in collaborazione con INTERNOTIZIE
 
 

.DIARIO A PARTIRE DAL 11-12-2020

.

 

 

Crisanti ad Accordi&Disaccordi (Nove): “La variante Delta? Preoccupante, dimostra che il virus continua a mutare”

“La variante Delta ci deve preoccupare”. Così il direttore di Microbiologia dell’Università di Padova Andrea Crisanti, ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Luca Sommi e Andrea Scanzi, con la partecipazione di Marco Travaglio, in onda tutti i mercoledì alle 21.25 su Nove sulla nuova mutazione del Coronavirus che sta creando allerta in Gran Bretagna e in Europa. “Penso ci debba preoccupare per due ragioni fondamentalmente: primo perché ha una capacità di trasmissione molto elevata, se possibile addirittura superiore a quella inglese e poi per il fatto, ormai acclarato, che il vaccino Astrazeneca in dose singola non protegge dall’infezione, almeno per quanto riguarda la positività”, ha detto il professore. Inoltre, “la variante Delta ci fa capire che la capacità del virus di adattarsi e di generare nuove mutazioni sicuramente non è finita. Io penso che il futuro si gioca fondamentalmente su due aspetti: primo, la durata della protezione indotta dal vaccino; secondo, la protezione dalle varianti tramite il sequenziamento“. Purtroppo, su quest’ultimo aspetto, secondo Crisanti “l’Italia ha un approccio amatoriale e assolutamente non in linea con quelli che sono Paesi come la Germania, l’Inghilterra o gli Stati Uniti”.

‘Accordi&Disaccordi’ è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia e sarà disponibile in live streaming e successivamente on demand sul nuovo servizio streaming discovery+ nonché su sito, app e smart tv di TvLoft. Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, su Sky Canale 149 e Tivùsat Canale 9.

Uk, la variante Delta al 90% di prevalenza. “In tutto 42 decessi, 12 erano stati vaccinati”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/11/uk-la-variante-delta-al-90-di-prevalenza-in-tutto-42-decessi-12-erano-stati-vaccinati/6227190/

Eutanasia, parte la raccolta firme per il referendum: “Agire di fronte a un Parlamento paralizzato e sordo”. La storia di Daniela che non è stata libera di scegliere

Sono passati due anni da quando il Parlamento lasciò scadere il tempo concesso dalla Corte costituzionale per riempire il vuoto normativo sul suicidio assistito, prima di pronunciarsi sul caso di Marco Cappatofinito a processo per aver aiutato a morire l’ex dj Fabo accompagnandolo in Svizzera. Ma se allora la Lega si mise di traverso, facendo arenare la discussione sulla proposta di legge sull’Eutanasia legale (cinque, in realtà, i testi presentati alla Camera), oggi parte la raccolta di firme per un referendum promosso dall’associazione Luca Coscioni di cui Cappato è tesoriere. Il testo, depositato il 20 aprile scorso in Corte di Cassazione, prevede una parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale (omicidio del consenziente), che impedisce la realizzazione di della cosiddetta “eutanasia attiva”. “In caso di approvazione – spiega l’associazione – si passerebbe dal modello della ‘indisponibilità della vita’, sancito dal codice penale del fascismo nel 1930, al principio della ‘disponibilità della vita’ e dell’autodeterminazione individuale, già introdotto dalla Costituzione repubblicana, ma che ora deve essere tradotto in pratica. Il referendum, come aveva spiegato a ilfattoquotidiano.it Marco Cappato, punta a tutelare “anche i pazienti che non siano dipendenti da trattamenti di sostegno vitale, come i malati di cancro, per i quali è comunque già intervenuta la Consulta”. C’è tempo fino al 30 settembre per raccoglierne 500mila firme: i primi tavoli a Milano (angolo tra Corso Garibaldi e via Statuto) e Roma (Largo Argentina), mentre entro il 30 giugno saranno allestiti in tutta Italia.Nel corso della conferenza stampa che si è tenuta presso la sala stampa della Camera dei Deputati, è stato trasmesso il video messaggio di Daniela. Trentasette anni, pugliese, affetta da una grave forma di tumore al pancreas, avrebbe voluto poter scegliere di porre fine alle sue sofferenze: “Ho vissuto una vita da persona libera. Vorrei essere libera di morire nel migliore dei modi”. Non ha fatto in tempo ad andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito. Aveva contattato l’Associazione Luca Coscioni e a febbraio aveva chiesto alla Asl di Roma, dove viveva, e al relativo Comitato Etico, la verifica e l’attestazione delle condizioni necessarie per poter ricorrere al suicidio assistito, in applicazione della storica sentenza 242/2019 emessa dalla Corte Costituzionale, proprio nell’ambito del processo a Cappato. Una sentenza secondo cui non è punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Daniela, però, aveva dovuto impugnare una risposta negativa. Alla fine, era ricorsa d’urgenza al Tribunale di Roma per ottenere le verifiche previste, ma l’udienza era stata fissata al 22 giugno. Considerata la situazione, è stato chiesto di anticipare la decisione, ma nessuno ha mai risposto. Daniela è morta il 5 giugno.Con l’intervento referendario l’eutanasia attiva sarebbe consentita nelle forme previste dalla legge sul consenso informato e il testamento biologico e in presenza dei requisiti introdotti dalla sentenza della Consulta, mentre rimarrebbe punita se il fatto è commesso contro una persona incapace o contro una persona il cui consenso sia stato estorto con violenza, minaccia o contro un minorenne. Ad oggi, invece, in Italia l’eutanasia attiva è vietata sia nella versione diretta (se il medico somministra il farmaco alla persona che ne faccia richiesta, violando l’articolo 579 del codice penale), sia nella versione indiretta (se qualcuno prepara il farmaco che viene poi assunto in modo autonomo dalla persona) e, in questo caso, si incorre nel reato di istigazione e aiuto al suicidio (articolo 580 del codice penale), fatte salve le cause di esclusione introdotte nel 2019 dalla Consulta. Forme di eutanasia passiva, ovvero praticata astenendosi dall’intervenire per tenere in vita il paziente in preda alle sofferenze sono già considerate penalmente lecite, soprattutto quando l’interruzione delle cure ha lo scopo di evitare l’accanimento terapeutico. “Ma molti casi ambigui creano condotte ‘complesse’ o ‘miste’, che non consentono spesso di distinguere con facilità se si tratti di eutanasia mediante azione od omissione e, soprattutto – spiega l’associazione – pongono il problema di una possibile disparità di trattamento ai danni di pazienti gravi e sofferenti affetti però da patologie che non conducono di per sé alla morte per effetto della semplice interruzione delle cure. Da qui l’esigenza di ammettere l’eutanasia a prescindere dalle modalità della sua esecuzione concreta (attiva e omissiva)”.Dopo la conferenza, l’appuntamento è proseguito in Largo Argentina per l’avvio della raccolta nella Capitale. C’era anche Mina Welby, ma moglie di Piergiorgio Welby, attivista e co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni affetto da distrofia muscolare, per il quale non solo fu negata la richiesta dei legali di porre fine all’accanimento terapeutico (a staccare il respiratore fu il medico, poi assolto dall’accusa di omicidio del consenziente), ma gli furono anche negati i funerali con rito religioso. La funzione non religiosa, è bene ricordarlo, fu celebrata davanti alle porte chiuse della parrocchia che, anni dopo, avrebbe invece accolto quelli trionfali del boss dei Casamonica. Tra le altre persone malate assistite dall’associazione c’è anche Mario (nome di fantasia). Ha 43 anni, abita in un paesino delle Marche e a causa di un grave incidente stradale che gli ha provocato la frattura della colonna vertebrale con la conseguente lesione del midollo spinale, è tetraplegico con altre gravi patologie da 10 anni. Le sue condizioni sono irreversibili. Si era visto negare da ASL e tribunale la possibilità di accedere all’iter previsto dalla sentenza 242, ma proprio in questi giorni, con una nuova ordinanza storica (la prima del genere in Italia) il Tribunale di Ancona ha ribaltato la decisione del giudice precedente, imponendo alla ASL di verificare le condizioni del paziente per accedere al suicidio assistito, attuando di fatto la sentenza della Consulta.“Mario ci ha messo 10 mesi passando per 2 udienze 2 sentenze, per vedere rispettato un suo diritto, nelle sue condizioni” commenta l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’associazione, secondo cui “non è possibile costringere gli italiani a una simile doppia agonia. Occorre una legge. Per questo – aggiunge – a fronte di un Parlamento paralizzato e sordo persino ai richiami della Corte costituzionale è necessario un referendum”. Da qui alle prossime settimane sarà possibile aderire alla campagna anche presso avvocati e notai registrati. “Il loro ruolo – spiega Cappato – è fondamentale nell’ambito della raccolta firme, perché hanno la facoltà di autenticarle, insieme a cancellieri, parlamentari, sindaci, assessori, consiglieri comunali, consiglieri regionali e dipendenti comunali”. Fanno già parte del comitato promotore del referendum Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Eumans, Volt, Più Europa, Possibile, Sinistra italiana e Federazione dei Verdi. Il Comitato è aperto all’adesione di associazioni, partiti, movimenti sindacati e altre organizzazioni e, tra primi sostenitori, ci sono l’ARCI nazionale e la CGIL nuovi diritti.

Calo demografico, Istat: “Nel 2020 il Covid ha peggiorato la tendenza. Oltre all’aumento dei decessi, nuovo minimo storico di nascite”.

Nel 2020 si registra un nuovo minimo storico di nascite dall’unità d’Italia e un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra. Gli effetti negativi prodotti dal Covid hanno amplificato la tendenza al declino di popolazione in atto dal 2015. Lo rileva l’Istat nel report “La dinamica demografica durante la pandemia covid-19- anno 2020”, in cui l’Istituto segnala che al 31 dicembre 2020 la popolazione residente è inferiore di quasi 384mila unità rispetto all’inizio dell’anno, come se fosse sparita una città grande quanto FirenzeDal 1 gennaio al 31 dicembre 2019 la popolazione residente in Italia era diminuita di quasi 189mila unità. Nel 2020 le nascite sono diminuite del 3,8%: quasi 16mila nati in meno rispetto all’anno precedente. Sono stati iscritti in anagrafe per nascita 404.104 bambini. Il report evidenzia anche il crollo dei movimenti migratori internazionali: -66,3% durante la prima ondata.

I decessi in totale ammontano invece a 746.146, il numero più alto mai registrato dal secondo dopoguerra, con un aumento rispetto alla media 2015-2019 di oltre 100mila unità (+15,6%). Dall’inizio della crisi sanitaria (marzo 2020) a fine anno si è osservato un eccesso di morti del 21% rispetto alla media dello stesso periodo dell’ultimo quinquennio. I decessi Covid sono stati quasi 76mila, il 10,2% dei decessi totali a livello medio nazionale (il 70% dell’eccesso complessivo), spiega l’Istat.

Il Nord, con il 14,5% sul totale dei morti, registra il maggior peso percentuale, il doppio rispetto al Centro (6,8%) e al Mezzogiorno (5,2%). La Lombardia, sottolinea l’istituto, sperimenta il bilancio più pesante in termini di decessi nel 2020: +111,8%. Per tutte le altre regioni del Nord l’incremento dei morti del periodo marzo-maggio è compreso tra il 42% e il 53%. Solamente il Veneto e il Friuli Venezia Giulia si distinguono per un surplus di decessi più contenuto (rispettivamente +19,4% e +9,0%). Al Centro spiccano le Marche che, con il +27,7% di eccesso di morti, si discostano in modo rilevante dall’incremento medio della ripartizione (+8,1%). Nel Mezzogiorno solo l’Abruzzo e la Puglia (+11,6% entrambe) fanno rilevare valori ben al di sopra di quello medio dell’intera area (+5,1%).“L’impatto differenziale dell’epidemia sulla mortalità (maggiore al Nord rispetto al Mezzogiorno) e la contrazione dei trasferimenti di residenza“, sottolinea l’Istat, spiegano anche le differenze geografiche nel calo della popolazione, che di conseguenza è più accentuato al Nord-ovest. Nel corso del 2020 il Nord-ovest registra una perdita dello 0,7% e il Nord-est dello 0,4%. Il Centro vede raddoppiare in termini percentuali il deficit di popolazione (da -0,3% del 2019 a -0,6% del 2020) mentre il Sud e le Isole, più colpite nella seconda ondata (da metà settembre), subiscono una perdita dello 0,7%, simile a quella del 2019, per effetto della tendenza allo spopolamento già in atto da diversi anni. Anche la provincia autonoma di Bolzano, tradizionalmente caratterizzata da incrementi di popolazione, vede ridurre il saldo totale percentuale. All’opposto le regioni del Mezzogiorno, anche quelle con il primato di saldo totale negativo (Molise -1,3% e Basilicata -1,0%), hanno perdite percentuali più contenute rispetto al 2019. Il report evidenzia anche il crollo del numero dei matrimoni celebrati: 96.687, -47,5% sul 2019 (-68,1% i matrimoni religiosi e -29% quelli con rito civile).Nel corso del 2020 si contano in totale 1.586.292 iscrizioni in anagrafe e 1.628.172 cancellazioni. Le ripercussioni della pandemia sono state molto rilevanti sui movimenti migratori internazionali. Le iscrizioni dall’estero (220.533 nell’anno 2020), già in calo nel 2019 per la componente straniera, mostrano una diminuzione nei primi due mesi dell’anno (-8,8%) per poi crollare durante la prima ondata (-66,3%) e recuperare lievemente (ma sempre con una variazione negativa) nel corso dell’anno (-23,3% nella fase di transizione e -18,2% nella seconda ondata). Le cancellazioni verso l’estero (141.900 in totale), invece, evidenziano uno slancio di partenze nella fase pre-Covid (+20%), una consistente riduzione durante la prima ondata (-37,3%), una lievissima ripresa durante la fase di transizione (+0,8%) e un ulteriore crollo in corrispondenza della seconda ondata (-18,4%).

