| ..articolo del 12 ottobre 2016
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..articoli del 12 giugno 2016
Sono scesi in strada con le armi. Sono andati
casa per casa. Chi doveva essere preso è stato
preso. Hanno parlato. Ordinato. Si sono
dileguati. E’ stato l’ultimo…
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..articoli del 12 giugno 2016
Lo studio Deloitte sui principali campionati
europei accende un faro sul torneo della
Penisola: è l'unico a perdere soldi, ma non
vince una coppa
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Sono scesi in strada con le armi. Sono andati
casa per casa. Chi doveva essere preso è stato
preso. Hanno parlato. Ordinato. Si sono
dileguati. E’ stato l’ultimo…
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Calcio ITALIA
Serie A: stadi vuoti, mai così male negli ultimi 10 anni
Spettatori in calo nelle prime due giornate del massimo campionato
italiano che vede il 49% di biglietti invenduti e una contrazione dell'8%
rispetto all'affluenza dell'ultimo decennio. Strutture vecchie e poche
stelle in campo non favoriscono questi numeri
ROMA -
Strutture fatiscenti e pochi campioni in campo. Anno dopo anno è sempre
peggio e i numeri di queste prime due giornate sono impietosi. La serie A
non attira più nessuno, non solo le stelle del pallone che non si mettono
più in fila per giocare nel massimo campionato nostrano, ma anche e
soprattutto i tifosi, il cuore pulsante di questo sport. Sempre meno gente
segue, infatti, i propri beniamini allo stadio: da 10 anni mai così vuoti.
8% IN MENO DI AFFLUENZA -
È forte il calo di spettatori allo stadio nelle prime due giornate della
serie A 2016-2017, con una contrazione dell'8% rispetto all'affluenza
media dei primi due turni nelle ultime dieci stagioni. Mai un esordio così
dal campionato 2007-2008. Record negativo anche per la percentuale di
riempimento degli impianti, al 51% della loro capacità totale, livello
raggiunto soltanto nella stagione 2013-2014. È quanto emerge da
un'elaborazione del Centro Studi di DynamiTick sulla base dei dati
comunicati dai club di Serie A relativi all'andamento delle prime due
giornate della massima divisione italiana nelle ultime dieci stagioni. Più
nel dettaglio, gli spettatori che in questo esordio di campionato hanno
seguito la propria squadra allo stadio sono stati 426.388, l'affluenza più
bassa mai registrata nei primi due turni degli ultimi dieci anni, in
flessione del 5% rispetto alla scorsa stagione, quando i tifosi sugli
spalti erano 446.782, e del 9% rispetto al campionato 2014-2015 (con
466.640 spettatori). Percentuale, quest'ultima, analoga a quella della
stagione 2007-2008.
49% DI BIGLIETTI INVENDUTI - Il
divario si fa ancora più pronunciato guardando alle annate 2008-2009
(-12%), 2009-2010 (-17%) e 2010-2011 (-11%). Anche la percentuale di
riempimento degli stadi nei primi due turni della serie A 2016-2017 ha
toccato il livello più basso raggiunto nelle prime due giornate degli
ultimi dieci anni (51%: una soglia eguagliata solo in un'altra occasione,
nel campionato 2013-2014). Il calo registrato è del 2% rispetto alla
scorsa stagione, quando i tifosi occupavano il 53% degli impianti, e del
4% rispetto al 2014-2015, quando le strutture toccarono il 55% della loro
capacità. Non va meglio il confronto con
le annate precedenti: -1% rispetto al 2012-2013; - 3% rispetto alle
stagioni 2010-2011 e 2011-2012; -8% sul 2009-2010; -6% sul 2008-2009; -7%
sul 2007-2008. Il calo delle presenze incide anche sulla vendita dei
biglietti. I primi due turni della nuova stagione hanno totalizzato
405.549 biglietti invenduti, pari al 49% dei ticket disponibili. Anche in
questo caso si tratta della percentuale più alta degli ultimi 10 anni,
record negativo eguagliato soltanto nella stagione 2013-2014.
Serie A, date e orari
18ª GIORNATA ANDATA (°)
19ª GIORNATA ANDATA
Sabato 7 gennaio 2017 ore 18.00 EMPOLI - PALERMO
Sabato 7 gennaio 2017 ore 20.45 NAPOLI - SAMPDORIA
Domenica 8 gennaio 2017 ore 12.30 UDINESE - INTER
Domenica 8 gennaio 2017 ore 18.00 MILAN - CAGLIARI
Domenica 8 gennaio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - BOLOGNA
1ª GIORNATA RITORNO
Sabato 14 gennaio 2017 ore 18.00 CROTONE - BOLOGNA
Sabato 14 gennaio 2017 ore 20.45 INTER - CHIEVO
Domenica 15 gennaio 2017 ore 12.30 CAGLIARI - GENOA
Domenica 15 gennaio 2017 ore 20.45 FIORENTINA - JUVENTUS
Lunedì 16 gennaio 2017 ore 20.45 TORINO - MILAN
2ª GIORNATA RITORNO
Sabato 21 gennaio 2017 ore 18.00 VERONA - FIORENTINA
Sabato 21 gennaio 2017 ore 20.45 MILAN - NAPOLI
Domenica 22 gennaio 2017 ore 12.30 JUVENTUS - LAZIO
Domenica 22 gennaio 2017 ore 18.00 ATALANTA - SAMPDORIA
Domenica 22 gennaio 2017 ore 20.45 ROMA - CAGLIARI
3ª GIORNATA RITORNO
Sabato 28 gennaio 2017 ore 15.00 CAGLIARI - BOLOGNA (°)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 15.00 FIORENTINA - GENOA (°)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 18.00 LAZIO - CHIEVO (#)
Sabato 28 gennaio 2017 ore 20.45 INTER - PESCARA
Domenica 29 gennaio 2017 ore 12.30 TORINO - ATALANTA
Domenica 29 gennaio 2017 ore 20.45 NAPOLI - PALERMO
4ª GIORNATA RITORNO
Sabato 4 febbraio 2017 ore 20.45 BOLOGNA - NAPOLI
Domenica 5 febbraio 2017 ore 12.30 MILAN - SAMPDORIA
Domenica 5 febbraio 2017 ore 18.00 PALERMO - CROTONE
Domenica 5 febbraio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - INTER
Martedì 7 febbraio 2017 ore 20.45 ROMA - FIORENTINA (#)
Recuperi 18ª GIORNATA ANDATA
Mercoledì 8 febbraio 2017 ore 18.00 CROTONE - JUVENTUS
Mercoledì 8 febbraio 2017 ore 20.45 BOLOGNA - MILAN
5ª GIORNATA RITORNO
Venerdì 10 febbraio 2017 ore 20.45 NAPOLI - GENOA (*)
Sabato 11 febbraio 2017 ore 20.45 FIORENTINA - UDINESE
Domenica 12 febbraio 2017 ore 12.30 CROTONE - ROMA
Domenica 12 febbraio 2017 ore 18.00 SAMPDORIA - BOLOGNA
Domenica 12 febbraio 2017 ore 20.45 CAGLIARI - JUVENTUS
Lunedì 13 febbraio 2017 ore 20.45 LAZIO - MILAN (#)
6ª GIORNATA RITORNO
Venerdì 17 febbraio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - PALERMO (*)
Sabato 18 febbraio 2017 ore 18.00 ATALANTA - CROTONE
Sabato 18 febbraio 2017 ore 20.45 EMPOLI - LAZIO
Domenica 19 febbraio 2017 ore 12.30 BOLOGNA - INTER
Domenica 19 febbraio 2017 ore 18.00 ROMA - TORINO (õ)
Domenica 19 febbraio 2017 ore 20.45 MILAN - FIORENTINA (õ)
NOTE: (*) anticipo disposto per impegni in UEFA Champions League (õ)
posticipo disposto per impegni in UEFA Europa League (#)
anticipo/posticipo disposto su indicazione dell'Osservatorio sulle
Manifestazioni Sportive del Ministero dell'Interno (°) anticipo disposto
solo in caso di qualificazione di Bologna e/o Genoa ai quarti di Finale di
TIM Cup.
COPPA ITALIA/TIM CUP
OTTAVI DI FINALE
Martedì 10 gennaio 2017 ore 21.00 NAPOLI - SPEZIA
Mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17.30 FIORENTINA - CHIEVO
Mercoledì 11 gennaio 2017 ore 20.45 JUVENTUS - ATALANTA
Giovedì 12 gennaio 2017 ore 21.00 MILAN-TORINO
Martedì 17 gennaio 2017 ore 21.00 INTER-BOLOGNA
Mercoledì 18 gennaio 2017 ore 17.30 SASSUOLO-CESENA
Mercoledì 18 gennaio 2017 ore
21.00 LAZIO-GENOA
Giovedì 19 gennaio 2017 ore 21.00 ROMA-SAMPDORIA
QUARTI DI FINALE
Martedì 24 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. NAPOLI-SPEZIA - vinc.
FIORENTINA-CHIEVO
Mercoledì 25 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. JUVENTUS-ATALANTA - vinc.
MILAN-TORINO
Martedì 31 gennaio 2017 ore 20.45 vinc. INTER-BOLOGNA - vinc. LAZIO-GENOA
Mercoledì 1 febbraio 2017 ore 20.45 vinc. ROMA-SAMPDORIA - vinc.
SASSUOLO-CESENA
Inter-Lazio 3-0: Banega e super Icardi, travolti i biancocelesti
Icardi
di testa sigla la rete del raddoppio (ap)
Magia del "Tanguito" in avvio di ripresa, il centravanti bissa nel
giro di due minuti e poi firma la doppietta che permette a Pioli di
ottenere il successo dell'ex. Per il tecnico è la quarta vittoria in
sei partite, capitolini ancora ko a causa di un terribile secondo
tempo
MILANO -
Fuori, più o meno, in centoventi secondi. L'Inter rifila due schiaffi
alla Lazio con Banega e Icardi nel giro di due minuti e spezza
l'equilibrio di una gara che nel primo tempo aveva visto i capitolini
spesso pericolosi. Ma le ormai croniche fatiche biancocelesti nei
secondi tempi - sono 18, sulle 21 complessive, le reti subite da de
Vrij e compagni nelle riprese - e la fame di gol di Mauro Icardi
(doppietta per il definitivo 3-0) permettono a Stefano Pioli di
mettersi in tasca la vittoria dell'ex, nonché la quarta in sei partite
di campionato. Per il tecnico nerazzurro doveva essere la serata delle
risposte da parte dei vari Murillo, Banega e Kondogbia, questi ultimi
rispolverati per l'emergenza a centrocampo: esiti decisamente
positivi, mentre Simone Inzaghi incassa la seconda sconfitta
stagionale a San Siro dopo quella contro il Milan e registra il
bottino magro ottenuto contro le rivali d'alta classifica (ko con
Juventus, Roma e le due milanesi, pareggio con il Napoli).
PRIMO TEMPO BIANCOCELESTE -
Inzaghi non si fida degli avversari e tiene in panchina Keita, varando
un assetto più difensivo con Lulic esterno sinistro nel tridente. Radu
alza bandiera bianca nei minuti che precedono il match, tocca a Patric
fronteggiare Candreva, grande ex di giornata e padrone della fascia
destra d'attacco nel 4-2-3-1 messo in piedi da Pioli. La Lazio rischia
di passare dopo neanche 90 secondi: Felipe Anderson per Immobile,
destro respinto da Handanovic, D'Ambrosio è decisivo nel murare con il
corpo il tap-in mancino di Lulic. La risposta interista è affidata un
buonissimo lavoro di Icardi sulla destra, il cross del centravanti non
viene premiato dal colpo di testa di Perisic. Azione fotocopia
rispetto a quella di inizio gara sull'asse Anderson-Immobile, ottima
la parata in tuffo di Handanovic sul rasoterra dell'ex Toro. Felipe
Anderson è in serata di grazia, al 26′ salta in serie tutta la difesa
nerazzurra tagliando da destra verso sinistra, l'ultimo ad arrendersi
è ancora D'Ambrosio, che salva sul diagonale mancino del brasiliano.
Dalla bandierina Milinkovic-Savic svetta a centro area, pallone alto
di un soffio. La spinta laziale si esaurisce qui, a centrocampo cresce
in maniera esponenziale Brozovic ma l'Inter sbatte contro il muro
laziale, scalfito in maniera impercettibile dalle conclusioni da fuori
del croato e di Banega. Chi viene scalfito seriamente è invece Lulic,
che al 42′ riceve una gomitata violentissima da parte di D'Ambrosio:
il guardalinee è girato, Mazzoleni non interviene. I prodromi del
secondo tempo nerazzurro sono già qui, nella pressione feroce su
Biglia e Parolo, divorati dai diretti rivali.
I DUE MINUTI CHE CAMBIANO IL MATCH -
La Lazio, come di consueto, rientra male in campo. Icardi prova subito
a punirla su un tiro-cross di Candreva, per il gol è questione di
pochi secondi. Milinkovic-Savic, dopo un ottimo primo tempo, si fa
soffiare il pallone da Banega. "El Tanguito" non ci pensa più di
tanto, sassata dal limite dell'area che Marchetti può solamente
deviare: sfera sotto l'incrocio e boato di San Siro. E' un urlo
sospeso solamente per un minuto, con D'Ambrosio che è solissimo sulla
destra e va al cross. Icardi taglia sul primo palo, prende il tempo a
de Vrij e dipinge di testa sul palo lontano. La partita, intesa come
lotta per i tre punti, finisce qui. Inzaghi gioca la carta Keita e
l'esterno si rende subito pericoloso costringendo Handanovic alla
parata a terra, poi viene chiesto un rigore per parte: Icardi protesta
per un contatto con Biglia, Parolo per un colpo subito da D'Ambrosio.
Potevano starci entrambi, ma il bomber interista trova comunque il
modo di calare il tris. Banega batte una punizione da destra, gioco di
blocchi a liberare il centravanti all'altezza del dischetto, il tiro
di prima intenzione non è dei migliori ma Marchetti non riesce a
reagire vedendolo passare tra una decina di gambe amiche. L'argentino
è rovente, impegna nuovamente il portiere avversario con un destro
potentissimo prima di colpire l'incrocio dei pali con una
pregevolissima giocata in area di rigore. C'è tempo per la standing
ovation ricevuta da Banega e quella concessa dal pubblico di San Siro
a Gabigol, in campo per soli 7 minuti. C'è tempo, soprattutto, per
un'Inter che prova a riaffacciarsi alle soglie della zona Europa. Un
auspicio pre-natalizio che Stefano Pioli prova a consegnare al 2017.
INTER-LAZIO 3-0 (0-0)
Inter (4-2-3-1):
Handanovic; D'Ambrosio, Murillo, Miranda, Ansaldi (18′ st Nagatomo);
Brozovic, Kondogbia; Candreva (41′ st Gabigol), Banega (29′ st Palacio),
Perisic; Icardi. (Carrizo, Andreolli, Ranocchia, Santon, Yao, Biabiany,
Gnoukouri, Eder). All.: Pioli
Lazio (4-3-3):
Marchetti; Basta, de Vrij,
Wallace, Patric (14′ st Keita); Parolo, Biglia (38′ st Cataldi),
Milinkovic-Savic; Felipe Anderson, Immobile, Lulic (27′ st Lombardi).
(Strakosha, Vargic, Bastos, Hoedt, Murgia, Djordjevic, Kishna, Luis
Alberto). All.: Inzaghi
Arbitro:
Mazzoleni
Reti:
9′ st Banega, 11′ e 20′ st Icardi
Ammoniti:
Anderson, Lulic, Miranda, Ansaldi
Recupero:
0 e 3′
17a giornata:Fiorentina
battuta 3-1, Ilicic sbaglia dal dischetto,
Milan scivola dal secondo al quinto posto, Lazio e Napoli terze a -1
dalla Roma. J campione d'inverno con due giornate d'anticipo,
campionato asfaltato nonostante una buona ed arcigna Roma. Permane il
vuoto dietro all'Exxsor. Inter, nonostante una miriade di
risultati favorevoli, continua ad arrancare nelle retrovie.(19
dicembre 2016)

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Genoa-Juventus 3-1 (3-0) Roma e Milan -4, Atalanta
e Lazio -5
Il Cholito segna i primi due gol ed entra nell'azione del terzo,
il tutto nella prima mezz'ora. Nella ripresa inutile il gol di
Pjanic. Infortunio a Bonucci e soprattutto a Dani Alves (frattura
del perone)
Il Genoa ha insegnato che un modo per mettere nei guai la Juventus
esiste, ed è esattamente il modo che temeva Allegri, preoccupato
dalla squadra che aggrediscono senza reverenza, che conoscono il
coraggio e non disdegnano il rischio. Alla vigilia aveva avvisato
del pericolo, che evidentemente aveva fiutato. E infatti è andata
come immaginava, come aveva paura che andasse: il Genoa ha preso
la Juve per il collo, non le ha dato né spazio né respiro. L'ha
sballottata come un albero e i gol sono piovuti come frutti
maturi, già tre nella prima mezzora e senza neanche infierire.
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27th November, 2016 - Serie A, goals:
Giovanni Simeone, Alex Sandro, Miralem
Pjanic
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Milan-Inter 2-2: Perisic al 92' rovina la festa rossonera
Una rete del croato in pieno recupero permette alla squadra di Pioli
di uscire indenne dal derby numero 165. Rossoneri avanti due volte con
Suso, di Candreva la rete del momentaneo 1-1. Berlusconi: "Il mio
ultimo derby? Non credo"
MILANO -
Un derby della Madonnina così non lo si vedeva da molto tempo.
Agonismo, gol, spettacolo e tanta tanta tensione sugli spalti. La
stracittadina numero 165 va in archivio con un 2-2 che scontenta
probabilmente gli uomini di Montella che a lungo avevano cullato il
sogno della vittoria e del secondo posto solitario alle spalle della
Juventus. Invece, un gol di Perisic, al 92′, rovina la festa al
diavolo e dà qualche certezza in più alla nuova Inter di
Stefano Pioli che, va
detto, ha giocato un ottimo primo tempo. Sarà, comunque, una
stracittadina che entrerà nella storia: l'ultimo dell'era Berlusconi
(forse). Il closing è previsto per il 13 dicembre anche se il numero
uno milanista si è lasciato sfuggire un "non credo sarà il mio ultimo
derby" al suo arrivo allo stadio.
MILAN TATTICAMENTE PERFETTO -
Nel giorno in cui la curva sud omaggia il suo presidente con una
coreografia che immortala l'ex Premier con tutti i trofei vinti negli
ultimi trent'anni, è Suso a prendersi la scena con una doppietta che
però non basta per portare a casa la gara dell'anno. Lo spagnolo è
impressionante e, ora come ora, è la vera anima dell'attacco
rossonero. Da applausi anche la partita di Jack Bonaventura che,
neanche a dirlo, ha preso per mano la squadra nei momenti di maggior
difficoltà con la grinta e la caparbietà che lo contraddistinguono.
Tatticamente, però, tutto il Milan è stato impeccabile. Montella ha
costruito una partita attenta, ben curata in fase difensiva, e dallo
stile "provinciale" che a lungo andare ha pagato contro un'Inter ben
messa in campo, ma che vede ancora le solite lacune difensive.L'IMPRONTA
DI PIOLI NELLA NUOVA INTER - Il
tocco di Pioli, però, si è visto. E se questo pareggio vuole
significare qualcosa, è solo una: mai dare per morta l'Inter. La
squadra del neo-allenatore nerazzurro ha giocato un primo tempo
sontuoso, almeno fino al 40′. Corsa, pressing, convinzione nei proprio
mezzi e tanta, ma davvero tanta spinta sulle fasce. D'Ambrosio e
Perisic sembravano indemoniati nella prima frazione. Poi, però, al
primo vero affondo rossonero difesa e centrocampo si sono fatti
trovare troppo lontani e i velocissimi attaccanti rossoneri hanno
sfondato senza problemi. Sarà stato un caso, ma il gol del Milan è
nato dopo l'uscita in campo di Medel, che Pioli aveva voluto in difesa
(insuperabile fino al cambio) al posto di Murillo, con Kondogbia a
fare legna a centrocampo. Resta la maledizione rossonera, invece, per
Icardi che al Milan non ha mai segnato. Davvero una contraddizione per
l'uomo gol nerazzurro che anche questa sera si è trovato per ben due
volte solo davanti a Donnarumma, ma in entrambe le occasioni ha
lisciato la palla.
LE PAGELLE
SUSO PUNISCE UNA BELLA INTER - Dopo
un avvio contratto da parte di entrambe le formazioni, è la squadra di
Pioli a iniziare a prendere in mano le redini del match col Milan che
si difende con le unghie e con i denti al limite e dentro la propria
aria di rigore e che in più di un'occasione va in affanno sulle fasce
dove Abate e De Sciglio soffrono le offensive di Perisic da una parte
e D'Ambrosio dall'altra. I nerazzurri sfiorano il vantaggio per ben
due volte con Perisic, poi ci provano di testa con Kondogbia, quindi
con Icardi che manca l'aggancio della palla solo davanti a Donnarumma.
Ma nel finale di tempo il diavolo inizia a farsi vedere dalle parti di
Handanovic. Il primo campanello d'allarme per l'Inter è un destro
dalla distanza di De Sciglio, poi un contropiede concluso da Bacca con
un altro tiro da fuori che il numero uno interista blocca in due
tempi. Al 42′ Bonaventura, nella trequarti, apre al limite di destro
per Suso che entra in area, si accentra e col sinistro calcia a giro
facendo passare il pallone tra il guantone di Handanovic e il palo più
lontano: 1-0.
PERISIC RIPRENDE IL MILAN - Il
Milan comincia la ripresa così come aveva finito il primo tempo, ma
all'8′ l'Inter trova il pari con un gran destro da fuori di Candreva
che si infila sotto il sette per l'1-1. La gioia nerazzurra dura però
appena 5′, perché al 13′ Suso innesca il contropiede milanista e, dopo
aver ricevuto palla da Bacca, entra in area, salta Miranda e con un
diagonale di destro punisce Handanovic per la seconda volta
realizzando il 2-1. L'Inter non ci sta, risponde col suo uomo più
pimpante, Perisic, ma il sinistro al volo del croato esce di un soffio
alla sinistra di Donnarumma. Il tempo scorre lentamente per i tifosi
del diavolo, velocemente per quelli del biscione. Il Milan si abbassa
sempre di più per difendere il risultato e negli ultimi minuti
diventano 11 i giocatori rossoneri nella propria trequarti, così per
l'Inter è più semplice innescare l'assedio al limite dell'area
avversaria. Serve, però, un calcio d'angolo al 92′ per pareggiare:
Kondogbia la schiaccia sul secondo palo, la palla diventa buona per
Perisic che di prima la insacca sotto la curva dei propri tifosi. Il
triplice fischio di Tagliavento sancisce il 2-2 che, per quello che si
è visto, è forse il risultato più giusto.
MILAN-INTER 2-2 (1-0)
MILAN (4-3-3): Donnarumma;
Abate, Gomez, Paletta, De Sciglio; Kucka, Locatelli, Bonaventura (43'st
Pasalic); Suso, Bacca (26'st Mati Fernandez), Niang (34'st Lapadula)
In panchina: Gabriel, Plizzari, Ely, Zapata, Antonelli, Honda, Poli,
Sosa, Luiz Adriano Allenatore: Montella
INTER (4-2-3-1): Handanovic;
D'Ambrosio, Miranda, Medel (37'pt Murillo), Ansaldi (20'st Nagatomo);
Brozovic, Kondogbia; Candreva, Joao Mario, Perisic; Icardi.
In panchina: Carrizo, Felipe Melo, Biabiany, Ranocchia, Banega, Santon,
Eder, Gnoukouri, Gabriel Barbosa Allenatore: Pioli
ARBITRO: Tagliavento
di Terni
RETI: 43'pt
Suso; 8'st Candreva, 13'st Suso, 47'st Perisic
NOTE: serata
fredda, terreno in buone condizioni, spettatori 77mila circa.
Ammoniti: Kondogbia, Kucka, De Sciglio, Ansaldi, Jovetic. Angoli: 8-1
per l'INTER. Recupero: 1′; 3′.
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Filtra per:
ULTIMA GIORNATA
HIGHLIGHTS E GOL SERIE A - ULTIMA GIORNATA
Milan-Inter 2-2
Marcatori: 42' e 58' Suso (M), 53' Candreva (I), 90'
Perisic (I)
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Atalanta-Roma, petardi e fumogeni contro la polizia da tifosi
giallorossi: 5 feriti

Cronaca
Gli incidenti al termine della partita vinta 2 a 1 dai padroni di
casa. Quattro steward dello stadio e un poliziotto sono rimasti
feriti in modo lieve e le forze dell'ordine hanno identificato circa
500 tifosi della Roma
Petardi, fumogeni e bottiglie contro le forze dell’ordine da parte dei
tifosi romanisti rimasti nel settore ospiti e che hanno cercato di
sfondare i cancelli. Gli incidenti sono scoppiati a Bergamo al
termine di Atalanta-Roma,
terminata 2 a 1. Quattro steward dello stadio e un poliziotto sono
rimasti feriti in modo lieve e le forze dell’ordine hanno identificato
circa 500 tifosi della Roma.
La polizia ha risposto al tentativo di sfondamento dei tifosi
lanciando fumogeni.
Contemporaneamente circa 200 sostenitori nerazzurri si sono avvicinati
alla Curva
Sud, lungo viale Giulio Cesare, vicino al settore occupato
dagli ultras romanisti, ma sono stati tenuti a distanza.
Nelle immagini di CorriereTv si vedono un gruppo di tifosi
incappucciati, rimasti all’interno dello stadio, che provano a rompere
il cordone delle forze dell’ordine impegnate in cariche di
alleggerimento. Erano più di un migliaio i tifosi della Roma presenti
allo stadio per una partita considerata ad alto rischio, vista la
storia rivalità con gli ultras atalantini.
Inter, è ufficiale: Pioli nuovo allenatore
Il tecnico sarà presentato giovedì, prende il posto di De Boer. E' il
decimo allenatore dell'era post Mourinho, 8 novembre 2016. Definito il
"normalizzatore", termine quanto mai senza senso se consideriamo che
normalizzare significherebbe per Suning ritrovarsi all'undicesimo
posto senza Europa, nemmeno quella lurida di scorta, già ampiamente
buttata nel cesso nella stagione in corso.....
MILANO
- Il dado è
tratto, e il dato ormai è ufficiale: Stefano Pioli allenerà l'Inter.
Mancava un dettaglio non di poco conto, ossia l'incontro tra
l'allenatore e la Lazio, il club con cui era sotto contratto fino al
giugno 2017: la risoluzione dell'accordo è arrivata in tarda
mattinata, anche se pare che Pioli abbia dovuto rinunciare a quattro
mensilità, perché si sa che Lotito è un'iradiddio in certe trattative,
e soprattutto chi ha fretta di liberarsi di lui, come Pioli in questo
caso, esce sconfitto dal tavolo delle trattative e rinuncia agli
arretrati: vecchia storia. Ma ormai il più era fatto, cioè
l'accordo con l'Inter, che era stato siglato nella serata di
lunedì, con un ingaggio che avrà scadenza nel giugno 2018 ma con una
clausola di rescissione fissata a un milione. E alla fine è arrivato
l'annuncio anche del club nerazzurro. Come previsto il nuovo
allenatore nerazzurro porterà con sé i suoi collaboratori: il vice
Giacomo Murelli, il collaboratore tecnico Davide Lucarelli, i
preparatori atletici Matteo Osti e Francesco Perondi. Allo staff si
affiancherà anche Walter Samuel, che farà da tramite tra il nuovo
gruppo di lavoro e il mondo interista. La presentazione del tecnico
alla stampa avverrà giovedì 10 novembre. Pioli
è il decimo allenatore dell'Inter nell'era post-Mourinho, ma anche già
il quinto designato nell'era post-Moratti, insomma quella che ha avuto
inizio con la presidenza di Erick Thohir ed è proseguita con il gruppo
Suning, azionista di maggioranza dallo scorso maggio. A
Pioli si chiede di risollevare le sorti della squadra, precipitata in
una grave crisi tecnica con Frank
De Boer,
quasi fuori dall'Europa League e assai attardata in campionato:
l'obiettivo minimo della stagione è l'ingresso in Champions League.
Giova ricordare, in ogni
caso, che l'Inter secondo radiomercato avrebbe un accordo di massima
con Diego Simeone a partire dal giugno 2017, anche se si tratta di
voci non confermate. Nell'attesa e nel dubbio, in bocca al lupo a
Stefano Pioli: lo attende una sfida durissima, senz'altro la più
importante della sua carriera.
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Juventus, Buffon e gli avversari che "si scansano": scoppia il caso,
la Juve smentisce
La frase attribuita al capitano bianconero dalla Gazzetta dello Sport.
