Uno dei tanti slogan che circolano in rete Forse è la fine di un’epoca. Forse. No, perché è chiaro: tutti sapevano che il tramonto era già cominciato, solo che tutti speravano che il sole si fermasse prima di scendere sotto l’orizzonte. Ora che ha ripreso a calare, anzi a precipitare, si tratta solo di capire se esiste un futuro. Perché lo “zemanesimo” non è un fenomeno qualsiasi, è un misto di 4-3-3 e fideismo assoluto, una religione tattica e filosofica al tempo stesso. Quelli del “mai schiavi del risultato”. Insomma o ci credi o non ci credi. E si può andare avanti anche fino al limite dell’harakiri. Prendete il Cagliari di quest’anno, quello che in casa si fa fare due gol dal Chievo, ma ne prende anche 4 dalla Fiorentina, 4 dalla Lazio e via così, partito in pompa magna con tutto l’entusiasmo del nuovo presidente Giulini, eccolo lì terzultimo in classifica. L’effetto Zeman amaramente sparito, i tifosi spauriti che vedono la classifica farsi sempre più piccola, e che vanno allo stadio col pallottoliere per contare i gol incassati da una delle peggiori difese. Il vate Zeman, come lo chiamano, è partito per suonare ed è stato malamente suonato, come gli capita ormai spesso da qualche anno a questa parte. Perché il Cagliari di Zeman ha pur sempre qualche bel giocatore (Daniele Conti, Cossu, Sau, Ekdala, Crisetig etc) e fa anche gol, ma come al solito - secondo il comandamento n.1 dello zemanesimo “basta fare un gol più dell’altro” - ne prende talmente tanti che le partite sono sì uno spettacolo, ma anche una tortura. Ci fosse stato ancora Massimo Cellino è probabile che Zeman se ne sarebbe già tornato a Roma a meditare dietro una nuvola di fumo e a giocare a golf. In attesa di qualcuno che ancora voglia scommettere - perché di scommessa si tratta ormai - su di lui. In fin dei conti è una storia che non cambia mai. In serie A il Cagliari di Zeman ha gli stessi identici gol del Genoa di Gasperini che è brillantemente terzo in classifica. Ma siccome ne ha incassati più del doppio, invece di essere terzo è terzultimo. Zeman è una fibrillazione, un batticuore continuo. Probabilmente non è un allenatore da lotta salvezza, anche se lui nega: Zeman ti espone a rischi, non sa giocare per un pareggio se non addirittura per uno 0-0, si gioca sempre l’intera posta, cerca sempre un gol di troppo. Prendere o lasciare. Già a Roma, due anni e mezzo fa, Zeman aveva lasciato molte vedove. Tra Luis Enrique e Garcia si pensò che il ritorno del santone avrebbe ridato animo a un popolo sfiduciato e depresso. La gente si abbonò solo per lui. E ne venne tradita. Si pensava infatti che il vecchio Zdenek avesse ritrovato il tocco degli anni magici di Foggia e della primissima Roma. A Pescara infatti, in serie B, aveva fatto un gran lavoro, acceso il fuoco sull’Adriatico, lanciato giocatori grandiosi, che adesso valgono un sacco di milioni: Verratti e Insigne su tutti. Ma il maestro non riuscì a ripetersi, né ci sta riuscendo tanto meno a Cagliari. Ci si creda o meno, è’ un peccato, perché a parte l’assolutismo intransigente del suo calcio, Zeman ormai è l’unico che si oppone al tiki-taka che ha contagiato il calcio mondiale. Ma che quando non lo gioca il Barcellona o il Bayern di Guardiola è anche terribilmente noioso. Il calcio di Zeman è essenziale, diretto, punta alla porta. Vuole giocatori allenatissimi e veloci, rapidi nello scatto e soprattutto nelle idee. Non a caso li prepara con lunghi digiuni in estate e massacranti sedute d’allenamento, fra cui anche i famosi gradoni da fare a salti. Ma a Cagliari non si vede niente di tutto ciò, e pure la macchina da gol, a dire il vero, si è inceppata. Si prendono solo schiaffi. Doveva essere un anno speciale, ma se continua così c’è solo la serie B. Non è mai facile allenare, grande club o provinciale che sia. Con i risultati tutti devono fare i conti, anche chi non li guarda proprio. A Cagliari anche Allegri, ora allenatore della Juventus, pagò un periodo no con l’esonero. Un precipizio, proprio nel momento in cui i grandi club franano - a cominciare da Milan e Inter - e la provincia sale alla ribalta: il Genoa, la Samp, il Sassuolo, l’Empoli. Il calcio guarda ai Gasperini, ai Mihajlovic, ai Di Francesco ai Sarri. Zeman è ormai tristemente ai margini. A 67 anni e già oltre venti squadre allenate ovunque (con 9 esoneri), l’uomo che a Foggia tra gli anni ‘80 e ‘90, rivoluzionò il calcio italiano non cambierà. Si difenderà attaccando. (lapresse) CAGLIARI - Sta per finire l'avventura di Zdenek Zeman sulla panchina del Cagliari. Il club sardo, riunito in queste ore, sta decidendo la sorte del tecnico, che sembra però già segnata. In pole per sostituirlo c'è Walter Zenga, ma si fanno anche i nomi anche di Edy Reja e Delio Rossi. Per l'esonero manca solo l'ufficialità (da risolvere la questione contrattuale), Zeman paga gli ultimi risultati negativi - ultimo la netta sconfitta al Sant'Elia con la Juventus - che hanno portato la squadra al terzultimo posto. Apri il conto online MyUnipol a canone zero. Apri ora il conto online MyUnipol a canone zero! Prelevare, investire, risparmiare 24 ore su 24 su smartphone, tablet e pc. *Promozione Telepass. Offerta valida per chi attiva il Telepass Family fino al 31.12.2014. La promozione ?valida solo per i nuovi contratti. Al termine dei 12 mesi di gratuit?il canone mensile del Telepass sar?pari a 1,26? (prezzi IVA inclusa). La romozione non ?cumulabile con eventuali altre proposte in corso. 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Uno dei tanti slogan che circolano in rete Forse è la fine di un’epoca. Forse. No, perché è chiaro: tutti sapevano che il tramonto era già cominciato, solo che tutti speravano che il sole si fermasse prima di scendere sotto l’orizzonte. Ora che ha ripreso a calare, anzi a precipitare, si tratta solo di capire se esiste un futuro. Perché lo “zemanesimo” non è un fenomeno qualsiasi, è un misto di 4-3-3 e fideismo assoluto, una religione tattica e filosofica al tempo stesso. Quelli del “mai schiavi del risultato”. Insomma o ci credi o non ci credi. E si può andare avanti anche fino al limite dell’harakiri. Prendete il Cagliari di quest’anno, quello che in casa si fa fare due gol dal Chievo, ma ne prende anche 4 dalla Fiorentina, 4 dalla Lazio e via così, partito in pompa magna con tutto l’entusiasmo del nuovo presidente Giulini, eccolo lì terzultimo in classifica. L’effetto Zeman amaramente sparito, i tifosi spauriti che vedono la classifica farsi sempre più piccola, e che vanno allo stadio col pallottoliere per contare i gol incassati da una delle peggiori difese. Il vate Zeman, come lo chiamano, è partito per suonare ed è stato malamente suonato, come gli capita ormai spesso da qualche anno a questa parte. Perché il Cagliari di Zeman ha pur sempre qualche bel giocatore (Daniele Conti, Cossu, Sau, Ekdala, Crisetig etc) e fa anche gol, ma come al solito - secondo il comandamento n.1 dello zemanesimo “basta fare un gol più dell’altro” - ne prende talmente tanti che le partite sono sì uno spettacolo, ma anche una tortura. Ci fosse stato ancora Massimo Cellino è probabile che Zeman se ne sarebbe già tornato a Roma a meditare dietro una nuvola di fumo e a giocare a golf. In attesa di qualcuno che ancora voglia scommettere - perché di scommessa si tratta ormai - su di lui. In fin dei conti è una storia che non cambia mai. In serie A il Cagliari di Zeman ha gli stessi identici gol del Genoa di Gasperini che è brillantemente terzo in classifica. Ma siccome ne ha incassati più del doppio, invece di essere terzo è terzultimo. Zeman è una fibrillazione, un batticuore continuo. Probabilmente non è un allenatore da lotta salvezza, anche se lui nega: Zeman ti espone a rischi, non sa giocare per un pareggio se non addirittura per uno 0-0, si gioca sempre l’intera posta, cerca sempre un gol di troppo. Prendere o lasciare. Già a Roma, due anni e mezzo fa, Zeman aveva lasciato molte vedove. Tra Luis Enrique e Garcia si pensò che il ritorno del santone avrebbe ridato animo a un popolo sfiduciato e depresso. La gente si abbonò solo per lui. E ne venne tradita. Si pensava infatti che il vecchio Zdenek avesse ritrovato il tocco degli anni magici di Foggia e della primissima Roma. A Pescara infatti, in serie B, aveva fatto un gran lavoro, acceso il fuoco sull’Adriatico, lanciato giocatori grandiosi, che adesso valgono un sacco di milioni: Verratti e Insigne su tutti. Ma il maestro non riuscì a ripetersi, né ci sta riuscendo tanto meno a Cagliari. Ci si creda o meno, è’ un peccato, perché a parte l’assolutismo intransigente del suo calcio, Zeman ormai è l’unico che si oppone al tiki-taka che ha contagiato il calcio mondiale. Ma che quando non lo gioca il Barcellona o il Bayern di Guardiola è anche terribilmente noioso. Il calcio di Zeman è essenziale, diretto, punta alla porta. Vuole giocatori allenatissimi e veloci, rapidi nello scatto e soprattutto nelle idee. Non a caso li prepara con lunghi digiuni in estate e massacranti sedute d’allenamento, fra cui anche i famosi gradoni da fare a salti. Ma a Cagliari non si vede niente di tutto ciò, e pure la macchina da gol, a dire il vero, si è inceppata. Si prendono solo schiaffi. Doveva essere un anno speciale, ma se continua così c’è solo la serie B. Non è mai facile allenare, grande club o provinciale che sia. Con i risultati tutti devono fare i conti, anche chi non li guarda proprio. A Cagliari anche Allegri, ora allenatore della Juventus, pagò un periodo no con l’esonero. Un precipizio, proprio nel momento in cui i grandi club franano - a cominciare da Milan e Inter - e la provincia sale alla ribalta: il Genoa, la Samp, il Sassuolo, l’Empoli. Il calcio guarda ai Gasperini, ai Mihajlovic, ai Di Francesco ai Sarri. Zeman è ormai tristemente ai margini. A 67 anni e già oltre venti squadre allenate ovunque (con 9 esoneri), l’uomo che a Foggia tra gli anni ‘80 e ‘90, rivoluzionò il calcio italiano non cambierà. Si difenderà attaccando. (lapresse) CAGLIARI - Sta per finire l'avventura di Zdenek Zeman sulla panchina del Cagliari. Il club sardo, riunito in queste ore, sta decidendo la sorte del tecnico, che sembra però già segnata. In pole per sostituirlo c'è Walter Zenga, ma si fanno anche i nomi anche di Edy Reja e Delio Rossi. Per l'esonero manca solo l'ufficialità (da risolvere la questione contrattuale), Zeman paga gli ultimi risultati negativi - ultimo la netta sconfitta al Sant'Elia con la Juventus - che hanno portato la squadra al terzultimo posto.