CureVac, il terzo vaccino a mRna che può far svoltare l’Ue. L’azienda: “Produrremo 300 milioni di dosi nel 2021. Si conserva a 5 gradi”

L'azienda di biotecnologie di Tubinga, in Germania, spera di avere l'approvazione dell'Ema entro giugno. L'amministratore delegato Haas a ilfattoquotidiano.it: "Questa tecnologia consente lo sviluppo di vaccini sicuri ed efficaci. A differenza di altri, non utilizziamo alcun mRNA modificato chimicamente". Ci sarà una rete europea di produzione e distribuzione: "Il problema è la fornitura delle materie prime, per via dei blocchi alle esportazioni".

Tubinga sperano che il mese buono sia quello di giugno: circa sei mesi dopo il via libera a Pfizer/Biontech, dalla città universitaria tedesca potrebbe arrivare il terzo vaccino a Rna messaggero contro il Covid, quello sviluppato dall’azienda di biotecnologie CureVac. Il processo di approvazione da parte dell’Ema è già cominciato a febbraio: “Il candidato vaccino di CureVac, CVnCoV, è in una fase avanzata della sperimentazione clinica a seguito di ampi studi sulla sicurezza e sulla tollerabilità. Ci aspettiamo nuovi dati nel corso del secondo trimestre e li utilizzeremo come base per far avanzare il processo di approvazione del nostro vaccino che è già iniziato“, spiega a ilfattoquotidiano.it Franz-Werner Haas, amministratore delegato di CureVac. Per l’Unione europea e l’Italia l’autorizzazione sarebbe una boccata d’ossigeno nella campagna di vaccinazione: il candidato vaccino tedesco utilizza la tecnologia dell’Rna messaggero come quelli Pfizer o Moderna, che finora hanno avuto altissime performance in termini di efficacia e creato meno grattacapi dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, come confermato dall’azienda, il vaccino di CureVac non utilizza mRna modificato chimicamente: i vantaggi sono l’impiego di un dosaggio inferiore e la possibilità di una conservazione a una temperatura di 5 gradi per almeno tre mesi. Un fattore che facilita notevolmente la gestione delle fasi di trasporto e stoccaggio.“Prevediamo una produzione fino a 300 milioni di dosi nel 2021 e un miliardo di dosi il prossimo anno”, afferma Haas. L’accordo con la Commissione europea è già stato firmato, in Italia dovrebbero arrivare in totale quasi 30 milioni di dosi. Il piano stilato a inizio marzo dal commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo ne prevede 7,3 già entro giugno: un obiettivo difficile da raggiungere, ma entro settembre è previsto l’arrivo complessivo di 14 milioni di dosi. Le altre 16 saranno a disposizioni, salvo intoppi, tra fine anno e il primo trimestre 2022. Il fattore tempo, come sappiamo, è determinante: il piano vaccinale italiano all’origine prevedeva l’arrivo di 2 milioni di dosi del vaccino di CureVac già entro marzo. Ora la speranza è riuscire a scongiurare ulteriori ritardi, dopo che già le altre aziende farmaceutiche hanno avuto seri problemi nell’approvvigionamento delle materie prime, nella produzione e infine nella consegna delle dosi. “La fornitura delle materie prime è davvero una sfida perché le catene di approvvigionamento globali sono interrotte dalla pandemia”, ammette l’amministratore delegato dell’azienda di Tubinga. “Ad esempio – spiega Haas – a volte non è possibile ottenere l’attrezzatura o i materiali necessari per la produzione di vaccini, in quanto soggetti a divieti di esportazione. Il governo tedesco e la Commissione europea ne sono a conoscenza e si stanno impegnando per aiutarci“.L’azienda tedesca ha già siglato accordi di collaborazione per la produzione del vaccino con Bayer e GlaxoSmithKline, ma anche con Fareva, Rentschler e Wacker: l’obiettivo è istituire una rete europea per la produzione delle dosi. L’Unione europea dovrebbe anche essere la principale area di distribuzione del vaccino: “Oltre al fatto che la Germania è partner di CureVac – sottolinea Haas – abbiamo ricevuto fondi per lo sviluppo e la produzione del nostro vaccino, con un finanziamento di 252 milioni di euro dal governo tedesco. Abbiamo anche firmato un contratto con la Commissione europea per la fornitura di dosi di vaccino, che ci ha a sua volta fornito un sostegno finanziario per lo sviluppo del vaccino”. “Senza questo finanziamento, non saremmo stati in grado di gestire gli investimenti associati allo sviluppo del vaccino”, ammette l’amministrato delegato di CureVac, che in passato aveva indicato proprio nella carenza di fondi la causa del “ritardo” rispetto a Pfizer/Biontech. Inoltre, l’azienda sta sviluppando insieme a Tesla una “mini-fabbrica mobile e flessibile di m-Rna”, chiamata The RNA Printer®. Questa tecnologia consentirà alle stesse strutture sanitarie di produrre dosi di vaccino: “L’obiettivo è utilizzare The RNA Printer® in tutto il mondo, ad esempio direttamente sul luogo di un focolaio locale, per riuscire a riportarlo rapidamente sotto controllo. Allo stesso tempo, The RNA Printer® può anche implementare rapidamente le modifiche necessarie al vaccino a causa di eventuali varianti”, spiega Haas.CVnCoV, il candidato vaccino di CureVac, è come detto un vaccino a Rna messaggero: una tecnologia innovativa che consiste nell’utilizzare la sequenza del materiale genetico del coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna), che rappresenta il messaggero molecolare che contiene “le istruzioni” per costruire la proteina Spike del virus, contro la quale si vuole scatenare la reazione del sistema immunitario. “La tecnologia Rna consente lo sviluppo di vaccini sicuri ed efficaci“, assicura Haas. La “rolling review” dell’Ema, come detto, è cominciata a febbraio, ma sull’efficacia del vaccino di CureVac ancora non esistono dati: “La sperimentazione clinica è ‘in doppio cieco‘ (sia i soggetti esaminati che gli sperimentatori ignorano le informazioni fondamentali, ndr) e quindi non sappiamo chi dei soggetti testati ha ricevuto un placebo o il nostro vaccino”. Per questo, spiega l’amministratore delegato, “non siamo ancora in grado di rilasciare alcuna dichiarazione sull’efficacia del vaccino”.La grande differenza ad esempio con il vaccino Pfizer e Moderna sta invece nell’approccio tecnologico: “A differenza di altri, non utilizziamo alcun mRNA modificato chimicamente”, chiarisce Haas. “Attraverso una ottimizzazione della sequenza la produzione di proteine ​​può essere migliorata, così possiamo lavorare ad esempio con basse dosi di mRNA e generare comunque una risposta immunitaria equilibrata”. In pratica, il vaccino contiene un dosaggio di Rna molto inferiore. Infine, il Ceo di CureVac assicura che l’azienda è già al lavoro anche sul contrasto alle varianti del Covid: “Stiamo conducendo studi in vitro mirati sulle varianti critiche per confermare l’efficacia del nostro attuale candidato vaccino. Recentemente siamo stati in grado di dimostrare nei test preclinici che è efficace contro la variante sudafricana“, afferma Haas. Che poi evidenzia un altro vantaggio della tecnologia a mRna: “Offre la flessibilità di adattare i futuri candidati vaccini alle varianti“.

 

 

Il bollettino: 2.897 nuovi casi nelle ultime 24 ore e 62 morti. Il tasso di positività all'1,2%. Ancora in discesa i ricoveri mappe e grafici 2-06-21

Tutta Italia tranne la Valle d'Aosta in bianco dal 21 giugno

4.147 casi con 243.967 test: l’incidenza è all’1,7%. Morti in 171. Da lunedì 3 Regioni in zona bianca--27-05-21

 

Il bollettino: 5.741 nuovi casi e 164 vittime. Il tasso di positività sale al 2,3%,20 05 21

Il bollettino: 7.582 nuovi casi e 262 morti. Tasso positività scende al 2,5%, calano ancora i ricoveri Mappe e grafici,12-05-2021

 

Coronavirus, i dati – 9.116 nuovi contagi con oltre 315mila tamponi: tasso di positività scende al 2,9%. Altre 305 vittime, 4 maggio 2021

La vulgata dominante è che è tutto passato, come se non fosse successo assolutamente niente, adesso il mood sono i vaccini per le vacanze. La crisi non esiste, sono tutte stronzate televisive, A MEMENTO tuttavia noi mettiamo in evidenza, in tempi non sospetti, ciò che afferma il tanto vituperato Crisanti:  La "previsione" per maggio "Di questo passo non è pessimistico pensare che a fine maggio ci sarà una nuova ondata, ma assai realistico", ha affermato Andrea Crisanti, Professore ordinario di Microbiologia all'Università di Padova che mette subito in guardia dall'eccesso di euforia per le riaperture. "È iniziato già dal weekend scorso e non era difficile da prevedere. Mi permetta un altro pronostico facile: nelle prossime settimane ci sarà chi dirà 'Avete visto, la curva dei contagi non risale nonostante le riaperture'". Il microbiologo, conosciuto per il suo proverbiale pessimismo, spiega che se da un lato le restrizioni che abbiamo appena superato potranno frenare l'avanzata del virus, dall'altro sarà inevitabile l'arrivo di nuovi contagi per tutte le situazioni in cui avverranno gli scambi sociali, ossia aperitivi, scuole, visite agli amici "i cui risultati rimarranno invisibili per qualche tempo ed esploderanno a fine maggio. La dinamica del virus è complessa", dice l'esperto.

Vaccini, 26 milioni di dosi Astrazeneca in arrivo in estate con gli over 60 già immunizzati: ecco perché Figliuolo vuole ridare Astrazeneca ai giovani. Il commissario sostiene che, stando agli ultimi studi, l'attuale raccomandazione sul siero può essere rivista. Pena un rallentamento della campagna di massa. Tra maggio e giugno si attendono infatti 6 milioni di dosi, una parte delle quali destinate ai richiami e il resto a coprire i 60-79enni che mancano all'appello. Poi arriveranno altre 26 milioni di fiale. Cosa farne? Gli altri Paesi Ue però non intendono fare retromarcia. Anzi, secondo Reuters persino Londra sta pensando di stringere ulteriormente le maglie sul siero anglo-svedese.5 maggio 2021

Superati i 120mila morti da inizio pandemia. Dati – In un giorno 13.385 casi e 344 decessi. L’incidenza sale al 4%, ricoverati sotto 20mila,28-04-21

Il bollettino: 16.232 nuovi casi nelle ultime 24 ore e 360 morti. Il tasso di positività sale dal 3,9% al 4,4% - mappe e grafici,22-04-21

Vaccini, Crisanti critica la scelta di Figliuolo: "Per la distribuzione servono professionisti"

Il microbiologo dell'Università di Padova si scaglia contro il nuovo commissario all'emergenza. "Se avessimo dieci milioni di vaccini non sapremmo distribuirli"

Andrea Crisanti, il microbiologo che ebbe un ruolo di primo piano nel contenimento della pandemia in Veneto lo scorso marzo, critica in maniera decisa il nuovo commissario all'emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo.
"Due mesi fa avevo detto che il Governo" per la distribuzione dei vaccini anti-Covid "doveva consultare quelli di Amazon. Non lo avevo detto a caso, Amazon è un gigante nella logistica. Con tutto il rispetto, il nostro generale del Genio, in confronto agli ingegneri di Amazon, è un apprendista", ha affermato Andrea Crisanti intervenendo a ''ilcafFLEdelmercoledì'', rubrica settimanale della Fondazione Luigi Einaudi.Amazon "è in grado di movimentare miliardi di pacchi al giorno e distribuirli capillarmente su tutto il territorio - ha argomentato il microbiologo - Il fatto che Figliuolo sia un Generale ha un grosso impatto mediatico e di comunicazione, ma vi assicuro che per distribuire i vaccini probabilmente ci volevano esperti in ingegneria e informatica che stanno in Amazon non nell'Esercito. Se avessero preso lo chief executive officer di Amazon sarei stato più tranquillo".Crisanti ha criticato in generale il piano vaccinale italiano: "Se oggi avessimo dieci milioni di dosi non sapremmo come distribuirle. Abbiamo iniziato la vaccinazione con quella "pagliacciata" del "vaccination day", illudendo tutti gli italiani. Fino ad ora non si era fatto nulla ed era stato programmato pochissimo, senza rendersi conto delle difficoltà logistiche di una vaccinazione di massa con un vaccino come quello di Pfizer, che ha problemi giganteschi di logistica".

