chelsea 2-1
SOUTHAMPTON - Sunderland 1-0
MANCHESTER UNITED - Manchester City 1-0
Abbinamento quarti di finale:  Manchester Utd-West Ham, Liverpool-Leeds, Hull City-Newcastle, Arsenal-Southampton.

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Le Foxes battono per 3-1 il Crystal Palace, risollevando una classifica problematica. Tre 0-0 per le londinesi: un punto per Arsenal, Tottenham e Mazzarri.
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Inghilterra: Arsenal aggancia la vetta. City, un punto e due rigori sbagliati

La squadra di Wenger raggiunge il Manchester di Guardiola: per i 'Gunners' vittoria per 3-2 sullo Swansea. I 'Citizens' rischiano una rocambolesca sconfitta, ma Nolito risponde alla prodezza di Lukaku: 1-1 il finale. De Bruyne e Aguero sbagliano dal dischetto, stregati da Stekelenburg

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ROMA - Una pazza domenica di Premier League. Dopo la facile vittoria del Chelsea sul Leicester, è l'Everton a sovvertire i pronostici, pareggiando 1-1 all'Etihad contro il Manchester City di Guardiola. I 'Citizens' sbagliano due rigori, favorendo l'aggancio dell'Arsenal alla testa della classifica. Per la squadra di Wenger 3-2 casalingo ai danni dello Swansea. In attesa del Monday Night che vedrà il Liverpool ospitare il Manchester United ad Anfield: la squadra di Klopp può raggiungere le due capolista, quella di Mourinho può riagganciare il treno che porta alla vetta della Premier.

PAREGGIO A MANCHESTER - La giornata storta del City inizia al 43', quando De Bruyne posiziona il pallone sul dischetto per battere il primo calcio di rigore della partita: calcia a mezza altezza alla sinistra di Stekelenburg, che intuisce e neutralizza. Come da copione, la squadra di Guardiola fa la partita, ma è l'Everton a sbloccare - nel secondo tempo - ngrazie a un contropiede di sessanta metri di Lukaku. Il centravanti belga prima disarciona Stones, poi brucia un indolente Clichy scagliando un sinsitro imparabile per Bravo. La squadra di casa, ferita, si attiene al copione scritto dal suo allenatore, guadagnandosi un altro calcio di rigore: è ancora Jagielka a commettere il fallo, stendendo Aguero. Il 'Kun'si ripresenta dal dischetto e sbaglia il terzo rigore stagionale: è ancora Stekelenburg a fare l'eroe. Il pareggio arriva, infine, grazie a Nolito, che realizza di testa su cross di un ispirato Silva.

L'ARSENAL VINCE, IL TOTTENHAM FERMATO DALL'EX - Un ispirato Theo Walcott lancia l'Arsenal in vetta alla classifca. L'attaccante della Nazionale inglese ha realizzato una doppietta (cinque reti in Premier) che ha subito incanalato il match dalla parte dei 'Gunners'. Lo Swansea lotta, e accorcia le distanze con Sigurdsson, ma Ozil riporta il doppio vantaggio per la squadra di casa. L'anima dei gallesi esce nuovamente fuori, con la rete di Borja Baston, che fa presagire una rimonta, ancor di più dopo l'espulsione di Xhaka, che lascia Wenger in dieci uomini. La difesa dell'Arsenal, però, regge, regalando i tre punti ai tifosi dell'Emirates.
Il Tottenham, invece, non va oltre il pareggio contro il West Bromwich. La sfavorita sblocca il risultato, grazie all'ex Chadli, sempre più decisivo per la sua nuova squadra. Per il belga si tratta della quarta rete in cinque partite di campionato. Pochettino riesce comunque a conquistare un punto, grazie al gol di punta di Dele Alli.

Inghilterra, il Totteham ferma la corsa del City: Il Manchester United non ne approfitta

Inghilterra, il Totteham ferma la corsa del City: Il Manchester United non ne approfitta
L'esultanza di Dele Alli (lapresse)

Gli Spurs piegano 2-0 gli uomini di Guardiola e interrompono la loro striscia di 6 vittorie di fila. I Red Devils si fanno riprendere nel finale dallo Stoke. Delude anche il Leicester, bloccato sullo 0-0 in casa dal Southampton. Vince e avanza l'Arsenal

 

 

Inghilterra, Mourinho inciampa ancora: il Watford di Mazzarri fa l'impresa

Inghilterra, Mourinho inciampa ancora: il Watford di Mazzarri fa l'impresa
Zuniga esulta dopo il gol del 2 a 1 del Watford (reuters)

Terza sconfitta in una settimana per lo United, che perde per 3-1 a Vicarage Road. Capoue va a segno nel primo tempo, di Rashford il momentaneo pari ma è decisivo l’ingresso di Zuniga: l’ex Napoli firma il nuovo vantaggio e propizia il rigore trasformato da Deeney

WATFORD - Mentre Pep Guardiola sembra aver trovato ormai la quadratura del cerchio al City (primo posto in classifica a punteggio pieno, otto vittorie in otto gare ufficiali), Mourinho deve ingoiare un'altra sconfitta con il suo Manchester United, la terza in una settimana contando anche il ko di Rotterdam in Europa League. Il 14/o ko nelle ultime 32 gare che hanno visto lo Special One in panchina è ancora più amaro, perché arriva per mano del Watford di quel Walter Mazzarri col quale il vate di Setubal s'è spesso punzecchiato a distanza. Finisce 3-1 a Vicarage Road, grazie soprattutto ad un altro ex Napoli, l'esterno Zuniga. DECIDE ZUNIGA - È lo United ad avere la prima palla-gol, ma Pogba viene fermato dalla traversa; va meglio a Capoue, che firma il vantaggio degli Hornets al 34′, al termine di un'azione viziata da un sospetto fallo di Britos ai danni di Martial, che sarà anche costretto a uscire per un colpo alla testa. Nella ripresa, i Red Devils reagiscono e trovano il pari con Rashford al 17′, ma nella partita a scacchi dei cambi è Mazzarri a muovere le pedine giuste: al 37′ entra Zuniga al posto di Capoue e il colombiano cambia volto alla gara, prima siglando il 2-1 un minuto dopo il suo ingresso e poi guadagnandosi in pieno recupero il rigore (fallo di Fellaini) che Deeney trasforma, siglando il definitivo 3-1. Resta fermo a 9 punti lo United, a sei lunghezze di distanza dal City capolista.

LE ALTRE - Nel pomeriggio, altri tre successi per le tre squadre di casa. passeggia il Crystal Palace contro lo Stoke City: dopo una manciata di minuti è già avanti di due gol grazie alle reti di Tomkins e Dann tra il 9' e il 12'. Il Palace controlla le incursioni di Bojan fino al 72' per poi colpire con un'altra doppietta: prima McArthur con una conclusione deviata dal portiere dello Stoke Given, poi 3 minuti dopo chiude il contro con una conclusione da fuori di Townsend. Inutile nel finale la rete di Arnautovic. Domina ma fatica a vincere il Tottenham: i londinesi a White Hart Lane battono 1-0 il Sunderland grazie a un gol del solito Kane al 59' su assist di Walker, chiudendo comunque la sfida in superiorità numerica (espulso Januzaj) e con il 75% di possesso palla. Stesso risultato per il Southampton: 1-0 allo Swansea di Guidolin grazie a una rete di Charlie Austin al 64'.
 

 

 

Manchester United-Manchester City 1-2, Guardiola vince il primo scontro con Mou

Manchester United-Manchester City 1-2, Guardiola vince il primo scontro con Mou
La gioia dei giocatori del City a fine partita (afp)

De Bruyne e Iheanacho firmano il doppio vantaggio degli ospiti, la rete di Ibrahimovic permette ai "Red Devils" di rientrare in partita ma il risultato non cambia nella ripresa: "Citizens" a punteggio pieno dopo quattro partite di Premier League. MANCHESTER - Il primo capitolo della nuova "guerra" tra José Mourinho e Pep Guardiola se lo aggiudica il catalano. Il Manchester City si impone nel big match della quarta giornata della Premier League, battendo a domicilio un Manchester United irriconoscibile nel primo tempo - anche a causa di alcune scelte alquanto discutibili del portoghese - e più logico e combattivo nella ripresa. Da due maestri della panchina era forse lecito attendersi una gara più squisitamente tattica, ne è uscita invece una sfida fatta di strappi, un contropiede dopo l'altro, quasi a voler riavvolgere il nastro azione dopo azione. Alla fine sorride il City, preso per mano in attacco da De Bruyne (a segno in avvio e ispiratore del raddoppio di Iheanacho) e nella propria metà campo dalla prestazione maiuscola di Fernandinho, vero uomo ovunque per i "Citizens".I FLOP (E I GOL) - Nella sofferenza iniziale del Manchester United c'è tanto delle scelte di Mourinho, che lascia in panchina contemporaneamente Mata, Martial e il gioiellino Rashford, preferendo Mkhitaryan e Lingard sulle corsie nel 4-2-3-1: l'armeno, costretto sulla destra, non riesce a entrare in partita, mentre il prodotto dell'Academy dei "Red Devils" si rivela semplicemente non adatto a una sfida di tale livello. L'avvio è quindi del City, nel quale si intravede già qualche lampo del pressing alto tipico del calcio di Guardiola oltre alla ricerca del possesso palla. Il volto migliore degli ospiti è quello dei primi quaranta minuti anche se la rete del vantaggio arriva in maniera quasi estemporanea. Lancio lunghissimo di Kolarov, Bailly si fa anticipare di testa da Iheanacho, Blind legge male la situazione e De Bruyne lo anticipa con la punta del piede, involandosi verso la porta di un De Gea che non può nulla sull'interno destro del belga. I padroni di casa non riescono a ripartire, l'unico guizzo è un destro alto di un Pogba lontano parente di quello ammirato in casa Juventus. Il raddoppio arriva su un altro errore di Blind, stavolta più giustificabile: l'olandese tiene tutti in gioco mentre De Bruyne fa impazzire la difesa dello United. Sinistro lento ma preciso, palo pieno, Iheanacho può insaccare con un comodissimo tap-in mancino. Quando il City sembra padrone della partita, emerge un altro dei flop di giornata: disastro in uscita alta di Claudio Bravo, fortemente voluto da Guardiola al posto di Joe Hart. Il portiere si scontra con Stones, Ibrahimovic al volo con il destro trova il gol dell'1-2 ed è la scossa elettrica che serviva allo United.

