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Roma-Cska 5-1, Gervinho e Iturbe stendono i russi

Entusiasmante esordio in Champions dei giallorossi che annichiliscono gli avversari in mezz'ora: doppietta dell'ivoriano e reti di Iturbe e Maicon. Un autogol di Ignashevich completa la festa. Nel finale gol della bandiera di Musa. Incidenti prima e durante la gara

Roma-Cska 5-1, Gervinho e Iturbe stendono i russi

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Champions, Bayern batte City all'ultimo respiro. Barcellona ok, Mourinho stecca

All'Allienz Arena decide a tempo scaduto un gol di Boateng. Una rete di Piquè regala la vittoria ai blaugrana sull'Apoel. Solo 1-1 a Stamford Bridge per il Chelsea contro lo Schalke, stesso risultato per il Psg in Olanda con l'Ajax. Goleada del Porto: 6-0 al Bate Borisov

ROMA - Per un pelo la Roma poteva trovarsi prima solitaria nel girone E della Champions League. Poi all’Allianz Arena di Monaco, il Bayern al 90′ ha trovato il gol vittoria contro il Manchester City grazie a Jerome Boateng, che rompe lo 0-0 iniziale e lancia così i bavaresi in testa al gruppo insieme ai giallorossi. Stecca invece il Chelsea di Mourinho, solo 1-1 in casa contro lo Schalke 04. Festival del gol del Porto che ne rifila 6 al Bate Borisov. Ci si aspettava un punteggio simile in Barcellona-Apoel Nicosia, ma i blaugrana di Luis Enrique si sono accontentati dell’1-0. Pareggi tra Ajax-Psg, Maribor-Sporting Lisbona e Athletic Bilbao-Shakhtar Donetsk.

GIRONE E
Un lampo a tempo scaduto di Jerome Boateng regala così una vittoria soffertissima al Bayern Monaco di Guardiola contro il Manchester City. Pellegrini (squalificato, ma presente in tribuna) si presenta con Dzeko unica punta, rinunciando sia a Jovetic che ad Aguero. I padroni di casa, invece, lasciano in panchina a sorpresa Robben, mentre c’è titolare dall’inizio Benatia in difesa. Muller si mangia un gol dopo appena 40 secondi, poi Hart compie un paio di miracoli, prima ancora su Muller e poi su Gotze. Meno occasioni nella ripresa, i citizens si accontentano di quello che sarebbe stato un ottimo pareggio in un campo ostico come quello del Bayern. E invece nei minuti di recupero, dopo un intervento dubbio di Benatia su Nasri in area di rigore bavarese, arriva il gol vittoria di Boateng, con un bolide di destra dagli sviluppi di un angolo che regala così il primato alla sua squadra con la Roma.
GIRONE F

Prima di scendere in campo, il portiere belga dell’APOEL Nicosia, Urko Pardo, avrà rivolto più di una preghiera, dal momento che si sarebbe trovato di fronte il Barcellona di Messi e Neymar. E invece né la Pulce argentina né il fuoriclasse brasiliano sono riusciti ad andare in gol. C’ha pensato allora Pique a regalare il successo ai blaugrana per 1-0, anche se il pubblico del Camp Nou si aspettava più spettacolo da parte dei ragazzi di Luis Enrique. Nello stesso gruppo, l’Ajax strappa un buon punto in casa contro il Psg del grande ex Zlatan Ibrahimovic, cresciuto proprio nelle fila dei Lancieri. Vantaggio dei campioni di Francia al 14′ con Cavani, abile a battere Cillessen. I parigini però non hanno chiuso il match nonostante diverse occasioni e, a un quarto d’ora dalla fine, è arrivato l’1-1 firmato Schoene, che premia così la caparbietà dei ragazzi di Frank de Boer.