Sono 526 i britannici morti dopo avere ricevuto il vaccino anti-Covid fra l'8 dicembre e il 7 marzo scorso. L'autorità di vigilanza sul farmaco inglese ha infatti diffuso i dati aggiornati degli eventi avversi che vengono registrati senza indagine alcuna se non quella statistica dal sistema sanitario nazionale.Gli eventi avversi inseriti nelle “yellow card” che i medici inviano al sistema nazionale sono stati 329.146, la maggiore parte dei quali (228.337) dopo avere ricevuto una dose di Astrazeneca, ma comunque 100.809 dopo avere ricevuto una dose di Pfizer/BioNtech.Complessivamente le reazioni avverse sono sfociate in 526 decessi, di cui 289 dopo AstraZeneca e 237 dopo Pfizer/ BioNtech: si tratta come specificato solo di morti registrate dopo la vaccinazione, perché nessuna indagine è stata compiuta sulla relazione fra dosi ed eventi avversi letali. In ogni caso le morti rappresentano la percentuale dello 0,0022% rispetto alle  23.600.000 dosi erogate. Un po' più alta la casistica di AstraZeneca: 0,0024% delle 11,7 milioni di iniezioni fatte. Ma non così dissimile quella di Pfizer/BioNtech: 0,0019% rispetto alle 10,9 milioni di prime dosi e al milione di seconde dosi erogato.Sono stati solo due però gli eventi letali per quella tromboembolia che ha spaventato il resto di Europa: uno dopo AstraZeneca e uno dopo Pfizer/BioNtech. In realtà per la maggiore parte degli eventi letali è stata registrata solo la morte e non la sua causa apparente o appurata con le autopsie: non spiegate quindi 154 morti dopo AstraZeneca e 116 dopo Pfizer/BioNtech. Per entrambi i vaccini la principale causa di morte dopo l'erogazione è stata per problemi cardiaci: 38 casi dopo AstraZeneca e 27 dopo Pfizer/BioNtech.Dopo la vaccinazione sono morti di coronavirus 15 vaccinati AstraZeneca e 26 Pfizer/BioNtech. Con entrambi i vaccini decine di casi di svenimento nelle ore successive con un a persona per vaccino che cadendo si è ferita mortalmente.

Galli: “Sul Covid Draghi non ne ha azzeccata una. Liberi tutti ma ci sono ancora pochi vaccinati”

“Ci saranno un milione di infezioni attive in Italia o pensate che tutti i positivi si fanno il tampone e vengono a saperlo?”. È furibondo per le annunciate riaperture generalizzate dal 26 aprile il professor Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive al “Sacco” di Milano e docente alla Statale, da più di un anno impegnato […]L’annuncio delle riaperture dal 26 aprile mentre i dati di morti e contagi da Covid restano alti e la campagna di immunizzazione resta condizionata ai ritardi nelle consegne dei vaccini e all’organizzazione delle somministrazioni da parte delle regioni, preoccupa gli esperti, contrari alla ripresa di attività che consentono anche un parziale ritorno alla vita sociale. Netta la posizione di chi non opera all’interno del governo, come Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova e Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive al “Sacco” di Milano e docente alla Statale, ma anche gli esperti del Comitato tecnico-scientifico – tra cui Fabio Ciciliano e il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza – avvertono che l’epidemia, con l’allentamento delle restrizioni, può ripartire. Un punto che peraltro è stato calcato anche dal ministro britannico Boris Johnson lo scorso 12 aprile, giorno delle riaperture di pub e attività non essenziali in Inghilterra. Da ricordare però che nel Regno Unito a oggi oltre il 13% della popolazione risulta completamente vaccinata, per un totale di più di 41 milioni di dosi somministrate. In Italia invece questi numeri sono rispettivamente del 7,2% con 14 milioni di inoculazioni.

Crisanti poi torna sull’affermazione di Draghi che ha parlato di “rischio calcolato”. “Ma come? – dice -. Di calcolato vedo ben poco e il vero rischio è giocarci l’estate. Allora diciamolo chiaramente: la scommessa è riaprire ora per vedere se a giugno dobbiamo richiudere tutto”, rimarca il microbiologo, che non ha dubbi: “riaprire ad aprile è una stupidaggine epocale”. Lontana poi l’ipotesi dell’immunità di gregge che, dice, “penso che sfioreremo soltanto. Bisognerebbe vaccinare 40 milioni di italiani entro l’autunno, senza contare i giovani e i dissenzienti, e poi ci sono le varianti, il problema della durata dell’immunità, i richiami”. Un punto, quello delle vaccinazioni, sul quale insiste anche Massimo Galli, che parlando al Fatto si è detto fermamente contrario alle riaperture ad aprile, senza nascondere il suo giudizio, impietoso, sul governo in tema di pandemia: “Draghi non ne ha azzeccata una”. Quanto invece alle isole Covid-free, sulle quali si sono scontrate regioni e il ministro del turismo leghista Garavaglia, per Crisanti “hanno molto senso turistico e qualche senso sanitario. Per non fare entrare davvero il virus però bisogna fare i tamponi prima e dopo e quarantene di 5 giorni”. Ma allo stesso tempo mette in chiaro che il rischio che l’epidemia possa ripartire c’è. “Nel momento in cui allenti è normale che l’epidemia possa ripartire, a meno che non intervengano fattori esterni, come l’allargamento della vaccinazione. Abbiamo ancora oltre 300 morti e 15mila casi al giorno, stiamo facendo delle riaperture in un momento in cui la curva sta flettendo leggermente. Il rischio c’è. Quello accettabile per un epidemiologo è zero, per un economista può essere invece 100 e per chi campa con un’attività che ha dovuto chiudere è ancora più elevato. È legittimo che la politica trovi una sintesi, dopodiché nessuno oggi può escludere che facendo ripartire scuole e altre attività la curva risalga”.

I contesti più pericolosi, ricorda Rezza, “sono quelli al chiuso, dove si sta senza mascherina. Per quello è prevista solo la ristorazione all’aperto, con il distanziamento. All’interno dei locali senza aerazione naturale e senza un idoneo distanziamento il rischio si corre. Certo, nei musei anche al chiuso la situazione si gestisce benissimo. Alcune attività all’aperto, come il calcetto e gli sport da contatto, un rischio lo comportano, anche se ci sono ricerche che comunque non le considerano così pericolose”.

Al Corriere della Sera invece parla Fabio Ciciliano, dirigente medico della Polizia e membro del Cts, che ammette: “Aprire tutto e subito sarebbe una vera sciagura, in questo momento. Significherebbe vanificare gli sforzi dolorosi che il Paese ha compiuto fino ad ora”. Allo stesso tempo sottolinea che “bisogna lavorare perché le riaperture siano incanalate in binari di sicurezza per evitare una nuova crescita dei contagi. Ciò che mi lascia perplesso è che talvolta le diverse anime politiche che promuovono le riaperture lo fanno in maniera incompleta, badando magari ad un singolo settore senza avere una visione complessiva. Ma forse alla politica ciò non è richiesto”. Ciciliano poi sottolinea che il Paese “è sfinito da un anno difficilissimo dove una importante fetta della popolazione non riesce quasi più a sopravvivere. L’azzeramento di alcuni interi settori di attività economiche ha impedito in molti casi addirittura il minimo sostentamento. Condivido pienamente – conclude – la posizione del presidente del ConsiglioMario Draghi con una visione di riapertura progressiva come risultato di un ‘rischio calcolato’ per il Paese”.

 

 

Virus, l'allarme dei medici: "Ospedali pieni, non si allentino ora le misure"

L'appello del comitato intersindacale dei camici bianchi: "Terapie intensive ben oltre le soglie, la mortalità resta elevata: la politica ascolti il nostro grido. Meno restrizioni solo con contagi giornalieri sotto i 5mila"

"Il personale sanitario, impegnato quotidianamente - 7 giorni su 7, di giorno e di notte - e da oltre un anno nella lotta contro la pandemia  - sottolinea il comunicato - si trova ad affrontare ancora per tutto il 2021 criticità di ogni tipo dovute al sovraffollamento degli ospedali, che con la terza ondata interessa in successione tutta la nostra penisola, anche aree precedentemente risparmiate, come dimostra il caso Sardegna. Ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da Covid, costringendo per carenza di posti letto gli operatori a scelte strazianti sotto il profilo etico, come il triage inverso, quanto la salute dei pazienti con altre patologie, la cui prevenzione e cura rischia di essere ancora una volta sacrificata a causa della sottovalutazione del rischio di una persistente elevata circolazione del virus, sulla quale i medici e i dirigenti del servizio sanitario nazionale lanciano da tempo, inascoltati, tutti gli allarmi possibili".Secondo i sindacati dei medici, un rallentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5mila casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell'epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità.I camici bianchi chiedono "alla politica di ascoltare le decine e decine di migliaia di colleghi che da 13 mesi lavorano senza tregua nell'emergenza territoriale e negli ospedali, e che non nascondono la loro perplessità e amarezza per il dibattito in corso su riaperture che, sotto le pur comprensibili esigenze economiche e sociali, celano una non corretta valutazione del rischio di un prolungamento della pandemia e di una persistente elevata mortalità tra i cittadini non ancora protetti con la vaccinazione. Senza una soluzione duratura della crisi sanitaria non vi potrà essere una ripresa economica nè un ritorno in sicurezza alle normali relazioni sociali".

Covid, il crollo dei contagi a Piacenza finisce sotto al microscopio: ipotesi immunità di gregge


 

Usa, la Fda chiede la sospensione del vaccino Johnson&Johnson dopo 6 casi di trombosi. L’azienda: “Ritardiamo le consegne in Europa”La Food and Drug Administration ha chiesto di fermare immediatamente le somministrazioni del vaccino monodose negli Stati Uniti: segnalati 6 casi in donne di età compresa fra i 18 e i 48 anni, una di loro è morta. Il composto di J&J è a vettore virale come quello sviluppato da AstraZeneca. L'annuncio della multinazionale: "Abbiamo deciso di ritardare in modo proattivo il lancio del nostro vaccino in Europa"

Vaccino Astrazeneca, la Regione Lombardia: “Adesioni 75-79enni inferiori al previsto”. Da Potenza a Messina, la mappa delle defezioni

Il direttore generale al Welfare di Regione Lombardia, Giovanni Pavesi: "Apriamo ai 70enni perché, dopo un primo giorno molto promettente, la prenotazione è inferiore al previsto". A Potenza nel week end il 40% di rinunce, il direttore della Asl di Caserta ne segnala "moltissime". E nell'hub di Messina: "Chi deve farlo si presenta con documentazione medica che comprova choc anafilattici e diverse patologie". La Lombardia che apre ai 70enni perché nella fascia più anziana della popolazione l’adesione è inferiore al previsto. L’hub di Potenza nel quale si registra una percentuale di defezioni molto alta, un fenomeno simile a quello registrato dalla Asl di Caserta. Messina e Palermo dove serpeggia diffidenza e in molti chiedono informazioni o si presentano con documentazione medica per tentare di “schivare” la somministrazione di AstraZeneca. Il giorno seguente il pronunciamento di Ema sulla correlazione tra il farmaco anti-Covid anglo-svedese e i casi rari di trombosi, seguito dall’inoculazione in via “preferenziale” agli over 60 di cui ha parlato Franco Locatelli, iniziano a vedersi gli effetti del caos ingenerato attorno al vaccino.

 

AstraZeneca, verso raccomandazione uso preferenziale over 60. Al via il vertice tra governo e Regioni

L'uso del vaccino AstraZeneca potrebbe essere raccomandato sopra i 60 anni. "Considerando i dati sulla letalità (per coronavirus) che confermano che le vittime perlopiù sono anziani, l'idea anche per Italia è di raccomandare l'uso preferenziale oltre i 60 anni". A chiarire la posizione dell'Italia è Franco Locatelli durante l'incontro Governo-Regioni. "Non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose", ha aggiunto. La decisione è arrivata dopo il responso dell'Ema e dopo un confronto tra governo e responsabili del Cts. Alle 20 è iniziata la riunione tra il governo e le Regioni, Comuni e Province, con il commissario all'emer

genza Francesco Figliuolo per fare il punto sul piano vaccinale anti-Covid, in particolare sul caso AstraZeneca, specificando che "non ci sono casi di trombosi dopo la seconda dose" e annunciando che "da domanipotrà essere somministrato anche nella fascia che va dai 60 ai 79 anni". Alla riunione partecipano anche la ministra agli Affari regionali Maria Stella Gelmini e il ministro della Salute Roberto Speranza.

Astrazeneca, Ema: “C’è legame vaccino-trombosi rare. Benefici superano rischi, nessuna restrizione all’uso”. Ma l’agenzia britannica: “Sconsigliato agli under 30”7  aprile 2021

I “coaguli uniti a bassi livelli di piastrine” sono un effetto “molto raro” di Vaxzevria. Questa la conclusione dell’Ema illustrata dalla direttrice Emer Cooke (leggi). Intanto a Londra anche l’Mhra ha preso posizione: l’agenzia inglese ha sconsigliato l’uso nei più giovani dopo i 19 decessi registrati su circa 20 milioni di dosi inoculate

Coronavirus, 13.708 nuovi contagi e 627 morti.Dall'inizio della pandemia sono 3.700.393 i casi accertati di Sars-Cov-2 in Italia. In 3.040.182 sono guariti o sono stati dimessi (+20.927), mentre 112.374 sono deceduti. Gli attualmente positivi sono 547.837: in 29.316 sono ricoverati con sintomi in area medica e 3.683 vengono assistiti in terapia intensiva

 

Astrazeneca, Figliuolo: “Alcune regioni come il Lazio non hanno avuto rinunce. In altre c’è stato il 20% o il 10%”

Vaccini, Draghi: “Se il coordinamento Ue funziona bene, se no bisogna andare per conto proprio”. E sulle Regioni: “Troppo in ordine sparso, è un problema”.

Iss: “Rt stabile, incidenza ancora in aumento”. Sardegna e Molise in zona arancione da lunedì. Dati: quasi 26mila contagi e 386 morti in 24 ore.19-03-21

 

L'Ema dà via libera ad AstraZeneca. Da oggi ripartono le vaccinazioni

"Il vaccino AstraZeneca è sicuro, efficace, i benefici sono superiori ai rischi ed escludiamo relazioni tra casi di trombosi" e la somministrazione dei sieri. Lo ha affermato la direttrice di Ema, Emer Cooke, argomentando il via libera al vaccino. E ha continuato: "Il Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell'Ema "è giunto a una chiara conclusione scientifica che questo è un vaccino sicuro. La protezione delle persone dal Covid-19 e dai rischi associati e ospedalizzazioni superano i possibili rischi".