QUALCHE PROTESTA, TANTI ERRORI - Bravo prova a riscattarsi bloccando un colpo di testa dello svedese su invito di Rooney ma combina un altro pasticcio su un pallone apparentemente innocuo: Lingard serve Ibrahimovic a porta vuota, l'ex PSG forse non capisce di poter mirare in tranquillità, sinistro lentissimo salvato sulla linea. Mourinho corregge l'undici iniziale durante l'intervallo, abbandonando il 4-2-3-1 per il 4-3-3, con l'ingresso di Herrera e Rashford al posto di Mkhitaryan e Lingard. Il basco si piazza in cabina di regia, l'attaccante si impadronisce della fascia sinistra e la infiamma con delle sfuriate che mettono in crisi il City già a inizio ripresa. Guardiola corre subito ai ripari con Fernando per Iheanacho: più fisicità in mediana, De Bruyne diventa il centravanti tattico di una squadra che si limita a provare le ripartenze, trovando respiro occasionale nel fidato possesso palla. All'11' Bravo rischia grosso sul pressing di Herrera: dribbling fuori misura, Rooney si avventa sul pallone e il portiere prova a tamponare i danni con un'entrata rischiatutto. C'è anche un pizzico di pallone in un intervento folle, il rigore potrebbe starci, Clattenburg decide di graziare l'ex Barcellona. Dal 25′ in poi, quando Rashford insacca il possibile 2-2 vanificato dalla deviazione in netto fuorigioco di Ibrahimovic, gli ospiti riprendono fiato, anche grazie all'ingresso di Sané al posto di Sterling. Il tedesco miscela qualche accelerazione ad alcune ripartenze gestite con maggiore calma, come quando spedisce De Bruyne alla conclusione in area: altro palo per il belga, rebus irrisolvibile per la coppia centrale dello United, oggi in grande difficoltà a differenza degli ottimi Valencia e Shaw. Il finale, con Martial al posto dell'ex terzino del Southampton, vede i Red Devils all'arrembaggio scoordinato: Ibrahimovic e Pogba ci provano senza successo, Guardiola può festeggiare. Ma la Premier è ancora lunghissima, e sullo sfondo c'è anche il Chelsea di Antonio Conte..

MANCHESTER UNITED-MANCHESTER CITY 1-2 (1-2)
Manchester United (4-2-3-1): De Gea; Valencia, Bailly, Blind, Shaw (36′ st Martial); Fellaini, Pogba; Mkhitaryan (1′ st Herrera), Rooney, Lingard (1′ st Rashford); Ibrahimovic. (Romero, Smalling, Mata, Schneiderlin). All.: Mourinho
Manchester City (4-1-4-1): Bravo; Sagna, Stones, Otamendi, Kolarov; Fernandinho; Sterling (15′ st Sané), De Bruyne (45′ st Zabaleta), Silva, Nolito; Iheanacho (8′ st Fernando). (Caballero, Clichy, Jesus Navas, Garcia). All.: Guardiola
Arbitro: Clattenburg
Reti: 15′ pt De Bruyne, 36′ pt Iheanacho, 42′ pt Ibrahimovic
Ammoniti: Silva, Bailly, Fellaini, Ibrahimovic, Rooney, Fernandinho
Recupero: 2′ e 5′

LONDRA - La prima vittoria di Mazzarri in Premier non è stata certamente banale. Nella cornice dello Stadio Olimpico di Londra, casa del West Ham, gli Hornets vinto in rimonta dopo essere passati in svantaggio per 2-0 dopo appena mezz'ora. La doppietta di Antonio non è bastata alla squadra di casa che si è fatta recuperare in chiusura di primo tempo dalla premiata ditta Ighalo-Deeney, coppia che torna a brillare dopo un inizio di stagione appanato. Nella ripresa il Watford completa la rimonta grazie alla rete di Capoue, capocannoniere della squadra a quota 3 reti, ben assistito da Pereyra. Il sigillo alla partita lo mette l'ex Roma Josè Holebas. Tre punti importanti per l'ex tecnico del Napoli, che nel prossimo turno incontrerà il Manchester United di Mourinho.

CROLLO RANIERI - Nel giorno iin cui Anfield mostra la sua nuova veste, grazie a una nuova tribuna che porta la capienza dello stadio a più di 50000 posti, vince e convince il Liverpool di Klopp. Non può nulla il Leicester contro la giornata di grazia di Firmino e Mane. Sblocca proprio il brasiliano, grazie ad un'azione in verticale che brucia la coppia centrale Morgan-Huth. Il raddoppio di Manè arriva dopo un'altra manovra convincente della squadra di casa. La squadra di Ranieri accorcia le distanze con Vardy, ma più che per i meriti delle Foxes, il gol è frutto di un grave errore di Lucas Leiva in fase d'impostazione.
Nella ripresa il Liverpool riprende a macinare. Prima Lallana, su assist di Wijnladum, e poi Firmino, che mette a segno la personale doppietta, spengono le velleità - ben poche - di rimonta dei Campioni d'Inghilterra. La prima partita dell'era Ranieri in cui il Leicester non ha avuto realmente chance di vittoria.

SORRIDE LA CAPITALE - Vittorie anche per Tottenham e Arsenal. Gli Spurs sono tornati la macchina da gol della passata stagione: quattro gol rifilati allo Stoke, in una trasferta che si è rivelata più facile del previsto per gli uomini Pochettino. Nel primo tempo sblocca il risultato Son, che raddoppia per i londinesi a inzio ripresa. Le reti di Kane, che torna a segnare dopo cinque turni di campionato, e Alli, sugellano la vittoria.
Più complessa la partita dell'Arsenal, che batte in rimonta un Southampton quadrato. Allo sfortunato autogol di Cech, che infila il pallone nella sua porta con un colpo di nuca, segue la rovesciata di Koscielny, che rimette le cose in pari per la squadra di Wenger. La partita prosegue sul filo dell'equilibrio con occasioni da un parte e dall'altra. Al 94' l'arbitro fischia una fallo da rigore per un intervento maldestro di Fonte ai danni di Giroud: Cazorla è freddo dal dischetto e regala 3 punti ai Gunners.
Prima vittoria stagionale anche per il Crystal Palace - che batte 2-1 il Middlesbrough - trascinato dal primo gol del neoacquisto Benteke. L'ex Liverpool sblocca la partita con la specialità della casa, il colpo di testa. La squadra di Karanka pareggia grazie allo stacco di Ayala. A inizio ripresa il Palace giostra bene il pallone, mandando Zaha in porta con facilità: 2-1 e primi tre punti per coach Pardew.

Inghilterra, Coppa di Lega: Chelsea avanti soffrendo. Mazzarri, che figuraccia

I Blues superano di misura (3-2) i Bristol Rovers. Il Watford si fa sorprendere in casa dal Gillingham, formazione di League One. Bene lo Swansea di Guidolin e il Wolverhampton di Zenga

LONDRA - Primo turno di Coppa di Lega favorevole per gli allenatori italiani sulle panchine inglesi. Antonio Conte passa il turno battendo 3-2 i Bristol Rovers (League One). I blues chiudono avanti 3-1 il primo tempo grazie alla doppietta di Batshuayi e alla rete di Moses ma devono resistere fino in fondo contro una squadra mai doma, capace di accorciare ulteriormente le distanze in avvio di ripresa di Harrison dopo il momentaneo 2-1 di Hartley.

BENE GUIDOLIN, MALE MAZZARRI - Lo Swansea di Francesco Guidolin, invece, va a vincere 3-1 in casa del Peterborough (League One) con la doppietta di McBurnie. Successo anche per il Wolverhampton di Walter Zenga: 2-1 sul Cambridge United (Football League 2) con gara decisa già nei primi 13′. Eliminato,

 

invece, il Watford di Walter Mazzarri, battuto 2-1 in casa ai supplementari dal Gillingham, formazione di League one. Ha deciso una rete di Dack al 102′ dopo che Byrne all'82' aveva risposto all'illusorio gol dell'1-0 di Ighalo (58′). Passa il turno anche il Liverpool di Jurgen Klopp che si impone 5-0 in casa del Burton (Championship),con una doppietta nel finale di Sturridge. Avanza anche l'Everton che in casa si sbarazza dello Yeovil 4-0 (doppietta di Kone).

 

Inghilterra, Leicester ko all'esordio. Vincono Guidolin e Guardiola, pari per Mazzarri

La squadra di Ranieri, campione uscente, battuta 2-1 dal neo promosso Hull, presentatosi con un allenatore a gettone. Decide Snodgrass dopo che Mahrez su rigore aveva risposto a Diomande. Lo Swansea passa in trasferta di misura a Burnley, il Watford fa 1-1 sul campo del Southampton. Lamela salva il Tottenham. il City risolve solo nel finale col Sunderland

LONDRA - Inizia nel peggiore dei modi la difesa del titolo per il Leicester. La squadra di Ranieri - prima formazione campione in carica a perdere al debutto dalla nascita della premier nel 1992 - si è fatta sorprendere dal neopromosso Hull City, arrivato al primo appuntamento stagionale con un allenatore preso a gettone per una sola gara (Mike Phelan) dopo l'allontanamento di Steve Bruce e in un clima di grande contestazione per la campagna acquisti deficitaria. A far tornare il sorriso ai tifosi dei Tigers ha invece pensato Snodgrass che al 57' ha regalato gli inattesi tre punti ai neroambra. Chissà che adesso la società, che tra le possibile alternative per la panchina stava pensando anche a Zola, non decida di confermare Phelan. LEICESTER, NON BASTA MAHREZ - Dopo aver rischiato in avvio (colpo di testa di poco a lato di Davies), le Foxes sono sembrate prendere il sopravvento ma hanno sciupato almeno quattro limpide occasioni per passare con Fuchs, Vardy (2) e Mahrez. E in pieno recupero di primo tempo sono state punite da Diomande, lesto a rovesciare in rete, in coabitazione con l'ex Palermo Hernandez, un pallone respinto corto da Schmeichel. Il Leicester si è rimboccato le maniche e in avvio di ripresa si è procurato con Gray il rigore dell'1-1, trasformato da Mahrez. Ma al 57' a tagliargli le gambe ha pensato Snodgrass che ha superato Schmeichel con un gran tiro di controbalzo dopo una corta respinta della difesa.

