in collaborazione con INTERNOTIZIE
 
 

.DIARIO A PARTIRE DAL 11-12-2020

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Il governo chiede altri 40 miliardi di deficit. Nel prossimo decreto “parziale copertura” dei costi fissi. Crescita 2021 inferiore al previsto. SESTO SCONSTAMENTO DI BILANCIO DA INIZIO PANDEMIA PER COMPLESSIVI 170 MILIARDI DI EURO. RAPPORTO DEFICIT/PIL ALL'11,8%, RAPPORTO DEBITO/PIL AL 181%.15-04-21

Contagi in aumento (16.974). Diminuiscono vittime e ricoveri

LA DELUSIONE – Le partite Iva: “I sostegni valgono solo il 2% delle perdite 2020”

GIORGETTI – “Aiuti tempestivi ma non equi. Ora si guardi al calo del risultato economico”

 

Virus, l'allarme dei medici: "Ospedali pieni, non si allentino ora le misure"

L'appello del comitato intersindacale dei camici bianchi: "Terapie intensive ben oltre le soglie, la mortalità resta elevata: la politica ascolti il nostro grido. Meno restrizioni solo con contagi giornalieri sotto i 5mila"

"Il personale sanitario, impegnato quotidianamente - 7 giorni su 7, di giorno e di notte - e da oltre un anno nella lotta contro la pandemia  - sottolinea il comunicato - si trova ad affrontare ancora per tutto il 2021 criticità di ogni tipo dovute al sovraffollamento degli ospedali, che con la terza ondata interessa in successione tutta la nostra penisola, anche aree precedentemente risparmiate, come dimostra il caso Sardegna. Ogni prematuro allentamento delle restrizioni potrebbe mettere a rischio tanto la vita dei pazienti affetti da Covid, costringendo per carenza di posti letto gli operatori a scelte strazianti sotto il profilo etico, come il triage inverso, quanto la salute dei pazienti con altre patologie, la cui prevenzione e cura rischia di essere ancora una volta sacrificata a causa della sottovalutazione del rischio di una persistente elevata circolazione del virus, sulla quale i medici e i dirigenti del servizio sanitario nazionale lanciano da tempo, inascoltati, tutti gli allarmi possibili".Secondo i sindacati dei medici, un rallentamento delle restrizioni sarà possibile solo con contagi giornalieri al di sotto di 5mila casi, mantenendo una larga capacità di testing e riprendendo il contact tracing per il controllo della diffusione dell'epidemia, i ricoveri in area Covid medica e intensiva largamente al di sotto delle soglie critiche, rispettivamente 40% e 30%, e la vaccinazione completata almeno per i soggetti fragili e gli ultra 60enni, categorie a più alto rischio di ricovero e mortalità.I camici bianchi chiedono "alla politica di ascoltare le decine e decine di migliaia di colleghi che da 13 mesi lavorano senza tregua nell'emergenza territoriale e negli ospedali, e che non nascondono la loro perplessità e amarezza per il dibattito in corso su riaperture che, sotto le pur comprensibili esigenze economiche e sociali, celano una non corretta valutazione del rischio di un prolungamento della pandemia e di una persistente elevata mortalità tra i cittadini non ancora protetti con la vaccinazione. Senza una soluzione duratura della crisi sanitaria non vi potrà essere una ripresa economica nè un ritorno in sicurezza alle normali relazioni sociali".

Covid, il crollo dei contagi a Piacenza finisce sotto al microscopio: ipotesi immunità di gregge


 

Usa, la Fda chiede la sospensione del vaccino Johnson&Johnson dopo 6 casi di trombosi. L’azienda: “Ritardiamo le consegne in Europa”La Food and Drug Administration ha chiesto di fermare immediatamente le somministrazioni del vaccino monodose negli Stati Uniti: segnalati 6 casi in donne di età compresa fra i 18 e i 48 anni, una di loro è morta. Il composto di J&J è a vettore virale come quello sviluppato da AstraZeneca. L'annuncio della multinazionale: "Abbiamo deciso di ritardare in modo proattivo il lancio del nostro vaccino in Europa"

Vaccino Astrazeneca, la Regione Lombardia: “Adesioni 75-79enni inferiori al previsto”. Da Potenza a Messina, la mappa delle defezioni

Il direttore generale al Welfare di Regione Lombardia, Giovanni Pavesi: "Apriamo ai 70enni perché, dopo un primo giorno molto promettente, la prenotazione è inferiore al previsto". A Potenza nel week end il 40% di rinunce, il direttore della Asl di Caserta ne segnala "moltissime". E nell'hub di Messina: "Chi deve farlo si presenta con documentazione medica che comprova choc anafilattici e diverse patologie". La Lombardia che apre ai 70enni perché nella fascia più anziana della popolazione l’adesione è inferiore al previsto. L’hub di Potenza nel quale si registra una percentuale di defezioni molto alta, un fenomeno simile a quello registrato dalla Asl di Caserta. Messina e Palermo dove serpeggia diffidenza e in molti chiedono informazioni o si presentano con documentazione medica per tentare di “schivare” la somministrazione di AstraZeneca. Il giorno seguente il pronunciamento di Ema sulla correlazione tra il farmaco anti-Covid anglo-svedese e i casi rari di trombosi, seguito dall’inoculazione in via “preferenziale” agli over 60 di cui ha parlato Franco Locatelli, iniziano a vedersi gli effetti del caos ingenerato attorno al vaccino.

 

AstraZeneca, verso raccomandazione uso preferenziale over 60. Al via il vertice tra governo e Regioni

L'uso del vaccino AstraZeneca potrebbe essere raccomandato sopra i 60 anni. "Considerando i dati sulla letalità (per coronavirus) che confermano che le vittime perlopiù sono anziani, l'idea anche per Italia è di raccomandare l'uso preferenziale oltre i 60 anni". A chiarire la posizione dell'Italia è Franco Locatelli durante l'incontro Governo-Regioni. "Non abbiamo elementi per scoraggiare la somministrazione della seconda dose", ha aggiunto. La decisione è arrivata dopo il responso dell'Ema e dopo un confronto tra governo e responsabili del Cts. Alle 20 è iniziata la riunione tra il governo e le Regioni, Comuni e Province, con il commissario all'emer

genza Francesco Figliuolo per fare il punto sul piano vaccinale anti-Covid, in particolare sul caso AstraZeneca, specificando che "non ci sono casi di trombosi dopo la seconda dose" e annunciando che "da domanipotrà essere somministrato anche nella fascia che va dai 60 ai 79 anni". Alla riunione partecipano anche la ministra agli Affari regionali Maria Stella Gelmini e il ministro della Salute Roberto Speranza.

Astrazeneca, Ema: “C’è legame vaccino-trombosi rare. Benefici superano rischi, nessuna restrizione all’uso”. Ma l’agenzia britannica: “Sconsigliato agli under 30”7  aprile 2021

I “coaguli uniti a bassi livelli di piastrine” sono un effetto “molto raro” di Vaxzevria. Questa la conclusione dell’Ema illustrata dalla direttrice Emer Cooke (leggi). Intanto a Londra anche l’Mhra ha preso posizione: l’agenzia inglese ha sconsigliato l’uso nei più giovani dopo i 19 decessi registrati su circa 20 milioni di dosi inoculate

Coronavirus, 13.708 nuovi contagi e 627 morti.Dall'inizio della pandemia sono 3.700.393 i casi accertati di Sars-Cov-2 in Italia. In 3.040.182 sono guariti o sono stati dimessi (+20.927), mentre 112.374 sono deceduti. Gli attualmente positivi sono 547.837: in 29.316 sono ricoverati con sintomi in area medica e 3.683 vengono assistiti in terapia intensiva

 

Astrazeneca, Figliuolo: “Alcune regioni come il Lazio non hanno avuto rinunce. In altre c’è stato il 20% o il 10%”

Vaccini, Draghi: “Se il coordinamento Ue funziona bene, se no bisogna andare per conto proprio”. E sulle Regioni: “Troppo in ordine sparso, è un problema”.

Iss: “Rt stabile, incidenza ancora in aumento”. Sardegna e Molise in zona arancione da lunedì. Dati: quasi 26mila contagi e 386 morti in 24 ore.19-03-21

 

L'Ema dà via libera ad AstraZeneca. Da oggi ripartono le vaccinazioni

"Il vaccino AstraZeneca è sicuro, efficace, i benefici sono superiori ai rischi ed escludiamo relazioni tra casi di trombosi" e la somministrazione dei sieri. Lo ha affermato la direttrice di Ema, Emer Cooke, argomentando il via libera al vaccino. E ha continuato: "Il Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza dell'Ema "è giunto a una chiara conclusione scientifica che questo è un vaccino sicuro. La protezione delle persone dal Covid-19 e dai rischi associati e ospedalizzazioni superano i possibili rischi".

Infatti, per Cooke, vaccinando "milioni di persone, è inevitabile" che si verifichino "casi inattesi", precisando che la situazione verificatasi con AstraZeneca "non è imprevista". "Sono stati riportati 25 casi" di eventi tromboembolici rari "su 20 milioni di vaccinati" con AstraZeneca.
 

Tuttavia non può essere escluso un legame con i rari casi tromboembolici e perciò occorre avvertire di queste possibilità, ha spiegato la direttrice dell'Ema, Emer Cooke. Quindi, il foglietto illustrativo del vaccino AstraZeneca "deve essere aggiornato: è importante che venga comunicato al pubblico e agli operatori sanitari perché apprendano meglio queste informazioni, permettendo loro di mitigare questi effetti collaterali", ha aggiunto Sabine Straus, a capo della commissione sulla sicurezza dell'Ema.
 

I casi di trombosi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca "sono inferiori" a quelli che avvengono tra la popolazione non vaccinata, ha detto Sabien Straus, presidente del Prac (Commissione di farmacovigilanza) , nella conferenza stampa dell'Ema, senza però specificare se si riferisse alla popolazione tedesca e della Unione europea in generale.

In quanto alla possibilità che una parte della produzione di Astra Zeneca, Sabine Straus, ha affermato che "la commissione sulla sicurezza dell'Ema non ha trovato prova di problemi di qualità o sui lotti".

Ema: incidenza maggiore dei casi tra giovani donne​

La ricerca condotta dall'Ema sui casi sospetti collegati alla somministrazione del vaccino AstraZeneca "ha mostrato una predominanza in alcuni gruppi" di pazienti e "in particolare nelle donne più giovani di età", ma
"è ancora piuttosto prematuro concludere rischio maggiore su un gruppo molto specifico" perchè "il rischio di base di trombosi può essere diverso anche all'interno di questo gruppo". Lo ha detto la dottoressa Sabine Straus, presidente del Comitato per la valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) dell'Ema, nel corso della conferenza stampa sul vaccino AstraZeneca. Quello che serve è "un'ulteriore valutazione" alla luce della quale "se verranno identificate possibilità di minimizzazione del rischio, queste saranno ovviamente comunicate".

Comunque l'Ema sta approfondendo casi rari di trombosi dopo la vaccinazione con AstraZeneca di questi, "sette in Germania, tre in Italia, uno in Spagna; due in Norvegia; due in India, tre in Gran Bretagna". Ha aggiunto Sabine Straus che ha osservato: "C'è sempre una distinta possibilità" di eventi tromboembolici "per le donne che assumono la pillola anticoncezionale. Indagheremo il legame tra l'uso della pillola e la possibilità di un aumento dei rischi di casi avversi per chi viene vaccinato".
 

Italia, domani ripartono le vaccinazioni Astra Zeneca
 

Il primo ministro Mario Draghi ha fatto sapere che la somministrazione di AstraZeneca in Italia ripartirà domani. Tra gli amministratori regionali, questo pomeriggio, non c'era infatti chiarezza se occorresse un nuovo via libera anche dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, oppure la possibilità di ripartire sia automatica dopo il pronunciamento dell'Ema. Poi dal ministero della Salute è arrivato il via libera, a partire dalle 15 di domani venerdì 19 marzo.
 

Intanto, subito dopo la conclusione della conferenza stampa delle autorità dell'Ema, questo pomeriggio, in
Francia sono riprese le vaccinazioni con AstraZeneca
. Gli ambulatori dei medici di base che avevano bloccato le liste dopo l'annuncio di Emmanuel Macron, che martedì aveva sospeso per precauzione le vaccinazioni, hanno richiamato i pazienti. Anche le farmacie hanno ripreso a vaccinare i pazienti in lista con
AstraZeneca.
 

"Siamo pronti a ripartire riattivando le sedi vaccinali già domani mattina con tutti coloro che sono prenotati per la somministrazione del vaccino Astrazeneca. Siamo in attesa che Aifa si pronunci per rimuovere il divieto di utilizzo del vaccino Astrazeneca dopo il pronunciamento da parte di Ema. Ora non si perda altro tempo". Lo dichiara l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato.
 

"Se l'autorizzazione dell'Ema alla ripresa delle vaccinazioni con AstraZeneca non richiede ulteriori passaggi, questa sera stessa faremo le riconvocazioni: dobbiamo recuperare circa 15 mila dosi". Così il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha sottolineato come le dosi non somministrate nella Regione a causa dello stop siano in realtà 20 mila. Ma circa 5 mila appartengono ai lotti sequestrati, per cui non sono per il momento recuperabili.

Anche "la Toscana è pronta per ripartire, ma dobbiamo attendere il via libera anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco. Appena avviene darò tutte le informazioni". Così su Facebook il governatore toscano Eugenio Giani dopo il via libera dell'Ema. "Appena possibile comunicherò come riprenderanno le
vaccinazioni". Se arriverà l'ok da Aifa, la Regione già stasera è pronta a far partire gli sms di conferma del vaccino: per domani erano 5.404 le prenotazioni per il vaccino Astrazeneca.

"Da lunedì prossimo in Liguria riprenderanno le prenotazioni e le vaccinazioni nelle 23 sedi messe a disposizione dei medici di medicina generale su tutto il territorio: chi ha già la prenotazione a partire da lunedì 22 marzo può presentarsi regolarmente all'appuntamento. Al contempo, siamo già al lavoro per riprogrammare gli appuntamenti che sono saltati questa settimana (dal 16 marzo a domenica 21 marzo): si tratta di circa 11mila appuntamenti che saranno riprogrammati a partire da lunedì prossimo, 22 marzo, entro i successivi 15 giorni". Lo dichiara in una nota il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti
 

Le reazioni

"Personalmente non fossi vaccinato mi vaccinerei istantaneamente". Così Roberto Burioni, virologo dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, su twitter riportando le conclusioni dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, sul vaccino AstraZeneca, illustrate in conferenza stampa: "il vaccino AstraZeneca è efficace, sicuro e ha un ottimo rapporto rischio-beneficio, ma le rarissime trombosi cerebrali riportate
potrebbero essere dovute al vaccino. Nessun effetto sulla coagulazione. Le trombosi cerebrali potrebbero essere legate al vaccino, ma sono state 18 (diciotto) su 20 milioni (ventimilioni) di vaccinazioni". (Secondo Emer Cooke i casi tromboembolici sono stati 25, vedi sopra, ndr).