Infatti, per Cooke, vaccinando "milioni di persone, è inevitabile" che si verifichino "casi inattesi", precisando che la situazione verificatasi con AstraZeneca "non è imprevista". "Sono stati riportati 25 casi" di eventi tromboembolici rari "su 20 milioni di vaccinati" con AstraZeneca.
 

Tuttavia non può essere escluso un legame con i rari casi tromboembolici e perciò occorre avvertire di queste possibilità, ha spiegato la direttrice dell'Ema, Emer Cooke. Quindi, il foglietto illustrativo del vaccino AstraZeneca "deve essere aggiornato: è importante che venga comunicato al pubblico e agli operatori sanitari perché apprendano meglio queste informazioni, permettendo loro di mitigare questi effetti collaterali", ha aggiunto Sabine Straus, a capo della commissione sulla sicurezza dell'Ema.
 

I casi di trombosi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca "sono inferiori" a quelli che avvengono tra la popolazione non vaccinata, ha detto Sabien Straus, presidente del Prac (Commissione di farmacovigilanza) , nella conferenza stampa dell'Ema, senza però specificare se si riferisse alla popolazione tedesca e della Unione europea in generale.

In quanto alla possibilità che una parte della produzione di Astra Zeneca, Sabine Straus, ha affermato che "la commissione sulla sicurezza dell'Ema non ha trovato prova di problemi di qualità o sui lotti".

Ema: incidenza maggiore dei casi tra giovani donne​

La ricerca condotta dall'Ema sui casi sospetti collegati alla somministrazione del vaccino AstraZeneca "ha mostrato una predominanza in alcuni gruppi" di pazienti e "in particolare nelle donne più giovani di età", ma
"è ancora piuttosto prematuro concludere rischio maggiore su un gruppo molto specifico" perchè "il rischio di base di trombosi può essere diverso anche all'interno di questo gruppo". Lo ha detto la dottoressa Sabine Straus, presidente del Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) dell'Ema, nel corso della conferenza stampa sul vaccino AstraZeneca. Quello che serve è "un'ulteriore valutazione" alla luce della quale "se verranno identificate possibilità di minimizzazione del rischio, queste saranno ovviamente comunicate".

Comunque l'Ema sta approfondendo casi rari di trombosi dopo la vaccinazione con AstraZeneca di questi, "sette in Germania, tre in Italia, uno in Spagna; due in Norvegia; due in India, tre in Gran Bretagna". Ha aggiunto Sabine Straus che ha osservato: "C'è sempre una distinta possibilità" di eventi tromboembolici "per le donne che assumono la pillola anticoncezionale. Indagheremo il legame tra l'uso della pillola e la possibilità di un aumento dei rischi di casi avversi per chi viene vaccinato".
 

Italia, domani ripartono le vaccinazioni Astra Zeneca
 

Il primo ministro Mario Draghi ha fatto sapere che la somministrazione di AstraZeneca in Italia ripartirà domani. Tra gli amministratori regionali, questo pomeriggio, non c'era infatti chiarezza se occorresse un nuovo via libera anche dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, oppure la possibilità di ripartire sia automatica dopo il pronunciamento dell'Ema. Poi dal ministero della Salute è arrivato il via libera, a partire dalle 15 di domani venerdì 19 marzo.
 

Intanto, subito dopo la conclusione della conferenza stampa delle autorità dell'Ema, questo pomeriggio, in
Francia sono riprese le vaccinazioni con AstraZeneca
. Gli ambulatori dei medici di base che avevano bloccato le liste dopo l'annuncio di Emmanuel Macron, che martedì aveva sospeso per precauzione le vaccinazioni, hanno richiamato i pazienti. Anche le farmacie hanno ripreso a vaccinare i pazienti in lista con
AstraZeneca.
 

"Siamo pronti a ripartire riattivando le sedi vaccinali già domani mattina con tutti coloro che sono prenotati per la somministrazione del vaccino Astrazeneca. Siamo in attesa che Aifa si pronunci per rimuovere il divieto di utilizzo del vaccino Astrazeneca dopo il pronunciamento da parte di Ema. Ora non si perda altro tempo". Lo dichiara l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato.
 

"Se l'autorizzazione dell'Ema alla ripresa delle vaccinazioni con AstraZeneca non richiede ulteriori passaggi, questa sera stessa faremo le riconvocazioni: dobbiamo recuperare circa 15 mila dosi". Così il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha sottolineato come le dosi non somministrate nella Regione a causa dello stop siano in realtà 20 mila. Ma circa 5 mila appartengono ai lotti sequestrati, per cui non sono per il momento recuperabili.

Anche "la Toscana è pronta per ripartire, ma dobbiamo attendere il via libera anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco. Appena avviene darò tutte le informazioni". Così su Facebook il governatore toscano Eugenio Giani dopo il via libera dell'Ema. "Appena possibile comunicherò come riprenderanno le
vaccinazioni". Se arriverà l'ok da Aifa, la Regione già stasera è pronta a far partire gli sms di conferma del vaccino: per domani erano 5.404 le prenotazioni per il vaccino Astrazeneca.

"Da lunedì prossimo in Liguria riprenderanno le prenotazioni e le vaccinazioni nelle 23 sedi messe a disposizione dei medici di medicina generale su tutto il territorio: chi ha già la prenotazione a partire da lunedì 22 marzo può presentarsi regolarmente all'appuntamento. Al contempo, siamo già al lavoro per riprogrammare gli appuntamenti che sono saltati questa settimana (dal 16 marzo a domenica 21 marzo): si tratta di circa 11mila appuntamenti che saranno riprogrammati a partire da lunedì prossimo, 22 marzo, entro i successivi 15 giorni". Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti
 

Le reazioni

"Personalmente non fossi vaccinato mi vaccinerei istantaneamente". Così Roberto Burioni, virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, su twitter riportando le conclusioni dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, sul vaccino AstraZeneca, illustrate in conferenza stampa: "il vaccino AstraZeneca è efficace, sicuro e ha un ottimo rapporto rischio-beneficio, ma le rarissime trombosi cerebrali riportate
potrebbero essere dovute al vaccino. Nessun effetto sulla coagulazione. Le trombosi cerebrali potrebbero essere legate al vaccino, ma sono state 18 (diciotto) su 20 milioni (ventimilioni) di vaccinazioni". (Secondo Emer Cooke i casi tromboembolici sono stati 25, vedi sopra, ndr).

"Meno male, hanno prevalso il buon senso e l'evidenza dei dati. Sicuramente adesso la vigilanza non deve mai venire meno", ha dichiarato all'Adnkronos Andrea Crisanti, direttore del dipartimento Microbiologia e Virologia Azienda Ospedaliera Padova, dopo il via libera dell'Ema.


 

 

L’Aifa ferma il vaccino di Astrazeneca in tutta Italia. Stop precauzionale in Germania, Francia e Spagna. Ema convoca per giovedì una riunione straordinaria,15-03-21

Prima la Germania, poi l’Italia e quindi anche la Francia e la Spagna. A pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, alcuni tra i principali Paesi europei hanno deciso di sospendere “per precauzione” la somministrazione del vaccino prodotto da Astrazeneca. Lo stop, a quanto si apprende, è stato concordato a livello europeo in attesa delle riunioni dell’Ema, che giovedì dovrebbe esprimere un nuovo parere alla luce della vaccinovigilanza di queste settimane.

A Berlino, riportano i media tedeschi, il governo federale si è basato su una raccomandazione dell’Istituto Paul Ehrlich, come riferito da un portavoce del ministero della Salute, che ritiene necessarie “ulteriori indagini” dopo le segnalazioni di casi di trombosi in relazione alla vaccinazione in diversi Stati membri, compresa la stessa Germania. In Francia l’annuncio è stato dato direttamente dal presidente Emmanuel Macron. Nei giorni scorsi le iniezioni di Astrazeneca erano state sospese in DanimarcaNorvegiaIslanda e a seguire in BulgariaRomaniaIrlanda, Austria e Paesi Bassi, proprio in vista di nuovi accertamenti dell’Ema.

Il Comitato per la sicurezza dell’Ema esaminerà ulteriormente le informazioni riguardo alle tromboembolie “domani, martedì, e ha convocato una riunione straordinaria giovedì 18 marzo per concludere su quanto raccolto e su qualsiasi ulteriore azione che potrebbe essere necessaria”, annuncia l’Agenzia Ue in una nota in cui spiega che “sta lavorando a stretto contatto con l’azienda, con esperti in malattie del sangue e con altre autorità sanitarie”, tra cui l’ente regolatorio britannico, Mhra, per “la sua esperienza con circa 11 milioni di dosi somministrate del vaccino”.
L’indagine, aggiunge l’Ema, “è proseguita nel fine settimana e nei prossimi giorni verrà condotta un’analisi rigorosa di tutti i dati relativi agli eventi tromboembolici” segnalati. Gli esperti, conclude l’Agenzia Ue, stanno esaminando nel dettaglio “tutti i dati disponibili e le circostanze cliniche” che riguardano “i casi specifici per determinare se il vaccino potrebbe aver contribuito o se è probabile che l’evento sia stato dovuto ad altre cause”.

Mentre è in corso l’indagine, l’Agenzia europea del farmaco “rimane attualmente dell’opinione che i benefici del vaccino AstraZeneca nella prevenzione di Covid-19, con il rischio di ospedalizzazione e morte associato” alla malattia, “superano i rischi di effetti collaterali” eventualmente correlabili al vaccino stesso. “La pandemia di Covid-19 è una crisi globale con un impatto sanitario, sociale ed economico devastante – sottolinea l’ente regolatorio Ue – e continua a rappresentare un grave fardello per i sistemi sanitari dell’Unione Europea”. I vaccini anti-Covid, prosegue l’Ema, “aiutano a proteggere le persone dal contrarre la malattia, in particolare gli operatori sanitari e le categorie vulnerabili come gli anziani o i malati cronici”.

“Conosciamo la portata di questa decisione che non è stata presa a cuor leggero. Ma è una decisione fattuale e non politica”, ha detto il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, ribadendo che la sospensione è per “pura cautela”. Quindi ha sottolineato che “per mantenere la fiducia nel vaccino dobbiamo dare ai nostri esperti il tempo di verificare i nuovi casi” e “sgomberare il campo da eventuali rischi”, ha continuato. “Al momento sono stati riportati 7 casi di trombosi venose cerebrali su 1,6 milioni di vaccini somministrati in Germania”. Si tratta di un “rischio molto basso. Ma se dovesse rilevarsi un collegamento con il vaccino, sarebbe superiore alla media“.I timori legati a casi sospetti di trombosi sono condivisi anche in Francia. “Sulla base della raccomandazione del nostro Ministro della Salute”, ha spiegato Macron, “è stata presa la decisione di sospendere in via precauzionale la vaccinazione con AstraZeneca, sperando di riprenderla rapidamente se il parere dell’Ema lo consentirà”. Lo stop, ha aggiunto, per ora è fissato fino a “domani pomeriggio“. Fonti citate dall’Ansa riferiscono però che gli esperti Ue potrebbero anche non arrivare a un risultato domani, ma risposte definitive sono attese in settimana. A chiarire che c’è stato un coordinamento a livello europeo è stata una nota del ministero della salute italiano. “Durante la giornata Speranza ha avuto colloqui con i ministri della Salute di Germania, Francia e Spagna“. E infatti anche Madrid nel tardo pomeriggio ha adottato la stessa linea dopo la riunione d’urgenza il Consiglio Interterritoriale della Salute.

Germania, Francia, Spagna e Italia sono quindi i primi grandi Paesi a imporre uno stop, dopo aver deciso in un primo momento di proseguire con la campagna. Tra i primi a chiedere alle autorità sanitarie di fare chiarezza è stato Markus Soeder, leader della Csu e presidente della Baviera. La mancanza di chiarezza potrebbe portare ad un “problema di accettazione” del vaccino da parte dei cittadini: “Il vaccino è buono o no? Ora serve una dichiarazione sul fatto che questo vaccino sia efficace e che funziona”, aveva detto Soeder. Il farmaco sviluppato dall’università di Oxford, ha ribadito il governo britannico, è “sicuro ed efficace”, secondo i dati della somministrazione in corso nel Regno Unito, dove oltre 11 milioni di persone hanno già ricevuto il siero e non è stato osservato “alcun incremento di trombosi”.

Una spinta per proseguire con la vaccinazione è arrivata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità: “Sfortunatamente, le persone muoiono di trombosi ogni giorno, la chiave è se questo abbia qualche legame con il vaccino. Al momento non abbiamo riscontrato che ci sia una relazione tra il vaccino e i casi di trombosi rilevati. Infatti, le percentuali di trombosi tra i vaccinati sono addirittura inferiori a quelle della popolazione nel suo complesso. Nessun farmaco è sicuro al 100%, ma bisogna tenere conto dei vantaggi di vaccinare la popolazione”, ha detto Soumya Swaminathan, scienziato capo dell’Oms, nel briefing da Ginevra.

