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L’Inter ci ha messo tanto ad arrivare fino a qui, a tornare grande, rivincere lo scudetto. Lo deve soprattutto ad Antonio Conte. E ai bistrattati cinesi, perché sono loro ad aver ricostruito il club dalla macerie. Dopo la gioia per lo scudetto, però, rimane un’angoscia di fondo: i nerazzurri hanno tutto per continuare a vincere, ma resta lo spauracchio di un addio del tecnico e di una smobilitazione.

 

Undici, lunghissimi anni. Tre proprietà diverse, da Moratti a Suning, passando per Thohir. Addirittura 15 allenatori, calciatori neanche a contarli, svariate rifondazioni, delusioni in serie, a volte proprio figuracce, brevi illusioni di rinascita (come le cavalcate iniziali di Stramaccioni e Mancini) e rovinose cadute, sofferte riconquiste (il ritorno in Champions con Spalletti) e ancora sconfitte (la finale di Europa League dell’anno scorso). Alla fine, la gioia. L’Inter ci ha messo tanto ad arrivare fino a qui, a tornare grande, rivincere lo scudetto. Lo deve soprattutto ad Antonio Conte. E ai bistrattati cinesi, perché sono loro ad aver ricostruito l’Inter dalla macerie. Adesso che però il titolo è in bacheca, il dominio della Juventus sulla Serie A è spezzato, l’incubo finito, rimane un’angoscia di fondo, una serie di domande assillanti a rovinare la festa nerazzurra: Conte resterà o se ne andrà? La rosa verrà rinforzata o smantellata? Suning venderà e a chi? Insomma, questo scudetto sarà il primo di una lunga serie, l’inizio di un nuovo ciclo, o solo il canto del cigno, prima di un altro declino?I tifosi oggi dovrebbero solo gioire. L’Inter ha vinto. E avrebbe tutto per continuare a farlo. Innanzitutto è la squadra nettamente più forte, come dimostra il distacco sulle rivali. Poi è una squadra giovane: l’età media di 28,1 anni per l’undici titolare, la terza più vecchia di tutto il campionato, inganna. La alzano sensibilmente Handanovic, e poi i vari Young, Vidal, Kolarov, l’usato sicuro preteso da Conte per dare esperienza, ma in realtà l’ossatura, che è quella che conta, non supera i 25 anni: da Skriniar a Bastoni, passando per Barella e Hakimi, e poi Lukaku-Lautaro, coppia del presente e del futuro, c’è un telaio già pronto e buono per almeno 5 anni a venire, che va solo potenziato. Persino dal punto di vista contabile l’Inter non sarebbe messa troppo male: al netto degli imbarazzi societari dei cinesi, può contare su un ricco parco calciatori, non ha grossi riscatti da onorare e prima delle perdite dovute al Covid cominciava a mostrare un trend in miglioramento.Tutto questo in un panorama generale in cui le rivali annaspano: la Juventus dovrà affrontare una rivoluzione tecnica e forse anche societaria, il Milan se manca ancora l’ingresso il Champions si ridimensiona nuovamente, l’Atalanta è una realtà meravigliosa ma di una dimensione oggettivamente inferiore, Roma e Napoli hanno progetti interessanti ma sono le incognite di sempre. Non serve molto per proseguire il cammino. Certo, i vari Psg, City, Bayern viaggiano su un altro pianeta, dove si fanno investimenti impensabili in questo momento. Ma per puntare a vincere ancora in Italia ed essere competitivi in Europa basterebbe puntellare e allungare la rosa, 3-4 giocatori, uno per reparto, magari un innesto davvero di qualità come fu Hakimi l’estate scorsa.Poi però c’è quello che succede fuori dal campo. C’è una proprietà distante, inaccessibile, legata a doppio filo al governo cinese che ha deciso di smobilitare gli investimenti sul pallone. C’è la prospettiva di un mercato a saldo zero, che vuol dire nessun rinforzo, o peggio ancora cessioni pesanti per finanziare gli acquisti. C’è lo spauracchio dell’addio di Conte (uno che non si è mai fatto problemi ad andarsene sbattendo la porta, se non ha ciò che vuole) e persino di Marotta. Il sogno che finisce proprio quando inizia, dopo tutta la fatica fatta per arrivare fino a qui. Nel suo discorso di festeggiamento, alla domanda sul futuro il presidente Zhang ha parlato della missione dell’Inter di portare “energia positiva” alle persone. Sarebbe stato meglio dare una semplice garanzia sull’intenzione di non smantellare la squadra. L’ultima volta che l’Inter ha vinto, fu la conclusione di un ciclo, quello del Triplete di Mourinho, straordinario e irripetibile, che infatti non si è ripetuto. Adesso ci sono le condizioni per aprirne un altro. O per ripetere la stessa storia.

 

IL DISASTRO DI AGNELLI E PEREZ !! LA SUPER LEGA SPROFONDA IN 48 ORE, ADDIO AL PATTO DI SANGUE.
Agnelli: "Superlega senza inglesi? Non è più il caso". Juve, crollo in Borsa. Marcia indietro Inter e Milan, scuse Liverpool.

Superlega, Ceferin avverte le 12 ribelli: "Mi hanno sottovalutato, ora ci saranno conseguenze"

Il numero uno dell'Uefa si toglie qualche sassolino dalla scarpa: "Deluso da tutti, salvo solo il Barcellona, ma senza il supporto di Bayern, Borussia Dortmund e Psg non avremmo vinto questa battaglia. Agnelli? Meglio ingenuo che bugiardo, Florentino Perez vorrebbe uno al mio posto che obbedisca ai suoi comandi. Adesso vogliono il dialogo, non sto dicendo che non parleremo, ma penso che dovremo valutare le conseguenze". Aleksander Ceferin, all'emittente slovena '24ur': "Ora ci aspettiamo che tutti si rendano conto del loro errore e ne subiscano le conseguenze".

"Agnelli? Meglio ingenuo che bugiardo"

Ceferin va all'attacco soprattutto di Andrea Agnelli e Florentino Perez. "Sabato ho ricevuto chiamate da 5 dei 12 club, mi hanno detto che avrebbero firmato. Allora ho chiamato Agnelli e mi ha detto che non era vero, che erano stronzate, che era tutto inventato. Gli ho detto che se era così avremmo potuto uscire con una dichiarazione pubblica. Mi ha detto: 'Perfetto, prepara una bozza'. Quando l'ha vista ha detto che non gli piaceva molto la bozza, che l'avrebbe cambiata un po' e mi avrebbe richiamato. Ma non ha più chiamato e ha spento il telefono. Sono stato ingenuo? Meglio ingenuo che bugiardo". Era un tentativo di creare una fantomatica lega di ricchi che non seguisse alcun sistema, che non avrebbe tenuto conto della piramide del calcio in Europa, della tradizione, della cultura, della storia - continua - ci hanno tutti sottovalutato. Questo è tipico delle persone che sono per lo più circondate da coloro che annuiscono e che dicono loro di essere il migliore, il più bello e il più intelligente. Probabilmente hanno sottovalutato me e l'intera situazione, mi sorprende che non sapessero in quale situazione si trovassero. Ma ora mi aspetto che in futuro nessuno nel mondo del calcio mi sottovaluti. Per me - prosegue Ceferin - è assolutamente orribile che l'avidità possa essere così forte al punto che non ti importa dello sport che amiamo, della cultura, della tradizione europea, dei tifosi e, per ultimo ma non meno importante, delle amicizie personali".Di certo non avrò mai più un rapporto personale con certe persone". Poi un elogio ai tifosi: "Il merito di questa vittoria è stato soprattutto loro che hanno inscenato una vera rivoluzione e non si sono lasciati disprezzare, ignorare, non hanno permesso che si potesse pensare di comprarli".

Superlega, il fronte inglese si spacca: "Il Chelsea e il Manchester City lasciano".
Superlega sospesa, le inglesi rinunciano: il torneo non parte.

“La Superlega non ci interessa”: ora l'Inter pensa al piano B. E allo scudetto.

Andrea Agnelli: "La Superlega per coinvolgere i giovani, la competizione è con Fortnite e Call of duty"

Superlega, le sanzioni Uefa: "I ribelli esclusi dalle Coppe"

Superlega, il fronte inglese si spacca: "Il Chelsea e il Manchester City lasciano"

I media locali: "Stanno preparando la documentazione per abbandonare il progetto". Secondo la stampa spagnola verso l'uscita anche l'Atletico Madri, Il capitano del Liverpool Henderson convoca una riunione con i suoi pari della Premier. Le perplessità di Guardiola e Klopp e il muro (vincente) eretto da Boris Johnson.

La grande pressione dei tifosi e del governo Johnson ha spaccato il fronte dei sei big team di Premier League promessisi alla Superlega. Secondo la Bbc e Itv il Chelsea sarebbe pronto ad abbandonare il progetto già nelle prossime ore. Il club di Roman Abramovich "avrebbe già preparato la documentazione per sganciarsi" dalla Superlega. Insomma, per l'ufficialità sarebbe solo questione di (poco) tempo. Da un paio di ore erano partite le proteste fuori dallo Stamford Bridge con centinaia di tifosi a manifestare contro la Superlega. Non solo. Anche il Manchester City dello sceicco Mansour starebbe abbandonando definitivamente la Superlega, secondo il Sun. E secondo la stampa spagnola stessa decisione avrebbe preso l'Atletico Madrid.

Da stamattina a Londra giravano voci sul possibile ripensamento di almeno una squadra coinvolta. Anche al Liverpool gli animi sono molto tesi, e nelle prossime ore potrebbero esserci novità importanti pure nel Merseyside. Il capitano Jordan Henderson, infatti, ha convocato un vertice di emergenza con i suoi pari delle altre squadre di Premier League. Secondo il Daily Mail, si tratterebbe di una mossa decisa all'ultimo, dopo le proteste dei tifosi dei "Reds" e le frasi amare di ieri sera dell'allenatore Jurgen Klopp e il centrocampista Milner contro la Superlega dopo la partita contro il Leeds: "Non ci piace e la dirigenza non ci ha coinvolti". Match che ha visto anche la clamorosa iniziativa della squadra di Bielsa che ha indossato - e prima ancora lasciato negli spogliatoi degli ospiti - magliette con scritto "il calcio è dei tifosi", "la Champions League dovete conquistarvela", oltre alle contestazioni dei tifosi dello stesso Leeds contro il pullman del Liverpool fuori dallo stadio. Proteste che si sono ripetute oggi davanti Stamford Bridge prima di Chelsea-Brighton.