Il club interviene: "E' falso e ha l'unico obiettivo di alimentare un
pregiudizio denigratorio nei confronti della società"
http://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/juventus/2016/11/04/news/juventus_caso_buffon_smentita-151293270/?ref=HRERO-1
TORINO -
"Scansarsi davanti alla Juve". Dalle leggende e dalle chiacchiere
malevole dei tifosi alla realtà. Dal virtuale addirittura ai giocatori
dello spogliatoio. E che spogliatoio, quello della Juve. E che
giocatori: addirittura Gigi Buffon, capitano della squadra dei 5
scudetti consecutivi in Italia, e soprattutto capitano della
Nazionale. Praticamente il giocatore più rappresentativo che c'è oggi
in Italia. Il verbo "scansarsi" scorazza liberamente da due o tre anni
nel lessico tifoso, partendo da un presupposto mai provato, un
sospetto: e cioè che qualche squadra quando affronta la Juve non
faccia fino in fondo il suo dovere, lasci perdere, si arrenda subito
per manifesta inferiorità, non gli renda la vita difficile. Per
evitare guai peggiori, per non fare battaglie inutili, per
concentrarsi su avversari più abbordabili. Non con intenti
particolarmente malevoli dunque ma sicuramente antisportivi e assai
poco dignitosi sicuramente. Nella sostanza: in Italia la Juventus ha
vita facile, mentre in Champions League assolutamente no. E
basta un Lione qualunque, la cui resistenza e cattiveria sportiva
sia a Torino che in Francia, ha seriamente messo in difficoltà la
squadra di Allegri, a dimostrarlo. E addirittura seminato la zizzania
nella più forte e rispettata - troppo rispettata? - squadra italiana.
Che in Italia si concede delle passeggiate e all'estero invece non si
vede portare rispetto nemmeno per niente. Così come nello sport
appunto si dovrebbe.
Arrendersi? Mai! Come un soldato giapponese della seconda guerra
mondiale ancora nascosto nella giungla e sempre pronto all'imboscata.Ma
cosa è successo particolarmente? E' successo che il verbo "scansarsi"
è ufficialmente apparso sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport.
E soprattutto messo in bocca a Gigi Buffon, che avrebbe pronunciato
queste parole subito dopo aver vinto
la partita col Napoli.
Dunque un po' a scoppio ritardato. "In A si scansano, in Europa no",
questo il titolo. E il virgolettato - riportato da voci di spogliatoio
s'immagina (parola più parola meno, è scritto ndr) - dice: "Ragazzi,
così non si va da nessuna parte, in Italia vinciamo perché gli altri
si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. In Italia le
uniche due squadre che non si sono scansate ci hanno battuto (Inter e
Milan ndr). Serve più personalità, più grinta, più voglia di aiutarsi,
altrimenti ci complicheremo la vita in campionato e soffriremo in
Champions League". Gigi Buffon - uno che di solito in queste questioni
si infila molto volentieri - dixit.
Apriti cielo. Lo sdoganamento dello "scansamento" antjuventino -
tipico assunto mai veramente dimostrato del mondo tifoso - ha
scatenato la rissa virtuale. E sostanzialmente dato vita e concretezza
a un'accusa finora puramente teorica. Allora pure gli stessi giocatori
juventini lo sanno, allora pure loro ne parlano. Anche la Juve dunque
si rende conto che il confronto non solo è impari ma pure
manifestamente irregolare, visto che alcune squadre non fanno il loro
dovere fino in fondo. Insomma una roba del genere.
La teoria dello "scansamento" era tornata di moda in realtà subito
dopo la partita persa
malamente dalla Sampdoria allo Juventus Stadium di Torino.
Giampaolo aveva fatto un turn over esasperato, sostanzialmente
stravolgendo la Samp. E più di uno lo aveva rimproverato per questo,
constatando che il tecnico aveva riservato forze più fresche per
affrontare al meglio il match contro l'Inter in crisi, appena tre
giorni dopo. Dunque Samp mai in partita contro la Juventus, ma
concentratissima a mandare definitivamente al tappeto al povera Inter
di De Boer, affrontata certo con assai meno riverenza.
La Juventus ovviamente non l'ha presa benissimo e smentisce la
ricostruzione, per altro molto dettagliata, della Gazzetta. E lo fa
addirittura con un comunicato: "Dopo verifiche interne si comunica che
quanto scrive oggi la Gazzetta dello Sport nell'articolo dal titolo "E
Buffon alza di nuovo la voce..." è falso, e ha l'unico obbiettivo di
alimentare un pregiudizio denigratorio nei confronti della Juve, dei
suoi tesserati e dei suoi tifosi".
La Gazzetta ovviamente conferma "in toto la veridicità dell'articolo
pubblicato a proposito del discorso di Buffon nello spogliatoio della
Juve". Poi però fa una precisazione sul verbo "scansarsi", che in fin
dei conti è quello che ha scatenato tutto, essendo appunto un vocabolo
chiave nella chiacchiera sportiva da web. "In quanto al verbo
"scansarsi" che ha generato molte reazioni, era usato esclusivamente
per fare riferimento alla scarsa convinzione di vittoria da parte di
altre squadre quando queste affrontano la Juve, a causa di una
superiorità dei bianconeri che spesso viene inconsciamente
riconosciuta dagli avversari". Probabilmente se non si fosse usato
quel verbo, forse ora tutto questo putiferio non si sarebbe scatenato.
Insomma c'è differenza tra "perdere" e "scansarsi". Scansarsi
significa non opporre alcuna resistenza, infischiarsene, lasciar
vincere. Come se Buffon, Bonucci, Marchisio e Higuain vincessero
solamente perché li lasciano vincere. Bella forza. Per la Juventus
questo è un "pregiudizio denigratorio". Teme che questa storia leda il
suo prestigio e sostanzialmente svaluti i cinque scudetti conquistati
in patria, proprio mentre in Europa fatica a sfondare, non riesce a
tornare a vincere la Champions League dopo ormai quasi vent'annianni, e
soprattutto si becca delle critiche che stanno togliendo la pelle al
povero Allegri. Uno che si preoccupa di dire oggi che "l'unica cosa
che conta è il risultato". Manco fossimo rimasti alla Juve di
Trapattoni 30 anni fa. Pure allora si scansavano?
Insomma perdere si può, scansarsi no. E la Juve non vuol sentirsi dire
che quei cinque scudetti non se li sia sudati tutti, dalla prima
all'ultima partita. Scansiamoci e partite, sia mai |
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Il direttore di Milan TV ha parlato anche del club
nerazzurro nel suo editoriale per TMW
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Il gioco al massacro andava avanti ormai da
diverse settimane. Si era deciso, senza tra
l'altro che dalla società arrivasse alcuna
conferma a meno che non valesse la regola del
silenzio-ass...
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De Boer ha esagerato non convocando Gabigol per
Sampdoria-Inter di domani. Parecchi tifosi sono
stizziti, ma è il male minore: i dettagli.
INTER-NEWS.IT|DI
ANDREA TURANO
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Icardi
esulta dopo il gol del 2 a 1 (afp)
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La seconda rete rifilata ai granata è davvero
bella: Mauro non segnava da sei giornate e si è
rifatto contro Hart
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Il croato sbaglia un gol fatto da un centimetro
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BOCCA.BLOGAUTORE.REPUBBLICA.IT
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Genoa-Milan 3-0: il Grifone riporta sulla terra i rossoneri
Sfuma il sogno del sorpasso sulla Juventus per i lombardi. Nel primo tempo
va in gol Ninkovic. Nella ripresa Paletta si fa espellere e i padroni di
casa chiudono il match nel finale grazie a un'autorete di Kucka e a una
segnatura di Pavoletti
GENOVA –
Dopo un filotto di sei risultati utili consecutivi culminato con la
vittoria sulla Juventus che ha regalato il secondo posto in classifica, il
Milan cade a Marassi sotto i colpi di un Genoa voglioso di rivalsa dopo il
k.o. nel derby contro la Sampdoria. 3-0 per il Grifone grazie al vantaggio
nel primo tempo realizzato da Ninkovic; nel secondo tempo Paletta si fa
cacciare per un brutto fallo, il Milan comunque reagisce ma poi crolla
quando Kucka fa autogol nel tentativo di anticipare Pavoletti; ciliegina
finale dello stesso Pavoletti per un Genoa ora in zona Europa.
NINKOVIC NON PERDONA –
Juric schiera il suo 3-4-3 con Ninkovic che affianca in attacco Rigoni e
Simeone, ancora panchina per Pavoletti. In difesa torna dal 1′ Munoz che
rimpiazza Orban, mentre Edenilson arretra a esterno di centrocampo.
Montella risponde col 4-3-3 e in attacco si rivede Honda; con lui Bacca e
Niang. Centrocampo a tre con Locatelli, Kucka e Bonaventura. Poli fa il
terzino destro. La partita vive una lunga fase di studio, poi al primo
affondo il Genoa passa in vantaggio. Minuto 11: cross dal limite di Rincon
in area e lì arriva il colpo di testa vincente di Ninkovic, tenuto in
gioco da Honda. Primo gol in A del serbo.
MILAN SOLO DA LONTANO –
Il Genoa corre e tanto, mentre il Milan sembra la brutta copia della bella
squadra vista contro la Juventus. Le uniche conclusioni lombarde arrivano
con due tiri da fuori: sinistro potente di Romagnoli (sul fondo) e
rasoterra di destro di Bonaventura, controllato da Perin. Al 27’ il 2-0
potrebbe essere cosa fatta se Simeone, dopo un contropiede, non sbagliasse
il passaggio decisivo per Ninkovic. La gara si fa cattiva perché Banti
decide di far giocare troppo mentre punisce una “sbracciata” di Izzo verso
Niang addirittura col giallo. E Marassi non la prende bene. Meglio il
Milan nel finale del tempo anche perché Niang viene spostato a destra in
una sorta di 4-4-2 e lo stesso attaccante rossonero chiude il tempo con
una girata dal limite dopo una sponda di Bacca: pallone alto.
ESPULSO PALETTA – E’
Bonaventura a prendere per mano i suoi e provare a pareggiare la partita
nel secondo tempo. Al 7’ forse la più grande occasione per i rossoneri:
Perin salva i suoi uscendo su Bacca che aveva provato ad agganciare, in
posizione regolare e da solo nell’area piccola. Anticipato anche Kucka che
era pronto al tap-in vincente. Juric cambia Ninkovic con Lazovic. All’11’
Paletta va per anticipare in fallo laterale Rigoni, è in vantaggio
rispetto all’avversario ma opta per un entrataccia inutile a piedi uniti
che travolge tutto e tutti. Banti gli mostra il cartellino rosso e il
Milan resta in dieci. Fuori allora subito Bacca e dentro un difensore,
Gomez. Il Milan in inferiorità numerica gioca bene, colpa però
dell’atteggiamento del Grifone che pare accontentarsi dell’1-0.
PAVOLETTI CHIUDE IL MATCH –
La storia cambia quando Juric fa entrare Pavoletti al posto di Simeone. Al
23’ break di Rincon che serve Rigoni al limite, palla di ritorno ancora
per il centrale di centrocampo che conclude di poco sul fondo. Il Milan ha
un’ultima chance alla mezz’ora: gran palla di Bonaventura in area per Poli
che però conclude malamente out. Buono anche l’impatto sul match di Suso
(fuori Niang) ma Perin nega all’ex compagno il gol al 32’. Al 35’ arriva
invece il 2-0 che manda ko i rossoneri: grandissima apertura a destra di
Pavoletti che pesca Lazovic, l’esterno attende e poi crossa in area dove
Pavoletti in spaccata viene anticipato da una deviazione di Kucka che fa
autogol. Al 41’ altra rete contro un Milan che non c’è più: Laxalt in
verticale per Pavoletti che si beve Romagnoli e solo davanti a Donnarumma
segna col piattone destro.
Genoa-Milan 3-0 (1-0)
Genoa (3-4-3): Perin; Izzo, Burdisso, Munoz, Edenilson (32′ st
Fiamozzi sv), Rincon, Veloso, Laxalt , Ninkovic (8′ st Lazovic), Simeone
(21′ st Pavoletti), Rigoni. (23 Lamanna, 38 Zima, 21 Orban, 3 Gentiletti,14
Biraschi, 28 Brivio, 4 Cofie ,10 Ntcham, 11 Ocampos, 27 Pandev). All.
Juric
Milan (4-3-3): Donnarumma, Poli, Romagnoli , Paletta, De Sciglio,
Kucka , Locatelli, Bonaventura, Niang (25′ st Suso), Bacca ( 12′ st
Gomez), Honda (17′ st Luiz Adriano) (1 Gabriel, 35 Plizzari, 4 Ely, 9
Lapadula, 17 Zapata, 20 Abate, 23
Sosa, 80 Pasalic) All. Montella
Arbitro: Banti
Reti: nel pt 11′ Ninkovic. Nel st 35′ Kucka (aut), 40′ Pavoletti
Espulsi: Fabrizio
Preziosi (Dir. Acc. Genoa), Paletta per gioco scorretto
Ammoniti: Izzo,
Pavoletti, Veloso per gioco scorretto
Angoli: 5 a 3 per il Genoa
Recupero: 1′ e 3′
Spettatori 21200
Nel
frattempo potrebbe esplodere una CALCIOPOLI FINANZIARIA??Tutto nasce dalla richiesta di risarcimento da parte di Victoria
2000 srl (all'epoca
dei fatti proprietaria del Bologna con Giuseppe
Gazzoni Frascara presidente),
che ha depositato a luglio una denuncia pesante contro i dirigenti viola
per il mancato accantonamento nel bilancio chiuso il 31 dicembre 2015
della somma che la Fiorentina potrebbe dover corrispondere a titolo di risarcimento
danni alle 'vittime'
di Calciopoli....
Scudetto 1915
alla Lazio? Gli scandali e i
privilegi
di quel Genoa campione (a tavolino)

La Uefa ci regala 4 posti in Champions. Ma in
campionato nulla dietro la Juve
Il turno successivo alla storica riforma dell’Uefa dimostra che potranno
cambiare le coppe, non la Serie A: la Roma pareggia fuori casa contro il
Cagliari dopo essere stata avanti 2-0, l’Inter non va oltre l’1-1 a San
Siro con un Palermo ridotto ai minimi termini, il Milan perde contro un
Napoli arruffone.
Forse qualcuno si era illuso che, restituendo quattro posti inChampions
League all’Italia,
anche la Serie A sarebbe tornata magicamente indietro di qualche anno,
quando era il campionato più bello del mondo e le sue rappresentanti il
meglio del calcio continentale. Così non è stato. Il
turno successivo alla storica riforma dell’Uefa dimostra
che potranno cambiare le coppe, non la Serie A: la Roma pareggia
fuori casa contro il Cagliari dopo
essere stata avanti 2-0, l’Inter non
va oltre l’1-1 a San
Siro con
unPalermo ridotto
ai minimi termini, il Milan perde
contro unNapoli arruffone.
Vince sempre e solo la Juventus,
anche con incontri teoricamente insidiosi con Fiorentina e Lazio.
Dietro i bianconeri il nulla. O meglio: Sassuolo,
Genoa e Sampdoria,
le uniche che tengono il passo a punteggio pieno nelle prime due giornate. Realtà
provinciali più o meno casuali, ma
comunque il nulla in chiave scudetto o Europa.È
l’amara riflessione che nasce dalla svolta della Uefa, che ha deciso di
cambiare sulla scia delle pressioni dei club dei grandi campionati (e della
minaccia della “Superlega”):
dal 2018 si torna al passato, con quattro posti garantiti in Champions
League ai
quattro tornei più importanti (Spagna, Germania, Inghilterra, Italia), ed
uno in particolare assegnato in base alla “tradizione”;
le altre nazioni minori (valorizzate dall’ormai archiviata gestione di Michel
Platini)
a spartirsi le briciole. Una riforma di cui beneficerà soprattutto la Serie
A:
se infatti per Premier,
Liga e Bundesliganon
cambierà poi molto (loro non hanno mai fatto troppa fatica a qualificare
le proprie rappresentanti), lo stesso non può dirsi per il nostro
campionato, che a conti fatti con il declassamento nelranking non
ha perso uno, ma due posti. Negli ultimi cinque anni, infatti, soltanto il Milan è
riuscito a superare il turno preliminare, e l’Italia ha avuto
sistematicamente solo due
squadre in Champions.
Presto tornerà ad averne quattro. Come ai bei tempi. Ma il nostro calcio
sembra sempre lo stesso. Anzi, forse
anche peggiore nella nuova stagione appena cominciata. Altro che
quattro posti: in questo momento la Serie
A non ne merita
nemmeno due. Chi altro ci dovremmo mandare in Champions oltre la Juventus,
controBarcellona e Real
Madrid, il City di Guardiola e il Bayern di
Ancelotti? La Roma, che appena si è affacciata all’Europa che conta è
riuscita a trasformare un comodo ritorno casalingo contro il Portonell’ennesimo
psicodramma, e pure in campionato continua a farsi rimontare
partite apparentemente già vinte? O forse il Napoli,
più o meno la stessa squadra della scorsa stagione, con gli stessi
identici limiti e amnesie, solo con un Higuain in meno? O magari l’Inter,
che ha speso quasi 100 milioni di euro per tornare grande,ma
per ora gioca come o peggio di un anno fa?
E che dire del Milan,
che più di altre beneficerà dei nuovi “meriti storici”, ma una sua storia
ha bisogno di trovarla al più presto, visto che la vecchia (Berlusconi)
ormai è passata e la nuova (i cinesi) deve ancora cominciare? Per fortuna
la riforma della Champions non entrerà in vigore domani: la Serie
A ha due anni per
ritrovarsi, produrre qualcosa, tornare un campionato vero. Magari
cominciando da subito, anche se i segnali di queste prime due giornate non
sono certo incoraggianti. Altrimenti la Uefa non
ci avrà fatto un favore restituendoci quattro posti in Champions al di là
dei nostri meriti: ci avrà solo condannato a qualche figuraccia
internazionale in più.
Sabatini lascia Roma e una squadra che ha fatto tornare grande, ma non
è riuscito a far vincere. Fallito ‘er progetto’. Nel giorno in cui la Roma
perde il suo Direttore Sportivo, sbanca Napoli, si porta a -5 dai Ladroni
e si candida come Competitor.
Napoli-Roma 1-3, i giallorossi volano con Dzeko e Salah
Il bosniaco è il protagonista principale del big match del San Paolo: sua
la doppietta che permette agli ospiti di allungare a cavallo tra primo e
secondo tempo. Koulibaly (tra i peggiori in campo) accorcia, Salah
archivia la pratica nel finale: sorpasso in classifica, romani a +2.
NAPOLI –
Lo snodo del San Paolo aveva il sapore dell’esame da anti-Juve. E il
pomeriggio partenopeo rilancia le ambizioni di una Roma capace di
reinventarsi anche se in emergenza, di soffrire nei momenti delicati del
match e di pungere con la sua coppia gol. Il Napoli scopre com’è dura la
vita senza Higuain e senza il suo erede Milik, uomini capaci di trovare i
gol nel marasma dell’area piccola, mentre le giocate in punta di fioretto
di Gabbiadini non possono avere cittadinanza a livelli così alti senza
quel pizzico di rabbia che anima i grandi centravanti. Quella stessa
rabbia che Luciano Spalletti ha chiesto spesso a Edin Dzeko, oggi
all’apice della sua esperienza giallorossa. La Roma sognava una
prestazione del genere del suo numero 9, già in evidenza contro l’Inter, e
l’ha ottenuta: doppietta da rapace degli ultimi sedici metri, reti numero
6 e 7 in campionato, cifre che non possono scorrere via in silenzio. Ma
nella vittoria per 1-3 a Fuorigrotta che lancia i giallorossi al secondo
posto solitario, con sorpasso sui rivali di giornata, c’è anche lo
zampino degli altri: da un Florenzi a tutto campo a un Perotti capace di
difendere meglio di un terzino e di attaccare come da tradizione, a un
Salah finalmente lucido sotto porta.

Serie A
Le plusvalenze milionarie e gli acquisti sbagliati, i giallorossi sempre
tra i primi in classifica ma mai primi alla fine, il rapporto con Totti
(ieri "luce di Roma" oggi "tappo") e quello con gli allenatori, difesi
anche quando non lo meritavano: con la rescissione del contratto termina
la storia del ds filosofo nella capitale e, al contempo, la narrazione
di un disegno dirigenziale creato per portare a casa trofei. Sabatini
non ci è riuscito: manca il salto di qualità, nonostante conti in ordine
e introiti da big d'Europa.
“Er
progetto” è fallito. Walter
Sabatini ha lasciato
la sua Roma, di cui negli ultimi cinque anni era stato molto più che un
semplice direttore
sportivo: volto e anima, mente e braccio di una società con una
proprietà straniera e spesso lontana, che lui ha rappresentato e diretto
nel bene e nel male, in ogni suo passo. Senza riuscire però
nell’obiettivo di “trasformare il
concetto di vittoria da una possibilità a
una necessità”: una “rivoluzione culturale” forse impossibile nella Capitale,
sicuramente mancata. “È questo il mio fallimento”.
Sabatini continuerà a fumare, a leggere,
a fare filosofia di vita e di calcio. Solo non a Roma,
che “non è stata per me una frazione di vita, ma la vita stessa”, ha
detto nella conferenza stampa di addio. Sperava di far diventare
vincente una città che
invece è riuscito solo a far tornare grande. Il suo principale merito è
questo: aver riportato i giallorossi nell’élite
del calcio italiano, per struttura societaria, nomea, risultati.
Stabilmente nelle prime tre del campionato (e
quindi con i piedi ben piantati in Europa):
è stato lui a traghettare gli americani nel difficile sbarco in Serie A.
I suoi successi si chiamano Lamela, Benatia,
Marquinhos, Pjanic,
Nainggolan, Strootman:
talenti cristallini comprati a basso costo e nella maggior parte dei
casi rivenduti a cifre astronomiche. Quando è arrivato la rosa aveva un
valore patrimoniale di 37
milioni di euro, ora la lascia a quota 190 milioni, con il
bilancio 2016 chiuso con “solo” 14 milioni di passivo e i ricavi più
alti di sempre (superato per la prima volta il tetto dei 200 milioni).
Così la Roma,
che con la nuova proprietà ha speso tanto, economicamente ha perso
pochissimo. Ma neanche ha vinto nulla, ePallotta non
è venuto in Italia solo per fare plusvalenze (complessivamente
quasi 100 milioni, grazie agli affari del ds). Lo scudetto che non è mai
arrivato è il suo “grande
rammarico: non mi procura rabbia, ma una tristezza cupa
probabilmente irreversibile”.
Perché lo scudetto “non
era un sogno, ma una speranza che si è accesa saltuariamente” nel suo
animo di sognatore che ama i sognatori: Luis
Enrique, con cui condivideva quella concezione visionaria che
inSerie
A non poteva
attecchire; Zdenek
Zeman, con cui condivideva il vizio del fumo e l’integralismo
di valori; Rudi
Garcia con cui
condivideva praticamente tutto, al
punto da essere il suo uomo, da difenderlo fino all’indifendibile.
Lì, con la cacciata del francese e l’arrivo di Spalletti in
panchina, probabilmente è finita la sua era. Un profondo conoscitore
dell’indole umana come Sabatini lo aveva capito subito, già a febbraio
scorso, quando infatti aveva presentato le dimissioni.
Respinte, ma solo per rimandare l’addio ad un momento meno traumatico.
Comunque inevitabile, perché sulle spalle del ds ricadono anche tante
colpe: allenatori
sbagliati, acquisti sbagliati. Doumbia, Ibarbo,
Iturbe, Bojan,
lo stesso Dzeko che
solo ora si sta riscattando, più recentemente Juan Jesus, Gerson.
La lista è lunga nelle oltre 200 operazioni compiute dal re
del mercato (o dalla
“piovra”, come lo hanno soprannominato i suoi detrattori) nelle ultime
stagioni. Macigni
sul bilancio ma
soprattutto sulle ambizioni della Roma,
per quel salto di qualità definitivo ancora in sospeso.
Curiosamente Sabatini, uomo di contenuti pesanti e citazioni
dotte, quando era arrivato aveva fatto riferimento a un “programma
quinquennale di
memoria staliniana, in un calcio che necessita di tempi diversi: voi
fate un consuntivo annuale,
noi siamo in divenire”. L’addio cade un lustro dopo, e anche se lui
conclude che “il nostro ciclo è positivo”,
il bilancio non può che essere negativo. Lascia una Roma da primi posti
ma non da primo posto come avrebbe voluto. I conti relativamente in
ordine e giocatori importanti,
una base solida da cui ripartire (infatti aggiunge: “Questa sarà ancora
la mia
squadra, anche se non ci sarò fisicamente”). E il delicato
addio di Totti da
gestire, che in passato aveva definito “luce
di Roma” e ora chiama “tappo
per chi gli sta dietro”; anche così si è deteriorato il
rapporto con l’ambiente. Ma
questoproblema c’era
ieri, c’è oggi e probabilmente ci sarà anche domani. Avanti
il prossimo: per il momento toccherà a Frederic
Massara, torinese madrelingua francese, suo vice dal 2008. In
futuro forse arriverà qualcun altro a prendere il posto di Walter
Sabatini, re del mercato, filosofo, uomo vorace di emozioni ed
eternamente insoddisfatto. “Non posso giudicare la mia opera mentre la
faccio: è necessario che mi comporti come i pittori,
e che me ne allontani”, diceva. Adesso che se ne va tra mille rimpianti
ed altrettantimozziconi di
sigaretta, chissà quale sarà il suo giudizio su se stesso.
Inter-Juventus 2-1: orgoglio nerazzurro, i bianconeri perdono la vetta per
5 minuti.
Esultanza
Inter dopo il gol di Icardi (ansa)
La squadra di De Boer risorge dopo la figuraccia in Europa League. Tutti i
gol nella ripresa: Lichtsteiner illude i bianconeri, il centravanti
argentino e l'esterno croato (appena subentrato a Eder) fanno impazzire
San Siro. Nel finale espulso Banega
MILANO - Dalla
sconfitta contro i semisconosciuti dell'Hapoel Beer Sheva alla vittoria
contro la corazzata Juventus: tutto in 72 ore, è più che mai una pazza
Inter. I nerazzurri battono 2-1 i campioni d'Italia con una grande
rimonta: al vantaggio di Lichtsteiner, rispondono il solito Icardi e
Perisic, appena entrato al posto di Eder. La pioggia di fischi di giovedì
sono un lontano ricordo: San Siro fa festa con tanti protagonisti (da
Milito a Materazzi) dello storico Triplete.
PRE-GARA AMARCORD - Emozioni
forti prima del calcio d'inizio. Probabilmente per dimenticare il momento
difficile, allo stadio sono presenti tante leggende dell'Inter: da Milito
a Materazzi, fino a Chivu, Toldo, Samuel e Stankovic. Ci sono anche
Thohir, Moratti, Zhang e il tecnico della nazionale, Giampiero Ventura.
Dopo il minuto di silenzio per ricordare Carlo Azeglio Ciampi si inizia:
De Boer preferisce Eder a Perisic, recuperato all'ultimo, e schiera
nuovamente Candreva, Banega e Icardi, tenuti a riposo in Europa League.
Allegri lascia a sorpresa in panchina Higuain: con Dybala c'è Mandzukic,
confermato anche Lichsteiner anche perché Dani Alves è acciaccato. La
partita di Benatia dura appena 24′: il marocchino alza bandiera bianca per
un sospetto stiramento all'adduttore, al suo posto Barzagli. La gara si
accende alla mezzora: Khedira, tutto solo in area, schiaccia debolmente un
cross perfetto di Alex Sandro, dall'altra parte Icardi scheggia il palo
con un potente tiro di destro. Si va negli spogliatoi dopo un primo
divertente.GOL
BEFFA DI LICHSTEINER - Nel
secondo tempo domina l'Inter con Banega e Joao Mario padroni del
centrocampo, eppure al 19′ la partita la sblocca la Juventus: dalla
sinistra Alex Sandro, il migliore dei suoi, crossa per Lichtsteiner che
brucia Santon e insacca a porta vuota. E' una beffa per i nerazzurri che,
negli ultimi giorni di mercato, sono stati vicinissimi allo svizzero.
LA REAZIONE NERAZZURRA - Ma
la gioia dura poco. Il gol di Lichsteiner non scoraggia l'Inter che al 23′
trova il pareggio: angolo di Banega, grande stacco di Icardi e Buffon è
battuto. L'argentino si conferma bestia nera della Juventus. La partita si
accende e De Boer indovina il cambio: fuori un buonissimo Eder e dentro
Perisic. Arriva un po' di nervosismo con Tagliavento che non sventola il
secondo giallo a Lichtsteiner per un fallo di mano e lascia proseguire su
un contatto dubbio in area tra Chiellini e Icardi. Pubblico inferocito ma
che al 33′ impazzisce: Icardi scodella un cross perfetto per la testa di
Perisic, che batte all'angolino Buffon. Rimonta compiuta.