RANIERI: ''KO SIA SVEGLIA'' - "Avevo detto ai ragazzi che era importante iniziare bene anche perché immaginavo una grande reazione dell'Hull che sta avendo dei problemi, tanto che è senza allenatore - ha spiegato ai microfoni di Fox Sports Ranieri -. Era importante partire con il piede giusto, lo sforzo delle due squadre in campo è stato lo stesso, forse noi abbiamo fatto qualcosa in più, ma come singoli e non come squadra.La scorsa stagione la nostra forza è stata la compattezza, abbiamo dimostrato che certi valori si possono coprire e che si possono battere anche le formazioni che hanno tanti campioni, noi dobbiamo tornare a essere squadra perché uniti possiamo fare bene. Sappiamo che non saranno tutte rose e fiori come l'anno scorso, sarà molto più dura, avevo avvisato i ragazzi, l'importante è che ci siamo svegliati, questa sconfitta deve servirci da lezione. Il mercato? Abbiamo fatto quello che dovevamo, ma rimaniamo sempre con gli occhi aperti e se ci sarà qualche possibilità non ce la lasceremo sfuggire".

VINCONO GUIDOLIN E GUARDIOLA, PARI PER MAZZARRI -  Inizia con una vittoria casalinga l'avventura di Pep Guardiola sulla panchina del Manchester City. Nel match del debutto in Premier League i Citizens battono 2-1 il Sunderland ma soltanto nel finale e grazie a una sfortunata autorete. Dopo l'immediato vantaggio siglato da Aguero su calcio di rigore al 4' del primo tempo, i "black cats" di Moyes, con l'italiano Borini schierato nella formazione titolare, pareggiano al 71' con Defoe. All'87' arriva l'autogol di McNair che condanna il Sunderland e regala i tre punti al City. Tra le altre gare, da registrare due vittorie in trasferta, entrambe per 1-0. Lo Swansea di Guidolin è passato nel finale (82') a Burnely grazie a Fer, il West Bromwich ha sorpreso il Crystal Palace con un gol di Rondon. Erik Lamela ha salvato il Tottenham dal ko a Liverpool con l'Everton: l'ex romanista ha risposto al 60' all'iniziale vantaggio (6') dei Blues con Barkley. Buon punto esterno con il Southampton anche per il Watford di Mazzarri che, avanti dopo 9' con Capote, si è visto riprendere da Redmond (58') ma poi ha resistito a denti stretti nel finale, chiuso in 10 uomini per

 

l'espulsione di Watson (76'). Infine altro 1-1 tra Middlesbrough e Stoke con l'ex interista Shaqiri protagonista, bravo a replicare (67') al gol iniziale (11') di Negredo.

Inghilterra, al via la Championship: quant’è ricca la Serie B delle stelle

Più di trenta scudetti, due tecnici che hanno trionfato in Champions League, acquisti milionari: non si parla di Liga o Premier, ma della cadetteria inglese. La prima partita sarà il big match tra Fulham e Newcastle

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Calcio Spagna

Spagna, l'Atletico torna a vincere. Sansone lancia il Villarreal

La squadra di Simeone vince di misura sul Las Palmas: decisivo il gol di Niguez. Colchoneros momentaneamente al quinto. I prossimi avversari della Roma in Europa League battono lo Sporting Gijon per 3-1: quarti a quota 29, a meno uno dall'accesso diretto in Champions. Siviglia: 4-1 e secondo posto

MADRID - Dopo due turni senza successi, torna a vincere in Liga l'Atletico Madrid. Un gol di Niguez al 59' permette ai 'colchoneros' di battere 1-0 in casa il Las Palmas. Un successo che permette alla squadra di Simeone di portarsi momentaneamente al quinto posto con 28 punti. Uno in meno del Villarreal. Il prossimo avversario della Roma in Europa League cala il tris e continua la caccia alla zona Champions. Il sottomarino giallo si impone in casa dello Sporting Gijon per 3-1 mettendo fine al digiuno di successi in trasferta che durava da tre mesi. Ospiti a segno con dos Santos (12'), l'ex Sassuolo Sansone (19') e Pato (74'). Per i padroni di casa rete della bandiera firmata Carmona all'89'. Il Villarreal occupa attualmente il quarto posto in classifica, insidiando Siviglia e Barcellona.

SIVIGLIA, POKER DA 2° POSTO. OK REAL SOCIEDAD - Il Siviglia si sbarazza con un netto 4-1 del Malaga e si issa al secondo posto del campionato spagnolo, a quota 33, a quattro lunghezze dal Real Madrid (rinviata la gara con il Valencia per l'impegno nel Mondiale per club) e due avanti al Barcellona, che domenica sera giocherà il derby con l'Espanyol. Match chiuso già nel primo tempo con la doppietta di Vietto e le reti di Ben Yedder e Vitolo. Nella ripresa arriva il gol della bandiera del Malaga con Ramirez al 19', con il Siviglia in dieci da tre minuti per il doppio giallo a Rami. Ancora uno stop interno, invece, per il Granada, battuto 2-0 dalla Real Sociedad, in gol nella ripresa con Jon e Juanmi. Un'affermazione esterna che vale l'aggancio al quarto posto in classifica al Villarreal a quota 29.

Spagna, Messi sta male: Barça bloccato dal Malaga. Il Siviglia non muore mai. Crolla l'Atletico nel derby:0-3

Spagna, Messi sta male: Barça bloccato dal Malaga. Il Siviglia non muore mai
Una fase di Barcellona-Malaga (ap)

Il fuoriclasse argentino ancora alle prese con problemi intestinali: al Camp Nou finisce 0-0 Per gli andalusi rimonta al cardiopalma: da 0-2 a 3-2 A La Coruna. La squadra di Sampaoli sale al terzo posto

BARCELLONA - Lionel Messi ha dovuto dare forfait per la partita contro il Malaga e il Barcellona non è andato oltre lo 0-0 al Camp Nou. Il fuoriclasse argentino ha sofferto di uno dei suoi - purtroppo frequenti - attacchi di nausea: "Messi è stato colpito da un malessere in giornata. Soffre di vomito e non sarà disponibile per la partita contro la squadra andalusa" ha scritto il Barcellona in un comunicato diffuso a poche ore dalla partita. Non è la prima volta che il cinque volte Pallone d'Oro soffre di questi attacchi: l'ultimo malore è stato accusato quando in ritiro con l'Argentina, sull'aereo che trasportava l'Albiceleste a San Juan. In quell'occasione il problema era stato causato dalle turbolenze. Il Barcellona sfiderà mercoledì il Celtic, nella partita del Girone C Champions League.
La partita che ha poi visto il Barcellona deludere. I blaugrana non sfondano con l'attacco composto da Neymar, Paco Alcacer(ancora avulso dal gioco dei catalani) e Arda Turan. Il Malaga regge nonostante abbia giocato dal 23' della ripresa in dieci uomini per l'espulsione di Diego Llorente e aver chiuso in nove per il rosso a Juan Carlos nel recupero.SIVIGLIA AL CARDIOPALMA - Una vittoria esaltante, quella del Siviglia sul campo del Deportivo La Coruna. I padroni di casa hanno approcciato nel migliore dei modi all'incontro, portandosi avanti sul 2-0 grazie alle reti di Ryan Babel - ex oggetto misterioso del Liverpool - e del rumeno Andone, autore di una pregevole discesa. Gli andalusi, però, non hanno mollato, accorciando le distanze già nel primo tempo, con N'Zonzi. I tre cambi di Sampaoli - Vitolo, Vazquez e Ben Yedder - non hanno dato i loro frutti, se non fino all'87' quando è arrivato l'agognato 2-2 firmato da Vitolo. Che il Siviglia di quest'anno non sia una squadra convenzionale, è evidenziato dal finale di gara, nel quale il terzino argentino Mercado ha segnato a tempo scaduto per gelare il pubblico del Riazor. Vazquez e compagni salgono al terzo posto in classifica (24 punti) a -2 dal Barcellona

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Sevilla 1 - 0 Atletico Madrid

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Perde l'Atletico a Siviglia, i Blancos non sbagliano: contro i baschi finisce 2-1
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Valencia battuto in rimonta al Mestalla: 3-2 decisivo della pulce su rigore nel recupero. Infortunio per Iniesta: lesione parziale del collaterale e stop di
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(Video) Eibar 3 - 3 Espanyol full match highlights & goals ,La Liga Highlights 22/10/2016 Video Eibar vs Espanyol ,La Liga Highlights, Watch goals and…
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Spagna: Atletico, 7 gol per tornare in testa. Il Barca torna a vincere. Stravince anche il Real col Betis (6-1)

La squadra di Simeone strapazza il Granada e supera il Siviglia, che nel pomeriggio aveva superato per 3-2 il Leganes portandosi momentaneamente al primo post: 'colchoneros' in vetta, in attesa del Real Madrid. I catalani stendono 4-0 il Deportivo La Coruna nel giorno del rientro di Messi

MADRID - L'Atletico Madrid non stecca la prova Granada. I 'colchoneros' hanno strapazzato gli avversari per 7-1, grazie alla tripletta di Carrasco, la doppieta di Gaitan e ai gol di Correa e Tiago. La curiosità è che sono stati gli ospiti a passare in vantaggio con un gol dell'ex Barcellona, Cuenca. Un monologo, quello dei ragazzi di Simeone, che ha regalato la vetta (18 punti) della classifica della Liga. Risultato raggiungibile solo dal Real, impegnato questa sera a Siviglia contro il Betis (20.45)
Parlando di Siviglia, sponda biancorossa, continua a stupire il Siviglia di Sampaoli. Il club andaluso è stato per qualche ora primo in classifica, a quota 17, grazie alla spettacolare vittoria per 3-2 sul campo del Leganes, nell'anticipo dell'ottava giornata di campionato. Gli ospiti riescono a sprecare addirittura un doppio vantaggio firmato dall'ex Palermo Vazquez, e Nasri. La squadra neopromossa, infatti, pareggia grazie alle reti di Timor e Szymanowski, mettendo in luce la fragilità difensiva della rivale di Champions della Juventus (12 reti subite in campionato, ndr). All'85', però, è il subentrato Pablo Sarabia a siglare la rete del nuovo vantaggio, portando i tre punti nel sud della Spagna.