GRUPPO G

Inizia male l’avventura del Chelsea in Champions League. I blues di Mourinho pareggiano 1-1 a Stamford Bridge contro i tedeschi dello Schalke 04. Eppure i londinesi passano in vantaggio dopo appena 10′ grazie a Cesc Fabregas, perfettamente servito da Hazard. Ma nella ripresa gli ospiti non mollano e trovano al 62′ l’1-1 grazie al bomber Huntelaar, ex Milan. Nel finale a nulla servono gli ingressi in campo di Oscar, Diego Costa e Remy, per il Chelsea c’è solo un punto. Stesso punteggio nell’altra partita del girone tra Maribor e Sporting Lisbona. Succede tutto nel finale, lusitani in vantaggio con Nani, tornato in biancoverde dopo l’esperienza al Manchester United, e pareggio sloveno nei minuti di recupero grazie al 18enne Luka Zahovic. Dunque assoluta parità di gol e punti nel girone G.
Champions, Bayern batte City all'ultimo respiro. Barcellona ok, Mourinho stecca

GRUPPO H
Goleada del Porto all’Estadio do Dragao contro il povero Bate Borisov. Dopo l’ottimo preliminare vinto contro il Lille, la squadra di Lopetegui dimostra di poter essere una mina vagante di questa Champions League. Ad aprire le marcatura c’ha pensato dopo 4 minuti Yasine Brahimi, stella dell’Algeria, che ha anche raddoppiato al 32′. Tris cinque minuti dopo di Jackson Martinez e risultato già in cassaforte all’intervallo. Poi nella ripresa continua il festival del gol grazie ancora a Brahimi (57′), Adrian (61′) e Aboubakar (76′). Porto adesso primo nel girone dopo il pareggio 0-0 al San Mames di Bilbao tra l’Atheltic e lo Shakhtar Donetsk di Mircea Lucescu.

Champions, la festa di Immobile e Balotelli

Subito in gol i due attaccanti italiani nelle partite vinta da Borussia Dortmund e Liverpool. Goleada del Real Madrid, stecca l'Atletico con l'Olimpiakos. Si salva al 90' il Galatasaray di Prandelli

l’Olympiacos, presunta terza forza, batte l’Atletico Madrid e mette in dubbio i rapporti di forza. Sorride l’altra metà di Madrid, che si scrolla di dosso le recenti critiche con una bella cinquina al Basilea, in un girone dove il Liverpool soffre ma, grazie a Balotelli e Gerrard (e a un rigore dubbio), riesce ad avere la meglio sul coriaceo Ludogorets. Il Monaco soffre ma riesce a superare il Bayer Leverkusen al Louis II nel gruppo C, lo stesso dello Zenit che vince con autorità al Da Luz contro il Benfica. Immobile è protagonista, con un gran gol, nel 2-0 del Borussia ai danni dell’Arsenal, mentre il Galatasaray dell’altro italiano del Gruppo D, Cesare Prandelli, acciuffa il pari allo scadere contro un sorprendente Anderlecht.

 

 

Con l'uscita di scena della Juve nella semifinale di Europa League perso un altro posto nel ranking Uefa. L'atto di accusa ai club di Maldini: ''Poco etici, fanno giocare le riserve perché non garantisce grandi introiti''

MILANO - La soglia di una finale europea rappresenta ormai le colonne d'Ercole del calcio italiano: l'ultima a superarle fu l'Inter del Triplete nel 2010 e quel passato comincia ad essere remoto. Così, quando anche la Juventus dominatrice del campionato e zoccolo duro della Nazionale di Prandelli è stata respinta sull'uscio dell'ultimo atto dell'Europa League, è tornata alla memoria la recente sentenza di Capello: "La serie A non è competitiva". La lapide trova apparente conferma nella nuova classifica Uefa: da luglio, per effetto della cancellazione dei risultati della stagione 2009-10, l'Italia scivolerà al quinto posto del ranking, sorpassata proprio dal Portogallo del Benfica eversore della Juve.