UN'ALTRA INTER - Poco
prima era entrato Higuain per Mandzukic (cambio tardivo) e Allegri si
gioca anche la carta Pjaca, ma nel finale gli assalti sono vani. Da
registrare solo l'espulsione di Banega per doppio giallo, che però non
macchia un'ottima prestazione, e il record d'incassi in assoluto in Serie
A. Dopo quasi 6 minuti di recupero, l'arbitro fischia la fine per la gioia
dei tifosi nerazzurri, che nel giro di 3 giorni hanno visto la propria
squadra trasformarsi. Forse è presto per dire che De Boer abbia trovato la
sua Inter, ma sicuramente i numeri in campionato ora sorridono (seconda
vittoria consecutiva): adesso serve continuità. Primo campanellino
d'allarme per Allegri, la cui scelta di lasciare in panchina Higuain in
una partita così importante ha lasciato perplessi tutti.
INTER-JUVENTUS 2-1 (0-0)
INTER (4-2-3-1): Handanovic
6; D'Ambrosio 6, Miranda 6.5, Murillo 6.5, Santon 5.5 (34′ st Miangue sv);
Medel 6,5 (30′ st Felipe Melo 6), Joao Mario 7; Candreva 6,5, Banega 7,
Eder 6.5 (24′ st Perisic 7.5); Icardi 7.5. In panchina: Carrizo,
Ranocchia, Yao, Nagatomo, Gnoukouri, Kondogbia, Biabiany, Jovetic, Palacio.
Allenatore: De Boer.
JUVENTUS (3-5-2): Buffon
6; Benatia 6 (25′ pt Barzagli 5,5), Bonucci 5.5, Chiellini 5.5 (35′ st
Pjaca sv); Lichtsteiner 6.5, Khedira 5, Pjanic 5,5, Asamoah 6, Alex Sandro
7; Dybala 5.5, Mandzukic 5.5 (29′ st Higuain 5,5). In panchina: Neto,
Audero, Rugani, Dani Alves, Evra, Lemina, Hernanes, Cuadrado. Allenatore:
Allegri.
ARBITRO: Tagliavento
di Terni
RETI: Lichtsteiner
al 64′, Icardi al 68′ e Perisic al 78′
AMMONITI: Lichtsteiner,
Barzagli, Asamoah, Medel e Handanovic.
ESPULSO: Banega
per doppia ammonizione
ANGOLI: 5-4
per l'Inter
RECUPERO: 1'e
5′
Qui la classifica completa
Manchester City vince lo scudetto del club più spendaccione
I Citizens hanno investito oltre un miliardo di euro in sei anni senza
riuscire a coronare il sogno Champions. Seguono Chelsea e United. Le
italiane si piazzano tra l'ottavo e il decimo posto con Juventus, Roma e
Inter. Solo al ventesimo posto il Milan
MILANO - La
crisi di risultati del Milan, da cinque anni senza vittorie e da tre fuori
dalle Coppe Europee, ha una banale spiegazione finanziaria. Negli ultimi
sei anni ha speso "soltanto" 337 milioni per rafforzare la squadra.
Lontano anni luce da quanto hanno investito i club che vanno per la
maggiore e che - a differenza dei rossoneri - ogni anno si contendono la
vittoria in Champions Legue e sono sempre tra i favoriti per lo scudetto
nei campionati nazionali.
Lo rivela l'ultimo studio dell'Osservatorio calcistico svizzero Cies,
specializzato nell'analizzare i dati economici del pallone. Il quale, se
ce ne fosse ancora bisogno, sottolinea la distanza che ormai esiste tra la
forza finanziaria dei club inglesi, soprattutto, e spagnoli rispetto alla
disponibilità dei club italiani. Secondo il Cies, negli ultimi sei anni il
club europeo più spendaccione è stato il Manchester City: grazie alle
risorse degli sceicchi di Abu Dhabi (e recentemente anche del gruppo
cinese Wanda che ne ha rilvato il 10%), i Citizens hanno speso oltre un
miliardo di euro, per la precisione 1,024 milioni. Soltanto altri due club
- non a casa inglesi - possono competere con il City: si tratta del
Chelsea del magnate russo Roman Abramovich che ha speso 871 milioni,
mentre la proprietà americana del Manchester United si è fermato a quota
841 milioni.
Gli sforzi economici non sono direttamente proporzionali alle vittorie sul
campo. Il City, nonostante la girandola di acquisti e allenatori, non è
riuscito a vincere la Champions e ha portato a casa uno scudetto. Meglio
il Chelsea che almeno la Coppa l'ha vinta.
E gli italiani? Del Milan si è detto: con i suoi 337 milioni è soltanto al
20,o posto nella classifica a partire dal 2010, ben lontano dalle stagioni
d'oro del ciclo berlusconiano e nonostante gli oltre 90 milioni spesi
nella stagione scorsa per rafforzare la squadra. Dall'ottava alla decima
posizione troviamo Juventus (618 milioni), Roma (535) e Inter (517). Anche
in questo caso, le spese non sempre corrispondono alle vittorie: vale per
la Juventus che non riesce a corononare il sogno Champions e per la Roma
il cui ultimo scudetto risale alla stagione 2000-2001. Infine, al 13.o
posto trovamo il Napoli: De Laurentis ha investito 437 milioni.
Il Barcellona, fra i club spagnoli, è quello che ha speso di più dal 2010,
con un totale di 680 milioni. Ma in Catalogna sono mancate le
soddisfazioni con due Coppe dei Campioni vinte nel 2011 e nel 2015. Lo
stesso per il Real Madrid con 644 milioni di spesa e due Coppe dei
Campioni (2014 e 2016) in bacheca, fra le quali la 'decima'.
I club inglesi si rivelano ancora una volta gli incontrasti dominatori
della Champions "finanziaria", grazie ai ricchi contratti per la cesione
dei diritti Tv della Premier: nelle prime tredici posizioni delle società
che hanno speso di più per rafforzarsi dal 2010, sei sono britannici:
oltre al terzetto di testa, si aggiungono anche Liverpool , Arsenal e
Tottenham.
Lo studio Cies dimostra la superiorità britannica anche sotto altri due
aspetti. Il primo riguarda la spesa complessiva nei 6 anni dei primi 20
club un Europa, che per quasi il 40% è coperta da investimenti dei club
inglesi (4,32 miliardi). Al secondo posto la Spagna: con quattro squadre (oltra
a Barca e Real anche Atletico Madrid e Valencia) con 2,18 miliardi. Gli
iberici sopravanzano anche l'Italia che pure può contare su cinque club e
che si ferma a 1,67 miliardi. Da segnalare che la differenza tra gli
investimenti del Real Madrid e della Juventus è esigua, ma negli ultimi
sei anni i "blancos" hanno vinto due Champions.
Il secondo aspetto, per certi versi ancora più eclatante, riguarda le
spese per i trasferimenti dei giocatori che si riferiscono soltanto alla
stagione in corso: in questo caso, tra i primi 20 club ben 11 sono
inglesi. Una classifica dominata dai due club
di Manchester che si impongono così come i due maggiori favoriti per la
vittoria nella finale che si disputerà al Millenium Stadium di Cardiff.
Con un terzo incomodo, la Juventus. Il club della famiglia Agnelli ha
investito 176 milioni, contro i 185 dello United e i 231 del City.
La Serie B
Serie B, il Pisa resta senza stadio: revocato l'utilizzo del Castellani di
Empoli
Rescisso il nullaosta in seguito agli scontri tra tifosi toscani e
bresciani nell'ultima gara casalinga della squadra di Gattuso: "Fatti
gravissimi che hanno offuscato un gesto di solidarietà". Contro l'Ascoli
si va verso le porte chiuse all'Arena Garibaldi
PISA
- Il Pisa resta senza
stadio. Non ha pace la squadra allenata da Rino Gattuso: è giunta,
infatti, l'annunciata notizia della revoca del permesso per giocare allo
stadio Castellani di Empoli - nel quale i nerazzurri avevano disputato le
prime due gare stagionali - a seguito degli scontri
tra ultras pisani e quelli bresciani nella
partita del quarto turno di Serie B. A stabilirlo è stato il comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica con decisione unanime:
"Il gesto di solidarietà sportiva della città ha fatto onore al nostro
calcio - ha dichiarato il prefetto Giuffrida, a margine dell'incontro in
cui era presente anche il presidente della Lega Serie B Abodi - ma è stato
macchiato da fatti gravissimi, che non hanno giustificazioni". Il Pisa
Calcio, nel pieno caos nonostante i buoni
risultati sportivi conseguiti in questo inizio di
campionato, non sa, dunque, dove giocherà la gara casalinga contro
l'Ascoli, in programma il 24 settembre. L'ipotesi più concreta è che
l'incontro si disputi a porte chiuse all'Arena Garibaldi, l'impianto
societario considerato non a norma per la Serie B. La decisione dovrebbe
essere ratificata nella riunione dell'Osservatorio nazionale sulle
manifestazioni sportive. Questo il comunicato diffuso della Lega: "Si
stanno predisponendo gli atti propedeutici allo svolgimento di Pisa-Ascoli,
valida per la sesta giornata di campionato della Serie B ConTe.it e
programmata per sabato 24 settembre, presso lo stadio Arena
Garibaldi-Romeo Anconetani di Pisa con le limitazioni che verranno
stabilite dalle Autorità competenti sul medesimo impianto".
Per quanto riguarda i lavori di adeguamento, il sindaco di Pisa
Filippeschi si è dichiarato pronto a far si che
tutto proceda, ma sussiste un problema; le operazioni, infatti, non
partiranno senza la stipula di una convenzione con il Comune per l'uso
dello stadio. La società però non ha ancora inviato all'amministrazione
alcun atto formale.
La prima a mobilitarsi dopo gli scontri tra ultras pisani e bresciani nel
terzo turno di Serie B era stata la sindaca di Empoli, Brenda Barnini:
"Non li ospiteremo più" aveva scritto in una nota emessa dopo la partita.
Calcio, violazioni Covisoc: -1 a Benevento, Catania e Melfi
Il Tribunale federale nazionale, in merito alle segnalazioni del
procuratore della Federazione, ha deciso di penalizzare il club campano in
Serie B e le altre due società impegnate nella Lega Pro Penalizzate anche
Rimini, Pavia e Lanciano
ROMA -
Classifiche di serie B e Lega Pro che cambiano. Non a causa dei risultati
sul campo, ma per le sentenze del Tribunale federale nazionale. Il Tfn,
infatti, presieduto da Cesare Mastrocola, ha inflitto un punto di
penalizzazione al Benevento (Serie B) e a Catania e Melfi (Lega Pro) per
alcune violazioni Covisoc. Penalizzazioni anche per Rimini (4 punti),
Virtus Lanciano (2) e Pavia (2). Il Latina (Serie B), invece, avrà tempo
fino al 19 settembre per il deposito di un documento utile per la memoria
difensiva, con il Tribunale federale che si riserva di depositare la
decisione relativa alla società laziale all'esito dell'ulteriore Camera di
Consiglio.
CLASSIFICA SERIE B DOPO PENALIZZAZIONI - Cittadella
9 punti; Benevento, Frosinone 6; Brescia 5; Verona, Spal, Carpi, Cesena,
Novara, Bari, Ternana, Entella, Pisa 4; Trapani, Spezia 3; Ascoli,
Salernitana, Perugia, Avellino, Pro Vercelli 2; Latina, Vicenza 1. Cesena
e Ascoli una gara in meno
Benevento 1 punto di penalizzazione.
CLASSIFICA LEGA PRO/C DOPO PENALIZZAZIONI -
Lecce 12 punti; Matera 10; Foggia, Juve Stabia 9; Casertana, Cosenza 6;
Taranto, Fondi, Reggina 5; Fidelis Andria, Messina, Vibonese, Virtus
Francavilla, Monopoli 4; Catanzaro 3; Akragas, Siracusa, Melfi 2; Paganese
0; Catania -2. Paganese, Virtus Francavilla, Catania e Fondi una gara in
meno Catania 7 punti di penalizzazione Fondi e Melfi 1 punto di
penalizzazione.
parte nel caos. Rinviata Ternana-Pisa
Non si sblocca la vicenda societaria del club toscano, dopo la minaccia
dei giocatori di non presentarsi in campo per la sfida con gli umbri il
presidente Abodi differisce la partita a data da destinarsi: ''Una
decisione difficile, ma opportuna''. Manifestazione dei tifosi
PISA - Parte
nel caos il campionato di serie B. I problemi societari del Pisa hanno
spinto la Lega a rinviare a data da destinarsi la sfida di sabato sera
contro la Ternana, gara valida per la prima giornata di campionato. "Una
decisione difficile, ma opportuna'' ha spiegato Andrea Abodi, numero uno
della Lega.
Il caos che sta investendo la squadra toscana - oggi ufficialmente
esonerato il tecnico Colonnello, che da giorni non si presentava agli
allenamenti - ha convinto la Lega a differire una partita che rischiava di
non giocarsi. I giocatori, infatti, dopo
il terzo allenamento di fila svolto senza lo staff tecnico,
hanno inviato una lettera ad Abodi - assistiti dal legale
dell'Associazione calciatori - dichiarando l'intenzione di scioperare e
non partire per la trasferta in Umbria. "Una decisione difficile, ma
opportuna" ha spiegato il presidente Abodi -. Abbiamo atteso fino
all'ultimo la definizione di un quadro che permettesse di risolvere la
situazione, che da alcuni giorni non sta permettendo alla squadra di
allenarsi e preparare l'esordio in campionato. Portando addirittura i
giocatori l'altro ieri a produrre una diffida alla società, incentrata
sulla violazione dei basilari doveri contrattuali inseriti nell'Accordo
Collettivo. Purtroppo le notizie negative giunte in mattinata ci hanno
convinto, nostro malgrado, ad assumere una decisione difficile, che
riteniamo però opportuna e motivata in relazione al contesto creatosi".
"L'assenza di un riferimento societario da un lato e soprattutto
tecnico/sportivo ed organizzativo dall'altro - sottolinea la Lega -, rende
da giorni la situazione totalmente fuori controllo, mettendo a serio
rischio la partecipazione della squadra alla partita di domani a Terni".
Per questo si ritiene che "non sussistano le condizioni atte a garantire
il corretto svolgimento della gara dal punto di vista sportivo,
organizzativo ed ambientale".
LA CAUSA SCATENANTE - L'ultimo
capitolo di una sciagurata estate è rappresentato dal rifiuto di Petroni,
presidente del club, all'offerta del fondo di Dubai con a capo
l'imprenditore Pablo Dana. Nell'ultima settimana Equitativa aveva alzato
la sua offerta di circa 800 mila euro, arrivando a 130mila dalla richieste
del proprietario di Britaly Post, società che controlla i nerazzurri. Tra
i 6,25 milioni e i 6,38 chiesti dal patron, non si è arrivati a una via di
mezzo, a causa della chiusura dei vertici della squadra toscana, cosa che
ha spinto Dana ad abbandonare la trattativa: "C'è qualcosa sotto, abbiamo
pure accorciato i tempi per la due diligence, come richiesto da Britaly.
Ci stanno prendendo in giro" aveva dichiarato a una rete locale dopo
l'ennesimo no incassato.
TOMMASI: "HA PREVALSO IL BUON SENSO" - 'E'
stata una decisione di buon senso rinviare Ternana-Pisa perché non c'erano
le condizioni per giocare, era doveroso". Lo ha detto all'Ansa il
presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi dopo che la trattativa per
la cessione della società toscana è definitivamente saltata. "Mi viene da
pensare che ci vorrebbe una sorta di esproprio forzato delle società di
calcio quando la situazione è ingovernabile - aggiunge Tommasi - essendo
una iniziativa privata siamo in balia delle decisioni che non arrivano e
non si sa se arriveranno".
Non la pensa così la Ternana. La
squadra umbra si era detta contraria al possibile rinvio, non riuscendo
tuttavia a imporre la sua volontà ad Abodi: "La
Ternana si oppone fermamente a tale ipotesi, perché illegittima e in
violazione dei superiori principi sulla regolarità del campionato, che non
permettono provvedimenti a salvaguardia di singole posizioni ma solo a
tutela dell'interesse generale. Una trattativa per la cessione delle quote
di una società non può e non deve rappresentare un fatto che metta in
discussione la disputa di una gara secondo calendario". Questo il
contenuto di un comunicato diffuso dal club.
I TIFOSI IN PROTESTA - Circa
500 tifosi pisani hanno manifestato nella zona dell'aeroporto per
convincere la proprietà del club, a cedere la società al fondo
d'investimento di Dubai che riporterebbe uno staff tecnico in società,
quello diGennaro
Gattuso, tecnico della promozione in Serie B.
I tifosi hanno percorso in corteo la principale via d'accesso allo scalo
rallentando il traffico intorno alla zona.
SPUNTA UN'ALTRA GRANA - Dal
caso Gattuso, dimessosi per l'impossibilità di lavorare con
una società assente, all'addio
di alcuni giocatori,
passando per l'amichevole annullata con il Celta
Vigo: è evidente che l'attuale società non riesca ad amministrare
regolarmente il club. L'ultima stoccata è arriva dal Prefetto Visconti che
senza mezzi termini ha parlato della possibile inagibilità dell'Arena, lo
stadio dove si disputano le partite casalinghe dei nerazzurri: "Se non
partono i lavori, la squadra dovrà giocare in un altro impianto". Un altro
problema, che non fa che aggravare la situazione, oramai largamente
compromessa.
INTER FC
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| .. Stagione
2016-2017
SUNING
E SUNING.COM, SOLDI PER L'INTER -
La vigilia della partita contro la Lazio corrisponde, in casa
Inter, anche all'ufficializzazione della sponsorizzazione di
Suning e Suning.com per il kit di allenamento dei nerazzurri, la
Pinetina e il centro Giacinto Facchetti. "Ci saranno grandi
vantaggi economici per Suning sport", sottolinea Michael Gandler,
Chief revenue officer. Grazie alla sponsorizzazione entreranno
nelle casse - come già
noto - circa 15 milioni. E, i due nomi dei centri sportivi saranno
rinominati "Centro sportivo Suning in memoria di Angelo Moratti",
e "centro formazione giovanile Suning in memoria di Giacinto
Facchetti". Sulla possibilità di un cambio sponsor sulle maglie al
posto di Pirelli, Gandler sottolinea: "Abbiamo un accordo
pluriennale con Pirelli e ne siamo felici, con loro abbiamo un
contratto per diversi anni e per ora non guardiamo oltre".Le nubi
color grigio, che fin qui hanno avvolto l'Inter, iniziano a
diradarsi grazie al vento, che nell'ultimo mese soffia nella
direzione giusta, quella delle vittorie. In 30 giorni i nerazzurri
hanno ribaltato una situazione critica coincisa con l'inizio del
campionato e proseguita fino a metà novembre. Ma, da ieri,
complice la convincente vittoria
sulla Lazio per 3-0,
Stefano Pioli e i suoi ragazzi possono guardare con ottimismo il
futuro. L'Inter spaesata e malaticcia, che non vinceva e che
incassava valanghe di gol, sembra aver lasciato spazio ad una
nuova squadra. A giocatori che rispetto al passato, adesso sanno
uscire dalle difficoltà, sanno come muoversi, hanno personalità,
"hanno un'anima", come sottolineato dal tecnico ieri a fine match
con i laziali. Alla luce dei fatti, sognare un posto in Champions
League non è più utopia. Soprattutto dopo la prova contro la
formazione di Simone Inzaghi. Con la vittoria di ieri gli
interisti salgono a tre vittorie consecutive con sei gol fatti e
zero subiti. L'equilibrio cercato per settimane dal tecnico
interista c'è, per ora naturalmente.
Inter alle prese con il fair play Uefa: serve la Champions o uno
sponsor 'pesante'
La squadra di Pioli non può perdere il treno che porta all'Europa
che conta. Per mantenere i parametri concordati con la federazione
continentale i nerazzurri hanno bisogno di incassi sostanziosi,
oppure di un taglio drastico del monte ingaggi..
Un posto nell'Europa che conta permetterebbe, infatti, al club
nerazzurro di aver minor affanno nel mantenere fede all'accordo
con l'Uefa firmato due anni fa. In alternativa servirebbe una
sponsorizzazione 'pesantè - economicamente parlando - oppure,
all'abbisogna, esiste l'intramontabile via che porta al taglio
della rosa per diminuire il monte ingaggi. In tal senso, durante
il mercato di gennaio toccherà il diesse Piero Ausilio cedere i
vari giocatori in esubero come Biabiany, Jovetic etc....
Finanziariamente parlando, pertanto, sarebbe stato meglio in
estate prendere uno solo tra Joao Mario e Gabriel Barbosa, ma si
sa, la proprietà cinese vuole per l'Inter solo grandi campioni. E,
di fatti, in questo senso si sta muovendo la dirigenza nerazzurra
per il mercato estivo.

EUROPA LEAGUE
..
Ieri la squadra nerazzurra è stata
eliminata dagli israeliani, ma in passato
ci sono altre sconfitte che hanno lasciato
il segno
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..
La proprietà nerazzurra vigila con
attenzione sull'operato dei suoi
dipendenti, dai dirigenti ai calciatori
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E' la peggior stagione dal
1993-1994, in quell'annata l'Inter si salvava per un punto dalla
serie B. Un disastro assoluto: per vedere cosi peggio in Europa
bisogna risalire alla stagione 2000-2001 con la disastrosa
eliminazione ad opera dei dilettanti dell'Helsingborg. Attualmente
11i in campionato, accusiamo 15 punti di ritardo dalla prima, che
si aggiungono ai 175 punti ammassati nell'ultimo lustro. Per
trovare piazzamenti cosi scadenti in serie bisogna risalire ai
campionati federali dal 1922 al 1930. Aiuto......inguarbabili è
dire poco. In vantaggio per 2 a 0 ne prendono tre da una squadra
dilettantistica. Una delle peggiori partecipazioni alle coppe
europee di tutti i tempi, si devono solo vergognare. Tre anni fa
l'Arsenal perdeva 8 a 2 a Manchester contro lo United, la società
rimborsò il biglietto a tutti i tifosi che andarono a vedere
quello schifo. Dovrebbe fare altrettanto la società Inter.
Inter in rosso per 59 milioni (140 milioni il rosso del 2015) e a
caccia di prestiti per 300 milioni di euro. Suning "presta"
all'Inter 180 milioni di euro con un interesse del 7,7%. Viene
confermato l'allenatore fino a Natale (??). Non viene nominato un
vicerè con pieni poteri in luogo di Suning, viene confermato
Thohir assente per motivi familiari.
La società nerazzurra non soffre solo sul campo, ma anche nei
conti: chiuso il bilancio ancora in rosso, nonostante la crescita
dei ricavi
L'Assemblea degli azionisti del 28 ottobre
2016: Fc Internazionale con un rosso di 59 milioni di euro. Per il
FFP il rosso è di 30 milioni di euro, in linea con gli accordi
sottoscritti nel 2015.
L'Inter ha chiuso l'esercizio 2015-2016 con una perdita netta di
59,6 milioni in miglioramento dal rossi di 140 milioni dell'anno
prima. Il margine operativo lordo è sostanzialmente stabile a 10,1
milioni, mentre i ricavi sono cresciuti del 21% a 241,4 milioni.
Secondo l'amministratore delegato Michael Bolingbroke il mol nel
prossimo esercizio raddoppierà almeno mentre la perdita sarà
ridotta a 24 milioni. L'Inter è "in trattative avanzate" con un
istituto di credito per la stipula di un contratto di
finanziamento per 300 milioni. E'
quanto si legge nel bilancio 2015-2016 del club nerazzurro. I
proventi dell'operazione saranno usati "in parte per rifinanziare
il debito esistente con Goldman Sachs (220 milioni, ndr), e in
parte per finanziare la gestione operativa e corrente".Una
novità arriva direttamente dalla lettura del bilancio dell’Inter,
in possesso di Fcinter1908.it. Secondo quanto ufficializzato dalla
stessa società, l’Inter è “in trattative avanzate con un istituto
di credito per la stipula di un nuovo contratto di finanziamento
per 300 milioni, i cui corrispettivi saranno utilizzati in parte
per rifinanziare il debito esistente con Goldman Sachs (220
milioni, ndr), e in parte per finanziare la gestione operativa e
il circolante”.L’AD Michael Bolingbroke si è mostrato molto
positivo in conferenza sull’andamento dei conti: “Nel 2013/14
avevamo ricavi per 168, poi 171 nel 2015, poi 186 nella stagione
scorso. Questo esclude i 55 milioni dei ricavi dalle cessioni. E
senza contare le gare europee. Quest’anno siamo sicuri di arrivare
a 200 mln. L’Ebitda è positiva da un po’ di tempo, era uno degli
obiettivi del nostro piano quinquennale. Nel 2014 era negativo per
14 mln, già nel 2015 siamo arrivati al pareggio e in questo
esercizio eravamo positivi per 10 mln. In questa stagione ci
aspettiamo di superare 20 mln e speriamo di arrivare ben al di
sopra di questo dato. Ma il risultato importante è il risultato
netto d’esercizio. E’ questo l’ambito su cui dobbiamo lavorare.
L’anno scorso avevamo una perdita di 140 mln, ridotto a 59 mln.
Quest’anno dovremmo ridurre questo dato a poco meno di 24 mln.
Abbiamo un piano quinquennale e vogliamo utili di segno positivo
al termine di questo piano. Siamo già in anticipo sulle
previsioni”, ha spiegato Bolingbroke.L'ad
interista Bolingbroke dà altro tempo al tecnico: "Durante la sosta
invernale avrà 10 giorni per lavorare con i giocatori. Siamo al
100 percento al suo fianco. Non ci sono stati contatti con altri
allenatori. Puntiamo a tornare in Champions e non abbiamo
abbandonato l'idea dello scudetto".
Il mercato, il futuro
di De Boer e le vittorie, che mancano. Di questo più che di numeri
si è parlato durante l'assemblea
annuale dei soci dell'Inter
per l'approvazione del bilancio dell'esercizio 2015-16, che ha
chiuso con una perdita netta di 59,6 milioni in miglioramento dal
rossi di 140 milioni dell'anno prima. Il margine operativo lordo è
sostanzialmente stabile a 10,1 milioni, mentre i ricavi sono
cresciuti del 21% a 241,4 milioni. Secondo l'amministratore
delegato Michael Bolingbroke il mol nel prossimo esercizio
raddoppierà, mentre la perdita sarà ridotta a 24 milioni "In linea
con i parametri del Financial Fair Play", ha sottolineato l'ad
spiegando che nel prossimo esercizio "la Uefa chiede il pareggio,
sarà difficile ma dovremo farcela". Tra i presenti all'incontro
annuale anche Ignazio La Russia, che ha richiesto l'ingresso di
una figura forte nel club. Marco Materazzi, Beppe Bergomi e Walter
Zenga i nomi suggeriti dal politico. Proposta - secondo
indiscrezioni - caduta nel nulla.
DE BOER RESTA FINO ALLA SOSTA DI NATALE, THOHIR A TEMPO
INDETERMINATO -
Mentre, non sono finite accantonate le domande post assemblea
sull'allenatore e sulla possibilità dell'uscita di Erick Thohir
dal club. Le risposte sono state piuttosto eloquenti: De
Boer -
a meno di clamorose sconfitte consecutive - resta almeno fino alla
pausa invernale "dove avrà 10 giorni per lavorare con i giocatori.
Siamo al 100 percento al suo fianco. Non ci sono stati contatti
con altri allenatori. Puntiamo a tornare in Champions e non
abbiamo abbandonato l'idea dello scudetto", ha chiarito l'ad
interista. "Siamo a sostegno del tecnico, sappiamo che ci possono
essere degli alti e bassi. Dobbiamo essere ben orientati alla
vittoria", ha detto Yang Yang direttore generale del gruppo Suning,
che sul tycoon, oggi assente per motivi personali - ha
sottolineato: "Erick è nostro partner, lo conosciamo bene. È un
personaggio molto conosciuto, molto famoso, l'idea è di espandere
il nostro business in quest'area geografica di riferimento.
Abbiamo tante cose in comune con il gruppo di Erick, dagli
investimenti nei media a quelli nel calcio. La partnership con lui
ci dà molta fiducia, lui si dedica interamente alla squadra,
comunichiamo in maniera regolare con la dirigenza, con lui,
lavoriamo a stretto contatto nonostante le distanze per
raggiungere tutti gli obiettivi prefissati. Proprio Thohir ci ha
detto che avrebbe sostenuto l'Inter per riportarla ai vertici in
serie A e in Europa e vogliamo perseguire questo obiettivo che non
è cambiato. Resterà presidente? Le joint venture sono molto comuni
nel mondo, abbiamo fiducia nella partnership con Thohir". MERCATO
INVERNALE, L'OBIETTIVO E' UN'INTER FORTE -
Yang Yang oltre a parlare del socio di minoranza e di De Boer ha
spiegato che la società sta lavorando per trovare nuovi sponsor,
che l'Inter nei prossimi 5 anni farà tournée in Asia
e che per il mercato: "E' bene avere due club, uno in Italia e uno
in Cina. Ci potrebbero essere sinergie, ma sempre in ottima di
miglioramento della squadra. Nel club in Cina ci sono giocatori
con potenziale per l'Inter. L'obiettivo resta avere una squadra
forte, ma dovremo fare attenzione al Fair
Play Finanziario".