 

Ceferin su Agnelli:"UNA FACCIA DI MERDA!!"Cairo su Marotta:"Uno schifoso traditore asservito agli interessi della Cina comunista!!"

 

 

 

 


 


 

Champions, dal 2024 da 125 a 225 partite. E cambia il format della Coppa Italia

Una parte dei presidenti cerca di chiudere in fretta, magari già domani, il contratto dei diritti tv domestici dal 2021 al 2024, ma intanto il calcio sta preparando la rivoluzione. L'Uefa ha presentato alle Federazioni una bozza della nuova Champions che andrebbe in vigore appunto dal 2024. Le squadre dovrebbero passare da 32 a 36, dalle attuali sei partite dei gironi si arriverà a dieci. Per 32 delle 36 partecipanti il metodo di ingresso dovrebbe restare quello odierno: per le altre quattro si potrebbe tener conto del ranking storico. Le squadre sarebbero divise in quattro fasce: le prime otto andrebbero direttamente agli ottavi, poi spareggi dal nono al 24° posto per decidere le altre otto qualificate. Le ultime finirebbero in Europa League. Le partite attuali sono 125: dal 2024 sarebbero 225, con un aumento dell'80 per cento. E chiaramente ci sarebbe un grosso interesse delle tv.

Il progetto, come detto, è stato fatto vedere dall'Uefa alle Federazioni nazionali. La Figc non è contraria, per Gravina non si tratta di una Superlega (anche se un po' gli assomiglia...) e poi ha avuto garanzie da Ceferin che i weekend sarebbero sempre riservati ai campionati nazionali. Le Coppe europee extralarge occuperebbero tutta la settimana. Il problema che sorge subito è quello delle date, con 225 gare di Champions il calendario sarebbe ancora più compresso (già adesso si fa fatica a trovare uno spazio per recuperare Juve-Napoli...) e vanno trovate altre 4-5 "finestre" in più rispetto ad oggi. Di ridurre la serie A da 20 a 18 pare utopistico: i presidenti non ne vogliono sapere e Gravina, a differenza di qualche suo predecessore forse troppo ottimista, questo tasto preferisce solo sfiorarlo. Per recuperare un po' di spazio si sta pensando semmai di modificare il format della Coppa Italia (che rende 35 milioni di diritti tv alla Lega): le gare degli ottavi e dei quarti verrebbero giocare tutte in una settimana e non più "spalmate" in due come adesso per esigenze tv. Inoltre ci sarebbero solo incontri ad eliminazione diretta mentre attualmente le semifinali sono ad andata e ritorno. Insomma, la Coppa Italia sarebbe un po' sacrificata per lasciare spazio all'Europa: ma bisogna anche tenere conto che i grossi club spingono tutti in quella direzione. Opporsi, è sempre più complicato.

Bayern-Lazio 2-1, i biancocelesti salutano l'Europa con dignità:Italia totalmente distrutta,nel 2021 nessuna ai quarti di Champions

 

L'Inter e quelle lacrime sulla sconfitta col Cagliari del 1974

Il tifo per Mazzola, la fotografia firmata da Boninsegna e quel calcio sognato aspettando Novantesimo Minuto

“A Milano, Cagliari batte Inter uno a zero…”. Era il tardo pomeriggio di lunedì 21 gennaio dell’anno 1974. Era un lunedì e non so dire perché si fosse giocato il campionato proprio quel giorno. Era ben lontano nel futuro il tempo del calcio spezzatino televisivo, ma tant’è, Paolo Valenti elencando i risultati del campionato di Serie A in apertura di “Novantesimo minuto” mi aveva appena rovesciato addosso la più inaspettata débâcle casalinga della mia Inter. Non avevo ancora compiuto 10 anni, ignoravo del tutto l’esistenza delle radiocronache. Così, ogni santa domenica con qualche rara eccezione, come quell’infausto lunedì, ripetevo il masochistico rito di aspettare trepidante davanti alla tv “Novantesimo”  per apprendere cosa avesse fatto la mia squadra del cuore. Da bravo bambino, la mattina andavo anche al catechismo e subito dopo a messa, onestamente più per dovere che per autentico credo. Qualcosa di simile alla fede, allora, era racchiuso solo in quei due colori, il nero e l’azzurro.

Ebbene, quel lunedì di 45 anni fa la mia fede calcistica vacillò davvero, perché quel risultato, Inter-Cagliari 0-1, al ritorno a scuola il giorno dopo mi avrebbe esposto a qualcosa di molto simile alla gogna. Pur non essendone originario, stavo crescendo in un paesino del Sud, lontano da grandi centri urbani e squadre locali di autentico riferimento. I ragazzini erano automaticamente portati a innamorarsi dei grandi club del Nord, perché vincevano. E siccome a nessuno piace perdere, era chiaro perché quasi tutti i miei coetanei fossero juventini. La Juventus, anche allora, era garanzia di successo. Costante, prevedibile, certo. Anche Inter e Milan erano club di grandissimo prestigio, nel decennio precedente avevano dominato il calcio europeo e mondiale. Ma di quei trionfi, a chi era bambino nei primi anni Settanta, arrivava solo un’eco dal passato. Il presente di Inter e Milan era racchiuso in un’unica parola: decadenza, per l’inevitabile parabola discendente dei loro campioni e la lunga attesa per un ricambio generazionale all’altezza di chi era stato mito.

Perché non era prevalso anche in me l’istinto di sopravvivenza, in questo caso il puro calcolo delle probabilità di successo rispetto all’andare incontro a sofferenza certa? Ancora oggi non so darmi una risposta. L’Inter aveva vinto il suo ultimo scudetto nel 1970-71, quando ero ancora troppo piccolo per viverlo con consapevolezza. Forse il gusto estetico: per me la maglia dell’Inter è la più bella del mondo. O il fresco clamore dei Mondiali di Mexico 70 e il gran parlare del dualismo tra Mazzola e Rivera. Il “Baffo” mi sarà stato più simpatico. “Papà, in che squadra gioca?”. O forse un inconscio desiderio di contrapposizione con un ambiente di cui faticavo a comprendere anche la lingua, col risultato di fraintendimenti continui e tante scazzottate. Allora, petto in fuori e “io sono dell’Inter”.

“Petto in fuori”, per l’intero decennio dei 70 l’Inter aveva in serbo per me solo dolori. Con la Juve si perdeva quasi sempre, in casa e fuori. Col Milan ci si dividevano i derby, ma fu un colpo durissimo la sconfitta patita ad opera dei cugini nella partita in cui ci si giocava davvero qualcosa, la finale di Coppa Italia 1976-77: Rivera, all’ultimo confronto con un Mazzola al passo d’addio, pennellò un assist perfetto per Maldera, Braglia chiuse i conti con un fulminante contropiede nel finale di partita. Nel frattempo io mi avviavo a diventare un fuoriclasse nella giustificazione dei fallimenti, nella ricerca del rigore non concesso, dello sbaglio dell’arbitro, della sfortuna delle occasioni mancate. La verità era che la grande Inter non c’era più e io avevo scelto il tempo più sbagliato per diventarne tifoso.

Lunedì 21 gennaio del 1974 mi ero illuso di poter vivere una giornata calcistica tranquilla. Il Cagliari di Gigi Riva era ormai l’ombra della squadra che Manlio Scopigno aveva condotto a uno storico scudetto nel campionato 1969-70. Ora l’allenatore dei sardi era Beppe Chiappella, che più tardi avrebbe onorevolmente servito anche la causa nerazzurra. Riva era ancora in campo dopo le resurrezioni seguite a infortuni terribili, ma viveva il suo personale crepuscolo lottando con i compagni per evitare la retrocessione in B. A Milano invece era tornato in panchina nientemeno che Helenio Herrera, il “mago” dell’Inter che dieci anni prima diventava euromondiale mentre io venivo al mondo. Di quella squadra leggendaria, erano ancora titolari Mazzola, Facchetti e Burgnich.
Prima di Inter-Cagliari, l’illusione di un ritorno alla gloria del passato era ancora viva solo negli ottimisti a tutti i costi, come me. Dopo quei 90 minuti non se ne trovò più traccia. Il Cagliari aveva resistito all’assalto nerazzurro, le frecce spuntate dell’attacco interista, l’ex cagliaritano Roberto Boninsegna, Peppiniello Massa e Carlo Muraro, erano rimbalzate sui guanti di Enrico Albertosi. Finché, al 76mo minuto, proprio Gigi Riva aveva bucato quelli di Ivano Bordon con un tiro da fuori area, credo su calcio di punizione dal limite. Ed io, il fuoriclasse degli alibi quando si trattava di motivare la sconfitta contro Juventus o Milan, non ero preparato a una tale rovinosa caduta. Valenti a Novantesimo non aveva neanche terminato la lettura dei risultati che la mia mente era già proiettata al domani. Immaginai il ritorno a scuola e l’impietosa presa in giro per la quale, in quello stesso istante, tutti i miei compagni di scuola juventini e milanisti si stavano fregando le mani. Ebbi un crollo emotivo e piansi.

“Ma stai piangendo?”. Era la voce di mio padre. Fui assalito dal pudore, non ebbi il coraggio di rispondere, trattenni i singhiozzi e mi sforzai di ricompormi. Non riuscii a essere sincero con mio padre, non lo credevo in grado di comprendere la portata del dramma esistenziale in cui quell’Inter-Cagliari 0-1 mi aveva sprofondato. Perché mio padre era l’adulto più distaccato dal calcio che io conoscessi. Seguiva Novantesimo soltanto per verificare i risultati sulla schedina del Totocalcio. Lui non studiava le partite per indovinare il risultato. Nelle due colonne allineava sempre sempre la stessa sequenza di uno, due, ics ed era felice quando scopriva di aver puntato su esiti contrari alla logica. Se la dea bendata del pallone un giorno lo avesse assistito, avrebbe incassato la vincita milionaria che gli avrebbe cambiato la vita. Un agnostico del calcio, non poteva capire.