Oggi 21.315 nuovi casi e 264 morti. Il tasso di positività sale al 7,78%. Superati i tremila ricoveri in terapia intensiva mappe e grafici,14-03-21

Coronavirus, il bollettino di oggi 3 marzo: 20.884 nuovi casi e 347 morti

A fronte di 358.884 tamponi effettuati, il tasso di positività, che ieri si era attestato al 5,15%, sale al 5,8%. Ieri c'erano stati 17.083 nuovi casi e 343 morti. Sono in crescita le terapie intensive: 84 più di ieri

Coronavirus, il bollettino di oggi 24 febbraio: 16.424 nuovi casi e 318 vittime

Sono 340.247 i test effettuati, con un tasso di positività del 4,8% (ieri era stato 4,4%). Nelle 24 ore precedenti erano stati registrati 13.314 nuovi casi e 356 vittime


 

 

Coronavirus, i dati: 24.009 nuovi casi con 206mila tamponi. I morti oggi sono 814,4 dicembre 2020

Sono 24099 i nuovi casi di coronavirus accertati oggi in Italia su 206059 tamponi effettuati. I morti registrati oggi sono 814, leggermente in calo rispetto ai 993 decessi accertati ieri: il record da inizio pandemia. Dopo che negli ultimi due giorni l’incidenza delle nuove persone risultate positive rispetto al numero di test effettuati era rimasta stabile al 10 per cento, oggi torna leggermente a salire all’11,7%.

Il confronto del trend settimanale però resta incoraggiante: tra lunedì e venerdì i casi accertati sono 103.760, i primi 5 giorni della scorsa settimana erano stati 129mila. Il calo di positivi accertati rispetto alla media dell’ultimo mese è del 33%. Il confronto con 7 giorni fa dice il tasso di positività è calato di un punto percentuale (era al 12,7%), mentre il numero dei decessi è rimasto costante.

Coronavirus, oltre 20mila positivi e incidenza in crescita al 6,3% su 325.404 test. Altri 235 morti, aumentano ricoveri e terapie intensive,26-02-21

I dati confermano i numeri allarmi lanciati dall'Istituto Superiore di Sanità nel monitoraggio diffuso nelle scorse ore e alcune aree del Paese confermano la crescita degli scorsi giorni. Da lunedì ad oggi sono oltre 20mila i casi in più accertati rispetto agli stessi 5 giorni della settimana precedente: si è passati da 59.052 a 79.753. Inversione di tendenza in tutti i parametri. In Lombardia 4.557 contagi, oltre 2.500 in Emilia-Romagna e Campania

 

 

Covid, Crisanti a La7: “Polemiche su Festival di Sanremo? C’è un inaridimento dei sentimenti, la gente ormai si è abituata a 500 morti al giorno”

Le polemiche sul Festival di Sanremo e sul pubblico all’Ariston? Penso che ci sia una specie di inaridimento dei sentimenti. La gente alla fine si è abituata e dice: ‘Muoiono 500 persone al giorno? Va bene, pazienza’. Oppure dice: ‘Tanto a me non tocca, perché ho 30 o 40 anni'”. Sono le amare parole di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia, nel corso della trasmissione “Piazzapulita”, su La7.“Lo ha detto anche il presidente della Regione Abruzzo – continua – e cioè che per lui la cosa più importante è mandare avanti l’economia. Però ci dimentichiamo il passato della nostra Italia: dall’Unità fino al 1956, la priorità di tutti i governi italiani, indipendentemente dal colore politico, è stata sempre quella del controllo delle malattie trasmissibili: la malaria e il tifo. È pura follia pensare che con questi livelli di trasmissione e con queste sofferenze si possa tornare immediatamente con un colpo di bacchetta magica a come era prima. Evitare la terza ondata? Dipende da due fattori: quanta gente riusciamo a vaccinare e creare un sistema in grado di tracciare e di bloccare la trasmissione del virus sul territorio. Se riusciamo a fare queste cose, la terza ondata non ci sarà, altrimenti sarà inevitabile quando riapriremo le scuole e altre attività”.

Infine, il virologo puntualizza: “Secondo me, l’anno peggiore psicologicamente sarà questo, perché abbiamo la speranza dei vaccini, ma sarà difficile vaccinare tutti. Inoltre, non sappiamo nemmeno quanto dura questa immunità. Se dura un anno e ci mettiamo più di un anno a vaccinare, non raggiungeremo mai l’immunità di gregge. Quando ci toglieremo la mascherina? Penso che ci vorranno due anni, perché non sappiamo se chi è vaccinato è in grado di trasmettere il virus. Voglio essere un po’ più ottimista: ci vorrà un anno e mezzo prima che ci leviamo la mascherina. Oddio, chissà Crozza ora cosa dirà“.

 

 

 

ECONOMIA E SOCIETA'

 

 

Eurovision Song Contest, il trionfo dei Maneskin a Rotterdam. E anche Palazzo Chigi twitta le congratulazioni

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/23/eurovision-song-contest-il-trionfo-dei-maneskin-a-rotterdam-e-anche-palazzo-chigi-twitta-le-congratulazioni/6207080/

 

Ddl Zan, il Vaticano impugna il Concordato. Divorzio e aborto: interventismo della Chiesa. Pd: “Sì al dialogo, ma sostegno alla legge”

Governo Draghi, sempre dalla parte dei ricchi e dei potenti

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/19/governo-draghi-sempre-dalla-parte-dei-ricchi-e-dei-potenti/6201120 /

Fare più figli aumenterebbe inquinamento e povertà. Le popolazioni non possono espandersi all’infinito

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/17/fare-piu-figli-aumenterebbe-inquinamento-e-poverta-le-popolazioni-non-possono-espandersi-allinfinito/6200082/

 

Rinascita-Scott, un maxiprocesso ignorato dai media: eppure la ‘ndrangheta è dappertutto.

È sconcertante che il processo “Rinascita Scott”, che da gennaio è in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme, sia sistematicamente ignorato dai media e dall’opinione pubblica. Pochi sanno di cosa si tratta, perciò è necessario rinfrescare la memoria.

La procura di Catanzaro, Nicola Gratteri in primis, ha portato a giudizio 355 imputati, tutti affiliati alle cosche calabresi. È il più importante processo a un’organizzazione criminale mai celebrato in questo paese dopo il maxi processo a Cosa Nostra dell’86. La cortina di silenzio scesa su questo evento epocale però non stupisce. Per esperienza personale, una drammatica esperienza personale, so che da anni la mafia interessa poco alla politica. Tutto l’interesse è stato riversato sull’immigrazione e sulla possibile infiltrazione di terroristi islamici, un’attenzione ingigantita dai politici nostrani. Gli sforzi si sono ridotti solo al contrasto di un’immigrazione ormai ai minimi storici.Poi sono arrivati il Covid-19, gli attacchi dei dioscuri omonimi, i due “Matteo”, la crisi di governo. Ma, Covid a parte, i problemi veri, reali, sono altri. Si chiamano mafie, corruzione, evasione fiscale. La mafia è dimenticata, ma intanto i clan sottraggono 100 miliardi di euro all’anno alle casse dello stato. I mafiosi non si vedono, non si sentono, la gente tace per paura: evocare la mafia non è utile nelle cabine elettorali. Ci si preoccupa solo quando Cosa Nostra mette bombe in autostrada o nelle città mirando alla strage di uomini e donne dello stato.

Per il resto sono considerate quasi un fenomeno tipico italiano, folcloristico, qualcosa di cui quasi non possiamo fare a meno. Il padrino di Coppola, il camorrista di Gomorra, il boss calabrese che brucia santini per dare la Santa, i gangster foggiani che buttano giù negozi e persone a suon di bombe e AK47.

La politica snobba la lotta alla mafia, soprattutto quella calabrese. Questa è silente, ombrosa, impenetrabile, non fa chiasso, non uccide, non mette bombe, e non perché questi metodi non facciano parte del suo Dna, ma per una precisa strategia: meno si mostra, più viene ignorata. E la totale assenza di interesse pubblico per il processo Rinascita Scott dimostra che è una strategia purtroppo vincente.

La forza morale di un paese consiste nel riuscire a colpire anche le ombre, se sono pericolose. L’Italia ci riesce? Per quello che ho appena detto ci riesce poco, ma è già un ottimo risultato che, nonostante il generale blackout mediatico, comunque c’è un processo in atto: lo stato non ha ancora abdicato alla propria funzione. È vero che non se ne parla, ma ciò che è importante è che il processo sia in corso.

La procura di Catanzaro è riuscita a portare alla sbarra gli affiliati dividendoli in vari filoni: quello principale presso il Tribunale di Vibo Valentia e che si terrà nell’aula bunker di Lamezia Terme (345 imputati), poi Tribunale di Catanzaro (6 imputati), Cosenza (4 imputati), Corte d’Assise di Catanzaro (13 imputati) e i riti abbreviati (91 imputati). Uno sforzo gigantesco di cui bisogna dare merito al procuratore Gratteri. Nicola Gratteri è uno che fa bene il suo mestiere, senza tirarsi indietro e sfidando le minacce. Oggi, in questo mondo di penosi Grandi fratelli e Live D’Urso, fare fino in fondo il proprio dovere ti fa spiccare, ti fa diventare quasi un eroe.

E allora diciamo pure senza retorica che Nicola Gratteri è un eroe. Un eroe della normalità: facendo il suo dovere è riuscito a portare alla sbarra parte della ‘ndrangheta, e non l’Italia, ma il mondo intero dovrebbe ringraziarlo. Perché? Perché forse tu che leggi non sai cos’è davvero la ‘ndrangheta. Perciò ora mettiti comodo e permettimi di spiegarti come funziona l’Onorata Società calabra, che ho conosciuto personalmente. Poi ne riparliamo.Dopo la norma che nel ’92 bloccò i pagamenti dei seque­stri di persona, i calabresi decisero di investire i miliardi acquisiti con i rapimenti nell’acquisto di coca dal Sudamerica. La vera origine dell’impero creato dalla mafia calabrese ha questa data precisa. Gli affari cominciarono ad andare bene, e la ‘ndran­gheta invase l’Italia di cocaina. Conquistò la piazza di Mi­lano, poi di Torino, diventò monopolista in tutta l’Europa.

La via privilegiata da cui passa la droga fra Messico ed Eu­ropa è il mare. Le navi partono dal Sudamerica, in partico­lare dal Venezuela, e puntano ai porti di Gioia Tauro e Rot­terdam. A Gioia Tauro spesso lasciano sequestrare cento o duecento chili di coca per distrarre i controllori, poi ne fanno passare a tonnellate in altri porti. Da mafia che odorava di formaggio, quella calabrese si è trasformata nella prima mafia europea e, forse, mondiale, grazie al predomi­nio nel traffico di stupefacenti. Dopo il periodo dei sequestri di persona, ai figli dei boss bastò poco per intuire che il futuro era nella droga, e in particolare nella cocaina.

Dopo il ’92 alcuni di loro si recarono in Sudamerica dove, con abi­lità commerciale, cominciarono a intrattenere rapporti sempre più privile­giati con i gangster dei cartelli colombiani e messicani, fino a portare la mafia calabrese a quello che è oggi. Hanno vissuto in ville dorate in Messico, in Uruguay e altrove. Vivendo in zona potevano gestire i traffici in modo sicuro. La ‘ndrangheta ha inviato in pianta stabile dei broker in Messico per gestire le continue richieste di coca. Uno di questi è Bruno Fuduli, che poi ha collaborato con la giustizia. Altri due sono Pasquale Locatelli, bergamasco, e Roberto Pannunzi, ro­mano. Entrambi sono in carcere, ma certamente ce ne sono altri che non conosciamo.La ‘ndrangheta non ha broker solo in Messico e in Colombia. Ne ha anche in molte città italiane per trattare le compravendite di partite importanti di cocaina. Oggi la mafia calabrese è ovunque. A Milano pos­siede bar, ristoranti, alberghi, agenzie, centri commerciali, ed è infilata nella sanità, nelle banche, nelle bische, gestisce lo scambio di voti alle elezioni politiche e amministrative. Fra le sue file ha uomini delle istituzioni, banchieri, notai, commercialisti, avvocati, diplomatici. D’altronde l’organizzazione originaria, che ha le basi in Calabria e comanda attraverso il crimine, non riu­scirebbe mai a muovere certe somme di denaro e fare acqui­sti nell’edilizia di mezzo mondo se non si affidasse a pro­fessionisti qualificati.

Le indagini hanno accertato che gli ‘ndranghetisti hanno stanze piene di banconote e passano le notti a contare soldi, ma poi quei soldi in qualche modo li devono ripulire. Perciò si met­tono nelle mani di commercialisti e avvocati, spesso setten­trionali, gente in grado di gestire il riciclaggio dei miliardi provenienti dalla cocaina. L’Onorata società calabrese – gli affiliati la chiamano così, non ’ndrangheta – adotta la strategia di vivere sott’acqua e di non farsi mai vedere. Non uc­cidono e non organizzano stragi, a meno che non sia stret­tamente necessario. E se devono farlo, lo fanno in silenzio: sparisci nel nulla e ti sciolgono nell’acido.

Il fatto eclatante, come avvenne a Duisburg del 2007, con sei morti, è deciso solo in casi estremi, come in una faida. Perché nelle faide i morti non si nascondono, si esibiscono: l’onore si vendica con il sangue, e il sangue si deve vedere scorrere. Il sistema della ‘ndrangheta or­mai va oltre la pura criminalità. I processi hanno dimo­strato che, quando fra il ’92 e il ’94 i calabresi diedero una mano a Cosa nostra nella strategia stragista dell’epoca, die­tro di loro c’era un impianto che andava al di là di Palermo e Reggio Calabria, e arrivava fino a Roma. Per pulire il fiume di denaro che introitano con la coca, i boss comprano tutto quello che pos­sono comprare. Investono in aziende che producono beni, e non solo a Milano e a Torino, ma in tutto il mondo. In Svizzera, Germania, Canada, Australia e Sudafrica, per fare alcuni esempi.