Uno dei tanti slogan che circolano in rete Forse è la fine di un’epoca. Forse. No, perché è chiaro: tutti sapevano che il tramonto era già cominciato, solo che tutti speravano che il sole si fermasse prima di scendere sotto l’orizzonte. Ora che ha ripreso a calare, anzi a precipitare, si tratta solo di capire se esiste un futuro. Perché lo “zemanesimo” non è un fenomeno qualsiasi, è un misto di 4-3-3 e fideismo assoluto, una religione tattica e filosofica al tempo stesso. Quelli del “mai schiavi del risultato”. Insomma o ci credi o non ci credi. E si può andare avanti anche fino al limite dell’harakiri. Prendete il Cagliari di quest’anno, quello che in casa si fa fare due gol dal Chievo, ma ne prende anche 4 dalla Fiorentina, 4 dalla Lazio e via così, partito in pompa magna con tutto l’entusiasmo del nuovo presidente Giulini, eccolo lì terzultimo in classifica. L’effetto Zeman amaramente sparito, i tifosi spauriti che vedono la classifica farsi sempre più piccola, e che vanno allo stadio col pallottoliere per contare i gol incassati da una delle peggiori difese. Il vate Zeman, come lo chiamano, è partito per suonare ed è stato malamente suonato, come gli capita ormai spesso da qualche anno a questa parte. Perché il Cagliari di Zeman ha pur sempre qualche bel giocatore (Daniele Conti, Cossu, Sau, Ekdala, Crisetig etc) e fa anche gol, ma come al solito - secondo il comandamento n.1 dello zemanesimo “basta fare un gol più dell’altro” - ne prende talmente tanti che le partite sono sì uno spettacolo, ma anche una tortura. Ci fosse stato ancora Massimo Cellino è probabile che Zeman se ne sarebbe già tornato a Roma a meditare dietro una nuvola di fumo e a giocare a golf. In attesa di qualcuno che ancora voglia scommettere - perché di scommessa si tratta ormai - su di lui. In fin dei conti è una storia che non cambia mai. In serie A il Cagliari di Zeman ha gli stessi identici gol del Genoa di Gasperini che è brillantemente terzo in classifica. Ma siccome ne ha incassati più del doppio, invece di essere terzo è terzultimo. Zeman è una fibrillazione, un batticuore continuo. Probabilmente non è un allenatore da lotta salvezza, anche se lui nega: Zeman ti espone a rischi, non sa giocare per un pareggio se non addirittura per uno 0-0, si gioca sempre l’intera posta, cerca sempre un gol di troppo. Prendere o lasciare. Già a Roma, due anni e mezzo fa, Zeman aveva lasciato molte vedove. Tra Luis Enrique e Garcia si pensò che il ritorno del santone avrebbe ridato animo a un popolo sfiduciato e depresso. La gente si abbonò solo per lui. E ne venne tradita. Si pensava infatti che il vecchio Zdenek avesse ritrovato il tocco degli anni magici di Foggia e della primissima Roma. A Pescara infatti, in serie B, aveva fatto un gran lavoro, acceso il fuoco sull’Adriatico, lanciato giocatori grandiosi, che adesso valgono un sacco di milioni: Verratti e Insigne su tutti. Ma il maestro non riuscì a ripetersi, né ci sta riuscendo tanto meno a Cagliari. Ci si creda o meno, è’ un peccato, perché a parte l’assolutismo intransigente del suo calcio, Zeman ormai è l’unico che si oppone al tiki-taka che ha contagiato il calcio mondiale. Ma che quando non lo gioca il Barcellona o il Bayern di Guardiola è anche terribilmente noioso. Il calcio di Zeman è essenziale, diretto, punta alla porta. Vuole giocatori allenatissimi e veloci, rapidi nello scatto e soprattutto nelle idee. Non a caso li prepara con lunghi digiuni in estate e massacranti sedute d’allenamento, fra cui anche i famosi gradoni da fare a salti. Ma a Cagliari non si vede niente di tutto ciò, e pure la macchina da gol, a dire il vero, si è inceppata. Si prendono solo schiaffi. Doveva essere un anno speciale, ma se continua così c’è solo la serie B. Non è mai facile allenare, grande club o provinciale che sia. Con i risultati tutti devono fare i conti, anche chi non li guarda proprio. A Cagliari anche Allegri, ora allenatore della Juventus, pagò un periodo no con l’esonero. Un precipizio, proprio nel momento in cui i grandi club franano - a cominciare da Milan e Inter - e la provincia sale alla ribalta: il Genoa, la Samp, il Sassuolo, l’Empoli. Il calcio guarda ai Gasperini, ai Mihajlovic, ai Di Francesco ai Sarri. Zeman è ormai tristemente ai margini. A 67 anni e già oltre venti squadre allenate ovunque (con 9 esoneri), l’uomo che a Foggia tra gli anni ‘80 e ‘90, rivoluzionò il calcio italiano non cambierà. Si difenderà attaccando. (lapresse) CAGLIARI - Sta per finire l'avventura di Zdenek Zeman sulla panchina del Cagliari. Il club sardo, riunito in queste ore, sta decidendo la sorte del tecnico, che sembra però già segnata. In pole per sostituirlo c'è Walter Zenga, ma si fanno anche i nomi anche di Edy Reja e Delio Rossi. Per l'esonero manca solo l'ufficialità (da risolvere la questione contrattuale), Zeman paga gli ultimi risultati negativi - ultimo la netta sconfitta al Sant'Elia con la Juventus - che hanno portato la squadra al terzultimo posto.
Uno dei tanti slogan che circolano in rete Forse è la fine di un’epoca. Forse. No, perché è chiaro: tutti sapevano che il tramonto era già cominciato, solo che tutti speravano che il sole si fermasse prima di scendere sotto l’orizzonte. Ora che ha ripreso a calare, anzi a precipitare, si tratta solo di capire se esiste un futuro. Perché lo “zemanesimo” non è un fenomeno qualsiasi, è un misto di 4-3-3 e fideismo assoluto, una religione tattica e filosofica al tempo stesso. Quelli del “mai schiavi del risultato”. Insomma o ci credi o non ci credi. E si può andare avanti anche fino al limite dell’harakiri. Prendete il Cagliari di quest’anno, quello che in casa si fa fare due gol dal Chievo, ma ne prende anche 4 dalla Fiorentina, 4 dalla Lazio e via così, partito in pompa magna con tutto l’entusiasmo del nuovo presidente Giulini, eccolo lì terzultimo in classifica. L’effetto Zeman amaramente sparito, i tifosi spauriti che vedono la classifica farsi sempre più piccola, e che vanno allo stadio col pallottoliere per contare i gol incassati da una delle peggiori difese. Il vate Zeman, come lo chiamano, è partito per suonare ed è stato malamente suonato, come gli capita ormai spesso da qualche anno a questa parte. Perché il Cagliari di Zeman ha pur sempre qualche bel giocatore (Daniele Conti, Cossu, Sau, Ekdala, Crisetig etc) e fa anche gol, ma come al solito - secondo il comandamento n.1 dello zemanesimo “basta fare un gol più dell’altro” - ne prende talmente tanti che le partite sono sì uno spettacolo, ma anche una tortura. Ci fosse stato ancora Massimo Cellino è probabile che Zeman se ne sarebbe già tornato a Roma a meditare dietro una nuvola di fumo e a giocare a golf. In attesa di qualcuno che ancora voglia scommettere - perché di scommessa si tratta ormai - su di lui. In fin dei conti è una storia che non cambia mai. In serie A il Cagliari di Zeman ha gli stessi identici gol del Genoa di Gasperini che è brillantemente terzo in classifica. Ma siccome ne ha incassati più del doppio, invece di essere terzo è terzultimo. Zeman è una fibrillazione, un batticuore continuo. Probabilmente non è un allenatore da lotta salvezza, anche se lui nega: Zeman ti espone a rischi, non sa giocare per un pareggio se non addirittura per uno 0-0, si gioca sempre l’intera posta, cerca sempre un gol di troppo. Prendere o lasciare. Già a Roma, due anni e mezzo fa, Zeman aveva lasciato molte vedove. Tra Luis Enrique e Garcia si pensò che il ritorno del santone avrebbe ridato animo a un popolo sfiduciato e depresso. La gente si abbonò solo per lui. E ne venne tradita. Si pensava infatti che il vecchio Zdenek avesse ritrovato il tocco degli anni magici di Foggia e della primissima Roma. A Pescara infatti, in serie B, aveva fatto un gran lavoro, acceso il fuoco sull’Adriatico, lanciato giocatori grandiosi, che adesso valgono un sacco di milioni: Verratti e Insigne su tutti. Ma il maestro non riuscì a ripetersi, né ci sta riuscendo tanto meno a Cagliari. Ci si creda o meno, è’ un peccato, perché a parte l’assolutismo intransigente del suo calcio, Zeman ormai è l’unico che si oppone al tiki-taka che ha contagiato il calcio mondiale. Ma che quando non lo gioca il Barcellona o il Bayern di Guardiola è anche terribilmente noioso. Il calcio di Zeman è essenziale, diretto, punta alla porta. Vuole giocatori allenatissimi e veloci, rapidi nello scatto e soprattutto nelle idee. Non a caso li prepara con lunghi digiuni in estate e massacranti sedute d’allenamento, fra cui anche i famosi gradoni da fare a salti. Ma a Cagliari non si vede niente di tutto ciò, e pure la macchina da gol, a dire il vero, si è inceppata. Si prendono solo schiaffi. Doveva essere un anno speciale, ma se continua così c’è solo la serie B. Non è mai facile allenare, grande club o provinciale che sia. Con i risultati tutti devono fare i conti, anche chi non li guarda proprio. A Cagliari anche Allegri, ora allenatore della Juventus, pagò un periodo no con l’esonero. Un precipizio, proprio nel momento in cui i grandi club franano - a cominciare da Milan e Inter - e la provincia sale alla ribalta: il Genoa, la Samp, il Sassuolo, l’Empoli. Il calcio guarda ai Gasperini, ai Mihajlovic, ai Di Francesco ai Sarri. Zeman è ormai tristemente ai margini. A 67 anni e già oltre venti squadre allenate ovunque (con 9 esoneri), l’uomo che a Foggia tra gli anni ‘80 e ‘90, rivoluzionò il calcio italiano non cambierà. Si difenderà attaccando. (lapresse) CAGLIARI - Sta per finire l'avventura di Zdenek Zeman sulla panchina del Cagliari. Il club sardo, riunito in queste ore, sta decidendo la sorte del tecnico, che sembra però già segnata. In pole per sostituirlo c'è Walter Zenga, ma si fanno anche i nomi anche di Edy Reja e Delio Rossi. Per l'esonero manca solo l'ufficialità (da risolvere la questione contrattuale), Zeman paga gli ultimi risultati negativi - ultimo la netta sconfitta al Sant'Elia con la Juventus - che hanno portato la squadra al terzultimo posto.