E invece no, la realtà era molto diversa. Mio padre era stato un bambino esattamente come me. Appassionato di calcio, tifoso della Roma e stregato dal Grande Torino. Scoprii anni dopo con quale cura avesse custodito una ingiallita copia del “Calcio Illustrato”, un numero monografico dedicato proprio al più grande undici della storia granata consegnato alla leggenda dal disastro aereo di Superga. Fu la vita a strappare via l’innocenza di mio padre, proprio quando aveva la mia età, dieci anni. Nel 1938 si trovò improvvisamente senza papà. Il nonno era morto nella catastrofe che devastò uno stabilimento chimico destinato in epoca fascista alla produzione di esplosivi. C’era stata una prima deflagrazione, lui fu tra i primi ad accorrere in soccorso degli operai rimasti intrappolati tra il fuoco e le macerie, fu investito da una seconda esplosione.

La tragedia familiare e la guerra cambiarono mio padre e il suo destino. Oltre a essersi preso la vita di mio nonno, quello stabilimento chimico fu obiettivo di martellanti bombardamenti. Con la comunità sfollata, papà percorse più volte chilometri di campagna disseminata di orrori per scambiare qualcosa con carne e uova al mercato nero. Nei suoi occhi di ragazzo rimasero impressi non solo cadaveri in divisa e mostrine, anche la meschinità e la disonestà di cui può essere capace l’essere umano in tempi difficili. Con questo fardello, terminato il conflitto e primo figlio maschio, prese la via dell’emigrazione. Dopo dieci anni di Brasile, tornò per rivedere sua madre e non ebbe la forza di lasciarla ancora. Ma non restò in paese. La sua storia di emigrazione continuò in Italia, finché un giorno, da marito e padre, non decise di fermarsi in quel paesino del Sud. Dove ogni sabato avrebbe giocato la stessa schedina, sperando nella vincita che avrebbe cambiato quella sua difficile vita.

Dunque, anche mio padre era stato un bambino, solo meno fortunato di me. E quel pomeriggio del 21 gennaio di 45 anni fa, aveva compreso le mie lacrime. Di fronte al mio chiudermi a riccio non aveva insistito. Ma non aveva lasciato cadere la cosa, come scoprii con grande sorpresa qualche mese dopo.

Era un assolato giorno di primavera, il dolore di Inter-Cagliari 0-1 era ormai metabolizzato e l’Inter, affidata alla guida di Enea Masiero dopo l’improvviso ricovero di Herrera, era protagonista di un finale di stagione scoppiettante, impreziosito da un derby vinto addirittura per cinque a uno. Quel giorno tornavo a casa dopo la scuola particolarmente soddisfatto. Avevo la tasca del grembiule piena di figurine: in una bustina avevo trovato quella, rarissima, di William Vecchi, proprio il portiere del Milan che aveva raccolto cinque palloni in fondo al sacco. Lo avevo scambiato senza esitazioni (mai completato un album in vita mia) e ne avevo ricavato un bel pacco di doppioni senza valore ma perfetti per giocare sui marciapiedi con gli amici.

Affamato, mi sedetti a tavola davanti a un piatto di minestra fumante. “Non ti sei accorto di nulla?” sentii dire a mio padre, illuminato da un sorrisetto furbo. Lo guardai perplesso. Lui mi fissò e con lo sguardo mi rivolse un chiaro invito a scrutare sotto il piatto. Toh, una busta da lettera arancione. “Che cos’è?”. “Apri e guarda”. Aprii e guardai. Dentro c’era una foto. La estrassi con delicatezza. Uno scatto in bianco e nero. Un calciatore dell’Inter fissava l’obiettivo finendo col guardarmi negli occhi, in una posa che simboleggiava il suo ruolo di bomber: le braccia infilate tra le maglie di una rete da calcio. Sulla foto l’autografo vergato con un pennarello blu: “Roberto Boninsegna”. Dietro, il timbro del fotografo ufficiale dell’Inter, Marco Ravezzani.

Non so quanto tempo restai a osservarla. Devono essere stati lunghi minuti di felicità, se quando distolsi lo sguardo dalla foto per rivolgerlo verso mio padre la minestra non fumava più e il colpaccio delle figurine nemmeno lo ricordavo. Quel pomeriggio del 21 gennaio, commosso dal mio pianto di piccolo tifoso innocente e impotente, il mio papà aveva preso carta e penna per scrivere una lettera che avrebbe spedito all’indirizzo “Inter, Milano”, raccontando l’accaduto. Credevo che il mio papà non mi capisse, invece sapeva tutto del mio tifo per l’Inter e del conto da pagare all’amore per una squadra di calcio. Sapeva persino chi fosse il giocatore che ammiravo di più, Boninsegna.

Centravanti piccolo e robusto, combattivo, il "Bonimba" era dotato di spiccate doti acrobatiche e grande elevazione, i suoi gol di testa erano sempre capolavori di tempismo, potenza e bellezza. Capocannoniere con l’Inter campione d’Italia 1970-71, Boninsegna resta nella storia dell'Inter e nell'epica del calcio europeo anche per la lattina che lo centrò alla testa negli ottavi di finale della Coppa Campioni 1971-72 in casa del Borussia Moenchengladbach. Il match si trasformò in una corrida e finì 7-1 per i tedeschi (prima di andare ko e abbandonare la sfida Boninsegna aveva segnato il gol del momentaneo pareggio). Grazie al fattaccio della lattina l'Inter ottenne la ripetizione, vinse a San Siro 4-2 (altro gol di Boninsegna) e passò il turno pareggiando 0-0 la replica dell'andata, giocata stavolta a Berlino. Il cammino europeo dell'Inter sarebbe proseguito quell'anno fino alla finale, persa per 2-0 contro l'Ajax a Rotterdam, il 31 maggio 1972. Ma Boninsegna fu anche l'uomo che servì a Rivera la palla del 4-3 alla Germania nella leggendaria semifinale dei Mondiali in Messico del 1970, oltre a segnare l'unico gol azzurro, l'illusorio pareggio, nella finale stravinta per 4-1 dal Brasile di Pelè.

Guerriero di mille gloriose battaglie, Boninsegna era entrato nel mio cuore e nella mia fantasia. E ora era lì, tra le mie dita, che mi fissava infilando le mani nella rete. Così Inter-Cagliari 0-1, una sconfitta, è diventata la mia “partita della vita”. Perché a lei è legato uno dei ricordi più belli e struggenti della mia infanzia. Perché dopo quella batosta qualcuno all’Inter lesse la lettera del mio papà e accontentò la sua richiesta di fare qualcosa per consolare il suo bambino. Se la mia fede nerazzurra aveva vacillato il 21 gennaio del 1974, quel gesto aveva reso “umana” e mi aveva fatto sentire vicina una squadra di calcio che fino a quel momento avevo vissuto solo attraverso una tv in bianco nero da un piccolo paese del Sud. Perché mi ha insegnato che nessun risultato è già scritto e il fallimento non è un destino ineluttabile. Che la tristezza accudisce il seme dell'allegria e i fiori sbocciano anche nel deserto, come un dono miracoloso. Soprattutto, capii che mio padre era il mio miglior amico e lo avrei avuto sempre accanto, nelle piccole e grandi cose della vita.

Nel 1973-74 la Lazio allenata da Tommaso Maestrelli vinse il suo primo campionato, il centravanti biancoceleste Giorgio Chinaglia incoronato capocannoniere con 24 gol, solo uno in più del mio Boninsegna. Anche grazie a quella insperata vittoria a San Siro, il Cagliari si salvò, ma la sua retrocessione era solo rimandata. Accadde al termine della stagione 1975-76, durante la quale Gigi Riva subì l'ennesimo grave infortunio e disse addio al calcio giocato. Nell’estate del 1974 l’Italia di Valcareggi affondò ai Mondiali in Germania e i reduci della finale di Mexico 70, che ancora costituivano l’ossatura della nazionale, compresero che il loro tempo volgeva al termine. Boninsegna avrebbe vinto ancora lo scudetto nel 1976-77, ma con la maglia della Juventus. Albertosi passò al Milan e con Rivera non avrebbe mollato prima di aver consegnato al Diavolo lo scudetto della stella, campionato 1978-79.

Proprio allo scadere del decennio, finalmente Inter. Guidati dall'allenatore Eugenio Bersellini, i nerazzurri risposero ai cugini rossoneri vincendo invece quello che le cronache sportive consegnarono agli annali come lo “scudetto dei giovani”. L'Inter 1979-80 era una squadra formata soprattutto da calciatori cresciuti nel settore giovanile nerazzurro: il portiere Ivano Bordon, i difensori Nazareno Canuti e Beppe Baresi, il libero e capitano Graziano Bini, il velocissimo attaccante Carlo Muraro e il "veterano" Lele Oriali a cui, all'età di 19 anni, era toccata la missione impossibile di marcare sua maestà Johan Cruijff nella finale di Coppa Campioni persa nel 1972. Nel giro di un paio di stagioni si erano perfettamente inseriti giovani talenti emersi dalla serie B, come il centravanti Alessandro “Spillo” Altobelli, il fantasista Evaristo Beccalossi e il tornante Giancarlo Pasinato. Ma il gol del dodicesimo scudetto interista, sigillo al definitivo 2-2 casalingo con la Roma il 27 aprile 1980, lo segnò un reduce: Roberto Mozzini, stopper del Torino campione d'Italia 1975-76.

Fu l’ultimo campionato senza stranieri e la prima vera gioia da interista per sempre. Non ho più pianto per il calcio, nella sconfitta come nella vittoria. Unica eccezione,  il 22 maggio 2010. La Champions e il Triplete, solo lacrime di gioia nella notte che 36 anni prima, disperato davanti alla tv per Inter-Cagliari 0-1, mai avrei immaginato di vivere. Papà era ancora con me. L’alzheimer ormai gli aveva sbriciolato i ricordi, ma nei suoi occhi credetti di scorgere il lampo di una luce che ero io ad aver dimenticato. Forse aveva capito tutto anche quella volta.

 

Sorteggio qualificazioni Mondiali 2022, l'Italia di Mancini con Svizzera, Irlanda del nord, Bulgaria e Lituania

A Zurigo il sorteggio da testa di serie, il ct vuole riportare gli azzurri alla fase finale dopo l'eliminazione a Russia 2018. De Rossi pesca nell'urna l'avversario più temuto in seconda fascia, poi arrivano la nazionale di Belfast, la Bulgaria e la Lituania.Dopo l'eliminazione dall'edizione di Russia 2018, l'Italia ha ritrovato un ruolo da protagonista tra le teste di serie, ma dall'urna Daniele de Rossi, testimonial scelto dalla Fifa insieme all'olandese Van der Vaart, poteva pescare un avversario migliore: la Svizzera dell'ex tecnico laziale Petkovic poteva comodamente stare nel gruppo delle più quotate. Insieme agli elvetici Mancini ha trovato due nazionali in crisi tecnica come Irlanda del nord e Bulgaria, più la Lituania.


