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Roma-Verona 2-0, capolavori di Florenzi e Destro
Infatti l’avvio è complicato e
la partita intensa. L’equilibrio dura mezz’ora, grazie a
Estigarribia e Dramè che spingono sulle fasce e una fase
difensiva molto accorta. La Juventus prova a prendere il
controllo del ritmo con il passare dei minuti, alzando il
baricentro. Ma Colantuono non ha lasciato nulla al caso per
fermare la squadra che non perde a Bergamo da dieci anni.
La mossa tattica più riuscita è Boakye
francobollato su Marchisio. L’attaccante, di proprietà proprio
della Juve, si sacrifica in fase difensiva fino al limite della
propria area per seguirlo a uomo. È così che la squadra di
Allegri va spesso fuori fase, dovendo impostare senza passare
dai piedi pregiati dell’azzurro. Baselli prova a costruire
qualcosa ma, complice anche il dispendio per arginare la potenza
di fuoco dei campioni d’Italia, l’Atalanta è molto imprecisa. E
per quanto provi a sfuggire al proprio destino, la tela
bianconera la intrappola. Basta un attimo, al 35esimo.
Un rimpallo di troppo, la solita corsa di Lichtsteiner imbeccato
da Llorente con un filtrante e una palla che danza vicino alla
linea di porta. È lì che Tevez affoga le resistenze degli uomini
di Colantuono che rischiano di bere altra acqua prima
dell’intervallo su un erroraccio di Estigarribia.
Poi si mettono nei guai da
soli quando Buffon para un rigore procurato da
Molina (il contatto non sembra esserci) e tirato male da Denis,
ancora a secco dopo un mese di campionato. Sulla ribattuta del
portiere della nazionale scatta la più dura e classica legge del
calcio: gol sbagliato, gol subito. È Tevez a recitare l’adagio
con un tiro dal limite sul capovolgimento di fronte. Stoccata
non irresistibile ma Sportiello, pur bravo, non è Buffon. Denis
si sdraia a centrocampo, mani in faccia. Dal pareggio al 2-0 in
meno di un minuto, i bergamaschi vedono la terza sconfitta
consecutiva profilarsi all’orizzonte e non rallentano, provando
a giocare a viso aperto come fatto dall’inizio. La differenza di
valori già chiara viene però evidenziata da Alvaro
Morata, il tanto discusso acquisto del mercato estivo.
Allo spagnolo bastano 37 minuti in Serie A per trovare il primo
gol.

I ragazzi di Garcia sbattono per 75 minuti contro il muro
scaligero, ci pensano due magie dell'esterno e del centravanti -
a segno da oltre 40 metri - a risolvere la contesa: giallorossi
ancora a punteggio pieno, domenica ci sarà la grande sfida con
la Juventus
Uno stallo
che sembrava infinito, col bunker di Mandorlini a prova di
bomba. Servivano due magie e sono uscite dai cilindri di
Alessandro Florenzi e Mattia Destro. Due magie che valgono il
quinto successo in altrettante gare di campionato e che lanciano
la Roma in vetta alla classifica, aspettando l'impegno juventino
a Bergamo e alla vigilia di una settimana che magari non sarà
decisiva ma che potrà già raccontare molto sulla stagione che
attende i ragazzi di Rudi Garcia, di scena prima a Manchester
contro il City e poi a Torino contro la Juventus. Cade, per la
prima volta quest'anno, il Verona: partita oculata, guastata
soltanto da due capolavori.
LE MAGIE - E' dunque corretto provare a
partire dal fondo, dopo 75 minuti in cui le due squadre si sono
date battaglia, pur con un'ovvia supremazia casalinga. Pjanic
per Nainggolan, Tachtsidis lo ferma ma sbaglia la misura del
tocco per Ionita. Diventa un tocco per Florenzi, in una porzione
di campo pericolosa ma non letale. Il nuovo entrato sente la
porta pur senza vederla, destro rasoterra di prima intenzione da
25 metri che va ad insaccarsi sul palo alla sinistra di Gollini,
ancora fra i pali per la contemporanea assenza di Rafael e
Benussi: il giovane portiere è sorpreso, secondo gol in sei
giorni nella stessa porta per il nuovo eroe delle nonne
italiane. Lo spartito tattico ospite va ovviamente in soffitta
ma il 2-0 non arriva certo per un contropiede subito. Rinvio di
De Sanctis, Destro stoppa di petto qualche metro oltre il
cerchio di centrocampo. Uno sguardo a Gollini, un altro al
pallone. I metri sono 41, il tiro è di una rara combinazione di
violenza e precisione. Gollini rientra affannosamente ma non può
coprire i pali, il centravanti corre a festeggiare forse il più
bel gol della sua carriera, dopo una gara opaca e almeno due
netti errori sotto porta.
Lazio-Udinese 0-1, Thereau lancia Stramaccioni al secondo posto.