I messicani la temono, ritengono che la mafia calabrese sia l’organizzazione più affidabile con cui combinare affari. Gli ‘ndranghetisti continuano ancora a praticare l’estorsione a negozi e a imprese, ma lo fanno solo per mantenere il con­trollo del territorio. Con i soldi introitati grazie alla droga, i duecento euro del ristorante dei Navigli o i cento dollari della pizzeria di Montreal per loro sono zero. Ma ri­scuotere il pizzo serve a incutere terrore e far sapere a tutti che loro, comunque, ci sono. Serve all’immagine. Le associazioni ma­fiose vivono anche del consenso del popolo, ol­tre che del timore che incutono.

I boss costrui­scono case, campi sportivi, attività ricreative e molti li adorano. Non è un caso che i mafiosi calabresi siano i soli cui i cartelli sudamericani ricono­scono l’appellativo di “Don”. Sono gli unici par­tner davvero affidabili – ha detto una volta Joaquín Archi­valdo Guzmán Loera. Il nome dice poco, probabilmente dice di più il suo soprannome: in Messico e negli States lo chiamano El Chapo, ed è il capo del cartello di Sinaloa, il più potente del globo.

Una delle frasi-spot registrate nelle intercettazioni telefoniche dei boss calabresi è: “Il mondo si divide in due parti: quella che è Calabria e quella che lo diventerà”. E i calabresi per bene, che sono la stragrande maggioranza, sono i primi a desiderare che ciò non avvenga mai: non hanno nessuna voglia di dividere con chicchessia quella loro meravigliosa terra.

 

 

“Consegna di mobili fino a 12 ore di fila senza pause. La nostra paga? Ci danno 47 euro al giorno. Lordi”LA MERDA SCHIAVISTICA DI MONDO CONVENIENZA CHE SI UNISCE ALL'ALTRA MERDA SCHIAVISTICA AMAZON E RIDER DELLE SOCIETà CHE CONSEGNANO CIBO. UN'EMERGENZA SOCIALE TOTALMENTE IGNORATA DAL GOVERNO DELLE BANCHE E DELLE FINANZIARIE.

Dalla disputa sulle case ai razzi su Tel Aviv: come nasce la crisi che infiamma il Medio Oriente | Lo speciale La mappa video

Scozia, vincono gli indipendentisti. Sturgeon: "Ora nessuno ci potrà rifiutare un referendum" Video

Snp avrebbe ottenuto 63 seggi al Parlamento di Edimburgo, 2 in meno della maggioranza assoluta---8-05-21

 

Spagna, crisi migratoria nelle enclave di Ceuta e Melilla: lo sgarbo del Marocco a Madrid per aver curato il leader sahrawi

Ceuta e una crisi migratoria senza precedenti grazie alla passività della polizia e delle autorità marocchine. A Rabat non è piaciuta l’accoglienza del leader del Fronte Polisario offerta dalla Spagna per delle cure in gran segreto. Nelle ultime 24 ore circa 6mila migranti, per la quasi totalità giovani marocchini, sono riusciti a entrare all’interno dell’enclave spagnola nel nord del Marocco raggiungendo così l’Europa a nuoto o con mezzi di fortuna senza trovare alcun ostacolo. Circa 2.700 di loro, fanno sapere le autorità, sono già stati espulsi. Le autorità di Madrid che hanno schierato l’esercito a sostegno della polizia, mentre si registra il lancio di sassi dal lato marocchino contro agenti della Guardia Civil che hanno risposto con spari in aria dissuasori e fumogeni.Il numero degli arrivi va aggiornato di ora in ora, visto che una folla mai vista prima di persone si sta ammassando al di qua del muro eretto dal governo di Madrid nei due punti fisici in cui Ceuta è sigillata: il primo all’altezza del varco frontaliero principale, Tarajal II, il secondo sul lato opposto del mega reticolato eretto e potenziato nel corso degli anni, a Benzù, sotto la cosiddetta montagna della Madre Morta (Jebel Moussa). Inoltre, un altro centinaio di persone, nel momento in cui si scrive, sono riuscite a entrare in territorio spagnolo anche nell’altra enclave di Melilla.

Non era mai accaduto in passato che un numero così alto di persone riuscisse ad entrare all’interno dell’area protetta spagnola. Un record assoluto capace di frantumare il precedente, quando nel giugno del 2018, nella settimana tra il 21 e il 28, le autorità spagnole registrarono l’arrivo di circa 2.800 persone. All’epoca si trattava al 90% di uomini in fuga dai Paesi subsahariani, ora quel fronte ha scelto la rotta Atlantica verso le Canarie. Secondo quanto riferito da fonti governative, almeno un terzo delle persone entrate a Ceuta ieri sono minorenni.

Le attenzioni internazionali si stanno concentrando adesso su quanto sta accadendo, ma la situazione a Ceuta (e in parte anche a Melilla) ha iniziato a farsi complessa già alcune settimane fa. Il governo Sanchez ha dovuto attivarsi per potenziare il numero delle deportazioni inasprendo il provvedimento adottato un paio di anni fa, nonostante le denunce di violazione dei diritti umani e delle convenzioni sul fronte migratorio.Alcuni video diffusi in queste ore mostrano due dettagli fondamentali: da una parte la marea di giovani pronti a tuffarsi in acqua per bypassare i due ‘espigon’, i frangiflutti in ferro piazzati ai due margini est ed ovest dell’enclave che penetrano nel mare per decine di metri, dall’altra il vero motivo di questa invasione straordinaria, cioè la totale assenza della polizia marocchina. Un’inerzia per certi versi inspiegabile. Fino a pochi giorni fa i tentativi di entrare a Ceuta illegalmente da parte dei marocchini avvenivano quasi esclusivamente con imbarcazioni di fortuna in partenza da punti della costa lontani dalla cittadina spagnola. Ciò era dettato dai controlli asfissianti da parte delle autorità marocchine dei litorali, specie nei centri frontalieri di Fnideq e Castillejos. Ogni tentativo di avvicinarsi alle spiagge di confine veniva subito contrastato: perfetta applicazione della repressione prevista dagli accordi bilaterali Spagna-Marocco.Da alcuni giorni a questa parte gli arenili attorno a Tarajal II, ma soprattutto a Benzù, sono pieni di ragazzini in cerca di un futuro migliore altrove e delle guardie della polizia di re Mohamed VI neppure l’ombra. Il motivo della totale assenza delle divise lungo le aree di confine è legata a una scoperta fatta lo scorso aprile dai servizi segreti marocchini. L’intelligence nordafricana ha raccolto le prove secondo cui Brahim Gali, segretario generale del Fronte Polisario, da decenni in conflitto con Rabat per il controllo del Western Sahara, la parte meridionale del territorio marocchino al confine con Mauritania e Algeria, è stato accolto dalla Spagna con una falsa identità per curarsi. Un atto che la diplomazia marocchina ha fortemente condannato. Prima conseguenza, appunto, il totale smantellamento a tempo indeterminato dei controlli nei delicati varchi di frontiera.Mentre il premier Sanchez sta cercando di porre rimedio alla crisi migratoria e ai rapporti generali con il dirimpettaio maghrebino, la situazione all’interno dell’enclave sta esplodendo, tanto da costringerlo ad annullare il suo viaggio a Parigi in programma per oggi e recarsi sul luogo degli scontri. I centri di accoglienza sono al collasso e le deportazioni forzate non riescono, come in passato, a limitare i danni. Una parte dei giovani marocchini è stata messa dentro la famosa ‘nave della quarantena’, un’imbarcazione alla fonda che durante la pandemia, soprattutto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, ha ospitato i migranti in attesa del loro destino. Di tanti, tuttavia, si sono perse le tracce, nascosti negli anfratti attorno al porto di Ceuta, in attesa di saltare dentro le navi in partenza verso i porti spagnoli della penisola iberica, Algeciras in primis, e tentare la fortuna.

Migranti, naufragio al largo della Tunisia: 57 vittime. Altro dramma con decine di dispersi in acque libiche,18-05-21

Lampedusa, quasi 1200 migranti in poche ore. Lamorgese sente il premier: ipotesi cabina di regia. Salvini a Draghi: “Subito un incontro” 09-05-21

500 morti nel Mediterraneo da gennaio: triplicati rispetto al 2020

Naufragio in acque libiche, Sos Mediterranée: ‘Cento morti, eravamo in un mare di cadaveri’ 23-04-21. Onu: ‘Gli Stati si sono rifiutati di salvarli’. È l’ennesima strage in mare quella avvenuta ieri sera al largo delle coste libiche. Alarm Phone ha segnalato tre imbarcazioni in difficoltà: un gommone che si è ribaltato, un altro che, dalle informazioni raccolte, è stato riportato in Libia con i cadaveri di una donna e del suo bambino a bordo e una terza barca di cui si sono perse le tracce. Intervenuta sul posto, la Ocean Viking della ong Sos Mediterranée si è trovata di fronte all’ennesima tragedia nel Mediterraneo: “Abbiamo avvistato dieci corpi, ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti“, ha dichiarato Francesco Creazzo di Sos Mediterranée, con le vittime stimate che sono più di 100. “Nel pomeriggio la nave My Rose ha avvistato il gommone, ci siamo avvicinati ed è stato come navigare in un mare di cadaveri. Letteralmente. Del natante restava poco, delle persone neanche il nome”, ha raccontato Alessandro Porro, Presidente della ong. Mentre Safa Msheli, portavoce dell’Oim, agenzia Onu, dichiara: “Gli Stati si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone”.

Creazzo ricostruisce le ultime ore, quando la ong ha cercato di intervenire una volta raccolta la segnalazione di Alarm Phone: “Mercoledì è scattato l’allarme, ma con la Ocean Viking eravamo a 10 ore dalla zona segnalata. Ci siamo diretti inizialmente verso il barchino più piccolo perché era quello relativamente più vicino, ma nonostante le ricerche non siamo riusciti a trovarlo”. A quel punto è arrivata la segnalazione sul fatto che uno dei due gommoni fosse in grande difficoltà. “Così abbiamo invertito la rotta e ci siamo diretti verso il gommone – spiega – Abbiamo navigato tutta la notte, ma quando siamo arrivati e, insieme ad altre tre navi mercantili che erano lì, abbiamo iniziato a cercare, abbiamo trovato il relitto capovolto e una decina di corpi. Le condizioni del mare erano proibitive”.

Ciò che Creazzo denuncia è il fatto che “dalle autorità non ci è arrivato alcun supporto, neppure il coordinamento delle operazioni tra le navi che stavano cercando il gommone”. Le notizie sul terzo gommone sono arrivate invece da Safa Msheli, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): il mezzo, ha spiegato Msheli, è stato riportato in Libia dalle autorità, “il che significa che i migranti sono stati messi in stato di detenzione“, ha aggiunto Creazzo. “Gli stati – ha twittato Msheli – si sono rifiutati di agire per salvare la vita di oltre 100 persone. Hanno supplicato e inviato richieste di soccorso per due giorni prima di annegare nel cimitero blu del Mediterraneo. È questa l’eredità dell’Europa?”.

I racconti e le immagini che arrivano dal luogo del naufragio parlano di una distesa di cadaveri, con i soccorritori che non hanno potuto far altro che constatarne il decesso, anche a causa delle cattive condizioni del mare. Porro, che era presente al momento dell’intervento, parla di onde alte sei metri e ricorda le ricerche “senza aiuto da parte degli Stati. Fosse cascato un aereo di linea ci sarebbero state le marine di mezza Europa, ma erano solo migranti, concime del cimitero Mediterraneo. Da oltre 24 ore la Ocean Viking stava inseguendo dei destini nel mare, quelli di due imbarcazioni in difficoltà, molto lontane fra di loro. Della prima non abbiamo trovato alcuna traccia, possiamo solo sperare che sia rientrata a terra o comunque giunta in salvo. La seconda è stata rincorsa attraverso una bufera, in una notte con onde alte sei metri”.

Per rendere l’idea dell’inferno di acqua in cui si sono ritrovati i 120-130 migranti che erano a bordo delle imbarcazioni in difficoltà, Porro racconta: “Non ho difficoltà ad ammetterlo, ho passato qualche ora in bagno a vomitare. Non sono bastati la prometazina, il dimenidrinato, metà degli ultimi tre anni passati in mare. Ero esausto, disidratato, a fatica sono tornato nel letto, ed ero protetto da una signora delle acque che pesa migliaia di tonnellate. Colpi secchi sulla chiglia, oggetti rovesciati nelle cabine. Fuori, da qualche parte, in quelle stesse onde, un gommone con 120 persone. O 100, o 130. Non lo sapremo mai, perché sono tutte morte“. Porro racconta quindi il momento in cui è stato ritrovato il relitto del gommone e sembrava di “navigare in un mare di cadaveri”: “Impotenti, abbiamo osservato un minuto di silenzio, a riecheggiare sulle terre degli uomini. Le cose devono cambiare, le persone sapere”.