 

Adesso è ufficiale:

 "Le Olimpiadi di Tokyo

sono rinviate al

 2021

". La pandemia di coronavirus ha messo alle corde anche il governo del Giappone: dopo una conference call tra il primo ministro Shinzo Abe e il presidente del Comitato olimpico internazionale Thomas Bach a cui hanno partecipato il governatore di Tokyo Yuriko Koike, il presidente del comitato organizzatore Yoshiro Mori, il ministro giapponese dei Giochi Olimpici Seiko Hashimoto, è arrivato l'annuncio del governo giapponese, seguito dalla benedizione del Cio: "I Giochi non si terranno in estate ma nel 2021". L'edizione si chiamerà comunque Tokyo 2020, per non perdere l'investimento sul merchandising e il marchio.

Perché il rinvio di un anno

La fiamma Olimpica non si accenderà il prossimo 24 luglio. L'operazione rinvio avrà costi significativi, ma si è resa indispensabile per il numero sempre crescente di contagi che hanno spinto al pressing le federazioni internazionali e da alcune ore anche i principali comitati olimpici internazionali, compreso quello statunitense. Tutti chiedevano la stessa cosa: lo slittamento al 2021. Il primo ministro Abe ha annunciato che anche il Cio adesso è "d'accordo al 100%" a posticipare i Giochi di un anno, seguito poi dall'annuncio del presidente del Comitato Olimpico internazionale Thomas Bach. Una soluzione che permetterà di mantenere il programma previsto senza modifiche. Certamente la migliore per sponsor e televisioni, che hanno investito pesantemente nel prodotto olimpico.

Si ferma la fiaccola

Giovedì la fiaccola olimpica sarebbe dovuta partire da Fukushima, ma la partenza è annullata, anche se la torcia resterà in Giappone. Il rinvio è una novità assoluta nella storia delle Olimpiadi moderne: anche per questo il Cio dovrà decidere a breve come comportarsi. Si va verso il congelamento delle qualifiche già effettuate, mentre le altre si svolgeranno regolarmente appena sarà permesso dalle condizioni di salute.

Le ipotesi scartate

Inizialmente per il Comitato internazionale la preferenza andava allo slittamento restando nel 2020, indispensabile per rispettare termini contrattuali e consegne, come le abitazioni del Villaggio Olimpico già interamente vendute a privati cittadini per decine di milioni di euro. Si era ragionato concretamente sull'autunno: ottobre ma anche novembre le due ipotesi, che permetterebbero di riportare a Tokyo marcia e maratona, che nel programma estivo erano previste a Sapporo per motivi climatici. Ma il governo ha optato per il rinvio di un anno: ora le federazioni internazionali di atletica (ha già mostrato un'apertura) e del nuoto dovrebbero rinviare i loro mondiali, in programma proprio nell'estate 2021.

Coronavirus, è ufficiale: l'Uefa rinvia gli Europei al 2021

Gli Europei di calcio, inizialmente in programma dal 12 giugno al 12 luglio di quest'anno, sono stati rimandati al 2021 in seguito all'emergenza coronavirus. Le nuove date proposte sono 11 giugno-11 luglio 2021. Lo ha deciso la Uefa, riunitasi oggi in videoconferenza con i rappresentanti delle 55 federazioni affiliate, i dirigenti dell'Associazione dei club europei e delle Leghe europee e un rappresentante della FIFPro (la federazione internazionale dei calciatori professionisti). "La priorità è la salute di tutti coloro che sono coinvolti nel calcio. E abbiamo voluto evitare pressioni
inutili sui servizi pubblici delle nazioni che avrebbero dovuto ospitare le partite. Questa decisione aiuterà il completamento delle competizioni nazionali, sospese a causa dell'emergenza", spiega l'Uefa in una nota.

 Per evitare il collasso economico del sistema, si è deciso di fare di tutto per concludere i campionati nazionali e le coppe per club.

Uno degli impegni presi da Uefa, Eca, European Leagues e Fifpro, è quello di completare i campionati nazionali entro il termine della stagione, ossia il 30 giugno, se la situazione migliorerà e riprendere a giocare sarà sufficientemente appropriato e prudente. Fra gli impegni, c'è quello di limitare o annullare gli slot esclusivi nel calendario, quindi sarà possibile programmare partite di campionato nei giorni infrasettimanali e match di Champions ed Europa League nei weekend.
Per quanto riguarda le formule e i calendari di Champions ed Europa League, come precisa la nota Uefa, "è stato istituito un gruppo di lavoro con la partecipazione delle leghe nazionali e dei rappresentanti di club per esaminare le soluzioni di calendario che consentirebbero il completa mento della stagione in corso". Le date indicate sono le seguenti: 24 giugno finale Europa League, 27 giugno finale Champions.

 

Nations League, nel girone dell'Italia Bosnia, Polonia e Olanda,l'Italia accede alle semifinali

Europei 2020, l'Italia pesca Turchia, Svizzera e Galles. Mancini: "Non ci sentiamo favoriti, ma puntiamo a vincere".A Bucarest il sorteggio per la prossima rassegna continentale. Gli azzurri incontreranno i turchi il 12 giugno nella gara inaugurale. Poi gli svizzeri il 17 e i gallesi il 21. Girone di ferro con Germania, Francia e Portogallo. Sarà Italia-Turchia la gara che aprirà il prossimo campionato europeo il prossimo 12 giugno a Roma alle ore 21. Un sorteggio complessivamente benevolo per gli azzurri, che a seguire affronteranno la Svizzera allenata dall'ex laziale Wladimir Petkovic (17 giugno) e il Galles allenato dall'ex fuoriclasse Ryan Giggs e capitanato da Gareth Bale il 21. In prospettiva in casi di vincita del girone, ottavo a Wembley contro la seconda del gruppo C (quello dell'Olanda) o, in caso di secondo posto, contro la seconda del girone B. Come in ogni grande fase finale non manca il girone di ferro: è andata male alla Germania, che si è vista sorteggiare nel girone i campioni uscenti del Portogallo e soprattutto i campioni del mondo della Francia. 

Mancini: "Girone equilibrato, non ci sentiamo favoriti"

"E' sempre bello vedere un sorteggio, quando sei alla fase finale le squadre sono tutte competitive, poteva capitare di prendere la Francia ma alla fine è un gruppo equilibrato", commenta Roberto Mancini. "Le partite sono da giocare, non siamo favoriti, sono tutte squadre che giocano un buon calcio. Il fatto di giocare a Roma ci avvantaggia un po' ma sono tutte gare difficili. Il gruppo di Francia, Portogallo e Germania sarebbe stato più difficile da giocare ma se si vuole arrivare a Londra bisogna fare tutto il percorso. Pensiamo al primo gruppo e a cercare di passarlo bene". In ogni caso si punta a vincere: "Si parte per vincere, l'Italia ha il dovere di farlo anche quando non è favorita. Poi nel calcio si può anche perdere ma dobbiamo puntare a vincere".
"E' un buon sorteggio ma non esageriamo con l'entusiasmo, le gare vanno giocate. Il girone è equilibrato in questi casi basta poco per spostare quegli stessi equilibri. Ci dà un certo vantaggio giocare sempre in casa", fa eco al ct il presidente della Figc, Gabriele Gravina. "Il risultato finale conta, ma il ct sta facendo un grande lavoro e sollevando grande entusiasmo grazie anche ai tanti giovani. Essere al primo posto del podio delle nazioni qualificate non può che dare orgoglio e soddisfazione". "La nazionale ha dato entusiasmo e ci consente di lavorare con tranquillità sui tanti obiettivi che abbiano davanti" ha aggiunto il n.1 Figc, il quale ha confermato che prima dell'Europeo l'Italia disputerà "due amichevoli di spessore, con l'Inghilterra a Wembley e con la Germania, credo a Monaco".
Uno sguardo alle avversarie degli azzurri. La Turchia è allenata da Senol Gunes (il ct che conquistò lo storico terzo posto ai Mondiali del 2002), ha chiuso il gruppo J al secondo posto, a -2 dalla Francia campione del mondo che però i turchi hanno battuto in casa e fermato a Parigi. Miglior marcatore delle qualificazioni: Cenk Tosun dell'Everton con 5 gol. Da seguire anche due elementi che militano nel campionato italiano com Demiral della Juventus e Under della Roma.
La Svizzera allenata da Vladimir Petkovic ha vinto il gruppo D delle qualificazioni con 5 vittorie, due pareggi e una sconfitta, 19 reti fatte e sei subite. Miglior marcatore delle Cedric Itten (3, la più importante nel match con la Georgia).

Il Galles di Ryan Giggs ha chiuso al secondo posto il gruppo E con 14 punti, frutto di quattro vittorie, due pareggi e due sconfitte, arrivando alle spalle della Croazia (17). Dieci le reti realizzate, sei quelle subite. Migliori marcatori delle qualificazioni: Gareth Bale (2), Kieffer Moore (2), Aaron Ramsey (2)

GRUPPO A Italia, Svizzera, Turchia, Galles
GRUPPO B Belgio, Russia, Danimarca, Finlandia
GRUPPO C Olanda, Ucraina, Austria, (vincente play off Georgia, Bielorussia, Macedonia, Kosovo) o Romania se si qualifica
GRUPPO D Inghilterra, Croazia, Repubblica Ceca, (vincente play off Scozia, Israele, Norvegia, Serbia)
GRUPPO E Spagna, Polonia, Svezia (vincente play off Bosnia, Irlanda del Nord, Slovacchia, Irlanda)
GRUPPO F Germania, Francia, Portogallo, (Islanda, Romania, Bulgaria, Ungheria se non è la Romania) oppure (Georgia, Bielorussia, Macedonia, Kosovo)

Coppa del mondo per club, nasce il nuovo torneo a 24 squadre: l’esordio in Cina nel 2021.