Sembrerebbe una cosa straordinaria ma non lo è,perchè? Perchè
l'udinese nel 2010-2011 e 2011-2012 assurgeva ai preliminari di
Coppa dei campioni, salvo poi farsi massacrare , come il Napoli
per altro,DEVASTANDO IL RANKING ITALIOTA OGGI RIDOTTO AL
LUMICINO.

L'Udimenrda
di Stramaccioni
e Stankovic al secondo posto a 3 punti dalle super corazzate.
Nel giugno 2013 Stramaccioni veniva cacciato dall'Inter a
seguito di un disastroso nono posto condito da una moria
clamorosa di giocatori che costrinse il giovane allenatore,
vincitore in una stagione di campionato e coppa dei campioni con
la Primavera e per questo voluto in panchina dall'allora
presidente Moratti, a schierare in prima squadra proprio metà
della sua Primavera ( Longo, Caldirola, Benassi,M'Baie....),
determinando così non solo la sua caduta, ma anche quella di
Moratti che, a seguito di una dispendiosa campagna acquisti:
Cassano per Pazzini, Pereyra dal Porto costato una petroliera,
Gargano dal Napoli, Mudingay dal Bologna, Livaja dalla Dinamo
Zagabria, Palacio dal Genoa, Handanovic dall'Udinese, Juan Jesus
dal Brasile, Kutzmanovic, Kovacic e Schelotto più Icardi per la
stagione successiva nel mercato di riparazione di gennaio 2013,
si ritrovò, con i mancati introiti derivanti dal mancato
piazzamento in Coppa dei Campioni, sull'orlo del fallimento
iniziando così, nel luglio 2013,le trattative col manager
indonesiano Thohir per la cessione del club. Stramaccioni è
rimasto fermo per un anno incassando i soldi che l'Inter gli
doveva, c'era un contratto da onorare, poi, con l'uscita di
Guidolin da Udine, i Pozzo hanno fiutato una nuova idea. L'Udimerda
su 4 giornate ha incontrato Rubentus, Napoli e Lazio. Queste
ultime ci hanno rimesso le penne e c'è da aggiungere che
nonostante gli avversari più forti, ha subito solo 2 gol. Forse
siamo di fronte all'ennesimo colpo dei Pozzo, ma attenzione.
L'Udinese nel 2010-2011 e 2011-2012 raggiungeva i preliminari di
Coppa dei Campioni facendosi tuttavia sistematicamente eliminare
determinando per questo il crollo spaventoso del ranking Uefa
italiota. Di fronte a vittime illustri come il Napoli, ci
chiedamo se sia il caso di portare continuamente in Europa club
che poi scientificamente si fanno fare a pezzi determinando il
continuo crollo di un paese che a livello sportivo sta
dimostrando dei limiti tecnici insormontabili. I risultati sul
campo non si discutono ma noi riteniamo sia più logico affidare
il palcoscenico europeo a club con retroterra di seguito più
vasto ed indennizzare i club di terza fascia che indovinano la
stagione: una sorta di risarcimento pecuniario per far passare
il primo club in classifica con un retroterra di seguito ed
economia. Se poi il club di terza fascia mantiene un certo
livello anche nelle stagioni successive, allora gli si permette
la partecipazione in Europa. Nel 2005-2006 il Chievo partecipava
ai preliminari di Coppa dei Campioni venendo fatto a pezzi da
una squadra semisconosciuta bulgara, non è assurdo?

Sono i bianconeri a
"inseguire" Juventus e Roma in classifica: l'ex Chievo punisce
una disattenzione difensiva della retroguardia laziale e firma
il successo. Capitolini padroni del possesso palla e poco altro,
solo Keita nel finale prova ad infiammare la manovra
C’era un tabù da infrangere, ci è
riuscito Andrea Stramaccioni. Il tecnico bianconero non aveva
mai sconfitto la Lazio, stesso discorso per Stefano Pioli contro
l’Udinese: alla fine sono i friulani a sbancare l’Olimpico,
volando al terzo posto in solitaria e certificando
un’impressionante solidità difensiva. Non prendere gol aiuta e
Danilo e soci sono già alla terza gara senza subirne, pur con un
pizzico di fortuna contro Empoli, Napoli e anche, in parte,
nella gara odierna. Che i padroni di casa controllano saldamente
soltanto sotto il punto di vista del possesso palla, tenendo gli
avversari per larghi tratti negli ultimi 30 metri ma senza
creare occasioni clamorose come era accaduto a Genova.