"Meno male, hanno prevalso il buon senso e l'evidenza dei dati. Sicuramente adesso la vigilanza non deve mai venire meno", ha dichiarato all'Adnkronos Andrea Crisanti, direttore del dipartimento Microbiologia e Virologia Azienda Ospedaliera Padova, dopo il via libera dell'Ema.


 

 

L’Aifa ferma il vaccino di Astrazeneca in tutta Italia. Stop precauzionale in Germania, Francia e Spagna. Ema convoca per giovedì una riunione straordinaria,15-03-21

Prima la Germania, poi l’Italia e quindi anche la Francia e la Spagna. A pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, alcuni tra i principali Paesi europei hanno deciso di sospendere “per precauzione” la somministrazione del vaccino prodotto da Astrazeneca. Lo stop, a quanto si apprende, è stato concordato a livello europeo in attesa delle riunioni dell’Ema, che giovedì dovrebbe esprimere un nuovo parere alla luce della vaccinovigilanza di queste settimane.

A Berlino, riportano i media tedeschi, il governo federale si è basato su una raccomandazione dell’Istituto Paul Ehrlich, come riferito da un portavoce del ministero della Salute, che ritiene necessarie “ulteriori indagini” dopo le segnalazioni di casi di trombosi in relazione alla vaccinazione in diversi Stati membri, compresa la stessa Germania. In Francia l’annuncio è stato dato direttamente dal presidente Emmanuel Macron. Nei giorni scorsi le iniezioni di Astrazeneca erano state sospese in DanimarcaNorvegiaIslanda e a seguire in BulgariaRomaniaIrlanda, Austria e Paesi Bassi, proprio in vista di nuovi accertamenti dell’Ema.

Il Comitato per la sicurezza dell’Ema esaminerà ulteriormente le informazioni riguardo alle tromboembolie “domani, martedì, e ha convocato una riunione straordinaria giovedì 18 marzo per concludere su quanto raccolto e su qualsiasi ulteriore azione che potrebbe essere necessaria”, annuncia l’Agenzia Ue in una nota in cui spiega che “sta lavorando a stretto contatto con l’azienda, con esperti in malattie del sangue e con altre autorità sanitarie”, tra cui l’ente regolatorio britannico, Mhra, per “la sua esperienza con circa 11 milioni di dosi somministrate del vaccino”.
L’indagine, aggiunge l’Ema, “è proseguita nel fine settimana e nei prossimi giorni verrà condotta un’analisi rigorosa di tutti i dati relativi agli eventi tromboembolici” segnalati. Gli esperti, conclude l’Agenzia Ue, stanno esaminando nel dettaglio “tutti i dati disponibili e le circostanze cliniche” che riguardano “i casi specifici per determinare se il vaccino potrebbe aver contribuito o se è probabile che l’evento sia stato dovuto ad altre cause”.

Mentre è in corso l’indagine, l’Agenzia europea del farmaco “rimane attualmente dell’opinione che i benefici del vaccino AstraZeneca nella prevenzione di Covid-19, con il rischio di ospedalizzazione e morte associato” alla malattia, “superano i rischi di effetti collaterali” eventualmente correlabili al vaccino stesso. “La pandemia di Covid-19 è una crisi globale con un impatto sanitario, sociale ed economico devastante – sottolinea l’ente regolatorio Ue – e continua a rappresentare un grave fardello per i sistemi sanitari dell’Unione Europea”. I vaccini anti-Covid, prosegue l’Ema, “aiutano a proteggere le persone dal contrarre la malattia, in particolare gli operatori sanitari e le categorie vulnerabili come gli anziani o i malati cronici”.

“Conosciamo la portata di questa decisione che non è stata presa a cuor leggero. Ma è una decisione fattuale e non politica”, ha detto il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, ribadendo che la sospensione è per “pura cautela”. Quindi ha sottolineato che “per mantenere la fiducia nel vaccino dobbiamo dare ai nostri esperti il tempo di verificare i nuovi casi” e “sgomberare il campo da eventuali rischi”, ha continuato. “Al momento sono stati riportati 7 casi di trombosi venose cerebrali su 1,6 milioni di vaccini somministrati in Germania”. Si tratta di un “rischio molto basso. Ma se dovesse rilevarsi un collegamento con il vaccino, sarebbe superiore alla media“.I timori legati a casi sospetti di trombosi sono condivisi anche in Francia. “Sulla base della raccomandazione del nostro Ministro della Salute”, ha spiegato Macron, “è stata presa la decisione di sospendere in via precauzionale la vaccinazione con AstraZeneca, sperando di riprenderla rapidamente se il parere dell’Ema lo consentirà”. Lo stop, ha aggiunto, per ora è fissato fino a “domani pomeriggio“. Fonti citate dall’Ansa riferiscono però che gli esperti Ue potrebbero anche non arrivare a un risultato domani, ma risposte definitive sono attese in settimana. A chiarire che c’è stato un coordinamento a livello europeo è stata una nota del ministero della salute italiano. “Durante la giornata Speranza ha avuto colloqui con i ministri della Salute di Germania, Francia e Spagna“. E infatti anche Madrid nel tardo pomeriggio ha adottato la stessa linea dopo la riunione d’urgenza il Consiglio Interterritoriale della Salute.

Germania, Francia, Spagna e Italia sono quindi i primi grandi Paesi a imporre uno stop, dopo aver deciso in un primo momento di proseguire con la campagna. Tra i primi a chiedere alle autorità sanitarie di fare chiarezza è stato Markus Soeder, leader della Csu e presidente della Baviera. La mancanza di chiarezza potrebbe portare ad un “problema di accettazione” del vaccino da parte dei cittadini: “Il vaccino è buono o no? Ora serve una dichiarazione sul fatto che questo vaccino sia efficace e che funziona”, aveva detto Soeder. Il farmaco sviluppato dall’università di Oxford, ha ribadito il governo britannico, è “sicuro ed efficace”, secondo i dati della somministrazione in corso nel Regno Unito, dove oltre 11 milioni di persone hanno già ricevuto il siero e non è stato osservato “alcun incremento di trombosi”.

Una spinta per proseguire con la vaccinazione è arrivata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità: “Sfortunatamente, le persone muoiono di trombosi ogni giorno, la chiave è se questo abbia qualche legame con il vaccino. Al momento non abbiamo riscontrato che ci sia una relazione tra il vaccino e i casi di trombosi rilevati. Infatti, le percentuali di trombosi tra i vaccinati sono addirittura inferiori a quelle della popolazione nel suo complesso. Nessun farmaco è sicuro al 100%, ma bisogna tenere conto dei vantaggi di vaccinare la popolazione”, ha detto Soumya Swaminathan, scienziato capo dell’Oms, nel briefing da Ginevra.

Oggi 21.315 nuovi casi e 264 morti. Il tasso di positività sale al 7,78%. Superati i tremila ricoveri in terapia intensiva mappe e grafici,14-03-21

Coronavirus, il bollettino di oggi 24 febbraio: 16.424 nuovi casi e 318 vittime

Sono 340.247 i test effettuati, con un tasso di positività del 4,8% (ieri era stato 4,4%). Nelle 24 ore precedenti erano stati registrati 13.314 nuovi casi e 356 vittime


 

 

Coronavirus, i dati: 24.009 nuovi casi con 206mila tamponi. I morti oggi sono 814,4 dicembre 2020

Sono 24099 i nuovi casi di coronavirus accertati oggi in Italia su 206059 tamponi effettuati. I morti registrati oggi sono 814, leggermente in calo rispetto ai 993 decessi accertati ieri: il record da inizio pandemia. Dopo che negli ultimi due giorni l’incidenza delle nuove persone risultate positive rispetto al numero di test effettuati era rimasta stabile al 10 per cento, oggi torna leggermente a salire all’11,7%.

Il confronto del trend settimanale però resta incoraggiante: tra lunedì e venerdì i casi accertati sono 103.760, i primi 5 giorni della scorsa settimana erano stati 129mila. Il calo di positivi accertati rispetto alla media dell’ultimo mese è del 33%. Il confronto con 7 giorni fa dice il tasso di positività è calato di un punto percentuale (era al 12,7%), mentre il numero dei decessi è rimasto costante.

Covid, Crisanti a La7: “Polemiche su Festival di Sanremo? C’è un inaridimento dei sentimenti, la gente ormai si è abituata a 500 morti al giorno”

Le polemiche sul Festival di Sanremo e sul pubblico all’Ariston? Penso che ci sia una specie di inaridimento dei sentimenti. La gente alla fine si è abituata e dice: ‘Muoiono 500 persone al giorno? Va bene, pazienza’. Oppure dice: ‘Tanto a me non tocca, perché ho 30 o 40 anni'”. Sono le amare parole di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia, nel corso della trasmissione “Piazzapulita”, su La7.“Lo ha detto anche il presidente della Regione Abruzzo – continua – e cioè che per lui la cosa più importante è mandare avanti l’economia. Però ci dimentichiamo il passato della nostra Italia: dall’Unità fino al 1956, la priorità di tutti i governi italiani, indipendentemente dal colore politico, è stata sempre quella del controllo delle malattie trasmissibili: la malaria e il tifo. È pura follia pensare che con questi livelli di trasmissione e con queste sofferenze si possa tornare immediatamente con un colpo di bacchetta magica a come era prima. Evitare la terza ondata? Dipende da due fattori: quanta gente riusciamo a vaccinare e creare un sistema in grado di tracciare e di bloccare la trasmissione del virus sul territorio. Se riusciamo a fare queste cose, la terza ondata non ci sarà, altrimenti sarà inevitabile quando riapriremo le scuole e altre attività”.

Infine, il virologo puntualizza: “Secondo me, l’anno peggiore psicologicamente sarà questo, perché abbiamo la speranza dei vaccini, ma sarà difficile vaccinare tutti. Inoltre, non sappiamo nemmeno quanto dura questa immunità. Se dura un anno e ci mettiamo più di un anno a vaccinare, non raggiungeremo mai l’immunità di gregge. Quando ci toglieremo la mascherina? Penso che ci vorranno due anni, perché non sappiamo se chi è vaccinato è in grado di trasmettere il virus. Voglio essere un po’ più ottimista: ci vorrà un anno e mezzo prima che ci leviamo la mascherina. Oddio, chissà Crozza ora cosa dirà“.

 

. 24 novembre 2020

Coronavirus, 853 morti nelle ultime 24 ore. I nuovi casi sono 23232 con 188mila tamponi.

Aumentano ancora le persone con il coronavirus che ogni giorno muoiono. Oggi i decessi sono 853. Per trovare numeri così alti bisogna tornare al picco della prima ondata, tra fine marzo e inizio aprile, quando si arrivò ai 919 morti del 27 marzo. Una cifra che è destinata a essere superata nei prossimi giorni, se il trend resterà invariato. I nuovi casi di martedì sono invece 23232, frutto di 188659 tamponi processati. I contagi aumentano di appena 300 unità rispetto a ieri, nonostante i 40mila test in più effettuati oggi. Rispetto a lunedì, cala per la prima volta da mesi il numero dei ricoverati: oggi sono 34.577, 120 in meno. Aumenta ancora, seppur leggermente, il saldo tra ingressi e uscite in terapia intensiva: oggi ci sono 6 posti letto occupati in più, in totale sono 3816 i pazienti in terapia intensiva. Le persone che attualmente hanno il virus in Italia sono 798.386.Questa settimana i nuovi casi tra lunedì è martedì sono 46162, inferiori ai primi due giorni della settimana precedente e anche ai contagi del 9-10 novembre. Per il secondo martedì consecutivo si registra un calo del numero di positivi rispetto alla settimana precedente. Martedì scorsi i casi furono 32191, ma con 208mila tamponi effettuati (20mila in più rispetto ad oggi). Come sempre quindi bisogna guardare all’incidenza dei casi sul numero di test processati: una settimana fa era al 15,4%, oggi scende al 12,3 per cento. Anche il rapporto tra positivi e casi testati cala drasticamente al 24,4%, mentre 7 giorni fa era al 28. La curva dei contagi quindi continua a rallentare. “Il rapporto casi-tamponi è al 12,3%, il numero degli accessi alle terapie intensive è 6 a fronte di 120 di una settimana fa, quello dei ricoveri è -120 in area medica contro 528 di una settimana fa. Quindi gli indicatori vanno nella direzione sperata“, ha detto anche il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, alla conferenza stampa del ministero sull’analisi della situazione epidemiologica. “Oggi la percentuale di positivi è scesa di più di tre punti percentuali rispetto alla settimana precedente, questo è un dato importante”. ha aggiunto.Potrebbe aver raggiunto il picco la curva dei ricoveri: oggi infatti per la prima volta sono più le uscite che le entrate di malati Covid in ospedale. Con un ritardo di qualche giorno, anche il tasso di occupazione delle terapie intensive sembra aver rallentato: negli ultimi due giorni in totale ci sono stati 15 letti in più occupati da pazienti con il virus. I modelli matematici del Politecnico di Milano, come ha spiegato oggi Davide Manca ad Askanews, avevano previsto proprio tra domenica e oggi il picco dei ricoveri. Allo stesso tempo però, la curva dei morti è destinata a salire: dopo che ieri è stata superata quota 50mila decessi da inizio pandemia, oggi ci sono state altre 853 vittime. E per arrivare al picco, secondo le previsioni del Politecnico, bisognerà aspettare il 7 dicembre. “Credo che ci sarà ancora un numero di morti di questa grandezza ancora per 10-14 giorni, poi dovremmo vedere un calo”, ha confermato anche Locatelli.

Diario della Prima ondata Pandemica, dal Novembre 2019 al Luglio 2020:

a Wuhan, nel cuore della Cina,nel novembre 2019 scoppia una epidemia simile alla polmonite con sintomi simili all'influeza che rapidamente si espande per tutta la Cina travalicando repentinamente i confini dello stato asiatico invadendo dapprima l'Iran e l'area Mesopotamica, eppoi l'Europa, colpendo particolarmente l'Italia del Nord a partire dal febbraio 2020. Da lì l'epidemia si espande altrettando velocemente in tutta l'Europa varcando l'Atlantico ed entrando nelle Americhe. A quel punto l'OMS dichiara la Pandemia Mondiale da Corona Virus Sars-Covid-19. Fin da subito il contagio è risultato incontrollato costringendo soprattutto i paesi ad economia avanzata ad imporre Quarantene Totali, Lock Down,atte ad impedire gli spostamenti delle persone unite al blocco delle attività economico-industriali. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per la prima volta l'intero pianeta viene coinvolto in una sorta di guerra planetaria che colpisce l'umanità in tutti i suoi ambiti. Le Quarantene Totali imposte dai vari stati vengono allentate soprattutto nell'emisfero boreale nei mesi estivi di maggio-giugno, scatenando con ciò l'avvio della Seconda Ondata a partire dal mese di ottobre 2020.

 

ECONOMIA E SOCIETA'

Perché è caduto Conte?

Dopo due giorni di travolgente emozione, commozione, brividi e pelle d’oca per i Grandi Discorsi di Draghi tra Senato e Camera, sobriamente celebrati dalla maggioranza politico-mediatica modello Pyongyang come il ritorno di Demostene e Cicerone fusi insieme, è finalmente chiaro ciò che il governo farà di buono e giusto (tutto) e di cattivo e sbagliato (niente). Un solo interrogativo resta inevaso: perché è caduto il governo Conte-2? Breve catalogo di opzioni.