CALCIO Cassano stende il Milan (4-2),ora al 12? posto "Ora la Nazionale,orgoglioso di essere tifoso dell'Inter..." ft Seedorf a rapporto dai tifosi:meglio giocare in trasferta per sempre . Il gol di Amauri Verona-Inter 0-2, Palacio-Jonathan danno il quarto posto ai nerazzurri
Seedorf:"Ci ?mancata fluidit?dispersione,non ci siamo sparpagliati bene in campo..." Si conclude la favoletta del club col dna da Coppa dei Campioni. La prossima stagione forse in Merdopa League,non accadeva dal 2008
Un futuro a tinte fosche video Il rischio si chiama mediocrit?/font>,eppure all'indomani della rocambolesca qualificazione a spese dell'Ajax, tutti gridavano alla genetica europea della squadra ed alla vocazione alla Champion, tutto il resto non contava...
Nelle telefono AP abbiamo: il solito pianto greco di Balotelli, i tifosi milanisti presi a mazzate al rientro a Milano, lo zio Fester Galliani al triplice fischio finale, prossimo al licenziamento
Il presidente onorario Massimo Moratti ? allo stadio. E a lui ?diretto un messaggio dellaCurva Nord che ha a che fare con Branca e le voci che parlano di un contratto che aveva praticamente blindato il dirigente. L'ex dt, ha lasciato con una rescissione consensuale il club nerazzurro, dopo dieci anni, e nei giorni scorsi ?arrivato l'annuncio ufficiale. I tifosi presenti al secondo anello verde scrivono: "Branca a tempo indeterminato??? Solito colpo di genio di chi in braghe di tela ci ha lasciato".
Il presidente onorario Massimo Moratti ? allo stadio. E a lui ?diretto un messaggio dellaCurva Nord che ha a che fare con Branca e le voci che parlano di un contratto che aveva praticamente blindato il dirigente. L'ex dt, ha lasciato con una rescissione consensuale il club nerazzurro, dopo dieci anni, e nei giorni scorsi ?arrivato l'annuncio ufficiale. I tifosi presenti al secondo anello verde scrivono: "Branca a tempo indeterminato??? Solito colpo di genio di chi in braghe di tela ci ha lasciato".
Il presidente onorario Massimo Moratti ? allo stadio. E a lui ?diretto un messaggio dellaCurva Nord che ha a che fare con Branca e le voci che parlano di un contratto che aveva praticamente blindato il dirigente. L'ex dt, ha lasciato con una rescissione consensuale il club nerazzurro, dopo dieci anni, e nei giorni scorsi ?arrivato l'annuncio ufficiale. I tifosi presenti al secondo anello verde scrivono: "Branca a tempo indeterminato??? Solito colpo di genio di chi in braghe di tela ci ha lasciato".
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi. Lazio-Hellas Verona 3-3, pari inutile per entrambe. E scaligeri furiosi:solito rigore allucinante in favore della squadra di quel pezzo di merda di Lotito, qualcuno vuole dirci quale e' il potere di questo "signore" che non paga mai un cazzo??! La squadra di Mandorlini va sotto due volte ma gioca meglio e con Romulo riesce a trovare la rete del 2-3, dopo le firme di Keita, Marquinho, Lulic (poi espulso) e Iturbe. In pieno recupero, penalty alquanto generoso per contatto Albertazzi-Klose: Mauri impatta, lite Mandorlini-Reja al fischio finale. Arbitraggio alla Moreno favorisce in maniera spudorata la merdosa Lazio: qualcuno ci vuole gentilmente dire chi c'?dietro la potenza di questo "Escobar de noantri"?? Klose andava espulso per una merdosissima simulazione!!! Iturbe al tiro (lapresse)ROMA ? L'Olimpico si trasforma in un cinema. Lo stesso spettacolo va in scena anche a due settimane di distanza: cambia l'avversario, non la sostanza. Lazio-Verona ?la replica di Lazio-Torino, il pari non serve a nessuno e fa infuriare gli ospiti, stavolta non con se stessi ma con l'arbitro. L'Hellas lascia il terreno capitolino imprecando nei confronti di Mazzoleni, per il penalty che ha fissato il punteggio sul 3-3: contatto leggerissimo Albertazzi-Klose, il fischietto indica il dischetto e i biancocelesti bissano il pareggio di due turni fa. Il successo lo avrebbero ampiamente meritato gli ospiti, che per una volta devono prendersela anche col loro bomber. Luca Toni grazia la Lazio a pi?riprese, errori non da lui: gentili omaggi per Torino, Parma, Milan e a questo punto anche Inter, che dovr?difendere il quinto posto dall'assalto delle inseguitrici. ITURBE C'E', KLOSE VA IN PANCA - Nella settimana del rinnovo contrattuale, Miro Klose recupera soltanto per la panchina, a differenza di Iturbe, che riesce ad essere della contesa e risulter?il migliore in campo. Reja con Mauri centravanti tattico, Mandorlini con Marquinho confermato nel tridente d'attacco. La Lazio parte facendo la partita ma rischia di trovarsi sotto gi? prima del quarto d'ora: incomprensione Biava-Biglia, i due si scontrano e confezionano la palla gol pi?grande dei primi 45 minuti scaligeri. Hallfredsson raccoglie e scappa centralmente, servendo Toni a tu per tu con Berisha: scavetto del centravanti, sfera fuori di un'inezia. Il match non si infiamma fino alla mezz'ora. Contropiede Lazio, lo guida Mauri: il numero 6 pesca Candreva sulla sinistra, l'esterno biancoceleste alza la testa e vede Keita solo sul fronte opposto. Assist obbligato e preciso, lo spagnolo stoppa, ringrazia e batte in diagonale l'incolpevole Rafael. Il Verona sembra accusare il colpo, Mandorlini si sbraccia ma i suoi trovano il gol nel momento pi?difficile. Hallfredsson brucia Biglia in pressing, tocco per Marquinho, destro mortifero dell'ex romanista, che dal limite dell'area va a spolverare l'angolo basso. MANDORLINI MEGLIO DI REJA - I padroni di casa non ci stanno e si gettano in avanti a testa bassa nel finale di frazione: Biglia inventa un gran gol a gioco ampiamente fermo, Keita semina il panico sulle corsie ma i suoi cross non vengono finalizzati dai compagni di squadra. Copione simile in avvio di ripresa, Keita per la testa di Mauri, la spizzata ?sporca e Moras salva sulla linea. Il greco, fra i migliori in campo, si fa pericoloso sul fronte opposto: angolo da sinistra, incornata quasi perfetta. Il quasi tiene in vita la Lazio - pallone a lato - dandogli la forza per il raddoppio. Serie di rimpalli al limite dell'area, Lulic di testa scavalca la difesa e si presenta da solo davanti a Rafael: gran destro di controbalzo, 2-1. Mandorlini indovina i cambi - Romulo e Cirigliano per Marquinho e Donadel - e rimette i suoi in carreggiata: Toni manca il pari su corner, Hallfredsson scalda i guanti di Berisha da fuori, Iturbe fa 2-2. Proprio Cirigliano riceve ai 35 metri, Biava sale per provare l'anticipo e lo sbaglia, Konko non stringe e l'argentino innesca l'esterno fra il terzino e Cana: l'ex Porto si inserisce a velocit? doppia e incrocia col mancino. Reja, a differenza del collega, sbaglia le scelte: Klose per Biglia, Lazio lunghissima e spaccata in due tronconi, Iturbe fa quel che vuole fra le linee e regala a Toni un pallone da non sbagliare. Per il centravanti non ?serata, destro respinto benissimo da Berisha. Il Verona insiste, la Lazio non sa difendere su palla inattiva e Albertazzi, di testa, colpisce il palo. Candreva non ne ha pi? Cana deve uscire per un colpo alla fronte: Reja non capisce il pericolo e inserisce Felipe Anderson e Gonzalez, portando Lulic terzino con Radu centrale. Il gol del 2-3 ? il manifesto della confusione. VELENO IN CODA - Hallfredsson al cross da sinistra, Radu segue il taglio di Toni, alle sue spalle non ha compagni: a Romulo non pare vero, il brasiliano insacca da due metri quello che sembra il gol vittoria. Impressione amplificata dall'espulsione rimediata da Lulic, che ferma Iturbe nell'unico modo possibile: stendendolo. Il bosniaco va dritto sulle gambe, rosso diretto, gi?si intravedono i titoli di coda. Toni potrebbe accelerare la pratica, pescato da Romulo, ma il centravanti calcia nuovamente su Berisha, a conti fatti il migliore dei suoi. Quattro di recupero, il secondo ?quello decisivo. Cross da sinistra, il pallone ?lungo per Klose, toccato sulla schiena da Albertazzi: il tedesco non fa nulla per rimanere in piedi, il penalty oscilla tra il generoso e l'inesistente. Non c'?il rigorista Candreva, sul dischetto si presenta Mauri. Sinistro incrociato, Rafael respinge, il numero 6 insacca in tap-in e firma il 3-3 che fa infuriare il Verona, con tanto di scambio accesissimo tra Reja e Mandorlini al triplice fischio finale. L'Europa, a questo punto, dipende dagli altri. LAZIO-HELLAS VERONA 3-3 (1-1) Lazio (4-3-3): Berisha 7; Konko 5, Biava 5, Cana 6 (37′ st Gonzalez sv), Radu 5; Biglia 5.5 (28′ st Klose 5.5), Ledesma 5.5, Lulic 5.5; Candreva 6.5 (36′ st Anderson sv), Mauri 6, Keita 6.5. (Guerrieri, Strakosha, Ciani, Dias, Kakuta, Onazi, Pereirinha, Perea). All.: Reja Verona (4-3-3): Rafael 6; Pillud 5.5, Moras 7, Marques 6, Albertazzi 5.5; Sala 6.5 (36′ st Gomez sv), Donadel 5.5 (21′ st Cirigliano 6), Hallfredsson 7; Iturbe 7.5, Toni 5, Marquinho 6.5 (21′ st Romulo 6.5). (Borra, Nicolas, Agostini, Cacciatore, Donsah, Gonzalez, Cacia, Rabusic). All.: Mandorlini Arbitro: Mazzoleni Reti: 30′ pt Keita, 37′ pt Marquinho, 15′ st Lulic, 24′ st Iturbe, 38′ st Romulo, 48′ st Mauri Ammoniti: Radu, Donadel, Hallfredsson, Iturbe e Marquinho per gioco falloso, Rafael per perdita di tempo Espulsi: Lulic e Albertazzi Note: Mauri ha sbagliato un rigore al 48′ st Premier League 36' giornata CAMPIONATO RIAPERTO by David Z.? Weekend emozionante in premier, si poteva chiudere oggi ad Anfield Road, ma gli uomini di Mourinho hanno riaperto il campionato pi?bello ed imprevedibile del mondo andando a fermare la corsa al titolo della capolista Liverpool dopo 11 vittorie consecutive, imponendosi per 2-0. I Reds sono stati traditi proprio dal loro capitano Gerard, scivolato all'ultimo minuto del primo tempo regalando la palla al cinico Demba Ba che ammutolisce lo stadio. Che fosse una giornata particolare lo si doveva capire dalle parole dello Special One che prima della partita dichiarava che per loro la partita pi?importante non era oggi ma mercoled?