TORNA A VINCERE IL BARCELLONA -  Ritorna Leo Messi e il Barcellona si riprende dal ko contro il Celta Vigo. I catalani passeggiano sul Deportivo la Coruna: 4-0 il risultato del Camp Nou. A decidere l'incontro è la doppietta di Rafinha, al 21' e 36'. Chiudono il risultato Suarez e Messi, che sigilla il risultato e il secondo posto - momentaneo - in classifica. L'Atletico Madrid è staccato soltanto di due punti dalla squadra di Luis Enrique

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15th October, 2016 - La Liga, goals: David Timor Copovi, Alexander Szymanowski, Franco Vazquez, Samir Nasri, Pablo Sarabia
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15th October, 2016 - La Liga, goals: Yannick Ferreira-Carrasco, Nicolas Gaitan, Angel Correa, Tiago, Isaac Cuenca
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Spagna: Real bloccato dall'Eibar, l'Atletico lo riprende. Il Barça cade a V igo

Spagna: Real bloccato dall'Eibar, l'Atletico lo riprende. Il Barça cade a V igo
La delusione di Bale (reuters)

I campioni d'Europa non vanno oltre l'1-1 e vengono agganciati dai colchoneros che passano per 2-0 a Valencia sotto gli occhi di Prandelli. I catalani, sconfitti 4-3 dal Celta, mancano la vetta solitaria

Mezzo passo falso del Real Madrid. Nella 7/a giornata della Liga, la squadra campione d'Europa è stata fermata in casa dall'Eibar sull'1-1. I gol nel primo tempo: al vantaggio dei baschi con Rico, su assist di Capa, dopo soli 6′ di gioco, pareggio di Bale, servito da Cristiano Ronaldo, al 17′. Inutile l'assalto finale dei 'blancos' che così vengono ripresi a quota 15 dai 'cugini' dell'Atletico Madrid, vittoriosi (0-2) all'ora di pranzo a Valencia. Grande rimpianto del Barcellona, che poteva, vincendo, trovare la vetta solitaria, ma esce sconfitta da Vigo (4-3 per il Celta).

VALENCIA KO SOTTO GLI OCCHI DI PRANDELLI - I colchoneros si sono imposti nettamente sotto gli occhi di Cesare Prandelli, presente al Mestalla e in carica da domani dopo la presentazione ufficiale. A nulla sono valse le prodezze del portiere della squadra di casa, il 31enne brasiliano Diego Alves, che ha confermato la propria fama di 'pararigori' neutralizzando i tiri dal dischetto di Griezmann e Gabi. L'Atletico ha vinto grazie ai gol dello stesso Griezmann e dell'altro francese Gameiro. A fine partita Diego Simeone, ha voluto fare i complimenti al portiere avversario. "La parata di Alves sul primo rigore è stata meravigliosa - ha detto l'argentino -, e frutto della qualità di questo portiere. Se invece di vincere avessimo pareggiato sarebbe stata principalmente 'colpa' sua. Complimenti a lui, e buona fortuna a Prandelli che comincia domani".

BARCELLONA KO A VIGO - Seconda sconfitta stagionale per il Barcellona, battuto 4-3 a Vigo dal Celta e ora quarto in classifica, a -2 dalla vetta. Blaugrana sotto 3-0 già al 33', puniti da Sisto, Aspas e un autogol di Mathieu. Nella ripresa Piquè e Neymar su rigore riaprono la gara ma il Celta cala il poker con Hernandez su clamoroso errore in fase di rinvio di Ter Stegen. Nei minuti finali Piquè va di nuovo a segno ma non basta a evitare la sconfitta.

 

Spagna, il Villarreal blocca il Real Madrid. Barça e Atletico non ne approfittano

Spagna, il Villarreal blocca il Real Madrid. Barça e Atletico non ne approfittano
(reuters)

I Blancos fermano a 16 vittorie al serie in Liga, ma catalani e colchoneros (1-1 al Camp Nou) non accorciano

Doppio pareggio nei match più attesi del mid week in Spagna. Il Villarreal ferma la marcia del Real Madrid, che fallisce la 17esima vittoria consecutiva in campionato: solo eguagliato a quota 16 quindi il record del Barça di Guardiola. Al Bernabeu a passare in vantaggio sono gli ospiti con un rigore di Bruno Soriano: rigore realizzato con un tocco morbodo. In apertura di secondo tempo arriva il pareggio di Sergio Ramos con un colpo di testa ravvicinato.

Non accorciano le distanze Barcellona e Atletico Madrid, che chiudono con un altro 1-1 il big match della giornata. I blaugrana, in vantaggio con Rakitic al 41', sono stati raggiunti nella ripresa dal colchoneros, grazie a un gol di Correa (61'). Da segnalare l'infortunio a Leo Messi che halasciato il campo al 58' per un problema alla coscia destra dopo uno scatto. Lo ha sostituito Arda Turan che ha fatto appena in tempo a vedere la sua ex squadra pareggiare.

Spagna: il Real travolge l'Osasuna, cade il Barcellona

Ronaldo in versione deluxe sblocca dopo 6', poi segnano pure Danilo, Ramos, pepe e Modric. Luiz Enrique sconfitto dall'Alaves in casa, Messi e Suarez entrano troppo tardi. Poker di Simeone, che passa sul campo del Celta. Frena il Las Palmas, ko a Siviglia al 94'

MADRID - Riparte con un pokerissimo al Bernabeu il campionato del Real. A farne le spese il povero Osasuna, travolto 5-2 dalla corazzata di Zidane. Cristiano Ronaldo aveva lasciato il suo Portogallo naufragare contro la Svizzera nel debutto delle qualificazioni Mondiali. A Madrid invece è in versione deluxe: gli bastano 6 minuti per sbloccare il punteggio, sfruttando un assist di Bale. L'Osasuna prova a reagire, si becca un paio di cartellini, resiste. Ma al 41' cede al brasiliano Danilo. E prima dell'intervallo, in pieno recupero, c'è spazio pure per il 3-0 di testa di Sergio Ramos, specialità della casa per il centrale spagnolo. Imitato all'11' della ripresa dal collega di reparto Pepe. Al 22' arriva pure il quinto gol, realizzato da Modric su invito di Morata. L'Osasuna scuote la testa e reagisce dopo due minuti soltanto, con Oriol Riera. Un intervento durissimo in area di Ramos (ammonito) su Jaime potrebbe dare nuove speranze. Ma Roberto Torres si fa intercettare da Casilla. I rimpianti aumentano 5 minuti dopo quando David Garcia realizza il 5-2 definitivo di testa. Al 90' mancherebbero ancora 12 minuti, ma a calare preventivamente il sipario sulla partita l'espulsione di Tano Bannin all'80'. Real a punteggio pieno dopo 3 partite.

Ora Zidane è primo da solo. Grazie anche alla caduta del Barcellona, che al Camp Nou si arrende a un grande Alaves. Apre le marcature dopo 39' Dyverson, sfruttando l'assist di Kiko ma soprattutto una disattenzione dell'ex romanista Digne. Il primo tempo si chiude con il 70% di possesso palla in favore della squadra di Luis Enrique, ma gli ospiti avanti di un gol. A ristabilire la parità ci pensa un insospettabile: Mathieu, di testa, fa 1-1 dopo appena 2' del secondo tempo. Pare l'inizio di una goleada. L'attacco blaugrana, con il ritrovato Neymar e il neo acquisto Alcacer non riesce a concretizzare la mole di gioco prodotta. Luis Enrique spedisce in campo dopo un'ora Messi per Arda Turan. Ma non serve a nulla. E 4' dopo arriva al beffa: Mascherano sbaglia, Ibai Gomez ne approfitta e realizza il gol dell'1-2. Entra pure Suarez, il Barça insiste, ma è sterile. E alla fine in un Camp Nou ammutolito arriva il primo ko della stagione.

Si ferma pure il Las Palmas, che abbandona il primo posto perdendo 2-1 a Siviglia. Eppure i canari erano passati in vantaggio al 16' con una conclusione da fuori area di Tana. Ma il Las Palmas soffre, s'innervosisce, resiste. Fino all'episodio che cambia il match. All'88' Pedro Bigas stende Vitolo, rigore e secondo giallo per il difensore: Sarabia dagli undici metri firma il pari del Siviglia. Che si getta all'arrembaggio disperato (66% di possesso palla), trovando al 94' il gol vittoria con Carlos Fernandez. Si sblocca l'Atletico Madrid: successo travolgente in trasferta sul campo del Celta Vigo: 0-4 con reti di Koke, doppietta di Griezmann e Correa. Primo successo per Simeone dopo 2 pareggi nelle prime due gare stagionali. Vince il Villarreal: 0-2 in casa del malaga con gol di Jaume Costa e raddoppio dell'italiano Nicola Sansone, al primo gol con la nuova maglia.

 

 

 
 

Liga: il Real soffre ma piega il Celta Vigo e resta solo, altro stop dell'Atletico

Nel secondo turno i blancos di Zidane s'impongono 2-1 con gol nella ripresa di Morata e Kloos nel finale dopo il momentaneo pari galiziano con Orellana, rimanendo in testa a punteggio pieno, i blaugrana domenica sera impegnati sul campo dell'Athletic Bilbao. Solo 0-0 per l'Atletico Madrid sul campo della matricola Leganes

MADRID – Concede il bis il Real Madrid nella seconda giornata della Liga spagnola, dopo il successo conquistato all’esordio a San Sebastian, contro la RealSociedad. Nel match disputato sul terreno del Santiago Bernabeu, la squadra di Zinedine Zidane si è imposta per 2-1 sul Celta Vigo, grazie alle reti dell’ex juventino Alvaro Morata, al 15′ della ripresa, e del tedesco Toni Kroos, al 36′ st, su assist di Vazquez. I galiziani avevano trovato il pareggio con Orellana, servito da Guidetti, al 22′ della ripresa, ma non è servito ad evitare il ko contro le merengues.