Incapace. Conte era un premier incapace con ministri scappati di casa provenienti da partiti incompetenti ed è stato travolto dal “fallimento della politica” e dalla “crisi di sistema”? Draghi governa coi partiti incompetenti che appoggiavano Conte (più Lega, Fi ecc.) e con 9 dei suoi ministri più due tecnici (Bianchi e Colao) che operavano con lui. Poi ci sono Brunetta, Gelmini, Giorgetti&C.

 

Recovery Plan. Conte aveva fallito sul piano, scritto coi piedi, in perenne ritardo e con una governance accentrata fra Mef, Mise e Affari Ue tipica dei dittatori, roba da cestinare e rifare da capo? Draghi dichiara al Senato che “il precedente governo ha già svolto una grande mole di lavoro sul Programma”, “finora costruito in base a obiettivi di alto livello” che ora “dobbiamo approfondire e completare, ma “le missioni del Programma resteranno quelle enunciate nei documenti del governo uscente”. Resta da fare ciò che due mesi di crisi impedirono a Conte di fare: “rafforzarlo per gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano”. E la governance? Draghi l’accentra al Mef, molto più dell’accentratore Conte.

Pandemia. Conte ha fallito sulla gestione della pandemia, con le arlecchinesche Regioni a colori, le troppe chiusure, i ritardi sui vaccini, i disastri di Speranza, Arcuri e Cts? Draghi dichiara al Senato: “Ringrazio il mio predecessore Giuseppe Conte che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”. Conferma Speranza, il Cts e probabilmente Arcuri. E sui vaccini – salvo che riesca a fabbricarli in proprio – attende anche lui notizie dalla Commissione europea, quella dei competenti che si son fatti fregare dalle case farmaceutiche con contratti suicidi.

Prescrizione. Conte ha fallito perché non voleva cancellare la blocca-prescrizione di Bonafede? Draghi non la nomina, la Cartabia la rinvia a data da destinarsi e gli emendamenti contrari vengono ritirati da Fi, Iv, Azione e +Europa che fino all’altroieri li ritenevano urgentissimi e decisivi.

Giustizia. Conte, presentando al Senato il suo secondo governo, annunciò “una riforma della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi”.

E si dilungò sulla lotta alla mafia. Draghi promette di “aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile”; di penale e di mafia non parla, se non in replica; e aggiunge che la giustizia deve rispettare “garanzie e principi costituzionali che richiedono a un tempo un processo giusto e di durata ragionevole”. Ovvietà copiate dall’art. 111 della Costituzione e dai discorsi degli ultimi 30-40 predecessori. Per sua fortuna la relazione Bonafede, su cui è caduto il Conte-2, già prevede 16 mila nuovi assunti nei tribunali con 2,8 miliardi del Recovery.

Carceri. Conte non fece nulla contro il sovraffollamento delle carceri, Draghi sermoneggia fra le standing ovation sulle “carceri, spesso sovraffollate” e su chi ci vive “esposto al rischio della paura del contagio e particolarmente colpito dalle misure contro la diffusione del virus”. Ma il rischio Covid è molto più alto fuori che dentro (in un anno 12 morti in carcere su 100mila detenuti passati per le celle, contro i 95.223 morti fuori su 60 milioni: 0,00012% contro 0,00015); e Bonafede nell’anno del Covid ha ridotto l’affollamento dai 61mila presenti a marzo ai 52.515 di oggi.

Mes. Gli incompetenti Conte e Gualtieri, per compiacere la follia dei 5S, rifiutavano i 36 miliardi del Mes? Il competentissimo Draghi manco lo cita e chi lo invocava un giorno sì e l’altro pure – FI, Iv&giornaloni – ha improvvisamente deciso che non serve più.

Ponte sullo Stretto. Vedi Mes, una prece.

Scuola. Conte ha fallito sulla scuola per colpa dell’incompetente Azzolina? Draghi nomina ministro Bianchi (già capo della task force dell’Azzolina); promette di “tornare rapidamente a un orario scolastico normale” (difficile, con l’aumento dei contagi con varianti Covid) e di “recuperare le ore di didattica in presenza perse” con le scuole aperte fino a giugno. Ma questo l’aveva già detto la Azzolina che, dopo aver garantito in piena pandemia un numero di ore in presenza superiore alla media Ue (dati Unesco), vede elogiare la Dad da lei inventata un anno fa come “notevole e rapida” nella kermesse mondiale Google Education, in corso negli Usa.

Ambiente. Conte non era abbastanza ambientalista? Draghi ha dato fondo a tutti gli slogan sul tema. Conte già nel settembre 2019 parlò di “transizione ecologica”, “riconversione energetica, fonti rinnovabili, biodiversità dei mari, dissesto idrogeologico, economia circolare” e stop alle trivelle. E disse le stesse cose che avrebbe detto Draghi 17 mesi dopo anche su fisco, pagamenti elettronici, Sud, atlantismo, europeismo, ricerca, Pa, digitalizzazione e migranti.

Quindi il giallo del premiericidio senza movente rimane irrisolto: perché è caduto il governo Conte?

Autostrade, il gruppo spagnolo Acs offre 10 miliardi ad Atlantia: un miliardo in più di Cdp. Vita, affari e carriera di Florentino Perez

L’ingresso di Florentino Pérez Rodriguez nella partita Autostrade è un vero colpo di scena. Finora, infatti, gli industriali veneti hanno sostenuto che in circolazione non c’era proprio nessuno interessato ad acquistare Aspi. Così la notizia che Pérez sia disposto a mettere mano al portafoglio per creare un gruppo paneuropeo ha destato non pochi interrogativi fra gli investitori. Nella comunità finanziaria internazionale c’è infatti chi sostiene che Pérez voglia sfilare Aspi ai Benetton. E chi, invece, ritiene che il miliardario sia una sorta di asso nella manica degli industriali veneti per convincere Cdp a ritoccare al rialzo l’offerta per l’88% di Aspi. Pérez del resto non è un industriale qualsiasi. La sua fama internazionale è sostanzialmente legata al ruolo di presidente della squadra di calcio del Real Madrid. Ma in realtà il magnate spagnolo è uno degli uomini più ricchi ed influenti del Paese. Ricco perché ha una fortuna che la rivista statunitense Forbes stima pari a 2,2 miliardi di dollari. Una ricchezza costruita attorno al gruppo di costruzioni ACS, Actividades de Construcción y Servicios. Influenti perché nel suo passato c’è una carriera politica di tutto rispetto: alla fine degli anni ’70 militava nell’Unione di centro democratico (Udc) prima di passare al Partito riformista democratico di cui è stato segretario generale. La formazione non ottenne però alcun seggio alle elezioni del 1986. Così si dissolse poco dopo assieme alle ambizioni politiche di Pérez che decise di dedicarsi agli affari. Con un certo successo come testimonia il fatto che oggi, nella classifica mondiale dei paperoni, l’industriale si piazza in posizione 1517. In Spagna si narra però che i soldi non gli interessino quanto il potere. “Non ho mai lavorato per fare soldi, perché non so come godermeli. Il denaro che c’è nella borsa un giorno sale e un altro va giù, è difficile sapere quanto ho” ammise in un’intervista all’edizione spagnola di Business insider di qualche anno fa.Terzo di cinque figli di un’ordinaria famiglia borghese, Perez, classe 1947, è l’esempio del self-made man in versione spagnola. Ha studiato ingegneria civile al Politecnico di Madrid. Poi ha tentato l’avventura politica ed infine si è dedicato agli affari. Il salto di qualità è arrivato alla fine degli anni ’90 quando è diventato vicepresidente di OCP Construcciones che si è poi fusa con la rivale Ocisa per trasformarsi in ACS, un’azienda da quasi 35 miliardi di fatturato, 1,4 miliardi di profitti e oltre 179mila dipendenti. Un gruppo che Pérez controlla attraverso la cassaforte Inversiones Vesan, il maggior socio di Acs con il 12, 68% del capitale.Nel suo percorso da capitano d’impresa c’è però una macchia non di poco conto: il fallimentare progetto Castor, il mega deposito di gas che la Commissione europea e il governo Zapatero volevano realizzare al largo del golfo di Valencia. ACS, di cui Pérez è presidente, era in prima linea nel progetto che venne immediatamente abbandonato quando le manovre di immagazzinamento offshore generarono oltre 400 scosse sismiche. Scosse che però non intaccarono l’impero del magnate cui corse subito in aiuto lo Stato spagnolo risarcendo per circa 1,35 miliardi le banche finanziatrici del progetto. “Pérez non perde mai” sintetizzò all’epoca dei fatti il sito elcierredigital.com. Ma lui si difese in parlamento, raccontando di aver perso un sacco di soldi. “Sembra che io sia un demonio. Dicono che hanno dato a Florentino 3,2 miliardi? Non mi hanno dato un centesimo. Tutto il denaro (pubblico, ndr) è andato ai finanziatori, agli obbligazionisti e alla Banca europea per gli investimenti. Qui abbiamo perso soldi” riferì il miliardario al El periodico.com nel giugno del 2019. Gli ambientalisti spagnoli però ancora oggi non la pensano così. Lo accusano di fare l’imprenditore scaricando parte dei rischi sullo Stato. Una storia che non è certo un bel biglietto da visita per un potenziale acquirente di Autostrade per l’Italia.

 

Decreto Sostegni, Draghi: “11 miliardi alle imprese, pagamenti dall’8 aprile”. Altri 8 per lavoro e lotta alla povertà, 5 per i vaccini

.QUINTO SCOSTAMENTO DA 32 MILIARDI, AD APRILE CI SARA' IL SESTO.SITUAZIONE GRAVISSIMA.

Tre capisaldi: sostegno alle imprese, al lavoro e lotta alla povertà. Temi per i quali il decreto Sostegni “è una risposta significativa” anche se “parziale, ma era il massimo che abbiamo potuto fare all’interno di questo stanziamento da 32 miliardi chiesto dal governo precedente”. Lo ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri sul decreto Sostegni, iniziato con tre ore di ritardo a causa dello scontro all’interno di maggioranza sul condono fiscale. Condono che il premier ha rivendicato definendolo “limitato” e sostenendo che “permetterà all’amministrazione di perseguire la lotta all’evasione” anche in modo più efficiente. Alle imprese “vanno tre quarti dello stanziamento, 11 miliardi“. La risposta “parziale” data con questo provvedimento sarà seguita da un intervento successivo che arriverà dopo un nuovo scostamento, da chiedere in contemporanea con il Def in arrivo ad aprile.Il terzo pilastro del Decreto, ha concluso Franco, prevede “quasi 5 miliardi su salute e sicurezza. La posta principale è per l’acquisto di vaccini e farmaci (2,8 miliardi), poi ci sono i fondi utilizzati per la logistica. C’è un intervento per creare un fondo per la produzione di vaccini in Italia una linea di azione dello sviluppo economico”. Prevista anche una proroga degli stanziamenti per i Covid hospital.

Draghi: “Sì è condono ma necessario perché Stato non ha funzionato”. Così il premier su stralcio cartelle dopo le tensioni in Cdm

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Sostegni da 32 miliardi di euro. L’incontro è slittato dalle 15.30 alle 18.30 a causa delle tensioni sul condono fiscale: a dividere le forze della maggioranza è stato lo stralcio delle cartelle e, dopo un braccio di ferro durato ben due ore e mezzo, è passata la proposta di mediazione sul nodo cartelle avanzata dal ministro Daniele Franco e del premier Mario Draghi. Dunque sì alla cancellazione di vecchie cartelle, ma solo con un reddito Irpef che non superi i 30mila euro. Il colpo di bianchetto sulle cartelle varrà fino al 2010, mentre inizialmente avrebbe dovuto coprire il periodo 2000-2015. “Sì è un condono”, ha detto poi Draghi in conferenza stampa. Lo stralcio delle cartelle prevede un importo contenuto di 5.000 euro, “corrisponde ad un netto di circa 2.500 euro tra interessi e sanzioni varie”. E questo “permette all’amministrazione di perseguire la lotta all’evasione anche in modo più efficiente”. La norma sarà limitata ad una piccola platea, sotto un certo reddito “e forse con minore disponibilità economica. Avrà impatti molto molto limitati”. Dato l’accumulo delle cartelle, ha continuato il presidente del Consiglio “è chiaro che lo Stato non ha funzionato ed è importante che sia prevista una piccola riforma dei meccanismi di riscossione e discarico delle cartelle, il fatto di accedere a un condono oggi non avrebbe risolto il problema”.

“Sulla cancellazione delle vecchie cartelle esattoriali avevamo avanzato una proposta di assoluto buon senso e siamo molto soddisfatti che il governo le abbia dato seguito. Lo stralcio delle vecchie cartelle e la cancellazione di crediti ormai inesigibili è un’azione profittevole e giusta ma non deve essere l’ennesima occasione per far trionfare i furbi che non pagano in attesa di un nuovo condono”, così i dem Ubaldo Pagano e Gian Mario Fragomeli, capigruppo PD rispettivamente delle commissioni Bilancio e Finanze a Montecitorio. “Accelerazione targata Lega. 16 milioni di vecchie cartelle esattoriali finalmente cancellate, con l’impegno di proseguire con una più ampia pace fiscale entro aprile”, commenta invece il leader della Lega Matteo Salvini.

La scelta fatta dal Cdm di cancellare solo le cartelle più vecchie “fino al 2010”, in cui è più forte la concentrazione di debiti ormai inesigibili, e comunque non superiori ai 5000 euro, e di rendere la misura selettiva ‘solo per chi ha un reddito inferiore ai 30 mila euro, è una scelta importante che va incontro alla forte opposizione che come LeU abbiamo manifestato nei confronti di condoni generalizzati”, afferma la sottosegretaria di LeU Cecilia Guerra.