(semifinale di Champions), girando tutta la tensione sugli uomini di Rodgers, ma anche da un particolare insolito per Mourinho. Non lo si era mai visto seguire il riscaldamento dei suoi uomini in campo, questa volta era li a dare consigli e suggerimenti a tutti gli 11 che sarebbero scesi in campo da li a pochi minuti. Nella ripresa Mou rinforzava la linea difensiva e il Liverpool andava a sbattere contro il muro Blues andando completamente in tilt. Non riuscendo pi?a verticalizzare, i nervi salivano di minuto in minuto, Gerrard e compagni non riuscivano a superare l'attenta difesa del Chelsea, la partita si chiudeva al terzo minuto di recupero con un contropiede di Torres che non se la sentiva di segnare appoggiando la palla a Willian che realizzava il 2-0. Il Chelsea ?una squadra cinica, che ti punisce al primo errore che commetti. Chi ne approfitta subito ?il Citizens, imponendosi con un secco 2-0 sul campo di un ormai salvo Crystal Palace, trascinati da un gigantesco Yaya Tour?e da un Bomber di razza come Dzeko. Il City ? di nuovo, artefice del proprio destino, si riporta a -3 dal Liverpool con una partita da recuperare e, con una differenza reti migliore , anche a parit?di punti sarebbe campione d'Inghilterra. Per la corsa al quarto posto l'Arsenal risolve la pratica dei 3 punti asfaltando in casa il Newcastle per 3 a 0 con le reti di Koscielny, Ozil e Giroud, portandosi, cos? a 4 punti di distanza dall'Everton che si suicida sul campo del Southampton, perdendo 2-0 rendendo ormai improbabile l'acceso alla prossima Champions League. Ai Gunners baster? infatti, fare 3 punti sui 6 disponibili nelle prossime due gare. Per la corsa all'Europa League fa bene il Tottenham che passa a Stoke-on-Trent per 1-0 ai danni dello Stoke City mettendo una seria ipoteca sul sesto posto con 6 punti di vantaggio sul Manchester United, tornato alla vittoria con il nuovo tecnico Ryan Giggs sulla panchina dei Reds Devils. Il suo esordio ?stato trionfale, i suoi uomini si sono imposti per 4-0 all'Old Trafford contro il Norwich. In zona Relegation da registrare le pesanti vittorie del West Brom sul West Ham per 1-0 e dello Swansea che travolge per 4-1 l'Aston Villa. Il Fulham, invece, si suicidia e spreca il doppio vantaggio in casa contro l'Hull City. Nelle retrovie zittto zitto sta risalendo il Sunderland che, vincendo ieri contro il Cardiff, con ancora una partita da recuperare, si ritrova da fanalino di coda ad essere quartultima, insomma si sa, i "The Black Cats" hanno nove vite e dopo aver fermato le prime della classe si stanno attaccando con tutte le loro unghie alla salvezza. Lo spettacolo della premier continua nel prossimo weekend.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi. Lazio-Hellas Verona 3-3, pari inutile per entrambe. E scaligeri furiosi:solito rigore allucinante in favore della squadra di quel pezzo di merda di Lotito, qualcuno vuole dirci quale e' il potere di questo "signore" che non paga mai un cazzo??! La squadra di Mandorlini va sotto due volte ma gioca meglio e con Romulo riesce a trovare la rete del 2-3, dopo le firme di Keita, Marquinho, Lulic (poi espulso) e Iturbe. In pieno recupero, penalty alquanto generoso per contatto Albertazzi-Klose: Mauri impatta, lite Mandorlini-Reja al fischio finale. Arbitraggio alla Moreno favorisce in maniera spudorata la merdosa Lazio: qualcuno ci vuole gentilmente dire chi c'?dietro la potenza di questo "Escobar de noantri"?? Klose andava espulso per una merdosissima simulazione!!! Iturbe al tiro (lapresse)ROMA ? L'Olimpico si trasforma in un cinema. Lo stesso spettacolo va in scena anche a due settimane di distanza: cambia l'avversario, non la sostanza. Lazio-Verona ?la replica di Lazio-Torino, il pari non serve a nessuno e fa infuriare gli ospiti, stavolta non con se stessi ma con l'arbitro. L'Hellas lascia il terreno capitolino imprecando nei confronti di Mazzoleni, per il penalty che ha fissato il punteggio sul 3-3: contatto leggerissimo Albertazzi-Klose, il fischietto indica il dischetto e i biancocelesti bissano il pareggio di due turni fa. Il successo lo avrebbero ampiamente meritato gli ospiti, che per una volta devono prendersela anche col loro bomber. Luca Toni grazia la Lazio a pi?riprese, errori non da lui: gentili omaggi per Torino, Parma, Milan e a questo punto anche Inter, che dovr?difendere il quinto posto dall'assalto delle inseguitrici. ITURBE C'E', KLOSE VA IN PANCA - Nella settimana del rinnovo contrattuale, Miro Klose recupera soltanto per la panchina, a differenza di Iturbe, che riesce ad essere della contesa e risulter?il migliore in campo. Reja con Mauri centravanti tattico, Mandorlini con Marquinho confermato nel tridente d'attacco. La Lazio parte facendo la partita ma rischia di trovarsi sotto gi? prima del quarto d'ora: incomprensione Biava-Biglia, i due si scontrano e confezionano la palla gol pi?grande dei primi 45 minuti scaligeri. Hallfredsson raccoglie e scappa centralmente, servendo Toni a tu per tu con Berisha: scavetto del centravanti, sfera fuori di un'inezia. Il match non si infiamma fino alla mezz'ora. Contropiede Lazio, lo guida Mauri: il numero 6 pesca Candreva sulla sinistra, l'esterno biancoceleste alza la testa e vede Keita solo sul fronte opposto. Assist obbligato e preciso, lo spagnolo stoppa, ringrazia e batte in diagonale l'incolpevole Rafael. Il Verona sembra accusare il colpo, Mandorlini si sbraccia ma i suoi trovano il gol nel momento pi?difficile. Hallfredsson brucia Biglia in pressing, tocco per Marquinho, destro mortifero dell'ex romanista, che dal limite dell'area va a spolverare l'angolo basso. MANDORLINI MEGLIO DI REJA - I padroni di casa non ci stanno e si gettano in avanti a testa bassa nel finale di frazione: Biglia inventa un gran gol a gioco ampiamente fermo, Keita semina il panico sulle corsie ma i suoi cross non vengono finalizzati dai compagni di squadra. Copione simile in avvio di ripresa, Keita per la testa di Mauri, la spizzata ?sporca e Moras salva sulla linea. Il greco, fra i migliori in campo, si fa pericoloso sul fronte opposto: angolo da sinistra, incornata quasi perfetta. Il quasi tiene in vita la Lazio - pallone a lato - dandogli la forza per il raddoppio. Serie di rimpalli al limite dell'area, Lulic di testa scavalca la difesa e si presenta da solo davanti a Rafael: gran destro di controbalzo, 2-1. Mandorlini indovina i cambi - Romulo e Cirigliano per Marquinho e Donadel - e rimette i suoi in carreggiata: Toni manca il pari su corner, Hallfredsson scalda i guanti di Berisha da fuori, Iturbe fa 2-2. Proprio Cirigliano riceve ai 35 metri, Biava sale per provare l'anticipo e lo sbaglia, Konko non stringe e l'argentino innesca l'esterno fra il terzino e Cana: l'ex Porto si inserisce a velocit? doppia e incrocia col mancino. Reja, a differenza del collega, sbaglia le scelte: Klose per Biglia, Lazio lunghissima e spaccata in due tronconi, Iturbe fa quel che vuole fra le linee e regala a Toni un pallone da non sbagliare. Per il centravanti non ?serata, destro respinto benissimo da Berisha. Il Verona insiste, la Lazio non sa difendere su palla inattiva e Albertazzi, di testa, colpisce il palo. Candreva non ne ha pi? Cana deve uscire per un colpo alla fronte: Reja non capisce il pericolo e inserisce Felipe Anderson e Gonzalez, portando Lulic terzino con Radu centrale. Il gol del 2-3 ? il manifesto della confusione. VELENO IN CODA - Hallfredsson al cross da sinistra, Radu segue il taglio di Toni, alle sue spalle non ha compagni: a Romulo non pare vero, il brasiliano insacca da due metri quello che sembra il gol vittoria. Impressione amplificata dall'espulsione rimediata da Lulic, che ferma Iturbe nell'unico modo possibile: stendendolo. Il bosniaco va dritto sulle gambe, rosso diretto, gi?si intravedono i titoli di coda. Toni potrebbe accelerare la pratica, pescato da Romulo, ma il centravanti calcia nuovamente su Berisha, a conti fatti il migliore dei suoi. Quattro di recupero, il secondo ?quello decisivo. Cross da sinistra, il pallone ?lungo per Klose, toccato sulla schiena da Albertazzi: il tedesco non fa nulla per rimanere in piedi, il penalty oscilla tra il generoso e l'inesistente. Non c'?il rigorista Candreva, sul dischetto si presenta Mauri. Sinistro incrociato, Rafael respinge, il numero 6 insacca in tap-in e firma il 3-3 che fa infuriare il Verona, con tanto di scambio accesissimo tra Reja e Mandorlini al triplice