Una volta si chiamava Coppa Intercontinentale ed era la sfida tra la vincitrici della Champions League (o Coppa dei Campioni) e della Copa Libertadores. Dal 2005 si chiama Coppa del Mondo per club e si è allargata anche ai campioni centro-nordamericani, a quelli africani, a quelli asiatici e a quelli dell’Oceania, oltre a veder partecipare la squadra vincitrice del campionato della nazione ospitante. Dimenticate anche tutto questo: dal 2021 la Coppa del Mondo per club sarà un vero e proprio Mondiale, con 24 squadre partecipanti, che si terrà tra giugno e luglio.L’edizione inaugurale del nuovo torneo si giocherà in Cina: lo ha annunciato a Shanghai il presidente della Fifa, Gianni Infantino, definendola una “decisione storica“. “Il Consiglio ha deciso oggi, all’unanimità, di nominare la Cina come ospite della nuova Coppa del Mondo Fifa per club”, ha detto ai giornalisti il numero 1 del massimo organismo del calcio mondiale.Ma chi parteciperà? Secondo quanto stabilito finora, i posti a disposizioni saranno divisi in questo modo: 8 per l’Europa, 6 per il Sud America e altri 10 riservati al resto del mondo. Ogni associazione continentale (quindi anche l’Uefa) potrà stabilire autonomamente i criteri di qualificazione alla competizione.

Motta come Oronzo Canà: ilmodulo 2-7-2 lascia interdetti

Motta come Oronzo Canà: il
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Nicolino Grande Aracri si è pentito: da oltre un mese le rivelazioni del boss di ‘ndrangheta fanno tremare i colletti bianchi del Nord Italia,16-04-21

Ilva, maxi condanne al processo Ambiente svenduto: per i fratelli Riva 42 anni in totale, 21 per Archinà. All’ex governatore Nichi Vendola tre anni e sei mesi,31-05-21

 

Il tramonto di Berlusconi, il naufragio di Renzi e la sconfitta di Salvini alle Regionali: Verdini, da mister Wolf a “mister flop” dei leader politici

Dopo aver guidato il Pdl nell'ultima stagione dell'uomo di Arcore al potere, dopo aver inventato il Patto del Nazareno trasformandosi nell'alleato fondamentale dell'ex segretario del Pd (sconfitto subito poco al referendum del 2016), ora l'ex senatore toscano è diventato il consigliere del compagno di sua figlia. Che in 13 mesi è passato dal governo con la Lega data al 36%, all'opposizione e il Carroccio che ha perso 12 punti percentuali. Dicono i bene informati che quando Denis Verdini venne a sapere della relazione tra la figlia Francesca e Matteo Salvini non ne fu troppo felice. Troppo diverso lo stile del leader della Lega da quello suo, che in gioventù fu tagliatore di manzi appena macellati – è vero – ma poi pure banchiere, editore, pluri imputato e soprattutto gran tessitore di trame di potere. Nato socialista e cresciuto repubblicano, è passato da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, ma sempre con le bretelle rosse sotto la giacca. Quel milanese troppo spesso in felpa, invece, con i suoi slogan e le sparate anti migranti non sembrava adatto agli eleganti tavolini di Pastation, il ristorante aperto da Verdini junior col rampollo dei Gucci in piazza di Campo Marzio a Roma, due passi da Montecitorio.

È noto, però, che al cuore non si comanda: con qualche felpa in meno e un paio di giacche in più, Salvini a casa Verdini ha messo le tende. Di foto con la figlia di Denis sono pieni i rotocalchi scandalistici; i giornali politici, invece hanno messo in pagina le immagini del leader della Lega in mezzo ai fiori di zucca nella vigna del “suocero”. Erano i giorni successivi al mojito del Papeete, alla rottura con i 5 stelle e alla richiesta dei “pieni poteri”: in tanti oggi nella Lega considerano quell’azzardo l’errore più grosso commesso fino a oggi dal segretario. Sono gli stessi che dopo l’Europee hanno cominciato a pressarlo: volevano far cadere il governo e capitalizzare il 36% accreditato dai sondaggi al Carroccio. È andata diversamente.

All’epoca, però, si disse pure Salvini optò per quell’azzardato all-in perché fu consigliato anche da qualcun altro. Qualcuno molto più esperto nel gioco del poker rispetto ai peones leghisti. “Vuole tornare al voto per modificare la riforma della prescrizione. L’influenza di Denis Verdini, va detto, non gli fa bene“, sibilò Luigi Di Maio. Nessuno smentì: che il “genero” Salvini, astro nascente della politica italiana e vincitore indiscusso delle Europee del 2019, attingesse qualche consiglio dal “suocero” Verdini, tra le altre cose regista del patto del Nazareno, sembrava una cosa assolutamente normale. In fondo il Partito della Nazione, idea incomputa partorita dall’ex senatore di Forza Italia, non è poi così diverso dal partito nazionalista in cui da anni il leader della Lega tenta di trasformare il Carroccio.

 

Mafia, Graviano parla ancora di Berlusconi: "Volevo ricordargli il suo debito"

Al processo 'Ndrangheta stragista, il boss spiega perché nelle intercettazioni diceva di voler contattare "persone vicine" al Cavaliere: "Non aveva dato il 20 per cento dell'investimento di mio nonno. Ma di tanto in tanto arrivavano dei soldi". Lo accusa pure di avere tradito Dell'Utri. Sul figlio, nato mentre era in carcere, dice: "Non posso dire cosa è successo, ci fu un momento di distrazione degli agenti, però mia moglie non è entrata in carcere".

 

 
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Società , clima ed economia

Emergenza climatica, Biden: "E' il decennio decisivo, dobbiamo agire". Draghi: "Insieme vinceremo questa sfida" | Dossier 22-04-21

 

Autostrade, il gruppo spagnolo Acs offre 10 miliardi ad Atlantia: un miliardo in più di Cdp. Vita, affari e carriera di Florentino Perez

L’ingresso di Florentino Pérez Rodriguez nella partita Autostrade è un vero colpo di scena. Finora, infatti, gli industriali veneti hanno sostenuto che in circolazione non c’era proprio nessuno interessato ad acquistare Aspi. Così la notizia che Pérez sia disposto a mettere mano al portafoglio per creare un gruppo paneuropeo ha destato non pochi interrogativi fra gli investitori. Nella comunità finanziaria internazionale c’è infatti chi sostiene che Pérez voglia sfilare Aspi ai Benetton. E chi, invece, ritiene che il miliardario sia una sorta di asso nella manica degli industriali veneti per convincere Cdp a ritoccare al rialzo l’offerta per l’88% di Aspi.

Il nuovo rapporto dell'Ipcc, il comitato scientifico dell'Onu, registra gli effetti del global warming. "La grandezza di questi cambiamenti della criosfera è destinata ad aumentare"(agosto 2019)Tutti noi dipendiamo direttamente dagli oceani e oggi, mai come prima, la loro salute è estremamente danneggiata a causa delle nostre emissioni. Nei prossimi anni crescerà l'innalzamento dei livelli del mare portando a scenari catastrofici con milioni di persone sfollate. Gli eventi climatici estremi colpiranno almeno una volta l'anno entro il 2050. Gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e della acidificazione, un calo dell'ossigeno, ondate di calore sempre più forti e frequenti, piogge e cicloni devastanti e una costante diminuzione degli animali marini e dei coralli che già sta avvenendo.

Gli esperti sostengono che l'innalzamento del livello del mare stia accelerando in maniera drammatica e senza riduzioni drastiche delle emissioni si innalzerà dieci volte più velocemente entro il 2100 rispetto al XX secolo. Potrebbe crescere anche di un metro entro il 2100.

Ghiacciai sciolti e mari più caldi

Ciò significa che i ghiacciai perderanno in media più di un terzo della loro massa e alcune catene montuose perderanno l'80% del ghiaccio entro il 2100. Altri ghiacciai scompariranno del tutto. Il permafrost rilascerà sempre più carbonio accelerando i processi del riscaldamento globale. La vita marina continuerà a diminuire. Già ora è stato registrato che le lastre di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartico si stanno sciogliendo rilasciando oltre 400 miliardi di tonnellate di acqua all'anno. L'area dell'Artico coperta di neve ogni estate si sta invece riducendo di oltre il 13% in un decennio.
L'intero oceano si sta trasformando: le ondate di calore marine sono diventate due volte più comuni, più calde e di più lunghe, mentre le acque stanno perdendo ossigeno e diventando più acide.

"La perdita di massa globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura nevosa e nell'estensione dei ghiacci artici è destinata a continuare nel periodo 2031-2050, a causa degli aumenti della temperatura di superficie, con conseguenze inevitabili per straripamenti di fiumi e rischi locali", si legge nel rapporto "Oceano e criosfera in un clima che cambia" (la criosfera è l'estensione dei ghiacci).

"L'oceano sta perdendo la sua capacità di sostenere se stesso e noi umani - commenta nel comunicato dell'Ipcc la ricercatrice Lisa Speer, della ong internazionale National Resources Defence Council -. Dobbiamo, con la massima urgenza, ridurre le emissioni di gas serra, e al tempo stesso proteggere larghe aree dell'oceano globale da attività umane dannose. Il 30% al 2030 sarebbe un buon inizio".

Il rapporto diffuso oggi dal Principato di Monaco, dove sono riuniti da giorni i ricercatori per la stesura finale va ad integrare quello uscito a maggio ("Cambiamento climatico e territorio") e quello su "Riscaldamento globale a 1,5°C" uscito nell'ottobre del 2018, e disegna scenari ben più cupi rispetto agli ultimi studi.

Senza mezzi termini gli scienziati scrivono che nel ventunesimo secolo saremo soggetti a "condizioni senza precedenti di aumento di temperature, maggiore stratificazione dei livelli superficiali, ulteriore acidificazione, declino dell'ossigeno e alterata produzione primaria netta (la produzione di pesci e alghe, ndr). Ondate di calore marine ed eventi estremi come El Nino sono destinati a diventare più frequenti. Eventi estremi di livello del mare che erano storicamente rari (uno al secolo nel passato) sono destinati ad avvenire più di frequente (almeno una volta all'anno) in molte zone al 2050, specialmente nelle regioni tropicali. L'aumento del livello del mare continuerà anche oltre il 2100".

Il declino della biodiversità

Ci avviamo verso "una diminuzione nella biomassa globale degli animali marini, nella loro produzione e nel potenziale di pesca, e un cambiamento nella composizione delle specie è previsto nel XXI secolo negli ecosistemi oceanici. I cambiamenti futuri nella criosfera sulla terraferma (i ghiacciai montani e le coperture polari) sono destinati a colpire le risorse idriche e i loro usi, come l'idroelettrico e l'agricoltura. Gli incendi si prevede che aumenteranno in modo significativo per il resto del secolo nella tundra e nelle regioni boreali, così come in alcune regioni montane".