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Suning ha versato 322 mln: 142 di aumento
di capitale e 180 mln di finanziamento
soci
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Il colosso del retail gestito da Zhang
Jindong ha dato vita ad una joint venture
insieme al socio Jack Ma, proprietario di
Alibaba
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Il direttore di TL ha analizzato la
gestione del presidente dell'Inter Erick
Thohir negli ultimi due anni
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Nel bilancio presentato dall'Inter alla
voce plusvalenza troviamo le cessioni che
hanno portato guadagno nella scorsa
stagione
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INTER_CHIAVO 0-2,
21 agosto 2016:
Benvenuto,
Frank de Boer. Benvenuto all’Inter. Ci saranno mesi e anni (Simeone
permettendo) per commentare e analizzare il suo operato sulla panchina
nerazzurra, ma questa volta, per l’ultima, non si può non parlare di
chi quella panchina gliel’ha lasciata a pochi giorni dall’inizio del
campionato e di come il predecessore dell'olandese se ne sia andato
lasciando dietro di sé un flop.
"Vedremo la mia Inter tra quattro mesi”. Sì, ma nel frattempo? Questa
la domanda lecita che tutti i tifosi interisti sparsi in ogni angolo
del globo si sono posti non appena Frank de Boer, da poco investito
della carica di nuovo tecnico nerazzurro,ha
pronunciato ai microfoni della Gazzetta
dello Sporta
soli 4 giorni dal primo impegno stagionale con il Chievo.
E allora, verso chi
bisogna puntare il dito dopo la prima disfatta di un'annata che è
partita sotto i peggiori auspici ancora prima di cominciare? JindongZhang,
per ora è l'unica
personalità societaria che non si è espressa in termini temporali, non
lasciando minimamente intendere quando la squadra avrà l'obbligo di
centrare i massimi obiettivi.
A questo punto si apre un dilemma: meglio avere una prospettiva
prudenziale alla Thohir-De Boer o è preferibile pensare di andare alla
caccia del tempo perduto senza vincoli di pensiero e di azione? Un
salto all'indietro nella Storia di questi ultimi anni che si
cristallizza in maniera compiuta nella frase "A gennaio sapremo
veramente chi siamo (firmata sempre De Boer)". Un proroga del
tutto inconcepibile visti i presupposti che si erano venuti a creare
nella passata stagione e all'inizio dell'estate. E intanto le lancette
dell'orologio continuano a girare inesorabili, a scandire la già ben
nota mancanza di identità.
Il predecessore invece
considerava questa sua
esperienza all’Inter alla stregua di una partita a Football Manager e
quando gli è stata bloccata l’opzione “fai il mercato” si è
stufato, salutando baracca e burattini. Forse, e dico forse, questa
opzione non gli è stata più concessa perché quando ha avuto la
possibilità di agire sul mercato ha collezionato figurine che però non
è stato in grado di schierare in campo, cosa che dovrebbe essere
prioritaria per un allenatore normale.
Avete mai provato a schierare la formazione migliore con gli undici
acquisti voluti ed effettuati da Mancini? Se non lo avete fatto,
proviamo insieme. Unico uomo impossibile da cambiare in questo
undici è Handanovic, ma solo perché non si può comprare un portiere
diverso ogni sei mesi. Per il resto i nerazzurri potrebbero scendere
in campo così: Santon,
Murillo, Miranda, Telles; Kondogbia, Brozovic; Shaqiri, Banega,
Perisic; Jovetic. E in panchina i cambi sarebbero, sempre e
solo rimanendo nel novero degli acquisti del giocatore di Football
Manager, Felipe
Melo, Montoya, Erkin, Ansaldi, Candreva, Podolski, Eder e Biabiany.
Non una squadra da buttare. Sarebbe bellissimo vedere cosa avrebbero
fatto a rose invertite Mancini e Sarri, ad esempio, ma purtroppo non
lo sapremo mai, anche se personalmente il dubbio che nulla sarebbe
cambiato lo nutro e lo coltivo da molto tempo.
Vero, non tutti i sopra citati erano prime scelte del tecnico jesino,
però se sono stati portati a Milano il suo avallo c'è stato
necessariamente e dunque se al posto di Salah è arrivato Jovetic è
perché comunque anche Mancio pensava
che avere il montenegrino sarebbe stato comunque utile alla causa. Un
esempio che calza anche con altre situazioni di mercato verificatesi
nell'ultimo anno e mezzo in casa nerazzurra.
Poi però è arrivato quel cattivone di
Kia Joorabchian e il Mancio non
ha più potuto fare ciò che preferiva: il manager all'inglese.
Nessuna chiamata era più concessa, nessun desiderata in
lista. Ecco dunque che si inizia con la campagna negativa nei
confronti di uno dei migliori agenti al mondo. Va però sottolineato
come il suddetto Joorabchian con l’Inter sta trattando Joao Mario,
ancora non ufficiale il suo trasferimento, e Gabigol nelle vesti di
intermediario. Gli altri acquisti della sessione sono tutti
completamente scissi dalla figura dell’agente, fra gli altri, di Tevez: Candreva
è di Federico Pastorello, ottimo agente, ma che con Joorabchian non ha
nulla a che fare; Banega è di Marcelo Simonian, Caner Erkin è di Batur
Altiparmak e Cristian Ansaldi è della coppia Culasso-Aldave.
Gente che Joorabchian lo conosce come collega, non come uomo di
mercato dell’Inter. E gli autori delle sopra citate trattative sono
stati 'interni' alla dirigenza, Piero Ausilio e Javier Zanetti. Chi
più, chi meno, caso per caso.
E poi, sia chiaro, avere un intermediario non è un crimine: molti
grandi club se ne servono, la stessa Inter lo fa, solo che,
evidentemente, questo intermediario nel caso specifico non era gradito
al tecnico (si vocifera di antiche ruggini legate alle problematiche
con Tevez ai tempi del City) ed è stato indicato tra le ragioni del
divorzio voluto da Mancini. Joorabchian, incaricato da Suning, avrebbe
dovuto fare l’intermediario, Mancini l’allenatore. Sacrilegio!
Come si può chiedere ad un allenatore di allenare una squadra sul
campo e basta? Risposta:
perché quando ha agito sul mercato, di quei 18 acquisti sopracitati, solo
due/tre hanno reso per quanto valgono, e non necessariamente perché
siano dei bidoni, ma perché non messi nelle condizioni tattiche
migliori per le loro caratteristiche. Tutti lo avevano capito, anche
chi è arrivato per ultimo.
Proprio Ansaldi nella conferenza stampa non è andato per il sottile
dicendo che era giusto cambiare allenatore, come a dire che lo
spogliatoio si era accorto dell’insofferenza di Mancini e l’empatia
era terminata. Inutile protrarre qualcosa che era finito già a
giugno.
Serviva serietà, invece della serenità.
Che poi, serenità… Continue frecciate al presidente sul mercato,
continui no comment e continue spallucce per far capire che ci fosse
qualcosa che non andava sebbene a parole si dicesse il contrario.
Bastava semplicemente chiudere tutto alla fine della stagione, al
massimo prima degli Stati Uniti. Invece no, si è dovuto protrarre
troppo, estenuare la pazienza dei tifosi e della dirigenza, in
primis del presidente.
Thohir non è come gli sceicchi del Manchester City che aprono il
portafoglio senza chiedere perché o per come, qui c’è un bilancio da
seguire e sentirsi sempre bersaglio di attacchi verbali, nemmeno
troppo celati del proprio allenatore, dà fastidio.
L’ex tecnico nerazzurro ha tirato troppo la corda e questa si è
spezzata. Non ci sono tifosi che lo possano supportare a sufficienza,
nemmeno i risultati lo hanno potuto aiutare. Questo è stato l’epilogo
inevitabile di chi, in una stagione e mezza, ha proclamato tanto,
richiesto e ottenuto altrettanto, ma ha conseguito molto meno di
quanto aspettato. Questo è un flop, da qualsiasi lato la guardi
Mancini?? 1256 acquisti per fallire!!!
Mancini via? Assurdo che a licenziarlo sia stato
un presidente uscente...
La scelta peggiore, indipendentemente da Frank de
Boer
Il solito precampionato
VERAMENTE DI MERDA
Inter, che figuraccia: con il Tottenham ko per 1 a 6 !!
Primo tempo equilibrato, con Perisic a pareggiare il vantaggio lampo
di Kane, prima del nuovo vantaggio di Lamela. Nella ripresa la
debacle: segnano Alli, ancora Kane, Jansen e Harrison. (05-08-16)
|
..
Inter, la maggioranza ai cinesi del Suning. Ecco perché l’operazione è un
affare per tutti, soprattutto per Thohir

Serie A
Il colosso dell’elettronica da 17 miliardi di dollari di fatturato annuo
metterà sul piatto 400 milioni di euro per il 70% del club: interamente
le quote di Moratti (il 29,5%), più una fetta consistente, forse la
metà, di quelle del vecchio socio, che dopo tre anni è pronto a
rivendere con una plusvalenza importante, senza rimetterci un euro e
mantenendo anche una quota azionaria di rilievo
La Cina si
prende Milano. Sponda nerazzurra,
però. Dopo che le trattative di cessione del Milan vanno
avanti tra alti e bassi da oltre un anno, prima dovrebbe concretizzarsi
quella dell’Inter. Erick
Thohir è pronto a
passare la mano al Suning
Commerce Group, colosso dell’elettronica da 17 miliardi di
dollari di fatturato annuo che ha già investito nel calcio in Cina ed ora
vuole sbarcare in Europa. La novità dell’ultima ora è che i cinesi non
tratterebbero più per una quota di minoranza, ma per diventare subito soci
maggioritari al 70% dell’Inter. Che così troverebbe finalmente un nuovo
uomo forte dopo l’addio di Massimo
Moratti: quello che in fondo non è mai stato Thohir, e che sarà Zhang
Jindong, magnate dal patrimonio di 3,9 miliardi.
LA FORMULA: 400 MILIONI (TOTALI) PER IL 70% –
Secondo le ultime indiscrezioni, Suning metterà sul piatto circa400
milioni di euro per il
70% del club: i cinesi rileverebbero interamente le quote di Moratti (il
29,5%), più una fetta consistente (la metà?) di quelle di Thohir. La definitiva
liquidazione del
vecchio socio sarebbe la mossa per superare l’impasse nella trattativa:
fin qui si era sempre parlato della cessione di un 20% della società,
ipotesi che però allettava poco i cinesi interessati a pesare subito di
più, mentre Thohir non voleva saperne di uscire di scena. In serata lo
stesso Moratti si è pronunciato sulla questione, con parole prudenti ma
anche di apertura: “Eravamo rimasti ai discorsi inerenti la cessione del
20%, ma se ci saranno sviluppi si può arrivare a qualsiasi situazione”.
Suning si accollerebbe il debito
di circa 220 milioni nei confronti di Goldman Sachs, e verserebbe
cash il resto della somma nelle tasche di Moratti e Thohir per rilevare le
loro azioni (senza dimenticare i circa 100 milioni che l’indonesiano ha
prestato al club: anche quelli potrebbero essergli restituiti).
Complessivamente, la società verrebbe così valutata tra i 500 e i 600
milioni di euro; ben più dei 300 del 2013 al momento della cessione a
Thohir, e anche dei 399 milioni della valutazione fatta di recente
dall’istituto Kpmg. Rapidi anche i tempi del closing: entro fine giugno,
per dare un assetto definito già in tempo per la prossima stagione.
IL COLOSSO DELL’ELETTRONICA– Un investimento importante,
che non può spaventare il Suning
Commerce Group: colosso dell’elettronica e degli elettrodomestici
nato nel 1996, che in vent’anni è riuscito a toccare i 17 miliardi di
dollari di fatturato e a prendersi da solo circa il 20% di tutto il
mercato cinese di settore. La multinazionale, che è partita dalla vendita
di condizionatori e ora possiede anche un centro di ricerca nella Silicon
Valley, dà lavoro ad oltre 13mila dipendenti, conta 1.600 negozi tra Cina
e Hong-Kong ed è in continua espansione. Così il suo proprietario, Zhang
Jindong, può vantare un patrimonio personale di quasi 4 miliardi
di dollari, e viene considerato dalla rivista Forbes il 403° uomo più
ricco al mondo. La nuova frontiera è proprio il pallone: nel 2015 ha
acquistato loJiangsu,
squadra della Premier cinese che sta provando a rilanciare a colpi di
acquisti faraonici (come Alex
Teixeira eRamires);
di recente ha investito 350 milioni nella web-tv PPTV con cui trasmetterà
le partite della Liga spagnola. Il futuro è in Italia, con l’Inter.
UN AFFARE PER TUTTI (SPECIE PER THOHIR) –
Se la trattativa andrà effettivamente a buon fine, la cessione dell’Inter
potrebbe rivelarsi un affare per tutti. Per Suning, che troverà la piazza
giusta per sbarcare sul mercato europeo ed espandere i propri confini. Per
i tifosi
nerazzurri: dopo anni di incertezza, l’Inter potrebbe avere
finalmente una proprietà solida e forte. Questo non cancellerà tutto d’un
tratto la difficile situazione economica e i vincoli del fair-play
finanziario (che potrebbero comunque essere ridiscussi), ma certo i cinesi
porterebbero nuova linfa e risorse fresche nelle casse del club, con cui
progettare un futuro da grande. Soprattutto, sarà un affare per Erick
Thohir: nel 2013 aveva investito 75 milioni di euro per prendersi
il 70% delle quote di Moratti (più il carico del debito), per una
valutazione complessiva intorno ai 300 milioni. Dopo tre anni è pronto a
rivendere con unaplusvalenza
importante, senza rimetterci un euro (i 100 milioni che ha
investito nell’Inter sono stati prestati al club, e gli dovranno essere
restituiti), e mantenendo anche una quota azionaria di rilievo. Non era
lui, evidentemente, il grande presidente che l’Inter aspettava. Ma ha
aiutato i nerazzurri ha trovare l’uomo
giusto. E per questo sarà ricompensato.
Inter, maggioranza a Suning. ''Torneremo in alto''
L'assemblea straordinaria dei soci
ha sancito il passaggio della maggioranza del club al colosso
asiatico.
Versati 142
milioni, Thohir resta presidente.
''Rinforzeremo la squadra, seguiamo Berardi e Candreva''
Una filiera di controllo articolata su sei livelli che ha i suoi
cardini in Lussemburgo, Hong Kong e Cina. Il
Sole 24 Ore propone
nella sua edizione online la ricostruzione dell'architettura
societaria con cui il colosso cinese Suning detiene il 68,5% dell'Inter.
Un'articolazione non semplice per il semplice fatto che il patron Zhang
Jindongesercita
il proprio controllo sul club attraverso una lunghissima serie di
società, sulla falsariga di quanto faceva anche l'indonesiano Erick
Thohir. Suning,
si legge, "ha
effettuato l'intera operazione ricorrendo alla lussemburghese Great
Horizon Sarl, costituita soltanto sette giorni prima e il cui unico
amministratore è Yang
Yang,
poi nominato nel Cda dell'Inter. Great Horizon è solo il primo anello
di una lunga catena: è infatti controllata al 100% da un veicolo di
Hong Kong, la Suning Sports International Limited, che a sua volta
vede come unico socio un’altra società con sede nell’isola asiatica,
la Suning Culture International Limited".
Holding che comunque hanno un semplice ruolo di elemento di raccordo
con le società al vertice della catena. L'ultima società citata, come
riportato da Radiocor
Plus,
è infatti detenuta dalla quasi omonima Suning
Culture Investment Management Limited,
che tuttavia ha sede in Cina. Per ricostruire l’assetto azionario di
questa società bisogna consultare i documenti proposti dall’Autorità
statale cinese di controllo sull’industria e il commercio. Ed è qui
che compare per la prima volta il nome di Suning Holdings Group, che
detiene il 90% mentre il restante 10% fa capo a Chen
Yan.
Che "non
si capisce se si tratti di una persona fisica, per esempio un manager
della galassia Suning oppure di una società in accomandita comunque
riconducibile al patron. In ogni caso, questo 10% - stando ai
documenti di Pechino - sarebbe stato sottoscritto ma non versato".
La società nerazzurra, pertanto, al momento è direttamente
riconducibile alla holding personale di Zhang Jindong e non alla parte
“industriale” del suo impero: la ridefinizione dell'assetto
societaria potrebbe essere definita nei prossimi mesi, magari al
momento della liquidazione da parte di Thohir di ulteriori quote
dell'Inter nelle sua mani a Suning. Che tra i suoi obiettivi, come
noto, ha inserito anche "un accesso crescente alla liquidità che
contribuirà a rafforzare la situazione patrimoniale della società".
Thohir-Zhang, l’accordo è biennale: ET in società almeno fino al
2018? A Milano…
Secondo le ultime indiscrezioni, l’accordo tra Erick Thohir e mr.
Zhang avrebbe durata biennale. Ciò autorizza a pensare che
l’attuale presidente non uscirà di scena almeno fino al 2018.
Suning, nel frattempo, ragiona su chi sarà destinato a restare più
o meno stabilmente a Milano
Infine, per quanto riguarda i membri del Board in quota Suning,
non è stato stabilito chi sarà destinato a restare più o meno
stabilmente a Milano. Il candidato forte continua ad essere Steven
Zhang,
figlio del patron Jindong, ma i piani potrebbero cambiare.
Sul rapporto tra Erick Thohir e
mr. Zhang,
il Corriere dello Sport in edicola oggi ha riportato novità
importanti. Secondo il quotidiano romano, l’accordo tra i due neo-soci
avrebbe durata biennale, fattore che autorizza a credere che Thohir
non uscirà dalla società nerazzurra almeno per lo stesso lasso di
tempo. L’uomo di Giacarta – come annunciato – manterrà la carica di
presidente e, nell’immediato, non sono previste nemmeno novità
all’interno del management. Non sono cambiati (e nemmeno allargati) i
poteri di firma, sempre in mano al CeoBolingbroke.
Da annotare il fatto che il tipo di finanziamento adottato da Suning è
il medesimo utilizzato da Thohir in questi due anni e mezzo di
proprietà. Perciò, spiega il Corriere, “in
tal maniera viene preservata la quota di società in possesso del socio
di minoranza. Il magnate indonesiano, infatti, potrà scegliere di non
aderire agli aumenti di capitale senza che sia erosa la propria fetta
di azioni. Aveva la stessa facoltà anche Moratti, per un triennio
complessivo che sarebbe scaduto giusto il prossimo ottobre”.
MILANO
- Poco dopo le
9.30 a Palazzo Parigi a Milano è nata la nuova Inter targata Suning
Commerce Group di mister Zhang, al secolo Zhang Jindong. L'assemblea
straordinaria dei soci del club nerazzurro, iniziata alle 9 e durata
circa un'ora, ha sancito l'ingresso
del colosso asiatico nel club nerazzurroattraverso il versamento
di 142 milioni. Erick Thohir è stato liquidato e contemporaneamente ha
versato il denaro a Massimo Moratti per l'acquisto delle azioni in
mano al petroliere.
L'Inter 'cinese' è composta da Suning che detiene il 68,55 percento
delle quote, dal presidente sceso al 31,05 e dai piccoli azionisti con
lo 0,4. Durante l'assemblea è stato nominato anche il nuovo CdA, che
resterà in carica per i prossimi tre anni. E' composto dal tycoon
indonesiano, da Soetedjo e Volpi, il CEO dell'Inter Bolingbroke. Per
la cordata cinese, invece, ci saranno: Ren Jun, Zhang Steven e Yang
Yang, Liu Jun e Mi Xin. Al termine dell'assemblea Moratti uscendo
dall'hotel ha dichiarato: "I cambi di gestione prevedono sempre un
periodo migliore, nuovi progetti e nuove idee. E' quello che ci
aspettiamo tutti da questo nuovo gruppo. Le sensazioni mie sono molto
buone". Il petroliere poi ha aggiunto: "Avrò un rapporto di amicizia
con la proprietà, in qualsiasi momento aiuterò chiunque mi chieda. Ma
niente di più". E sul mercato: "Cosa serve? Le sparo due-tre nomi...
(dice ridendo Moratti). Mancano 2-3 giocatori poi sarà competitiva. Mi
piacerebbe Payet per l'Inter, i grandi campioni sono imprendibili.
Prenderei giocatori solidi dalla forte personalità".
Poco prima nel corso dell'assemblea Yang Yang, in rappresentanza della
cordata di Nanchino, ha sottolineato: "Moratti è il modello a cui
ispirarsi, grazie della fiducia, emozionati e orgogliosi di
rappresentare Suning dentro l'Inter. Con Thohir lavoreremo per
riportare in alto l'Inter".
Nella conferenza stampa organizzata per presentare l'accordo, Thohir
ha detto: "E' un giorno importante per l'Inter. Oggi sono lieto di
annunciarvi che gli azionisti hanno approvato questa acquisizione e
quindi da oggi Suning detiene il 68,55% del club. Come mi ha chiesto
mister Zhang rimarrò presidente dell'Inter. E' l'inizio di una grande
relazione di successo tra Suning e Inter. Suning ha piani molto seri e
Inter è una delle squadre migliori del mondo. Siamo orgogliosi che
Suning abbia deciso di far crescere la nostra squadra. Questo primo
investimento di una società cinese in una grande squadra europea è un
grande evento. Il mondo sta diventando sempre più globale e se
vogliamo competere ai massimi livelli bisogna investire. E l'arrivo di
Suning ci darà questa forza. La nostra squadra è unita e riporteremo
l'Inter alle glorie del passato. Rafforzeremo la squadra e dall'anno
prossimo creeremo una scuola calcio in Cina come quella che c'è in
Italia. Il management ha già firmato un accordo per promuovere il
brand Inter in Asia. Per essere in grado di competere, sia in campo
che fuori, per cominciare a vincere coppe come la Champions dall'anno
prossimo, una squadra come l'Inter ha bisogno di un player globale
come Suning" ha detto Thohir che ha inoltre ringraziato la famiglia
Moratti per tutto quanto ha fatto negli anni in cui ha guidato
l'Inter: "Ha avuto un grande ruolo nella storia dell'Inter.
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"Da Nyon potrebbe arrivare una buona notizia
sul rispetto dell’obbligo di chiudere il
bilancio al 30 giugno 2016 con un rosso di 30
milioni. La dirigenza…
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Un bel caos. Tutto ci si poteva aspettare
tranne che l’Inter si trovasse in mano 25
milioni di euro di provenienza cinese da
spendere per un giocatore…
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Il presidente nerazzurro è chiaro sulle intenzione del futuro, e sul
mercato: "Dobbiamo aggiungere un paio di giocatori per rafforzare la
squadra, dobbiamo essere oculati, ma non significa che non compreremo"
.Brutte notizie dall'Europa per l'Inter:
i nerazzurri hanno infatti problemi con i parametri del Fair
Play finanziario e
rischiano sanzioni
da parte della Uefa qualora
dovessero qualificarsi per le coppe internazionali
A spiegare la critica situazione nerazzurra è stato Paolo
Ciabattini, autore del libro "Vincere con il Fair
Play Finanziario" e grande esperto di calcio business, in un
intervista a Sportmediaset: nell'analisi dell'esperto, proprio
il club nerazzurro sono emersi come quello nella fase più
critica considerando i periodi di monitoraggio tra il2012
e il 2015
L'Inter avrebbe una perdita aggregata relativa al primo
periodo di monitoraggio Uefa (fino a giugno 2013) di ben 157
milioni: grazie ad alcune clausole tale perdita può essere
ridotta a circa 67,
superiore ma in modo non eccessivo ai 45 consentiti. In questo
caso ci sarebbero sanzioni lievi.
Il problema è nel secondo periodo di monitoraggio, quando
verranno monitorate le perdite relative alla stagione
2013/2014, che potrebbero ammontare a 79 milioni, per una
perdita aggregata di quasi 150
milioni, quasi il triplo dei 45 consentiti. In questi
casi, se si qualificassse per una Coppa europea, l'Inter
rischia una o un mix delle seguenti sanzioni:
blocco o cancellazione dei premi provenienti
da competizioni Uefa, blocco
del mercato calciatori per
le competizioni Uefa,limitazione
del numero di giocatori che
il club può registrare per la partecipazione a competizioni
Uefa.
JUVENTUS:
SITUAZIONE AL LIMITE -
Situazione decisamente migliore in casa Juventus: nei periodi
di monitoraggio della Uefa, il club bianconero ha
sostanzialmente rispettato i parametri Uefa, ad esclusione
dell'ultimo nel quale la perdita aggregata s'aggira sui 55
milioni rispetto ai 45 permessi. La società dovrebbe quindi
limare qualcosa entro giugno 2015 per non subire sanzioni,
comunque lievi
MILAN: BILANCIO IN
ATTIVO -
La lunga opera di tagli e cessioni (come quelle eccellenti di
Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva) ha risanato il bilancio in
casa Milan: se a queste si unisce la politica di mercato di
puntare ai parametri zero, il risultato è un bilancio in utile
senza problemi di Fair Play Finanziario.
NAPOLI: SESTO ANNO
IN ATTIVO -
All'ombra del Vesuvio tutto va bene: nel 2013 il Napoli ha
infatti chiuso in utile il bilancio per il sesto anno
consecutivo. Sopratutto le cessioni di Ezequiel Lavezzi e
Edinson Cavani hanno permesso al Napoli di realizzare diversi
acquisti sul mercato e aumentare quindi il monte ingaggi senza
incorrere in sanzioni Uefa
ROMA: RISCHIO DI
SANZIONE MINIMA -
La Roma ha una perdita aggregata nel primo periodo di
monitoraggio di 92 milioni ma sottraendo stipendi e costi (35
milioni), lo sforamento rispetto ai 45 milioni consenstiti
torna gestibile. Quest'anno non partecipa alle Coppe e quindi
non è nella lente d'ingrandimento Iefa mentre per il prossimo
il bilancio dovebbe permetre una perdita aggregata complesiva
di 60 milioni sui tre anni con trend in miglioramento, La
sanzione che potrebbe arrivare da parte della Uefa sarebbe
quindi in ogni caso leggera
LAZIO: TUTTO A
POSTO -
Non sarà simpatico ai tifosi ma Claudio Lotito ha gestito in
modo eccellente il club sotto il profilo finanziario e
addirittura il prossimo bilancio - grazie alla cessione di
Hernanes - tornerà ad essere in utile. Ovviamente, gli stessi
tifosi sperano che insieme all'aspetto economico torni a
sorridergli anche quello sportivo: in sostanza, i parametri
Uefa sono più che rispettati, ora c'è da qualificarsi per una
competizione Uefa
BIG D'EUROPA: TUTTE
IN REGOLA. O QUASI -
Per quanto riguarda le Big d'Europa, dal Real Madrid al
Barcellona, dal Manchester United all'Arsenal, nessun
problema, con parametri Uefa rispettati e spesso bilancio
addirittura in netto utile grazie agli enormi fatturati.
"Particolare" la situazione di Manchester City e Paris
Saint-Germain, che hanno "ammortizzato" le spese grazie ad
enormi contratti di sponsorizzazione che gonfiano la voce
"entrate" ma chei arrivano spesso da società legate alla
proprietà dei due club, per una sorta di "ripianamento
illecito". Dal canto suo, la Uefa indaga e non a caso
rappresentanti del Psg sono stati convocati a fine novembre a
Nyon per chiarire alcuni particolari del bilancio societario
della società biancorossoblù. In ogni caso tali "entrate"
saranno rivalutate verso il basso e dovrebbero così portare i
club ad una situazione tale da subire sanzioni più - Paris
Saint-Germain - e meno - Manchester City - pesanti (senza
arrivare all'esclusione dalle Coppe) da parte della Uefa.
Proprio il modo in cui punirà i francesi definirà in termini
importanti la credibilità della Uefa per quanto riguarda il
Fair Play Finanziario
Tre anni. Sono tre anni che la storia si ripete, senza soluzione
di continuità. Buona prima parte di stagione, qualche piccola
illusione e poi, puntuale come le tasse, arriva la frenata. Secca.
Dopo Ranieri/Stramaccioni e Stramaccioni, con Mazzarri si
proverà almeno a non andare alla deriva. Ma la china di questo
inizio di 2014 ha fornito presagi nefasti: un solo gol fatto tra
campionato e Tim Cup che ha fruttato appena due punticini al
Meazza (pari con Chievo e Catania) e tre sconfitte esterne (Lazio,
Udinese e Genoa).
Se errare è umano, perseverare è diabolico: questo deve evitare
l'Inter negli ultimi giorni di mercato. Tutto nacque dalla
cessione sconclusionata di Thiago
Motta al Psg.