ANCORA UN PARI PER L’ATLETICO, BARCELLONA DOMENICA A BILBAO – Grazie a questa vittoria il Real si porta al comando in solitario a punteggio pieno, in attesa degli incontri di domenica, in particolare della gara del Barcellona, di scena alle 20.15, sul campo dell’Athletic Bilbao. Il programma del secondo turno di campionato prevede anche altre tre gare domenica: Alaves-Gijon alle ore 18.15, Las Palmas-Granada alle 20.15 e in chiusura Villarreal-Siviglia (alle 22.15). Secondo pareggio consecutivo, invece, per l’Atletico Madrid (1-1 al debutto contro l’Alaves) che non è andato oltre lo 0-0 sul terreno della neopromossa Leganes (a quota 4 ora) nonostante Diego Simeone abbia schierato per la prima volta titolare la coppia Gameiro-Griezmann. E così i colchoneros dopo appena due turni si trovano già a 4 lunghezze di ritardo dal Real.

VALENCIA ANCORA KO, SUCCESSO ESTERNO PER LA REAL SOCIEDAD

– Incassa invece la seconda sconfitta in altrettante gare il Valencia, che cade sul campo dell’Eibar: decide una rete di Leon al 62′, che regala ai padroni di casa i primi tre punti in campionato. Prima affermazione anche per la Real Sociedad che passa a Pamplona battendo 2-0 l’Osasuna con il gol di Juanmi al 47′ e l’autorete di Garcia all’81’, portandosi a quota 3 punti e lasciando a 1 la squadra avversaria.

 

 

Calcio Germania

 

Germania, il Bayern dà una lezione alla matricola: Lipsia travolto 3-0

Germania, il Bayern dà una lezione alla matricola: Lipsia travolto 3-0
Thiago Alcantara sblocca la situazione (reuters)

Gara senza storia, decisa nel primo tempo dai gol di Thiago Alcantara, Xabi Alonso e Lewandowski e dall'espulsione di Forsberg. Bavaresi soli al comando con tre punti di vantaggio sulla squadra dell'est

Sarebbe abbastanza facile sostenere che sono stati decisivi i 109 anni di differenza, i 26 titoli tedeschi contro 0, il numero di presenze complessive in Bundesliga completamente sbilanciato dalla parte dei campioni in carica. Più semplicemente, il 3-0 con il quale il Bayern Monaco ha liquidato l'RB Lipsia nella sfida più attesa di questi primi mesi di Bundesliga, è frutto di una differenza tecnica abissale tra le due compagini. Vero, il Bayern aveva perso qualche punto per strada, altre volte non aveva convinto nè in campionato nè in Champions. Nella partita che conta però, quella con illuminata dai fari di tutto il calcio tedesco, i bavaresi respirano il profumo delle grandi occasioni e per la matricola terribile non c'è nulla da fare. Significa che il Bayern prende la vetta solitaria della classifica con 3 punti di margine sulla squadra dell'est.

Una gara senza storia dalle prime fasi: il Lipsia ha solo una mezza possibilità in fase iniziale, una incursione in area di quello che in molti viene considerato il futuro dell'attacco della Mannschaft, Timo Werner, il cui cross basso non viene però raccolto da Poulsen. Poi è solo Bayern, disegnato da Carlo Ancelotti senza guardare in faccia a qualche senatore: uno dei capitali della sfida, Thomas Muller e la sua quotazione di 75 milioni (ampiamente superiore a quella di tutto il Lipsia messo insieme), resta infatti in panchina per lasciare spazio ad un tridente che presenta Robben a destra, Douglas Costa dalla parte opposta e Lewandowski al centro.

Proprio sugli esterni il Bayern inizia ad imbastire le prime trame efficaci, ed  il vantaggio non tarda ad arrivare. Robben aspetta la sovrapposizione di Lahm che crossa basso al centro, Lewandowski è un falco nell'anticipo: la palla respinta dal palo viene raccolta da Thiago Alcantara che deposita in rete con facilità estrema. Il castello costruito dall'emergente tecnico austriaco Hassenhuttl ci mette poco a sgretolarsi. Douglas Costa coglie un palo esterno, poi è fin troppo elementare la lettura dell'azione del raddoppio: ancora Thiago Alcantara, che finalizza una manovra attaccando per vie centrali ed aprendo per Xabi Alonso, il cui diagonale in piena area chiude una partita che da poco ha visto il giorno. Il sigillo lo mette poi Forsberg, che ha la cattiva idea di attentare all'integrità delle gambe di Lahm con un fallaccio da dietro. Il rosso che ne consegue rende superfluo il resto della gara, a iniziare dal rigore con il quale Lewandowski mette a frutto una iniziativa di Douglas Costa fermata con un fallo plateale dal portiere Gulacsi.

Ripresa di accademia o quasi. Il Bayern decide che la lezione alla matricola può bastare e si limita sostanzialmente ad un controllo della situazione. L'unico vero acuto è uno spunto di Ribery -dentro per Robben- che dopo aver lasciato sul posto il laterale difensivo Bernardo, coglie una traversa clamorosa con una botta di sinistro. Contenti i tifosi del Bayern, contenti parecchi altri tifosi tedeschi, che accusano il Lipsia per il suo carattere eccessivamente commerciale (i soldi li caccia la Red Bull). Sugli spalti era presente anche il padre padrone Dietrich Mateschitz: era la quinta volta che vedeva dal vivo la sua creatura, ideata nel recente 2009. E dopo quattro vittorie live, arriva il primo ko.

Questo il fatto sportivo, che ha trovato uno spazio, sia pur minimo, nella tristezza che ha avvolto la serata dopo i fatti di Berlino. Proprio allo stadio Olimpico, dove l'Hertha ha superato 2-0 il Darmstadt (reti di Plattenhardt e Kalou che valgono il terzo posto), il minuto di raccoglimento più toccante. Tra le altre gare, pareggio tra Hoffenheim e Werder -Gnabry agguanta all'87' il vantaggio casalingo di Wagner -, stesso esito in Colonia-Bayer Leverkusen con Wendell che risponde a Modeste. Il buon momento dell'Ingolstadt si ferma contro il Friburgo trascinato da una doppietta di Niedelechner.

Germania, il Bayern cade a Dortmund: Lipsia incredibilmente solo al comando. L'ascesa di una squadretta dell'est post-comunista il cui titolo sportivo veniva comprato dalla Red Bull...

La classica della Bundesliga viene decisa da una  rete di Aubameyang. E la matricola terribile ora si ritrova leader solitaria

ROMA - Giornartaccia per il Bayern Monaco, che perde a Dortmund e vede sfumare il primato in classifica. Al Westfalenstadion finisce 1-0 per il Borussia: decide il gol, dopo soli 11', del solito Aubameyang, che devia in rete da distanza ravvicinata un pallone fornito da uno degli ex di turno, Mario Goetze. Inutile il forcing nella seconda parte del match dei bavaresi: le speranze del Bayern s'infrangono sulla traversa della porta difesa dall'attento Burki, che respinge una conclusione dello spagnolo Xabi Alonso e viene salvato anche dalla traversa. Annullato anche uno splendido gol di tacco del francese Ribery. RB Lipsia quindi solo al comando, mentre per la squadra di Carlo Ancelotti si tratta della prima sconfitta nell'attuale campionato: la vetta adesso dista tre punti. "Credo che siamo stati un po' sorpresi i primi 15 minuti, loro sono riusciti a fare gol dopodiché la partita l'abbiamo fatta bene a parte la parte finale un po' confusa. Ma il primo tempo e anche il secondo è stato ben fatto. Siamo stati un po' sfortunati e imprecisi nel passaggio finale ma comunque la partita è stata buona contro un avversario difficile. Ci prendiamo questa sconfitta e andiamo avanti", è l'analisi di Carlo Ancelotti.

Il Borussia ora si trova al terzo posto insieme a Colonia ed Hertha Berlino. I berlinesi vengono bloccati sullo 0-0 ad Augsburg, i biancorossi vanno a vincere in rimonta e in extremis a Moenchengladbach. Il Borussia passa infatti in vantaggio con Stindl, nella ripresa Modeste sigla il pari (12esima rete in campionato) e al 91' arriva il gol di Risse che vale la vittoria.
Gol e spettacolo a Mainz, dove la squadra di casa piega 4-2 il Friburgo (a segno Bungert e Malli su rigore, Grifo accorcia, tris di Bell, Petersen la riapre e Onisiwo la chiude) mentre continua la risalita dello Schalke: Goretzka firma all'82' il successo sul campo del Wolfsburg (4 punti nelle ultime 8 partite) con i Koenigsblauen che infilano il sesto risultato utile di fila. Prima vittoria stagionale per l'Ingolstadt, che stende 1-0 il Darmstadt con la rete di Hartmann: non poteva esserci debutto migliore in panchina per l'esordiente in Bundesliga Maik Walpurgis, chiamato durante la sosta a prendere il posto dell'esonerato Kauczinski.


RISULTATI 11^ GIORNATA
VENERDI'

Bayer Leverkusen  - RB Lipsia              2-3

 

Germania, il Lipsia colpisce ancora: è capolista insieme al Bayern

Germania, il Lipsia colpisce ancora: è capolista insieme al Bayern
(ap)

La squadra dell'est supera 3-1 il Mainz e aggancia in vetta la corazzata di Ancelotti. Lo Schalke batte il Werder

 Aggancio al Bayern Monaco. Il Lipsia, tanto criticato da ampie frange della tifoseria tedesca quale espressione di una nota multinazionale austriaca, è al comando del campionato tedesco: 3-1 al Mainz e testa della Bundesliga a quota 24 punti a pari merito con la corazzata di Ancelotti. La squadra di Hasenhuttl chiude la pratica già nel primo tempo, con la doppietta di Werner e il gol di Forsberg: inutile la rete di Bell nella ripresa per gli ospiti.