Bisogna ricordare che quasi 2 miliardi di persone vivono sulle coste. Anche se il riscaldamento sarà limitato a soli 2° C, gli scienziati prevedono che l'impatto dell'innalzamento del livello del mare causerà danni per diversi miliardi di dollari all'anno e costringerà a spostarsi milioni di migranti

I ghiacci dell'Artico ridotti del 38%: il monitoraggio dal satellite dal 1979

Addio Venezia: come apparirebbe il mondo se si sciogliessero tutti i ghiacci

Se il mondo continuerà a bruciare combustibili fossili e a usare il carbone a tempo indeterminato, il cambiamento climatico potrebbe arrivare a sciogliere tutto il ghiaccio dei poli e quello sulle montagne, secondo il National Geographic.

Ci sono oltre 21 milioni di km cubi di ghiaccio sulla Terra. Secondo molti scienziati ci vorrebbero più di 5.000 anni per scioglierlo tutto. Ma nell’arco di vita della prossima generazione, alcune città potrebbero già cessare di esistere se il mondo non ridurrà drasticamente le emissioni di carbonio.

Questo farebbe salire il livello del mare di approssimativamente 66 metri, sommergendo città che si affacciano sul mare come Venezia, Buenos Aires e Il Cairo.

Business Insider ha creato una mappa animata che mostra come sarebbe il mondo se questo futuro apocalittico dovesse avverarsi.

Già alla fine di questo secolo, secondo gli scienziati, diverse parti della terra diventeranno inabitabili. I rischi che implica il cambiamento climatico includono carestie, siccità, vasti allagamenti, epidemie, avvelenamento degli oceani e ondate di calore record.

Lo scioglimento sempre più rapido delle calotte polari e dei ghiacciai sta facendo salire i livelli del mare e cambiando le coste nel mondo. Ecco cosa succederebbe alle coste del Nord America se tutto il ghiaccio del mondo si sciogliesse: Miami e tutta la Florida scomparirebbero e Washington diventerebbe una città di mare. L’Europa direbbe addio a Londra, Venezia e ai Paesi Bassi,In Asia, l’acqua inghiottirebbe l’intero Bangladesh, attualmente abitato da 160 milioni di persone, e Kolkata (Calcutta), con una popolazione di 4,6 milioni.L’Australia perderebbe gran parte della fascia costiera dove vivono circa l’80% dei suoi abitanti.In estremo oriente Shanghai finirebbe in mezzo al Mar Cinese Orientale, che arriverebbe a lambire Bejing (Pechino).In Sud America, il mae si impadronirebbe del bacino dell’Amazzonia e di quello del fiume Paraguay, distruggendo Buenos Aires e gran parte del Paraguay.L’Africa perderebbe meno terra rispetto ad altri continenti. Tuttavia, le ondate di calore insopportabili renderebbero inabitabile gran parte dell’area.

Clima, il Mar Caspio sta evaporando. ''A questo ritmo la parte Nord sparirà in 75 anni''

Clima, il Mar Caspio sta evaporando. ''A questo ritmo la parte Nord sparirà in 75 anni''

Non è la prima volta che il più grande lago del mondo perde acqua, ma ora lo sta facendo a un ritmo doppio rispetto al minimo degli anni '70, la scoperta si deve alle osservazioni satellitari. Secondo gli scienziati se non aumenterà l'apporto dei fiumi o delle piogge, tutta la sua parte meno profonda potrebbe andare perduta. ANCHE il Mar Caspio sta perdendo acqua, evapora a causa delle temperature sempre più alte: il suo livello è sceso di un metro e mezzo in circa 20 anni e continua ad abbassarsi. Il lago più grande del mondo soffre dunque l'eccessiva evaporazione e l'apporto da piogge e fiumi che è sempre più scarso. A questo ritmo tutta la sua parte settentrionale potrebbe sparire nel giro di tre quarti di secolo.

A preoccupare gli studiosi non è tanto il livello attuale delle acque, non è stato infatti ancora raggiunto il record negativo fatto registrare alla fine degli anni '70, quanto piuttosto il trend in picchiata, un calo di quasi sette centimetri all'anno, il doppio rispetto a 40 anni fa. La tendenza non sembra diminuire, anzi, dal 1995 al 2015 la curva è diventata sempre più ripida. Metà della colpa, secondo un team internazionale di ricercatori guidati dall'Università del Texas, autori dello studio pubblicato su Geophysical Research Letters, è da attribuire alle temperature, che sono cresciute in media di un grado centigrado tra i due periodi di riferimento (1979-1995 e 1995-2015). E che continueranno ad alzarsi, secondo gli scienziati, guidate dai cambiamenti climatici in atto. A influire però sono anche la riduzione delle precipitazioni e il contributo dei fiumi, il più grande dei quali è il Volga.

REPORTAGE Nel deserto dell'Aral, dove il lago è un ricordo

La scoperta che il mar Caspio si sta riducendo è avvenuta quasi per caso, calibrando gli strumenti dei satelliti Grace (Gravity recovery and climate experiment) della Nasa, sonde che misurano accuratamente il campo gravitazionale della Terra e che riescono a individuare e misurare la quantità di acqua presente, anche nel sottosuolo. Come una bilancia che riesce però a pesare mentre è in orbita, a quasi 500 chilometri di distanza.

LEGGI Marche, scomparso Pilato: il 'lago con gli occhiali'

Lo specchio d'acqua, di gran lunga il più grande del pianeta con una superficie pari a circa 371.000 chilometri quadrati (più della Germania), ha sperimentato molte fluttuazioni nella sua profondità media negli ultimi decenni. La più importante delle quali, appunto, si è conclusa alla fine degli anni 70.

Il Caspio è anche uno dei laghi più profondi, l'abisso arriva a oltre un chilometro nella sua parte meridionale, è salato e può essere considerato come un piccolo mare. Il rischio riguarda però soprattutto la parte settentrionale, quella meno profonda: "L'evaporazione - scrivono gli scienziati - avrà l'impatto più grande nella porzione nord del Mar Caspio, perché molta dell'acqua in quell'area è inferiore ai cinque metri di profondità". A questo ritmo, sette centimetri all'anno, tutta quella zona si prosciugherà in circa 75 anni, come è già successo con il lago d'Aral, con un danno economico e ambientale incalcolabile.

 2019

 

Draghi in azione: la Bce taglia i tassi e rilancia il Qe. I tassi sui depositi scendono allo 0,5%, gli acquisti ripartiranno da novembre con 20 miliardi al mese e senza una data di scadenza fissata. Migliorate le condizioni finanziarie per le banche.Tassi sui depositi giù di 10 punti base (al -0,5%) e riavvio degli acquisti di titoli, a partire da novembre, per 20 miliardi di euro al mese e finché sarà necessario. Sono le decisioni prese dalla Bce nell'attesissimo Consiglio che aveva sul tavolo gli strumenti per intervenire in difesa dell'economia dell'Eurozona e in supporto alla dinamica dei prezzi, che resta ferma intorno al +1% a fronte di un obiettivo vicino al +2%.

Mario Draghi ha annunciato in conferenza stampa il cambio della cosiddetta forward guidance, ovvero la previsione sui movimenti futuri dei tassi. Questi, si aspetta la Bce, resteranno "su livelli attuali o più bassi fino a che avrà visto l'outlook dell'inflazione convergere in maniera robusta (rafforzamento del concetto di nuova introduzione, ndr) verso un livello sufficientemente vicino ma sotto il 2% entro il suo orizzonte di riferimento e fino a che questa convergenza non sia stata riflessa in maniera consistente nelle sottostanti dinamiche di inflazione". Nell'Eurozona, insomma, è ancora "necessaria una politica altamente accomodante a lungo". La Bce ha ufficializzato dunque le sue mosse e, dalle prime reazioni, sembra non aver deluso le aspettative del mercato. Immediata la reazione nelle sale operative, con le Borse europee in rafforzamento, l'euro in calo sotto 1,1 dollari e i Btp che si sono apprezzati. Draghi ha ricordato che, se si è arrivati a questo punto, è perché i "recenti dati macro hanno indicato una protratta debolezza economica". Anche la Germania, ha detto proprio oggi l'istituto Ifo, "rischia la recessione". Le previsioni sul Pil dell'Eurozona sono state tagliate all'1,1% per il 2019 (da 1,2% a giugno), all'1,2% per il 2020 (da 1,4%) e confermate all'1,4% per il 2021. Anche l'inflazione è stata ribassata a 1,2, 1 e 1,5% nel triennio 2019-2021. Torna il Qe. Negli ultimi giorni erano state messe in dubbio le possibilità che il Qe scattasse fin da subito, invece la Bce l'ha ufficializzato: seppure per un ammontare mensile nella parte bassa delle stime, è rilevante che non ci sia indicazione di una scadenza del piano. Anzi, nella decisione del Consiglio si dice che questo durerà finché sia necessario "per rafforzare l'impatto accomodante dei tassi ufficiali e che termini poco prima che inizino ad aumentare il tasso di interesse chiave della Bce". Proprio questa è una delle novità che superano le attese del mercato, mentre la taglia degli acquisti (20 miliardi) è nella parte bassa delle aspettative. Il risvolto di queste decisioni è ben eviente sui mercati. Già da tempo i rendimenti dei titoli di Stato avevano iniziato un percorso di discesa, aspettando questi stimoli Bce e quelli che verranno probabilmente dalla Fed settimana prossima. In Italia, il calo dello spread si è poi accentuato con il cambio di governo, ben accolto sui mercati soprattutto per il ritrovato dialogo con la Ue. In vista della Manovra, proprio il minor costo del debito sarà un serbatoio importante cui attingere per far quadrare i conti: nella nota di aggiornamento del Def potrebbero entrare risparmi per 2-3 miliardi vista la nuova situazione sul mercato dei titoli di Stato, che si potrebbero ancor più consolidare negli anni a venire.