Usa, primo via libera al piano di stimoli da 1.900 miliardi. Ma l’aumento del salario minimo non c’è. Joe Biden: “Sono deluso”

Passa il maxi piano ma non l’atteso progetto di incremento del salario minimo federale. Un successo a metà per l’amministrazione di Joe Biden che nel week end ha visto la Camera statunitense dare via libera al programma di sostegni all’economia da 1.900 miliardi di dollari, il secondo più ampi di sempre. Il piano passa ora all’esame del Senato con l’auspicio della Casa Bianca che si proceda velocemente per dare sollievo alle aziende e ai cittadini statunitensi. Tra le misure ci sono nuovi fondi per il programma vaccinali nonché risorse aggiuntive per le assicurazioni contro la disoccupazione oltre soprattutto a sostegni diretti per 1.400 miliardi di dollari, oltre ad aiuti per i governi statali. L’imperativo di muoversi rapidamente ha però causato una vittima: il raddoppio del salario minimo federale da 7,5 a 15 dollari/ora, misura gradita a gran parte dell’elettorato, fortemente sostenuta dall’ala più progressista dei democratici rappresentati nel governo da Bernie Sanders, e che riguarderebbe circa 27 milioni di lavoratori statunitensi.Per accelerare l’iter del bilancio si è infatti scelto di utilizzare una procedura particolare, chiamata “budget reconciliation” che consente di superare eventuali manovre di ostruzionismo. Il ricorso a questa procedure irrigidisce però le misure che possono essere incluse nel piano. I tecnici del Senato hanno considerato la misura sul salario è stata considerata come non strettamente attinente alle misure anti-Covid su cui il piano è impostato. La Casa Bianca ha scelto, almeno per ora, di non forzare troppo la mano. In teoria avrebbe potuto bypassare il blocco sfruttando alcune prerogative attribuite al vicepresidente Kamala Harris che ricopre anche il ruolo di presidente del Senato.Joe Biden si è detto “deluso” dalla bocciatura della sua proposta di inserimento del salario di 15 dollari l’ora nel piano di aiuti Covid, ha riferito la Casa Bianca, sottolineando che il presidente “rispetta la decisione del consulente delle regole del Senato e la procedura del Senato” stesso ma che “lavorerà con i leader del Congresso per determinare la via migliore perché nessuno in questo Paese dovrebbe lavorare a tempo pieno e vivere in povertà“. Il salario di 15 dollari dovrebbe entrare in vigore entro il 2025 e sarebbe comunque in coda ai paesi Ocse che adottano una misura di questo tipo, compresi Cile e Turchia. La bocciatura del Congresso non è comunque una sorpresa. Secondo quanti riportato dal sito Politico, già nelle scorse settimane Biden aveva espresso perplessità sulla possibilità che l’aumento del salario superasse lo scoglio delle procedure congressuali.Più in generale il maxi piano sta avendo in questi giorni un effetto controverso e paradossale sui mercati. Tra aiuti governativi e interventi delle banche centrali nel 2020 sono stati iniettati nei sistemi economici 20mila miliardi di dollari. Ora negli Stati Uniti si aggiunge questa nuova dose da quasi 2mila miliardi. Il timore è che alle prime avvisaglie concrete di ripresa tutta questa liquidità favorisca un rialzo dell’inflazione. A quel punto le banche centrali sarebbero costretto a stringere i cordoni della borsa mettendo in difficoltà i mercati. Inoltre oggi i rendimenti dei titoli di Stato sono su livelli bassissimi, un aumento dei prezzi ne decurterebbe ulteriormente i ritorni reali. Per questa ragione nelle ultime settimane si è assistita ad una vendita generalizzata di bond sovrani europei e statunitensi causandone una discesa del prezzo e un parallelo incremento dei rendimenti (gli interessi sono fissi in valore assoluto ma espressi come percentuale del valore del titolo). I Treasuries statunitensi a dieci anni, il titolo più importante al mondo, in grado di influenzare i rendimenti di asset in tutto il mondo, hanno visto il loro rendimento salire dell’1%. C’è però anche una lettura più raffinata di queste dinamiche. I mercati starebbero testando la disponibilità della Federal Reserve ad attuare un controllo ancora più accurato sui rendimenti dei bond, muovendosi per regolare tutta la curva delle scadenze (non solo quelle più brevi come abitualmente accade), sul modello di quanto sta già facendo la banca centrale giapponese.

25 aprile, la destra non è stata mai così forte. L’antifascismo oggi deve essere antiliberista

Oggi festeggiamo la Liberazione dal nazifascismo, ricordiamo il sacrificio dei giovani partigiani morti per la libertà e ringraziamo tutti i partigiani per averci restituito la libertà e la dignità.

Oggi vi propongo anche di ragionare su un fatto: in Italia è presente una destra fascistoide e razzista. Questa destra non è mai stata emarginata dalle forze di governo ed in particolare negli ultimi trent’anni – quelli del sistema bipolare e delle leggi maggioritarie – è stata pienamente integrata nel “centrodestra”. In questo contesto è cresciuta fino a diventare maggioritaria nel centrodestra. Oggi la destra fascistoide e razzista costituisce la principale forza di opposizione e una delle principali forze di governo: l’agenda politica del paese è data dall’incrocio tra fascisti di governo e fascisti di opposizione a cui fa riferimento una parte delle proteste del ceto medio contro le chiusure dovute al Covid.

Dopo anni di appelli antifascisti la destra non è mai stata così forte, il Pd governa con la Lega e la Meloni monopolizza l’opposizione visibile. Mi pare necessario avviare una riflessione su questo fatto.

La mia opinione è che il problema sta nel manico: gran parte delle forze che si dichiarano antifasciste e che propongono alleanze elettorali antifasciste, fanno politiche che alimentano la crescita delle destre e ne favoriscono la rendita di posizione.

In primo luogo le politiche liberiste di taglio del welfareprecarizzazione del lavoro e allungamento dell’età per andare in pensione – sempre sostenute dal PD – hanno devastato il tessuto sociale del paese e determinato una crisi verticale della credibilità delle organizzazioni sindacali e della politica. In questa palude la destra fascistoide ha avuto buon gioco a dipingersi come difensore degli interessi popolari molto al di la delle effettive scelte fatte. Pensiamo solo alla vicenda pensioni e al ruolo giocato dalla Lega.

In secondo luogo, l’ideologia dell’austerità, sparsa a piene mani negli ultimi trent’anni, dal governo Amato in avanti, ha determinato una drammatica deformazione nell’immaginario degli strati popolari. Aver ripetuto fino alla nausea la menzogna che “non ci sono i soldi” ha fatto credere alle classi popolari che viviamo in un’epoca di scarsità in cui “non ce n’è per tutti”. Mentre i ricchi diventavano sempre più ricchi e le banche e le multinazionali aumentavano a dismisura i loro profitti, il centro sinistra si è fatto paladino del “rigore”. In questo contesto è cresciuto il razzismo e il nazionalismo egoista di cui lo slogan di destra “prima gli italiani, prima i nostri” è diventato senso comune. In una situazione dipinta come di scarsità drammatica, è esplosa la guerra tra i poveri, in cui la destra cresce e sguazza. Ovviamente la tesi su cui si bassa l’austerità e cioè che “non ci sono i soldi”, è falsa. Come dimostrano le attuali politiche europee “i soldi ci sono” e basterebbe fare una tassa sulle grandi ricchezze per veder emergere il vero problema: i soldi ci sono ma sono molto mal distribuiti…

In terzo luogo la legge elettorale maggioritaria, regala alla destra estrema una rendita di posizione e ne garantisce la centralità nel sistema politico: i loro voti sono stati decisivi per la destra moderata che li ha sdoganati. Questo sistema bipolare, voluto da Occhetto e dai suoi epigoni, è un sistema che ha distrutto la partecipazione popolare, dimezzato la partecipazione alle elezioni e favorito le formazioni politiche liberiste e razziste. Solo un sistema elettorale proporzionale può permettere di costruire una relazione tra le opinioni dei cittadini e la loro espressione politica, cioè di ricostruire un rapporto virtuoso tra la società e una politica ormai rinchiusa nel “palazzo”. La scatola di tonno non la possono aprire le oligarchie ma la devono poter aprire i cittadini!

Per queste ragioni, proprio il 25 aprile penso che occorra dire in modo forte e chiaro che per sconfiggere il fascismo e il razzismo nel nostro paese, come in tutto l’Occidente, è necessario uscire dalle politiche liberiste, ricostruire il welfare e allargare i diritti sociali, passare ad un sistema elettorale proporzionale che non regali a nessuno posizioni di rendita sul piano istituzionale. Oggi più che mai antifascismo fa rima con antiliberismo.

Arrestati in Francia sette ex terroristi rossi degli Anni di Piombo: tre sono ancora in fuga. Da Pietrostefani a Cappelli: ecco tutti i nomi. 28-04-2021

Sono tutti nomi grossi, di chi ha contribuito a macchiare le strade italiane degli Anni 70 e 80 del sangue di giudici, membri delle forze dell’ordine, politici e imprenditori con le uccisioni che hanno caratterizzato la stagione degli Anni di Piombo. Tra i sette terroristi di estrema sinistra arrestati in Francia, ai quali se ne aggiungono altri tre attualmente i fuga, troviamo uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, il gruppo che ha tentato di uccidere il vicedirigente della Digos di Roma Nicola Simone o i responsabili del sequestro del giudice Giovanni D’UrsoBrigate RossePacLotta ContinuaNuclei Armati per il Contropotere TerritorialeFormazioni comuniste combattenti: sono queste le sigle sotto le quali operavano. Azioni che, oggi, potrebbero costare loro l’estradizione in Italia per scontare le pene alle quali sono stati condannati.GIORGIO PIETROSTEFANI – Uno dei nomi che riporta subito con la mente a quegli anni è certamente quello del 78enne Giorgio Pietrostefani. Fondatore insieme ad Adriano Sofri di Lotta Continua e responsabile del servizio d’ordine del movimento, è uno dei condannati con l’accusa di essere uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi eseguito dai due militanti del movimento, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino. A Pietrostefani, dopo una condanna a 22 anni, poi ridotta a 16, rimangono da scontare 14 anni di carcere, visto che è già rimasto in detenzione per due.ROBERTA CAPPELLI – Altro nome di spicco è quello della 66enne ex brigatista Roberta Cappelli, nome di battaglia “Silvia” e membro di alto rango, insieme al marito Enrico Villimburgo, della colonna romana delle Br, condannata per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, ucciso l’ultimo dell’anno del 1980, commesso insieme a Marina Petrella, dell’agente di Polizia Michele Granato (9 settembre del 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981). A suo carico anche il ferimento di Domenico Gallucci (sempre a Roma il 17 maggio del 1980) e del vice questore Nicola Simone, il 6 gennaio del 1982, di cui sono responsabili anche Giovani Alimonti, Marina Petrella e Maurizio Di Marzio. Cappelli è condannata all’ergastolo con un anno di isolamento diurno per associazione con finalità di terrorismo, concorso in rapina aggravata e concorso in omicidio aggravato.MARINA PETRELLA – Anche Marina Petrella, 67 anni ed ex Br, è responsabile di omicidio: quello del generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi, insieme a Roberta Cappelli, del sequestro del giudice Giovanni D’Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, e dell’assessore regionale della Democrazia Cristiana, Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Grego il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, dell’attentato al vice questore Nicola Simone, insieme a Cappelli, Alimonti e Di Marzio.SERGIO TORNAGHI – Il 63enne milanese è anche lui un ex brigatista e tra i reati per i quali è stato condannato all’ergastolo c’è l’omicidio di Renato Briano, direttore generale dell’ex impresa metalmeccanica Ercole Marelli. Tra le accuse anche partecipazione a banda armata, propaganda e apologia sovversiva, attentato con finalità di terrorismo ed eversione, detenzione e porto illegale di armi, violenza privata.NARCISO MANENTI – La sigla dei Nuclei armati per il contropotere territoriale appare sotto il nome di un altro arrestato, Narciso Manenti. Il 64enne originario di Telgate, in provincia di Bergamo, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’appuntato dei carabinieri Giuseppe Guerrieri, ucciso a Bergamo il 13 marzo del 1979 con cinque colpi di pistola sparati dalla mano dell’estremista. Manenti ha anche una condanna a 2 anni e 6 mesi per ricettazione, detenzione e porto abusivo di armi e a 3 anni e 6 mesi per associazione sovversiva e banda armata.GIOVANNI ALIMONTI – Il 66enne ex brigatista è stato condannato, tra le altre cose, per il tentato omicidio, insieme a Cappelli, Petrella e Di Marzio del vice dirigente della Digos di Roma Nicola Simone, avvenuto il 6 gennaio del 1982 e durante il quale lui stesso rimase ferito al braccio destro. È conosciuto anche come la Talpa di Montecitorio, visto che faceva il centralinista alla Camera ed è stato condannato a 22 anni nel processo Moro ter. L’ordine di esecuzione della pena è stato emesso a marzo del 2008: deve scontare 11 anni, 6 mesi e 9 giorni, oltre a 4 anni di libertà vigilata per banda armata, associazione con finalità di terrorismo, concorso in violenza privata aggravata, concorso in falso in atti pubblici.ENZO CALVITTI – Coetaneo e compagno brigatista di Alimonti è anche Enzo Calvitti, nato a Mafalda, in provincia di Campobasso. Gli rimane da scontare una pena a 18 anni, 7 mesi e 25 giorni e la misura della libertà vigilata per 4 anni per associazione sovversiva, banda armata, associazione con finalità di terrorismo, ricettazione di armi. Calvitti, uno dei capi della colonna romana delle Br, è stato condannato a 21 anni per tentato omicidio di un funzionario di polizia. Sotto di lui, insieme alla moglie Anna Mutini, è nata nel Nord Italia Seconda Posizione, il movimento emerso in seguito alla frattura all’interno delle Brigate Rosse avvenuta dopo l’omicidio Moro.

A questi sette arrestati si aggiungono poi altri tre condannati per reati di sangue legati al terrorismo ma che, al momento, risultano in fuga dalle autorità francesi. Si tratta, anche in questo caso, di nomi importanti del terrorismo rosso degli Anni di Piombo. Come Luigi Bergamin, tra gli ideologi dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac), il gruppo armato di Cesare Battisti. Bergamin è stato condannato per due omicidi, tra cui quello del macellaio Lino Sabbadin.

Sempre un ex Br è invece Maurizo Di Marzio: partecipò al tentativo di sequestro del poliziotto Nicola Simone e per lui la prescrizione dovrebbe arrivare il 10 maggio.