Quell'Inter andava a mille: magari non avrebbe lottato per lo
scudetto, ma certamente non avrebbe fatto la fine che ha poi fatto
con il malcapitato Ranieri in panchina. L'anno dopo, idem: Strama balbetta
all'alba della stagione, poi trova la quadratura e corre spedito
fino a dicembre. Ma un mercato sgraziato, sottolineato
impietosamente dalla lunga sequela di infortuni, manda i
nerazzurri allo sbaraglio. Ora riecco il film già visto. Mazzarri
fa quello che può con quello che ha. Senza Milito, senza Icardi e,
in generale, senza un mercato estivo su misura (Campagnaro,
Andreolli e compagnia erano tutti già sotto contratto prima del
suo arrivo), il tecnico di San Vincenzo illude che il suo apporto
possa portare al di là dei propri limiti una rosa che vale quello
che la classifica dice oggi. Ci riesce fino a un certo punto, poi
crolla sotto il peso di un lavoro immane.
E dalla dirigenza non arrivano aiuti, anzi. A un organico già non
eccelso, in gennaio vengono sottratti anche rincalzi come
Mudingayi, Wallace, Belfodil, Pereira e Olsen: tutta gente in
lista partenze e che Mazzarri è costretto a non poter portare
nemmeno in panchina. Al contempo, non arriva nessuno. Ma
proprio zero. A ciò si aggiunge lo show del mancato
scambio Guarin-Vucinic, che – al di là delle conseguenze
ambientali – priva l'allenatore di due pedine in un colpo solo: il
montenegrino non arriva e il colombiano diventa inutilizzabile per
ovvi motivi. Risultato? Sconfitta a Genova (Guarin era già sicuro
di partire, tant'è che al posto di Alvarez infortunato entra
Kovacic nonostante il campo pesantissimo) e pareggio surreale
contro un Catania che fino a domenica aveva fatto zero punti in
trasferta.
Le colpe? Sono di tutti. Dei giocatori,
spesso inadatti sia per congeniti difetti tecnici, sia per
mancanza di personalità; del tecnico,
a cui forse si chiedeva uno sforzo superiore per ovviare alle
contingenze negative a livello economico e ambientale; deitifosi,
che avrebbero potuto accompagnare con maggior sforzo una squadra
in chiara difficoltà; della classe
arbitrale, che sovente ha affossato con errori marchiani
le velleità nerazzurre. Ma, soprattutto, le colpe sono della dirigenza.
Eh già, perché se cambia tutto e non cambia niente, forse il
problema è alla radice. Come detto, questo è il terzo anno in cui
la storia si ripete e, al netto delle motivazioni peculiari, è
evidente che più d'un errore è stato commesso.
Adesso niente alibi, solo lavoro. Va ricordato a Mazzarri, va
ricordato a Thohir.
Da lui, dal nuovo presidente, ci si aspetta sì calore da tifoso
appassionato, ma soprattutto razionalità e chiarezza. Il bonus-Triplete è
finito, ora serve ripartire. Da zero? Finanche da meno
uno
Thohir :"LA CURVA NORD?? CHE COSA
CAZZO E'?? ME NE FOTTO DI STE PUTTANATE E QUINDI
LO PSEUDO AFFARONE SI FA, GLI DIAMO UN GIOVANE
INTEGRO PER UN CESSO A FIORI GRATIS !!!"Ci
bastano 8 punti per chiudere la stagione poi a
giugno venderò tutto il baraccone dopo aver
pagato il gettone di presenta come nei merdosi
USA, solo che lì le retrocessioni non esistono
(vedere DC United...)
FOTO La protesta dei tifosi nerazzurriLa Curva
Nord contro Thohir: «Guarin alla Juve?
Inaccettabile» . Il tycoon frena, poi l’ok
Comunicato durissimo degli ultrà dell’Inter
contro la nuova dirigenza. Il patron stoppa
tutto, ma poi opta per il prestito(gennaio 2014)

IL
COMUNICATO DELLA NORD: NE ABBIAMO PIENI I
COGLIONI!!!
Il passaggio che si sta
concretizzando in queste ore di uno dei
giocatori più importanti della rosa dell’FC
Inter ad un’altra società italiana è la goccia
che fa traboccare il vaso e ci fa rompere gli
indugi su quel “…ora attendiamo curiosi…” che
aveva accompagnato il nostro saluto al cambio di
ruolo di Moratti:
-SOCIETA’
Avevamo posto delle domande al
Presidente Moratti (alle quali peraltro stiamo
ancora aspettando risposta visto che fa la
fatica di salire ad Appiano Gentile in qualità
del suo ancora ruolo…) per puntare i riflettori
su una società gestita senza minimo buonsenso.
Cambiando la gestione perlomeno
ci aspettavamo non si ripetessero gli stessi
errori e soprattutto ci fossero cambi in tutte
le “componenti di maggior decisione” della
Società Inter.
Fosse preso in considerazione per
ovvi motivi il principio di assunzione, in
un’azienda come quella nerazzurra, di personale
di indiscutibile fede calcistica.
Non si lasciasse il timone
dell’Inter a un incompetente juventino come
Fassone e al suo compare di merende Ricci.
Fosse cacciato seduta stante il
Sig.Branca e tutta una serie di personaggi
infimi che da anni attingevano soldi alla
famiglia Moratti senza meritarsi un solo
centesimo.
Non ne possiamo più delle tante,
troppe, mele marce all’interno dell’Inter.
Quello che ci continuiamo a
chiedere è: ma abbiamo un Presidente?
Ci pare di aver sentito che c’è e
che non è Superman…
Ok…
Ma in tutti questi mesi di
trattative cosa ha guardato??? Solo le palle
degli occhi di Moratti o ha analizzato la
società con le sue infinite problematiche e i
suoi infiniti leccapiedi per capire chi vale e
chi non vale?
Non ce ne voglia nessuno ma
passare da Superman e Super-coglione è questione
di attimi…
Abbiamo appena buttato via
un’anno (se non di più…) grazie alle
lungimiranti strategie societarie.
Questo dovrebbe essere il
secondo. Ci aspetta anche il terzo, il quarto e
il quinto???
L’Inter gioca in serie A e si merita una Società
da serie A.
Al Sig.Thohir consigliamo di
dimenticarsi il baseball, il football americano,
l’NBA o altre realtà lontane anni luce dalla
nostra da cui dice di prendere esempio e copiare
per applicare i modelli di business a Milano.
Non ci è chiaro di preciso cosa
stia facendo, cosa abbia in testa, quali fini lo
spingono.
Ma vorremo vedere meno
sorrisi…Vorremmo sentire meno volte la parola
“business”…Vorremmo atti concreti…
Qui siamo in Italia. Paese di
tradizioni e abitudini non conformi ne
all’Indonesia ne agli Stati Uniti (parliamo di
vita reale…senza offesa per nessuno)
E se il Sig.Thohir non può
trovare nessun “uomo forte” che gestisca a più
livelli una società di calcio italiana…
O è più presente…Trova il modo di
esserlo…Capisce…Carpisce…Osserva…Esamina…
E comprova che tutto quello che
stiamo scrivendo non è aria fritta…
Oppure lo invitiamo caldamente a
rimanere a casa sua…
Senza mezzi termini…
-ALLENATORE
Non entriamo in merito alle decisioni tecniche
di Mazzari.
L’importante è la serietà
professionale e l’impegno.
Ci limitiamo a dire che come da
buona STORICA abitudine societaria l’allenatore
dell’Inter si trova in balia di tutto e tutti
senza la minima difesa di nessuno.
-SQUADRA
Non siamo tecnici, allenatori, ex
giocatori ne tantomeno vogliamo spostarci dal
nostro UNICO ruolo che è quello di tifosi.
Però indebolire una rosa già
limitata per rinforzare un’avversaria di quale
politica societaria fa parte?
Guarin alla juve non è
accettabile in questo momento storico.
Un giocatore giovane e tecnicamente valido per
uno meno giovane?
Tutto ciò lascia perlomeno
perplessi…
Con tutti i discorsi ascoltati da
Thohir sul ringiovanire la rosa etc. sapete
quale sarebbe l’unica politica costruttiva che
accetteremmo per finire la stagione:
Arrivati a 40 punti in campo 5-6
giocatori della primavera tutte le partite!!!
-TIFOSI
Adesso è ora di unirsi gente…
Basta differenze tra Curva e
altri settori.
Agli Inter Club diciamo che ora
di farsi sentire concretamente, di presentarsi,
se ci tengono, con quante più persone nei luoghi
e nelle sedi più opportune per protestare
civilmente con chi da più o meno tempo sta
rovinando l’FC Inter.
Siamo stati pazienti, comprensivi
e vogliamo continuare ad essere vicino alla
squadra…
Ma cosi è davvero troppo!!!
Nelle prossime ore seguiranno
notizie su varie ed eventuali iniziative aperte
a tutto il popolo nerazzurro!!!
FORZA INTERISTI!!!
Pazza Inter, le 8 migliori rimonte dell’ultimo decennio
(leggi in sez. sport)
La rimonta sul Catania ci dà lo spunto per rivivere alcune delle
rimonte più incredibili del recente passato dell’Inter. Qual è quella
che vi ha emozionato di più? Tra le partite che vi proponiamo non
abbiamo inserito volutamente quelle che riguardano rimonte sul doppio
confronto.
SERIE A:
LAZIO-INTER 3-3, 7 dicembre 2002
L’Inter tornava per la prima volta all’Olimpico dopo il ‘drammatico’ 5
maggio: l’avversario era lo stesso, la Lazio. I biancocelesti vanno a
mille nella prima parte di gara, e grazie a una straordinaria
tripletta di Claudio Lopez al 37esimo minuto di gioco sono già avanti
3-0. Un autogol di Couto, un giro di orologio dopo il terzo gol
interista, tiene in vita però l’Inter. Che nella ripresa riacciuffa il
pari (3-3) grazie a una incredibile doppietta di Emre, pazzesco il suo
primo gol: pallonetto dai 25 metri alla Totti.
Il tabellino
Lazio: Peruzzi, Stam, Negro, Fernando Couto, Pancaro (82’ Liverani),
Fiore (89’ Oddo), Simeone (66’ Giannichedda), Stankovic, Cesar,
Corradi, C. Lopez. All. Mancini
Inter: Toldo, Zanetti, Cordoba, Cannavaro, Pasquale (85’ Gamarra),
Okan (31’ Recoba), Almeyda, Emre, Sergio Conçeicao, Vieri, Crespo.
All. Cuper.
Reti: 10’ pt rig. C. Lopez, 31’ C. Lopez, 37’ C. Lopez, 38’ aut.
Fernando Couto, 67’ Emre, 76’ Emre
SERIE A:
INTER-JUVENTUS 2-2, 28 novembre 2004
Nella 13esima giornata di campionato si affrontano la prima Juventus
di Fabio Capello, quella che non perdeva praticamente mai (fin lì 10
vittorie, 1 pareggio e una sconfitta), contro l’Inter di Mancini
affetta da ‘pareggite acuta’ (nelle prime 12 giornate, 2 vittorie e
ben 10 pari). Succede tutto nel secondo tempo, quando la Juve sale 2-0
grazie ai gol di Zalayeta e Ibrahimovic (su rigore). Un minuto dopo il
penalty realizzato dallo svedese, Mancini rivoluzione la sua squadra:
dentro Vieri e Recoba per Van der Meyde e Davids e Inter che passa al
4-2-4. La Juve è schiacciata, ma inizialmente tiene. Fino al 79esimo,
quando Vieri la buca di potenza con un sinistro chirurgico da
posizione defilata, sei minuti prima che Adriano, sempre con il
mancino, ristabilisca la parità all’85esimo.
Il tabellino
Inter: Toldo, Zanetti J., Cordoba, Mihajlovic, Favalli (Zè Maria 46),
Van der Meyde (Recoba 67), Stankovic, Cambiasso, Davids (Vieri C. 67),
Martins, Adriano. All. Mancini
Juventus: Buffon, Zebina, Thuram, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi (Pessotto
84), Emerson, Blasi, Nedved, Ibrahimovic, Zalayeta. All. Capello
Reti: 8’ st Zalayeta, 21’ st rig. Ibrahimovic, 34’ st Vieri, 40’ st
Adriano
SERIE A:
INTER-SAMPDORIA 3-2, 9 gennaio 2005
Una partita non adatta ai deboli di cuore. Era la prima Inter di
Roberto Mancini, quella che gettò le basi di un dominio durato cinque
anni. Contro la Sampdoria, in quella incredibile giornata di inizio
gennaio, i nerazzurri andarono sotto 2-0 per via delle reti di Tonetto,
nel finale del primo tempo, e di Kutuzov all’83esimo. Partita finita?
Niente affatto. Mancini passò al 4-3-3 con Martins, Recoba e Vieri di
punta e ribaltò il risultato in 4 minuti, con due dei tre gol
nerazzurri che arrivarono ben oltre il 90esimo.
Il tabellino
Inter: Toldo;
J.Zanetti, Cordoba, Materazzi, Favalli; C.Zanetti (19'st Martins),
Cambiasso, Stankovic; Emre (38'st Karagounis); Vieri, Adriano (32'st
Recoba). All: Mancini
Sampdoria: Antonioli; C.Zenoni, Castellini, Falcone (13'st Pavan),
Diana, Volpi, Palombo, Tonetto, Flachi, Rossini (28'st Kutuzov). All:
Novellino.
Reti: 43'pt Tonetto, 38'st Kutuzov, 43'st Martins, 46'st Vieri, 47'st
Recoba.
SUPERCOPPA
ITALIA: INTER-ROMA 4-3, 26 agosto 2006
Uno dei tanti scontri di quegli anni tra nerazzurri e giallorossi.
L’allora formazione di Spalletti andò avanti 3-0 già nella prima
mezz’ora di gioco grazie alle reti di Mancini e a una doppietta di
Aquilani. Vieri, poco prima dell’intervallo, diede speranza all’Inter,
che nella ripresa raggiunse poi il 3-3 con Crespo e ancora con Vieri.
I supplementari, dove la Roma arrivò stanca e con il morale sotto i
piedi, furono decisi da una punizione di Figo.
Il tabellino
Inter: Toldo; Zanetti, Materazzi, Samuel, Grosso (9' st Maicon); Figo,
Vieira, Cambiasso, Stankovic (1' 2°ts Dacourt); Ibrahimovic, Adriano
(16' st Crespo). All. Mancini
Roma: Doni; Panucci, Mexes, Chivu, Cufrè; De Rossi, Aquilani (35' st
Tonetto); A.Mancini, Perrotta, Taddei (21' st Cassetti); Totti (27'
Mido). All. Spalletti.
Reti: 13' pt Mancini, 25' pt e 34' pt Aquilani, 44' pt e 29' st Vieira,
20' st Crespo, 4' 1°ts Figo
CHAMPIONS LEAGUE: DINAMO KIEV-INTER 1-2, 4 novembre 2009
E’ lo spartiacque della stagione dell’Inter che poi vincerà la
Champions League, ma che – prima di quella sera di Kiev – non vinceva
in Europa da oltre un anno, era il 22 ottobre del 2008. Quel giorno
serviva una vittoria per alimentare le speranze di qualificazione, e
una vittoria arrivò. Sofferta, ma meritata. La firma, oltre che di
Milito e Sneijder, in gol rispettivamente al minuto 86 e 90 dopo che
la bestia nera Shevchenko aveva portato avanti gli ucraini nel primo
tempo, è di Mourinho. Che a inizio secondo tempo passa al 4-2-3-1 (con
Balotelli) e che chiude con la difesa a tre (Zanetti-Lucio-Maicon) nel
disperato assalto finale che produrrà il ribaltamento del risultato. E
della storia europea di quella Inter.
Il tabellino
Dinamo Kiev: Bogush; Eremenko, Khacheridi, Almeida, Magrao; Vukojevic,
Mikhalik; Shevchenko, Ninkovic, Yarmolenko; Milevskiy (dal 25’ s.t.
Gusev). All. Gazzaev.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel (dal 34’ Muntari), Chivu
(dal 1’ s.t. Balotelli; Zanetti, Cambiasso (dal 1’ s.t. Motta),
Stankovic; Sneijder; Eto’o, Milito. All. Mourinho.
Reti: 22' pt Shevchenko, 41' st Milito, 45' st Snejider
SERIE A: INTER-SIENA 4-3, 9 gennaio 2010
E’ la seconda Inter di Mourinho, quella che da lì a pochi mesi avrebbe
alzato la Champions League 45 anni dopo l’ultima volta. Il Siena
dell’allora tecnico Malesani sfiora l’impresa a San Siro: il primo
tempo finisce 2-2 in virtù delle reti di Maccarone, Ekdal, Milito e
Sneijder (calcio piazzato). Nel secondo tempo ancora Maccarone spinge
avanti il Siena, poi Sneijder, ancora su punizione, trova il gol del
3-3 all’87esimo. Mourinho a questo punto ordina dalla panchina a
Samuel di andare a fare il centravanti: ed è proprio il difensore
argentino a trovare, al 47esimo della ripresa, la rete per il
definitivo 4-3 nerazzurro.
Il tabellino
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, J. Zanetti; Stankovic (1′
st Arnautovic), Thiago Motta (21′ st Stevanovic); Quaresma (1′ st
Samuel), Sneijder, Pandev; Milito. All.: Mourinho.
Siena: Curci (1′ st Pegolo); Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso;
Vergassola, Codrea, Ekdal (36′ st Jarolim sv); Reginaldo (26′ st
Fini), Maccarone, Jajalo. (Rossi, Terzi, Paolucci, Calaiò). All.:
Malesani.
Reti: 18′ pt Maccarone, 24′ pt Milito, 36′ Sneijder, 37′ Ekdal; 20′ st
Maccarone, 43′ st Sneijder, 47′ st Samuel.
CHAMPIONS LEAGUE: BAYERN MONACO-INTER 2-3, 15 marzo 2011
Non c’è più Mourinho, che ha lasciato San Siro per il Bernabeu: ora il
comandante dell’Inter è Leonardo. Per uno strano scherzo del destino,
Inter e Bayern Monaco si ritrovano una contro l’altra pochi mesi dopo
la finale di Champions League dell’anno prima. E anche in questa
occasione è l’Inter a spuntarla. Dopo lo 0-1 di San Siro firmato Gomez,
l’Inter compie l’impresa all’Allianz Arena: dove passa in vantaggio
con Eto’o, ma va sotto 2-1 in virtù delle reti di Gomez e Mueller. Di
Sneijder il 2-2 a 63esimo, poi è Pandev, a due minuti dal 90esimo, a
realizzare il gol che manda in estasi il tifo nerazzurro.
Pazza Inter, le 8 migliori rimonte dell’ultimo decennio
Il tabellino
Bayern Monaco: Kraft, Pranjic, Breno (89' Kroos), Van Buyten (70'
Badstuber), Lahm, Schweinsteiger, Gustavo, Ribery, Muller, Robben (68'
Altintop); Gomez. All. Van Gaal
Inter: Julio Cesar, Maicon, Lucio, Ranocchia, Chivu (87' Nagatomo),
Stankovic (51' Coutinho), Thiago Motta, Cambiasso, Sneijder, Pandev
(89' Kharja), Eto'o. All. Leonardo
Reti: 4' pt Eto'o, 21' pt Gomez, 31' pt Muller, 63' st Sneijder, 88'
st Pandev.
Calcio Inghilterra
Premier, il City batte in rimonta l'Arsenal: Guardiola secondo a -7 da
Conte
I Gunners passano in vantaggio con Walcott, ma si fanno raggiungere e
superare dalle reti di Sané e Sterling. I Citizens sono la seconda forza
del campionato in attesa del derby di Liverpool. Successo per 2-1 anche
del Tottenham sul Burnley
LONDRA –
Il momento di crisi del Manchester City sembra ormai superato. Nello
scontro diretto con l’Arsenal la squadra di Guardiola si impone in rimonta
per 2-1 e scavalca in classifica i Gunners, conquistando il secondo posto
solitario, a -7 dal Chelsea di Conte, in attesa del derby di lunedì tra
Everton e Liverpool. I Citizens bissano così il successo di mercoledì
contro il Watford, arrivato dopo le due sconfitte consecutive con Chelsea
e Leicester che avevano fatto sprofondare gli uomini di Guardiola al
quarto posto. Walcott illude l’Arsenal dopo cinque minuti, ma nella
ripresa Sané pareggia al 47′ e Sterling firma il gol partita al 71′. I
Gunners cadono ancora dopo il ko nel turno infrasettimanale con l’Everton
e precipitano a -9 dalla vetta. Vittoria in rimonta anche per il
Tottenham. Sotto con il Burnley (gol di Barnes), gli Spurs si impongono
per 2-1 con le reti firmate da Alli e Rose. Continua il buon momento del
Southampton, che vince 3-1 sul campo del Bournemouth: Ake mette sotto i
Saints dopo sei minuti, pari di Bertrand al 14′ e doppietta di Jay
Rodriguez nella ripresa, con la squadra di Puel che sale al settimo posto.
Premier League, l'Everton fa un regalo a Conte. Cade di nuovo il Leicester
Gli uomini di Koeman piegano in rimonta l'Arsenal e forniscono al Chelsea
l'occasione di allungare domani sera. La squadra di Ranieri continua a
racimolare brutte figure in trasferta: cade anche a Bournemouth e vede
avvicinarsi la zona retrocessione
LONDRA –
L’Everton fa un regalo a Conte. Supera in rimonta l’Arsenal, nel primo dei
due anticipi della 16/a giornata di Premier League, e offre su un piatto
d’argento ai Blues, impegnati mercoledì sera sul campo del Sunderland,
l’occasione per allungare il passo in vetta alla classifica. I Gunners,
reduci da 14 risultati utili consecutivi, si erano illusi dopo la rete di
Alexis Sanchez al 20’. Invece si sono visti prima raggiungere (44’) da
Coleman e poi beffare all’86’ da Ashley Williams. In 11 contro 10 per
l’espulsione al 90’ di Jagielka, l’Arsenal ha tentato disperatamente di
raddrizzare il risultato ma si è visto negare il 2-2 al 95’ da Baines che
ha respinto sulla linea un tiro a colpo sicuro di Iwobi.
CADE IL LEICESTER DI RANIERI –
Torna a farsi critica la situazione del Leicester di Ranieri che,
nell’altro anticipo, ha perso
(1-0) lo scontro diretto con il Bournemouth, cancellando quanto di buono
fatto contro il Manchester City. A decidere l’incontro è stato Pugh, a
segno dopo 34’. Il ko conferma le difficoltà esterne dei campioni in
carica, che hanno racimolato appena un punto nelle ultime 8 uscite. E così
la zona retrocessione, con Swansea e Hull (distanti 4 punti) che devono
ancora giocare, rischia di farsi pericolosamente sempre più vicina.
Premier, il Leicester è tornato: 4-2 al Manchester City. Okaka stende l'Everton
La squadra di Ranieri liquida in 20' la pratica Guardiola. L'Arsenal batte
in rimonta lo Stoke e si porta momentaneamente in vetta insieme al
Chelsea, che domenica affronta il West Bromwich. L'attaccante italiano
firma la doppietta che regala un successo prestigioso al Watford di Walter
Mazzarri
LONDRA
- In Premier League è
tornato il Leicester di Ranieri. I campioni d’Inghilterra sfoderano una
prestazione da 2015/2016 battendo per 4-2 il Manchester City di Guardiola.
Il tecnico italiano fa un regalo ad Antonio Conte, obbligando i Citizens
alla seconda battuta d’arresto consecutiva. Dopo 5 minuti è chiaro di
avere di fronte il migliore Leicester possibile, quello dello scorso
campionato o di questa Champions League per intenderci: le Foxes, infatti,
sono già in vantaggio al 3’ grazie a Jamie Vardy, che interrompe un
digiuno durato ben 17 partite. Neanche il tempo di realizzare il precoce
svantaggio, che il Leicester raddoppia: rimessa laterale lunghissima che
favorisce la sponda di testa di Huth, la palla finisce a Slimani che la
difende bene servendola a King che con un tiro a giro punisce
l’incolpevole Bravo.
La pioggia fa annegare il City, mentre revitalizza la squadra di Ranieri,
che dopo venti minuti di partita fa il 3-0: lo confeziona la coppia d’oro
della passata stagione; Mahrez serve Vardy con un dolce tocco di destro,
il centravanti inglese scarta Bravo e realizza indisturbato la rete che
riconsegna alla Premier le rinate Foxes. Nel secondo tempo ancora
un'amnesia difensiva favorisce il Leicester: retropassaggio sciagurato di
Stones, Vardy legge la traiettoria, salta Bravo e realizza da posizione
defilata: tripletta per lui. I gol di Kolarov su punizione e Nolito con un
tocco ravvicinato non salvano certo la serata dei Citizens. I 16 punti
permettono a Ranieri di prendere una boccata d’aria, la zona retrocessione
è ancora molto vicina. Brutto ko per il City, che dopo aver perso contro
il Chelsea, si ferma collezionando una delle peggiori prestazioni dell’era
Guardiola. Liverpool e Blues possono allungare.
Inghilterra, Conte batte Guardiola: il Chelsea va in fuga
Hazard
esulta: il Chelsea vince sul campo del Manchester City (reuters)
I Blues espugnano il campo del Manchester City grazie a un sonoro 3-1.
Rammarico per i Citizens, che hanno sprecato molte occasioni: apre un
autogol di Cahill, ribaltando il risultato Diego Costa, William e Hazard.
Dedica alle vittime della tragedia aerea che ha coinvolto la squadra della
Chapecoense
E sono otto consecutive. Il Chelsea di Antonio
Conte espugna l'Etihad Stadium,
infliggendo un pesante 3-1 al Manchester City di Guardiola, per portarsi a
+4 sui rivali di Premier League. Il risultato che vale la conferma al
primo posto in classifica non rispecchia pienamente l'andamento della
gara, perché fino al pareggio di Diego Costa - il City si era portato in
vantaggio con un autogol di Cahill - i padroni di casa hanno avuto più
occasioni per portarsi sul 2-0, la più clamorosa fallita da De Bruyne a
porta vuota. Dopo l'errore del belga, i Blues sono stati cinici a trovare
l'1-1: il capocannoniere della Premier (11 reti contro le 10 di Aguero) ha
superato Otamendi per poi scagliare il pallone alle spalle di Bravo.Sulla
scia dell'entusiasmo il Chelsea ha cominciato a prendere le misure agli
avversari - che hanno comunque creato ulteriori palle gol per riportarsi
in vantaggio, un salvataggio del sempre più decisivo Moses salva i Blues -
soprattutto dopo l'ingresso del brasiliano Willian. E' proprio l'esterno a
sfruttare perfettamente un contropiede dei londinesi, favorito da Costa
dopo un anticipo fallito da Otamendi, e a realizzare il gol del 2-1 per la
squadra di Conte: toccante la dedica
per la Chapecoense,
insieme all'altro brasiliano David Luiz. La gara, però, la chiude uno
scatenato Hazard. Il Belga vince il confronto diretto con De Bruyne,
sigillando il risultato con un'altra transizione che mette a nudo tutte le
debolezze della difesa dei Citizens.
Debolezze non solo tecniche, ma anche mentali: nel finale Aguero perde la
testa, commettendo una fallo da rosso diretto su David Luiz; dal
parapiglia che ne segue l'altro penalizzato è Fernandinho, cacciato negli
spogliatoi insieme al compagno argentino. Il City chiude in 9 una partita
che avrebbe dovuto vincere grazie alle tante palle gol create. La spunta
invece il Chelsea, che tramite David Luiz dedica il successo alle vittime
della tragedia aerea: "Questa vittoria è per le persone morte in Colombia.
E' stato difficile concentrarsi per questa gara, perché avevo degli amici
che non ci sono più". Conte si gode il primo posto in solitaria - il
Liverpool può arrivare al massimo a meno uno - e il
suo 3-4-3,
con il quale ha vinto otto partite su otto, realizzando 22 gol e
concedendone solo 2.
..
Gunners sempre quarti dopo la vittoria sul Bournemouth,
solo pareggio per la squadra di Mourinho (espulso)
contro il West Ham
|
..
Dopo il titolo dello scorso anno in questa
stagione le Foxes viaggiano a ritmi diversi, un
pelo sopra la zona a rischio. 13 punti dopo 14
giornate record
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Inghilterra, si ferma il Liverpool: Conte, assalto alla vetta
Il
gol di Giroud (ansa)
La squadra di Klopp non va oltre lo 0-0 in casa del Southampton. Il
Chelsea - posticipo contro il Middlesbrough - può superarla.Termina in
parità l'attesa sfida tra Mourinho e Wenger. Che ritorno per Yaya Toure:
salva Guardiola con una doppietta. Crollo Ranieri: Mazzarri lo batte per
2-1
LONDRA -
Quante emozioni nel sabato della dodicesima giornata di Premier League.
Dallo stop del Liverpool, che può favorire il balzo in vetta alla
classifica del
Chelsea di Conte,
qualora vincesse in trasferta contro il Middlesbrough, alla doppietta del
rientrante Yaya
Toure,
salvatore di Guardiola nel 2-1 del City al Crystal Palace. E non è finita,
il derby italiano tra Watford e Leicester sancisce il tramonto delle
ambizioni europee dei campioni d'Inghilterra: la squadra di Mazzarri ha
superato per 2-1 le Foxes a Vicarage Road, lanciandosi verso le zone
nobili della classifica. Ranieri, invece, si trova ora impelagato nella
zona retrocessione.