DIFESA DA INVENTARE – Il quartetto arretrato
dei capitolini, sulla carta, è quello di riserva: con Basta, de
Vrij, Gentiletti e Radu fuori, in campo vanno Konko, Novaretti,
Cana e Braafheid. Il mancato affiatamento e i valori emergono in
maniera eclatante in occasione del gol che decide il match, tra
Muriel che fa quello che vuole sulla trequarti e Widmer che si
ritrova con metri di spazio per pescare Thereau, match-winner di
serata, a centro area. Tatticamente, l’idea di Stramaccioni in
avvio è tanto chiara quanto corretta: negare ai padroni di casa
i due contro uno sulle corsie. Per questa ragione, addio al
4-3-2-1 e grande sacrificio richiesto a Badu e Kone sulle
corsie, per un più diligente ed efficace 4-4-2. La Lazio sbatte
sul muro dall’inizio e ricorre ai lanci per le sponde di Klose.
Il tedesco serve Candreva al 5′, destro a lato dal limite.
LA FIRMA DI THEREAU – Felipe Anderson viene
premiato con un’altra maglia da titolare e prova a ripagare la
fiducia di Pioli, scappando a Widmer sulla sinistra per poi
sparare malamente all’ingresso in area. Pur senza Di Natale in
campo l’Udinese va vicinissima al gol al 22′. Lancio lungo per
Muriel, il colombiano travolge l’uscita di Marchetti. Il fallo è
netto per tutti, non per Rocchi, che lascia correre col portiere
al suolo. Muriel si rialza e calcia a colpo sicuro, Novaretti
salva di testa sulla linea. Due minuti e gli ospiti passano.
Muriel, ancora dolorante, danza fra quattro laziali ai 30 metri:
dribbling e piroette prima del tocco dentro per Badu, Cana non
esce ed è Braafheid a provare l’intervento, liberando la corsia
per l’inserimento di Widmer. Che riceve e crossa rasoterra:
Konko e Novaretti si fanno prendere d’infilata, Thereau da due
passi mette sotto la traversa. Muriel chiede il cambio ma al 36′
l’Udinese punge in fotocopia, con Widmer che pesca nuovamente
Thereau. Novaretti stavolta riesce a mettere il piede, la porta
di Marchetti è salva.
DENTRO DJORDJEVIC – La manovra laziale è lenta,
complice anche la presenza di un elemento come Ledesma, che a
differenza di Biglia predilige una posizione in campo più
arretrata: manca la riconquista immediata del pallone e Pioli
prova a sparigliare in avvio di ripresa. Djordjevic per il pur
positivo Anderson, doppio centravanti. E’ però ancora l’Udinese
a farsi viva con Kone, che fa quello che vuole tra Konko,
Novaretti e Ledesma all’ingresso in area, sparando però a lato
col mancino. Il tecnico laziale potrebbe giocarsi subito le
carte Keita e Mauri ma preferisce inserire Lulic per passare al
4-4-2. Il bosniaco non ha metri di campo davanti e non riesce a
incidere, Candreva cerca Klose con un bel tocco in verticale ma
al tedesco non riesce l’acrobazia vincente.
KARNEZIS PROTEGGE IL SUCCESSO – Lazio in totale
proiezione offensiva, ospiti tutti negli ultimi 30 metri per
difendere il bottino pieno. Sui cross c’è vita facile per
Heurtaux e Danilo, l’ingresso di Keita dopo la mezz’ora scuote
tutti. Lo spagnolo calcia bene col destro al 34′, perfetto
Karnezis, che mostra una sola sbavatura. Ma all’Udinese va tutto
bene e sul tiro-cross di Djordjevic la smanacciata dell’estremo
greco si rivela decisiva, visto che manda fuori tempo un
Candreva pronto al tocco a porta vuota. Nel recupero la Lazio
non crea nulla e l’Udinese riesce anche a tenere palla nei
pressi della bandierina: nove punti dopo aver già affrontato
Juventus, Napoli e Lazio, Andrea Stramaccioni si gode il suo
terzo posto.
LAZIO-UDINESE 0-1 (0-1)
Lazio (4-3-3): Marchetti 6; Konko 5.5,
Novaretti 5.5, Cana 5.5, Braafheid 6 (31′ st Keita 6.5); Onazi
5.5, Ledesma 5, Parolo 5; Candreva 6, Klose 5, Anderson 6 (1′ st
Djordjevic 6). (Berisha, Strakosha, Cavanda, Ciani, Pereirinha,
Mauri, Murgia, Tounkara). All.: Pioli
Udinese (4-4-2): Karnezis 6.5; Widmer 6.5,
Heurtaux 7, Danilo 7, Piris 6.5; Badu 6, Allan 7, Guilherme 6,
Kone 6; Muriel 6.5 (28′ pt Fernandes 5.5, 36′ st Belmonte sv),
Thereau 6.5 (20′ st Di Natale 5.5). (Brkic, Meret, Bubnjic,
Coda, Pasquale, Evangelista, Hallberg, Jadson, Zapata). All.:
Stramaccioni
Arbitro: Rocchi
Rete: 26′ pt Thereau
Ammoniti: Candreva, Kone, Lulic e Novaretti
Recupero: 4′ e 3′

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