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LE DIMENSIONI DEL DEBITO

 

 

 L'IMMAGINE RAFFIGURA LE DIMENSIONI MATERIALI DI 1000 MILIARDI DI EURO IN BANCONOTE DA 100: OVVERO QUELLE DI UN CAMPO DI CALCIO ALTO QUANTO LA STATUA DELLA LIBERTA'....tuttavia in Italonia se ne fottono tutti. Ad esempio nel paese della Lega di Merda e dello pseudo federalismo dei coglionazzi delle baite montanare del cazzo ci sono ben 5 regioni che l'autonomia dal centro l'hanno ereditata dal 1970. Si tratta delle regioni a Statuto Speciale, ovvero Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Cinque regioni e altrettanti trattamenti di favore: centinaia di milioni di euro a disposizione, gestiti senza alcun vincolo. Dal Nord al Sud (isole comprese) a pagare è sempre e comunque il cittadino. Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi. In Trentino Alto Adige i presidenti di provincia guadagnano di più del presidente degli Stati Uniti. La regione Sardegna, invece, spende 85 milioni di euro per la gestione dei sistemi informatici regionali. La casta in Valle d’Aosta è una cosa seria, la politica è ovunque: un potentissimo Consiglio regionale di 35 membri, 74 consigli comunali, 8 Comunità montane, 10 Aziende pubbliche di promozione turistica. Infine, in Friuli Venezia Giulia i politici regionali, oltre alle indennità, si portano a casa un rimborso per l’uso della macchina che, a seconda della provincia di residenza, varia dai 533 euro per i triestini ai 3. 210 per chi arriva da Pordenone e deve farsi 117 chilometri.

 

Crisi, Passera lancia l'allarme
"A rischio la tenuta sociale del Paese,7 MILIONI DI PERSONE A SPASSO,OLTRE 3000 IMPRESE CHIUSE IN SOLI 4 MESI!!!!"

L'ITALONIA E' NELLA MERDA NERA E CHI CHIAMANO ??? TOPO GIGIO AMATO

DELLA MERDA

RIGOR MONTIS

DEFAULT UE !!!

DIAZ

IL P(d)D : NASCE IL PARTITO DELLA DIARREA

 

 

Movimento 5 Stelle terzo partito d'Italia

 

UNA CARNEFICINA: 33 SUICIDATI DALL'INIZIO DEL 2012, tutti legati alle cartelle Equitalia, ma MONTI SE NE FOTTE !!!Lavoro: 5 milioni di inattivi
Mai così tanti dal 2004 ad oggi
.
LA LIQUEFAZIONE DI TUTTO E TUTTI. UN PAESE MARMELLATA DOVE SCOMPAIONO I RIFERIMENTI, A COMINCIARE DAL 25 APRILE,E SI IMPASTA SU TUTTO:DAI PARTITI AZIENDA AI LOCALISMI SFRENATI.

Maxi iniezione liquidità Bce: non funziona ed è tossica per le banche.SPREAD VERSO I 400 PUNTI!! FINITO L'EFFETTO RIGOR MONTIIS

 

Milano, il martedì nero: persi 17 miliardi , -5% !! SPREAD OLTRE I 400 PUNTI, INTERESSI SUL DEBITO SCHIZZANO ALLE STELLE

Lo schianto nella merda

 

LA LEGA LOMBARDA CONTRO I TERRONI MA FINANZIATA DALL' N'DRANGHETA!!!

 

LA SPAGNA E' NEI GUAI SERI

 

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI BIS

LA PRIMA TESTA A CADERE E' QUELLA DEL LECCACULO STORICO: EMILIO FEDE !!!

AVANZA LA DEMOCRAZIA LIQUIDA

Gas e petrolio, così il Nord America diventerà il nuovo Medio Oriente

 

 

 

L'AGENDA DEL PIU' COGLIONE,MONTI SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA'

 

MISTER MERDA,VADA PURE AFFANCULO DA DOVE E' VENUTO !!!

 

 

IL P(D)IMERDA

 

 

BANCHE PLANETARIE

 

 

LA FEROCIA DELLA CINA CAPITALCOMUNISTA

 

 

Nel frattempo Italia: $3,4 miliardi a banca americana per cancellare i derivati

 

I TRE STRONZONI al collasso diarreico

 

REFLUSSO

 

....PERCHE' TESTA D'ASFALTO NON C'ENTRA CON LA CORRUZIONE...

 

IN DIRITTURA D'ARRIVO IL MERDELLUM!!!

 

GRAZIE AGLI INTERESSI AL 7,5%

 

Disoccupazione al 9,2%, record STORICO ASSOLUTO. Un giovane su tre è senza lavoro

 

I CDS NON ASSICURANO PIU' NIENTE: SONO MERO MERCATO DERIVATO E BASTA

 

L'AGENDA DEL PIU' COGLIONE

"È il momento del dialogo" DI MASSIMO fINI

 

Spread a 308, l’Italia scende sotto il livello della Spagna per la prima volta da agosto

1/3 di Nazione è in mano ALLE MAFIE, ed i politicanti itaglioti decidono di occupare militarmente una vallata... PREVISTA UNA NUOVA TEMPESTA DI LIQUIDITA'

 

Asta dei Bot, rendimento minore del 2%
Draghi da Davos: evitata enorme crisi liquidità. TUTTAVIA A FITCH NON BASTA TUTTO QUESTO CIARLARE: ITALONIA DECLASSATA AD A- PER "MERITO " DELLE "LADRONIZZAZIONI" DI MONTI, 28-01-2012

RIPOSIZIONAMENTO DEL POTERE IN ITALIA

 

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE D

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE C

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE B

 

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE A

 

 

LIGRESTI, LA STORIA DI UN TANGENTARO TRACOLLATO, leggete: "Ligresti e Groupama verso la rottura
scendono in campo le

 banche italiane,FONDIARIASAI

VERSO LA LIQUIDAZIONE"

 

Benetton pronta a lasciare Piazza Affari

 

ERA MEGLIO IL MEDIOEVO di Massimo Fini

 

 

MASSIMO FINI, DAL MEDIOEVO ALL'ETA' DELLE GLACIAZIONI

 

COME L'ITALIA HA PERSO LA SOVRANITA'

 

Simul stabunt vel simul cadent

 

 

 

Jobs, cordoglio senza fine - Video

Un visionario dell'hi-tech - Videoritratto - Foto
Twitter - Frasi - Agli studenti / Il logo / Quadri
Foto Usa / Mosaico - Ciao Steve -Twitterart

 

 

 

 

SARAS E MORATTI: IL PM CHIUDE IL CASO DEL FALSO IN PROSPETTO DEL 2006 PER "ECCESSO DI CONFUSIONE"

 

FIAT VERSO IL 51% DI CRYSLER GRAZIE AI CONTRIBUTI A FONDO PERSO ITALIOTI

 

 

 

LA GRANDE FAME ALLA BASE DELLO SMOTTAMENTO MEDIO-ORIENTALE/NORD AFRICANO; IL RUOLO DELLA CINA

 

IL FALSONE E GLI ITALIOTI:160.000m miliardi di lire a partire dal 2013

 

Da Bce 500 miliardi per le banche,ancora numeri a caso per spostare il problema all'infinito...

 

UK:THE BIG PIG !!!

 

 

STIAMO PER SALTARE PER ARIA

 

Btp, lo spread vola A 502 e fa di nuovo paura NONOSTANTE IL VARO DELLA QUARTA MANOVRA FINANZIARIA IN UN ANNO !!! PIL 2012: -2%, PIL 2011:+0,2%, PIL 2010:+0,9%,PIL 2009:-4%...

Da Bce 500 miliardi per le banche

LA TARDONA IN CALORE HA VOGLIA DI DISTRUGGERE TUTTO IL MONDO dopo essersi fatta tutti !!!

Christine_Lagarde.jpg

 

IN RECESSIONE

 

Dopo le frequenze le slot machine
Licenze gratis per il gioco d'azzardo
PER 42 MILIARDI DI EURO !!!

Torna l'Ici, sale l'Iva, stretta sui contanti,sale la benzina,ormai via la pensione.
Quindici milioni dichiarano zero
scatteranno i controlli sui conti attraverso l'ISEE

Spread a quota 460 punti
Draghi: 'Contrazione economia Ue'

 

600 MILIARDI DI EURO PER SALVARE L'ITALIA???

 

 

 

CRISI BIS

 

Fiat, Marchionne anticipa il governo
 "Dal 2012 disdetti gli accordi sindacali"

?FINITA

Berlusconi si è dimesso,festa sotto il Quirinale foto video ore 21,42 del 12/11/11 Cade ufficialmente anche l'altro dittatore dell'altra sponda del Mediterraneo,inizia il Terzo Dopoguerra??

 

Ecco il DECRETO DI STABILITA'

 

Il Cavalier Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Quirinale dalla controfigura di Umberto II

ITALIA OLTRE TOMBA

Siamo oltre: BTP AL 6,75%

SPREAD A 500 !!

(8-11-11)

 

Se Air France non ride e Alitalia piange

PDL – 12%, PD – 7%, NENE 3 MILIONI,1 su 4 famiglie solo sussidio

 

"Papandreou si dimetterà entro oggi
Altrimenti domani sarà l’inferno"
6/11/11

 

 

L'EUFORIA PER IL TAGLIO DEI TASSI DURA 24 ORE

per alleggerire la pressione la BCE decide di tagliare di 0,25 i tassi

 

L'EUFORIA PER LE STRONZATE DURA 24 ORE: SPREAD OLTRE 400 !!!

28/10/11

 

Lo spread vola, interessi sui Btp al 6%
"Troppo grandi per fallire? Non è vero"

 

L'ENNESIMA TRUFFA,TUTTO E' STATO SPOSTATO ALL'INFINITO

 

PASSERINI: "LA BOMBA PREVIDENZIALE SCOPPIERA' IN FACCIA AI PRECARI"

«Italia attenta a non finire come la Grecia»

Italia: una possibilita' su tre di BANCAROTTA

Italia: una possibilita' su tre di default

 

Lo stato di crisi della Rete italiota

 

Un esponente del Blocco nero in formazione militare

Guerriglia black bloc a ROMA, blindato in fiamme Video Diretta tv
polizia carica in piazza, migliaia in fuga Vd 1 - 2 - 3 - Foto ,15/10/11

 

S&P taglia il rating
a 24 banche italiane

E Fitch declassa la Fiat

 

 

Il video delle FEROCI contestazioni a Bossi

 

FINANCIAL TIMES: "SILVIO, E' ORA DI ANDARSENE A  FARE IN CULO DA DOVE CAZZO VIENI...".

 

Il Rendiconto dello Stato è un bilancio IMPORTANTE,MISTER B LO RIDUCE AD ESCRESCENZA

LE TESTE DI CAZZO

 

 13 ottobre 2011.Forte nervosismo per il fronte politico: domani il voto di fiducia, il 56esimo, scontato

 

Bilancio, governo battuto alla Camera
Tremonti non vota, l'ira del Pdl

Bersani: "Ora il Cavaliere vada al Colle"(11/10/2011)

 

 

Roubini: Europa deve armarsi di un "bazooka da €2.000 MILIARDI DI EURO",11 ottobre 2011

Moody's declassa l'Italia: rating A2,5/10/11
 

 

NON E' BOSSI A VOLERE LA SECESSIONE DEL NORD.

 IL PADRONE D'ITALONIA TRIS

 

Escort: Berlusconi indagato a Bari
"Spinse Tarantini a mentire ai pm"

 La Procura di Bari accusa l'ex premier e l'ex direttore de L’Avanti! dello stesso reato in concorso: induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria. Si tratta della vicenda delle escort che Tarantini ha portato negli anni scorsi nelle residenze del Cavaliere. Il nome di Berlusconi compare sull'avviso di proroga delle indagini che gli inquirenti baresi hanno notificato l’altro ieri a Lavitola quando era già a Poggioreale. Tarantini ha sempre sostenuto che B. era ignaro di andare a letto con delle prostitute. Lavitola avrebbe avuto il ruolo di "intermediario" e di "concorrente dell'autore materiale del reato", che secondo le ricostruzioni dell'accusa è Berlusconi, inducendo l'imprenditore barese a patteggiare la pena per non fare depositare le sue compromettenti conversazioni telefoniche con l'ex premier di Vincenzo Iurillo e Antonio Massari

 

 

 

CHIUSO IL PROCESSO MILLS: TESTA DI B. ESCE PRESCRITTO, I GIUDICI OVVIAMENTE CALANO LE BRACHE CON I SUPER RICCHI

 

 

ED E' RINVIO A GIUDIZIOOOOOO:

'Nastro Fassino-Consorte? Mai ascoltato'
 Ma Berlusconi viene rinviato a giudizio

Il 24 dicembre 2005, secondo l'accusa, una società di intercettazioni portò ad Arcore la telefonata
tra l'ex segretario dei Ds e il numero uno di Unipol, pubblicata una settimana dopo su Il Giornale. Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio nel procedimento per il passaggio di mano (che portò alla pubblicazine su Il Giornale) dell’intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ai tempi della mancata scalata alla Bnl. La telefonata passata alla storia per l'esclamazione "abbiamo una banca". Così ha deciso il gup Maria Grazia Domanico al termine dell’udienza di questa mattina. “Mai ascoltato conversazioni del genere” altrimenti “me lo ricorderei” aveva dichiarato Silvio Berlusconi in aula. Per l'ex premier è il quarto processo milanese.

Antonio Di Pietro “contro” Silvio Berlusconi. In un’aula di Tribunale. Quella di Milano in cui si celebra il processo per la pubblicazione dell’intercettazione tra Piero Fassino, all’epoca era il 2005 segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, “Allora abbiamo una banca”. Fu il leader dell’Italia dei Valori, nell’autunno del 2009 e oggi teste, a denunciare quello che da settimane Fabrizio Favata, un imprenditore che avrebbe voluto vendere la storia dell’intercettazione non depositata agli atti dell’inchiesta della scalata Unipol alla banca Bnl e ragala a Mister B., andava raccontando ai giornalisti. Poi Favata, accompagnato da una cronista, incontrò e raccontò tutto a Di Pietro. Che alla seconda occasione prese appunti su un foglio di carta giallo, di quelli che “si usano come sottopiatti” in un bar a due passi del Pantheon. Appunti “a mo’ di verbale” risponde Di Pietro al pubblico ministero, l’aggiunto Maurizio Romanelli. Berlusconi e suo fratello Paolo, editore de Il Giornale su cui fu pubblicata la conversazione, sono imputati per quello scoop illecito. Il leader del Pdl risponde in concorso per rivelazione del segreto d’ufficio, il fratello anche per millantato credito e ricettazione. I processi primi distinti sono stati riunificati.

“Favata mi raccontò che consegnò la pen drive a Silvio Berlusconi e che Silvio Berlusconi se la tenne” spiega Di Pietro sottolinea come avesse chiesto più volte a Favata questo particolare. Importante se si considera che nella ricostruzione della Procura, che per l’ex presidente del Consiglio aveva chiesto in un primo momento l’archiviazione, il Cavaliere la sera di Natale del 2005 apparve “appisolato” durante l’incontro ad Arcore per ascoltare l’intercettazione. Alla riunione per fare un regalo al presidente da cui si aspettavano un regalo con Paolo Berlusconi c’erano Favata e Roberto Raffaelli, titolare della Rcs research control sistem, la società che aveva in appalto le intercettazioni della Procura. Nel salotto di villa San Martino fu ascoltata intercettazione e l’allora premier apparve a Favata che poi raccontò a Di Pietro “molto soddisfatto. Berlusconi si tenne la pen drive e se ne andarono contenti di essersi ingraziati il presidente del Consiglio” continua l’ex pubblico ministero di Mani Pulite. “Poi uscì sul giornale e furono contenti. Dopo la prima pubblicazione ci fu un tam tam, trasmissioni televisive e man man che montava erano soddisfatti di aver fatto un gran favore. Fu Paolo Berlusconi a fargli sapere ‘mio fratello Silvio è molto contento, è a vostra disposizione‘”. Ma la riconoscenza non arrivò. E chi sperava come Raffaelli di ottenere entrature in Romania per esportare il business delle intercettazione nello futuro Stato Ue, rimase deluso. 

Di Pietro ricostruisce così come incontrò Favata e come decise di presentare la denuncia. “Nella seconda metà di settembre la giornalista Claudia Fusani mi disse che un certo Fabrizio voleva parlarmi. Mi raccontò i fatti a voce in un incontro alla Camera dei deputati. Appena saputi questi fatti e mi sono recato alla locale Procura della Repubblica. Erano informazioni sommarie, ma a mio avviso potevano avere rilevanza penale. Era un dovere come cittadino anche se non avevo capito perché era venuto da me. Mi consegnò anche dei documenti. L’8 ottobre 2009 sempre la giornalista Fusani mi disse che Favata voleva incontrami”. Nel bar romano Di Pietro verbalizzò la storia di Favata. “Raccontava sostanzialmente tre fatti. Il primo la illecita acquisizione, anche se lo valuterete voi, del contenuto di una intercettazione Fassino Consorte, la consegna a piùsoggetti e la successiva pubblicazione. Poi la dazione di denaro. La terza questione società gli storni di pagamenti di fatturazioni”. La dazione, secondo il racconto di Favata oggi raccontato da Di Pietro, sono i circa 40-50 mila chiesti da Paolo Berlusconi, con cui c’era stati rapporti di lavoro, per far ottenere gli appalti in Romania alla Rcs. Versamenti che sarebbero continuati per mesi. L’affare andò male. ”Favata si sentiva tradito perché non aveva ottenuto quello che gli era stato promesso. Diceva di essere alla canna del gas, era disperato, mi mostrò pure una bolletta non intestata. Dopo aver fatto tanto diceva di essere stato abbandonato, proprio quando ne aveva bisogno. Ricordo una frase di Favata – dice Di Pietro –  quando gli chiesi a chi l’hai consegnata la pen drive? L’ho fatta sentire a Silvio Berlusconi e l’ho consegnata a Silvio Berlusconi”.

E proprio Fabrizio Favata, che in un procedimento separato è stato condannato a quattro anni e due mesi, è stato sentito in aula. Quando Berlusconi ascoltò la frase “allora, abbiamo una banca?” rivolta da Piero Fassino a Giovanni Consorte, “sbarrò gli occhi. Era vigilissimo“. Davanti ai giudici della IV sezione penale del Tribunale, Favata ha ricostruito la serata del 24 dicembre 2005: “Silvio Berlusconi si scusò con noi e disse che era molto stanco. Per questo avrebbe chiuso gli occhi durante l’ascolto ma sarebbe rimasto vigile…”. E così fu visto che appena l’intercettazione riecheggiò nel salotto della villa il Cavaliere si rianimò.  Favata, come ha appunto raccontato Di Pietro, sostiene che la pen drive con l’intercettazione venne consegnata nelle mani di Silvio Berlusconi che, al termine dell’incontro,”ci ringraziò e disse di essere a nostra completa disposizione per qualsiasi cosa, che la riconoscenza della famiglia Berlusconi andava al di là di qualsiasi immaginazione…e questo – dice Favata con una ironia – l’ho provato sulla mia pelle”.  

Favata ne ha anche per il fratello dell’ex premier che fece da intermediario e che chiese soldi per “ungere le ruote” e permettere alla società di intercettazioni di inserirsi nel mercato romeno. ”Con le buste di contanti io salivo al secondo piano di via Negri e le consegnavo a Paolo Berlusconi nel suo ufficio” dice l’imprenditore. Nell’ambito della “operazione Romania”  l’editore del Giornale “mi presentò a Roma l’onorevole Valentino Valentini”. Poi dopo quell’incontro “Paolo mi disse che si poteva andare avanti nell’operazione, ma c’erano spese da sostenere”, 40 mila euro al mese dal maggio-giugno 2005 all’aprile 2006.  L’allora premier “sapeva perfettamente la ragione dell’incontro, non credo ci avrebbe ricevuto il 24 dicembre se si trattava di un aperitivo”. Dopo aver ascoltato “il nastro che durava una decina di minuti il premier commentò e ironizzò con noi su quelle parole” tra l’allora leader dei Ds Fassino e Giovanni Consorte, all’epoca alla guida di Unipol. Favata, come ha aveva spiegato Di Pietro in aula, ha anche confermato che la pen-drive venne “consegnata da Raffaelli a Silvio Berlusconi”. Poi, ha concluso, “ho pensato che l’avesse persa, perché dopo qualche giorno Paolo Berlusconi ce ne chiese un’altra copia”. E il 31 dicembre 2005 Il Giornale uscì in prima pagina con la famosa intercettazione “Allora, abbiamo una banca?”.

 

 

 

Mediatrade, il Gup
prosciog
lie il premier(rimane in piedi la frode fiscale Mediaset)

 

 

,la rivelazione di segreto d'ufficio del caso Unipol-Consorte-Fassino,(I difensori hanno chiesto al collegio la possibilità di cancellare l'udienza di lunedì prossimo perché in concomitanza con un altro procedimento a carico dell'ex premier, ossia l'udienza preliminare in cui Berlusconi è accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio per la vicenda del nastro Fassino-Consorte ai tempi della scalata di Unipol alla Bnl.)

 

la concussione e sfruttamento di prostituzione minorile del caso Ruby

 

 

Lodo Mondadori, Fininvest condannata
Cir: "Conferma che ci fu corruzione"

 

Il paracadute d'oro nelle casse del Biscione

 

 

Processo Ruby, in aula arriva la Minetti
La teste: "Burlesque? No, un puttanaio"

Il consigliere regionale del Pdl in tribunale per assistere al procedimento in cui è imputata
per induzione e favoreggiamento della prostituzione. "Non provo assolutamente imbarazzo"
 

 

 

Nicole Minetti è arrivata in tribunale a Milano per assistere alla deposizione dell'amica Melania Tumini nel  processo sul caso Ruby in cui è imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione (anche minorile), assieme a Lele Mora ed Emilio Fede. Il consigliere regionale del Pdl lombardo, in elegante tailleur nero, ha sorriso all'indirizzo dei fotografi e dei cronisti prima di entrare nell'aula della quinta sezione penale. E ha detto di non provare "assolutamente imbarazzo" e nemmeno vergogna. E' la prima volta che Minetti si presenta a una udienza del processo sul caso Ruby. Tumini aveva invece già deposto nel filone principale del processo a carico di Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile.

Nicole Minetti in aula a Palazzo di giustizia

"Ad Arcore era un puttanaio". Melania Tumini, compagna di scuola della Minetti a Rimini, era stata portata ad Arcore proprio del consigliere regionale, che aveva detto a Berlusconi che l'amica parlava francese e aveva due lauree ."Qualcuno le ha mai prospettato che si trattasse, prima, durante o dopo questa serata, di burlesque?", ha chiesto il pm Piero Forno alla Tumini. "Assolutamente no", è stata la risposta. La ragazza ha ricostruito quanto ha visto durante la serata, compresi i travestimenti delle ragazze e la Minetti vestita in camicia e culotte". "Era un puttanaio - ha detto la teste - ero stupita perché il presidente del consiglio del mio Paese era lì, davanti ai miei occhi, a fare quelle cosi lì...".

"Berlusconi toccava le ragazze". Secondo quanto raccontato dalla testimone, Berlusconi toccava nelle parti intime le ragazze durante i balli. Il pm ha domandato, come accaduto con altri testimoni, se sia mai stata avvicinata da persone in relazione alla sua testimonianza. Tumini ha raccontato di avere ricevuto una visita non programmata sul lavoro da parte di un amico in comune con la Minetti. "Prima che mi dicesse qualsiasi cosa, gli ho detto che non avevo intenzione di ritrattare nulla, ho messo le mani avanti". Questo episodio sarebbe accaduto nell'aprile-maggio.

La mail della Minetti. "Chiamami, prometto di non portarti più a nessun bunga bunga". E' quanto la Minetti ha scritto in una mail a Melania l'11 novembre 2010, dopo che il caso Ruby era scoppiato. La testimone ha raccontato al Tribunale di aver troncato i rapporti con il consigliere regionale e di averle mandato l'8 novembre dell'anno scorso una mail in cui "le dicevo con molto affetto che le consigliavo di cambiare strada". L'ex igienista dentale di Berlusconi l'11 novembre rispose "di aver compreso le mie parole cogliendo il mio affetto - ha proseguito la testimone - e poi mi scrisse 'chiamami, prometto di non portarti piu' a nessun bunga bunga". Tumini ha inoltre affermato di essersi incontrata, il giorno dopo la festa a Villa San Martino, con Minetti in centro a Milano: "Le chiesi un po' ingenuamente come si sentiva nei confronti della sua famiglia e del suo fidanzato. Mi rispose che per lei era un'occasione di divertimento e che non faceva nulla di male. Mi fece capire che nutriva un certo trasporto per Berlusconi".

"Non lascio la politica". Inseguita da fotografi e giornalisti, Nicole Minetti si è recata in bagno per fumare una sigaretta. E rispondendo a chi gli ha chiesto se fosse intenzionata a lasciare la poltrona di consigliere regionale, ha affermato: "No, non lascerò la politica". A chi le ha fatto notare che in aula una testimone ha fatto dichiarazioni poco piacevoli nei suoi confronti, ha sorriso dicendo "c'est la vie".

 
 
REPUBBLICA TV  Minetti: ''Le intercettazioni?  Io non le seguo...''    DOSSIER: CASO RUBY

Fede e i nuovi volti per il bunga bunga
Audio 19/ "Ambra le farà schiattare tutte"

Nicole a Iris: "Quella è una str...." / Audio 18

Fede e i nuovi volti per il bunga bunga    Audio 19/  "Ambra le farà schiattare tutte" Nuovi stralci delle intercettazioni: l'ex direttore del Tg4 voleva utilizzare la Battilana (foto) e Chiara Danese per rendere più eleganti le serate di Arcore. Ma loro non ci stanno. La deputata M. Rosaria Rossi: "Anche stasera bunga bunga? No, me ne vado..." M. RAZZI

REPUBBLICA TV
Minetti: ''Le intercettazioni?
Io non le seguo...''

DOSSIER: CASO RUBY

 

 

"Baci a Priapo e la Minetti tutta nuda"
In aula c'è la 'pentita' del bunga bunga

Chiara Danese racconta in lacrime quella notte ad Arcore. "Mimavano rapporti orali e si facevano
toccare dal premier. Chiedemmo di andare via e Fede ci disse: ora scordatevi di fare le meteorine"


"Eravamo imbarazzate, non sapevamo cosa fare e volevamo andarcene via". Chiara Danese, una delle giovani ospiti ad Arcore, ha descritto così in aula al processo sul caso Ruby, nel quale è imputato Silvio Berlusconi, il suo disagio per quella cena, l'unica alla quale ha partecipato, dove le ragazze a tavola si passavano di mano in mano la statua di Priapo, mimavano "rapporti orali" e "ballavano e si dimenavano" toccando e facendosi toccare le parti intime dall'ex premier e da Emilio Fede.

Chiara Danese all'udienza preliminare SPECIALE Il caso Ruby

Chiara Danese davanti ai giudici della quarta sezione penale del tribunale ha raccontato della sera del 22 agosto 2010 come un'esperienza "scioccante". Lei e l'amica Ambra - che ad aprile dell'anno scorso hanno deciso di raccontare tutto ai magistrati - erano state invitate a quella festa da Emilio Fede, tramite l'agente Daniele Salemi, dopo le finali di Miss Piemonte vinte da Ambra. Nella sua testimonianza la giovane ha descritto la cena e il dopocena a casa di Berlusconi con la scena di Priapo seguita da una sorta di "girotondo erotico" attorno al tavolo fatto dalle giovani ospiti, tra cui Roberta Bonasia, le due gemelle De Vivo e "due donne di colore vestite in modo indecente che sembravano due prostitute", che "ballavano, si dimenavano, gli toccavano le parti intime, si scoprivano il seno cantando 'meno male che Silvio c'e" e chiamandolo 'papi'" e lui le chiamava 'le mie bambine'".

Chiara ha poi parlato della sala del bunga bunga, dove sono scesi dopo aver cenato e dove sono continuati i balli hard che si sono conclusi con lo spogliarello di Nicole Minetti, "rimasta completamente nuda. Io non guardavo. Ero troppo imbarazzata", ha proseguito la testimone. Quando poi le ospiti del bunga bunga hanno cercato di coinvolgere in queste danze anche Ambra e Chiara, quest'ultima ha detto ai giudici: "A me veniva da piangere". E quando hanno chiesto di andare via, Emilio Fede ha detto alle due "di scordare di fare le meteorine", lavoro per cui la sera prima erano state convocate nello studio dell'ex direttore di Tg4 per fare un casting.

Rispondendo alle domande di Niccolò Ghedini, uno dei legali dell'ex capo del governo, Chiara fra le lacrime ha spiegato che per il clamore mediatico di questa storia e per essere stata una volta sola ad Arcore, tuttora lei e la sua famiglia vivono male in quanto nel piccolo paese dove abita "pensano che sia una escort e quello che mi dispiace è che insultano anche mio padre e mia madre". Ghedini le ha subito passato un fazzoletto di carta per asciugarsi le lacrime.

Perchè io lo mando affanculo lui  e le sue case di merda...no, dai scherzo....

 

Nicole fa questioni di idraulica
"Mi hai lasciata al freddo e al gelo"

Immobiliare Olgettina. La Minetti amministra il traffico e gli appartamenti delle ragazze. Le regole della casa, le beghe tra Marysthell e le gemelle De Vivo, i progetti che finiscono "sempre in m...". E Silvio, reduce dalla battaglia parlamentare, incontra problemi di idraulica e caldaie

Contratti, caparre, affitti, bollette. E' immobiliare Olgettine. Amministratore unico, Nicole Minetti; ufficiale pagatore, ragionier Giuseppe Spinelli. E' la fine di settembre del 2010, "Papi" sta per compiere 74 anni mentre nubi minacciose si addensano sul giro festaiolo di Arcore. Ma il dramma non è ancora esploso e c'è tempo per piccole beghe da condominio, questioni di spostamenti, liti per chi avrà la casa più grande, problemi di intestazioni (Minetti è intestataria di diversi alloggi), fino a questioni di riscaldamento e caldaie che si guastano di cui viene investito (un po' per scherzo e un po' sul serio) il capo del governo della sedicente settima potenza industriale del mondo. In mezzo c'è tempo per le solite lamentele di Nicole che minaccia di buttare tutto all'aria, di mandare "affanculo lui e le sue case di merda". Minacce al vento: la Minetti, in fondo, è davvero legata al premier. Solo davanti al processo per istigazione alla prostituzione cercherà di prendere posizioni autonome.

ASCOLTA LE TELEFONATE: NICOLE, GUERRA, SPINELLI

ASCOLTA LE TELEFONATE: NICOLE, ELISA, BERLUSCONI

"Il presidente mi ha delegata per un appartamento". Le prime due telefonate risalgono a settembre 2010 e mostrano, più che altro il meccanismo degli appartamenti dell'Olgettina. Nicole Minetti ne è a tutti gli effetti, l'amministratore per conto di Berlusconi. E' lei che dirige il traffico delle ragazze, tratta con l'amministratore del condominio, Fabbri (che la informa quando si liberano gli alloggi), versa le caparre, raccoglie e paga le bollette dei consumi di tutte le inquiline. Al denaro ci pensa il ragionier Spinelli che, in certi casi (come in quello di Barbara Guerra) versa l'equivalente di cinque-sei mesi alla ragazza o, in altri, consegna il denaro direttamente alla Minetti. Il meccanismo delle intestazioni funziona così: se la ragazza ha uno stipendio fisso (di solito da Mediaset) l'appartamento le verrà intestato direttamente; altrimenti andrà in capo a Nicole. E va notato che tutto avviene informando preventivamente Berlusconi. Nicole ci tiene che tutto avvenga con il suo beneplacito. Silvio paga e va sfruttato a dovere, ma non va preso in giro.

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Un altro esempio delle giudiziosa amministrazione messa in atto da Nicole Minetti, si ha nelle due telefonate con Elisa Toti (23 settembre e 19 ottobre 2010). La ragazza, su suggerimento di Nicole, si è fatta coraggio e ha chiesto a "lui" la possibilità di avere un appartamente per evitare, quando viene a Milano, di dover dormire in albergo o in casa di un'amica. Lui, magnanimo, ha detto sì e l'ha mandata da Nicole. L'appartamento le viene assegnato e sarà intestato alla Minetti perché Elisa non ha un lavoro fisso.

Ma un mese dopo, Elisa ha un problema: soffre di vertigini e l'appartamento al quarto piano la fa star male. Vorrebbe cambiare e ha saputo dal signor Fabbri che ce n'è uno libero al primo piano. Per Nicole non ci sono problemi e l'operazione si può fare. Siccome, però, ci sarà una differenza di 130-150 euro al mese, la nostra amministratrice chiede a Elisa di farlo presente a "Papi": "Lui, per quella cifra, non se ne accorge nemmeno... Ma voglio fare le cose a regola d'arte". Encomiabile.

"Hanno fatto una sceneggiata napoletana". In questa telefonata (26 settembre 2010) torna una questione già affrontata in una telefonata precedente tra Marysthell e "Papi". Si tratta della diatriba per un alloggio un po' più grande che ha visto contrapposte Marysthell e le gemelle napoletane Imma ed Eleonora De Vivo. Marysthell (che ha una bambina piccola) avrebbe bisogno di un alloggio più grande per ospitarvi la baby sittter quando lei fa tardi alla sera per lavoro; le gemelle lo vorrebbero per ricevere la madre quando viene a trovarle da Napoli. Vince Marysthell per decisione di "Papi", ma, a quanto pare (Barbara Faggioli, la stessa Marysthell e Nicole ne parlano in questa intercettazione) le gemelle non si sono date per vinte e, presente Emilio Fede, hanno messo su una "sceneggiata napoletana" davanti a Silvio. Risultato: Marysthell si sposta nell'appartemento più grande, le gemelle vanno nel suo e, a febbraio, a loro volta, avranno un alloggio più spazioso che sta per liberarsi.

Ma questi, si diceva, non sono giorni felici. E Nicole coglie l'occasione per la solita lamentela sul fatto che Berlusconi non chiama: "Mi sono un po' rotta... " dice e Marysthell, che pensa sempre a quanti soldi riuscirà a spillare a "Papi", la invita a vedersi per discutere dei "progetti". I "progetti", nel lessico delle Olgettine riguardano sempre come assicurarsi un futuro tranquillo con un tetto sulla testa a spese di Berlusconi. La filosofia delle ragazze ha una sua solidità: oggi sono i giorni delle feste e del compiacere il drago, domani, col tempo e con l'età, verranno anni in cui sarà bene avere in mano qualcosa di concreto. Può darsi che, qualcuna, in qualche momento abbia anche pensato (o sperato) in una vita con lui. Ma ormai tutte hanno capito: siamo in tante, lui è straricco, una casa a testa potrebbe essere una giusta liquidazione, quando tutto sarà finito. Sarà filosofia, ma suona concreta. E, come spesso accade, Nicole aggiunge una nota di pratico e amaro realismo: "...Progetti? Io non ne ho più. Tanto, tutti quelli che gli propongo vanno sempre a finire in merda...".

"Io vengo a Roma per te e tu mi lasci al freddo e al gelo". Questa telefonata è una vera e propria "chicca" del mondo delle Olgettine. E' il 13 dicembre 2010 e Silvio Berlusconi sta affrontando una delle più difficili battaglie politiche della sua carriera. Fini lo ha mollato e siamo alla mozione di sfiducia. Lo salveranno Scilipoti, Caleari e Cesario, ma oggi c'è stato il dibattito e lui ha appena finito di rispondere a braccio agli attacchi dell'opposizione e, in particolare, a quelli pesantissimi dell'Idv: "Gliene ho dette tante..." spiega Berlusconi a Nicole con la voce del reduce appena uscito dalla pugna. E lei, estasiata (anche se confonde Camera e Senato e confessa di non averlo ascoltato): "Hai fatto bene, amore, hai fatto bene...". Lui, speranzoso, credendo che lei sia stata in Parlamento: "Ti sei emozionata...". E Nicole ammette di non essere venuta a sentirlo a Palazzo Madama perché le hanno suggerito che era meglio di no per evitare spiacevoli incontri con i giornalisti. Così, una telefonata partita con i toni epici dell'eroe che racconta la battaglia appena vinta, scende di parecchi gradini per arrivare a prosaiche questioni di idraulica condominiale. E Nicole, finalmente, rivela: "Ti ho cercato perché non andava l'acqua calda... Dico, io vengo a Roma per te e tu mi lasci al freddo e al gelo...". Il tono è in fondo affettuoso, ma questa volta è troppo anche per il mecenate di Arcore... E "Papi", udite udite, questa volta forse, le butta giù il telefono.

 

 

 

"Lui è come Gesù, finché c'è io mangio
Passerò per pazza pur di avere qualcosa"

Ruby spiega al fidanzato Luca Risso come ha ottenuto garanzie da Berlusconi. E racconta di aver detto tanto ai magistrati, ma di aver "nascosto tantissimo". E a Papi: "Io posso passare per matta o per prostituta. L'importante è che ne esco con qualcosa". E con l'amico Antonio confessa: "Lo chiamo Papi.. Sì come la napoletana. Ma Noemi è la sua pupilla, io sono il BUCO DEL CULO..."

"Lui può far tutto, lui è Gesù". "Noemi è la sua pupilla. Io sono il suo culo". "Finché ci sta lui, io mangio". "Gli ho detto: io posso passare per pazza, per prostituta, per quello che vuoi, basta che ottenga qualcosa". Parole, pensieri e fenomenologia di Karima El Mahroug detta Ruby. Tre delle quattro telefonate che Repubblica.it pubblica in esclusiva risalgono a settembre-ottobre 2010, quando la vicenda iniziata nella notte tra il 27 e il 28 maggio davanti alla questura di Milano, non è ancora arrivata sui giornali. Ma, proprio in seguito a quella vicenda, Ruby e Silvio Berlusconi e tutta l'allegra brigata delle notti di Arcore sta passando giorni tesi e difficili. La ragazza di origini marocchine è finita "nelle grinfie" (parole di "Papi") dei pm milanesi Boccassini e Forno ed è stata interrogata diverse volte (32, racconta lei all'amica Grazia) sui suoi rapporti con Berlusconi, lo svolgimento delle serate a casa sua, il "bunga bunga" e se il Cavaliere sapeva che lei era minorenne quando si frequentavano, forse, anche sessualmente.

Tutte le intercettazioni: Ricatti e bugie dietro il 'bunga bunga'

Tutto l'entorage di "Papi" si è attivato (avvocati in testa) per alzare un muro difensivo intorno alla ragazza, impedirle di causare altri danni, istruirla sulle future dichiarazioni e testimonianze. Alla costruzione del muro partecipa, inutile dirlo, anche il diretto interessato e la linea scelta è quella di blandire la ragazza, di prometterle e farle capire in tutti i modi che se si "comporterà bene" ne avrà un colossale e tangibilissimo utile. Lei ha capito benissimo e in tutte queste telefonate emerge che ha scelto di accettare questa linea. Berlusconi glielo riconoscerà in una telefonata successiva (29 ottobre da Bruxelles) in cui, parlando con Nicole Minetti, affermerà che Ruby "fuori dalle grinfie dei pm, si sta comportando bene"

Ruby, dunque, non ne esce benissimo. A sentirla parlare con l'amica Grazia, con il fidanzato Luca Risso e con l'amico Antonio, si trae una forte impressione di cinismo e avidità. La ragazza ha avuto una vita difficile, ha incontrato molte persone pronte ad approfittare di lei e della sua bellezza. Forse anche per questo ha sviluppato difese, disincanto e l'idea che il mondo funziona più o meno così: stai coi potenti, assecondali, non tradirli e, alla fine, ne avrai il tuo tornaconto. Ruby è proprio in questa fase: intravvede il tornaconto e punta a riscuotere. Per ciò è pronta a tutto. Ma, al di là di questo, s'intravvedono altri due aspetti del suo modo di essere. Il primo va riportato al "berlusconismo" dominante. Tutto funziona così: soldi, sesso, immagine, tv, potere. "Lui è intoccabile" qualunque cosa succeda, dice a un certo punto Ruby, e sembra crederci. Il secondo, invece, è tutto suo, del carattere della ragazza. E' un mix di disincanto, di amara "saggezza" che nasce, forse, dalle esperienze negative che le hanno attraversato la vita. Un mix che la fa prorompere, ridendo sguaiata, al telefono col "farfallone" Antonio in quella frase ormai passata alla storia: "Noemi è la sua pupilla, io sono il suo buco del culo..". Come dire: so da dove vengo e so come finirà.

Sul piano processuale, in queste telefonate, ci sono cose piuttosto importanti. Soprattutto nella seconda. in cui Ruby racconta a Luca Risso di una sua lunga telefonata con il Cavaliere e in cui dice una frase rivelatoria: "Ai pm ho detto tante cose, perché ero davanti all'evidenza. Ma ne ho nascoste anche tantissime".

"Sanno che vado da Silvio". Nella prima telefonata (7 settembre 2010), Ruby parla con l'amica Grazia e le spiega che gli inquirenti, da quando è affidata a Lele Mora, non vogliono che vada in Sicilia "che veda mio padre... Hanno controllato il mio cellulare per togliere il numero di mio padre... Ma quello di mia madre lo ricordo a memoria". E Grazia, ingenua: "Ma quando trovano i numeri di Silvio e di (Emilio) Fede...". Ruby non si trattiene: "Ma non hai visto, non sai? Ho avuto 32 interrogatori con il pm Forno. Solo in due abbiamo parlato della mia famiglia". Negli altri, è chiaro, si è parlato molto delle serate di Arcore: "Adesso sanno che vado da Silvio, che conosco Silvio... Io gli ho detto che Silvio non sapeva che ero minorenne che gli ho detto che avevo 24 anni...". Ma nemmeno lei ha l'aria di crederci molto.

"Lui è Gesù...".
E' l'8 ottobre. Ruby ha appena avuto una lunga e rassicurante conversazione con "lui" e ne riferisce immediatamente al fidanzato Luca Risso. "Chi, lui? Lui il grande" chiede il giovanotto. "Lui... Gesù" taglia corto la ragazza e spiega che Berlusconi l'ha chiamata per sapere cosa aveva detto ai pm e per tranquillizzarla con le sue promesse. Ruby è stata chiarissima con Papi, ai limiti della sfrontatezza: "Ho detto tante cose, ma ne ho nascoste tantissime... Perché ero davanti all'evidenza e non potevo negare". Silvio l'ha tranquillizzata con un ragionamento che potremmo definire "avvolgente": 1) Noi non siamo in pericolo, siamo in difficoltà; 2) Non sono preoccupato per me ma per te, per la tua reputazione; 3) Gente che parla male di me ce n'è sempre, ma si trova sempre chi, a pagamento, smentisce; 4) Io posso far tutto, come Gesù; 5) Tranquilla, manterrò la mia promessa (di coprirla d'or; ndr) devi solo aspettare fino al primo novembre.

In mezzo al discorso di Berlusconi ci sono le domande di Ruby. Chiare e precise: "Gli ho fatto la domanda che mi interessa di più. Gli ho detto che voglio uscirne con qualcosa. E' normale, mi ha risposto... Non si lasciano soccombere le persone quando il mare è in tempesta". E poi, dopo le complesse spiegazioni di lui, l'affondo di lei: "A me interessa che mantieni la promessa".

E qui si passa alle faccende pratiche: "Sei andata a prendere le cose che ti ho lasciato da Spinelli?" le ha detto lui. E lei spiega che è passata martedì e mercoledì, ma che una volta l'ufficio era già chiuso e l'altra il ragioniere non c'era. Poi aggiunge che sia Lele Mora (che l'ha in affidamento) che l'avvocato Giuliatti preferirebbero che non si facesse vedere a Milano e, meno che mai, nell'ufficio di Spinelli. "...Perché non so se sono controllata...". Allora "Papi" le ha detto di stringere i denti fino al primo novembre. Poi potrà "godere" di quanto promesso.

L'abilità dialettica e la grinta della fanciulla quasi commuovono Luca Risso: "Brava piccina... Brava... Così va bene".

E lei, lapidaria: "Gliel'ho detto chiaro, perché non ho peli sulla lingua. Gli ho detto che io posso passare per tutto quello che vuole: per prostituta o per pazza. L'importante è che ne esco con qualcosa...". E "Papi"? Papi, paterno, le ha detto:
"...Non dovrai passare per pazza o prostituta... Io le promesse le mantengo...".

"Lei è la pupilla, io sono il culo...".
Seguono due telefonate con l'amico Antonio Passaro. Uno che sa poco e ride molto. La prima è dell'8 settembre 2010. I due scherzano su come lei chiama Berlusconi: "Lo chiami zio? Lo chiami nonno?". "No, lo chiamo Papi". "Ah - fa lui - come la napoletana?". E qui Ruby sfiora la Storia: "...No, io sono un'altra cosa... Quella (Noemi; ndr...) era la pupilla... Io sono il buco del culo...".

L'altra risale al 15 dicembre, quando tutto è già emerso sui giornali e
Berlusconi si è appena salvato in Parlamento grazie a Scilipoti, Calearo e Cesario. "Sono sempre stata una mosca bianca - dice Ruby - Sono una che fa la differenza". "Abbiamo visto la differenza che hai fatto - ride Antonio - A momenti cade il governo". "Ma poi lo zio si è salvato - spiega lei con termini un po' imprecisi (Ma un po' di educazione civica, a scuola, no?) - Ha passato le elezioni per tre punti (tradotto: ha ottenuto la fiducia per tre voti; ndr)... Io ho pregato tutti i giorni...". Antonio: "Altrimenti tenevi sulla coscienza tutto quell'ambaradan...". Ma a lei dell'ambaradan sulla coscienza non gliene potrebbe fregare di meno: "No.. no... E' che se non ci sta lui, io non mangio... Se se ne va, chi cazzo mangia più...". Lui ride: "...Detto proprio papale...". Lei chiosa: "Viva la sincerità". Sipario.

Il Prefetto di Milano e l'Olgettina
appuntamento sprint con parcheggio

Grazie alla raccomandazione di "Papi", Marysthell ottiene un colloquio con il rappresentante dello Stato. Gian Valerio Lombardi. Tempi rapidissimi e massima deferenza. Compreso l'immancabile "Mi saluti il presidente". E  la ragazza potrà sistemare l'auto in Prefettura

"Come sta, signora... Come posso esserle utile?". E' (con tutto il rispetto) il macellaio? O il pizzicagnolo?. No, è Gian Valerio Lombardi, nonostante tutto ancora oggi prefetto di Milano. E la signora (sempre con tutto il rispetto) è Marysthell Garcia Polanco, olgettina di complemento tra le più fedeli (e anche le più esose) di "Papi". Quella a cui Berlusconi non sa mai dire di no anche quando il buon gusto, la discrezione, il senso dello Stato o almeno la decenza esigerebbero maggiore prudenza. Ma Marysthell, da diversi anni in Italia, si è messa in testa di arrivare alla cittadinanza. E quando vuole, chiede. E ottiene.

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Ottiene, almeno una corsia (e parcheggio) decisamente preferenziale, quella tracciata dal presidente del Consiglio che ai primi di dicembre informa il rappresentante dello Stato nella capitale morale d'Italia che la signora Marysthell Garcia Polanco telefonerà, chiederà cose... E si dovrà aiutarla. Che tutto questo sia accaduto, lo si legge nelle carte processuali e serve da antefatto alla meravigliosa serie di tre telefonate che Repubblica.it pubblica in esclusiva. Meravigliosa perché istruttiva quant'altre mai: uno spaccato di sfascio delle istituzioni in salsa e prosopopea lombarda, condito appunto da un servile "come posso esserle utile?" e da un'immancabile e gioioso "mi saluti il presidente!". Se i prefetti avessero una prefettizia spina dorsale, almeno qualcuno di loro avrebbe potuto (dovuto) ribellarsi
quando questa storia venne fuori e fu raccontata con dovizia di particolari, da tutti i giornali. Non ultimo il fatto che in casa di Marysthell erano stati trovati 12 chili di cocaina e il suo fidanzato era appena stato condannato a otto anni. Questa volta, in più, c'è l'audio che aiuta a capire meglio....

"Posso parlare col Prefetto?". La prima telefonata risale al 6 dicembre. Il prologo è un dialogo surreale tra Marysthell Polanco (che dice e non dice) e la segretaria del Prefetto (che sa che lei dovrebbe dire, ma non si decide a dire). Farla breve, Marysthell chiede di parlare col Prefetto "personalmente" e la segretaria (che ha ricevuto un preciso input in merito) cerca di capire se questa Garcia Polanco è proprio quella raccomandata dal premier... In cuor suo, forse, la solerte segretaria spera di no e, per questo tergiversa, chiede, indaga. Finché Marysthell sbotta: "... Chiamo da parte del presidente Berlusconi". Aaahhh, allora tutto cambia e la segretaria si prostra immediatamente mentre l'impegnatissimo ("ha una riunione") Prefetto, diventa immediatamente disponibilissimo e si precipita, garrulo, al telefono: "Come sta, signora... Come posso esserle utile?". Marysthell vuole un appuntamento e, con una breve discussione si fissa per giovedì 9 dicembre. Ora, signori, è il 6 dicembre 2010: provate voi, albanesi, romeni, tunisini, senegalesi, ma anche italiani, a farvi ricevere dal Prefettto di Milano nello stretto giro di 72 ore. Potenza dell'aiutino berlusconiano...

"Lei può entrare in macchina". Trovare un parcheggio nel centro di Milano, oggi, si sa, è impresa disperata. Ci vuole fortuna. E chi più fortunato di un'olgettina raccomandata da "Papi"? La segretaria del Prefetto Lombardi conosce bene le regole del gioco e le ricorda a Marysthell Garcia Polanco in una telefonata del 13 gennaio 2011. E' senza voce la pubblica impiegata, ma quella poca a disposizione la profonde nello spiegare a Marysthell: "Lo sa, signora, che può entrare in macchina? Non perda tempo a cercare un parcheggio. Lei può entrare in macchina dal Prefetto".

"Scusi se la disturbo". 
Ancora la segretaria di Lombardi e Marysthell. E' il 17 gennaio, la ragazza ha già avuto un primo appuntamento con Lombardi ai primi di dicembre. Il problema si è rivelato più complesso del previsto. I tempi per la cittadinanza non ci sono perché manca la continuità necessaria di residenza in Italia. La cosa, però, non si è chiusa col primo verdetto negativo e si cerca di costruire un percorso comunque relativamente rapido. La segretaria vuol fissare l'appuntamento per l'indomani: "Alle 12,30 o alle 18,30? Quando preferisce". Marysthell opta per il tardo pomeriggio. E la funzionaria prefettizia, già che c'è le ricorda la questione del parcheggio: "Lo, sa che può entrare in macchina? Per gli impegni del Prefetto, tutti entrano in macchina".

"Adesso non si gioca più"
Minetti all'attacco di "Papi"

Nicole è arrabbiata con Berlusconi che vorrebbe convocarla a una riunione con gli avvocati per concordare una linea univoca: "Io sono indagata. Prima devo parlare con il mio avvocato". Ma tutto sembra precipitare e le Olgettine si lamentano, mentre circolano sospetti, voci di tradimenti e di pedinamenti. E spunta il fisioterapista Puricelli che cerca di frenare l'ira della consigliere regionale lombarda

Il gioco si fa duro, anzi, come dice Nicole Minetti in una telefonata con Barbara Faggioli: "Adesso non si gioca più". Siamo a gennaio del 2011 e l'ordinanza di rinvio a giudizio arriva il 14. Ma già da qualche giorno (una settimana almeno) le intercettazioni delle telefonate tra le Olgettine mostrano un clima diverso. Toni e contenuti scendono sempre più in basso. Nel senso che il sospetto, ormai si è insinuato fra tutti; probabilmente anche nella mente di Berlusconi. Qualcuno tradisce? Chi tradisce? Berlusconi ci messo dietro qualcuno per farci controllare? La "pochade" si avvia a diventare tragedia: i nervi tremano, c'è voglia di fuggire lontano non senza, però, aver prima sistemato i conti. E per Nicole c'è da verificare il da farsi anche sul piano giudiziario. Lei è indagata e, appunto, "non gioca più". "Anche se lui è il mio capo... non vado lì ad ascoltare la fava e la rava. Prima parlo col mio avvocato".

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"Mi ha detto di convocare le ragazze". Vale la pena
di partire dalla telefonata del 15 gennaio. Una confusissima Barbara Faggioli chiama Nicole Minetti e la trova dura, fredda e determinata. Niente più "amò", qui siamo alla carta bollata e ciascuno deve guardare il suo fondoschiena. La Faggioli ha un incarico preciso che le viene da "Papi" e dai suoi avvocati: convocare le ragazze (tutte quelle elencate nell'ordinanza dei pm milanesi, cioé, più o meno, tutte le partecipanti ai riti di Arcore) per le 19 alla presenza dei legali. Chiaro l'obiettivo: concordare una linea difensiva per "Papi". Le registrazioni delle telefonate stanno uscendo e sono "spiacevoli, alcune molto brutte". Qui c'è una velata acccusa alle ragazze che, al telefono hanno parlato troppo (e anche male del capo). Lui si scusa di averle messe in questa situazione. Però...
Però, Faggioli, imbarazzatissima, ha anche il compito di dire a Nicole che "Papi" vuole parlare con le alle 17, da sola e, alle 18, vedrà la stessa Barbara. Nicole, sembra quasi disinteressata, risponde a monosillabi e mugolii. Ma, quando Barbara, impaziente e un po' turbata le chiede: "Allora, cosa gli dico? Perché lui mi richiama", la Minetti esplode di ira fredda: "Io non ci vado. Non è più il tempo che una va lì a fare due chiacchiere, a sentire la fava e la rava. Io sono indagata e anche lui lo è. Io me ne fotto...". Faggioli prende coraggio a due mani e dice una terribile verità: "Ma lui è il tuo capo... Lavori per lui, no?". "Sì - risponde lei che dovrebbe essere consigliere regionale scelta nel listino di Formigoni e, non risulta avere alcun rapporto di lavoro con Berlusconi - Ma adesso sono indagata. Quindi, prima devo sentire Daria (l'avvocato Daria Pesce, che, allora, era il suo legale; ndr). Poi vedrò". Barbara insiste: "Potresti venire con il tuo avvocato...". E, già che c'è, visto la sicurezza dell'altra, si arrischia a chiedere un consiglio: "Pensi che dovrei parlare anch'io con quello che mi dà consigli legali... l'avvocato?". "Se vuoi sì... Se vuoi sì... Ma lo devi vedere... Non è che puoi parlargli al telefono". Nessuno dice "ciao amo'". E la telefonata finisce lì. Malissimo.

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"Ciao cucciolo". Eppure, una settimana prima (era appena l'8 gennaio 2011), Aris poteva dirgli ancora "Ciao cucciolo..." per iniziare una telefonata in cui si parla delle "pazzie" della notte prima. "Abbiamo fatto pazzie - dice "Papi" a Marysthell - Dì a Aida (Yespica; ndr) che questa sera non faremo niente di speciale perché io sono stanco... stremato. E quindi stasera facciamo una cena tranquilla. Con la musica, ma tranquilla perché io non sarò protagonista". Si scherza ancora, dunque, e si fanno inviti per la serata: "Possono venire Diana, Aida,..?". "Sì, sì, alle 9 e 30...". Però, però, qualcosa s'insinua. Siamo a livello di battute, per carità, ma quando Aris gli passa Marysthell e lei (che da due sere è assente per malattia) gli chiede se ha ricevuto il suo messaggio di ieri, Silvio attacca a rimproverarla scherzosamente sul fatto che "ormai non ti importa nulla di me", che "hai appuntamenti più interessanti e sessualmente molto più eccitanti". La telefonata ha un finale strano. Silvio si ricorda che anche Elena ha telefonato per invitarsi e chiede a Marysthell se può dirle di sì, neanche lei fosse la padrona di casa... "Sì, va bene... Chiamala" dice Marysthell. Ma chi è, il maggiordomo?

"Dobbiamo dargli una sveglia". Con voce triste, quasi da oltretomba, Marysthell chiama Nicole e riferisce sulla festa della sera prima. "Era strano, così strano... Io gli ho detto che andavo via e lui ha detto 'bene, ciao' e ha chiamato a Lorenzo per dirgli di portarmi a casa...". Marysthell fa l'elenco delle presenti, tra loro anche "una montenegrina nuova" ed è visibilmente preoccupata: "C'è qualcosa... qualcosa di cui ti devo parlare a voce". L'altra insiste preoccupata: "Ma non puoi parlarne adesso...? Ti ha detto qualcosa di me?". E Marysthell: "No, non mi ha neanche chiesto di te... Secondo me dobbiamo dargli una bella sveglia... O lasciar perdere una volta per tutte".
Insomma, se nella telefonata di prima s'insinuavano solo ombre in un clima ancora allegro e caciarone, adesso siamo alla paura, ai sospetti ai segnali di crolli imminenti. Marysthell, con il suo leggendario senso pratico riassume così il concetto: "Siamo indietro...". Indietro con i pagamenti, sembra voler dire. E, infatti, aggiunge: "Tu hai dato tanto e non riceverai niente...Ed è un peccato". E poi racconta un piccolo episodio che riguarda Aida Yespica: "Lui è stato carino con Aida... Le ha fatto un regalo, un anello di Dior... Io ero seduta vicino a lui e lui mi ha chiesto di spostarmi per far posto a Aida. Allora ho preso la borsa e me ne sono andata". Nicole comincia a essere preoccupata: "Anch'io me ne sono andata e non mi sono fatta più viva. Poi l'ho chiamato e richiamato e lui niente... Non era mai successo".
Insomma, bisogna parlarne, bisogna fare qualcosa. "Perché lui ha qualcosa... O qualcuno gli ha detto qualcosa... O lui ci ha messo dietro qualcuno per sapere i cazzi nostri... ". Minetti è inferocita: "Io, per lui, sono stata sputtanata...". E cinica: "Lui, magari, domani non c'è più... Ma noi abbiamo trent'anni... Abbiamo una vita davanti... E la gente si ricorda...". E amara: "Io rischio grosso per colpa sua...".

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"Se volevo fare l'operaio...". Qui c'è poco da scherzare, perché alle ragazze del berlusconismo escono parole e pensieri a dir poco imbarazzanti. Aris e Nicole si esibiscono qui ridacchiando a livelli di cinismo inimmaginabili: "Hai iniziato a lavorare?" chiede la Minetti: "No - ridacchia l'altra - Ma guadagno lo stesso... Gliel'ho detto anche a lui. Meglio di così? mi ha detto". E poi, tranquilla: "Mi ha detto: guadagni in una notte quanto un muratore in cinque mesi... E io ho pensato: se volevo fare l'operaio andavo a fare l'operaio". "Non gli l'ho detto - precisa Aris - perché non mi permetterei mai...".
Qualcuna, però, si è permessa. Una delle gemelle De Vivo... Almeno a quanto Aris racconta a Nicole: "La gemellina gli ha detto: però potresti darci di più... E lui si è incazzato di brutto...".

"Mi ha detto una bugia". In questa telefonata  compare un nuovo personaggio. E' Giorgio Puricelli, fisioterapista del Milan che Berlusconi ha fatto eleggere in Consiglio Regionale insieme alla Minetti. I due (Puricelli e Nicole) parlano di "lui". Il fisioterapista racconta dei "progressi" del capo: "L'ultimo dell'anno è rimasto tranquillo a casa, quasi da solo... Ma ha già ripreso la sua attività ginnica". Quale sia l'attività ginnica preferita da Berlusconi lo sanno tutti. Anche Nicole: "So tutto... So tutto". Ma lei è letteralmente inferocita perché lui non si fa più vivo. Puricelli cerca di calmarla: "Chiamalo tu...". ma lei è irremovibile: "Mi ha detto una bugia...". Probabilmente si riferisce alle assicurazioni sul fatto che nessuno era indagato e a quelle successive quando le prometteva che l'avrebbe difesa. "Non mollo... Non sono una ragazza, quando lo chiamo non è per chiedergli qualcosa... Se lo capisce bene... Altrimenti vuol dire che non gli interessa. Se gli interessava, una telefonata la faceva...". Puricelli rinuncia ai tentativi di arginare la furia della ragazza. Che insiste: "Io lo cercavo per aiutarlo... Ho visto il libro di Guzzanti "Mignottocrazia". C'è un intero capitolo su di noi. Volevo sapere se gli dava fastidio che denunciassi Guzzanti perché so che Guzzanti, forse gli vota la fiducia". Politica, soldi, amore, sentimenti feriti... Possibile che Puricelli abbia riferito a Berlusconi. Una decina di giorni dopo, infatti,
telefonerà all'Infedele di Gad Lerner per insultare il conduttore, la trasmissione ("incredibile postribolo televisivo") e tutti gli ospiti ("le cosiddette signore presenti"), invitare Iva Zanicchi ad "alzarsi e andarsene" e, soprattutto, per lanciarsi in un elogio sperticato della Minetti: "che ha due leauree, che si è fatta da sola, è di madre lingua inglese..."

