S IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.
S IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.
S IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.
S IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.
S IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.
IL CAVALIERE DEL CAZZO E LA DI LUI TROIA Mentre il Movimento 5 Sberle vorrebbe prendere a calci la mummia del Quirinale per non aver tolto il titolo di Cavaliere al Porco di Arcore, come fatto con Calisto Tanzi, vi ricordate?, ecco che la di lui figlia troia reclama:" Papone!! Visto che hai risparmiato i soldi che dovevi a mia madre, non puoi girarmeli per licenziare quella faccia di merda dello Zio Fester, sto vecchio squallido che proprio non sopporto più?" Per pudore il titolo gli va revocato. L'ultimo degli italiani onesti, l'ultimo barbone, lo merita più di lui. Se proprio insiste chiamiamolo allora Cavalier Pregiudicato e si tolga dalle balle insieme a Renzie, il suo ronzino preferito. Riportiamo un intervento del cittadino portavoce alla Camera Danilo Toninelli a cui seguì una inascoltata interrogazione parlamentare: "Grazie alla casta il pregiudicato B. è ancora cavaliere. I media lo chiamano "ex Cavaliere", ma basta aprire il sito del Quirinale alla sezione "onorificenze", per capire che non è così. Cavaliere del Lavoro lo è ancora, sia di fatto che di diritto. Nulla conta la sua auto sospensione dalla federazione dei Cavalieri del lavoro il 18 marzo 2014. Il tutto in spregio della legge 194 del 1986 che all'art. 13 impone la revoca dell'onorificenza in caso di sopravvenuta indegnità. E quale peggiore indegnità per colui che é stato condannato in via definitiva per frode fiscale, un reato tanto grave quanto socialmente vile. Un reato di proporzioni immani per il quale B. è stato condannato solo in minima parte, cioè per i 7 milioni di fondi neri dal 2002 in avanti, e non per quelli degli anni precedenti, stimati dai giudici nell'immane cifra di 280 milioni e andati prescritti grazie alla legge cosiddetta ex-Cirielli, scritta ed approvata solo per B. Ma chi sono i responsabili di questa ennesima porcata all'italiana? Oltre ovviamente a B., sono il ministro dello sviluppo economico e il Presidente della Repubblica, cioè coloro a cui la legge ha assegnato il potere di conferire e togliere l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro. Un triangolo di omissioni e connivenze che dura da un anno, cioè da quando B. è un pregiudicato, e che investe l'ex ministro Zanonato e l'attuale ministro Guidi (definita «il ministro berlusconiano del governo Renzi», Libero, 22 febbraio 2014), responsabili di non aver adempiuto al loro dovere istituzionale. E lo è anche il monarca Napolitano, reo di non aver mosso un dito, né sollecitando il ministro competente a darsi una mossa, né agendo motu proprio. Eppure si tratta dello stesso Presidente della Repubblica che revocò il Cavalierato a Calisto Tanzi, condannato in secondo grado per aggiotaggio e quindi senza attendere la sentenza definitiva. Ma Tanzi non aveva stretto alcun patto del Nazareno con il Capo del Governo, né aveva in Giorgio Napolitano il supremo garante della «profonda sintonia» della loro intesa. Quando il Capo dello Stato anziché garante della Costituzione si fa garante del suo stravolgimento, anche il cavalierato e le onorificenze seguono regole “ad personam”.