Nell'altra gara della giornata, terzo successo nelle ultime cinque partite per lo Schalke 04 che supera 3-1 il Werder Brema. Doppietta per Schopf e rete di Bentaleb. Inutile per gli ospiti il momentaneo 2-1 segnato su rigore da Gnabry.

RISULTATI 10^ GIORNATA
VENERDI'

Hertha Berlino    - Moenchengladbach       3-0
SABATO
Bayer Leverkusen  - Darmstadt              3-2
Bayern Monaco     - Hoffenheim             1-1
Friburgo          - Wolfsburg              0-3
Amburgo           - Borussia Dortmund      2-5
Ingolstadt        - Augsburg               0-2
Eintracht Fr.     - Colonia                1-0
DOMENICA
RB Lipsia         - Mainz 05               3-1
Schalke 04        - Werder Brema       3-1

 

 

Germania, il Bayern non sa più vincere: pari con l'Eintracht, Colonia secondo

La squadra di Ancelotti incappa nel secondo pareggio consecutivo in Bundesliga (2-2 a Francoforte) e fallisce la chance di allungare su Hertha Berlino e Borussia Dortmund. Il Colonia batte 2-1 l'Ingolstadt e sale al secondo posto

BERLINO – Il Bayern Monaco non sa più vincere. Dopo il ko in Champions Leaguecon l’Atletico Madrid e il pareggio con il Colonia, la squadra di Carlo Ancelotti viene fermata sul 2-2 anche dall’Eintracht e spreca l’opportunità di allungare in classifica su Hertha Berlino e Borussia Dortmund, reduci dal pari nello scontro diretto di venerdì. A Francoforte il Bayern va due volte avanti, prima con Robben e poi con Kimmich, ma si fa riprendere dai padroni di casa, che trovano l’1-1 con Husztl, poi espulso al 20′ della ripresa, e infine il 2-2 con Fabian.

COLONIA SI PORTA AL SECONDO POSTO– Il Bayern resta primo con 17 punti, ma a quota 15 si fa sotto il Colonia che, grazie alla doppietta di Modeste – capocannoniere con 7 gol -, stende 2-1 l’Ingolstadt e sale al secondo posto. Wagner e Kramaric su rigore consentono all’Hoffenheim di avere la meglio per 2-1 sul Friburgo e agganciare al quarto posto il Dortmund. Male il Borussia Moenchengladbach, che gioca in undici contro dieci con l’Amburgo dal 25′ (espulso Cleber), ma fallisce due rigori (Hahn se lo fa parare da Adler, Stindl colpisce la traversa) e resta imbrigliato sullo 0-0. Continua a fare fatica lo Schalke 04, che non va oltre l’1-1 ad Augsburg: Bentaleb porta avanti i Koenigsblauen, pari siglato da Baier.

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15th October, 2016 - Bundesliga, goals: Szabolcs Huszti, Marco Fabian, Arjen Robben, Joshua Kimmich
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Tutti contro il ricco Lipsia, in Germania ormai è un caso

Tutti contro il ricco Lipsia, in Germania ormai è un caso
Esultanza di Burke dopo il gol del Lipsia a Colonia (ansa)

La protesta dei tifosi del Colonia è solo una delle tante contro la squadra dell'est, 'responsabile' di essere priva di storia ed espressione della potenza economica di una multinazionale

Entrare a gamba tesa sulla storia del calcio tedesco facendo leva sul proprio potere economico. E' questo il concetto che passa in Germania sul Lipsia, visto come esempio di pura espressione del capitale e senza poesia e passato. Spesso oggetto di attenzione da parte delle tifoserie avversarie, la squadra dell'est ha subito domenica la protesta più eclatante a Colonia: un centinaio di tifosi di casa si sono seduti davanti all'ingresso dello stadio bloccando il pullman della squadra ospite e causando il ritardo di un quarto d'ora dell'inizio della partita. Un sit-in condito da striscioni e cartelli contro la società di proprietà della Red Bull di Dietrich Mateschitz, della quale fino al 2009 non esisteva traccia nel calcio tedesco. Poi la svolta, fortemente voluta dalla multinazionale austriaca: viene sfruttata una possibilità che in Italia non sarebbe possibile in quanto espressamente vietata, l'acquisto di un titolo sportivo. Viene rilevato l'SSV Markranstädt (formazione di quinta divisione), prende il via una scalata irresistibile quando mal digerita dalla massa.

"Una protesta insensata -commenta l'ad del Lipsia, Oliver Mintzlaff- che però non ha creato alcun mal di testa ai nostri giocatori durante la partita (finita 1-1, ndr)". Gli fa eco il difensore Marvin Compper: "Se continueremo a giocare con coraggio e forza di volontà ci guadagneremo il rispetto. Noi continueremo in questo modo". I risultati per ora ci sono: cinque partite senza sconfitte, settimo posto con 9 punti ed una vittoria di grande prestigio sul Borussia Dortmund.

Il problema però è destinato a restare. Forse perché preoccupate dal fatto che il loro giardino possa essere violato, molte tifoserie dell'ovest si scagliano contro la squadra senza tradizione. La cosa non riguarda tanto il potentissimo e -al momento- inattaccabile Bayern Monaco, quanto quel novero di blasonatissime (vedere Hsv e Werder Brema, tanto per fare un esempio) che annaspano nei bassifondi delal classifica. Circa quelle dell'est, forse non è neanche il caso di parlare di invidia. Ad esempio la prima idea della Red Bull era stata di puntare su una società gloriosa come la Dynamo Dresda: fu accantonata per il timore che la rovente tifoseria della Sassonia avrebbe creato parecchi intralci.

Per non parlare poi di un'altra squadra di Lipsia, l'Fc Sachsen (seconda nel blasone alla mitica Lokomotive): l'attenzione della multinazionale si concentrò su di loro, probabilmente in Italia una cosa del genere sarebbe stata accolto a braccia aperte (la scalata del Sassuolo ad esempio coincide con l'avvento di una proprietà importante). Inoltre il Sachsen navigava in brutte acque e rischiava il fallimento (puntualmente verificatosi nel 2011) ma... I tifosi fecero fuoco e fiamme e tutto saltò. Anche i sostenitori del Markranstadt provarono una resistenza, sparsero persino del diserbante sul terreno casalingo, distrussero i riferimento pubblicitari Red Bull, ma non la ebbero vinta. Da allora la scalata del Lipsia, da allora tutti contro il Lipsia. Per ora, risultati alla mano, la società sta vincendo. Il tempo dirà l'ultima parola.

 

Germania, il Bayern batte l'Hertha e resta a punteggio pieno

Germania, il Bayern batte l'Hertha e resta a punteggio pieno
(ansa)

Senza storia la sfida tra le due squadre a punteggio: segnano Ribery, Thiago Alcantara e Robben. Ancora a quota 0 Werder e Schalke. Era il primo scontro di vertice, tra due squadre a punteggio pieno dopo 3 gare: lo ha vinto il Bayern Monaco, che ha battuto con un netto 3-0 l'Hertha Berlino. Gara senza storia con reti di Ribery, Thiago Alcantara e Robben. Perdono ancora e restano a 0 punti il Werder Brema (ko in casa con il Mainz) e lo Schalke, battuto 3-1 dal Colonia che resiste al secondo posto a quota 10 punti. Finiscono in parità Leverkusen-Augsburg e Lipsia-Moenchengladbach.

 

Germania, Hansa Rostock nella bufera: striscione pro Bin Laden in curva

In occasione del quindicesimo anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle, i sostenitori del club tedesco hanno esposto uno stendardo con il volto dell'ex leader di Al Qaeda. La società si scusa: "Gesto stupido e di pessimo gusto". Ma c'è un precedente del 2011

 

 
ROMA - Il quindicesimo anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle non è stato celebrato ovunque con il dovuto cordoglio. I tifosi dell'Hansa Rostock, durante il match contro l'Aalen, hanno infatti esposto in curva uno stendardo con l'immagine di Osama Bin Laden. Il club ora è nel mirino della lega, anche a causa di alcuni precedenti della tifoseria dell'Hansa, da sempre nota per episodi di razzismo e xenofobia. "Un gesto stupido e di pessimo gusto", è la risposta della società, che si è ovviamente dissociata dallo striscione.

Germania, Hansa Rostock shock: tifosi inneggiano a Bin Laden

Il cuore pulsante del tifo dell'Hansa Rostock è però storicamente anti-Stati Uniti: già nel 2011, in occasione della promozione in Seconda Divisione (e nel decimo anniversario dell'attentato), i tifosi esposero uno striscione analogo, con il volto di Osama Bin Laden. I giocatori si rifiutarono di salutare i tifosi sotto la curva e oggi come allora la sanzione rischia di essere quella della chiusura dell'impianto.

 

 

Calcio Francia

Ligue 1, Balotelli espulso, il Nizza frena. Monaco e Psg si rifanno sotto

Ligue 1, Balotelli espulso, il Nizza frena. Monaco e Psg si rifanno sotto
Balotelli esoulso, il Nizza frena (reuters)

La capolista chiude in 9 a Bordeaux e non va oltre lo 0-0. Ne approfittano i monegaschi, che risalgono a -2 battendo il Caen, e i parigini che tornano a -5 grazie al 5-0 al Lorient. Garcia centra il quarto successo di fila con il Marsiglia. Conceicao, esordio ok

PARIGI - Il Nizza frena a Bordeaux, consentendo a Monaco e Paris Saint Germain di rifarsi sotto. L'undici di Favre centra il 7° risultato utile di fila ma non va oltre lo 0-0 sul campo dei Girondins, chiudendo addirittura in 9. Perdono la testa i giocatori della capolista nei minuti di recupero, con Balotelli espulso per un fallo di reazione nei confronti di Lewczuk e Belhanda che lo segue poco dopo negli spogliatoi. Il Nizza vede scendere a 2 punti il vantaggio sul Monaco, che allo Stade Louis II regola 2-1 il Caen con le reti, nella ripresa, di Falcao su rigore e Bakayoko. A -5 si porta il Psg, che dopo aver raccolto un punto nelle ultime 3 gare supera 5-0 il Lorient: apre Meunier, autogol di Tourè, poi Thiago Silva, Cavani su rigore e Lucas.