 

 

TI VOGLIO UN ATTIMO BRIFFARE:"FOTTILO DI BRUTTO, TI HO COMPRATO UN BEL COMPLETINO DA SUBMUTANTE IN MEGA MASK NERISSIMA,MOLTO PNEUMATICO, PERCHE' LUI GODE A FARSELO METTERE NEL CULO TUTTO, EPPOI VIA ANDARE, PRENDIGLI TUTTO, CHIARO,FREGATENE !!!"

 Case, poltrone e mtuiut, BUCHI DEL CULO, MUTANTI IN SUBBORG, GENTE A VORAGINE
le Olgettine si sistemano
 
 

"Silvio, voglio fare il Bagaglino"
E la Minetti "briffava"
 - audio 
Appena escono le prime notizie sulle feste di Arcore, avvocati, amici, giornalisti e lo stesso premier cercano di tamponare lo scandalo e di bloccare le "esternazioni" della ragazza marocchina. Ogni giorno su Repubblica.it un estratto delle intercettazioni dell'inchiesta. Le telefonate delle ragazze al premier: "Chiedono favori".

5  / Case, poltrone e mutui le Olgettine si sistemano

Ogni giorno le intercettazioni più significative del processo Ruby. La consigliera regionale Pdl istruisce le giovani (le 'briffa', secondo il suo neologismo). Le telefonate delle ragazze al premier: "Chiedono favori, raccomandazioni e immobili". E lui: "Stasera me lo fate un balletto?". Ghedini e Longo: "Denunceremo chi ha pubblicato i file" 

"Ci sono le zoccole e quelle più troie in mutasub e serie"
Così Nicole "briffava" le ragazze di Arcore

Un altro gruppo di intercettazioni riguardano Nicole Minetti che organizza una festa ad Arcore in settembre. Si parla di come vestirsi e la consigliera regionale, previa telefonata di assenso di "Papi", deve "briffare" una nuova venuta. Ma si rivelerà un fallimento...

"Gasata dura", "Ti briffo", "Quando arrivi in station?". Ma come parlava (e, soprattutto, di cosa parlava?) la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti quando (fine estate 2010) si dava da fare per organizzare i festini di Arcore? Perché Nicole è un'organizzatrice nata e si preoccupa di tutto: dalla "mise" che le ragazze indosseranno, a che siano preparate e pronte a tutto. Tutto quello che serve a far sì che lui, il "boss dei boss", "the love of my life", sia allegro, soddisfatto e su di giri per la presenza di ragazze nuove e sempre più belle.

Le telefonate di questo gruppo risalgono al 19 settembre 2010. Qualche mese prima di quelle in cui Ruby spiegava che Berlusconi l'avrebbe coperta d'oro in cambio del suo silenzio. Telefonate che Repubblica.it ha messo in onda in esclusiva e che hanno trovato notevole interesse anche in Marocco, come dimostrano i siti di
"MaroccOggi" , "Hespress", "Goud" e "Alif Post". In quelle del secondo gruppo abbiamo visto all'opera Emilio Fede e alcune delle ragazze alle prese con le intemperanze di Katerina, la "favorita" pro tempore di "Papi". Nel terzo, la protagonista è indubbiamente Nicole.

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Ecco dunque, la Minetti che discute con Lisa Barizonte. Di cosa? Dei travestimenti per il "burlesque" serale ad Arcore. Nicole non ha dubbi, si vestirà da maestra "con occhiali, reggicalze e sotto l'intimo sexy...". Chissà cosa ne pensano le insegnanti elementari che, di solito, vestono più morigerati grembiuli... L'altra, la Barizonte, che ha qualche problema con l'italiano (è sudamericana) non sa bene cosa si metterà. Alla fine, dopo una discussione lessicale sul termine "vestaglia" bofonchia che indosserà "una cosa normale". L'importante è che sia divertente...

Ma la festa si avvicina e ci vuole una telefonata a "Papi" per avere conferme. Lui è dolce e sbrigativo: "Allora...". Lei espansiva e confidenziale: "Love of my life...". Lui, pensieroso e un po' stanco: "..Questa sera facciamo una festa, dopo tanto tempo...". Lei non si tiene più: "Posso portare una ragazza?... Carinissima... bellissima... Alla seconda laurea". Lui, laconico, risponde tre volte "Ottimo".

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A Nicole non resta che "briffare" la preselta "carinissima" e "con due lauree". Si tratta di una vecchia compagna di studi, Melania Tumini, che sembra pronta e interessata a partecipare a una serata ad Arcore. Nicole la "briffa" mentre è in treno. Le dice che Silvio è entusiasta all'idea di conoscerla, che ha detto "ottimo" (vero) e, già che c'è, le spiega l'ambientino... "...La tipologia è varia - fa, didascalica - Ce n'è di ogni... C'è la zoccola, ci sono le 'sudamericans disperate', quelle un po' più serie come Barbara Faggioli... E, poi, ci sono io che faccio quello che faccio". Cosa farà mai la Minetti? Niente, intanto dà consigli che hanno il pregio della chiarezza: "Non sii (sic) timida, fregatene, battitene il cazzo e via andare..". Un crescendo un po' imbarazzante, ma efficace.

Ma Melania, evidentemente, non ha abbastanza pelo sullo stomaco. O, forse, non è stata "briffata" bene da Nicole. Perché la sua testimonianza sulla serata di Arcore sarà tra le più pesanti per dimostrare che non si trattava di feste eleganti, anzi.
Melania parlerà di un "troiaio" e di essersi sentita in imbarazzo: "Sembra di stare al Bagaglino", dirà. "E lui - ormai - fa quasi pena... Si presenta in modo molto basso... Si potrebbe dire: sei malato... E sua moglie lo diceva".

In fondo, quella di Arcore, è un'educazione sentimentale... Lo dimostra anche il dialogo tra due ragazze sudamericane, Marystelle Polanco e Aris Espinoza, oggetto di una delle intercettazioni. Qui si parla (in spagnolo) abbastanza esplicitamente di soldi. Nel senso che Aris spiega a Marystelle come ha fatto a ottenere il suo compenso serale che "Papi", quella sera (il 18 settembre) non sembrava intenzionato a scucire. Scena: le ragazze tutte in macchina, aspettano Aris per partire. Lui cerca di congedarla. Lei, ferma. "Non te ne vai?". "No". "Rimani?". "No". E, allora, "Papi" capisce. Fanno duemila euro e Aris sale in macchina con le altre.

E Ruby disse all'amica
"Silvio mi dà quanto voglio"

Sono i giorni in cui scoppia il caso: la ragazza parla al telefono con gli amici e il padre. "Mi hanno detto di passare per pazza, mi danno quanti soldi voglio". Il problema è che sono minorenne e che frequento da un anno Berlusconi" di PIERO COLAPRICO


MILANO -
Una volta Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Le intercettazioni sono secchiate di fango (...) non si possono in alcun modo gettare in pasto al pubblico delle telefonate che, trascritte su carta o anche rappresentate da attori in tv, rischiano di assumere un significato del tutto diverso dall'originale".

Esiste però una grande distanza tra realtà di Silvio Berlusconi e la realtà che va emergendo nell'aula giudiziaria del processo Ruby-Silvio. Nella prima "realtà" ci si ostina a definire ancora le sue ad Arcore, a Roma, in Sardegna, sul lago Maggiore come "cene eleganti". La versione è stata modificata più volte, prima c'erano solo cene, adesso emergono "balletti del genere burlesque". La realtà non solo della procura, anche di numerosi testimoni, degli investigatori, delle intercettazioni è meno cangiante.

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Ecco, dunque, alcuni audio originali che riguardano i due processi in corso e imperniati sull'allora minorenne Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori: quello con imputato Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, l'altro dedicato a Emilio Fede, ex direttore del Tg 4, Lele Mora, ex agente di spettacolo, e Nicole Minetti, consigliere regionale pdl, alla sbarra per aver gestito un "sistema" per portare al "drago" (definizione dell'ex moglie, Veronica Lario) ragazze facili e ben retribuite per le porno-serate.

RE-LE INCHIESTE TUTTI I DOCUMENTI PER CAPIRE L'INCHIESTA

Cominciamo questa nostra esclusiva riportando alcune telefonate di Ruby. Sono state registrate dalla polizia giudiziaria del tribunale, su ordine del gip e si sente la ragazza raccontare al padre e alle amiche di essere stata "pagata per tacere". Lei dice da "Silvio". Anche se, parlando con l'amica Antonella, spiega di essere amica "ma proprio amica..." di Silvio "da un anno". E quando lei le chiede cosa intenda per "amica", Ruby aggiunge che non c'è stato sesso anche se nessuno ci crederà perché "lui mi dà 47 mila euro alla settimana... Ed è pazzo di me, ma proprio pazzo.."  Ascoltando queste intercettazioni, regolarmente depositate e quindi pubblicabili, è possibile farsi un'idea dell'opera di disinformazione che l'allora presidente del Consiglio e i suoi collaboratori cercarono di attuare. E' Ruby stessa a confermarlo, parlando con il padre e con gli amici. "Mi ha detto di passare per pazza, ha detto che mi dà quanti soldi voglio". "E' pazzo di me". Il problema di questo processo è che sono minorenne"
 

 
 
 

 

 

Processo Ruby, parla Fadil: “L’onorevole Rossi mi chiese di fare la danza del ventre”

La modella ospite delle feste di Arcore racconta che la deputata del Pdl la esortò a ballare per Berlusconi insieme ad altre ragazze. E denuncia "pressioni" da parte di un uomo misterioso affinché incontrasse l'ex premier a dibattimento in corso. Il racconto di un balletto hard di Nicole Minetti e Barbara Faggioli con tanto di crocifisso. Iris Berardi "travestita da Ronaldinho". Chi si fermava la notte "per sesso prendeva più soldi". L'allora premier avrebbe mostrato alle ragazze un cartone animato dove Gianfranco Fini appariva "deformato e seduto sul wc"

Imane Fadil in Tribunale a Milano

Una deputata del Pdl, Maria Rosaria Rossi, spinge le giovani ospiti di Arcore a esibirsi in danze hard davanti a Silvio Berlusconi. La consigliera regionale Nicole Minetti e la show-girl Barbara Faggioli ballano travestite da suore davanti all’ex premier. Il quale mostra alle ragazze un cartone animato satirico con Gianfranco Fini deformato e seduto sul water. Sono alcuni degli episodi a tinte forti emersi dalla testimonianza della modella marocchina Imane Fadil, ospite dei festini di Arcore, davanti ai giudici del processo “Ruby” contro Silvio Berlusconi, in corso a Milano. La ragazza ha aggiunto di aver subito pressioni e minacce da uno sconosciuto, a dibattimento già in corso, perché incontrasse di nuovo il premier. Secondo Iman, inoltre, le ospiti delle cene a Villa San Martino “prendevano molto di più” se si fermavano anche la notte. E si fermavano “per sesso, perché le ragazze se ne lamentavano e avevano paura delle malattie. Ma tutte facevano a gara per fermarsi perché chi si fermava prendeva molto di più”. Tra le protagoniste dei rapporti a pagamento, una ragazza, “di nome Joanna”, e una ragazza “del Guatemala”.

L’ex premier Berlusconi è accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e concussione. Secondo la testimone, Kharima al Marough alias Ruby  ”poteva vendicarsi e mettere nei guai” l’ex premier. La teste ha spiegato di averlo saputo da Barbara Faggioli, secondo la quale la giovane marocchina “aveva video e foto molto compromettenti sulle feste” e “Berlusconi l’aveva allontanata in quanto minorenne”.

Rispondendo al pm Antonio Sangermano su eventuali sollecitazioni esterne in merito alla sua testimonianza, Fadil ha detto ai giudici di aver subito “pressioni” da una persona per “andare ad Arcore” tra il maggio e il giugno 2011, quando il dibattimento a carico dell’ex premier era già cominciato. Condito da una minaccia: “Se dici qualcosa del nostro incontro sono problemi tuoi”. La ragazza ha raccontato di aver “incontrato quest’uomo vicino a casa e mi ha dato un telefono non intercettabile per organizzare un appuntamento ad Arcore, ma io non ho voluto”, ha spiegato. L’uomo “alto biondo e con gli occhi azzurri” l’avrebbe contattata “circa 5 volte”, e incontrata altre due volte. L’uomo misterioso voleva organizzare “un incontro ad Arcore” a cui Fadil avrebbe dovuto partecipare. La ragazza però si era rifiutata, “perché avevo paura e ne avevo già parlato con il mio avvocato”. In occasione del secondo incontro, “lui mi disse che si stava arrabbiando, perché tutte le volte che organizzava l’incontro io non ci andavo, e a quel punto ho deciso di non rispondere più al telefono”. Fadil ha anche spiegato davanti ai giudici di poter “cercare quel telefono che mi è stato consegnato, anche se ho cambiato casa non l’ho più con me”, per metterlo a disposizione dei magistrati.

Imane Fadil racconta anche del ruolo attivo di una deputata del Pdl, Maria Rosaria Rossi, che nel corso di una serata le chiese di fare la danza del ventre. “Mi andò a procurare un foulard e ballai, la Berardi si dimenava col reggiseno, Katarina (ndr. un’altra delle ospiti) m’invitava in modo aggressivo a ballare con lei. A me non andava, avevo capito che aveva dei disturbi comportamentali e, inoltre, non aveva un buon odore”.

Sulla performance delle ragazze travestite da suore, con tanto di crocifisso, ecco il suo racconto: “Eravamo in piedi, stavamo prendendo da bere al bar – afferma riferendosi a una serata del febbraio 2010 – la Faggioli stava facendo una performance nella saletta del ‘bunga bunga’. Dopo dieci minuti scomparve con la Minetti, poi si presentarono con una tunica nera, una croce e un copricapo bianco e fecero una performance che non mi sarei mai aspettata. Fecero ‘Sister act’, poi ballarono, si dimenarono e si tolsero la tunica, restando solo con l’intimo”.
Una scena che era già stata raccontata a ilfattoquotidiano.it da un’altra testimone diretta delle notti di Arcore.

L’esibizione mette in imbarazzo la giovane modella. “Chiesi a Lele Mora di andarmene. Non ero l’unica. Due ragazze ungheresi si erano avvicinate a me, videro che ero imbarazzata e parlammo sconcertate. Berlusconi chiese a Mora che cosa avessi e lui disse: ‘Lei à particolare, la conosco da anni’. A fine serata, “Berlusconi mi invitò a entrare nel suo ufficio. Ci fece dei regali, tra cui un orologio con lo stemma del Milan e degli anellini. Quindi, mi prese in disparte e disse: ‘Non vorrei che tu ti offendessi, ma so che hai bisogno’ e mi disse di prendere una busta. La presi e dentro c’erano duemila euro in contanti”. Imane lascia la dimora  di Arcore, ma ”mentre uscivamo sentivo che Minetti e Faggioli avevano deciso di fermarsi a dormire”
(qui l’intervista di Imane Fadil a Il Fatto Quotidiano).

Altro siparietto della serata, il cartone animato satirico con il presidente della Camera Gianfranco Fini seduto sul water, mostrato, secondo il racconto della testimone, da Berlusconi ad alcune ospiti. “Berlusconi ci portò in uno stanzino. Sul tavolo c’era I-Pad spento, che poi si fece accendere. Vedemmo un video cartoon satirico in cui c’era l’allora presidente della Camera deformato seduto sul wc. Quello era il periodo della vicenda della casa di Montecarlo”.

In un’altra occasione, lo spettacolo serale ha preso una piega calcistica. E’ sempre Imane Fadil a spiegarlo ai giudici del Tribunale di Milano: “In un’altra serata, invece, è stata Iris Berardi al centro della scena insieme ad una delle gemelle De Vivo: “Ricordo che si travestì da Ronaldinho con tanto di maglia, maschera del giocatore, ha ballato per poi rimanere in perizoma”. E ancora, sempre nella villa di Arcore, lo show di una ragazza, Roberta Nigro, che “nella saletta del Bunga Bunga iniziò a ballare con Lisa Barizonte e le due cominciarono a toccarsi e Lisa tolse le mutandine alla Nigro”. Poi “si aggiunse anche la Minetti, che era ben preparata a quello spettacolo, perchè indossava il reggicalze”. Alla fine di quella serata, ha raccontato ancora Fadil, “io ricevetti una busta con 5 mila euro in contanti e Berlusconi mi chiese di fermarmi per la notte, ma io tornai a casa”.

Rispondendo alle domande del pm, Imane Fadil ha affermato che “a organizzare le serate erano Nicole Minetti ed Emilio Fede“, imputati insieme a Lele Mora in un procedimento parallelo nel quale la modella marocchina è parte civile.

 

Procura di Milano: da Berlusconi 127mila euro a Nicole Minetti, Imma ed Eleonora De Vivo

I movimenti bancari, risalenti a qualche mese fa, sono stati segnalati dall'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia (Uif) ai magistrati, che hanno acquisito tutta la documentazione, inserendola nelle "indagini suppletive" notificate ai difensori dell'ex premier (processo Ruby) e di Lele Mora, Emilio Fede e dell'ex igienista dentale del Cavaliere

Le gemelle Eleonora e Imma De Vivo

Pochi mesi fa Silvio Berlusconi ha versato 127mila euro in quattro bonifici a Nicole Minetti, Imma ed Eleonora De Vivo, tre delle partecipanti alle cene eleganti del Cavaliere, ma soprattutto tutte testimoni nel processo sul Ruby Gate e il Bunga Bunga. In questo procedimento, l’ex presidente del Consiglio è imputato di prostituzione minorile per i rapporti con la minorenne Karima el Mahroug e di concussione per le telefonate alla Questura milanese la notte del 27 maggio 2010, in cui il premier aveva chiesto di affidare la ragazza marocchina al consigliere regionale Nicole Minetti. La notizia è stata pubblicata sull’edizione odierna del Corriere della Sera.

I movimenti bancari sono stati segnalati dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif) alla Procura della Repubblica di Milano, che ha acquisito tutta la documentazione, inserendola nelle “indagini suppletive” notificate dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano ai difensori di Berlusconi (processo Ruby) e di Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, gli ultimi tre imputati di favoreggiamento alla prostituzione per le “serate eleganti” nella villa di Berlusconi ad Arcore.

Per quanto riguarda i bonifici bancari ‘incriminati, tra ottobre e novembre scorso Nicole Minetti ha incassato sul suo conto corrente presso Banca Intesa due versamenti, rispettivamente di 15mila e 40mila euro (‘prestito infruttifero’ la prima causale, nessuna specificazione per la seconda somma), provenienti dal conto di Silvio Berlusconi presso il Monte dei Paschi di Siena. Quelli alla sua ex igienista dentale, però, non sono gli unici versamenti contestati all’ex capo del Governo: a luglio e ottobre scorso, infatti, ha versato in due tranches 72mila euro – giustificando la somma come ‘regalìa – sul conto di Enzo De Vivo (padre delle gemelle Eleonora e Imma, ndr) presso la filiale napoletana della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. Lo stesso Enzo De Vivo, interrogato il 5 aprile scorso da Ilda Boccassini, ha confermato di aver ricevuto quei soldi proprio da Silvio Berlusconi: i 72mila euro non erano per lui, ma per le sue figlie, che avevano fatto versare la somma sul conto del genitore per ‘evitare pettegolezzi’.

“Le mie figlie – ha raccontato Enzo De Vivo ai pm – mi dissero che sul mio conto sarebbe arrivato del denaro da parte dell’onorevole Berlusconi che era destinato alle mie figlie, le quali si erano rivolte appunto all’onorevole per un aiuto economico. I bonifici sono pervenuti sul mio conto proprio per evitare pettegolezzi da parte dei direttori dell’istituto bancario, dove le mie figlie avevano dei conti personali”. Il pm Ilda Boccassini ha fatto presente a De Vivo che “dal 12 agosto 2011 al 29 settembre 2011 sono state disposte operazioni di prelevamento in contante per la somma di 10862 euro”.. “Effettivamente – ha chiarito l’uomo – sono stati fatti da me dei prelievi ma le ho utilizzate personalmente quelle somme, mi sono servite per pagare la benzina o per cose comunque mie personali. Le spese come si sa, a causa della crisi economica che investe il nostro Paese, sono aumentate, la benzina è aumentata in modo esponenziale e quindi di quel bonifico, il primo ricevuto pari a 42 mila euro, io mi sono autofinanziato“.

Le grane per l’ex premier, però, non finirebbero qui, visto che negli stessi atti depositati dai pm nei due processi sul caso Ruby emergerebbe anche il “possibile pagamento da parte di un terzo (Silvio Berlusconi) delle spese di difesa” di Nicole Minetti. E’ quanto risulta da una segnalazione di Bankitalia sui movimenti bancari della Minetti, che ha incassato 100mila euro da Berlusconi e il giorno dopo pagato 87mila euro ai suoi legali. La data in questione è il 22 giugno del 2011, a processo sul caso Ruby già in corso. E’ quanto emerge dalle segnalazioni che la Banca d’italia ha inoltrato alla Procura di Milano. Il giorno successivo, il 23 giugno del 2011, il consigliere regionale lombardo, imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile, ha inviato sempre via bonifico alcune somme ai suoi legali: 37.440 mila a Daria Pesce, 24.960 a Piermaria Corso e altri 24.960 allo studio legale associato Gagliani Righi. Nel periodo compreso tra il 15 aprile 2011 e il 14 ottobre dello stesso anno, complessivamente, l’ex premier ha bonificato alla Minetti 145mila euro.

”Nulla di men che lecito”. Così l’avvocato Nicolò Ghedini ha definito i soldi versati, tramite bonifici, dall’ex premier Silvio Berlusconi a Nicole Minetti e alle gemelle Eleonora e Imma De Vivo, tutte e tre testimoni nel processo sul caso Ruby. “Si tratta di somme erogate palesemente tramite bonifici bancari, totalmente tracciati, da un conto personale dello stesso Presidente Berlusconi” ha detto Ghedini, aggiungendo che “l’accostamento fra versamenti e qualifica di testimoni nel processo cosiddetto ‘Ruby’ è assolutamente pretestuoso e privo di ogni fondatezza”. Il legale dell’ex premier ha sottolineato inoltre che “è del resto assai usuale e non desta alcuna problematica che vi siano rapporti economici intercorrenti fra soggetti indagati o imputati e testimoni. Basti pensare ad un titolare di azienda che citi quali testi i propri dipendenti o nel caso di testimoni che siano familiari o parenti. In realtà, il presidente Berlusconi con la consueta generosità – ha concluso Ghedini – ha ritenuto di aiutare, in totale trasparenza e proprio mediante palese bonifico bancario, delle persone che, a cagione del clamore mediatico creato su inesistenti vicende processuali, stanno vivendo momenti di grande difficoltà familiare, professionale ed economica. Nulla quindi di men che lecito”.

 

 

Ruby, un agente in aula: “Rilasciata senza documenti per le pressioni di Palazzo Chigi”

BUNGA BUNGA E CORRUZIONE:La macchina del bunga-bunga si nutre di soldi. Ma forse non solo il bunga-bunga. Berlusconi preleva dai suoi conti una gran mole di denaro in contanti, anche nelle settimane in cui è impegnato a riconquistare, uomo dopo uomo, la maggioranza in Parlamento. Preleva 13 milioni di euro. Di solito stacca assegni da 30 mila euro, come l’11, il 21 gennaio e l’11 febbraio, il 12 maggio 2010. Il 16 febbraio c’è un assegno da 7 mila euro e il 24 febbraio un altro da 30 mila euro. Sono giorni in cui Ruby va ad Arcore. Si trova ad Arcore anche quando dal suo conto al Monte dei Paschi di Siena vengono emessi assegni di 350 mila euro, il 23 aprile, e di 330 mila, il 26 aprile. Tutti assegni firmati da Berlusconi e incassati da Giuseppe Spinelli, il cassiere del premier. Gli assegni più cospicui sono del 21 e 22 dicembre 2010 (350 mila euro) e del 23 dicembre (257 mila).
 

Mario Landolfi, poliziotto in servizio in Questura la notte del 27 maggio 2011, testimonia al processo contro Silvio Berlusconi. E conferma che le disposizioni del pm minorile Fiorillo furono disattese per le telefonate della Presidenza del consiglio. Resta a Milano il dibattimento contro Minetti, Fede e Mora

La notte in cui Ruby si trovava in Questura a Milano ci furono pressioni perché fosse rilasciata il prima possibile. E la ragazza marocchina, , che da minorenne aveva partecipato alle serate organizzate da Berlusconi ad Arcore, lasciò gli uffici di via Fatebenefratelli prima che fossero recuperati i suoi documenti, al contrario di quanto disposto dal magistrato minorile Annamaria Fiorillo. Lo ha affermato in aula al processo milanese contro l’ex premier Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile, l’agente di polizia Marco Landolfi, in servizio nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2011, sentito come testimone.

Il capo di gabinetto Pietro Ostuni “chiedeva di accelerare le pratiche per il rilascio” di Karima al Marough detta Ruby, ha raccontato Landolfi. Il commissario capo Giorgia Iafrate lo chiamò per dirgli che la ragazza non doveva “essere fotosegnalata” ma bensì “lasciata andare”. E questo perché Iafrate aveva ricevuto una telefonata di Ostuni che a sua volta era stato contattato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che indicava la ragazza come la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak.

Il pm Fiorillo aveva disposto che Ruby dovesse essere fotosegnalata e collocata in una comunità o altrimenti trattenuta in questura, ma “la dottoressa Iafrate riceveva in continuazione telefonate da Ostuni che chiedeva di accelerare le pratiche del rilascio poiché alla Presidenza del Consiglio aveva già detto che era stata rilasciata”. La dottoressa Iafrate, ha proseguito Landolfi, “era molto agitata. Andava avanti e indietro, si alzava per andare verso la ragazza… Il questore non fu avvisato di quanto stava accadendo”.

Così Ruby, arrivata in Questura in seguito a una denuncia per furto, venne affidata a Nicole Minetti -altra protagonista delle notti di Arcore che si era qualificata come “consigliere ministeriale regionale presso la presidenza del consiglio dei ministri” - prima che fosse recuperata, come aveva disposto il pm Fiorillo, una copia dei suoi documenti di identità. Come risulta dalle carte ed è stato riaffermato in aula, il verbale di affidamento alla consigliera regionale, imputata in un altro processo, è stato stilato alle due di notte, mentre i documenti di identità sono arrivati il giorno dopo.

Rispondendo al pm Antonio Sangermano che gli chiedeva se non gli fosse venuto qualche dubbio sulla parentela della marocchina con l’ex presidente egiziano, Landolfi ha risposto: “Ho dato per certo che i superiori o la dottoressa Iafrate avessero accertato l’effettiva parentela con Mubarak”.

Intanto resterà a Milano l’altro processo sulle notti di Arcore, che vede imputati per favoreggiamento della prostituzione la stessa Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Lo hanno deciso i giudici, che hanno respinto le eccezioni di competenza territoriale delle difese che volevano spostare il procedimento a Messina (dove è avvenuto il primo incontro tra Fede e Ruby) o a Monza (competente per territorio su Arcore). Intanto accusa e difese si sono dette contrarie alle riprese televisive in aula, questione sulla quale i giudici si pronunceranno il 2 marzo.

Dalle 'arcorine'
al senatore Sciascia
I mille bonifici di B.

 

I movimenti bancari del premier nell'inchiesta fiorentina su Verdini e Dell'Utri. Dalle mini minor per le bunga girls, ai prestiti infruttiferi per amici e politici vari, fino ai finanziamenti ai circoli della Libertà del ministro Brambilla

 

 

Altre due ragazze parti civili al processo sulle notti di Arcore. Ma solo contro Nicole Minetti

Iris Berardi e Barbara Guerra erano tra le più assidue frequentarici dei festini organizzati da Silvio Berlusconi. Al processo per induzione alla prostituzione, accolte dalla corte anche le richieste già presentate da Imane Fadil, Chiara Danese e Ambra Battilana. Che esce dall'aula in lacrime

La showgirl Barbara Guerra

Altre due ragazze coinvolte nelle notti di Arcore, Barbara Guerra e Iris Berardi, si sono costituite parte civile al processo per favoreggiamento e induzione alla prostituzione in corso a Milano, ma solo nei confronti di Nicole Minetti, e non degli altri due imputati Emilio Fede e Lele Mora. La stessa scelta era stata fatta nella scorsa udienza dalle giovanissime miss piemontesi Ambra Battilana e Chiara Danese, e dalla modella marocchina Imane Fadil. Oggi la corte presieduta dal giudice Annamaria Gatto ha ammesso tutte le cinque richieste. Nessun’altra delle 33 ragazze a cui era stato notificato il decreto del giudizio avviato come persone offese si è presentata oggi in aula o ha manifestato la volontà di costituirsi. Il processo riguarda anche l’accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile relativo al caso Ruby.

Guerra e Berardi sono state “vittime e persone offese” dei festini organizzati dall’ex premier
Silvio Berlusconi nella sua residenza di Villa San Martino ad Arcore, ha spiegato il loro legale Luigi Faggella. Nella scorsa udienza il giudice della quinta sezione penale di Milano Anna Maria Gatto aveva disposto di notificare il decreto a tutte le ragazze maggiorenni – il processo  perché, secondo una recente giurisprudenza, anche le persone che subiscono il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione sono da considerarsi “vittime” e persone offese da reato.

Nella richiesta di costituzione le due giovani lamentano un “danno morale”, mentre, come ha aggiunto l’avvocato, “il danno all’immagine è nei fatti ed è dovuto al battage pubblicitario del processo”. Berardi e Guerra chiedono di essere parti civili solo contro l’attuale consigliere regionale lombardo perché, “i fatti che le riguardano sono da ascriversi alla sola Minetti”. L’avvocato ha fatto riferimento ai principi espressi nell’ordinanza del giudice ovvero alla “libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale della donna e alla dignità della persona”.

Decidendo di ammettere tutte le richieste, il collegio ha riconosciuto che le ragazze possono avere subito un danno dalla partecipazione alle feste ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi. Negli atti di costituzione, Battilana e Danese hanno lamentato di avere subito una “profonda sofferenza per essere state considerate meretrici”, pur essendo “scappate” dalla villa dell’ex premier dopo avere assistito a scene a sfondo sessuale. Hanno sotenuto di avere patito un “notevole danno morale”, mentre Imane Fadil ha fatto riferimento a una compressione nella sfera di autodeterminazione della libertà sessuale. “Si farà luce su tante cose in questo processo”, ha commentato la 27enne marocchina.

Ambra Battilana, giovanissima torinese portata ad Arcore da Fede il 22 agosto 2010, è uscita dall’aula in lacrime dopo aver sentito le argomentazioni delle difese contro la costituzione di parte civile. Per i legali degli imputati, il fatto di non aver concesso nulla di sessualmente rilevante, non rende “perfezionato il reato di induzione dell
a prostituzione”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BANKITALIA COMUNICA:

1901 MILIARDI DI EURO DI DEBITI!!! LE SALME COMMISSARIATE RISPONDONO: STANGATA BIS DA 45 MILIARDI
 Nove arriveranno da Regioni e Comuni
. Il totale della MANOVRONA LUGLIO-AGOSTO 2011 E' DI 125 MILIARDI DI EURO,250.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE!!!

 

 

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

8 agosto 2011

Crollo Europa, Milano cede il 2,35%,

Wall Street va in caduta libera: - 5 %

 

 

6-9 agosto 2011

Londra,La rivolta CONTRO I RICCHI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

S
G

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RIEPILOGO ANNO 2011

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

Crisi/ Borsa saudita chiude a -5,46%, dopo taglio rating Usa

La Cina tuona: "Vogliamo garanzie"

Per la prima volta nella storia, gli Usa subiscono un downgrade. Standard & Poor's abbassa il rating ad AA+ con outlook negativo legato ai rischi politici. Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che puo’ minare ancor piu’ la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con Standard & Poor: non c’era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi.

 

GUERRA TOTALE IN SIRIA, MA GLI USA STANNO A GUARDARE.

 

 

UNIPOL VERSO IL TRACOLLO

 

 

GRAN BRETAGNA: DEBITI PER 15.000 MILIARDI DI STERLINE

 

 

8 agosto 2011

Crollo Europa, Milano cede il 2,35%,

Wall Street va in caduta libera: - 5 %

 

 

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

 

Spread btp-bund oltre "quota 400"

L'ITALONIA DAL 5 AGOSTO 2011 NON E' PIU' UN PAESE SOVRANO.

 

CROLLA PIAZZA AFFARI -5%,il discorso di commiato della salma incerata ottiene l'effetto desiderato

 

MANCA UN NIENTE ALLA CATASTROFE IN ITALONIA

 

Obama getta la spugna: USA in bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama ha ceduto. Il tetto del debito pubblico degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di 2.400 miliardi di dollari per evitare il default.

 

Economia, l'allarme di Confindustria
"La crescita del Pil sarà quasi nulla

 

Debito Usa, niente accordo
sul piano repubblicano

 

 

1 agosto 2011:E' UN MACELLO, MILANO -4%, LA MANOVRA SALUTATA DA NAPOLITANO GIA' NON SERVE PIU' A NIENTE !!!

 

 

Piazza Affari maglia nera d'Europa
perdite intorno al 3%, tonfo dei bancari

 

 

Sembra una barzelletta:

gli USA sull'orlo della bancarotta!!

Borse, un'altra giornata di passione Piazza Affari maglia nera in Europa



 

 

 

Manovra votata in una settimana ma borsa sotto assedio

 

 

Borse, un'altra giornata di passione
Piazza Affari maglia nera in Europa

 

TOTAL DEVASTATION

Piazza Affari affonda

 

Bce alza i tassi.

 

Società pubbliche nel mirino di Moody's

L'allarme Italia fa cadere Piazza Affari .

 

16.000 MILIARDI DI DOLLARI DI DEBITO,SONO GLI USA,120% DEBITO SU PIL

 

 

Breivik: "Ho fatto tutto da solo....in Norvegia un neo nazista massacra un centinaio di persone nel distretto di Oslo!!!22 LUGLIO 2011"

 

 

 

TAV TRATTO APPENNINICO: DISASTRO AMBIENTALE PRESCRITTO,4 LUGLIO 2011

 

 

 

 

 

Grecia, Moody's taglia il rating
"Ormai è a un passo dal default"
,ECCO  A COSA SERVONO I 109 MILIARDI DI PRESTITO EUROPEO

 

 

Grecia e Italia, fiducia al governo
Scontri di piazza

 

Grecia, altro che salvataggi,Ora le obbligazioni sono “spazzatura”

 

 

Tremorti lo strozzino: da 47 a 79 miliardi di euro di manovra

 

Crisi Italia: Bce pronta a intervenire giovedi' per non far fallire l'asta bond

 

12 LUGLIO 2011, TERZA SEDUTA CONSECUTIVA IN PICCHIATA,

-4,7%

 

 

Pronti via ed è picchiata

 

 

La Borsa sfiducia il governo
Dopo la manovra, l'indice a -3
%

VERSO IL TRACOLLO

l'8  luglio 2011 segna l'inizio del tracollo economico italiota. Le Borse mondiali vendono a tonnellate tutti i titoli di credito italioti nella speranza di rientrare ora di un credito che domani non potranno piu' far valere. Il risultato è una crescita spaventosa del tasso di interesse che il governo italiota deve allegare per rendere appetibili quei titoli di credito necessari per stampare carta moneta. Ma è una coperta ormai inesistente: 2000 miliardi di euro di debiti sono un pianeta che non può piu' essere rifinanziato. La manovra da 160.000 miliardi di vecchie lire non può piu' rattoppare un buco da 4.000.000 di miliardi di vecchie lire....

0-4, CROLLO TOTALE DEL NAPOLEONE PEDERASTA.

 

"Fallimento Grecia entro 5 anni?
Probabile all'80%"

 

750 MILIONI DI EURO DI RAGIONI PER NON MOLLARE LA CADREGA

 

 

 

FEROCISSIMA BATTAGLIA IN VAL DI SUSA,BATTAGLIA AD ATENE

 

 

 

NON ESSENDOCI OPPOSIZIONE

 

 

40 MILIARDI DI MANOVRA?? DICIAMO 50....Intanto la pensione di vecchiaia nel 2020, fra 9 anni,andrà a 67 anni

 

 

 

A 22 ANNI DAL CROLLO DELL'URSS RIVALUTARE MARX??

 

 

0-4 ALTRA MARTELLATA,MA TUTTO SOMMATO CHISSENEFOTTE...

 

Noi, cresciuti con l’amianto, ora chiediamo giustizia

 

 

SI AVVICINA LA "MANOVRINA DA 40 MILIARDI" NEL SILENZIO DEI BALLOTTAGGI.

 

 

DEFAULT GRECIA?? NO, E' REPROFILING

 

UCCISO IN PAKISTAN OSAMA BIN LADEN, IN PAKISTAN??

 

SI ESPANDE PERICOLOSAMENTE LA BOLLA DEL NET 2.0: GROUPON, FACEBOOK, TWITTER E ZYNGA VALGONO 89 MILIARDI DI DOLLARI !!!

 

 

 

LA GRECIA ESCE DALL'EURO E RIPRENDE LA DRACMA.

 

 

 

 

DALLE ECONOMIE DEI DEBITI INFINITI VIENE SMASCHERATO L'INVOLUCRO VUOTO DELLA DEMOCRAZIA

 

L'ITALIA E' ECONOMICAMENTE AL PALO.

 

 

 

ESPLODE LA SPAGNA:IL 15 MAGGIO E' SCOPPIATA LA RIVOLTA DEI LOS INDIGNADOS...MA NON E' VALSA AD UN CAZZO. LE AMMINISTRATIVE CONSEGNANO IL PAESE AL PP,OVVERO UNA MERDA PIU' DI MERDA DEI SOCIALISTI DIARROICI DI ZAPATERO...

 

INCREDIBILE: ANCHE LA GERMANIA RALLENTA !!!

 

 

 

IRLANDA, DAL FALLIMENTO AL COLLASSO

 

 

 

E' L'APOTEOSI DEL MODULO BORDELLO

COME FARE PER SALVARE L'ULTIMO DITTATORELLO DELL'AREA MEDITERRANEA TRIS

IL PRESIDENTE COLLUSO CON I MAFIOSI COSTRETTO AD ANDARE A FARE IN CULO DA DOVE E' VENUTO

COME DISINNESCARE L'ULTIMO PROCESSO DI TESTA D'ASFALTO??

COME FARE PER SALVARE L'ULTIMO DITTATORELLO DELL'AREA MEDITERRANEA BIS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIEPILOGO CRONACHE ANNO 2010

 

 

 

 

 

FINANZIARIA LACRIME E SANGUE (CHE SARA' INSUFFICIENTE) MA SOLO PER LA COLONIA,  al c'entro in un gabinetto , farò come Hitler, 620.000 metri quadrati d'asfalto, abbiamo i numeri per comandare in  eterno, quanti sono i casalesi,quanti gli 'ndrini?, la compravendita, noi neghiamo e tagliamo, Il massacro di luglio, Loggia P3,

 

VIVERE E MORIRE NELL'ITALIA DEI MORATTI

 

 

 

LEGENDA DEI COLORI

 

   POLITICA ITAGLIOTA DI BASSISSIMO PROFILO E LOTTE CIVILI CONTRO LA POLITICOCRAZIA
   IDEOLOGIA E TERZOMONDISMO,GUERRE CONTRO I TIRANNI
   ECONOMIA E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
   CRONACA NERA, DELINQUENZA AD ALTO LIVELLO, DISASTRO AMBIENTALE,INQUINAMENTO
   

 

 

 

 GLI SPECIALI

 IDEOLOGIA

DALLE TESI SUL SIGNORAGGIO ALLA CONTROECONOMIA: L'EVOLUZIONE DELLE IDEE ANTI-MERCATO POST-COMUNISTE

 

 

DALLE MACERIE DEL COMUNISMO AL DOMINIO ASSOLUTO DEL SIGNORAGGIO BANCARIO....

 

LA GRANDE FAME ALLA BASE DELLO SMOTTAMENTO MEDIO-ORIENTALE/NORD AFRICANO; IL RUOLO DELLA CINA
 GENERAZIONE E SOCIETA'
NEVERMIND O SOLO NEVER ??
 FINANZA CONTEMPORANEA E DEVASTAZIONE SOCIALE

 

QUANDO UN PAESE FALLISCE

 

 

COME CANCELLARE 1/4

DI DEBITO PUBBLICO ITALIOTA?

 
Manovra DI LUGLIO 2011 (PARTE A)
 Manovra DI LUGLIO 2011 (PARTE B)
 Manovra di luglio 2011 (PARTE C )
ITALONIA VERSO IL TRACOLLO,AD UN PASSO DALLA MONDIALIZZAZIONE DEL DEFAULT
 INDUSTRIA CONTEMPORANEA
Cosmo-Skymed, la spia perfetta CHE COSTA UN MILIARDO DI EURO DI SOLDI PUBBLICI

nUCLEARE ALL'Italiota e pioggia alla francese

 

 

 PERIFERIE DEL MONDO CONTEMPORANEO:i nuovi imperi, le periferie, il post-comunismo e terzo-mondismo
GUERRA, FAME E MILIARDI: CHE COS'è L'IMPERO POST SOVIETICO?

LA LUNGA SCIA DEL DEBITO E DEL SANGUE

IL MASSACRO  DEL NARCOTRAFFICO MESSICANO

 STORIA DI LIBIALIA (2008 - 2011)

LA MORTE DI GHEDDAFI

GUERRA DI LIBIA BIS
GUERRA DI LIBIA

 

 

L'ITALIA E' UNA EX COLONIA DEGLI USA SOTTO SCHIAFFO DELLA CHIESA ATTRAVERSO TRE FORZE ECONOMICAMENTE MOLTO POTENTI: VATICANO, OPUS DEI E COMUNIONE E LIBERAZIONE.

LA BREVE STORIA DI LIBIALIA: LA DITTATURA DEL MAMELUCCO SULL'ITALIA DEL COMPAGNO DI MERENDE BERLUSCONI. LIBIALIA: A 67 ANNI DALLA CADUTA DELLA LIBIA COLONIALE LA SUA RIVINCITA. L'ASSALTO LIBICO ALLA PENISOLA. UN INTERO PAESE SOTTO IL TACCO RINFORZATO DI TESTA D'ASFALTO. LA DITTATURA E' AD UN SOSPIRO.

 
 STORIE OCCULTE E MISTERI italioti
SOLIDARNOSC E I SOLDI DI ROBERTO CALVI
Caccia al tesoro di Cl : I MEMORES DOMINI CASTI E POVERI PIENI ZEPPI DI SOLDI "STRANI". Il cerchio magico dei fondamentalisti cattolici
 TECNOLOGIE ED IMPATTO SUL MONDO
Paypal invece del bancomat
Isole artificiali senza legge
l'utopia di mister Paypal
Biocarburanti al posto del petrolio
Alternativa ‘etica’ o nuovo problema?

UNA DELLE POCHE SENTENZE CONTRO L'AMIANTO IN ITALONIA

 

Auto elettriche, come la Danimarca

DEVASTAZIONE AMBIENTALE

 STORIA D'ITALIA CONTEMPORANEA
LA NUOVA MAGLIANA: CASAMONICA

 

 

GLI EREDI DELLA MAGLIANA OGGI

IL DOMINIO DELL' 'NDRANGHETA IN ITALIA
 LA BANDA DELLA MAGLIANA DAL 1987 AL 1993, L'OPERAZIONE COLOSSEO
 LA BANDA DELLA MAGLIANA: I PROCESSI E LE TESTIMONIANZA DAL 1993 AL 1999

 

Resti Hitler in Antartide, ultima follia

 

I TEDESCHI MASSACRARONO IN ITALIA, IN DUE ANNI DI OCCUPAZIONE, 25.000 PERSONE: HANNO AVUTO RAGIONE !!!
Portuali contro Nazisti. 1960 o 2001?
LA GUERRA SULLA LINEA GOTICA
 ESPANSIONE DEL BRIC E TERZA GUERRA DEL GOLFO

ATTACCO ALL'IRAN DI AHMADINEJAD

Un tunnel per unire Russia e States

 
Cina: via all'espansione navale

L'ESPANSIONE CINESE IN AFRICA

LA COLONIA DEL SUDAN

SI SCAMBIANO LA POLTRONA COME NEL MIGLIOR STILE ITALIOTA

TI SBATTI UNA VITA PER DIFENDERE GLI INDIFESI E POI CREPI IN UNA QUALCHE FOTTUTA MANIERA:

Addio a Wangari Maathai
nel 2004 Nobel per la pace

Video "Insieme per cambiare"

Aveva 71 anni, era malata da tempo. E' stata la fondatrice del Kenya's Green Belt Movement. Il premio le fu assegnato per "il contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace"

Ideologia, errori e generosità
Quando a sinistra c'era "Dp
VACILLA IL NUOVO SOCIALISMO DEL XXI SECOLO: il personaggio controverso di CHAVEZ in Venezuela. SOCIALISMO O POPULISMO??
LA CINA CAPITAL-COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
INTERNOTIZIE SPORT 
 

 

Serie A
RIE A

«C'è il rinnovo per Mancini. In tre anni ecco 19 milioni»

La firma sul nuovo contratto non c'è ancora, ma secondo la stampa inglese arriverà entro la fine di questa settimana, prima che Mancini, che ieri ha assistito alla vittoria del Pescara in casa della Sampdoria, vada in vacanza con la famiglia

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LONDRA (INGHILTERRA) - Rinnovo di contratto in vista per Roberto Mancini, volato a Abu Dhabi la settimana scorsa per discutere i dettagli del nuovo accordo triennale da 19 milioni di euro. La firma sul nuovo contratto non c'è ancora, ma secondo il Daily Mail arriverà entro la fine di questa settimana, prima che Mancini, che ieri ha assistito alla vittoria del Pescara in casa della Sampdoria, vada in vacanza con la famiglia. Il manager del Manchester City è volato a Abu Dhabi martedì scorso in compagnia del suo vice David Platt e del direttore sportivo Brian Marwood. Dopo l'incontro con lo sceicco Mansour, che si è voluto complimentare di persona per la conquista della Premier League, sono cominciate le trattative per prolungare l'attuale contratto che scade nel 2013. Il presidente Khaldoon Al Mubarak ha proposto a Mancini un nuovo accordo fino al 2015, con un sostanzioso ritocco verso l'alto, dagli attuali 4 a 6,3 milioni di euro a stagione. Un chiaro segnale di stima e gratitudine per quanto finora fatto da Mancini, che in due anni e mezzo ha vinto un campionato e una Fa Cup. Mancini è rientrato in Italia giovedì scorso senza firmare ma non sembrano esserci dubbi sul suo futuro, che continuerà ad essere all'Etihad Stadium.

Montpellier campione
Ma è finale vergogna

Montpellier campione  Ma è finale vergogna
La protesta durante Auxerre-Montpellier

La rivelazione conquista il suo primo titolo imponendosi 2-1 sul campo dell'Auxerre, dove però a inizio ripresa la gara è stata sospesa per lancio di oggetti (il pubblico protestava per lo scarso impegno). Interrotta per 5' al 32' anche Lorient-Psg per lancio di razzi dei tifosi della squadra di Ancelotti, che vince 2-1 in rimonta (in gol Pastore e Thiago Motta) ma non basta

 

PARIGI - Ultima giornata che ha dell'incredibile nel campionato di calcio francese, non tanto per l'esito del torneo e la conquista del tricolore transalpino, quanto per quello che è accaduto sui due campi principali. Protagonisti, però, in entrambi i casi non i ventidue in campo bensì il pubblico sugli spalti.

LANCIO OGGETTI, SOSPESA AUXERRE-MONTPELLIER - La partita Auxerre-Montpellier, decisiva per l'assegnazione del titolo 2012 della 'Ligue 1', è stata interrotta a causa del comportamento dei tifosi sugli spalti. Al rientro in campo dagli spogliatoi per l'inizio del secondo tempo, dopo l'1-1 dei primi 45', i giocatori delle due squadre sono stati infatti accolti da un fitto lancio di palle da tennis, rotoli di carta igienica e pomodori. In questo modo il pubblico ha voluto protestare per l'atteggiamento remissivo dei calciatori sul terreno di gioco, che avevano dato l'impressione di accontentarsi del pareggio (al Montpellier bastava un punto per laurearsi per la prima volta campione di Francia mentre la compagine di casa era già retrocessa). L'arbitro Said Ennjimi ha così ritardato la ripresa del gioco, poi l'ha ordinata ma ha dovuto sospendere il match al 5' st perché il lancio di oggetti è ricominciato.

UTAKA, DOPPIETTA CHE VALE IL TITOLO - Successivamente la partita è ripresa, dopo un'interruzione di 15 minuti. Alla fine il Montpellier si è imposto per 2-1 in rimonta: Olivier Kapo aveva portato in vantaggio i locali al 20', raggiunti

 

al 32' da John Utaka, che poi alla mezz'ora della ripresa firmava la doppietta personale mettendo il sigillo sul trionfo di questa provinciale, capace di prevalere nel testa a testa sul Psg costruito con i miliardi degli sceicchi.

ANCHE LORIENT-PSG SOSPESA 5' PER LANCIO RAZZI - Ma non è finita qui. Anche il confronto fra Lorient e Paris St. Germain, secondo in classifica a tre punti dal Montpellier alla vigilia del turno conclusivo, è stato interrotto al 32', sull'1-0 per il Lorient (a segno al 28' Kevin Monnet-Paquet), per il lancio di razzi in campo da parte del pubblico di fede parigina. In questo caso l'arbitro Laurent Duhamel ha ritenuto che non ci fossero le condizioni di sicurezza necessarie per far continuare l'incontro. La partita è rimasta interrotta per cinque minuti, poi è ripresa.

VITTORIA INUTILE FIRMATA PASTORE E THIAGO MOTTA - Alla fine la squadra della Capitale, guidata in panchina da Carlo Ancelotti, è riuscita a ribaltare il risultato, vincendo per 2-1. Una rimonta inutile, però, viste le notizie che arrivavano da Auxerre, quella firmata dagli 'ex italianì Javier Pastore, in gol al 61', e Thiago Motta, in rete al 75'. E così il Psg costruito dal direttore sportivo Leonardo deve accontentarsi della piazza d'onore, mentre retrocedono invece in Ligue 2 Digione e Caen che vanno a fare compagnia all'Auxerre.

Il Pescara di Zeman in A
Travolta la Sampdoria

Il Pescara di Zeman in A Travolta la Sampdoria

La squadra abruzzese passa a Marassi 3-1 e riconquista la massima serie dopo 19 anni con una giornata di anticipo. Per i biancazzurri doppietta di Caprari e rete di Immobile, per i blucerchiati Juan Antonio
di JACOPO MANFREDI

GENOVA - Al secondo tentativo, il Pescara non manca l'appuntamento con il destino e centra, dopo 19 anni, il ritorno in serie A imitando, a poche ore di distanza, il Torino. A Genova doveva vincere per rintuzzare l'assalto di Verona e Sassuolo e lo ha fatto con autorevolezza (1-3) chiudendo i conti, in pratica, dopo appena mezz'ora. E' vero che, con il risultato arrivato da Nocera, la Samp si era già matematicamente garantita l'accesso ai play-off ma i doriani, sotto agli occhi di Roberto Mancini, non hanno certo steso tappeti rossi agli avversari, rassegnandosi alla sconfitta solo dopo aver subito il terzo gol.
 
CAPRARI APRE LE DANZE - Dopo un'occasione per parte (Pozzi e Cascione) sono gli ospiti a passare (18') con un preciso destro in diagonale di Caprari, smarcato in area da Verratti. La Samp reagisce con carattere ma al 26' sciupa con Icardi una ghiotta occasione per pareggiare. L'attaccante, preferito ad Eder, salta anche Anania in uscita ma liscia incredibilmente a porta vuota il pallone col sinistro.
 
PATATRAC DI ROMERO, IMMOBILE RADDOPPIA - Il Pescara ringrazia e, al 29', raddoppia approfittando di un altro regalo: stavolta lo fa Romero che sbaglia clamorosamente un rinvio, calciando addosso all'accorrente Immobile che raccoglie i frutti del proprio pressing vedendo il pallone schizzare rocambolescamente in rete.
 
POZZI FALLISCE IL RIGORE DELL'1-2 - Insigne manca lo 0-3, fa ancora peggio al 45' Pozzi che, dopo essersi procurato con esperienza

 

(fallo di Anania) un calcio di rigore, lo calcia malamente sul palo esterno, fallendo la migliore delle occasioni per riaprire il discorso prima dell'intervallo.
 
VERRATTI E ANANIA CHIUDONO LA PORTA - Nella ripresa la Samp ci prova ancora ma, nel giro di 1', tra il 52' ed il 53', sciupa altre due limpide occasioni con Pozzi, che si fa respingere sulla linea da Verratti un destro a colpo sicuro, e con Gastaldello, che calcia addosso ad Anania, solo davanti al portiere.
 
CAPRARI COMPLETA LA FESTA - Il Pescara riordina le idee e, dopo aver impegnato per due volte Romero con Insigne, triplica al 61' con Caprari che, lanciato in area, salta in dribbling due uomini e batte con un preciso rasoterra il portiere blucerchiato. Zeman in panchina si commuove. E' il segnale che la festa biancazzurra può iniziare davvero anche se, all'83', la Samp riesce, se non altro, a rendere meno pesante il passivo con il subentrato Juan Antonio che batte Anania con un preciso destro in diagonale su assist di Laczko.

Il Toro è tornAto: il diluvio non ferma la festa del popolo granata al Filadelfia

 

Dopo tre anni trascorsi nel purgatorio della serie cadetta, la squadra allenata da Giampiero Ventura ha conquistato la promozione in A vincendo 2 a 0 allo stadio Olimpico contro il Modena. In città piove a dirotto, ma il tripudio della gente non conosce ostacoli

 

torino in a interna nuova

 

 

 

Fuori dalla cinta daziaria ha perso il suo appeal da tempo, ma in città, quando vince il Toro, è ancora festa di popolo. E pazienza se piove. Anzi, il diluvio è un compagno di viaggio da quel 4 maggio 1949 quando le nuvole inghiottirono la squadra più bella e amata, sul terrapieno della Basilica di Superga. Quando vince la Juve, Torino si riempie (anche) di turisti, le previsioni cambiano e la folla di villeggianti calcistici della festa ringrazia il cielo e saluta il pullman scoperto. Ieri no, ma la festa è uguale.

Al Filadelfia, il tempio del Grande Torino ridotto a rudere da 15 anni, sono in migliaia, bagnati e contenti. Potrebbero essere di più, allo stadio erano in 25mila, di più, oggi, non ce ne stanno. Due gol, uno per tempo, e tutto va stranamente come doveva andare. Qualcuno, nell’intervallo, evoca lo spettro di Mozzini, che il 16 maggio 1976, giorno dell’ultimo scudetto granata, incappò in in comico autogol contro il Cesena e per poco non rovinó la festa. Non succede, e anche se i tempi non sono più gli stessi.

Si fa festa uguale. Chi non è tifoso non capirà. Dirà che il tifo è l’oppio dei popoli, che con tutti i problemi che ci sono affidare il proprio buonumore a un mondo marcio come quello del calcio è una puerile bestemmia. Forse hanno ragione, ma sicuramente non hanno mai abbracciato uno sconosciuto con le lacrime agli occhi dentro uno stadio. Torino è una città in difficoltà. Anni di loisir post industriale hanno dato i loro frutti cancellando la fuliggine grigia della company town fordista del ’900. Ma ora la rinascita presenta il conto. Un debito miliardario, niente soldi in cassa, asili chiusi e cooperative sociali senza stipendio da mesi. Ha senso festeggiare per una promozione in Serie A (dopo tre campionati passati nella serie cadetta)? Sì, se non ci fosse nessuno ci guadagnerebbe. Così abbondano i sorrisi.

E’ quasi sera, il pullman dei ragazzi in granata arriva ai ruderi del Fila. Tutti immaginano di rivedere capitan Mazzola rimboccassi le maniche al suono del ferroviere trombettiere Bolmida. Un tempo era l’inizio del quarto d’ora granata, in cui i vecchi tifosi giurano non sia mai mancato il gol. Questa volta è solo per il via al giro scoperto in città. Pazienza se piove. Il Toro è tornato.

Dal City al Psg, i nuovi padroni del calcio
comandano i petrodollari degli sceicchi

Dal City al Psg, i nuovi padroni del calcio comandano i petrodollari degli sceicchi
Mansur bin Zayed al Nahyan, proprietario del Manchester City

Gli investitori arabi hanno sfondato un muro conquistando la Premier. Ed ora possono cambiare il panorama e gli equilibri più dei russi. E l'Italia li aspetta

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Il mondo è degli sceicchi. Lo si diceva un tempo, alludendo al petrolio. Lo si ripete ora, a proposito del calcio. Sotto, c'è sempre l'oro nero. Ma in superficie adesso c'è il pallone, di cui gli Emirati Arabi, il Qatar e magari un giorno o l'altro qualche altra potenza energetica del Medio Oriente vogliono diventare i padroni. Non c'è dubbio che ci stanno riuscendo, dopo che il Manchester City si è aggiudicato la Premier League. Il muro è stato abbattuto. Ed è solo l'inizio. "Ogni estate Real Madrid e Barcellona spendono un sacco di soldi per comprare due o tre giocatori", ha detto ieri Roberto Mancini alla Bbc. "Penso che dobbiamo fare altrettanto, per migliorare ancora e avere la forza di competere contemporaneamente per la Premier e per la Champions". E se si guarda alle ultime campagne del Real da 200 milioni si può avere un'idea di quanto potrebbe scucire ora il City, o meglio lo sceicco Mansur, un giovanotto con l'aria dello studente che è stato solo una volta allo stadio Etihad di Manchester, 4 anni fa, e ha preferito restare lontano dai riflettori anche domenica, ma che è imparentato con l'emiro di Abu Dhabi e guida il fondo di investimenti più ricco del pianeta.

L'emiro del Qatar ha comprato il Paris Saint Germain, un altro sceicco, sempre del Qatar, nel 2010 ha acquistato il Malaga e quest'anno col 4° posto nella Liga è arrivato in Champions. E lo shopping continuerà.

 

Gli sceicchi cercano la squadra giusta, nel paese giusto: si dice che abbiano puntato gli occhi anche sull'Italia, o forse è un calcio italiano disperatamente a caccia di capitali che ha puntato gli occhi sugli arabi, per non retrocedere ulteriormente al rango di ex-potenza europea. Il Milan è in trattativa per la cessione di una quota, e altrettanto Zamparini per il Palermo.

Nemmeno gli oligarchi russi hanno così tanti soldi da spendere. E soprattutto è diversa la motivazione. Abramovich lo fa per fare pubblicità a sé e ai suoi affari, per capriccio, perché tutti, anche i miliardari, hanno bisogno di un giocattolo. Ma proprio per questo, così com'è venuto, potrebbe andarsene, o decidere di spendere meno, se non altro per non irritare il suo vero padrone, lo zar Putin, che tutto vede da Mosca e potrebbe sempre mettergli l'ex-Kgb alle calcagna. Gli sceicchi invece hanno uno scopo geopolitico. Per fare ottenere rispetto e influenza al loro paese. Per suscitare simpatie in Occidente. Per avere alleati economici e protezioni militari. È una strategia a lungo termine. Perciò non smetteranno di spendere tanto presto.

Galatasaray campione. Scontri fra tifosi in Turchia

La squadra di Fatih Terim e Felipe Melo ha vinto per la 18/a volta nella sua storia il titolo di campione di Turchia, pareggiando 0-0 sul campo dei rivali del Fenerbahçe

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ISTANBUL - Il Galatasaray ha vinto per la 18/a volta nella sua storia il titolo di campione di Turchia, pareggiando 0-0 sul campo dei rivali del Fenerbahçe. Uno choc per i tifosi di casa che ha dato il via a diversi scontri tra supporter a cui è seguito l'intervento della polizia. Il Galatasaray che non vinceva il campionato dal 2008 ha terminato la stagione con un punto di distacco dal Fenerbahçe che avrebbe potuto aggiudicarsi a sua volta il titolo in caso di un successo nel proprio stadio. E così il trionfo del Galatasaray ha fatto scoppiare una serie di incidenti tra le due tifoserie. Scontri arginati dalla polizia in assetto antisommossa che ha dovuto usare lacrimogeni e cannoni spara acqua. Dai fotogrammi sul circuito internazionale si vedono numerosi seggiolini divelti lanciati sul campo invaso dai tifosi. 