 

Il ministro Orlando: “Serve un rafforzamento del reddito di cittadinanza e di emergenza. Evitata la crisi sociale, ora tutelare ceto medio”

L’EUROPA – Recovery plan, ampliare il reddito di cittadinanza “per raggiungere i vulnerabili” è tra le raccomandazioni della Commissione

L’INTERVISTA – La sociologa Saraceno: “Ridurre i paletti al reddito di cittadinanza. Temiamo più i poveri che imbrogliano che i ricchi che evadono”

crisi sanitaria ed economica provocata dalla pandemia non si è trasformata in crisi sociale solo grazie a reddito di cittadinanzareddito d’emergenza e gli altri strumenti in campo durante l’emergenza. A dirlo è il ministro del Lavoro Andrea Orlando durante un’audizione alla Camera. Orlando ha anche annunciato un rafforzamento del Reddito di emergenza con “l’innalzamento della soglia massima dell’ammontare del beneficio per coloro che vivono in affitto e la garanzia dell’accesso al beneficio anche ai disoccupati che hanno terminato, tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, la Naspi o la Dis-coll (l’indennità di disoccupazione per i cococo, ndr) e non godono di altri strumenti”.La platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza – ha affermato Orlando – è cresciuta costantemente nei mesi dell’emergenza sanitaria, fino a coinvolgere un milione e mezzo di nuclei familiari. Ad essa si sono aggiunti i beneficiari del Reddito di emergenza, oltre trecentomila nuclei. Grazie a questi strumenti, oltre a quelli che hanno tutelato i posti di lavoro, che la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica non si sono trasformate in modo ancora più drammatico in crisi sociale”. Orlando ha detto che bisogna “pensare alla manutenzione e all’adattamento di questi strumenti, accanto ai quali altri andranno individuati, già a partire dal decreto Sostegno, soprattutto per fare fronte rapidamente ed in via emergenziale al fenomeno del repentino impoverimento di parti del cosiddetto ceto medio“.Nel decreto sostegni si lavora “ad un robusto pacchetto di misure a favore di impreselavoratori e famiglie. Tale provvedimento conterrà anche un considerevole rafforzamento del reddito di emergenza mediante l’innalzamento della soglia massima dell’ammontare del beneficio per coloro che vivono in affitto e la garanzia dell’accesso al beneficio anche ai disoccupati che hanno terminato, tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, la Naspi o la Dis-coll e non godono di altri strumenti di sostegno al reddito. E’ inoltre allo studio una disposizione per permettere ai percettori di Reddito di Cittadinanza di lavorare temporaneamente sospendendo il beneficio del RdC senza subire la perdita o la riduzione dell’assegno. In tali casi l’assegno riprenderà a decorrere in via automatica al termine dell’attività lavorativa”.Per il ministro Orlando si devono “fare ulteriori sforzi per integrare gli strumenti già disponibili per affrontare i temi del disagio e della povertà repentina che si è venuta a determinare in questi mesi a causa di crisi non prevedibili e non previste, generate dalla pandemia, e rispetto alle quali gli strumenti in essere non sono in grado di dare risposta compiuta”. Sul Reddito di cittadinanza Orlando si è detto convinto dell’esigenza di rivedere i meccanismi burocratici e ha annunciato la proposta di inserimento nel comitato sulla misura anche di un rappresentante dei Comuni.Orlando ha annunciato che entro la fine del mese ci sarà un confronto con le parti sociali per avviare l’intervento sugli ammortizzatori sociali nella direzione dell’universalismo e della semplificazione. Il ministro ha aggiunto che resta la necessità di rafforzare le politiche attive del lavoro attraverso il rafforzamento dei centri per l’impiego. “La riforma degli ammortizzatori sociali – ha spiegato Orlando – deve essere strettamente connessa ad una riforma organica degli strumenti di politica attiva del lavoro. Per questo ancora con le parti sociali e coinvolgendo le regioni intendo avviare un confronto entro la fine di questo mese”. La linea è questa, aggiunge: politiche attive del lavoro, incentivi alle assunzioni, rafforzamento dell’assegno di ricollocamento, ulteriore riduzione del cuneo fiscale. “Tra le questioni prioritarie – precisa – anche il tema della povertà fra chi lavora per cui ho manifestato sostegno all’iniziativa comunitaria per l’adozione di una direttiva su salari minimi in Europa“.Infine la questione dei rider. Orlando convocherà la prossima settimana l’osservatorio permanente “previsto dalla legge del 2015 e non ancora attivato”. “Ho chiesto alle associazioni che è previsto ne facciano parte – ha detto – la designazione dei loro rappresentanti”. “In materia della tutela del Lavoro sulle piattaforme digitali – ha aggiunto il ministro – è importante guardare alle esperienze che si stanno formando in altri Paesi europei. Il 25 marzo incontrerò la collega spagnola per confrontarmi su alcune iniziative che quel Paese ha già assunto su quel fronte”. Nei giorni scorsi infatti la ministra del Lavoro spagnola Yolanda Dìaz Pèrez aveva annunciato un provvedimento legislativo in forza del quale i ciclofattorini di Deliveroo e UberEats diventeranno dipendenti.

La tagliola sui conti in rosso e l’ipotesi di costi più alti per i prelievi bancomat: così le banche cercano di aumentare i margini

Non bastavano le tante eccezioni alla sospensione dei mutui per chi è stato danneggiato dal coronavirus e le grasse commissioni sui Piani individuali di risparmio. Per mettere una toppa al sistema bancario italiano, con il 2021 sono arrivate altre due novità che torneranno utili agli istituti di credito per tamponare la flessione dei margini legata ai tassi vicini allo zero. Da un lato infatti, le nuove regole europee hanno imposto una nuova classificazione dei crediti deteriorati per migliorare la patrimonializzazione delle banche. Norme che però rischiano di scaricare i costi sui clienti. Dall’altro il Consorzio Bancomat sta rivedendo il meccanismo di commissioni sui prelievi in Atm, mettendo i presupposti per una minore trasparenza sui prelievi. Con la possibilità a breve di aumenti indiscriminati sulle commissioni al bancomat. In entrambi i casi il banco vince sempre come fanno notare le associazioni dei consumatori. Meglio quindi sempre leggere con attenzione le comunicazioni su cambiamenti delle condizioni di contratto.Il servizio aggiuntivo (con commissioni di scoperto) – Le nuove norme europee prevedono la svalutazione automatica nei bilanci bancari dei crediti in default, definiti tali dopo 90 giorni di ritardo di pagamento per un ammontare pari a 100 euro per le persone fisiche e 500 euro per le imprese. Di conseguenza se non si ha uno scoperto di conto corrente si può diventare cattivi pagatori anche solo per una bolletta da 100 euro che porta il conto in rosso per tre mesi. E magari essere anche segnalati alla centrale rischi. Il risultato è che per evitare un disastro alcune banche hanno pensato bene di rivedere le condizioni di conto corrente dei clienti prevedendo esplicitamente la possibilità di un fido. Con tutti gli annessi e connessi del caso. Incluse le eventuali commissioni di scoperto. In pratica, grazie alle nuove norme, finalizzate a rendere più solidi i bilanci bancari, i clienti si ritrovano un “servizio” in più, finora non necessario.“In buona sostanza, è scomparso l’affidamento di fatto – ha spiegato al fattoquotidiano.it il presidente dell’Adusbef, Antonio Tanza – Proprio per discutere di questo cambiamento il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti, presso il ministero dello Sviluppo economico, ha organizzato un incontro con la Banca d’Italia. L’obiettivo è verificare quali sono le conseguenze della modifica. E soprattutto evitare che le banche ne approfittino”. Come ha riferito il Sole 24 Ore del 5 dicembre scorso, c’è chi ha pensato da tempo di mettersi al riparo da eventuali rischi: già prima della fine dell’anno la Banca Nazionale del Lavoro (gruppo BNP Paribas), aveva inviato lettere alla clientela avvertendo che gli addebiti automatici di lì a due giorni sarebbero stati bloccati – rendendo il cliente moroso – in caso di insufficiente liquidità sul conto. Ma non si tratta di certo dell’unico caso. Anzi. “Basta che il cliente non paghi una bolletta – per 90 giorni – e automaticamente tutti i finanziamenti vengono contagiati e segnalati sulle centrali di allarme”, dice Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No profit.L’ipotesi di aumento dei costi di prelievo – Intanto, mentre le banche facevano i conti con le nuove norme comunitarie, il Consorzio Bancomat, di cui sono socie le più importanti banche italiane, ha ipotizzato una modifica al meccanismo di remunerazione dei prelievi con un progetto che è al vaglio dell’Antitrust. Attualmente, come ricorda Assoutenti, alcune banche offrono ai propri clienti il prelievo gratuito, mentre per altre chiedono fino a 2 euro ad operazione, indipendentemente dall’importo prelevato. “Non solo: negli ultimi due anni i costi medi annui per la gestione di bancomat e carte di credito hanno subito un rincaro del +8,5%”, spiega l’associazione. Ad ogni modo, indipendentemente dalla scelta commerciale di ogni istituto, ogni prelievo è remunerato (50 centesimi) attraverso una commissione interbancaria. Il Consorzio vorrebbe però introdurre un modello alternativo che punta ad eliminare la commissione fra banche scaricando il costo sul cliente che usa l’Atm per prelevare contanti.Ogni banca, proprietaria di una rete di Atm, potrà quindi fissare il suo prezzo per il prelievo. Il costo del servizio sarà noto prima dell’autorizzazione all’operazione di prelievo: a quel punto, dunque, si dovrà scegliere se procedere oppure annullare a tutto e andare a cercare un altro sportello. Chi vede il bicchiere mezzo pieno sostiene che la nuova modalità che vorrebbe introdurre il Consorzio consentirà maggiori investimenti sulla rete di Atm. Chi lo vede invece mezzo vuoto, intravede invece l’ennesimo regalo alle banche. “Se si vuole incentivare l’uso di moneta elettronica, basta semplicemente accollarne il costo allo Stato – commenta Tanza – Così si rischia solo il caos con le banche che si mettono in tasca un sacco di soldi e le famiglie che saranno le uniche a rimetterci”. Soprattutto se ci sarà opacità nelle tariffe per ogni prelievo effettuato in una banca diversa. Toccherà così studiare come fare a spendere meno per prelevare contanti dal proprio conto corrente.“Se passerà la proposta di Bancomat, attualmente al vaglio dell’Antitrust, si determinerà una vera e propria stangata a danno dei consumatori e una lesione dei loro diritti – ha chiarito il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi – Le banche potranno scegliere in totale autonomia le commissioni da far pagare sui prelievi agli sportelli, e solo al momento di eseguire l’operazione il consumatore verrebbe a conoscenza di tali costi, con una violazione della trasparenza”. Inoltre, secondo Assoutenti, la modifica “creerà evidenti disparirà di trattamento tra cittadini: chi infatti risiede in piccoli comuni, aree montane o zone isolate dove ci sono pochi Atm sarà costretto a sottostare a nuovi costi non avendo possibilità di scelta tra vari istituti”. Per non parlare del fatto che l’operazione rischia di essere un boomerang per gli istituti di credito che non hanno reti come Che banca! oppure Fineco.

Le nuove regole sono un’opportunità per i debitori. E che le banche si lecchino le ferite. Non vi fate ingannare. Le banche già lo sapevano da quasi tre anni e stanno utilizzando strumentalmente una opportunistica apologia della crisi per non far emergere i loro già gravosi problemi inerenti la gestione dei crediti difficili, i cosiddetti Npl (non performing loans), e indurre il governo a intervenire nei confronti di Bruxelles per sospendere o comunque arginare gli effetti della disposizione che, varata in sede europea nel luglio 2018 (!!), entrerà in vigore dal 1° gennaio del 2021. Cosa dice questa legge?La Banca centrale europea chiede alle banche di svalutare completamente in tre anni i crediti deteriorati non assistiti da garanzia ipotecaria e in 7-9 anni se coperti da garanzie reali al fine di non consentire alle banche magheggi sui loro bilanci. Cosa significa “svalutare completamente”? Iscrivere in bilancio l’intera perdita.La Bce non ha più potuto fare finta di non vedere! Cosa hanno combinato di preciso le banche in merito alla valutazione nei loro bilanci degli Npl? Semplice, non li hanno valutati come tali. Continuavano a tenere iscritti in bilancio crediti putrefatti come poste sane, nel gergo “in bonis”. In diritto si chiama falso in bilancio.Un esempio? In Monte dei Paschi di Siena, secondo quanto riportato da Il Fatto, nel febbraio 2019 sono scattati controlli della Vigilanza di Francoforte mirati a verificare, tra l’altro, la veridicità della posta di bilancio degli accantonamenti per le perdite su sofferenze (Npl) derivanti da crediti incagliati (Utp) con anzianità superiore ai sette anni.Ben venga quindi questa legge. Le banche si lecchino le loro ferite e se proprio vogliono evitare il fallimento di una consorella aumentino le loro quote di partecipazione al Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi). Ma, ecco il punto, cosa stanno facendo i rappresentanti del sistema bancario in questi giorni, a poche ore dalla entrata in vigore della legge, dimostrando la consolidata attitudine a gestire l’immediato senza alcuna visione strategica?

Si stanno preoccupando, bontà loro (!!!), delle sorti di milioni di imprenditori e cittadini che dal 2021, complice un’altra assurda legge, potranno finire molto più facilmente nella lista dei “cattivi pagatori” e precludersi, in tal modo, l’accesso al credito. E quindi paventano la minaccia della chiusura dei rubinetti del credito sperando che il governo faccia un intervento di doppia pressione sulle istituzioni europee per arginare gli effetti di entrambe le leggi. Quanta ipocrisia!

Il credito bancario è già fermo da oltre un decennio (meno 200 miliardi di euro dal 2008 al 2019), 16 milioni di italiani già sono segnalati come lebbrosi nelle banche dati creditizie da anni e per pochi spiccioli, per cui utilizzare strumentalmente questa “evangelica preoccupazione per il prossimo” per portare subdolamente a casa invece il risultato di una sospensione della legge sul calendar provisioning fornisce una idea precisa del livello del nostro top management bancario.

Stiano zitti e facciano invece parlare i veri danneggiati. Quelli che, finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo, e tante altre irregolarità) nei loro confronti. Quelli che, questa volta, hanno, invece, un’arma a loro disposizione.

Possiamo per una volta, appunto, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Non è istigazione a delinquere. E’ solo un consiglio per difendersi in maniera più efficiente dagli abusi bancari. Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Che significa “contestare”? Leggete quanto già detto su queste colonne e avrete la soluzione.

