È di pochi giorni fa la notizia dell’arresto, da parte della
DIGOS, del personaggio centrale dell’ultima finale di Coppa Italia, ovvero
Genny a’ Carogna che - ampiamente legittimato dalle istituzioni, nonostante il
patetico tentativo di Alfano di negare quanto è stato visto in mondovisione da
milioni di persone – ha acconsentito alla sua disputa.
Dopo quasi 5 mesi la sua posizione sembra arricchirsi con una
serie di imputazioni (resistenza a pubblico ufficiale, violazione della
normativa sulle manifestazioni sportive, incitamento alla violenza) che
davvero non stupiscono nessuno. Stupisce magari il tempo occorrente a scoprire
l’acqua calda da parte degli inquirenti. Tutto questo tempo per accertare che
Genny ha gestito l’ordine pubblico come fosse cosa sua? A me pare francamente
scandaloso che la giustizia italiana sia così lenta. I problemi del paese sono
probabilmente altri ma se in questi casi occorrono 5 mesi per decifrare
immagini tanto chiaro sorge più di un dubbio sull’efficienza del sistema
giustizia in Italia.
Personalmente resto anche indignato che da una maglietta con
scritto “Speziale libero” un magistrato abbia potuto arguire un incitamento
alla violenza in quanto, per riprendere il testo dell’ordinanza di custodia
cautelare la Carogna “ostenta
con orgoglio la maglietta in tal modo richiamando l’episodio tragico
dell’uccisione dell’ispettore”.
Mah … a me è parso solo di vedere una critica – motivata o meno poco importa -
a una decisione giudiziaria, diritto che in un paese che si reputa civile e
democratico dovrebbe essere un dato assodato. Ma in Italia così non sembra. E
sotto la scure dell’ipocrisia cadde anche il povero Arcidiacono, giocatore del
Cosenza che pagò assai duramente l’esercizio di una sua prerigativa
costituzionale: venne infatti squalificato per una decina di mesi.
Ma torniamo a questa vicenda in quanto c’è un’altra cosa che
stupisce: l’indignazione della madre del povero Ciro Esposito, il ragazzo che
perse la vita a seguito degli scontri pre-partita con alcune frange di tifosi
romanisti. C’è invero una bizzarra abitudine da parte di chi ha perso un caro
in occasione di manifestazioni sportive a parlare da non si sa quale pulpito
di cose che non si sa fino a che punto conoscono (come non dimenticare i
discorsi della vedova Raciti che non perde occasione di invitare giudici
sportivi e organi dello Stato a punire chiunque osi criticare una sentenza a
lei favorevole). Mi chiedo: perchè tanta indignazione? Le immagini sembrano
chiare. Probabilmente c’è qualcosa sotto, qualcosa di molto oscuro. Non
dimentichiamo che Genny è andato a trovare il ragazzo in ospedale subito dopo
la partita (chissà perché non durante ma evidentemente lui ha una scala di
valori tutta personale) come ha dichiarato la stessa madre di Ciro. E non
dimentichiamo altresì che le indagini stanno facendo emergere una realtà un
po’ diversa da quella prospettata inizialmente. Com’è noto sembra, infatti,
che De Santis abbia sparato da terra e dopo essere stato accoltellato per
primo. A rendere ancora più misteriosa questa vicenda c’è la circostanza che
al momento del ricovero nessuno avrebbe notato ben quattro accoltellate: come
è possibile. Inoltre dalla famiglia Esposito emergono inquietanti
affermazioni: l’uccisore del figlio sarebbe protetto dai servizi deviati
(sic).
Forse non sapremo mai cosa si nasconde veramente dietro
l’atteggiamento della madre però tutto ciò invita a riflettere.