I giocatori del Galatasaray rintanati negli spogliatoi dello stadio, a fine partita, hanno rifiutato di ricevere il trofeo di campioni di Turchia. "Non si riceve una coppa negli spogliatoi" si è lamentato il tecnico del Galatasaray, Fatih Terim (ex allenatore di Milan e Fiorentina). Incidenti sono scoppiati anche all'esterno dello stadio, dove le unità della polizia in assetto antisommossa hanno fatto ricorso ai cannoni spara acqua per disperdere i tifosi. Il canale televisivo NTV ha mostrato alcune immagini con una vettura della polizia turca in fiamme nei pressi dello stadio. Diversi poliziotti sono poi stati feriti dal lancio di pietre, mentre diverse unità delle forze dell'ordine sono state mobilitate per soccorrere alcuni tifosi investiti dai gas lacrimogeni. A Sivas, nella Tirchia centrale, un supporter del Galatasaray di 29 anni è stato accoltellato allo stomaco nel corso di una colluttazione. Nella città di Denizli, invece, un uomo di 46 anni è morto colpito da infarto mentre guardava la partita.
 

Guidolin sorprende tutti
"Sono stanco, mi fermo"

Guidolin sorprende tutti "Sono stanco, mi fermo"

Annuncio a sorpresa del tecnico bianconero: " Ringrazio i ragazzi ma ora devo staccare la spina. Non so se sono in grado di affrontare un'altra stagione con oltre 50 partite. Ne parlerò con calma con la società. Potrei fare il dt? E' una buona idea"

 "E' stata una grande impresa, superiore a quella dello scorso anno, ma l'anno prossimo non so se ci sarò". Francesco Guidolin rovina, in parte, la grande festa dell'Udinese per la conquista dei preliminari di Champions, annunciando di volersi fermare: " Ringrazio i ragazzi per il bel regalo che mi hanno fatto ma ora avverso solo una gran voglia di riposare. Sono stanco, devo staccare la spina".

NON SO SE SARO' PRONTO PER LUGLIO - Parole che suonano come un addio anche se poi Guidolin corregge, parzialmente, il tiro: " Ne parlerò con la società, faremo assieme le giuste valutazioni. Ora mi sento solo di dire che non so se per luglio avrò ricaricato le pile. Di certo il tempo che manca all'avvio della nuova stagione è poco..."

POTREI FARE IL DIRETTORE TECNICO - Il tecnico bianconero si dice provato da una stagione che è stata lunghissima. " Ora come ora non mi sento in grado di ripartire per un'altra annata di oltre 50 partite. Questa mi ha consumato, devo riposarmi". Guidolin lancia anche un'idea alla società per il futuro: " Io come direttore tecnico con un giovane allenatore in panchina? Potrebbe essere la soluzione giusta. Io sono pronto".

 

Dortmund, conferma in coppa
Bayern travolto in finale

Dortmund, conferma in coppa Bayern travolto in finale
Lewandoski esulta, sconsolati Badstuber e Neuer

I gialloneri doppiano il successo in campionato, dominando la finale di Berlino contro i bavaresi. Finisce 5-2: segnano Lewandowski (3), Kagawa e Hummels per i gialloneri, la squadra di Heynckes replica parzialmente con Robben (rigore) e Ribery

 Ora il trionfo del Borussia Dortmund è completo. Dopo aver vinto la Bundesliga, la squadra allenata da  Jurgen Klopp si è imposta anche nella finale di coppa di Germania. In un Olimpico di Berlino stracolmo, i gialloneri hanno battuto la rivale della stagione, il Bayern Monaco. Un 5-2 che non ammette repliche, e che conferma la superiorità negli scontri diretti emersa anche in campionato (doppia vittoria 1-0).

La gara ha subito preso una piega favorevole per il Dortmund, andato in vantaggio appena al 3' con un tocco ravvicinato del giapponese Kagawa, pronto nello sfruttare un assist di Goetze. Buona comunque la reazione dei bavaresi, che trovano il pari con Robben, freddo nel trasformare un calcio di rigore concesso per fallo del portiere Weidenfeller su Gomez. Sul finire del primo tempo, la svolta del match: rigore per il Borussia che Hummels trasforma nonostante il tuffo intuitivo di Neur, quindi Kagawa serve in verticale Lewandowski che segna appena entro l'area.

Nella ripresa è ancora il polacco a colpire in contropiede per il poker con un destro ad incrociare preciso e potente. Bayern comunque orgoglioso: Mario Gomez colpisce una traversa da pochi metri con un colpo di testa, quindi Ribery inventa un bel gol con un sinistro dalla media distanza. Sono comunque episodi isolati: il Dortmund resta sempre padrone della situazione, e complice un errore clamoroso di Neuer, arriva il definitivo 5-2 siglato dallo scatenato Lewandoski con un colpo di testa a porta spalancata. Dortmund in festa, al

 

Bayern resta la finale di Champions League con il Chelsea, confine tra una stagione trionfale e una fallimentare

Le spese folli del Man City
un miliardo per la premier

 

Le spese folli del Man City un miliardo per la premier
Sergio Aguero, una delle stelle del City

Uno studio del 'Daily Telegraph rivela che dal 2008 ad oggi lo sceicco Mansur bin Zayed al-Nahyan ha sborsato qualcosa come un miliardo e 200 milioni di euro per acquistare e rafforzare il club inglese dal corrispondente

LONDRA - Che cosa serve per vincere la Premier League in quattro anni, o perlomeno per arrivare all'ultima giornata con "due dita" sul titolo, come dice Roberto Mancini alla vigilia del match decisivo di domenica con i Queen Park Rangers? Serve, più o meno, un miliardo di sterline, vale a dire un miliardo e 200 milioni di euro, la cifra spesa dal 2008 ad oggi dallo sceicco e petroliere Mansur bin Zayed al-Nahyan, fratello del principe della corona di Abu Dhabi, per acquistare e rafforzare il Manchester City. Lo rivela uno studio dei bilanci delle società della massima serie inglese compiuto dal Daily Telegraph, che mette in luce i favolosi guadagni e le ancora più favolose spese del campionato probabilmente più bello ma certamente più ricco del mondo.

Per l'esattezza, da quando è diventato di proprietà (di fatto) degli Emirati Arabi, il City ha speso 930 milioni di sterline, a cui tuttavia vanno aggiunti gli acquisti (55 milioni di sterline) dell'estate scorsa, più i salari, i premi e le spese varie della stagione in corso, che ancora non risultato nei bilanci del club. Il totale di quattro anni o meglio quattro campionati supera dunque nettamente il miliardo di sterline, una somma strabiliante. Nel bilancio relativo ai primi tre anni della gestione Mansur, la squadra ha generato 365 milioni di sterline tra incassi allo stadio, diritti televisivi e sponsor, per cui il resto, 565 milioni di sterline, pari a più di 600 milioni di euro, ce lo ha dovuto mettere lo sceicco di tasca

 

sua. Non un problema, per uno dei (giovani) uomini più ricchi del pianeta, tantomeno per l'emiro di Abu Dhabi che attraverso il suo fondo di investimenti distribuisce denaro a pioggia dove meglio ritiene opportuno in una strategia di conquista del "soft power" di cui il suo piccolo paese ha bisogno per sentirsi rispettato e proetto sulla scena internazionale.

L'analisi del Telegraph rivela inoltre che, relativamente alla stagione 2010-2011, le venti squadre della Premier League hanno generato complessivamente un fatturato di 2 miliardi e 230 milioni di sterline, pari allo 0,148 per cento del pil della Gran Bretagna: come una multinazionale dell'industria, dunque. Tutti insieme, i venti club hanno speso 1 miliardo e mezzo in salari e costi per lo staff. E tutti insieme hanno accumulato un debito di 1 miliardo e 390 milioni di sterline, che costa loro 97 milioni di sterline l'anno di interessi. Il City ha chiuso la scorsa stagione con il passivo più pesante: 194 milioni di sterline. Lo seguono, in questa graduatoria dei bilanci in rosso, il Liverpool con 89 milioni e il Chelsea con 86 milioni. Le altre due grandi del football inglese hanno invece chiuso il bilancio 2010-'11 in attivo: il Manchester United con 62 milioni di sterline e l'Arsenal con 21 milioni. Ma l'Arsenal non vince più niente da cinque anni e lo United, se non riuscirà a portare via il titolo al City all'ultima giornata, chiuderà la stagione senza neanche un trofeo, il suo peggior risultato dal 2004. Per vincere a questo livello, è il messaggio della Premier, bisogna spendere, possibilmente intorno a un miliardo. In attesa che la regola della Uefa  sul Financial Fair Play, ovvero sull'obbligo di spendere quanto si guadagna e non di più, entri presto in funzione.

 

Nesta VA A FARE IN CULO DAL MERDAN
''VADO A FARE LA DIARREA negli Stati Uniti''

Le lacrime di Van Bommel per il polline:"Fastidioso questo cazzo di polline, comunque lascio il Merdan"

Gattuso annuncia l'addio: "Non servo PIU' AD UN CAZZO, MI HANNO LIQUIDATO IMMEDIATAMENTE"
Inzaghi saluta
E SE NE VA A FARE IN CULO PER SEMPRE......ASSIEME A ZAMBROTTA, manca Seedorf all'appello DEL GIGANTESCO REPULISTI.....

L'addio di Luis Enrique
''E' la mia sconfitta''

 

 

Il derby è dell'Inter
Milan, addio al titolo

Stracittadina combattutissima anche se piena di errori, anche arbitrali. Finisce 4-2 per i nerazzurri: reti in successione di Milito, Ibrahimovic (uno su rigore), quindi ancora il Principe con due tiri dal dischetto. Chiude la serata Maicon

MILANO - E' stato uno dei derby più roventi degli ultimi anni. Lo vince l'Inter, che si regala un barlume di speranza per la conquista del terzo posto e soprattutto affossa le speranze scudetto del Milan. Un successo meritato, frutto di una partita ricca di errori (4-2, troppi gol per la perfezione tattica), anche arbitrali, ma che ha visto le squadre battersi con le ultime energie - poche - rimaste dopo una stagione logorante. Insomma, Stramaccioni forse di guadagna la conferma azzeccando il primo derby della vita, ma va dato atto al Milan di non avere mollato neanche un momento l'idea di prendere la Juve campione d'Italia.

Per capirci qualcosa, nella confusione generale che caratterizza il finale del primo tempo, bisogna carpire il quadro tattico soprattutto nella parte iniziali. Stramaccioni la affronta simil Ranieri (ricordate il derby di andata), con due linee molto serrate - Alvarez va a sinistra - con Sneijder sulla trequarti a sostegno di Milito. Allegri sceglie il guizzante Robinho quale partner di Ibra, lasciando a Boateng il compito di giocare tra le linee e dando a van Bommel le chiavi della mediana. Dicevamo del derby di andata. Tatticamente simile, è diverso caratterialmente l'approccio dell'Inter, che non aspetta ma aggredisce. Il gol di Milito con un destro sotto misura, che segue ad una occasione analoga divorata da Ibrahimovic, è il primo spartiacque della partita.

Prende il via una fase tutta nerazzurra, condita anche dal presunto gol fantasma - meno netto di quello di Muntari - dopo un colpo di

 

testa di Samuel splendidamente respinto da Abbiati. Il secondo spartiacque della gara lo offre l'arbitro Rizzoli, che inventa un rigore per il Milan - gelido Ibra nella trasformazione in barba alle provocazioni di Julio Cesar - ed innesca reazioni a catena. Animi esacerbati, si scatena una specie di caccia all'uomo. Menzione 'specialè per un calcione di Samuel a Robinho, meritevole di un rosso vivo che non arriva. Insomma, Inter sull'orlo di una crisi di nervi e Milan paradossalmente rivitalizzato di energie sempre più carenti. Da segnalare nel contesto i cambi forzati di Abbiati e Bonera con Amelia e De Sciglio che privano Allegri di altri cambi.

La ripresa vede un Milan più concreto, con Ibra che subito mette la freccia con un preciso tocco morbido. Interisti sempre più nervosi, calmati solo dal rigore - giusto - concesso a Milito (che trasforma) per ingenua trattenuta di Abate. Energie che calano, squadre lunghe, è fin troppo evidente che non finirà così. Il match point del Milan è sulla coscia di Muntari, che da due passi non tramuta in rete un assist di Ibra. Quello dell'Inter è per Milito, che sigla la sua tripletta personale segnando il terzo rigore della serata: il fallo di Nesta su girata di testa di Pazzini è soggetto ad interpretazione, in pratica altre polemiche. Il Milan, sbilanciato dall'ingresso di Cassano, non ne ha più, l'Inter dilaga e Maicon con un destro da lontano fa poker. I nerazzurri consegnano lo scudetto alla poco amata Juve: a giudicare da come si sono impegnati, la cosa non li tocca particolarmente

Inter batte Milan 4-2 (1-1)
Inter (4-3-2-1): Julio Cesar 6.5; Maicon 6.5, Lucio 6.5, Samuel 5, Nagatomo 6; Guarin 6.5 (17' st Obi 6), Cambiasso 6.5, Zanetti 6.5; Sneijder 6.5 (39' st Cordoba sv), Alvarez 6 (30' st Pazzini 6); Milito 7 . (12 Castellazzi, 17 Palombo, 23 Ranocchia, 28 Zarate). All.: Stramaccioni 7.
Milan (4-3-1-2): Abbiati 6.5 (35' pt Amelia 6); Abate 6, Nesta 5.5, Yepes 5.5, Bonera sv (21' pt De Sciglio 6); Nocerino 6, Van Bommel 6, Muntari 6 (32' st Cassano sv); Boateng 6; Robinho 6, Ibrahimovic 6.5. (5 Mexes, 8 Gattuso, 18 Aquilani, 21 Maxi Lopez). All.: Allegri 6.5
Arbitro: Rizzoli di Bologna 4.5.
Reti: nel pt 14' Milito, 44' Ibrahimovic (rigore); nel st 1' Ibrahimovic, 7' Milito (rigore), 34' st Milito (rigore), 42' st Maicon.
Recupero: 3' e 3'
Angoli: 10-4 per l'Inter.
Ammoniti: Zanetti, Nocerino, Julio Cesar, Abate, Alvarez, Van Bommel per gioco falloso; Maicon per comportamento antiregolamentare.
Spettatori: 78.222 per un incasso di 2.655.183 euro.

 

 

 

 

 

IL MOMENTO DEGLI UOMINI MERDA

 

Gli spettatori tengono solo per  gli ascolti tv che infatti crescono e per la finale di Coppa Italia, il 20 maggio, ci vorrebbero almeno... quattro stadi Olimpici (richieste per 300.000 biglietti!). Il nostro calcio ha tanti problemi e a livello europeo quest'anno ha rimediato sonori schiaffoni (dal prossimo anno, poi, inizia il declino con sole tre squadre in Champions, di cui una ai preliminari...).  Alla tredicesima giornata di ritorno gli spettatori medi erano 22.000 (circa), due anni fa 23.500. Insomma, c'è una continua emorragia del sistema. Non un crollo, e nemmeno una crescita significativa. Gli stadi, si sa, sono quello che sono, tranne rare eccezioni . I prezzi in qualche caso troppo cari (scandalosi quelli della finale di Coppa Italia). Alcune piazze hanno scontato la modesta annata delle loro squadre: vedi Firenze e Roma (versante giallorosso). Poi ci sono impianti piccoli come Novara, Siena e Cesena. Il Cagliari ha dovuto giocare alcune gare "interne" a Trieste: e gli abbonati? Pensate che fregatura. E la crisi economica poi fa il resto. Siamo lontani anni luce dalla Bundesliga e dalla Premier League, ma questa non è certo una novità. Che fanno i club per riportare i tifosi negli stadi? Niente, assolutamente niente.  Alle società basta che le tv possano fare grandi ascolti e strappare da loro ingenti finanziamenti (ben TRE MILIARDI DI EURO IN 12 ANNI !!!), e li fanno: sia Sky che Mediaset Premium sono in crescita. Il calcio in Italia  rischia di diventare sempre più uno sport televisivo.  Non si sa ancora inoltre cosa succederà il prossimo anno con la tessera del tifoso, che dovrà trasformarsi, nelle intenzioni, in fidelity card. A fine stagione sarà necessario che il Viminale faccia il punto con la Lega di serie A, prima che vengano programmati i piani per gli abbonamenti. Un'incertezza che non piace, e penalizza i tifosi.

 

 

"Si gioca troppo": l'allarme arriva proprio dai calciatori. "Si guadagna troppo"......nessuno lo dice NEMMENO QUEL TESTA DI CAZZO DI FULVIO BIANCHI CHE PREVEDEVA ASSOLUZIONE PIENA PER MOGGI, UNA SPECIE DI SIBILLA CUMANA ALLA ROVESCIA DATO CHE NON NE AZZECCA MAI UNA.....TANTO CHE NON SI CAPISCE PERCHE' ANCORA SCRIVE.........AH GIA', LA REPUBBLICA E' UN BEL CAROZZONE SOSTENUTO DA 50 MILIONI DI SOLDI PUBBLICI A BABBO MORTO....UN PO' COME I PARTITI DIMMERDA DI STO PAESE DIMMERDA !!!!!E' vero: un tempo, ricorda il dottor Piero Volpi, consulente dell'assocalciatori, un giocatore faceva al massimo 45-50 partite in una stagione. Ora può arrivare a 65-70. Un esempio: Michel Platini 56 gare nel 1982-83; Samuel Eto'o 62 partite nel 2009-'10. Giovanni Petrucci ha detto che è un problema che va discusso con serenità (che manca), senza farsi travolgere dall'emozione. Ma in realtà, ridurre il numero delle partite è sempre più difficile. Ci sono le esigenze di Fifa e Uefa, che allargano i loro tornei (con soddisfazione delle Federazioni che prendono più soldi...). Ci sono i campionati nazionali che, vedi soprattutto l'Italia, devono rispondere alle tv che li tengono in vita a suon di miliardi di euro.
Da noi, da anni si parla di riforma dei campionati: al massimo si può fare il blocco dei ripescaggi per la serie B e la Lega Pro (e difatti se ne parlerà nel prossimo consiglio federale del 27 aprile), ma di un progetto di riforma vero, serio, approfondito e che coinvolga tutte le aree calcistiche non c'è nulla. Ogni Lega va avanti per conto suo, e anche il sindacato calciatori ha l'esigenza di tutelare i posti di lavoro. Nessuna nazione europea ha il nostro parco professionistico. La Lega B vorrebbe partire il più presto possibile con quello che il presidente Andrea Abodi ha fatto (già) votare ai suoi club: la riduzione da 22 società (follia del passato...) a venti. Un primo passo avanti ma significativo. 

 

La Lega Pro ha già stabilito di scendere a tre gironi con un massimo di 60 club (trenta in meno rispetto ad anni fa, altra follia): scelta obbligata perché molte, troppe società, non ce la fanno ad iscriversi, mentre altre dopo essersi svenate per iscriversi falliscono a campionato in corso o non pagano più gli stipendi (basta vedere le tante, troppe penalizzazioni). Per questo giustamente Mario Macalli vuole "ripulire" la sua Lega: solo club sani in futuro. Ma, ripeto, un piano organico non c'è. La Lega di A, ad esempio, da decine d'anni ha in un cassetto un progetto di ristrutturazione del campionato ma non ci pensa assolutamente a tirarlo fuori. I grossi club (Milan, Juve, Inter, ecc.) sarebbero a favore di una riduzione da 20 a 18 squadre, avendo così più spazio per l'attività internazionale. Ma i medio-piccoli non ne vogliono sapere. Temono, ma non è detto che sia vero, che le pay tv, riducendo i club, possano pagare di meno. Di sicuro si giocherebbero meno gare, il calendario non sarebbe così ingolfato (con turni infrasettimanali in inverno che scatenano solo polemiche e disagi per i tifosi) e il livello del gioco probabilmente ne avrebbe un beneficio. Ma tutto è fermo. Non se ne discute nemmeno. Sino al 2015 la Lega di A ha venduto i diritti tv con questo "format" del campionato, è vero: ma perché non studiare un piano dal 2015 in avanti? Una volta c'erano 18 squadre e quattro retrocessioni. Ora sono venti, e sole tre retrocessioni (con il "paracadute"). Pensate che possano (vogliano) tornare all'antico? Pia illusione. Anni fa, molti anni fa, l'attuale presidente della Figc, Giancarlo Abete, aveva studiato un piano dettagliato di riforma dei campionati. Fu bocciato dai veti incrociati. Ora Abete, che è il n.1 del calcio, non può certo imporlo alle Leghe: lo statuto glielo vieta. E così tutto resta fermo, si sprecano i tavoli di lavoro (e le cene) che non portano a nulla. La tragedia di PierMario, comunque, potrebbe portare ad una maggiore attenzione, e prevenzione, per quanto riguarda la salute degli atleti. La Lega Pro presto firma un protocollo con la Federazione medici sportivi. Ospite in studio durante la rubrica "Mattino Sport", in onda dalle 7 di questa mattina su Rai Sport 1, il presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi, ha fatto il punto a poche ore dalla tragica scomparsa di Morosini. "Cercare di migliorare la sicurezza? Si può sempre fare di più, ma se vogliamo dare un senso a tutto quello che è successo, dobbiamo alzare l'asticella dell'attenzione in tutti i sensi. In tutti i campi di calcio ci sono i defibrillatori e questo va ricordato. Al di la di quello che è accaduto, che ha davvero sconvolto tutti, nostro compito adesso è trovare soluzioni per salvare la vita di tutti quelli che potranno avere lo stesso problema in futuro. Cosa faremo per ricordare Morosini? Il prossimo weekend tutti i giocatori che scenderanno in campo avranno la maglietta numero 25 di Morosini". Giancarlo Abete insiste sulla preparazione degli allenatori e su una diffusione più capillare dei defribillatori. 

 

 

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«Via l'Europa League e Champions a 64 squadre»

Sarebbe il progetto segreto di Platini e in Germania la Bild è sicura: rivoluzione a partire dal 2016

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ROMA - Cancellare l'Europa League e allargare la Champions League a 64 squadre rispetto alle 32 attuali. È il progetto del presidente dell'Uefa Michel Platini che vorrebbe rivoluzionare l'attuale assetto delle competizioni europee a partire dal 2016, almeno secondo quanto riporta il giornale tedesco 'Bild', nella sua edizione on-line. La riforma porterebbe da quattro a sei gli ingressi nella 'nuova Champions' delle maggiori potenze europee (Spagna, Inghilterra e Germania) permettendo però anche ai paesi più piccoli come Lettonia, Bielorussia e Slovacchia di partecipare alla fase centrale della competizione. Il progetto di allargamento della Champions ad altre 32 formazioni, che non sarebbe stato accolto con grande entusiasmo dai grandi club come Barcellona e Bayern Monaco, nasce dalla mancanza di appeal per gli sponsor della Europa League e dalla necessità di Platini di aumentare il suo consenso. Il presidente dell'Uefa - scrive la Bild - è un grande sostenitore delle piccole federazioni e in particolare dell'Europa dell'Est. Proprio quelle che nel 2007 gli permisero di sedere sul trono dell'organo di governo del calcio continentale a scapito del suo predecessore, lo svedese Johansson.

Serie A, debiti per 2,6 miliardi
Solo 19 club su 107 producono utili

Per lo studio "Report Calcio 2012", nella stagione scorsa i club si sono indebitati per quasi tre miliardi di euro. Dato in crescita del 14 per cento, visto che nella precedente stagione i club della massima serie avevano 300 milioni di pendenze in meno

 

 

 

 

Negli Emirati sta nascendol'isola del Real Madrid

Negli Emirati sta nascendo
l'isola del Real Madrid

Ville e hotel super lusso, uno stadio con partite virtuali, un parco...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tutta la documentazione su internazionalsit

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INTERNOTIZIE SPORT E GIUSTIZIA
 
 
CALCIOPOLI SESTIES

 

LA JUVENTUS ricorre al TAR per un risarcimento danni da 444 milioni di euro ed alla Corte d'Appello di Roma per impugnare il LODO TNAS che chiudeva CALCIOPOLI QUATER

'JUVENTUS FOOTBALL CLUB S.p.A. ha depositato in data odierna presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ricorso ai sensi dell’art. 30 del codice del processo amministrativo contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e nei confronti della F.C. INTERNAZIONALE s.p.a. chiedendo la condanna al risarcimento del danno ingiusto subito dall’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria in relazione ai provvedimenti adottati dalla FIGC nell’estate del 2006 e del 2011.

Con tale atto JUVENTUS intende far accertare la mancanza di parità di trattamento e le illecite condotte che l’hanno generata ottenendo il risarcimento agli ingenti danni che sono prudenzialmente stimati in diverse centinaia di milioni di euro per minori introiti, svalutazione del marchio, perdita di chances e di opportunità, costi e spese.

Il ricorso dà seguito alla pronuncia del Presidente Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport (TNAS) del 9 settembre 2011 che ha rimesso la Società innanzi al TAR limitatamente ai danni e rientra nella più ampia strategia di tutela della Juventus in ogni sede, già preannunciata nella conferenza stampa del 10 agosto 2011.' E così: Lo prevede la legge 380 del 2003, in questo caso la Juventus non rompe la clausola compromissoria in quanto ultima ratio a fronte di tutti i ricorsi presentati in sede giuridica sportiva.

 

Il 10 febbraio 2012 la Juventus ha impugnato davanti alla Corte d'Appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.
 

( CALCIOPOLI IL PROCESSO SPORTIVO 1,2,3 GRADO LUGLIO-OTTOBRE 2006)

( CALCIOPOLI BIS, IL CASO INTER E L'INTERVENUTA PRESCRIZIONE PER UN RIMANDO A GIUDIZIO DELL'INTER STESSA, LUGLIO 2011)

(CALCIOPOLI TER, LA RADIAZIONE DI MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI DEFINITIVA, FEBBRAIO 2012)

(CALCIOPOLI QUATER: LA JUVENTUS RICORRE ALLA FIGC PER LA REVOCA DELLO SCUDETTO 2006, RICORSO RESPINTO NEL LUGLIO 2011 ribadito con sentenza TNAS del novembre 2011)

(CALCIOPOLI QUINTIES, LA JUVENTUS RICORRE ALL'UEFA PER L'ESCLUSIONE DELL'INTER DALLA COPPE EUROPEE, RICORSO RESPINTO)

MILANO - TUTTA LA DOCUMENTAZIONE INSERITA IN INTERNAZIONALSIT.ALTERVISTA.INDEX71.HTM

FINITA PER SEMPRE:

Niente sconti per Moggi e Giraudo
Corte Coni conferma la radiazione

Ribadita la sentenza che era stata decisiva dalla corte di giustizia sportiva della Figc nell'ambito del procedimento sportivo su Calciopoli. Respinto anche il ricorso di Mazzini

 

ROMA - L'Alta Corte di Giustizia presso il Coni ha respinto i ricorsi presentati da Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi, confermando la radiazione che era stata decisa dalla corte di giustizia della Figc nell'ambito del procedimento sportivo su Calciopoli.

"Moggi era il capo
decisive schede sim"

Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"

di DARIO DEL PORTO

Ecco tutte le 558 pagine delle motivazioni su Calciopoli depositate dal giudice Teresa Casoria della nona sezione del tribunale di Napoli che ha condannato Moggi, Bergamo e altri coimputati e ha portato alla forte penalizzazione della Juventus.

"Moggi era il capo decisive schede sim"

Luciano Moggi

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi

 

del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
 il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro lutto nel calcio: è morto Carlo Petrini

Lutto nel mondo del calcio. È morto questa mattina nell'ospedale di Lucca Carlo Petrini, ex attaccante della Roma. Aveva 64 anni. Cresciuto nelle giovanili del Genoa, vestì anche la maglia del Milan nel 1968-1969, del Torino ('69 a '71), con cui vinse la Coppa Italia 1970-1971. Petrini arrivò nella Roma di Nils Liedholm nella stagione 1975-1976. Carlo Petrini era ricoverato nel reparto di oncologia dell'ospedale di Lucca da sabato scorso. Le sue condizioni, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, al momento del ricovero erano gravissime. Da tempo malato di tumore. L'ex attaccante di Milan, Torino e Roma era stato tra i primi a denunciare l'uso del doping nel mondo del calcio in particolare tra negli anni Sessanta e Settanta, ed era diventato una specie di "fustigatore" del mondo del pallone. Coinvolto nello scandalo scommesse del 1980, Petrini abbandonò il calcio e ha poi raccontato le sue esperienze in diversi libri.

NUMEROSI LIBRI - Carlo Petrini, che nella sua carriera ha giocato anche nel Catanzaro dal 1972 al 1974, dopo avere smesso col calcio ha scritto numerosi libri tra i quali "Il calciatore suicidato". Per scrivere il volume, Pertrini indagò in prima persona sulla morte del calciatore del Cosenza Donato Denis Bergamini, travolto da un camion il 18 novembre 1989 sulla statale 106 a Roseto Capo Spulico (Cosenza). Petrini sostenne che la morte del calciatore era avvenuta per mano della criminalità locale, nonostante la magistratura avesse chiuso la pratica attribuendo la morte di Bergamini ad un suicidio. Una tesi quest'ultima, messa in dubbio dalla Procura di Castrovillari che su richiesta dei familiari di Bergamini ha riaperto l'inchiesta ipotizzando che il calciatore sia stato ucciso. In precedenza, nel 2000, Petrini aveva pubblicato la sua autobiografia, "Nel fango del dio pallone", in cui denunciava la pratica del doping che, a suo dire, già negli anni '70-'80 era dilagante. 

IL PERSONAGGIO - Carlo Petrini viveva a Lucca dal 2003. Dopo una squalifica per il calcio scommesse alla fine degli anni '70, aveva goduto dell'amnistia grazie alla vittoria ai mondiali dell'82. Tornato al calcio nelle serie minori aveva chiuso la carriera in Liguria. Dal 2005 era sposato con Adriana Clocchiatti, figlia dell'ex calciatore della Lucchese Giovanni Clocchiatti. Aveva subito ben cinque operazioni agli occhi e da alcuni mesi era diventato completamente cieco. Più volte negli ultimi anni, seppur già molto malato, aveva ricevuto giornalisti che lo intervistavano per le sue dichiarazioni e i suoi libri su doping e scommesse, nella sua abitazione a due passi dal centro storico.

 

Addio a Chinaglia
Fece grande la Lazio

A 65 anni si è spento in Florida per un infarto l'ex stella dei capitolini, con i quali vinse uno scudetto storico. Chiuse la carriera negli Stati Uniti, insieme alle stelle dei Cosmos

 

Addio a Chinaglia Fece grande la Lazio

Giorgio Chinaglia in azione con la maglia della Lazio

Un lutto sconvolge il mondo del calcio. All'età 65 anni è morto Giorgio Chinaglia, ex gloria della Lazio e della Nazionale azzurra. Chinaglia si trovava ricoverato dallo scorso venerdì in un ospedale della Florida dove era stato ricoverato per un attacco di cuore. La notizia è stata riportata su Twitter dal direttore organizzativo del Milan, Umberto Gandini, in contatto con ambienti dello sport americano, è stata successivamente ripresa da Sky Sport. "Ho appena saputo che un grande amico e' scomparso prematuramente, il grande Giorgio Chinaglia. Riposa in pace, Campione!" le parole del dirigente milanista, che poi ha scritto altri particolari. "Purtroppo non e' un pesce d'Aprile.... Mi dispiace! Era ricoverato da una settimana per problemi cardiaci, era tornato a casa da qualche giorno dopo una crisi cardiaca che sembrava avesse superato. Purtroppo non e' stato cosi. Non me la sento di aggiungere molto, se non che era un carissimo amico che ho conosciuto negli Stati Uniti dopo che aveva smesso di giocare. L'ho visto l'ultima volta l'anno scorso, gli avevo parlato recentemente, ero molto legato a lui per questioni personali"

"Mio padre - ha detto Anthony Chinaglia, figlio dell'ex giocatore - è morto questa mattina intorno alle 9:30. Era stato operato una settimana fa dopo un attacco di cuore. Gli erano stati impiantati 4 stent e l'operazione era andata bene. Era stato rimandato a casa dove sembrava essersi ripreso. Stamattina si era svegliato per prendere una medicina e si era rimesso al letto.

 

Poi sono andato a controllarlo ed ho scoperto che non respirava più. Ho provato a rianimarlo ma non c'è stato niente da fare".

Da giocatore Chinaglia iniziò la sua carriera in Galles, nelle file dello Swansea City, quindi arrivo in Italia nelle serie minori con Massese e Internapoli. La squadra alla quale legò indissolubilmente la sua carriera è però la Lazio, dove arrivò nel 1969 e dove vinse uno scudetto storico nella stagione 1973-74. In quello stesso anno, fece parte della sfortunata spedizione della Nazionale ai mondiali di Germania, in cui fu protagonista di accese polemiche con il ct Ferruccio Valcareggi. Nel 1976 lasciò l'Italia per iniziare l'avventura americana con i Cosmos, insieme ad altre stelle del calcio mondiale.

Nel 1983 tornò alla Lazio, questa volta come presidente, ma due anni dopo fu costretto a cedere la società per problemi economici. Nell'ottobre del 2006 cercò una nuova scalata ai vertici della Lazio, ma  il nucleo valutario della Guardia di Finanza ne richiese  una ordinanza di custodia cautelare. Nel luglio 2008 è stato colpito da un mandato di arresto per riciclaggio.

Dal gennaio 2011 era ambasciatore insieme a Carlos Alberto dei New York Cosmos, con l'obiettivo di rilanciare la società insieme al presidente Pelè e al direttore tecnico Eric Cantona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 INTERNOTIZIE SPORT VARIE

 

 

 

 

 

 

ARCHIVIO 2004-2011

 

NOTIZIE ON LINE, articoli e notizie, considerazioni e dossier dal 2004 ad oggi

 

 

 

 

M  28 Settembre  2012 14:47:09 [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink
 

 

 

 

Prandelli lascia a casa Criscito, niente Europei

GUERRA CIVILE IN SIRIA

 

Siria, esercito bombarda Hula
"100 morti, 25 sono bambini"

 

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Un nuova strage di civili ha insanguinato la Siria nel 63esimo venerdì di proteste contro il regime. A Hula, nella provincia ribelle di Homs, le forze di sicurezza del regime di Bashar al-Assad hanno ucciso un centinaio di persone nel corso di un bombardamento (26-05-2012)

Ancora terrore a Damasco
40 morti, molti bambini
vd

Audio Il nostro inviato
"Cratere come a Capaci"
Foto

Ancora terrore a Damasco  40 morti, molti bambini   vd

 

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Martedì 29 Maggio 2012 06:25

 

DIALOGO CON UN ISLANDESE

 

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Arriva il taxi. Salgo."Torino Porta Nuova". Il tassista ha voglia di parlare. I tassisti si dividono in due categorie: quelli del saluto secco e quelli che non ti mollano per tutta la corsa. Questo apparteneva alla seconda categoria. Parla, parla... e a un certo punto mi tira in ballo la Tav in Val di Susa.
"Eh, si lei hai ragione su molte cose (senza però citarne neppure una), ma questi anarco insurrezionalisti dove li mette? Fanno bene a tenerli in galera!"
"E' gente normale che difende il suo territorio... e la Tav è inutile, costa 22 miliardi per una linea in cui il traffico merci è in diminuzione da 15 anni. E poi c'è già una linea..."
"Guardi, questo non lo so, ma il progresso non si può fermare, eh poi questa storia dell'amianto, ma quanto amianto abbiamo qua a Torino, se lei sapesse, e io sono arrivato a 65 anni".
"I soldi della Tav vengono anche dalle sue tasse, è una cifra enorme, non le dà fastidio che non serva a nulla?"
"In Italia si buttano soldi dappertutto, almeno questo è il domani, pensi ai suoi nipoti che potranno avere le merci da tutta la Francia!"
"Non vorrei essere scortese, ma il traffico è in diminuzione sull'attuale linea Torino - Lione da ben 15 anni"
"E il traffico gomma allora? (si scalda...) Li vuole o no caricare i Tir sui treni perdio e eliminare l'inquinamento!"
"Anche il traffico gomma è in forte diminuzione"
"Lei ragiona come un politico e vuole i voti delle frange estremiste, quelle che hanno sempre fatto del male a questa nazione"
"Le ripeto c'è una torta da 22 miliardi di soldi pubblici che si spartiranno lobby e 'ndrangheta, se a lei sta bene ai valsusini no e neppure a me, "
"Eh si fa presto a dire valsusini... Ci sono valsusini e valsusini, Quelli della bassa valle la vogliono eccome se la vogliono la Tav. Lo ha detto Scalfari in televisione. Adesso mi dirà che anche Scalfari non capisce niente. Lei è un fazioso."
"Insomma lei non mi ascolta, se vuole le faccio avere tutti i dati per convincerla. Mi dia il suo indirizzo o la sua mail"
"Eh, i dati. Tutti manipolati. Lei è uno che crede ancora ai dati dopo tutto quello che è successo con l'economia in questi anni? Lei è un ingenuo. Anzi le faccio una domanda "Le piace il pesce?"
"Che c'entra? Si, comunque il pesce lo mangio volentieri"
"Ecco, se lei sta a Torino e va al ristorante e ordina del pesce come farà in futuro senza la Tav che lo fa arrivare dal Portogallo?"
"Dal Portogallo?"
"Si dal Portogallo, se fossimo tutti come lei altro che progresso, saremmo ancora all'età della pietra!"
Pago la corsa e fuggo.
(*) Questo dialogo è realmente avvenuto

 

"La realtà racconta che gli assassini di Falcone e Borsellino e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d'oro, personaggi apicali dell'economia e della finanza. Tutte responsabilità penali certificate da sentenze definitive, costate lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un sistema dei media...". Roberto Scarpinato (da "Le ultime parole di Falcone e Borsellino").GIACARTA - L'Indonesia, finalmente, abbraccia l'Inter: quasi cinquemila i tifosi in delirio per l'arrivo dei giocatori nerazzurri.

Dopo quasi 15 ore complessive di volo, inframmezzate dallo scalo a Singapore, la squadra di Andrea Stramaccioni é appena atterrata all'aeroporto Soekarno Hatta di Giacarta.

Applausi, tamburi, cori, ad accompagnare una macchia di maglie e bandiere nerazzurre, segno dell'entusiasmo incontenibile dei sostenitori indonesiani. Insieme alla squadra Bedy Moratti e l'amministratore delegato nerazzurro Ernesto Paolillo.

Segue trasferimento nell'albergo sede del ritiro.

 

Bankia chiede al governo spagnolo
19 miliardi di euro per non affondare

 

Bankia chiede al governo spagnolo 19 miliardi di euro per non affondare
Sembra non avere fine la crisi che sta travolgendo l'istituto di credito spagnolo creato con la fusione di sette banche regionali in difficoltà. S&P ieri ha declassato il suo debito a junk. Le preoccupazioni per lo stato di salute delle banche europee sono un elemento chiave della crisi finanziaria della Vecchio continente. Quelle spagnole in particolare sono percepite come rischiose perché sono state fortemente esposte alla bolla immobiliare esplosa del paese e ora detengono enormi quantità di asset tossici. La sola Bankia ha a bilancio circa 32 miliardi di euro di prestiti e investimenti al alto rischio e, non a caso, da luglio ha visto la sua capitalizzazione di borsa quasi dimezzarsi di MARCO MASCIAGA

Catalogna non ce la fa piu' da sola: chiede aiuti allo stato

Catalogna non ce la fa piu' da sola: chiede aiuti allo stato

DEBITO | Lo ha annunciato il presidente del distretto iberico. Anche le regioni sono piene di debiti. Intanto il terzo istituto del paese, Bankia, e' sull'orlo del fallimento. Messi verra' usato come collaterale?

Facebook, pronti i rimborsi
per chi ha pagato più di 43$

La decisione della Morgan Stanley, sotto accusa per la gestione e la scelta del prezzo di lancio dell'Ipo. Nelle prime ore, le azioni sono arrivate anche a 45 dollari, prima di tornare a 38 (prezzo iniziale) e crollare verso i 30

 

GURU fantasy,con accento tremontiano,impastato con Gengis Khan e Gurdijef dei miei coglioni,col nasino molto fino verso gli affari alla genovese. Un po' di informazioni sulla CASALEGGIO ASSOCIATI e sulla gestione milionaria dei siti di Grillo e di Di Pietro(fino al 2009)

Movimento 5 Stelle: una telefonata a Casaleggio e scoppia il caos,DOPO LA LEGA, ANCHE IL NEO MOVIMENTO ALLA RIBALTA CON UN CERCHIO MAGICO...

 

A Parma erano decisi sulla scelta. Perché Tavolazzi è competente e ha già svolto quel ruolo a Ferrara. Ma il cerchio magico che sta attorno a Grillo non lo gradiva e non lo gradisce

 

 

Potrebbe essere il giorno in cui quel “problema di democrazia” all’interno del Movimento 5 stelle si risolve. O si risolve o manda in frantumi buona parte del lavoro fatto fino a oggi. E potrebbe essere il giorno in cui Gianroberto Casaleggio, l’uomo ombra del Movimento, l’eminenza grigia con poteri che in pochi conoscono, ma in grado di prendere decisioni vitali, esca allo scoperto, lasci per un attimo il fortino della Casaleggio Associati e dica, “vabbè, sì, sono io che ho preso alcune decisioni, le rivendico e difendo”. Casaleggio al telefono, contattato dal fattoquotidiano.it, non risponde. Neppure a un sms. Il sito rimane a sua disposizione per un intervento sulla questione. 

Per capire meglio di cosa stiamo parlando bisogna fare un nome, Valentino Tavolazzi, il consigliere comunale di Ferrara espulso dal Movimento 5 stelle per una riunione a Rimini, durante la quale si parlava di democrazia interna, bollata da Grillo e Casaleggio come “roba da vecchia partitocrazia”. Risultato: Tavolazzi viene cacciato, arrivederci e grazie.

Ma Tavolazzi non è per gli attivisti del Movimento 5 stelle in Emilia Romagna uno dei tanti, uno qualsiasi. È l’uomo di cui tutti si fidano e a lui devono molto. È anche uno degli uomini di cui lo stesso Grillo si fida di più, perché Tavolazzi, oltre a essere stato un manager, ha anche lavorato nella pubblica amministrazione da tecnico, direttore generale del comune di Ferrara, da dove venne licenziato nel 2002 in tronco, forse perché faceva fin troppo bene il tecnico.

Succede così che, con le buone, tutti, nessuno escluso, chiedono a Grillo di ripensarci. Ma dietro quell’epurazione non c’è solo Grillo, ma anche Casaleggio, e convincere Beppe può anche non bastare. Così come è accaduto. Per mesi la questione Tavolazzi ha sonnecchiato sui giornali. Anche la stampa nemica del “grillismo”, quella che girava attorno al fortino di Genova come fanno i lupi intorno alla carogna, non si era accorta che il pretesto era lì, sotto il loro naso.

Ma nel Movimento 5 stelle il tatticismo non è di casa. Non è un tattico Grillo, non lo sono neppure i militanti che nel Grillo pensiero credono. Così accade che questa mattina la questione Tavolazzi si ripresenta come un problema. Ma non sono i detrattori di Grillo a farlo, ma Grillo stesso che scrive un post e dice: “Propongono a Parma, con l’appoggio di un consigliere regionale (leggi Giovanni Favia ndr), Tavolazzi come direttore generale. Ma Tavolazzi è incompatibile con noi” è il senso.

I problemi nascono ieri, dunque. Quando Federico Pizzarotti chiama non Grillo, ma Casaleggio. E gli comunica di aver scelto il direttore generale per il Comune di Parma: si chiama Valentino Tavolazzi. Casaleggio solo a sentirlo nominare sobbalza sulla sedia. La telefonata è gelida, a dir poco. Ma Pizzarotti è deciso, Casaleggio altrettanto deciso a dire no. Pizzarotti è forte di un mandato che gli ha dato la sua squadra e il suo ragionamento, riportato da chi ha assistito alla telefonata, suona più o meno così: se non siamo come gli altri partiti, sono io che scelgo. E Tavolazzi è l’uomo che ha le competenze. Io ho bisogno di un direttore generale che sia bravo, certo. E Tavolazzi lo è. Ma devo anche fidarmi e di lui mi fido.

Così finisce la comunicazione. Casaleggio non si ferma, chiama uno dei suoi a Parma, poi un altro a Bologna. E dietro ci vede una manovra diretta e orchestrata da Giovanni Favia, consigliere regionale, che non è per nulla amato da Casaleggio. Così stamani esce il posto di Grillo, o chi per lui. Nel mirino Tavolazzi, ma anche quel consigliere che ha portato avanti la pratica Tavolazzi, secondo Casaleggio, e che si chiama Favia, appunto.

Tutti smentiscono, nessuno conferma. Ma la partita è iniziata, e non c’è arbitro che possa sospenderla. Ne uscirà un vincitore. Che si chiami Pizzarotti, Favia, Tavolazzi o Casaleggio. “Se la questione invece verrà risolta a tavolino ne guadagnerà il Movimento”, dice uno degli eletti a Parma che prega di non essere citato. “Ne guadagnerebbe tutto il Movimento. Se ci sarà uno scontro, tutti saremmo costretti a leccarci le ferite”.

 

Il blog di Beppe Grillo con i suoi commenti e approfondimenti giornalieri è considerato uno dei siti internet più influenti del pianeta. Dietro, però, non c’è solo la testa riccioluta e geniale del comico genovese, ma un’altra chioma altrettanto brizzolata e arruffata. È quella del suo superconsulente, considerato l’eminenza grigia del grillismo. Un Richelieu in giacca e cravatta che dal 2004 indirizza Grillo nella sua seconda vita di guru ambientalista e digitale, di profeta della democrazia diretta internettiana. Per molti è lui l’ideologo del Movimento 5 stelle nato nel 2009. Il suo nome è Gianroberto Casaleggio.

Classe 1954, milanese, di lui si sa poco e il suo staff sembra voler alimentare l’alone di mistero: «Non dà interviste né informazioni sulla sua vita privata». Il portavoce dice solo che legge libri di storia, che il suo personaggio preferito è Gengis Khan, che ama i gatti e che è proprietario di un bosco vicino a casa, che cura nei finesettimana. Su internet viene anche definito discepolo del filosofo e mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff, ma dall’entourage scelgono un «no comment».

Altro non è dato sapere. L’unica concessione per i giornalisti è un piccolo cadeau natalizio: un video di Grillo o un calendarietto prodotto dalla ditta. Insomma, l’ufficio a pochi metri dal Teatro alla Scala della Casaleggio associati è un bunker senza spifferi. O quasi. In verità due ex collaboratori, Piero Ricca e Daniele Martinelli, dopo avere interrotto la collaborazione con il blog hanno raccontato che i contenuti d’interviste e video venivano discussi direttamente con Casaleggio e non con Grillo. Insomma, il potente sito avrebbe un solo pilota alla cloche.

L’uomo, occhialini da professore e parlata simile a quella di Giulio Tremonti, predilige rimanere sullo sfondo: lo si può incrociare solo alle sporadiche convention dei grillini, organizzate direttamente da lui. Negli anni questa immagine sfocata lo ha reso sospetto e indigesto a molti militanti a cinque stelle, che lo criticano online reputandolo in realtà un cerbero della democrazia della rete.

E anche se Casaleggio liquida questi giudizi con un «ho altro a cui pensare», il malumore è divenuto pubblico lo scorso marzo, quando Grillo ha pubblicato sul suo blog, in forma anonima, la discussione (privata) su una chat di Facebook di 11 consiglieri eletti nel M5s. Un dibattito quasi iconoclasta: «Mi convinco sempre più che la volontà di Casaleggio e Grillo sia sempre più rivolta all’implosione del Movimento» scriveva uno. «Temo sia una volontà di portare avanti “un esperimento”, solo che noi siamo le cavie ». Un altro accusava il guru di «avere grattato la pancia alle frange più m… di questo Paese». Un terzo ne invocava il licenziamento: «È ora di chiedere la testa editoriale di Casaleggio».

«Leggerli mi ha fatto cadere le palle» ha chiosato il comico, dopo averli messi alla gogna. Una delle partecipanti alla chat, la bolognese Federica Salsi, si è ribellata ed è uscita allo scoperto: «Uno di noi ha divulgato una conversazione privata e l’ha data in mano a Casaleggio, consapevole dell’uso che ne avrebbe fatto. Sono molto amareggiata». Questo è il clima.

Negli stessi giorni è stata bocciata sul blog un’assemblea autoconvocata dai militanti di Rimini, vogliosi di conquistare la democrazia diretta promessa nel «non statuto» del Movimento, visto che oggi il dibattito interno passa attraverso il portale web gestito dalla Casaleggio. «Dove non c’è una vera produzione di decisioni condivise» protesta con Panorama Valentino Tavolazzi, ingegnere ferrarese, pioniere del grillismo. Per queste sue idee eretiche il 5 marzo è stato espulso. Con un post di Grillo che si concludeva così: «Per me da oggi è fuori dal M5s». «Per lui, appunto» prova a sdrammatizzare Tavolazzi. Infatti l’ingegnere si è impegnato a sostenere i candidati grillini di Parma e Comacchio. Quindi confessa di non aver mai smesso di sentirsi al telefono con il comico: «Anche la sera prima della fatwa ho parlato con lui e m’aveva assicurato che non avrebbe pubblicato alcun post contro di me. Le cose sono andate diversamente. Forse quelle parole erano firmate da Grillo ma scritte da altri». Un’ipotesi non dimostrabile.

Chi digita il nome di Casaleggio sui motori di ricerca internettiani trova solo i suoi interventi sul futuro della rete e qualche intervista sul tema a siti specializzati e giornalisti esperti di tecnologia. Insieme con Grillo ha firmato solo un libro, dal titolo ansiogeno: Siamo in guerra. Ufficialmente la principale missione aziendale resta «aiutare le imprese a migliorare la presenza on line». A metà maggio Davide Casaleggio, figlio trentacinquenne di Gianroberto, ha inviato ai giornali questa email: «Penso che possa interessarvi la ricerca e-commerce in Italia che abbiamo pubblicato». Del resto, l’analisi del commercio digitale è un’altra delle specialità della ditta, persino più della politica, visto che gli affari sono da sempre il pallino di Gianroberto. Nella sua carriera, dopo il diploma da perito informatico e qualche esame in fisica, ha fatto parte del consiglio d’amministrazione di 11 società, dalla Olivetti alla Lottomatica.

Dove ci sono informatica e affari, lì c’è Casaleggio. Il quale è riuscito a trasformare la popolarità del sito di Grillo in altro. «Chi spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» dice Edoardo Fleischner, docente di nuovi media e società alla Statale di Milano e coautore del saggio Chi ha paura di Beppe Grillo?

Un fiuto per il business che Casaleggio ha affinato nella sua precedente vita di manager e imprenditore, un passato che qualche grillino mal digerisce. Negli anni 90 ha lavorato all’Olivetti di Roberto Colaninno, per poi diventare amministratore delegato della Webegg (società con 600 dipendenti), joint-venture tra Olivetti e Telecom che si occupava di consulenza strategica per internet. Nel 2004 si è messo in proprio con un gruppo di soci. Tutta gente che si muove bene nel mondo degli affari e della finanza, come Enrico Sassoon, ex direttore del settimanale confindustriale Mondo economico e oggi alla guida della prestigiosa Harvard business review.

In 8 anni la Casaleggio associati ne ha fatta di strada. Nel 2007 ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,4 milioni e un utile di 668 mila euro. Nel 2008 l’attivo è salito a 807 mila, per flettere nel 2009 e nel 2010 (rispettivamente a 584 mila e 447 mila). Il calo coincide con la nascita del Movimento 5 stelle: l’impresa evidentemente lo assorbe molto.

Però l’ideologo del superamento dei partiti sino al 2010 ha gestito pure il sito di Antonio Di Pietro e, secondo il Fatto quotidiano, in passato ha avuto simpatie leghiste. Che affiorano in certe prese di posizione del suo blog: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi».

Ma dove vuole arrivare Casaleggio?A chi gli ha chiesto se il Movimento punti al governo del Paese ha risposto: «Non faccio previsioni». Purtroppo l’ha detto senza ridere.

L’uomo che con la sua Casaleggio Associati ha inventato – praticamente a tavolino – il Movimento 5 Stelle. Uomo nell’ombra, vestito sempre in giacca e cravatta, ma con i capelli da freak, appassionato di fantasy, gran divoratore di fumetti, affascinato da Gengis Khan, il suo mito. Mangiatore di libri di storia, ne legge anche due al giorno. Un sognatore realista, un manager per se stesso e gli altri. Quando Grillo lo incrociò per la prima volta ne rimase affascinato, disse: “Questo o è un genio o è un pazzo ”.

Secondo il Fatto, Casaleggio predilige i piemontesi del Movimento 5 Stelle perché conservatori e esecra i fiorentini troppo “comunisti”:

Nato con simpatie leghiste e bossiane, il suo incontro con Grillo avviene qualche anno fa, e dopo uno spettacolo. A quel tempo il Movimento non esiste, ma Grillo intuisce che dietro a quegli occhiali si nasconde una persona capace di vedere lontano. Casaleggio e la sua società nata nel 2004 e della quale è presidente e gestisce assieme a Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il figlio Davide Casaleggio e Mario Bucchich, curano nel frattempo il sito Internet dell’Italia dei Valori per la cifra di 700.000 euro all’anno.

 

LEGGI ANCHE: Casaleggio & Grillo, la Premiata Ditta

Ed eccola, la strategia:

Con Grillo si sentono due o tre volte al giorno. Le strategie vengono pianificate al telefono, ma con minuzia e particolari. Andate a vedere gli spettacoli di Grillo: ci sono delle cose che il comico genovese che saprebbe improvvisare e molto bene, recita da copione. Perché sono le parole chiave che Casaleggio ha detto che funzionano.

Su Internet cominciano a circolare variegate leggende complottiste su Beppe Grillo e il suo legame commerciale con la Casaleggio e Associati. Gli autori fanno la “prosa” delle informazioni presenti sul loro sito e le integrano con qualche scenario fantasioso sul condizionamento, il controllo delle menti e via cianciando. Arrivando anche a chiamare in causa, nei punti più “oscuri“, fantasiosi collegamenti con il simbolismo massonico e l’immancabile chiosa sul signoraggio (e non è difficile indovinare chi è che le mette in giro). Giusto per sfatare qualche mito ingiustificato e un paio di divertentissime leggende metropolitane che si stanno costruendo, raccontiamo qualcosa sulla Casaleggio attingendo direttamente negli archivi on line delle attività commerciali. Visto che di questo si tratta, tanto vale partire da lì.

ESSE ERRE ELLE – Cominciamo col dire che la Casaleggio è una piccola società a responsabilità limitata, la cui attività precipua è la “fornitura di software e consulenza in materia di informatica“, anche se poi è stata aggiunta una molto meno pomposa “vendita on line di dvd e vhs” del quale si comprendono perfettamente le necessità. Diecimila euro di capitale versato e ripartito tra i fratelli Davide e Gianroberto Casaleggio (2950 euro ciascuno),  Mario Bucchich e Luca Eleuteri (con 1900 euro di quote), ed Enrico Sassoon. Il presidente  è Gianroberto Casaleggio, ma anche gli altri hanno poteri di disporre di capitale. Tutti, tranne uno. Oltre a Grillo, la Casaleggio gestisce anche il blog di Antonio Di Pietro. A caro prezzo: “Solo per far marciare Internet la tesoriera dell’Italia dei Valori spende ogni anno 800 mila euro, buona parte dei quali finiscono nelle tasche di Gianroberto Casaleggio, il guru del web che ha fatto la fortuna di Beppe Grillo“, si dice nell’articolo del Corriere, anche se un budget così ampio sembra un po’ utopico. Dell’affare Di Pietro si occupa Mario Bucchich. Di sicuro molto meno paga il Beppone nazionale (se non altro perché è un cliente affezionato), che si presenta all’inizio del 2005 alla presentazione proprio del libro di Casaleggio, e annuncia: “Sto per attrezzare il mio sito www.beppegrillo.it che partirà con la tournée nei Palazzetti dello sport dal 26 a Pordenone“. E infatti, come attività paralella e utile a pubblicizzare gli spettacoli del comico genovese, il suo blog nasce proprio nel gennaio di quell’anno.

NUMERI DA APPLAUSI – Il bilancio al 31-12-2007 svela un fatturato pari a 2,4 milioni di euro, e un utile di 668mila euro. La prima cosa che salta all’occhio è che è stata costituita nel 2004 ma i suoi mezzi propri, tolto l’utile conseguito nel 2007, sono di soli 14.000 euro (di cui 10.000 di capitale sociale statutario). Quindi, gli azionisti hanno sempre deciso di “portarsi a casa” i soldi guadagnati, senza lasciarli in azienda. Come nelle migliori tradizioni delle piccole aziende italiane. Il fatturato 2007 è stato comunque in diminuzione del 10% rispetto al 2006, mentre è ottima la redditività dell’azienda:  su 100 euro di venduto ne guadagnano, puliti con le tasse già pagate, quasi 27. Sarebbe interessante conoscere il costo delle royalties che pagano a Grillo, numero che non è disponibile nella versione sintetica del bilancio; ad occhio però sembra inferiore al milione di euro. Guardando lo stato patrimoniale si nota come l’attivo sia composto soprattutto da crediti verso clienti (500mila euro circa) e probabilmente magazzino per il resto (difficili che crediti iva o diversi siano pari a 700mila euro). Questi sono finanziati per 565mila euro da debiti a breve che sono comunque in grande parte di natura commerciale (verso fornitori) e non finanziaria. Nessun pericolo di riduzione delle attività in seguito al credit crunch, insomma. A proposito di questi numeri, sarebbe interessante porre una domanda: se pagano l’utile ai soci, con che soldi finanziano poi l’attivo? Non è una questione oziosa, visto che l’utile è pari a metà degli investimenti. In ogni caso, un’attività in cui investi 14mila euro che poi ti dà un utile di oltre 600mila …è roba da applausi. “Una redditività tipica delle società a basso impiego di capitale ed alto impiego di amicizie“, dice un analista.

SOCIETAS SOCIETATIS – Guardando alla composizione azionaria, spicca, tra i soci, la presenza del giornalista Enrico Sasson, che è stato direttore perquattro anni di Mondo Economico, settimanale del Sole 24 Ore, il quotidiano della Confindustria (dove ha iniziato a lavorare come inviato internazionale nel 1977), fino alla sua chiusura. Le cronache lo ricordano anche intervenire in un dibattito a Genova: “il 16 sera nel consiglio comunale straordinario richiesto dal centro sinistra tutto dedicato al G8, interverranno, oltre ad Agnoletto, il rettore della Bocconi Roberto Ruozi e l’ esperto del Sole 24 ore Enrico Sassoon“. Qualche anno (in realtà quasi 8 ) prima eccolo curare la “biblioteca dei manager“, in particolar modo “I libri del manager (Edizione Il Sole 24 Ore) una bibliografia ragionata e commentata dei testi fondamentali scritti per le diverse aree del management: Scenari, General Management, Marketing, Produzione e logistica, Tecnologie per l’ informazione, Innovazione, Ricerca e sviluppo, Qualità, Amministrazione e controllo, Finanza, Personale, Ambiente“. Sassoon è stato anche direttore di Affarinternazionali, qui i suoi articoli raccolti (pochini: undici in quasi due anni), e della Harvard Business Review, la più diffusa rivista di management del mondo: 15mila copie e 13,50 euro di prezzo di copertina.