Ma Paolo Maldini, recordman di presenze nelle coppe (174), offre una spiegazione più articolata, che è anche un atto di accusa ai club italiani. "La classifica è incontestabile, si basa su calcoli matematici. Ed è il frutto della mancanza di etica sportiva. Le nostre squadre spesso in Europa League schierano le riserve, perché i dirigenti danno un input preciso: per loro una competizione è importante solo quando dà tanti soldi. Perciò in Champions vogliono in campo i migliori e in Europa League invece no. Eppure è la seconda competizione europea. Snobbarla, per quanto la formula sia discutibile e il fatto di giocare il giovedì pesante, è autolesionistico. Gli effetti lo dimostrano".

Per ora gli esiti del declassamento sono attenuati. Irraggiungibili Spagna, Inghilterra e Germania (che fino al 2011 era dietro), non cambierà il numero potenziale delle squadre in Champions (2 ammesse direttamente, 1 via play-off) e 3 saranno anche le teoriche iscritte all'Europa League (1 sola però di diritto, mentre le altre 2 dovranno sottoporsi ai preliminari in piena estate). Resta tuttavia il contraccolpo d'immagine: l'ex campionato più bello del mondo è diventato così mediocre da essere posposto non soltanto alla Liga, alla Premier
e alla Bundesliga, ma anche alla Primeira Liga, non esattamente un torneo di squadroni, Benfica e Porto esclusi. Negli anni Novanta sarebbe stato preso per folle chiunque avesse azzardato il paragone con la serie A, che mieteva Coppe Campioni, monopolizzava l'albo d'oro della Coppa Uefa e lasciava consistenti tracce nell'agonizzante Coppa delle Coppe.

JUVE: VAFFANCULO !!! GRAZIE ALLA MERAVIGLIOSA ELIMINAZIONE DALLA MERDOPA L'ITAGLIA SPROFONDA AL QUINTO POSTO NEL RANKING !!! UNA PERSEPOLI CHE NON ACCADEVA DAL 1984


Ha ragione Giovanni Malagò. Purtroppo. Il nostro calcio è in ribasso: in campionato fra le prime due, Juve e Roma, e tutte le altre c'è un abisso. In Europa, poi, prendiamo schiaffoni sia in Champions che in Europa League: la Spagna ha tre squadre in finale (e l'Atletico Madrid ha schiacciato il Milan...), il Portogallo una (il Benfica ha fatto fuori la Juve) e ci ha superati nella classifica del ranking Uefa. Dal prossimo luglio infatti l'Italia sarà addirittura quinta. Non perderemo, è vero, un posto in Champions League (sempre tre sono e tre rimarranno chissà per quanti anni) ma di sicuro è un'umiliazione. A luglio, con i preliminari, partirà il nuovo quinquennio: l'Uefa cancellerà la stagione 2009-'10, per noi la più positiva (coefficiente di 15,4). Al comando partirà la Spagna, seguita da Inghilterra e Germania: quarto il Portogallo che ha 52,133 punti (ma ancora una partita da giocare, la finale del Benfica), mentre la povera Italia è quinta 51,510). E' dal 1984 che non siamo così in basso. Dal 1986 al 1989 (escluso il 1990) siamo stati persino in testa: bei tempi. Come detto, a livello di Champions non cambia nulla, per quanto riguarda l'Europa League invece le cose si complicano un po'. Il quarto posto nel ranking infatti garantisce di qualificare due squadre (e non una) ai gruppi, evitando così un preliminare che obbliga ad un inizio anticipato della stagione. Le nostre quindi avranno un cammino più complesso, dovranno cercare di rimontare sul Portogallo: e speriamo che non snobbino più l'Europa League, ex Coppa Uefa. La Francia per ora è sesta e lontana, ma non si sa mai...