Nelle tasche degli italiani, si ripropone il duplice gioco: da una parte il denaro avrà un costo inferiore, con possibili ulteriori ribassi sul costo dei mutui e dei prestiti. D'altra parte, per chi ha liquidità da investire, significa far sempre più fatica a trovare titoli in grado da offrire un minimo rendimento. Roberto Anedda di MutuiOnline.it ricorda che - già anticipando le mosse ufficiali - i mercati avevano portato "l'Euribor su nuovi minimi intorno al - 0,45% e, soprattutto, hanno fatto letteralmente crollare gli indici Irs che, con un calo dell'1% complessivo". Il crollo degli indici si è riflesso subito sui tassi dei mutui: "E' ora possibile ottenere un mutuo ventennale ad appena lo 0,22% di tasso variabile e alllo 0,57% per un tasso fisso. Sulla durata di 30 anni il miglior tasso variabile è ora allo 0,27% e il tasso fisso più conveniente allo 0,83%". Per la prima volta nel mercato dei mutui l'intero arco di migliori offerte, dal variabile al fisso e fino alle durate più lunghe, rimane così al di sotto della già di per sé ridotta soglia dell'1%.

Draghi ha rimarcato più volte in conferenza stampa che i governi devono fare la loro parte per sostenere l'economia: "Considerati l'indebolimento dell'economia e la protratta prevalenza dei rischi verso il basso, i governo con spazio in bilancio dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo", il suo messaggio a Paesi quali la Germania che dovrebbero investire maggiormente. Nel Consiglio, ha rimarcato, c'è stata unanimità sul fatto che la fiscal policy deve diventare il primo strumento per affrontare questa congiuntura, non si può più demandare tutto alla politica monetaria.

2108

 

2017: crisi bancarie,guerra Vivendi-Mediaset,fuga di Exxsor, fine del salotto buono,crollo industriale

 

LA DECRESCITA PERENNE di Bifo Berardi

Con il crollo della Cina, termina il "sogno" degli economisti "eterni"

Mario Draghi ripete l’esorcismo estremo: «Whatever it takes». Ma il pericolo attuale non è più quello di un collasso finanziario come nel 2008. Il pericolo è quello di una crisi di sovrapproduzione globale, e di una stagnazione di lungo periodo. Il crollo delle borse non è che un segnale. Da sei anni le banche centrali prestano denaro a costo zero, e da un paio di anni il petrolio scende ininterrottamente. Cionostante la domanda cala, e la stagnazione persiste, si aggrava, tende a divenire recessione.

Il 10 gennaio il New York Times ha pubblicato un articolo di Clifford Kraus dedicato agli effetti che il calo della domanda cinese produce sull’economia globale: «Per anni la Cina s’è ingozzata di ogni tipo di metalli e di energia perché la sua economia si espandeva rapidamente; le grandi aziende hanno ampliato aggressivamente le loro operazioni di estrazione e produzione, scommettendo sulla prospettiva che l’appetito cinese sarebbe continuato per sempre. Adesso tutto è cambiato. L’economia cinese si contrae. ........(leggi l'articolo)

I suoi 500.000mila euro erano diventati 800
Piccolo azionista Pop Vicenza si suicida

"USAMI COME VUOI" 
("E PER IL TEMPO CHE TI SERVE")

La lettera-zerbino di Christine Lagarde

 a Nicolas Sarkozy che imbarazza

 il Fondo Monetario Internazionale 
BLOG Armeni: "Lagarde-Sarkozy, il

 bondage del potere" 

Luce e gas, da luglio potremo consultare i nostri consumi online

Grazie al Portale Consumi di Arera potremo consultare lo storico di quanta energia utilizziamo, ma si accederà solo con le credenziali di Spid. (Luglio 2019)

https://www.consumienergia.it/portaleConsumi

Su questo sito ogni consumatore potrà consultare lo storico dei propri consumi sia per la luce che per il gas “in modo chiaro e fruibile”, garantisce l’Autorità, che spiega: “In questa prima fase il cliente potrà da subito visualizzare, anche mediante tabelle o grafici più intuitivi, i dati passati di consumo, le letture e le autoletture degli ultimi 12 mesi”. Dati che i clienti più scrupolosi potranno scaricare in formato accessibile per averli sempre con sé. 
 

Arera avverte però che non tutti i consumatori accederanno alla stessa quantità di informazioni: questo dipenderà sia dal tipo di contatore installato (in questo senso, si suppone che quelli di ultima generazione forniscano letture a getto continuo, cosa che non possono fare quelli più vecchi) e dalla frequenza con la quale gli operatori mettono le letture a disposizione del Sistema informativo integrato, il database per le informazioni dei clienti del mercato libero e del tutelato.n questa operazione di trasparenza, che va a tutto vantaggio del cittadino, c’è però un neo: per entrare nel Portale Consumi bisognerà essersi dotati delle credenziali di Spid, l’identità digitale per accedere a tutti i servizi pubblici. “Si tratta di una inutile complicazione che rischia di vanificare l’utilità del servizio” spiega Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori, che però sottolinea come il portale sia “un’ottima notizia” e che la questione Spid non dipenda da Arera.

Una volta conosciuti nel dettaglio i propri consumi, il passaggio successivo dovrebbe essere quello di capire se stiamo pagando il giusto o, invece, potremmo risparmiare cambiando operatore. Arera ha già annunciato che nei prossimi mesi verrà creata una sinergia tra il Portale Consumi e il Portale Offerte che mette a confronto le tariffe dei gestori del libero e del tutelato. Fino ad oggi, infatti, il Portale Offerte dà la possibilità di fare una stima dei propri consumi, ma in futuro il calcolo della tariffa migliore verrà fatto sulla base di dati reali e affidabili.

 


Concorso scuola, Giannini: E' passato chi era preparato su metodi di insegnamento

Concorso scuola, Giannini: "E' passato chi era preparato su metodi di insegnamento"

Craco la città fantasma che ha stregato il cinema

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Craco la città fantasma
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Coronavirus, variante Delta in crescita nel Regno Unito. Sempre più ricoveri. Ma con i vaccini rallentano i decessi.

Covid, l’Italia rinuncia a tracciamento: in 10 Regioni meno operatori rispetto al 2020. “Crollo dei tamponi nelle ultime 5 settimane”

Diecimila nuovi casi al giorno: aumento del 31,8% rispetto alla settimana precedente. Sale la percentuale di contagiati anche tra chi ha ricevuto due dosi di immunizzazione

Variante Delta, lo studio: “La protezione diminuisce, ma Pfizer e Astrazeneca mantengono buona efficacia”. Gb, Johnson proroga restrizioni: “Siamo preoccupati”.La variante Delta – che sta creando allerta in Uk e in Europa – riduce del 13% l’efficacia dei vaccini, ma due dosi, sia di Astrazeneca che di Pfizer, sono in grado di contrastare il rischio di infezione. Queste le conclusioni dello studio dell’Università di Edimburgo

14-06-21

Istat conferma record di povertà nel 2020: “Riguarda 5,6 milioni. Nord supera Sud per famiglie povere”16-06-21

Bankitalia, Visco: "Crisi peggiore dalla seconda guerra mondiale, segnali di progresso ma disuguali"31-05-21

Covid, intelligence Usa: tre ricercatori di Wuhan ricoverati nel novembre 2019. Fauci: "Non convinto dell'origine naturale"

Il Wall Street Journal racconta come la malattia dei tre confermi le ipotesi di una possibile diffusione del virus settimane prima della data finora indicata.

Tre ricercatori dell'istituto di virologia di Wuhan ammalati già nel novembre 2019 e ricoverati in ospedale. I "sintomi sarebbero compatibili sia con il Covid sia con l'influenza stagionale". Ma tanto basta a riaccendere i riflettori sulla città, considerata l'epicentro della pandemia. A far tornare d'attualità la teoria dell'incidente di laboratorio. E a rimettere in discussione la gestione e trasparenza da parte della Cina. 

A rivelarlo è un rapporto dell'intelligence americana, pubblicato dal Wall Street Journal. "Le informazioni in mano ai servizi segreti provengono da varie testimonianze e sono di comprovata qualità. Notizie molto precise, anche se non si sa ancora quale sia stata la causa della malattia che ha colpito i tre medici cinesi". Particolare non di poco conto.

Il primo caso confermato da Pechino venne registrato l'8 dicembre 2019, ma già nel febbraio di quest'anno lo stesso Wsj affermava "ciò che molti epidemiologi sospettavano da tempo": secondo la ricostruzione del quotidiano americano, il coronavirus iniziò a diffondersi inosservato nell'area di Wuhan settimane prima, cioè proprio attorno alla seconda metà di novembre 2019. La pubblicazione del documento dell'intelligence giunge a poche ore da un incontro dell'Organizzazione mondiale della sanità nel quale dovrebbe essere discussa la prossima fase dell'inchiesta sull'origine del Covid-19. La prima parte delle indagini, condotte da un team di esperti dell'Oms coadiuvati da scienziati e medici cinesi, ha portato nei mesi scorsi alla conclusione che l'ipotesi dell'incidente di laboratorio è "estremamente improbabile". Tuttavia, diversi voci - fra le quali quella del segretario di Stato Usa Antony Blinken - hanno sollevato il sospetto che le indagini siano state "inquinate" dalla Cina.

Pechino ha ripetutamente negato che il virus possa essere uscito da uno dei suoi laboratori. Ieri il ministro degli Esteri di Pechino ha citato proprio le conclusioni del team dell'Oms dopo la visita a Wuhan a febbraio. "Gli Stati Uniti continuano a pubblicizzare la teoria della fuga: sono davvero preoccupati nel cercare di rintracciare le origini del virus o vogliono solamente distogliere l'attenzione pubblica?". 

Al momento nessun commento da parte dell'Amministrazione Biden, anche se la Casa Bianca ha sottolineato come tutte le teorie tecnicamente credibili sull'origine della pandemia dovrebbero essere indagate dall'Oms e dagli esperti internazionali. 

A chiedere ulteriori indagini e a dirsi non convinto dell'origine naturale del virus è Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale di malattie infettive e consigliere della Casa Bianca sul Covid. Parlando con Fox, quando gli è stato chiesto se il virus fosse stato originato naturalmente, Fauci ha risposto: "Non ne sono convinto, penso che dovremmo indagare su ciò che è successo in Cina". "Certamente - ha aggiunto - le persone che stanno indagando sostengono che l'emergenza nasca da un animale che ha contagiato gli individui, ma potrebbe essere stato anche altro e noi abbiamo bisogno di scoprirlo. Per questo sono assolutamente a favore di un'indagine".