MOVIMIENTO! – A questo proposito, è curiosa una vicenda societaria raccontata per filo e per segno nel dossier approfondito del Cerved. Sassoon risulta titolare di quote per 500 euro. Frutto di un acquisto e di una vendita: compra da Gianroberto Casaleggio nel febbraio 2004 quote per 300 euro, da Davide altri 300 euro di quote nominali, da Bucchich e da Eleuteri 200; sono 1000 euro in totale, il 10% della società. Nel novembre 2006 il dietrofront: Sassoon rivende quote per 300 euro equamente divise tra Gianroberto e Davide, e 100 a testa a Bucchich ed Eleuteri. A ciascuno dei soci, Sassoon rende l’esatta metà di quanto ha comprato dopo un anno e nove mesi. E’ arrivato a possedere il 10% della società per un anno e nove mesi, per poi scendere di nuovo. Ad una prima lettura, sembra che Sassoon abbia fatto da ago della bilancia, se ad esempio uno dei Casaleggio si fosse trovato a coalizzarsi con un socio a discapito degli altri due, avrebbe potuto farlo da una posizione di minor forza, trovandosi a possedere insieme all’alleato solo il 45% della società, e non più il 50%. Poi, evidentemente, la situazione di dissenso dovrebbe essersi risolta, visto che Sassoon ha diluito le quote (tutte insieme nello stesso giorno), pur trovandosi alla fine con “azioni” per 300 euro di più in tasca. In realtà, è molto più logico pensare invece che la posizione di Sassoon servisse a tutelare le minoranze (gli altri due soci minoritari) perché i due Casaleggio, insieme, con il loro 60% di partenza potevano prendere una serie di deliberazioni assembleari (per le quali basta una maggioranza del 55%), mentre dopo l’entrata di Sassoon si sono trovati ad avere insieme solo il 54%. Senza contare che così anche per le decisioni da prendere con un quorum del 75% (l’aumento del capitale sociale, ad esempio) ci volevano quattro soci, e non ne bastavano tre. Una situazione che è rientrata, visto che i Casaleggio adesso controllano il 28,5% ciascuno della società. Per il resto, tutto qui: un ritorno sull’investimento del 98%, un ritorno sulle vendite del 43% e un attivo totale di 1,24 milioni di euro: dietro il blog di Grillo non c’è alcun oscuro complotto demo-pluto-giudaico massonico. E’ soltanto un ottimo affare.

Partito delle Libertà

circondariali,

Lega di

 merda

e Partito

 della Diossina:

SCOMPARSI!!!

UNA PERSEPOLI A PALERMO e PARMA,la nomenklatura post tangentopoli si afferma ancora a Genova. Il Movimento 5 Stelle prende Parma,Leoluca Orlando,IDV-post-comunisti,prende Palermo come De Magistris Napoli e Pisapia Milano un anno fa. Clamorosa disfatta del PDL a Como,Rieti,Alessandria,

Asti,Isernia,Piacenza,

Taranto:gli asfaltati,ASFALTATI!!! Lega totalmente ESPULSA DA TUTTI I BALLOTTAGGI!!!

 SOTTO ASSEDIO

"Capire perché crollano gli edifici nuovi"

I FISCHI ALL'INNO DURANTE LA FINALE DI COPPA ITALIA SONO PIU' CHE LEGITTIMI, PERCHE' L'INNO VA A RAPPRESENTARE UNO STATO ASSOLUTAMENTE ASSENTE NELLA DIFESA NATURALE DEL CITTADINO SUO COMPITO FONDAMENTALE ORIGINARIO. IL SIGNOR RIGOR MORTE NERA MONTI, DALL'ASETTICO ED INUTILISSIMO G8 DI MERDA SE NE ESCE CON FRASI DI CIRCOSTANZA, ALL'INDOMANI DI UNO SPROFONDO NAZIONALE CON BOMBE PIAZZATE DA FOLLI E TERREMOTI A PIOGGIA, CHE FANNO VENIRE IL VOMITO. L'ULTIMA TROVATA DEL "TECNICO" E' LA CANCELLAZIONE DEI RISARCIMENTI, DOVUTI, AI CITTADINI CHE PERDONO TUTTO. LEGGETE E VOMITATE !!!

 
 

Il danno e la beffa. Non c’è luogo comune più abusato, ma stamattina, quando il terremoto ha scosso il Nord, non poteva non venire in mente che solo un paio di settimane fa, con un decreto, il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private. L’iper liberista Monti, dopo aver ripristinato la possibilità di rispolverare la “tassa sulle disgrazie”, attraverso l’aumento dell’accise della benzina, con beffarda lungimiranza ha polverizzato la speranza di chi rimane vittima di alluvioni, terremoti e altri disastri naturali: niente soldi, non ce ne sono. Il Tesoro ha le casse vuote, è stato spiegato al momento, quindi che gli italiani si arrangino. Anche nei momenti più difficili – questo il messaggio, inutile dare letture diverse – non contate più sullo Stato.

Già, lo Stato. Questa entità che si sente il bisogno di evocare quando una bomba uccide una ragazzina a Brindisi – e chissà poi se è veramente la criminalità organizzata oppure il gesto di un folle – o quando la retorica inonda la celebrazione dei morti ammazzati dalla mafia o da un destino carogna, come gli operai del turno di notte della fabbrica di Sant’Agostino, caduti sul lavoro sotto le macerie come tanti, sempre troppi ogni giorno. E’ uno Stato che latita, la cui immagine plastica di queste ore è quella di Mario Monti, in pulloverino azzuro polvere (ovviamente di cachemire), che da oltre Oceano parla come un automa di “rigore e vicinanza alle famiglie delle vittime”, ma non sembra sfiorato dal pensiero di fare dietrofront, invece di restare a far passerella (anche personale) ad un G8 inutile come tutti quelli di sempre.

Ed è uno Stato che trova il verso d’indignarsi, certo, attraverso la faccia feroce del suo più alto rappresentante, ma solo perché c’è un Grillo che sta attentando alla sopravvivenza del corrotto sistema partitocratico. Che non c’entra nulla con la politica, sia chiaro, ma fa tanto comodo far credere che sia così. “Lo Stato, lo Stato…”, cantilenava amara, scuotendo la testa, dal pulpito di una chiesa stracolma di grandi papaveri delle Istituzioni Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, davanti alla bara del marito.

Son passati vent’anni e questo Paese è ancora inchiodato lì, vittima di pazzi, di mafia o di anarchici, ostaggio di una politica immonda e di una crisi che prima di essere economica è di identità, di struttura, di principi comuni. E che adesso – proprio adesso – dovrà anche guardare in faccia le vittime di questo ennesimo terremoto e spiegargli che siccome dobbiamo restare in Europa, per loro di Stato non potrà fare nulla; a Ferrara e dintorni non arriverà una lira. Lo stato di calamità non sarà più qualcosa che si dichiara con leggerezza. Come non vedranno un soldo i genitori di Melissa o le altre ragazze di Brindisi la cui bellezza resterà sfigurata per sempre. Gli italiani vittime di qualunque nemico saranno chiamati ad arrangiarsi ancora. L’hanno sempre fatto, in questo Paese logoro e sudato di pazienza antica. Infinita no, però..

 

L'Italia trema al Nord -   Diretta tv   vittime in Emilia, danni gravi     Foto

6 morti in Emilia, tremila sfollati -Vd
Nuova scossa 5.1, paura da Milano a Venezia / Diretta tv

L'Italia trema al Nord - Diretta tv
vittime in Emilia, danni gravi
Foto

Morti tre operai del turno di notte - Video
Video Chiese e castelli, la storia fatta a pezzi
 

LA DIRETTA Il sisma alle 4.05, di grado 6, ha gettato nel panico la popolazione ed è stato percepito a Milano e in gran parte dI Lombardia e Veneto. Due italiani e un marocchino uccisi nel crollo dei capannoni in cui lavoravano nel Ferrarese. Un disperso. Paura in tutta la provincia di Bologna. Continuano le scosse di assestamento LA MAPPA,20-05-12

 

Volantini firmati 'Brigate Rosse'
al Corriere e al Giornale

 

brigate rosse_RULLO

Le lettere sono state recapitate nelle sedi dei due giornali a Milano. Un messaggio firmato dai Nar è arrivato alla Nuova Gazzetta di Caserta. Un investigatore: "Chi scrive conosce gli argomenti e cita fatti di attualità, come Genova e Brindisi"

 

Brindisi, tre bombe davanti alla scuola
Morta una studentessa, sette i feriti
(19-05-12)

 

Le deflagrazioni all'ingresso dell'istituto Morvillo Falcone. Gli ordigni su un muretto esterno
dell'edificio. Altri giovani in pericolo di vita. Il sindaco: "Attacco della criminalità senza precedenti"

(AUDIO)  Istituto Morvillo-Falcone, Brindisi. Una bomba formata da tre bombole di gas esplode. Una ragazzina morta, una gravissima, altri sei studenti feriti. Oggi, nel ventennale della strage di Capaci, a Brindisi era attesa una carovana anti-mafia proveniente da Roma. Coincidenze? Io ho smesso di crederci da tempo, da quando ho visto da bambino per la prima volta Andreotti in televisione. Ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi. Gli italiani lo pensano e io lo dico: da tempo ci si aspettava una bomba come questa, era nell'aria elettrica come prima di un temporale.
Le indagini ci diranno chi sono i colpevoli. La prima pista è quella della criminalità organizzata. Io spero che siano trovati i delinquenti che l'hanno collocata e i mandanti. Soprattutto i mandanti. Le stragi, e questa poteva esserlo se l'esplosione fosse avvenuta pochi minuti più tardi con l'arrivo di altri pullman di studenti, in Italia hanno sempre avuto colpevoli, ma non mandanti. Da piazza Fontana, alla stazione di Bologna, a piazza della Loggia, a Capaci, a via D'Amelio. Gli Spatuzza sono in galera, ma chi li ordinò è ancora a piede libero.
Questa bomba ricorre in un periodo storico molto simile a quello del '92/'93. Furono le bombe del Pac di Milano, dei Georgofili a Firenze allora a precipitarci in un ventennio infame di cui stiamo pagando le conseguenze e a impedire ogni cambiamento. Spero che Brindisi, che segue l'attentato a Adinolfi a Genova, non sia l'inizio di una militarizzazione del territorio, di leggi speciali, di neo terroristi e di depistaggi. Cui prodest questo attentato? Alla criminalità brindisina il cui territorio sarà controllato da tutti corpi di Polizia per mesi? Alla mafia siciliana che si vendica così della commemorazione della morte di Falcone? Cui prodest la morte di una ragazza che andava a scuola?

Disastro della Cdu al voto in Vestfalia
Minimi storici per il partito della Merkel
, in Grecia dopo il fallimento delle consultazioni sembrava che il capo dello Stato avesse raggiunto
l'obiettivo di un esecutivo. Tsipras: "Non saremo complici".
Mercati in calo, spread a 421,14 maggio 2012

 

JPMorgan Chase annuncia all'improvviso un buco di $2 miliardi

JPMorgan Chase annuncia all'improvviso un buco di $2 miliardi

CRISI SISTEMICA | Il colosso bancario Usa guidato da Jamie Dimon ha perso $2 miliardi su un investimento speculativo legato ai derivati. JPM: -7%, giu' le banche. Arriva taglio rating? Documento integrale Sec.  16 Commenti JPMorgan Chase ha annunciato di aver perso circa $2 miliardi su un investimento speculativo legato a titoli di credito derivati, per posizioni prese dal suo chief investment officer, piu' rischiose di quanto preventivato. Il titolo JPMorgan Chase (JPM) ha subito un calo di quasi -7% sotto quota $38 nell'after hours al Nyse di New York. In ribasso tutto il comparto bancario, con vendite su Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs e perdite superiori al 2%. In calo anche i futures sull'indice S&P500.

E' l'ennesima riprova di quanto irresponsabili siano le attivita' di trading delle grandi banche globali, nonostante la grave crisi finanziaria e poi economica scoppiata nel 2007-2008, oggi giunta quasi al quinto anno. I derivati in questione sono denominati "synthetic credit securities". La banca e' stata costretta ad annunciare le perdite in un rapporto alla Sec, nella convinzione che non facendolo le perdite sarebbero state piu' forti alla fine dell'anno.

Leggi il documento integrale di JPMorgan Chase alla Sec

E' stata Bloomberg a diffondere la notizia sul suo canale TV. JPMorgan Chase ha emesso un comunicato in cui dice: "Questo portafoglio ha dimostrato di essere piu' rischioso, piu' volatile e meno efficace come ammortizzatore economico rispetto a quel che la nostra societa' aveva preventivato in origine".

Sotto il Chief Executive Officer, Jamie Dimon, la banca ha cominciato a fare scommesse speculative troppo grandi e rischiose col denaro in cassa, hanno testimoniato 5 ex impiegati nel corso di un'indagine svolta quest'anno. "Alcune delle scommesse erano talmente grandi - scrive Bloomberg - che la banca non avrebbe probabilmente potuto uscirne senza perdere soldi o senza provocare scosse sul mercato finanziario", hanno detto tre ex dirigenti di JPM.

In una conference call con lo stesso Ceo Dimon convocata subito dopo la chiusura di Wall Street, JPMorgan Chase ha annunciato che le perdite si sono verificate nella divisione gestita dal direttore finanziario di JPM Bruno Iskil, specificamente nel portafoglio dei crediti sintetici. La banca ammette che avra' bisogno di $971 milioni di capitale come collaterale se il rating sara' tagliato di un gradino dalle agenzie (Moody's, S&P e Fitch) e di $1.7 miliardi se il taglio sara' di due gradini. Circa 1 miliardo e' stato perso nelle ultime 6 settimane e tutta la cifra nel primo trimestre 2012. La perdita sulle posizioni speculative risulta se il calcolo viene fatto "mark to market" e cioe' ai prezzi attuali segnati oggi sul mercato dai titoli derivati in portafoglio.

Negli ambienti bancari di Manhattan si parla addirittura stasera di un possibile taglio del rating di 3 gradini, poiche' JPM potrebbe avere in portafoglio "crediti sintetici" a lungo termine ("Level 3 CDS FTW per posizioni IG/HY", tanto per usare il gergo ultra-tecnico dei trader). "Al 31 marzo 2012 il valore totale dei titoli derivati nel portfolio gestito da Bruno Iskil eccedeva i costi di circa $8 miliardi", si legge nel comunicato.

A New York Iksil era noto per le sue maxi scommesse ultra-rischiose, fino a $200 miliardi l'una. Come cio' sia ancora consentito dagli organi di controllo del mercato, negli Stati Unii e nel resto del mondo, dopo quel che e' accaduto negli ultimi anni, e' una domanda a cui solo la storia potra' dare una risposta. JPMorgan Chase si era fatta notare nel corso della crisi finanziaria post crack Lehman Brothers del 2008, come "una banca dai bilanci solidi come una fortezza". Da oggi, si capisce quanto cio' o non e' mai stato vero o non lo e' certamente piu'.

Borsa Milano ai minimi di marzo 2009, spread sopra 440 punti base. PAESE BLOCCATO DA UN VECCHIO DI OTTANT'ANNI CHE CONTINUA AD AMMORBARE LA NAZIONE COI SUOI PROBLEMI PERSONALI:BLOCCO RIFORMA RAI, BLOCCO LEGGE ELETTORALE, BLOCCO LEGGE ANTI CORRUZIONE, TIRARE A CAMPARE FINO ALL'APRILE 2013 E SPERARE NEL FIUME LETE', perchè se si andasse oggi al voto SAREBBE SPAZZATO VIA PER SEMPRE !!!

AZIONARIO | Volano i rendimenti nel collocamento dei bond iberici. Sentiment generale ko. Ftse Mib a quota 13.000. Calo capitalizzazione mercati azionari globali superiore a $3.000 miliardi dall'inizio di maggio. Raffica di sospensioni per i bancari.

 

SULL'ORLO DI UNA GUERRA CIVILE???: Adinolfi, rivendicano gli anarchici,una "strampalata" colonna "greca"....mah. Video "Presto faremo altre sette azioni". A Legnano volantini a firma Br "scopiazzati" da quelli degli anni '70, che a quanto pare non tramontano mai... Foto .Bomba contro sede Equitalia, foto . L'agenzia: "Irresponsabile darci colpe" .Scontri a Napoli, dodici feriti - foto / vd. "470mila cassintegrati in 4 mesi"

Le elezioni municipali di maggio sono l'ultimo concreto test politico prima delle consultazioni nazionali del prossimo anno. Se i sondaggi sono corretti, i politici italiani prenderanno la stessa lezione dei tiranni della Primavera Araba: la repressione del cambiamento si traduce in un sollevamento popolare. La fiducia nella classe politica è a una sola cifra. Gli scandali e la corruzione si contendono lo spazio nei giornali con una frequenza che sconvolge anche il pur assuefatto elettorato italiano. È opinione condivisa che il governo di tecnici non eletti di Mario Monti - la sua stessa esistenza è la prova dell'incapacità della democrazia italiana di produrre un'alternativa migliore - sia stato incaricato di ripulire il disastro che i politici sono stati incapaci di risolvere.
La politica italiana è diventata burocrazia. I protagonisti storici cercano di respingere gli sfidanti non con piattaforme di idee, l'oratoria o la politica, ma con la macchina radicata dei loro partiti. Se aprite un paio di giornali degli ultimi 18 anni, troverete gli stessi nomi. Prendete Pier Ferdinando Casini. Ha iniziato la sua carriera politica nella Democrazia Cristiana, ha poi rotto e da allora ha guidato altri due raggruppamenti nati da scissioni e fusioni. "Nel resto del mondo, i partiti rimangono gli stessi, ma cambiano i leader", dice Matteo Renzi, il sindaco di Firenze e uomo politico che ha lottato per sfondare nel panorama nazionale. "Per noi, è il contrario." Secondo la legge elettorale - introdotta nel 2005 - gli elettori non votano i singoli candidati, ma liste di partito stilate dai leader politici che, come prevedibile, selezionano in base alla lealtà. Berlusconi è stato cacciato in novembre e il suo alleato di lunga data Umberto Bossi, capo della xenofobica Lega Nord, si è dimesso in aprile tra le accuse di spesa di fondi del partito per conto della sua famiglia. Ma entrambi sono stati rimpiazzati da sottotenenti scelti con cura. Nel frattempo, i loro avversari a sinistra continuano a scandagliare le profondità delle loro gerarchie di partito per una serie di burocrati poco stimolanti.
Con i leader del Paese concentrati sul loro gioco di poltrone, i problemi della terza economia più grande d'Europa sono rimasti in larga parte trascurati. L'attuale generazione di politici ha governato come se fosse determinata a prosciugare il Paese prima di morire. Dal 1994 in Italia i partiti hanno ricevuto 3,3 miliardi di dollari di finanziamento pubblico delle campagne elettorali, ma solo 800 milioni sono stati contabilizzati come spesa elettorale; il resto è scomparso nelle casse dei partiti. Nel frattempo l'economia è in stallo. Nel mese di aprile, l'Istituto Nazionale di Statistica ha rilevato che l'11,6% della forza lavoro aveva rinunciato a cercare lavoro - da sommarsi al tasso ufficiale di disoccupazione del 9,8%.
Finora, la reazione del Parlamento è stata un altro "gioco delle sedie musicali". Il 19 aprile, Casini ha presentato il Partito della Nazione, che spera comprenda membri del governo tecnico del Primo Ministro Monti. Per non essere da meno, il successore di Berlusconi, Angelino Alfano, ha dichiarato che lui e l'ex Primo Ministro faranno presto un annuncio "che cambierà il corso della politica italiana nei prossimi anni." Anche i politici di sinistra parlano di rimpasto. Parma è una città indebitata, con un grave dissesto economico. Il MoVimento 5 Stelle è un salto nell'ignoto, nel domani. Gli altri sono la continuità con il passato, la certezza del suicidio assistito. Vincenzo Bernazzoli, il candidato del Pdmenoelle è presidente della Provincia di Parma (ma le province non dovrebbero essere abolite?) in carica (così se perde conserva il posto di lavoro) e sostenitore dell'inceneritore (che causa neoplasie), ha spiegato che il futuro di Parma è nel maggiore indebitamento bancario e che (nessuna paura) i suoi uomini sanno come trattare con i banchieri. "Le banche hanno smesso di fare cessione di credito nei confronti di Comune e partecipate. Non danno più soldi per paura che il Comune sia insolvente... Senza liquidità non si possono pagare i fornitori e già a giugno, molte cose rischiano di saltare. E potrebbero saltare anche stipendi: insomma, Parma è sull’orlo del baratro, è bene che si sappia. Per uscire da tutto ciò è necessario convincere le banche a fare un prestito ponte per permettere di superare il rischio collasso. E per chiedere i soldi noi abbiamo e persone capaci, persone della società civile... competenti e in grado di trattare con le banche”. Non ne dubito. Banche e partiti sono gemelli siamesi.

GOMORRA PAGA GOMORRA

“Senza il pizzo Gomorra non lo avrebbero girato”. L’affiliato alla camorra Oreste Spagnuolo racconta la sua vita tra omicidi ed estorsioni. È un fiume in piena, un killer che dopo crimini atroci pare volersi vuotare l’anima. Ma tra le centinaia di pagine di deposizioni ecco che un nome fa compiere un salto sulla sedia agli inquirenti: Matteo Garrone. Il regista di Gomorra, pronto a sbarcare a Cannes, secondo Spagnuolo sarebbe stato vittima di un’estorsione della camorra. Di più, nei verbali, Spagnuolo parla di Garrone che avrebbe incontrato un camorrista agli arresti domiciliari. Riferisce, lo mette nero su bianco in un libro, che sarebbero stati pagati ventimila euro per girare il film. Così il regista sarà ascoltato dagli inquirenti.

“GOMORRA” (tratto dal libro di Roberto Saviano) dopo aver incassato oltre 10 milioni e consensi unanimi non conosce pace. Fantasie o una realtà che in terra di camorra pare più fervida dell’immaginazione? Di sicuro è riportato nella deposizione di Spagnuolo, killer dell’ala stragista dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola. Non parliamo di uno stinco di santo, ma di uno dei protagonisti della strage di Castelvolturno. Un camorrista cresciuto in una famiglia borghese del Vomero. Ma dopo l’arresto nel settembre 2008 ecco la trasformazione: diventa gola profonda. Un pentito ritenuto credibile dai pm della Dda di Napoli (Cesare Sirignano, Giovanni Conzo, Catello Maresca, coordinati da Franco Roberti prima e poi da Federico Cafiero De Raho). Grazie anche ai racconti di Spagnuolo sono finiti in galera i suoi compagni di sangue e di pizzo, fino al capo Setola. Spagnuolo racconta la terribile storia dei casalesi. Ma si sofferma anche sugli incontri che, dice lui, sarebbero avvenuti tra Alessandro Cirillo, numero due del clan, e Garrone. Il regista, sostiene Spagnuolo, avrebbe incontrato Cirillo quando quest’ultimo era ai domiciliari. Spagnuolo sostiene di aver saputo degli incontri da Cirillo, detto “o’ sergente”, il vice di Setola che oggi sconta l’ergastolo. Nel libro “Confessioni di un killer”, edizioni Ancora del Mediterraneo, scritto dalla giornalista Daniela De Crescenzo, Spagnuolo ripercorre la sua vita criminale tra omicidi ed estorsioni. E racconta che per girare Gomorra sarebbero stati pagati ventimila euro al clan: “Chiedevamo la tangente a tutti, ci siamo fatti pagare perfino da Garrone“. Spagnuolo spiega: “Quello (Garrone, ndr) a Castel Volturno ha girato l’Imbalsamatore nel quale recitò Bernardino Terracciano, uno dei nostri che intascò ottomila euro”. Il boss pentito continua: “Prima di cominciare le riprese il regista andò a casa di Cirillo, che all’epoca stava ai domiciliari, per mettersi d’accordo. Garrone gli mandò ventimila euro e le riprese girarono lisce come l’olio. Un bel guadagno”.

IL TRAMITE tra Cirillo e Garrone sarebbe stato Terracciano che ha recitato nel film Gomorra e ancor prima, racconta Spagnuolo, nell’Imbalsamatore, altro film capolavoro di Garrone. Dopo Gomorra, Terracciano è stato arrestato e condannato per associazione camorristica. “Terracciano”, raccontano gli investigatori, “ha provato a difendersi spiegando di non aver niente a che fare con Setola, ma di averlo incontrato quando era latitante solo perché o’ cecato voleva vedersi con Garrone“.
Il Fatto ha chiesto a Spagnuolo conferma delle sue dichiarazioni. Il killer pentito è categorico: “Senza pagare il pizzo non si poteva girare il film”.
E gli incontri tra Garrone e Cirillo? E quei ventimila euro?“Sono in corso indagini, devo rispettare il segreto istruttorio”.
La Procura di Napoli, nelle prossime settimane, ascolterà il regista su questa vicenda. Calunnie e fango sul film Gomorra? Lui, Garrone, che cosa risponde? Il Fatto gli ha chiesto se davvero ci siano stati gli incontri a casa Cirillo: “Non ho nulla da dire”, ha risposto. Un destino tragico quello di Gomorra, film così aderente all’inferno della mala tra le vele di Scampia e il litorale domitio che non si distingue più tra finzione e realtà. Gli attori sono ragazzi e camorristi, chiamati a recitare la loro vita. E alla fine in prigione ci vanno davvero. Quattro attori arrestati in tre anni. Il primo fu proprio Bernardino Terracciano. Nel film faceva la parte dell’estorsore Zi’ Bernardino. Stesso nome per personaggio e attore. Poi Salvatore Fabbricino, ritratto dalle cineprese di Garrone, ma anche dalle telecamere dei carabinieri. Osservando le immagini, il pentito Antonio Prestieri ha indicato Fabbricino come suo “dipendente”.

GIOVANNI Venosa in Gomorra era il camorrista che condannava a morte due ragazzini che spacciavano rifiutando l’autorità del boss. La realtà racconta di soggiorni in case di recupero del Nord Italia e di ripetuti arresti. L’ultimo per pizzo. Nicola B. sembrava che ce l’avesse fatta. Si era iscritto a un istituto tecnico. Raccontava: “Ero uno di quei giovani senza speranza che credono di avere davanti una sola strada, la delinquenza”. Pochi mesi fa, però, lo hanno beccato di nuovo con un sacchetto di droga. Agli investigatori che gli mettevano le manette ha detto: “Ho recitato in Gomorra”. Una garanzia.

CROLLO TOTALE:

PDL MACERIE,

ITALONIA VERSO

 IL NULLA

 

 

 

 

 

 

 SCOPPIA SCOMMESSOPOLI!!

MAURI: "SONO TRANQUILLISSIMO", BERTANI "SCAGIONA" CONTE....TUTTI ARRESTATI !!! (28-05-2012)

 

GLI ARRESTATI ERANO GIA' STATI TUTTI INTERROGATI DA PALAZZI ED AVEVANO NEGATO TUTTO, OVVERO FANNO PARTE DI QUELLA MASSA DI OMERTOSI CHE NON VUOLE ASSOLUTAMENTE MODIFICARE LO STATUS QUO:NEGARE TUTTO, ANCHE L'EVIDENZA.

 

Per molti dei giocatori indagati, sottoposti a perquisizione, o arrestati, oggi, e per le loro squadre di appartenenza, non sono arrivati nemmeno i deferimenti da parte della Procura Federale. Deferimenti che erano previsti per l’inizio di luglio, dopo la conclusione degli Europei, con le sentenze entro agosto, ma che a questo punto potrebbero subire un’accelerazione.

Cosa succederà ai calciatori, agli allenatori, e alle squadre interessate? E’ presto per dirlo. Dal punto della giustizia penale il procuratore di Cremona si era già espresso non in favore di un’amnistia, quanto di un “riconoscimento premiale” nei confronti dei tesserati che avessero collaborato, cosa che ha ribadito anche oggi in conferenza stampa. Sottolineando però che coloro che hanno collaborato sono già stati in qualche modo “protetti” oggi: ovvero, i provvedimenti restrittivi sono stati presi solo per chi ha ripetuto di essere estraneo alla vicenda senza fornire aiuti alle indagini della magistratura.

Un nome caldo è quello di Mimmo Criscito, ex della Juventus, del Genoa (periodo cui si riferisce il provvedimento della Procura), attualmente allo Zenit. A Coverciano a preparare gli Europei, il giocatore stamattina dopo le perquisizioni è rimasto in camera, non ha partecipato agli allenamenti e alla fine è stato escluso dalla lista dei 23 – da ufficializzare alla Uefa entro domani – che partiranno alla volta della Polonia. Da un punto di vista penale non ci sono provvedimenti restrittivi nei suoi confronti, come ha spiegato Di Martino, il giocatore tecnicamente è libero di lasciare il paese e andare all’estero. Il fatto è che era impensabile che il tanto sbandierato “codice etico” di Prandelli si arenasse sulla scelta del terzino sinistro da portare agli Europei. Il ct darà comunque la sua risposta questa sera alle 18 in conferenza stampa.

Poi ci sono l’ex genoano ed ex compagno di squadra di Criscito, Omar Milanetto, che l’anno scorso ha lasciato il Genoa per trasferirsi al Padova in Serie B, e il capitano della Lazio Stefano Mauri: entrambi arrestati questa mattina all’alba. A loro è contestato il reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa e alla frode sportiva. Sarebbero stati infatti coinvolti di persona in più occasioni – con gli altri tesserati indagati e con gli esponenti delle organizzazioni criminali interessate – nelle combine dei risultati delle rispettive squadre in cambio di denaro. Queste le partite interessate che hanno coinvolto i tre giocatori di cui sopra: Lazio-Genoa 4-2 del 15 maggio 2011 e Lecce-Lazio 2-4 del 22 maggio 2011. Per quest’ultima, ha spiegato Di Martino, il guadagno derivante dalle scommesse sarebbe stato di 2 milioni di euro, mentre 600mila euro sarebbero stati utilizzati per la corruzione dei tesserati.

Come detto, bisognerà attendere la giustizia sportiva per eventuali squalifiche e penalizzazioni. I giocatori, dato che sono stati inseriti dal procuratore Di Martino, tra quelli non collaborativi, non dovrebbero aspettarsi alcuno sconto di pena. Per Mauri e Milanetto, visto anche che hanno superato la trentina, c’è il rischio che si parli di carriera chiusa (rischiano infatti pene da 3 anni alla radiazione). Per le società, cui sarà contestata come minimo la responsabilità oggettiva, l’idea è che queste penalizzazioni siano “afflittive”: ovvero dovranno incidere in maniera pesante sulla classifica e sui risultati ottenuti. Per la Lazio si prospetta quindi la perdita dell’Europa League conquistata sul campo quest’anno e una penalizzazione nella prossima classifica di Serie A. Per il Genoa il rischio retrocessione.

Altro capitolo quello che riguarda il Siena. L’appartamento del suo ex tecnico Antonio Conte è stato sottoposto a perquisizione: in ballo sempre il famoso Novara-Siena 2-2 del 30 aprile 2011, per cui l’ex senese Carrobbio aveva inguaiato il tecnico pugliese. Sia Conte che il presidente senese Mezzaroma devono ancora essere ascoltati da Palazzi, perché la posizione del Siena è stata parzialmente stralciata nel primo troncone della giustizia sportiva (la serie B) per essere inserita nel secondo (la Serie A, a luglio-agosto). Dato che sotto la lente di ingrandimento della procura ci sarebbero altre 7-8 partite della società toscana, a detta del procuratore, e nel caso venga dimostrato il coinvolgimento dei dirigenti bianconeri, il rischio per il Siena è la responsabilità diretta e non più quella oggettiva. La penalizzazione a questo punto sarebbe pesantissima, con l’ovvia retrocessione e una possibile pesante penalizzazione da scontare nel prossimo campionato di Serie B.

Diverso il discorso per Conte. Per il regolamento un allenatore squalificato non può sedere in panchina, entrare negli spogliatoi e rilasciare interviste nello stadio o appena fuori. Non gli sarebbe invece impedito di dirigere gli allenamenti durante la settimana, né di entrare allo stadio e sedersi in tribuna. Da dove potrebbe dare indicazioni al suo secondo tramite telefonino o “staffette” di collaboratori. Insomma, anche nella peggiore delle ipotesi, in caso di squalifica per Conte, se la Juventus lo ritenesse opportuno, il tecnico bianconero potrebbe continuare a guidare i campioni d’Italia anche la prossima stagione. Ma, se Conte dovesse essere deferito per associazione per delinquere, anche la Juventus potrebbe essere deferita nel secondo troncone per responsabilità oggettiva, come è successo nel primo troncone alla Sampdoria per Bertani (deferito per quando giocava a Novara) e allo Spezia per Carobbio (deferito per quando era a Siena). In questo caso, nella peggiore delle ipotesi, la Juventus potrebbe vedersi respingere l’iscrizione alla prossima Champions League.

 

 

Indagato Conte, blitz a Coverciano
Foto
Criscito, il summit a Genova incriminato
Video Lazio-Genoa 4-2 (14 maggio 2011)
 

Calcio, arrestati Mauri e Milanetto - Foto
Criscito lascia azzurri -
foto - Conte perquisito

"Su Lecce-Lazio guadagnarono due milioni" Video
Foto Protagonisti Rep tv Mensurati - Crosetti - Curro'
Foto Summit Criscito - Trap: "Devastante" - Vd Il pentito

Calcio, arrestati Mauri e Milanetto    - Foto    Criscito lascia azzurri  -   foto   -  Conte perquisito

Scommesse, 19 arresti e 30 perquisizioni nell'indagine della procura di Cremona. In manette capitano della Lazio, giocatore del Padova (ex Genoa) e Bertani (Sampdoria, ex Novara). Blitz nel ritiro Nazionale: il difensore, indagato, salterà gli Europei. Il pm: "Nessun altro azzurri coinvolti". Il tecnico juventino accusato di associazione a delinquere. Se squalificato, l'alternativa è Capello  di M. MENSURATI e G. FOSCHINI

Esattamente un anno dopo, quella "storia di quattro scommettitori sfigati" (come la definirono alcuni dirigenti dello sport italiano) diventa il grande terremoto del calcio italiano. Il Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di  Stato, coordinato dalla Procura di Cremona, sta eseguendo in tutta Italia arresti e perquisizioni nell'ambito dell'ultima tranche dell'inchiesta Last bet, la grande indagine sull'organizzazione internazionale che negli ultimi due anni ha messo le mani sul calcio italiano, truccando gare di serie A e serie B per scommettere. E guadagnare decine di migliaia di euro.

Tra gli arrestati ci sono il capitano della Lazio, Mauri, l'ex capitano del Genoa Omar Milanetto e il centravanti della Sampdoria, Christian Bertani, oltre a una serie di giocatori di B e di esponenti dell'organizzazione criminale internazionale. Al centro dell'indagine ci sono una serie di partite di A e B del campionato 2010-2011

 

truccate dall'organizzazione: sono Napoli-Sampdoria del 30 gennaio 2011 , terminata con il risultato di 4-0; Brescia-Bari del 6 febbraio (2-0)Brescia-Lecce del 27 febbraio (2-2), Bari-Samp (0-1) del 23 aprile, Palermo-Bari (2-1) del 7 maggio, Lazio-Genoa (4-2) del 14 maggio e Lecce-Lazio (2-4) del 24 maggio.

CONVOCAZIONI NAZIONALE - E' attesa per le 12 la comunicazione della lista dei 23 azzurri per Euro 2012. A questo punto, però, sulle scelte di Cesare Prandelli pesa anche l'avviso di garanzia consegnato questa mattina a Coverciano al difensore Domenico Criscito. Il ct era già orientato a comunicare una lista di 23 giocatori con 2-3 riserve. Tecnicamente la lista deve essere consegnata all'Uefa domani entro le 12, e dunque ulteriori 24 ore saranno utili a Prandelli per valutazioni sulla situazione di Criscito.

CRISCITO E ULTRAS - Agli atti dell'indagine di Cremona che ha portato agli arresti di stamani vi è anche il resoconto di un summit in un ristorante genovese, il 10 maggio 2011, nei giorni precedenti la partita Lazio-Genova a cui parteciparono Giuseppe Sculli, il calciatore della Nazionale Domenica Criscito, un pregiudicato bosniaco e due dei maggiori esponenti degli ultrà del Genova. L'incontro è stato documentato dagli agenti della polizia che hanno condotto le indagini.

 

Il capitano della Lazio, Stefano Mauri, è stato arrestato dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cremona sul calcioscommesse. Tra i destinatari del provvedimento d'arresto anche l'ex giocatore del Genoa, ora al Padova Omar Milanetto. A Mauri e a Milanetto, secondo quanto si apprende, gli inquirenti contesterebbero il reato di associazione a delinquere finalizzato alla truffa e alla frode sportiva. Gli investigatori avrebbero ricostruito che sia Mauri sia Milanetto erano disponibili, in cambio di denaro, a combinare gli incontri delle loro rispettive squadre. Sarebbero stati anche accertati diversi contatti tra i giocatori e gli esponenti dell'organizzazione criminale.

INDAGATO CONTE - Perquisizioni sono state compiute dalla polizia nei confronti dell'allenatore della Juventus, Antonio Conte, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Cremona sul calcioscommesse. Secondo quanto si apprende, Conte è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

19 PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI
- Sono 19 i provvedimenti restrittivi  emessi dal Gip del tribunale di Cremona Guido Salvini nell'ambito dell'inchiesta 'Last Bet', coordinata dal procuratore Roberto Di Martino che nel giugno e nel dicembre dell'anno scorso ha portato a diversi arresti. L'operazione di oggi è stata condotta dalle squadre mobili di Cremona, Brescia, Alessandria e Bologna, coordinate dagli uomini del Servizio centrale operativo Anche gli indagati di questa nuova tranche dell'inchiesta devono rispondere dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. I particolari dell'operazione verranno illustrati in una conferenza stampa alle 11 alla questura di Cremona, alla quale parteciperanno gli inquirenti e gli investigatori che hanno condotto questa terza tranche dell'indagine.

ECCO TUTTI GLI ARRESTATI - Il Gip Guido Salvini ha emesso complessivamente 19 provvedimenti, uno in meno delle richieste del pm: la procura infatti aveva chiesto anche l'arresto dell'attaccante del Genoa Giuseppe Sculli. Dei 19 provvedimenti, 14 sono ordinanze di custodia cautelare in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 2 provvedimenti di obbligo di presentazione all'autorità giudiziaria. I destinatari sono cinque cittadini ungheresi, 11 tra calciatori ed ex giocatori, e tre soggetti legati a dei calciatori. Ecco nel dettaglio i provvedimenti.
STEFANO MAURI (giocatore della Lazio - custodia cautelare in carcere)
OMAR MILANETTO (ex giocatore Genoa, ora al Padova - custodia cautelare in carcere);
KEWULLAH CONTEH (ex giocatore del Piacenza - obbligo presentazione);
JOSE INACIO JOELSON (giocatore del Pergocrema - arresti domiciliari);
ALESSANDRO PELLICORI (giocatore svincolato del Queen's Park Rangers - custodia cautelare in carcere);
PAOLO DOMENICO ACERBIS (giocatore del Vicenza - custodia cautelare in carcere)
IVAN TISCI (ex calciatore - custodia cautelare in carcere);
FRANCESCO RUOPOLO (calciatore del Padova - obbligo presentazione);
MARCO TURATI (giocatore del Modena; custodia cautelare in carcere);
CRISTIAN BERTANI (ex giocatore del Novara, ora alla Sampdoria - custodia cautelare in carcere);
ZOLTAN KENESEI (cittadino ungherese, già detenuto in Ungheria);
MATYAS LAZAR (cittadino ungherese già detenuto in Ungheria - custodia cautelare in carcere);
LAZLO SCHULTZ (cittadino ungherese già detenuto in Ungheria - custodia cautelare in carcere);
LASLO STRASSER (cittadino ungherese - custodia cautelare in carcere);
ISTVAN BORGULYA (cittadino ungherese - custodia cautelare in carcere)
VITTORIO GATTI (custodia cautelare in carcere)
LUCA BURINI (arresti domiciliari);
DANIELE RAGONE (arresti domiciliari).

CELLULA UNGHERESE - Ci sono anche cinque cittadini ungheresi tra i destinatari dei provvedimenti emessi dalla procura di Cremona nell'ambito della nuova tranche dell'inchiesta sul calcioscommesse. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della polizia, i cinque facevano parte di una 'cellula' che riferiva direttamente al boss dell'organizzazione criminale, il singaporiano Eng Tan Seet, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso dicembre. La cellula degli ungheresi si è di fatto sostituita al gruppo degli 'zingarì - decimato dagli arresti dei mesi scorsi - per continuare nella manipolazione degli incontri dei campionati di calcio italiani. Gli investigatori hanno accertato diversi contatti tra i calciatori e gli emissari del gruppo, proprio in occasione di incontri da truccare.

BLITZ IN RITIRO NAZIONALE, INDAGATO CRISCITO - Blitz della polizia nel ritiro della Nazionale. Secondo quanto apprende l'ANSA, agenti sono andati nel centro sportivo di Coverciano per eseguire perquisizioni nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse condotta dalla procura di Cremona. Era Domenico Criscito il destinatario della perquisizione effettuata dalla polizia nel ritiro della Nazionale a Coverciano. Secondo quanto si apprende, il difensore azzurro è accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode e alla truffa sportiva nell'ambito dell'indagine cremonese che ha portato a diversi arresti. Gli agenti che hanno effettuato le perquisizioni nel ritiro della nazionale di calcio e hanno consegnato a Criscito l'avviso di garanzia sono arrivati a Coverciano alle 6.25. Due auto e cinque agenti hanno varcato il portone del centro tecnico federale quando la nazionale di Prandelli ancora dormiva, e attualmente sono ancora all'interno di Coverciano. In mattinata, è attesa la diramazione della lista dei 23 azzurri per Euro 2012, nella quale era prevista la presenza di Criscito. È attesa per oggi alle 12 la comunicazione della lista dei 23 azzurri per Euro 2012. A questo punto, però, sulle scelte di Cesare Prandelli pesa anche l'avviso di garanzia consegnato questa mattina a Coverciano al difensore Domenico Criscito. Il ct era già orientato a comunicare una lista di 23 giocatori con 2-3 riserve. Tecnicamente la lista deve essere consegnata all'Uefa domani entro le 12, e dunque ulteriori 24 ore saranno utili a Prandelli per valutazioni sulla situazione di Criscito.

SUMMIT CON SCULLI, NO DEL GIP ALL'ARRESTO - Agli atti dell'indagine di Cremona che ha portato agli arresti di stamani vi è anche il resoconto di un summit in un ristorante genovese, il 10 maggio 2011, nei giorni precedenti la partita Lazio-Genova a cui parteciparono Giuseppe Sculli, il calciatore della Nazionale Domenica Criscito, un pregiudicato bosniaco e due dei maggiori esponenti degli ultrà del Genova. L'incontro è stato documentato dagli agenti della polizia che hanno condotto le indagini. Il gip di Cremona Guido Salvini non ha accolto la richiesta di arresto avanzata dalla procura di Cremona nei confronti dell'attaccante del Genoa Giuseppe Sculli. Il giocatore è indagato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva.

PERQUISITA CASA DI PELLISSIER - Su mandato della procura di Cremona la squadra mobile della Questura di Aosta ha perquisito questa mattina, alle 4, l'abitazione di Fenis di Sergio Pellissier, attaccante del Chievo coinvolto nell'inchiesta sul calcioscommesse. Analoga ispezione è avvenuta nella casa di Verona del giocatore, che risulta essere indagato. All'interno della villa sulla strada statale 26 sono stati sequestrati computer, ipad e pennette usb che verranno messi a disposizione degli inquirenti.
 

 

 

 

LA GRECIA E' FALLITA E NON SOLO TECNICAMENTE,GLI SCENARI EUROPEI POST EURO...

 

Tutte le azioni che potranno essere intraprese da ora in avanti provocheranno alla fine una crisi finanziaria. Il minor danno sarà garantito dall'adozione di politiche pro-crescita moderate, che saranno la soluzione migliore per minimizzare i danni. Ma alla fine, sempre che riesca a sopravvivere, l'euro non sarà più lo stesso.

PRIMO SCENARIO,IL MENO DRASTICO MA UGUALMENTE LETALE:  ovvero "La Francia e altri paesi convincono la Germania ad adottare politiche pro-crescita". Questa ipotesi è avallata dalle ultime evoluzioni - o involuzioni - dello scenario politico europeo. Tra queste, "il collasso del governo olandese, che ha reso difficile per il paese riuscire a centrare i target di deficit e, in Francia, il candidato socialista Francois Hollande, che molto probabilmente vincerà le elezioni presidenziali di domenica". Hollande, continua il Time, ha "chiesto l'adozione di politiche pro-crescita, fattore che ha provocato costernazione in Germania. Ma è fuor di dubbio che la forma mentis dell'Europa è cambiata e che a questo punto la "Germania potrebbe non avere altra scelta che intraprendere una strada diversa, accettando l'eventualità di maggiori spese - e maggiori richieste di prestiti - dai governi nazionali. Nel breve termine, tale strategia aiuterà le economie europee a ridurre la disoccupazione e l'impatto della recessione. Ma nel lungo termine i debiti dei governi saliranno. Di conseguenza, l'adozione di queste politiche a favore della crescita posticiperanno, ma non risolveranno, la crisi dell'Eurozona. La crescita dei debiti che ne seguirà peggiorerà infatti ogni crisi finanziaria che potrebbe presentarsi. Detto ciò, questa opzione corrisponde al male minore".

SECONDO SCENARIO, LETALE E MOLTO DISTRUTTIVO, ovvero "Le politiche di austerity portano la maggior parte dell'Europa in recessione". Questa seconda ipotesi è già una realtà, che si presenta ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Il problema è che una dozzina di paesi europei è già in una fase di contrazione economica. "Nel lungo termine - ferme restando le politiche di austerity volute dalla Germania - i paesi in difficoltà finanziaria dovranno tagliare le proprie spese, aumentare le tasse, ridurre i propri costi del lavoro e limitare il ricorso ai prestiti. Tuttavia, tagli così veloci renderanno ancora più difficile abbassare il livello del debito inteso come percentuale del Pil - e questo perchè il Pil sta scendendo".

TERZO SCENARIO:I PAESI PIU' DEBOLI ESCONO DALL'EURO, SHOCK INFLAZIONISTICO ALMENO PER I PRIMI DUE ANNI MA IL DEPREZZAMENTO RILANCIA L'ECONOMIA .  La Grecia probabilmente sarà la prima ad andare via, fattore che scatenerebbe la speculazione su una uscita di scena di Portogallo, Spagna, e anche Italia. Tale situazione creerà un circolo vizioso, spingendo i tassi di interesse a crescere ulteriormente". Outlook: nel breve termine, questo scenario è meno probabile; tuttavia, sarà difficile evitarlo nel caso in cui niente cambierà dal punto di vista dei fondamentali. Quanto potrà essere doloroso? Guardando ai "contro", nel lasciare l'Eurozona i paesi provocherebbero una serie di shock alle banche più importanti che detengono i loro debiti. Se vogliamo guardare a un aspetto "positivo", però, è anche vero che, una volta lasciata l'Eurozona, i paesi potrebbero rimettere in sesto le proprie economie intraprendendo un cammino per la ripresa. Indicativo il caso dell'Argentina, che, agganciando la sua valuta al dollaro agli inizi degli anni '90, ha sofferto una forte recessione dopo aver deprezzato la sua moneta nel 2001. Ma entro il 2003, l'economia stava di nuovo registrando un boom.

QUARTO SCENARIO ovvero "L'Eurozona si divide in due diverse aree valutarie". Ovvero, Euro di serie A ed Euro di serie B, IL DEPREZZAMENTO DELL'AREA SUD DETERMINEREBBE LA CRISI DEL SISTEMA BANCARIO CHE SI RITROVA IN PANCIA TONNELLATE DI CARTA STRACCIA. "La soluzione più razionale - ma la meno probabile per motivi politici - è che la Germania e altri pochi alleati, come l'Olanda, lascino l'Eurozona e creino una loro propria moneta. L'euro rimarrebbe la valuta dei paesi del Sud e potrebbe essere deprezzato, al fine di allentare la pressione su questi paesi. Outlook: i paesi sudeuropei soffrirebbero una recessione per un anno circa. Le banche accuserebbero perdite sui loro bond, dovuti però più alla flessione dei prezzi che non a default diretti. Teoricamente, anche questa potrebbe essere la soluzione migliore e la meno distruttiva.

"Chi aveva per esempio 10 mila euro di titoli greci, un paio di settimane fa si è visto arrivare al posto del suo titolo 24 titoli diversi, li ha sommati e si è accorto che aveva solo duemila euro. Questo si chiama in linguaggio tecnico “default”, si chiama insolvenza. Se uno deve pagare degli interessi, un rimborso (Stato o società privata che sia) e non li paga, si chiama in termini brutali fallimento, in termini tecnici insolvenza o default." Beppe Scienza

La Grecia si è salvata e io ho perso l’80%, come la mettiamo?

La ristrutturazione dei titoli greci, Dio non voglia che abbiano la stessa sorte quelli italiani, è avvenuta in due fasi:
1) si è fatta una proposta dicendo alle banche, ai fondi comuni, alle assicurazioni: volete accettare di cambiare questi vostri titoli con titoli nuovi, accettate che si faccio un taglio? In effetti la stragrande maggioranza dei cosiddetti investitori istituzionali hanno accettato, sul modo che hanno accettato vorrei citare il capo della Commerzbank tedesca, Martin Blessing, che riguardo all’accettazione della ristrutturazione del debito greco ha detto: "Essa è così volontaria, come era volontaria la confessione nell’inquisizione spagnola". La Banca centrale ha ottenuto che le banche accettassero questa cosa e questi sono fatti loro.
Quelli che non sono fatti loro è che dopo, anche chi non aveva accettato, si è trovato la stessa sorte, gli hanno dimezzato in valore nominale i titoli che aveva e in valore di mercato la perdita è dell’80%. Ora questo si chiama in linguaggio tecnico “default”, si chiama insolvenza. Se uno deve pagare degli interessi, un rimborso (Stato o società privata che sia) e non li paga, si chiama in termini brutali fallimento, in termini tecnici insolvenza o default.

 

Quindi la Grecia è fallita. Non è la prima volta che è fallita, tutti i greci ricordano una frase pronunciata il 10 dicembre 1893 dall’allora primo ministro Charilaos Trikoupis che in greco è "Δυστυχώς επτωχεύσαμεν" (distihós eptohéfsamen) "Purtroppo siamo falliti". I greci possono dire e dicono "Δυστυχώς επτωχεύσαμεν ξανά" (distihós eptohéfsamen ksaná) "Purtroppo siamo di nuovo falliti". Allora non raccontiamo la storia che la Grecia non è fallita: la Grecia è fallita!

Però questo fallimento ha un’altra stranezza: non ha toccato tutti. Prima della ristrutturazione, prima della proposta di adesione volontaria al piano di taglio del debito pubblico, c'è stato un giochettino un po’ strano. I titoli posseduti dalla Bce e dalle altre banche centrali, della Bundesbank, dalla Banca d’Italia ecc., hanno subito un cambiamento di codice. Sono stati cambiati i codici e questi titoli non sono stati toccati, né dalla proposta, né dal taglio coatto. Questi titoli, rimasti come prima solo con cambiamento di codice, hanno incassato gli interessi, quelli scaduti sono stati tutti rimborsati: non sono falliti. Gli stati sovrani si chiamano proprio sovrani perché possono, se vogliono, non pagare i loro debiti. O ci si fa la guerra oppure è così. Il problema dell’Italia, che purtroppo non è stato ancora affrontato, anche perché è difficile, sia ben chiaro, è il debito pubblico che è a livello del 120%. Cioè il doppio di quello che era il parametro virtuoso di Maastricht del 60% del prodotto interno lordo. Ora è il 120%, quando però in effetti era così a metà degli anni 90, ma era sceso verso il 2007 sul 103%, poi è risalito.
Questo è il macigno, non si vede come si riesca a farlo scendere.

 

 

 

 

 

SCANDALO SCOMMESSE ANCHE IN SPAGNA....

 

Liga, sospetto scommesse ma la Federazione nega

L'ombra delle combine si allunga anche sul calcio spagnolo. Una emittente iberica ha dato stamani la notizia che la Lega calcio spagnola (Lfp) avrebbe denunciato alla Procura anti-corruzione casi di combine relativi a incontri del campionato di prima divisione e riferito che anche l'Uefa sta indagando su un giro sospetto di commesse legate ad alcuni incontri

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MADRID - L'ombra delle combine si allunga anche sul calcio spagnolo. Una emittente iberica, Radio Cadena Ser, ha dato stamani la notizia che la Lega calcio spagnola (Lfp) avrebbe denunciato alla Procura anti-corruzione casi di combine relativi a incontri del campionato di prima divisione e riferito che anche l'Uefa sta indagando su un giro sospetto di commesse legate ad alcuni incontri. La radio non ha dato alcuna indicazione sulle squadre coinvolte e non ha citato le fonti di queste informazioni, che più tardi sono state smentite, almeno in parte dalla lfp. Prima con una dichiarazione dell'avvocato ed ex vicepresidente della Lfp Javier Tebas Medrano, poi con una nota ufficiale, la Lega ha dichiarato che al momento non è stata fatta alcuna denuncia alla Procura anti-corruzione in merito a presunte irregolarità relative allo svolgimento di incontri di prima e seconda divisione in questa stagione. «Due o tre settimane fa - recita ancora la nota della Lfp - c'è stato un incontro con il Procuratore Generale per valutare eventuali situazioni di rischio e coordinare azioni di prevenzione e investigative».



PRIMO PROCESSO O SECONDO PROCESSO??

 

MA CHE BRAVI I NAPOLETANI:IL GIUDIZIO PER LORO ARRIVERA' FORSE AD AGOSTO, QUANDO ORMAI LA FEDERAZIONE AVRA' COMUNICATO I NOMI DEI CLUB ISCRITTI ALLE COPPE EUROPEE...E QUESTO PERCHE' DA NAPOLI L'INCHIESTA SUL CALCIOSCOMMESSE VA AL RALLENTATORE...I membri della commissione disciplinare (primo grado della giustizia sportiva) sono stati già messi in preallarme: questa estate niente vacanze, almeno sino al 10 agosto. Sì, perché i processi del calcioscomesse rischiano di non concludersi in luglio, tanti saranno i deferiti (per ora 22 club) nella prossima ondata, ma di protrarsi anche nei primi giorni di agosto. Con un problema serio per la Figc che a fine luglio deve dare all'Uefa l'elenco delle squadre iscritte alle Coppe. E se qualcuna è coinvolta nei processi? Che farà Giancarlo Abete? Uno scandalo di dimensioni enormi che tocca serie A, B e Lega Pro. Non ci sono solo calciatori infedeli o avidi ma anche troppi che sapevano, sono stati zitti e si sono voltati da un'altra parte. "Una piaga che colpisce tutto lo sport, non solo il calcio, ma io ho fiducia nella Figc e nel lavoro di Palazzi e della procura": anche Gianni Petrucci, presidente del Coni, sa che sarà una lunga estate di processi. Fatta salva la presunzione di innocenza, visto che sinora non è stato condannato ancora nessuno, è comunque evidente come quello che viene fuori dalle procure di Cremona, Bari e Napoli sia qualcosa di inquietante, che scuote alle fondamenta il mondo del calcio. E per fortuna che c'è la magistratura ordinaria che ha scoperchiato questo immenso pentolone: senza intercettazioni (a volte casuali, perché riferite ad altre indagini) mai avremmo saputo nulla. Il sistema è talmente omertoso, e inquinato dalla malavita, che il silenzio dominava. Ma veniamo alla situazione sportiva. Ci saranno, come noto, due processi. Il primo avrà inizio il 31 maggio all'ex Ostello dalla gioventù al Foro Italiaco. In aula anche il 1° giugno, poi stop e possibile ripresa il 4 giugno (se servirà). Ma è probabile che serva visto che ci saranno stuoli di avvocati agguerritissimi pronti ad una valanga di eccezioni. Sentenza quindi verso fine giugno, dopo playoff e playout di B e Lega Pro: con soddisfazione di Andrea Abodi e Mario Macalli. Stefano Palazzi picchierà duro, risparmiando solo i "pentiti". Possibili penalizzazioni da scontare la prossima stagione, senza andare così ad intaccare quella che si sta per chiudere. Anche perché i "reati" non riguardano questo campionato ma i precedenti e gli eventuali terzi interessati avrebbero le armi spuntate (avrebbero...). Seconda inchiesta: Palazzi, impegnando nel sostenere l'accusa al (primo) processo con il vice Mensitieri, la lascerà ad una squadra guidata da Piccolomini, Squicquero e Ricciardi, investigatori di lunga data che facevano parte già dell'Ufficio Indagini del generale Italo Pappa. In procura sono arrivate le carte (le prime) da Bari. Presto ne potrebbero arrivare altre da Cremona, dove in settimana sarebbero attesi nuovi fuochi artificiali. Più indietro Napoli, è possibile che l'inchiesta non venga chiusa entro l'estate: in questo caso Palazzi non potrebbe utilizzare i verbali di Gianello , l'ex portiere del Napoli. Qualche tesserato o qualche club potrebbe farla franca sino all'autunno. Ma la procura Figc, lo ricordiamo, non ha alternative: deve andare (sempre) a rimorchio della magistratura ordinaria e questo causa, purtroppo, a volte ingiustizie con chi viene condannato prima e con chi magari viene condannato dopo (o la scampa). Nel secondo filone potrebbero entrare molti club di A e anche tesserati eccellenti: ad esempio, il pool della procura dovrà sentire ancora Carobbio e molti altri calciatori, dopo le accuse che l'ex calciatore del Siena aveva rivolto nei confronti del suo club e del suo ex allenatore Conte. Parole tutte da verificare: ripeto, la presunzione di innocenza vale per tutti. Sino a sentenze definitive. Una mole di lavoro impressionante per la procura. Presto dovrebbe essere stilata una prima lista di nuovi interrogatori (sinora sono state già sentite 111 persone...). I deferimenti forse a fine giugno, ma è più probabile che slittino a luglio, appena finiti gli Europei. E maxiprocesso, come detto, che si trascinerebbe sino ad agosto.Dopo la prima ondata di defererimenti che ha interessato principalmente serie B e Lega pro, la procura federale prepara le carte per una nuova fase processuale che riguarderà club più importanti:il Napoli per Sampdoria-Napoli 1-0 e Napoli-Sampdoria 4-0; Udinese per Udinese-Bari 3-3 e Chievo-Udinese 0-2; Lazio per Lazio-Genoa 4-2 e Lecce-Lazio 2-4.

E questa è solo la prima stangata. Adesso, quando arriveranno le altre carte dalle procure (della Repubblica) di Cremona, Bari e Napoli, tremerà quasi tutta anche la serie A. Potrebbero essere coinvolte (dopo Siena, Atalanta e Novara che già sono nel primo filone) anche Genoa, Lazio, Napoli, Lecce, Chievo, Udinese. Almeno 10-11 club, metà campionato. E non è detto che non salti fuori qualche altra squadra. Il Siena, ad esempio, rischia di essere processato due volte: è giusto? I club deferiti oggi da Palazzi e c. hanno responsabilità diverse, dalla presunta alla oggettiva, sino alla diretta (che porta all'ultimo posto in classifica). I giocatori dovranno rispondere per omessa denuncia, perché hanno scommesso (minimo due anni) oppure perché hanno truccato, o tentato di truccare, le partite (si arriva anche alla radiazione).

Il maxiprocesso si terrà allo stadio Olimpico (sala stampa). Le decisioni di Palazzi per il secondo troncone del calcioscommesse arriveranno solo in giugno. I processi in luglio, prima del 2 agosto quando la Figc dovrà dare all'Uefa l'elenco delle italiane iscritte alle Coppe. E attenzione, le norme europee sono durissime, basta essere "coinvolto" per essere esclusi per una stagione.( Con una modifica degli Statuti Uefa, in vigore dal 27 aprile 2007. Adesso è prevista per l’Uefa la possibilità di respingere
«l’iscrizione di squadre coinvolte direttamente o indirettamente in attività volte a influenzare il risultato» Di questa situazione,
per esempio, ha beneficiato il Porto ammesso alla Champions 2009 benché coinvolto in fatti del 2003-04.
L’Uefa,non ama intervenire direttamente sui campionati nazionali: per cui ha fatto pressione sulla federazione turca, minacciando eventuali conseguenze se il club fosse stato iscritto in Champions. È stata la Turchia, formalmente, a non
iscrivere i suoi campioni.
) I club rischiano una penalizzazione afflittiva, da scontare in questa stagione o, più probabile, nella prossima. Le classifiche potrebbero essere riscritte. Che fare coi playoff e i playout di serie B? Inizieranno a processi finiti, almeno i primi. Che diranno i terzi interessati,

 

esclusi magari dalla lotta alla promozione in A? Un bel guaio per il presidente della Lega B, Andrea Abodi. Nei guai seri, quando usciranno le carte di Bari, ci saranno soprattutto il Bari (Masiello ha confessato) e il Lecce, molti club di Lega Pro. Inoltre saranno deferiti molti altri calciatori e allenatori: rischiano, per omessa denuncia, ad esempio anche Conte, tecnico della Juve, Bonucci e Pepe. Palazzi di solito chiede un anno o 8 mesi di squalifica ma in caso di patteggiamento potrebbero avere 4 mesi. Sempre ovviamente che risultino colpevoli. Una curiosità: oggi è stata definita la Ac Ancona. Ma non esiste più, l'attuale Ancona che milita in serie D ha preso il titolo dell'ex Piano San Lazzaro, non ha usufruito del lodo Petrucci. Diverso il caso del Mantova.