La patria dei diritti civili: è la Spagna dell’eutanasia, una legge di sinistra

Berlusconi alle consultazioni con Draghi ma mai in udienza. Negli ultimi 5 mesi chiesti 8 rinvii per motivi di salute in 4 processi

In aula mai negli ultimi cinque mesi, ma alle consultazioni presente con annuncio last minute. I legali di Silvio Berlusconi, che oggi a Roma è apparso molto stanco e affaticato, da settembre e fino al mese scorso hanno chiesto e ottenuto, in diverse occasioni (otto per la precisione) il rinvio delle udienze dei processi in cui è imputato l’ex premier – a Bari per il caso escort e a MilanoRoma e Siena per corruzione in atti giudiziari per l’affaire Ruby – per motivi di salute. Il leader di Forza Italia, 84 anni, era impossibilitato a essere presente, secondo gli avvocati, e come suo diritto ha chiesto e ottenuto slittamenti anche molto lunghi. Finiti i tempi dei lodi (più o meno costituzionali) e i problemi causati dall’uveite l’ex Cavaliere – che nel corso degli anni è riuscito a incassare otto prescrizioni – negli ultimi tempi dopo essere stato colpito dal Covid, da cui è guarito, ha accusato problemi cardiaci. A Milano per esempio negli ultimi mesi sono state celebrate solo due udienze.La prima istanza per legittimo impedimento, con data 23 settembre, riguardava l’udienza del 28. Istanza accolta proprio perché Berlusconi risultava ancora positivo a coronavirus. L’ex premier era stato dimesso il 14 settembre dopo undici notti di ricovero. Il collegio, presieduto da Marco Tremolada, aveva rinviato al 19 ottobre. Il processo vede imputati Berlusconi e altre 28 persone, tra cui molte olgettine che avrebbero testimoniato il falso nei due processi sul caso Ruby in cambio di soldi e altre utilità, secondo l’accusa, da parte dell’ex premier. Il processo è nella fase dell’istruttoria testimoniale e sono stati già sentiti in questi mesi numerosi testi chiamati a deporre dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Luca Gaglio. E lì è rimasto perché da allora ci sono stati diversi rinvii. Il 19 ottobre il tribunale ha accolto la richiesta e ha aggiornato l’udienza al prossimo 16 novembre nell’aula della Fiera al Portello.L’avvocato dell’ex premier, Federico Cecconi, in quell’occasione ha presentato documentazione medica per attestare che le condizioni di salute del Cavaliere, oramai 84enne, non consentivano ancora la ripresa della vita ordinaria e quindi anche di recarsi al Palazzo di Giustizia. In quell’occasione il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano aveva chiesto di fare un punto della situazione per concludere la fase dei testimoni e ricordando che Berlusconi “non si è mai presentato”. Anche l’udienza del 16 novembre è saltata – per motivi di salute di un giudice – e riprogrammata al 30 novembre. In quella data la difesa ha presentato una documentazione con l’aggravamento delle condizioni ma non ha chiesto un rinvio. Rinvio deciso per far notificare all’ex premier e a Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli una modifica di alcuni capi di imputazione. L’udienza del 21 dicembre invece era stata rinviata al 27 gennaio, su richiesta della difesa, perché non erano trascorsi i 2o giorni previsti per legge per la notifica. Il 27 gennaio la difesa ha presentato documentazione medica perché Berlusconi necessitava di un “periodo di riposo domiciliare assoluto per 15 giorni dal 19 gennaio” senza chiedere rinvio. Prossima udienza fissata per il 24 marzo.Rinviato sul liminare della camera di consiglio anche il processo che vede l’ex premier imputato a Siena sempre per corruzione in atti giudiziari. Il primo rinvio era stato il 1 ottobre deciso per il 25 novembre. Il giudice Ottavio Mosti aveva accolto l’istanza. Per avere un’idea della dilatazione dei tempi basti pensare che il pm Valentina Magnini aveva chiesto una condanna a 4 anni e 2 mesi il 20 febbraio 2020. All’imputato a cui viene contestato di aver pagato il pianista senese di Arcore, Danilo Mariani, a sua volta imputato, per indurlo a falsa testimonianza. Il processo è stato rinviato ancora il 15 gennaio sempre per problemi di salute. Berlusconi, che avrebbe dovuto fare dichiarazioni spontanee, ha fatto depositare una memoria scritta ai suoi difensori in cui si dichiara innocente. L’ex premier era stato ricoverato su consiglio del medico personale, il professor Alberto Zangrillo, centro Cardiotoracico di Monaco. La data che dovrebbe portare a sentenza il dibattimento è stata fissata all’8 aprile.È slittato da dicembre 2020 a maggio 2021 invece il dibattimento in cui Berlusconi è imputato con il cantate Mariano Apicella per la presunta corruzione per indurlo alla falsa testimonianza sulle feste avvenute ad Arcore. A determinare anche in questo caso il rinvio dell’udienza le precarie condizioni di salute. I giudici della seconda sezione penale hanno accolto la richiesta di legittimo impedimento avanzata dal difensore di Berlusconi, l‘avvocato Franco Coppi. “Dalle cartelle cliniche presentate emergano seri problemi cardiologici”. Cuore del processo il presunto versamento di circa 157mila euro.Anche questo processo è stato rinviato per motivi di salute di Silvio Berlusconi. In questo caso al 30 aprile. L’ex presidente del Consiglio dei ministri è imputato per induzione a mentire, con l’accusa cioè di aver pagato le bugie dette dall’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini nelle indagini sulle escort. La difesa di Berlusconi, con gli avvocati Francesco Paolo Sisto e Niccolò Ghedini, ha sempre sostenuto che l’ex premier aiutò Tarantini in un momento di difficoltà ma mai lo pagò perché mentisse ai magistrati. In questo giudizio si è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri per il danno d’immagine causato al Governo italiano.

Sequestrato il porto di Bagnara Calabra: “Inquinamento e disastro ambientale”. Le immagini dei fondali sono impressionanti (video)

Da domenica 14 febbraio i Carabinieri sono impegnati nell’area costiera di Bagnara Calabra per verificare le condizioni ambientali e lavorative del porto. In azione una vera e propria task-force composta dagli uomini della locale stazione, i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria, quelli del Nucleo Subacqueo di Messina e i militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro reggino, i quali hanno effettuato delle approfondite verifiche sulla liceità degli impieghi e delle condizioni lavorative nell’attracco di Bagnara.

Al termine di questa prima fase dell’attività di controllo, è stata posta in sequestro l’area portuale. Contesto analogo si era presentato già nel 2018, quando il porto di Bagnara Calabra, era stato sottoposto a sequestro penale dai Carabinieri sempre a seguito del riscontro di reati in materia di inquinamento ambientale.

Dalla disamina della documentazione video-fotografica prodotta dai carabinieri subacquei, è stata avanzata l’ipotesi di reato di disastro ambientale, in relazione al riscontro di rifiuti inabissati nei fondali antistanti le banchine del porto stesso. E le immagini dei fondali parlano da sole: ci sono rifiuti di ogni tipo.

“Controllare il territorio con l’obiettivo di prevenire e reprimere gli illeciti ma soprattutto tutelare il patrimonio ambientale di cui la Calabria è un esempio di ricchezza – commentano i militari -, è questo uno dei principali temi, verso cui l’Arma dei Carabinieri ripone particolare attenzione, con l’obiettivo di far emergere le

 

 

 

 

 

 

SPORT

Europa League, Roma in semifinale: 1-1 con l'Ajax. I giallorossi affronteranno il Manchester United

Al peggior Real Madrid degli ultimi 15 anni basta la difesa per controllare il Liverpool: 0-0 e semifinale con il Chelsea. come hanno fatto i blancos ad andare così avanti?? 14-04-21

 

Guardiola soffre un tempo, poi fa festa: il City batte 2-1 il Dortmund, ora semifinale stellare contro il Psg che ha fatto fuori la super corazzata Bayern...14-04-21

Le big di Serie A sfiduciano il presidente della Lega Calcio Dal Pino: tutto nasce dalla partita sui diritti tv

L’assegnazione a Dazn del triennio 2021-2024, arrivata al termine di settimane di tensioni e trattative, non è servita a metter fine alla guerra del pallone: Juventus, Inter, Napoli, Lazio, con altre tre squadre, chiedono "una diversa guida e nuove visioni". L'accusa al n.1 di Lega è di aver favorito fino all'ultimo il progetto di cessione del 10% della media company ai fondi d’investimento.

Non c’è pace in Serie A. L’assegnazione dei diritti tv per il triennio 2021-2024, arrivata al termine di settimane di tensioni e trattative, non è servita a metter fine alla guerra tra bande in Lega Calcio. Ha solo fatto da detonatore: le big del torneo (Juventus, Inter, Napoli, Lazio, a cui si aggiungono Atalanta, Fiorentina e Hellas Verona) hanno ufficialmente sfiduciato il presidente Paolo Dal Pino. Ormai siamo alle lettere degli avvocati. In calce, ci sono le firme dei presidenti e dirigenti più rappresentativi del torneo: Andrea Agnelli e Beppe Marotta, insieme al solito Claudio Lotito e Aurelio De Laurentiis. L’attacco è pesante da parte delle “sette sorelle”, che poi “sette sorelle” non sono (tra le big mancano la Roma, favorevole ai fondi, e il Milan, Scaroni è sempre stato vicino a Dal Pino). Tutto nasce dai diritti tv. E dalla vendita un pezzo di Serie A alla cordata di fondi d’investimento capitanata da Cvc. Le due grandi partite economiche che si sono giocate ad inizio 2021 nel calcio italiano. La cessione del 10% della media company ai private equity per un totale di 1,7 miliardi di euro, progetto a cui proprio il presidente Dal Pino ha lavorato a lungo, sembrava fatta ad un certo punto. Poi però c’è stata l’asta dei diritti tv, andata oltre le più rosee aspettative con la maxi offerta di Dazn-Tim, in seguito a cui tanti presidenti hanno cambiato idea (visti i soldi freschi in arrivo dai diritti). A un certo punto la Lega si è spaccata: mezza Serie A era pronta ad assegnare il campionato a Dazn, l’altra metà insisteva per vendere prima o comunque ai fondi il 10% della media company. Ne è nato uno stucchevole braccio di ferroper cui sembrava non si potessero assegnare i diritti tv senza vendere ai fondi, o viceversa. Fino all’epilogo, in cui l’offerta di Dazn si è dimostrata troppo vantaggiosa per essere rifiutata.Ed è qui che arrivano le accuse a Dal Pino. Secondo i club sul piede di guerra, il presidente avrebbe giocato una sua partita nella partita, gestendo le convocazioni e le votazioni in assemblea in modo da favorire il progetto dei fondi (di cui lui è sempre stato il principale promotore). “Tutto ciò ha comportato la nostra ferma ed improrogabile necessità di manifestarle la nostra irrevocabile sfiducia”, si legge nella lettera. “Auspichiamo che la Lega possa proseguire con diversa guida e nuove visioni condivise”.Al momento il n.1 di Lega non pare intenzionato a dimettersi ma è chiaro che diventa difficile rappresentare la Lega avendo contro cui una fetta così significativa di club (non tanto sul piano numerico quanto del peso specifico delle squadre). Ed evidenti saranno anche le ripercussioni sulla FederCalcio, di cui Dal Pino è vicepresidente, dopo essersi avvicinato sempre di più negli ultimi tempi al presidente Gabriele Gravina, di cui è stato uno grandi elettori alle ultime elezioni. Non è un caso, tra l’altro, che l’attacco sia arrivato subito dopo l’ultimo consiglio federale, in cui il n.1 Figc aveva parlato della necessità di cambiare i quorum decisionali in Serie A. Una mossa interpretata da molti come un tentativo di riportare in vita il progetto fondi e disinnescare il potere ostruzionistico di certi presidenti, a partire da Claudio Lotito (ormai principale avversario di Gravina), a cui però si sono aggiunti di recente pure Agnelli e De Laurentiis. Non sono passati neanche due mesi dalle elezioni Figc e il pallone ha già ripreso a litigare. È la cosa che sa fare meglio.

 

skysport

L'Italia ha detto sì agli Europei con il pubblico allo stadio. La presenza di almeno il 25% dei tifosi rispetto alla capienza dello stadio Olimpico era una condizione sine qua non perché l'UEFA permettesse il disputarsi delle gare nel Paese. Il presidente della FIGCGravina aveva scritto una lettera a Draghi perché si interessasse alla questione.Gli ha risposto Valentina Vezzali, sottosegretario con Delega allo Sport, che ha dato l'ok ai tifosi allo stadio. E ai microfoni di Skysport ha commentato così: «Una luce in fondo al tunnel. Abbiamo lavorato tantissimo perché potesse accadere. Non è solo una vittoria del calcio ma di tutto lo sport. Vuole essere un segnale di ripartenza, si riapertura verso tutto il movimento sportivo. C'è bisogno di entusiasmo, energia e tutti insieme possiamo ripartire», ha detto.

Inter-Cagliari 1-0: decide Darmian, scudetto sempre più vicino

Undicesima vittoria consecutiva per la squadra di Conte, nel finale il difensore piega la resistenza dei sardi e firma il nuovo +11 sul Milan

MILANO - La svolta è arrivata dopo 23 minuti del secondo tempo: fuori Young, dentro Hakimi. Il marocchino ha dato il buongiorno alla partita servendo un assist perfetto per Darmian, nel frattempo spostatosi a sinistra, che da due passi ha segnato, condannando il Cagliari alla quarta sconfitta di fila e blindando il ricco vantaggio dell'Inter sul Milan. A otto partite dalla fine 11 punti - 12 se si considerano i risultati negli scontri diretti - sono un'enormità. E undici sono anche le vittorie consecutive dall'inizio del girone di ritorno, record storico nell'era dei 3 punti. Un bottino conquistato anche grazie a gare come questa: 1-0 ruvido contro un avversario tignoso, tecnicamente valido, ma sempre più invischiato in zona retrocessione. Il conto alla rovescia per lo scudetto continua: per la certezza - indipendentemente dai risultati delle avversarie - mancano altri 13 punti.

Europa League, Ajax-Roma 1-2; Lopez salva, Pellegrini e Ibanez segnano: giallorossi a un passo dalla semifinale

Colpo in rimonta degli uomini di Fonseca ad Amsterdam. Gelati da Klaassen, i capitolini si rialzano dopo un rigore parato dallo spagnolo a Tadic. Pareggia il capitano su punizione poi il difensore nel finale regala un successo pesantissimo

AMSTERDAM - Brutto anatroccolo in Italia, la Roma si riscopre magnifico cigno in Europa. Veste l'abito di gala per le grandi occasioni e coglie un risultato di prestigio (1-2) ad Amsterdam che le schiude le porte verso la semifinale di Europa League. Per evidenziare l'impresa dei giallorossi basti pensare che era da 4 mesi (24 partite di fila) che l'Ajax non perdeva. E probabilmente non è un caso che l'ultima volta era accaduto proprio in casa, con un'altra italiana, l'Atalanta. Un successo ottenuto con un pizzico di fortuna, fondamentale in queste partite, ma anche con grande umiltà e determinazione.


Inter-Sassuolo 2-1: Lukaku-Lautaro, nerazzurri in fuga scudetto

Decima vittoria consecutiva per la squadra di Conte che con un gol per tempo supera gli emiliani e allunga in vetta portandosi a +11 sul Milan. Di Traore nel finale la rete dei neroverdi. MILANO - La 'locomotiva' Inter non si ferma e fa un altro passo importante verso lo scudetto superando nel recupero della 28esima giornata 2-1 il Sassuolo collezionando la decima vittoria consecutiva. A decidere la sfida di San Siro il gol al 10' di Lukaku e al 67' di Lautaro. Nel finale per i neroverdi in rete Traorè. In classifica i nerazzurri allungano salendo a 71 punti, 11 in più del Milan, gli emiliani restano fermi a quota 40.7 aprile 2021

Beata gioventù, la Champions ad alta velocità. Ormai l'Italia viaggia in seconda classe

Nello stesso giorno Juve-Napoli e Bayern-Psg, due sfide a ritmi completamente diversi. Per vincere in Europa serve sì l'esperienza dei cosiddetti senatori, ma anche la freschezza delle nuove leve. Un fattore in cui le squadre nostrane sono drammaticamente carenti

Juventus-Benevento 0-1: Gaich affonda i bianconeri

La squadra di Pirlo cade in casa e dice probabilmente addio alle speranze di rimonta scudetto. Un gol dell'argentino nella ripresa regala tre punti pesantissimi in chiave salvezza ai sanniti

 La Juve non mette pressione a nessuno se non forse a Pirlo, le cui granitiche convinzioni (e molta della fiducia cieca che il mondo bianconero ha sempre avuto in lui) si stanno sbriciolando settimana dopo settimana, anche se a fine partita un Paratici in grande imbarazzo lo ha confermato. Dodici giorni dopo essere uscito dalla Champions, la sua esperienza di allenatore inesperto ha toccato il punto più basso, infliggendo alla Juve un'umiliazione storica: la sconfitta interna con il Benevento è uno di quegli episodi che verrà ricordato negli anni. Ha deciso un gol a metà ripresa di Gaich, generosamente servito da un assurdo passaggio orizzontale di Arthur, ma anche della leggerezza di Bonucci e Danilo. La Juve ha attaccato alla cieca prima e dopo quella rete, ha reclamato sullo 0-1 un rigore che ci poteva stare (Foulon su Chiesa) ma nulla può giustificare una prova ai limiti dell'indecenza. Più passa il tempo e più la Juve peggiora, questo è il dato di fatto.