LIVERPOOL E CITY - Stato
d'animo differente per le due attuali capoliste della Premier. Il calcio
spettacolo dei ragazzi di Klopp non si è visto nella pioggia di
Southampton. Lo 0-0 contro i Saints impedisce ai Reds di consolidare il
primato in classifica, ora seriamente a rischio. A Londra, invece, si
rilancia il Manchester City, che aggancia proprio il Liverpool a quota 27.
Si tratta del grande successo di Yaya Toure - e in un certo senso di
Guardiola - che dopo le scuse ufficiale e il rientro nell'undici titolare,
salva il tecnico catalano con una doppietta: a Selhurst Park, casa del
Crystal Palace, finisce per 1-2. Il leader è tornato. Entrambe le squadre,
però, dovranno attendere la gara di domenica del Chelsea (anche i Blues
impegnati in una trasferta), che può toccare quota 28 in caso di vittoria
contro il Middlesbrough di Negredo.
DERBY ITALIANO E' DI MAZZARRI - Sempre
a Londra, ma a Vicarage Road, Mazzarri vince il derby contro Ranieri. Il
suo Watford conquista i tre punti grazie a una partenza sprint, favorita
dai gol di Capoue e dell'ex juventino Pereyra. Inutile il rigore di Mahrez,
che accorcia le distanze nel primo tempo, senza riuscire a favorire una
rimonta delle Foxes. Sono 18 i punti per il Watford (ottavo), solo 12 per
il Leicester, che deve guardarsi alle spalle: Ranieri è staccato dalla
zona retrocessione di sole due lunghezze.
Spettacolare la stracittadina tra Tottenham e West Ham: gli Spurs -
padroni di casa - fanno e disfano, per poi recuperare in un finale ad alto
tasso di spettacolarità. Il risultato finale è di 3-2. Apre le marcature
il 'bomber' Antonio. L'esterno degli Hammers è il miglior marcatore
stagionale del West Ham pur giocando spesso e volentieri da esterno a
tutta fascia. Il pareggio di Winks, è frustrato dal rigore di Lanzini, che
riporta la squadra di Bilic sull'1-2. Nel finale si scatena Kane: il
centravanti inglese mette alle spalle l'inizio di stagione più complicato
da due anni a questa parte con una doppietta che regala tre punti
preziosissimi agli Spurs. La squadra di Pochettino è a quota 24 in
classifica.
MOU VS WENGER - L'attesa
sfida tra Mourinho e Wenger termina con un pari che serve poco a entrambi.
Finisce 1-1 la gara dell'Old Trafford tra Manchester United e Arsenal,
risultato che fa sorridere il Liverpool di Klopp ma anche Conte e
Guardiola. I Red Devils passano in vantaggio al 23′ della ripresa, quando
Pogba serve in profondità Herrera sulla destra e Mata è pronto a insaccare
il traversone deviato dalla difesa dei Gunners. Lo United sembra ormai
avere la vittoria in pugno, ma a gelare il pubblico di casa è Giroud che
all'89' trova il gol del pareggio con un imperioso stacco di testa su
assist di Oxlade-Chamberlain. A fine partita i due allenatori, dopo
l'ennesimo attacco
dello Special One nella
conferenza stampa della vigilia, si sono salutati con una tiepida stretta
di mano.
Inghilterra, Coppa di Lega: la 'vendetta' di Mourinho, fuori Guardiola e
Conte
Mata
festeggia il gol vittoria dello United sul City (lapresse)
Il Manchester United vince all'Old Trafford il derby con il City guidato
dallo spagnolo (decide un gol di Mata) e passa ai quarti di finale della
competizione. Eliminato anche il Chelsea dell'ex ct azzurro, sconfitto 2-1
sul campo del West Ham. Avanti anche il Southampton, che supera di misura
il Sunderland
LONDRA -
Pep Guardiola deve dire addio al primo trofeo della sua avventura inglese
alla guida del Manchester City. Va infatti allo United di Josè Mourinho il
derby valido per gli ottavi di finale della Coppa di Lega inglese, un
successo di misura che evita la parola crisi per i red devils (una sola
vittoria nelle ultime sei uscite in Premier League) reduci dai quattro
schiaffi rimediati dal Chelsea domenica in campionato.
MATA DECIDE IL DERBY DI MANCHESTER, MOU RESPIRA -
Aveva chiesto ai suoi di reagire "da uomini", lo Special One, per evitare
una seconda sconfitta per mano dei cugini dopo quella del 10 settembre in
campionato: il risultato gli ha dato ragione, anche se va riconosciuto
come Guardiola abbia schierato una sorta di formazione B con solo due
uomini (Kompany e Iheanacho) degli undici che avevano affrontato
il Southampton in Premier nell'ultimo turno. A decidere la sfida all'Old
Trafford, non eccelsa sul piano tecnico e dove ancora una volta in ombra è
rimasto Zlatan Ibrahimovic, è stata una rete di Mata al 54′ a battere
Caballero.
FUORI IL CHELSEA DI CONTE, KO IN CASA HAMMERS -
Saluta la competizione invece il Chelsea di Antonio Conte, che finisce al
tappeto nel derby in casa del West Ham, che approda così ai quarti di
finale: Hammers avanti con Kouyate e Fernandes all'11' e al 48′, inutile
la rete della bandiera di Cahill al 95′. Prosegue il suo cammino anche il
Southampton, che supera di misura il Sunderland con una rete nella ripresa
di Boufal.
COPPA DI LEGA - OTTAVI DI
FINALE
(in maiuscolo le squadre qualificate)
ARSENAL - Reading 2-0
LIVERPOOL - Tottenham 2-1
Bristol City - HULL CITY 1-2
LEEDS - Norwich City 6-4 dcr
NEWCASTLE - Preston North End 6-0
WEST HAM - Chelsea 2-1
SOUTHAMPTON - Sunderland 1-0
MANCHESTER UNITED - Manchester City 1-0
Abbinamento quarti di finale: Manchester
Utd-West Ham, Liverpool-Leeds, Hull City-Newcastle, Arsenal-Southampton.
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23rd October, 2016 - Premier League, goals: Pedro,
Gary Cahill, Eden Hazard, N'Golo Kante
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23rd October, 2016 - Premier League, goals:
Kelechi Iheanacho, Nathan Redmond
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Le Foxes battono per 3-1 il Crystal Palace,
risollevando una classifica problematica. Tre 0-0
per le londinesi: un punto per Arsenal, Tottenham
e Mazzarri.
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(Video) Leicester City 3 - 1 Crystal Palace full
match highlights & goals ,Premier league
Highlights…
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I Blues travolgono lo United in una gara senza
storia: londinesi ad un punto dalla vetta, dopo
con Liverpool e Arsenal ci sono anche i Citizens,
nonostante il
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(Video) Burnley FC 2 - 1 Everton full match
highlights & goals ,Premier league Highlights
22/10/2016…
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Inghilterra: Arsenal aggancia la vetta. City, un punto e due rigori
sbagliati
La squadra di Wenger raggiunge il Manchester di Guardiola: per i 'Gunners'
vittoria per 3-2 sullo Swansea. I 'Citizens' rischiano una rocambolesca
sconfitta, ma Nolito risponde alla prodezza di Lukaku: 1-1 il finale. De
Bruyne e Aguero sbagliano dal dischetto, stregati da Stekelenburg
..
15th October, 2016 - Premier League, goals: Kevin
de Bruyne, Sergio Aguero, Nolito, Romelu Lukaku
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15th October, 2016 - Premier League, goals: Theo
Walcott, Mesut Ozil, Gylfi Sigurdsson, Borja
Baston
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15th October, 2016 - Premier League, goals: Diego
Costa, Eden Hazard, Victor Moses
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ROMA
- Una pazza domenica
di Premier League. Dopo la facile
vittoria del Chelsea sul Leicester, è l'Everton a sovvertire i
pronostici, pareggiando 1-1 all'Etihad contro il Manchester City di
Guardiola. I 'Citizens' sbagliano due rigori, favorendo l'aggancio dell'Arsenal
alla testa della classifica. Per la squadra di Wenger 3-2 casalingo ai
danni dello Swansea. In attesa del Monday Night che vedrà il Liverpool
ospitare il Manchester United ad Anfield: la squadra di Klopp può
raggiungere le due capolista, quella di Mourinho può riagganciare il treno
che porta alla vetta della Premier.
PAREGGIO A MANCHESTER - La giornata
storta del City inizia al 43', quando De Bruyne posiziona il pallone sul
dischetto per battere il primo calcio di rigore della partita: calcia a
mezza altezza alla sinistra di Stekelenburg, che intuisce e neutralizza.
Come da copione, la squadra di Guardiola fa la partita, ma è l'Everton a
sbloccare - nel secondo tempo - ngrazie a un contropiede di sessanta metri
di Lukaku. Il centravanti belga prima disarciona Stones, poi brucia un
indolente Clichy scagliando un sinsitro imparabile per Bravo. La squadra
di casa, ferita, si attiene al copione scritto dal suo allenatore,
guadagnandosi un altro calcio di rigore: è ancora Jagielka a commettere il
fallo, stendendo Aguero. Il 'Kun'si ripresenta dal dischetto e sbaglia il
terzo rigore stagionale: è ancora Stekelenburg a fare l'eroe. Il pareggio
arriva, infine, grazie a Nolito, che realizza di testa su cross di un
ispirato Silva.
L'ARSENAL VINCE, IL TOTTENHAM FERMATO DALL'EX - Un
ispirato Theo Walcott lancia l'Arsenal in vetta alla classifca.
L'attaccante della Nazionale inglese ha realizzato una doppietta (cinque
reti in Premier) che ha subito incanalato il match dalla parte dei 'Gunners'.
Lo Swansea lotta, e accorcia le distanze con Sigurdsson, ma Ozil riporta
il doppio vantaggio per la squadra di casa. L'anima dei gallesi esce
nuovamente fuori, con la rete di Borja Baston, che fa presagire una
rimonta, ancor di più dopo l'espulsione di Xhaka, che lascia Wenger in
dieci uomini. La difesa dell'Arsenal, però, regge, regalando i tre punti
ai tifosi dell'Emirates.
Il Tottenham, invece, non va oltre il pareggio contro il West Bromwich. La
sfavorita sblocca il risultato, grazie all'ex Chadli, sempre più decisivo
per la sua nuova squadra. Per il belga si tratta della quarta rete in
cinque partite di campionato. Pochettino riesce comunque a conquistare un
punto, grazie al gol di punta di Dele Alli.
Inghilterra, il Totteham ferma la corsa del City: Il Manchester United non
ne approfitta
L'esultanza
di Dele Alli (lapresse)
Gli Spurs piegano 2-0 gli uomini di Guardiola e interrompono la loro
striscia di 6 vittorie di fila. I Red Devils si fanno riprendere nel
finale dallo Stoke. Delude anche il Leicester, bloccato sullo 0-0 in casa
dal Southampton. Vince e avanza l'Arsenal
Inghilterra, Mourinho inciampa ancora: il Watford di Mazzarri fa l'impresa
Zuniga
esulta dopo il gol del 2 a 1 del Watford (reuters)
Terza sconfitta in una settimana per lo United, che perde per 3-1 a
Vicarage Road. Capoue va a segno nel primo tempo, di Rashford il
momentaneo pari ma è decisivo l’ingresso di Zuniga: l’ex Napoli firma il
nuovo vantaggio e propizia il rigore trasformato da Deeney
WATFORD - Mentre
Pep Guardiola sembra aver trovato ormai la quadratura del cerchio al City
(primo posto in classifica a punteggio pieno, otto vittorie in otto gare
ufficiali), Mourinho deve ingoiare un'altra sconfitta con il suo
Manchester United, la terza in una settimana contando anche il ko
di Rotterdam in Europa League.
Il 14/o ko nelle ultime 32 gare che hanno visto lo Special One in panchina
è ancora più amaro, perché arriva per mano del Watford di quel Walter
Mazzarri col quale il vate di Setubal s'è spesso punzecchiato a distanza.
Finisce 3-1 a Vicarage Road, grazie soprattutto ad un altro ex Napoli,
l'esterno Zuniga.
DECIDE ZUNIGA -
È lo United ad avere la prima palla-gol, ma Pogba viene fermato dalla
traversa; va meglio a Capoue, che firma il vantaggio degli Hornets al 34′,
al termine di un'azione viziata da un sospetto fallo di Britos ai danni di
Martial, che sarà anche costretto a uscire per un colpo alla testa. Nella
ripresa, i Red Devils reagiscono e trovano il pari con Rashford al 17′, ma
nella partita a scacchi dei cambi è Mazzarri a muovere le pedine giuste:
al 37′ entra Zuniga al posto di Capoue e il colombiano cambia volto alla
gara, prima siglando il 2-1 un minuto dopo il suo ingresso e poi
guadagnandosi in pieno recupero il rigore (fallo di Fellaini) che Deeney
trasforma, siglando il definitivo 3-1. Resta fermo a 9 punti lo United, a
sei lunghezze di distanza dal City capolista.
LE ALTRE -
Nel pomeriggio, altri tre successi per le tre squadre di casa. passeggia
il Crystal Palace contro lo Stoke City: dopo una manciata di minuti è già
avanti di due gol grazie alle reti di Tomkins e Dann tra il 9' e il 12'.
Il Palace controlla le incursioni di Bojan fino al 72' per poi colpire con
un'altra doppietta: prima McArthur con una conclusione deviata dal
portiere dello Stoke Given, poi 3 minuti dopo chiude il contro con una
conclusione da fuori di Townsend. Inutile nel finale la rete di Arnautovic.
Domina ma fatica a vincere il Tottenham: i londinesi a White Hart Lane
battono 1-0 il Sunderland grazie a un gol del solito Kane al 59' su
assist di Walker, chiudendo comunque la sfida in superiorità numerica
(espulso Januzaj) e con il 75% di possesso palla. Stesso risultato per il
Southampton: 1-0 allo Swansea di Guidolin grazie a una rete di Charlie
Austin al 64'.
Manchester United-Manchester City 1-2, Guardiola vince il primo scontro
con Mou
La
gioia dei giocatori del City a fine partita (afp)
De Bruyne e Iheanacho firmano il doppio vantaggio degli ospiti, la rete di
Ibrahimovic permette ai "Red Devils" di rientrare in partita ma il
risultato non cambia nella ripresa: "Citizens" a punteggio pieno dopo
quattro partite di Premier League.
MANCHESTER -
Il primo capitolo della nuova "guerra" tra José
Mourinho e Pep Guardiola se
lo aggiudica il catalano. Il Manchester City si impone nel big match della
quarta giornata della Premier League, battendo a domicilio un Manchester
United irriconoscibile nel primo tempo - anche a causa di alcune scelte
alquanto discutibili del portoghese - e più logico e combattivo nella
ripresa. Da due maestri della panchina era forse lecito attendersi una
gara più squisitamente tattica, ne è uscita invece una sfida fatta di
strappi, un contropiede dopo l'altro, quasi a voler riavvolgere il nastro
azione dopo azione. Alla fine sorride il City, preso per mano in attacco
da De Bruyne (a segno in avvio e ispiratore del raddoppio di Iheanacho) e
nella propria metà campo dalla prestazione maiuscola di Fernandinho, vero
uomo ovunque per i "Citizens".I
FLOP (E I GOL) -
Nella sofferenza iniziale del Manchester United c'è tanto delle scelte di
Mourinho, che lascia in panchina contemporaneamente Mata, Martial e il
gioiellino Rashford, preferendo Mkhitaryan e Lingard sulle corsie nel
4-2-3-1: l'armeno, costretto sulla destra, non riesce a entrare in
partita, mentre il prodotto dell'Academy dei "Red Devils" si rivela
semplicemente non adatto a una sfida di tale livello. L'avvio è quindi del
City, nel quale si intravede già qualche lampo del pressing alto tipico
del calcio di Guardiola oltre alla ricerca del possesso palla. Il volto
migliore degli ospiti è quello dei primi quaranta minuti anche se la rete
del vantaggio arriva in maniera quasi estemporanea. Lancio lunghissimo di
Kolarov, Bailly si fa anticipare di testa da Iheanacho, Blind legge male
la situazione e De Bruyne lo anticipa con la punta del piede, involandosi
verso la porta di un De Gea che non può nulla sull'interno destro del
belga. I padroni di casa non riescono a ripartire, l'unico guizzo è un
destro alto di un Pogba lontano parente di quello ammirato in casa
Juventus. Il raddoppio arriva su un altro errore di Blind, stavolta più
giustificabile: l'olandese tiene tutti in gioco mentre De Bruyne fa
impazzire la difesa dello United. Sinistro lento ma preciso, palo pieno,
Iheanacho può insaccare con un comodissimo tap-in mancino. Quando il City
sembra padrone della partita, emerge un altro dei flop di giornata:
disastro in uscita alta di Claudio Bravo, fortemente voluto da Guardiola
al posto di Joe Hart. Il portiere si scontra con Stones, Ibrahimovic al
volo con il destro trova il gol dell'1-2 ed è la scossa elettrica che
serviva allo United.
QUALCHE PROTESTA, TANTI ERRORI -
Bravo prova a riscattarsi bloccando un colpo di testa dello svedese su
invito di Rooney ma combina un altro pasticcio su un pallone
apparentemente innocuo: Lingard serve Ibrahimovic a porta vuota, l'ex PSG
forse non capisce di poter mirare in tranquillità, sinistro lentissimo
salvato sulla linea. Mourinho corregge l'undici iniziale durante
l'intervallo, abbandonando il 4-2-3-1 per il 4-3-3, con l'ingresso di
Herrera e Rashford al posto di Mkhitaryan e Lingard. Il basco si piazza in
cabina di regia, l'attaccante si impadronisce della fascia sinistra e la
infiamma con delle sfuriate che mettono in crisi il City già a inizio
ripresa. Guardiola corre subito ai ripari con Fernando per Iheanacho: più
fisicità in mediana, De Bruyne diventa il centravanti tattico di una
squadra che si limita a provare le ripartenze, trovando respiro
occasionale nel fidato possesso palla. All'11' Bravo rischia grosso sul
pressing di Herrera: dribbling fuori misura, Rooney si avventa sul pallone
e il portiere prova a tamponare i danni con un'entrata rischiatutto. C'è
anche un pizzico di pallone in un intervento folle, il rigore potrebbe
starci, Clattenburg decide di graziare l'ex Barcellona. Dal 25′ in poi,
quando Rashford insacca il possibile 2-2 vanificato dalla deviazione in
netto fuorigioco di Ibrahimovic, gli ospiti riprendono fiato, anche grazie
all'ingresso di Sané al posto di Sterling. Il tedesco miscela qualche
accelerazione ad alcune ripartenze gestite con maggiore calma, come quando
spedisce De Bruyne alla conclusione in area: altro palo per il belga,
rebus irrisolvibile per la coppia centrale dello United, oggi in grande
difficoltà a differenza degli ottimi Valencia e Shaw. Il finale, con
Martial al posto dell'ex terzino del Southampton, vede i Red Devils
all'arrembaggio scoordinato: Ibrahimovic e Pogba ci provano senza
successo, Guardiola può festeggiare. Ma la Premier è ancora lunghissima, e
sullo sfondo c'è anche il Chelsea di Antonio Conte..
MANCHESTER UNITED-MANCHESTER CITY 1-2 (1-2)
Manchester United (4-2-3-1):
De Gea; Valencia, Bailly, Blind, Shaw (36′ st Martial); Fellaini, Pogba;
Mkhitaryan (1′ st Herrera), Rooney, Lingard (1′ st Rashford); Ibrahimovic.
(Romero, Smalling, Mata, Schneiderlin). All.: Mourinho
Manchester City (4-1-4-1):
Bravo; Sagna, Stones, Otamendi, Kolarov;
Fernandinho; Sterling (15′ st Sané), De Bruyne (45′ st Zabaleta), Silva,
Nolito; Iheanacho (8′ st Fernando). (Caballero, Clichy, Jesus Navas,
Garcia). All.: Guardiola
Arbitro:
Clattenburg
Reti:
15′ pt De Bruyne, 36′ pt Iheanacho, 42′ pt Ibrahimovic
Ammoniti:
Silva, Bailly, Fellaini, Ibrahimovic, Rooney, Fernandinho
Recupero:
2′ e 5′LONDRA
- La prima vittoria di
Mazzarri in Premier non è stata certamente banale. Nella cornice dello
Stadio Olimpico di Londra, casa del West Ham, gli Hornets vinto in rimonta
dopo essere passati in svantaggio per 2-0 dopo appena mezz'ora. La
doppietta di Antonio non è bastata alla squadra di casa che si è fatta
recuperare in chiusura di primo tempo dalla premiata ditta Ighalo-Deeney,
coppia che torna a brillare dopo un inizio di stagione appanato. Nella
ripresa il Watford completa la rimonta grazie alla rete di Capoue,
capocannoniere della squadra a quota 3 reti, ben assistito da Pereyra. Il
sigillo alla partita lo mette l'ex Roma Josè Holebas. Tre punti importanti
per l'ex tecnico del Napoli, che nel prossimo turno incontrerà il
Manchester United di Mourinho.
CROLLO RANIERI - Nel
giorno iin cui Anfield mostra la sua nuova veste, grazie a una nuova
tribuna che porta la capienza dello stadio a più di 50000 posti, vince e
convince il Liverpool di Klopp. Non può nulla il Leicester contro la
giornata di grazia di Firmino e Mane. Sblocca proprio il brasiliano,
grazie ad un'azione in verticale che brucia la coppia centrale Morgan-Huth.
Il raddoppio di Manè arriva dopo un'altra manovra convincente della
squadra di casa. La squadra di Ranieri accorcia le distanze con Vardy, ma
più che per i meriti delle Foxes, il gol è frutto di un grave errore di
Lucas Leiva in fase d'impostazione.
Nella ripresa il Liverpool riprende a macinare. Prima Lallana, su assist
di Wijnladum, e poi Firmino, che mette a segno la personale doppietta,
spengono le velleità - ben poche - di rimonta dei Campioni d'Inghilterra.
La prima partita dell'era Ranieri in cui il Leicester non ha avuto
realmente chance di vittoria.
SORRIDE LA CAPITALE - Vittorie
anche per Tottenham e Arsenal. Gli Spurs sono tornati la macchina da gol
della passata stagione: quattro gol rifilati allo Stoke, in una trasferta
che si è rivelata più facile del previsto per gli uomini Pochettino. Nel
primo tempo sblocca il risultato Son, che raddoppia per i londinesi a
inzio ripresa. Le reti di Kane, che torna a segnare dopo cinque turni di
campionato, e Alli, sugellano la vittoria.
Più complessa la partita dell'Arsenal, che batte in rimonta un Southampton
quadrato. Allo sfortunato autogol di Cech, che infila il pallone nella sua
porta con un colpo di nuca, segue la rovesciata di Koscielny, che rimette
le cose in pari per la squadra di Wenger. La partita prosegue sul filo
dell'equilibrio con occasioni da un parte e dall'altra. Al 94' l'arbitro
fischia una fallo da rigore per un intervento maldestro di Fonte ai danni
di Giroud: Cazorla è freddo dal dischetto e regala 3 punti ai Gunners.
Prima vittoria stagionale anche per il Crystal Palace - che batte 2-1 il
Middlesbrough - trascinato dal primo gol del neoacquisto Benteke. L'ex
Liverpool sblocca la partita con la specialità della casa, il colpo di
testa. La squadra di Karanka pareggia grazie allo stacco di Ayala. A
inizio ripresa il Palace giostra bene il pallone, mandando Zaha in porta
con facilità: 2-1 e primi tre punti per coach Pardew.
Inghilterra, Coppa di Lega: Chelsea avanti soffrendo. Mazzarri, che
figuraccia
I Blues superano di misura (3-2) i Bristol Rovers. Il Watford si fa
sorprendere in casa dal Gillingham, formazione di League One. Bene lo
Swansea di Guidolin e il Wolverhampton di Zenga
LONDRA -
Primo turno di Coppa di Lega favorevole per gli allenatori italiani sulle
panchine inglesi. Antonio Conte passa il turno battendo 3-2 i Bristol
Rovers (League One). I blues chiudono avanti 3-1 il primo tempo grazie
alla doppietta di Batshuayi e alla rete di Moses ma devono resistere fino
in fondo contro una squadra mai doma, capace di accorciare ulteriormente
le distanze in avvio di ripresa di Harrison dopo il momentaneo 2-1 di
Hartley.
BENE GUIDOLIN, MALE MAZZARRI -
Lo Swansea di Francesco Guidolin, invece, va a vincere 3-1 in casa del
Peterborough (League One) con la doppietta di McBurnie. Successo anche per
il Wolverhampton di Walter Zenga: 2-1 sul Cambridge United (Football
League 2) con gara decisa già nei primi 13′. Eliminato,
invece, il Watford di Walter Mazzarri, battuto 2-1 in casa ai
supplementari dal Gillingham, formazione di League one. Ha deciso una rete
di Dack al 102′ dopo che Byrne all'82' aveva risposto all'illusorio gol
dell'1-0 di Ighalo (58′). Passa il turno anche il Liverpool di Jurgen
Klopp che si impone 5-0 in casa del Burton (Championship),con una
doppietta nel finale di Sturridge. Avanza anche l'Everton che in casa si
sbarazza dello Yeovil 4-0 (doppietta di Kone).
Inghilterra, Leicester ko all'esordio. Vincono Guidolin e Guardiola, pari
per Mazzarri
La squadra di Ranieri, campione uscente, battuta 2-1 dal neo promosso Hull,
presentatosi con un allenatore a gettone. Decide Snodgrass dopo che Mahrez
su rigore aveva risposto a Diomande. Lo Swansea passa in trasferta di
misura a Burnley, il Watford fa 1-1 sul campo del Southampton. Lamela
salva il Tottenham. il City risolve solo nel finale col Sunderland
LONDRA
- Inizia nel peggiore
dei modi la difesa del titolo per il Leicester. La squadra di Ranieri -
prima formazione campione in carica a perdere al debutto dalla nascita
della premier nel 1992 - si è fatta sorprendere dal neopromosso Hull City,
arrivato al primo appuntamento stagionale con un allenatore preso a
gettone per una sola gara (Mike Phelan) dopo l'allontanamento di Steve
Bruce e in un clima di grande contestazione per la campagna acquisti
deficitaria. A far tornare il sorriso ai tifosi dei Tigers ha invece
pensato Snodgrass che al 57' ha regalato gli inattesi tre punti ai
neroambra. Chissà che adesso la società, che tra le possibile alternative
per la panchina stava pensando anche a Zola, non decida di confermare
Phelan.
LEICESTER, NON BASTA MAHREZ -
Dopo aver rischiato in avvio (colpo di testa di poco a lato di Davies), le
Foxes sono sembrate prendere il sopravvento ma hanno sciupato almeno
quattro limpide occasioni per passare con Fuchs, Vardy (2) e Mahrez. E in
pieno recupero di primo tempo sono state punite da Diomande, lesto a
rovesciare in rete, in coabitazione con l'ex Palermo Hernandez, un pallone
respinto corto da Schmeichel. Il Leicester si è rimboccato le maniche e in
avvio di ripresa si è procurato con Gray il rigore dell'1-1, trasformato
da Mahrez. Ma al 57' a tagliargli le gambe ha pensato Snodgrass che ha
superato Schmeichel con un gran tiro di controbalzo dopo una corta
respinta della difesa.
RANIERI: ''KO SIA SVEGLIA'' - "Avevo
detto ai ragazzi che era importante iniziare bene anche perché immaginavo
una grande reazione dell'Hull che sta avendo dei problemi, tanto che è
senza allenatore - ha spiegato ai microfoni di Fox Sports Ranieri -. Era
importante partire con il piede giusto, lo sforzo delle due squadre in
campo è stato lo stesso, forse noi abbiamo fatto qualcosa in più, ma come
singoli e non come squadra.La scorsa stagione la nostra forza è stata la
compattezza, abbiamo dimostrato che certi valori si possono coprire e che
si possono battere anche le formazioni che hanno tanti campioni, noi
dobbiamo tornare a essere squadra perché uniti possiamo fare bene.
Sappiamo che non saranno tutte rose e fiori come l'anno scorso, sarà molto
più dura, avevo avvisato i ragazzi, l'importante è che ci siamo svegliati,
questa sconfitta deve servirci da lezione. Il mercato? Abbiamo fatto
quello che dovevamo, ma rimaniamo sempre con gli occhi aperti e se ci sarà
qualche possibilità non ce la lasceremo sfuggire".