 

''Sono finito, ma ho detto la verità la vergogna è il silenzio degli altri''
Filippo Carobbio

Calcio marcio, Carobbio inguaia Conte: si parla di doppio illecito sportivo

 

Nei confronti del tecnico campione d'Italia con la Juve le gravi accuse del suo ex calciatore ai tempi di Siena: l'allenatore salentino e la società toscana sarebbero stati perfettamente a conoscenza di due combine con Novara e Albinoleffe

 

 

Una brutta tegola si abbatte sulla Juventus, da stasera in ritiro a Vinovo per preparare la finale di Coppa Italia in programma domani a Roma contro il Napoli. Il suo tecnico Antonio Conte è stato tirato in ballo dal pentito Carobbio per due partite della scorsa stagione, quando entrambi erano a Siena. L’accusa è da brivido, non si tratterebbe di una ‘banale’ omessa denuncia ma di un vero e proprio ‘doppio illecito’ sportivo. Questo almeno è quanto emerge dalle 8 pagine del verbale dedicate a Carobbio e risultanti dagli interrogatori e dalle deposizione rilasciate dall’ex giocatore del Siena (ora allo Spezia) sia alla Procura della Repubblica di Cremona sia lo scorso 29 febbraio agli 007 della Procura Federale di Palazzi.

La posizione del Siena è più leggera nel primo troncone di processi, che – è stato ufficializzato ieri – comincerà il 31 maggio nell’aula dell’Hotel Parco dei Principi a Roma e le cui sentenze sono previste a metà giugno, dopo i playoff e i playout della Serie B . Nel primo troncone, che coinvolge 22 squadre (tre di Serie A: Atalanta, Siena e Novara) e 61 tesserati, il Siena dovrà rispondere ‘solo’ di responsabilità oggettiva per l’associazione finalizzata alla commissione di illeciti da parte di Carobbio, suo tesserato al momento di commettere gli illeciti.

Le accuse di Carobbio a Conte e alla società saranno invece inserite nel secondo troncone di processi: quello che riguarderà anche la Serie A e che si baserà anche sugli atti provenienti dalla procure di Napoli e Bari, i cui deferimenti arriveranno a fine giugno e le sentenze entro fine luglio. Questo ‘doppio processo’ è dovuto proprio al fatto che Palazzi vuole prima sentire l’ex tecnico Conte, impegnato fino ad ora nella lotta scudetto e in Coppa Italia, e il presidente Mezzaroma, la cui audizione prevista ad aprile è stata posticipata a fine maggio per motivi di salute. Entrambi saranno sentiti entro la fine del mese dal procuratore federale, lì dovranno rispondere delle accuse gravissime di Carobbio, ritenuto ‘credibile’ da entrambe le procure.

Due le partite incriminate, entrambe della Serie B 2010-11. La prima è Novara-Siena 2-2 del 30 aprile 2011, al cui proposito Carobbio denuncia: “Ci fu un accordo per far finire la gara in parità, e in effetti ne parlammo anche durante la riunione tecnica. Eravamo tutti consapevoli del risultato concordato, soprattutto al fine di comportarci di conseguenza durante la sfida. Lo stesso allenatore, Antonio Conte, ci disse che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara (…) l’accordo è stato comunicato a tutti”. Al proposito Carobbio racconta anche di un incontro nel ritiro del Siena tra Drascek del Novara e Vitiello e poi di una conferma dell’accordo in campo tra lui e due avversari: Bertani e Gheller.

La seconda combine emersa dai verbali di Carobbio riguarda invece la partita dell’ultima giornata di campionato di Serie B tra AlbinoLeffe e Siena, disputatasi il 29 maggio con il Siena già promosso e i lombardi bisognosi di punti per evitare la retrocessione e disputare i playout e terminata con il risultato di 1-0 a favore dei lombardi. Qui le confessioni di Carobbio sono ancor più circostanziate e tirano in ballo anche i vertici societari. Il primo contatto per commettere l’illecito risale al termine della partita di andata (8 gennaio 2011, vittoria del Siena per 2-1). Nelle parole di Carobbio: “L’allenatore in seconda Stellini (il vice di Conte, anche lui quest’anno alla Juventus, ndr), chiese a me e a Terzi di contattare qualcuno degli avversari per prendere accordi sulla partita del ritorno, in modo da lasciare i punti a chi ne avesse maggiormente bisogno”.

L’accordo vero e proprio si consuma a ridosso del match di ritorno: “Nel tardo pomeriggio, o in serata, del giorno prima della gara AlbinoLeffe-Siena del 29 maggio, ci fu un ulteriore incontro fuori dal nostro albergo del ritiro (…) Vennero Sala, Passoni e Poloni, collaboratore tecnico dell’AlbinoLeffe, che s’incontrarono con me, Nando Coppola e un altro del Siena che non ricordo – racconta Carobbio – In quell’occasione ci accordammo per dare i punti all’AlbinoLeffe (…) ma chiedemmo di limitare la sconfitta a un solo gol di scarto, possibilmente 1-0. Sia per cercare di mantenere la miglior difesa, sia per evitare clamori per un risultato eclatante. In settimana si parlò molto tra società, calciatori e allenatore sull’accordo raggiunto (…) Alla fine fummo tutti d’accordo, squadra e allenatore, nel lasciare la vittoria all’AlbinoLeffe”.

Dai verbali, Carobbio risulta estremamente chiaro sul coinvolgimento del tecnico e della società: “Alla riunione tecnica partecipavano l’allenatore, il vice, il preparatore dei portieri e il collaboratore. E’ evidente che la società fosse al corrente degli accordi. Tutte le componenti partecipavano a questi discorsi. Ricordo di averne anche parlato con Daniele Faggiano, che è un dirigente, braccio destro di Perinetti (fino a pochi giorni fa direttore sportivo del Siena, da poco approdato al Palermo (ndr)”. Fin qui le accuse del giocatore. Altro saranno i processi e le sentenze, sportive ed eventualmente penali. Attenzione però, nella giustizia sportiva il processo è inquisitorio, ovvero l’onere della prova a sua discolpa spetta all’imputato. Vedremo cosa risulterà dalle dichiarazioni di Conte davanti a Palazzi e dal dibattimento in aula. L’estate del pallone si preannuncia bollente.

Parla Carobbio, il pentito che fa tremare Conte: ''Va così da anni in questo mondo. Quando ti accorgi che lo fanno tutti, lo fai pure tu. Se mi seguissero sarebbe una rivoluzione. Spero non mi radino, vorrei insegnare il calcio ai bambini. Per ora lavoro in una comunità di tossicodipendenti, è un modo che ho per saldare qualche conto con la mia coscienza'' di GIULIANO FOSCHINI

ROMA - Filippo Carobbio è l'uomo del giorno. Anzi, meglio, il ragazzo del giorno. Perché ha solo 32 anni e sin qui li ha vissuti con la leggerezza del calciatore di provincia. Dire che era impreparato a tutto questo è dire poco: questIi sono i qualche decina di migliaio di insulti del tipo "Carobbio infame, per te solo lame" che da ieri mattina girano su Internet. "Ecco perché preferirei che questa conversazione rimanesse privata. Non è il momento di parlare. Lo sta già facendo troppa gente, è solo il momento di stare male. In fondo me lo merito, è giusto così". Carobbio ha la voce scossa. Le sue parole hanno terremotato le fondamenta di quello che riteneva fosse il suo mondo. E quel mondo adesso gli sta crollando addosso.

Carobbio, lei ha accusato l'allenatore campione d'Italia. È normale che tanta gente parli di lei.
"Fa ridere questa cosa. Da calciatore non ho mai avuto molta fama. Ho fatto una buona carriera ma mi sono fermato alle soglie della celebrità. Adesso invece parlano di me più che di Messi. Ma io sono un ragazzo normale".
I ragazzi normali non scommettono con gli zingari.
"Nemmeno io, li ho visti una volta e non mi sono piaciuti".
A Palazzi ha detto cose pesanti.
"Pesanti, sì, forse... Però a me piace pensare solamente che mi sono assunto le mie responsabilità".
Ha fatto il nome di Antonio Conte.
"Quello

 

che avevo da dire su Conte e su tutti gli altri l'ho detto a Palazzi e al pm. E spero di aver preso la strada giusta".
Ha dubbi?
"Sono colpito di essere l'unico ad aver detto finalmente le cose come stavano. Mi aspettavo che dopo tutto quello che è venuto fuori sui giornali in questi ultimi mesi anche gli altri avrebbero deciso di rompere il muro dell'omertà. E invece non lo hanno fatto... Mi chiedo perché".
Perché?
"Troppi interessi nel calcio. A livello economico, a livello di immagine. E quindi alla fine tutti tutelano gli interessi. E la verità va a quel paese".
Lei perché ha parlato, invece?
"Ma perché non ho nulla da perdere. Ho 32 anni, la mia carriera è finita. Almeno così mi sono pulito la coscienza, mi sono tolto un peso. Ho raccontato come funziona un mondo, il mondo del calcio, che non è come la gente se lo immagina. Nel calcio le cose vanno avanti così da una vita e tutti, ripeto, tutti hanno troppo da perdere per cambiare davvero le cose. Personalmente nell'istante in cui sono uscito dalla stanza di Palazzi sono tornato ad essere quello che sono sempre stato, un ragazzo trasparente, normale, che giocava a pallone, non era Maradona, ma faceva con serietà il proprio mestiere. Tutto qui".
E adesso?
"E adesso passerò i guai. So cosa si dirà, si dirà che ho parlato per salvarmi il culo, che sono un furbo. E invece non è così. Il mio culo, almeno a livello sportivo, già me lo sono giocato da tempo. Spero solo di non essere radiato ma è una speranza marginale. Per il resto è chiaro che non ho nulla da perdere. Sono gli altri, quelli che negano, che giudicano, che stanno zitti... Sono loro che provano a salvarsi il culo facendomi passare per un furbo. Ma io non sono un furbo, sono solo uno che a un certo punto ha voluto ricominciare a guardarsi allo specchio in pace. Davvero, però, lasciate perdere le interviste. Non è questo il momento di parlare... ".
Magari ha parlato perché Palazzi aveva già in mano prove pesanti.
"Non aveva in mano un granché, a dire il vero... Avrei tranquillamente potuto dire: "non ne so niente" o "non è vero nulla". No, non è stato per quello, ripeto ho solo voluto dire basta e provare a cambiare le cose, e magari avere la possibilità di tornare a fare una vita normale, con mia moglie e i miei due figli, che sono la cosa più importante del mondo ".
Una vita normale... pensa che sia possibile?
"Non lo so. Io vivo in un paesino piccolo e sognavo di finire sui giornali per una punizione, non per un verbale. Certo, se mi avessero preso che spacciavo o che facevo del male ai bambini, avrebbero fatto meno casino".
Come pensa di vivere adesso?
"Non lo so. Spero che non mi radino perché mi piacerebbe restare nel mondo del calcio, magari insegnare ai bambini a giocare. Per quanto riguarda il lavoro, non ho idee, forse continuerò a vivere come ho fatto in questi ultimi mesi".
Cioè?
"Lavoro per una comunità per tossicodipendenti, do una mano. È un modo che ho per saldare qualche conto con la mia coscienza. Ma è anche un'esperienza bellissima. Questa gente soffre e tu gli puoi dare una mano".
Ma era davvero così "grosso" il giro?
"Quando sei lì, dopo un po' ti accorgi che "lo fanno tutti". E allora lo fai pure tu. Certo se adesso guardo il giornale, e vedo che ci sono stato solo io a raccontare, mi viene il sospetto che lo facessi solo io, che fosse tutto un'allucinazione... Eppure se solo qualcuno mi avesse seguito, sarebbe una rivoluzione".

 

CONTE, OMESSA DENUNCIA UN BEL CAZZO!!!

Un autentico choc: "voglio abbattere il muro dell'omertà", ha detto il pentito Filippo Carobbio, 32 anni, che ha lanciato durissime accuse nei confronti dei suoi ex dirigenti del Siena, coinvolgendo anche Antonio Conte, fresco campione con la Juventus. C'è subito da dire, per evitare equivoci, che il club bianconero non è assolutamente sfiorato da queste (brutte) vicende del calcioscommesse perché si riferiscono a quando Conte allenava il Siena: ma il problema, per il tecnico, adesso sarà quello di difendersi da accuse che sono state ritenute "credibili" dalla procura di Cremona, che ha scoperchiato il pentolone su questo scandalo, e da quella della Figc. Ricordiamo che per la giustizia sportiva, tocca all'incolpato l'onore della prova, e questo in alcuni casi (ma non è detto che si riferisca a questo), complica non poco le cose. Comunque, il pentito Carobbio tira in ballo il Siena per due gare "taroccate" con il Novara e l'Albinoleffe, due gare dello scorso torneo di serie B. Coinvolta la dirigenza del club toscano, Conte e molti calciatori. In caso di responsabilità diretta, il Siena rischierebbe la retrocessione all'ultimo posto in classifica, l'illecito invece si paga con tre anni di squalifica.


 

ROMA - Due episodi raccontati alla procura della Figc dall'ex Siena Filippo Carobbio accusano Antonio Conte. Novara-Siena del 30 aprile del 2011 è il primo di due: "Ci fu un accordo per far finire la gara in parità - dice Carobbio nei verbali -. Ne parlammo anche durante la riunione tecnica (...) lo stesso allenatore, Antonio Conte, ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo già raggiunto l'accordo con il Novara per il pareggio (...) l'accordo è stato comunicato a tutti (...)". Il secondo episodio è relativo a Siena-Albinoleffe: "Al termine della gara di andata dell'8 gennaio del 2011, l'allenatore in seconda Stellini (ora alla Juve ndr) chiese a me e Terzi di contattare qualcuno dell'Albinoleffe per prendere accordi sulla partita di ritorno, in modo da lasciare i punti a chi ne avesse avuto maggiormente bisogno". Alla vigilia di "Albinoleffe-Siena del 29 maggio ci fu un incontro con Luigi Sala, Dario Passoni (che, a quanto risulta a Repubblica, avrebbe confermato i dettagli dell'incontro, ndr) e Mirko Poloni (...) in quell'occasione, ci accordammo di concedere i punti all'Albinoleffe (...) Preciso che in settimana si parlò molto in società, poi alla fine fummo tutti d'accordo squadra e allenatore, di lasciare il risultato all'Abinoleffe (...). È evidente che la società ne fosse al corrente".

Carobbio, come pentito, avrebbe diritto invece ad uno sconto di pena. Tutte cose, ovviamente, che ora Palazzi dovrà verificare: dopo la finale di Coppa Italia, ci sarà un nuovo calendario di audizioni. La procura chiamerà a deporre anche Conte, tantissimi calciatori e lo stesso presidente del Siena, Mezzaroma che era già stato tirato in ballo (ma da riferimenti in quel caso piuttosto vaghi, addiritura di terza mano...). Stavolta invece Carobbio è stato estremamente preciso nella sua ricostruzione dei fatti: come detto, Palazzi e il suo staff lo ritengono "credibile" mentre i suoi ex compagni del Siena hanno negato ogni combine: ora la parola toccherà agli incolpati. La procura Figc intanto aspetta ancora le carte da Bari e Napoli, per poter avviare il secondo troncone dell'inchiesta: dovrebbe essere questione di giorni, almeno per quanto riguarda Bari. Lì c'è un altro pentito, Masiello, che coinvolge società e tantissimi tesserati. Inoltre anche da Cremona, presto, potrebbero esserci novità clamorose. Ma perché adesso i giocatori si pentono così facilmente? La lista cresce: Micolucci, Gervasoni, Masiello, Conteh, Ruopolo, Carobbio, Cellini, Tamburini, Cristante, Gianello, eccetera. Perché tentano di salvare almeno in parte la loro carriera sportiva, visto che dal punto di vista penale la frode sportiva non fa molta paura (a meno che ci sia anche l'associazione a delinquere, non facile però da dimostrare). E poi, di fronte alle registrazioni delle loro intercettazioni, molti calciatori alla fine devono arrendersi quando sentono la loro voce...

La nuova inchiesta di Palazzi potrebbe portare al deferimento di molti altri club, fra cui alcuni di serie A (Genoa, Lazio, Napoli, Lecce, Chievo, Bologna, Udinese, Parma). Con responsabilità diverse. L'Atalanta è già stata deferita nel primo filone (ma Palazzi non è riuscito a dimostrare il coinvolgimento diretto del club, pur avendo "sospetti"), così come Siena e Novara che potrebbero essere nuovamente incolpati. In serie B, da valutare alcune posizioni fra cui quelle di Bari (nei guai) e Sampdoria. Intanto, via col primo processo (22 società accusate, 61 tesserati): si parte il 31 maggio, udienza anche il primo giugno, poi stop il 2 e 3. Gli avvocati stanno studiando i deferimenti: quasi trecento pagine, più diecimila di allegati. La sede della Disciplinare (presidente Artico) dovrebbe essere quella dell'ex Ostello della gioventù al Foro Italico, davanti all'aula bunker: scartato l'Olimpico (il 31, tra l'altro, c'è il Golden Gala di atletica), così come sono stati scartati due hotel, a Roma e Fiumicino. Le sentenze si avranno a playoff e playout di serie B e La Pro conclusi: quindi, intorno a metà giugno. Probabile che le penalizzazioni, dovendo essere afflittive, vadano a ricadere sulla prossima stagione agonistica. Moltissimi anche i casi di omessa denuncia. Poi, a fine giugno dovrebbe essere conclusa la seconda trance, quella che tira in ballo nomi eccellenti (vedi appunto Conte) e mezza serie A. Processi a luglio: ai primi di agosto l'Uefa vuole i nomi delle squadre iscritte alle Coppe. Sarà un terremoto?

La vergogna di Marassi: 101 Daspo e inchiesta chiusa
L'inchiesta della procura federale sulla "vergogna" di Genoa-Siena del 22 aprile è a buon punto: sono già stati interrogati molti tesserati del Genoa. C'è da capire chi ha obbligato i calciatori a togliersi la maglia, obbedendo così al ricatto di alcuni ultrà: sono stati i poliziotti, incapaci di "governare" la situazione, oppure Preziosi? Intanto, la questura di Genova, pessima nella gestione dell'ordine pubblico in occasione della gara, ora pare essersi svegliata: 101 Daspo (da 3 a 5 anni) e 52 denunce. Ma in futuro a Genova qualcosa dovrà cambiare.

MA QUANDO VERRA' CONVOCATO CONTE?? CON COMODO PERCHE' NON C'E' FRETTA??

 

Il caso Conte è esemplare. Vediamo. Il giocatore Carobbio, pentito, accusa l'allenatore della squadra in lotta per lo scudetto di essere stato coinvolto in un caso di combine quando allenava il Siena. Palazzi lo apprende in un interrogatorio nel quale il giocatore fornisce dettagli, circostanzia il racconto, cita i testimoni. Palazzi scrive il verbale della deposizione e lo mette agli atti. Poi comincia a cercare riscontri, torchiando tutti i tesserati del Siena coinvolti nella vicenda. Tutti tranne uno. Conte. Lui no, non viene convocato. Nessuno gli chiede: scusi, ci perdoni, la accusano di questo e quest'altro, ci spiega come andarono le cose? No, Conte no. Neppure quando, un mese fa, il suo coinvolgimento trapela sui giornali, e lui reagisce sdegnato parlando di veleni diffusi ad arte per fermare la Juventus.

Ora, qui non si tratta di essere colpevolisti o innocentisti, tantomeno prima ancora che sia stato ipotizzato un processo. Si tratta di capire, però, in nome di quali principi l'ufficio inquirente della federcalcio abbia deciso di non convocare Conte fino ad oggi, 18 maggio. Ha sentito centinaia di persone, Palazzi: squadre intere coivolte nella lotta per la salvezza in serie A e in quella per la promozione in B, dirigenti, pentiti, direttori sportivi. Ha obbedito da bravo soldato all'ordine del generale Abete: fare presto e subito. Ha incardinato i primi processi sportivi per il 31 maggio, ha fatto passare notti da incubo a due terzi delle squadre di B, ha costretto i suoi disgraziati collaboratori a lavorare 48 ore consecutive, per 40 euro lordi al giorno. Però Conte non l'ha chiamato. Quando avrebbe potuto farlo? In un giorno qualsiasi dopo il verbale di Carobbio. Datato 29 febbraio. Settantotto giorni fa. Buon senso, dirà qualcuno, c'era il campionato da far finire. Lo dica alle 22 squadre e ai 61 tesserati deferiti l'8 maggio, nel pieno della fase decisiva dei loro campionati. Per loro non si poteva aspettare, fare presto, era lo slogan di Abete. Fare cosa, però, ancora non si sa.

 

 

 

 

 

"Stragi,  E' lo Stato ad avviare la trattativa con la mafia. Forza Italia non fu il mandante....per ora..."

Nelle 547 pagine della motivazione della sentenza che ha condannato all'ergastolo il boss palermitano Francesco Tagliavia i giudici descrivono il movente di Cosa Nostra e spiegano come si arrivò ai contatti tra emissari dei clan e quelli delle istituzioni

di FRANCA SELVATICI

 

...PERCHE' FORZA ITALIOTA NON C'ENTRA CON LA MAFIA CALABRESE....Condello, De Stefano, Valle, Tegano,nomi altisonanti della nuova n'drangheta in espansione internazionale che ha scalzato la vecchia n'drangheta localista dei Crisafulli, dei Morabito...Gli inviti sono stati spediti da giorni. Alla cena elettorale del Pdl ci saranno imprenditori e politici. A far da quinta un’antica villa romana. L’attesa è tutta per Silvio Berlusconi. E’ il 26 novembre 2009. Da poco più di un anno il Cavaliere siede sulla poltrona di presidente del Consiglio. Qualcosa, però, in quella sera d’autunno non torna. Sulla lista degli ospiti c’è un nome da tempo nel mirino degli investigatori: si tratta di Giulio Lampada, braccio finanziario della potente cosca Condello, oggi in carcere. Il dato è messo agli atti dell’ultima inchiesta sui clan in Lombardia. Carte che raccontano come la ‘ndrangheta per due volte nel 2009 sia stata a un passo dal sedere a tavola con Berlusconi.

La prima volta il 18 maggio, quando in una villa lombarda un tesoriere del Pdl invita alla corte del premier il boss Paolo Martino, poi arrestato nel 2011. La seconda il 26 novembre, quando assieme a Giulio Lampada ci sarà il consigliere regionale calabrese Francesco Morelli, un politico legato al sindaco di Roma Gianni Alemanno. E proprio grazie alle buone entrature dello stesso Morelli, l’uomo della ‘ndrangheta otterrà “la documentazione” per sedersi a un tavolo così importante. Peccato che due anni dopo, il 30 novembre 2011, sia Lampada che Morelli finiranno in carcere: il primo per mafia, il secondo per concorso esterno. Un reato, quest’ultimo, sempre più difficile da dimostrare penalmente, ma che sempre mette in rilievo l’incapacità dei politici di selezionare i propri interlocutori. La vicenda Lampada ne è un esempio. Lui, dopo quell’invito a cena, diventerà protagonista dell’indagine milanese sui colletti bianchi.

A ridosso del Natale scorso, l’inchiesta fa scattare le manette anche per il giudice Vincenzo Giglio e per l’avvocato Vincenzo Minasi. In quel momento si percepisce la capacità delle cosche di accedere nelle stanze del potere. Il gip Giuseppe Gennari la spiega con il “meccanismo delle conoscenze concatenate” attraverso le quali “i Lampada possono entrare in contatto con personaggi di rilievo governativo”. Personaggi come l’ex premier. Intanto, venti giorni dopo gli arresti, l’avvocato Minasi inizia a parlare con i magistrati chiarendo la cena del 26 novembre. Al legale, originario di Palmi, viene chiesto conto di un’intercettazione dove si parla di una certa documentazione. Cosa significa? “E’ esattamente la cena con Berlusconi”, inizia il legale. Quindi spiega: “La documentazione si riferisce all’accredito che Lampada ha fatto tramite Morelli”.

L’avvocato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ribadisce il concetto: “Che la cena fosse col Presidente Berlusconi è fuori discussione”. Anche se, secondo lui, all’ultimo momento l’incontro “slittò per impegni di Berlusconi”. “Il presidente era arrabbiato”, dirà proprio per questo Lampada al telefono mentre la polizia intercetta tutto. Resta il fatto che Lampada nel mondo politico della Capitale è di casa. Solitamente alloggia all’hotel Parco dei Principi. In città ha intrecciato relazioni importanti. E già il 13 novembre 2009, due settimane prima dell’invito a cena con il Cavaliere, è a Roma. Obiettivo: ottenere appoggi con i dirigenti dei Monopoli. Il settore che lo ha reso un imprenditore di successo è, infatti, quello dei videopoker.

Ora il colletto bianco dei clan tenta di ottenere la licenza direttamente dallo Stato. Quel giorno ha un appuntamento con un funzionario. Il tutto grazie alla mediazione dell’onorevole Mario Valducci, collaboratore di Berlusconi della prima ora e fondatore con lui di Forza Italia. Valducci non è indagato. Ma gli sforzi di Lampada per entrare i contatto con il centro-destra vengono descritti dal gip con parole dure: “L’ambiente politico (…) è caratterizzato da un sistematico scambio di favori e di reciproche influenze per il perseguimento di interessi solamente privati”. Tanto più che “il passaggio sulle possibili tangenti necessarie per oliare i meccanismi dei Monopoli è altamente verosimile”. Per il giudice non è un caso che in quel periodo lo stesso Morelli, attivissimo nel sollecitare i contatti con Valducci, abbia “ottenuto il pagamento di 50 mila euro dai Lampada”.


Insomma, la ‘ndrangheta dimostra la sua capacità di penetrazione nei partiti. E’ la teoria delle amicizie concatenate. Da un lato la politica romana (e milanese), dall’altro Francesco Morelli, “uno che – dirà Lampada – conosce anche le pietre”. Ed è proprio il consigliere regionale che il 3 febbraio scorso verbalizza i passaggi che precedono la cena di partito. “In mattinata vado al Parco dei Principi, ove lui (Lampada, ndr) alloggiava”. L’imprenditore sale a bordo dell’auto del politico. “Abbiamo proseguito regolarmente – dice Morelli – e mi sono fermato al Corpo forestale dello Stato”. Subito dopo Lampada chiede al consigliere di tornare in albergo. “Lo abbiamo riaccompagnato”.

Insomma il contatto tra il premier e il presunto boss, secondo lui, è stato mancato per un soffio. Esattamente come era accaduto il 18 maggio in occasione di una cena che si teneva a villa Germetto a Lesmo. A organizzarla Luca Giuliante, avvocato di Lele Mora e all’epoca tesoriere regionale del Pdl. Scopo: finanziare la campagna elettorale di Guido Podestà. Solo quaranta gli ospiti, tra loro ci sarebbe dovuto essere Paolo Martino, legato alla cosca De Stefano, assente all’ultimo momento. L’invito arriva da Giuliante che raccoglie i desiderata dell’ndranghetista di poter incontrare l’ad di Impregilo e presidente di Bpm Massimo Ponzellini. Questo l’abboccamento telefonico dell’avvocato: “Siccome tu mi avevi chiesto se era possibile creare delle condizioni per conoscerlo, forse questa è la volta buona”. La solita teoria delle amicizie concatenate con le quali la ‘ndrangheta ha lanciato un’opa mafiosa alla politica italiana.

 


"Una trattativa indubbiamente ci fu e venne, quanto meno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia".

La corte di assise di Firenze ha depositato le motivazioni della condanna all’ergastolo del boss palermitano Francesco Tagliavia per le stragi del 1993 di Roma, Firenze e Milano, e dedica quasi 100 delle 547 pagine della sentenza alla ricostruzione del movente degli attentati e alla trattativa avviata all’indomani della strage di Capaci del 23 maggio ‘92 fra Cosa Nostra e istituzioni. L’obiettivo che le istituzioni si prefiggevano, quantomeno all’avvio dei contatti, fu —a giudizio della corte di assise  — quello "di trovare un terreno di intesa con Cosa Nostra per far cessare la sequenza delle stragi. E’ verosimile che tutti gli apparati, ufficiali e segreti, dello Stato temessero sommamente altri devastanti attentati dopo quello di Capaci, nella consapevolezza che in quel momento non si sarebbe saputo come prevenirli e questo anche perché..., nonostante gli sforzi encomiabili di tutte le forze di polizia, si brancolava abbastanza nel buio, soprattutto sul piano dell’intelligence". Secondo i magistrati fiorentini, l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, il 19 luglio ’92, fu "una variante anomala".

 

Il documento: Le motivazioni della sentenza

E l’idea di colpire i monumenti fu suggerita da elementi esterni alla mafia, probabilmente da Paolo Bellini, oscuro personaggio vicino al terrorismo nero e ai servizi. La corte d’assise, che durante il processo ha sentito gli ex ministri Giovanni Conso e Nicola Mancino, conclude che "dalla disamina delle dichiarazioni di soggetti di così spiccato profilo istituzionale esce un quadro disarmante che proietta ampie zone d’ombra sull’azione dello Stato nella vicenda delle stragi". Riguardo ai "nuovi referenti" indicati da Spatuzza e da altri collaboratori, e cioè Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, la corte parla di "gravi affermazioni" sul loro conto, che tuttavia al momento non hanno ricevuto una verifica giudiziaria, "neanche interlocutoria" e, stando alle risultanze del processo fiorentino, conclude : "Non ha trovato consistenza l’ipotesi secondo cui la nuova 'entità politica' che stava per nascere si sarebbe addirittura posta come mandante o ispiratrice delle stragi".

 

VI RICORDATE IL RASTRELLAMENTO DELLE N'DRINE DEL LUGLIO 2010? BENE, BEN 34 ASSOLUZIONI E PENE DIMEZZATE A TUTTI!!!

E’ stato un processo dimezzato quello conclusosi oggi a Reggio Calabria. Il gup, Giuseppe Minutoli, ha assolto trentaquattro indagati e ha ridotto a 10 anni di reclusione la pena per Domenico Oppedisano, il capo assoluto della ‘ndrangheta. Il pm aveva chiesto 20 anni.

Il tribunale di Reggio Calabria ha condannato 84 persone in quello
che era stato definito il  ”processo crimine“, celebrato con il rito abbreviato. La maxi inchiesta aveva portato a oltre 300 arresti il 10 luglio 2010 insieme all’operazione ‘Infinito’ della Dda di Milano.

Tra le pene più importanti c’è quella di Giuseppe Commisso, condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione. Fondamentali per le indagini erano state le intercettazioni nella sua lavanderia a Siderno, nella Locride, dove parlava di ‘ndrangheta’ pensando di essere al sicuro.
Tra i personaggi chiave dell’indagine c’è Domenico Oppedisano, considerato dai magistrati della Dda di Reggio Calabria il “capo crimine”, ovvero una figura di congiunzione tra i tre “mandamenti” jonico, centro e tirrenico e con le altre locali di ‘ndrangheta installate nelle regioni del Nord Italia e all’estero. Il gup lo ha condannato a 10 anni di reclusione ( i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni).

Le condanne inflitte dal gup Minutoli sono sensibilmente più basse rispetto a quelle richieste dalla Procura. Alla lettura della sentenza nell’aula bunker di Reggio Calabria c’erano i procuratori aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e i sostituti Antonio De Bernardo, Maria Luisa Miranda e Giovanni Musarò.

 

Film ‘ndrangheta secondo tempo: 41 arresti tra la Calabria e il resto del...

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RIPOSIZIONAMENTO DEL POTERE IN ITALIA

 

Progetti di integrazione Fonsai
I dubbi di Bragantini su Unipol

Progetti di integrazione Fonsai I dubbi di Bragantini su Unipol

Dopo il via libera sui concambi da parte di Premafin, ora la proposta di fusione è in mano a Bologna. Consob obbliga la compagnia assicurativa a pubblicare le minute dei consigli, dalle quali emergono i dubbi del consigliere indipendente: la società bolognese non ha il capitale necessario

GRANDE UNIPOL: L'OSTACOLO ANTI TRUST E L'OPERAZIONE ACCORPAMENTO AZIONI PER LA LIQUIDITA' PRO FONSAI

FonSai/Unipol deviate da Antitrust su un binario morto

Di Francesca Gerosa

 

<a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=FONDIARIA">FonSai</a>/<a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=UNIPOL">Unipol</a> deviate da Antitrust su un binario morto
 

Andamento misto in borsa per i titoli della galassia Ligresti dopo che l'Antitrust ha congelato l'operazione di fusione fino alla conclusione dell'istruttoria. Scende del 4,64% a quota 0,2098 euro la holding Premafin, in compagnia di Fondiaria Sai (-3,14% a 0,89 euro). Viceversa sale Milano Assicurazioni (+0,94% a 0,23 euro) con Unipol che segna un progresso limitato dello 0,46% a 22 euro.

L'Autorità ha in pratica bloccato i negoziati sulla fusione tra Unipol e Fondiaria Sai in quanto l'operazione pone rischi di eccessiva concentrazione nel settore, soprattutto nell'RC Auto. Il Garante del mercato ha messo anche in evidenza i potenziali effetti distorsivi derivanti dai rapporti finanziari e "personali" tra le società coinvolte: Mediobanca come banca agente degli aumenti di capitale, Generali in quanto partecipata sia dalla stessa Mediobanca con il 13% che da Fondiaria Sai con l'1%.

La somma di queste partecipazioni minerebbe fortemente la concorrenza nel settore assicurativo. Insomma, lo stop è stato imposto perché l'autorità intende verificare la natura e le conseguenze della relazione esistente tra Unipol e Mediobanca. "A nostro parere lo scoglio principale è l'inclusione dell'istruttoria del ruolo dei prestiti subordinati concessi da Mediobanca a FonSai e Unipol", osservano gli esperti di Equita.

"Riteniamo comunque che le questioni relative agli intrecci azionari possano essere risolti con impegni alla cessione. Occorre dunque verificare la portata dello stop ossia capire quali attività sono sottoposte al blocco", precisano alla sim. Da qui nasce l'appeal speculativo di oggi in borsa su Milano Assicurazioni anche se la cessione della controllata di FonSai potrebbe non soddisfare le richieste dell'Antitrust che ha tempo 45 giorni per una decisione definitiva sull'operazione.

Ma i 45 giorni richiesti si andranno a sommare a un ulteriore periodo di 30 giorni in cui l'Isvap sarebbe chiamata a deliberare sulla relazione dell'Antitrust stessa, ritardando ulteriormente il piano di integrazione e mettendo a serio rischio di commissariamento Fondiaria Sai.

Lo stop arrivato ieri "è del tutto inatteso", commentano stamani gli analisti di Intermonte. "L'allungamento dei tempi non aiuta le società coinvolte, in particolar modo Fondiaria Sai, sotto osservazioni da parte dell'Isvap per gravi difetti di capitale". Difficilmente, inoltre, il Cda di FonSai troverà una banca per formare un consorzio di garanzia per un aumento di capitale stand alone da 800 milioni di euro.

Lo stesso presidente di FonSai, Jonella Ligresti, era stato molto chiaro nel corso dell'assemblea degli azionisti della compagnia: visto che il mercato finanziario è cambiato, "i presupposti per un consorzio di garanzia per un aumento di capitale stand alone di FonSai non esistono più", aveva detto.

Un vero e proprio dietro front visto che, nella precedente assemblea del 19 marzo, che aveva approvato il piano di ricapitalizzazione, aveva detto che Mediobanca aveva dato la disponibilità per formare il consorzio per l'aumento anche in un'operazione stand alone, che non comprendesse quindi Unipol.

Qualora la fusione dovesse saltare, "prevediamo un effetto positivo per Unipol e Milano Assicurazioni, quest'ultima probabile vittima sul tavolo dei concambi", aggiungono gli analisti di Intermonte. Non manca chi vede nell'intervento dell’Antitrust una finestra in cui potrebbero rientrare in gioco Sator e Palladio con la loro proposta alternativa.

Una proposta che al momento non è ancora stata presa in considerazione da Premafin a causa dell'esclusiva firmata con Unipol. Ma per gli analisti di Equita l'offerta di Sator e Palladio diventerebbe un vero pericolo per Unipol solo nel caso in cui i due fondi fossero in grado di presentare un consorzio bancario di garanzia dell'aumento di FonSai alternativo a quello di Unipol.

Prima di costruire la grande Unipol, utilizzando i «mattoni» di Fonsai, Carlo Cimbri deve essere sicuro che la malta finanziaria impiegata abbia il giusto mix tra concambi, «Terp» (prezzo teorico ex diritto) e dividendi. Si svilupperà nel fine settimana: sabato Premafin e Ugf, domenica Fonsai (+2,43% in Borsa) preceduto dal contratto di compravendita tra la famiglia Ligresti e Unipol (+3,28%).
Per digerire Fonsai, Bologna sarà probabilmente costretta a chiedere al mercato 1,1-1,2 miliardi: gli analisti scommettono su un prezzo di emissione vicino ai 9 centesimi, per uno sconto sul Terp del 20%. Un terzo del denaro raccolto, circa 400 milioni, sarà riversato a Premafin (che, a differenza di quanto previsto non dovrebbe più ricapitalizzare a sua volta) per seguire l'aumento di Fonsai imposto dall'Isvap: l'ammontare dovrebbe essere 650-700 milioni e si calcola un prezzo vicino a 15 centesimi (sconto sul Terp del 24%).
Si tratta di una operazione monstre, che vede racalcitrante più di una delle Coop proprietarie della holding Finsoe, ma a creare grattacapi a Cimbri contribuisce anche l'attuale statuto di Fonsai. In particolare la postilla sui dividendi assegnati alle azioni di risparmio, che non solo assicura dividend yield da collezione rispetto alle quotazioni del titolo in Borsa ma prevede l'«effetto memoria»: in sostanza Fonsai deve distribuire anche l'arretrato delle cedole. A meno che Cimbri invochi, Codice civile alla mano, il principio della «parità contabile», Fonsai risparmio renderebbe più dei Btp al culmine della crisi. E sono molto generose anche le cedole di Unipol privilegio: i legali sarebbero già al lavoro su una soluzione.
Ci sono poi le difficoltà industriali provocate dalle sovrapposizioni geografiche, dei marchi e dal fatto di unire due reti di vendita che lavorano con meccanismi provvisionali diversi: Unipol ha scelto un approccio premiante per gli agenti che hanno portafogli redditizi ma duro da accettare per la rete Fonsai, dove si attendono ampie defezioni. In pratica un «dimagrimento pilotato» dei ricavi che allevierebbe le richieste Antitrust visto lo strapotere in alcune aree del nuovo agglomerato. L'altro punto spinoso sono le sinergie realmente attuabili: si teme che il legame con le Coop rosse rappresenti infatti un ostacolo politico ad adottare le necessarie misure per ridurre le 4 sedi in cui sarebbe parcellizzato il supergruppo: su una base-costi di struttura complessiva stimata in 900 milioni, gli analisti considerano il 10% il minimo accettabile. Secondo i piani, le nozze Unipol-Fonsai-Milano dovrebbero essere effettive nelle seconda parte di quest'anno, a patto di ottenere l'ok dell'Isvap e di strappare alla Consob l'esenzione dall'Opa.
Martedì le banche creditrici dei Ligresti potrebbero infine definire l'accordo per ristrutturare Sinergia: gli immobili confluiranno in un fondo multicomparto probabilmente affidato a Hines. L'obiettivo è quello di valorizzare le proprietà.
28/03/2012 13.17   Commenti - Piazza Affari
 

Unipol Gruppo Finanziario: raggruppamento azioni ordinarie e privilegiate


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In esecuzione della deliberazione assunta dall'Assemblea degli azionisti di Unipol Gruppo Finanziario S.p.A. ("Unipol") tenutasi in sede straordinaria il 19 marzo 2012 (iscritta nel Registro delle Imprese di Bologna il 27 marzo 2012), si rende noto che, in data 2 aprile 2012, si darà corso al raggruppamento delle azioni ordinarie e privilegiate Unipol nel rapporto di n. 1 nuova azione ogni n. 100 azioni esistenti.
In particolare, il 2 aprile 2012 - previo annullamento, al solo fine di consentire la quadratura complessiva dell'operazione, di n. 6 azioni ordinarie e n. 10 azioni privilegiate di titolarità del socio Finsoe S.p.A., con conseguente riduzione del capitale sociale per un importo pari a Euro 12,64 - si procederà:
? al raggruppamento delle n. 2.114.257.100 azioni ordinarie esistenti (a seguito dell'avvenuto annullamento delle n. 6 azioni ordinarie di Finsoe S.p.A.), prive dell'indicazione del valore nominale, godimento regolare (ISIN IT0001074571), cedola n. 29, in n. 21.142.571 nuove azioni ordinarie, prive dell'indicazione del valore nominale, godimento regolare (ISIN IT0004810054), cedola n. 1;
? al raggruppamento delle n. 1.302.283.300 azioni privilegiate esistenti (a seguito dell'avvenuto annullamento delle n. 10 azioni privilegiate di Finsoe S.p.A.), prive dell'indicazione del valore nominale, godimento regolare (ISIN IT0001074589), cedola n. 35, in n. 13.022.833 nuove azioni privilegiate, prive dell'indicazione del valore nominale, godimento regolare (ISIN IT0004810062), cedola n. 1. 
Per effetto del raggruppamento il capitale sociale sarà pari a Euro 2.699.066.917,47, suddiviso in n. 34.165.404 azioni prive dell'indicazione del valore nominale, di cui n. 21.142.571 azioni ordinarie (Euro 1.670.263.109,21) e n. 13.022.833 azioni privilegiate (Euro 1.028.803.808,26).
Il raggruppamento avverrà, presso Monte Titoli S.p.A. e a cura degli intermediari depositari, mediante emissione delle nuove azioni raggruppate in sostituzione delle azioni esistenti.
Al fine di facilitare le operazioni di raggruppamento e di monetizzare le frazioni che dovessero emergere dalle stesse, Unipol ha conferito incarico a Equita SIM S.p.A. affinché la stessa, dal 5 aprile 2012 e fino alla data del 18 aprile 2012 dietro richiesta dell'intermediario, si renda controparte per l'acquisto o la vendita delle frazioni delle nuove azioni raggruppate mancanti o eccedenti l'entità minima necessaria per consentire agli azionisti di detenere un numero intero di azioni. Tramite Monte Titoli S.p.A., saranno date istruzioni agli intermediari depositari, affinché sia garantito ai titolari di un numero di azioni esistenti inferiore a 100, che ne facciano richiesta, di ricevere n. 1 nuova azione, contro pagamento del relativo controvalore.
Tali frazioni saranno liquidate, senza aggravio di spese, bolli o commissioni, in base al prezzo ufficiale delle azioni Unipol ordinarie e privilegiate, rilevato sul Mercato Telemaco Azionario il 30 marzo 2012; prezzo che sarà comunicato a Monte Titoli S.p.A. e agli intermediari depositari il 2 aprile 2012.
Per quanto riguarda i possessori di azioni ordinarie o privilegiate non dematerializzate, si segnala che le operazioni di raggruppamento potranno essere effettuate esclusivamente previa consegna fisica dei certificati azionari ad un intermediario autorizzato per la loro immissione nel sistema di gestione accentrata presso Monte Titoli S.p.A. in regime di dematerializzazione.
Pertanto, a tal fine, i possessori di azioni ordinarie o privilegiate non dematerializzate sono invitati a presentare quanto prima i certificati azionari presso un intermediario autorizzato.

 

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Modifica del rapporto di esercizio dei "Warrant azioni ordinarie Unipol 2010-2013" e dei "Warrant azioni privilegiate Unipol 2010-2013"

(RV)
 


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UNIPOL

Unipol: il 2 aprile raggruppamento azioni, 1 nuova ogni 100

Milano, 28 mar - Lunedi' 2 aprile avra' esecuzione il raggruppamento delle azioni Unipol ordinarie e di privilegio in ragione di 1 nuova ogni 100 azioni esistenti della stessa categoria. Lo comunica la societa' che da' cosi' esecuzione alla delibera assembleare dello scorso 19 marzo. Per effetto del raggruppamento il capitale sociale, pari a 2.699.066.917 euro risultera' diviso in 34.165.404 azioni prive dell'indicazione del valore nominale, di cui 21.142.571 azioni ordinarie e 13.022.833 azioni privilegiate. Il raggruppamento avverra' presso Monte Titoli e a cura degli intermediari depositari. Di facilitare le operazioni di raggruppamento di eventuali spezzature e' stata incaricata Equita Sim. Com-Chm 28-03-12 14:50:38 (0257)ASS 5

 

BANCHE ITALIOTE SULL'ORLO DEL BARATRO:LA PRIMA E' IL MONTEPASCHI SIENA

SE SCATTA LA SVALUTAZIONE IMMOBILIARE A CASCATA PER LA CRISI DEL SETTORE EDILE E' L'INIZIO DI UNA CATENA DI BANCAROTTE!!!

 

A Siena non ne va bene una, di questi tempi. Una disgrazia tira l’altra. Adesso che il Monte dei Paschi sta andando a gambe all’aria e non dà più dividendi alla Fondazione Mps, cadono come birilli, uno per uno, i pezzi pregiati del peculiare welfare senese.

Ed ecco atterrare su piazza del Campo il nuovo presidente del Monte dei Paschi, Alessandro Profumo. Fermo ai box da un anno, dopo essere stato fatto fuori dall’Unicredit, credeva di dover solo rimettere insieme i cocci di una banca sfasciata. Invece sono arrivate le sorprese. Ieri ha dovuto sostenere una faticosa conferenza stampa convocata per presentarsi e caduta, invece, all’indomani della visita di 150 finanzieri in tutti i santuari del potere cittadino: la banca, a Rocca Salimbeni, la Fondazione a palazzo Sansedoni, il Comune a piazza del Campo. “Non sapevo di questa inchiesta quando mi hanno proposto la presidenza“, dice. Magari è la verità.

Certamente non ha avuto il mandato di fare pulizia, visto che è stato chiamato dal sindaco Franco Ceccuzzi e dal presidente uscente Giuseppe Mussari, sodali e responsabili del disastro. E infatti Profumo si rifiuta ostinatamente di commentare l’operazione di acquisto della Banca Antonveneta, pagata nel 2007 9,3 miliardi di euro agli spagnoli del Banco Santander che pochi mesi prima l’avevano pagata 6,3. E’ quello su cui indaga la procura di Siena, ma la cosa non interessa il presidente: “Mi chiedo quale sarebbe l’utilità di un’inchiesta interna sull’acquisizione dell’Antonveneta. Su questo voglio essere radicale: non abbiamo alcuna intenzione di guardare al passato”. Poi, per rafforzare il concetto che non è in cerca di guai, ripropone la teoria di Giuseppe Mussari secondo cui a Siena la massoneria non esiste. Alla domanda se arrivando tra le colline del Chianti avesse percepito segni di presenze e influenze massoniche ha risposto così: “Non faccio parte della massoneria, non me l’hanno mai chiesto. Non ne ho la più pallida idea. Potrò sembrare un pò Alice nel paese delle meraviglie ma sinceramente non so risponderle”. A questa attenzione a non rompere gli equilibri ha reagito ieri l’Italia dei Valori con un’interrogazione dei senatori Lannutti, Pancho Pardi, Borghesi ed Evangelisti, che chiede l‘urgente commissariamento del Monte dei Paschi. L’imbarazzo di Profumo è utile a ritrarre il disastro senese. Quando il banchiere genovese descrive come un vantaggio il non essere condizionato dal passato, mentre illustra il Monte dei Paschi del futuro – oggi terza banca italiana – come un’umile banca regionale costretta a far quadrare i conti anche mollando per strada un po’ dei 31 mila dipendenti, mette implicitamente sotto processo il modello Siena oggi al capolinea con le sue manie di grandezza.

Fa impressione che nel bilancio 2011 del Monte dei Paschi, nonostante i conti chiusi con un rosso di 4,7 miliardi, si vanti “l’ulteriore rafforzamento del tradizionale legame con le squadre sportive senesi, A.C. Siena e Mens Sana Basket”. Circenses. Nell’anno del disastro il Monte è riuscito a spendere 31 milioni per le sponsorizzazioni. Due giorni fa il senatore leghista Massimo Garavaglia ha fatto in Senato la seguente denuncia: “Nel momento in cui un istituto primario bancario non paga allo Stato gli interessi sui Tremonti-bond che ha ricevuto e dà 25 milioni di euro a una squadra di basket locale, probabilmente sarebbe il caso che il governo potesse far valere la sua voce, anche perché a casa nostra 25 milioni di euro, dati con effetto leva alle aziende, fanno 250-350 di milioni di prestiti alle aziende”. E adesso che ne sarà dello squadrone che ha all’attivo cinque scudetti consecutivi ed è in corsa per il sesto? Anche il Siena Calcio deve tutto al Monte dei Paschi, così come la famiglia Mezzaroma gestisce la squadra perché è stata la banca a chiedere il suo intervento – garantendo tutto il garantibile – per prendere il posto di un altro immobiliarista romano, Giovanni Lombardi Stronati.

Siena forse ha vissuto al di sopra dei propri mezzi, sicuramente adesso non ha più i mezzi per vivere come prima. Emblematica la vicenda della Siena Biotech, società di ricerche nel campo medico farmaceutico, mantenuta dai finanziamenti della Fondazione Mps.

Pochi giorni fa tutti i 107 dipendenti (nella gran parte ricercatori, dicono, super specializzati) sono finiti in cassa integrazione. Ma la Fondazione, che negli ultimi dieci anni ha distribuito al cosiddetto territorio oltre un miliardi di euro, forse non avrà mai più un euro da dare alla Siena Biotech. E nemmeno all’Università, che quanto a sfascio è stata precorritrice. Dal 2003 al 2007, secondo le accuse del pm Antonino Nastasi, uno di quelli che adesso indaga sul Montepaschi, due rettori, Piero Tosi e Silvano Focardi, avrebbero scavato nei conti dell’ateneo un buco da 200 milioni di euro, gonfiando a dismisura gli organici. L’inchiesta sull’Università è destinata con tutta probabilità alla prescrizione, così come quella sull’Antonveneta, che si riferisce a fatti di quattro-cinque anni fa. Mentre per la mega inchiesta milanese sulla frode fiscale da oltre 3 miliardi di euro messa in piedi dalle maggiori banche italiane, e nella quale anche Profumo e Mussari sono indagati, è pronta la leggina salva-banchiere architettata dal governo Monti. Di tutti questi scandali quindi resteranno solo i conti del denaro sparito. E la nuova miseria senese.

A febbraio 2012 il settore delle costruzioni è crollato del 20,3% rispetto allo stesso mese del 2011. Si tratta del dato peggiore da gennaio del 2009, quando si registrò un tonfo del 23,3%. Lo comunica l'Istat, precisando che il dato corretto per il calendario mostra un calo ancora peggiore, pari a -23%. In contemporanea, il Censis calcola che per effetto dell'Imu a fine anno il prezzo delle case si ridurrà del 20% con punte superiori al 50%.

Rispetto a gennaio la produzione è scesa di ben il 9,9%. A febbraio 2012, si legge nella nota dell'Istat, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è diminuito, rispetto a gennaio 2012, del 9,9%. Nella media del trimestre dicembre-febbraio l'indice è sceso del 6,3% rispetto al trimestre precedente.

L'indice corretto per gli effetti di calendario a febbraio 2012 ha registrato una diminuzione del 23% rispetto allo stesso mese del 2011 (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di febbraio 2011). Nella media dei primi due mesi dell'anno la produzione è diminuita del 17,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'indice grezzo ha segnato infine un calo tendenziale del 20,3% rispetto a febbraio del 2011. Nella media dei primi due mesi dell'anno la produzione è diminuita del 14,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Seppur in una congiuntura da tempo negativa, la produzione del settore costruzioni ha mostrato a febbraio un netto peggioramento rispetto ai mesi precedenti. A gennaio il calo tendenziale grezzo era stato infatti del 7,4% e a dicembre del 6,7%

 

Telecom Italia dà l’addio a La7. Il cda decide la dismissione del settore media

 

Il gruppo rende ufficiale una scelta annunciata, "per concentrasi sul core business e ridurre l'indebitamento". Nulla di ufficiale sul fronte dei compratori, Ruffini e Lerner si dicono tranquilli sul futuro dell'emittente. A 606 milioni di euro l'utile dell'azienda telefonica nel primo trimestre 2012.

Telecom Italia esce dal settore dei media, dove è presente fra l’altro con l’emittente televisiva La7. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha deliberato l’avvio del processo di dismissione delle attività che fanno capo a Telecom Italia Media, controllata al 77% dal gruppo. Una decisione presa “nell’ambito del processo di focalizzazione sulle attività core ribadito nel piano industriale 2012-2014.  Tale dismissione contribuirà al conseguimento dei target di riduzione dell’indebitamento già annunciati”.

La decisione era stata preannunciata da rumors che davano per interessati all’acquisto, tra gli altri, il gruppo L’espresso di Carlo De Benedetti. ”Sono tranquillo, noi lavoriamo serenamente”, è il commento a caldo di Paolo Ruffini, direttore de La7, interpellato dall’Ansa all’inaugurazione della mostra “L’Italia di Ballarò”. Quanto a preferenze su eventuali acquirenti, aggiunge: “Stiamo a vedere. L’importante è avere un’editore che crede nella buona Tv”.

Si dice tranquillo anche Gad Lerner, conduttore di punta della rete: “E’ un progetto che da un paio d’anni viene perseguito riservatamente, oggi diventa ufficiale. Non sono preoccupato, perché sono convinto che La 7 ha conquistato un ruolo tale nel mercato televisivo, per consistenza e autorevolezza che può preludere solo ad uno sviluppo futuro”. Quanto al possibile compratore, “sono le classiche vicende in cui si fanno nomi quando non c’è nulla di consistente, le trattative si svolgono nella riservatezza, non è un’asta pubblica. I nomi che circolano lasciano il tempo che trovano, più si fanno nomi più sono lontane le decisioni”.

Quanto ai dati di bilanci, diffusi in una nota, Telecom Italia chiude il primo trimestre del 2012 con una crescita dell’utile del 10,4% a 606 milioni di euro e con ricavi per 7,39 miliardi (+4,5%).  Il presidente Franco Bernabè: si è detto soddisfatto del “decisivo miglioramento del trend dei ricavi domestici, nonostante il difficile contesto macroeconomico, unito al positivo apporto delle attività internazionali. Quanto all’obiettivo di riduzione del debito, alla base della decisione di dismettere Timedia, secondo Bernabè “la generazione di cassa attesa nei prossimi mesi ci permetterà di raggiungere il target di fine 2012 pari a circa 27,5 miliardi di euro”.

Mediaset, il crollo della pubblicità. Utile scende a 10 milioni da 70:-75%!!!

 

L'azienda presieduta da Fedele Confalonieri vede sprofondare i guadagni, scendere i ricavi e collassare la raccolta pubblicitaria sia in Italia che in Spagna. Chiuso il primo trimestre del 2012 con un utile netto di 10,3 milioni di euro, in forte calo rispetto ai 68,4 milioni dello stesso periodo del 2011

 

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Brutte notizie per Mediaset sia in Italia che in Spagna: crolla l’utile, scendono i ricavi e collassa la raccolta pubblicitaria. Il gruppo dell’ex premier Berlusconi ha chiuso il primo trimestre del 2012 perdendo più di 50 milioni di euro rispetto all’anno precedente. L’utile netto odierno infatti è di 10,3 milioni di euro, rispetto ai 68,4 milioni dello stesso periodo del 2011. I ricavi scendono del 12 per cento, da 1,112 miliardi a 977 milioni. Tra gli altri dati, il risultato operativo passa da 135,8 a 38,9 milioni, la redditività operativa scende dal 12,2 per cento al 4 per cento, l’indebitamento finanziario netto passa da 1,775 miliardi a fine 2011 a 1,675 miliardi.

In Italia l’azienda, come previsto dal piano di efficienza triennale varato nella seconda metà del 2011, sta inoltre attuando il programma di riduzione dei costi di funzionamento di tutte le principali aree aziendali che crescerà progressivamente fino al 2014 quando si assesterà su un risparmio costante di 250 milioni di euro all’anno.

In borsa il titolo in un anno ha subito una forte contrazione. A Piazza Affari Mediaset Spa un anno fa si attestava a 4,346 punti, oggi a 1,638. A Madrid invece Mediaset Espaða Comunicacion S.A è passato da 6,653 punti a 3,339. 

In mancanza di segnali di miglioramento sul mercato, il gruppo televisivo conferma la previsione di chiudere il bilancio con un risultato netto inferiore a quello dell’anno scorso. In Italia i ricavi netti consolidatisi sono attestati a 760,2 milioni da 846,3 milioni: in particolare la raccolta pubblicitaria lorda ha registrato un calo del 10,2% a 622,7 milioni, i ricavi Mediaset Premium sono scesi a 131,1 milioni (da 135 milioni) mentre i ricavi EI Towers sono saliti a 56,1 milioni (da 38,6 milioni). La raccolta pubblicitaria lorda complessiva di Publitalia ’80 e Digitalia ’08, comprensiva anche dei canali digitali pay e dei contenuti video distribuiti sul portale web Mediaset.it, raggiunge i 622,7 milioni di euro contro i 693,3 milioni di euro del primo trimestre 2011 (-10,2%). I ricavi da attività caratteristica Premium -vendita di carte, ricariche, abbonamenti Easy Pay- si sono attestati a 131,1 milioni rispetto ai 135 milioni del 2011, bene invece per i ricavi Ei Towers hanno raggiunto i 56,1 milioni rispetto ai 38,6 del primo trimestre 2011.

Per quanto riguarda la Spagna, invece, nei primi tre mesi del 2012 i ricavi netti consolidati generati dal Gruppo Mediaset España hanno raggiunto i 218 milioni di euro rispetto ai 266,1 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi pubblicitari televisivi si sono attestati a 221,3 milioni rispetto ai 267,1 milioni del primo trimestre 2011 L’Ebit spagnolo è stato pari a 20,4 milioni (46,6 milioni di euro nel primo trimestre 2011), mentre l’utile netto è stato pari a 21,2 milioni rispetto ai 40,1 milioni dei primi tre mesi del 2011.

In una nota del gruppo si legge: “La fase recessiva nella quale si trovano sia Italia che Spagna continua a condizionare l’andamento del mercato pubblicitario in entrambe le aree geografiche presidiate e determina un andamento ancora sostanzialmente in linea con quello dei primi tre mesi”.

IL PROSSIMO PASSO SONO LE MANETTE, CI RIUSCIRANNO??

 

Mentre è in corso il consiglio di amministrazione di Fonsai, che dovrebbe decidere sulla mega operazione di fusione con Unipol, la Guardia di finanza ha sequestrato il 20% di Premafin nei paradisi fiscali che, secondo le ricostruzioni della Consob, farebbe capo a Salvatore Ligresti. Il pacchetto è all'estero da molti anni anche se la famiglia Ligresti ha sempre dichiarato di non essere titolare di queste azioni, intestate a trust con sede in Lussemburgo e ramificazioni nei paradisi fiscali. 

Secondo quanto è stato reso noto oggi, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Roberto Rinaldi, di tutte le azioni intestate, direttamente e indirettamente, a due trust di diritto estero, risultate essere complessivamente pari al 20% di Premafin. 
L'indagine diretta dal pm milanese, Luigi Orsi, spiega una nota del Comando Provinciale di Milano della Guardia di Finanza, "ha permesso di riscontrare che il valore del predetto titolo (cioè di Premafin, ndr) sarebbe stato oggetto di manipolazione per il tramite delle partecipazioni detenute da enti controllati dai citati trust, provocandone una sensibile alterazione del prezzo delle azioni".

Non sorprende quindi che Salvatore Ligresti risulti indagato dalla Procura di Milano per aggiotaggio in concorso con Giancarlo De Filippo l'uomo d'affari monegasco al quale la procura riconduce i due trust off shore sui quali sono depositati il 20% di azioni sequestrate oggi.
Nella richiesta di fallimento per le holding Sinergia e Imco il pm Luigi Orsi scriveva di manovre per provocare in modo artificioso il rialzo del titolo. Le azioni sarebbero state comprate da 2 trust gestiti da Giancarlo De Filippo ritenuto vicino alla famiglia. L’inchiesta ha permesso di riscontrare che il valore del predetto titolo sarebbe stato oggetto di manipolazione per il tramite delle partecipazioni detenute da enti controllati dai citati trust, provocandone una sensibile alterazione del prezzo delle azioni.