fischio finale. L'Europa, a questo punto, dipende dagli altri. LAZIO-HELLAS VERONA 3-3 (1-1) Lazio (4-3-3): Berisha 7; Konko 5, Biava 5, Cana 6 (37′ st Gonzalez sv), Radu 5; Biglia 5.5 (28′ st Klose 5.5), Ledesma 5.5, Lulic 5.5; Candreva 6.5 (36′ st Anderson sv), Mauri 6, Keita 6.5. (Guerrieri, Strakosha, Ciani, Dias, Kakuta, Onazi, Pereirinha, Perea). All.: Reja Verona (4-3-3): Rafael 6; Pillud 5.5, Moras 7, Marques 6, Albertazzi 5.5; Sala 6.5 (36′ st Gomez sv), Donadel 5.5 (21′ st Cirigliano 6), Hallfredsson 7; Iturbe 7.5, Toni 5, Marquinho 6.5 (21′ st Romulo 6.5). (Borra, Nicolas, Agostini, Cacciatore, Donsah, Gonzalez, Cacia, Rabusic). All.: Mandorlini Arbitro: Mazzoleni Reti: 30′ pt Keita, 37′ pt Marquinho, 15′ st Lulic, 24′ st Iturbe, 38′ st Romulo, 48′ st Mauri Ammoniti: Radu, Donadel, Hallfredsson, Iturbe e Marquinho per gioco falloso, Rafael per perdita di tempo Espulsi: Lulic e Albertazzi Note: Mauri ha sbagliato un rigore al 48′ st Premier League 36' giornata CAMPIONATO RIAPERTO by David Z.? Weekend emozionante in premier, si poteva chiudere oggi ad Anfield Road, ma gli uomini di Mourinho hanno riaperto il campionato pi?bello ed imprevedibile del mondo andando a fermare la corsa al titolo della capolista Liverpool dopo 11 vittorie consecutive, imponendosi per 2-0. I Reds sono stati traditi proprio dal loro capitano Gerard, scivolato all'ultimo minuto del primo tempo regalando la palla al cinico Demba Ba che ammutolisce lo stadio. Che fosse una giornata particolare lo si doveva capire dalle parole dello Special One che prima della partita dichiarava che per loro la partita pi?importante non era oggi ma mercoled?(semifinale di Champions), girando tutta la tensione sugli uomini di Rodgers, ma anche da un particolare insolito per Mourinho. Non lo si era mai visto seguire il riscaldamento dei suoi uomini in campo, questa volta era li a dare consigli e suggerimenti a tutti gli 11 che sarebbero scesi in campo da li a pochi minuti. Nella ripresa Mou rinforzava la linea difensiva e il Liverpool andava a sbattere contro il muro Blues andando completamente in tilt. Non riuscendo pi?a verticalizzare, i nervi salivano di minuto in minuto, Gerrard e compagni non riuscivano a superare l'attenta difesa del Chelsea, la partita si chiudeva al terzo minuto di recupero con un contropiede di Torres che non se la sentiva di segnare appoggiando la palla a Willian che realizzava il 2-0. Il Chelsea ?una squadra cinica, che ti punisce al primo errore che commetti. Chi ne approfitta subito ?il Citizens, imponendosi con un secco 2-0 sul campo di un ormai salvo Crystal Palace, trascinati da un gigantesco Yaya Tour?e da un Bomber di razza come Dzeko. Il City ? di nuovo, artefice del proprio destino, si riporta a -3 dal Liverpool con una partita da recuperare e, con una differenza reti migliore , anche a parit?di punti sarebbe campione d'Inghilterra. Per la corsa al quarto posto l'Arsenal risolve la pratica dei 3 punti asfaltando in casa il Newcastle per 3 a 0 con le reti di Koscielny, Ozil e Giroud, portandosi, cos? a 4 punti di distanza dall'Everton che si suicida sul campo del Southampton, perdendo 2-0 rendendo ormai improbabile l'acceso alla prossima Champions League. Ai Gunners baster? infatti, fare 3 punti sui 6 disponibili nelle prossime due gare. Per la corsa all'Europa League fa bene il Tottenham che passa a Stoke-on-Trent per 1-0 ai danni dello Stoke City mettendo una seria ipoteca sul sesto posto con 6 punti di vantaggio sul Manchester United, tornato alla vittoria con il nuovo tecnico Ryan Giggs sulla panchina dei Reds Devils. Il suo esordio ?stato trionfale, i suoi uomini si sono imposti per 4-0 all'Old Trafford contro il Norwich. In zona Relegation da registrare le pesanti vittorie del West Brom sul West Ham per 1-0 e dello Swansea che travolge per 4-1 l'Aston Villa. Il Fulham, invece, si suicidia e spreca il doppio vantaggio in casa contro l'Hull City. Nelle retrovie zittto zitto sta risalendo il Sunderland che, vincendo ieri contro il Cardiff, con ancora una partita da recuperare, si ritrova da fanalino di coda ad essere quartultima, insomma si sa, i "The Black Cats" hanno nove vite e dopo aver fermato le prime della classe si stanno attaccando con tutte le loro unghie alla salvezza. Lo spettacolo della premier continua nel prossimo weekend.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi. Lazio-Hellas Verona 3-3, pari inutile per entrambe. E scaligeri furiosi:solito rigore allucinante in favore della squadra di quel pezzo di merda di Lotito, qualcuno vuole dirci quale e' il potere di questo "signore" che non paga mai un cazzo??! La squadra di Mandorlini va sotto due volte ma gioca meglio e con Romulo riesce a trovare la rete del 2-3, dopo le firme di Keita, Marquinho, Lulic (poi espulso) e Iturbe. In pieno recupero, penalty alquanto generoso per contatto Albertazzi-Klose: Mauri impatta, lite Mandorlini-Reja al fischio finale. Arbitraggio alla Moreno favorisce in maniera spudorata la merdosa Lazio: qualcuno ci vuole gentilmente dire chi c'?dietro la potenza di questo "Escobar de noantri"?? Klose andava espulso per una merdosissima simulazione!!! Iturbe al tiro (lapresse)ROMA ? L'Olimpico si trasforma in un cinema. Lo stesso spettacolo va in scena anche a due settimane di distanza: cambia l'avversario, non la sostanza. Lazio-Verona ?la replica di Lazio-Torino, il pari non serve a nessuno e fa infuriare gli ospiti, stavolta non con se stessi ma con l'arbitro. L'Hellas lascia il terreno capitolino imprecando nei confronti di Mazzoleni, per il penalty che ha fissato il punteggio sul 3-3: contatto leggerissimo Albertazzi-Klose, il fischietto indica il dischetto e i biancocelesti bissano il pareggio di due turni fa. Il successo lo avrebbero ampiamente meritato gli ospiti, che per una volta devono prendersela anche col loro bomber. Luca Toni grazia la Lazio a pi?riprese, errori non da lui: gentili omaggi per Torino, Parma, Milan e a questo punto anche Inter, che dovr?difendere il quinto posto dall'assalto delle inseguitrici. ITURBE C'E', KLOSE VA IN PANCA - Nella settimana del rinnovo contrattuale, Miro Klose recupera soltanto per la panchina, a differenza di Iturbe, che riesce ad essere della contesa e risulter?il migliore in campo. Reja con Mauri centravanti tattico, Mandorlini con Marquinho confermato nel tridente d'attacco. La Lazio parte facendo la partita ma rischia di trovarsi sotto gi? prima del quarto d'ora: incomprensione Biava-Biglia, i due si scontrano e confezionano la palla gol pi?grande dei primi 45 minuti scaligeri. Hallfredsson raccoglie e scappa centralmente, servendo Toni a tu per tu con Berisha: scavetto del centravanti, sfera fuori di un'inezia. Il match non si infiamma fino alla mezz'ora. Contropiede Lazio, lo guida Mauri: il numero 6 pesca Candreva sulla sinistra, l'esterno biancoceleste alza la testa e vede Keita solo sul fronte opposto. Assist obbligato e preciso, lo spagnolo stoppa, ringrazia e batte in diagonale l'incolpevole Rafael. Il Verona sembra accusare il colpo, Mandorlini si sbraccia ma i suoi trovano il gol nel momento pi?difficile. Hallfredsson brucia Biglia in pressing, tocco per Marquinho, destro mortifero dell'ex romanista, che dal limite dell'area va a spolverare l'angolo basso. MANDORLINI MEGLIO DI REJA - I padroni di casa non ci stanno e si gettano in avanti a testa bassa nel finale di frazione: Biglia inventa un gran gol a gioco ampiamente fermo, Keita semina il panico sulle corsie ma i suoi cross non vengono finalizzati dai compagni di squadra. Copione simile in avvio di ripresa, Keita per la testa di Mauri, la spizzata ?sporca e Moras salva sulla linea. Il greco, fra i migliori in campo, si fa pericoloso sul fronte opposto: angolo da sinistra, incornata quasi perfetta. Il quasi tiene in vita la Lazio - pallone a lato - dandogli la forza per il raddoppio. Serie di rimpalli al limite dell'area, Lulic di testa scavalca la difesa e si presenta da solo davanti a Rafael: gran destro di controbalzo, 2-1. Mandorlini indovina i cambi - Romulo e Cirigliano per Marquinho e Donadel - e rimette i suoi in carreggiata: Toni manca il pari su corner, Hallfredsson scalda i guanti di Berisha da fuori, Iturbe fa 2-2. Proprio Cirigliano riceve ai 35 metri, Biava sale per provare l'anticipo e lo sbaglia, Konko non stringe e l'argentino innesca l'esterno fra il terzino e Cana: l'ex Porto si inserisce a velocit? doppia e incrocia col mancino. Reja, a differenza del collega, sbaglia le scelte: Klose per Biglia, Lazio lunghissima e spaccata in due tronconi, Iturbe fa quel che vuole fra le linee e regala a Toni un pallone da non sbagliare. Per il centravanti non ?serata, destro respinto benissimo da Berisha. Il Verona insiste, la Lazio non sa difendere su palla inattiva e Albertazzi, di testa, colpisce il palo. Candreva non ne ha pi? Cana deve uscire per un colpo alla fronte: Reja non capisce il pericolo e inserisce Felipe Anderson e Gonzalez, portando Lulic terzino con Radu centrale. Il gol del 2-3 ? il manifesto della confusione. VELENO IN CODA - Hallfredsson al cross da sinistra, Radu segue il taglio di Toni, alle sue spalle