Poche idee e confuse

Una settimana di lavoro pieno con Pirlo, la prima da ottobre, non ha fatto bene alla Juventus, che non ha dato un segno di sé che non fosse quello di una squadra di poche idee ma confuse. La giornata bigia dei due che stanno tenendo in piedi i bianconeri, Ronaldo e Chiesa, ha impedito che si notassero differenze di valore tra la formazione dei nove scudetti e quella più malmessa della serie A, visto che il Benevento non vinceva dal 6 gennaio, che aveva racimolato appena 6 punti in 11 partite e che era priva dei suoi elementi più importanti, per lo meno a livello di personalità (Schiattarella, Glik, Letizia). Inzaghi si è affidato al 3-5-2, adottato solo sporadicamente in questa stagione, e con un minimo di applicazione, un po' di pressing e qualche rapida verticalizzazione ha subito messo in difficoltà la Juve, ormai abituata alla confusione.

Errore di Arthur, Gaich non perdona

Il Benevento ha aspettato il momento buono e ha colpito: Arthur ha spedito un assurdo passaggio orizzontale ai limiti della propria area, Bonucci e Danilo hanno dormito e Gaich invece no ma ha agganciato la palla, l'ha difesa, se l'è portata sul destro e ha fatto secco Szczesny. L'assalto finale è stato di nervi e poco altro, inclusa la protesta per un rigore mancato: Foulon, colpito dai crampi, è caduto a terra in area e su di lui è inciampato Chiesa, che un po' si è lasciato andare. Ma il penalty ci poteva stare anche se casomai avrebbe cambiato le cose in zona retrocessione, non certo per le ambizioni bianconere.


TORINO -
 La Juve non mette pressione a nessuno se non forse a Pirlo, le cui granitiche convinzioni (e molta della fiducia cieca che il mondo bianconero ha sempre avuto in lui) si stanno sbriciolando settimana dopo settimana, anche se a fine partita un Paratici in grande imbarazzo lo ha confermato. Dodici giorni dopo essere uscito dalla Champions, la sua esperienza di allenatore inesperto ha toccato il punto più basso, infliggendo alla Juve un'umiliazione storica: la sconfitta interna con il Benevento è uno di quegli episodi che verrà ricordato negli anni. Ha deciso un gol a metà ripresa di Gaich, generosamente servito da un assurdo passaggio orizzontale di Arthur, ma anche della leggerezza di Bonucci e Danilo. La Juve ha attaccato alla cieca prima e dopo quella rete, ha reclamato sullo 0-1 un rigore che ci poteva stare (Foulon su Chiesa) ma nulla può giustificare una prova ai limiti dell'indecenza. Più passa il tempo e più la Juve peggiora, questo è il dato di fatto.Poche idee e confuse

Una settimana di lavoro pieno con Pirlo, la prima da ottobre, non ha fatto bene alla Juventus, che non ha dato un segno di sé che non fosse quello di una squadra di poche idee ma confuse. La giornata bigia dei due che stanno tenendo in piedi i bianconeri, Ronaldo e Chiesa, ha impedito che si notassero differenze di valore tra la formazione dei nove scudetti e quella più malmessa della serie A, visto che il Benevento non vinceva dal 6 gennaio, che aveva racimolato appena 6 punti in 11 partite e che era priva dei suoi elementi più importanti, per lo meno a livello di personalità (Schiattarella, Glik, Letizia). Inzaghi si è affidato al 3-5-2, adottato solo sporadicamente in questa stagione, e con un minimo di applicazione, un po' di pressing e qualche rapida verticalizzazione ha subito messo in difficoltà la Juve, ormai abituata alla confusione.

 

Le occasioni di Morata

Il Benevento ha punto spesso, Lapadula e Gaich hanno messo pressione a Bonucci e De Ligt ma non sono mai arrivati al tiro, anche se a volte soltanto per una questione di centimetri: nonostante questo, però, la squadra di Inzaghi ha dato l'idea di sapere come occupare il campo e quali mansioni smazzarsi. Quella di Pirlo no. Le occasioni per i bianconeri non sono mancate, ma sono state brevi lampi del buio: ci ha provato subito Ronaldo e dopo la mezzora c'è stato un doppio spreco di Morata, che al 33' ha calciato addosso a Montipò e al 37' ha sparato alto due passi. Se ci fosse stato il pubblico, avrebbe fischiato sonoramente.

 

Nessuna scossa

Neanche l'intervallo ha scosso la Juve. Pirlo ha mantenuto Ronaldo a destra, dove lo aveva schierato all'inizio, e si sa che in quella posizione il portoghese non è a suo agio e rende meno, anche se a gioco lungo sarà l'unico a rendersi pericoloso, in particolare con due conclusioni negli ultimi 10' su cui Montipò, che in precedenza aveva dovuto sventare un tentativo di autorete di Barba, si è superato: occasioni sporadiche di una squadra nervosa e senza un disegno chiaro in testa, chiaramente sfiduciata e probabilmente frastornata dalla ricerca di un gioco complicato che in sette mesi non ha portato nessun risultato.

Errore di Arthur, Gaich non perdona

Il Benevento ha aspettato il momento buono e ha colpito: Arthur ha spedito un assurdo passaggio orizzontale ai limiti della propria area, Bonucci e Danilo hanno dormito e Gaich invece no ma ha agganciato la palla, l'ha difesa, se l'è portata sul destro e ha fatto secco Szczesny. L'assalto finale è stato di nervi e poco altro, inclusa la protesta per un rigore mancato: Foulon, colpito dai crampi, è caduto a terra in area e su di lui è inciampato Chiesa, che un po' si è lasciato andare. Ma il penalty ci poteva stare anche se casomai avrebbe cambiato le cose in zona retrocessione, non certo per le ambizioni bianconere. Ora l'obiettivo di Pirlo è difendere un posto in Champions: all'apparenza non ne restano altri.

 

Juventus-Benevento 0-1 (0-0)
Juventus (4-4-2): Szczesny; Danilo, Bonucci, De Ligt, Bernardeschi; Kulusevski, Arthur (28' st Bentancur), Rabiot (28' st McKennie), Chiesa; Morata, Ronaldo (31 Pinsoglio, 77 Buffon, 3 Chiellini, 36 Di Pardo, 37 Dragusin, 38 Frabotta, 41 Fagioli). All.: Pirlo.
Benevento (3-5-2): Montipò; Tuia, Caldirola, Barba; Improta, Hetemaj (38' st Dabo), Viola, Ionita, Foulon (28' st Tello); Gaich (38' st Di Serio), Lapadula (28' st Caprari) (12 Manfredini, 22 Lucatelli, 19 Insigne, 21 Moncini, 25 Sau, 58 Pastina). All.: Inzaghi.
Arbitro: Abisso di Palermo.
Reti: nel st 24' Gaich.
Note - Angoli: 9 a 1 per la Juventus. Recupero: 2' e 4'. Ammoniti: Tuia, Bernardeschi, Caldirola, Tello, Bentancur per gioco falloso

 

Champions League, sorteggi: Bayern Monaco-Psg con Guardiola all'orizzonte. E c'è Real Madrid-Liverpool

Nei quarti la finale dello scorso anno: chi vince se la vedrà con i passa tra City e Dortmund. Nell'altra parte del tabellone, sfida di grande fascino tra spagnoli e inglesi. Chi passa con Porto o Chelsea

Istanbul, il prossimo 29 maggio, non potrà ospitare il replay della finale di Champions dello scorso anno. Le due protagoniste dell'ultimo atto della scorsa estate a Lisbona, Bayern Monaco e Paris Saint Germain, si affronteranno infatti nei quarti di finale. Questo l'esito del sorteggio di Nyon, che tutto sommato ha sorriso al Manchester City: la squadra di Guardiola se la vedrà con i tedeschi del fenomeno Haaland. Semmai i problemi per i Citizens arriveranno eventualmente in semifinale, visto che in caso di qualificazione se la vedranno proprio con la vincente di Bayern-Psg.

Veniamo all'altra parte del tabellone. Il Porto, la squadra che ha eliminato la Juve, incontrerà il Chelsea, che da quando è in panchina Tuchel -che ha rilevato Lampard - non ha sbagliato più un colpo. Per la vincente in semifinale si prospetta la sfida con la qualificata dell'altro grande quarto di grande fascino, quello tra il Real Madrid di Zidane e il Liverpool di Klopp. A proposito del Porto, da rilevare una provocazione fatta dal club alla Juventus in attesa del sorteggio: "Noi aspettiamo il sorteggio, e voi?", con un giocatore che, simulando un infortunio nella gara dello Stadium, resta a terra e fa l'occhiolino.Le gare di andata dei quarti si disputeranno il 6-7 aprile, quelle di ritorno il 13-14 aprile, mentre le semifinali sono in programma il 27-28 aprile (gare d'andata) e il 4-5 maggio (ritorno). La finale si disputerà sabato 29 maggio presso l'Ataturk Olympic Stadium di Istanbul, in Turchia.Il quadro dei quarti
Manchester City-Borussia Dortmund
Bayern Monaco-Psg
Porto-Chelsea
Real Madrid-Liverpool

 

Bayern-Lazio 2-1, i biancocelesti salutano l'Europa con dignità:Italia totalmente distrutta

Gara resa proibitiva dall'1-4 dell'andata. Apre Lewandowski su rigore, nella ripresa raddoppia Choupo-Moting. Nel finale Parolo rende meno pesante il ko. Infortuni a Fares e a Lazzari

 

EUROPA LEAGUE

Milan, fine del sogno. Pogba porta il Manchester United ai quarti

Ci resta solo la Roma, Borja Mayoral stende lo Shakhtar Donetsk: 2-1, giallorossi ai quarti.

Disastro Tottenham, l'Arsenal perde ma passa. Alle 13 il sorteggio.

Mourinho, un fallimento dopo l'altro. Ai piedi di Orsic, il giramondo col vizio della tripletta.

L'eliminazione contro la Dinamo Zagabria potrebbe essere il passo d'addio dello Special One al Tottenham. Resta la corsa al quarto posto e la finale di Coppa di Lega, ma l'ambiente è deluso. In Croazia gli è stato fatale l'attaccante, un passato senza gloria allo Spezia e tanto girovagare in Estremo Oriente: 3 reti, come quelle fatte nella scorsa stagione all'Atalanta

La sintesi migliore l’ha data il capitano Lloris: “E’ una disgrazia”. Ed effettivamente l’inopinata eliminazione agli ottavi di Europa League del Tottenham, che ha dilapidato il 2-0 dell’andata a Londra perdendo 3-0 in casa della Dinamo Zagabria, ha scosso in profondità gli Spurs. Sul banco degli imputati, neanche a dirlo, è finito innanzitutto Jose Mourinho. I tifosi chiedono la sua testa e rimpiangono Mauricio Pochettino, che nel 2019 aveva portato il club del nord di Londra al punto più alto della sua storia lunga 139 anni: quella finale di Champions persa contro il Liverpool da cui è iniziata la rovinosa discesa degli Spurs.

Cercasi Special One

Nella scorsa stagione, il pessimo avvio – appena 14 punti nelle prime dodici giornate – aveva portato il presidente del Tottenham Levy alla difficile decisione di esonerare dopo cinque anni e mezzo il tecnico argentino. La scelta era allora caduta su Mourinho, fermo da quasi dodici mesi dopo l’esperienza in chiaroscuro con il Manchester United. Ma da quando si è seduto sulla fulgida panchina del nuovissimo stadio degli Spurs, l’allenatore portoghese non ha mai dato l’idea di poter essere l’uomo giusto per aprire un nuovo ciclo e tornare ai fasti del suo predecessore: al primo anno ha fallito la qualificazione in Champions chiudendo sesto e venendo eliminato agli ottavi sia in FA Cup che in Champions (contro il Lipsia). E in questa stagione non è che le cose vadano molto meglio: in una Premier in cui la lotta al quarto e ultimo posto Champions è più accesa che mai, il Tottenham è attardato all’ottavo posto a 45 punti, sei in meno del Chelsea (ma con una partita da recuperare). Insomma, il rischio di restare fuori dall’Europa che conta per due anni di fila è concreto: un bel problema per le ambizioni e i conti del club. E la finale di Coppa di Lega del prossimo 25 aprile contro il Manchester City dell’eterno nemico Guardiola non può certo salvare una stagione negativa.


 

Positivi anche De Vrij e Vecino. L'Ats ferma l'Inter, rinviata la sfida con il Sassuolo

 

Juve-Napoli, ennesimo ‘rinvio-farsa’: la Serie A trattata come un torneo parrocchiale. La Lega non in grado di fare gli interessi del campionato

“Ciao Andrea”. “Ciao Aurelio”. “Senti, che ne dici se invece di giocare la settimana prossima ci rivediamo dopo Pasqua?”. “Sì, ottima idea, allora avviso Paolo, grazie”. Dev’essere andata più o meno così la conversazione con cui Agnelli e De Laurentiis si sono accordati per rinviare l’ennesima volta Juventus-Napoli. Come al torneo della parrocchia. Solo siamo in Serie A, e la Lega è quella del presidente Dal PinoJuve-Napoli prima era una vergogna, ormai è quasi una barzelletta: una partita in cui si disputa prima il ritorno dell’andata. E che a distanza di cinque mesi i dirigenti pensano ancora a rinviare invece che giocare. Dopo la figuraccia in mondovisione di ottobre (Juventus in campo che annuncia la formazione, Napoli in hotel in quarantena per Covid), dopo le sentenze dei tribunali Figc e il ribaltone del Collegio di garanzia del Coni, dopo il rebus del calendario intasato e i dirigenti disperati per trovare una data, il problema pareva risolto: con l’uscita degli azzurri in Europa League, a fine febbraio il recupero era stato fissato per il 17 marzo. Finalmente si gioca. Anzi no.Dopo l’eliminazione della Juve in Champions che ha liberato ulteriore spazio in calendario, i due presidenti si sono sentiti privatamente e hanno concordato di rinviare ulteriormente la gara al 7 aprile. Tutti felici e contenti: il Napoli, che evita il trittico terribile MilanJuveRoma in sette giorni; la Juventus, che preferiva avere un po’ più di tempo per metabolizzare la figuraccia con il Porto, ed arrivare alla sfida che deciderà la sua stagione con più serenità. Un gentlemen agreement, si dice in questi casi, avallato dalla Lega Calcio. Solo che di gentile in questo caso c’è ben poco, e l’accordo (privato) è in realtà un danno per il campionato. Qualcuno infatti ha protestato. La Roma, che ha scritto una lettera di fuoco contro la Lega, lamentandosi del fatto che così il Napoli arriverà più riposato alla sfida di domenica prossima (i giallorossi giovedì hanno l’Europa League), chiedendo indirettamente il rinvio pure di quella gara. Una richiesta ridicola, subito scartata dalla Lega. Però il principio era lo stesso e fa capire perché assecondare Juve e Napoli è stato un grave errore: si continua a ragionare in base all’interesse dei singoli e non della collettività.