 

Juve, la rimonta non riesce    foto    in finale di E.League ci va il Benfica


in finale di E.League ci va il Benfica
. L'unica cosa che sa fare Conte è lamentarsi dell'arbitro credendo,col suo parrucchino, di essere perennemente in Itaglia. L'italiota in questione proprio non vuole capire che l'Europa non è l'Itaglia

Sarà il Benfica a sfidare il Siviglia nella finale di Europa League di Torino il prossimo 14 maggio. La Juventus fallisce la rimonta, non va oltre lo 0-0 e a decidere è il 2-1 del match di andata con quel gol di Lima nel finale. Semifinale bella quella dello Juventus Stadium, giocata a ritmi alti e ricca di emozioni. Nel secondo tempo bianconeri favoriti anche dall’espulsione di Perez, ma la solidità difensiva dei portoghesi ha concesso molto poco ai bianconeri.
 
BENFICA, INIZIO SPRINT – Antonio Conte schiera il classico 3-5-2 e, davanti a Buffon, nella difesa a tre Caceres viene preferito a Barzagli; Bonucci e Chiellini completano il reparto. Esterni di centrocampo sono Lichtsteiner e Asamoah con Pirlo in regia e Pogba e Vidal al suo fianco. In attacco Tevez e Llorente. Jorge Jesus risponde con un 4-2-3-1 con il ritorno tra i pali di Oblak; davanti a lui difesa a quattro con Maxi Pereira, Luisao, Garay e Siqueira. Perez e Amorin davanti alla retroguardia, mentre Markovic, Rodrigo e Gaitan supportano l’unica punta, Lima. Il Benfica parte forte, aggressivo e dopo una manciata di secondi ha un’occasione da rete: rimessa lunga di Maxi Pereira e conclusione di Rodrigo, ma Lichtsteiner si immola col corpo davanti a Buffon. I portoghesi fanno possesso-palla e la Juventus ci mette un po’ a carburare. Pirlo spezza il ritmo degli ospiti all’8’ con un destro dal limite, dopo una bella azione bianconera. Oblak alza il pallone in corner.
 
LA JUVE ATTACCA – I padroni di casa finalmente prendono le misure agli ospiti e arrivano le occasioni. Al 20’ cross dalla sinistra di Pirlo e conclusione di Vidal sul secondo palo, ma pallone che termina sopra la rete. Poco dopo ci prova Tevez con una mezza girata da centro area, senza fortuna. Al 29’ destro secco dalla distanza di Lichtsteiner, ma Oblak blocca la sfera. Al minuto 36’ doppia chance: assist di Vidal per Llorente che però dal limite calcia debolmente. La difesa respinge ma la palla resta bianconera: traversone in area e stacco aereo di Vidal con sfera di poco sul fondo. Al 43’ punizione che sembra un corner corto. La batte Pirlo e Bonucci di testa colpisce in anticipo su primo palo prolungando la palla sul secondo dove Tevez arriva tardi alla scivolata vincente. In pieno recupero la più grande occasione bianconera: bel cross dalla sinistra di Asamoah e incornata di Vidal con Luisao che di testa salva sulla linea di porta.
 
ROSSO A PEREZ E BENFICA IN DIECI – Il secondo tempo inizia sotto una fitta pioggia che a tratti diventa anche grandine. La Juventus dovrebbe insistere in avanti sulla falsariga dei primi 45’, ma è il Benfica a correre ancora forte e a rendersi pericoloso. Come al 5’: rimessa laterale lunga, Chiellini rinvia cortissimo e Rodrigo calcia da ottima posizione: palla sopra la traversa di nulla. O come all’11’: assist di Markovic per Rodrigo in area ma Buffon esce senza paura subendo anche fallo. Al minuto 17 chance su punizione per Andrea Pirlo che batte come solo lui sa fare, ma Oblak ci arriva. Al 20’ Llorente colpisce di testa debolmente perché pressato in area da Markovic che tocca la palla anche con un braccio: l’arbitro non vede. Poi Garay spazza salvando i suoi. Due minuti dopo l’episodio che potrebbe cambiare tutto: Perez, già ammonito, stende Vidal e rimedia il secondo giallo lasciando i suoi in dieci contro undici.
 