I due trust delle Bahamas sono Evergreen Heritage e, secondo i magistrati, sono stati gestiti negli ultimi due anni da De Filippo, collaboratore di Ligresti. Per Heritage è stato soltanto un trustee (cioè un amministratore), per Evergreen un asset manager, una sorta di gestore di patrimoni (di fatto investiva le azioni). La genesi di questa quota “misteriosa” risale al 1993, quando tra gli azionisti di Premafin compare con l’8,6% la Mapam, un trust riconducibile a Ligresti, che proprio in quell’anno aveva comunicato la riduzione della quota in Premafin ‘ufficiale’ dal 74,52% al 50,01%. Dopo il 2003 Mapam ha girato le azioni a un primo trust, The Silver Spring, e in seguito a The Heritage Trust, a cui ora fa capo il 12,149% di Premafin. La stessa Mapam risulta promotore di The Ever Green Security Trust, che almeno dal luglio 2004 risultava controllare indirettamente oltre il 14% di Premafin, e che ora risulta avere il 7,845%.

La Consob ha rilevato che nel periodo compreso fra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010 le società che fanno capo a questi due trust hanno comprato tutti i giorni in chiusura di borsa azioni Premafin.

Un’attività, quella di acquisto di azioni Premafin in chiusura di scambi, quando il titolo è particolarmente sensibile e influenzabile, che è stata condotta in maniera così sistematica che i trust, di fatto, non vi hanno guadagnato nulla, ma, ad avviso della Procura, a beneficiarne sarebbe stata proprio la famiglia Ligresti. Secondo la Consob, i trust sono stati costituiti nel 1993 da Salvatore Ligresti e fino al 2003 sono riferiti allo stesso Ligresti. Da ciò ne conseguirebbe, ad avviso degli inquirenti, che De Filippo non avrebbe agito in autonomia da Ligresti. Elemento che si evincerebbe dal fatto che De Filippo ha investito il 60% su Premafin. Ma non è tutto. L’intermediario cui De Filippo ha dato l’incarico di acquistare titoli è Niccolò Lucchini, di Lugano, che lo stesso De Filippo ha dichiarato essergli stato presentato da Ligresti.

Il reato che si verrebbe dunque a delineare per entrambi è quello di aggiotaggio preventivo. La necessità di sequestrare le azioni di Premafin è emerso dal fatto che si tratta di quelle in grado di influenzare il mercato.

Nei giorni scorsi lo stesso pm Orsi aveva chiesto il fallimento delle holding private della famiglia Ligresti Sinergia e Imco, inoltrando la richiesta inoltrata alla sezione fallimentare del tribunale di Milano. Sinergia, la cassaforte della famiglia dell’ingegnere di Paternò, detiene il 20% di Premafin, oltre a una serie di terreni e proprietà immobiliari, mentre Imco è la società di costruzioni del gruppo. Sembra diventare sempre più complicato, infine, il “matrimonio d’interessi” tra Fonsai e Unipol e non solo perché la compagnia assicurativa bolognese ha chiesto di detenere il 66,7 per cento delle azioni.

 

 

Fondiaria Sai: i pm chiedono il fallimento della società cassaforte di Ligresti :lo scopo è trascinare in tribunale i Ligresti per bancarotta fraudolenta

Richiesta della Procura di Milano che potrebbe indagare anche per bancarotta fraudolenta. Per i magistrati i debiti delle due holding ammonterebbero a circa 400 milioni di euro. Una delle due (Sinergia) detiene il 20 per cento di Premafin, a un passo dall'accordo con Unipol

La Procura di Milano ha chiesto il fallimento delle holding private della famiglia Ligresti Sinergia e Imco.  La richiesta di fallimento è stata inoltrata ieri mattina alla sezione fallimentare dal pm milanese Luigi Orsi titolare dell’inchiesta sul gruppo Ligresti. Sinergia, la cassaforte della famiglia dell’ingegnere di Paternò, detiene il 20% di Premafin, oltre a una serie di terreni e proprietà immobiliari, mentre Imco è la società di costruzioni del gruppo. Ora si tratta di capire quali possano essere le conseguenze della richiesta di fallimento sull’operazione di salvataggio di Premafin-Fonsai. L’udienza potrebbe tenersi già tra un mese circa al tribunale fallimentare di Milano.

Ammonterebbe a oltre 100 milioni di euro il deficit patrimoniale di Sinergia-Imco le holding della famiglia Ligresti per le quali ieri la procura di Milano ha chiesto il fallimento. Secondo le valutazioni della magistratura a fronte di attivi derivati dagli immobili che si aggirano attorno ai 290 milioni, i debiti delle società sono di circa 400 milioni.

La richiesta di fallimento da parte della Procura di Milano delle holding della famiglia Ligresti Sinergia-Imco spalanca le porte anche alla possibilità dei magistrati di procedere, sotto il profilo penale, con un’inchiesta per bancarotta fraudolenta.

La decisione da parte della Procura di presentare l’istanza di fallimento è arrivata dopo che è stata verificata l’impossibilità, per la mancanza di un accordo tra i creditori, di approvare un piano di risanamento (ai sensi dell’articolo 67 della legge fallimentare). La situazione delle società è molto preoccupante e in assenza di un concordato preventivo o un accordo ai sensi di un altro articolo della legge fallimentare (il 182/bis), il fallimento delle società pare inevitabile.

E’ presto per capire quali saranno gli impatti della richiesta di fallimento di Sinergia-Imco su Premafin, la controllante del gruppo Fonsai di cui il 20% del capitale è in mano a Sinergia. Certo, il fallimento di una controllante è molto pericoloso per la società controllata. Ai Ligresti resta comunque in mano un 30% di Premafin attraverso un sistema di holding lussemburghesi, mentre un altro 20 della società è detenuto dai 2 trust off share che la Consob ritiene riconducibili alla famiglia siciliana. L’articolo 67 della legge fallimentare, sul quale le banche creditrici delle holding non hanno trovato un accordo, prevede la predisposizione di un piano di risanamento che non transita dal tribunale e non è sottoposto al controllo giudiziario, ma si realizza attraverso provvedimenti interni all’impresa.

La trattativacon Unipol. L’effetto non si limita alle due holding. La stessa Premafin sta ancora trattando per entrare in sinergia con Unipol. E peraltro proprio ieri sera si era registrato un colpo di scena, perché Unipol ha proposto di fissare già al 66,7 per cento la quota che la compagnia assicurativa bolognese avrà nel nascente maxi polo assicurativo. Proposta che ha spiazzato Fondiaria Sai, tanto che i consigli d’amministrazione della Fonsai e della Milano Assicurazioni vengono definiti dall’esito “aperto”. La decisione dei due board non è insomma così “scontata”. Il cda Premafin tornerà a riunirsi dopo quelli di Fonsai e Milano.

L’impero Ligresti affonda in borsa, per Fonsai e Premafin perdite da record

La holding del finanziere siciliano sta letteralmente agonizzando sotto il peso di 368 milioni di euro di debiti e rischia seriamente il fallimento. Anche per questo la procura sta indagando su eventuali danni finanziari

Giornata nera, anzi, nerissima per la sempre più tormentata Fondiaria Sai e la sua controllante Premafin. Sotto il peso di un presente fatto di conti in rosso e schiacciate dalle ombre relative ad un futuro non ancora del tutto chiaro tanto per loro quanto per la famiglia Ligresti, le due compagnie cedono oggi percentuali record a Piazza Affari segnando ribassi da incubo. Poco prima delle 14, Fonsai perdeva circa il 9% mentre Premafin lasciava sul terreno 11,54 punti. Male anche Unipol (-3,97%), artefice designata dell’intervento di salvataggio che dovrebbe garantire un futuro a compagnia e controllante.

Ricapitolando: Fonsai ha chiuso il 2011 con circa 1 miliardo di euro di perdite. Un risultato su cui pesano le svalutazioni emerse con le operazioni immobiliari effettuate proprio dalla famiglia Ligresti, azionista del gruppo ma anche controparte delle operazioni stesse. Un sostanziale conflitto di interessi, insomma, che desta sospetti e che ha spinto il pm
Luigi Orsi della procura di Milano ad avviare un’indagine su eventuali danni finanziari. Un’indagine che arricchisce di un nuovo capitolo il romanzo delle avventure giudiziarie di Salvatore Ligresti, già sotto processo con l’accusa di corruzione nella vicenda della trasformazione urbanistica dell’area di Castello di Firenze per la quale, ieri, è arrivata anche la requisitoria del pubblico ministero Gianni Tei che ha chiesto una condanna di 3 anni e 6 mesi per lo stesso Ligresti.

La famiglia dell’immobiliarista siciliano controlla Fonsai attraverso la sua holding Premafin con una quota effettiva, ha scoperto di recente la Consob, che tra partecipazioni dirette e complesse acrobazie bahamensi si attesta attorno al 70%. Premafin, come noto, ad oggi sta letteralmente agonizzando sotto il peso di 368 milioni di euro di debiti e rischia seriamente il fallimento. Un’ipotesi, quest’ultima, rilanciata oggi dal quotidiano Milano Finanza secondo il quale a scongiurare questa eventualità potrebbe essere a questo punto solo il rapido intervento di Unipol. Una scalata salvifica, quella progettata dalla compagnia bolognese, che ha già incassato l’Ok tanto di Ligresti quanto di Unicredit e Mediobanca, principali creditori di Premafin che, di fronte alle garanzie offerte da Unipol, sarebbero disposte a rinegoziare il debito della holding. L’ingresso della stessa Unipol trasformerebbe la nuova creatura nel secondo gruppo assicurativo italiano dopo la triestina Generali.

A creare una certa tensione, oggi, è stata anche la decisione della figlia di
Salvatore Ligresti Jonella di non abbandonare il Cda di Fondiaria ormai prossimo al rinnovo. Una scelta poco gradita a chi auspicava un segnale chiaro di uscita di scena della famiglia dalla compagnia, cosa per altro prima o poi inevitabile. Di certo, per lo meno, si sa che l’addio sarà meno oneroso di quanto inizialmente previsto. Unipol ha infatti bocciato un paio di mesi fa l’ipotesi di una maxi liquidazione per i Ligresti, un regalo da 70 milioni di euro che avrebbe stonato ampiamente con i risultati finanziari conseguiti dalla compagnia nel corso dell’anno passato.

IL GIGANTISMO DI MEDIOBANCA,gli affari di quella che era la banca di Cuccia

Chiamatelo, se volete, pronto soccorso Mediobanca. Funziona così. Le grandi fondazioni bancarie battono cassa? Non sanno come far quadrare i conti nella stagione più difficile della loro storia? All’orizzonte si profilano perdite miliardarie per via della crisi delle Borse? Ecco che arriva Mediobanca, pronta a cogliere un’occasione straordinaria per fare affari d’oro e aumentare il potere, già enorme, di cui dispone fornendo un salvagente agli enti a cui fanno capo partecipazioni decisive per la stabilità delle grandi banche nazionali: Unicredit, Intesa e Mps.

Si parte da Siena, dove i signori e padroni del Monte dei Paschi hanno debiti per quasi un miliardo e pochi giorni per venire a capo della situazione. A guidare il salvataggio della fondazione senese , allo stremo delle forze per la strategia perdente dei propri vertici, sarà proprio la banca che fu di Enrico Cuccia, oggi guidata dalla coppia Renato Pagliaro, presidente, e Alberto Nagel, amministratore delegato. Mediobanca aveva prestato alla Fondazione Monte dei Paschi quasi 200 milioni già nel 2008 e adesso torna a gestire le trattative per trovare il modo di far fronte a debiti per 900 milioni.

A Padova e a Bologna, invece, le locali fondazioni vivono l’incubo del taglio dei dividendi di Intesa. Senza quei soldi dovranno ridurre le erogazioni sul territorio, cioè i finanziamenti a società, associazioni e istituzioni no profit. Il problema vero, però, è che l’anno scorso entrambi gli enti si sono svenati per far fronte all’aumento di capitale di Intesa senza diminuire la propria quota. Alla fine ce l’hanno fatta. Come? Semplice , è arrivata Mediobanca.

La Fondazione Cassa di Padova e Rovigo, che ha il 4,2 per cento di Intesa, ha ottenuto una linea di credito di 100 milioni dall’istituto guidato da Nagel. E anche la Cassa di Bologna (2,7 per cento di Intesa) ha fatto ricorso a un prestito di 20 milioni sempre targato Mediobanca. Fabio Roversi Monaco, presidente dell’ente bolognese, a ottobre è entrato nel consiglio di amministrazione della stessa Mediobanca, di cui la Fondazione emiliana è anche azionista con un pacchetto del 2,5 per cento del capitale. E non è l’unica. Negli anni scorsi i colleghi di Roversi Monaco hanno fatto la fila per uno strapuntino a bordo della più blasonata tra le banche d’affari nazionali. Sono investimenti di sistema, spiegavano. E poi rendono.

Da Siena, a Torino fino a Verona, per citare le più importanti, almeno una decina di Fondazioni hanno investito centinaia di milioni in Mediobanca. E così il cerchio si chiude, come è tradizione nella storia dell’istituto. I debitori diventano azionisti e viceversa. Lo stesso succedeva ai tempi di Cuccia per i grandi gruppi industriali privati, in quella che appare come un’apoteosi del conflitto d’interessi. Solo che nel caso delle Fondazioni il ricorso all’indebitamento dovrebbe essere un evento eccezionale e come tale, infatti, va preventivamente autorizzato dal ministero dell’Economia. E allora luce verde (dall’allora ministro Giulio Tremonti) per Siena, che è diventata azionista di Mediobanca e ne ha ricevuto i finanziamenti.

Lo stesso vale per la Cassa di Bologna e anche per quella di Padova. Già nel 2008 si era mossa sulla stessa strada anche la genovese Fondazione Carige, a caccia di risorse per l’aumento di capitale da un miliardo della controllata Carige. Oltre 400 milioni sono arrivati da Mediobanca che si è presa in garanzia azioni di risparmio della stessa Carige. I manager di Nagel sono arrivati anche ad Alessandria, dove la locale fondazione si è trovata a gestire un cospicuo pacchetto di azioni Bpm ricevuti in cambio della vendita della cassa di risparmio. Mediobanca ha fatto da controparte, e lo è ancora adesso, a un contratto derivato su buona parte dei titoli Bpm di proprietà dell’ente piemontese.

Nel mondo Unicredit, primo azionista di Mediobanca con l’8,7 per cento del capitale, l’intreccio è ancora più complesso. Fabrizio Palenzona, vicepresidente sia di Mediobanca sia di Unicredit è il dominus della torinese Fondazione Crt, a sua volta socia rilevante di Unicredit. Crt a suo tempo ha costituito una società (Perseo) partecipata e finanziata da Mediobanca per investire in Unicredit. E la stessa Crt, attraverso un’altra finanziaria, ha puntato centinaia di milioni nelle assicurazioni Generali, che sono l’attività principale di Mediobanca. Ne viene fuori un intreccio impressionante di partecipazioni e prestiti, che la dice lunga sul potere dell’ex democristiano Palenzona.

Tutti contenti, allora? Mica tanto. Per capire meglio si può chiedere ai vertici della Fondazione Monte Paschi, che per tappare i buchi in bilancio sono stati costretti a mettere in vendita i loro titoli Mediobanca nel frattempo colpiti dal crollo generalizzato in Borsa delle azioni bancarie. I conti finali dell’operazione ancora non sono disponibili, ma sono prevedibili perdite per decine di milioni. Va male, molto male anche per la Cassa di Bologna, che a fine 2011 era in rosso di oltre 200 milioni sulla propria partecipazione in Mediobanca. Negli ultimi due mesi le quotazioni sono un po’ risalite ma la perdita, per ora solo potenziale, resta consistente. Morale della storia: Mediobanca aumenta il giro d’affari e consolida il suo potere. Alle Fondazioni, invece, restano debiti e perdite.

SMEMBRAMENTO e delocalizzazione totale


FIAT: stabilimenti aperti in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina. Circa 20. 000 posti di lavoro persi, dai 49. 350 occupati nel 2000 si arriva ai 31. 200 del 2009 (fonte: L’Espresso).

DAINESE: due stabilimenti in Tunisia, circa 500 addetti; produzione quasi del tutto cessata in Italia, tranne qualche centinaio di capi.

GEOX: stabilimenti in Brasile, Cina e Vietnam; su circa 30. 000 lavoratori solo 2. 000 sono italiani.

BIALETTI: fabbrica in Cina; rimane il marchio dell’ “omino”, ma i lavoratori di Omegna perdono il lavoro.

OMSA: stabilimento in Serbia; cassa integrazione per 320 lavoratrici italiane.

ROSSIGNOL: stabilimento in Romania, dove insiste la gran parte della produzione; 108 esuberi a Montebelluna.

DUCATI ENERGIA: stabilimenti in India e Croazia.

BENETTON: stabilimenti in Croazia.

CALZEDONIA: stabilimenti in Bulgaria.

STEFANEL: stabilimenti in Croazia.

TELECOM ITALIA: call center in Albania, Tunisia, Romania, Turchia, per un totale di circa 600 lavoratori, mentre in Italia sono stati dichiarati negli ultimi tre anni oltre 9. 000 esuberi di personale.

WIND: call center in Romania e Albania tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori. H 3 G: call center in Albania, Romania e Tunisia tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 400 lavoratori impiegati.

VODAFONE: call center in Romania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori impiegati.

SKY ITALIA: call center in Albania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 250 lavoratori impiegati. Nell’ultimo anno sono stati circa 5. 000 i posti di lavoro perduti solamente nei call center che operano nel settore delle telecomunicazioni, tra licenziamenti e cassa integrazione.

Eni costretta a dismettere quota Snam Rete Gas: vantaggi per tutti

Dieci euro in più su ogni megawattora di gas. Questo è il differenziale che paga l’Italia rispetto ad altri Paesi europei dove il prezzo del metano è diminuito da aprile in poi, mentre da noi è sensibilmente aumentato. Sono gli ultimi dati del Gestore dei mercati energetici (Gme) a certificarlo. Si tratta dei prezzi di dicembre (33,1 euro contro 22,3) pubblicati ieri sulla Newsletter mensile della società pubblica incaricata della gestione della Borsa elettrica e di quella, appena avviata, del gas.

Il fatto che questi dati siano usciti proprio mentre il governo sta per dare il via libera al decreto sulle liberalizzazioni, è una pura coincidenza. Ma è utile per rendersi conto delle ragioni che spingono Mario Monti e Antonio Catricalà ad affrontare un percorso complesso e difficile come quello finalizzato a realizzare una maggiore competizione sul mercato dell’energia. Nel pacchetto è entrata la separazione proprietaria di Snam da Eni, il dibattito tra i ministeri è tuttora in corso su come realizzare questo passaggio, ma la norma è ormai data per certa e ribalta l’impostazione del governo Berlusconi favorevole alla separazione societaria rafforzata (Ito) che il Cane a sei zampe ha ormai praticamente completato. Il nuovo corso è sotto i riflettori degli analisti e della Borsa che ieri ha penalizzato Snam (-2,8% a 3,28 euro) e premiato Eni (+3,06% a 17,20 euro). Qualcuno ha anche ipotizzato che l’accelerazione allo sviluppo di nuovi giacimenti di idrocarburi in Italia, anch’esso inserito nel decreto, vada a compensare il gruppo. La verità è che gli idrocarburi nazionali non vengono sfruttati al loro potenziale: di questo si sta discutendo in queste ore.

Le altre novità, che si stanno comunque mettendo a punto, riguardano le bollette del gas. Il nuovo meccanismo di calcolo degli aggiornamenti trimestrali che scatterà da aprile sarà più orientato verso i prezzi del mercato spot (quelli che stanno scendendo in Europa) e non più solo ancorato ai contratti take or pay (che garantiscono un’approvvigionamento nel lungo periodo ma sono anche molto più cari). In questa direzione stava già procedendo l’Autorità per l’Energia. E’ una misura che riguarderà i clienti, famiglie e piccole imprese, che non sono ancora passati al mercato libero (10-12% su circa 18-20 milioni di bollette). Riguarderà cioè la stragrande maggioranza dei consumatori che in prospettiva dovrebbero così veder diminuire il costo del gas.

Può la separazione proprietaria di Snam da Eni risolvere questo nodo? Ai molti che pensano si tratti di uno snodo fondamentale per mettere in moto investimenti ed efficienza, ha risposto ieri il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei: «Sarebbe un disastro andare a spezzare l’Eni». Il gruppo non commenta ma da sempre sostiene che lo scorporo non avrà effetti per i consumatori. Da sola, la separazione non basterà.

Occorre anche affermano industrie e analisti eliminare molti colli di bottiglia e potenziare i rigassificatori. Oggi Snam è un boccone grosso valutato da Deutsche Bank 25,8 miliardi contro i 10,8 miliardi delle stime di Kepler Research su Terna. Più facile dunque che sia la prima a mangiare la seconda, se si deciderà di scorporare per intero la società (che controlla anche gli stoccaggi di Stogit e il rigassificatore di Panigaglia), ipotesi sulla quale sembra stia scommettendo il mercato. In questo caso tutti danno Lorenzo Bini Smaghi, oggi presidente di Snam, al vertice della nuova mega-società delle reti.

I titoli Eni registrano al momento un rialzo fiacco dello 0,12% a 17,2 euro. Secondo gli analisti di Goldman Sachs la dismissione della quota avra' un effetto positivo sul gruppo, perche' ridurre in maniera significativa l'indebitamento.

La cessione della controllata potrebbe infatti migliorare la valutazione gia' attraente del titolo, che vanta un dividend yield del 6% e un rapporto tra prezzo di borsa e utili azionari che e' ancora più interessante, se si considera che la partecipazione di Eni in tre societa' quotate, Galp, Snam e Saipem, contribuisce agli utili del gruppo per il 13%, mentre, per quanto riguarda la sua capitalizzazione di mercato, conta solo per il 27%

 

 

BENETTON FUORI DA IMPREGILO. GRUPPO GAVIO AL 30%, GRUPPO SALINI AL 20%: CHI CONTROLLERA' IL PRIMO CONTRACTOR GRANDI LAVORI IN ITALIA?

I Benetton escono dal business dei grandi lavori. Confermando le previsioni della vigilia, il gruppo di Ponzano Veneto, attraverso la controllata Atlantia hanno ceduto il controllo di Impregilo a uno dei loro "concorrenti". Il nuovo socio di controllo del primo general contractor italiano diventa così il gruppo Gavio, il secondo concessionario autostradale del nostro paese proprio alle spalle di Atlantia. E ora bisognerà attendere la contromossa della famiglia Salini, i costruttori romani che sono già saliti al 20% di Impregilo e che entro la metà di marzo faranno conoscerere le loro intenzioni.

Ma vediamo l'accordo nel dettaglio. Autostrade per l'Italia spa, una controllata di Atlantia, acquisirà da Sias (gruppo Gavio) e da Mediobanca le quote di Grupo Costanerà, così da raggiungere il 100% della società che gestisce 188 chilometri di autostrade in Cile, di cui 98 attorno alla capitale Santiago. L'intera partecipazione del 45,765% del Grupo Costanera, detenuta in Autostrade Sud America, è stata valutata 565,2 milioni. Allo stesso modo, è stato sottoscritto un accordo con Mediobanca per l'acquisto di una quota pari all'8,47% di Asa per un controvalore di 104,6 milioni,

A Sias viene invece ceduta una opzione per l'acquisto del 99,98% dell'autostrada Torino-Savona. Infine, ad Argofin, la finanziaria della famiglia Gavio passa il 33% di Igli, la scatola che controlla il 29,96% di Impregilo. L'esercizio dell'opzione potrà avvenire non oltre il 30 settembre 2012, mentre il prezzo fissato per l'esercizio dell'opzione è pari a 223 milioni.

Alla luce dell'operazione, la situazione diventa la seguente.Grazie alle quote dei Benetton, Gavio prende il controllo del 29,6% di Impregilo ma ora dovrà vedersela con i costruttori romani del gruppo Salini. Entro metà marzo devono far sapere se hanno intenzione di salire ancora e, contestualmente, potrebbero presentare il piano industriale che convinca gli azionisti che il loro progetto è migliore di quello di Gavio. Ma non è escluso che la società piemontese si muova già nei prossimi giorni per rafforzare ulteriormente la sua posizione.

 

La silenziosa scalata di Abu Dhabi nel capitale di Unicredit, L'iTALONIA CONTINUA A PERDERE PEZZI (

Edison diventa francese, dopo Parmalat in mano a Lactails ed Alitalia in mano ad Air France. Agli americani targati Obama la Fiat prossima a trasferire armi e bagagli a Detroit, ai libici quote di Unicredit, Telecom ed ENI, agli arabi di Dubai altre quote di Unicredit, l'Italia sempre più colonia da ungere...)

 

PIAZZA AFFARI | Edf porta a termine l'accordo per il riassetto dell'azienda elettrica. La decisione arriva dopo un anno di trattative con i soci italiani raccolti in Delmi e guidati da A2A. Agli italiani va il controllo di Edipower.

La silenziosa scalata di Abu Dhabi nel capitale di Unicredit

PIAZZA AFFARI | Il fondo sovrano Aabar ha rastrellato i diritti necessari per salire al 6,5% di Piazza Cordusio. Controllerà da solo un pacchetto pari alla metà di quello che le Fondazioni italiane...Mentre le Fondazioni italiane ricorrono ad artifici da hedge fund per racimolare qualche soldo e limitare i danni in Unicredit, i sultani di Abu Dhabi ne ipotecano la poltrona di primo azionista pagando in petrodollari.

 

Monte dei Paschi: è rischio nazionalizzazione

Fari puntati su Monte dei Paschi, che rischia sempre di più di la nazionalizzazione "parziale o totale". E' quanto afferma un articolo del Financial Times, che riporta le preoccupazioni delle autorità di regolamentazione europee.

Insieme a Commerzbank, spiega il quotidiano britannico, MPS potrebbe infatti non essere capace di presentare piani credibili sul miglioramento del proprio capitale, tanto che le stesse autorità affermano che "una iniezione di mezzi freschi" da parte dell'Italia -nel caso di Monte dei Paschi- e dalla Germania -nel caso di Commerzbank - "è quasi inevitabile". Si tratta, ha detto un funzionario, "di grandi casi".

Gli stress test che sono stati lanciati lo scorso dicembre dallo European Banking Authority (Eba) hanno messo in evidenza per MPS un bisogno di capitale di 3,3 miliardi di euro; nel caso di Commerzbank, il buco sarebbe di 5,3 miliardi.

Entrambe le banche non hanno rilasciato alcun commento sul rischio che debbano bussare alle porte dei relativi stati, e anzi hanno insistito sulla loro capacità di risolvere la questione.

Tra le banche europee più importanti, recentemente solo Unicredit, la banca numero uno per asset, ha lanciato un'operazione di aumento di capitale. Gli analisti intervistati dal Ft sottolineano però che il forte tonfo del titolo seguito all'annuncio rappresenta per altri istituti di credito un deterrente nell'andare nella la stessa direzione.

Forti, dunque, i timori sul futuro di MPS, che secondo il Financial Times è al rischio maggiore di essere costretta, almeno, a una nazionalizzazione parziale. Tre fonti di mercato hanno affermato che in questo caso, interverrebbe la Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe fornire fondi o direttamente alla banca o indirettamente, attraverso il principale azionista, la Fondazione Monte dei Paschi.

 

 

Motori fermi. Ducati in vendita
Sarà straniera
(colosso indiano),altro pezzo d'Italia che viene colonizzato (dopo Parmalat (sotto la francese Lactails), Edison (sotto il colosso energetico francese EDF), Fiat (sotto la statunitense Crysler), Bulgari (sotto la francese Lyhm-Arnaud), Alitalia (SOTTO Air France), UNICREDIT (sotto scalata dagli arabi di Abu Dhabi), Ferretti (ad un colosso cinese)....)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Bonomi ha dato l'annuncio al Financial Times: il prezzo è un miliardo di euro. Trattative già avviate con Bmw e l'indiana Mahindra. Si tratta, dunque, di un altro pezzo del nostro made in Italy che se ne
 

SNAI IN FORTE CRISI: MEZZO MILIARDO DI EURO DI DEBITI

San Siro, in vendita l'area dell'ippodromo
Snai costretta a cedere, vale 160 milioni

I terreni e le piste di trotto e di allenamento di Trenno saranno venduti al miglior offerente. Snai, la proprietaria, entro un anno dovrà restituire ai creditori 250 milioni. Ora, fallita la strada di un bond, resta solo la cessione. In bilancio gli immobili valgono 90 milioni, ma si spera di farli fruttare quasi il doppio

di Sara Bennewitz

 

Ora che è fallito anche l’ultimo tentativo di reperire nuovi finanziamenti sul mercato, Snai è costretta a vendere i suoi gioielli. Il gruppo delle scommesse ippiche entro un anno dovrà rimborsare ai suoi creditori circa 250 milioni di euro e così ora le banche fanno pressione sulla società affinché venda il prima possibile i terreni e le aree adiacenti allo stadio di San Siro.

Per mesi il gruppo guidato da Maurizio Ughi aveva provato a cercare una soluzione alternativa. A metà dicembre la società aveva interrotto le trattative con il fondo di private equity Bridgepoint per cedere l’attività dei giochi, mentre questa settimana dopo lunghe trattative è sfumata anche la possibilità di reperire sul mercato 350 milioni attraverso il lancio di un’obbligazione ad alto rischio. Il costo di questa emissione era lievitato a un interesse del 10,5 per cento (37 milioni all’anno), e tale da assorbire circa un terzo dei margini generati dal gruppo dei giochi. Troppo.

Le banche, dunque, hanno preferito accantonare l’idea del bond e studiare un nuovo piano per risolvere l’emergenza debito. E così, dopo aver provato invano a trovare una soluzione alternativa, a questo punto la strada migliore per risolvere i problemi finanziari di Snai è vendere i terreni del parco di Trenno e tutte le strutture adiacenti allo stadio di San Siro (tranne quella del galoppo, che è vincolata). In bilancio gli immobili hanno un valore di circa 90 milioni, ma potrebbero fruttare quasi il doppio e permettere alla società di dimezzare la sua esposizione con le banche. Un vecchio accordo tra Snai e un partner immobiliare valutava queste attività 260 milioni. Ma oggi, secondo le banche creditrici, sarebbe impossibile realizzare una simile somma, anche perché Snai ha poco tempo per chiudere l’operazione e quindi non può aspettare né i tempi della burocrazia, né quelli di un’e ventuale ripresa del mercato immobiliare che ancora scricchiola. Ma facciamo un passo indietro. Il 15 maggio del 2007 Snai stipulò un accordo con un advisor immobiliare, Varo, e una società di sviluppo, Losito & Associati, dandogli un’esclusiva per trattare la vendita e offrendogli anche un diritto di prelazione ad acquistare queste aree al prezzo di 260 milioni. Era inteso che, se fosse cambiato il piano regolatore milanese e Snai avesse ottenuto l’edificabilità di parte di questi terreni, Losito & Associati avrebbe pagato 1.500 euro in più per ogni metro quadro edificabile. Ma così non è stato. Il contratto firmato due anni fa avrebbe dovuto scadere con la fine del 2012.

Snai non può aspettare tanto, tuttavia, e il prezzo pattuito con Losito & Associati è comunque fuori mercato. Per questo Unciredit, banca di riferimento del gruppo dei giochi, vorrebbe chiudere il vecchio accordo sugli immobili e nominare un nuovo advisor di livello internazionale per gestire la vendita il prima possibile e al miglior prezzo. A questo proposito, il partner ideale di Snai potrebbe essere Cushman & Wakefield, società americana che è controllata dalla Exor della famiglia Agnelli. Data l’esperienza e la clientela di riferimento a cui si rivolge Cushman & Wakefield, i tempi della trattativa potrebbero accorciarsi notevolmente e consentire a Snai di chiudere l’operazione entro il marzo 2011, quando la società dovrà rimborsare alle banche e agli altri creditori 250 milioni di debito.

 

 

 

 

 

 


 

In B !!

Il 13 gennaio 2012 l'Italia finisce in serie B.

 

 

LA TRAGEDIA DEL GIGLIO

Si aggrava posizione della Costa "Norme di sicurezza trascurate"

Si aggrava posizione della Costa
"Norme di sicurezza trascurate"

Oggetti della Cemortan
nella stanza di Schettino

Recuperati affetti della ragazza moldava nella cabina del comandante. Intanto la Francia apre un'indagine preliminare sul disastro della Concordia

 

Cermortan seguita da Schettino in plancia

 

Alcuni oggetti personali della 25enne moldava, Domnica Cemortan, sono stati trovati dai sub nella cabina del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. È Proprio a proposito di questi oggetti gli inquirenti ieri hanno chiesto spiegazioni nel corso dell'interrogatorio che è andanto avanti per sei ore, in una caserma di Marina di Grosseto. Domnica Cemortan, ai pm Navarro e Pizza, che l'avevano sentita come persona informata sui fatti, ha confermato di essere stata in plancia di comando la sera del 13 gennaio, quando avvenne l'urto con lo scoglio nei pressi dell'Isola del Giglio.

La donna, con l'aiuto di una interprete, ha ricostruito su richiesta della procura, tutto ciò che ha visto e sentito quella sera. Grazie alle sua dichiarazioni ora gli investigatori pensano di poter aggiungere nuovi particolari. La donna ha, infine, ribadito di essere imbarcata regolarmente con biglietto per questo gli investigatori le hanno chiesto di spiegare perché alcuni suoi effetti personali erano stati trovati nella cabina del comandante. La ragazza ha ammesso la sua vicinanza al comandante Schettino difendendolo come "eroe" per la manovra che ha permesso alla nave di arenarsi sugli scogli molto vicino alla riva subito dopo l'impatto.
 
 La procura ha intenzione a breve di sentire la donna, identificata come avvocato, che la mattina del 14 aveva incontrato il comandante Scettino all'Hotel Bahamas  dell'Isola del Giglio. Il comandante aveva con sè alcuni oggetti prelevati dalla nave e fra questi, in un sacchetto rosso un computer.

 
Indagine Francia. La procura di Parigi ha annunciato l'apertura di un'indagine preliminare sul naufragio della Costa Concordia, e ha chiesto alla gendarmeria marittima di interrogare "l'insieme dei passeggeri francesi sopravvissuti" per determinare circostanze del naufragio e gestione dei soccorsi.

 

 

 

 

A ridosso dell'Isola del Giglio affonda "Costa Concordia", 114.000 tonnellate extra lusso scarsamente equipaggiata...purtroppo ben 17 morti e 21 dispersi. Concordia, il video shock
Caos in plancia di comando
dopo l'urto sugli scogli

 

 

La Costa Concordia era partita alle 19 da Civitavecchia per un giro del Mediterraneo.  A bordo 4.229 persone, a terra ne risultano 4.179. "Un boato poi il black out" (VIDEO). Una enorme falla nella fiancata. Le vittime sarebbero annegate (AUDIO). 40 feriti, due sono in gravi condizioni. Mistero sulla dinamica: doveva passare a cinque miglia dalla costa, ma si è incagliata sugli scogli a un miglio da riva (MAPPA INTERATTIVA). Inchiesta per naufragio, disastro e omicidio colposo. L'armatore sotto accusa: "Tragedia che sconvolge" (FOTO). All'Isola del Giglio sono finiti i farmaci / MANDATE VIDEO E FOTO,14-01-2012

 

 

2012

 

 

 


 

?FINITA

 

 

 

 

Berlusconi da Napolitano: "Non ho più la maggioranza, DIMETTITI!!"12-12-11

Calciopoli, piovono condanne
Cinque anni per Luciano Moggi
 

Oltre all'ex dg della Juventus sono stati condannati in primo grado gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. il pm Stefano Capuano: "Non è stato un processo farsa" 8/11/11
di Dario Pelizzari

 

Pdl-Lega sconfitti in Aula: solo 308 i voti - video 08/11/11



 

 

 

MOSTRUOSITA' ITAGLIOTE VARIE

 

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Venerdì, 04 Novembre 2011 15:50:10

APPIANO GENTILE - Domani, sabato 5 novembre 2011, vigilia di Genoa-Inter, gara valida per la 11^ giornata della Serie A Tim 2011-2012, in programma domenica 6 novembre '11 allo stadio "Luigi Ferraris" in Marassi a Genova (ore 12.30), Claudio Ranieri incontrerà i giornalisti presso la sala stampa del centro sportivo "Angelo Moratti" di Appiano Gentile alle ore 13,30.

La conferenza sarà trasmessa in diretta esclusiva da Inter Channel (canale 232 della piattaforma Sky Italia).

Ingresso al centro sportivo "Angelo Moratti" p

IL PADRONE D'ITALONIA TRIS

Lavitola in Italia, nuove accuse:VOLEVA 5 MILIONI DI EURO DA TESTA DIMMERDA PER STARE ZITTO, ma anche per Lavitola il cellulare era spento come per Fede, quindi il "magnaccia" in affari con Tarantini decide di vuotare il sacco. Sarà un altro Ciancimino?? foto
Ordine di custodia per De Gregorio

Tangenti a politici Panama per costruire carceri

L'ex direttore dell'Avanti trasferito a Poggioreale appena sbarcato, era latitante da otto mesi indagato per induzione dell'imputato a mentire nella vicenda Berlusconi-Tarantini. Ora accusato anche di corruzione internazionale e associazione a delinquere per fondi all'editoria. Provvedimento anche per il senatore Pdl (foto): "Mi difenderò con le unghie e con i denti"Il commercialista del Senatore, sentito come teste dai pm di Napoli, dice che il passaggio al partito di Berlusconi fu opera di Valter Lavitola. L'ex direttore dell'Avanti!, arrestato oggi, è accusato di corruzione internazionale e associazione a delinquere

Il signor Testa di cazzo asfaltata l'ha studiata giusta: ha fatto finta di aver patema nel mollare lo scranno del potere massimo pontificio, quando in realtà non vedeva l'ora di mollare LA FOGNA CREATA PIENA ZEPPA DI DEBITI allo sfigatino di turno salutato come il salvatore di non si sa bene che cosa. Rimanere Pontefice Massimo significava perdere UN MILIARDO DI CAPITALIZZAZIONE IN BORSA con tracollo del 60%, con aggravio a cascata su tutta la filiera infiacchita dal mezzo miliardo di euro sganciato alla Cir. E' vero, si ritrova oggi senza scudi legali all'interno dei suoi numerosi processi, ma il Soggetto confida molto nei tempi biblici della Giustizia Italiota (ed infatti è già scattata la prescrizione per la corruzione acclarata Mills...), eppoi proprio quelle aule giudiziarie possono tramutarsi in una splendida pubblicità.

 

Mediolanum, l'utile netto crolla
Proposto dividendo a 0,11 euro

I profitti del gruppo guidato da Ennio Doris sono calati del 70% a 67 milioni, pesano svalutazioni dei titoli governativi greci in portafoglio per 85 milioni. Masse amministrate al massimo storico di 46,2 miliardi

 

MILANO - Mediolanum ha chiuso il 2011 con un utile netto di 67 milioni, in calo del 70%, su masse amministrate di 46.207 Milioni (+1%). Al netto delle componenti non ricorrenti l'utile è, invece, diminuito del 16% a 193 milioni. Il consiglio di amministrazione guidato da Ennio Doris proporrà all'assemblea dei soci un dividendo di 0,11 euro per azione.
E, considerando l'acconto al dividendo distribuito a novembre 2011 di 0,07 euro, il cda proporrà la distribuzione di 0,04 euro. L'assemblea dei soci si terrà il prossimo 19 aprile in prima convocazione o 20 aprile in seconda.

Il risultato del 2011 è stato penalizzato da rettifiche di valore per impairment dei titoli governativi greci in portafoglio, per 85 milioni, della partecipazione in Mediobanca, per 41 milioni, già al netto dei relativi effetti fiscali. Al netto di tali componenti l'utile sarebbe quindi stato di 193 milioni. Il risultato ha risentito, inoltre, di minusvalenze nette di valutazione degli investimenti a fair value, per complessivi 44 milioni al netto delle imposte, minusvalenze già interamente recuperate nei primi mesi del 2012. Senza perdite temporanee di valore il risultato delle attività correnti del 2011 sarebbe stato superiore a quello del 2010.

Nel frattempo, le masse amministrate hanno superato il loro massimo storico attestandosi a 46,2 miliardi. La raccolta netta è stata di 2,7 miliardi. Sul mercato domestico l'utile è stato di 75 milioni (-68%) e le masse amministrate di 44,2 miliardi (+1%).

MEDIASET IN CRISI: INIZIANO I LICENZIAMENTI A CASCATA. LA PRIMA TESTA A CADERE E' QUELLA DEL LECCACULO STORICO: EMILIO FEDE !!!Mediaset: "Se non ci sarà ripresa saremo costretti a ridurre il personale,IL

NOSTRO PADRONE

 ASSOLUTO STA

 SPENDENDO

TROPPI SOLDI

 PER COMPRARE DEPUTATI,SENATORI,

AVVOCATI,GIUDICI PER MANTENERSI A GALLA FINO ALLE PROSSIME ELEZIONI. QUINDI TUTTI COLORO CHE NON CONTANO UN CAZZO VERRANNO ELIMINATI E BASTA, D'ALTRA PARTE SONO SOLO NUMERINI"

 

Mediaset: "Se non ci sarà ripresa saremo costretti a ridurre il personale" L'annuncio di Fedele Confalonieri in audizione in commissione alla Camera. In mattinata incontro con Mario Monti. L'eventualità dei tagli a costi e investimenti collegata al calo dei profitti e della raccolta pubblicitaria

 

200 MILIONI DI EURO DI COLATA DI CEMENTO BERLUSCONIANO  BLOCCATE NEL COVO DI MONZA DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE...

Monza, Pdl e Lega divisi, bocciata definitivamente la Milano 4 di Berlusconi

Fallisce anche l'ultimo tentativo di approvare in consiglio comunale il progetto Cascinazza spinto dalla famiglia dell'ex premier. Le divisioni del centrodestra e l'opposizione del centrosinistra hanno impedito il via libera al piano prima delle elezioni amministrative di maggio

Il sogno di Paolo Berlusconi di costruire a Monza Milano 4 si è infranto contro la forza implacabile del dissenso interno al partito e dei contrasti con la Lega Nord. In mezzo sono passati cinque anni di lavoro, l’invio nel capoluogo di provincia brianzolo dell’ex ministro fidatissimo Paolo Romani che si è occupato personalmente, in qualità di assessore, della Variante urbanistica monzese che avrebbe reso edificabile il terreno della Cascinazza, di proprietà di una società riconducibile al fratello dell’ex premier. Da trent’anni chi aveva acquistato il terreno agricolo da cinquanta ettari al confine con Sesto San Giovanni, sperava di vederlo diventare edificabile per svariate migliaia di metri cubi residenziali e produttivi, per un affare da 120 milioni di euro.

Nel consiglio comunale di domenica scorsa, a sorpresa, quella stessa maggioranza di centrodestra tenuta insieme a fatica non ha avuto i numeri neppure per portare il documento in votazione. Uno scivolone a cui ha cercato di rimediare ieri sera, resuscitando la variante e sperando di spuntare una dilazione dei termini in extremis, prima dello scioglimentodel consiglio per le elezioni del maggio prossimo. Ma il risultato non è cambiato, e ora saranno gli elettori a decidere.

Scadeva domenica, dopo cinque anni di lavoro, oltre settanta consigli comunali, migliaia di euro spesi in consulenti, centinaia di emendamenti accolti, il termine perchè la Variante fosse votata dal Consiglio comunale. Peccato che Pdl e Lega Nord si siano trovati a disporre di solo venti voti a favore, mentre l’opposizione (formata dal centrosinistra, ma resa forte dall’esodo dei fuoriusciti del Pdl) ne contava altrettanti contrari. Uno stallo davanti al quale la giunta monzese ha scelto di fare un passo indietro, senza portare nemmeno il documento in aula nonostante fosse il termine ultimo per votarlo senza farlo decadere. «La variante del cemento è cancellata», aveva annunciato il leader dell’opposizione 
Roberto Scanagatti, prima di capire che il Centrodestra non si sarebbe arreso.

Dopo aver riportato all’adozione in giunta il documento, ieri sera il centrodestra ci ha riprovato. Contava forse su qualche assenza nei banchi della minoranza che potesse capovolgere la bilancia dei voti in stallo. Ma nel frattempo ci aveva pensato il Prefetto di Monza a togliere ogni speranza di approvazione della variante Cascinazza, dichiarando ufficialmente scaduti i termini. Così alle 3 di notte, l’opposizione ha abbandonato l’Aula per protesta e la maggioranza ha potuto approvare con venti un documento che si limita a riavviare l’iter a beneficio della prossima giunta. «Una forzatura illegittima contro cui presenteremo ricorso al Prefetto e al Tar», ha dichiarato comunque Scanagatti.

Certo la questione peserà in vista delle alleanze per le Amministrative che andranno in scena a maggio, rendendo la città di Monza strategica per l’ex premier. Non essendo, infatti, riuscito il centrodestra ad approvare il Pgt entro i termini e riprendendo l’iter daccapo, saranno i cittadini a decidere cosa vorranno per la Cascinazza e per la città. Appare ormai chiaro che chi si assicurerà la vittoria nella città di Monza ne deciderà il destino. Una possibilità che potrebbe anche far valutare a
Silvio Berlusconi la possibilità di allearsi ancora con la Lega chiedendo al Carroccio una deroga al diktat di correre soli per avere più speranze di vincere. Una possibilità che si deciderà domani, quando in via Bellerio a Milano, sede del Carroccio, si definiranno le alleanze tra Lega Nord e Pdl

 

Amministrative, Berlusconi nasconde il Pdl e pensa di presentare liste civiche , liste farlocche, liste di merda per prendere voti sotto mentite spoglie, una merdosa operazione make up in stile merdaset in  picchiata del 10% nel rastrellamento pubblicitario con la diramazione partitica al 24% dal 38% che era solo 4 anni fa !!!

Un vertice convocato domani a Lesmo con tutti gli amministratori locali e lo stato maggiore del partito per mettere le basi di quello che sarà il nuovo movimento che prenderà vita in autunno. Il Cavaliere sa che alle prossime elezioni di maggio c'è il rischio di una sonora sconfitta così sta valutando di non presentare il Popolo della Libertà. Ma non basta a risolvere i problemi: dallo scandalo delle tessere false alle difficoltà di individuare personalità forti da presentare a Genova, Palermo e Verona

Cancellare il Pdl e presentarsi alle prossime amministrative con delle liste civiche, tentando così di avvicinare anche l’Udc e l’elettorato moderato. Ed evitare soprattutto il paragone con i risultati delle ultime elezioni: i sondaggi più recenti, infatti, danno il partito di Arcore intorno al 20%. Silvio Berlusconi sa che al voto di primavera ci sarà un bagno di sangue ovunque, da Palermo a Verona. Così ha intenzione di far sparire il Pdl e archiviarlo. Poi, al congresso nazionale che si svolgerà presumibilmente in autunno, prenderà vita un nuovo partito come il Cavaliere vuole da tempo. Anche per questo il Cavaliere ha convocato tutti gli amministratori locali e vertici del Pdl domani sera a Lesmo, nella villa Gernetto sede dell’università del pensiero liberale. Appuntamento ore 20.30 per una cena tutti insieme, poi una riunione ristretta con Angelino Alfano, i coordinatori Denis Verdini e Ignazio La Russa, alcuni amministratori tra cui Roberto Formigoni, i capigruppo e pochi altri per stabilire come muoversi per non rischiare di sparire dalle amministrazioni. I nodi da sciogliere sono molti. Primo fra tutti l’alleanza con la Lega ormai “morta e sepolta”, come ha ribadito ieri Roberto Calderoli. Il Cavaliere si è infatti definitivamente rassegnato: l’asse con il caro amico Umberto Bossi non esiste più. Berlusconi ha temporeggiato fin quando ha potuto, ma Alfano e in particolare Verdini sono riusciti a convincerlo che è arrivato il momento di muoversi per limitare i danni.

C’è il nodo dei candidati sindaci che il Pdl non riesce a individuare, in particolare nei comuni strategici come Palermo, Genova e Verona.
Inoltre il caos più totale delle tessere false non aiuta a migliorare il clima di confusione che regna nel partito in vista delle amministrative. Alfano tenta di tenere insieme i pezzi e ripete che con oltre un milioni di iscritti, è possibile che ci siano casi isolati di irregolarità, ma “i furbetti non passeranno”, ripete il segretario nazionale. Ma c’è il rischio che possano essere invalidati anche i congressi già celebrati. L’ordine di scuderia è ritrovare l’unità e agire compatti. “E’ il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare ventre a terra per evitare una debacle elettorale, che in tanti prevedono al voto di maggio”, riferisce un ex ministro azzurrro. Si voterà in molti centri di piccola e media dimensione, ma gli occhi sono puntati su 5 città considerate strategiche per i futuri assetti politici, tutti comuni dove il Terzo Polo ha stabilito di correre in modo unitario: Palermo, Genova, Verona, L’Aquila e Lecce. E se nel capoluogo ligure c’è ancora un margine d’azione, mentre a Verona si attende che la Lega risolva lo scontro con Flavio Tosi per una lista civica che il Carroccio invece vuole vietargli, le attenzioni si concentrano sulla Sicilia, la terra dove il delfino del Cavaliere rischia di cadere in mano nemica.

 

IN STATO DI CRISI DI LIQUIDITA'

ECCO L'AFFARE GLAMING SRL

Con oltre mezzo miliardo di euro pagato come multa alla CIR, il gruppo Mediaset-Mondadori-Fininvest-Mediolanum è finito in grave crisi di liquidità. Una bella inchiesta di Sigfrido Ranucci per Report, la scorsa settimana, ha portato alla luce l’ultima – almeno tra quelle note – passione del Cavaliere: il gioco d’azzardo online.

Mondadori, gioiello editoriale di famiglia – controllato da Lady Marina Berlusconi, figlia prediletta del premier – dopo che il papà ha scelto, con leggi e leggine, di scommettere sulle entrate da gioco d’azzardo per finanziare la ricostruzione dell’Aquila (e nell’inchiesta di Report si sollevano non pochi dubbi circa il fatto che ciò stia effettivamente accadendo) ha, a sua volta, deciso di investire nel settore dei giochi e delle scommesse online, chiedendo e ottenendo una concessione per l’esercizio di tale attività (risultato scontato se la concessione è assegnata dall’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, dunque, da un’amministrazione controllata dal Governo).

PERCHE' IL GIOCO D'AZZARDO ??

In un momento in cui l’azienda del premier è in grave crisi di liquidità, il gioco online – complice un ingegnoso meccanismo disegnato dagli uomini di Tremonti su misura del premier – è uno straordinario veicolo di autofinanziamento perché le entrate, e non solo gli utili, della Glaming possono essere utilizzate per dotare della necessaria liquidità l’intero Gruppo Mondadori, sollevandolo dall’onere di far ricorso, come ogni comune mortale, all’esoso sistema bancario.

Ora, la concessione alla Mondadori è stata "girata" alla velocità della luce dal papà della proprietaria che è presidente del Consiglio, e già quì siamo in una EVIDENTE forzatura, per il solito conflitto d'interessi, in spregio altresì di una norma precisa che  recita: "Le regole amministrative per l’assegnazione della concessione e la stipula della convenzione per il gioco d’azzardo online, infatti, prevedono – e ben se ne comprendono le ragioni – che “ciascun soggetto partecipante alla società costituenda non gestisca in maniera diretta o indiretta organizzazioni o attività sportive o comunque altre attività i cui esiti siano oggetto di giochi pubblici… né possieda partecipazioni in società o associazioni sportive esercenti attività i cui esiti siano oggetto di scommesse a quota fissa su eventi sportivi”.

La Mondadori, come è noto, è parte dello stesso Gruppo Fininvest cui appartiene anche il Milan, le cui perdite, peraltro, sono storicamente state ripianate proprio grazie ai maggiori utili conseguiti dalla Mondadori.

Difficile, in tale contesto, sostenere – come pure Lady B. ha fatto – che tra la neo-costituita Glaming, società concessionaria dei giochi online, e il Milan, società sportiva impegnata in decine di competizioni oggetto di giochi e scommesse, non vi siano quelle relazioni che, comprensibilmente, la disciplina sull’affidamento di concessioni per il gioco online esclude debbano sussistere. 
Per far diventare il papà anche presidente-biscazziere, dunque, Lady B. è stata costretta a dire una mezza verità: non avere nulla a che fare con una società sportiva.

A scorrere il lungo elenco dei requisiti dei quali il concessionario di giochi online – e nel caso che ci interessa ciascun partecipante alla costituenda società concessionaria – deve essere in possesso, in realtà, viene, almeno il dubbio, che la Mondadori possa essersi trovata costretta a dire anche qualche altra piccola bugia.

La disciplina per l’affidamento della concessione per i giochi online, infatti, prevede anche che “l’impresa non abbia commesso gravi infrazioni, debitamente accertate, alle norme in materia di sicurezza, previste dalla vigente normativa dello Stato in cui è stabilita, né ad ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro”, né “violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui è stabilita”.

Possibile che una grande società come la Mondadori non abbia davvero mai commesso alcuna violazione in materia di sicurezza sul lavoro o, più in generale nei rapporti di lavoro con i propri dipendenti? E possibile che – a parte le note vicende, per le quali mancano accertamenti definitivi – la Mondadori non abbia mai subito alcuna condanna definitiva per evasione fiscale? (C'è un processo in corso infatti....)

 

LE LEGGI AD PERSONAM CONGELATE DAL "PERIODO" MONTI....

 

 

 

MILAN CHANNEL IN CRISI

 

Mediaset rischia di perdere
il controllo di Endemol

 

La casa di produzione del 'Grande fratello' è sommersa dai debiti. Secondo la stampa britannica gli hedge fund verso cui è esposta potrebbero chiedere di entrare nella compagine azionaria

 

MEDIASET AL MINIMO STORICO

Titolo al minimo storico, in un anno ha perso il 60% (oltre un miliardo di euro), contro il 34% perso in generale da piazza Affari. Così le piazze di scambio scaricano le aziende del Cavaliere. L’interminabile agonia politica del suo governo è già costata a Silvio Berlusconi più di un miliardo di euro. A tanto ammonta la perdita di valore in Borsa delle quote azionarie del premier in Mediaset e Mondadori negli ultimi nove mesi. Cioè da quando, il 14 dicembre scorso, il governo riuscì a salvarsi in Parlamento grazie ai voti di Scilipoti e compagnia. Da allora intercettazioni a luci rosse, scandali sessuali, processi e manovre finanziarie a vanvera hanno fatto precipitare la già scarsa credibilità del premier-imprenditore tra gli investitori internazionali.

 

Dieci indagati per il caso Arner Bank. C’è anche la società finanziata da Berlusconi

Per le persone coinvolte le accuse parlano di riciclaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie. Nei guai anche l'architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella del Cavaliere

Una delle ville costruite ad Antigua

Riciclaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie: sono queste le accuse contenute negli avvisi di conclusione delle indagini notificati dai militari della Guardia di Finanza di Milano a una decina di persone nell’ambito dell’inchiesta (condotta dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano) sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank e sul Flat Point Development Limited. Quest’ultima è la società di Antigua con una filiale torinese che fu impegnata in un imponente progetto turistico nell’isola caraibica e alla quale, come risulta dagli accertamenti, tra il 2005 e il 2009, sarebbero stati versati 34 milioni di euro dagli acquirenti dei lussuosi immobili e dei quali più di 20 sono risultati provenire da conti personali e ufficiali di Silvio Berlusconi.

Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini, oltre alla stessa filiale italiana della banca (sotto inchiesta in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti), ci sono l’ex presidente
Nicola Bravetti e l’ex ad Davide Jarach, l’allora consigliere Marco Milla, e altri dipendenti della banca come Flavio De Paolis e Romani e l’ex commissario ai tempi nominato dal Ministero del tesoro, Alessandro Marcheselli. Per quanto riguarda il filone che riguarda la Flat Point, la Procura ha contestato il reato di infedele dichiarazione dei redditi agli amministratori Giuseppe Cappanera, Giuseppe Poggioli ed Elisa Gamondi. Per gli inquirenti la Flat Point sarebbe una società esterovestita e pertanto i suoi redditi avrebbero dovuto essere dichiarati in Italia e non ad Antigua. Nel documento di chiusura indagini risulta anche il nome di Piergiorgio Rivolta, l’architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella dell’ex premier.

 

 

L'IMPERO OFF SHORE:5 volte condannato e prescritto- legge ex cirielli sulla prescrizione lampo - (all iberian 1,stecca da 21 miliardi a craxi),lodo mondadori,corruzione semplice giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al giudice squillante, corruzione di testimone , caso Mills, che gli ha fruttato il depotenziamento della sua posizione nelle Tangenti alla Guardia di Finanza del 1996 e nel processo All Iberian 2, la spaventosa frode fiscale con falso in bilancio, prescritto in primo grado nel processo Mills in qualità di imputato unico in quanto corruttore del suo commercialista (anch'egli condannato e prescritto)affinchè testimoniasse stronzate nel processo all iberian e Tangenti alla Guardia di Finanza)),1 depenalizzazione del reato di falso in bilancio per gli oltre 2000 miliardi di lire girati su 64 società off shore (all iberian 2), un colossale falso in bilancio che è valsa la scalata a Standa - poi svenduta e trasformata in Billa-,Rinascente, Milan di Farina,1 condanna amnistiata, falsa testimonianza loggia p2.  "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills (4 ANNI DI CARCERE PER FALSA TESTIMONIANZA AI PROCESSI ALL IBERIAN E TANGENTI ALLA GUARDIA DI FINANZA), il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processO All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle offshore. Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi (processo all iberian 1, condannato in secondo grado per una parte di quelle gigantesche mazzette, condanna finita naturalmente in prescrizione grazie ad un'altra sua merdosa legge: EX CIRIELLI), di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Telepiù. La sentenza di primo grado del processo Fininvest-Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione.

In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto 600 mila dollari.
E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo (CIOE' LA FOGNA UMANA E' SOTTO PROCESSO PER AVER CORROTTO QUEL TESTA DI CAZZO DEL SUO COMMERCIALISTA INGLESE). Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi
. Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guernsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano "società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset". I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003.

C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.

La Cassazione: "Berlusconi pagò
e Dell'Utri mediò con la mafia"

Nel dispositivo della sentenza che ha annullato con rivio la condanna per concorso esterno del senatore la suprema Corte dice che è stato lui a trattare con le cosche per assicurare la protezione della famiglia del Cavaliere che tirò fuori "cospicue somme"

 

ROMA - Silvio Berlusconi pagò ("cospicue somme") le famiglie mafiose per assicurarsi protezione e Marcello Dell'Utri fece da mediatore nella trattativa. Questo scrivono i giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza 1 che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno a Dell'Utri. Spiegano i supremi giudici - nella sentenza 15727 di 146 pagine - che in maniera "corretta" sono state valutate, dai giudici della Corte d'Appello di Palermo, le "convergenti dichiarazioni" di più collaboratori sul tema "dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra". Provata anche la "non gratuità dell'accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia".

Per quanto riguarda l'assunzione del mafioso Mangano come stalliere alla villa di Arcore, ad avviso della Suprema Corte il dato di fatto "indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti, è stato congruamente delineato dai giudici di merito come indicativo, senza possibilità di valide alternative, di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice grazie anche all'impegno specifico profuso da Cinà".

E se nel periodo in cui lavorò con Berlusconi il rapporto con la mafia, secondo i giudici, va provato il concorso esterno in associaizone mafiosa nel periodo che va dal 1977 al 1982 quando Dell'Utri lavorava con Rapisarda.

FININVEST HA PAGATO:

Lodo, la Cir riceve i 564,2 milioni di euro. Niente campagna di rafforzamento per il Milan.

 

P3, la Corte E' di Re Silvio ma si perseguono i suoi cortigiani, il Re della Merda rimane al suo posto

Non è facile spiegare, neppure ora che l’inchiesta è conclusa, la strana storia della P3. Ancora più difficile è far capire a qualche amico francese o tedesco come sia stato possibile che nel nostro paese un presidente del Consiglio, sia pure Berlusconi, possa essersi trasformato nell’ispiratore di una “società segreta” il cui scopo ultimo era in definitiva quello di risolvere i suoi molti guai giudiziari e qualche opaca trama politica. Complottando al vertice di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale per la modifica di norme che non gli garantivano l’immunità (Lodo Alfano), o risolvere annose vertenze con imprenditori nemici (Lodo Mondadori), senza essere mai essere neppure sfiorato dall’inchiesta giudiziaria. Mai indagato e neppure interrogato Berlusconi.