non ha compagni: a Romulo non pare vero, il brasiliano insacca da due metri quello che sembra il gol vittoria. Impressione amplificata dall'espulsione rimediata da Lulic, che ferma Iturbe nell'unico modo possibile: stendendolo. Il bosniaco va dritto sulle gambe, rosso diretto, gi?si intravedono i titoli di coda. Toni potrebbe accelerare la pratica, pescato da Romulo, ma il centravanti calcia nuovamente su Berisha, a conti fatti il migliore dei suoi. Quattro di recupero, il secondo ?quello decisivo. Cross da sinistra, il pallone ?lungo per Klose, toccato sulla schiena da Albertazzi: il tedesco non fa nulla per rimanere in piedi, il penalty oscilla tra il generoso e l'inesistente. Non c'?il rigorista Candreva, sul dischetto si presenta Mauri. Sinistro incrociato, Rafael respinge, il numero 6 insacca in tap-in e firma il 3-3 che fa infuriare il Verona, con tanto di scambio accesissimo tra Reja e Mandorlini al triplice fischio finale. L'Europa, a questo punto, dipende dagli altri. LAZIO-HELLAS VERONA 3-3 (1-1) Lazio (4-3-3): Berisha 7; Konko 5, Biava 5, Cana 6 (37′ st Gonzalez sv), Radu 5; Biglia 5.5 (28′ st Klose 5.5), Ledesma 5.5, Lulic 5.5; Candreva 6.5 (36′ st Anderson sv), Mauri 6, Keita 6.5. (Guerrieri, Strakosha, Ciani, Dias, Kakuta, Onazi, Pereirinha, Perea). All.: Reja Verona (4-3-3): Rafael 6; Pillud 5.5, Moras 7, Marques 6, Albertazzi 5.5; Sala 6.5 (36′ st Gomez sv), Donadel 5.5 (21′ st Cirigliano 6), Hallfredsson 7; Iturbe 7.5, Toni 5, Marquinho 6.5 (21′ st Romulo 6.5). (Borra, Nicolas, Agostini, Cacciatore, Donsah, Gonzalez, Cacia, Rabusic). All.: Mandorlini Arbitro: Mazzoleni Reti: 30′ pt Keita, 37′ pt Marquinho, 15′ st Lulic, 24′ st Iturbe, 38′ st Romulo, 48′ st Mauri Ammoniti: Radu, Donadel, Hallfredsson, Iturbe e Marquinho per gioco falloso, Rafael per perdita di tempo Espulsi: Lulic e Albertazzi Note: Mauri ha sbagliato un rigore al 48′ st Premier League 36' giornata CAMPIONATO RIAPERTO by David Z.? Weekend emozionante in premier, si poteva chiudere oggi ad Anfield Road, ma gli uomini di Mourinho hanno riaperto il campionato pi?bello ed imprevedibile del mondo andando a fermare la corsa al titolo della capolista Liverpool dopo 11 vittorie consecutive, imponendosi per 2-0. I Reds sono stati traditi proprio dal loro capitano Gerard, scivolato all'ultimo minuto del primo tempo regalando la palla al cinico Demba Ba che ammutolisce lo stadio. Che fosse una giornata particolare lo si doveva capire dalle parole dello Special One che prima della partita dichiarava che per loro la partita pi?importante non era oggi ma mercoled?(semifinale di Champions), girando tutta la tensione sugli uomini di Rodgers, ma anche da un particolare insolito per Mourinho. Non lo si era mai visto seguire il riscaldamento dei suoi uomini in campo, questa volta era li a dare consigli e suggerimenti a tutti gli 11 che sarebbero scesi in campo da li a pochi minuti. Nella ripresa Mou rinforzava la linea difensiva e il Liverpool andava a sbattere contro il muro Blues andando completamente in tilt. Non riuscendo pi?a verticalizzare, i nervi salivano di minuto in minuto, Gerrard e compagni non riuscivano a superare l'attenta difesa del Chelsea, la partita si chiudeva al terzo minuto di recupero con un contropiede di Torres che non se la sentiva di segnare appoggiando la palla a Willian che realizzava il 2-0. Il Chelsea ?una squadra cinica, che ti punisce al primo errore che commetti. Chi ne approfitta subito ?il Citizens, imponendosi con un secco 2-0 sul campo di un ormai salvo Crystal Palace, trascinati da un gigantesco Yaya Tour?e da un Bomber di razza come Dzeko. Il City ? di nuovo, artefice del proprio destino, si riporta a -3 dal Liverpool con una partita da recuperare e, con una differenza reti migliore , anche a parit?di punti sarebbe campione d'Inghilterra. Per la corsa al quarto posto l'Arsenal risolve la pratica dei 3 punti asfaltando in casa il Newcastle per 3 a 0 con le reti di Koscielny, Ozil e Giroud, portandosi, cos? a 4 punti di distanza dall'Everton che si suicida sul campo del Southampton, perdendo 2-0 rendendo ormai improbabile l'acceso alla prossima Champions League. Ai Gunners baster? infatti, fare 3 punti sui 6 disponibili nelle prossime due gare. Per la corsa all'Europa League fa bene il Tottenham che passa a Stoke-on-Trent per 1-0 ai danni dello Stoke City mettendo una seria ipoteca sul sesto posto con 6 punti di vantaggio sul Manchester United, tornato alla vittoria con il nuovo tecnico Ryan Giggs sulla panchina dei Reds Devils. Il suo esordio ?stato trionfale, i suoi uomini si sono imposti per 4-0 all'Old Trafford contro il Norwich. In zona Relegation da registrare le pesanti vittorie del West Brom sul West Ham per 1-0 e dello Swansea che travolge per 4-1 l'Aston Villa. Il Fulham, invece, si suicidia e spreca il doppio vantaggio in casa contro l'Hull City. Nelle retrovie zittto zitto sta risalendo il Sunderland che, vincendo ieri contro il Cardiff, con ancora una partita da recuperare, si ritrova da fanalino di coda ad essere quartultima, insomma si sa, i "The Black Cats" hanno nove vite e dopo aver fermato le prime della classe si stanno attaccando con tutte le loro unghie alla salvezza. Lo spettacolo della premier continua nel prossimo weekend.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi. Lazio-Hellas Verona 3-3, pari inutile per entrambe. E scaligeri furiosi:solito rigore allucinante in favore della squadra di quel pezzo di merda di Lotito, qualcuno vuole dirci quale e' il potere di questo "signore" che non paga mai un cazzo??! La squadra di Mandorlini va sotto due volte ma gioca meglio e con Romulo riesce a trovare la rete del 2-3, dopo le firme di Keita, Marquinho, Lulic (poi espulso) e Iturbe. In pieno recupero, penalty alquanto generoso per contatto Albertazzi-Klose: Mauri impatta, lite Mandorlini-Reja al fischio finale. Arbitraggio alla Moreno favorisce in maniera spudorata la merdosa Lazio: qualcuno ci vuole gentilmente dire chi c'?dietro la potenza di questo "Escobar de noantri"?? Klose andava espulso per una merdosissima simulazione!!! Iturbe al tiro (lapresse)ROMA ? L'Olimpico si trasforma in un cinema. Lo stesso spettacolo va in scena anche a due settimane di distanza: cambia l'avversario, non la sostanza. Lazio-Verona ?la replica di Lazio-Torino, il pari non serve a nessuno e fa infuriare gli ospiti, stavolta non con se stessi ma con l'arbitro. L'Hellas lascia il terreno capitolino imprecando nei confronti di Mazzoleni, per il penalty che ha fissato il punteggio sul 3-3: contatto leggerissimo Albertazzi-Klose, il fischietto indica il dischetto e i biancocelesti bissano il pareggio di due turni fa. Il successo lo avrebbero ampiamente meritato gli ospiti, che per una volta devono prendersela anche col loro bomber. Luca Toni grazia la Lazio a pi?riprese, errori non da lui: gentili omaggi per Torino, Parma, Milan e a questo punto anche Inter, che dovr?difendere il quinto posto dall'assalto delle inseguitrici. ITURBE C'E', KLOSE VA IN PANCA - Nella settimana del rinnovo contrattuale, Miro Klose recupera soltanto per la panchina, a differenza di Iturbe, che riesce ad essere della contesa e risulter?il migliore in campo. Reja con Mauri centravanti tattico, Mandorlini con Marquinho confermato nel tridente d'attacco. La Lazio parte facendo la partita ma rischia di trovarsi sotto gi? prima del quarto d'ora: incomprensione Biava-Biglia, i due si scontrano e confezionano la palla gol pi?grande dei primi 45 minuti scaligeri. Hallfredsson raccoglie e scappa centralmente, servendo Toni a tu per tu con Berisha: scavetto del centravanti, sfera fuori di un'inezia. Il match non si infiamma fino alla mezz'ora. Contropiede Lazio, lo guida Mauri: il numero 6 pesca Candreva sulla sinistra, l'esterno biancoceleste alza la testa e vede Keita solo sul fronte opposto. Assist obbligato e preciso, lo spagnolo stoppa, ringrazia e batte in diagonale l'incolpevole Rafael. Il Verona sembra accusare il colpo, Mandorlini si sbraccia ma i suoi trovano il gol nel momento pi?difficile. Hallfredsson brucia Biglia in pressing, tocco per Marquinho, destro mortifero dell'ex romanista, che dal limite dell'area va a spolverare l'angolo basso. MANDORLINI MEGLIO DI REJA - I padroni di casa non ci stanno e si gettano in avanti a testa bassa nel finale di frazione: Biglia inventa un gran gol a gioco ampiamente fermo, Keita semina il panico sulle corsie ma i suoi cross non vengono finalizzati dai compagni di squadra. Copione simile in avvio di ripresa, Keita per la testa di Mauri, la spizzata ?sporca e Moras salva sulla linea. Il greco, fra i migliori in campo, si fa pericoloso sul fronte opposto: angolo da sinistra, incornata quasi perfetta. Il quasi tiene in vita la Lazio - pallone a lato - dandogli la forza per il raddoppio. Serie di rimpalli al limite dell'area, Lulic di testa scavalca la difesa e si presenta da solo davanti a Rafael: gran destro di controbalzo, 2-1. Mandorlini indovina i cambi - Romulo e Cirigliano per Marquinho e Donadel - e rimette i suoi in carreggiata: Toni manca il pari su corner, Hallfredsson scalda i guanti di Berisha da fuori, Iturbe