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Champions 2015-2016, Platini cambia tutto per riproporre la
Coppa dei Campioni
Dalla prossima edizione
le teste di serie non saranno più decise in base al ranking, ma
coincideranno con le squadre che hanno conquistato i sette
migliori campionati europei, più i campioni in carica
La Champions League deve
tornare ad essere veramente la “coppa dei campioni”.
Così almeno la pensa Michel Platini, che ha in
serbo l’ennesima rivoluzione per la massima competizione
continentale per club: dalla prossima edizione le teste di serie
non saranno più decise in base al ranking,
ma coincideranno con le squadre che hanno conquistato i sette
migliori campionati europei, più la vincente della precedente
edizione della Champions. L’Uefa di recente ha
confermato che “il comitato esecutivo sta considerando un
cambiamento del sistema di sorteggio”, e il quotidiano spagnolo
Mundo deportivo ha svelato il
progetto. Sembra una sottigliezza, ma non lo è.
Basta tornare al sorteggio di
qualche settimana fa per accorgersi delle enormi differenze con
il nuovo meccanismo. Nell’urna di Nyon in prima
fascia c’erano Real Madrid, Bayern
Monaco, Chelsea, Barcellona, Atletico
Madrid , Benfica, Borussia Dortmund, Schalke
04. Tre squadre spagnole e tre tedesche nelle prime otto. Una
situazione che non potrà ripetersi fra dodici mesi, quando ogni
nazione potrà avere una squadra, al massimo due nel caso un suo
club abbia vinto la Champions precedente. Soltanto una fra Real
Madrid e Barcellona, dunque, potrà essere testa
di serie (sempre che l’Atletico non bissi il successo nella
Liga); stesso discorso per Bayern e Borussia, Chelsea e
Manchester, e via dicendo. Tutte le altre finiranno in
seconda fascia (con ulteriore slittamento in terza di squadre di
buon livello), e questo farà sì che ci saranno gironi molto più
duri rispetto al passato (anche se resta la regola che due
squadre dello stesso Paese non possono
incontrarsi nel primo gruppo). Altra
novità sarà quella di dare più valore (come ipotizzato da tempo)
all’Europa League:
la vincente verrà ammessa di diritto alla fase a gironi della
prossima Champions
League (sempre che
non abbia già conquistato la qualificazione nel proprio
campionato).
La riforma di
Platini va in direzione dell’ampliamento
dell’elite del calcio europeo che il presidente dell’Uefa
persegue da anni. Nel 2009 erano stati modificati secondo questi
stessi i criteri i preliminari di qualificazione:
non più sorteggiati in base al ranking, ma divisi fra “piazzati”
(le terze e quarte classificate dei principali campionati) e
“campioni” (chi ha vinto il titolo nel proprio Paese). Un
meccanismo che ha spalancato le porte della Champions a squadre
di nazioni minori (si pensi ad esempio a Bate Borisov,
Maribor e Ludogorets, “cenerentole” di questa
edizione) e complicato terribilmente il cammino delle “big” (lo
sa bene il Napoli, eliminato nello spareggio
“di ferro” contro l’Athletic Bilbao).
E così si spiega – anche se in ambito nazionale –
il format degli Europei a 24 squadre, con più spazio per le
realtà periferiche.
Ranking alla mano,
è facile dire chi guadagna e chi perde dal nuovo sistema. Va
male sicuramente a Spagna, Germania
e Inghilterra. Benissimo, invece, a
Portogallo (che quest’anno già aveva il Benfica,
ma blinderà la sua posizione) e soprattutto Francia
e Russia, che si garantiscono almeno per il
prossimo triennio una squadra in prima fascia. Sorride anche l’Italia:
un tempo era la norma vedere Milan,
Inter e Juventus tra le “big”. Adesso
non lo è più: con la crisi delle milanesi, gli scarsi risultati
internazionali dei bianconeri e la presenza a
intermittenza di Napoli e Roma,
il nostro campionato non ha teste di serie da due anni. La prima
in classifica resta il Milan, che però è solo
14esimo (e scivolerà molto indietro a causa di questa stagione
senza coppe). L’Italia è proprio uno di quei Paesi minori che
beneficerà del provvedimento. A patto, ovviamente, di rimanere
nelle prime sette del ranking: attualmente
siamo quinti, con un margine rassicurante di 15mila punti su
Ucraina e Olanda (in ottava e
nona posizione). Ma ci aspetta una stagione con due sole squadre
in Champions, e l’Europa League non è mai stata
foriera di soddisfazioni. Meglio guardarsi alle spalle, di
questi tempi.
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