FINALE CAOTICO – Jorge Jesus corre ai ripari facendo entrare Almeida al posto di Rodrigo. Conte tenta il tutto per tutto e dopo aver rimpiazzato Bonucci con Giovinco, effettua un doppio cambio: Osvaldo e Marchisio dentro, Llorente e Vidal fuori, per un 4-3-3 molto offensivo. Al 35’ grossa chance bianconera: lancio di Pirlo a smarcare in area, tutto solo, Lichtsteiner, ma lo svizzero non stoppa la palla e non tira nemmeno al volo. Un minuto dopo segna Osvaldo ma Pogba, autore dell’assist, è in netto fuorigioco. Viaggia il cronometro e cresce la tensione. Anche sulle panchine: Vucinic litiga con Markovic, sostituito poco prima con Sulejmani dal tecnico Jesus. L’arbitro espelle entrambi. Succede di tutto: Pogba cade male in area lusitana e colpisce al capo Garay che è costretto a lasciare il campo. Cambi finiti e Benfica in nove negli ultimi 6’ di recupero. E’ un assedio ma le squadre sono sfinite. Tevez calcia dal limite con Oblak che blocca senza problemi. Ultima, grossa occasione al 52’: angolo, colpo di testa di Caceres e Oblak ci arriva consegnando definitivamente ai suoi la finale di Torino contro il Siviglia.Tutti gli attacchi della Juve sono disordinati. E meno sabbia resta nella clessidra, più aumenta la confusione e il nervosismo che costa il rosso a Vucinic e Markovic (il primo in panchina, l’altro appena uscito) ma vale 8 minuti di recupero. Ma quello della Juve è tutto fuorché un assedio. I bianconeri sprecano una grandissima occasione per tornare in una finale europea, da giocare oltretutto in casa. I portoghesi esultano e caricano il colpo in canna per mettere la parola fine all’anatema di Guttmann. Quando infatti l’ungherese Bela Guttmann (che poi allenerà anche in Italia) lasciò la panchina del Benfica nel 1962 dopo aver vinto due Coppe dei Campioni consecutive (nel 1961 e nel 1962), lanciò una sorta di maledizione sul club che si era rifiutato di concedergli un bonus per la vittoria: “Da qui a cento anni nessuna squadra portoghese sarà due volte Campione d’Europa ed il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni”. Se l’anatema resisterà dipenderà dalla finale con il Siviglia che al 94′ ha avuto ragione del Valencia (2-0 all’andata, 1-3 al ritorno).
 
Juventus-Benfica 0-0 (0-0).
Juventus (3-5-2):
 Buffon, Caceres, Bonucci (27′ st Giovinco), Chiellini, Lichtsteiner, Pogba, Pirlo, Vidal (34′ st Marchisio), Asamoah, Tevez, Llorente. (34′ st Osvaldo sv). (30 Storari 9 Vucinic 15 Barzagli 20 Padoin). All.: Conte.
Benfica (4-2-3-1): Oblak, Maxi Pereira, Luisao, Garay, Siqueira, Perez, Gaitan (32′ st Salvio), Markovic (41′ st Sulejmani), Amorin, Rodrigo (24′ st Almeida), Lima. (1 Artur 7 Cardozo 18 Salvio 33 Jardel, 90 Cavaleiro). All.: Jesus.
Arbitro: Clattenburg (Gb).
Angoli: 8 a 2 per la Juventus.
Recupero: 2′ e 6′.
Espulsi: 22′ st Perez per doppia ammonizione, Vucinic E Markovic (dalla panchina), rosso diretto per scorrettezze.
Ammoniti: Asamoah, Rodrigo e Perez per gioco scorretto, Oblak e Salvio per comportamento non regolamentare.
Spettatori: 40.775, incasso 2 milioni 459.949.

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