VINCONO GUIDOLIN E GUARDIOLA, PARI PER MAZZARRI - Inizia
con una vittoria casalinga l'avventura di Pep Guardiola sulla panchina del
Manchester City. Nel match del debutto in Premier League i Citizens
battono 2-1 il Sunderland ma soltanto nel finale e grazie a una sfortunata
autorete. Dopo l'immediato vantaggio siglato da Aguero su calcio di rigore
al 4' del primo tempo, i "black cats" di Moyes, con l'italiano Borini
schierato nella formazione titolare, pareggiano al 71' con Defoe. All'87'
arriva l'autogol di McNair che condanna il Sunderland e regala i tre punti
al City. Tra le altre gare, da registrare due vittorie in trasferta,
entrambe per 1-0. Lo Swansea di Guidolin è passato nel finale (82') a
Burnely grazie a Fer, il West Bromwich ha sorpreso il Crystal Palace con
un gol di Rondon. Erik Lamela ha salvato il Tottenham dal ko a Liverpool
con l'Everton: l'ex romanista ha risposto al 60' all'iniziale vantaggio
(6') dei Blues con Barkley. Buon punto esterno con il Southampton anche
per il Watford di Mazzarri che, avanti dopo 9' con Capote, si è visto
riprendere da Redmond (58') ma poi ha resistito a denti stretti nel
finale, chiuso in 10 uomini per
l'espulsione di Watson (76'). Infine altro 1-1 tra Middlesbrough e Stoke
con l'ex interista Shaqiri protagonista, bravo a replicare (67') al gol
iniziale (11') di Negredo.
Più di trenta scudetti, due tecnici che hanno trionfato in Champions
League, acquisti milionari: non si parla di Liga o Premier, ma della
cadetteria inglese. La prima partita sarà il big match tra Fulham e
Newcastle
Calcio Spagna
Spagna, l'Atletico torna a vincere. Sansone lancia il Villarreal
La squadra di Simeone vince di misura sul Las Palmas: decisivo il gol di
Niguez. Colchoneros momentaneamente al quinto. I prossimi avversari della
Roma in Europa League battono lo Sporting Gijon per 3-1: quarti a quota
29, a meno uno dall'accesso diretto in Champions. Siviglia: 4-1 e secondo
posto
MADRID
- Dopo due turni senza
successi, torna a vincere in Liga l'Atletico Madrid. Un gol di Niguez al
59' permette ai 'colchoneros' di battere 1-0 in casa il Las Palmas. Un
successo che permette alla squadra di Simeone di portarsi momentaneamente
al quinto posto con 28 punti. Uno in meno del Villarreal. Il prossimo avversario
della Roma in Europa League cala
il tris e continua la caccia alla zona Champions. Il sottomarino giallo si
impone in casa dello Sporting Gijon per 3-1 mettendo fine al digiuno di
successi in trasferta che durava da tre mesi. Ospiti a segno con dos
Santos (12'), l'ex Sassuolo Sansone (19') e Pato (74'). Per i padroni di
casa rete della bandiera firmata Carmona all'89'. Il Villarreal occupa
attualmente il quarto posto in classifica, insidiando Siviglia e
Barcellona.
SIVIGLIA, POKER DA 2° POSTO. OK REAL SOCIEDAD - Il
Siviglia si sbarazza con un netto 4-1 del Malaga e si issa al secondo
posto del campionato spagnolo, a quota 33, a quattro lunghezze dal Real
Madrid (rinviata la gara con il Valencia per l'impegno nel Mondiale per
club) e due avanti al Barcellona, che domenica sera giocherà il derby con
l'Espanyol. Match chiuso già nel primo tempo con la doppietta di Vietto e
le reti di Ben Yedder e Vitolo. Nella ripresa arriva il gol della bandiera
del Malaga con Ramirez al 19', con il Siviglia in dieci da tre minuti per
il doppio giallo a Rami. Ancora uno stop interno, invece, per il Granada,
battuto 2-0 dalla Real Sociedad, in gol nella ripresa con Jon e Juanmi.
Un'affermazione esterna che vale l'aggancio al quarto posto in classifica
al Villarreal a quota 29.
Spagna, Messi sta male: Barça bloccato dal Malaga. Il Siviglia non muore
mai. Crolla l'Atletico nel derby:0-3
Una
fase di Barcellona-Malaga (ap)
Il fuoriclasse argentino ancora alle prese con problemi intestinali: al
Camp Nou finisce 0-0 Per gli andalusi rimonta al cardiopalma: da 0-2 a 3-2
A La Coruna. La squadra di Sampaoli sale al terzo posto
BARCELLONA - Lionel
Messi ha dovuto dare forfait per la partita contro il Malaga e il
Barcellona non è andato oltre lo 0-0 al Camp Nou. Il fuoriclasse argentino
ha sofferto di uno dei suoi - purtroppo frequenti - attacchi di nausea:
"Messi è stato colpito da un malessere in giornata. Soffre di vomito e non
sarà disponibile per la partita contro la squadra andalusa" ha scritto il
Barcellona in un comunicato diffuso a poche ore dalla partita. Non è la
prima volta che il cinque volte Pallone d'Oro soffre di questi attacchi: l'ultimo
malore è
stato accusato quando in ritiro con l'Argentina, sull'aereo che
trasportava l'Albiceleste a San Juan. In quell'occasione il problema era
stato causato dalle turbolenze. Il Barcellona sfiderà mercoledì il Celtic,
nella partita del Girone C Champions League.
La partita che ha poi visto il Barcellona deludere. I blaugrana non
sfondano con l'attacco composto da Neymar, Paco Alcacer(ancora avulso dal
gioco dei catalani) e Arda Turan. Il Malaga regge nonostante abbia giocato
dal 23' della ripresa in dieci uomini per l'espulsione di Diego Llorente e
aver chiuso in nove per il rosso a Juan Carlos nel recupero.SIVIGLIA
AL CARDIOPALMA - Una
vittoria esaltante, quella del Siviglia sul campo del Deportivo La Coruna.
I padroni di casa hanno approcciato nel migliore dei modi all'incontro,
portandosi avanti sul 2-0 grazie alle reti di Ryan Babel - ex oggetto
misterioso del Liverpool - e del rumeno Andone, autore di una pregevole
discesa. Gli andalusi, però, non hanno mollato, accorciando le distanze
già nel primo tempo, con N'Zonzi. I
tre cambi di Sampaoli - Vitolo, Vazquez e Ben Yedder - non hanno dato i
loro frutti, se non fino all'87' quando è arrivato l'agognato 2-2 firmato
da Vitolo. Che il Siviglia di quest'anno non sia una squadra
convenzionale, è evidenziato dal finale di gara, nel quale il terzino
argentino Mercado ha segnato a tempo scaduto per gelare il pubblico del
Riazor. Vazquez e compagni salgono al terzo posto in classifica (24 punti)
a -2 dal Barcellona
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Perde l'Atletico a Siviglia, i Blancos non
sbagliano: contro i baschi finisce 2-1
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Valencia battuto in rimonta al Mestalla: 3-2
decisivo della pulce su rigore nel recupero.
Infortunio per Iniesta: lesione parziale del
collaterale e stop di
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(Video) Eibar 3 - 3 Espanyol full match highlights
& goals ,La Liga Highlights 22/10/2016 Video Eibar
vs Espanyol ,La Liga Highlights, Watch goals and…
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Spagna: Atletico, 7 gol per tornare in testa. Il Barca torna a vincere.
Stravince anche il Real col Betis (6-1)
La squadra di Simeone strapazza il Granada e supera il Siviglia, che nel
pomeriggio aveva superato per 3-2 il Leganes portandosi momentaneamente al
primo post: 'colchoneros' in vetta, in attesa del Real Madrid. I catalani
stendono 4-0 il Deportivo La Coruna nel giorno del rientro di Messi
MADRID
- L'Atletico Madrid
non stecca la prova Granada. I 'colchoneros' hanno strapazzato gli
avversari per 7-1, grazie alla tripletta di Carrasco, la doppieta di
Gaitan e ai gol di Correa e Tiago. La curiosità è che sono stati gli
ospiti a passare in vantaggio con un gol dell'ex Barcellona, Cuenca. Un
monologo, quello dei ragazzi di Simeone, che ha regalato la vetta (18
punti) della classifica della Liga. Risultato raggiungibile solo dal Real,
impegnato questa sera a Siviglia contro il Betis (20.45)
Parlando di Siviglia, sponda biancorossa, continua a stupire il Siviglia
di Sampaoli. Il club andaluso è stato per qualche ora primo in classifica,
a quota 17, grazie alla spettacolare vittoria per 3-2 sul campo del
Leganes, nell'anticipo dell'ottava giornata di campionato. Gli ospiti
riescono a sprecare addirittura un doppio vantaggio firmato dall'ex
Palermo Vazquez, e Nasri. La squadra neopromossa, infatti, pareggia grazie
alle reti di Timor e Szymanowski, mettendo in luce la fragilità difensiva
della rivale di Champions della Juventus (12 reti subite in campionato,
ndr). All'85', però, è il subentrato Pablo Sarabia a siglare la rete del
nuovo vantaggio, portando i tre punti nel sud della Spagna.
TORNA A VINCERE IL BARCELLONA - Ritorna
Leo Messi e il Barcellona
si riprende dal ko contro il Celta Vigo. I catalani passeggiano sul
Deportivo la Coruna: 4-0 il risultato del Camp Nou. A decidere l'incontro
è la doppietta di Rafinha, al 21' e 36'. Chiudono il risultato Suarez e
Messi, che sigilla il risultato e il secondo posto - momentaneo - in
classifica. L'Atletico Madrid è staccato soltanto di due punti dalla
squadra di Luis Enrique
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15th October, 2016 - La Liga, goals: David Timor
Copovi, Alexander Szymanowski, Franco Vazquez,
Samir Nasri, Pablo Sarabia
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15th October, 2016 - La Liga, goals: Yannick
Ferreira-Carrasco, Nicolas Gaitan, Angel Correa,
Tiago, Isaac Cuenca
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Spagna: Real bloccato dall'Eibar, l'Atletico lo riprende. Il Barça cade a
V igo
La
delusione di Bale (reuters)
I campioni d'Europa non vanno oltre l'1-1 e vengono agganciati dai
colchoneros che passano per 2-0 a Valencia sotto gli occhi di Prandelli. I
catalani, sconfitti 4-3 dal Celta, mancano la vetta solitaria
Mezzo passo falso del Real Madrid. Nella 7/a giornata della Liga, la
squadra campione d'Europa è stata fermata in casa dall'Eibar sull'1-1. I
gol nel primo tempo: al vantaggio dei baschi con Rico, su assist di Capa,
dopo soli 6′ di gioco, pareggio di Bale, servito da Cristiano Ronaldo, al
17′. Inutile l'assalto finale dei 'blancos' che così vengono ripresi a
quota 15 dai 'cugini' dell'Atletico Madrid, vittoriosi (0-2) all'ora di
pranzo a Valencia. Grande rimpianto del Barcellona, che poteva, vincendo,
trovare la vetta solitaria, ma esce sconfitta da Vigo (4-3 per il Celta).
VALENCIA KO SOTTO GLI OCCHI DI PRANDELLI -
I colchoneros si sono imposti nettamente sotto gli occhi di Cesare
Prandelli,
presente al Mestalla e in carica da domani dopo la presentazione
ufficiale. A nulla sono valse le prodezze del portiere della squadra di
casa, il 31enne brasiliano Diego Alves, che ha confermato la propria fama
di 'pararigori' neutralizzando i tiri dal dischetto di Griezmann e Gabi.
L'Atletico ha vinto grazie ai gol dello stesso Griezmann e dell'altro
francese Gameiro. A fine partita Diego Simeone, ha voluto fare i
complimenti al portiere avversario. "La parata di Alves sul primo rigore è
stata meravigliosa - ha detto l'argentino -, e frutto della qualità di
questo portiere. Se invece di vincere avessimo pareggiato sarebbe stata
principalmente 'colpa' sua. Complimenti a lui, e buona fortuna a Prandelli
che comincia domani".
BARCELLONA KO A VIGO -
Seconda sconfitta stagionale per il Barcellona, battuto 4-3 a Vigo dal
Celta e ora quarto in classifica, a -2 dalla vetta. Blaugrana sotto 3-0
già al 33', puniti da Sisto, Aspas e un autogol di Mathieu. Nella ripresa
Piquè e Neymar su rigore riaprono la gara ma il Celta cala il poker con
Hernandez su clamoroso errore in fase di rinvio di Ter Stegen. Nei minuti
finali Piquè va di nuovo a segno ma non basta a evitare la sconfitta.
Spagna, il Villarreal blocca il Real Madrid. Barça e Atletico non ne
approfittano
(reuters)
I Blancos fermano a 16 vittorie al serie in Liga, ma catalani e
colchoneros (1-1 al Camp Nou) non accorciano
Doppio pareggio nei match più attesi del mid week in Spagna. Il Villarreal
ferma la marcia del Real Madrid, che fallisce la 17esima vittoria
consecutiva in campionato: solo eguagliato a quota 16 quindi il record del
Barça di Guardiola. Al Bernabeu a passare in vantaggio sono gli ospiti con
un rigore di Bruno Soriano: rigore realizzato con un tocco morbodo. In
apertura di secondo tempo arriva il pareggio di Sergio Ramos con un colpo
di testa ravvicinato.
Non accorciano le distanze Barcellona e Atletico Madrid, che chiudono con
un altro 1-1 il big match della giornata. I blaugrana, in vantaggio con
Rakitic al 41', sono stati raggiunti nella ripresa dal colchoneros, grazie
a un gol di Correa (61'). Da segnalare l'infortunio a Leo Messi che
halasciato il campo al 58' per un problema alla coscia destra dopo uno
scatto. Lo ha sostituito Arda Turan che ha fatto appena in tempo a vedere
la sua ex squadra pareggiare.
Spagna: il Real travolge l'Osasuna, cade il Barcellona
Ronaldo in versione deluxe sblocca dopo 6', poi segnano pure Danilo, Ramos,
pepe e Modric. Luiz Enrique sconfitto dall'Alaves in casa, Messi e Suarez
entrano troppo tardi. Poker di Simeone, che passa sul campo del Celta.
Frena il Las Palmas, ko a Siviglia al 94'
MADRID -
Riparte con un pokerissimo al Bernabeu il campionato del Real. A farne le
spese il povero Osasuna, travolto 5-2 dalla corazzata di Zidane. Cristiano
Ronaldo aveva lasciato il suo Portogallo naufragare contro la Svizzera nel
debutto delle qualificazioni Mondiali. A Madrid invece è in versione
deluxe: gli bastano 6 minuti per sbloccare il punteggio, sfruttando un
assist di Bale. L'Osasuna prova a reagire, si becca un paio di cartellini,
resiste. Ma al 41' cede al brasiliano Danilo. E prima dell'intervallo, in
pieno recupero, c'è spazio pure per il 3-0 di testa di Sergio Ramos,
specialità della casa per il centrale spagnolo. Imitato all'11' della
ripresa dal collega di reparto Pepe. Al 22' arriva pure il quinto gol,
realizzato da Modric su invito di Morata. L'Osasuna scuote la testa e
reagisce dopo due minuti soltanto, con Oriol Riera. Un intervento
durissimo in area di Ramos (ammonito) su Jaime potrebbe dare nuove
speranze. Ma Roberto Torres si fa intercettare da Casilla. I rimpianti
aumentano 5 minuti dopo quando David Garcia realizza il 5-2 definitivo di
testa. Al 90' mancherebbero ancora 12 minuti, ma a calare preventivamente
il sipario sulla partita l'espulsione di Tano Bannin all'80'. Real a
punteggio pieno dopo 3 partite.
Ora Zidane è primo da solo. Grazie anche alla caduta del Barcellona, che
al Camp Nou si arrende a un grande Alaves. Apre le marcature dopo 39'
Dyverson, sfruttando l'assist di Kiko ma soprattutto una disattenzione
dell'ex romanista Digne. Il primo tempo si chiude con il 70% di possesso
palla in favore della squadra di Luis Enrique, ma gli ospiti avanti di un
gol. A ristabilire la parità ci pensa un insospettabile: Mathieu, di
testa, fa 1-1 dopo appena 2' del secondo tempo. Pare l'inizio di una
goleada. L'attacco blaugrana, con il ritrovato Neymar e il neo acquisto
Alcacer non riesce a concretizzare la mole di gioco prodotta. Luis Enrique
spedisce in campo dopo un'ora Messi per Arda Turan. Ma non serve a nulla.
E 4' dopo arriva al beffa: Mascherano sbaglia, Ibai Gomez ne approfitta e
realizza il gol dell'1-2. Entra pure Suarez, il Barça insiste, ma è
sterile. E alla fine in un Camp Nou ammutolito arriva il primo ko della
stagione.
Si ferma pure il Las Palmas, che abbandona il primo posto perdendo 2-1 a
Siviglia. Eppure i canari erano passati in vantaggio al 16' con una
conclusione da fuori area di Tana. Ma il Las Palmas soffre,
s'innervosisce, resiste. Fino all'episodio che cambia il match. All'88'
Pedro Bigas stende Vitolo, rigore e secondo giallo per il difensore:
Sarabia dagli undici metri firma il pari del Siviglia. Che
si getta all'arrembaggio disperato (66% di possesso palla), trovando al
94' il gol vittoria con Carlos Fernandez. Si sblocca l'Atletico Madrid:
successo travolgente in trasferta sul campo del Celta Vigo: 0-4 con reti
di Koke, doppietta di Griezmann e Correa. Primo successo per Simeone dopo
2 pareggi nelle prime due gare stagionali. Vince il Villarreal: 0-2 in
casa del malaga con gol di Jaume Costa e raddoppio dell'italiano Nicola
Sansone, al primo gol con la nuova maglia.
Liga: il Real soffre ma piega il Celta Vigo e resta solo, altro stop
dell'Atletico
Nel secondo turno i blancos di Zidane s'impongono 2-1 con gol nella
ripresa di Morata e Kloos nel finale dopo il momentaneo pari galiziano con
Orellana, rimanendo in testa a punteggio pieno, i blaugrana domenica sera
impegnati sul campo dell'Athletic Bilbao. Solo 0-0 per l'Atletico Madrid
sul campo della matricola Leganes
MADRID –
Concede il bis il Real Madrid nella seconda giornata della Liga spagnola,
dopo il successo conquistato all’esordio a San Sebastian, contro la RealSociedad.
Nel match disputato sul terreno del Santiago Bernabeu, la squadra di
Zinedine Zidane si è imposta per 2-1 sul Celta Vigo, grazie alle reti
dell’ex juventino Alvaro Morata, al 15′ della ripresa, e del tedesco Toni
Kroos, al 36′ st, su assist di Vazquez. I galiziani avevano trovato il
pareggio con Orellana, servito da Guidetti, al 22′ della ripresa, ma non è
servito ad evitare il ko contro le merengues.
ANCORA UN PARI PER L’ATLETICO, BARCELLONA DOMENICA A BILBAO –
Grazie a questa vittoria il Real si porta al comando in solitario a
punteggio pieno, in attesa degli incontri di domenica, in particolare
della gara del Barcellona, di scena alle 20.15, sul campo dell’Athletic
Bilbao. Il programma del secondo turno di campionato prevede anche altre
tre gare domenica: Alaves-Gijon alle ore 18.15, Las Palmas-Granada alle
20.15 e in chiusura Villarreal-Siviglia (alle 22.15). Secondo pareggio
consecutivo, invece, per l’Atletico Madrid
(1-1
al debutto contro l’Alaves) che non è andato oltre lo 0-0 sul terreno
della neopromossa Leganes (a quota 4 ora) nonostante Diego Simeone abbia
schierato per la prima volta titolare la coppia Gameiro-Griezmann. E così
i colchoneros dopo appena due turni si trovano già a 4 lunghezze di
ritardo dal Real.
VALENCIA ANCORA KO, SUCCESSO ESTERNO PER LA REAL SOCIEDAD
– Incassa invece la seconda sconfitta in altrettante gare il Valencia,
che cade sul campo dell’Eibar: decide una rete di Leon al 62′, che regala
ai padroni di casa i primi tre punti in campionato. Prima affermazione
anche per la Real Sociedad che passa a Pamplona battendo 2-0 l’Osasuna con
il gol di Juanmi al 47′ e l’autorete di Garcia all’81’, portandosi a
quota 3 punti e lasciando a 1 la squadra avversaria.
Calcio Germania
Germania, il Bayern dà una lezione alla matricola: Lipsia travolto 3-0
Thiago
Alcantara sblocca la situazione (reuters)
Gara senza storia, decisa nel primo tempo dai gol di Thiago Alcantara,
Xabi Alonso e Lewandowski e dall'espulsione di Forsberg. Bavaresi soli al
comando con tre punti di vantaggio sulla squadra dell'est
Sarebbe abbastanza facile sostenere che sono stati decisivi i 109 anni di
differenza, i 26 titoli tedeschi contro 0, il numero di presenze
complessive in Bundesliga completamente sbilanciato dalla parte dei
campioni in carica. Più semplicemente, il 3-0 con il quale il Bayern
Monaco ha liquidato l'RB Lipsia nella sfida più attesa di questi primi
mesi di Bundesliga, è frutto di una differenza tecnica abissale tra le due
compagini. Vero, il Bayern aveva perso qualche punto per strada, altre
volte non aveva convinto nè in campionato nè in Champions. Nella partita
che conta però, quella con illuminata dai fari di tutto il calcio tedesco,
i bavaresi respirano il profumo delle grandi occasioni e per la matricola
terribile non c'è nulla da fare. Significa che il Bayern prende la vetta
solitaria della classifica con 3 punti di margine sulla squadra dell'est.
Una gara senza storia dalle prime fasi: il Lipsia ha solo una mezza
possibilità in fase iniziale, una incursione in area di quello che in
molti viene considerato il futuro dell'attacco della Mannschaft, Timo
Werner, il cui cross basso non viene però raccolto da Poulsen. Poi è solo
Bayern, disegnato da Carlo Ancelotti senza guardare in faccia a qualche
senatore: uno dei capitali della sfida, Thomas Muller e la sua quotazione
di 75 milioni (ampiamente superiore a quella di tutto il Lipsia messo
insieme), resta infatti in panchina per lasciare spazio ad un tridente che
presenta Robben a destra, Douglas Costa dalla parte opposta e Lewandowski
al centro.
Proprio sugli esterni il Bayern inizia ad imbastire le prime trame
efficaci, ed il vantaggio non tarda ad arrivare. Robben aspetta la
sovrapposizione di Lahm che crossa basso al centro, Lewandowski è un falco
nell'anticipo: la palla respinta dal palo viene raccolta da Thiago
Alcantara che deposita in rete con facilità estrema. Il castello costruito
dall'emergente tecnico austriaco Hassenhuttl ci mette poco a sgretolarsi.
Douglas Costa coglie un palo esterno, poi è fin troppo elementare la
lettura dell'azione del raddoppio: ancora Thiago Alcantara, che finalizza
una manovra attaccando per vie centrali ed aprendo per Xabi Alonso, il cui
diagonale in piena area chiude una partita che da poco ha visto il giorno.
Il sigillo lo mette poi Forsberg, che ha la cattiva idea di attentare
all'integrità delle gambe di Lahm con un fallaccio da dietro. Il rosso che
ne consegue rende superfluo il resto della gara, a iniziare dal rigore con
il quale Lewandowski mette a frutto una iniziativa di Douglas Costa
fermata con un fallo plateale dal portiere Gulacsi.
Ripresa di accademia o quasi. Il Bayern decide che la lezione alla
matricola può bastare e si limita sostanzialmente ad un controllo della
situazione. L'unico vero acuto è uno spunto di Ribery -dentro per Robben-
che dopo aver lasciato sul posto il laterale difensivo Bernardo, coglie
una traversa clamorosa con una botta di sinistro. Contenti i tifosi del
Bayern, contenti parecchi altri tifosi tedeschi, che accusano il Lipsia
per il suo carattere eccessivamente commerciale (i soldi li caccia la Red
Bull). Sugli spalti era presente anche il padre padrone Dietrich
Mateschitz: era la quinta volta che vedeva dal vivo la sua creatura,
ideata nel recente 2009. E dopo quattro vittorie live, arriva il primo ko.
Questo il fatto sportivo, che ha trovato uno spazio, sia pur minimo, nella
tristezza che ha avvolto la serata dopo i fatti di Berlino. Proprio allo
stadio Olimpico, dove l'Hertha ha superato 2-0 il Darmstadt (reti di
Plattenhardt e Kalou che valgono il terzo posto), il minuto di
raccoglimento più toccante. Tra le altre gare, pareggio tra Hoffenheim e
Werder -Gnabry agguanta all'87' il vantaggio casalingo di Wagner -, stesso
esito in Colonia-Bayer Leverkusen con Wendell che risponde a Modeste. Il
buon momento dell'Ingolstadt si ferma contro il Friburgo trascinato da una
doppietta di Niedelechner.
Germania, il Bayern cade a Dortmund: Lipsia incredibilmente solo al
comando. L'ascesa di una squadretta dell'est post-comunista il cui titolo
sportivo veniva comprato dalla Red Bull...
La classica della Bundesliga viene decisa da una rete di Aubameyang. E la
matricola terribile ora si ritrova leader solitaria
ROMA
- Giornartaccia per il
Bayern Monaco, che perde a Dortmund e vede sfumare il primato in
classifica. Al Westfalenstadion finisce 1-0 per il Borussia: decide il
gol, dopo soli 11', del solito Aubameyang, che devia in rete da distanza
ravvicinata un pallone fornito da uno degli ex di turno, Mario Goetze.
Inutile il forcing nella seconda parte del match dei bavaresi: le speranze
del Bayern s'infrangono sulla traversa della porta difesa dall'attento
Burki, che respinge una conclusione dello spagnolo Xabi Alonso e viene
salvato anche dalla traversa. Annullato anche uno splendido gol di tacco
del francese Ribery. RB Lipsia quindi solo al comando, mentre per la
squadra di Carlo Ancelotti si tratta della prima sconfitta nell'attuale
campionato: la vetta adesso dista tre punti. "Credo che siamo stati un po'
sorpresi i primi 15 minuti, loro sono riusciti a fare gol dopodiché la
partita l'abbiamo fatta bene a parte la parte finale un po' confusa. Ma il
primo tempo e anche il secondo è stato ben fatto. Siamo stati un po'
sfortunati e imprecisi nel passaggio finale ma comunque la partita è stata
buona contro un avversario difficile. Ci prendiamo questa sconfitta e
andiamo avanti", è l'analisi di Carlo Ancelotti.
Il Borussia ora si trova al terzo posto insieme a Colonia ed Hertha
Berlino. I berlinesi vengono bloccati sullo 0-0 ad Augsburg, i biancorossi
vanno a vincere in rimonta e in extremis a Moenchengladbach. Il Borussia
passa infatti in vantaggio con Stindl, nella ripresa Modeste sigla il pari
(12esima rete in campionato) e al 91' arriva il gol di Risse che vale la
vittoria.
Gol e spettacolo a Mainz, dove la squadra di casa piega 4-2 il Friburgo (a
segno Bungert e Malli su rigore, Grifo accorcia, tris di Bell, Petersen la
riapre e Onisiwo la chiude) mentre continua la risalita dello Schalke:
Goretzka firma all'82' il successo sul campo del Wolfsburg (4 punti nelle
ultime 8 partite) con i Koenigsblauen che infilano il sesto risultato
utile di fila. Prima vittoria stagionale per l'Ingolstadt, che stende 1-0
il Darmstadt con la rete di Hartmann: non poteva esserci debutto migliore
in panchina per l'esordiente in Bundesliga Maik Walpurgis, chiamato
durante la sosta a prendere il posto dell'esonerato Kauczinski.
RISULTATI 11^ GIORNATA
VENERDI'
Bayer Leverkusen - RB Lipsia 2-3
Germania, il Lipsia colpisce ancora: è capolista insieme al Bayern
(ap)
La squadra dell'est supera 3-1 il Mainz e aggancia in vetta la corazzata
di Ancelotti. Lo Schalke batte il Werder
Aggancio
al Bayern Monaco. Il Lipsia, tanto criticato da ampie frange della
tifoseria tedesca quale espressione di una nota multinazionale austriaca,
è al comando del campionato tedesco: 3-1 al Mainz e testa della Bundesliga
a quota 24 punti a pari merito con la corazzata di Ancelotti. La squadra
di Hasenhuttl chiude la pratica già nel primo tempo, con la doppietta di
Werner e il gol di Forsberg: inutile la rete di Bell nella ripresa per gli
ospiti.
Nell'altra gara della giornata, terzo successo nelle ultime cinque partite
per lo Schalke 04 che supera 3-1 il Werder Brema. Doppietta per Schopf e
rete di Bentaleb. Inutile per gli ospiti il momentaneo 2-1 segnato su
rigore da Gnabry.