fa 2-2. Proprio Cirigliano riceve ai 35 metri, Biava sale per provare l'anticipo e lo sbaglia, Konko non stringe e l'argentino innesca l'esterno fra il terzino e Cana: l'ex Porto si inserisce a velocit? doppia e incrocia col mancino. Reja, a differenza del collega, sbaglia le scelte: Klose per Biglia, Lazio lunghissima e spaccata in due tronconi, Iturbe fa quel che vuole fra le linee e regala a Toni un pallone da non sbagliare. Per il centravanti non ?serata, destro respinto benissimo da Berisha. Il Verona insiste, la Lazio non sa difendere su palla inattiva e Albertazzi, di testa, colpisce il palo. Candreva non ne ha pi? Cana deve uscire per un colpo alla fronte: Reja non capisce il pericolo e inserisce Felipe Anderson e Gonzalez, portando Lulic terzino con Radu centrale. Il gol del 2-3 ? il manifesto della confusione. VELENO IN CODA - Hallfredsson al cross da sinistra, Radu segue il taglio di Toni, alle sue spalle non ha compagni: a Romulo non pare vero, il brasiliano insacca da due metri quello che sembra il gol vittoria. Impressione amplificata dall'espulsione rimediata da Lulic, che ferma Iturbe nell'unico modo possibile: stendendolo. Il bosniaco va dritto sulle gambe, rosso diretto, gi?si intravedono i titoli di coda. Toni potrebbe accelerare la pratica, pescato da Romulo, ma il centravanti calcia nuovamente su Berisha, a conti fatti il migliore dei suoi. Quattro di recupero, il secondo ?quello decisivo. Cross da sinistra, il pallone ?lungo per Klose, toccato sulla schiena da Albertazzi: il tedesco non fa nulla per rimanere in piedi, il penalty oscilla tra il generoso e l'inesistente. Non c'?il rigorista Candreva, sul dischetto si presenta Mauri. Sinistro incrociato, Rafael respinge, il numero 6 insacca in tap-in e firma il 3-3 che fa infuriare il Verona, con tanto di scambio accesissimo tra Reja e Mandorlini al triplice fischio finale. L'Europa, a questo punto, dipende dagli altri. LAZIO-HELLAS VERONA 3-3 (1-1) Lazio (4-3-3): Berisha 7; Konko 5, Biava 5, Cana 6 (37′ st Gonzalez sv), Radu 5; Biglia 5.5 (28′ st Klose 5.5), Ledesma 5.5, Lulic 5.5; Candreva 6.5 (36′ st Anderson sv), Mauri 6, Keita 6.5. (Guerrieri, Strakosha, Ciani, Dias, Kakuta, Onazi, Pereirinha, Perea). All.: Reja Verona (4-3-3): Rafael 6; Pillud 5.5, Moras 7, Marques 6, Albertazzi 5.5; Sala 6.5 (36′ st Gomez sv), Donadel 5.5 (21′ st Cirigliano 6), Hallfredsson 7; Iturbe 7.5, Toni 5, Marquinho 6.5 (21′ st Romulo 6.5). (Borra, Nicolas, Agostini, Cacciatore, Donsah, Gonzalez, Cacia, Rabusic). All.: Mandorlini Arbitro: Mazzoleni Reti: 30′ pt Keita, 37′ pt Marquinho, 15′ st Lulic, 24′ st Iturbe, 38′ st Romulo, 48′ st Mauri Ammoniti: Radu, Donadel, Hallfredsson, Iturbe e Marquinho per gioco falloso, Rafael per perdita di tempo Espulsi: Lulic e Albertazzi Note: Mauri ha sbagliato un rigore al 48′ st Premier League 36' giornata CAMPIONATO RIAPERTO by David Z.? Weekend emozionante in premier, si poteva chiudere oggi ad Anfield Road, ma gli uomini di Mourinho hanno riaperto il campionato pi?bello ed imprevedibile del mondo andando a fermare la corsa al titolo della capolista Liverpool dopo 11 vittorie consecutive, imponendosi per 2-0. I Reds sono stati traditi proprio dal loro capitano Gerard, scivolato all'ultimo minuto del primo tempo regalando la palla al cinico Demba Ba che ammutolisce lo stadio. Che fosse una giornata particolare lo si doveva capire dalle parole dello Special One che prima della partita dichiarava che per loro la partita pi?importante non era oggi ma mercoled?(semifinale di Champions), girando tutta la tensione sugli uomini di Rodgers, ma anche da un particolare insolito per Mourinho. Non lo si era mai visto seguire il riscaldamento dei suoi uomini in campo, questa volta era li a dare consigli e suggerimenti a tutti gli 11 che sarebbero scesi in campo da li a pochi minuti. Nella ripresa Mou rinforzava la linea difensiva e il Liverpool andava a sbattere contro il muro Blues andando completamente in tilt. Non riuscendo pi?a verticalizzare, i nervi salivano di minuto in minuto, Gerrard e compagni non riuscivano a superare l'attenta difesa del Chelsea, la partita si chiudeva al terzo minuto di recupero con un contropiede di Torres che non se la sentiva di segnare appoggiando la palla a Willian che realizzava il 2-0. Il Chelsea ?una squadra cinica, che ti punisce al primo errore che commetti. Chi ne approfitta subito ?il Citizens, imponendosi con un secco 2-0 sul campo di un ormai salvo Crystal Palace, trascinati da un gigantesco Yaya Tour?e da un Bomber di razza come Dzeko. Il City ? di nuovo, artefice del proprio destino, si riporta a -3 dal Liverpool con una partita da recuperare e, con una differenza reti migliore , anche a parit?di punti sarebbe campione d'Inghilterra. Per la corsa al quarto posto l'Arsenal risolve la pratica dei 3 punti asfaltando in casa il Newcastle per 3 a 0 con le reti di Koscielny, Ozil e Giroud, portandosi, cos? a 4 punti di distanza dall'Everton che si suicida sul campo del Southampton, perdendo 2-0 rendendo ormai improbabile l'acceso alla prossima Champions League. Ai Gunners baster? infatti, fare 3 punti sui 6 disponibili nelle prossime due gare. Per la corsa all'Europa League fa bene il Tottenham che passa a Stoke-on-Trent per 1-0 ai danni dello Stoke City mettendo una seria ipoteca sul sesto posto con 6 punti di vantaggio sul Manchester United, tornato alla vittoria con il nuovo tecnico Ryan Giggs sulla panchina dei Reds Devils. Il suo esordio ?stato trionfale, i suoi uomini si sono imposti per 4-0 all'Old Trafford contro il Norwich. In zona Relegation da registrare le pesanti vittorie del West Brom sul West Ham per 1-0 e dello Swansea che travolge per 4-1 l'Aston Villa. Il Fulham, invece, si suicidia e spreca il doppio vantaggio in casa contro l'Hull City. Nelle retrovie zittto zitto sta risalendo il Sunderland che, vincendo ieri contro il Cardiff, con ancora una partita da recuperare, si ritrova da fanalino di coda ad essere quartultima, insomma si sa, i "The Black Cats" hanno nove vite e dopo aver fermato le prime della classe si stanno attaccando con tutte le loro unghie alla salvezza. Lo spettacolo della premier continua nel prossimo weekend.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi. Lazio-Hellas Verona 3-3, pari inutile per entrambe. E scaligeri furiosi:solito rigore allucinante in favore della squadra di quel pezzo di merda di Lotito, qualcuno vuole dirci quale e' il potere di questo "signore" che non paga mai un cazzo??! La squadra di Mandorlini va sotto due volte ma gioca meglio e con Romulo riesce a trovare la rete del 2-3, dopo le firme di Keita, Marquinho, Lulic (poi espulso) e Iturbe. In pieno recupero, penalty alquanto generoso per contatto Albertazzi-Klose: Mauri impatta, lite Mandorlini-Reja al fischio finale. Arbitraggio alla Moreno favorisce in maniera spudorata la merdosa Lazio: qualcuno ci vuole gentilmente dire chi c'?dietro la potenza di questo "Escobar de noantri"?? Klose andava espulso per una merdosissima simulazione!!! Iturbe al tiro (lapresse)ROMA ? L'Olimpico si trasforma in un cinema. Lo stesso spettacolo va in scena anche a due settimane di distanza: cambia l'avversario, non la sostanza. Lazio-Verona ?la replica di Lazio-Torino, il pari non serve a nessuno e fa infuriare gli ospiti, stavolta non con se stessi ma con l'arbitro. L'Hellas lascia il terreno capitolino imprecando nei confronti di Mazzoleni, per il penalty che ha fissato il punteggio sul 3-3: contatto leggerissimo Albertazzi-Klose, il fischietto indica il dischetto e i biancocelesti bissano il pareggio di due turni fa. Il successo lo avrebbero ampiamente meritato gli ospiti, che per una volta devono prendersela anche col loro bomber. Luca Toni grazia la Lazio a pi?riprese, errori non da lui: gentili omaggi per Torino, Parma, Milan e a questo punto anche Inter, che dovr?difendere il quinto posto dall'assalto delle inseguitrici. ITURBE C'E', KLOSE VA IN PANCA - Nella settimana del rinnovo contrattuale, Miro Klose recupera soltanto per la panchina, a differenza di Iturbe, che riesce ad essere della contesa e risulter?il migliore in campo. Reja con Mauri centravanti tattico, Mandorlini con Marquinho confermato nel tridente d'attacco. La Lazio parte facendo la partita ma rischia di trovarsi sotto gi? prima del quarto d'ora: incomprensione Biava-Biglia, i due si scontrano e confezionano la palla gol pi?grande dei primi 45 minuti scaligeri. Hallfredsson raccoglie e scappa centralmente, servendo Toni a tu per tu con Berisha: scavetto del centravanti, sfera fuori di un'inezia. Il match non si infiamma fino alla mezz'ora. Contropiede Lazio, lo guida Mauri: il numero 6 pesca Candreva sulla sinistra, l'esterno biancoceleste alza la testa e vede Keita solo sul fronte opposto. Assist obbligato e preciso, lo spagnolo stoppa, ringrazia e batte in diagonale l'incolpevole Rafael. Il Verona sembra accusare il colpo, Mandorlini si sbraccia ma i suoi trovano il gol nel momento pi?difficile. Hallfredsson brucia Biglia in pressing, tocco per Marquinho, destro mortifero dell'ex romanista, che dal limite dell'area va a spolverare l'angolo basso. MANDORLINI