GARCIA, 4° SUCCESSO DI FILA CON IL MARSIGLIA - Punta a rientrare nella corsa al titolo il Lione, alla quarta vittoria di fila (2-0 all'Angers firmato da Lacazette e Fekir) ma continua a risalire anche il Marsiglia di Rudi Garcia: 2-1 in casa del Bastia col gol decisivo di N'Jie al 91′ e 4° successo consecutivo che permette l'aggancio al Guingamp quinto e fermato sul 2-2 a Metz, beffato nel recupero dall'autorete di Diallo dopo ladoppietta di Briand. Ottimo l'impatto di Sergio Coinceicao come allenatore del Nantes: 1-0 sul Montpellier grazie al rigore di Lima e altri 3 punti che accorciano la classifica nella zona calda, dove il Dijon supera il Tolosa e il Nancy ottiene un punto a Saint Etienne pur giocando in dieci per 40 minuti. A completare il quadro l'1-1 fra Lille e Rennes con Eder, l'eroe portoghese di Euro2016, che sbaglia un rigore all'11' ma si fa perdonare siglando il pari all'89'.

Francia, doppietta di Balotelli: il Nizza resta al comando

Francia, doppietta di Balotelli: il Nizza resta al comando
Balotelli esulta (reuters)

Non c'è bisogno di attendere il posticipo tra Monaco e Lione: rossoneri sempre capolista dopo il successo sul Dijon. Ci pensa l'italiano con due reti

Mario Balotelli e il Nizza avanzano a braccetto. L'attaccante italiano trascina i rossoneri alla vittoria sul Dijon: finisce 2-1, significa +4 sul Monaco, in campo stasera contro il Lione e +7 sul Psg, battuto sabato dal Guingamp. Balotelli segna al 32' si calcio di rigore, quindi dopo il pari di Tavares sempre dal dischetto, sigla il 2-1 al 5' della ripresa deviando in rete da due passi - anche se in posizione sospetta - il cross dalla destra di Souquet. Torna a vincere il Caen, che batte e raggiunge in classifica il Metz a quota 18: 3-0 firmato da Karamoh, Santini e Sane.

Avanza il Marsiglia di Rudi Garcia, alla terza vittoria consecutiva coi gol di Gomis e Thauvin l'OM ha battuto 2-0 il Lille

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Ancora senza Balotelli, la squadra della Costa Azzurra pareggia 1-1 con il Bastia salendo a 33 punti, 1 in più del Monaco, in attesa di Lione-Psg (i
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Francia, Balotelli segna e viene espulso: il Nizza resta in vetta

Francia, Balotelli segna e viene espulso: il Nizza resta in vetta
Balotelli esulta dopo il gol prendendosi il primo dei due gialli (reuters)

L'attaccante italiano fa tutto nel bene e nel male con il Lorient. Ma quel che conta è che i tre punti ottenuti permettono ai rossoneri di tenere la vetta. Fa tutto Mario Balotelli, ed alla fine il Nizza vince e mantiene la vetta. L'ex attaccante di Inter e Milan trascina i rossoneri alla vittoria per 2-1 sul Lorient: tre punti che permettono alla squadra di Favre di riprendersi la testa della classifica davanti al Monaco. Dopo il vantaggio di Ricardo e il pari di Moukandjo è Balotelli, a quattro minuti dalla fine, a siglare la rete che decide la gara. Ma l'attaccante, ammonito per essersi tolto la maglia dopo il gol, nel recupero rimedia il secondo giallo per un intervento su Moreira e finisce anzitempo negli spogliatoi. Le altro gare dell'ottava giornata, Marsiglia beffato ad Angers al 93': Thauvin illude i suoi ma in pieno recupero arriva l'1-1 di Capelle. Infine, il Lione, prossimo avversario della Juventus in Champions League,torna al successo in campionato superando 2-0 il Saint Etienne con una rete per tempo: apre Darder, raddoppio di Ghezzal.

Francia, il Nizza vince anche senza Balotelli e mantiene la vetta

Francia, il Nizza vince anche senza Balotelli e mantiene la vetta
Festa Nizza: rossoneri sempre capolista (afp)

I rossoneri passano a Nancy grazie ad una rete di Plea e respingono le velleità del Monaco

Con o senza Mario Balotelli, il Nizza non sbaglia un colpo. Assente il bomber per un problema agli adduttori, i rossoneri vincono e si riportano al comando della Ligue 1, che tra venerdì e sabato era stato attaccato da Tolosa e Monaco. In casa del Nancy decide il gol di Plea al 60'. Nella prima gara domenicale, tris del Saint Etienne al Lille fanalino di coda: a segno Beric, Nordin e Roux. Infine, nell'ultima gara del turno, vittoria in rimonta per il Marsiglia. Al Velodrome a passare in vantaggio è il Nantes dopo soli 2' con l'argentino Sala; veemente la reazione dell'OM, in gol con N'Jie al 22', mentre è il rigore di Gomis al 53' a decretare il successo del Marsiglia.

Francia, altro ko per il Psg: il Nizza può scappare

Parigini sconfitti a Tolosa per 2-0: decidono le reti di Bodiger dopo 2' della ripresa e di Durmaz al 79'. Seconda sconfitta per Emery che rischia di essere superato da Bordeaux, Monaco e Guingamp

TOLOSA - Il Psg di Emery perde ancora e manca l'aggancio al primo posto. Anzi, domenica il Nizza di Balotelli potrebbe allungare ancora portandosi addirittura a 4 punti di vantaggio sui campioni di Francia. A fermare i parigini stavolta è il Tolosa, che in casa li schianta con un secco 2-0.Francia, un'altra doppietta per Balotelli: Monaco travolto, Nizza primo

Supermario è il grande protagonista del 4-0 con cui la squadra della Costa Azzurra supera quella del Principato e sale da sola in vetta alla Ligue 1. A segno anche Baysse e Plea

NIZZA - La Costa Azzurra è ai piedi di Mario Balotelli: il centravanti italiano ha realizzato la sua seconda doppietta stagionale contro il Monaco capolista, lanciando il Nizza in testa alla classifica in Francia: 4-0 il risultato finale all'Allianz Riviera. Apre la partita la rete del difensore Baysse, dopodiché è l'ex Liverpool a salire in cattedra. Lanciato da Belhanda, Balotelli si produce in uno scatto di venti metri per scagliare un diagonale implacabile che vale il 2-0 Nizza. Nel secondo tempo, si fa trovare pronto sull'assist di Ricardo per punire un incolpevole Subasic. Al 78' standing ovation per l'azzurro, che lascia spazio a Plea mentre il pubblico canta "Super Mario". Chiude lo stesso Plea, che ribadisce in rete dopo aver sbagliato il calcio di rigore. Primato in classifica per il Nizza, che ha trovato in Balotelli un vero trascinatore; ben 4 reti in due partite di campionato per il numero 9.

 

Coppe Europee

Champions: Real, Leicester, Monaco e Leverkusen agli ottavi. Il Dortmund vince 8-4, è record. Frana di nuovo il Bayern (2-3) in Russia ma si qualifica come seconda. Primo l'Atletico. Avanzano Arsenal e PSG. Avanti anche il Leicester di Ranieri (che in campionato è solo 2 punti sopra la zona caldissima....)

I blancos vincono lo scontro diretto a Lisbona con lo Sporting, gli uomini di Ranieri ottengono il pass piegando il Bruges. I monegaschi e i tedeschi avanzano a braccetto eliminando il Tottenham. Festival del gol tra Borussia e Legia Varsavia: nuovo record di gol.

BORUSSIA DORTMUND-LEGIA VARSAVIA 8-4
Già qualificato, il Borussia Dortmund si diverte a entrare nella storia della Champions, confezionando un match ricco di reti (12) che migliora il primato detenuto dal 2003 da Monaco e Deportivo la Coruna (8-3). La gara inizia in salita per i tedeschi che all'11' vengono gelati da Prijovic, bravo a raccogliere un centro da destra di Odjidja-Ofoe e a infilare il pallone sul secondo palo con un pregevole tocco d'esterno destro. Il Borussia non s'impressiona e, nel giro di appena 3' (17', 19' e 20') ribalta agevolmente la situazione segnando ben 3 reti. Kagawa realizza una doppietta in un minuto e mezzo, approfittando di due assist di Dembelé: prima si fa trovare pronto alla deviazione di testa sul secondo palo sul centro dal limite del compagno e poi raccoglie un cross dalla destra per battere Cierzniak con un forte sinistro da 12 mt. Il portiere polacco si rende protagonista in negativo in occasione del 3-1: respinge una punizione dalla trequarti sinistra di Reus coi pugni addosso a Sahin che insacca di petto a porta vuota. Il Legia non ci sta e al 24' torna in partita ancora con Prijovic che gira di destro nell'angolo opposto un cross di Bereszynski. Lo stesso Prijovic si divora il 3-3 spedendo un tiro da due passi sulla traversa e allora il Borussia ne approfitta per realizzare il 4-2 sul capovolgimento di fronte (29') con un destro in diagonale di Dembelé, lanciato da Reus. Il nazionale tedesco trova il modo per rendere indimenticabile il rientro in campo dopo 6 mesi realizzando il 5-2 al 32' con un tocco di destro sottomisura su assist dalla sinistra di Kagawa. Non pago, a inizio ripresa (52'), Reus si ripete in fotocopia, stavolta su assist da sinistra di uno scatenato Dembelé. Il festival del gol prosegue al 57' con il 6-3 realizzato da Kucharczyk che batte Weidenfeller in uscita con un bel tocco d'esterno destro su lancio di Radovic. Il Borussia prima coglie un palo con Aubameyang  e poi (81') ristabilisce le distanze col giovane Passlack che riprende di testa una corta respinta di Cierzniak su una conclusione di Schurrle. All'87' arriva il 7-4, opera di Nikolic che infila Weidenfeller con un destro in diagonale su altro assist di Radovic. Infine, al 92', ci pensa Reus a completare la serata di festa per i gialloneri realizzando la personale tripletta con un destro in diagonale su assist di Aubameyang.