Mottarone, lo schianto, i soccorsi, le indagini: il videoracconto. "Dopo lo sconforto, sale la rabbia"23-05-21

Non ci sarà transizione e tanto meno ecologica

Non ci sono più dubbi, il ministero per la Transizione ecologica è sempre il vecchio ministero dell’Ambiente. Non ci sarà transizione e tanto meno ecologica. Le scelte sul tipo di sviluppo del nostro Paese continueranno a essere fatte dal mercato, l’obiettivo da perseguire sarà sempre la crescita quantitativa, il dio Pil sarà sempre la nostra unità di misura e, al massimo, si darà una spolverata di verde purché sia “sostenibile”, e cioè sia compatibile con le esigenze del mercato e del profitto aziendale.

Eppure, non ci vuole molto a capire che abbiamo già da tempo intaccato il capitale ambientale e che non si può continuare all’infinito a distruggere risorse e materie prime. Certo, ci sono alcune linee guida (non operative) interessanti in tema di economia circolare e qualcosa cambierà, specie per la cosiddetta “transizione energetica” verso le rinnovabili, impostaci dalla Ue, che, tuttavia, appare incerta e inadeguata, e viene considerata come un fattore di mercato e non come piattaforma indispensabile per cambiare stili di vita e modello di sviluppo; dimenticando che, a questo proposito, la Ue, ben più coraggiosamente, precisa almeno che “serve una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani”; evitando, cioè, “irreversibili e catastrofici cambiamenti del nostro ecosistema e rilevanti impatti socio-economici”.Non a caso nel Pnrr italiano si richiama più volte, come un mantra, il principio comunitario di “non arrecare danni significativi” all’ambiente, rivelando un intento di conservazione e non certo di rinnovamento e di “transizione” verso qualcosa di nuovo. L’importante è ricominciare a produrre e far ripartire presto i consumi, senza neppure distinguere i bisogni reali da quelli indotti attraverso un massiccio indottrinamento pubblicitario. E, se qualcuno obietta, ecco che si tira fuori la “decrescita felice”, confondendo il progresso con la crescita come precisato con chiarezza dall’enciclica Laudato si’, secondo cui “dobbiamo convincerci che rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo”, in cui la tecnologia sia al servizio dell’uomo e non del profitto di pochi, la biodiversità sia sempre tutelata, e le diseguaglianze vengano ridotte.

E sempre pochi giorni fa, dinanzi alla Commissione ecomafia, Alessandro Bratti, direttore di Ispra (il massimo organo di ricerca e controllo sull’ambiente) ha denunciato senza mezzi termini il controsenso di “pensare di investire nel nostro Paese 300 miliardi parlando di transizione ecologica e non investire un euro nel sistema di protezione ambientale, che peraltro deve valutare tutte le opere che passano attraverso il Recovery”. In questa desolazione ci sono almeno tre cose che si possono salvare.

La prima è la promessa di Draghi di inserire in Costituzione i concetti di ambiente e sviluppo sostenibile. Sarebbe un primo passo avanti importante da parte del Parlamento inserire nella Costituzione la specificazione che “la tutela dell’ambiente è fondata sui princìpi di precauzione, azione preventiva e sviluppo sostenibile. A tal fine la legge promuove le condizioni necessarie a rendere effettivo tale diritto e inserisce nel bilancio dello Stato opportuni parametri di benessere e di contabilità ambientale”; introducendo così, come linea guida per tutte le leggi ordinarie, anche l’importante principio della contabilità ambientale e di uno sviluppo non correlato solo all’aumento del Pil ma soprattutto al benessere (felicità?) dei cittadini.La seconda consiste nella valorizzazione dell’investimento (3.3) del Piano dedicato a “Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali” che “si propone di contribuire al raggiungimento di tre obiettivi prioritari:

i) aumentare il livello di consapevolezza sugli scenari di cambiamento climatico e sulle relative conseguenze;

ii) educare in merito alle opzioni a disposizione per l’adozione di stili di vita e consumi più sostenibili a livello di individui, famiglie e comunità;

iii) promuovere l’adozione di comportamenti virtuosi, anche a livello di comunità”.

La terza consiste nella promessa riforma dell’attuale Ministero, che dovrebbe essere attuata attraverso un ampio rinnovamento del personale in base a scelte trasparenti di professionalità e di competenza; eliminando l’attuale sovrabbondanza di inutili burocrati che hanno come bibbia il Sole 24 Ore e che assicurano la loro sopravvivenza complicando gli affari semplici, imponendo, ad esempio, il rinvio a un incredibile numero di futuri decreti ministeriali per dare attuazione a una legge di salvaguardia ambientale che non ne avrebbe alcun bisogno.

 

“Consegna di mobili fino a 12 ore di fila senza pause. La nostra paga? Ci danno 47 euro al giorno. Lordi”LA MERDA SCHIAVISTICA DI MONDO CONVENIENZA CHE SI UNISCE ALL'ALTRA MERDA SCHIAVISTICA AMAZON E RIDER DELLE SOCIETà CHE CONSEGNANO CIBO. UN'EMERGENZA SOCIALE TOTALMENTE IGNORATA DAL GOVERNO DELLE BANCHE E DELLE FINANZIARIE.DAL LIBERI TUTTI ALLA RIPRESA DELLA CARNEFICINA SUL POSTO DI LAVORO:IN UNA SETTIMANA 4 MORTI

7-05-2021

 

Il premier Draghi presenta il Recovery alla Camera: “Non solo tabelle e numeri, qui c’è il destino del Paese. No a miopi visioni di parte o peseranno su nostre vite”. GLI AIUTI DALL’EUROPA – Il premier illustra il piano di recupero prima dell’invio all’Ue: “In gioco la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo. In tutto disporremo di 248 miliardi, compreso il fondo Sviluppo e coesione. Cabina di regia a Palazzo Chigi, attuazione a ministeri e enti locali”

Recovery, superbonus fino al 2023 solo per le case popolari. Rabbia di Forza Italia. Abilitazioni, basterà la laurea

Arriva a 318 pagine la bozza del Recovery plan che il Consiglio dei ministri deve limare, in vista della presentazione alle Camere nei primi giorni della prossima settimana e della successiva chiusura per arrivare a spedirlo a Bruxelles entro il 30 aprile.Il Piano "comprende un ambizioso progetto di riforme" con "quattro importanti riforme di contesto - pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza", scrive il premier Draghi nel preambolo. Ci sono poi la "modernizzazione del mercato del lavoro; il rafforzamento della concorrenza nel mercato dei prodotti e dei servizi" e la riforma del fisco, anche in chiave ambientale.

Il testo che circola in queste ore non scioglie il nodo del Superbonus al 110%, l'agevolazione fiscale per i lavori di efficientamento energetico e antisismici per la quale il Parlamento e la filiera dell'edilizia hanno chiesto una proroga a tutto il 2023. "Per far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici, per stimolare il settore edilizio, da anni in grave crisi, e per raggiungere gli obiettivi sfidanti di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni al 2030, - si legge - si intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta (articolo 119 del Decreto Rilancio) dal 2021 al 2023". 

 

Si tratta, in realtà, della proroga per le sole case popolari già prevista dall'ultima legge di Bilancio. Per un'estensione a tutti i tipi di abitazione, servono altri 10 miliardi. Le esitazioni del governo deludono Forza Italia: "Il super bonus è una misura importante. Avevamo chiesto la proroga di un anno con adeguati finanziamenti ed estensione ad altre tipologie di edifici, strutture recettive turistiche e non solo".Nella sua introduzione, il presidente del Consiglio dà la cifra politica del lavoro: "Il Pnrr è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l'ammodernamento del Paese. Il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute. L'Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno, all'interno di un'Europa più forte e solidale". E il Next generation Eu "può essere l'occasione per riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni".Guardando ai numeri, l'impatto sul Pil del Piano nazionale di ripresa e resilienza legato al Recovery sarà nel 2026 "di almeno 3,6 per cento più alto rispetto all'andamento tendenziale". Si auspica che l'effetto sull'occupazione sarà di quasi 3 punti percentuali.Nel testo si chiarisce che il governo "ha predisposto uno schema di governance del Piano che prevede una struttura di coordinamento centrale presso il Ministero dell’Economia. Questa struttura supervisiona l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione Europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiscono una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni sono invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme; inviano i loro rendiconti alla struttura di coordinamento centrale, per garantire le successive richieste di pagamento alla Commissione Europea". Confermato anche il livello locale: "Il governo costituirà anche delle task force locali che possano aiutare le amministrazioni territoriali a migliorare la loro capacità di investimento e a semplificare le procedure. La supervisione politica del piano è affidata a un comitato istituito presso la Presidenza del Consiglio a cui partecipano i ministri competenti".

Nel Def il conto degli aiuti distribuiti nel 2020: 56 miliardi su 108 sono andati alle imprese. Che attaccavano l’eccesso di “sussidi”

Il governo chiede altri 40 miliardi di deficit. Nel prossimo decreto “parziale copertura” dei costi fissi. Crescita 2021 inferiore al previsto. SESTO SCONSTAMENTO DI BILANCIO DA INIZIO PANDEMIA PER COMPLESSIVI 170 MILIARDI DI EURO. RAPPORTO DEFICIT/PIL ALL'11,8%, RAPPORTO DEBITO/PIL AL 181%.14-04-21

Negozianti e partite Iva nuovi poveri del Covid. “L’urgenza non è il cibo, chiedono aiuto per pagare affitti e bollette” – I casi in sette città.

Declino industriale al Sud: da Ilva a Whirlpool, sale la tensione sociale per le crisi senza fine

“Boom tra donne e giovani. Gli aiuti di emergenza solo ai già protetti”

DISOCCUPATI – Persi 945mila posti in un anno. Crollati i posti a termine e gli autonomi

Decreto Sostegni, Draghi: “11 miliardi alle imprese, pagamenti dall’8 aprile”. Altri 8 per lavoro e lotta alla povertà, 5 per i vaccini.QUINTO SCOSTAMENTO DA 32 MILIARDI, AD APRILE CI SARA' IL SESTO.SITUAZIONE GRAVISSIMA.

Tre capisaldi: sostegno alle imprese, al lavoro e lotta alla povertà. Temi per i quali il decreto Sostegni “è una risposta significativa” anche se “parziale, ma era il massimo che abbiamo potuto fare all’interno di questo stanziamento da 32 miliardi chiesto dal governo precedente”. Lo ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri sul decreto Sostegni, iniziato con tre ore di ritardo a causa dello scontro all’interno di maggioranza sul condono fiscale. Condono che il premier ha rivendicato definendolo “limitato” e sostenendo che “permetterà all’amministrazione di perseguire la lotta all’evasione” anche in modo più efficiente.