MEGLIO DI REJA - I padroni di casa non ci stanno e si gettano in avanti a testa bassa nel finale di frazione: Biglia inventa un gran gol a gioco ampiamente fermo, Keita semina il panico sulle corsie ma i suoi cross non vengono finalizzati dai compagni di squadra. Copione simile in avvio di ripresa, Keita per la testa di Mauri, la spizzata ?sporca e Moras salva sulla linea. Il greco, fra i migliori in campo, si fa pericoloso sul fronte opposto: angolo da sinistra, incornata quasi perfetta. Il quasi tiene in vita la Lazio - pallone a lato - dandogli la forza per il raddoppio. Serie di rimpalli al limite dell'area, Lulic di testa scavalca la difesa e si presenta da solo davanti a Rafael: gran destro di controbalzo, 2-1. Mandorlini indovina i cambi - Romulo e Cirigliano per Marquinho e Donadel - e rimette i suoi in carreggiata: Toni manca il pari su corner, Hallfredsson scalda i guanti di Berisha da fuori, Iturbe fa 2-2. Proprio Cirigliano riceve ai 35 metri, Biava sale per provare l'anticipo e lo sbaglia, Konko non stringe e l'argentino innesca l'esterno fra il terzino e Cana: l'ex Porto si inserisce a velocit? doppia e incrocia col mancino. Reja, a differenza del collega, sbaglia le scelte: Klose per Biglia, Lazio lunghissima e spaccata in due tronconi, Iturbe fa quel che vuole fra le linee e regala a Toni un pallone da non sbagliare. Per il centravanti non ?serata, destro respinto benissimo da Berisha. Il Verona insiste, la Lazio non sa difendere su palla inattiva e Albertazzi, di testa, colpisce il palo. Candreva non ne ha pi? Cana deve uscire per un colpo alla fronte: Reja non capisce il pericolo e inserisce Felipe Anderson e Gonzalez, portando Lulic terzino con Radu centrale. Il gol del 2-3 ? il manifesto della confusione. VELENO IN CODA - Hallfredsson al cross da sinistra, Radu segue il taglio di Toni, alle sue spalle non ha compagni: a Romulo non pare vero, il brasiliano insacca da due metri quello che sembra il gol vittoria. Impressione amplificata dall'espulsione rimediata da Lulic, che ferma Iturbe nell'unico modo possibile: stendendolo. Il bosniaco va dritto sulle gambe, rosso diretto, gi?si intravedono i titoli di coda. Toni potrebbe accelerare la pratica, pescato da Romulo, ma il centravanti calcia nuovamente su Berisha, a conti fatti il migliore dei suoi. Quattro di recupero, il secondo ?quello decisivo. Cross da sinistra, il pallone ?lungo per Klose, toccato sulla schiena da Albertazzi: il tedesco non fa nulla per rimanere in piedi, il penalty oscilla tra il generoso e l'inesistente. Non c'?il rigorista Candreva, sul dischetto si presenta Mauri. Sinistro incrociato, Rafael respinge, il numero 6 insacca in tap-in e firma il 3-3 che fa infuriare il Verona, con tanto di scambio accesissimo tra Reja e Mandorlini al triplice fischio finale. L'Europa, a questo punto, dipende dagli altri. LAZIO-HELLAS VERONA 3-3 (1-1) Lazio (4-3-3): Berisha 7; Konko 5, Biava 5, Cana 6 (37′ st Gonzalez sv), Radu 5; Biglia 5.5 (28′ st Klose 5.5), Ledesma 5.5, Lulic 5.5; Candreva 6.5 (36′ st Anderson sv), Mauri 6, Keita 6.5. (Guerrieri, Strakosha, Ciani, Dias, Kakuta, Onazi, Pereirinha, Perea). All.: Reja Verona (4-3-3): Rafael 6; Pillud 5.5, Moras 7, Marques 6, Albertazzi 5.5; Sala 6.5 (36′ st Gomez sv), Donadel 5.5 (21′ st Cirigliano 6), Hallfredsson 7; Iturbe 7.5, Toni 5, Marquinho 6.5 (21′ st Romulo 6.5). (Borra, Nicolas, Agostini, Cacciatore, Donsah, Gonzalez, Cacia, Rabusic). All.: Mandorlini Arbitro: Mazzoleni Reti: 30′ pt Keita, 37′ pt Marquinho, 15′ st Lulic, 24′ st Iturbe, 38′ st Romulo, 48′ st Mauri Ammoniti: Radu, Donadel, Hallfredsson, Iturbe e Marquinho per gioco falloso, Rafael per perdita di tempo Espulsi: Lulic e Albertazzi Note: Mauri ha sbagliato un rigore al 48′ st Premier League 36' giornata CAMPIONATO RIAPERTO by David Z.? Weekend emozionante in premier, si poteva chiudere oggi ad Anfield Road, ma gli uomini di Mourinho hanno riaperto il campionato pi?bello ed imprevedibile del mondo andando a fermare la corsa al titolo della capolista Liverpool dopo 11 vittorie consecutive, imponendosi per 2-0. I Reds sono stati traditi proprio dal loro capitano Gerard, scivolato all'ultimo minuto del primo tempo regalando la palla al cinico Demba Ba che ammutolisce lo stadio. Che fosse una giornata particolare lo si doveva capire dalle parole dello Special One che prima della partita dichiarava che per loro la partita pi?importante non era oggi ma mercoled?(semifinale di Champions), girando tutta la tensione sugli uomini di Rodgers, ma anche da un particolare insolito per Mourinho. Non lo si era mai visto seguire il riscaldamento dei suoi uomini in campo, questa volta era li a dare consigli e suggerimenti a tutti gli 11 che sarebbero scesi in campo da li a pochi minuti. Nella ripresa Mou rinforzava la linea difensiva e il Liverpool andava a sbattere contro il muro Blues andando completamente in tilt. Non riuscendo pi?a verticalizzare, i nervi salivano di minuto in minuto, Gerrard e compagni non riuscivano a superare l'attenta difesa del Chelsea, la partita si chiudeva al terzo minuto di recupero con un contropiede di Torres che non se la sentiva di segnare appoggiando la palla a Willian che realizzava il 2-0. Il Chelsea ?una squadra cinica, che ti punisce al primo errore che commetti. Chi ne approfitta subito ?il Citizens, imponendosi con un secco 2-0 sul campo di un ormai salvo Crystal Palace, trascinati da un gigantesco Yaya Tour?e da un Bomber di razza come Dzeko. Il City ? di nuovo, artefice del proprio destino, si riporta a -3 dal Liverpool con una partita da recuperare e, con una differenza reti migliore , anche a parit?di punti sarebbe campione d'Inghilterra. Per la corsa al quarto posto l'Arsenal risolve la pratica dei 3 punti asfaltando in casa il Newcastle per 3 a 0 con le reti di Koscielny, Ozil e Giroud, portandosi, cos? a 4 punti di distanza dall'Everton che si suicida sul campo del Southampton, perdendo 2-0 rendendo ormai improbabile l'acceso alla prossima Champions League. Ai Gunners baster? infatti, fare 3 punti sui 6 disponibili nelle prossime due gare. Per la corsa all'Europa League fa bene il Tottenham che passa a Stoke-on-Trent per 1-0 ai danni dello Stoke City mettendo una seria ipoteca sul sesto posto con 6 punti di vantaggio sul Manchester United, tornato alla vittoria con il nuovo tecnico Ryan Giggs sulla panchina dei Reds Devils. Il suo esordio ?stato trionfale, i suoi uomini si sono imposti per 4-0 all'Old Trafford contro il Norwich. In zona Relegation da registrare le pesanti vittorie del West Brom sul West Ham per 1-0 e dello Swansea che travolge per 4-1 l'Aston Villa. Il Fulham, invece, si suicidia e spreca il doppio vantaggio in casa contro l'Hull City. Nelle retrovie zittto zitto sta risalendo il Sunderland che, vincendo ieri contro il Cardiff, con ancora una partita da recuperare, si ritrova da fanalino di coda ad essere quartultima, insomma si sa, i "The Black Cats" hanno nove vite e dopo aver fermato le prime della classe si stanno attaccando con tutte le loro unghie alla salvezza. Lo spettacolo della premier continua nel prossimo weekend.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi.
Il precedente: rigore tolto alla Roma scaten?il caos Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa ROMA - A volte ritornano. Gli arbitri sbagliano, oggi come ieri. E spesso capita che commettano gli stessi errori. A distanza di 41 anni. Un altro rigore fu assegnato e poi il direttore di gara si rimangi?la sua decisione. Accadde il 28 gennaio 1973 e di mezzo c?era ancora la Roma. Si giocava contro il Verona, per l?ultima delle due partite in campo neutro inflitte alla squadra giallorossa in seguito all?invasione di campo in occasione di Roma-Inter del 17 dicembre 1972, quella famosa che vide protagonista in negativo all?Olimpico un altro arbitro, il parmigiano Michelotti. Ad Arezzo quel giorno il direttore di gara era Porcelli di Lodi e la Roma pass?in svantaggio per un rigore discutibile assegnato ai veronesi e realizzato da Emiliano Mascetti (in seguito direttore sportivo giallorosso) al 40? del primo tempo. All?inizio della ripresa, al 12? l?episodio che fece tanto discutere. Su un cross di Bet, Mascalaito, il capitano del Verona, arrest?la traiettoria del pallone con il braccio nettamente dentro l?area di rigore. Porcelli senza esitazioni indic?il dischetto. I giocatori del Verona protestarono animatamente, inducendo l?arbitro a consultare il guardalinee. In seguito al breve colloquio tra i due il rigore fu trasformato in calcio di punizione. Si scaten?il putiferio. I carabinieri bloccarono un altro invasore, che voleva emulare quello che tent?di raggiungere Michelotti il mese prima. Il povero presidente Gaetano Anzalone fu costretto a calmare la folla inferocita con un appello attraverso l?altoparlante e a fine partita fece uscire dallo stadio l?arbitro sulla sua Mercedes bianca, con lui a bordo. Il dirigente Gilberto Viti, esperto in fughe di arbitri, con uno stratagemma, evit?qualsiasi contatto tra Porcelli e la tifoseria giallorossa. Era un altro calcio, ma gli arbitri erano nell?occhio del ciclone come oggi.