Infine, in fuga è anche Raffaele Ventura, condannato insieme ad altri otto per l’omicidio del vice brigadiere Antonino Custra, il 14 maggio del 1977, durante una manifestazione indetta dalla sinistra extraparlamentare.

"

Lentamente verso il finire del decennio gli episodi di violenza scemarono. In particolare crollò il sostegno alle Brigate Rosse dopo l'assassinio dell'operaio Guido Rossa nel 1979. Rossa aveva denunciato un suo collega sorpreso a distribuire materiale di propaganda delle BR. Gli anni di piombo stavano terminando, l'opinione che la lotta armata potesse portare al cambiamento dell'assetto costituzionale dello Stato stava cessando. Lo scrittore Bifo Berardi, già esponente della sinistra extraparlamentare, ha affermato: «Alla fine del decennio Settanta ogni comportamento antilavorista venne colpevolizzato, criminalizzato e rimosso, [...] il realismo del capitale riprendeva il posto di comando, con il trionfo delle politiche neoliberiste. Iniziava la controffensiva capitalistica, la vita sociale veniva nuovamente sottomessa alla produttività, la competizione economica veniva santificata come unico criterio di progresso.»[35].

All'inizio degli anni novanta il giudice per le indagini preliminari di Savona Fiorenza Giorgi, nel decreto di archiviazione relativo ad un'indagine su alcune bombe esplose in città tra il 1974 e il 1975, compie un'analisi degli attentati avvenuti nella prima fase della strategia della tensione, in cui, tra le altre cose, cita le coperture garantite dai servizi italiani ad alcune azioni terroristiche e all'operato di personaggi come Junio Valerio Borghese. Secondo quanto riportato dal giudice:

«Dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l'83 percento dei quali dichiara impronta della destra eversiva (cui si addebitano ben 113 morti, di cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti), la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare sempre più plateale.»

(Tribunale di Savona, ufficio del giudice per le indagini preliminari, Decreto di archiviazione procedimento penale 2276/90 R.G. pag 23 a 25[36].)"

 

 

OLTRE GLI ANNI DI PIOMBO

Bergamin e Ventura si costituiscono a Parigi. Già scarcerati due dei 7 fermati nel blitz | La lunga caccia dell'Antiterrorismo

Il retropensiero di continuare una lotta, specie quella armata, in verità poi continuava assai poco, anzi per niente; e comunque pochissimo si poteva fare dall'estero a sostegno dei compagni e dei camerati che stavano dentro o che tutti i giorni rischiavano la pelle fuori.

Macellai, visionari, tonti, canaglie, avventurieri, romantici, fresconi... Non c'è generazione che non accolga in sé per risputare fuori dai confini i suoi fuggitivi.

Questa affermatasi in Italia negli anni di piombo - i Settanta, grosso modo, con coda bifida e prolungata nel decennio seguente - concepiva l'idea della fuga all'insegna di un'ambiguità tutta nazionale: da un lato inseguendo il mito in parte anche melodrammatico dell'esilio, dal Risorgimento all'emigrazione degli antifascisti negli anni '20 e '30, almeno per quelli di sinistra; dall'altro lasciandosi guidare dalla necessità, pure comprensibile anche se assai meno eroica, di non rovinarsi la vita in carcere, una sorta di diserzione necessitata, magari offerta e giustificata anche a se stessi con il retropensiero che...

Renzi e lo 007, Salvini difende il leader di Italia Viva: ‘Polemica non c’è, io ho visto decine di agenti segreti’. Report: l’incontro in autogrill con l’uomo dei Servizi. La puntata della trasmissione di Rai 3 ruota attorno all'incontro tra il senatore e lo 007, già coinvolto nelle inchieste sul sequestro Abu Omar e dossier illegali Telecom: avviene il 23 dicembre, nelle settimane in cui il leader di Iv bersaglia Giuseppe Conte per non aver ceduto la delega ai servizi. "Domandatevi perché avete quel video", dice Renzi. Un vecchio giro di agenti dei servizi che ritorna, un momento decisivo per il governo Conte, sotto attacco per la mancata delega ai Servizi e una data particolare, il 23 dicembre, trascorsa tra visite a Rebibbia e dolciumi in regalo per Natale da parte di uno 007 finito in due scandali giudiziari degli scorsi anni. Al centro Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che non risponde sul suo incontro di 40 minuti con Marco Mancini, alto dirigente del Dis, avvenuto in un autogrill a Fiano Romano, liquidandolo come una visita di cortesia, e contrattacca insinuando il dubbio che chi ha ricostruito la vicenda, cioè la trasmissione Report di Rai 3, abbia pagato una fattura a una società lussemburghese. Una circostanza smentita sia da Report che dalla Tarantula Luxembourg SARL, mentre alla vigilia della messa in onda della puntata il renziano Luciano Nobili ha presentato un’interrogazione parlamentare.

Il servizio di Report ruota tutta attorno all’incontro tra Renzi e Mancini. Il faccia a faccia avviene il 23 dicembre, lo stesso giorno in cui il senatore di Italia Viva fa visita a Denis Verdini, in quel momento recluso nel carcere romano di Rebibbia. Da settimane l’ex presidente del Consiglio bersaglia Giuseppe Conte per non aver ceduto la delega ai servizi. Ospite di La7, poche ore prima del faccia a faccia con lo 007, Renzi chiede “segnali di novità” al capo dell’esecutivo. L’incontro in autostrada viene motivato così: “Dovevo incontrarlo al Senato, me n’ero dimenticato. Doveva portarmi i babbi, un dolce romagnolo”, spiega il senatore. “O lei vorrebbe dirmi che Mancini è il grande ispiratore della mia battaglia per l’autorità delegata?”, provoca Renzi.

Il leader di Italia Viva attacca sul video arrivato a Report: “Sarebbe interessante sapere chi ve lo ha dato. Strano che ci fosse lì qualcuno a riprendere”, insinua. Ma Giorgio Mottola, autore del servizio, fa notare che fino a quel momento, durante l’intervista, non aveva ancora menzionato foto e video chiedendosi come Renzi faccia a sapere della registrazione. “Diranno che era un cittadino, un passante. Alle barzellette non crede nessuno, ma sono bellissime – insiste Renzi – Domandatevi perché avete quel video, domandatevi perché su tante cose la trasparenza che chiedete agli altri non sempre viene messa in atto”.Nelle ore precedenti alla messa in onda, tra l’altro, Italia Viva presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo al Mef chiarimenti su “una presunta fattura da 45mila euro ad una società lussemburghese per confezionare servizi” contro Renzi. “Vogliamo vederci chiaro e capire se soldi pubblici sono stati utilizzati per pagare informatori allo scopo di costruire servizi confezionati per danneggiare l’immagine di Renzi. Ci chiediamo con preoccupazione se la Rai compri informazioni con i soldi degli italiani per le sue trasmissioni di inchiesta”, spiega il deputato Nobili. Sul punto, Report ha già ribadito di non aver mai pagato e la società lussemburghese chiamata in causa, la Tarantula Luxembourg, ha risposto: “Ci vediamo costretti – nonostante l’assurdità della vicenda – a dover negare la totalità della faccenda con estrema fermezza”.

Mi di cosa ha parlato Renzi con Mancini? Sul punto il senatore di Rignano glissa. Report ricostruisce il contesto politico dell’incontro, avvenuto nelle settimane in cui Italia Viva chiedeva a Conte di lasciare la delega ai servizi. Di certo nei mesi precedenti si era aperta la battaglia per le posizioni di vice dei servizi, una poltrona a cui Mancini era interessato. A spiegarlo alle telecamere di Report è Cecilia Marogna, la manager cagliaritana arrestata a Milano il 13 ottobre nell’indagine relativa all’ex cardinale Angelo Becciu. La donna – dice la trasmissione di Rai3 – poteva diventare lo “strumento” per delegittimare i vertici dei servizi nominati da Conte a vantaggio di Mancini che aspirava a quel posto.

Becciu – racconta Marogna – le aveva dato l’ordine di avere rapporti con il generale Luciano Carta, capo dell’Aise, per una “cooperazione” che è durata “per un lasso di tempo importante” in operazioni “per casi di sequestro di persona”. “Da Becciu – dice ancora – mi viene chiesto di fare dossieraggio, ero un servizio segreto parallelo in interazione con altri servizi segreti paralleli internazionali”. A un certo punto, spiega ancora Report, la corrispondenza con Carta si interrompe e Marogna si rivolge a Giuliano Tavaroli per avere contatti con altri dirigenti dei servizi: “Il funzionario è Mancini”, spiega Marogna. Mancini e Tavaroli, all’epoca capo della security di Telecom e Pirelli, si conoscono da tempo: sono stati coinvolti nell’inchiesta che scoperchiò la centrale all’interno di Telecom che aveva confezionato dossier su 6mila persone.Tavaroli, racconta ancora Marogna, “mi fa incontrare Luca Fazzo”, oggi giornalista de Il Giornale, interessato ai carteggi intercorsi tra Carta e la manager di fiducia di Becciu, che nella vicenda che lo ha coinvolto è stato difeso tra gli altri da Renato Farina dalle colonne di Libero. Fazzo – come Farina – è un’altra vecchia conoscenza di alcuni uomini dei servizi: il cronista – che all’epoca lavorava a Repubblica – venne sospeso dall’Ordine dei giornalisti per i suoi rapporti con Mancini nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro dell’imam Abu Omar nel 2003 da parte di alcuni agenti della Cia nel centro di Milano. Un vecchio ‘giro’ che ritorna. Per Francesca Immacolata Chaouqui, finita al centro dello scandalo di Vatileaks, l’interesse era quello di avere “i messaggi di Carta per fotterlo” e Marogna conferma che le “viene chiesto di far fuori Carta” perché “disturbava”. Una finalità, specifica Report, che Tavaroli nega.


 

 

Superbonus, che cosa cambierà con le semplificazioni del governo

Entro maggio il decreto con le soluzioni. Richiesta una procedura semplificata per risolvere il problema dei piccoli abusi.

Maggio mese decisivo per il rilancio del Superbonus. Sarà infatti il decreto preannunciato ieri dal presidente Draghi in Parlamento a dover risolvere i problemi burocratici che hanno rallentato finora l'effettivo decollo di questa che pure viene considerata una misura irrinunciabile per l'efficientamento energetico la messa in sicurezza degli immobili. La questione da affrontare è quella segnalata più volte dagli imprenditori e dai professionisti, ossia la necessità di ottenere la "doppia regolarità" per gli immobili dal punto di vista urbanistico e catastale.

A scuola in luglio e agosto: ecco il piano dell'estate. Finanziato con 510 milioni

Attività ricreative e di ripasso su base volontaria per alunni e docenti. Il ministro Bianchi: "Un ponte perché bambini e ragazzi possano recuperare apprendimenti e socialità"

Visite nei musei, teatro e attività ricreative per i bambini modello centri estivi. Laboratori di coding e robotica, arte e musica, sport, modello summer school o campus, per i più grandi. L'ultima campanella suonerà tra il 5 e il 16 giugno, a seconda delle Regioni. Ma le scuole non chiuderanno. Su base volontaria, per studenti e insegnanti, le attività continueranno da giugno sino a settembre, secondo ciò che deciderà ogni istituto, dalla materna (che già arriva al 30 giugno) alle superiori.


 

 

Il premier Draghi presenta il Recovery alla Camera: “Non solo tabelle e numeri, qui c’è il destino del Paese. No a miopi visioni di parte o peseranno su nostre vite”. GLI AIUTI DALL’EUROPA – Il premier illustra il piano di recupero prima dell’invio all’Ue: “In gioco la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo. In tutto disporremo di 248 miliardi, compreso il fondo Sviluppo e coesione. Cabina di regia a Palazzo Chigi, attuazione a ministeri e enti locali”

Recovery, 95 milioni per il Franchi: lo stadio caro a Renzi inserito da Franceschini fra i beni culturali. E lo sport? Vale lo 0,5% del piano

Un miliardo per tutto lo sport. E 100 milioni per un solo stadio fortunato, quello di Firenze, caro a Matteo Renzi e al sindaco Dario Nardella, entrato nel cuore pure del ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini, visto che ha deciso di farsene carico lui, inserendolo in un piano che con lo sport c’entra poco e con gli stadi ancora meno. Il Recovery Fund non è stato molto generoso con il movimento sportivo, uno dei settori più colpiti dalla pandemia: chi si aspettava interventi massici a sostegno di lavoratori, associazioni e società è rimasto abbastanza deluso. Ai 700 milioni per gli impianti del progetto “Sport e periferie” già previsti dal governo Conte se ne sono aggiunti altri 300 voluti dal premier Draghi per le palestre scolastiche (che però basteranno solo per pochi istituti). Allo sport, complessivamente, andrà meno dello 0,5% dell’intero piano.UNO STADIO FRA I BENI CULTURALI – Almeno il Franchi ce l’ha fatta. Sono mesi che si parla di una sua possibile ristrutturazione. Alla fine sarà rifatto, ma non con i soldi dei privati, con quelli dello Stato: ben 95 milioni di euro. Uno dei più importanti interventi del Recovery per lo sport, probabilmente quello più importante in assoluto in termini di spesa complessiva (difficile che ci siano interventi di importo superiore), non rientra però nello sport. È stato infatti inserito all’interno del “Piano strategico grandi attrattori culturali”, che fa capo al Mibac. Dentro, non a caso, ci sono grandi opere centrali per il futuro di intere città: si va dal potenziamento della Biennale di Venezia al Parco archeologico sull’Appia antica di Roma, dal porto vecchio di Trieste al Waterfront di Reggio Calabria. Un totale di circa un miliardo e mezzo per 14 progetti. Fra cui appunto il Franchi, unico stadio.</