Champions, record di gol a Dortmund: la sfida contro il Legia finisce 8-4

LEICESTER-BRUGES 2-1
Il Leicester centra lo storico traguardo della qualificazione agli ottavi di Champions piegando il Bruges. Gli uomini di Ranieri impiegano meno di mezzora per centrare l'obiettivo. Sbloccano il risultato al 5' con Okazaki, che gira di sinistro sotto l'incrocio un cross di Fuchs, raddoppiano al 29' con Mahrez che trasforma un rigore concesso dall'arbitro francese Buquet per un fallo di Cools su Albrighton. A prendere per mano i belgi è Izquierdo che dopo aver impegnato Zieler nel primo tempo, accorcia le distanze al 52' con un'azione personale strepitosa: va via per 60 mt e poi infila l'incrocio del primo palo con un gran destro in corsa. A questo punto, però, il Leicester serra le fila e conduce in porto la qualificazione senza eccessivi ulteriori patemi.Quella di Rostov è una notte gelida per il Bayern Monaco e Carlo Ancelotti. I bavaresi sono stati sconfitti per 3-2 dalla squadra di Daniliants, perdendo la possibilità di poter giocarsi il primo posto nel girone nello scontro diretto contro l'Atletico Madrid. Alla squadra di Simeone basterà conquistare un punto contro il Psv per avere la certezza aritmetica di passare il turno come prima della classe. Per il Bayern - reduce dalla sconfitta di Dortmund - la gara inizia con i migliori presupposti. La rete di Costa al 35' sembra presagire un'agevole vittoria per la squadra tedesca. I padroni di casa - però - pareggiano rapidamente grazie ad Azmoun, chiudendo il primo tempo sull1-1. La ripresa è tutta di marca russa: al 50' Poloz realizza il rigore del vantaggio russo, e anche quando Bernat riporta il conto sul pari, la squadra di casa continua a macinare il suo gioco. La rete di Noboa segna il vantaggio decisivo per il Rostov: vani saranno gli assalti della squadra di Ancelotti, tanto più che i russi rischiano di portarsi sul 4-2 nel finale. Il Bayern non vince da tre partite consecutive. Un trend che andrà rapidamente invertito, dato che i bavaresi stanno faticando anche in campionato: attualmente si trovano in seconda posizione dietro il sorprendente Lipsia.

 

Champions, Il City travolge il Barça. Avanzano Bayern, Atletico, Psg e Arsenal

Champions, Il City travolge il Barça. Avanzano Bayern, Atletico, Psg e Arsenal
Gundogan esulta: Barcellona battuto (ap)

Guardiola si prende la rivincita su Luis Enrique piegandolo 3-1. Agli ottavi gli uomini di Ancelotti insieme ai colchoneros, ai campioni di Francia e agli inglesi. Il Benfica raggiunge il Napoli in vetta al girone. Dopo l'umiliazione (4-0) al Camp Nou, il Manchester City si prende la rivincita nei confronti del Barcellona superandolo per 3-1. Il successo degli uomini di Guardiola è il risultato più eclatante della quarta giornata dei gironi A, B, C e D di Champions League che hanno visto promuovere agli ottavi le prime 4 squadre: si tratta di Arsenal e PSG, che nel gruppo A hanno vinto i confronti in trasferta con Ludogorets (2-3) e Basilea (1-2), e di Atletico Madrid e Bayern che, nel gruppo D, hanno superato, rispettivamente, Rostov (2-1) e Psv (1-2). Nel girone B il Napoli viene agganciato in vetta dal Benfica, che ha superato di misura (1-0) la Dinamo Kiev. Infine pari (1-1) tra Borussia M'gladbach e Celtic.

MANCHESTER CITY-BARCELLONA 3-1
Guardiola si prende la rivincita su Luis Enrique e riapre anche il discorso 1° posto nel gruppo C tornando a -2 dalla vetta con il suo Manchester City. I catalani impiegano appena 21' per sbloccare il risultato. Ci pensa il solito Messi (17° gol in 16 gare con le inglesi) che raccoglie un assist dalla sinistra di Neymar e batte Caballero con un preciso sinistro a fil di palo. Il City non si scompone e al 39' pareggia: Sergi Roberto serve inavvertitamente al limite Aguero che smarca immediatamente sulla destra Sterling bravo a centrare di prima per Gundogan che insacca da due passi.  Sulle ali dell'entusiasmo i citizens insistono, sfiorano il gol con Fernandinho e Sterling e ribaltano il risultato in avvio di ripresa (51') con una punizione a giro dal limite di De Bruyne che sorprende un incerto ter Stegen. La partita s'accende e le occasioni fioccano: gli inglesi mancano il tris con Otamendi, Aguero e De Brune (palo), il Barcellona replica mancando il 2-2 con Andre Gomes (traversa). Il gol è nell'aria e alla fine lo realizzano i padroni di casa che chiudono i conti (74') con Gundogan, lesto a insaccare a porta vuota un pallone che Aguero, a due passi dalla rete, non era riuscito a deviare in porta dopo un cross dalla destra di Navas.

 

 

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La Pulce trascina con una tripletta i blaugrana che battono il City 4-0. Nette affermazioni per tutte le altre big, successi esterni del Benfica contro la
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Con un gol in fuorigioco nel finale, il camerunense, già a bersaglio nel primo tempo, costringe i partenopei a incassare la terza sconfitta consecutiva
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Champions, l'Atletico stende il Bayern. Il Celtic blocca il City

Faticano le big con la squadra di Simeone che piega per 1-0 Ancelotti mentre Guardiola deve accontentarsi di un pirotecnico 3-3 a Glasgow. Vince in rimonta il Barcellona a Moenchengladbach. Nel gruppo del Napoli pari tra Besiktas e Dinamo Kiev

ROMA – Faticano le big nella seconda giornata del secondo turno di Champions League. Nel Gruppo comandato dal Napoli pareggiano Besiktas e Dinamo Kiev. L’Atletico Madrid piega per 1-0 il Bayern Monaco mentre il Manchester City deve accontentarsi di un pirotecnico 3-3 contro il Celtic Glasgow. Vincono Arsenal, Barcellona, PSG. Pari tra Rostov e PSV.

BESIKTAS-DINAMO KIEV 1-1  – Cominciamo dal Gruppo B, quello comandato a punteggio pieno dal Napoli. Finisce 1-1 la sfida tra Besikas e Dinamo Kiev. Turchi in vantaggio grazie al gol di Quaresma al 28′ del primo tempo. Russi a segno con Tsygankov al 20′ della ripresa.

ATLETICO MADRID-BAYERN MONACO 1-0 – La grande sorpresa della giornata viene dal gruppo D dove l’Atletico batte la corazzata di Ancelotti, il Bayern Monaco, grazie a un gol di Carrasco al 35′ del primo tempo. I bavaresi provano a pareggiare ma senza fortuna. E anzi a 4′ dalla fine c’è l’occasione del raddoppio per gli spagnoli ma Griezmann fallisce un calcio di rigore colpendo la traversa.

ROSTOV-PSV EINDHOVEN 2-2 – Completa il gruppo D, quello di Atletico Madrid e Bayern Monaco, il 2-2 tra Rostov e PSV. Le reti tutte nel primo tempo. Padroni di casa in vantaggio dopo 9′ grazie a Poloz. Pareggia dopo 5′ Davy Proepper. Ancora a segno Poloz al 38′ e 2-2 di Luuk de Jong al 45′. Nella ripresa occasionissima per gli olandesi ma Andres Guardado si fa parare un rigore da Dzhanaev.

BORUSSIA MOENCHENGLADBACH-BARCELLONA 1-2 – Andiamo al gruppo C. Comincia male la trasferta di Moenchengladbach per il Barcellona che al 34′ va sotto per un gol di Thorgan Hazard. Guida la rimonta dei catalani nel secondo tempo Arda Turan che fa 1-1 al 65′. Il gol da tre punti lo realizza Pique al minuto 74.

CELTIC GLASGOW-MANCHESTER CITY 3-3 – Sempre per il gruppo C, pirotecnica sfida al Celtic Park con i padroni di casa che dopo 3′ passano grazie a Moussa Dembele. Pareggio inglese al 12′ di Fernandinho. Al 20′ autogol di Sterling che però si riscatta al 28′ segnando il 2-2. Al 47′ ancora in gol Moussa Dembele, mentre il 3-3 finale lo realizza Nolito al 55′.

ARSENAL-BASILEA 2-0 – Nel gruppo A tutto facile per l’Arsenal che regola per 2-0 in casa il Basilea. Partita decisa da Theo Walcott che va in rete al 7′ e al 26′ del primo tempo. Poi succede poco con gli svizzeri incapaci di abbozzare una reazione.

LUDOGORETS-PSG 1-3 – Chiude il gruppo A e la giornata di Champions la vittoria del Paris Saint German in trasferta contro il Ludogorets Razgrad. Bulgari in vantaggio al 16′ con Natanael. Quindi la reazione francese e il pari di Matuidi al 41′. Al 56′ gol di Cavani che porta in vantaggio i francesi. Al 59′ grossa occasione per il 2-2 ma Moti sbaglia un calcio di rigore (parata di Areola). Al 60′ Cavani chiude i conti fissando il risultato sull’1 a 3.

Champions, il Leicester vince ancora. Il Dortmund riprende il Real. Il Napoli ne rifila 4 al Benfica.

Champions, il Leicester vince ancora. Il Dortmund riprende il Real
Segna il Dortmund, con il Real Madrid finisce 2-2 (afp)

Gli uomini di Ranieri non tremano nella loro prima storica gara casalinga nella competizione e piegano 1-0 il Porto. Due volte avanti, i campioni in carica si fanno riprendere nel finale da Borussia: stretta di mani Ronaldo-Zidane. Il Siviglia scavalca il Lione, il Tottenham espugna Mosca.  Il Lione cade (1-0) a Siviglia e consente alla Juve di prendere il comando del gruppo H assieme agli spagnoli. La serata dedicata alle prime gare della seconda tornata di Champions arride, in particolare, alle due inglesi: il Leicester di Ranieri piega in casa per 1-0 il Porto, il Tottenham sorprende (