Partendo dal presupposto che la Lega può disporre la variazione di una gara in seguito alla richiesta di una o entrambe le squadre, e che piccoli aggiustamenti avvengono di frequente, non è questo il caso. Qui parliamo di una partita che già rappresenta una vergogna per la Serie A, per il teatrino indegno andato in scena tra Asl, Lega e tribunali vari. I protagonisti più o meno involontari di quella vicenda dovrebbero fare a gara oggi per recuperare prima possibile il match, se non per cancellare la macchia (è indelebile), almeno per provare a metterci una toppa. Invece Agnelli e De Laurentiis pensano al loro orticello. Non ci fanno una gran figura, ma la vera colpa è della Lega. I presidenti si saranno pure messi d’accordo, ma Juve-Napoli non è un affare privato fra di loro. C’è di mezzo un intero campionato, che da mesi è ostaggio di questa gara. Lo scudetto, praticamente dipende da quel risultato, perché se la Juve non vince i 9 punti di svantaggio dall’Inter di Conte diventano davvero tanti. Per la Champions, ci sono in corsa sei squadre per tre posti, e tutti aspettano con trepidazione per capire la loro reale posizione in classifica.

Il rinvio è un’enorme mancanza di rispetto. Nei confronti del campionato e di tutti i suoi tifosi. La Lega ha fatto l’interesse dei presidenti invece che fare quello della Serie A, per cui è nata. E nel caso specifico è che Juve-Napoli si giochi subito: alla prima data utile, non quando vogliono loro. È una regola che probabilmente dovrebbe valere sempre, per evitare discussioni e favoritismi. Invece per Juve-Napoli, la gara che decide la stagione, dopo aver aspettato 5 mesi, dovremo aspettare altre tre settimane. Tanto che fretta c’è. La Serie A non è mica una cosa seria.

 

Fortress-Suning, avanti tutta: “Dopo l’accordo ecco cosa succederà all’Inter”

I prossimi potrebbero essere giorni decisivi per il futuro societario dell'Inter. Secondo quanto riportato da Mediaset durante la trasmissione Pressing, infatti, entro le prossime due settimane potrebbe arrivare il sì definitivo di Suning a Fortress per il finanziamento da 200 milioni di euro. Ma la vendita della società di Viale della Liberazione potrebbe essere solo rimandata.Mediaset, infatti, sottolinea che il discorso potrebbe essere posticipato al termine di questa stagione quando, con la possibile conquista dello scudetto da parte dei nerazzurri, il valore del club aumenterebbe a dismisura. E, a quel punto, Zhang potrebbe cercare nuovi fondi disposti a entrare in società, sia con una quota di minoranza che di maggioranza.

 

LA CAPOLISTA

Lukaku e Lautaro fanno volare l'Inter: Torino piegato 2-1

Dopo il botta e risposta firmato Lukaku (su rigore) e Sanabria, è decisiva all'85' un'incornata di testa dell'attaccante argentino, che vale l'ottava vittoria consecutiva per la Beneamata, momentaneamente a +9 sul Milan. Nel primo tempo clamoroso palo di Lyanco. Il "Toro" doma il Toro. L'Inter espugna per 2-1 l'Olimpico Grande Torino ottenendo l'ottavo successo consecutivo in campionato e facendo un ulteriore passo importante verso lo scudetto. Decisiva all'85' l'incornata di testa di Lautaro Martinez dopo che Sanabria aveva risposto per i granata al vantaggio di Lukaku su rigore.

Lyanco fermato dal palo

Nicola lascia in panchina Belotti, appena guarito dal Covid ma fuori condizione, mentre Stellini (in panchina al posto dello squalificato Conte) non rischia Eriksen, non al meglio. Nel primo tempo non succede nulla, o quasi. Il Toro è grintoso ed ordinato, consapevole che non si può più sbagliare nulla nella lotta salvezza. Sono proprio i granata a sfiorare il vantaggio al 28′ quando, da una punizione di Verdi, Lyanco approfitta dello scivolone di Bastoni, ma di testa colpisce in pieno il palo da ottima posizione. Sfortuna, anche se il difensore brasiliano poteva e doveva fare di più.

Sanabria risponde a Lukaku

Nella ripresa si alzano i ritmi, d'altronde la Beneamata vuole approfittare del posticipo tra Milan e Napoli per allungare sui cugini rossoneri, mentre il Toro non può accontentarsi di un punticino. Il migliore in campo è di gran lunga Bremer, che cancella Lukaku in ogni pallone. Al 62′ però Izzo ferma fallosamente in aera Lautaro per un rigore ineccepibile, che proprio il gigante belga trasforma spizzando Sirigu. Il "Cuore Toro" non si fa attendere e così al 70′ Sanabria sbroglia in maniera vincente una lunga mischia nell'area nerazzurra, è il secondo gol consecutivo per l'attaccante paraguaiano.

Lautaro gela i granata

Quando il pareggio sembra fatto (e non ci sarebbe nulla da ridire), all'85' Sanchez pennella un grande pallone in aera trovando la splendida incornata di testa di Lautaro Martinez su cui Sirigu nulla può. Per uno scherzo del destino l'attaccante argentino, soprannominato il "Toro", beffa proprio il Toro. Nel finale inutile ingresso di Belotti, mentre da segnalare nell'Inter l'esordio stagionale di Vecino. E' un successo pesantissimo, l'ottavo di fila, per i nerazzurri che, pur senza brillare, allungano momentaneamente a +9 sul Milan. Le statistiche dicono che quando Conte ha ottenuto 8 vittorie consecutive, poi ha sempre festeggiato lo scudetto (sia con la Juventus che con il Chelsea): due indizi fanno una prova.

TORINO-INTER 1-2 (0-0)

Torino (3-5-2): Sirigu; Izzo, Lyanco, Bremer; Vojvoda (44′ st Gojak), Lukic, Mandragora, Baselli (4′ st Linetty), Murru (22′ st Ansaldi); Verdi (22′ st Zaza), Sanabria (44′ st Belotti). (18 Ujkani, 32 Milinkovic-Savic, 13 Rodriguez, 26 Bonazzoli, 45 Ferigra, 99 Buongiorno). All.: Nicola.

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi (43′ st Darmian), Barella, Brozovic (36′ st A.Sanchez), Gagliardini (11′ st Eriksen), Perisic (11′ st A.Young); R.Lukaku, Lautaro (43′ st Vecino). (27 Padelli, 97 Radu, 11 Kolarov, 12 Sensi, 13 Ranocchia, 33 D'Ambrosio, 99 Pinamonti).

Arbitro: Valeri di Roma.

Reti: Lukaku (rig.) al 62′, Sanabria al 70′ e Lautaro Martinez all'85'.

Ammonito: Gagliardini.

Angoli: 8-1 per l'Inter.

Recupero: 1′ e 3′.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disastro Juve, batte il Porto 3-2 ai supplementari ma è fuori agli ottavi

Come lo scorso anno con il Lione ed ancor prima con l'Ajax, Ronaldo e compagni si fanno eliminare dal Porto dopo aver giocato oltre 70' in 11 contro 10 per l'espulsione di Taremi. Chiesa con una doppietta replica al rigore iniziale di Sergio Oliveira che, però al 115' realizza il gol-qualificazione su punizione. Inutile rete nel finale di Rabiot. Palo di Chiesa, traversa di Cuadrado sul 2-1

La Champions resta stregata per la Juventus. I bianconeri non riescono a completare la rimonta contro il Porto e, come lo scorso anno, escono agli ottavi: dopo aver chiuso sul 2-1 (risultato con cui il Porto aveva vinto la gara di andata) i 90' regolamentari, si fanno beffare, in 11 contro 10, su punizione nel secondo tempo supplementare e, così, per il 25° anno di fila, devono rimettere nel cassetto il sogno di alzare la coppa dalle grandi orecchie. La Juve deve davvero mangiarsi le mani per non essere riuscita a completare l'opera dopo aver giocato per oltre 70' con un uomo in più per l'espulsione al 53' di Taremi. I bianconeri non hanno avuto fortuna (basti pensare al palo di Chiesa a porta vuota, al gol annullato a Morata per millimetrico fuorigioco al 91' e alla traversa al 93' di Cuadrado) ma è anche vero che avrebbero dovuto far meglio nelle scelte di gioco dopo il 2-1 segnato da Chiesa al 63'.

Pirlo rilancia Bonucci e Arthur

Perso per squalifica Danilo, Pirlo si è consolato con i recuperi di Bonucci e Arthur, messi a formare la spina dorsale della squadra assieme al rientrante Ronaldo. Poi ha confermato Chiesa a sinistra preferendo Ramsey a Kulusevski sulla destra. Sul fronte opposto Conceiçao ha risposto andando sul sicuro riproponendo modulo (4-4-2) e uomini dell'andata con Pepe, recuperato in extremis, al centro della difesa.

Traversa di Taremi

La Juve in avvio si è divorata subito una ghiotta occasione con Morata (colpo di testa ravvicinato addosso a Marchesin su cross di Cuadrado) ma ha anche sofferto gli alti ritmi imposti dal Porto. I lusitani hanno risposto colpo su colpo rendendosi pericolosissimi con Taremi che prima ha graziato Szczesny da pochi passi e poi, sulla respinta, ha colpito di testa l'incrocio dei pali.

Ingenuità di Demiral, Oliveira gela la Juve su rigore

Il Porto ha insistito e al 19' si è procurato il rigore per passare: Demiral è ingenuamente intervenuto da dietro su Taremi, spalle alla porta, e ha indotto Kuipers a indicare il dischetto. Sergio Oliveira ha ringraziato e ha spiazzato Szczesny. Sulle ali dell'entusiasmo i 'dragoes' hanno insistito calciando altre quattro volte dalle parti del portiere bianconero con Corona, Otavio, Zaidu e lo stesso Oliveira. Solo dopo il 26', la Juve ha preso possesso del centrocampo ma la sua manovra non è riuscita a creare grossi pericoli per l'attenta retroguardia biancoblu. Solo in una circostanza Mbenba e Pepe si sono fatti sorprendere: su un cross di Cuadrado per Morata che lo spagnolo ha messo a terra calciando, però, addosso a Marchesin in uscita.

Chiesa con una doppietta rialza la Juve, espulso Taremi

La Juve nella ripresa è rientrata in campo determinata e ha sfruttato il primo lampo di Ronaldo per pareggiare (49′): il portoghese è scattato sul filo del fuorigioco su un lancio lungo e ha addomesticato un pallone per Chiesa che con bel tiro di destro in diagonale ha infilato l'incrocio. Il Porto si è innervosito e a farne le spese è stato Taremi che ha rimedito ingenuamente due gialli nel giro di 1', il secondo buttando via una palla dopo un fallo commesso da Marega. La Juve ha ringraziato e, dopo un clamoroso palo colpito a porta vuota da Chiesa, pressato in scivolata da Pepe, ha trovato il fondamentale 2-1 (63′): Cuadrado dalla trequarti destra ha crossato per Chiesa che di testa ha insaccato.

Traversa di Cuadrado al 93′

La Juve ha rifiatato, e con de Ligt e McKennie al posto di Bonucci e Ramsey, ha tenuto le energie per imbastire un assalto finale, senza fortuna: prima Ronaldo di testa non ha trovato lo specchio da buona posizione poi Chiesa, andato via in area a Corona, ha calciato addosso a Marchesin, quindi Morata ha segnato ma in millimetrico fuorigioco infine Cuadrado con un gran sinistro al 93′ ha centrato in pieno la traversa.

Sergio Oliveira beffa Szczesny, inutile 3-2 di Rabiot

Ai supplementari la Juve ha accusato la stanchezza e per poco Marega, con un colpo di testa da pochi passi non l'ha beffata. Pirlo è corso ai ripari rivedendo il centrocampo con l'ingresso di due esterni (Bernardeschi e Kulusevski) e lo spostamento in mezzo di McKennie per Arthur ma la Juve, oltre tanta buona volontà, non è andata. E al 115'è stata beffata: su una punizione da 25 mt, Sergio Oliveira ha provato la botta rasoterra e gli è andata bene: la palla, passata sotto le gambe di Ronaldo, ha battuto sulla destra Szczesny che l'ha deviata sul palo ma poi l'ha vista beffardamente entrare in porta. La Juve ha tentato il tutto per tutto e subito dopo ha segnato il 3-2 con Rabiot di testa su angolo di Bernardeschi. Troppo tardi. Per risalire sul treno dei sogni bisognerà aspettare un altro anno.

JUVENTUS-PORTO 3-2 dts (0-1, 2-1, 2-1)
Juventus (4-4-2): Szczesny, Cuadrado, Bonucci (30′ st De Ligt), Demiral, Alex Sandro, Ramsey (30′ st McKennie), Arthur (12′ pts Kulusevski), Rabiot, Chiesa (12′ pts Bernardeschi), Morata, Ronaldo (31 Pinsoglio, 77 Buffon, 3 Chiellini, 36 Di Pardo, 37 Dragusin, 38 Frabotta, 41 Fagioli). All. Pirlo.
Porto (4-4-2): Marchesin, Manafà, Pepe, Mbemba, Zaidu (26′ st Diaz), Corona (13′ sts Leite), Uribe (45′ st Grujic), Sergio Oliveira (13′ sts Loum), Otavio (17′ st Sarr), Marega (1′ sts Martinez), Taremi (99 Costa, 28 Felipe Anderson, 30 Evanilson, 31 Nanu, 50 Vieira, 85 F. Conceiçao). All. S. Conceiçao.
Arbitro: Kuipers (Olanda).
Reti: nel pt 19′ rig. Sergio Oliveira, nel st 4′ e 18′ Chiesa, nel sts 10′ Sergio Oliveira, 12′ Rabiot.
Angoli: 19-2 per la Juventus.
Recupero: 4′, 5′, 2′, 3′.
Ammoniti: Otavio, Taremi, Chiesa, Cuadrado, Bernardeschi, Rabiot per gioco scorretto, Sergio Oliveira e Mbemba per proteste.
Espulso: nel st 9′ Taremi per doppia ammonizione.