Eppure i suoi vecchi amici, da
Marcello Dell’Utri (condannato per mafia) a Flavio Carboni (processato e assolto per l’omicidio Calvi) e a Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl da lui nominato, stanno per essere rinviati a giudizio sulla base di fatti ampiamente documentati e con un carico di imputazioni da far impallidire un criminale incallito. Dalla violazione della legge Anselmi al concorso in associazione per delinquere e poi corruzione, diffamazione e violenza aggravata. Chi più ne ha, più ne metta. Con loro ci sono altri esponenti di rilievo del Pdl: l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, per il quale pendono due richieste di arresto, e il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Ma anche un alto magistrato, l’ex presidente di Cassazione Vincenzo Carbone.

L’architrave fragile dell’inchiesta romana sulla Corte di Re Silvio, firmata dai pm
Giancarlo Capaldo e Rodolfo Caselli, è in definitiva questa: perseguire il Vice Cesare, ma non Cesare benché Cesare sia citato ben 19 volte nelle migliaia di pagine processuali. Un po’ per burla, un po’ per proteggerlo dalle intercettazioni. Ma la sua identità traspare. Cesare non può che essere lui, Berlusconi. Lo afferma un’informativa della Guardia di Finanza, ma trapela oltre ogni lecito dubbio da una telefonata tra Carboni e Pasquale Lombardi, il tributarista che “sussurrava ai giudici”, in cui il primo annuncia che Cesare non potrà essere presente all’incontro con Verdini, nella sontuosa e un po’ pacchiana dimora di Palazzo Pecci Blunt, ai piedi del Campidoglio, perché in partenza per San Pietroburgo. In volo dall’amico Putin.

Nonostante la sua “assenza” processuale, le 66 mila pagine dell’inchiesta grondano della presenza di Cesare. Più di altre clamorose indagini degli ultimi anni – dalle Olgettine a Ruby, dai festini a Palazzo Grazioli agli strani mènage con Tarantini e Lavitola – la P3 è quella che meglio descrive il
“sistema di potere” berlusconiano, dentro e fuori il Pdl. Un sistema familistico e insieme arrogante, predisposto all’intrallazzo e alla violazione sistematica delle leggi, ignaro di ogni regola istituzionale, privo del più elementare senso dello Stato.

A gestire i suoi interessi, e dunque la P3, sono persone a lui legate da antiche, misteriose amicizie o da più recenti e oscuri legami politici. Il siciliano Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, è il
viceCesare, il grande capo cui tutti devono rivolgersi per ogni decisione. Il toscano Verdini è il braccio finanziario degli affari che ruotano attorno al suo Credito cooperativo, la Banca toscana da cui sarà costretto a dimettersi al culmine dello scandalo sulla Cricca. Flavio Carboni è il vecchio sodale che gli ha aperto le porte della Sardegna negli anni Ottanta, vendendogli ville e terreni che gli hanno consentito di costruire mezza Costa Smeralda con l’ausilio di soci silenti e pericolosi come Pippo Calò o malavitosi della Banda della Magliana. Ancora al suo fianco, quasi trenta anni dopo, con il Governatore Cappellacci, l’ emergente amministratore che gli ha fatto vincere le elezioni in Sardegna, che il buon Flavio tenta di coinvolgere nel business dell’eolico mettendo nel sacco due imprenditori forlivesi. Tanto rapaci quanto ingenui, pronti a sborsare oltre 6 milioni di euro, prima di agguantare il vento.

Ma in questa storia più delle pale, ruotano i soldi. Tutti si riempiono le tasche all’ombra della P3. L’unico stralcio riguarda un sontuoso
regalo da 10 milioni di euro che Berlusconi avrebbe fatto nel 2010 al vice Cesare. Siamo ormai fuori dalla P3, smascherata e disciolta, ma i patti vanno rispettati e la riconoscenza onorata. Parola di Cesare.

 

 

 

CALCIOPOLI 2006

 DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO, CON RITO ABBREVIATO, DEL DICEMBRE 2009, LA SENTENZA DEL PROCESSO ORDINARIO DELL'8 NOVEMBRE 2011

 

"Moggi era il capo
decisive schede sim"

Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"

di DARIO DEL PORTO

Ecco tutte le 558 pagine delle motivazioni su Calciopoli depositate dal giudice Teresa Casoria della nona sezione del tribunale di Napoli che ha condannato Moggi, Bergamo e altri coimputati e ha portato alla forte penalizzazione della Juventus.
"Moggi era il capo decisive schede sim"

Luciano Moggi

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
 il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

 

 

 

Le mirabolanti intercettazioni della difesa dimostrano solo che

 

 l'Inter tentò di entrare nel giro, ma invano

 

Quando scoppiò Calciopoli collaboravo con Repubblica e fui il primo a pubblicare le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Torino. Si riferivano alle gare di precampionato dell’estate 2004, dunque non avevano rilevanza penale perché la frode sportiva si consuma soltanto in partite ufficiali. Poi un gip sciaguratamente negò la proroga quando la stagione entrava nel vivo e si dovette archiviare. Ma la Cupola del Pallone era già chiara e lampante. Poi per fortuna, partendo da altri fatti, la Procura di Napoli intercettò dirigenti della Figc e di vari club, arbitri e designatori durante il campionato 2004-2005 e giunse alle stesse conclusioni, però penalmente rilevanti.

Il sistema funzionava così: il calcio italiano era nelle mani della
Juventus di Moggi e Giraudo e del Milan di Berlusconi e Galliani, che facevano il bello e il cattivo tempo attraverso manutengoli come il vicepresidente della Figc Mazzini, i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo e un harem di arbitri e guardalinee di fiducia. Il presidente Carraro fingeva di non vedere. Così come la giustizia sportiva e gli altri organi di controllo. Chi si sottometteva alla Cupola (la Lazio, la Reggina, la Roma da una certa fase in poi e altri) aveva diritto di esistere; chi si ribellava, come inizialmente la Fiorentina dei Della Valle, o era fuori dal giro, come Moratti e Gazzoni Frascara, veniva bastonato.

I Della Valle, secondo l’accusa, vedendo la loro Fiorentina perseguitata dagli arbitri, andarono a baciare la pantofola dei Mazzini e dei Moggi, e i viola si salvarono in extremis a scapito del Bologna di Gazzoni. L’Inter intanto continuava a spendere e spandere senza toccare palla. Finché Facchetti tentò anch’egli di entrare nel giro, ma con scarsi risultati. Tutti sapevano come andavano le cose, ma nessuno denunciava (a parte Zeman, Baldini e pochi altri outsider, subito messi fuori gioco). Anche molti giornalisti sportivi e moviolisti, che infatti Moggi curava amorevolmente con regali e scoop-omaggio. Gli arbitri che sbagliavano nella direzione giusta venivano premiati, gli altri finivano anzitempo la carriera.

In pieno conflitto d’interessi, Moggi e il figlio gestivano un battaglione di calciatori e allenatori con la Gea World, che riuniva i figli di papà che contavano:
Geronzi, Lippi, De Mita, Calleri, Cragnotti, Tanzi. Bastava leggere le intercettazioni per ritenere giuste, anzi troppo lievi, le sanzioni sportive a Juve, Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina (la Juve evitò la Serie C solo perché si doveva salvare il Milan dalla B). E basta rileggerle oggi per ritenere sacrosanta la sentenza del Tribunale di Napoli che ha condannato gran parte degli imputati per associazione per delinquere e frode sportiva. Tre giudici, con una presidente tutt’altro che tenera con l’accusa (che tentò addirittura di ricusarla) e sempre elogiata dalle difese, hanno ritenuto provate le accuse dopo tre anni di dibattimento. E si son fatte una risata dinanzi alla linea difensiva moggian-craxiana del “così fan tutti”. Sia perché l’eventuale responsabilità altri non cancella quella di un imputato colpevole; sia perché le mirabolanti intercettazioni sfoderate dalla difesa dimostrano al massimo che l’Inter tentò di entrare nel giro, non che ha commesso reati. Ora Moggi manda a dire che lui ha fatto tutto per conto della Juve: bella novità.

Quando Umberto Agnelli lo ingaggiò, Moggi era imputato a Torino per aver fornito prostitute ad arbitri per le partite di Uefa del Torino. Quindi fu assunto proprio perché si sapeva chi era e come operava. Moggi aggiunge che le schede telefoniche estere da lui usate le pagava la Juventus, per aggirare lo “spionaggio industriale Telecom-Inter”: e allora perché le passò ai designatori Bergamo e Pairetto? Anziché lasciarsi lo scandalo alle spalle, come aveva fatto suo cugino
John Elkann, Andrea Agnelli figlio di Umberto e amico di Moggi e Giraudo ha ripreso a gridare al complotto e a rivendicare gli scudetti dello scandalo, giustamente revocati. Ora, con la sentenza di Napoli e i messaggi di Moggi, ha quel che si merita. Forse, anziché vellicare gli istinti peggiori della tifoseria peggiore, farebbe bene a guardare al futuro. A farsi spiegare lo “stile Juventus” da chi ancora sa cos’è come Boniperti, Trapattoni, Zoff e Platini. E magari a costruire stadi più sicuri.

 

Serie A - Zeman "Moggi docet: il calcio è malato"

sab, 12 nov 11:07:00 2011

 

L'allenatore del Pescara torna a condannare l'operato dell'ex dg della Juventus e commenta la sentenza del processo che ha condannato Luciano Moggi (foto AP/LaPresse)

Zeman_Pescara_2011 - 0

"Se c'è stata una sentenza, vuol dire che ci si è basati su qualche fatto per cui i campionati che si sono giocati in passato non erano sicuramente regolari. Si è dimostrato che il calcio non era sano".

Le condanne in primo grado del processo di Napoli su calciopoli, in primis quella di Luciano Moggi, rappresentano una sorta di vittoria morale per Zdenek Zeman, che in passato ha più volte puntato il dito contro gli aspetti 'oscuri' del mondo del pallone.

"Non sono stato un 'picconatore' - ci tiene a precisare il tecnico boemo, oggi sulla panchina del Pescara - ho semplicemente detto cosa secondo me non andava e che invece ad altri andava bene, forse perché il calcio è la quinta industria del Paese. Ma se per me ci sono cose che non vanno bene, lo dico".

"Non mi sono mai sentito un Don Chisciotte - conclude il tecnico - io faccio l’allenatore che cerca di far migliorare i calciatori e cerca di dare qualcosa ai tifosi: è la mia posizione da 40 anni ed anche oggi è così".

 

 

Calciopoli, Roberto Beccantini
“Un altro complotto? No Grazie”

Però qualche mistero resta. Primo tra tutti, l'esclusione di Franco Carraro, distratto gestore di tutto il circo

Cinque anni e quattro mesi per associazione a delinquere per Luciano Moggi. La sentenza di primo grado emessa martedì scorso dal presidente del Tribunale di Napoli Teresa Casoria sul processo penale di Calciopoli è quella che si suol definire una condanna esemplare, che ha accolto quasi per intero le richieste dei pubblici ministeri (per l’ex dg della Juve avevano chiesto cinque anni e otto mesi). Il contrattacco del diretto interessato non si è lasciato attendere ed è quasi certo che la telenovela Moggiopoli non è finita qui perché purtroppo Big Luciano e il calcio di casa nostra sono due entità difficilmente separabili. Ecco in proposito le opinioni di tre editorialisti del “Fatto Quotidiano”.

Il mio pronostico era: frode sportiva, ma non associazione a delinquere. Cambia tanto, e comunque “rispetto” la colpevolezza di Luciano Moggi, visto che nei confronti della “Biade” juventina siamo già al terzo indizio: giustizia sportiva, rito abbreviato (Antonio Giraudo), primo grado di Napoli. Non credo nemmeno all’ennesimo complotto. Fino alle otto di martedì sera, il giudice Teresa Casoria rappresentava – per il popolo juventino e, dunque, per mezza Italia – il simbolo della giustizia vera, l’icona delle sentenze ponderate, l’incarnazione del processo corretto. Dopo la lettura del verdetto, per quello stesso popolo e per quella stessa metà, è diventata una Palazzi con i tacchi, la maestra di due picciotte con le lupare puntate alla schiena di Moggi. In questi casi, i cittadini di un Paese normale attendono le motivazioni, e poi cominciano a sparare, o a spararsi. Da noi no: ci si spara subito. Abbasso il complottismo, dunque, ma evviva i dubbi.

Non giustifico il sistema Moggi, preesistente al suo sbarco alla Juventus, e mi riesce difficile immaginare i pm napoletani al soldo di qualche grande vecchio. Ciò premesso, restano fior di misteri: l’esclusione, scandalosa, di Franco Carraro, all’epoca dei fatti gestore distratto, molto distratto, di tutto il circo; la celeberrima uscita di Giuseppe Narducci sulle telefonate di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti (“piaccia o non piaccia, non ce ne sono”); le bobine e i baffi trascurati o scartati dal tenente colonnello Attilio Auricchio; lo spionaggio illegale di Telecom; l’atto d’accusa (postumo) del superprocuratore Stefano Palazzi contro l’Inter, il cui percorso netto a livello disciplinare non può non sollevare qualche sorriso, dal momento che, senza prescrizione, dentro al calderone (sportivo, almeno) ci sarebbe finita anche lei: altro che scudetto a tavolino. Detesto i comodi alibi del “così fan tutti”.

Negli anni di Calciopoli così facevano molti, non tutti. E più di tutti, faceva Moggi. Per questo, ritengo doveroso un podio delle responsabilità, ma più che nel cuore di una organizzazione che teneva sotto scacco i campiona-ti, mi sembrava di essere capitato nel bel mezzo di una guerra per bande: peccato che alcune di esse siano state tenute fuori dai tribunali. Per Narducci, c’era la cupola e c’erano gli altri. Ne prendo atto. Rimangono i dodici anni di storia juventina fra il 1994 e il 2006, le stagioni della Triade, scandite da trionfi su trionfi e racchiuse tra farmaci prescritti e telefoni bollenti. Non che intorno fossero tutti frati e suore – cito alla rinfusa: passaportopoli, doping amministrativo, premiopoli, scommettopoli – ma in appello Moggi dovrà smontare e ribaltare un’accusa infamante. Per lui e per la sua ex società. Non ho capito, per concludere, lo smarcamento della Juventus, al di là del salvacondotto offertole dal verdetto. Scaricare Moggi perché era “solo” direttore generale è viltà pura, anche se alle tasche conviene. Fingere di non sapere obbliga a saper fingere: come è stato fatto o come non sanno più fare?

 

 

Minacciò Baldini, condannato Moggi

 

Quattro mesi e 5.000 euro di multa per l'ex d.g.
della Juve pochi giorni dopo la sentenza di Calciopoli che lo ha condannato a 5 anni e 4 mesi in primo grado a cui si aggiunge un anno di reclusione in secondo grado per il Processo GEA. Totale: 6 anni ed otto mesi.

MILANO - L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, è stato condannato a quattro mesi di reclusione dal tribunale di Roma per aver rivolto minacce all'attuale direttore generale della Roma, Franco Baldini, nel 2008. Il giudice monocratico Luca Comand ha disposto il risarcimento da liquidare in separata sede fissando una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 5.000 euro.

Luciano Moggi (Ansa/Abbate)

Luciano Moggi (Ansa/Abbate)

2008 - L'accusa di minacce fa riferimento ad un'udienza del processo di primo grado alla Gea, nel quale Baldini è stato il grande accusatore di Moggi. In particolare, prima dell'udienza del 19 giugno 2008, secondo l'accusa, Moggi incontrò Franco Baldini fuori dell'aula dove il dirigente giallorosso (all'epoca dei fatti team manager della Roma) si trovava in vista di un confronto con il calciatore Davide Baiocco. Dopo aver puntato il dito a dieci centimetri dal suo naso - come Baldini denunciò in aula prima di deporre - l'ex d.g. juventino lo avrebbe apostrofato dicendo: «Buon giorno pezzo di m..., stai attento che finisce male». Per l'ex dirigente bianconero il pm aveva chiesto una condanna a 8 mesi. Martedì scorso, nell'ambito del processo di Calciopoli a Napoli, Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. (Fonte: Ansa)

 

Calciopoli, 5 anni e 4 mesi per Moggi
condanne per Bergamo, Pairetto, Della Valle

La Juve: "Club estraneo ai fatti, continueremo battaglie"

Calciopoli, 5 anni e 4 mesi per Moggi condanne per Bergamo, Pairetto, Della Valle La sentenza del Tribunale di Napoli (leggi). Per l'ex dg juventino di associazione a delinquere e frode sportiva. Il processo riguarda le pressioni sugli arbitri nelle stagioni 2004-2006. Pene anche per Lotito e l'ex fischietto De Santis / BLOOOOG!

Margherita, chiesto l'arresto di Lusi
Il gip: "Ha saccheggiato le casse del partito"

"Trovato un milione, spese 30mila euro per le sue nozze"
Rep Tv Bonini: "Tentato da fuga in Canada"

Margherita, chiesto l'arresto di Lusi Il gip: "Ha saccheggiato le casse del partito" La Procura di Roma invia a Palazzo Madama la richiesta di autorizzazione per l'ex tesoriere e  senatore. L'accusa è anche di associazione a delinquere. Ai domiciliari la moglie e due commercialisti. Lui si difende: "Provvedimento abnorme"

Parmalat, 18 anni
di condanna
a Calisto Tanzi

 

I giudici hanno confermato le accuse e la pena emessa dal tribunale in primo grado per l'ex re del latte di Collecchio. In aula il 73enne aveva chiesto scusa alle persone che aveva contribuito a rovinare
di Nicola Lillo 

Tangenti, un altro caso al Pirellone
Pm: "Un milione di euro alla Lega"

L'intervista "Mazzette? Nessun sospetto"
Ufficio di presidenza, 4 indagati su 5:QUANDO SE NE ANDRANNO AFFANCULO !!! COSA DEVE CAPITARE PER FAR DIMETTERE IL VICERE FORMINCHIONE??? - foto

Trattativa, indagine sulla villa
venduta da Dell'Utri a Berlusconi"

La Procura di Palermo acquisisce il rogito, firmato alla vigilia della sentenza della Cassazione sul senatore Pdl. Dubbi sui 20 milioni pagati dall'ex premier per la dimora sul Lago di Como. I pm Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo e Lia Sava, che indagano sul ruolo che avrebbe avuto Marcello Dell’Utri nella trattativa con la mafia nei primi anni Novanta, vogliono vederci chiaro. L’assegno che Berlusconi ha staccato l’8 marzo appare esagerato. Soprattutto se si pensa che la perizia più recente (nel 2004) l’aveva stimata 9,3 milioni. Inoltre, che l’ex premier nel 2011 aveva già versato 9,5 milioni sui conti correnti di Dell’Utri, in parte usati per ristrutturare la villa  di Marco Lillo e Davide Vecchi 

Da rifare il processo a Dell'Utri
   La Cassazione ha annullato l'Appello
:QUESTA E' LA GIUSTIZIA IN ITALONIA ED E' IN QUESTA GIUSTIZIA CHE CREDONO I NOTABILES DI QUESTO PAESE DI MERDA !!

Disposto un nuovo procedimento al senatore Pdl davanti alla Corte d'appello di Palermo. I giudici annullano con rinvio la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa
Video - "Quando il senatore incontrava i boss a Milano". Intervista al pentito Francesco Di CarloDopo l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello della condanna a sette anni di reclusione a Marcello Dell'Utri vanno sfatati due luoghi comuni. Il primo è che la "Giustizia è uguale per tutti", frase che andrebbe cambiata con la "Giustizia è uguale per tutti quelli che se la possono permettere". Il secondo è quello ingiustamente accusatorio, quella vox populi che afferma che la Giustizia usa due pesi e due misure. Non è per nulla vero. La Giustizia usa lo stesso peso e la stessa misura sia quando prescrive Berlusconi dal processo Mills che quando incarcera per settimane, senza alcun processo, una madre di famiglia con tre figli incensurata che si è opposta alla Tav. La Giustizia è dalla parte della Ragion di Stato. Qualcuno può affermare il contrario? E gli interessi supremi della Nazione si difendono senza tentennamenti sia che si tratti dei responsabili della "macelleria messicana" del G8 (qualcuno è finito in carcere?) o dei massacratori di Aldrovandi (qualcuno è stato almeno rimosso dall'incarico dopo la condanna confermata in appello?).
Berlusconi ha fatto un grave torto ai suoi amici condannati in via definitiva e finiti in carcere come Previti, Cuffaro e Mangano: non si è dimesso prima delle loro condanne. Io ho infatti il
ragionevole dubbio, e con me qualche milione di itallani, non suffragato da alcuna prova se non dalle due sentenze ravvicinate Mills e Dell'Utri, che lo psiconano abbia negoziato un lasciapassare prima di dimettersi. Come fece Eltsin, che chiese precise garanzie al suo successore Putin all'atto della sua uscita di scena. Cuffaro dovrebbe chiedere la par condicio insieme a un vassoio di cannoli siciliani, è lui il più danneggiato. Beati gli assetati di Giustizia, perché saranno giustiziati.

Sentenza Eternit, tutti colpevoli
     
"Casale oggi rappresenta il mondo"

Il tribunale di Torino condanna a 16 anni di carcere Schmidheiny e de Cartier, proprietari dei 4 stabilimenti in Italia. Per il Comune del Monferrato disposto un risarcimento di 25 milioni di euro
AMIANTO, PICCO VITTIME TRA TRE ANNI - FOTOREPORTAGE: LE VEDOVE DELL'ETERNIT

UN PAESE TOTALMENTE DEVASTATO DALLA CORRUZIONE E DALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA, LA QUALE OCCUPA 1/3 DEL TERRITORIO NAZIONALE. UN PAESE COL 120% DI PIL MANGIATO DA 2000 MILIARDI DI EURO DI DEBITI, TERZO DEBITO DEL MONDO DOPO GIAPPONE E USA, UN PAESE CON OLTRE IL 30% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, SMANTELLATO NELLA SUA FILIERA CULTURALE ED INDUSTRIALE DA 10 ANNI DI POLITICHE DEREGOLAMENTATIVE DA PARTE DI GOVERNI SUB-DESTRORSI TELEVISIVI SPALLEGGIATI DA UNA SOTTO-SINISTRA DE-CULTURALIZZATA E SPAPPOLATA, UN PAESE CON QUASI DUE MILIONI DI NENE - NE STUDIO NE LAVORO - CONTINUAMENTE AVVOLTOLATO ALLA SUB CULTURA DELLA VACANZA TUTTO L'ANNO, UN PAESE CON UNA SPAVENTOSA EMERGENZA DEMOCRATICA, CON I PARTITI CONTINUAMENTE FINANZIATI DAL PUBBLICO CHE IMPEDISCONO QUALSIASI VOGLIA DI RIFORMA, SI RITROVA CON UN ORGANO COSTITUZIONALE CHE VUOLE BOCCIARE LA PROPOSTA DI REFERENDUM PER LA CANCELLAZIONE DI UNA DELLE LEGGI ELETTORALI PIU' DI MERDA DAI TEMPI DELLA LEGGE ACERBO DEL 1924 !!!

 

Sandri, 9 anni a Spaccarotella
Cassazione conferma la condanna

Il poliziotto in carcere nelle prossime ore

 

Sandri, 9 anni a Spaccarotella Cassazione conferma la condanna Confermata nell'ultimo grado di giudizio la sentenza contro l'agente che l'11 novembre 2007 sparò e uccise il tifoso della Lazio in un'area di servizio dell'autostrada A1. Riconosciuto colpevole di omicidio volontario

 

 

 

pd: partito DEI DEFICENTI. PRIMARIE A GENOVA: PD DISTRUTTO ED ANNIENTATO. PRIMARIE A PALERMO, IL CANDIDATO SINISTRORSO RITA BORSELLINO BATTUTA DA UN EX IDV, ALTRO TRACOLLO DEL PD. IL RICORSO AI PROBIVIRI DELLA BORSELLINO ANNULLA IL VOTO DELLO ZEN MA IL CANDIDATO OCCULTO VINCE UGUALMENTE PER 126 VOTI..... DOPO MILANO, NAPOLI,L'INTERA PUGLIA ecco un'altra WALTERLOO PER IL PARTITO A VOCAZIONE MAGGIORITARIA. Ecco il perchè del MERDELLUM con il LORO ALLEATO PREFERITO: LA MUMMIA DI ARCORE.( Leggere I PIU' DI MERDA...):Primarie Genova
Vince Doria (Sel)
Sconfitto il Pd
 

Ladri al PD, Rutelli si sfoga e si difende (intanto, trema)

Ladri al PD, Rutelli si sfoga e si difende (intanto, trema)

POLITICA | Dal 2008 al 2011 Luigi Lusi (Margherita) ha rubato 13 milioni di euro dirottando sui suoi conti bancari i rimborsi elettorali e alcuni finanziamenti del Pd. Il tutto senza che nessuno si sia accorto di nulla, a meno che l'accusato non stia coprendo qualcuno: su questo punto i pm di Roma vogliono vederci chiaro. La frustrazione di Rutelli che scarica ogni responsabilità: "onestà, ragione della mia vita". GUARDA IL VIDEO SU RUTELLI.

Responsabilità civile, rabbia toghe
"Norma punitiva, giustizia a rischio"

Responsabilità civile, è rivolta tra i giudici. Dopo l’inaspettata approvazione alla Camera dell’emendamento leghista firmato da Gianluca Pini (leggi l'articolo) (...si sono sempre quei testa di gran cazzo fancazzisti di merda che da vent'anni si fottono la fiumara di danaro pubblico per investire in...Tanzania, mica a Varese....), contro il parere del governo e con il sì del Pdl, si moltiplicano le reazioni negative delle massime cariche della magistratura italiana. Una norma “inappropriata” per l’ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli. Mentre il numero uno dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara si augura senza mezzi termini che l’emendamento “venga tolto di mezzo”. Sul fronte politico, intanto, a difesa del provvedimento si ricompatta la “vecchia” maggioranza di centrodestra. Ma in un’intervista sul Secolo XIX, l’ex magistrato ed ex parlamentare Pd Luciano Violante definisce l’emendamento leghista un “pasticcio ideologico” che però “segnala un’insofferenza che non va s

Indagava su di lui, Ligresti
gli chiese un miliardo di lire 

Chi trae vantaggio della responsabilità civile? Il caso di Francesco Dettori. Nel 1985 da pretore fa sequestrare alcune aree dell'immobiliarista e viene denunciato. Passeranno anni prima di liberarsi dal peso del ricorso miliardario

ottovalutata”

 

Preso Zagaria, numero 1 di Gomorra / foto
La gioia di Roberto Saviano
- tutti i video

L'ironia del boss: "Ha vinto lo Stato" - vdeo
Video della polizia: il blitz e l'arresto nel covo

 Preso Zagaria, numero 1 di Gomorra  /   foto    La gioia di Roberto Saviano   -    tutti i video  In un comune del Casertano (foto). Il boss (videoscheda) era in un bunker: le forze dell'ordine hanno scavato per rintracciarlo. Cancellieri: grande successo (audio). La procura: rifugio supertecnologico. Applausi degli agenti (video). Lo scrittore: "Mi viene

 

 

 

 

Inchiesta Bnl-Unipol
Fazio condannato a 3 anni e 6 mesi

Condannato anche l'ex presidente Giovanni Consorte. Per lui i giudici hanno disposto una pena di tre anni e dieci mesi. Assolto, invece, l'ex capo della Vigilanza di palazzo Koch. Unipol dovrà pagare una provvisionale di 15 milioni di euro

 

Caso Ciappazzi, Geronzi condannato a 5 anni per bancarotta fraudolenta

Cesare Geronzi è stato condannato a 5 anni di reclusione per il caso Ciappazzi, l'azienda di acque minerali che secondo la ricostruzione dei pm di Parma l'ex patron della Parmalat Calisto Tanzi fu "costretto" a comprare a un prezzo fuori mercato. Accusato di bancarotta fraudolenta e usura, per... (continua)

P4, Luigi Bisignani patteggia
un anno e sette mesi

Il lobbista è stato condannato per dieci capi di imputazione, tra cui associazione per delinquere, favoreggiamento, rivelazione di segreto e corruzione. Non potendo beneficiare della sospensione della pena, quando la sentenza passerà in giudicato, l'uomo d'affari, che ora è libero, dovrà essere di nuovo arrestato.

L'uso del termine P4, con cui è ormai nota l'associazione a delinquere, non è soltanto frutto del mondo del giornalismo, che pure, per ovvie esigenze, si è sentito autorizzato a richiamare alla mente dei lettori un termine già noto (quello, cioè, della loggia massonica Propaganda Due, detta P2, di Licio Gelli), ma si deve anche all'esplicita connessione di uno dei più rilevanti protagonisti della stessa P4, Luigi Bisignani, alla loggia di Gelli alla quale è stato iscritto, come risulta dagli elenchi rinvenuti a Castiglion Fibocchi[1]

L'indagine è stata avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli grazie ai PM Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Secondo gli inquirenti Luigi Bisignani, uomo chiave dell'associazione a delinquere e sottoposto dal 15 luglio 2011 a detenzione domiciliare per favoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio, avrebbe instaurato, grazie alla intricata rete di amicizie potenti sulla quale e per mezzo della quale operava, "un sistema informativo parallelo"[2] che riguarda - secondo la Procura di Napoli - "l'illecita acquisizione di notizie e di informazioni, anche coperte da segreto, alcune delle quali inerenti a procedimenti penali in corso nonché di altri dati sensibili o personali al fine di consentire a soggetti inquisiti di eludere le indagini giudiziarie ovvero per ottenere favori o altre utilità".

Le amicizie di Bisignani [modifica]

Come si accennava, Luigi Bisignani sarebbe riuscito a tessere la sua tela criminale grazie a un nutrito gruppo di amici potenti. Lo stesso Bisignani è stato compagno dell'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Daniela Santanchè; è inoltre definito come un grande amico di Gianni Letta e Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà per l'Italia, il partito del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Tra i suoi conoscenti anche Denis Verdini, esponenti importanti dell'Eni e della RAI, oltre che diversi vertici dei servizi di sicurezza.[3]

Le intercettazioni [modifica]

Dopo averlo intercettato, gli investigatori si sono presi cura di trascrivere il contenuto delle intercettazioni.

  • Il 9 agosto 2010 Bisignani parla con Enrico Cisnetto, editorialista del Giornale di colui che a quel tempo era direttore del quotidiano, Vittorio Feltri. In questa intercettazione - e precisamente dalle parole di Cisnetto - si viene a sapere che Feltri avrebbe intenzione di prendere il posto di Silvio Berlusconi. A detta di Cisnetto, inoltre, parte dell'operato di Feltri è finalizzata a destabilizzare il premier (che "sarebbe svenuto" se avesse sentito ciò che Feltri diceva di lui a cena).[4]

  • Il 18 agosto 2010 una telefonata a Flavio Briatore rivela il parere di Bisignani sul sottosegretario Santanché, che viene descritta come un'opportunista. Nei giorni successivi Bisignani la definirà come una "stronza". [4]

  • Il 12 settembre 2010 in una telefonata con il figlio Renato, Bisignani parla del ministro del Turismo Brambilla in modo poco lusinghiero definendola "stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte".[4]

  • Il 14 ottobre 2010 l'allora direttore generale della RAI Mauro Masi riceve da Bisignani la lettera di licenziamento per Michele Santoro e, al telefono, esulta con lo stesso faccendiere affermando che ormai il conduttore di Annozero "è morto" e che "je stamo a spaccà er culo"[4]

  • Una delle preoccupazioni del faccendiere è legata anche alla possibilità che la Gabanelli "faccia puttanate"[4]

  • Il 2 dicembre 2010 il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo si lamenta con Bisignani del fatto che tutti, nel centrodestra, sono referenti di Berlusconi.[4]

  • Il 27 gennaio 2011 Bisignani si congratula con Masi, dopo che questi ha appena litigato in diretta con Santoro. "Sei stato bravissimo", dice a Masi, "io lo avrei preso a schiaffi".

Il "potere istituzionale" di Bisignani [modifica]

Dalle parole dello stesso Bisignani, emerge chiaramente la sua sfera di influenza politico-istituzionale. Basti pensare al caso della Santanchè, che, trovatasi in seria difficoltà dopo che Fini l'aveva esautorata di ogni potere all'interno di Alleanza Nazionale, accettò il consiglio del faccendiere di iscriversi a La Destra di Francesco Storace, con la speranza di ottenere così una maggiore visibilità. Fallito il tentativo (La Destra infatti non superò la soglia di sbarramento per approdare in Parlamento, la Santanchè era, oltretutto, candidata premier per quel partito), Bisignani operò al fine di riavvicinare la Santanché al PDL. Una nuova collaborazione governativa era allora una prospettiva piuttosto lontana per l'attuale sottosegretario, a causa del veto posto da Fini, che non tollerava il rientro nelle file del governo di un'avversaria. Il veto cadde grazie alla mediazione di Bisignani, che, sempre secondo le sue parole, convinse i finiani contattando La Russa, Ronchi e Bocchino. Durante un pranzo a Montecitorio, alla presenza di Berlusconi e Fini, Bocchino annunciò infine la caduta del veto.

Da segnalare come i rapporti fossero stretti anche con Italo Bocchino, il quale si era rivolto al faccendiere per chiedergli una mano per ripristinare i finanziamenti al quotidiano il Roma, che erano stati sospesi da Berlusconi tramite il responsabile dell'editoria Elisa Grande.

Tra gli altri contatti di Bisignani troviamo: Lorenzo Cesa, Raffaele Fitto, Mario Baccini, Salvatore Nastasi, Alfonso Papa, Elisabetta Gardini, Denis Verdini, Michaela Biancofiore, Alberto Michelini, Clemente Mastella, Giuseppe Galati, Roberto Sambuco, Franco Frattini. [5]

Il ruolo del maresciallo La Monica [modifica]

Nell'inchiesta sulla P4 è anche coinvolto il Maresciallo dei Carabinieri Enrico La Monica, attualmente latitante in Senegal, che potrebbe essere responsabile della fuga di notizie riguardante l'inchiesta in cui è coinvolto Nicola Cosentino, ex sottosegretario, coordinatore regionale del PDL campano e accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Infatti La Monica, presente durante l'interrogatorio (effettuato dal PM della Dda Marco Del Gaudio) di Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti, legato al clan dei Casalesi e poi diventato collaboratore di giustizia, avrebbe diffuso tra politici e giornalisti il contenuto del verbale dell'interrogatorio, in cui Vassallo parlava di presunti legami tra Cosentino e il clan dei Casalesi. Il verbale (insieme ad altri) fu poi pubblicato dall'Espresso.

Dalle indagini risulta che La Monica, a conoscenza del fatto che Cosentino sarebbe stato oggetto di una indagine, avrebbe detto all'onorevole Alfonso Papa, deputato del PDL, di evitare rapporti troppo stretti con Cosentino. Ciò si è venuto a sapere grazie alla testimonianza dell'avvocato Patrizio Della Volpe, amico di La Monica, che ha inoltre rivelato come il deputato Papa fosse interessato a "fare il salto di qualità in politica".

Anche in altre circostanze La Monica avrebbe diffuso notizie segrete con la speranza di ottenere in cambio una raccomandazione per l'AISE, i servizi segreti militari.

Un ex ferroviere amico di La Monica conferma che il maresciallo era un "grandissimo amico" di Papa. [6]

Il ruolo del deputato Papa [modifica]

La conoscenza che il deputato Alfonso Papa fece con Luigi Bisignani consentì a quest'ultimo di ottenere informazioni sulle indagini avviate nei riguardi di Stefania Tucci, con la quale Bisignani era legato [7].

Come detto in precedenza, l'onorevole Papa poteva contare sul supporto del maresciallo La Monica. E, come aggiunge Bisignani, "non c'è dubbio che i canali informativi di Papa erano prevalentemente nella Guardia di finanza".

Attualmente Papa è in carcere, a seguito dell'autorizzazione all'arresto concessa dalla Camera dei Deputati con 319 voti favorevoli e 293 contrari [8]

Papa e i favori alle donne [modifica]

L'influenza di Papa su dirigenti di azienda pare comprovata dalla testimonianza di Maria Roberta Darsena, la quale conobbe Papa nel 1999 e riuscì, grazie alle sue pressioni (rivolte - secondo il racconto di Darsena - direttamente all'ex presidente Cardi), a farsi assumere quasi subito a tempo indeterminato. A quanto pare il deputato faceva recapitare diversi regali a Darsena: un Rolex, un braccialetto di oro bianco e diamanti, un anello, borse. Tutti senza confezione e ulteriori indicazioni.

Vi è anche il caso di Maria Elena Valenzano, assistente parlamentare di Papa legata a Bisignani, che avrebbe ricevuto diverse proposte lavorative grazie alle informazioni sulle indagini fornite a imprenditori e politici da Papa.

Un'altra donna, Gianna Sperandio, è risultata possedere una carta telefonica usata dal parlamentare e abitare in un appartamento legato a Papa. Inoltre, le dichiarazioni rese davanti ai magistrati rivelano che Sperandio possiede una Jaguar regalatale da Papa e che una volta si è recata a Conegliano con una Ferrari F430 prestatale dallo stesso deputato. Quest'ultimo si è anche adoperato al fine di ottenere una tessera di riconoscimento da parte della Camera dei Deputati affinché Sperandio potesse accedere a Montecitorio. [9]

 

 

CADE UN ALTRO AMICONE DEL PEDERASTA:QUATTRO ANNI DI CARCERE A GERONZI PER IL CRACK CIRIO DEL 2002

Dopo i 7 anni a Dell'Utri per Mafia

Nove anni a Sergio Cragnotti e quattro a Cesare Geronzi per il crack Cirio. Queste le due principali condanne decise dai giudici della I Sezione penale di Roma del Tribunale. Condannati anche il genero e i figli di Cragnotti. In particolare, al genero Filippo Fucile sono stati inflitti 4 anni e sei mesi di reclusione. Quattro anni anche per Andrea Cragnotti, mentre sono stati condannati a 3 anni di reclusione gli altri due figli del patron di Cirio Elisabetta e Massimo.

Unicredit, come responsabile civile dovrà pagare 200 milioni di euro insieme agli altri imputati all’amministrazione straordinaria Cirio. La sentenza conclude il processo per il dissesto della società agroalimentare a carico complessivamente di 35 persone (una delle quali,
Livio Ferruzzi è deceduta in questi giorni), e a una società di revisione. In particolare gli imputati erano sei componenti della famiglia Cragnotti, con in testa il ‘patron’, 17 tra dirigenti e funzionari del Gruppo Cirio, e 6 dirigenti della Banca di Roma, tra i quali Geronzi, all’epoca dei fatti presidente dell’istituto, e due dirigenti della vecchia Banca popolare di Lodi.

Bancarotta fraudolenta per le varie ipotesi previste dal codice e cioè per distrazione, documentale e preferenziale, nonché truffa oltre ad altri reati minori le accuse contestate a seconda della posizione processuale agli imputati dai pubblici ministeri
Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis. I pm avevano chiesto 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti, 8 anni oltre a pene accessorie per Cesare Geronzi, 12 anni per Fucile, genero di Cragnotti che ha avuto un ruolo di dirigente nell’azienda, 8 anni per i figli di Cragnotti Andrea e Elisabetta, 6 anni per la moglie dell’imprenditore Flora Pizzichemi e l’altro figlio Massimo. L’inchiesta, cominciata nel 2003, si concluse a metà del maggio 2005 e ha coinvolto inizialmente 45 persone. Il dissesto ha danneggiato 13mila persone che avevano sottoscritto bond e titoli di credito della Cirio.

”Resto tranquillo perché continuo a ritenere di avere agito correttamente, nell’ambito delle responsabilità statutarie, esercitando il compito proprio, naturale del banchiere, senza commettere alcun illecito. Diversamente, in casi della specie, la funzione di ogni banchiere resterebbe paralizzata”. Così Cesare Geronzi commenta con l’ANSA la sentenza di condanna a quattro anni di reclusione decisa questa sera nei suoi confronti dal Tribunale di Roma. “Per questa ragione e per la fiducia che nutro nella Magistratura – aggiunge – confido che in sede di appello come è già accaduto in un’altra circostanza del genere, l’ulteriore, ponderata riflessione consentirà di fare piena chiarezza e di riconoscere l’assoluta non colpevolezza del mio comportamento”.

Per la difesa di Cragnotti, invece, “siamo in presenza di una pena modesta (9 anni, ndr) rispetto alle richieste avanzate dai pm della procura (15 anni, ndr)”. E dunque “speriamo in appello di poter portare avanti le nostre ragioni perché il reato di bancarotta si può consumare anche in un singolo episodio”. Questo il commento di
Massimo Krogh, uno dei difensori di Sergio Cragnotti, che per il crac del gruppo Cirio è stato condannato dalla prima sezione penale del tribunale di Roma alla pena più alta rispetto agli altri imputati.

 

 

 

 

 

 

P3, per i pm anche Verdini è
un corrotto: "A lui 800mila euro"

P3, i finanziamenti di B. a Dell'Utri
Bonifici per quasi 10 milioni
 

I versamenti sono segnalati da un'informativa della Finanza ai pm di Roma, che però chiudono le indagini. Parte della somma usata dal fondatore di Forza Italia per i lavori alla villa sul lago di Como. E sul conto di Verdini finisce una cifra analoga: arriva dall'imprenditore Angelucci


 

Dopo un anno Capaldo chiude le indagini. 100 mila euro al senatore siciliano, 800 mila euro per il coordinatore nazionale e il coordinatore regionale della Toscana Massimo Parisi: sono le mazzette del Pdl per l'energia eolica in Sardegna,ma non solo: in ballo la possibilità di corrompere alti funzionari di organi costituzionali per dirigere in un certo modo i verdetti sulle leggi ad personam

 

 

 

PER GERONZI

ALTRI SETTE ANNI

Concorso in bancarotta fraudolenta e usura aggravata. E’ per questi capi d’imputazione che la procura di Parma (in aula il Pm Vincenzo Picciotti, unico componente dell’originario pool di magistrati che diede inizio all’inchiesta sul crac Parmalat nel 2003) ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione per Cesare Geronzi nella requisitoria per il processo Ciappazzi, nato da una ‘costolà dell’indagine sullo scandalo da 14 miliardi di euro del gruppo di Calisto Tanzi. Per Matteo Arpe, ad di Capitalia, la richiesta è stata di due anni e sei mesi per concorso in bancarotta prevedendo le attenuanti generiche, non contemplate per Geronzi.

Geronzi, che, all’epoca dei fatti, era presidente di Banca di Roma (poi Capitalia) e che poi è rimasto per molti anni uno degli uomini più potenti della finanza nazionale, secondo l’accusa avrebbe costretto Parmalat ad acquistare dal Gruppo Ciarrapico l’azienda di acque minerali siciliane Ciappazzi, ad un prezzo gonfiato (circa 15 milioni di euro) e con tassi da usura, facendo leva sulle necessità di liquidità del gruppo turistico Parmatour facente capo a Tanzi, che era “enormemente indebitato”.

Sempre secondo l’accusa, Banca di Roma voleva rientrare della forte esposizione di Ciarrapico. In cambio c’era un finanziamento per Parmalat. Il pm ha chiesto anche la condanna a quattro anni di Alberto Giordano, vicepresidente di Banca di Roma all’epoca dei fatti, a tre anni di Roberto Monza, direttore centrale dell’Istituto Banca di Roma, di Riccardo Tristano, ex componente del cda di Fineco Group (questi ultimi condividono l’accusa di usura aggravata con Geronzi) e di Antonio Muto, ex dirigente Area funzione crediti della stessa banca. E ancora: due anni e sei mesi per Eugenio Favale, all’epoca dei fatti dirigente Area grandi clienti di Banca di Roma e per Luigi Giove, all’epoca responsabile recupero crediti di Mediocredito Centrale. Per Arpe, Favale e Muto la Procura ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di distrazione e per quella di bancarotta riferita alla Cosal, società del Gruppo Parmalat che acquistò la Ciappazzi. Chiesta l’assoluzione per Monza e Tristano per alcune ipotesi di bancarotta e per Giove per i capi d’imputazione che si riferiscono al concorso nella bancarotta Parmalat e di Parfin.

Per l’accusa, l’acquisto da parte di Tanzi della Ciappazzi è il frutto di un lungo lavoro e di difficili trattative intercorse tra i vertici di Banca di Roma e quelli di Collecchio. L’accusa ha cercato di riassumere i punti salienti di queste trattative passando in rassegna anche la storia del finanziamento “Bridge” da 50 milioni concesso da Banca di Roma a Parmalat ma immediatamente girato a Parmatour.

Lapidario il commento dei legali di Geronzi,
Ennio Amodio e Francesco Vassallo: “Con la chilometrica lettura di una densa memoria il pm di Parma ha sorprendentemente collocato Calisto Tanzi sull’altare delle vittime. E ha affermato che sono, invece, i vertici della banca finanziatrice di Parmalat a dover rispondere di bancarotta, dimenticando, così, che l’ex patron del colosso alimentare di Collecchio è già stato condannato dal Tribunale di Parma proprio per questo reato”. Il collegio difensivo di Matteo Arpe, composto dagli avvocati Luisa Mazzola e Paolo Veneziani, chiederà la piena assoluzione del suo assistito.

 

 

 

 

 

 

I MEGABORG MORATTI

 

 

FALSI PROSPETTI ED INDUSTRIE MACINA UOMINI: UNA DELLE FAMIGLIE PIU' DI MERDA D'ITALONIA

 Al governo ed all'opposizione contemporaneamente. Ma non solo: 2 MILIARDI DI EURO DI INCASSO NEL 2006 PER AZIONI SARAS CHE IN UN MESE HANNO PERSO IL 70% DEL LORO VALORE INIZIALE. UN'INCHIESTA PER FALSO IN PROSPETTO SPROFONDATA ENTRO UNA MIRIADE TALMENTE INTRICATA DI SCATOLE CINESI DA FAR IMPAZZIRE IL PUBBLICO MINISTERO CHE INDAGAVA. QUATTRO MORTI NELLE RAFFINERIE PASSATE IN CAVALLERIA, CON REGALIE PECUNIARIE DEI FRATELLI RISPETTIVAMENTE PRESIDENTE ED AMMINISTRATORE DELEGATO.

IL PRIMO GRADO PER LE TRE MORTI DEL 2009 SI E' CONCLUSO CON TRE CONDANNE E DUE ASSOLUZIONI. LA SOCIETA' SARAS NON VIENE CONDANNATA NEMMENO PER VIA PECUNIARIA.   Tre condanne, due assoluzioni. Esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Questo il verdetto pronunciato dal Gup del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch (Cagliari) avvenuta il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione. La diramazione sportiva della SARAS, ovvero l'FC Internazionale, assolta per prescrizione dei termini di giudizio in relazione alle telefonate che l'allora proprietario Massimo, oggi anche Presidente, faceva nei confronti dei designatori arbitrali Pairetto-Bergamo,trascinati a giudizio penale per frode sportiva a Napoli e responsabili, per la giustizia sportiva, del sistema Calciopoli che ha coinvolto tutti i maggiori club, e non solo,del campionato di serie A. Per questo gli eredi di Casa Savoia-Agnelli, e qualche altro grasso feudatario italiota, come i padroni delle Tod's Della Valle,chiedono vendetta.

Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello,
condannando a due anni Guido Grosso, 43 anni, di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d’appalto siciliana, l’11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti Antonello Atzori, di 52, di Quartu, responsabile dell’area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, di 52, di Quartu, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di omicidio colposo. Nessuna sanzione, inoltre, per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800 mila euro chiesta dai Pm applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie che non si sono costituite parte civile. Si sono costituiti, invece, i sindacati Fiom e Cgil.

Nello stabilimento, a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d’appalto CoMeSa srl: Bruno Muntoni, di 58 anni, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasti intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell’impianto.

Per tutta la mattina, mentre il giudice era in camera di consiglio, fuori dal Tribunale gli operai della Fiom hanno dato vita ad un presidio con striscioni e bandiere.

 

Non è finita: una casa da sogno in pieno centro di Milano. Piscina in terrazzo e giardino pensile con tanto di orto botanico a pochi metri in linea d’aria dalle guglie del Duomo. E poi arredi opulenti, Tintoretto alle pareti e mobili di gran pregio. Il tutto per centinaia di metri quadrati disposti su più piani. Ecco la casa di Letizia Moratti, descritta da chi la frequenta. Lusso fine a se stesso, direte voi. Roba da super ricchi. Non solo. Perché questa dimora sfarzosa è diventata anche una macchina da soldi. Decine di milioni di euro che sono serviti a coprire i buchi in bilancio della Securfin, la holding controllata dal sindaco di Milano e dal marito, il petroliere Gianmarco Moratti.

Possibile? Eccome: i Moratti, una delle famiglie più ricche d’Italia, una fortuna miliardaria costruita sul marchio delle raffinerie Saras, hanno cavalcato alla grande una norma contenuta nel decreto anti-crisi varato nell’autunno di tre anni fa, 2008, da
 Silvio Berlusconi. Una norma studiata per dare una mano ai piccoli e medi imprenditori messi alle strette dalla crisi. E invece è andata diversamente. Letizia e Gianmarco Moratti hanno rivalutato in un colpo solo di ben 55 milioni gli immobili che fanno capo alla Securfin. Tra questi anche la casa dove abitano insieme alla figlia, alla nipotina e svariati gatti e cani. L’altro figlio Gabriele si è nel frattempo dedicato a costruirsi una dimora su misura, l’ormai celebre “casa di Batman”, finendo sotto inchiesta penale per abusi edilizi.

Tutto secondo legge, invece, per Moratti mamma e papà. Con il piccolo particolare che gli aiuti pensati per dare ossigeno al sistema produttivo in crisi sono andati anche al petroliere e alla consorte. I quali, a occhio e croce, non sembrano esattamente sull’orlo del fallimento.
Giusto per dare un’idea della situazione, va segnalato che Gianmarco Moratti e il fratello Massimo (il presidente dell’Inter) nel 2006 si sono spartiti quasi 2 miliardi di euro frutto del collocamento in Borsa delle azioni Saras. L’operazione si è risolta in un disastro per gli investitori, tra cui migliaia di piccoli risparmiatori che hanno visto colare a picco nel giro di poche settimane le quotazioni dei titoli. In compenso i Moratti hanno fatto il pieno di milioni. E già che c’erano, Lady Letizia e il marito hanno pensato bene di attingere agli aiuti di Stato.

È andata così.
Nell’autunno del 2008 il crac della finanza mondiale colpisce pesantemente l’economia reale. I governi corrono ai ripari. E anche Roma si muove. Soldi pubblici per aiutare le aziende in crisi. Sgravi fiscali per dare una mano agli imprenditori. La retorica di governo, copyright Giulio Tremonti, descrive così l’intervento dell’esecutivo per rilanciare il sistema produttivo. C’è il bonus per invalidi e pensionati, il tetto ai mutui, nuovi fondi per scuole. Di più: a quei tempi il ministro Tremonti si dilettava con la cosiddetta Robin Hood tax, che, diceva lui, doveva servire a tagliare gli scandalosi profitti dei petrolieri. Compresi, ovviamente, anche i Moratti. La tassa inventata dal ministro di Sherwood non ha dato i frutti sperati. In compenso i padroni della Saras sono riusciti a rimettere in sesto i conti di famiglia con i soldi garantiti dal decreto anticrisi. La notizia si nasconde tra le pieghe del bilancio della Securfin, la società di Letizia Moratti e del marito Gianmarco. Nella relazione che accompagna i conti del 2008 si legge che “è stata operata la rivalutazione sugli immobili patrimoniali posseduti dalla società” così come previsto dal decreto legge 185/2008, meglio conosciuto come decreto anti-crisi. Significa che palazzi e terreni di proprietà di Securfin alla fine del 2007 erano iscritti a bilancio a costi storici, meno di 10 milioni di euro.

La norma sponsorizzata da Tremonti consente di rivalutare i beni immobili delle aziende adeguandoli ai prezzi di mercato.
Il gioco è fatto, allora. Ai Moratti è bastato sfoderare la perizia ad hoc di un esperto che fissasse i valore dei loro palazzi. Ed ecco che la voce immobili si è rivalutata di ben 55 milioni. Colpo grosso, insomma. E senza pagare neppure un euro di tasse sulla rivalutazione, perché così stabilisce il decreto.


Come si spiega la manovra? Perchè mai i Moratti hanno scelto di sfruttare gli aiuti anticrisi? Semplice.
 Come il Fatto Quotidiano ha raccontato la settimana scorsa, la Securfin holding ha perso centinaia di milioni a causa del disastroso andamento della controllata

, la società tedesca fondata nel 2000 da Letizia Moratti in persona. Nel 2008 Securfin ha chiuso il bilancio in rosso per 44 milioni, dopo aver perso 112 milioni l’anno precedente. Ecco allora a che cosa serviva la rivalutazione degli immobili. Quei 55 milioni, dedotti gli ammortamenti, sono finiti in un’apposita riserva di bilancio per 40 milioni. Una riserva prosciugata per far fronte alle perdite del 2008. Missione compiuta. Grazie a Tremonti, il ministro Robin Hood. Il fratello Massimo invece si è limitato a ripianare i debiti dell'Inter con i favori legislativi del "nemico" Berlusconi: nel 2003 l'Inter sfrutta il DECRETO SPALMA DEBITI per contrastare la spaventosa svalutazione del parco giocatori all'indomani dell'introduzione dell'euro, nel 2005 è il turno dello scambio di giocatori sconosciuti col Mediaset a prezzi spaventosamente alti allo scopo di raddrizzare i bilanci, nel 2006 è il turno della vendita del marchio "Inter" ad una scatola cinese controllata, stesso trucco anche per il Mediaset, una vendita fittizia da mettere a bilancio. Dello stesso anno, come detto,lo sbarco in borsa con SARAS,  con la gigantesca plusvalenza dirottata sul calcio mercato allo scopo di mettere le mani, dopo 10 anni,sul campionato italiano che diventa una questione neroazzurra: quattro scudetti ed un secondo posto mentre l'azienda avita piazza bilanci in rosso di anno in annO.

Massimo Moratti conquista vittorie sul campo, ma allo stesso tempo deve fare i conti con il bilancio in rosso della Saras, la società di raffinazione del petrolio di cui è amministratore delegato. Per l'azienda di famiglia, infatti, il 2009 si è chiuso con una perdita netta "adjusted" di 54,5 milioni di euro: "la posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2009 - si legge in una nota del gruppo - era negativa per 533 milioni di euro".

 

 

ROSSO... NERAZZURRO
In soldoni, quesi dati sono riconducibili al programma di manutenzione e investimenti attuati l'anno scorso. Inoltre, "il brusco calo della domanda di prodotti petroliferi ha portato ad una marcata riduzione anche dei margini di raffinazione", come ha spiegato il presidente della società Gian Marco Moratti, fratello del presidente nerazzurro, il quale ha comunque sostenuto di essere fiducioso per il 2010, quando è attesa una graduale ripresa dei consumi. Il Cda, in ogni caso, ha deciso di non distribuire alcun dividendo tra i soci.

Possono questi numeri preoccupare i tifosi nerazzurri? Decisamente no, visto che si parla di un'azienda che, banconota più banconota meno, fattura intorno ai 6 miliardi di euro l'anno. Tanto per fare un esempio, l'Inter chiuse il bilancio al 30 giugno 2009 con un rosso di 154,4 milioni, e Moratti intervenne subito con un aumento di capitale di 70 milioni: come dire, conti in rosso ma futuro comunque roseo. Fino a prova contraria, il giocatore che non manca mai, alla Pinetina, si chiama Danèe

Secondo bilancio consecutivo in rosso per Saras, la società controllata dalla famiglia Moratti, tra i leader in Europa per la raffinazione di idrocarburi. I ricavi 2010 del gruppo Saras sono cresciuti del 62% a quota 8.615 milioni di euro. Più complesso invece il raffronto con la redditività: l'Ebitda "reported" di gruppo infatti è sceso a 223,5 milioni (-35%) contro un valore analogo di 345,5 nell'anno precedente, mentre se si considera l'Ebitda "comparable" di gruppo si passa dai 149,2 milioni del 2010 ai 141,2 milioni dell'esercizio precedente (+6%). Ancora più distanti i risultati netti di gruppo: il valore "reported" è in rosso per 9,5 milioni (era stato positivo per 72,6 nel 2009) mentre il risutalto netto "adjusted" di gruppo è in rosso di 43,9 milioni, ma in miglioramento (del 19%) rispetto ai 54,5 milioni del 2009.

Le differenze - spiega nella nota la società - dipendono dalla metodologia usata per valutare gli inventari (Fifo o Lifo). E, inoltre, sempre per rendere più attinente la fotografia dei conti, sono state tolte le poste non ricorrenti e le variazioni del "fair value" degli strumenti derivati: le voci così esposte vengono definite "comparable" e "adjusted" e non sono soggette a revisione contabile. Infine la posizione finanziaria netta: al 31 dicembre 2010 era negativa per 560 milioni, in miglioramento rispetto ai 644 del settembre 2010 e sostanzialmente in linea con il dato di fine

anno 2009.

Forse la vittoria europea dell'Inter sul Chelsea di mercoledì scorso sarà servita ad addolcire un po' la lettura dei bilanci. Il colpo è comunque di quelli duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti aveva sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori ritorni possibili per gli azionisti».

Massimo e Bedi Moratti qualche anno fa

Di fronte alla perdita netta di 54,5 milioni con cui la Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però, le illusioni sono svanite: per quest'anno, niente dividendi. È questa la decisione che il cda proporrà all'assemblea degli azionisti. Una strada obbligata, visti i numeri. Basti pensare che nel 2008 il gruppo petrolifero aveva incassato 327,2 milioni di utili.

Per il resto, il margine operativo lordo del gruppo ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%, mentre l'ebit è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%. Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato: la posizione finanziaria netta a fine anno è crollata a quota -533 milioni rispetto ai 333 milioni del 2008.Una doccia fredda per gli azionisti della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in calo del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi dell'Inter, ormai abituati a considerare le ricche cedole del gruppo la migliore garanzia per i successi della squadra. Già perché senza i proventi del greggio, difficilmente la società di calcio sarebbe ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto sborsare 70 milioni di tasca sua per tappare il buco da 154,4 milioni con cui il club ha chiuso l'esercizio 2009. Ma la consuetudine va avanti da tempo. Anche perché è da tempo che l'Inter non riesce a tenere i conti in pareggio.

 

Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008 la società ha dichiarato una perdita netta di 148,27 milioni, su un giro d'affari, escludendo le plusvalenze su cessione calciatori (pari a 8 milioni), di 197 milioni. Mentre egli undici bilanci che vanno dalla stagione 1995/96 al 2005/06, l'Inter ha accumulato 661 milioni di passivo e Moratti ha provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora, sono sempre arrivati dalla Saras.

Qualche volta, stando ad alcune inchieste della magistratura, anche in maniera non del tutto trasparente. Quest'anno, però, i conti non torneranno più. Niente dividendo da travasare per tamponare il debito monstre che ad oggi sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma? Non necessariamente.

La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai gioielli di famiglia. Quelli che ogni domenica si danno tanto da fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi del genere c'è da scommettere che il club riceverebbe la solidarietà, anche finanziaria, di tutti i tifosi italiani. A partire, ovviamente, da quelli di Milan e Roma.

 

 

I SOCI  IN DELINQUENZA DEI MORATTI: GLI AGNELLI

 

IL TRIBUNALE DEI "GRANDI" DI TORINO SANTIFICA LE SOLITE SCATOLE CINESI TARGATE AGNELLI

Processo Ifil-Exor, tutti assolti
"Non c'è stato aggiotaggio"Con mezzo miliardo di euro gli Agnelli si presero il 10% di Fiat sul mercato a fronte di un prestito di 3 miliardi di euro. Una triangolazione che ha permesso agli Elkann di iniziare la smobilitazione.

Gli ammiratori hanno sempre visto in John Elkann l’indiscutibile reincarnazione del nonno, il mitico Avvocato Agnelli, non tanto nell’esuberanza esistenziale, che nel nipote si ripropone in misura più decente, quanto nella capacità di imprimere svolte riformiste forti, addirittura spiazzanti.

In fondo l’era Elkann vera e propria inizia in quella piovosa domenica di fine maggio 2004, quando, appena dato l’ultimo saluto al cimitero di Villar Perosa a Umberto Agnelli, la famiglia decide di consegnare la Fiat (data quasi per spacciata) al semisconosciuto manager italo-canadese Sergio Marchionne. Mentre Marchionne metteva a punto la strategia industriale – assieme a quella di comunicazione simboleggiata dal maglioncino blu – Elkann preparava un altro strappo traumatico per l’immaginario popolare. Tra maggio e giugno del 2006 scaricava in modo pubblico e plateale la triade Moggi-Giraudo-Bettega, accusata di aver trascinato la Juventus nel fango di Calciopoli.