RISULTATI 10^ GIORNATA
VENERDI'
Hertha Berlino - Moenchengladbach 3-0
SABATO
Bayer Leverkusen - Darmstadt 3-2
Bayern Monaco - Hoffenheim 1-1
Friburgo - Wolfsburg 0-3
Amburgo - Borussia Dortmund 2-5
Ingolstadt - Augsburg 0-2
Eintracht Fr. - Colonia 1-0
DOMENICA
RB Lipsia - Mainz 05 3-1
Schalke 04 - Werder Brema 3-1
Germania, il Bayern non sa più vincere: pari con l'Eintracht, Colonia
secondo
La squadra di Ancelotti incappa nel secondo pareggio consecutivo in
Bundesliga (2-2 a Francoforte) e fallisce la chance di allungare su Hertha
Berlino e Borussia Dortmund. Il Colonia batte 2-1 l'Ingolstadt e sale al
secondo posto
BERLINO –
Il Bayern Monaco non sa più vincere. Dopo il
ko in Champions Leaguecon l’Atletico Madrid e il pareggio con il
Colonia, la squadra di Carlo Ancelotti viene fermata sul 2-2 anche dall’Eintracht
e spreca l’opportunità di allungare in classifica su Hertha Berlino e Borussia
Dortmund, reduci dal pari nello scontro diretto di venerdì. A Francoforte
il Bayern va due volte avanti, prima con Robben e poi con Kimmich, ma si
fa riprendere dai padroni di casa, che trovano l’1-1 con Husztl, poi
espulso al 20′ della ripresa, e infine il 2-2 con Fabian.
COLONIA SI PORTA AL SECONDO POSTO– Il Bayern resta primo con 17
punti, ma a quota 15 si fa sotto il Colonia che, grazie alla doppietta di
Modeste – capocannoniere con 7 gol -, stende 2-1 l’Ingolstadt e sale al
secondo posto. Wagner e Kramaric su rigore consentono all’Hoffenheim di
avere la meglio per 2-1 sul Friburgo e agganciare al quarto posto il
Dortmund. Male il Borussia Moenchengladbach, che gioca in undici contro
dieci con l’Amburgo dal 25′ (espulso Cleber), ma fallisce due rigori (Hahn
se lo fa parare da Adler, Stindl colpisce la traversa) e resta imbrigliato
sullo 0-0. Continua a fare fatica lo Schalke 04, che non va oltre l’1-1 ad
Augsburg: Bentaleb porta avanti i Koenigsblauen, pari siglato da Baier.
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15th October, 2016 - Bundesliga, goals: Szabolcs
Huszti, Marco Fabian, Arjen Robben, Joshua Kimmich
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Tutti contro il ricco Lipsia, in Germania ormai è un caso
Esultanza
di Burke dopo il gol del Lipsia a Colonia (ansa)
La protesta dei tifosi del Colonia è solo una delle tante contro la
squadra dell'est, 'responsabile' di essere priva di storia ed espressione
della potenza economica di una multinazionale
Entrare a gamba tesa sulla storia del calcio tedesco facendo leva sul
proprio potere economico. E' questo il concetto che passa in Germania sul
Lipsia, visto come esempio di pura espressione del capitale e senza poesia
e passato. Spesso oggetto di attenzione da parte delle tifoserie
avversarie, la squadra dell'est ha subito domenica la protesta più
eclatante a Colonia: un centinaio di tifosi di casa si sono seduti davanti
all'ingresso dello stadio bloccando il pullman della squadra ospite e
causando il ritardo di un quarto d'ora dell'inizio della partita. Un
sit-in condito da striscioni e cartelli contro la società di proprietà
della Red Bull di Dietrich Mateschitz, della quale fino al 2009 non
esisteva traccia nel calcio tedesco. Poi la svolta, fortemente voluta
dalla multinazionale austriaca: viene sfruttata una possibilità che in
Italia non sarebbe possibile in quanto espressamente vietata, l'acquisto
di un titolo sportivo. Viene rilevato l'SSV Markranstädt (formazione di
quinta divisione), prende il via una scalata irresistibile quando mal
digerita dalla massa.
"Una protesta insensata -commenta l'ad del Lipsia, Oliver Mintzlaff- che
però non ha creato alcun mal di testa ai nostri giocatori durante la
partita (finita 1-1, ndr)". Gli fa eco il difensore Marvin Compper: "Se
continueremo a giocare con coraggio e forza di volontà ci guadagneremo il
rispetto. Noi continueremo in questo modo". I risultati per ora ci sono:
cinque partite senza sconfitte, settimo posto con 9 punti ed una vittoria
di grande prestigio sul Borussia Dortmund.
Il problema però è destinato a restare. Forse perché preoccupate dal fatto
che il loro giardino possa essere violato, molte tifoserie dell'ovest si
scagliano contro la squadra senza tradizione. La cosa non riguarda tanto
il potentissimo e -al momento- inattaccabile Bayern Monaco, quanto quel
novero di blasonatissime (vedere Hsv e Werder Brema, tanto per fare un
esempio) che annaspano nei bassifondi delal classifica. Circa quelle
dell'est, forse non è neanche il caso di parlare di invidia. Ad esempio la
prima idea della Red Bull era stata di puntare su una società gloriosa
come la Dynamo Dresda: fu accantonata per il timore che la rovente
tifoseria della Sassonia avrebbe creato parecchi intralci.
Per non parlare poi di un'altra squadra di Lipsia, l'Fc Sachsen (seconda
nel blasone alla mitica Lokomotive): l'attenzione della multinazionale si
concentrò su di loro, probabilmente in Italia una cosa del genere sarebbe
stata accolto a braccia aperte (la scalata del Sassuolo ad esempio
coincide con l'avvento di una proprietà importante). Inoltre il Sachsen
navigava in brutte acque e rischiava il
fallimento (puntualmente verificatosi nel 2011) ma... I tifosi fecero
fuoco e fiamme e tutto saltò. Anche i sostenitori del Markranstadt
provarono una resistenza, sparsero persino del diserbante sul terreno
casalingo, distrussero i riferimento pubblicitari Red Bull, ma non la
ebbero vinta. Da allora la scalata del Lipsia, da allora tutti contro il
Lipsia. Per ora, risultati alla mano, la società sta vincendo. Il tempo
dirà l'ultima parola.
Germania, il Bayern batte l'Hertha e resta a punteggio pieno
(ansa)
Senza storia la sfida tra le due squadre a punteggio: segnano Ribery,
Thiago Alcantara e Robben. Ancora a quota 0 Werder e Schalke.
Era il primo scontro di vertice, tra due squadre a punteggio pieno dopo 3
gare: lo ha vinto il Bayern Monaco, che ha battuto con un netto 3-0 l'Hertha
Berlino. Gara senza storia con reti di Ribery, Thiago Alcantara e Robben.
Perdono ancora e restano a 0 punti il Werder Brema (ko in casa con il
Mainz) e lo Schalke, battuto 3-1 dal Colonia che resiste al secondo posto
a quota 10 punti. Finiscono in parità Leverkusen-Augsburg e
Lipsia-Moenchengladbach.
Germania, Hansa Rostock nella bufera: striscione pro Bin Laden in curva
In occasione del quindicesimo anniversario dell'attacco alle Torri
Gemelle, i sostenitori del club tedesco hanno esposto uno stendardo con il
volto dell'ex leader di Al Qaeda. La società si scusa: "Gesto stupido e di
pessimo gusto". Ma c'è un precedente del 2011
ROMA -
Il quindicesimo anniversario dell'attacco alle Torri Gemelle non è
stato celebrato ovunque con il dovuto cordoglio. I tifosi dell'Hansa
Rostock, durante il match contro l'Aalen, hanno infatti esposto in
curva uno stendardo con l'immagine di Osama Bin Laden. Il club ora è
nel mirino della lega, anche a causa di alcuni precedenti della
tifoseria dell'Hansa, da sempre nota per episodi di razzismo e
xenofobia. "Un gesto stupido e di pessimo gusto", è la risposta della
società, che si è ovviamente dissociata dallo striscione.
Germania, Hansa Rostock shock: tifosi inneggiano a Bin Laden
Il cuore pulsante del tifo dell'Hansa Rostock è però storicamente
anti-Stati Uniti: già nel 2011, in occasione della promozione in
Seconda Divisione (e nel decimo anniversario dell'attentato), i tifosi
esposero uno striscione analogo, con il volto di Osama Bin Laden. I
giocatori si rifiutarono di salutare i tifosi sotto la curva e oggi
come allora la sanzione rischia di essere quella della chiusura
dell'impianto.
Calcio Francia
Ligue 1, Balotelli espulso, il Nizza frena. Monaco e Psg si rifanno sotto
Balotelli
esoulso, il Nizza frena (reuters)
La capolista chiude in 9 a Bordeaux e non va oltre lo 0-0. Ne approfittano
i monegaschi, che risalgono a -2 battendo il Caen, e i parigini che
tornano a -5 grazie al 5-0 al Lorient. Garcia centra il quarto successo di
fila con il Marsiglia. Conceicao, esordio ok
PARIGI -
Il Nizza frena a Bordeaux, consentendo a Monaco e Paris Saint Germain di
rifarsi sotto. L'undici di Favre centra il 7° risultato utile di fila ma
non va oltre lo 0-0 sul campo dei Girondins, chiudendo addirittura in 9.
Perdono la testa i giocatori della capolista nei minuti di recupero, con
Balotelli espulso per un fallo di reazione nei confronti di Lewczuk e
Belhanda che lo segue poco dopo negli spogliatoi. Il Nizza vede scendere a
2 punti il vantaggio sul Monaco, che allo Stade Louis II regola 2-1 il
Caen con le reti, nella ripresa, di Falcao su rigore e Bakayoko. A -5 si
porta il Psg, che dopo aver raccolto un punto nelle ultime 3 gare supera
5-0 il Lorient: apre Meunier, autogol di Tourè, poi Thiago Silva, Cavani
su rigore e Lucas.
GARCIA, 4° SUCCESSO DI FILA CON IL MARSIGLIA -
Punta a rientrare nella corsa al titolo il Lione, alla quarta vittoria di
fila (2-0 all'Angers firmato da Lacazette e Fekir) ma continua a risalire
anche il Marsiglia di Rudi Garcia: 2-1 in casa del Bastia col gol decisivo
di N'Jie al 91′ e 4° successo consecutivo che permette l'aggancio al
Guingamp quinto e fermato sul 2-2 a Metz, beffato nel recupero
dall'autorete di Diallo dopo ladoppietta di Briand. Ottimo l'impatto di
Sergio Coinceicao come allenatore del Nantes: 1-0 sul Montpellier grazie
al rigore di Lima e altri 3 punti che accorciano la classifica nella zona
calda, dove il Dijon supera il Tolosa e il Nancy ottiene un punto a Saint
Etienne pur giocando in dieci per 40 minuti. A completare il quadro l'1-1
fra Lille e Rennes con Eder, l'eroe portoghese di Euro2016, che sbaglia un
rigore all'11' ma si fa perdonare siglando il pari all'89'.
Francia, doppietta di Balotelli: il Nizza resta al comando
Balotelli
esulta (reuters)
Non c'è bisogno di attendere il posticipo tra Monaco e Lione: rossoneri
sempre capolista dopo il successo sul Dijon. Ci pensa l'italiano con due
reti
Mario Balotelli e il Nizza avanzano a braccetto. L'attaccante italiano
trascina i rossoneri alla vittoria sul Dijon: finisce 2-1, significa +4
sul Monaco, in campo stasera contro il Lione e +7 sul Psg,
battuto sabato dal Guingamp.
Balotelli segna al 32' si calcio di rigore, quindi dopo il pari di Tavares
sempre dal dischetto, sigla il 2-1 al 5' della ripresa deviando in rete da
due passi - anche se in posizione sospetta - il cross dalla destra di
Souquet. Torna a vincere il Caen, che batte e raggiunge in classifica il
Metz a quota 18: 3-0 firmato da Karamoh, Santini e Sane.
Avanza il Marsiglia di Rudi Garcia, alla terza vittoria consecutiva coi
gol di Gomis e Thauvin l'OM ha battuto 2-0 il Lille
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Ancora senza Balotelli, la squadra della Costa
Azzurra pareggia 1-1 con il Bastia salendo a 33
punti, 1 in più del Monaco, in attesa di Lione-Psg
(i
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Francia, Balotelli segna e viene espulso: il Nizza resta in vetta
Balotelli
esulta dopo il gol prendendosi il primo dei due gialli (reuters)
L'attaccante italiano fa tutto nel bene e nel male con il Lorient. Ma quel
che conta è che i tre punti ottenuti permettono ai rossoneri di tenere la
vetta.
Fa tutto Mario Balotelli, ed alla fine il Nizza vince e mantiene la vetta.
L'ex attaccante di Inter e Milan trascina i rossoneri alla vittoria per
2-1 sul Lorient: tre punti che permettono alla squadra di Favre di
riprendersi la testa della classifica davanti al Monaco. Dopo il vantaggio
di Ricardo e il pari di Moukandjo è Balotelli, a quattro minuti dalla
fine, a siglare la rete che decide la gara. Ma l'attaccante, ammonito per
essersi tolto la maglia dopo il gol, nel recupero rimedia il secondo
giallo per un intervento su Moreira e finisce anzitempo negli spogliatoi.
Le altro gare dell'ottava giornata, Marsiglia beffato ad Angers al 93':
Thauvin illude i suoi ma in pieno recupero arriva l'1-1 di Capelle.
Infine, il Lione, prossimo avversario della Juventus in Champions
League,torna al successo in campionato superando 2-0 il Saint Etienne con
una rete per tempo: apre Darder, raddoppio di Ghezzal.
Francia, il Nizza vince anche senza Balotelli e mantiene la vetta
Festa
Nizza: rossoneri sempre capolista (afp)
I rossoneri passano a Nancy grazie ad una rete di Plea e respingono le
velleità del Monaco
Con o senza Mario Balotelli, il Nizza non sbaglia un colpo. Assente il
bomber per un problema agli adduttori, i rossoneri vincono e si riportano
al comando della Ligue 1, che tra venerdì e sabato era stato attaccato da
Tolosa e Monaco. In casa del Nancy decide il gol di Plea al 60'. Nella
prima gara domenicale, tris del Saint Etienne al Lille fanalino di coda: a
segno Beric, Nordin e Roux. Infine, nell'ultima gara del turno, vittoria
in rimonta per il Marsiglia. Al Velodrome a passare in vantaggio è il
Nantes dopo soli 2' con l'argentino Sala; veemente la reazione dell'OM, in
gol con N'Jie al 22', mentre è il rigore di Gomis al 53' a decretare il
successo del Marsiglia.
Francia, altro ko per il Psg: il Nizza può scappare
Parigini sconfitti a Tolosa per 2-0: decidono le reti di Bodiger dopo 2'
della ripresa e di Durmaz al 79'. Seconda sconfitta per Emery che rischia
di essere superato da Bordeaux, Monaco e Guingamp
TOLOSA -
Il Psg di Emery perde ancora e manca l'aggancio al primo posto. Anzi,
domenica il Nizza di Balotelli potrebbe allungare ancora portandosi
addirittura a 4 punti di vantaggio sui campioni di Francia. A fermare i
parigini stavolta è il Tolosa, che in casa li schianta con un secco 2-0.Francia, un'altra doppietta per Balotelli: Monaco travolto, Nizza primo
Supermario è il grande protagonista del 4-0 con cui la squadra della Costa
Azzurra supera quella del Principato e sale da sola in vetta alla Ligue 1.
A segno anche Baysse e Plea
NIZZA
- La Costa Azzurra è ai
piedi di Mario Balotelli: il centravanti italiano ha realizzato la sua
seconda doppietta stagionale contro il Monaco capolista, lanciando il
Nizza in testa alla classifica in Francia: 4-0 il risultato finale all'Allianz
Riviera. Apre la partita la rete del difensore Baysse, dopodiché è l'ex
Liverpool a salire in cattedra. Lanciato da Belhanda, Balotelli si produce
in uno scatto di venti metri per scagliare un diagonale implacabile che
vale il 2-0 Nizza. Nel secondo tempo, si fa trovare pronto sull'assist di
Ricardo per punire un incolpevole Subasic. Al 78' standing ovation per
l'azzurro, che lascia spazio a Plea mentre il pubblico canta "Super
Mario". Chiude lo stesso Plea, che ribadisce in rete dopo aver sbagliato
il calcio di rigore. Primato in classifica per il Nizza, che ha trovato in
Balotelli un vero trascinatore; ben
4 reti in due partite di
campionato per il numero 9.
Coppe Europee
Champions: Real, Leicester, Monaco e Leverkusen agli ottavi. Il Dortmund
vince 8-4, è record. Frana di nuovo il Bayern (2-3) in Russia ma si
qualifica come seconda. Primo l'Atletico. Avanzano Arsenal e PSG. Avanti
anche il Leicester di Ranieri (che in campionato è solo 2 punti sopra la
zona caldissima....)
I blancos vincono lo scontro diretto a Lisbona con lo Sporting, gli uomini
di Ranieri ottengono il pass piegando il Bruges. I monegaschi e i tedeschi
avanzano a braccetto eliminando il Tottenham. Festival del gol tra
Borussia e Legia Varsavia: nuovo record di gol.
BORUSSIA DORTMUND-LEGIA VARSAVIA 8-4
Già qualificato, il Borussia Dortmund si diverte a entrare nella storia
della Champions, confezionando un match ricco di reti (12) che migliora il
primato detenuto dal 2003 da Monaco e Deportivo la Coruna (8-3). La gara
inizia in salita per i tedeschi che all'11' vengono gelati da Prijovic,
bravo a raccogliere un centro da destra di Odjidja-Ofoe e a infilare il
pallone sul secondo palo con un pregevole tocco d'esterno destro. Il
Borussia non s'impressiona e, nel giro di appena 3' (17', 19' e 20')
ribalta agevolmente la situazione segnando ben 3 reti. Kagawa realizza una
doppietta in un minuto e mezzo, approfittando di due assist di Dembelé:
prima si fa trovare pronto alla deviazione di testa sul secondo palo sul
centro dal limite del compagno e poi raccoglie un cross dalla destra per
battere Cierzniak con un forte sinistro da 12 mt. Il portiere polacco si
rende protagonista in negativo in occasione del 3-1: respinge una
punizione dalla trequarti sinistra di Reus coi pugni addosso a Sahin che
insacca di petto a porta vuota. Il Legia non ci sta e al 24' torna in
partita ancora con Prijovic che gira di destro nell'angolo opposto un
cross di Bereszynski. Lo stesso Prijovic si divora il 3-3 spedendo un tiro
da due passi sulla traversa e allora il Borussia ne approfitta per
realizzare il 4-2 sul capovolgimento di fronte (29') con un destro in
diagonale di Dembelé, lanciato da Reus. Il nazionale tedesco trova il modo
per rendere indimenticabile il rientro in campo dopo 6 mesi realizzando il
5-2 al 32' con un tocco di destro sottomisura su assist dalla sinistra di
Kagawa. Non pago, a inizio ripresa (52'), Reus si ripete in fotocopia,
stavolta su assist da sinistra di uno scatenato Dembelé. Il festival del
gol prosegue al 57' con il 6-3 realizzato da Kucharczyk che batte
Weidenfeller in uscita con un bel tocco d'esterno destro su lancio di
Radovic. Il Borussia prima coglie un palo con Aubameyang e poi (81')
ristabilisce le distanze col giovane Passlack che riprende di testa una
corta respinta di Cierzniak su una conclusione di Schurrle. All'87' arriva
il 7-4, opera di Nikolic che infila Weidenfeller con un destro in
diagonale su altro assist di Radovic. Infine, al 92', ci pensa Reus a
completare la serata di festa per i gialloneri realizzando la personale
tripletta con un destro in diagonale su assist di Aubameyang.
Champions, record di gol a Dortmund: la sfida contro il Legia finisce 8-4
LEICESTER-BRUGES 2-1
Il Leicester centra lo storico traguardo della qualificazione agli ottavi
di Champions piegando il Bruges. Gli uomini di Ranieri impiegano meno di
mezzora per centrare l'obiettivo. Sbloccano il risultato al 5' con Okazaki,
che gira di sinistro sotto l'incrocio un cross di Fuchs, raddoppiano al
29' con Mahrez che trasforma un rigore concesso dall'arbitro francese
Buquet per un fallo di Cools su Albrighton. A prendere per mano i belgi è
Izquierdo che dopo aver impegnato Zieler nel primo tempo, accorcia le
distanze al 52' con un'azione personale strepitosa: va via per 60 mt e poi
infila l'incrocio del primo palo con un gran destro in corsa. A questo
punto, però, il Leicester serra le fila e conduce in porto la
qualificazione senza eccessivi ulteriori patemi.Quella di Rostov è una
notte gelida per il Bayern Monaco e Carlo Ancelotti. I bavaresi sono stati
sconfitti per 3-2 dalla squadra di Daniliants, perdendo la possibilità di
poter giocarsi il primo posto nel girone nello scontro diretto contro
l'Atletico Madrid. Alla squadra di Simeone basterà conquistare un punto
contro il Psv per avere la certezza aritmetica di passare il turno come
prima della classe. Per il Bayern - reduce dalla sconfitta di Dortmund -
la gara inizia con i migliori presupposti. La rete di Costa al 35' sembra
presagire un'agevole vittoria per la squadra tedesca. I padroni di casa -
però - pareggiano rapidamente grazie ad Azmoun, chiudendo il primo tempo
sull1-1. La ripresa è tutta di marca russa: al 50' Poloz realizza il
rigore del vantaggio russo, e anche quando Bernat riporta
il conto sul pari, la squadra di casa continua a macinare il suo gioco. La
rete di Noboa segna il vantaggio decisivo per il Rostov: vani saranno gli
assalti della squadra di Ancelotti, tanto più che i russi rischiano di
portarsi sul 4-2 nel finale. Il Bayern non vince da tre partite
consecutive. Un trend che andrà rapidamente invertito, dato che i bavaresi
stanno faticando anche in campionato: attualmente si trovano in seconda
posizione dietro il sorprendente Lipsia.
Champions, Il City travolge il Barça. Avanzano Bayern, Atletico, Psg e
Arsenal
Gundogan
esulta: Barcellona battuto (ap)
Guardiola si prende la rivincita su Luis Enrique piegandolo 3-1. Agli
ottavi gli uomini di Ancelotti insieme ai colchoneros, ai campioni di
Francia e agli inglesi. Il Benfica raggiunge il Napoli in vetta al girone.
Dopo l'umiliazione (4-0) al Camp Nou, il Manchester City si prende la
rivincita nei confronti del Barcellona superandolo per 3-1. Il successo
degli uomini di Guardiola è il risultato più eclatante della quarta
giornata dei gironi A, B, C e D di Champions League che hanno visto
promuovere agli ottavi le prime 4 squadre: si tratta di Arsenal e PSG, che
nel gruppo A hanno vinto i confronti in trasferta con Ludogorets (2-3) e
Basilea (1-2), e di Atletico Madrid e Bayern che, nel gruppo D, hanno
superato, rispettivamente, Rostov (2-1) e Psv (1-2). Nel girone B il
Napoli viene agganciato in vetta dal Benfica, che ha superato di misura
(1-0) la Dinamo Kiev. Infine pari (1-1) tra Borussia M'gladbach e Celtic.
MANCHESTER CITY-BARCELLONA 3-1
Guardiola si prende la rivincita su Luis Enrique e riapre anche il
discorso 1° posto nel gruppo C tornando a -2 dalla vetta con il suo
Manchester City. I catalani impiegano appena 21' per sbloccare il
risultato. Ci pensa il solito Messi (17° gol in 16 gare con le inglesi)
che raccoglie un assist dalla sinistra di Neymar e batte Caballero con un
preciso sinistro a fil di palo. Il City non si scompone e al 39' pareggia:
Sergi Roberto serve inavvertitamente al limite Aguero che smarca
immediatamente sulla destra Sterling bravo a centrare di prima per
Gundogan che insacca da due passi. Sulle ali dell'entusiasmo i citizens
insistono, sfiorano il gol con Fernandinho e Sterling e ribaltano il
risultato in avvio di ripresa (51') con una punizione a giro dal limite di
De Bruyne che sorprende un incerto ter Stegen. La partita s'accende e le
occasioni fioccano: gli inglesi mancano il tris con Otamendi, Aguero e De
Brune (palo), il Barcellona replica mancando il 2-2 con Andre Gomes
(traversa). Il gol è nell'aria e alla fine lo realizzano i padroni di casa
che chiudono i conti (74') con Gundogan, lesto a insaccare a porta vuota
un pallone che Aguero, a due passi dalla rete, non era riuscito a deviare
in porta dopo un cross dalla destra di Navas.
..
La Pulce trascina con una tripletta i blaugrana
che battono il City 4-0. Nette affermazioni per
tutte le altre big, successi esterni del Benfica
contro la
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Con un gol in fuorigioco nel finale, il
camerunense, già a bersaglio nel primo tempo,
costringe i partenopei a incassare la terza
sconfitta consecutiva
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Champions, l'Atletico stende il Bayern. Il Celtic blocca il City
Faticano le big con la squadra di Simeone che piega per 1-0
Ancelotti mentre Guardiola deve accontentarsi di un pirotecnico 3-3
a Glasgow. Vince in rimonta il Barcellona a Moenchengladbach. Nel gruppo
del Napoli pari tra Besiktas e Dinamo Kiev
ROMA –
Faticano le big nella seconda giornata del secondo turno di Champions
League. Nel Gruppo comandato dal Napoli pareggiano Besiktas e Dinamo Kiev.
L’Atletico Madrid piega per 1-0 il Bayern Monaco mentre il Manchester City
deve accontentarsi di un pirotecnico 3-3 contro il Celtic Glasgow. Vincono
Arsenal, Barcellona, PSG. Pari tra Rostov e PSV.
BESIKTAS-DINAMO KIEV 1-1 –
Cominciamo dal Gruppo B, quello comandato a punteggio pieno dal Napoli.
Finisce 1-1 la sfida tra Besikas e Dinamo Kiev. Turchi in vantaggio grazie
al gol di Quaresma al 28′ del primo tempo. Russi a segno con Tsygankov al
20′ della ripresa.
ATLETICO MADRID-BAYERN MONACO 1-0 –
La grande sorpresa della giornata viene dal gruppo D dove l’Atletico batte
la corazzata di Ancelotti, il Bayern Monaco, grazie a un gol di Carrasco
al 35′ del primo tempo. I bavaresi provano a pareggiare ma senza fortuna.
E anzi a 4′ dalla fine c’è l’occasione del raddoppio per gli spagnoli ma
Griezmann fallisce un calcio di rigore colpendo la traversa.
ROSTOV-PSV EINDHOVEN 2-2 –
Completa il gruppo D, quello di Atletico Madrid e Bayern Monaco, il 2-2
tra Rostov e PSV. Le reti tutte nel primo tempo. Padroni di casa in
vantaggio dopo 9′ grazie a Poloz. Pareggia dopo 5′ Davy Proepper.
Ancora a segno Poloz al 38′ e 2-2 di Luuk de
Jong al 45′. Nella ripresa occasionissima per gli olandesi ma Andres Guardado
si fa parare un rigore da Dzhanaev.
BORUSSIA MOENCHENGLADBACH-BARCELLONA 1-2 –
Andiamo al gruppo C. Comincia male la trasferta di Moenchengladbach per il
Barcellona che al 34′ va sotto per un gol di Thorgan Hazard.
Guida la rimonta dei catalani nel secondo tempo Arda Turan che fa 1-1 al
65′. Il gol da tre punti lo realizza Pique al minuto 74.
CELTIC GLASGOW-MANCHESTER CITY 3-3 –
Sempre per il gruppo C, pirotecnica sfida al Celtic Park con i padroni di
casa che dopo 3′ passano grazie a Moussa Dembele.
Pareggio inglese al 12′ di Fernandinho. Al 20′ autogol di Sterling che
però si riscatta al 28′ segnando il 2-2. Al 47′ ancora in gol Moussa Dembele,
mentre il 3-3 finale lo realizza Nolito al 55′.
ARSENAL-BASILEA 2-0 –
Nel gruppo A tutto facile per l’Arsenal che regola per 2-0 in casa il
Basilea. Partita decisa da Theo Walcott
che va in rete al 7′ e al 26′ del primo tempo. Poi succede poco con gli
svizzeri incapaci di abbozzare una reazione.
LUDOGORETS-PSG 1-3 –
Chiude il gruppo A e la
giornata di Champions la vittoria del Paris Saint German in trasferta
contro il Ludogorets Razgrad. Bulgari in vantaggio al 16′ con Natanael.
Quindi la reazione francese e il pari di Matuidi al 41′. Al 56′ gol di
Cavani che porta in vantaggio i francesi. Al 59′ grossa occasione per il
2-2 ma Moti sbaglia un calcio di rigore (parata di Areola). Al 60′ Cavani
chiude i conti fissando il risultato sull’1 a 3.
Champions, il Leicester vince ancora. Il Dortmund riprende il Real. Il
Napoli ne rifila 4 al Benfica.
Segna
il Dortmund, con il Real Madrid finisce 2-2 (afp)
Gli uomini di Ranieri non tremano nella loro prima storica gara casalinga
nella competizione e piegano 1-0 il Porto. Due volte avanti, i campioni in
carica si fanno riprendere nel finale da Borussia: stretta di mani
Ronaldo-Zidane. Il Siviglia scavalca il Lione, il Tottenham espugna Mosca.
Il Lione cade (1-0) a Siviglia
e consente alla Juve di prendere il comando del gruppo H assieme agli
spagnoli. La serata dedicata alle prime gare della seconda tornata di
Champions arride, in particolare, alle due inglesi: il Leicester di
Ranieri piega in casa per 1-0 il Porto, il Tottenham sorprende ( |