Diretta Champions, Barcellona-Psg 1-4: Mbappé travolge i blaugrana

La squadra di Pochettino passa al Camp Nou in rimonta e ipoteca i quarti. Segna Messi su rigore, poi si scatena l'attaccante francese, che pareggia e mette la freccia prima di firmare la personale tripletta dopo il gol di Kean

CAMPIONATO

L'Inter piega l'Atalanta 1-0: decide Skriniar, Conte torna a +6 sul Milan

 

Inter-Juventus 2-0, Vidal e Barella: lezione ai campioni d'Italia

MILANO - Dopo 4 anni e 4 mesi d'attesa, l'Inter torna a vincere (2-0) il derby d'Italia. Ricaccia indietro la Juve nella corsa scudetto e aggancia momentaneamente in vetta alla classifica il Milan. Un successo limpido e più netto di quanto non dica il punteggio finale. La Juve, un po' come successo alla Roma contro la Lazio, non è mai entrata veramente in partita. Gelata dal gol subita a freddo dall'ex Vidal non si è più ripresa e, di fatto, si è consegnata ad un avversario rivelatosi più lucido e determinato. L'Inter è stata perfetta: ha vinto tutti i duelli individuali ed è ripartita con precisione in contropiede. Se solo gli avanti, in particolare Lautaro, avessero avuto maggiore freddezza sotto porta avrebbe ottenuto un successo molto più largo.

<<La cronaca della gara>>

Juventus, un ko psicologicamente pesante

Il ko rappresenta un duro colpo alle ambizioni tricolori dei bianconeri. E' vero che nulla è compromesso, malgrado da lunedì sera si potrebbero ritrovare di nuovo a -10 dalla vetta (anche se con una gara ancora da recuperare), ma la sensazione è che la sconfitta, soprattutto per come è maturata, potrebbe minare le certezze di un gruppo che fatica a trovare il cambio di passo necessario per ricucire lo strappo dalle due milanesi.

Vidal, un gol che non spegne le polemiche

A rompere l'equilibrio, dopo una conclusione per parte (Brozovic e Rabiot), ha pensato Vidal (12'): si è inserito in area alla perfezione su un cross dalla destra di Barella, ha bruciato sul tempo Danilo e di testa ha sorpreso Szczesny. Il cileno, da ex, non ha esultato alimentando, sui social, la polemica dei tifosi nerazzurri che lo hanno contestato per un bacio dato al petto a Chiellini nel prepartita (giudicato un bacio allo stemma bianconero).

Lautaro fallisce il raddoppio

La Juve, con Chiellini titolare e Rabiot e Ramsey preferiti ad Arthur e McKennie, ha faticato a reagire. Pirlo ha chiesto veloci cambi di direzione ma la squadra non è riuscita ad assecondarlo, complici anche le attente marcature dei nerazzurri. L'Inter si è chiusa benissimo e, di rimessa, ha ripetutamente sfiorato il raddoppio. Le migliori occasioni sono capitate a Lautaro che prima ha spedito alta, a porta vuota una corta respinta di Szczesny dopo un tiro di Lukaku e poi non ha trovato il bersaglio con un comodo destro dal limite dopo un provvidenziale recupero in scivolata di Chiellini su Lukaku.

Barella chiude i conti

Nella ripresa lo spartito non è cambiato e allora l'Inter alla fine (52′) ha sfruttato l'ennesimo contropiede. Su un un lungo lancio dalle retrovie di Bastoni, Frabotta si è fatto sfuggire Barella che si è presentato solo in area e con un preciso destro sotto l'incrocio ha battuto Szczesny in uscita.

I cambi di Pirlo non svegliano la Juve

Pirlo ha tentato il tutto per tutto cambiando tre interpreti nel suo 4-4-2. La mossa di mettere Bernardeschi a fare il terzino sinistro al posto di Frabotta, McKennie al centro al posto di Rabiot e Kulusevski a destra con Chiesa spostato a sinistra in sostituzione di Ramsey, però, non ha prodotto risultati. L'Inter si è chiusa a cerniera, sorretta dalla gigantesca prova di Skriniar, de Vrij, Bastoni e, in ripiegamento, di un attento Brozovic e non ha mai sofferto. Anzi, di rimessa ha sfiorato anche il tris con lo stesso Brozovic, Lautaro e Hakimi. Handanovic l'unica vera parata l'ha dovuta compiere all'87' su un destro rabbioso di Chiesa. E' l'emblema di una serata da cancellare in fretta per la Juve. Tanto più che mercoledì si giocherà il primo trofeo della stagione, la Supercoppa, con il Napoli. L'Inter invece sorride. Da questo successo trae nuova forza e certezze. Il Milan è avvisato.

INTER-JUVENTUS 2-0 (1-0)
Inter (3-5-2): Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Vidal (31′ st Gagliardini), Young (27′ st Darmian), Lukaku, Lautaro Martinez. (41′ st Sanchez). (27 Padelli, 97 Radu, 11 Kolarov, 12 Sensi, 13 A. Ranocchia, 14 Perisic, 24 Eriksen, 99 Pinamonti). All.: Conte.
Juventus (4-4-2): Szczesny, Danilo, Bonucci, Chiellini, Frabotta (13′ st Bernardeschi), Chiesa, Rabiot (13′ st McKennie), Bentancur, Ramsey (13′ st Kulusevski), Morata, Cristiano Ronaldo. (31 Pinsoglio, 77 Buffon, 42 Garofani, 5 Arthur, 28 Demiral, 36 Di Pardo, 37 Dragusin, 41 Fagioli, 56 F. Ranocchia). All.: Pirlo.
Arbitro: Doveri di Roma.
 

Reti: nel pt 13′ Vidal; nel st 7′ Barella.
Angoli: 4-3 per la Juventus.
Recupero: 2′ e 5′.
Ammoniti: Bonucci, Morata, Barella per gioco scorretto, Young per comportamento non regolamentare.

 

Inter, la trattativa con Bc Partners accelera e arriva la prima conferma. Marotta: “Suning sta valutando le opportunità”13 gennaio 2021

Suning “sta valutando le opportunità“: l’amministratore delegato dell’Inter, Beppe Marotta, esce allo scoperto e dopo giorni di indiscrezioni conferma che è in corso una trattativa che riguarda la società nerazzurra. Le voci dei contatti tra Suning e il fondo Bc Partners non era mai state smentite, ma ancora nel fine settimana lo stesso Marotta aveva glissato la domanda. Ora invece l’ad dell’Inter è stato chiaro: “La proprietà Suning sta valutando le opportunità nell’interesse dell’Inter e nel rispetto del valore storico del club, del presente e del futuro. Il management sa di agire in un contesto solido, con un’area tecnica ben compattata”, le sue parole ai microfoni della Rai prima di Fiorentina-Inter di Coppa Italia.

 

Sarà partnership – con cessione di una quota di minoranza – oppure vendita definitiva? Questo Marotta non lo chiarisce e probabilmente è ancora prematuro per dirlo. Il fondo Bc Partners è un colosso nel mondo tecnologia-media-telecomunicazioni, ma non si è mai occupato di sport. Per la famiglia Zhang – che con Suning detiene circa il 70% dell’Inter – sarebbe il partner ideale per la gestione del merchandising e dei diritti televisivi (senza dimenticare lo stadio). Questa era l’ideale iniziale.

Secondo quanto filtra, però, sul tavolo non ci sarebbe solo un ingresso con una quota di minoranza ma addirittura una acquisizione del controllo di maggioranza del club. Il motivo principale è il cambio di politica di Pechino sugli investimenti nel calcio: il blocco è ormai una realtà ed esportare capitali dalla Cina è sempre più un problema. Inoltre, c’è l’impatto devastante della pandemia di Covid-19. Suning da quando ha preso in mano l’Inter ha investito la bellezza di oltre 700 milioni di euro ma vista la crisi ha imposto una ‘austerity’ per limitare le perdite. Per questo l’opportunità di una partnership con uno dei principali fondi di private equity a livello mondiale potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno importante in termini di liquidità.

La conferma della trattativa da parte di Marotta arriva nel giorno in cui Il Sole 24 Ore racconta di un’accelerazione: Bc Partners infatti avrebbe avviato la due diligence, quindi l’analisi dei conti in casa nerazzurra. Il fondo ha incaricato il manager Nikos Stathopoulos di gestire l’affare e, spiega il Corriere della Sera, si discute di una valutazione complessiva della società nerazzurra intorno ai 750 milioni di euro.

 

 

Inter, sorpasso con vista fuga: batte la Lazio, si prende la vetta e prepara il derby per cercare il primo allungo della stagione

Il sorpasso, con occhi e testa al calendario per provare a organizzare la prima, vera fuga del campionato. La vittoria casalinga dell’Inter sulla Lazio vale molto più dei tre punti conquistati sul campo a San Siro. E non solo perché permette ai nerazzurri di prendere la vetta della classifica, strappandola ai cugini milanisti (nel girone di ritorno non succedeva dai tempi del Triplete). È la prospettiva, infatti, ad aggiungere peso specifico al trionfo – neanche troppo complicato – contro i biancocelesti: domenica 21 febbraio alle 15 c’è il derby di Milano e in caso di vittoria gli uomini di Conte potrebbero segnare un più 4 sulla seconda. Si tratterebbe della prima, vera fuga del campionato e considerando che l’Inter non ha altri impegni oltre alla Serie A, beh, potrebbe essere anche quella decisiva. Di certo l’autorevolezza con cui è maturata la vittoria contro la Lazio non fa dormire sonni tranquilli agli avversari, pur ricordando che fino ad ora sia l’Inter che il campionato nel suo complesso hanno regalato poca costanza e tanti colpi di scena. E un derby, si sa, vive di imprevedibilità. Quella che non c’è stata ieri, per intenderci.Protagonista assoluto è stato Romelu Lukaku, con una doppietta e l’assist per il terzo gol firmato da Lautaro Martinez, con il gol del momentaneo 2-1 laziale messo a segno da Escalante. L’Inter si conferma un rullo compressore a San Siro, contro i biancocelesti di Simone Inzaghi arriva infatti l’ottava vittoria di fila in casa. Reti numero 16 di Lukaku, che aggancia Ronaldo in vetta alla classifica marcatori. Sono 300 i gol tra club e nazionale per il belga, di cui 56 con la maglia nerazzurra. Lautaro, invece, sale a quota 11 in campionato. Da segnalare la buona prova di Eriksen, schierato da mezzala. Mastica amaro la Lazio, che vede interrotta la sua serie di sei vittorie consecutive e fallisce l’aggancio alla Roma al terzo posto. Non basta un gol di Escalante nella ripresa. Biancocelesti autori di una buona partita nel primo tempo, ma pagano caro due infortuni in difesa e lo strapotere fisico di Lukaku. Al di là dell’opaca prova di Immobile e Luis Alberto, Inzaghi può comunque guardare con fiducia al percorso di avvicinamento alla super sfida in Champions League contro il Bayern Monaco.Conte con tre diffidati (Barella, Bastoni, Brozovic) in vista del Derby, schiera a sorpresa Eriksen a centrocampo al posto dell’infortunato Vidal. A sinistra c’è Perisic, con Young in panchina. In attacco la coppia Lukaku-Lautaro. In porta Handanovic festeggia le 500 presenze in Serie A. Nella Lazio, Simone Inzaghi non riesce a recuperare in extremis Radu e al suo posto schiera Hoedt. In attacco la coppia Correa-Immobile. In occasione delle celebrazioni per il Chinese New Year dedicate all’inizio dell’anno del Toro (o bue, o bufalo), l’Inter scende in campo con una maglia speciale. Sul retro i nomi dei calciatori sono scritti in caratteri cinesi. Inizio di grande personalità della Lazio, che si riversa in massa nella metà campo avversaria. L’Inter si schiaccia e rischia in un paio di mischie pericolose davanti ad Handanovic. La squadra di Conte, come sempre, si appoggia alle spalle larghe di Lukaku e alla velocità di Barella e Hakimi per ripartire.Dopo dieci minuti i primi due brividi: prima Lautaro sfiora il gol con un destro dal limite, poi Lazzari sorprende alle spalle la difesa interista ma viene fermato da Handanovic in uscita. Dopo venti minuti l’Inter passa in vantaggio con Lukaku che trasforma un rigore concesso per fallo di Hoedt su Lautaro. Sbloccato il risultato, la squadra di Conte prende fiducia e in particolare Eriksen si fa vedere per una serie di pregevoli giocate sulla trequarti. La Lazio però prova a reagire, proponendosi con una serie di combinazioni veloci tra Immobile, Correa e Luis Alberto che non riescono a sfondare la rocciosa difesa nerazzurra. Proprio le due stelle Immobile e Luis Alberto ci provano dalla distanza nel giro di qualche minuto, Handanovic non si fa sorprendere. In contropiede, poi, l’Inter è micidiale e prima dell’intervallo sfiora il raddoppio con Lautaro su cross basso di Eriksen, salva Reina. Il portiere spagnolo si ripete poco dopo su Lukaku, che da ottima posizione calcia debolmente di sinistro. Il bomber belga non sbaglia, invece, al 46′ quando batte questa volta di destro Reina su carambola al limite dopo un tocco di Brozovic.Nell’intervallo Inzaghi toglie Lucas Leiva e l’ammonito Hoedt, dentro Escalante e Parolo. Biancocelesti subito in avanti per tentare di riaprire la partita, ma le polveri continuano ad essere bagnate. Dopo dieci minuti è Acerbi ad avere un’occasione in area, ma la sua girata di destro in area è alta. Lo stesso difensore, poi, poco dopo favorisce un contropiede di Lautaro che serve Hakimi tutto solo davanti a Reina. Parolo salva alla disperata. Al 60′ la Lazio riapre momentaneamente la partita con un gol fortunoso di Escalante, che spiazza Handanovic deviando una punizione dal limite di Milinkovic. La squadra di Inzaghi ci crede, i nerazzurri però colpiscono ancora: al 64′ è devastante la progressione di Lukaku che travolge Parolo e serve a Lautaro l’assist più facile da depositare nella porta lasciata vuota da Reina proteso in uscita. La partita di fatto si chiude qui. Quasi in segno di resa, Inzaghi toglie Immobile e Correa inserendo Muriqi e Caicedo a venti minuti dalla fine. Fuori anche Luis Alberto per Pereira. Replica Conte, schierando Gagliardini per un positivo Eriksen e Sanchez per Lautaro. Nel finale Inter in controllo e vicina anche al quarto gol, solo un grande Reina ferma ancora un Lukaku in serata di grazia. Il bomber belga si conferma per Conte l’uomo chiave per puntare alla vittoria dello scudetto. E quando nel recupero lascia il campo a Pinamonti, Lukaku si merita una virtuale standing ovation.

 

Sì all'ingresso dei fondi in Lega. E' stata approvata all'unanimità nell'assemblea svoltasi a Roma l'offerta del fondo Cvc-Advent-Fsi per il 10% della media company, creata per gestire e commercializzare i diritti televisivi della Serie A.

''Ringrazio tutti i presidenti e i fondi di private equity che credono nella nostra industria e sono disposti a investire un miliardo e 700 milioni in questo periodo storico per avere il 10% della società che gestirà i diritti commerciali del campionato di calcio di Serie A. Però non è ancora nulla di definitivo'' ha detto il presidente Paolo Dal Pino. ''Oggi abbiamo votato un accordo all'unanimità, abbiamo accettato l'offerta finanziaria ma non abbiamo ancora chiuso, non c'è ancora nessun impegno vincolante. E' tutto il normale processo che riguarda un'operazione complessa come questa'', ha aggiunto.