L’idea che John Elkann fosse il Gorbaciov della Fiat, il figlio del sistema allevato per perpetuarlo grazie al cambiamento, il profeta dell’innovazione nella continuità, si è nel tempo persa per strada. Rispetto alla vicenda della Juventus, marginale nelle proporzioni dell’impero Agnelli ma di straordinaria rilevanza simbolica, Elkann si è dovuto sostanzialmente arrendere all’onda montante della restaurazione condotta da suo cugino
Andrea Agnelli.

Il popolo juventino ama il nuovo presidente che porta il cognome giusto, e sottoscrive con entusiasmo l’ansia di rivincita impersonata da un dirigente che non ha nessuna remora a rilanciare la figura di Antonio Giraudo, al quale era legatissimo suo padre Umberto, e a dipingere la Juventus come vittima di Calciopoli più che come colpevole vogliosa di fustigarsi (molti juventini veraci mettono l’autocritica di Elkann sullo stesso piano delle lacrime del post-comunista
Achille Occhetto, che chiedeva scusa agli italiani per tangenti che secondo i suoi avvocati non aveva mai preso).

Il tema calcistico aiuta a capire meglio il discorso dell’auto. Anche in questo caso il presidente della Fiat sembra ispirarsi di fatto al ferreo pragmatismo del prozio Umberto più che alle celebrate veroniche intellettuali del nonno. Il succo lo ha spiegato Marco Ferrante nel suo libro Marchionne – L’uomo che comprò la Chrysler (Mondadori 2009): “Mentre Marchionne rimette in sesto l’azienda, la famiglia risistema se stessa. John Elkann dichiara la disponibilità a diluire la quota di controllo in Fiat Auto per costruire un gruppo più grande”.

Era proprio la logica sulla quale le visioni del business di Gianni e Umberto Agnelli si sono scontrate per tutti gli anni ’90. All’Avvocato, che amava lasciar fare a Cesare Romiti, piaceva una Fiat legata all’auto (perché era il business del nonno, al quale l’Avvocato non voleva rinunciare per ragioni sentimentali, un lusso che gli economisti di grido riconoscono solo ai loro committenti), ma soprattutto legata al microcosmo italiano, dove la casa regnante era in grado di esercitare il suo potere e arraffare profitti in tutti i settori dell’economia, appalti pubblici in testa.

Umberto – emarginato dalla gestione per volontà di
Enrico Cuccia, influente presidente onorario di Mediobanca – riteneva che nell’auto Torino fosse ormai troppo piccola per competere, e tanto valeva uscire dalle quattro ruote per giocare le proprie carte su altri settori più innovativi e promettenti, per esempio le telecomunicazioni. Sappiamo com’è finita: la Fiat è riuscita come al solito a prendersi il controllo di Telecom Italia pagando due lire (per l’acquisto dello 0,6 per cento delle azioni a fine ’97, quando il colosso telefonico fu privatizzato), ma, siccome non ci credeva abbastanza, un anno dopo lasciò Umberto senza munizioni finanziarie per fronteggiare la scalata targata Olivetti di Roberto Colaninno
.

L’impero Agnelli ha dunque continuato a declinare, perdendo pezzi un po’ per volta, fino alla morte dei due fratelli. Oggi John Elkann, a 34 anni, non ha più l’età dell’apprendista. Comanda pienamente, e pienamente appoggia la strategia di Marchionne. Il manager di Chieti, come numero uno della Chrysler, costruisce un gruppo integrato globale dell’auto; come numero uno della Fiat, la sta dolcemente portando in dote alla Chrysler.

Fingendo di avanzare, la famiglia Agnelli sta dunque uscendo dall’auto, come voleva Umberto. A un certo punto rimarrà azionista di minoranza. Mirafiori, da simbolo dell’Italia che produce (e che progetta), si trasformerà in uno stabilimento delocalizzato per la produzione low cost di Chrysler in Europa. Il gruppo Fiat continuerà a essere forte e indipendente nei settori in cui è già oggi sanamente internazionale. E John Elkann sarà il simbolo di una famiglia passata laicamente e modernamente – con molti dolori ma senza veri traumi – dalla poesia del nonno alla prosa del nipote.


 

Il tribunale di Torino ha deciso di assolvere gli ex amministratori Gabetti, Grande Stevens e Marrone, perché il fatto non sussiste. "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine". La procura aveva chiesto la condanna

TORINO - Il Tribunale di Torino ha assolto i vertici di Ifil-Exor Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Virgilio Marrone perché il fatto non sussiste. Erano accusati di aggiotaggio informativo in occasione dell'equity swap che nel settembre del 2005 consentì alle finanziarie degli Agnelli di mantenere il controllo della Fiat. Secondo la corte, presieduta dal giudice Casalbore, i comunicati emessi in quelll'occasione da Ifi e Ifil non turbarono l'andamento del titolo. Virgilio Marrone ha commentato: "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine".

La procura di Torino, attraverso il pm Giancarlo Avenati, in aula aveva chiesto per Grande Stevens la condanna a 2 anni e sei mesi, per Gabetti a due anni e per Marrone a un anno e sei mesi. "Prendiamo atto della sentenza - ha detto il procuratore Giancarlo Caselli sull'ipotesi di ricorso in appello contro l'assoluzione - . Leggeremo le motivazioni e valuteremo cosa sia giusto e corretto fare con serena disponibilità e senza pregiudizi che non abbiamo mai avuto".
 
Al centro del processo, l'equity swap che le finanziarie degli Agnelli accesero nell'aprile di quell'anno, 2005, con Merril Lynch attraverso Exor. Una scommessa sul corso che avrebbero avuto le azioni Fiat negli anni successivi. Nella primavera estate di quell'anno il Lingotto sapeva che in settembre sarebbbe scaduto il prestito convertendo contratto con un gruppo di 8 banche negli anni difficili della crisi di inizio decennio, ovvero nel 2002.  Un prestito da tre miliardi che gli Agnelli avrebbero potuto restituire entro settembre o, in alternativa, convertire in azioni da consegnare alla banche. In questo modo però gli istituti di credito avrebbero superato la Famiglia tra gli azionisti e gli Agnelli sarebbero scesi sotto la quota di controllo del 30 per cento della società.

Così, tra luglio e agosto 2005, Franzo Grande Stevens, nella sua qualità di avvocato, studiò un sistema per
consentire agli Agnelli di mantenere il 30 per cento della Fiat senza trasformare in azioni il debito obbligazionario delle banche. La scelta fu quella di acquistare da Merril Lynch le azioni Fiat rastrellate in primavera dalla banca d'affari per l'equity swap:
Il titolo Fiat crolla in Borsa nella primavera del 2002 e la FIAT accede ad un prestito obbligazionario da tre miliardi di euro che una volta restituito avrebbe messo gli Agnelli in minoranza. Quindi
- La Exor lussemburghese (di maggioranza Giovanni Agnelli & Co.) acquista da Merryl Linch, che a sua volta aveva rastrellato sul mercato quelle azioni, quasi il 10% di tutta la Fiat a un valore di circa 5 euro in modalità equity swap, quindi a un prezzo di cessione futuro concordato
- Ifil compra segretamente dalla società Exor 82 milioni azioni ordinarie Fiat a un prezzo di 6,5 euro
- Il comune azionista poteva comprare nello stesso periodo le azioni a 7,5-8 euro

Ma a fine agosto 2005, tre settimane prima della scadenza del debito con le banche, a una precisa richiesta della Consob, Ifi e Ifil risposero con un comunicato ufficiale che "non sono in atto né allo studio" manovre sul titolo. Anche se, si aggiungeva, era intenzione degli Agnelli "mantenere il controllo della Fiat".

Era sufficiente quest'ultima frase a far capire che in realtà le finanziarie degli Agnelli si stavano muovendo per bloccare l'offensiva delle banche? Secondo la Consob non era sufficiente e dunque con quel comunicato era stato ingannato il mercato. Per questa ragione, a suo tempo, la Commissione di controllo sulla Borsa aveva già condannato in via amministrativa i protagonisti del processo penale che si è concluso ieri. Il tribunale di Torino non è stato dello stesso parere.

(**Lo swap,

 

Lo swap e’ un contratto finanziario derivato tra 2 soggetti: il primo soggetto è quello all’acqua alla gola. Ha acceso un debito con degli interessi che prevede che crescono. Il secondo invece ha venduto danaro a clienti corrispondendo loro un tasso fisso, quando, dai suoi studi si prevede che i tassi scendano, quindi nel futuro perderà dei soldi. Quindi il primo soggetto ha interesse a modificare il tasso di interesse da un variabile in salita ad uno fisso, mentre il secondo ha interesse a modificare il tasso da un fisso ad un variabile in discesa.  L’incontro sta nel fatto che il primo riceverà dal secondo un tasso variabile in relazione all’andamento del mercato. In questo modo coprirà con gli interessi del secondo la fluttuazione in salita, il secondo riceverà dal primo un tasso fisso. In questo modo l’eventuale discesa dei tassi verrà coperta dagli interessi del tasso fisso corrisposti dal primo.

 

L’equity si verifica all’interno di un acquisto azionario. Quando un primo compra delle azioni diventa proprietario di parte di una società in relazione ai soldi che ha sganciato. In quanto proprietario partecipa alla divisione degli utili. All’utile si aggiunge il Conto Capitale o capital Gain, ovvero la differenza di valore tra l’acquisto dell’azione di ieri ed il valore dell’azione oggi se positiva. Se negativa siamo di fronte al Capital losses ovvero alla perdita in Conto Capitale. Per evitare questa fluttuazione si procede con l’equity, ovvero l’investitore che deve comprare le azioni gira a chi le detiene un tasso di interesse fisso o variabile in cambio del rendimento azionario di chi detiene quelle azioni. Questo perché chi deve acquistare ha interesse a pagare meno di quello che è il valore reale dell’azione, mentre chi deve vendere ha interesse che l’azione non perda di valore.

 

Convertendo il prestito bancario da  3 miliardi di euro in azioni, gli Agnelli avrebbero perso il controllo della Fiat a favore delle banche. Era quindi necessario rastrellare sul mercato le azioni Fiat ad un costo inferiore a quello reale ed ecco l’equity swap tra Exor e Merril Linch. La seconda deteneva il 10% della quota Fiat che fu girato alla prima con lo scambio di interessi. A sua volta Exor cedette quel 10% all’Ifil degli Agnelli con un altro equity swap. In questo modo gli Agnelli pagarono l’azione 6,5 euro a fronte di un valore reale di mercato di 7,82, sborsando 576 milioni di euro per mantenere la maggioranza azionaria, più 16 milioni di euro di multa per la denuncia Consob, a fronte di una esposizione di 3 MILIARDI DI EURO.

 

 

 

 

FL ESTERI

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[FOTO Lunedì, 24 Ottobre 2011 07:58:23]

ROMA

Kabul, 17 ore di scontri. Uccisi 36 talebani - foto

Voci sotto le bombe - audio Video Combattimenti in strada
Audio Il testimone : "Pallottole sulla nostra testa" - video

Kabul, 17 ore di scontri. Uccisi 36 talebani -   foto Si è conclusa la pesante offensiva nella capitale e varie province dell'Afghanistan: 47 vittime in totale. Attacchi ad ambasciate, Parlamento e Isaf. Il racconto di Andrea Cucco: "Sparatorie ovunque". La rivendicazione: "Vendetta per profanazioni marines" / Mappa
 

Macedonia, 11 anni dopo la guerra
si riaccende il conflitto interetnico
 

L’escalation di violenze nei primi mesi del 2012 dovrebbe far riconsiderare la definizione di frozen conflict con cui è stato definito il contesto macedone, circa due milioni di abitanti un quarto dei quali albanesi stabiliti principalmente nel nord. Con un tasso di disoccupazione del 30%
di Alessandro Cesarini

Tolosa, killer ucciso durante blitz tre agenti feriti, uno è grave -   foto

Tolosa, killer suicida durante blitz. Le teste in culo francesi falliscono:tre agenti feriti, uno è grave - foto

Colpito da un proiettile alla testa / vd - audio
L'inviato: "Alla fine ha vinto lui" / Le polemiche

Sparatoria nell'appartamento dove l'assassino della scuola ebraica era asserragliato da oltre 30 ore. Ha resistito fino all'ultimo. Sarkozy aveva detto: "Lo voglio vivo".....povero scemetto, si spera vivamente che questa gentaglia messa al potere senza arte ne parte venga spazzata via, dal voto naturalmente. Per quanto riguarda lo stragista, troppi lati oscuri non fanno pensare ad un terrorismo tout court solo ed essenzialmente incagliato nella jihad. La prossimazione e la pochezza dell'informazione, non solo in generale, ma anche di intelligence, non fa che ghettizzare un malessere interno che a noi risulta inspiegabile...

Strage Tolosa, assedio al killer - Diretta
'Sono di Al Qaeda, vendico i palestinesi'

E' un franco-algerino. Agenti feriti nel blitz Foto 20 marzo 2012
 

Conflitto a fuoco e tre agenti feriti nella notte in un edificio non lontano dalla scuola ebraica. La polizia è certa che il giovane di 24 anni sia il responsabile dell'attacco di martedì. Arrestato il fratello. La svolta dall'omicidio del primo parà. La Francia si è fermata per i funerali dei 3 bambini e del rabbino (Foto - Video)

Scandalo intercettazioni illegali
arrestati Rebekah Brooks e il marito

La ex direttrice del tabloid News of the world, chiuso a luglio, fermata all'alba da Scotland Yard con il consorte Charlie e altre quattro persone fra Londra e il sud dell'Inghilterra. L'accusa è di aver ostacolato il corso della giustizia

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

 

LONDRA - E' la seconda volta che l’arrestano: Rebekah Brooks, ex-amministratrice delegata di News International, la società proprietaria dei giornali e delle tivù di Rupert Murdoch in Gran Bretagna e nel resto d’Europa, è uscita in manette dalla sua villa dell’Oxfordshire, all’alba di questa mattina, insieme al marito, agli arresti pure lui. In serata hanno ottenuto la libertà su cauzione, ma restano accusati, insieme ad altre quattro persone arrestate ieri mattina, di "ostruzione della giustizia" nell’ambito dell’inchiesta sulle intercettazioni illecite compiute dai tabloid di Murdoch per carpire informazioni riservate su membri della famiglia reale, leader politici e Vip, da sbattere poi in prima pagina.

In sostanza, a Rebekah "la Rossa", com’è soprannominata per la sua folta chioma color ruggine, viene imputato di avere cercato di nascondere il fatto che lei e altri dirigenti del gruppo Murdoch erano a conoscenza delle intercettazioni e di avere mentito nelle testimonianze rese fino ad ora alla polizia e alla commissione d’inchiesta.

Lei sembrava destinata a conquistare il mondo: entrata giovanissima al News of the World, il giornale domenicale al centro dello scandalo (chiuso d’autorità da Murdoch l’estate scorsa), la Brooks era stata protagonista di una carriera vertiginosa, da segretaria a redattrice, quindi capo-redattore, direttore responsabile e infine amministratore delegato. Murdoch diceva che per lui era "come una figlia": la adorava, forse rivedendo in Rebekah i suoi stessi pregi e difetti. Aveva sicuramente un caratterino: una volta bisticciò così furiosamente con il suo primo marito, l’attore televisivo Ross Kemp, che dovette intervenire la polizia nel cuore della notte per separarli. Con il secondo marito, l’ex-fantino e addestratore di cavalli da corsa Charlie Brooks, le cose sono andate molto meglio, anche perché lui è un ex-compagno di scuola di David Cameron nell’esclusivo collegio di Eton e grazie a questo il primo ministro è diventato un ospite abituale alle feste nella casa di campagna della coppia vicino a Oxford.

Ma poi è scoppiato il Tabloidgate: la scoperta dei telefonini spiati e delle tangenti alla polizia, l’impressione che tra Murdoch e il potere vi fosse un legame torbido, sottolineato dal fatto che un ex-direttore dei suoi tabloid, Andy Coulson, anche lui un fedelissimo di Rebekha, sia diventato portavoce di Cameron a Downing street. L’estate scorsa il caso è esploso. Coulson si è dimesso da portavoce ed è stato arrestato. Poi è stata arrestata anche Rebekah. Entrambi sono tornati in libertà su cauzione, ma l’indagine ha continuato ad allargarsi e ad andare in profonditàm, anche grazie al ritrovamento di un gigantesco archivio digitale, centinaia di milioni di email che i vertici del gruppo avevano cercato di cancellare.

Il mese scorso un peccato apparentemente veniale ha richiamato ancora una volta l’attenzione sul rapporto privilegiato tra Rebekah e Scotland Yard: la polizia le aveva prestato per due anni un cavallo, uno di quelli solitamente montati dai poliziotti, e su quel cavallo hanno cavalcato lei stessa, suo marito Charlie e perfino David Cameron, poco prima di diventare primo ministro. E come era stato deciso il prestito del destriero? Durante un pranzo a tu per tu fra Rebekah e il capo di Scotland Yard.

Questa era la Brooks: una donna potente, ambiziosa, spregiudicata. L’arresto suo e di suo marito potrebbe essere il preludio a qualcosa di ancora più grosso: se lei ha cercato di ostacolare la giustizia, è possibile – se non verosimile – che la stessa colpa ricada su James Murdoch, figlio di Rupert e fino a al mese scorso presidente di News International, incarico da cui si è dimesso all’improvviso, ufficialmente per occuparsi di tv sempre all’interno del gruppo ma più probabilmente per cercare di allontanarsi dallo scandalo.

Se Rebekah era come una figlia per il vecchio Rupert, per James era come una sorella: loro due insieme, una volta, entrarono come furie nella redazione di un quotidiano rivale, l’Independent, che aveva osato attaccarli troppo direttamente, e tra insulti e grida avevano quasi preso a schiaffi il direttore seduto al tavolo della riunione del mattino. Chissà se, avanti di questo passo, Rebekah e James si ritroveranno insieme anche in cella.

Homs, in fuga dalla città martire

Homs, in fuga dalla città martire

Fosse comuni e torture su donne e bambini
Rep Tv Amnesty "Non possiamo più tacere" :Stronzate !!! Nessuno farà proprio un bel cazzo di niente perchè la Siria è troppo vicina alla Russia ed è alleata all'Iran. Non è l'Iraq sotto embargo e quindi facile preda, non è la sassaia afghana e non è nemmeno l'isolata Libia molto facile da colpire...
 

Siria, nuova strage nella città che si oppone al regime: quarantasette vittime delle forze di sicurezza, tutti civili. Centinaia di famiglie scappano. Il Consiglio nazionale chiede un intervento urgente dell'Onu / Commenta
 

Bp, l'utile vola a 23,9 miliardi
La società aumenta i dividendi

Bp, l'utile vola a 23,9 miliardi La società aumenta i dividendi

Il colosso del petrolio, dopo aver archiviato nel 2010 una perdita di quasi 5 miliardi di dollari per il disastro ambientale nel Golfo del Messico torna in attivo

 

 

Siria, chiude ambasciata Usa. Bombe su Homs,MASSACRO TOTALE DI CIVILI DA PARTE DI ASSAD. IN UN ANNO QUASI 10.000 MORTI nell'immobilismo più totale.
Obama: "Sanzioni per transizione"
- video

Attentati kamikaze ad Aleppo: 28 morti - foto
repressione ad Homs, decine di vittime -
video

 

Siria, chiude ambasciata Usa. Bombe su Homs Obama: "Sanzioni per transizione"   - video  Richiamati tutti i cittadini americani. Il presidente: "Pressioni, non intervento". Attacco delle forze di Assad contro la città "ribelle", gli oppositori: "Stanno sigillando l'area". Decine di morti

 

Iraq, la fine era nota : ORA E' GUERRA CIVILE TOTALE. IL RISULTATO DELL'OCCUPAZIONE AMERICANA: 750.000 MORTI DI CUI 5000 SOLDATI AMERICANI, UN PAESE SMEMBRATO A MAGGIORANZA SCIITA CHE QUINDI GUARDA COMUNQUE ALL'IRAN SCIITA PROSSIMO AD ESSERE ASSALITO.

 di Massimo Fini

Il 20 agosto del 2010 pubblicai per il Gazzettino un articolo intitolato “Poche illusioni: ora l’Iraq va verso una guerra civile”, dove prevedevo che dopo il ritiro degli americani il conflitto, già latente, fra sciiti e sunniti sarebbe esploso in tutta la sua violenza e senza più freni. Sono stato facile profeta. Due giorni fa, a poco più di due settimane dal ritiro dell’ultimo contingente Usa, l’Iraq è stato teatro di una serie di attentati e di scontri fra le due comunità, con decine di morti e centinaia di feriti. Non è che l’inizio di un’escalation.

Ciò vuol dire che gli americani non dovevano andarsene dall’Iraq? No, che non avrebbero dovuto invaderlo e occuparlo nel 2003 col pretesto che Saddam Hussein possedeva ‘armi di distruzione di massa’ che non sono state mai trovate. L’Iraq è una cervellotica invenzione degli inglesi che nel 1930 misero insieme in uno Stato tre comunità, curdi, sciiti, sunniti, che nulla avevano a che fare tra loro e che anzi si detestavano. Finito il protettorato inglese nel 1960 solo un feroce dittatore come Saddam Hussein poteva tenere insieme, con la violenza, tre popolazioni così ostili. Saltato il tappo Saddam sunniti e sciiti in un primo tempo si sono uniti per combattere il nemico comune, l’invasore, poi, vista l’impossibilità di cacciare gli occupanti,a partire dal 2007 con la fine di Al-Zarqawi, hanno aperto la partita fra di loro. Saddam era sunnita e aveva privilegiato la sua comunità a danno degli sciiti che pur rappresentano la maggioranza assoluta della popolazione (62 %). Adesso gli sciiti si vendicano sugli antichi oppressori sunniti che rispondono. E non si vede come, perché e quando questa catena di sangue possa finire.

Per ottenere questo brillante risultato gli americani hanno provocato, con l’occupazione, direttamente o indirettamente, fra i 650 e i 750 mila morti, infinitamente di più di quanti ne avesse fatti Saddam in trent’anni di dittatura. Ma le conseguenze politiche sono ancora più devastanti. Da quando, nel 1979, la rivoluzione khomeinista rovesciò lo Scià, loro alleato (di cui la stampa occidentale forniva immagini patinate, sue e delle sue mogli Soraya e Farah Diba eternamente in vacanza, ma la cui polizia segreta, la Savak, era considerata la più sanguinaria del Medio Oriente) tutta la politica americana è stata (e come si vede continua a essere) ferocemente antiraniana. Per questo quando nel 1985 i soldati di Khomeini, dopo inenarrabili sacrifici, erano davanti a Bassora e stavano per prenderla, (il che avrebbe comportato l’immediata caduta di Saddam, la riunione dell’Iraq sciita con l’Iran, perché si tratta della stessa gente dal punto di vista etnico, religioso, culturale, oltre che la sacrosanta indipendenza dei curdi iracheni) gli americani intervennero a favore del dittatore di Baghdad “per motivi umanitari”: non si poteva permettere alle “orde iraniane” di entrare a Bassora, sarebbe stato un massacro (gli eserciti degli altri sono sempre “orde”, solo i nostri sono regolari e legittimi).

Rimpinzarono quindi il rais di ogni genere di armi comprese quelle chimiche che Saddam usò sui soldati iraniani e in seguito sui curdi “gasandone” 5000 nella cittadina di Halabya. Oggi, con la parodia di democrazia voluta dagli americani in Iraq, gli sciiti iracheni, maggioranza schiacciante, sono i padroni di gran parte del Paese (regione curda esclusa) e rispondono di fatto ai loro confinanti confratelli iraniani. Così quello che gli americani avevano negato all’Iran nel 1985 scippandogli una vittoria conquistata sul campo di battaglia - così come gli stessi fecero poi in Bosnia contro i Serbi maggioritari e vincenti sul campo, che era costata ai khomeinisti centinaia di migliaia di morti, glielo hanno regalato 25 anni dopo senza che Teheran abbia dovuto sacrificare un solo uomo.


 

 

'Gli Usa a Falluja  hanno
usato armi vietate e sconosciute'

A rivelarlo una ricerca scientifica: in base alle analisi sui civili della città irachena rasa al suolo nel 2004, sono state trovate tracce di uranio arricchito, lo stesso usato per le bombe atomiche. L'Onu: “Migliaia i casi di cancri e malformazioni infantili”
di Andrea Bertaglio

Aborti, deformazioni congenite, disfunzioni al sistema nervoso. Effetti collaterali del dramma di Falluja, la città irachena devastata dai bombardamenti Usa del 2004: non solo per via dell’uso di armi proibite, come fosforo bianco e uranio impoverito, ma addirittura a causa dell’uranio arricchito. Lo rivela una sconvolgente ricerca curata dal professor Christopher Busby, dell’Università di Ulster, e pubblicata in Conflict and Health. L’analisi dei capelli dei genitori di molti bambini nati con gravi deformazioni o già malati di tumore sembra provare l’impatto devastante delle bombe americane: una scoperta stupefacente, con “molte implicazioni a livello globale” a carico dell’esercito a stelle e strisce, reo di avere utilizzato nella distruzione della cittadina armi non solo vietate, ma addirittura sconosciute alla letteratura scientifica.

Entro la fine di quest’anno l’esercito Usa lascerà l’Iraq. Ma il Paese dovrà fare i conti con la pesante eredità della guerra. Soprattutto Falluja, che grazie all’utilizzo di questi armamenti anche contro la popolazione civile, è alle prese con aborti, deformazioni congenite, disfunzioni al sistema nervoso. Impressionanti i numeri della catastrofe sanitaria che ha colpito i bambini: secondo i dati di un recente rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, “nel 2006 si sono verificati 5.928 nuovi casi di malattie fino ad allora inesistenti a Falluja, delle quali circa il 70 per cento sono cancri e malformazioni in bambini minori di 12 anni”. Nei primi sei mesi del 2007, invece, i nuovi casi sono stati 2.447, “di cui più del 50% riguardanti i bambini”. Oggi la situazione rimane gravissima in tutto il Paese, con un tasso di cancro infantile che, in Iraq, è 14 volte quello dell’Egitto.

Una situazione denunciata sin dall’inizio dai medici locali, e supportata negli anni dall’evidenza scientifica di numerose ricerche. L’ultima, in ordine di tempo, è uno studio epidemiologico realizzato dal professor Busby assieme a Malak Hamdan, presidentessa della fondazione Cancro e Malformazioni Congenite, e Eleonore Blaurock-Busch, responsabile del laboratorio tedesco che ha eseguito le analisi. Con la fondamentale collaborazione di due pediatri dell’Ospedale generale di Falluja, i dottori Samira Alaani e Muhammed Tafash. Oltre al suolo e alle acque del posto, i due hanno analizzato i capelli dei genitori dei bimbi malati. “Abbiamo trovato alti livelli di diversi elementi comuni: calcio, alluminio, stronzio, bismuto e mercurio” afferma Busby: “Ma l’unica sostanza che abbiamo rilevato e che potrebbe spiegare l’alto tasso di malattie genetiche è l’uranio, un elemento radioattivo”.

Uranio che, però, in questo caso non è impoverito, bensì arricchito. Quello che “si usa nelle bombe atomiche o nei reattori nucleari”, ricorda Busby. Un fatto decisamente anomalo, che ha portato i ricercatori ad una conclusione: a Falluja, oltre alle bombe al fosforo, sono stati utilizzati nuovi esplosivi con che non si erano mai visti prima. “Quello che abbiamo trovato dimostra chiaramente che esiste una nuova generazione di armi”, fa presente il professore.

Ma come fanno gli scienziati ad essere sicuri del fatto che questa forte presenza di uranio sia attribuibile agli attacchi del marzo 2004? “L’uranio è espulso dai capelli, e questi crescono ad un ritmo di un centimetro al mese”, rivela Busby che continua: “Abbiamo ottenuto campioni di capelli molto lunghi da alcune donne, ed abbiamo misurato i livelli di uranio attraverso la loro lunghezza”. Un test che ha confermato l’alta esposizione di queste persone all’elemento radioattivo in particolare fra il 2004 ed il 2005. “Ma soprattutto – insiste lo scienziato – prova l’esistenza di nuove armi all’uranio”. Ordigni “che fanno decisamente paura”.

L’equipe di ricercatori fa presente che qualcosa di simile è stato riscontrato anche in un cratere in Libano causato da una bomba israeliana. Per questo, secondo gli studiosi, “L’identità delle armi all’uranio arricchito usate a Falluja e in altri luoghi deve restare una questione aperta fino a quando i militari israeliani e statunitensi non rilasceranno maggiori informazioni”.

Per Hamdan, coautrice della ricerca, “questa straordinaria scoperta dovrebbe far sì che il mondo si svegli”. Non si può continuare ad ignorare gli effetti di queste armi radioattive sulla popolazione civile, denuncia la studiosa, perché “un altissimo numero di persone innocenti sono morte e moriranno in futuro, senza contare gli innumerevoli padri e madri che guarderanno con orrore e pietà i loro figli”

 

LA BATTAGLIA DI FALLUJA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D, 09   19:00:32 [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink

 

 

 

 

 



 

 

 

7 MAGGIO 2012: L'ALTRA SPONDA DI LIBIALIA SPROFONDA DI SCHIANTO, IL DITTATORELLO DI ARCORE FUGGE IN RUSSIA....

 

Le Amministrative certificano la scomparsa "dell'impero", crollano Lega e Pdl
tiene il centrosinistra, boom 5 Stelle
. Grillo: "Ora in Parlamento",ma NON IN QUELLA MERDA DI TRASMISSIONI DEL CAZZO TIPO BALLARO'

 Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”. Le parole sono di Beppe Grillo e il riferimento pare sia evidentemente la partecipazione ai programmi di approfondimento politico di ieri sera a La7 e su Rai Tre (Otto e mezzo e Ballarò). Il comico e leader del Movimento Cinque Stelle scrive intorno alle 23 sul suo blog: “Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti, ma all’intero MoVimento”.

A La7 Lilli Gruber aveva invitato Federico Pizzarotti che contenderà la poltrona di sindaco di Parma al candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli e Nicola Fuggetta che si era presentato come candidato sindaco a Monza. A Ballarò, invece, ha partecipato per una parte della serata Paolo Putti, che è stato estromesso dal ballottaggio dal Terzo Polo per un solo punto percentuale.

Così Grillo ribadisce: “Nei talk show il dibattito avviene con conduttori di lungo corso e con le mummie solidificate dei partiti. C’è l’omologazione con il passato. Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare. Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”.

Inutile dire che sul blog di Grillo è partito il dibattito degli utenti che si sono sbilanciati anche sulla prestazione di Putti ospite di Giovanni Floris (con Fassino, Vendola, la Bernini e il ministro dell’Agricoltura Catania): “Una conferma spiacevolissima – scrive duro Maurizio – Un cretino esibizionista, che si sta facendo fare a fettine da uno sciame di politicanti ed è arrivato a farsi dire “siete identici a noi” da uno del Pd. Evidentemente non tutti i candidati del MoVimento sono seri, intelligenti e soprattutto non tutti hanno capito che il personalismo nel Cinque Stelle non porta da nessuna parte, fa solo danni. Via subito questi novelli Scilipoti”.

Putti peraltro stamani ha replicato a Omnibus: “ ”Grillo non è un leader ma una persona che ha messo a disposizione risorse e intuizioni e che fa da megafono al Movimento nelle città e in rete – ha detto il candidato sindaco di Genova – Nel Movimento esiste uno staff formato anche da tecnici, professori universitari, professionisti, docenti, che discute dei contenuti e poi Grillo fa da megafono in rete usando anche delle provocazioni”.

“A me Putti a Ballarò stasera è piaciuto meno di niente – interviene ancora nel blog di Grillo Marco – Uno parlava di urban lab e gli altri parlavano di politica, leggi elettorali, voti di protesta, candidati sbagliati. La crema che dentro al dibattito-merda diventa per il telespettatore merda a sua volta. Io eviterei le gogne mediatiche, grazie”. A favore delle partecipazioni televisive invece Riccardo: “Beppe, il signor Putti li ha sbaragliati. Quello che dici è vero perché non si arriva così in alto per caso però una soddisfazione ogni tanto, un peccato una tantum è come quando il medico ci dice di non fumare dopo il caffè”.

C’è chi, ironico, si preoccupa del puntare solo sui blog: “Guardate che con la volontà di non partecipare al confronto televisivo e con un consenso M5S in continua crescita sulla rete – dice Zeon Porter – finirà che vi faranno una leggina “democratica” sulla regolamentazione dei blog, magari fatta su misura per i grillini boom-boom”. Qualcun altro, come David, dà invece consigli più tecnici: “Spesso i candidati m5s sono giovani e si emozionano facilmente in tv e questo li fa sembrare dei coglioni. Però quando ci saranno spero presto le politiche, in quel caso negli spazi tv regolamentati dove è assicurato un certo tempo per presentare le proprie idee e il proprio programma. In quel caso bisogna andarci”.

Altri toni sembrano quasi indicare i primi attriti tra eletti ed elettori: “Dopo 30 secondi di Ballarò avevo già voglia di astenermi definitivamente dal voto – protesta Ivan – Signor Putti, una piccola chiosa. Lei e tutti gli altri rappresentanti siete pregati di usare il “noi”. Io faccio io farò Io Io Io… Stona assai. In consiglio ci siamo “Noi”, lei è solo un anonymus. Se continuate ad essere visibili (video e audio) sarà la fine”.

Giulia non è d’accordo: “I candidati del Movimento 5 stelle dovrebbero iniziare ad andare in tv. Sono d’accordo con l’inesperienza, ma se non si inizia non si impara mai. Per cui secondo me, dovrebbero prima testare tv locali con giornalisti e politici di basso calibro per imparare e poi una volta fattisi i controcazzi andare nelle tv pubbliche. Certo, uno che non è mai andato in Tv non può e dico non può andare ad 8:30 con la Gruber perchè lo fanno a fettine…”. Anche se qui Pizzarotti e Fuggetta non dovevano vedersela con dei “big”, ma con il sindaco di Forlì Roberto Balzani, professore di storia contemporanea “prestato” alla politica da 3 anni.

Mario è ancora più chiaro: “La tv conta ancora eccome, un sacco di gente non sa nemmeno accenderlo il pc o non ha la connessione – spiega – In un dibattito ci vogliono gli argomenti e l’argomentazione non è nelle corde di tutti, l’emozione, l’ingenuità, l’inesperienza possono giocare brutti scherzi. Pinzarotti ha dimostrato che è possibile farlo anche se a livello locale”. E conclude: “Beppe non brilla certo per diplomazia(sarà un difetto?) e lo si vede dal tono autoritario con cui ha scritto quel minipost, questo sì ci mette in difficoltà essendo prova di seguire un dispotico capo, peggio di un dibattito “pilotato” da Vespa. Urge una veloce spiegazione da parte di Beppe”.

Ma ammette che “se non si hanno le capacità o si pensa che provochi più danno, scomparire dal video e mantenere le aspettative stupendo gli scettici e i detrattori, come ha fatto la lega nel corso degli anni sul territorio, pur avendo argomentazioni ben più indifendibili rispetto quelle del M5S e portare il dibattito in rete che garantisce un equilibrio, oltre ad un apporto di documentazione e testimonianza sbugiardanti immediati”.

  video: dal secondo dopo guerra, nella terra fondativa di Forza Italia che prese 61 circoscrizioni su 61 nel 2002,la destra espulsa dall'amministrazione. SOLO NEL 2009 LA REPUBBLICA CERTIFICAVA IL TERRITORIO CHE ANDAVA DAL SESIA ALL'ISONZO "AREA NO LEFT" !!!

 

 

Lo schianto è memorabile. E così tanto fragoroso da non poter essere mistificato in alcun modo. Da ieri il Pdl è polvere di stelle. Solo sette mesi fa governavano il Paese e oggi sono ridotti in percentuali imbarazzanti. Sgretolati dalle lotte intestine interne, dagli scandali giudiziari, ma anche dall’assenza di una proposta politica concreta, capace almeno di tenerli insieme nel momento più basso del consenso. E invece no. Il partito di plastica si è liquefatto nelle urne delle amministrative, mentre Berlusconi, scappato in Russia per non dover mettere la faccia sulla fine del suo impero politico, applaudiva in prima fila il proseguimento anacronistico di quello dell’amico “zar” Putin a Mosca (ormai unico rappresentante in grande stile di quel leaderismo carismatico che in Europa si vede sconfitto), dopo aver tentato, a Parigi, di vendere il Milan sconfitto al principe Al Waleed ed essersi raccomandato con Tarak Ben Ammar di rendere la vita difficile a De Benedetti in caso di assalto reale di quest’ultimo a La7.

L’umiliazione più grande è stata la constatazione che a ridurre in atomi i numeri del consenso pidiellino in regioni e comuni che solo un anno fa sembravano fortilizi inespugnabili, sarebbe stato Grillo che ha convogliato su di sé il voto della destra schifata dal ventennio a colori. Peggio, insomma, non poteva andare. Scappando in Russia, Berlusconi ha lasciato il cerino in mano ad Alfano, mollandolo da solo davanti alle telecamere a dire che sì, si è trattato “di una sconfitta , ma non di una catastrofe”, che “combatteremo per i ballottaggi”: il PDL è al ballottaggio solo nei comuni di Trani, Como, Piacenza, Monza, Catanzaro, Agrigento Asti ed Alessandria, NON HA ELETTO NESSUN SINDACO AL PRIMO TURNO  ed E' TOTALMENTE SCOMPARSO A GENOVA, PALERMO, VERONA, PARMA, CUNEO, L'AQUILA, TARANTO, LECCE, BRINDISI, GORIZIA; nei fortilizi destrorsi come La Spezia, Lucca, Belluno addirittura è incalzato dal MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO che ha espresso un sindaco nel vicentino ED E' AL BALLOTTAGGIO A PARMA ex altra roccaforte del berlusconismo impastato col tanzismo alla crack Parmalat. IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO va al ballottaggio a Parma ed è TERZO PARTITO NEI COMUNI DI GENOVA (14%), VERONA(10%), ALESSANDRIA(12%), ASTI(8,21%), BELLUNO(10%), GORIZIA(10%), LASPEZIA (10%), LUCCA(8%),MONZA, PIACENZA E PISTOIA (10%),una crescita clamorosa per una forza semi sconosciuta fino ad un anno fa. Gli ex alleati della Lega del si e del no (nel senso che sono alleati a seconda di come butta il vento) riescono ad eleggere due sindaci al primo turno a Verona e Gorizia ma letteralmente scompaiono dalla scena a Genova,Parma, Cuneo, Alessandria, Asti, Belluno(!!), Como (!!!), Lucca, La Spezia, Piacenza(!!!!), Pistoia, come sindaci di Monza non raggiungono nemmeno il ballottaggio !!!!!. Il Pastone di Sinistra, ALLEATO OCCULTO DEL PEDERASTA, evita la slavina in quanto impastato ad una miriade di rivoli localistici che tuttavia gli portano in dote solo tre comuni: Brindisi, La Spezia e Pistoia. A Palermo il suo candidato ufficiale si scontra con quello dei Post Comunisti-IDV come a Napoli un anno fa, a Genova va al ballottaggio con una lista Civica, a Parma se la deve vedere con gli agguerriti 5 Stelle, di nuovo al ballottaggio ad Asti, Alessandria, Taranto, L'Aquila, Cuneo, Belluno, Catanzaro, Monza, Frosinone, Lucca, Piacenza,Trani e persino nella super roccaforte SESTO SAN GIOVANNI !!! Dalla Russia post sovietica, l'uomo di Plastica cerca di deformare come al suo solito la realtà mentre prepara nuove corruzioni, nuovo miasma asfissiante fatto di formalina aldeide televisiva mentre nel frattempo i topi iniziano ad abbandonare la Super Portaerei Mediaset costretta ad elargire comunicati stampa ANCHE PER TRASCINARE I TIFOSI AL DERBY - STRAPERSO- PER L'ULTIMO ASSALTO ALLO SCUDETTO MEDIATICO DA SFRUTTARE - SE ANDAVA BENE - PER FARE LA TIRATA ALMENO NEI BALLOTTAGGI RIMASTI.

 

Hollande: 'Ridarò speranza all'Europa'
Grecia balcanizzata: disintegrati i due maggiori partiti. I NEO-NAZISTI IN PARLAMENTO, l'estrema sinistra ULTRA COMUNISTA secondo partito nazionale. LA GRECIA INIZIA IL PERCORSO D'USCITA DALL'EURO.Tensione sui mercati. Borse in negativo

 

chaloliakos
(01:02)

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Il socialista batte Sarkozy: "E' il cambiamento" (leggi). Negativa la reazione delle Borse: Milano -2%

Al voto anche 2 milioni di tedeschi. Perde la coalizione della Merkel, successo dei Pirati all'8 per cento. Elezioni, affluenza a -6%. Il nostro speciale. Sardegna, c'è quorum al referendum anticasta.

Gli elettori greci hanno punito i partiti che hanno sostenuto il piano di tagli e riforme imposto da Unione europea, Bce e Fmi. La destra di Nea Dimokratia di Antonis Samaras ha il 19,1% dei consensi contro il 33,5% ottenuto nelle precedenti elezioni. Va anche peggio al Pasok di Evangelos Venizelos che ottiene il 13,3% contro il 43,9% del 2009 e si vede scavalcato al secondo posto dalla sinistra radicale (Syriza) che conquista il 16,6%.

Con questi risultati le due forze politiche che per decenni hanno dominato la scena politica greca sfiorerebbero la maggioranza in Parlamento: i conservatori occuperebbero infatti 108 seggi e i socialisti 41, ovvero solo 150 su 300, non abbastanza per formare una coalizione stabile. I leader di entrambi i partiti maggiori hanno già parlato di alleanza di governo, ma con questi numeri sarà difficile governarnare. A Syriza andrebbero 51 parlamentari.

La protesta contro le misure di austerity varate dall'esecutivo tecnico con l'appoggio di Nea Dimokratia (Nd) e Pasok premia anche l'estrema destra neonazista di Alba dorata che supera la soglia di sbarramento del 3% e entra in Parlamento con il 6,9% dei consensi. I comunisti del KKE migliorano leggermente rispetto al 2009. Entrano nell'assemblea legislativa anche i Greci indipendenti (destra) e Sinistra democratica. Al di sotto della soglia del tre per cento necessaria per ottenere una rappresentanza parlamentare Verdi, Laos (estrema destra) e Alleanza Democratica (centrodestra).


 

DAL SETTEMBRE 2011 TRAMONTA LIBIALIA: IL GIGANTESCO HAREM SHOW TARGATO BERLUSCONI-GHEDDAFI(con a latere BEN ALI' in Tunisia), CON ANNESSA PAGLIACCIATA MAMELUCCA IN QUEL DI ROMA PER DUE ESTATI CONSECUTIVE (2009 E 2010 DEL COSTO COMPLESSIVO DI 5 MILIARDI DI DOLLARI IN  CAMBIO DELLA PARTECIPAZIONE STRATEGICA DEI FONDI SOVRANI LIBICI IN AZIENDE E BANCHE CHIAVE COME UNICREDIT, ENEL(Partecipata dalla Cassa Deposito e Titoli), TELECOM, MEDIOBANCA, FIAT, FINMECCANICA (Partecipata della Cassa Depositi e Titoli),JUVENTUS FOOTBALL CLUB, E PER REALIZZARE NEL DESERTO CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER RINCHIUDERE TUTTA LA MASSA DI PROFUGHI PROVENIENTE DALL'AFRICA NERA E SUB SAHARIANA....)), E' STATO SPAZZATO VIA DALLA NATO CONDOTTA DAL TRIO OBAMA-SARKOZY-CAMERON, QUEST'ULTIMI GIA' A TRIPOLI E BENGASI,una volta fuggito Gheddafi,A FAR VALERE " IL COSTO " DI TUTTA L'OPERAZIONE RELEGANDO GLI ITALIOTI IN FONDO ALLA MANGIATOIA, CON GHEDDAFI ANCORA ITINERANTE PER LA LIBIA COL SUO CODAZZO DI MAMELUCCHI AGGRAPPATI AI SUOI SOLDI. RIMANE L'APPENDICE ITALIOTA CON I SUOI 2000 MILIARDI DI EURO DI BUCO NERO CHE PIANO PIANO STA INGHIOTTENDO TUTTA L'EUROPA PRIMA ANCORA DELLA PUTREFAZIONE GRECA. A GUIDARE LO SPROFONDO RIMANE MISTER BUNGA BUNGA: LA MUMMIA PRESIDENZIALE DEL QUIRINALE VUOLE IMBALSAMARSI CON LUI ALLE SORTI DI QUESTA FOGNA ITALICA MALEODORANTE E QUINDI LO AIUTA IL 14 DICEMBRE 2010 DANDOGLI IL TEMPO  PER COMPRARSI TUTTI GLI SCHIAVI NECESSARI PER EVITARE LA SFIDUCIA, SCHIAVI CHE RISPONDERANNO PRESENTE IL 22 SETTEMBRE 2011 PER SALVARE L'EX BRACCIO DESTRO DI TREMONTI - IL MINISTRO DELLE PIRAMIDI CHE CONTINUA A SPERGIURARE SOPRA LA FANTOMATICA TENUTA DEI CONTI PUBBLICI ITALIOTI - , TAL MILANESE, CHE DOVREBBE ESSERE ARRESTATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA COSTITUZIONE DI UN ORGANO PARALLELO ANTI-STATALE; SE MANCA LA MUMMIA E' L' "OPPOSIZIONE" COMPLICE A CORRERE IN SUO AIUTO FACENDO MANCARE SUOI PARLAMENTARI "AD HOC", LA DOVE VENGONO MENO GLI SCHIAVI, COME NEL CASO DELLO SCUDO FISCALE DEL NOVEMBRE 2009, OPPURE NEL CASO DEL DECRETO MILLEPROROGHE DEL GENNAIO 2011, OPPURE ANCORA NEL CASO DELL'ACCORPAMENTO DI REFERENDUM ED ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL MARZO 2011. SE ANCHE L'OPPOSIZIONE LATITA, PER IMPOSSIBILITA' FISICA AD ESSERE ANCORA PIU' GENUFLESSA, ALLORA E' IL TURNO DELLA LEGA "ROMANA" DI BOSSI,CHE STABILISCE DI VOLTA IN VOLTA CHI SALVARE, COME NEL CASO DELLO SCHIAVO PAPA LASCIATO AL SUO DESTINO E QUINDI ARRESTATO SEMPRE NELL'AMBITO DELLA COSTITUZIONE DI UN ORGANO PARALLELO ANTI STATALE (P4), IN CAMBIO DI DANARI E PREBENDE COME NEL PIU' CRISTALLINO E CLASSICO MODUS OPERANDI LIMACCIOSO STILE BASSO IMPERO ROMANO ( SOLDI PER LE SEDI DISTACCATE MINISTERIALI A MONZA, SOLDI PER LE PENSIONI AL NORD, INSERIMENTO DI PERSONAGGI SINISTRATI COME "IL TROTA" NELLA MACCHINA MANGIASOLDI AMMINISTRATIVA ITALIOTA, FAMILISMO DEL PIU' BASSO LIVELLO IN TUTTE LE AMMINISTRAZIONI LOCALI LEGHISTE CON DEVASTANTI MIX CON LA MALAVITA ORGANIZZATA COME NEI COMUNI DI DESIO, GIUNTA DIMESSASI PER LE PESANTI INTROMISSIONI DELLA 'NDRANGHETA CALABRESE, E DI LECCO). NEL FRATTEMPO IL DIFFERENZIALE DEGLI INTERESSI CON I TITOLI SOLVENTI TEDESCHI PASSA DA 254 DEL 1 LUGLIO 2011 A 412 IL 21 SETTEMBRE 2011 E TUTTO CIO' NONOSTANTE DUE MANOVRE FINANZIARIE QUANTIFICATE SULLA CARTA IN 100 MILIARDI DI EURO, CHE EFFETTIVAMENTE NON HANNO ILLUSO I MERCATI SOPRA LA REALE FATTEZZA DELLA CLASSE DIRIGENTE ITALIOTA: FUMOSE DELEGHE FISCALI DA 20 MILIARDI A BOTTA, IMPROBABILI RECUPERI DELL'AMMORBANTE EVASIONE FISCALE DAI NUMERI SCONOSCIUTI, RIMANDO A LEGGI COSTITUZIONALI DALL'ITER BIBLICO PER TAGLIARE RADICALMENTE I COSTI ABNORMI DELLA POLITCA D'HAREM SHOW ITALIOTA A FRONTE DI PODEROSI TAGLI LINEARI SOPRA TUTTO IL CORPUS SOCIALE CHE CONTRADDISTINGUE UNA NAZIONE "OCCIDENTALE": TRASPORTI, INFRASTRUTTURE, SCUOLA, SANITA', PENSIONI NON VERRANNO PIU' FINANZIATE DALLO STATO CHE RINUNCIA ANCHE ALLA TUTELA DELLA SICUREZZA DELLA VITA DEL CITTADINO CHE NON AVRA' PIU' NE LAVORO, NE DIRITTI, MA SOLO IL DOVERE DI ESSERE SCHIAVO ALLA MERCE' DI CHIUNQUE POSSA PERMETTERSI DI COMPRARSI LA LEGGE: DELOCALIZZAZIONE VERSO I PAESI IN VIA DI CONTRO SVILUPPO, CANCELLAZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORI, IMPOSSIBILITA' DI RIVOLGERSI ALLA GIUSTIZIA A FRONTE DI ARBITRATI NOBILIARI COME NEL PIU' GREVE PERIODO MEDIOEVALE, OBBLIGO COSTANTE A PAGARE DECIME E BALZELLI DI OGNI TIPO: AUMENTO DELL'IVA, DELL'IRPEF, PROBABILE REINTRODUZIONE DELL'ICI, CANCELLAZIONE DELLE PARTITE IVA LEGGERE, BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI PENSIONISTICHE IN RELAZIONE AL COSTO DELLA VITA,CONTRIBUTO SOCIALE PER I REDDITI "RICCHI", CANCELLAZIONE DELLE FESTE PATRONALI, CANCELLAZIONE DELLE DETRAZIONI FISCALI LA DOVE NON SI RAGGIUNGERANNO GLI OBIETTIVI DI PAREGGIO DEL BILANCIO, BLOCCO DELLE TREDICESIME PER I MEDESIMI MOTIVI, SPOSTAMENTO ALL'ETERNITA' DELL'ENTRATA IN PENSIONE, INTRODUZIONE DEI TICKET SANITARI, AUMENTO DELLA CONTRIBUZIONE INPS DA PARTE DI CHI NON ANDRA' MAI IN PENSIONE. UN BOMBARDAMENTO CHE NON SMUOVE DI UN MILLIMETRO UNA POPOLAZIONE CHE APPLAUDE AD UN FIGURO CHE COMPARE IMPUTATO E RIMANDATO A GIUDIZIO IN 5 PROCESSI CONTEMPORANEAMENTE: PER CONCUSSIONE E PROSTITUZIONE MINORILE, PER CORRUZIONE DI TESTIMONI ( CASO MILLS-GUARDIA DI FINANZA/ALL IBERIAN 2), PER FRODE FISCALE DUPLICE (MEDIATRADE E MEDIASET), PER VIOLAZIONE DI SEGRETO D'UFFICIO E SFRUTTAMENTO PER PROPRI FINI PERSONALI (CASO FASSINO-UNIPOL); CHE RISULTA ALTRESI' INDAGATO PER CORRUZIONE NEL CASO TARANTINI/LAVITOLA: IL VORTICOSO GIRO DI COCA-PROSTITUTE IN CAMBIO DI FAVORI DANAROSI AI PIU' ALTI LIVELLI, CON VIAGGI DI STATO PAGATI DALLA COLLETTIVITA' A VANTAGGIO DI SINISTRI FIGURI OGGI LATITANTI - LAVITOLA - O CARCERATI - TARANTINI E SOCI - . APPLAUDE PERCHE' SA GIA' CHE BEN 3 PROCESSI (MILLS, MEDIATRADE E MEDIASET) SI CHIUDERANNO CON LA SOLITA PRESCRIZIONE ( GIA' INTERVENUTA DOPO CONDANNA IN PRIMO GRADO PER I CASI LODO MONDADORI ( CORRUZIONE DEL GIUDICE METTA), ALL IBERIAN 1 (TANGENTI A BETTINO CRAXI E QUINDI FINANZIAMENTO ILLECITO)E SME (CORRUZIONE DEL GIUDICE SQUILLANTE);MENTRE PER I RESTANTI E' GIA' PRONTA UNA BELLA LEGGINA COMPRATA CHE VERRA' IMMEDIATAMENTE RATIFICATA DA UN PARLAMENTO RIDOTTO AD APPENDICE SFINTERALE DI TUTTE LE VARIE DEFECAZIONI DEL PADRONE D'ITALONIA. IN TUTTI I CONSESSI INTERNAZIONALI L'ITALONIA VIENE BOLLATA COME UN BRUTTISSIMO PROBLEMA, UNA PUSTOLA PURULENTA CHE APPESTA, EPPURE L'URGENZA STA NELLA CINQUANTESIMA FIDUCIA DELLA MASSA DI SCHIAVI PARLAMENTARI ATTA A RIPULIRE LO STRONZO DEL LORO PADRONE.

 

 

 

 

 

 

 

LE NUOVE GUERRE

 

 

 

DI MASSIMO FINI

Da quando è crollato il contraltare sovietico le democrazie occidentali, Stati Uniti in testa, hanno inanellato otto guerre in venti anni, otto guerre di cui forse solo la prima aveva una qualche giustificazione, il primo conflitto del Golfo perché Saddam Hussein aveva aggredito il Kuwait, le altre sette sono tutte guerre di aggressione.
La guerra democratica ha questa caratteristica, che si fa ma non si dichiara, la si fa con cattiva coscienza chiamandola con altri nomi, operazioni di peacekeeping, operazione umanitaria, difesa dei diritti umani, ma sono guerre. Questo equivoco porta a tutta una serie di conseguenze, la prima è che il nemico è sempre un criminale o un terrorista. E quindi di lui si può fare carne di porco, non valgono le leggi di guerra, non valgono per i prigionieri e Guantanamo ne è un esempio clamoroso. Nella guerra democratica le democrazie possono colpire ma non possono subire, sia materialmente che concettualmente. È legittimo uccidere i soldati del nemico, ma se il nemico uccide i nostri allora è una vigliaccata, una porcata, qualcosa di indecente e di intollerabile. Questa cosa fa sì che porta una sperequazione che non è solo materiale, perché effettivamente la guerra democratica si fa solo con le macchine, con gli aerei, con i droni, con i robot perché i droni sono aerei che non hanno equipaggio teleguidati da 10 chilometri di distanza, per cui uno solo può colpire e l’altro solo subire. Ma anche concettualmente questo vale nel senso che se tu, non democratico, colpisci un soldato sei un criminale e vai giudicato come tale.
Un’altra caratteristica delle guerre democratiche è che manca l’essenza della guerra e cioè il combattimento. Gli occidentali non sono più in grado di affrontare il combattimento, la vista del corpo a corpo gli fa orrore, ritengono questo immorale, ritengono invece morale colpire con un missile da 300 chilometri di distanza e uccidere duemila persone.
Le democrazie in questa loro aggressività nei confronti di tutti i mondi altri che hanno altre concezioni della vita, della morte e altre tradizioni è una sorta di totalitarismo perché noi non siamo più in grado di accettare il diverso, l’altro. La concezione è che siamo una cultura superiore, che è la moderna declinazione del razzismo essendo quella classica dopo Hitler diventata improponibile, e quindi abbiamo il diritto e il dovere di portare le buone maniere agli altri popoli. Questo è un totalitarismo tanto più pericoloso perché inconscio, il pericolo non è Bush o chi per lui, ma è Emma Bonino, chi ci crede a queste cose, che noi si sia possessori di diritti assoluti validi per tutti. Ed è particolarmente doloroso perché noi non veniamo solo come si dice dalla cultura giudaico – cristiana, ma alle nostre spalle c’è un’altra cultura messa in disparte che è la cultura greca, la prima a riconoscere il diritto di esistenza e di dignità dell’altro. Quando Erodoto parla dei persiani li descrive come crudeli, barbari, ma non si sognerebbe mai di applicare i costumi greci ai persiani, i persiani sono persiani, i greci sono i greci. Invece noi abbiamo la pretesa di omologare l’intero esistente alla nostra way of life. Ripeto, questo quando si è in buona fede, in malafede queste guerre hanno ragioni economiche. Abbiamo bisogno di conquistare, essendo i nostri mercati saturi, sempre nuovi mercati per quanto poveri.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica le democrazie hanno avuto le mani libere e hanno fatto tutte le guerre che hanno voluto con i più vari pretesti, in Serbia c’era la questione del Kossovo, in Afghanistan c’era Bin Laden,sono passati 11 anni e Bin Laden non c’è più da tempo. In Libia c’era il dittatore, peraltro corteggiato fino al giorno prima. Hanno potuto esprimere nel modo più violento la propria aggressività e i propri interessi che sono interessi imperiali. Una volta le potenze quando volevano una cosa mandavano le cannoniere e se le prendevano. Adesso pretendiamo di fare la guerra e di farla per il bene di coloro che bombardiamo, uccidiamo, assassiniamo o devastiamo, è una specie di Santa Inquisizione planetaria ed è questo che è intollerabile, l’ipocrisia di queste guerre. Le guerre si sono sempre fatte, ma una volta avevano almeno quasi una loro etica.
La Siria non la attacchiamo perché è protetta in qualche modo dalla Russia e dalla Cina e questo dice che i nostri interventi umanitari in realtà non sono tali, noi interveniamo laddove non ci sono rischi, dividiamo il mondo in figli e figliastri. Alcuni devono essere puniti e altri che ne fanno di peggio invece la passano liscia. Chi attaccherebbe la Russia per il genocidio ceceno, 250 mila morti e cioè un quarto della popolazione? Qui viene dimostrata tutta l’ipocrisia di questa storia dei diritti umani. I diritti umani sono solo un grimaldello per intervenire nei Paesi in cui ci interessa intervenire.
Potrebbe essere che il prossimo bersaglio, ci sono tamburi di guerra da tempo, sia l’Iran, anche qui con giustificazioni che non hanno alcun senso. L’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, accetta le ispezioni dell’IAEA che sono le ispezioni O.N.U., l’agenzia che regola le produzioni atomiche, e non ha mai superato il 20 per cento di arricchimento dell’uranio, per fare la bomba ci vuole il 90 per cento. Però è sotto scacco in continuazione. Israele che ha la bomba atomica invece viene lasciato assolutamente tranquillo. E’ una politica di due pesi e due misure che incita anche paesi musulmani, anche gente che non è radicale a radicalizzarsi perché è talmente evidente la politica dei due pesi e delle due misure, la violenza che noi continuamente esercitiamo che alla fine uno diventa terrorista.
Sì se si attaccherà l’Iran sarà la Terza guerra mondiale, è molto rischioso per le democrazie attaccare l’Iran perché saltano anche tutte le alleanze più o meno forzate che hanno con i paesi cosiddetti moderati, che poi moderati spessissimo non sono. Salterebbe l’alleanza con la Giordania, l’Arabia Saudita, l’Egitto e quindi sarebbe veramente la Terza guerra mondiale ma una guerra particolare sperequata, perché dalla nostra parte c’è questo armamento straordinario e dall’altra ci sono popolazioni da questo punto di vista molto più deboli, ma anche molto più numerose. E’ abbastanza grottesco da fuori Paesi seduti su arsenali atomici incredibili facciano la voce grossa con l’Iran perché ipoteticamente può fare l’atomica.
In realtà noi, inseguendo un pericolo immaginario, cioè l’Afghanistan che non è mai uscito dai suoi confini, che ha una tradizione di non aggressività nei confronti dei Paesi vicini, abbiamo creato un pericolo reale che è il Pakistan perché questo radicalismo religioso si è trasferito al Pakistan, solo che il Pakistan, a differenza dell’Afghanistan che è armato in modo antidiluviano, ha la bomba atomica e non solo ma proprio per la sua posizione di potenza regionale ha una concezione politica molto meno localizzata di quanto abbia l’Afghanistan. Quindi inseguendo un pericolo immaginario, l’Afghanistan, ne abbiamo creato uno reale, il Pakistan e se gli integralisti prendessero potere in Pakistan sì allora sarebbero cazzi acidi per tutti perché questi hanno l’atomica, gli altri hanno il loro corpo e qualche granata.

Iran: embargo all'italiana

 

L'Italia senza petrolio si fermerebbe. I primi cinque Paesi da cui lo importiamo sono Arabia Saudita, Azerbaijan, Iran, Libia e Russia. L'Italia era il partner principale della Libia